Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Brindisi

  • Prete pedofilo arrestato: “questa è l’opera di Dio” diceva al bimbo

    Prete pedofilo arrestato: “questa è l’opera di Dio” diceva al bimbo

    La denuncia è scattata un anno fa, il pediatra del bambino di 8 anni aveva raccolto le confidenze del suo paziente: il sacerdote Francesco Caramia, 42enne di Brindisi, è stato arrestato e condotto in carcere con l’accusa di violenza sessuale continuata e pluriaggravata. I fatti risalgono al 2008 e al 2009: le indagini sono state condotte dai carabinieri coordinati dal pm Milto Stefano De Nozza che ha chiesto la misura cautelare, disposta dal gip Maurizio Saso.

    Le esigenze cautelari si sono viste necessarie perché Don Francesco, da quanto emerge dall’inchiesta, cercava di screditare il ragazzino vittima di violenze. Le violenze, secondo il racconto dell’ex chierichetto al gip nell’ incidente probatorio, avvenivano due volte a settimana, concluso il catechismo.

    Il parroco tranquillizzava il bambino che non voleva sottostare ai suoi lascivi, abominevoli, gesti, dicendoli che era per opera di Dio e che quello era solamente amore che voleva ricevere. Il bimbo ha raccontato nel dettaglio gli abusi: “Io capivo che non era una cosa per bambini, mi immaginavo che non era una cosa per bambini, gli dicevo sei grande, lasciamo stare. Qualche volta piangevo”.  Caramia ha scelto per la difesa l’avvocato Giancarlo Camassa, e la criminologa Roberta Bruzzone.

    Caramia è il terzo prete della diocesi Brindisi-Ostuni, arrestato in un anno: don Giampiero Peschiulli di Brindisi è ai domiciliari per pedofilia, don Franco Legrottaglie, di Ostuni, è stato trovato in possesso di materiale pedopornografico. Condannati entrambi in primo grado, uno a 3 anni e 8 mesi, l’altro a 4 anni.

    http://news.fidelityhouse.eu/cronaca/prete-pedofilo-arrestato-questa-e-lopera-di-dio-diceva-al-bimbo-285260.html

  • “Quel prete ci baciava in sacrestia e prima del catechismo”

    “Quel prete ci baciava in sacrestia e prima del catechismo”

    BRINDISI – “Quel prete mi abbracciava e baciava sulla guancia quando era in corso il catechismo e il sacerdote entrava nell’aula destinata a quell’attività e la interrompeva. Con me, invece, succedeva anche in sacrestia”: le dichiarazioni rese da due ex chierichetti della chiesa di Santa Lucia sono state ritenute attendibili dai giudici della Corte d’Appello di Lecce che, per questo, hanno confermato la condanna a tre anni e otto mesi per don Giampiero Peschiulli, con l’accusa di atti sessuali su ragazzini sotto i 14 anni.

    Le motivazioni della sentenza a carico del sacerdote, arrestato il 15 maggio 2015, sono state depositate alla scadenza del termine di novanta giorni, indicato dal presidente della Corte il giorno della lettura del dispositivo. I giudici hanno confermato quanto sostenuto dal gup del Tribunale di Brindisi nella sentenza del 28 gennaio 2016, sostenendo come siano evidenti le prove di colpevolezza dell’ex parroco, 75 anni, attualmente in regime di arresti domiciliari in una comunità terapeutica. E’ stato, quindi, riscontrato anche in secondo grado l’impianto accusatorio sostenuto dal pm Giuseppe De Nozza.

    Stando a quanto si legge nelle motivazioni della sentenza, gli “atti sessuali sono consistiti nel dare al ragazzo baci sulle guance, nel farsi baciare lui stesso sulla guancia, nell’abbraccio dopo averlo tirato a sé con la forza, nel dargli la mano incrociando le sue dita con quelle della mano del ragazzo, nell’accarezzargli le braccia e le gambe, nell’infilare la sua mano nei pantaloni”.Il parroco ha sempre respinto le accuse, anche davanti alle immagini registrate dalle telecamere de Le Iene, la trasmissione di Mediaset. Il servizio venne firmato dall’inviato Giulio Golia che a Brindisi arrivò con alcuni attori per incontrare il sacerdote dopo aver ricevuto una mail tra aprile e maggio 2014, nella quale una “persona residente in città riferiva di essere stata vittima di avance sessuali di Peschiulli”. Quando tornarono per chiedere spiegazioni lui si chiuse in sacrestia e chiamò il 112, mentre su Facebook si registrò una valanga di commenti. Anche in udienza, davanti al gup, il parroco spiegò di aver dimostrato solo il proprio affetto.

