Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Buenos Aires

  • “Orgasmo mistico” e porno-teologia per il cardinale vicino al Pontefice

    “Orgasmo mistico” e porno-teologia per il cardinale vicino al Pontefice

    Un libro di 26 anni fa rischia di provocare un terremoto in Vaticano. L’autore è Víctor Manuel Fernández, il cardinale prefetto per la dottrina della fede già nella bufera per aver voluto le benedizioni gay, nonché teologo di riferimento del Papa. «La pasión mística: espiritualidad y sensualidad», il titolo del saggio del 1998 contenente passaggi che ora provocano imbarazzi nelle Sacre Stanze. Un capitolo è intitolato «Orgasmo maschile e femminile». Qui l’attuale custode dell’ortodossia cattolica si dilunga in una disamina sull’«orgasmo mistico» in cui «l’intero essere è preso da Dio», domandandosi se viene vissuto in egual maniera da uomini e donne.

    Il cardinale argentino sostiene che una donna ha «bisogno di condizioni adeguate per sentirsi eccitata». Per questo, secondo Fernández «sesso violento e immagini di orge» sono più attraenti per gli uomini che per le donne. Ma, a suo dire, «ciò non significa che (la donna) si senta meno eccitata dalla pornografia hardcore». Parlando come un esperto, l’allora giovane teologo descrive le differenze tra l’orgasmo maschile e femminile: l’uomo «di solito emette grugniti aggressivi; lei, invece, fa balbettii o sospiri infantili». Una descrizione che non ci si aspetterebbe di trovare in un saggio di teologia.

    Il cardinale scende in particolari da bollino rosso quando scrive che «le donne hanno un ricco plesso venoso attorno alla vagina, che mantiene un buon flusso sanguigno dopo l’orgasmo. Ecco perché di solito è insaziabile». Passando all’orgasmo maschile, il teologo riporta che l’uomo «si libera bene nell’eiaculazione e rimane soddisfatto ed esausto». Questa differenza genera nella donna «un oscuro rispetto per il potere maschile» e la rende «disturbata dalla pornografia violenta». I dettagli servono a Fernández per arrivare ad una conclusione: «Queste particolarità nell’orgasmo si verificano in qualche modo anche nel mistico rapporto con Dio».

    Un’asserzione che non pochi potrebbero trovare blasfema e che farà discutere visto che si deve al custode dell’ortodossia cattolica designato da Francesco. Fernández venne nominato rettore della Pontificia Università dell’Argentina nel 2009. Bergoglio, allora arcivescovo di Buenos Aires, s’impose per questa nomina contro la volontà del Vaticano. Il cardinale Gerhard Müller ha confermato che sul teologo argentino esisteva un dossier nei dicasteri competenti: c’era preoccupazione per segnalazioni arrivate sui suoi scritti. Prima del libro sull’orgasmo mistico, nel mondo cattolico esistevano già perplessità su Fernández per il libro dal titolo «Sàname con tu boca. El arte de basar».

    https://www.ilgiornale.it/news/politica/orgasmo-mistico-e-porno-teologia-cardinale-vicino-pontefice-2265579.html

  • Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 9 del 4 novembre

    Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 9 del 4 novembre

    • Francesco Zanardi – Salgono a 5 i querelati da don Giuseppe Rugolo

    Salgono a cinque le persone querelate da Giuseppe Rugolo, il sacerdote accusato di violenza sessuale aggravata su minori, a processo a  l tribunale di Enna .

    La sentenza è attesa per il prossimo 10 gennaio. Tre i giornalisti, querelati, tra quelli che si sono occupati in prima linea della vicenda, da Enna a Savona e Ferrara, per diffamazione e diffusione di atti procedurali. Rugolo ha anche querelato  Antonio Messina, il giovane che aveva denunciato il prelato tre anni fa. Insieme a Messina, da ultimo, sono state denunciate un’altra giornalista di Enna, Manuela Acqua e Federica Tourn, che da oltre un anno conduce un’inchiesta sulla violenze nell’ambito clericale, finanziata dai lettori, su Domani.

    Come nel caso di Pierelisa Rizzo, querelata dal sacerdote due volte per diffamazione e diffusione di atti procedurali, la Procura di Enna ha chiesto l’archiviazione, ma il legale di Rugolo ha presentato opposizione. La Rizzo comparirà davanti al Gup il 19  e 21 marzo 2024 mentre l’udienza per Antonio Messina e Manuela Acqua è fissata per il 28 maggio 2024. Non si conosce ancora l’esito della denuncia fatta alla Tourn, presentata presso la procura di Ferrara, spostata poi a Savona ed infine approdata alla Procura di Enna  Di fatto tutti quelli che si sono occupati della vicenda Rugolo sono stati querelati.

    Tra questi anche Francesco Zanardi, presidente di Rete l’Abuso , unica associazione italiana di sopravvissuti ad abusi clericali. Ad oggi tutte le querele presentate da Rugolo sono state ritenute prive di fondamento, sia dalla Procura di Enna che da quella di Savona dove ha sede l’associazione Rete l’Abuso. “ Fin dall’inizio dell’inchiesta, intorno a me e intorno a chi mi sostiene, è stato creato un clima avvelenato – dice Antonio Messina – E mentre i legali di Rugolo, in un articolo apparso su un giornale on line di Enna, si dichiarano ottimisti sull’esito della sentenza, io sono in possesso di un audio nel quale l’interlocutore, che poi è un giornalista,  sostiene di essere a conoscenza dell’esito della sentenza, tanto da avere già predisposto l’articolo.

    Questo audio verrà messo a disposizione della magistratura nella quale ripongo piena fiducia”.

    Fonte – Rete L’ABUSO TG NEWS


    • Alessio Di Florio – Argentina condanna preti pedofili salvati in Italia dalla prescrizione

    Era il 2009 quando L’Espresso pubblicò alcune inchieste su accuse di abusi sessuali di appartenenti all’Istituto Provolo di Verona. Negli anni sono arrivate altre inchieste giornalistiche e giudiziarie che hanno accusato appartenenti all’Istituto sia in Italia che in Argentina. A fine ottobre sul sito del settimanale è stato pubblicato un articolo in cui è stata data la notizia che in Argentina sono stati condannati ad oltre 45 anni di carcere sacerdoti accusati di abusi. Mentre in Italia è arrivata la mannaia della prescrizione.

    «La Corte Suprema di Giustizia di Buenos Aires, che equivale alla nostra Cassazione, ha confermato in via definitiva le condanne per i primi tre religiosi finiti sotto accusa: dovranno scontare pene comprese tra 18 e 45 anni di reclusione. In Italia nessuno ha pagato: zero condanne, anche se le sentenze argentine spiegano che le violenze sui minori sono continuate per almeno cinquant’anni ed erano iniziate in Italia. Dove però l’unica inchiesta giudiziaria si è chiusa sul nascere, senza neppure un indagato, grazie alle norme italiche sulla prescrizione dei reati» riporta L’Espresso. Inchiesta del 2016 avviata grazie alle denunce di Rete L’Abuso.

    Le indagini argentine sono iniziate nel 2015 dopo la scoperta che uno dei sacerdoti denunciati a Verona era diventato direttore del collegio della provincia di Mendoza. «Questo processo ha riguardato fatti avvenuti tra il 2005 e il 2016 a danno di undici bambini sordi o ipoudenti, quando avevano tra i 5 e i 17 anni. La maggior parte delle vittime proveniva da famiglie povere, che li affidavano ai collegi: i direttori del Provolo reclutavano i bambini sostenendo che il loro era un istituto modello» ha sottolineato la Corte Suprema in un comunicato.

