Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Lettera della Garante per l’infanzia Puligheddu all’arcivescovo di Cagliari Giuseppe Baturi: “Più vigilanza anche in ambito ecclesiastico. Basta abusi, tuteliamo i minori”.

    Lettera della Garante per l’infanzia Puligheddu all’arcivescovo di Cagliari Giuseppe Baturi: “Più vigilanza anche in ambito ecclesiastico. Basta abusi, tuteliamo i minori”.

    Cagliari, 14 gennaio 2026 – 37 casi di abusi censiti in Sardegna nell’ultimo quinquennio: 11 a Cagliari, 11 a Sassari, 8 a Oristano e 7 a Nuoro. 196 vittime sopravvissute, di cui 171 erano minorenni al momento dell’abuso.

    Sono i dati che riguardano la Sardegna pubblicati dall’”Osservatorio Permanente della Rete L’Abuso” censiti tra il 2020 e il 2025. “La situazione degli abusi sui minori nella nostra isola, anche in ambito ecclesiastico, è allarmante – ha detto la Garante regionale per l’infanzia e l’adolescenza Carla Puligheddu – la Chiesa deve intervenire”.

    In una lettera all’Arcivescovo di Cagliari Giuseppe Baturi, segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana ha quindi sollecitato un Suo autorevole intervento anche in Sardegna per arginare un fenomeno la cui vera entità è ancora sommersa.

    “In Sardegna – scrive la garante Puligheddu nella lettera all’ Arcivescovo – la maggior parte dei casi non è denunciato contribuendo a lasciare impuniti gli autori di questi orrendi reati, ancora più gravi in quanto perpetrati da persone che proprio perché indossano l’abito talare dovrebbero essere più affidabili”.

    Carla Puligheddu chiede alla Chiesa sarda un atto di coraggio evangelico e civile: la piena e incondizionata collaborazione con la Magistratura, , rinunciando a gestioni interne che hanno finora prodotto solo oblio e prescrizione: “Il tempo del silenzio è finito, deve cominciare quello della tutela dei minori.

    In Sardegna, il dato più allarmante riguarda l’impunità: su 37 casi, 30 appartengono al sommerso. A fronte di quasi duecento vittime note, si contano appena 5 condanne definitive. Questo significa che la quasi totalità delle vittime non ha ottenuto giustizia né in sede civile né in quella canonica, dove per 35 casi su 37 non si ha notizia di alcun processo mai avviato.

    Secondo i dati pubblicati dall’Osservatorio la situazione anche nel resto d’Italia è drammatica. Si rilevano 1.250 casi tra sacerdoti e indotto laico, che hanno prodotto un numero spaventoso di vittime note, ben 4.625.
    L’incidenza dei soli sacerdoti coinvolti (1.106 su 31.000 attivi) è pari al 3,57%: una percentuale altissima, che emerge spontaneamente anche senza inchieste governative, e che nasconde un sommerso di 839 casi mai denunciati all’autorità giudiziaria, spesso a causa dei tempi dilatati dei tribunali canonici che portano alla prescrizione dei reati.

    Lettera Garante a Monsignor Baturi

  • Pedofilia nella Chiesa. La CEI ha mille strumenti ma i casi non si placano

    Pedofilia nella Chiesa. La CEI ha mille strumenti ma i casi non si placano

    Nella giornata di ieri abbiamo parlato dello scabroso caso di don Carlo Occelli, sacerdote della Diocesi di Cuneo-Fossano che ha patteggiato una “pena di un anno e otto mesi per atti sessuali con minorenne consenziente”.

    A seguire è necessario analizzare come la Conferenza Episcopale della Regione Ecclesiastica Piemonte e Valle d’Aosta sta affrontando il tema della “tutela dei minori”.

    Intanto va detto che il Vescovo delegato regionale per la tutela dei minori risulta essere il Vescovo di Alba, monsignor Marco Brunetti, il quale deve attuare in tutto il Piemonte e nella Valle d’Aosta quelle che sono le direttive che provengono dal “Servizio Nazionale per la Tutela dei Minori della Conferenza Episcopale Italiana”.

    La Conferenza Episcopale Italiana – CEI, il 18 ottobre 2025, pochi giorni fa, pubblicava un testo dal titolo “Tutela dei minori e degli adulti vulnerabili: l’impegno delle Chiese in Italia”. Bellissimo che si facciano parole, si producano sussidi, si scrivano chilometri di documenti, ma bisogna che la CEI faccia concretamente qualcosa per arginare la piaga delle molestie e degli abusi all’interno della Chiesa Cattolica Italiana.

    Dall’Assemblea dei Vescovi tengono a precisare: “come emerge anche dalla III Rilevazione sulle attività dei Servizi territoriali per la tutela dei minori e degli adulti vulnerabili, che prende in esame il biennio 2023-2024, ed è basata sul metodo della participatory action research, con il coinvolgimento di 184 Diocesi (il 94,2% del totale), 16 servizi regionali e 103 Centri di ascolto attivi, tutte le regioni e tutte le Diocesi italiane si sono dotate di un Servizio diocesano o interdiocesano per la tutela, così da svolgere un servizio di presidio e di formazione capillarmente distribuito”.

    Come mai, se c’è così tanta attenzione, una così capillare presenza, un presidio di formazione che la Chiesa sponsorizza a più canali, ci sono innumerevoli casi di appartenenti al Clero che abusano e mettono in atto condotte penalmente rilevanti sul fronte sessuale?

    Eppure – a detta della CEI, che sicuramente asserisce il vero – “i Centri diocesani godono della presenza di professionalità formate e competenti quando si tratta di ascolto e accoglienza delle vittime o di familiari: sorti sul territorio, sono in un numero circoscritto proprio per poter contare su personale qualificato e costantemente aggiornato”.

    Sarà sicuramente così ma intanto i casi di abusi ci sono e sono sempre più presenti. Jorge Mario Bergoglio aveva promesso di fare una “pulizia” nella Chiesa che si sarebbe vista. Robert Francis Prevost non ha ancora avuto tempo di iniziare le azioni di nettezza interna ai Sacri Palazzi.

    Evidentemente dalle parti di Via Aurelia, sede della CEI nella Capitale, hanno chiaro che esiste un problema ed infatti specificano che “nelle prossime settimane saranno presentati due strumenti operativi destinati agli operatori ed elaborati per uniformare le procedure a livello nazionale”.

    Si doveva aspettare la fine del 2025, o più verosimilmente l’inizio del 2026, per “uniformale le procedure a livello nazionale” ed essere più solerti ed incisivi nel consegnare alla Magistratura quei soggetti che violano l’innocenza dei minori e degli adulti vulnerabili?

    Sul tema è intervenuto il Segretario Generale della CEI, Arcivescovo di Cagliari, monsignor Giuseppe Baturi, che ha spiegato come “tra le collaborazioni avviate a livello nazionale, si evidenzia la partecipazione all’Osservatorio contro la pedofilia e pedopornografia, contribuendo alla stesura delle schede di azione del Piano nazionale di prevenzione e contrasto dell’abuso dello sfruttamento sessuale dei minori”. Bene, ma non benissimo.

    Bisogna fare di più.

    Non basta fare riunioni, associarsi a realtà terze, creare osservatori e luoghi di confronto.

    Bisogna intervenire, ridurre allo stato laicale quei preti che compiono abusi, arrivare in tempo quando iniziano ad esserci segnalazioni, seppur anonime, per fare le opportune “indagini previe” e poi consegnare tutto alla Procura della Repubblica territorialmente competente.

    Il resto sono parole che nulla hanno di rassicurante ma, soprattutto, che offendono le vittime dei carnefici e le famiglie delle stesse.

    Non è raro assistere a trasmissioni televisive in cui le vittime raccontano, registrazioni alla mano, di Vescovi e Diocesi che cercano di giustificare il sacerdote e che riducono tutto ad una mera questione risarcitoria.

    Da Roma fanno trapelare che “la Conferenza Episcopale Italiana, il 28 ottobre 2022, ha siglato un accordo con la Pontificia Commissione per la tutela dei minori per un progetto “Memorare” volto a promuovere da quel momento in poi, quindi anche nel 2023, un impegno comune sempre più incisivo nel combattere gli abusi sessuali all’interno della Chiesa. Alla base c’è la condivisione di un approccio integrale e delle buone prassi adottate dalla Chiesa in Italia per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili”.

    Tutto bello, pregevole, aulico, … ma nel concreto?

    Concretamente non c’è nulla se non un cumulo imbarazzante di “buone intenzioni” che il Presidente della CEI, Arcivescovo di Bologna, cardinale Matteo Maria Zuppi, descrive così: “In tutte le Chiese locali c’è la ferma consapevolezza che questo sia un cammino inarrestabile”.

    Intanto, a Cuneo, un sacerdote ha patteggiato una condanna di un anno e otto mesi per “atti sessuali con minorenne consenziente” e non si sa se il Vaticano lo ridurrà allo stato laicale e lo allontanerà da ambienti frequentati da minori e persone vulnerabili.

    La Diocesi di Cuneo-Fossano, in uno scarno “Comunicato”, si è limitata a dire che sarebbe in atto “un processo canonico, ancora in corso, di cui ora si attende l’esito”. In molti dicono: “speriamo non finisca come con padre Rupnik che, impunito, continua a celebrare i divini misteri, come nulla avesse fatto”.

    Intanto alcuni cuneesi hanno preso la ferma decisione di non più mandare i loro figli all’oratorio perché la CEI è tanto brava a creare commissioni per la tutela dei minori ma, vista la cronaca, meglio non rischiare.