    A giudizio della Corte d’Appello di Lecce, l’imputato ha tenuto “un comportamento processuale non collaborativo” e per questo motivo non sono state riconosciute le circostanze attenuanti generiche. L’ex sacerdote attende la pronuncia della Cassazione. La difesa ha depositato ricorso sostenendo che la “motivazione sia monca, con una parcellizzazione del materiale probatorio” riconducibile  a una “valutazione parziale della parola del dichiarante”.  Nei motivi, inoltre, è stato precisato che l’imputato “si è sottoposto a interrogatorio e ha risposto a tutte le domande poste dal pm e dalla parte civile, tenendo un comportamento processuale idoneo ad arricchire il materiale probatorio offerto all’attenzione del giudice”.

    http://www.brindisireport.it/cronaca/depositate-le-motivazioni-della-sentenza-di-condanna-in-appello-per-don-Peschiulli-ex-parroco-di-Brindisi.html
  • L’ex parroco in Tribunale: “Non ho mai sfiorato i ragazzini”

    L’ex parroco in Tribunale: “Non ho mai sfiorato i ragazzini”

    Don Francesco Caramia, ex padre spirituale del quartiere Bozzano di Brindisi, ha respinto l’accusa di atti sessuali su un chierichetto. Nuova perizia: trovate foto sul suo pc. Per i giudici non necessario l’ascolto del vescovo Caliandro e dei predecessori Talucci e Todisco. Già nel fascicolo le intercettazioni di don Peschiulli, condannato per fatti identici

    BRINDISI – “Non ho mai sfiorato i ragazzini che venivano in chiesa, non ho fatto del male a nessuno dei chierichetti: sono innocente”. Ha scelto di sottoporsi all’esame da imputato, don Francesco Caramia, ex parroco della chiesa di San Giustino de’ Jacobis, quartiere Bozzano di Brindisi, sotto processo con l’accusa di atti sessuali su un chierichetto di nove anni tra il 2007 e il 2008. Ha parlato a lungo, oltre un’ora, nell’ultima udienza del dibattimento che si svolge a porte chiuse davanti al collegio presieduto da Gienantonio Chiarelli, per rispondere al fuoco di domande del sostituto procuratore Milto Stefano De Nozza, titolare del fascicolo d’inchiesta aperto dopo la denuncia del medico pediatra della famiglia, al quale si era rivolta la mamma del ragazzino.

    L’imputato, 42 anni, arrestato dai carabinieri il 15 giugno 2016, è ai domiciliari in una comunità religiosa. I suoi difensori, gli avvocati Giancarlo Camassa e Rosanna Saracino, avevano chiesto l’ascolto di 55 persone, tra i quali l’attuale vescovo Caliandro e i predecessori, Talucci e Todisco, mentre l’avvocato della parte civile, Carmela Roma, che in giudizio rappresenta la madre del chierichetto, aveva chiesto l’esame di don Giampiero Peschiulli, l’ex parroco della chiesa della Pietà, a Brindisi, arrestato e condannato con accusa identica a quella mossa nei confronti di don Francesco Caramia. L’impostazione della Procura nei confronti di don Peschiulli è stata riconosciuta anche in appello con pena a tre anni e otto mesi.

    Il Tribunale ha ritenuto non necessario l’ascolto dei vescovi e ha disposto un taglio alla lista testi inizialmente depositata della difesa. Non necessario anche l’ascolto di don Peschiulli, colto da malore in occasione dell’ultima udienza. Nel fascicolo del dibattimento sono state già acquisite le conversazioni ambientali intercettate nell’inchiesta sull’ex parroco della chiesa del Centro nelle quali si faceva riferimento a situazioni particolari all’interno di alcune chiese e si faceva espresso riferimento alla parrocchia del rione Bozzano. Don Peschiulli era uno degli interlocutori. L’anziano sacerdote ha sempre respinto l’accusa e il suo difensore, Roberto Cavalera, intende ricorrere in Cassazione.

    Il pubblico ministero, in vista della prossima udienza, ha depositato le conclusioni di una nuova perizia informatica sul computer in uso a don Francesco Caramia. Il consulente ha trovato file contenenti foto che per l’accusa costituiscono un’ulteriore fonte di prova a sostegno dell’accusa, in aggiunta alle conversazioni intercettate nel periodo dell’inchiesta, quando don Caramia era indagato a piede libero essendoci stato il sequestro del computer, del tablet e dei telefonini, e ai messaggi scambiati in chat. Sui dialoghi e sulla messaggistica il Tribunale ha già disposto una perizia.

    http://www.brindisireport.it/cronaca/l-ex-parroco-in-tribunale-non-ho-mai-sfiorato-i-ragazzini.html

  • Malore per don Peschiulli teste nel processo all’ex parroco di Bozzano

    Malore per don Peschiulli teste nel processo all’ex parroco di Bozzano

    Rinviato l’ascolto in Tribunale dell’ex sacerdote della chiesa Santa Lucia di Brindisi: depositato certificato medico, era stato citato nel dibattimento a carico di don Francesco Caramia, imputato per atti sessuali su un chierichetto, accusa per la quale l’anziano parroco è stato condannato anche in Appello

    BRINDISI – Un malore ha impedito all’ex parroco della chiesa Santa Lucia di Brindisi, don Giampiero Peschiulli di presentarsi come testimone nel processo a carico di don Francesco Caramia, ex padre spirituale della parrocchia san Giustino de’ Jacobis del rione Bozzano, imputato per atti sessuali su un chierichetto.