    «I giudici hanno inflitto 45 anni di reclusione al prete argentino Horacio Hugo Corbacho Blank, ex direttore di Mendoza; 42 al suo vice, il sacerdote italiano Nicola Bruno Corradi Soliman, già attivo a Verona; 18 anni ad Armando Ramón Gómez Bravo, un dipendente dell’istituto religioso. All’arresto è sfuggito un altro sacerdote italiano, Eliseo Pirmati, che nel 2017 è scappato dall’Argentina, rifugiandosi nella sede del Provolo a Verona, dove è stato poi filmato da L’Espresso. Proprio quell’anno Papa Francesco, il pontefice italo-argentino, ha rimosso la dirigenza e commissariato l’istituto Provolo» conclude l’articolo pubblicato da L’Espresso.


    • Federica Tourn – Si riapre il processo canonico a don Marko Rupnik

    Papa Francesco il 27 ottobre ha derogato alla prescrizione decisa dal Dicastero per la dottrina della fede nell’ottobre 2022 sui presunti abusi commessi su diverse religiose ed ex religiose da don Marko Rupnik. «Siamo state molto sorprese dal comunicato della Santa Sede nella quale il Santo Padre chiede di esaminare il caso Rupnik al Dicastero per la Dottrina della fede e deroga alla prescrizione per consentire lo svolgimento di un processo che possa rendere giustizia alle vittime. Speriamo che questo sia un passo idoneo per vedere riconosciuta la verità. Siamo in attesa di ulteriori sviluppi». Questa è la dichiarazione che cinque delle persone offese da don Marko Rupnik hanno voluto rilasciare al quotidiano Domani. A firmare sono quattro ex sorelle della Comunità Loyola, di cui Rupnik era il consigliere spirituale nei primi anni ’90 – Gloria Branciani, Mirjam Kovač, Vida Bernard, Mira Stare – e una religiosa che appartiene ancora alla comunità, Jožica Zupančič. Le prime quattro il 19 settembre scorso avevano già scritto, insieme a Fabrizia Raguso, un’altra ex suora della Comunità Loyola, una lettera aperta a papa Francesco in cui dichiaravano di sentirsi profondamente offese dalla relazione finale della visita canonica al Centro Aletti, che in sostanza riabilitava la figura di Rupnik, fondatore e mentore del centro.

    Gloria Branciani e Mirjam Kovač sono uscite dall’anonimato e hanno reso pubblico il nome con cui avevano affidato a Domani le loro testimonianze, quasi un anno fa. Gloria Branciani infatti è “Anna”, che aveva raccontato in una lunga intervista gli abusi sessuali e di coscienza subiti da Rupnik per nove anni, e Mirjam Kovač è “Ester”: aveva raccontato i suoi tentativi di denunciare gli abusi di Rupnik alle autorità ecclesiastiche e ai gesuiti a partire dal 1993. Il Coordinamento contro gli abusi sessuali su minori e persone vulnerabili Italychurchtoo ha accolto favorevolmente la decisione del papa: «la deroga alla prescrizione è certamente la condizione per chiarire le responsabilità di Rupnik e per disegnare un debito percorso di giustizia per le vittime – si legge nel comunicato – Ma le parole non bastano». Ora, continua ICT, ci si aspetta che il processo arrivi in tempi brevi, sia nel segno di una effettiva trasparenza e non si trasformi in un processo alle vittime, che dovranno essere informate e coinvolte nel procedimento.

    La lettera aperta di ICT si può sottoscrivere mandando una mail a postmaster@italychurchtoo.org

    fonti: Domani e Italy Church Too


    • Pierelisa Rizzo – Distrutti documenti in Svizzera

    Fa discutere il caso della Svizzera dove sarebbero stati distrutti documenti secretati contenuti negli archivi dove vengono custoditi gli atti dei processi penali ecclesiastici e tutto quello che riguarda l’abuso sessuale di minori al di sotto dei 16 anni.

    A vent’anni dalle denunce di Gérard Falcioni, ormai adulto, che per anni ha denunciato, inutilmente, le violenze subite da  bambino , autore del libro “Il banco di prova della vita. Sono stato abusato all’età di cinque anni”, edizioni Mon Village 2002, la Conferenza dei vescovi svizzeri, la Conferenza centrale cattolica romana e le Comunità religiose cattoliche della Svizzera hanno incaricato una commissione indipendente dell’Università di Zurigo di indagare sulla realtà degli abusi in tutte le sei diocesi della Confederazione. I ricercatori – un team guidato da due donne,  Monika Dommann e Marietta Meier – hanno potuto consultare liberamente gli archivi ecclesiastici, compresi quelli “segreti”, a cui ha accesso soltanto il vescovo, in cui vengono conservati gli atti dei processi penali ecclesiastici e quindi anche tutto ciò che riguarda l’abuso sessuale su minori di meno di sedici anni, considerato «reato in materia di costumi».

    Molti di questi archivi, però è stato scoperto, risultano lacunosi e frammentari per diversi motivi, non ultimo la distruzione di parte dei documenti secretati. Ai ricercatori non è stato invece permesso di visionare i documenti depositati alla Nunziatura apostolica e al Dicastero per la dottrina della fede, segno quanto mai evidente della non disponibilità del Vaticano a una politica di reale trasparenza sulla questione degli abusi, al di là di tutte le dichiarazioni di “tolleranza zero” fatte da papa Francesco. E’ proprio a Lugano che i ricercatori zurighesi hanno avuto le difficoltà maggiori nel ricostruire i casi di abuso, a causa della distruzione di interi archivi segreti, contenenti i “casi riservati”.

    Nel 1995, secondo quanto riporta una lettera dell’allora vicario generale al nunzio apostolico, il vescovo Eugenio Corecco ha dato l’ordine a un sacerdote di bruciare il contenuto dei suoi cassetti: il sacerdote in questione, contattato dal gruppo di ricerca, ha però negato di aver distrutto la corrispondenza sui casi di abuso sessuale. Quattro anni dopo, un altro prete, già cancelliere diocesano, ha eliminato in dieci mesi ben cento anni di carte riservate: «un impegno che ho svolto con il criterio evangelico della ‘misericordia’ – scrive in una nota alla diocesi – togliendo tutti quei documenti che gettassero anche un’ombra sugli interessati». Il diritto canonico, infatti, consente che gli atti riguardanti «le cause criminali in materia di costumi», come gli abusi sessuali sui minori, possano essere distrutte «se i rei sono morti oppure se tali cause si sono concluse da un decennio con una sentenza di condanna». Una norma che certo non agevola la trasparenza.

    Le gravi lacune trovate negli archivi ecclesiastici ticinesi si sommano alla mancanza di un’associazione di sostegno alle vittime di lingua italiana, come invece accade nella Svizzera francese e tedesca, e restituiscono l’immagine di una comunità in cui ancora oggi vige il silenzio sulla pedofilia dei preti. Non stupisce quindi che la Commissione diocesana di esperti sugli abusi sessuali in ambito ecclesiale sia stata contattata in sette anni soltanto da quattro persone, un dato – sottolinea il report –  verosimilmente non dovuto al fatto che in Ticino si sono verificati pochi casi, ma che «evidenzia, piuttosto, una forte riluttanza da parte delle persone offese a denunciare i casi di abuso alla Commissione ticinese».

