Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Vaticano, Papa Francesco accusato da Julieta Anazco: “Io abusata da un prete, Bergoglio lo ha coperto”

    Vaticano, Papa Francesco accusato da Julieta Anazco: “Io abusata da un prete, Bergoglio lo ha coperto”

    Altro prete allo scoperto. Ricardo Giménez è stato denunciato per aver abusato di minori. A raccontarlo è la 46enne Julieta Añazco che ricorda quei terribili momenti a Il Fatto Quotidiano. Era il 2011, quando alla donna, passeggiando per le vie vicine alla chiesa di Giménez, a La Plata in Argentina, è riaffiorato alla memoria l’abuso che ha subito anni prima. “Non avevo associato quel prete alla mia violenza, perché era come come se l’avessi messo in fondo a un cassetto della memoria. Dopo due anni da quella passeggiata, nacque mio nipote. Cominciai a sentire una paura folle, inspiegabile. E ho iniziato a ricordare“.

    Così Julieta si è dedicata alla ricerca su internet, scoprendo altre vittime e ricordando quel fatidico campeggio: “Lui ci chiedeva di non raccontare quello che succedeva durante la confessione, altrimenti saremmo andate all’Inferno. Così non lo raccontai a nessuno e così fecero anche le mie amichette dell’epoca”. Per cinque anni la donna non ha ricordato nulla, solo in maggiore età ha iniziato a parlare. “Ho contattato avvocati per capire se potessi fare una denuncia. Dicevano che il reato, dopo 30 anni, era prescritto. Poi è iniziato questo lungo cammino di denunce e lotta. Grazie ai social ho potuto contare su una catena umana di investigatori. Ho scoperto così il suo nome – spiega la Añazco – Con un gruppo di donne di La Plata e un collettivo di vittime di abusi di Neuquén, abbiamo organizzato una protesta pubblica di fronte alla chiesa in cui Giménez faceva messa, e un’altra di fronte alla sua abitazione. Un giorno sono andata a messa, e ho riconosciuto la sua voce: era lui”.

    Solo oltre 50 le vittime del prete, che però è ora ricoverato in una casa per anziani che dipende della Chiesa. Dopo le denunce il Vaticano l’ha dichiarato colpevole e la pena, alquanto irrisoria, è stata di dieci anni di orazione e penitenza. Porta ancora l’abito talare, affianca il sacerdote e lavora ancora con minori. Da Bergoglio Julieta attende ancora una risposta, nonostante la donna si sia fatta carico, nel 2013, di inviare alla Segreteria del Vaticano una lettera. Non solo, perché tra le donne abusate, in molte avevano contattato papa Francesco quando ancora era arcivescovo a Buenos Aires. Anche in quell’occasione avevano ricevuto solo un no, nonostante all’epoca Bergoglio sapesse benissimo degli abusi di alcuni preti in Argentina, come quelli dello stesso padre Giménez. Il Papa non voleva nemmeno che le le vittime di padre Julio Grassi e quelle del sacerdote Rubén Pardo (altri due abusatori) partecipassero alla delegazione di Roma.

  • Vaticano, l’ex nunzio Viganò attacca il Papa: “Francesco, perché non parli?”

    Vaticano, l’ex nunzio Viganò attacca il Papa: “Francesco, perché non parli?”

    L’accusatore del Pontefice nella vicenda della doppia vita del cardinale McCarrick chiama in causa il pontefice: “Chi tace acconsente”

    di PAOLO RODARI
    CITTÀ DEL VATICANO–  “Papa Francesco, perché non rispondi? Chi tace acconsente”. A un mese dalla pubblicazione del suo memoriale, monsignor Carlo Maria Viganò torna a parlare. Lo fa attraverso un testo pubblicato ancora una volta dal sito conservatore statunitense lifesitenews.com e, in Italia, dal sito web del vaticanista della Rai Aldo Maria Valli.

    Nel nuovo documento fatto pervenire “dalla località segreta nella quale vive”, l’ex nunzio negli Stati Uniti che ha accusato Francesco e i vertici della curia romana di non essere intervenuti sulla doppia vita del cardinale Theodore McCarrick, va giù duro ancora contro il Papa. Dice: “Né il papa, né alcuno dei cardinali a Roma hanno negato i fatti che io ho affermato nella mia testimonianza. Il detto ‘Qui tacet consentit’ si applica sicuramente in questo caso, perché se volessero negare la mia testimonianza, non hanno che farlo, e fornire i documenti in supporto della loro negazione. Come è possibile non concludere che la ragione per cui non forniscono i documenti è perché essi sanno che i documenti confermerebbero la mia testimonianza?”.

    Mentre una risposta da parte del Vaticano sembra essere vicina, è la voce dell’ex diplomatico vaticano a tornare a farsi sentire. Viganò dice che “come ogni battezzato, come sacerdote e vescovo della santa Chiesa, sposa di Cristo, sono chiamato a rendere testimonianza alla verità”. E che “per il dono dello Spirito che mi sostiene con gioia nella strada che sono chiamato a percorrere, intendo farlo fino alla fine dei miei giorni”. E ancora: “Il nostro unico Signore ha rivolto anche a me l’invito: ‘Seguimi!’, ed intendo seguirlo con l’aiuto della sua grazia fino alla fine dei miei giorni”.

    Dopo aver citato il Samo 103 che recita la volontà di cantare “al Signore” finché si ha vita, Viganò spiega che “la decisione di rivelare quei fatti – relativi alla doppia vita di McCarrick e all’azione del papa e della curia in merito, ndr –è stata per me la più sofferta e grave che abbia mai preso in tutta la mia vita. La presi dopo lunga riflessione e preghiera, durante mesi di profonda sofferenza e angoscia, in un crescendo di continue notizie di terribili eventi, con migliaia di vittime innocenti distrutte, di vocazioni e di giovani vite sacerdotali e religiose sconvolte. Il silenzio dei pastori che avrebbero potuto porvi rimedio, e prevenire nuove vittime, diventava sempre più insostenibile, un crimine devastante per la Chiesa. Ben consapevole delle enormi conseguenze che la mia testimonianza avrebbe potuto avere, perché quello che stavo per rivelare coinvolgeva lo stesso successore di Pietro, ciò nonostante scelsi di parlare per proteggere la Chiesa e dichiaro con chiara coscienza davanti a Dio che la mia testimonianza è vera. Cristo è morto per la Chiesa, e Pietro, Servus servorum Dei, è il primo chiamato a servire la sposa di Cristo”.