    Peschiulli, condannato con accusa identica anche in Appello, era stato citato come teste dall’avvocato che in giudizio rappresenta la parte civile nel dibattimento dinanzi al collegio presieduto da Gienantonio Chiarelli: doveva essere ascoltato nell’udienza calendarizzata per la mattinata di oggi, venerdì 14 aprile, ma ha fatto recapitare un certificato medico a titolo di giustifica.

    Il sacerdote, 74 anni, è ai domiciliari in una comunità religiosa dopo essere stato destinatario di un’ordinanza di custodia cautelare seguita il 20 maggio 2015. Per difendersi dall’accusa dal pm, ha scelto il rito abbreviato ed è stato condannato alla pena di tre anni e otto mesi, confermata dalla Corte d’Appello d’Appello di Lecce a cui aveva presentato ricorso il difensore Roberto Cavalera. Il prete ha sempre respinto le accuse. Così come si è professato innocente don Caramia che è ai domiciliari in una comunità religiosa, dopo l’arresto in carcere del 15 maggio dello scorso anno. L’ex sacerdote del quartiere Bozzano ha scelto, invece, il giudizio ordinario, ed è difeso dagli avvocati Rosanna Saracino e Giancarlo Camassa.

    http://www.brindisireport.it/cronaca/malore-per-don-peschiulli-teste-nel-processo-all-ex-parroco-di-bozzano.html

  • Processo a don Caramia, teste ex parroco condannato per abusi

    Processo a don Caramia, teste ex parroco condannato per abusi

    Don Giampiero Peschiulli, riconosciuto colpevole di atti sessuali su chierichetto, è stato citato dall’avvocato della parte civile nel dibattimento in cui è imputato l’ex sacerdote della chiesa di Bozzano

    BRINDISI – Nel processo in cui è imputato l’ex parroco del quartiere Bozzano di Brindisi, don Francesco Caramia, accusato di atti sessuali su un chierichetto, sarà ascoltato un sacerdote condannato con la stessa accusa: nella lista di testi, figura don Giampiero Peschiulli, per anni guida spirituale della chiesa di Santa  Lucia, al quale anche in Appello sono stati inflitti tre anni e otto mesi.

    Peschiulli, arrestato il 20 maggio 2015 e nel frattempo ai domiciliari in una comunità religiosa, è stato citato in qualità di teste dall’avvocato della parte civile nel processo incardinato divanzi al Tribunale di Brindisi, presieduto da Gienantonio Chiarelli. Il suo ascolto è stato ritenuto necessario dall’avvocato Carmela Roma che in giudizio rappresenta La mamma del chierichetto.

    All’epoca dei fatti oggetto del capo di imputazione, il bambino aveva nove anni. E’ stato ascoltato in sede di incidente probatorio alla presenza della criminologa Roberta Bruzzone, nominata come consulente dai difensori dell’imputato, gli avvocati Rosanna Saracino e Giancarlo Camassa.

    Sono stati già sentiti in qualità di testi dell’accusa, sostenuta dal pm Milto Stefano De Nozza, la mamma del ragazzino, la perpetua di don Francesco Caramia, al servizio della parrocchia San Giustino de’ Jacobis e il pediatra che per primo raccolse i dubbi del genitore e sporse denuncia. La donna, a sua volta, apprese tutto parlando con un’amica del figlio.

    Per quale motivo la parte civile intende ascoltare don Giampiero Peschiulli? La finalità della testimonianza sarà evidente in udienza, ma pare che siano considerate pertinenti alcune delle intercettazioni telefoniche confluite nell’ordinanza di arresto a carico dell’ex parroco di Santa Lucia: in alcuni stralci, il prete sosteneva che nel caso in cui avesse parlato lui, sarebbero state scoperte situazioni particolari interne alla chiesa brindisina, con riferimento ad alcuni casi di cui sosteneva di essere a conoscenza.

    Peschiulli, difeso dall’avvocato Roberto Cavalera, è stato giudicato con rito abbreviato e condannato a tre anni e otto mesi, pena confermata nel secondo grado di giudizio. Il parroco ha sempre respinto le accuse, anche davanti alle immagini registrate dalle telecamere de Le Iene, la trasmissione di Mediaset che diede avvio all’inchiesta. Il servizio venne firmato dall’inviato Giulio Golia che a Brindisi arrivò con alcuni attori per incontrare il sacerdote dopo aver ricevuto una mail tra aprile e maggio 2014, nella quale una “persona residente in città riferiva di essere stata vittima di avance sessuali di Peschiulli”. Le Iene lo chiamarono il prete “pomicione”. Quando tornarono per chiedere spiegazioni lui si chiuse in sacrestia e chiamò il 112, mentre su Facebook si registrò una valanga di commenti.