    Pedofilia nella Chiesa. La CEI ha mille strumenti ma i casi non si placano

  • 2° Report sugli Abusi sessuali nel clero

    2° Report sugli Abusi sessuali nel clero

    IL REPORT CHE SEGUE è STATO INVIATO IL GIORNO 8 A TUTTI I GARANTI PER L’INFANZIA E L’ADOLESCENZA E AI GARANTI (Oggi solo 4 in Italia) PER LA TUTELA DELLE VITTIME DI REATO  ( PDF 2° Report Rete L’ABUSO)


    l’Associazione Rete L’ABUSO, con la presente istanza volta nell’interesse superiore del minore, intende denunciare la situazione che censiamo sul territorio e al tempo stesso stimolare con l’iniziativa il Garante affinché “l’interesse superiore del minore”, oggi ancora meramente solo sulla carta in Italia, inizi a creare basi concrete e canali affinché possa avviarsi un processo di applicazione rispetto quelle che sono le leggi tra cui la LEGGE NR. 172/2012 e la NR. 69/2019.

    Come ben sapete, ad oggi, l’Italia è priva di strumenti concreti ed efficaci di prevenzione contro gli abusi sessuali a danno di minori e persone vulnerabili. Priva di strumenti di consapevolezza per gli adulti ma soprattutto per i minori, coloro che se informati su quali comportamenti deve o non deve avere un adulto nei loro confronti, sono il primo ed il più efficace campanello di allarme per genitori o adulti, affinché possano attivarsi. Consapevolezza spesso capace di fare sì che i minori allarmati sfuggano a certe situazioni, salvandosi e segnalandole agli adulti.

    Come potrete constatare nel Report che segue, è la stessa Delegazione italiana, Interrogata dal Comitato per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza delle Nazioni Unite nell’esamina dell’80° sessione, a sollevare suo malgrado la grave lacuna italiana, fornendo come risposta alla delegazione ONU che chiedeva quali strategie preventive avesse o prevedesse di attuare lo Stato Membro, non ebbe altra risposta che citare quali fossero invece le pene e le aggravanti per coloro che commettono questi crimini.

    Ovvero, pene e aggravanti inflitte agli offender solo dopo, aver commesso il reato.

    L’ONU ravvisò le gravi carenze, raccomandando al punto 21 del suo rapporto conclusivo quanto l’Italia avrebbe dovuto attuare. (CRC/c/ita/co/5-6)

    Quanto esposto in questa istanza in cui, l’Associazione denuncia indirizzando al Garante Regionale il non trascurabile dato emerso, relativo al solo clero cattolico, si fa sollecitamente notare che le cifre censite se pur in difetto sono elevatissime.

    Più del 3,5% nel solo clero, in Italia composto da 31.000 unità di cui 1.106 risulterebbero coinvolte.

    Dato ravvisato non solo dall’Associazione, ma confermato dalla stessa Conferenza Episcopale Italiana che per l’esattezza ne dichiara nello stesso arco temporale da noi censito, 1.049 contro i 1.106 censiti dall’esponente.

    Premesso che il clero, in quanto organizzazione, da anni ben consapevole, si è mossa per tutelarsi da un problema al suo interno endemico e ben noto al Vaticano, almeno dal 1962, quando lo regolamentò segretamente, nell’ormai tristemente nota direttiva “Crimen sollicitationis”.

    Detto ciò, nulla toglie alla gravità e al dover sollecitamente intervenire, stimolando attraverso gli occhi e gli orecchi del Garanti Regionali, un fermo e sollecito intervento del Garante Nazionale che coinvolga e responsabilizzi i cittadini e la politica sul problema, in un’Italia quindici anni in ritardo rispetto agli altri Stati Membri dell’Unione Europea, in molti casi giunti non solo a una quantificazione del fenomeno sul territorio, ma ad un risarcimento umano, un sostegno concreto e giustizia per i sopravvissuti, come sancito anche in Italia dalle Garanzie Costituzionali.

    Come ben sapete, la peculiarità italiana sono quei vuoti legislativi di base, che nell’applicazione diventano ostativi verso norme secondarie.

    Per fare un esempio, l’assenza dell’obbligo di denuncia per tutti i cittadini – che andrebbe a responsabilizzare, come deve essere, gli adulti nei doveri di tutela previsti dalla legge nei confronti dei minori – rende praticamente inefficaci strumenti preventivi europei importanti come il certificato anti pedofilia, rilasciato dal Tribunale, con la finalità di impedire a chi pregiudicato per questo tipo di crimini, di tornare a contatto con i minori.

    Ma se non c’è l’obbligo della denuncia, non vi è un accertamento preventivo da parte dell’Autorità Giudiziaria, di conseguenza una condanna, quindi nessuna iscrizione sul certificato.

    Lo stesso certificato anti pedofilia, trova dalla ratifica un altro grave problema.

    Infatti non è chiaro perché solo in Italia il legislatore abbia sollevato dall’esibizione la categoria da sempre più a rischio, il volontariato, categoria alla quale guarda caso appartiene anche il clero che, nell’assoluto rispetto della legge, reintegra a contatto con minori i sacerdoti già condannati o recidivi. Quasi come se fosse una cosa “normale”.

    L’ultimo caso rilevato in Italia è quello di don Ciro Panigara che come la stessa Diocesi dichiara, già dieci anni prima avrebbe abusato di cinque minori. Omessa la denuncia alle autorità italiane da parte della chiesa, è rimasto nell’ombra fino allo scorso dicembre quando è stato reintegrato, poco dopo ha reiterato come da manuale il crimine.

    In questo caso l’obbligo di denuncia prima, il certificato anti pedofilia dopo avrebbero evitato una tragedia palesemente annunciata che è indiscutibile, che di fatto però, ha creato nuove vittime.

    Basta provare a mettersi un solo secondo nella testa di un predatore pregiudicato che, a causa del certificato macchiato oggi non può più avere accesso alla maggior parte di luoghi frequentati da minori, viene da sé che questo andrà a predare dove il certificato non è richiesto.

    In associazioni sportive di volontariato, circoli e quant’altro sia disponibile compresa la chiesa, la parrocchia, dove è paradossalmente ancora più tutelato perché il timore della chiesa per lo scandalo gli dà certezza che se scoperto, non solo non verrà denunciato, ma verrà anche coperto, per scongiurare che la cosa trapeli e infanghi il buon nome della chiesa.

    Nell’assenza di efficaci strumenti preventivi quindi, l’inserimento dell’obbligo della denuncia per tutti i cittadini (già presente in Italia ma limitato ai soli pubblici ufficiali) e la revisione del certificato anti pedofilia, che come chiede all’Italia anche l’ONU, va corretto nella parte in cui si solleva il volontariato dall’esibizione, porterebbe già ad un buon livello preventivo rispetto l’attuale totale assenza.

    Francesco Zanardi

         Legale rappresentante – Rete L’ABUSO ODV/ETS


      

                   

    Rete L’ABUSO Human Right Connect

     

    • Introduzione e parametri di indagine
    • Dato censito dall’Osservatorio permanente
    • Dettaglio integrale delle schede regionali compreso l’indotto laico
    • Totale casi compreso l’indotto laico – Situazione penale
    • “Tolleranza ZERO”?
    • Conclusioni

    Francesco Zanardi

    Portavoce – Rete L’ABUSO


    “TOLLERANZA ZERO?”

    2° Report sui casi di violenza sessuale commessi in Italia dal clero e il suo indotto. 

    Arco temporale censito 2000 – 2025

    A cura dell’Osservatorio permanente della Rete L’ABUSO

    Il dato elaborato è del 1ottobre 2025

    Relatore – Francesco Zanardi

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    • Introduzione e parametri di indagine

    Il presente report è stato realizzato analizzando due distinte serie di dati che tratteremo separatamente.

    Nel primo caso quelli censiti direttamente dall’Osservatorio permanente della Rete L’ABUSO nei suoi quindici anni di attività, ottenuti attraverso i casi che abbiamo trattato direttamente; attraverso le vittime sopravvissute; grazie alla documentazione che abbiamo potuto reperire.

    Report che parte dall’anno 2000 in quanto tranne la documentazione in possesso della Chiesa, il dato reperibile pubblicamente è praticamente nullo.

    Nella prima esposizione parliamo di un dato circostanziato e dettagliato che tuttavia, stando a quelli restituiti dalle commissioni governative d’inchiesta effettuate nei vari paesi dell’Unione Europea, risulta in estremo difetto, soprattutto nel numero di vittime sopravvissute prodotte dagli casi censiti. Sottolineiamo che in paesi come Francia, Spagna e via dicendo, sono state avviate commissioni d’inchiesta per meno di un centinaio di episodi.

    Il “Caso italiano” invece, già nel 2019 contava più di 450 casi noti sul suolo italiano e non bastò da parte dell’Associazione una  diffida al Garante per i Diritti dell’infanzia e al Governo, non bastò la successiva interrogazione parlamentare dell’Onorevole Matteo Mantero – entrambe ancora senza risposta – Così ci trovammo costretti a rivolgersi agli Organi Sovrannazionali di Garanzia, nel caso il Comitato per i diritti dell’infanzia e dall’adolescenza delle Nazioni Unite che poco dopo, il 28 febbraio 2019 ravvisò la gravità della situazione dello Stato membro raccomandando all’Italia di;

    (CRC/c/ita/co/5-6) “ Sfruttamento e abuso sessuale

    1. Accoglie favorevolmente il piano nazionale per la prevenzione e la lotta contro gli abusi e lo sfruttamento sessuale dei bambini 2015-2017 e la rivitalizzazione dell’Osservatorio per contrastare la pedofilia e la pornografia infantile, il Comitato è preoccupato per i numerosi casi di bambini vittime di abusi sessuali da parte di personale religioso della Chiesa Cattolica nel territorio dello Stato Membro e per il basso numero di indagini criminali e azioni penali da parte della magistratura italiana. Con riferimento alle sue precedenti raccomandazioni (CRC / C / ITA / CO / 3-4, par. 75) e al commento generale n. 13 (2011) sul diritto del bambino alla libertà e contro tutte le forme di violenza nei suoi confronti e prendendo atto dell’Obiettivo 16.2 per lo Sviluppo Sostenibile, il Comitato raccomanda all’Italia di:

    (a) Adottare, con il coinvolgimento attivo dei bambini, un nuovo piano nazionale per prevenire e combattere l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei bambini e assicurarne l’uniforme implementazione su tutto il suo territorio e a tutti i livelli di governo;

    (b) Istituire una commissione d’inchiesta indipendente e imparziale per esaminare tutti i casi di abuso sessuale di bambini da parte di personale religioso della Chiesa Cattolica;

    (c) Garantire l’indagine trasparente ed efficace di tutti i casi di violenza sessuale presumibilmente commessi da personale religioso della Chiesa Cattolica, il perseguimento dei presunti autori, l’adeguata punizione penale di coloro che sono stati giudicati colpevoli, e il risarcimento e la riabilitazione delle vittime minorenni, comprese coloro che sono diventate adulte;

    (d) Stabilire canali sensibili ai bambini, per i bambini e altri, per riferire sulle violenze subite;

    (e) Proteggere i bambini da ulteriori abusi, tra l’altro assicurando che alle persone condannate per abuso di minori sia impedito e dissuaso il contatto con i bambini, in particolare a livello professionale;

    (f) Intraprendere tutti gli sforzi nei confronti della Santa Sede per rimuovere gli ostacoli all’efficacia dei procedimenti penali contro il personale religioso della Chiesa Cattolica sospettato di violenza su minori, in particolare nei Patti Lateranensi rivisti nel 1985, per combattere l’impunità di tali atti;

    (g) Rendere obbligatorio per tutti, anche per il personale religioso della Chiesa Cattolica, la segnalazione di qualsiasi caso di presunta violenza su minori alle autorità competenti dello Stato Membro;

    (h) Modificare la legislazione che attua la Convenzione di Lanzarote in modo da garantire che non escluda il volontariato, compreso il personale religioso della Chiesa Cattolica, dai suoi strumenti di prevenzione e protezione.”

    In quella sede, alla domanda della Commissione su quali strategie preventive e di soccorso alle vittime avesse attuato o preveda l’Italia rispetto a quella che era l’accusa che Rete L’ABUSO avanzava all’Onu, la dott.ssa Concetta Potito (della Delegazione Italiana) faceva scena muta, riuscendo ad argomentare unicamente quali fossero le pene inflitte a chi abusa cioè, dopo, che il crimine è stato commesso!

    Ad oggi l’Italia non ha ancora attuato nessuna delle raccomandazioni oggetto delle preoccupazioni del Comitato per i Diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, per quanto ne sappiamo non rispose neppure alle Nazioni Unite, come chiesto in seduta ed entro 48 ore, il Prof. Jorge Cardona Llorenz (della Commissione per i diritti dell’infanzia ONU).

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    Parte prima – Dato censito dall’Osservatorio permanente della Rete L’ABUSO

    Oggi, 1 ottobre 2025, la situazione in Italia è la seguente;

    Si contano tra sacerdoti e indotto laico 1.250 casi di cui 1.106 risultano sacerdoti.

    Le vittime prodotte note risultano 4.625, di cui 4.395 per mano di sacerdoti, 9 per mano di suore, 91 per mano di catechisti, 76 dell’indotto laico, 54 di scout.

    Delle 4.625 vittime sopravvissute, 2.414 sono nella disponibilità dell’associazione, delle restanti 2.211 non è stato possibile acquisire nessun dato, tranne quello che le cataloga come sopravvissuti.

    L’incidenza percentuale dei soli sacerdoti casi è pari al 3,57%, 1.106 su un totale di 31.000 sacerdoti attualmente attivi in Italia. Il dato percentuale che rileviamo è molto alto per essere quello che si ravvisa “spontaneamente”. Percentuali del < 3% vengono in genere ravvisate a seguito di inchieste governative e non con un censimento o una raccolta di casi.

    Il sommerso della chiesa, ovvero i casi noti e mai denunciati all’Autorità giudiziaria italiana – spesso a causa dei termini prescrittivi maturati dalla vittima nell’attesa di un esito dai tribunali canonici – è di 839 casi su 1106 (dato sempre riferito ai soli sacerdoti).

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    • Esposizione del grafico riassuntivo generale, suddiviso per regioni e condizione penale.

     

    Come è evidente, la Lombardia è la Regione italiana con il più alto numero di casi censiti, ben 173 il cui sommerso è più della metà, 101 casi mai denunciati all’Autorità giudiziaria italiana.

    (Trovate tutte le schede regionali e i dettagli aggiornati QUI)


    • Dettaglio integrale delle schede regionali compreso l’indotto laico:

       L’Abruzzo registra un totale di 36 casi di cui; 4 nella provincia di Chieti; 12 in quella de L’Aquila; 10 in quella di Pescara; 10 in quella di Teramo.

    Le vittime sopravvissute prevalentemente minorenni sono un totale di 113 di cui 18 donne, 95 uomini. Di queste 4 sono adulti vulnerabili, 1 persone con disabilità, 108 di queste sono minorenni.

    Le categorie di casi; 36 sono sacerdoti.

    Per quanto riguarda la situazione penale, su 36 casi; 29 è il sommerso; 0 attualmente denunciati; 1 indagati dall’Autorità Giudiziaria italiana; 0 condannati in 1° grado; 0 condannato in 2° grado; 4 condannati in via definitiva; 1 prescritti; 0 reo confesso; 0 pregiudicato; 0 condannato in sede civile; 1 hanno patteggiato; 0 condannato in entrambe le sedi (civile e penale); 0 sono stati archiviati.

    Per quanto riguarda il processo parallelo in sede canonica risultano; 3 avviati; 1 mai avviati; dei restanti 32 non si hanno dati; 0 risultano condannati in sede canonica.


       La Basilicata registra un totale di 15 casi di cui; 8 nella provincia di Matera; 7 in quella di Potenza.

    Le vittime sopravvissute prevalentemente minorenni sono un totale di 120 di cui 16 donne, 104 uomini. Di queste 6 sono adulti vulnerabili, 1 persone con disabilità, 112 di queste sono minorenni.

    Le categorie di casi; 13 sono sacerdoti; 1 sono laici, 1 scout.

    Per quanto riguarda la situazione penale, su 15 casi; 13 è il sommerso; 0 attualmente denunciati; 0 indagati dall’Autorità Giudiziaria italiana; 0 condannati in 1° grado; 0 condannato in 2° grado; 1 condannati in via definitiva; 0 prescritti; 0 reo confesso; 0 pregiudicato; 0 condannato in sede civile; 0 hanno patteggiato; 0 condannato in entrambe le sedi (civile e penale); 0 sono stati archiviati.

    Per quanto riguarda il processo parallelo in sede canonica risultano; 3 avviati; 0 mai avviati; dei restanti 12 non si hanno dati; 1 risultano condannati in sede canonica.


       La Calabria registra un totale di 51 casi di cui; 10 nella provincia di Catanzaro; 11 in quella di Cosenza; 6 in quella di Crotone; 15 in quella di Reggio Calabria; 9 per quella di Vibo Valentia.

    Le vittime sopravvissute prevalentemente minorenni sono un totale di 156 di cui 28 donne, 128 uomini. Di queste 5 sono adulti vulnerabili, 1 suora, 1 persone con disabilità, 149 di queste sono minorenni.

    Le categorie di casi; 48 sono sacerdoti; 0 è suora, 2 sono catechisti, 1 sono laici, 0 scout.

    Per quanto riguarda la situazione penale, su 51 casi; 32 è il sommerso; 1 attualmente denunciati; 3 indagati dall’Autorità Giudiziaria italiana; 3 condannati in 1° grado; 1 condannato in 2° grado; 5 condannati in via definitiva; 0 prescritti; 0 reo confesso; 0 pregiudicato; 0 condannato in sede civile; 0 hanno patteggiato; 0 condannato in entrambe le sedi (civile e penale); 0 sono stati archiviati.

    Per quanto riguarda il processo parallelo in sede canonica risultano; 7 avviati; 4 mai avviati; dei restanti 40 non si hanno dati; 1 risultano condannati in sede canonica.


       La Campania registra un totale di 75 casi di cui; 7 nella provincia di Avellino; 9 in quella di Benevento; 32 in quella di Caserta; 26 in quella di Napoli; 10 per quella di Salerno.

    Le vittime sopravvissute prevalentemente minorenni sono un totale di 184 di cui 41 donne, 143 uomini. Di queste 16 sono adulti vulnerabili, 3 persone con disabilità, 56 di queste sono minorenni.

    Le categorie di casi; 73 sono sacerdoti; 1 è suora, 0 sono catechisti, 0 sono laici, 1 scout.

    Per quanto riguarda la situazione penale, su 75 casi; 39 è il sommerso; 5 attualmente denunciati; 5 indagati dall’Autorità Giudiziaria italiana; 3 condannati in 1° grado; 2 condannato in 2° grado; 12 condannati in via definitiva; 2 prescritti; 0 reo confesso; 1 pregiudicato; 2 condannato in sede civile; 1 hanno patteggiato; 0 condannato in entrambe le sedi (civile e penale); 2 sono stati archiviati.

    Per quanto riguarda il processo parallelo in sede canonica risultano; 10 avviati; 2 mai avviati; dei restanti 63 non si hanno dati; 2 risultano condannati in sede canonica.


       L’Emilia Romagna registra un totale di 75 casi di cui; 11 nella provincia di Bologna; 10 in quella di Ferrara; 10 in quella di Forlì; 6 in quella di Modena; 6 per quella di Parma; 12 per Piacenza; 7 per Ravenna; 6 per Reggio Emilia; 7 per Rimini.

    Le vittime sopravvissute prevalentemente minorenni sono un totale di 192 di cui 42 donne, 150 uomini. Di queste 7 sono adulti vulnerabili, 0 persone con disabilità, 185 di queste sono minorenni.

    Le categorie di casi; 71 sono sacerdoti; 0 è suora, 1 sono catechisti, 3 sono laici, 0 scout.