    “Certo, alcuni dei fatti che stavo per rivelare erano coperti dal secreto pontificio che avevo promesso di osservare e che ho fedelmente osservato fin dall’inizio del mio servizio alla Santa Sede. Ma la finalità del secreto, anche di quello pontificio, è di proteggere la Chiesa dai suoi nemici, non di coprire e diventare complici di crimini commessi da alcuni suoi membri. Io ero stato testimone, non per mia scelta, di fatti sconvolgenti, e come sta scritto nel Catechismo della Chiesa Cattolica (par. 2491), il sigillo del segreto non è vincolante quando la custodia del segreto dovesse causare danni molto gravi ed evitabili soltanto mediante la divulgazione della verità. Solo il sigillo del segreto sacramentale avrebbe potuto giustificare il mio silenzio”.

    Viganò dice che il centro della sua testimonianza “è che almeno dal 23 giugno 2013 il papa ha saputo da me quanto perverso e diabolico fosse McCarrick nei suoi intenti e nel suo agire, e invece di prendere nei suoi confronti quei provvedimenti che ogni buon pastore avrebbe preso, il papa fece di McCarrick uno dei suoi principali agenti di governo della Chiesa, per gli Stati Uniti, la Curia e perfino per la Cina, come con grande sconcerto e preoccupazione per quella Chiesa martire stiamo vedendo in questi giorni”.

    “Ora, la risposta del papa alla mia testimonianza è stata: ‘Io non dirò una parola!’ Salvo poi, contraddicendo se stesso, paragonare il suo silenzio a quello di Gesù a Nazareth davanti a Pilato e paragonare me al grande accusatore, Satana, che semina scandalo e divisione nella Chiesa, ma senza mai pronunciare il mio nome. Se avesse detto: ‘Viganò ha mentito’ avrebbe contestato la mia credibilità e cercato di accreditare la sua. Così facendo però avrebbe accresciuto la richiesta da parte del popolo di Dio e del mondo dei documenti necessari per determinare chi dei due avesse detto la verità. Egli ha invece posto in essere una sottile calunnia contro di me, calunnia da lui stesso tanto spesso condannata persino con la gravità di un assassinio. Per di più, lo ha fatto ripetutamente, nel contesto della celebrazione del sacramento più sacro, l’Eucaristia, in cui non si corre il rischio di essere contestati come davanti ai giornalisti. Quando ha parlato ai giornalisti, ha chiesto loro di esercitare la loro professione con maturità e di tirare le loro conclusioni. Ma come possono i giornalisti scoprire e conoscere la verità se quelli che sono direttamente implicati si rifiutano di rispondere ad ogni domanda o di rilasciare qualsiasi documento? La non volontà del papa di rispondere alle mie accuse e la sua sordità agli appelli dei fedeli ad essere responsabile non è assolutamente compatibile con la sua richiesta di trasparenza e di essere costruttori di ponti e non di muri”.

    Continua l’ex nunzio: “Ma c’è di più: l’aver coperto McCarrick non sembra essere stato certamente un errore isolato da parte del papa. Molti altri casi sono stati recentemente documentati dalla stampa, mostrando che papa Francesco ha difeso preti omosessuali che hanno commesso gravi abusi sessuali contro minori o adulti. Incluso il suo ruolo nel caso del padre Julio Grassi a Buenos Aires, l’aver reinstallato padre Mauro Inzoli dopo che papa Benedetto lo aveva rimosso dal ministero sacerdotale (fino al momento in cui è stato messo in carcere, e allora a questo punto papa Francesco lo ha ridotto allo stato laicale), e per aver fermato le indagini per accuse di abusi sessuali contro il cardinale Cormac Murphy O’Connor. Nel frattempo, una delegazione della USCCB (la Conferenza episcopale degli Stati Uniti, ndr), guidata dal suo presidente, il cardinale DiNardo, è andata a Roma per chiedere un’indagine del Vaticano su McCarrick. Il cardinale DiNardo e gli altri prelati devono dire alla Chiesa in America e nel mondo: il papa si è rifiutato di svolgere un’indagine in Vaticano sui crimini di McCarrick e dei responsabili di averli coperti? I fedeli hanno diritto di saperlo”.

    “Vorrei fare un appello speciale al cardinale Marc Ouellet, perché con lui come nunzio ho sempre lavorato in grande sintonia e ho sempre avuto grande stima e affetto nei suoi confronti. Ricorderà quando, ormai terminata la mia missione a Washington, mi ricevette la sera nel suo appartamento a Roma per una lunga conversazione. All’inizio del pontificato di papa Francesco aveva mantenuto la sua dignità, come aveva dimostrato con coraggio quando era arcivescovo di Québec. Poi, invece, quando il suo lavoro come prefetto della Congregazione per i vescovi è stato virtualmente compromesso perché la presentazione per le nomine vescovili da due “amici” omosessuali del suo dicastero passava direttamente al papa, bypassando il cardinale, ha ceduto. Un suo lungo articolo su L’Osservatore Romano, in cui si è schierato a favore degli aspetti più controversi dell’Amoris Laetitia, ha rappresentato la sua resa. Eminenza, prima che io partissi per Washington, lei mi parlò delle sanzioni di papa Benedetto nei confronti di McCarrick. Lei ha a sua completa disposizione i documenti più importanti che incriminano McCarrick e molti in curia che li hanno coperti. Eminenza, le chiedo caldamente di voler rendere testimonianza alla verità!”.

    “In fine, desidero incoraggiarvi, cari fedeli, fratelli e sorelle in Cristo: non scoraggiatevi mai! Fate vostro l’atto di fede e di completa fiducia in Cristo Gesù, nostro Salvatore, di San Paolo nella sua seconda Lettera a Timoteo, Scio Cui credidi, che ho scelto come mio motto episcopale. Questo è un tempo di penitenza, di conversione, di grazia, per preparare la Chiesa, sposa dell’Agnello, ad essere pronta e vincere con Maria la battaglia contro il drago infernale. Come ricordo per la mia ordinazione episcopale, conferitami da san Giovanni Paolo II il 26 aprile 1992, avevo scelto un’immaginetta presa da un mosaico della basilica di San Marco, a Venezia. Essa riproduce il miracolo della tempesta sedata. Mi aveva colpito il fatto che nella barca di Pietro, sballottata dalle acque, la figura di Gesù è riprodotta due volte. A prua Gesù dorme profondamente, mentre Pietro dietro di lui cerca di svegliarlo: ‘Maestro, non t’importa che moriamo?’. Mentre gli apostoli, atterriti, guardano ciascuno in una direzione diversa e non si avvedono che Gesù è ritto in piedi dietro di loro, benedicente, ben al comando della barca. ‘Destatosi, sgridò il vento e disse al mare: taci, calmati… Poi disse loro: perché siete così paurosi? Non avete ancora fede?’. La scena è quanto mai attuale per ritrarre la tremenda bufera che sta attraversando in questo momento la Chiesa, ma con una differenza sostanziale: il successore di Pietro non solo non vede il Signore a poppa che ha sicuramente il pieno controllo della barca, ma nemmeno intende svegliare il Gesù dormiente a prua. Cristo è forse diventato invisibile al suo vicario? È tentato forse di improvvisarsi come sostituto del nostro unico Maestro e Signore? Il Signore è ben saldo al comando della barca! Cristo, Verità, possa essere sempre luce nel nostro cammino.!”.

    https://www.repubblica.it/vaticano/2018/09/28/news/vaticano_l_ex_nunzio_vigano_attacca_il_papa_francesco_perche_non_parli_-207562887/amp/
  • “DER SPIEGEL” E LE COPERTURE DEGLI ABUSI IN ARGENTINA AL TEMPO DI BERGOGLIO. UN’INCHIESTA DI 19 PAGINE.