    Fonte DOMANI


    • Francesco Zanardi – La diocesi di Buffalo offre 100 milioni di dollari alle vittime di abusi sessuali

    La diocesi cattolica di Buffalo ha annunciato martedì la promessa di donare almeno 100 milioni di dollari alle vittime di abusi sessuali.

    La diocesi afferma che con l’aiuto delle parrocchie e di altre entità cattoliche affiliate, creerà un fondo di compensazione di almeno 100 milioni di dollari.

    La diocesi afferma inoltre che il totale non include i soldi dell’assicurazione.

    Secondo i documenti ufficiali del tribunale, la diocesi contribuirebbe con tutte le sue liquidità e probabilmente dovrebbe vendere il Catholic Center sulla Main Street a Buffalo e il Christ the King Seminary Campus a East Aurora.

    La diocesi ha rilasciato una dichiarazione, dicendo in parte: “Riconosciamo che onorare questo impegno sarà impegnativo, ma è assolutamente necessario che facciamo tutto ciò che è in nostro potere per rimettere le cose a posto, per andare oltre questo capitolo oscuro della nostra storia e andare avanti mentre insieme lavoriamo per ricostruire e rinnovare la nostra chiesa. .”

    La diocesi di Syracuse ha raggiunto un accordo simile, promettendo 100 milioni di dollari a favore delle vittime di abusi a luglio.

    Fonte spectrumlocalnews.com


  • LA VERGOGNA – L’Argentina condanna i preti pedofili che in Italia si sono salvati con la prescrizione

    LA VERGOGNA – L’Argentina condanna i preti pedofili che in Italia si sono salvati con la prescrizione

    Argentina batte Italia 45 a 0. Sul campo minato della questione pedofilia tra i preti cattolici, il confronto tra nazioni si è chiuso con un risultato imbarazzante per il sistema giudiziario del nostro Paese. Dopo anni di indagini e processi sugli abusi contro decine di bambini dell’istituto italo-argentino Antonio Provolo, la Corte Suprema di Giustizia di Buenos Aires, che equivale alla nostra Cassazione, ha confermato in via definitiva le condanne per i primi tre religiosi finiti sotto accusa: dovranno scontare pene comprese tra 18 e 45 anni di reclusione.

    In Italia nessuno ha pagato: zero condanne, anche se le sentenze argentine spiegano che le violenze sui minori sono continuate per almeno cinquant’anni ed erano iniziate in Italia. Dove però l’unica inchiesta giudiziaria si è chiusa sul nascere, senza neppure un indagato, grazie alle norme italiche sulla prescrizione dei reati.

    L’istituto Provolo, che ha la sede centrale a Verona, gestisce una rete di collegi, in Italia e in Argentina, specializzati nell’assistere bambini con problemi di sordità e conseguenti difficoltà a parlare. Dopo anni di sospetti, lo scandalo è stato scoperchiato nel 2009 da un’inchiesta giornalistica del nostro settimanale, firmata da Paolo Tessadri, che ha filmato e pubblicato le testimonianze di 15 ex allievi di due collegi veronesi, che denunciavano di aver subito per anni abusi e violenze da oltre venti sacerdoti, chierici e altri dipendenti dell’istituto.

    L’allora vescovo di Verona, Giuseppe Zenti, grande protettore del Provolo, ha attaccato L’Espresso e denunciato per calunnia l’associazione delle vittime. I giudici hanno però archiviato le sue accuse, spiegando che gli abusi sono risultati «certi e documentati», anche se prescritti. E il prelato ha dovuto patteggiare una condanna per aver diffamato le vittime.

    https://lespresso.it/c/inchieste/2023/10/27/largentina-condanna-i-preti-pedofili-che-in-italia-si-sono-salvati-con-la-prescrizione/46314

  • Pedro Salinas: “El Sodalicio è un’organizzazione settaria che usa una facciata cattolica per perpetrare ogni tipo di abusi”

    Pedro Salinas: “El Sodalicio è un’organizzazione settaria che usa una facciata cattolica per perpetrare ogni tipo di abusi”

    “L’assedio mediatico-giudiziario lanciato contro Paola Ugaz, Daniel Yovera (altro giornalista freelance che ha partecipato a un servizio di Al Jazeera sugli affari del Sodalicio a Piura, dove l’arcivescovo è José Antonio Eguren, membro della “generazione fondatrice” del Sodalicio) , e contro di me, in modo feroce e sostenuto negli ultimi cinque anni, sprecando una quantità impressionante di risorse economiche in questa incessante caccia agli informatori”

    «Quella fu l’ultima domanda di Scicluna nel mio caso: cosa mi consiglierebbe? Io chiesi lo scioglimento. Da lui appresi che il termine canonico corretto era “soppressione”. In altre parole, questa ipotesi non è esclusa. La sola idea mi ha commosso profondamente”

    “(El Sodalicio) dovrebbe essere soppresso. E i loro beni dovrebbero essere sequestrati e venduti per riparare le vittime, che sono state nuovamente vittimizzate in modo crudele e inclemente durante tutti questi anni”

    “Figari è stato presentato come un “lupo solitario” che ha agito senza veri complici o effettivi insabbiamenti, come Maciel e Karadima, cosa che non solo è impossibile da credere, ma è dimostrato e avvalorato che così non è stato”

    “Con poche eccezioni, come l’arcivescovo di Lima, Carlos Castillo, il prelato di Caravelí, Reynaldo Nann, e il cardinale Pedro Barreto, il resto dei pastori peruviani si sono distinti per la loro assenza e indifferenza in questa storia (…). La verità è che nel caso Sodalicio è prevalsa l’indolenza delle autorità ecclesiastiche, questa è una verità di pugno”

    Cipriani: “So che vive tra Roma e Madrid, e non è tornato in Perù o per commentare la politica peruviana, dalla sua ideologia polarizzante di estrema destra. Qualcosa è successo, senza dubbio, ma l’opinione pubblica peruviana non l’ha mai saputo”

    “Continuerò, perché tocca a me, ma io e Pao siamo in questo secondo come gli hobbit, Frodo e Sam, quando arrivarono al Monte Fato, a Mordor, prima di gettare l’anello nella lava. Scorticato ed esausto”. Paola Ugaz e Pedro Salinas sono due giornalisti peruviani che hanno lasciato la pelle (quasi letteralmente) per denunciare, e smantellare, la rete di soprusi ed eccessi economici e di potere nel Sodalicio de Vida Cristiana, facendo ordinare a Papa Francesco un’inchiesta, che questi giorni sono stati compiuti dagli ‘inquisitori’ del Vaticano, Charles J. Scicluna e Jordi Bertomeu .

    In questa intervista esclusiva per DR, Salinas svela particolari inediti dell’inchiesta, addita la responsabilità dei gerarchi vaticani nella tutela del fondatore del Sodalicio, Luis Figari, e chiede lo “scioglimento” del movimento. ” Il Sodalicio è un’organizzazione settaria che usa una facciata cattolica per perpetrare abusi di ogni tipo. Almeno è così che ha funzionato per più di quattro decenni. E che, nel mondo reale, non si cancella con un tratto di penna, solo modificandone le Costituzioni e gli Statuti, perché si tratta di una istituzione cattolica spuria con vizi originari”, rileva.