    Per quanto riguarda la situazione penale, su 75 casi; 53 è il sommerso; 4 attualmente denunciati; 1 indagati dall’Autorità Giudiziaria italiana; 1 condannati in 1° grado; 1 condannato in 2° grado; 10 condannati in via definitiva; 4 prescritti; 1 reo confesso; 0 pregiudicato; 0 condannato in sede civile; 0 hanno patteggiato; 0 condannato in entrambe le sedi (civile e penale); 0 sono stati archiviati.

    Per quanto riguarda il processo parallelo in sede canonica risultano; 2 avviati; 3 mai avviati; dei restanti 70 non si hanno dati; 0 risultano condannati in sede canonica.


       Il Friuli Venezia Giulia registra un totale di 31 casi di cui; 8 nella provincia di Gorizia; 8 in quella di Pordenone; 6 in quella di Trieste; 9 in quella di Udine.

    Le vittime sopravvissute prevalentemente minorenni sono un totale di 155 di cui 18 donne, 137 uomini. Di queste 6 sono adulti vulnerabili, 0 persone con disabilità, 149 di queste sono minorenni.

    Le categorie di casi; 31 sono sacerdoti; 0 è suora, 0 sono catechisti, 0 sono laici, 0 scout.

    Per quanto riguarda la situazione penale, su 31 casi; 29 è il sommerso; 0 attualmente denunciati; 0 indagati dall’Autorità Giudiziaria italiana; 0 condannati in 1° grado; 0 condannato in 2° grado; 0 condannati in via definitiva; 1 prescritti; 1 reo confesso; 0 pregiudicato; 0 condannato in sede civile; 0 hanno patteggiato; 0 condannato in entrambe le sedi (civile e penale); 0 sono stati archiviati.

    Per quanto riguarda il processo parallelo in sede canonica risultano; 2 avviati; 0 mai avviati; dei restanti 29 non si hanno dati; 0 risultano condannati in sede canonica.


       Il Lazio registra un totale di 80 casi di cui; 9 nella provincia di Frosinone; 13 in quella di Latina; 8 in quella di Rieti; 38 in quella di Roma; 12 per quella di Viterbo.

    Le vittime sopravvissute prevalentemente minorenni sono un totale di 238 di cui 29 donne, 209 uomini. Di queste 9 sono adulti vulnerabili, 4 sono suore; 1 persone con disabilità, 224 di queste sono minorenni.

    Le categorie di casi; 66 sono sacerdoti; 0 è suora, 2 sono catechisti, 10 sono laici, 2 scout.

    Per quanto riguarda la situazione penale, su 80 casi; 46 è il sommerso; 4 attualmente denunciati; 3 indagati dall’Autorità Giudiziaria italiana; 5 condannati in 1° grado; 0 condannato in 2° grado; 13 condannati in via definitiva; 3 prescritti; 0 reo confesso; 2 pregiudicato; 1 condannato in sede civile; 2 hanno patteggiato; 0 condannato in entrambe le sedi (civile e penale); 1 sono stati archiviati.

    Per quanto riguarda il processo parallelo in sede canonica risultano; 7 avviati; 9 mai avviati; dei restanti 64 non si hanno dati; 0 risultano condannati in sede canonica.


       La Liguria registra un totale di 69 casi di cui; 15 nella provincia di Genova; 24 in quella di Imperia; 10 in quella di La Spezia; 20 in quella di Savona.

    Le vittime sopravvissute prevalentemente minorenni sono un totale di 209 di cui 25 donne, 184 uomini. Di queste 9 sono adulti vulnerabili, 0 persone con disabilità, 200 di queste sono minorenni.

    Le categorie di casi; 59 sono sacerdoti; 0 è suora, 0 sono catechisti, 8 sono laici, 2 scout.

    Per quanto riguarda la situazione penale, su 69 casi; 50 è il sommerso; 3 attualmente denunciati; 2 indagati dall’Autorità Giudiziaria italiana; 1 condannati in 1° grado; 0 condannato in 2° grado; 5 condannati in via definitiva; 3 prescritti; 0 reo confesso; 1 pregiudicato; 1 condannato in sede civile; 3 hanno patteggiato; 0 condannato in entrambe le sedi (civile e penale); 0 sono stati archiviati.

    Per quanto riguarda il processo parallelo in sede canonica risultano; 6 avviati; 5 mai avviati; dei restanti 58 non si hanno dati; 0 risultano condannati in sede canonica.


       La Lombardia registra un totale di 174 casi di cui; 23 nella provincia di Bergamo; 16 in quella di Brescia; 12 in quella di Como; 9 in quella di Cremona; 10 per quella di Lecco; 5 per Lodi; 8 per Mantova; 48 per Milano; 9 per Monza; 9 per Pavia; 8 per Sondrio; 17 per quella di Varese.

    Le vittime sopravvissute prevalentemente minorenni sono un totale di 562 di cui 43 donne, 519 uomini. Di queste 13 sono adulti vulnerabili, 2 persone con disabilità, 547 di queste sono minorenni.

    Le categorie di casi; 148 sono sacerdoti; 1 è suora, 14 sono catechisti, 10 sono laici, 1 scout.

    Per quanto riguarda la situazione penale, su 174 casi; 101 è il sommerso; 4 attualmente denunciati; 14 indagati dall’Autorità Giudiziaria italiana; 6 condannati in 1° grado; 1 condannato in 2° grado; 28 condannati in via definitiva; 9 prescritti; 1 reo confesso; 1 pregiudicato; 1 condannato in sede civile; 3 hanno patteggiato; 1 condannato in entrambe le sedi (civile e penale); 3 sono stati archiviati.

    Per quanto riguarda il processo parallelo in sede canonica risultano; 10 avviati; 9 mai avviati; dei restanti 155 non si hanno dati; 1 risultano condannati in sede canonica.


       Le Marche registra un totale di 37 casi di cui; 6 nella provincia di Ancona; 6 in quella di Ascoli Piceno; 5 in quella di Fermo; 7 in quella di Macerata; 13 per quella di Pesaro.

    Le vittime sopravvissute prevalentemente minorenni sono un totale di 163 di cui 18 donne, 145 uomini. Di queste 5 sono adulti vulnerabili, 0 persone con disabilità, 158 di queste sono minorenni.

    Le categorie di casi; 30 sono sacerdoti; 0 è suora, 5 sono catechisti, 2 sono laici, 0 scout.

    Per quanto riguarda la situazione penale, su 37 casi; 30 è il sommerso; 1 attualmente denunciati; 1 indagati dall’Autorità Giudiziaria italiana; 0 condannati in 1° grado; 0 condannato in 2° grado; 3 condannati in via definitiva; 0 prescritti; 0 reo confesso; 0 pregiudicato; 0 condannato in sede civile; 2 hanno patteggiato; 0 condannato in entrambe le sedi (civile e penale); 0 sono stati archiviati.

    Per quanto riguarda il processo parallelo in sede canonica risultano; 1 avviati; 1 mai avviati; dei restanti 35 non si hanno dati; 0 risultano condannati in sede canonica.


       Il Molise registra un totale di 16 casi di cui; 8 nella provincia di Campobasso; 8 in quella di Isernia.

    Le vittime sopravvissute prevalentemente minorenni sono un totale di 146 di cui 7 donne, 139 uomini. Di queste 11 sono adulti vulnerabili, 0 persone con disabilità, 135 di queste sono minorenni.

    Le categorie di casi; 14 sono sacerdoti; 0 è suora, 2 sono catechisti, 0 sono laici, 0 scout.

    Per quanto riguarda la situazione penale, su 16 casi; 13 è il sommerso; 1 attualmente denunciati; 1 indagati dall’Autorità Giudiziaria italiana; 0 condannati in 1° grado; 0 condannato in 2° grado; 1 condannati in via definitiva; 0 prescritti; 0 reo confesso; 0 pregiudicato; 0 condannato in sede civile; 0 hanno patteggiato; 0 condannato in entrambe le sedi (civile e penale); 0 sono stati archiviati.

    Per quanto riguarda il processo parallelo in sede canonica risultano; 2 avviati; 1 mai avviati; dei restanti 13 non si hanno dati; 0 risultano condannati in sede canonica.


       Il Piemonte registra un totale di 103 casi di cui; 10 nella provincia di Alessandria; 6 in quella di Asti; 8 in quella di Biella; 22 in quella di Cuneo; 12 per quella di Novara; 31 per Torino; 6 per Verbano; 8 per Vercelli.

    Le vittime sopravvissute prevalentemente minorenni sono un totale di 387 di cui 39 donne, 348 uomini. Di queste 10 sono adulti vulnerabili, 1 persone con disabilità, 376 di queste sono minorenni.

    Le categorie di casi; 88 sono sacerdoti; 0 è suora, 4 sono catechisti, 10 sono laici, 1 scout.

    Per quanto riguarda la situazione penale, su 103 casi; 71 è il sommerso; 1 attualmente denunciati; 4 indagati dall’Autorità Giudiziaria italiana; 2 condannati in 1° grado; 1 condannato in 2° grado; 18 condannati in via definitiva; 3 prescritti; 2 reo confesso; 0 pregiudicato; 0 condannato in sede civile; 1 hanno patteggiato; 0 condannato in entrambe le sedi (civile e penale); 0 sono stati archiviati.

    Per quanto riguarda il processo parallelo in sede canonica risultano; 5 avviati; 3 mai avviati; dei restanti 95 non si hanno dati; 0 risultano condannati in sede canonica.


       La Puglia registra un totale di 70 casi di cui; 11 nella provincia di Bari; 5 in quella di Barletta; 12 in quella di Brindisi; 9 in quella di Foggia; 26 per quella di Lecce; 7 per Taranto.

    Le vittime sopravvissute prevalentemente minorenni sono un totale di 261 di cui 21 donne, 240 uomini. Di queste 10 sono adulti vulnerabili, 0 persone con disabilità, 251 di queste sono minorenni.

    Le categorie di casi; 62 sono sacerdoti; 0 è suora, 1 sono catechisti, 7 sono laici, 0 scout.