    “DER SPIEGEL” E LE COPERTURE DEGLI ABUSI IN ARGENTINA AL TEMPO DI BERGOGLIO. UN’INCHIESTA DI 19 PAGINE.

    “Der Spiegel” pubblica oggi diciannove pagine di un’inchiesta dedicata al Pontefice regnante, intitolata “Non dire falsa testimonianza. Il Papa e la Chiesa nella sua crisi più grande”. Nell’articolo, di cui traduciamo qualche paragrafo dalla versione inglese pubblicata da Maike Hickson su LifeSite News si punta l’attenzione sulle mancanze di papa Bergoglio, soprattutto in tema di abusi sessuali.

    Una larga parte dell’articolo è centrato su interviste a vittime di abusi clericali a Buenos Aires, la diocesi di cui Bergoglio era arcivescovo fino all’elezione nel marzo 2013. Scrive Maike Hickson che “Der Spiegel è sorprendentemente critico di papa Francesco per quanto riguarda il suo governo in generale, compresa la sua attitudine ambigua in molti campi – fra cui la comunione ai protestanti e la comunione per i divorziati risposati, e ricorda le parole attribuite al Pontefice, il suo timore “di passare alla storia come qualcuno che ha spaccato la Chiesa”. “Der Spiegel” ricorda inoltre il caso di padre Inzoli, il sacerdote abusatore condannato dalla giustizia italiana, e “graziato” per un certo periodo dal papa contro il parere del card. Müller, il party omosessuale con droga del segretario del fedele card. Coccopalmerio, lo scandalo della copertura a McCarrick e la posizione anomala di uomini di fiducia del Pontefice come i cardinali Maradiaga e Errazuriz. Questa disamina così impietosa e fattuale del giornale tedesco è interessante perché rappresenta una crepa nell’omertà giornalistica che i Main Stream Media hanno riversato sul Pontefice fino ad oggi.

    I giornalisti di “Der Spiegel” hanno viaggiato in Argentina, a Monaco e altrove per raccogliere notizie. Hanno parlato con una donna di La Plata, Julieta Anazco vittima di abusi da parte di un prete, che come ha scoperto in seguito, era stato trasferito per le accuse di abuso sui minori. Julieta ha sofferto molto per questo episodio, è andata in terapia ed è membro adesso di una “Rete di sopravvissuti agli abusi ecclesiastici”.

    Scrive il giornale: “Nel 2013, poco dopo che Bergoglio è stato eletto papa, Julieta Anazco e altre tredici vittime di padre Gimenez scrissero una lettera in cui descrivevano che cosa era accaduto loro, e perché ancora vivessero sotto depressione; e ci fossero stati tentativi di suicidio; o perché alcuni di loro si fossero dati a consumare droga, mentre il prete accusato continuava a celebrare messa ed era a contato con bambini”.

     La lettera è stata inviata con raccomandata e ricevuta di ritorno nel dicembre del 2013, e tre settimane più tardi giunse la conferma della ricezione. Poi, più nulla. Non una parola. Il prete accusato però fu trasferito in una casa di riposo per persone anziane, dove “ancora si mostra ai giornalisti vestito in talare. Continua a celebrare messa ed è rispettato” scrive il giornale.

    “Der Spiegel” spiega che “durante il periodo in cui Bergoglio era cardinale, molte vittime d abusi a Buenos Aires si sono rivolte a lui per aiuto; a nessuno è stato permesso vederlo”. Attualmente sono in corso sessantadue processi contro preti argentini per abusi. “Il numero delle loro vittime potrebbe raggiungere le migliaia”. Spiega Julieta: “Per noi è difficile, perché nessuno ci crede. Vogliamo raggiungere il Papa, ma lui non è interessato a noi”.

    Interessante una riflessione, contenuta nell’articolo, di Juan Pablo Gallego, un eminente avvocato difensore delle vittime, secondo cui “Francesco è ora in esilio a Roma, avendo trovato rifugio (con immunità), per così dire laggiù. In Argentina dovrebbe confutare il sospetto di aver protetto per anni violentatori e abusatori di minori”.

    Gallego ha parlato con “Der Spiegel” del caso di padre Grassi, per cui vi rimandiamo a questo link. Secondo Gallego, Jorge Mario Bergoglio è stato per anni confessore di padre Grassi, e ha ordinato una contro-inchiesta per difendere il prete che sta scontando quindici anni per abusi, e “per criminalizzare le vittime”. Che è quanto il Pontefice ha fatto nel caso del Cile, definendo “calunniatori” quelli che chiedevano giustizia per gli abusi del vescovo Barros. En passant: questa frase dell’avvocato può contribuire a spiegare il mistero di un Pontefice che dopo cinque anni dall’elezione non sembra avere nessuna intenzione di fare un salto a casa…

    Da Rosso Porpora del collega Giuseppe Rusconi abbiamo una notizia interessante:

    “Da Accattoli è venuta un’indiscrezione di portata rilevante: secondo le sue informazioni la prospettata ‘risposta’ della Santa Sede al memoriale di Carlo Maria Viganò è stata presentata al Papa lunedì 17 settembre dal cardinale Parolin e approvata il giorno successivo. Dovrebbe dunque essere questione di ore o di pochi giorni per la sua pubblicizzazione”. Luigi Accattoli ex vaticanista del Corriere della Sera è uno dei colleghi più entusiasticamente filo-Bergoglio in una platea in cui questo genere di persone non fa difetto. Storicamente molto legato alla Segreteria di Stato e all’ala più progressista e sinistra della Chiesa (il suo grande amico e collega, il compianto Giancarlo Zizola, attribuiva il suo ingresso al Corriere al card. Achille Silvestrini, allora Ministro degli Esteri e in seguito king-maker per Bergoglio) un’indiscrezione del genere ha indubbiamente valore. Sarà curioso vedere se è come sarà corretto o smentito, o spiegato, il resoconto del colloquio fra Viganò e il Papa il 23 giugno 2013, quando Viganò spiegò chiaramente che genere di criminale fosse McCarrick, e come Benedetto XVI lo avesse sanzionato.  (di Marco Tosatti su www.marcotosatti.com)

    “DER SPIEGEL” E LE COPERTURE DEGLI ABUSI IN ARGENTINA AL TEMPO DI BERGOGLIO. UN’INCHIESTA DI 19 PAGINE.