    Come valuta la visita di Bertomeu-Scicluna? Cosa ti hanno chiesto, cosa hai risposto?

    Li ho conosciuti entrambi, in momenti diversi e per motivi diversi, nel 2019. Scicluna mi ha invitato a un incontro antipedofilo pre-vertice, il 20 febbraio di quell’anno, in una sala dell’Istituto Maria Bambina, in Vaticano, insieme a undici vittime sesso da vari paesi. Senza essere stata una vittima sessuale, sono stata convocata per aver subito abusi psicologici e fisici al Sodalicio (organizzazione cattolica peruviana con caratteristiche settarie, fondata nel 1971), perché ero uno dei giornalisti che ha rivelato la cultura dell’abuso insita in quell’istituzione da più di quattro decenni e per essere stato ingiustamente denunciato per diffamazione dall’arcivescovo più rappresentativo di questa società di vita apostolica, José Antonio Eguren Anselmi SCV.

    Ho conosciuto Bertomeu tramite Juan Carlos Cruz, vittima del famoso pedofilo cileno Fernando Karadima e attualmente membro del Comitato vaticano per la protezione dei minori e degli adulti vulnerabili. Mi ha invitato a visitare i suoi uffici presso la Congregazione per la Dottrina della Fede e, con mia sorpresa, sulla sua scrivania c’era l’inchiesta giornalistica Metà monaci, metà soldati (Planeta, 2015), che ho scritto insieme alla mia collega Paola Ugaz . Già in quel momento mi disse che era a conoscenza del caso e lo stava monitorando.

    Per il resto, la fama di entrambi li ha preceduti. Ciò che avevano ottenuto dopo la loro visita in Cile (2018) era qualcosa che noi ex Sodalits volevamo replicare da allora in Perù. Tuttavia, Papa Francesco sta appena iniziando a dare forma all’idea dopo aver ricevuto la mia collega e coautrice Paola Ugaz. Questo è successo nel novembre dello scorso anno. L’empatia di Bergoglio con Pao è stata fondamentale.

    Il programma degli incontri è iniziato con me martedì 25 luglio alle nove del mattino ed è durato circa due ore e mezza. Poi è stata convocata Paola Ugaz. Gli argomenti, nel mio caso, erano vari, anche se molto specifici. Il carisma. struttura settaria. Il ruolo svolto da alcuni prelati, vuoi per indolenza, vuoi per omissione dopo le denunce giornalistiche. Il trattamento che il Vaticano gli ha riservato attraverso i suoi principali intervenienti, dalla nomina del primo visitatore apostolico al ruolo svolto dallo spagnolo José Rodríguez Carballo, del dicastero da cui dipende il Sodalicio, nonché quello di “compagno spirituale” , Gianfranco Ghirlanda SJ. L’assedio mediatico-giudiziario che hanno lanciato contro Paola Ugaz,

    La verità è che mi sono sentito ascoltato per la prima volta in questi lunghissimi tredici anni, da quando abbiamo iniziato le indagini e denunciavamo, omeopaticamente, questa organizzazione cattolica. Ma ciò che ha attirato maggiormente la mia attenzione è stato il livello di informazioni gestite da entrambi. Scicluna, che con me ha guidato l’“interrogatorio”, mi ha chiesto dettagli su specifiche pagine e capitoli del mio ultimo libro Senza notizie da Dio. Sodalicio: cronaca dell’impunità (Autopubblicazione, 2022). Stiamo parlando di un libro di quasi mille pagine. Ed erano anche a conoscenza dell’irruzione in casa mia, nel gennaio 2022, con lo scopo di sequestrare il mio cellulare (cosa che sono riusciti a fare, e sono stati scaricati tutti i miei audio, chat e contatti con le vittime e le autorità ecclesiastiche) e il computer dove Stavo scrivendo Nessuna notizia da dio. Non potevano prendere il computer perché, pensando che ciò potesse accadere, l’ho incastrato in una parete della mia stanza. Ma se. Sono rimasto positivamente colpito dagli inquisitori del papa. Tanto che mi ha lasciato anche la sensazione che potesse succedere qualcosa.

    Hanno potuto svolgere il loro lavoro in libertà?

    Per quanto abbiamo potuto vedere, sì. Tutti gli interrogatori si sono svolti in territorio vaticano: presso i locali della nunziatura apostolica. C’è stato un maldestro tentativo di suggerire pregiudizi da parte della missione per squalificarla e screditarla, da Twitter e da uno dei membri della “famiglia spirituale”. Ovviamente si sono ritirati rapidamente. Presumo che si siano resi conto che non potevano usare su di loro le stesse tattiche prepotenti che hanno usato contro di noi. Ma la sottigliezza non è un tratto che li caratterizza.

    Cosa ha chiesto agli inquirenti vaticani?

    Questa è stata l’ultima domanda di Scicluna nel mio caso: cosa consiglieresti? Ho chiesto lo scioglimento. Da lui appresi che il termine canonico corretto era “soppressione”. In altre parole, questo scenario non è escluso. La sola idea mi commosse profondamente.

    Quanto tempo ci vorrà per preparare il tuo rapporto?

    Immagino più tempo di quello che hanno impiegato in Cile (che è stato di tre mesi). Mi è diventato chiaro che questo caso è più complesso e sofisticato di quello cileno. E la decisione finale la prenderà papa Francesco e la sua coscienza. Egli, quand’era arcivescovo di Buenos Aires, li invitò a fondare in Argentina e offrì loro di abitare nel palazzo arcivescovile, cosa che avvenne, e mantenne buoni rapporti con alcuni dei correttori. Senza saperlo, ovviamente. Ha agito in buona fede e senza tutte le informazioni che la missione ha ora portato a Roma.

    Cosa dovrebbe succedere con il Sodalicio?

    Dovrebbe essere cancellato. E i loro beni dovrebbero essere sequestrati e venduti per riparare le vittime, che sono state crudelmente e senza pietà rivittimizzate per tutti questi anni. Non poche vittime sono state addirittura escluse dal meschino processo attraverso il quale sono state sottoposte. E qualcosa di non meno importante. Se qualcosa del genere dovesse accadere, movimenti con caratteristiche simili, come Pro Ecclesia Sancta (o Avanzada Católica, in Perù), Los Heraldos del Evangelio (dal Brasile), o Lazos de Amor Mariano (dalla Colombia), tra gli altri, potrebbero continua nell’elenco Il precedente dell’ipotetica soppressione del Sodalicio potrebbe essere storico ed esemplare.

    Cosa succede a Figari?

    Figari era già stato “sanzionato” nel 2017, in un processo farsesco. La “sanzione” consisteva nel concedergli una pensione d’oro nel piano dello sceicco degli Emirati Arabi Uniti. E non sto esagerando. Non lo hanno mai espulso dall’istituto, potendo farlo. Trattavano le loro vittime sessuali come “complici”, senza contrastarle. E anche una delle denunce più gravi contro Figari “è andata perduta” in dicastero. Ed è stato presentato come un “lupo solitario” che ha agito senza veri complici o effettivi insabbiamenti, come Maciel e Karadima, cosa che non solo è impossibile da credere, ma è dimostrato e avvalorato che non lo fosse. Il ruolo protettivo e favorevole di José Rodríguez Carballo, del dicastero, del cardinale gesuita Gianfranco Guirlanda, come “compagno spirituale”, di Noel Antonio Londoño, dalla sua prestazione di commissario,

    Vale la pena tanti anni di lotta?