    Per quanto riguarda la situazione penale, su 70 casi; 48 è il sommerso; 2 attualmente denunciati; 1 indagati dall’Autorità Giudiziaria italiana; 1 condannati in 1° grado; 0 condannato in 2° grado; 11 condannati in via definitiva; 4 prescritti; 0 reo confesso; 2 pregiudicato; 0 condannato in sede civile; 0 hanno patteggiato; 0 condannato in entrambe le sedi (civile e penale); 1 sono stati archiviati.

    Per quanto riguarda il processo parallelo in sede canonica risultano; 2 avviati; 2 mai avviati; dei restanti 66 non si hanno dati; 0 risultano condannati in sede canonica.


       La Sardegna registra un totale di 37 casi di cui; 11 nella provincia di Cagliari; 7 in quella di Nuoro; 8 in quella di Oristano; 11 in quella di Sassari; 0 per quella di Sud Sardegna.

    Le vittime sopravvissute prevalentemente minorenni sono un totale di 196 di cui 16 donne, 180 uomini. Di queste 9 sono adulti vulnerabili, 0 persone con disabilità, 171 di queste sono minorenni.

    Le categorie di casi; 33 sono sacerdoti; 0 è suora, 4 sono catechisti, 0 sono laici, 0 scout.

    Per quanto riguarda la situazione penale, su 37 casi; 30 è il sommerso; 1 attualmente denunciati; 0 indagati dall’Autorità Giudiziaria italiana; 0 condannati in 1° grado; 0 condannato in 2° grado; 5 condannati in via definitiva; 1 prescritti; 0 reo confesso; 0 pregiudicato; 0 condannato in sede civile; 0 hanno patteggiato; 0 condannato in entrambe le sedi (civile e penale); 0 sono stati archiviati.

    Per quanto riguarda il processo parallelo in sede canonica risultano; 1 avviati; 1 mai avviati; dei restanti 35 non si hanno dati; 0 risultano condannati in sede canonica.


       La Sicilia registra un totale di 103 casi di cui; 10 nella provincia di Agrigento; 9 in quella di Caltanissetta; 14 in quella di Catania; 7 in quella di Enna; 16 per quella di Messina; 20 per Palermo; 6 per Ragusa; 10 per Siracusa; 11 per Trapani.

    Le vittime sopravvissute prevalentemente minorenni sono un totale di 270 di cui 28 donne, 242 uomini. Di queste 12 sono adulti vulnerabili, 1 persone con disabilità, 256 di queste sono minorenni.

    Le categorie di casi; 82 sono sacerdoti; 0 è suora, 4 sono catechisti, 16 sono laici, 1 scout.

    Per quanto riguarda la situazione penale, su 103 casi; 63 è il sommerso; 3 attualmente denunciati; 8 indagati dall’Autorità Giudiziaria italiana; 2 condannati in 1° grado; 5 condannato in 2° grado; 17 condannati in via definitiva; 1 prescritti; 1 reo confesso; 0 pregiudicato; 0 condannato in sede civile; 3 hanno patteggiato; 0 condannato in entrambe le sedi (civile e penale); 0 sono stati archiviati.

    Per quanto riguarda il processo parallelo in sede canonica risultano; 4 avviati; 4 mai avviati; dei restanti 95 non si hanno dati; 0 risultano condannati in sede canonica.


       La Toscana registra un totale di 81 casi di cui; 6 nella provincia di Arezzo; 19 in quella di Firenze; 6 in quella di Grosseto; 6 in quella di Livorno; 9 per quella di Lucca; 6 per Massa; 9 per Pisa; 8 per Pistoia; 8 per Prato; 4 per Siena.

    Le vittime sopravvissute prevalentemente minorenni sono un totale di 292 di cui 31 donne, 261 uomini. Di queste 10 sono adulti vulnerabili, 0 persone con disabilità, 282 di queste sono minorenni.

    Le categorie di casi; 75 sono sacerdoti; 0 è suora, 1 sono catechisti, 5 sono laici, 0 scout.

    Per quanto riguarda la situazione penale, su 81 casi; 57 è il sommerso; 3 attualmente denunciati; 3 indagati dall’Autorità Giudiziaria italiana; 1 condannati in 1° grado; 0 condannato in 2° grado; 8 condannati in via definitiva; 8 prescritti; 0 reo confesso; 0 pregiudicato; 0 condannato in sede civile; 1 hanno patteggiato; 0 condannato in entrambe le sedi (civile e penale); 0 sono stati archiviati.

    Per quanto riguarda il processo parallelo in sede canonica risultano; 4 avviati; 4 mai avviati; dei restanti 73 non si hanno dati; 0 risultano condannati in sede canonica.


       La Trentino Alto Adige registra un totale di 80 casi di cui; 71 nella provincia di Bolzano; 9 in quella di Trento.

    Le vittime sopravvissute prevalentemente minorenni sono un totale di 139 di cui 58 donne, 81 uomini. Di queste 2 sono adulti vulnerabili, 0 persone con disabilità, 0 di queste sono minorenni.

    Le categorie di casi; 68 sono sacerdoti; 0 è suora, 12 sono catechisti, 0 sono laici, 0 scout.

    Per quanto riguarda la situazione penale, su 80 casi; 72 è il sommerso; 1 attualmente denunciati; 1 indagati dall’Autorità Giudiziaria italiana; 0 condannati in 1° grado; 0 condannato in 2° grado; 2 condannati in via definitiva; 3 prescritti; 0 reo confesso; 0 pregiudicato; 1 condannato in sede civile; 0 hanno patteggiato; 0 condannato in entrambe le sedi (civile e penale); 0 sono stati archiviati.

    Per quanto riguarda il processo parallelo in sede canonica risultano; 1 avviati; 0 mai avviati; dei restanti 79 non si hanno dati; 0 risultano condannati in sede canonica.


       L’Umbria registra un totale di 19 casi di cui; 14 nella provincia di Perugia; 5 in quella di Terni.

    Le vittime sopravvissute prevalentemente minorenni sono un totale di 236 di cui 11 donne, 225 uomini. Di queste 9 sono adulti vulnerabili, 0 persone con disabilità, 227 di queste sono minorenni.

    Le categorie di casi; 17 sono sacerdoti; 0 è suora, 2 sono catechisti, 0 sono laici, 0 scout.

    Per quanto riguarda la situazione penale, su 19 casi; 11 è il sommerso; 0 attualmente denunciati; 1 indagati dall’Autorità Giudiziaria italiana; 0 condannati in 1° grado; 0 condannato in 2° grado; 5 condannati in via definitiva; 0 prescritti; 0 reo confesso; 1 pregiudicato; 0 condannato in sede civile; 1 hanno patteggiato; 0 condannato in entrambe le sedi (civile e penale); 0 sono stati archiviati.

    Per quanto riguarda il processo parallelo in sede canonica risultano; 1 avviati; 1 mai avviati; dei restanti 17 non si hanno dati; 0 risultano condannati in sede canonica.


       La Valle d’Aosta registra un totale di 4 casi di cui; 4 nella provincia di Aosta.

    Le vittime sopravvissute prevalentemente minorenni sono un totale di 24 di cui 5 donne, 19 uomini. Di queste 1 sono adulti vulnerabili, 0 persone con disabilità, 23 di queste sono minorenni.

    Le categorie di casi; 148 sono sacerdoti; 1 è suora, 14 sono catechisti, 10 sono laici, 1 scout.

    Per quanto riguarda la situazione penale, su 4 casi; 4 è il sommerso; 0 attualmente denunciati; 0 indagati dall’Autorità Giudiziaria italiana; 0 condannati in 1° grado; 0 condannato in 2° grado; 0 condannati in via definitiva; 0 prescritti; 0 reo confesso; 0 pregiudicato; 0 condannato in sede civile; 0 hanno patteggiato; 0 condannato in entrambe le sedi (civile e penale); 0 sono stati archiviati.

    Per quanto riguarda il processo parallelo in sede canonica risultano; 0 avviati; 0 mai avviati; dei restanti 4 non si hanno dati; 0 risultano condannati in sede canonica.


       Il Veneto registra un totale di 88 casi di cui; 5 nella provincia di Belluno; 16 in quella di Padova; 7 in quella di Rovigo; 11 in quella di Treviso; 9 per quella di Venezia; 32 per Verona; 8 per Vicenza.

    Le vittime sopravvissute prevalentemente minorenni sono un totale di 572 di cui 34 donne, 538 uomini. Di queste 2 sono adulti vulnerabili, 0 persone con disabilità, 570 di queste sono minorenni.

    Le categorie di casi; 84 sono sacerdoti; 0 è suora, 0 sono catechisti, 2 sono laici, 2 scout.

    Per quanto riguarda la situazione penale, su 88 casi; 46 è il sommerso; 14 attualmente denunciati; 1 indagati dall’Autorità Giudiziaria italiana; 2 condannati in 1° grado; 2 condannato in 2° grado; 7 condannati in via definitiva; 12 prescritti; 0 reo confesso; 1 pregiudicato; 0 condannato in sede civile; 2 hanno patteggiato; 0 condannato in entrambe le sedi (civile e penale); 1 sono stati archiviati.

    Per quanto riguarda il processo parallelo in sede canonica risultano; 1 avviati; 12 mai avviati; dei restanti 75 non si hanno dati; 0 risultano condannati in sede canonica.


       Città del Vaticano registra un totale di 4 casi di cui; 4 nello Stato del Vaticano

    Le vittime sopravvissute prevalentemente minorenni sono un totale di 10 di cui 1 donne, 9 uomini. Di queste 0 sono adulti vulnerabili, 0 persone con disabilità, 10 di queste sono minorenni.

    Le categorie di casi; 4 sono sacerdoti; 0 è suora, 0 sono catechisti, 0 sono laici, 0 scout.