  • Scandalo pedofilia: Papa Francesco ha rimosso altri due vescovi cileni

    Scandalo pedofilia: Papa Francesco ha rimosso altri due vescovi cileni

    Papa Francesco ha accettato la rinuncia di altri due vescovi cileni, coinvolti nel maxi-scandalo legato alla pedofilia. Già sette presuli destituiti. Poi, durante l’omelia tenuta a Santa Marta, Bergoglio è tornato a scagliarsi contro quegli ecclesiastici “carrieristi”

    Giuseppe Aloisi

    Papa Francesco ha accettato le dimissioni di altri due vescovi cileni coinvolti nello maxi scandalo legato alla pedofilia.

    La prassi prevede infatti che siano i presuli a inoltrare al pontefice una richiesta finalizzata alla rinuncia. Poi il vescovo di Roma può accogliere o meno la domanda, ma è chiaro che a orientare determinate decisioni siano soprattutto la volontà e l’indirizzo dato dall’ex arcivescovo di Buenos Aires.

    A dover abbandonare l’incarico vescovile saranno mons. Carlos Eduardo Pellegrin Barrera, vescovo di San Bartolomè de Chillan e mons. Cristian Enrique Contreras Molina, presule della diocesi di San Felipe. Si allunga così l’elenco degli ecclesiastici cileni che hanno salutato la berretta vescovile in seguito alle notizie emerse in questi mesi. I lettori ricorderanno come l’intero episcopato del Paese sudamericano abbia optato per consegnare nelle mani del Santo Padre le dimissioni preventive. Trenta sono i vescovi che potrebbero essere rimossi. Nessun altro episodio di questo tipo ha preceduto, nella storia del cattolicesimo, quello che sta accadendo nelle istituzioni ecclesiastiche cilene. Bergoglio, com’è previsto per episodi di questa tipologia, ha nominato degli amministratori apostolici, che opereranno per un periodo di tempo all’interno nelle diocesi “vacanti”, in attesa che vengano nominati due nuovi titolari o che comunque venga presa una decisione.

    Sono sette, in totale e sino a oggi, gli ecclesiastici cileni che sono stati destituiti dal pontefice. L’ex vescovo di San Felipe è accusato di aver compiuto abusi ai danni di minori. Ma Molina ha comunque ribadito, per mezzo di una nota stampa, di essere tranquillo “di fronte alla certezza di non essere coinvolto nei fatti menzionati”. Anche Barrera è menzionato all’interno di almeno un’inchiesta relativa alle violenze commesse dai consacrati in Cile.

    Intanto, durante la giornata di oggi, Papa Francesco ha tuonato ancora contro quei membri della Chiesa cattolica che hanno fatto del “carrierismo” il loro mantra esistenziale: “Quando l’Apostolo dimentica le sue origini e incomincia a fare carriera, si allontana dal Signore e diventa un funzionario; che fa tanto bene, forse, ma non è Apostolo. Sarà incapace di trasmettere Gesù; sarà un sistematore di piani pastorali, di tante cose; ma alla fine, un affarista. Un affarista del Regno di Dio, perchè ha dimenticato da dove era stato scelto”, ha detto l’argentino, nel corso dell’omelia mattutina pronunciata a Santa Marta.

    http://www.ilgiornale.it/news/cronache/pedofilia-papa-francesco-ha-rimosso-altri-tre-vescovi-cileni-1578854.html

  • Adesso un vescovo si ribella al Papa e diserta il Sinodo sui giovani

    Adesso un vescovo si ribella al Papa e diserta il Sinodo sui giovani

    Un vescovo olandese ha comunicato a papa Francesco che non parteciperà al Sinodo sui giovani previsto per ottobre. Vorrebbe una risposta del pontefice al cosiddetto “memoriale Viganò”

    Giuseppe Aloisi

    Un vescovo olandese ha scelto di non partecipare al prossimo Sinodo sui giovani, che si terrà in ottobre.

    Monsignor Robertus Mutsaerts ha comunicato la sua decisione al pontefice argentino attraverso una lettera.

    Dalla pubblicazione del “memoriale Viganò” in poi, i cosiddetti “ambienti tradizionalisti” hanno iniziato a interrogarsi sulla bontà di organizzare un Sinodo straordinario sugli abusi, piuttosto che procedere con quello già programmato relativo alle giovani generazioni. A spingere per questa soluzione sono soprattutto alcuni esponenti ecclesiastici americani. Magari gli stessi che per alcuni starebbero “complottando” contro il Santo Padre. Papa Francesco ha convocato in Vaticano i presidenti di tutte le Conferenze episcopali: a febbraio si discuterà di prevenzione degli abusi ai danni di minori e di adulti vulnerabili. Ma al presule in questione non sembra bastare.

    “La pubblicazione del memoriale dell’arcivescovo Viganò – ha scritto Mutsaerts, così come si legge sul blog di Aldo Maria Valli – ha aperto gli occhi a molti. Sembra che i crimini di Theodore McCarrick e la doppia vita da lui condotta per molti anni siano stati resi possibili grazie alla copertura di numerosi alti prelati negli Stati Uniti d’America e a Roma”. E ancora: “Il fascicolo su McCarrick sembra essere il sintomo di una crisi molto più grande nella Chiesa”. Il caso del cardinale americano che avrebbe abusato di almeno un seminarista costituirebbe quindi una sorta di spartiacque per la storia della Chiesa cattolica. Vale la pena ricordare che è stato porprio l’ex arcivescovo di Buenos Aires a privare della berretta cardinaliza il prelato di Washington. Poi i motivi della mancata partecipazione del vescovo: “In queste circostanze, trovo estremamente difficile essere presente al sinodo dei giovani in ottobre. Come affrontare questioni riguardanti i giovani, quando nella nostra Chiesa non è nemmeno salvaguardata la sicurezza di base della gioventù?”. Prima di incontrare le giovani generazioni, sembra dire questo presule olandese, bisogna risolvere la questione legata agli abusi.