    La cosa logica sarebbe dire “sì”, suppongo, e sarebbe molto bello. Ma è una domanda che mi perseguita da tempo, e non ho una risposta categorica o felice. L’impatto che ha avuto questa guerra impari, che io non ho mai cercato, ma anzi è apparso a Paola ea me, ha avuto un impatto fortissimo su tutti gli ambiti della mia vita personale. Onestamente, spero che questa storia senza fine finisca, e presto. Ha avuto troppi danni collaterali con le persone a me vicine e mi ha cambiato completamente la vita, con conseguenze irreversibili e irreparabili. Continuo comunque, perché tocca a me, ma io e Pao siamo in questo secondo come gli hobbit, Frodo e Sam, quando arrivarono al Monte Fato, a Mordor, prima di gettare l’anello nella lava. Scuoiato ed esausto.

    Qual è stata la risposta dell’episcopato peruviano?

    Formalmente hanno salutato pubblicamente la missione Scicluna-Bertomeu. Ma dietro le quinte, immagino che alcuni vescovi siano un po’ nervosi. Con poche eccezioni, come l’arcivescovo di Lima, Carlos Castillo, il prelato di Caravelí, Reynaldo Nann e il cardinale Pedro Barreto, il resto dei pastori peruviani si è distinto per la sua assenza e indifferenza in questa storia. Alcuni si difendono affermando di aver pubblicato comunicati stampa, come se una dichiarazione cartacea denotasse una sorta di azione forzata. La verità è che nel caso Sodalicio prevalse l’indolenza delle autorità ecclesiastiche. Questa è una verità di pugno.

    Qual è la responsabilità di Cipriani in questo scandalo?

    Fin dall’inizio il suo atteggiamento nei confronti delle lamentele è stato quello dell’apatia, dell’indifferenza e della sonnolenza. Ancora di più. A volte attaccava anche dal suo pulpito radiofonico (aveva uno spazio settimanale sulla radio più importante del Perù) più di una vittima del Sodalicio. Per qualche ragione il papa ha accettato senza discutere le dimissioni del primo cardinale storico dell’Opus Dei, aveva appena compiuto 75 anni, pur essendo in buona salute. So che vive tra Roma e Madrid, e non è tornato in Perù né per commentare la politica peruviana, dalla sua polarizzante ideologia di estrema destra. Qualcosa è successo, senza dubbio, ma l’opinione pubblica peruviana non lo ha mai scoperto.

    Niente altro da aggiungere?

    Sì, ho voluto sottolineare la questione del carisma, una “grazia” che il fondatore del Sodalit Luis Fernando Figari e il suo “nucleo fondativo” avrebbero ricevuto, e che il cardinale Ghirlanda difende con rigore e intende “salvare” ad ogni costo. Il Sodalicio manca di carisma. Può sembrare audace da parte mia immischiarmi in faccende teologiche, ma se Ghirlanda legge Mezzi monti, Mezzi soldati o Nessuna notizia da Dio, vedrai che, soprattutto in quest’ultimo, è documentato che Figari, prima di creare il Sodalicio, verso la fine degli anni Sessanta aveva già comportamenti predatori sessuali. C’è almeno una testimonianza anonima che lo conferma, ei primi abusi da parte del fondatore sono avvenuti appena è nata questa istituzione, nei primi anni settanta. Ancora di più. L’approvazione pontificia – ora si sa anche – è stata ottenuta nascondendo e insabbiando deliberatamente i casi di abusi sessuali perpetrati dai suoi principali vertici. Si tratta, dunque, di una “società di vita apostolica” che è diventata quello che è con l’inganno e con menzogne, trappole e lobbies. El Sodalicio è un’organizzazione settaria che usa una facciata cattolica per perpetrare tutti i tipi di abusi. Almeno è così che ha funzionato per più di quattro decenni. E che, nel mondo reale, non si può cancellare con un tratto di penna, solo modificandone le Costituzioni e gli Statuti, perché si tratta di una istituzione cattolica spuria con vizi originari. Si tratta di una “società di vita apostolica” che è diventata quello che è fraudolentemente e con menzogne ​​e trappole e lobbies. El Sodalicio è un’organizzazione settaria che usa una facciata cattolica per perpetrare tutti i tipi di abusi. Almeno è così che ha funzionato per più di quattro decenni. E che, nel mondo reale, non si può cancellare con un tratto di penna, solo modificandone le Costituzioni e gli Statuti, perché si tratta di una istituzione cattolica spuria con vizi originari. Si tratta di una “società di vita apostolica” che è diventata quello che è fraudolentemente e con menzogne ​​e trappole e lobbies. El Sodalicio è un’organizzazione settaria che usa una facciata cattolica per perpetrare tutti i tipi di abusi. Almeno è così che ha funzionato per più di quattro decenni. E che, nel mondo reale, non si può cancellare con un tratto di penna, solo modificandone le Costituzioni e gli Statuti, perché si tratta di una istituzione cattolica spuria con vizi originari.

    https://www.religiondigital.org/vaticano/Pedro-Salinas-Sodalicio-figari-scicluna-bertomeu-investigacion-vaticano-abusos-peru-cipriani-carballo_0_2586641321.html

  • Andrà a a processo Don Reverberi il sacerdote di Sorbolo accusato di crimini contro l’umanità

    Andrà a a processo Don Reverberi il sacerdote di Sorbolo accusato di crimini contro l’umanità

    L’Italia ha concesso l’estradizione in Argentina dell’ex cappellano militare italo-argentino don Franco Reverberi, accusato di crimini contro l’umanità commessi durante la dittatura del generale Jorge Jose Videla, in vigore dal 1976 al 1983. La richiesta di estradizione – rende noto il governo argentino in un comunicato – è stata promossa dall’Argentina su istanza della segreteria dei diritti umani della nazione. Reverberi era cappellano ausiliare dell’VIII squadra di esplorazione alpina di San Rafael, a Mendoza, ed è indagato per atti commessi nel Centro di detenzione clandestina noto come «La Departamental». Il religioso, molto malato ma ritenuto in grado di sopportare l’eventuale trasferta in Sudamerica, ha oggi 86 anni e vive a Sorbolo, dove è anche nato nella frazione di Enzano.

    Opera nella nuova parrocchia di San Benedetto. Don Reverberi nel 1948 seguì la famiglia emigrata in Argentina e si stabilì con i genitori a San Rafael, regione di Mendoza a circa mille chilometri da Buenos Aires. Qui arrivò la vocazione, l’ordinazione sacerdotale e l’assegnazione alla parrocchia di Salto de Las Rosas, comunità frequentata da molti immigrati italiani. Tornò in Italia nel 2011, quando a Mendoza si stava svolgendo il primo processo per crimini contro l’umanità e le testimonianze dei sopravvissuti e dei familiari hanno cominciato a indicare le sue responsabilità. Nel 2013 venne presentata la prima richiesta di estradizione, ma i tribunali italiani la respinsero perché l’accusa conteneva solo accuse di tortura, reato non imprescrittibile in Italia a meno che non venga associato a condotte punibili con l’ergastolo. Sulla base di nuove testimonianze raccolte a Mendoza, è stato quindi possibile ampliare l’accusa per includere la partecipazione di Reverberi, anche in abiti militari, a sequestri e torture di almeno dieci persone, e all’omicidio del militante peronista José Berón, tuttora disperso. Alcune vittime hanno testimoniato poi che il sacerdote avrebbe invitato a confessare le proprie colpe per ottenere un «sollievo spirituale». La decisione della Corte d’appello di Bologna non è comunque definitiva e l’imputato ha ancora la possibilità di ricorrere davanti alla Corte costituzionale, come ha sottolineato anche l’ambasciatore dell’Argentina in Italia, Roberto Carlés.