    Per quanto riguarda la situazione penale, su 4 casi; 2 è il sommerso; 0 attualmente denunciati; 0 indagati dall’Autorità Giudiziaria italiana; 0 condannati in 1° grado; 1 condannato in 2° grado; 1 condannati in via definitiva; 0 prescritti; 0 reo confesso; 0 pregiudicato; 0 condannato in sede civile; 0 hanno patteggiato; 0 condannato in entrambe le sedi (civile e penale); 0 sono stati archiviati.

    Per quanto riguarda il processo parallelo in sede canonica risultano; 2 avviati; 0 mai avviati; dei restanti 2 non si hanno dati; 1 risultano condannati in sede canonica.

    (Trovate tutte le regioni e le province e l’elenco dei casi noti QUI)


     

    • Totale casi in Italia compreso l’indotto laico, suddivisi per situazione penale.

    Come detto in precedenza, il sommerso (ovvero i casi noti ma omessi alla Magistratura) attualmente è di 839, quelli reo confessi 6, quelli caduti in prescrizione 61, hanno patteggiato in 20, mentre 8 sono stati archiviati (quasi tutti per insufficienza di prova o testimonianza), risultano pregiudicati / recidivi 9, i casi denunciati risultano 46 (n.b. alcuni di questi sono datati nel tempo, noti per la denuncia di cui non si è più avuta notizia relativa all’avanzamento del procedimento), risultano indagati in 51 (n.b. alcuni di questi sono datati nel tempo, noti per la denuncia di cui non si è più avuta notizia relativa all’avanzamento del procedimento), condannati in 1° grado 27, in secondo grado 14, in via definitiva 155 (su 1250), condannati in sede civile 6, condannati in sede canonica 6.

    Per un totale di 1.250 casi.

    (Trovate il dato ulteriormente suddiviso per Regioni QUI)


    I sopracitati 1.250 casi avrebbero prodotto un totale (parliamo solo di quello noto) di 4.623 sopravvissuti di cui; da sacerdoti 4.395, da suore 9, da scout 54, da catechisti 91, da laici 74.

    Tra i 4.623 sopravvissuti contiamo 515 donne e 4.108 uomini di cui; 5 sono suore, 11 persone con disabilità mentre 156 sono adulti vulnerabili.

    Risultano di età inferiore ai 18 anni 4.451 sopravvissuti.

    (Trovate il dato ulteriormente suddiviso per Regioni QUI)

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    Seconda parte – Dato dichiarato dalla Conferenza Episcopale Italiana, cronologicamente coincidente al nostro, a partire dall’anno 2000.

    • Il 25/5/2010 Monsignor Mariano Crociata (Segretario Generale della Conferenza Episcopale) dichiarò 100 processi canonici avviati in dieci anni. Ignoto il numero di sopravvissuti prodotti.
    • Il 28/5/2022 è il neo eletto Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, il Cardinale Matteo Maria Zuppi, ad annunciare e rivelare in una conferenza stampa, l’avvio di una commissione d’inchiesta della Chiesa che analizzerà un arco temporale che va dal 2000 al 2022. In quella occasione dichiarerà 613 casi dal 2010, già in mano alla Congregazione per la Dottrina della Fede (oggi Dicastero). Ignoto il numero di sopravvissuti prodotti.
    • Il 17/11/2022, in attesa della Commissione annunciata dal Presidente Zuppi, la Conferenza Episcopale rilascerà il 1° report CEI che censirà nei due anni precedenti, un totale di 68 casi e un prodotto di 89 sopravvissuti di cui; 73 minorenni e 16 adulti vulnerabili. Di questi 37 sono donne e 52 uomini.
    • Il 16/11/2023 verrà reso noto il 2° Report CEI riferito all’anno 2022 che conterà 32 casi e un prodotto di 54 sopravvissuti di cui, 25 sono minorenni, 29 adulti vulnerabili. Le donne sono 44 e gli uomini 10.
    • Il 20/1/2025 la Diocesi di Bozano rilascia un secondo report riguardante la sola Diocesi che conterà questa volta altri 67 casi con un prodotto di 75 sopravvissuti. Di questi 51 minorenni, 24 adulti vulnerabili di cui 51 sono le donne e 24 gli uomini.
    • Il 28/5/2025 verrà reso noto il 3° report CEI che raccoglierà i dati del 2023 e del 2024 provenienti questa volta, dagli sportelli diocesani. I casi sono 69 con un prodotto di 115 sopravvissuti. Di questi sono 35 i minorenni, 51 sono donne e 64 uomini.

    (Trovate il dato completo e tutti i dettagli QUI )


                 Un totale di 1.049 casi dichiarati dalla CEI, conto i 1.106 censiti dall’Osservatorio della Rete L’ABUSO, un disavanzo di soli 56 casi, verosimile tenendo conto che come dichiarato dalla stessa CEI, dal 2022 hanno tenuto conto solo dei casi denunciati agli Sportelli diocesani, escludendo quelli denunciati all’Autorità Giudiziaria italiana e alle Associazioni.

    La CEI inoltre sottolinea, che NON passerà i nominativi dei casi denunciati agli sportelli, all’Autorità Giudiziaria italiana. Questo malgrado gli ancora odierni autoacclamati appelli di trasparenza; l’apertura degli archivi voluta da Papa Francesco; la così detta “facoltà morale” della chiesa a denunciare.

               Nel dato CEI risulta assente il numero delle vittime prodotte dal 2000 fino al primo report del 2022, che in questo caso abbiamo stabilito con il massimo ribasso, una ogni caso per un totale di 1.146 sopravvissuti. Dato che comprende anche i sopravvissuti dichiarati nei tre report della CEI e quello dichiarato dalla sola diocesi di Bolzano.

            Ma questa non è l’unica carenza nei dati che dichiara CEI

    Nei tre report infatti non è circostanziato il nome dell’offender o presunto tale, la diocesi dove i crimini sarebbero stati commessi, dove la chiesa lo abbia reintegrato, se sia stato ridotto allo stato laicale o invece riabilitato, nel caso, quali le cure per poter garantire che la sua reintegrazione non vada incontro alla recidività.

    Per i sopravvissuti invece, non è noto il sostegno ricevuto, quale assistenza medica o psicologica sia stata loro offerta, se siano state indennizzate come hanno fatto le altre conferenze episcopale e via dicendo.

    Nella fumosità del dato CEI è impossibile reperire persino da quali Sportelli diocesani provengano i dati esposti nei tre report. Dati che negli anni sono andati tuttavia pari passo con quelli pubblicamente esposti o dichiarati dall’Associazione e di ciò, onestamente, non sappiamo se compiacerci per quanto siamo stati attenti, o farci sorgere qualche ragionevole dubbio sull’analogia.

    Completamente scomparsi i 613 casi che l’annunciata Commissione della CEI (mai realizzata e di cui non si ha più notizia) avrebbe dovuto analizzare unitamente a quelli raccolti dagli sportelli diocesani.

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              La “Tolleranza ZERO”

    Tornando ai dati censiti dall’Osservatorio della Rete L’ABUSO, l’ultima analisi che potremmo dire provenga “direttamente dalla bocca degli stessi sopravvissuti”, riguardante gli effettivi progressi in materia di prevenzione e sostegno ottenuti in più di un decennio di “Tolleranza ZERO”. Quale è l’apprezzamento da parte dei sopravvissuti su quanto CEI ha realizzato oltre gli sportelli diocesani, il sostegno che hanno ricevuto, l’effettiva applicazione di tutte quelle norme vaticane a detta della CEI e dei media “risolutive”, introdotte nel pontificato di Francesco.

    In Italia le Diocesi sono 226, di queste 130 hanno attivato al loro interno quanto prevede “La via italiana”, avviata dal Cardinale Matteo Maria Zuppi, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana CEI. Per esattezza parliamo in realtà di 103 sportelli per 130 diocesi, il 58%.

    Dei 1.049 casi, comprendenti oltre il pregresso anche il dato dei 3 report CEI, non un solo caso risulta esser stato denunciato dall’Autorità Ecclesiastica, all’Autorità Giudiziaria italiana.

    Dei casi trattati, soli 76 registrano l’avvio di un processo presso il Tribunale canonico, per 59 invece non c’è stato alcun processo in sede canonica, mentre per gli altri 971 non ci sono notizie.

    (Trovate il dato completo e tutti i dettagli QUI )


    Dei 1.106 casi censiti dall’Associazione di cui risultano 76 processi avviati dalla giustizia canonica, 17 si sono conclusi con una temporanea sospensione, in 7 casi invece i sacerdoti sono stati spostati impuniti in altra parrocchia, ne sono invece stati ridotti allo stato laicale o hanno presentato spontanee dimissioni 18 sacerdoti, in 5 casi il sacerdote si è suicidato mentre per i restanti 1.056 casi non risulta avviato nessun procedimento a carico.

    Risultano anche 44, tra vescovi e cardinali sul solo suolo italiano, che negli anni in analisi, stando prima alla “facoltà morale”, poi al Motu proprio Vos estis lux mundi, a risultare di aver dichiarato o aver omesso ai propri doveri canonici e morali.

    (Trovate il dato completo e tutti i dettagli QUI )


    Sul versante delle 4.621 vittime sopravvissute di cui 2.414 sono nella disponibilità dell’associazione, da quanto noto, 2 hanno ottenuto giustizia canonica, soltanto 1 è stato risarcito spontaneamente dalla chiesa, mentre in tutti i restanti casi, quando c’è stato un indennizzo, questo è arrivato dalla Giustizia italiana.

    Nessuna avrebbe ricevuto alcun sostegno medico o psicologico adeguato mentre, in 15 casi la chiesa avrebbe stipulato con la vittima, accordi con il vincolo della riservatezza, obbligandola al silenzio. Si tratta di 25.000€ elargiti come “aiuto alla vittima”, omettendo dall’accordo il motivo reale, in tutti i casi vincolando la stessa vittima a non poter rendere pubblico l’accordo, l’abusatore o rivalersi per quanto da lui subito.