    Don Francesco Caramia è finito sotto processo con accusa identica, dopo essere stato arrestato il 15 giugno 2016: ha scelto il processo ordinario, nel frattempo ha ottenuto anche lui i domiciliari in una comunità religiosa, e da quando è iniziato il dibattimento è sempre stato presente in udienza. Ai suoi difensori ha confermato la volontà di sottoporsi all’esame per difendersi: rivendica la propria innocenza così come ha fatto in sede di interrogatorio di garanzia. I penalisti Saracino e Camassa hanno chiesto l’ascolto dell’attuale vescovo, monsignor Domenico Caliandro, e dei precedenti, Talucci e Todisco.

    http://www.brindisireport.it/cronaca/processo-a-brindisi-a-don-caramia-per-atti-sessuali-su-chierichetto-teste-don-peschiulli-condannato-con-accuse-identiche-anche-in-appello.html

     

  • Chiesa: sesso e scandali dentro le canoniche

    Chiesa: sesso e scandali dentro le canoniche

    Dalla storia di Don Andrea Contin a quella di Don Alessio Baggetto. Le “vite nascoste” dei sacerdoti italiani nei casi più eclatanti degli ultimi mesi

    Nadia Francalacci

    L’ultima condanna è arrivata ieri: due mesi di carcere per aver fratturato in canonica un dito a quella che era stata per cinque mesi la sua perpetua e amante.

    Si è chiuso così il processo con rito abbreviato a carico di don Alessio Baggetto, 43 anni, che nel 2013 era parroco di Punta Marina Terme, un piccolo paese sul litorale di Ravenna. Per lui la Procura aveva chiesto due anni e mezzo di reclusione.

    Don Alessio e la sua amante, una ragazza dell’Est di 26 anni, si erano conosciuti in una chat e subito era iniziata la loro storia. Lei, addirittura, dopo pochi incontri, si era trasferita direttamente in canonica dove era rimasta per alcuni mesi tra lo sconcerto e lo stupore dei fedeli. Poi, l’idillio tra i due si era rotto e la loro storia finita in tribunale.

    Ma la vicenda di don Alessio, non è davvero nulla rispetto a quella di don Andrea Contin che in questi giorni sta emergendo, lentamente, dalle stanze “oscure” della canonica di San Lazzaro, vicino a Padova.

    Orge e prostituzione

    Lo scandalo che avrebbe travolto la parrocchia padovana inizia il 6 dicembre scorso quando una donna si presenta nella caserma dei Carabinieri per denunciare il parroco con il quale per anni avrebbe avuto una relazione e che adesso la costringerebbe ad avere rapporti sessuali anche con altri uomini, o meglio, altri sacerdoti.

    Le sue sconcertati rivelazioni accompagnate da prove, foto e documenti abbastanza evidenti, non rendevano comunque bene l’idea di chi fosse realmente Don Andrea, il parroco tanto amato della comunità religiosa di San Lazzaro.

    Il “bello”, infatti, doveva ancora saltare fuori e, sarebber poi emerso proprio durante le perquisizioni effettuate dai carabinieri su ordine della Procura, quattro giorni prima di Natale.

    Un set porno e video hard con i nomi dei Papi

    Quello che trovano i militari è sconcertante. Ovviamente per il luogo e le circostanze.
    Don Andrea custodiva in una stanza della canonica, che teneva rigorosamente chiusa a chiave, un vero e proprio set pornografico, peraltro molto attrezzato, con catene, manette, fruste, collari, stivali vertiginosi e persino una collezione di falli. Di tutte le dimensioni ordinati dal più piccolo al più grande. Non solo, perchè questo non bastava.

    Sempre nella canonica, il prete conservava dvd e vecchi vhs con film pornografici e riprese hard che lui aveva archiviato con i nomi dei Papi. Ma “l’altra faccia” di Don Andrea non si limitava a questo. Secondo quanto ha dichiarato la sua ex amante, il prete amava viaggi e soggiorni in località esclusive ed in hotel extra lusso che si concedeva proprio con lei.

    Le ultime rivelazioni e sviluppi di questa vicenda, sono destinati ad aggravare non solo la posizione di Don Andrea Contin ma anche quella di molti altri sacerdoti che per avere rapporti sessuali con le donne nella canonica di san Lazzaro avrebbero addirittura pagato.

    Un scia di abusi su minori

    Dalle orge alla pedofilia. A Brindisi, a giugno 2016, un chierichetto, dopo aver subito molestie dal parroco per anni, decide di denunciarlo. Il sacerdote, un 42enne, viene arrestato con l’accusa di violenza sessuale continuata e pluriaggravata. I primi abusi risalgono al 2008 e al 2009, e a portarli alla luce è il pediatra del bambino che raccoglie le sue confidenze.