    Nel mirino delle autorità giudiziarie argentine ci sarebbe il suo ruolo di cappellano militare nella «Casa departamental» a San Rafael nei primi anni ‘80.

    «Sicuramente faremo ricorso entro i 30 giorni previsti. Già da tempo la Curia vescovile di Parma nel difendere don Franco ha pubblicato due documenti molto chiari – ha commentato il parroco di Sorbolo Mezzani don Aldino Arcari –: uno della Curia di San Rafael, l’altro del ministero della Difesa argentino che attestano “stranamente” che don Reverberi è stato nominato cappellano militare nel settembre 1980, mentre i quattro accusatori argentini parlano del 1976. A chi giova tutto questo accanimento? Senza dubbio a screditare la chiesa, i preti e anche il papa. Sì proprio lui, papa Francesco. Come per dire: vedete, lui che parla tanto di misericordia e di perdono, “copre” addirittura un prete argentino “accusato” di tortura!».

    https://www.gazzettadiparma.it/italia-mondo/2023/07/12/news/andra-a-a-processo-don-reverberi-il-sacerdote-di-sorbolo-accusato-di-crimini-contro-l-umanita-723766/

  • Víctor Manuel Fernández, nuovo prefetto della Dottrina della Fede

    Víctor Manuel Fernández, nuovo prefetto della Dottrina della Fede

    L’arcivescovo di La Plata, monsignor Víctor Manuel Fernández, è stato nominato questo pomeriggio nuovo prefetto della dottrina della fede, come riporta il ‘bollettino’ della Santa Sede.

    “Il Santo Padre Francesco ha ringraziato Sua Eminenza il Cardinale Luis Francisco Ladaria
    Ferrer, SJ, al termine del suo mandato di Prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede e Presidente della Pontificia Commissione Biblica e della Commissione Teologica Internazionale, ed. chiamato a succedergli negli stessi incarichi a Sua Eccellenza il Rev.do Monsignor Víctor Manuel Fernández, attualmente Arcivescovo di La Plata (Argentina). Entrerà in carica a metà settembre 2023 ”, si legge nel comunicato vaticano.

    Proprio il teologo argentino, uomo di fiducia di Jorge Mario Bergoglio, è stato questa settimana in Vaticano con il Papa, “osservandolo muoversi dalla mattina alla sera e cenando con lui al termine del suo compito” , come ha commentato lui stesso in un messaggio sui loro social network.

    Il nuovo responsabile della Dottrina della Fede è stato uno di coloro che giovedì scorso hanno accompagnato il nuovo arcivescovo di Buenos Aires, Jorge García Cuerva, nella celebrazione della consegna del baldacchino arcivescovile. Fernández, infatti, aveva insistentemente parlato come un possibile arcivescovo di Buenos Aires. Ora è confermato che il Papa gli aveva riservato un’altra missione, anch’essa di massima fiducia.

    https://www.religiondigital.org/vaticano/Tucho-aFndernez-prefecto-Doctrina-Fe_0_2574342544.html
  • Le vittime argentine chiedono all’UE una leadership contro gli abusi sessuali sui minori

    Le vittime argentine chiedono all’UE una leadership contro gli abusi sessuali sui minori

    Paula García-Ajofrín e Bruno Fortea Miras – Bruxelles, 24 marzo (EFE).- Gli attivisti argentini Silvia Piceda e Sebastián Cuattromo combattono da più di un decennio contro quello che considerano “il crimine più impunito sulla Terra”, gli abusi sessuali subiti durante l’infanzia, e come sopravvissuti chiedono all’Unione Europea assumere la “leadership politica” nella lotta globale contro questo flagello.

    Piceda e Cuattromo hanno fondato nel 2012 l’associazione civile “Adultxs por los derechos de la infancia” con lo scopo di rompere il silenzio che, a loro dire, “ha protetto” il problema degli abusi sessuali nel mondo nel corso degli anni.

    In un tour europeo, questa coppia di attivisti ha fatto tappa a Bruxelles per incontrare i membri delle istituzioni comunitarie e sollecitare l’UE, in quanto “attore politico internazionale di grande rilevanza”, a dare priorità a questa “causa dei diritti umani dell’infanzia” che è la lotta contro gli abusi sui minori.

    “L’UE potrebbe dare un contributo molto significativo se decidesse di portare avanti politiche e azioni in America Latina, dove vediamo grandi limiti materiali quando si tratta di espandere e moltiplicare tutta la nostra esperienza nella regione”, ha sottolineato Sebastián Cuattromo in un’intervista a Efe.

    Cuattromo è stato vittima di abusi sessuali all’età di 13 anni da parte di un insegnante e religioso della scuola cattolica di Buenos Aires dove studiava, mentre Silvia Piceda è stata abusata tra i 9 e gli 11 anni da persone vicine a casa sua. Ora sono una coppia sentimentale e condividono la stessa vocazione attivista.

    Entrambi hanno raccontato a Efe di aver affrontato un “sentimento di vulnerabilità” e una lunga “lotta per il risarcimento e la giustizia” per rompere il tabù sociale che ancora circonda la pedofilia: “Tutto ciò che ha fatto è perpetuare il crimine e riempirci di colpa, vergogna e molto dolore ai sopravvissuti”, dice Piceda.

    “Gli abusi che abbiamo subito nella nostra infanzia, i bambini oggi continuano a soffrire e continueranno a soffrire fino a quando non ci sarà una società adulta che attivamente e con tutte le sue risorse ponga fine agli abusi sui minori”, afferma.

    Per evitare che ciò continui ad accadere, ritiene fondamentale che la società adulta “sia formata, sveglia e attenta” ai segnali rilasciati da ragazzi e ragazze che hanno subito abusi, soprattutto quando mostrano un qualche cambiamento di atteggiamento.

    Per questo chiedono la formazione di insegnanti, psicologi, medici e magistrati, nonché di tutte le persone che sono a contatto con i minori, e sottolineano l’importanza di sviluppare protocolli di trattamento per i bambini maltrattati e gli adulti sopravvissuti.

    UN BAMBINO SU CINQUE HA SUBITO VIOLENZA SESSUALE

    Secondo il Consiglio d’Europa, un bambino su cinque è stato vittima di violenza sessuale, con pratiche che includono contatto, stupro, molestie sessuali, esibizionismo, ricatto sessuale e pornografia.

    Inoltre, tra il 70% e l’85% dei casi, i ragazzi e le ragazze maltrattati conoscono i loro aggressori: “È qualcuno che ami e in cui riponi il tuo bisogno di cure e la tua fiducia. e livello emotivo”, ha rimarcato Cuattromo.

    In genere gli abusatori sono persone che si trovano in situazioni di potere, come è avvenuto con preti, insegnanti, medici o genitori, spiega Piceda.

    Per Piceda e Cuattromo, un altro ostacolo che devono affrontare le vittime di abusi sessuali su minori è la presunta mancanza di collaborazione da parte dei giudici, che, secondo quanto affermano, spesso tentano di “provare che la denuncia è falsa” sostenendo che “non c’è è qualche adulto, il più delle volte la madre, che lo ha indotto a parlare”.