    La missiva prosegue con la medesima proposta inoltrata, poco dopo l’emersione delle accuse mosse da Carlo Maria Viganò, da Charles Chaput, che oggi è l’arcivescovo metropolita di Philadelphia, dopo aver ricoperto lo stesso incarico a Denver: “Ecco perché – ha continuato Mutsaerts – , santità, considerando le circostanze, propongo di spostare il sinodo sulla gioventù in un altro momento. Invece, propongo di convocare con un breve preavviso un sinodo straordinario che discuta e approfondisca seriamente i problemi degli abusi sessuali e delle doppie vite dei chierici, per arrivare a un’indagine credibile e indipendente sul passato e decidere quali misure possono essere prese. Finché tutto questo non si realizzerà – ha proseguito – , è a mio avviso inopportuno incontrare te, Santo Padre, con i miei colleghi vescovi, su questioni riguardanti i giovani, come se tra i giovani e noi non fosse successo nulla e tutto potesse procedere come al solito”. Mutsaerts, per il tramite di una intervista, ha anche chiesto al pontefice di rispondere a Viganò sulla veridicità delle sue affermazioni. La Santa Sede, qualche giorno fa, ha fatto sapere che stanno per arrivare dei “chiarimenti”.

    http://www.ilgiornale.it/news/cronache/adesso-vescovo-si-ribella-papa-e-diserta-sinodo-sui-giovani-1578811.html

     

     

     

  • Quella contro-inchiesta sul prete pedofilo in Argentina

    Quella contro-inchiesta sul prete pedofilo in Argentina

    Papa Francesco, ai tempi dell’Argentina, ha provato a orientare la giustizia in relazione al caso di un prete pedofilo? Per qualcuno sembrerebbe di sì, ma siamo nel campo delle accuse prive di prove

    Giuseppe Aloisi

    Papa Bergoglio ha mentito in relazione a una contro-inchiesta della Chiesa argentina su un prete condannato per pedofilia? A chiederselo, di questi tempi, sono soprattutto alcuni vaticanisti critici nei confronti dell’operato del pontefice argentino.

    Su quei blog, peraltro, che il vescovo di Roma ha già confessato di non leggere. Fatto sta che un video pubblicato e diffuso all’estero ha rilanciato una vicenda, del tutto presunta, di cui si era già parlato tempo fa e che ha ricominciato a circolare.

    La storia sullo sfondo è la seguente: un sacerdote appartenente alla diocesi di Buenos Aires, don Julio Cesar Grassi, potrebbe essere stato oggetto di una contro-inchiesta promossa dall’allora Conferenza episcopale argentina e magari voluta proprio dall’arcivescovo della capitale: l’ecclesiastico che sarebbe divenuto poi il Santo Padre. Bergoglio, all’interno di un libro, ha asserito che nella sua diocesi non ci sono mai stati episodi di questa tipo, ma il “caso Grassi” potrebbe smentire l’asserzione del gesuita.

    Grassi, come si legge qui, è stato condannato dalla giustizia civile a quindici anni di carcere per abusi sessuali ai danni di minori. Una storia correlata anche dal fatto che il prete in questione gestisse un orfanotroio. Siamo alla fine della prima decade degli anni 2000. L’episcopato argentino, però, avrebbe provato a orientare la giustizia attraverso una sorta di dossier. Marco Tosatti, sul suo blog, ha scritto che “non si trattava di un libretto: duemilaottocento pagine divise in due tomi. Dice il documentario: ‘Un testo legale interno della Chiesa argentina’, che accusava i ragazzi di ‘falsità, menzogne, inganno e invenzione’”.

    Questo documento sarebbe stato inoltrato ai giudici che dovevano decidere sulla sentenza di primo grado. Della vicenda di Grassi e del presunto tentativo di provare a orientare la giustizia si può leggere anche su Dagospia, che ha riportato un pezzo del giornalista citato. Ecco, quindi, la parte della storia che riguarderebbe in modo diretto Papa Francesco.

    Il documentario, nel suo insieme, si chiama “Abusi sessuali nella Chiesa: il Codice del Silenzio” ed è di produzione francese. Tra le immagini ci sono anche quelle in cui una giornalista riesce a parlare con Bergoglio, in piazza San Pietro, chiedendogli del ‘caso Grassi’: “Santità, durante il caso Grassi lei ha cercato di influenzare la giustizia argentina?”. A questo punto il papa si blocca e si fa ripetere quanto chiesto. Poi risponde di “no”. La domanda viene riproposta: “Allora perché ha commissionato una contro-inchiesta?”, ma Bergoglio replica ancora sostenendo di non averlo mai fatto.

    Un testimone avrebbe detto: “Non dimenticherò mai quello che padre Grassi continuava a ripetere durante il processo: ‘Bergoglio non ha mai lasciato la mia mano’”. Sarebbe davvero molto scottante se il quadro ipotizzato venisse confermato, ma per ora non sembrerebbero essere emerse prove.

    http://www.ilgiornale.it/news/cronache/se-papa-ha-mentito-sul-prete-pedofilo-ecco-video-choc-1577582.html?mobile_detect=false
  • Il ruolo del Papa nello studio del caso di abuso sessuale argentino sotto i riflettori

    Il ruolo del Papa nello studio del caso di abuso sessuale argentino sotto i riflettori

    BUENOS AIRES, Argentina (AP) – Il ruolo di Papa Francesco nel caso più famoso dell’Argentina relativo agli abusi sessuali, è sottoposto a un nuovo esame mentre affronta la più grande crisi del suo papato sulla tormentata eredità  della copertura della Chiesa cattolica di accuse, e accuse a lui stesso di essersi schierato con l’imputato.

    Francesco, che all’epoca era ancora il cardinale Jorge Mario Bergoglio, nel 2010 commissionò uno studio forense di quattro volumi, più di 2.000 pagine, su un caso giudiziario contro un prete condannato,  lo studio concluse che il prete era innocente, che le sue vittime mentivano e che il caso mai avrebbe dovuto andare in giudizio.

    La chiesa argentina afferma che lo studio ottenuto dalla Associated Press – volumi rilegati completi di riproduzioni di dipinti di Johannes Vermeer sulle copertine – era solo per uso interno alla chiesa. Ma i volumi presumibilmente finirono sulle scrivanie di alcuni giudici di corte argentini che stavano governando sugli appelli del reverendo Julio Grassi.

    Nonostante lo studio, la Corte suprema argentina nel marzo 2017 ha confermato la condanna e la condanna a 15 anni di prigione contro Grassi, un sacerdote considerato una celebrità che gestiva case per bambini di strada in tutta l’Argentina.

    Lo studio, e il ruolo di Francesco nel caso Grassi, hanno assunto una nuova rilevanza dopo le accuse di un ex nunzio apostolico vaticano per le quali Francesco, e una lunga fila di funzionari vaticani prima di lui, coprirono la cattiva condotta sessuale di un eminente cardinale statunitense.

    Né Francesco né il Vaticano hanno risposto alle accuse secondo cui Francesco avrebbe riabilitato l’ex-cardinale Theodore McCarrick dalle sanzioni nel 2013. Il Vaticano non ha risposto a una richiesta di commento sul ruolo di Francesco nel caso Grassi.

    In un’intervista esclusiva con AP, la vittima di Grassi, Gabriel, ha detto che sta ancora aspettando che Francesco riconosca il suo dolore, dato che la Corte Suprema ha ora stabilito che è stato aggredito da Grassi quando aveva 13 anni.

    “Mi piacerebbe che la chiesa dicesse qualcosa, anche se non mi aspetto che succederà”, ha detto Gabriel a AP, seduto accanto al suo psichiatra. “Nessuno mi ha mai contattato,” disse. “Nessuno si è disturbato.”