    Per i rimanenti sopravvissuti nulla.

    Contrariamente alle vittime, sul solo suolo italiano risultano ben 22 strutture terapeutiche per i sacerdoti.

    Nessuna di queste è destinata ai loro sopravvissuti.

    (Trovate il dato completo e tutti i dettagli QUI )


    • Conclusioni

    Nell’ottica della chiesa, la campagna di “Tolleranza ZERO” è stata proposta come preventiva per il futuro, riparativa per chi oramai sopravvissuto, di rassicurante trasparenza verso i fedeli, protettiva nella Giustizia Canonica e nella collaborazione con la Giustizia italiana.

    A rafforzare ulteriormente il tutto, “La via italiana” della CEI con l’apertura dei così detti “sportelli diocesani per le vittime”, l’annuncio di una Commissione d’inchiesta comprendente 613 casi nelle mani della CDF.

    A contornare tutto l’umiltà di queste parole;

    “Ci prenderemo le botte che dobbiamo prenderci e anche le nostre responsabilità”

                    (Card. Matteo Maria Zuppi – 28 maggio 2022)


                Ma alla fine le botte, chi le ha prese? E le responsabilità, chi se le è assunte?

    Guardando le cifre, 1.106 casi da noi censiti, risultano processati in sede canonica soltanto 76 casi di cui; 17 sanzionati con una temporanea sospensione; 7 di questi invece sono stati trasferiti ad altra parrocchia quasi sempre all’insaputa dei fedeli che nei pochi casi emersi si sono opposti, come accaduto recentemente per don Giorgio Carli della Diocesi di Bolzano.

    In 18 casi si è giunti alla riduzione allo stato laicale, senza però denunciare all’Autorità Giudiziaria italiana, riducendo tecnicamente il tutto ad un offender che prima era prete, a un offender ora laico, impunito e libero di poter continuare a predare, all’insaputa di tutti.

    In 5 casi il sacerdote si è suicidato, per i restanti 1.056 casi non è noto alcun provvedimento a loro carico.

    Dal lato dei sopravvissuti il Grande BLUFF, che li rende per la seconda volta vittime, questa volta però della chiesa che le ha usate ancora una volta per mera propaganda, facendo credere alla società di essersi attivata in loro soccorso, attraverso leggi della chiesa che le avrebbero risarcite quanto meno sotto l’aspetto umano e morale, sportelli proprio per le vittime, che sorge il dubbio essere più utili alla chiesa che in quella sede acquisisce informazioni che come abbiamo visto poi gestisce internamente, per tutelare se stessa e non per fare prevenzione o dare sostegno concreto ai sopravvissuti.

    Molti di questi infatti, delusi arrivano in ultima istanza a chiedere aiuto all’Associazione.

             

              …E anche qui i numeri purtroppo confermano.

    Infatti, delle 2.414 che sono nella disponibilità dell’Associazione, risulta che solo 2 hanno ottenuto giustizia canonica e solamente 1 è stata risarcita. Un caso che risale a ben 20 anni fa, è quello di Marco Marchese (Diocesi Agrigento) che si è concluso proprio con un accordo tra le parti con il vincolo della riservatezza. A tal proposito si registrano 15 casi di Accordi tra le parti con il vincolo della riservatezza.

                Tuttavia, stando all’iniziale preoccupazione del Cardinale Zuppi direi che “grazie a Dio” la CEI non si è fatta un solo graffio rispetto alle botte previste.


                Doverosa anche un’ultima riflessione sull’efficacia della Giustizia Italiana.

    Anch’essa, se pur molto più efficiente di quella canonica, vede sole 155 condanne definitive su 1.106 casi noti. Questo non per colpa della Magistratura che di fatto ha il limite di applicare le leggi e qui, abbiamo una serie di vuoti legislativi che rendono estremamente difficoltosa la giustizia stessa; la prevenzione e la stessa segnalazione preventiva “nell’interesse superiore del minore”, praticamente inesistente; la possibilità per lo stesso sopravvissuto di denunciare entro i limiti della prescrizione, dal 2012 modificati da 10 anni ai 20 anni attuali, tuttavia ancora insufficienti in quanto statisticamente, la media degli anni necessari ad una vittima per maturare il trauma, esternarlo e riuscire a denuncialo, è di 25 – 30 anni.

                                           Fine del REPORT

                            Osservatorio permanente – Rete L’ABUSO

                                        Francesco Zanardi

  • Sopravvissuti agli abusi in Italia: il rapporto dei vescovi non mostra la portata completa della crisi

    Sopravvissuti agli abusi in Italia: il rapporto dei vescovi non mostra la portata completa della crisi

    Il responsabile di un gruppo di sopravvissuti agli abusi sessuali in Italia ha espresso dubbi sul fatto che un recente rapporto sugli sforzi di tutela pubblicato dalla Conferenza episcopale italiana fornisca un quadro completo della portata della crisi degli abusi nella Chiesa locale.

    Francesco Zanardi, sopravvissuto e fondatore della Rete L’Abuso, ha dichiarato alla CNA che dal 2020 la conferenza (nota con l’acronimo italiano CEI) pubblica solo “rapporti parziali ogni anno o ogni due anni”, il che rende difficile fare una valutazione accurata.

    “È difficile fare un paragone perché non sappiamo di quali casi si stiano parlando o a quale area geografica d’Italia si riferiscano quando forniscono questi numeri”, ha detto. “È un po’ come se ci fosse una buca in mezzo alla strada e invece di ripararla, ci si limitasse a contare quante persone ci cadono dentro, ma non si ripara.”

    “Diciamo solo che questo rapporto non dice nulla”, ha aggiunto.

    Intitolato “ Proteggere, prevenire, formare: terza indagine sulla rete territoriale di protezione dei minori e degli adulti vulnerabili ”, il rapporto di quasi 100 pagine, pubblicato il 28 maggio, ha evidenziato le pratiche di tutela attuali e in via di sviluppo all’interno della Chiesa italiana tra il 2023 e il 2024.

    Tra queste, l’istituzione di centri di ascolto per le vittime di abusi da parte del clero nel Paese. Secondo il rapporto, attualmente sono 103 i centri che servono 130 diocesi italiane.

    In una dichiarazione diffusa lo stesso giorno, l’arcivescovo di Cagliari Giuseppe Baturi, segretario generale della CEI, ha affermato che il rapporto si inserisce in un percorso di trasparenza volto a “superare le resistenze culturali e operative ancora presenti”.

    “Siamo chiamati a fare la nostra parte, con piena consapevolezza e responsabilità”, soprattutto promuovendo “poli istituzionali a livello locale, nonché una più profonda consapevolezza culturale, in particolare all’interno delle università”.

    Sebbene il rapporto abbia rilevato “progressi significativi nella formazione e nella sensibilizzazione”, ha rilevato un aumento dei casi di abuso, la maggior parte dei quali commessi in un “contesto parrocchiale”. Si stima che 115 vittime (64 uomini e 51 donne) tra passate e presenti abbiano denunciato i propri abusi tra il 2023 e il 2024. A titolo di paragone, nel 2022 le vittime hanno denunciato 54 abusi, mentre nel 2020 sono state 89.

    Gli abusi sono stati commessi da “67 presunti autori”, tra cui “44 membri del clero, 15 religiosi e otto laici”, si legge nel rapporto.

    Chiara Griffini, presidente dell’Ufficio per la tutela dei minori della CEI, ha affermato che l’aumento dei casi è “preoccupante perché, come abbiamo sempre detto, anche un solo caso, per quello che è e rappresenta la Chiesa, sarà sempre di troppo”.

    “Ci sono 69 casi segnalati, 37 dei quali sono attuali – il che ci dice chiaramente che il fenomeno è in corso – e 32 sono del passato”, ha dichiarato in un’intervista con CNA l’11 giugno. “Quindi, guardando questi 32 casi del passato, penso che il lavoro di prevenzione che abbiamo messo in atto stia, in un certo senso, gettando qualche seme”.

    Griffini ha aggiunto che la pubblicazione degli abusi segnalati è un segnale che la conferenza episcopale punta alla trasparenza e che “il percorso intrapreso è certamente importante e non si torna indietro”.

    «La protezione dei minori deve essere parte integrante della missione della Chiesa», ha affermato.

    Tuttavia, Zanardi ha dichiarato alla CNA che, nonostante il rapporto indichi il numero delle vittime che si sono fatte avanti nell’ultimo anno, non specifica cosa la Chiesa abbia fatto per assisterle.

    “Dice che ci sono 115 vittime. Bene. Li avete risarciti? Avete fornito loro assistenza psicologica? Non si sa nulla al riguardo”, ha detto.

    Griffini ha detto alla CNA che, mentre il compito dei centri di ascolto è quello di raccogliere le segnalazioni di abusi e di informare le autorità ecclesiastiche su quei casi, il risarcimento alle vittime “riguarda una fase procedurale e quindi non rientra nella competenza” dei centri.

    Ha inoltre osservato che il rapporto evidenzia i vari mezzi di supporto offerti alle vittime e alle loro famiglie dai centri di ascolto, tra cui “supporto psicoterapeutico, supporto spirituale e altre forme che non sono state dettagliate ma che rappresentano una forma di supporto e vicinanza che il centro di ascolto offre alle vittime”.

    Tra le altre preoccupazioni espresse da Zanardi c’era il fatto che il cardinale Matteo Zuppi di Milano, presidente della CEI, non avesse mantenuto la parola data secondo cui i rapporti avrebbero esaminato i casi dal 2000 in poi.

    In una conferenza stampa del 2022 , Zuppi ha annunciato la pubblicazione dei rapporti annuali e ha affermato che avrebbe analizzato solo i casi risalenti al 2000 e non oltre, perché “giudicare qualcosa di 80 anni fa con i criteri odierni, qualcosa che all’epoca era giudicato con altri criteri, crea difficoltà di valutazione”. 

    Tuttavia, il primo rapporto pubblicato nel novembre 2022 pubblicava solo informazioni sui casi del 2020. 