    Entrambi gli attivisti spiegano a Efe che meno del 10% degli abusi arriva all’attenzione della Giustizia e che, “all’interno di quell’universo limitato”, solo un abuso finisce con il processo e la condanna del suo autore o autore.

    “Quindi, si sostiene che su 1.000 abusi che si verificano, 999 rimangono impuniti”, afferma Cuattromo.

    INTERNET COME AMPLIFICATORE

    Nel 2021, le società Internet hanno segnalato 85 milioni di immagini e video di abusi sessuali su minori in tutto il mondo, secondo gli ultimi dati della Commissione europea, che avverte che si tratta di un pericolo in aumento.

    Le piattaforme online hanno amplificato le possibilità per i pedofili di contattare e ricattare i bambini, e poi condividere i crimini che commettono nella vita reale attraverso la sfera digitale, quindi Piceda ritiene che Internet sia diventato “una grande piattaforma che moltiplica e facilita i pedofili”. EFE

    https://www.swissinfo.ch/spa/abusos-infancia_v%C3%ADctimas-argentinas-piden-a-la-ue-liderazgo-contra-el-abuso-sexual-infantil/48390216

  • Le vittime argentine di abusi sui minori esortano Papa Francesco ad ascoltare le loro lamentele

    Le vittime argentine di abusi sui minori esortano Papa Francesco ad ascoltare le loro lamentele

    ROMA, 9 marzo (Reuters) – Un gruppo che rappresenta le vittime di abusi sui minori in Argentina chiede a Papa Francesco, un connazionale argentino, di invitarlo in Vaticano per ascoltare le loro lamentele.

    Gli abusi sessuali del clero e gli scandali di insabbiamento hanno scosso per decenni la Chiesa cattolica romana di quasi 1,38 miliardi di membri, minando la sua autorità morale e mettendo a dura prova i membri e le casse.

    “Gli abbiamo inviato una lettera, ci siamo dichiarati aperti al dialogo e agli incontri, ma in 10 anni di pontificato… non ha fatto il gesto pubblico di convocarci”, ha detto giovedì a Reuters Sebastian Cuattromo a Roma.

    La sala stampa vaticana non ha risposto subito a una richiesta di commento.

    Papa Francesco celebra il 10° anniversario della sua elezione il 13 marzo. Come papa, ha promesso un’azione “irreversibile” contro gli abusi del clero. Ha anche riconosciuto gli errori sulla questione, in particolare dopo un viaggio in Cile del 2018 in cui inizialmente si è schierato con un vescovo accusato di crimini sessuali contro minori.

    Cuattromo, abusato da un prete mentre frequentava una scuola cattolica a Buenos Aires, si è recato a Roma con l’altro co-fondatore del suo gruppo, chiamato Adulti per i diritti dei bambini, nella speranza di incontrare il papa.

    Si è detto deluso dall’atteggiamento generale della Chiesa cattolica argentina.

    Cuattromo ha denunciato alla scuola il suo aggressore, insieme a un’altra vittima. Secondo Bishopaccountability.org, un sito web che tiene traccia dei casi di abusi sessuali in chiesa, hanno ricevuto 40.000 dollari ciascuno di risarcimento, in cambio del loro silenzio.

    Ha cambiato idea nel 2002, denunciando il sacerdote alle autorità civili, che lo hanno portato a una condanna ea 12 anni di reclusione.

    In quel momento ha segnalato il caso anche all’arcivescovado di Buenos Aires, allora guidato da Francesco con il precedente titolo di cardinale Jorge Mario Bergoglio. Cuattromo ha detto di essere stato indirizzato al segretario di Bergoglio e poi a un vice vescovo che, secondo lui, gli ha detto che la leadership della Chiesa argentina ha sostenuto la scuola.

    Non c’è stata risposta immediata a una richiesta di commento da parte dei rappresentanti della Chiesa cattolica in Argentina.

    Reportage di Alvise Armellini a Roma; Segnalazione aggiuntiva di Lucila Sigal a Buenos Aires; Montaggio di Frances Kerry

    https://www.reuters.com/world/americas/argentine-child-abuse-victims-urge-pope-francis-hear-their-grievances-2023-03-09/

  • Gli abusi in Argentina che Bergoglio ha ignorato

    Gli abusi in Argentina che Bergoglio ha ignorato

    A pochi giorni dalle celebrazioni per i dieci anni di pontificato, l’8 marzo papa Francesco si è trovato all’ingresso del Vaticano un suo compatriota, ospite inatteso e per la verità ben poco incline a festeggiare. A chiedere di lui alla Porta Angelica era Sebastián Cuattromo, 46 anni, vittima di un prete pedofilo, accompagnato dalla moglie Silvia Piceda, anche lei sopravvissuta a un abuso sessuale quando era bambina. I due si sono incontrati a causa del passato comune e si sono innamorati: insieme a una nuova famiglia, nel 2012 hanno costituito “Adultxs por los derechos de l’infancia”, un’associazione di sopravvissuti agli abusi infantili che si batte per i diritti dei bambini. Una storia, la loro, che testimonia la capacità di trasformare la sofferenza in lotta civile: il papa, però, non si è fatto impressionare e non li ha ricevuti.

    La coppia sta affrontando in queste settimane un viaggio attraverso l’Europa per rendere visibile quello che definiscono «il reato più impunito della terra», le violenze sui minori: la tappa romana, organizzata grazie all’aiuto della Rete L’Abuso, assume un forte potere simbolico, soprattutto a ridosso del 13 marzo, anniversario dell’elezione del papa. Dieci anni sono una buona occasione per un bilancio e, sul fronte della lotta alla violenza clericale, quello di Francesco è fatto più di ombre che di luci. Durante la conferenza stampa, che si è tenuta il 9 marzo alla sala stampa estera, la coppia argentina ha ribadito l’importanza della denuncia pubblica degli abusi sessuali sui bambini, a fronte di un alto livello di impunità dei colpevoli e del silenzio delle istituzioni.

    L’omertà della Chiesa Cuattromo la conosce bene. È stato abusato ripetutamente nel 1989 e ’90, quando aveva 13 anni e frequentava il Collegio della congregazione dei Fratelli marianisti a Buenos Aires, da padre Fernando Picciochi, sacerdote e insegnante della scuola. Grazie alla denuncia di Cuattromo e dopo una lunga battaglia giudiziaria, il suo abusatore è stato infine condannato a dodici anni di reclusione nel 2012 per violenza reiterata su minori, una sentenza poi ratificata nel 2016 dalla Corte suprema argentina.

    «Picciochi è stato latitante per dieci anni anche grazie a complicità istituzionali – precisa Cuattromo a Domani – viveva sotto falsa identità negli Stati Uniti e per poterlo processare è stato necessario chiedere l’estradizione. L’ordine di cattura internazionale che pendeva su di lui per molto tempo non è stato effettivo a causa di un errore del potere giudiziario e del potere esecutivo in Argentina, errori sospetti che hanno permesso a quest’uomo di rimanere al riparo della giustizia per anni».

    Nessuna condanna è arrivata invece dalla Chiesa. Quando Cuattromo nel 2000 denuncia il suo abusatore, il Collegio marianista non solo non vuole riconoscere le proprie responsabilità in quanto istituzione in cui si sono svolti gli abusi, ma propone alle vittime di Picciochi un accordo economico sottobanco purché non raccontino quel che è successo. «I marianisti pretendevano il nostro silenzio in cambio di denaro», dice Sebastián Cuattromo, che rifiuta e riesce alla fine ad ottenere un risarcimento in sede civile.