    Francesco, l’ex arcivescovo di Buenos Aires, non era il vescovo di Grassi e non aveva alcuna responsabilità diretta per lui. Ma nel 2006, è stato citato dalla scomparsa rivista argentina Veintitres dove aveva affermato che le accuse contro Grassi erano “accanimento informativo contro di lui, una condanna da parte dei media”.

    Disse che avrebbe trattenuto il giudizio in attesa dell’esito del processo, ma lo stesso Grassi testimoniò che Bergoglio “non mi lasciò mai la mano” durante il processo legale.

    Sotto la presidenza di Bergoglio, la conferenza episcopale argentina nel 2010 ha arruolato un avvocato penalista argentino, Marcelo Sancinetti, per indagare su una contro-inchiesta nel caso dei pubblici ministeri contro Gabriel e altri due ex-residenti delle case di Happy Children di Grassi i cui casi sono stati considerati nel processo iniziale.

    Nello studio, Sancinetti ha concluso che non solo le accuse contro Grassi non erano sufficientemente provate, “la falsità di ognuna delle accuse è oggettivamente verificabile”.

    Nei quattro tomi, che sono stati prodotti in una clip annuale dal 2010 al 2013, Sancinetti ha accusato Gabriel di aver cambiato la sua storia e di tentare di estorcere Grassi. Ma una corte anni prima aveva già rigettato una causa intentata da Grassi accusando Gabriel di estorsione.

    Sancinetti ha paragonato “gli attuali processi, e le condanne con frasi severe, basate esclusivamente sulla parola di una persona che si definisce vittima di abusi sessuali, ai processi per stregoneria del Medioevo”. E nel volume finale e sul sito web del suo studio legale, Sancinetti ha detto che Francis in particolare aveva commissionato il lavoro. Non ha risposto a più richieste di commenti.

    La Corte suprema argentina non fu d’accordo con l’analisi di Sancinetti e il 21 marzo 2017 confermò la condanna di Grassi per aver abusato sessualmente e corrotto Gabriel.

    Attraverso le lacrime, Gabriel aveva testimoniato che in due diverse occasioni nel 1996 il sacerdote una volta lo aveva accarezzato, e poi aveva fatto sesso orale con lui nel suo ufficio.

    Gabriel, che per un certo periodo è stato inserito nel programma di protezione dei testimoni in Argentina dopo aver subito un attacco, attacchi fisici e minacce, ha detto di essere rimasto scioccato quando Grassi ha testimoniato che Bergoglio “non mi ha mai lasciato andare la mano”.

    “Eravamo tutti come ‘wow!’ Era Bergoglio “, ha detto.

    Gabriel ha detto che lui e il suo avvocato hanno consegnato una lettera indirizzata a Francesco due mesi dopo essere stato eletto primo papa dell’America Latina, portandolo all’ambasciata del Vaticano a Buenos Aires l’8 maggio 2013.

    Nella lettera, Gabriel si è identificato come vittima di “crimini aberranti di abusi sessuali ripetuti e corruzione” da parte di Grassi.

    Si è lamentato che i dettagli del suo abuso erano stati esposti dallo studio, che lo ha “denigrato” personalmente e ha contraddetto la politica dichiarata “tolleranza zero” sia di Papa Benedetto XVI che di Francesco.

    “Ho sofferto e continuo a soffrire”, ha scritto.

    Ha chiesto un’udienza con il papa “e ti prego sinceramente per la compassione e l’aiuto nel recuperare la mia fede”.

    Non ha mai ricevuto una risposta. In realtà, il suo avvocato ha detto che sono stati minacciati dall’ambasciata e non sanno cosa ne è stato della lettera.

    Alla domanda sul perché la conferenza episcopale argentina abbia commissionato lo studio, una portavoce della conferenza ha detto che è stato per aiutare i vescovi a capire meglio il caso.

    “La conferenza episcopale ha ritenuto che potesse fornire ulteriori informazioni in vista della procedura canonica”, ha detto la conferenza in una dichiarazione rilasciata alla AP.

    Un tale studio, tuttavia, sarebbe impensabile per l’uso in un processo canonico. Mentre i processi alle chiese utilizzano le indagini di polizia e prove dai tribunali laici, un contro-studio commissionato da un’intera conferenza episcopale potrebbe incorrere in problemi di giurisdizione a un processo canonico, hanno detto i canonisti.

    Inoltre, l’avvocato di Gabriel, Juan Pablo Gallego, ha detto che i libri sono finiti sulle scrivanie di alcuni giudici argentini che hanno deciso gli appelli di Grassi e hanno rappresentato quello che ha definito un palese, sebbene infruttuoso, tentativo di lobbying.

    La diocesi di Moron, che era responsabile di Grassi, aveva a lungo difeso la sua decisione di mantenerlo nel ministero anche dopo l’inizio del processo dicendo che non voleva pregiudicare il risultato.

    Diciotto mesi dopo che l’alta corte argentina si è pronunciata contro di lui, Grassi rimane un prete mentre serve la sua condanna a 15 anni nel carcere di Unidad 41 de Campana, nella provincia di Buenos Aires.

    La diocesi di Moron ha detto che Grassi è stato rimosso dalle funzioni pastorali quando è iniziato il processo e che ora è stato escluso dall’esercizio di qualsiasi ministero pubblico. La diocesi ha detto all’AP che il caso canonico è ora con la Congregazione per la Dottrina della Fede, l’ufficio del Vaticano che gestisce i casi di abuso sessuale.

    Julieta Anazco, presidente della rete Argentina di sopravvissuti agli abusi del clero, ha detto che il caso Grassi è stato uno spartiacque per l’Argentina dal momento che le vittime si sono scontrate con un sacerdote considerato una celebrità, che aveva il sostegno dell’élite cattolica argentina, e ha subìto l’umiliazione pubblica di essere accusato di cercare solo denaro.

    “Hanno reso più facile la nostra lotta per noi”, ha detto. “Grazie alla loro lotta, molti di noi sono stati incoraggiati a denunciare (i nostri abusatori) pubblicamente”.

    Ha citato il recente caso di vittime sorde dell’ormai noto istituto Antonio Provolo che si è fatto avanti per denunciare abusi da parte dello stesso prete italiano, accusato da alcuni studenti del Provolo italiani, che nel 2014 hanno allertato Francesco e il Vaticano del luogo dove si trovava. La polizia argentina ha arrestato don Nicola Corradi e fatto irruzione nelle scuole di Provolo.

    “Prima che papa Francesco possa emanare la responsabilità per i vescovi e gli altri leader della chiesa, deve essere all’altezza del danno che lui stesso ha causato alle vittime in Argentina”, ha detto Anne Barrett Doyle della risorsa online Bishop Accountability, che ha raccolto la documentazione sul caso di Grassi.