    Altro scandalo, altro abuso. È il marzo dello scorso anno quando la procura di Milano accusa ancora un sacerdote di avere avuto rapporti sessuali a pagamento per tre anni con un adolescente tossicodipendente, che usava i soldi per comprare cocaina. Il parroco aveva adescato il minore su una chat. Il sacerdote pagava dai 150 ai 250 euro per volta. Pochi mesi fa la condanna: un anno e dieci mesi di carcere per prostituzione minorile.

    In provincia di Roma, invece, viene arrestato un anziano prete per molestie sessuali su alcuni ragazzi affidati alle sue cure. La denuncia ai carabinieri arriva da un altro sacerdote che si era accorto di quanto stava accadendo in canonica. Il prete invitava i bimbi a casa e gli prometteva cd, dvd e qualche capo d’abbigliamento. Dall’inchiesta salterà fuori che i casi di cui si è reso colpevole sono tantissimi.

    L’8 febbraio scorso, invece, il gip di Palermo concede gli arresti domiciliari a un sacerdote accusato di avere molestato due fratelli minorenni quando era parroco nel capoluogo siciliano.

    Ad agosto 2016, a Siracusa, un sacerdote avvicina un adolescente che frequentava la sua parrocchia e puntandogli un coltello alla gola lo costringe ad avere rapporti sessuali con lui. Il prete non era nuovo ad intratterere rapporti “perversi” in chat con giovani vittime.

    Stesso periodo ma questa volta lo scandalo si abbatte su un prete di una parrocchia in provincia di Arezzo. Il sacerdote viene arrestato per abusi sessuali su un ragazzino di 13 anni. Dopo pochi mesi, i genitori di molte delle sue vittime si recano dai magistrati a sporgere querela, e il prete confesserà di aver abusato di 38 adolescenti in 12 anni.

    Sesso e alcol

    Abusi su minori, orge e alcol. Èsuccesso ad Albenga, in Liguria. Un prete viene trovato dai soccorritori, allertati da un immigrato rimasto chiuso fuori dalla canonica, ubriaco e in mutande. il sacerdote aveva trascorso la notte facendo sesso e ubriacandosi con due immigrati. E questo diventerà solo l’ultimo di una serie di scandali nella diocesi di Albenga Imperia.

    http://www.panorama.it/autore/nadia-francalacci/

  • Preti pedofili, il religioso silenzio di Stato e Vaticano. Così il demone continua a dir messa

    Preti pedofili, il religioso silenzio di Stato e Vaticano. Così il demone continua a dir messa

    Lo Stato tace. Il Vaticano nasconde. E alla fine il demoneresta in casa. E in chiesa. Quello degli abusi sui minori perpetrati dai sacerdoti è un problema di cui poco si parla, salvo quando scoppia il caso mediatico che fa ripiombare tutti, fedeli e non, ecclesiastici e laici, dinanzi a una croce di cui Stato e Chiesa dovrebbero farsi carico. L’ultimo caso è avvenuto a Vibo Valentia: un giro di prostituzione minorile di cui, stando alle indagini della Procura, si sarebbe reso protagonista anche don Felice La Rosa, già parroco per ben 11 anni a Zungri sino ad ottobre 2015 quando si era registrata la sua provvisoria pausa dall’esercizio delle sacre funzioni religiose. Ma d’altronde i casi sono decisamente numerosi. “Noi siamo andati indietro di 15 anni e abbiamo ricostruito 132 condanne in via definitiva e oltre cento preti indagati attualmente”, ci dice Francesco Zanardi, presidente dell’associazione Rete L’Abuso, che da anni si occupa del fenomeno. “Il dato però è evidentemente parziale”. Basti questo: “secondo le fonti vaticane, siamo tra il 2 e il 3% dei sacerdoti coinvolti. A nostro avviso saliamo al 6”.

    Le istituzioni tacciono – Ed è qui che lo Stato italiano sarebbe potuto intervenire. Perché, a differenza della gran parte degli altri Paesi dell’Unione europea, non c’è in Italia una commissione parlamentare ad hoc. Né mai c’è stata. Eppure le richieste sono state avanzate. Quanto ci racconta Zanardi lascia senza fiato: “nel 2013 abbiamo girato un’interrogazione ad Alberto Airola (M5S), affinché la presentasse. Dopo diverse rassicurazioni, alla fine non è mai stata depositata”. L’associazione, però, non si è persa d’animo. E ci ha riprovato, nel 2015, con la senatrice Pd Donatella Albano: “con lei siamo riusciti a depositarla, ma dopo poco tempo ci ha ricontattato dicendo che il suo gruppo in Senato gliel’aveva fatta ritirare”. Certo, ci sarebbe l’Osservatorio nazionale anti-pedofilia: peccato però che anche qui non si sia mai voluto affrontare la questione nello specifico “ecclesiastico”. Basti questo: nel 2014 gli abusi sui minori dei sacerdoti cattolici sono finiti pure sotto la valutazione del Comitato Onu contro la tortura, che ha chiesto espressamente che il Vaticano avviasse una piena collaborazione con le autorità civili che perseguono gli abusi nei vari Paesi (fornendo tutte le informazioni in possesso della Congregazione per la dottrina della fede), che la sospensione dei sacerdoti accusati avvenga immediatamente, e siano previste sanzioni effettive per i superiori che coprono casi di abuso.