    In quegli anni il cardinale Jorge Bergoglio è arcivescovo di Buenos Aires ma il clima che si respira nella gerarchia cattolica argentina è di freddezza verso le vittime e solidarietà con gli aggressori, se non di vero e proprio insabbiamento. «A metà del 2002, quando il Collegio marianista voleva silenziare le vittime e il mio abusatore era latitante, mi sono rivolto all’arcidiocesi di Buenos Aires, chiedendo di parlare con il cardinale Bergoglio», racconta Cuattromo. «Sono stato ricevuto da un segretario, padre Martín García Aguirre, e gli ho chiesto esplicitamente se l’arcidiocesi condannasse il tentativo dei Fratelli marianisti di mettere a tacere le vittime. Il segretario mi ascoltò, disse che avrebbe riferito al cardinale e poi mi fece sapere che Bergoglio mi invitava a rivolgermi al vescovo Mario Poli, responsabile del vicariato del Barrio de Flores, che aveva la giurisdizione territoriale sul Collegio».

    Monsignor Poli, attuale arcivescovo di Buenos Aires, dopo una serie di colloqui con Cuattromo, gli comunica infine la risposta delle autorità ecclesiastiche: «mi disse chiaramente che la gerarchia cattolica di Buenos Aires capeggiata da Bergoglio avallava la presa di posizione della scuola – dice Cuattromo – e lo fece in un modo molto arrogante, con la consapevolezza di trovarsi in una posizione di potere rispetto a me, e con una profonda sottovalutazione della gravità del crimine e della sofferenza delle vittime».

    In dieci anni di papato, non sono arrivati gesti di riparazione da parte di Francesco o della conferenza episcopale argentina, che non ha mai convocato pubblicamente le vittime né ha mai istituito una commissione di indagine indipendente. Nonostante la proclamata “tolleranza zero” sugli abusi nella Chiesa, il papa non ha mai fatto nulla di concreto: «Tantissime volte, in questi anni, le vittime in Argentina gli hanno chiesto di partecipare a confronti pubblici – dice Cuattromo – ma Francesco non ha mai risposto, né agli inviti della nostra associazione né alla lettera personale che gli ho scritto nel 2015. Che cosa si può pensare di un papa che ignora le vittime del suo stesso paese?».

    Un anno fa, l’ultima richiesta di incontro, fatta pervenire da Cuattromo a Bergoglio tramite la Nunziatura apostolica: nessuna risposta ufficiale ma solo un suggerimento informale, arrivato da una terza persona, che lo invitava a recarsi in Vaticano durante un’udienza generale «per fare il baciamano al papa». Non esattamente il tipo di proposta che le vittime si aspettavano, e che suona quasi come una beffa. Cuattromo ci ha comunque riprovato presentandosi di persona ma il papa, ancora una volta, non gli ha aperto la porta.

    https://www.editorialedomani.it/fatti/chiesa-papa-francesco-abusi-argentina-jpq0n096

  • 10 anni di papa Francesco: alla vigilia dell’anniversario una visita inaspettata mette a disagio Bergoglio

    10 anni di papa Francesco: alla vigilia dell’anniversario una visita inaspettata mette a disagio Bergoglio

    Un argentino, abusato sessualmente da un religioso a Buenos Aires, ha denunciato in una conferenza stampa dell’associazione “Adulti per i diritti dei bambini” presso la sede dei corrispondenti esteri in Italia, che prima e dopo essere stato eletto Papa, Jorge Bergoglio” ha ignorato le mie richieste di ricevermi” nonostante l’aggressore sia stato condannato a 12 anni di carcere.

    Sebastián Cuattromo (47) ha spiegato di aver subito abusi sessuali quando aveva 13 anni, nel 1989 ed era uno studente della Scuola Marianista nel quartiere di Caballito, nella capitale argentina. Lo stupratore era un religioso, fratel Fernando Enrique Picciochi, che era un insegnante della scuola e abusava anche di altri bambini e adolescenti.

    Solo un decennio più tardi, dopo aver completato gli studi secondari al Collegio Marianista all’età di 18 anni, “abbiamo osato rompere il silenzio” e abbiamo denunciato Picciochi alla giustizia.

    Il sacerdote era fuggito negli Stati Uniti, dove viveva sotto falso nome ed era stato estradato in Argentina. Nel 2012 il religioso è stato condannato a dodici anni di carcere e incarcerato.
    La sentenza è stata appellata, ma è stata confermata dalla Suprema Corte di Giustizia, che l’ha definitivamente ratificata per il reato di corruzione qualificata e reiterata di minori.

    Fare silenzio

    Il Collegio Marianista avrebbe dovuto assumersi la propria responsabilità civile per quanto accaduto, ha detto Cuattromo giovedì, ma ha chiesto ai querelanti di impegnarsi a mantenere il silenzio sul caso, secondo l’usanza ecclesiastica di “evitare lo scandalo”.
    Cuattromo ha detto di essere comparso davanti alle autorità ecclesiastiche. L’allora cardinale Jorge Bergoglio era arcivescovo di Buenos Aires. “Sono stato ricevuto dal suo segretario, monsignor Martín García Aguirre, il quale mi ha detto che non sarei stato ricevuto dal cardinale ma dall’allora vicario di Flores, monsignor Mario Aurelio Poli, oggi cardinale arcivescovo di Buenos Aires.

    Con Poli “mi sono incontrato due volte e mi ha detto che le autorità ecclesiastiche guidate dal cardinale Bergoglio condividevano la posizione del Collegio Marianista, cioè ammettere le responsabilità civili se i querelanti abusati si impegnavano al silenzio”.
    “Non ci ha mai risposto”

    Sebastián Cuattromo ha affermato che “durante i dieci anni di pontificato di papa Bergoglio, non ha mai risposto alle nostre insistenti richieste di riceverci”.
    È la prima volta che Cuattromo si reca in Vaticano, proprio quando lunedì prossimo Papa Francesco sta per celebrare il suo decimo anniversario.

    Mercoledì Cuattromo e la responsabile dell’Associazione degli adulti per i diritti dei bambini, l’epatologa Silvina Piceda, hanno cercato di consegnare una richiesta di udienza al Papa in Vaticano, ma non sono stati autorizzati ad entrare.
    “Dopo dieci anni di pontificato, siamo ancora lontani anni luce dal poter pensare che la gerarchia cattolica cercherà vie concrete per riparare e rendere giustizia alle vittime di abusi”.
    “Dopo dieci anni di pontificato, siamo ancora lontani anni luce dal poter pensare che la gerarchia cattolica cercherà vie concrete per riparare e rendere giustizia alle vittime di abusi”.
    Cuattromo ha detto che questo venerdì alla Casa Argentina a Roma in via Veneto, i responsabili di Adulti per i diritti dei bambini in Argentina presenteranno il libro “Siamo sopravvissuti”, già pubblicato nel nostro Paese, da otto scrittori argentini.

    Piceda e Cuattromo hanno avviato un tour a Roma alla ricerca di associazioni di minori vittime di stupro in Spagna, Portogallo, Francia, Germania e Belgio.
    A Bruxelles incontreranno i funzionari dell’Unione Europea di 27 Paesi.

    Fonte CLARIN