    Il caso ha paralleli con quello del vicino Cile, dove Francis ha difeso ripetutamente un vescovo accusato di coprire per il più famoso predatore del paese, il Rev. Fernando Karadima. Francesco screditò le vittime di Karadima, che pose il vescovo Juan Barros sulla scena del loro abuso, dicendo che le loro accuse erano “calunnia”.

    Alla fine Francesco riconobbe di aver commesso “gravi errori di giudizio” su Barros, si scusò con le vittime e lanciò un’indagine del Vaticano che portò tutti i vescovi attivi del Cile a offrire le dimissioni.

    Non ha offerto nessun mea culpa sul caso Grassi. Gabriel, che fa lavori saltuari non in regola, e non ha carte di credito, sta aspettando.

    “Sono cattolico, ma sì, ci sono momenti in cui non so se la chiesa mi rappresenta”.

    (Traduzione con Google)

    http://www.newser.com/article/08f0f88f03b7470b8117cef48e11aa73/pope-role-in-study-of-argentine-sex-abuse-case-in-spotlight.html

  • Argentina, “scandalo pedofilia” si abbatte sulla Chiesa cattolica

    Argentina, “scandalo pedofilia” si abbatte sulla Chiesa cattolica

    Nonostante il silenzio osservato finora dalla magistratura circa l’identità dei sacerdoti coinvolti nelle indagini, i media nazionali hanno già rivelato i primi nomi dei chierici sospettati di pedofilia

    La Chiesa cattolica argentina, come quella cilena, si trova oggi costretta a fronteggiare uno “scandalo pedofilia”.

    La magistratura ha infatti disposto ispezioni in diversi istituti religiosi del Paese, al fine di trovare riscontri alle segnalazioni fornite da centinaia di presunte vittime di abusi sessuali. Secondo queste ultime, i crimini sarebbero avvenuti tra il 1987 e il 2018 e né le gerarchie ecclesiastiche argentine né la Santa Sede avrebbero mai adottato provvedimenti sanzionatori ai danni dei sacerdoti pedofili. Nella patria di Papa Francesco, i soggetti imputati per abusi su minori rischiano fino a cinquant’anni di reclusione.

    La Procura di Buenos Aires ha conferito alla Polizia federale il mandato di ispezionare due scuole gestite da religiosi, una situata nella città di La Plata e l’altra nella provincia di Mendoza. Il quotidiano Clarín e Fox News sostengono che gli istituti oggetto degli accertamenti apparterrebbero alla Compagnia di Maria per l’Educazione dei Sordomuti, ente di assistenza ai minori affetti da disabilità fondato a Verona nel 1840 dal sacerdote Antonio Provolo. Secondo i media, le autorità sarebbero entrate in possesso di “documenti cruciali”per l’incriminazione di chierici argentini sospettati di avere commesso, negli ultimi trent’anni, reiterati abusi su minori all’interno delle strutture educative. Gli inquirenti mantengono il più stretto riserbo sui religiosi coinvolti nello scandalo, ma i media hanno già rivelato i primi nomi.

    Clarín e Fox News affermano infatti che la magistratura avrebbe individuato, nella scuola situata nella provincia di Mendoza, nel Nordovest del Paese, elementi utili a dimostrare la colpevolezza di Nicola Corradi e Horacio Corbacho, sacerdoti già accusati in passato di pedofilia da ex studenti degli istituti gestiti dalla Compagnia di Maria per l’educazione dei sordomuti. Gli organi di informazione, in particolare, rimproverano alla Santa Sede di non avere adottato sanzioni tempestive ai danni di Corradi. La Curia romana sarebbe dal 2009 a conoscenza delle accuse rivolte in Argentina al prelato. Da quell’anno, nessun provvedimento sarebbe stato adottato dal Vaticano ai danni del presunto pedofilo. I media hanno sottolineato il fatto che, nonostante l’impegno antipedofilia promesso da Papa Francesco, le indagini disposte dalla Santa Sede nel 2016 al fine di accertare reati riconducibili a esponenti del clero argentino non avrebbero “minimamente sfiorato” Nicola Corradi.

    La piaga della pedofilia nella Chiesa è stata ripetutamente condannata dal Pontefice, il quale ha anche istituito dei tribunali interni al Vaticano con il compito di giudicare gli alti prelati accusati di avere coperto gli autori di abusi su minori. Nonostante le numerose iniziative dirette a contrastare tali crimini, Francesco è stato recentemente criticato da alcuni detrattori per non avere rimosso dai rispettivi incarichi vescovi e cardinali responsabili di reati sessuali.

    http://www.ilgiornale.it/news/mondo/argentina-scandalo-pedofilia-si-abbatte-sulla-chiesa-1573281.html?mobile_detect=false

  • Il documentario choc su Bergoglio: “Ha provato a coprire prete pedofilo”

    Il documentario choc su Bergoglio: “Ha provato a coprire prete pedofilo”

    Papa Bergoglio accusato di aver provato a coprire un prete pedofilo ai tempi dell’Argentina. L’ipotesi choc che emergerebbe da un documentario

    Papa Bergoglio accusato di aver provato a coprire un sacerdote pedofilo.

    Un fatto che sarebbe avvenuto in Argentina, prima che l’arcivescovo di Buenos Aires venisse eletto al soglio di Pietro.

    Quanto pubblicato anche da Dapospia in queste ore pare destinato a costituire un ulteriore elemento di discussione: la televisione tedesca Zdf ha optato per mandare in onda un video che accuserebbe Bergoglio, in relazione ai suoi trascorsi argentini, di aver “ignorato le vittime degli abusi provando a coprire un prete pedofilo”.

    “Il documentario – si legge su DagoNews, che ha ripreso un pezzo del sito conservatore Lifesite news – è diretto da Martin Boudot e si intitola “The Silence of the Shepherds” (il silenzio dei pastori). Nel 2017 ha vinto il “Prix Europa” come miglior documentario e non è mai uscito in Italia”.

    Nello specifico, è la seconda metà dell’opera di Boudot a sviscerare la questione appena accennata. L’allora arcivescovo di Buenos Aires, all’interno di un libro scritto a quattro mani, ha sostenuto la mancanza di sacerdoti abusatori all’interno della sua diocesi di competenza: “Quando succede, non puoi far finta di niente. Non puoi essere in una posizione di potere e distruggere la vita a un’altra persona. Nella mia diocesi non è mai successo”, avrebbe scritto l’ecclesiastico, che è poi divenuto pontefice della Chiesa cattolica.

    Virgolettati che sarebbero stati messi in discussione poco dopo: “…Bergoglio, mentre stava scrivendo il libro, aveva proprio nella sua diocesi di Buenos Aires un caso di pedofilia: quello di Padre Julio César Grassi, che abusava regolarmente dei bambini dell’orfanotrofio che dirigeva: l’Happy Children Orphanage”.