    Ma soprattutto è stata sollecitata la revisione dei Patti Lateranensi, specificatamente nella parte in cui si solleva la gerarchia dall’obbligo di denuncia. In altri termini, parliamo dell’obbligo per la diocesi di denunciare i casi di pedofilia e per il vescovo l’obbligo di rispondere dei casi stessi essendo il diretto superiore dei sacerdoti. Ed è proprio questo uno degli aspetti più controversi. “Bisogna tener sempre presente – continua Zanardi – che i tribunali vaticani possono arrivare al massimo alla scomunica. Non sono contrario al procedimento canonico, ma è necessario che ci sia un procedimento anche giudiziario. Perché altrimenti il rischio è che se prima avevi un sacerdote pedofilo, finisci con l’avere un pedofilo non più sacerdote”.

    Il caso Rutigliano – Qualche esempio? Don Francesco Rutigliano era il parroco di Riace, in provincia di Reggio Calabria, quando tra il 2006 e il 2008, abusa di una giovane vittima di 14 anni, dalla psiche fragile e dal vissuto piuttosto travagliato. I fatti vengono alla luce soltanto nel 2011, quando a sancire la colpevolezza di Rutigliano è il decreto di condanna della Congregazione per la Dottrina della Fede del 20 giugno 2011. Le accuse, precisa il decreto, “riguardavano ripetute molestie, baci, toccamenti, nonché atti sessuali completi avvenuti in molteplici occasioni”. Cosa accade allora? Don Francesco viene semplicemente sospeso per 4 anni dall’esercizio di qualunque ministero pubblico. Trascorsi i 4 anni, torna a dir messa. A Civitavecchia. “Esattamente dove oggi vive il ragazzo di cui aveva abusato in Calabria”, ci dice ancora Zanardi.

    Bacchettati – E il Vaticano? A onor del merito, bisogna ammettere che, appena insediatosi, Bergoglio ha subito pensato ad istituire una commissione specificatamente preposta al monitoraggio del fenomeno. Peccato però che, ad oggi, risultati non se ne sono visti. Anzi, a febbraio un membro laico della commissione scelto direttamente da Papa Francesco, Peter Saunders, è uscito dalla stessa commissione, lanciando un duro j’accuse: “Durante il papato di Francesco la Chiesa cattolica non ha fatto nulla per eliminare gli abusi sui minori da parte del clero”, ha detto alla Bbc in una sferzante intervista. “E lui è parte del problema”. Ma non finisce qui. Perché da più di due anni l’Onu ha chiesto espressamente alla Santa sede una revisione del suo assetto normativo, in particolare del Codice di diritto Canonico. Perché? Semplice: esiste una Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia, ratificata peraltro nel 1990 dalla Santa Sede. Il documento prevede come clausola ineludibile per i firmatari l’obbligo di adottare ogni misura possibile per tutelare i diritti fondamentali dei minori. Ecco, nel 2014 l’Onu ha chiesto al Vaticano una completa aderenza alla Convenzione: perché “gli abusi sessuali dei bambini non sono un delitto contro la morale ma crimini”.

    Case di cura – E qui arriviamo all’ultimo tassello di questo incredibile puzzle. Essendo considerati “delitti contro la morale”, ciò che serve nel mondo ecclesiastico è la cura, morale e spirituale. Tanto basterebbe. Ed ecco allora che i sacerdoti che si sono macchiati di tali colpe, stando a quanto documentato dalla Rete L’Abuso, finiscono in case di cura. A segnalare l’inverosimile all’associazione, un gruppo di sacerdoti delle diocesi di Perugia e Ascoli Piceno. Alle porte della cittadina umbra sorge Villa Sacro Cuore. La struttura ospita sacerdoti in difficoltà, ma anche coloro che per i casi più disparati finiscono agli arresti domiciliari. Sarebbero passati per la struttura sacerdoti come don Giampiero Peschiulli arrestato a Brindisi nei mesi scorsi. Fino a poco tempo fa c’era anche don Giovanni Desio, il prete di Casalborsetti (Ravenna), che avrebbe violentato quattro ragazzini. Tre giorni fa è arrivata la sentenza della Cassazione: Desio torna in carcere.

    Tw: @CarmineGazzanni

    http://www.lanotiziagiornale.it/preti-pedofili-il-religioso-silenzio-di-stato-e-vaticano-cosi-il-demone-continua-a-dir-messa/

  • “Un’amica di mio figlio mi confidò degli atti sessuali e del parroco”

    “Un’amica di mio figlio mi confidò degli atti sessuali e del parroco”

    BRINDISI – Don Francesco Caramia, ex parroco della chiesa San Giustino de’ Jacobis del quartiere Bozzano, era presente in udienza: ha voluto esserci oggi per ascoltare i primi cinque testimoni citati dal pm nel processo in cui è imputato con l’accusa di atti sessuali su un chierichetto di nove anni, tra il 2007 e il 2008.

    L’inchiesta che portò il sacerdote agli arresti in carcere lo scorso 15 giugno, con attenuazione della misura ai domiciliari in un convento del Lazio, è partita dalla denuncia di un medico pediatra di Brindisi dopo aver parlato con la mamma del ragazzino, a sua volta venuta a conoscenza dei fatti poi contestati nel capo di imputazione, da un’amica del figlio che le aveva fatto una confidenza.

    Il contenuto di quel segreto è stato consegnato questa mattina al Tribunale presieduto da Gienantonio Chiarelli, nel corso dell’udienza a porte chiuse: lo ha riferito la mamma del chierichetto, parte lesa che si è costituto in giudizio con l’avvocato Carmela Roma, lo ha ricordato il pediatra che sporse denuncia sentendosi in dovere di informare l’autorità giudiziaria e ne ha parlato anche un’amica del ragazzino. I tre testi hanno confermato quanto risulta dagli atti dell’indagine posti a base prima dell’ordinanza di custodia cautelare eseguita dai carabinieri, poi della richiesta di processo. Processo che il parroco ha voluto affrontare per dimostrare la propria innocenza.

    Nel corso dell’udienza, sempre in qualità di testimoni citati dal pm, sono stati sentiti la perpetua della chiesa del rione Bozzano e il segretario particolare di don Francesco Caramia. Il rappresentante della pubblica accusa ha chiesto la trascrizione di diverse intercettazioni telefoniche e ambientali, prima di proseguire con il dibattimento che riprenderà il prossimo anno.

    La difesa del parroco, affidata agli avvocati Rosanna Saracino e a Giancarlo Camassa, ha chiesto l’ascolto di 55 testimoni: nella lista figurano i nomi dell’attuale vescovo Caliandro e di quelli precedenti, Talucci e Todisco.

    Il minore venne ascoltato in incidente probatorio lo scorso  16 febbraio scorso, alla presenza del consulente della difesa, la criminologa Roberta Bruzzone, volto noto su scala nazionale, anche per una serie di partecipazioni a programmi televisivi.

    http://www.brindisireport.it/cronaca/Don-francesco-caramia-ex-parroco-del-rione-Bozzano-di-Brindisi-presente-nel-processo-per-atti-sessuali.html

     
  • Lo scandalo infinito dei preti pedofili. Ospiti scomodi di Villa Sacro Cuore

    Lo scandalo infinito dei preti pedofili. Ospiti scomodi di Villa Sacro Cuore

    – CITTA’ DI CASTELLO –
    GIOVANNI DESIO, ex sacerdote di Ravenna condannato per atti sessuali contro minorenni; don Stefano Cavalletti pizzicato in un coca party e finito nei guai per reati connessi agli stupefacenti; don Massimo Iuculano di Vercelli, condannato per diversi episodi di violenza sessuale su minori: sono soltanto alcuni degli uomini di chiesa passati a Città di Castello, a Villa Sacro Cuore, dal 2011 adibita a centro di recupero per sacerdoti ‘in difficoltà’. A fotografare la situazione di questo luogo, immerso nelle colline tifernati che da cinque anni è finito alla ribalta delle cronache come una sorta di casa per preti ‘deviati’, è stata la trasmissione Melog di Radio24 condotta da Gianluca Nicoletti, nella puntata andata in onda l’8 novembre alle 12.

    TRA GLI OSPITI il presidente della rete «L’abuso», Francesco Zanardi, e il giornalista Federico Tulli che ha appena pubblicato un libro su «Preti e Pedofilia». Secondo un’inchiesta svolta dalla rete «L’abuso» (associazione italiana vittime dei predi pedofili), sono almeno 100 i sacerdoti attualmente indagati per pedofilia e più di 120 quelli condannati, solo negli ultimi 15 anni. L’associazione parla di alcune «strutture della chiesa dove vengono ospitati sacerdoti con varie problematiche tra cui la pedofilia, spesso per nasconderli da occhi indiscreti in attesa di una futura destinazione, altre volte per scontare la pena agli arresti domiciliari», dice il presidente e portavoce dell’associazione Zanardi. Si fa riferimento a istituti dislocati nelle Marche e nell’Umbria e in special modo a villa Sacro Cuore di Città di Castello, 56 posti letto destinati via via a numerosi sacerdoti italiani finiti nel vortice dello scandalo e, forse, a qualche prelato dall’estero.