    La tesi ipotizzata, che scotterebbe non poco, è la seguente: il gesuita argentino non solo non avrebbe mai replicato alle richieste d’aiuto provenienti dalle vittime, ma avrebbe anche “provato a deviare il corso della giustizia”. “Secondo Juan Pablo Gallego, avvocato delle vittime – si legge sempre sul sito citato – i vescovi argentini nel 2010 hanno commissionato un dossier a un professore di diritto penale, in cui si spiegava perché la corte aveva torto, Grassi era innocente e le vittime delle persone bugiarde”. Una “contro – inchiesta”, in sintesi, che potrebbe essere servita per tentare di orientare il giudizio dei giudici.

    A presiedere la commissione dell’episcopato – viene specificato nel pezzo – sarebbe stato proprio Jorge Mario Bergoglio. Pare, poi, che una delle vittime abbia sostenuto che Grassi potesse contare sulla copertura dell’argentino: “Una volta mi disse che Bergoglio non gli lasciava mai la mano. Una volta diventato Papa non ha mai commentato pubblicamente il caso”.

    Il Papa, incontrato a Piazza San Pietro da alcune persone che stavano lavorando al documentario, avrebbe smentito i suoi accusatori rispetto all’ipotesi della “contro – inchiesta”. L’articolo si conclude con questa informazione: “Grassi non è mai stato laicizzato. Almeno non sotto Bergoglio”. Il presunto responsabile di abusi ai danni di minori dovrebbe scontare una pena carceraria equivalente a quindici anni.

    http://www.ilgiornale.it/news/cronache/documentario-choc-su-bergoglio-ha-coperto-prete-pedofilo-1572174.html

  • BERGOGLIO E PREGIUDIZIO – DOPO LA BOMBA DI VIGANÒ LA TV TEDESCA “ZDF” MANDA IN ONDA UN DOCUMENTARIO CHE ACCUSA BERGOGLIO

    BERGOGLIO E PREGIUDIZIO – DOPO LA BOMBA DI VIGANÒ LA TV TEDESCA “ZDF” MANDA IN ONDA UN DOCUMENTARIO CHE ACCUSA BERGOGLIO

    Quando era vescovo di Buenos Aires, Jorge Maria Bergoglio ha ignorato gli abusi nella sua diocesi. Dopo la pubblicazione del memoriale di monsignor Carlo Maria Viganò la televisione tedesca ZDF ha deciso di mandare di nuovo in onda un documentario prodotto lo scorso anno, in cui si sostenevano questa e altre tesi. Come il fatto che Papa Francesco abbia provato (senza successo) a difendere un prete pedofilo, che è stato poi incriminato e che ora sconta una pena di 15 anni.

    Il documentario è diretto da Martin Boudot e si intitola “The Silence of the Shepherds” (il silenzio dei pastori). Nel 2017 ha vinto il “Prix Europa” come miglior documentario e non è mai uscito in Italia.

    JULIO CESAR GRASSI 1

    Il lavoro di Boudot si concentra sui molti preti accusati di abusi su minori coperti da una cappa di compiacenza e silenzio all’interno delle diocesi: invece che essere sospesi o radiati, spesso i vescovi decidevano di trasferirli, per evitar loro di poter essere incriminati.

    La seconda parte del docu film è tutta concentrata sulla figura di Bergoglio. Martin Boudot parte da una frase contenuta nel libro “Il cielo e la terra”, scritto a quattro mani dal futuro Papa con il Rabbino Abraham Skorka. Nel volume Bergoglio afferma che nella sua diocesi non c’erano preti pedofili (citazione che si trova a pagina 50 della versione inglese, secondo LifeSiteNews).

    CARLO MARIA VIGANO

    “Quando succede, non puoi far finta di niente. Non puoi essere in una posizione di potere e distruggere la vita a un’altra persona. Nella mia diocesi non è mai successo”. E a un vescovo che si era trovato a dover gestire un prete pedofilo, Bergoglio avrebbe consigliato di “non permettergli di esercitare il ministero”.

    Peccato che, una volta diventato Papa, secondo il documentario Francesco avrebbe ignorato proprio quel suo consiglio. Come nel caso di don Mauro Inzoli, potente monsignore di Comunione e Liberazione, condannato per abusi, rimosso da papa Ratzinger e che dopo aver fatto ricorso ha ottenuto il reintegro sotto papa Francesco.

    JULIO CESAR GRASSI 5

    Ma Bergoglio, mentre stava scrivendo il libro, aveva proprio nella sua diocesi di Buenos Aires un caso di pedofilia: quello di  Padre Julio César Grassi, che abusava regolarmente dei bambini dell’orfanotrofio che dirigeva: l’Happy Children Orphanage. Almeno sei delle vittime di Grassi, che ora sta scontando una pena di 15 anni, si sarebbe rivolta al futuro Papa Francesco che non avrebbe mai risposto alle loro richieste d’aiuto. E alla domanda sulla frase del libro di Bergoglio, una delle vittime ha risposto: “Vuole che le persone lo credano, ma è una bugia. Riceve tutte le celebrità come Leonardo di Caprio, ma per noi nemmeno una lettera”.

    Ma nel documentario c’è un’accusa ancora più pesante: qualcuno infatti sostiene che Bergoglio abbia provato a deviare il corso della giustizia. “La chiesa argentina ha fatto tutto quello che era in suo potere per scagionarlo”. Secondo Juan Pablo Gallego, avvocato delle vittime, i vescovi argentini nel 2010 hanno commissionato un dossier a un professore di diritto penale, in cui si spiegava perché la corte aveva torto, Grassi era innocente e le vittime delle persone bugiarde.

    Quello studio era stato fatto su commissione della conferenza dei vescovi argentini. Sapete chi era presidente? Bergoglio, che ha spedito il dossier al giudice subito prima degli interrogatori di padre Grassi. Tra i magistrati c’era anche Carlos Mahiques: “Hanno provato a esercitare una sottile forma di pressione sui giudici”.

    Un’altra delle vittime che parla con Boudot si lascia intendere che Grassi aveva la protezione del vescovo di Buenos Aires: “Una volta mi disse che Bergoglio non gli lasciava mai la mano. Una volta diventato Papa non ha mai commentato pubblicamente il caso”. Lo staff di Boudot ha provato per 8 mesi a ottenere un’intervista con il pontefice. Ovviamente senza risultato. Si sono anche presentati in piazza San Pietro durante un’udienza: “Sua santità, sul caso Grassi ha provato a influenzare la giustizia?” – gli hanno chiesto. E lui: “No. Non ho mai commissionato una contro inchiesta”.

    Eppure, sembrerebbe il contrario. Grassi è in carcere, ma fino a poco tempo fa appariva ancora nella lista ufficiale della diocesi di Moron (ora è scomparso). Grassi non è mai stato laicizzato. Almeno non sotto Bergoglio.

    http://www.dagospia.com/rubrica-29/cronache/bergoglio-pregiudizio-ndash-dopo-bomba-vigano-tv-tedesca-182263.htm