    TRA I SACERDOTI che avrebbero soggiornato qui anche padre Thomas Ouso Kodijan, indagato nei mesi scorsi a Lucca per abuso di minore e Giampiero Peschiulli sacerdote brindisino condannato per pedofilia. Zanardi racconta inoltre di essere venuto in possesso nel luglio di quest’anno di una lettera inviata da un gruppo di sacerdoti di Città di Castello che non gradirebbero la presenza di questi ‘ospiti’, scomodi. Una missiva anonima che però renderebbe noto il malumore dei tanti preti perbene della zona a dover fare i conti con una struttura, spesso nell’occhio del ciclone della cittadinanza.
    Cristina Crisci
    notizie tratte da La Nazione www.lanazione.it

     

  • Atti sessuali su chierichetti, don Gianpiero condannato anche in Appello

    Atti sessuali su chierichetti, don Gianpiero condannato anche in Appello

    BRINDISI – Confermata in Appello la condanna di don Gianpiero Peschulli, ex parroco della chiesa di Santa Lucia, a Brindisi, a tre anni e otto mesi di reclusione per atti sessuali su chierichetti. La Corte si è pronunciata con sentenza nella tarda serata di ieri, 10 novembre, accogliendo la richiesta del procuratore generale che al termine della sua requisitoria aveva chiesto la condanna del sacerdote, già ritenuto colpevole dal gup Giuseppe Licci del Tribunale di Brindisi di fronte al quale era stato incardinato il processo con rito abbreviato. La difesa, affidata all’avvocato Roberto Cavalera, aveva impugnato la sentenza per chiederne la riforma, con pronuncia di assoluzione perché il fatto non sussiste.

    La pronuncia di secondo grado, quindi, conferma in toto l’impianto accusatorio sostenuto dal pubblico ministero Giuseppe De Nozza, il quale aveva indicato due ragazzi come vittime degli atti sessuali del prete, 74 anni, attualmente ai domiciliari in una comunità terapeutica, dopo essere stato arrestato il 20 maggio 2015.

    „Nelle motivazioni della sentenza di primo grado, si legge che “I baci, gli abbracci, le carezze e i toccamenti ai chierichetti sono espressione di una personalità deviata del sacerdote, sensibile al fascino maschile: quel prete ha abusato dell’autorità morale e religiosa dell’essere il parroco della chiesa di Santa Lucia e della Santissima Trinità di Brindisi”.“ Il gup, inoltre, riportando alcuni stralci degli interrogatori, ha evidenziato come “mai siano caduti in contraddizione” nel corso dell’ascolto con la formula dell’incidente probatorio. I due all’epoca dei fatti non avevano ancora 14 anni, da qui la contestazione dell’altra aggravante. Sono diventati maggiorenni nel frattempo e uno si è costituito parte civile, con richiesta di risarcimento dei danni patiti, istanza ammessa dal gup.

    Il primo giudice ha rimarcato quanto evidenziato già nell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Tea Verderosa, secondo la quale il “movente della condotta del parroco è da ascrivere alla sfera di eccitazione sessuale” e gli atti “venivano imposti o poco prima di servire la messa o dopo averlo fatto”. Stando a quanto si legge nelle motivazioni della sentenza, gli “atti sessuali sono consistiti nel dare al ragazzo baci sulle guance, nel farsi baciare lui stesso sulla guancia, nell’abbraccio dopo averlo tirato a sé con la forza, nel dargli la mano incrociando le sue dita con  quelle della mano del ragazzo, nell’accarezzargli le braccia e le gambe, nell’infilare la sua mano nei pantaloni”. Episodio quest’ultimo che secondo il gup è effettivamente avvenuto, così come ha ricordato il chierichetto “mentre si accingeva a prelevare calici e paramenti sacri.

    Il parroco ha sempre respinto le accuse, anche davanti alle immagini registrate dalle telecamere de Le Iene, la trasmissione di Mediaset. Il servizio venne firmato dall’inviato Giulio Golia che a Brindisi arrivò con alcuni attori per incontrare il sacerdote dopo aver ricevuto una mail tra aprile e maggio 2014, nella quale una “persona residente in città riferiva di essere stata vittima di avance sessuali di Peschiulli”. Le Iene lo chiamarono il prete “pomicione”. Quando tornarono per chiedere spiegazioni lui si chiuse in sacrestia e chiamò il 112, mentre su Facebook si registrò una valanga di commenti.

    Anche in udienza, davanti al gup, il parroco spiegò di aver dimostrato solo il proprio affetto. Secondo il difensore è  “aberrante” il movente, sono contraddittorie le testimonianze e la sentenza è carente di motivazione. In subordine, aveva l’esclusione delle aggravanti, il riconoscimento dell’ipotesi di minore gravità.
    http://www.brindisireport.it/cronaca/atti-sessuali-su-chierichetti-don-gianpiero-condannato-anche-in-appello.html