    Sul suo sito web, Rete L’Abuso ha compilato un proprio elenco di casi di abusi in Italia a partire dal 2000. Zanardi ha affermato che, in base ai dati e ai fascicoli raccolti dalle vittime, “contiamo 1.035 preti pedofili che hanno abusato di 4.267 vittime. È una cifra reale”. 

    Durante la conferenza stampa di due anni fa, Zuppi si offrì pubblicamente di incontrare Zanardi e gli disse: “Se hai un caso, diccelo”. 

    Il responsabile della Rete L’Abuso ha dichiarato alla CNA di aver incontrato Zuppi in diverse occasioni e di avergli portato i casi raccolti dalla sua rete.  

    “Li ho portati io, ma poi non li ha più voluti prendere”, ha detto. “Ora loro [la Conferenza Episcopale Italiana] hanno dichiarato che non accetteranno dati da associazioni o da chiunque altro, ma solo i dati che arriveranno ai loro sportelli”.

    Per questo motivo, ha aggiunto, è molto probabile che il rapporto attuale contenga dati incompleti, poiché non tutte le vittime, soprattutto quelle “che non credono più nella Chiesa”, denunciano gli abusi subiti a un centro di ascolto diocesano.

    Griffini ha tuttavia chiarito che l’indagine annuale è intesa come “strumento di monitoraggio e rendicontazione” delle politiche di tutela adottate dal CEI nel 2019.

    “Pertanto, le indagini partono dal 2020 proprio perché il loro scopo è monitorare se il sistema creato, sia per generare ambienti ecclesiali sicuri, sia per intercettare presunti abusi, funzioni”, ha affermato.

    Griffini ha anche detto alla CNA che è ancora in corso uno “studio pilota” che riguarda “casi verificati di abusi contro minori nel periodo di 20 anni tra il 2001 e il 2021” e che la sua pubblicazione è prevista “nei primi mesi del 2026”.

    Ha aggiunto che lo studio è stato redatto da “due enti terzi e completamente indipendenti”: il Centro per la vittimologia e la sicurezza dell’Università di Bologna e l’Istituto degli Innocenti con sede a Firenze.

    «I ricercatori consegneranno i dati a una commissione nominata dalla conferenza episcopale, che effettuerà delle interpretazioni a livello ecclesiale, e lo studio sarà pubblicato nella sua interezza, così come lo hanno riportato», ha spiegato.

    Zanardi ha espresso dubbi sul fatto che la Chiesa italiana potesse essere considerata affidabile nel monitorare se stessa e ha affermato di aver presentato una richiesta alla procura italiana per condurre un’indagine indipendente, come quelle condotte in Spagna e Francia. Tuttavia, ha osservato, era improbabile che un’indagine del genere potesse svolgersi a causa del rapporto tra Chiesa e Stato.

    “Diciamo che l’Italia è un Paese molto particolare, dove di fatto lasciano fare tutto alla Chiesa, ma lo Stato non interferisce”, ha detto. “Non si intromette, come si dice, come la mafia”.

    Griffini ha sostenuto che lo studio pilota “è un’indagine indipendente perché i due organismi non sono chiaramente di natura ecclesiale; sono organismi accademici che hanno ricevuto un mandato, proprio come altre commissioni indipendenti hanno avuto mandati, e risponderanno secondo criteri scientifici”.

    Una volta completato, ha affermato, lo studio del 2026 svilupperà ulteriori ricerche “che potranno davvero far luce su questo fenomeno per aiutarci, oggi, a rendere possibile la non ripetizione e, allo stesso tempo, a trovare quelle che potrebbero essere le migliori pratiche per la giustizia e la riparazione”.

    https://www.catholicnewsagency.com/news/264673/italian-church-abuse-survivor-questions-bishops-conference-report-on-scale-of-clerical-sexual-abuse-crisis

  • Quiliano accoglie la terza istallazione della “Panchina viola contro l’abuso di minori e persone vulnerabili”

    Quiliano accoglie la terza istallazione della “Panchina viola contro l’abuso di minori e persone vulnerabili”

    È la terza città italiana dopo Savona e Enna, ad accogliere la “Panchina viola contro l’abuso di minori e persone vulnerabili” lanciata in Italia dalla Rete L’ABUSO, ECA Global e Italy Church Too, che sarà inaugurata sabato 16 alle ore 10 in Piazza Costituzione a Quiliano.

    Un’iniziativa di sensibilizzazione che tra le prossime istallazioni prevede quelle di Spotorno, Finale Ligure, Roma, Cagliari e Rimini.

    Il Comune di Quiliano ha accolto con grande piacere la proposta alla quale, tra i promotori, aveva aderito da subito la Polisportiva di Quiliano e il suo Presidente Aureliano Pastorelli.

    Una panchina che come ricorda il portavoce della Rete L’ABUSO Francesco Zanardi

    “Una panchina colorata di viola non salva i bambini e non cura chi è stato abusato.

    Deve servire da simbolo agli adulti, alla società civile, a chi può o deve tutelare minori o persone vulnerabili, a non chiudere gli occhi, a non voltarsi dall’altra parte, ma ad intervenire.

    In questo purtroppo siamo ancora molto indietro in Italia, abbiamo ancora difficoltà; perché ci fa paura; perché ci imbarazza; perché non lo riteniamo un non nostro problema intervenire nei casi di violenza, troppo spesso dimenticando che siamo noi gli occhi e gli orecchi di chi è in difficoltà oltre che della giustizia. Siamo noi che dobbiamo civilmente tutelarci, partendo dai nostri figli, dai nostri nipoti, dai nostri cari facendo prevenzione, denunciando.

    Non possiamo pretendere che siano le vittime a farlo perché in quanto tali non ne hanno le risorse, spesso non ne hanno la forza ed è per questo che siamo noi a dover intervenire. Perché chi è fragile o non in grado di potersi tutelare da sé, possa contare sugli altri e su una concreta e civile società, e non restando solo.”

    Un’iniziativa alla quale sia la Giunta del Comune di Quiliano, sia la Polisportiva di Quiliano aderiscono aggiungendo la targa di patrocinio all’iniziativa.

  • Gioia Sannitica – Prete accusato di pedopornografia: così “il giustiziere” ha incastrato Don Guido. Coinvolto anche un carabiniere

    Gioia Sannitica – Prete accusato di pedopornografia: così “il giustiziere” ha incastrato Don Guido. Coinvolto anche un carabiniere

    Gioia Sannitica – L’inchiesta parte da Torino e coinvolge 33 persone fra cui il prete del Matese e un carabiniere. I poliziotti della postale si sono infiltrati contro la pedopornografia su Telegram, tutto è partito dalla collaborazione di un utente, soprannominato «il giustiziere», che ha aiutato gli agenti di polizia a smascherare professionisti, operai e studenti che si scambiano tra loro materiale pedopornografico. Fotografie e video di bambini, anche molto piccoli, che circolavano online. Tre di questi soggetti – tra cui un prete e un carabiniere – sono stati arrestati in flagranza per l’ingente quantitativo di materiale che avevano nelle loro chat.

    Inserendosi nella rete del «giustiziere», gli investigatori sono infatti riusciti a ripercorrere a ritroso tutte le interazioni con altri utenti di Telegram. Nelle chat circolava di tutto: immagini e video riguardanti anche vere e proprie violenze sessuali. Così hanno identificato altri 33 soggetti del web, persone di ogni età e professione: tra loro professionisti, operai e studenti. Tre gli arrestati, residenti nelle province di Milano, Cagliari e Benevento, esattamene a Sant’Agata dei Goti dove il prete di Gioia Sannitica, don Guido Santagata, curava il “gregge” di fedeli.

    E’ stato arrestato – pochi giorni fa e poi rimesso in libertà  con l’obbligo di firma giornaliero –  perché accusato di detenzione di materiale pedopornografico: nel suo cellulare sarebbero stati rinvenuti contenuti fotografici e video compromettenti.

    Le perquisizioni personali, locali e su sistemi informatici, disposte dalla procura di Torino, hanno portato al sequestro di telefoni, tablet, hard disk, chiavette, computer e vari account di mail e profili social. E in alcuni casi è stata trovata una grande quantità di materiale pedopornografico custodito proprio sui supporti informatici sequestrati, che saranno oggetto di successivi accertamenti.

    Gioia Sannitica – Prete accusato di pedopornografia: così “il giustiziere” ha incastrato Don Guido. Coinvolto anche un carabiniere

  • Pedopornografia online: maxi operazione tocca anche Venezia. Arrestato anche un prete

    Pedopornografia online: maxi operazione tocca anche Venezia. Arrestato anche un prete

    Operazione “La Croix” della Polizia Postale: maxi-blitz contro la pedopornografia online, 33 perquisizioni in tutta Italia. Tre le persone arrestate, tra cui un prelato e un appartenente alle forze dell’ordine.

    Pedopornografia online

    Nelle ultime ore, la Polizia di Stato, sotto la guida del Servizio Polizia Postale e per la Sicurezza Cibernetica, ha avviato un’importante operazione su scala nazionale per contrastare la diffusione di materiale pedopornografico online. L’operazione, denominata “La Croix”, è stata coordinata dalla Procura della Repubblica di Torino e ha portato all’esecuzione di 33 decreti di perquisizione in diverse città italiane.

    Le indagini

    L’indagine, iniziata oltre sei mesi fa, è stata condotta dal Centro Operativo per la Sicurezza Cibernetica di Torino. Gli investigatori, anche grazie ad operazioni sotto copertura, sono riusciti a identificare numerosi individui coinvolti nella distribuzione e promozione di contenuti illeciti realizzati attraverso lo sfruttamento sessuale di minori.

    Il “giustiziere virtuale”

    Al centro dell’inchiesta vi è un utente che, pur essendo coinvolto nella ricerca di materiale pedopornografico, svolgeva il ruolo di un improbabile “giustiziere”. Quest’ultimo, infatti, condivideva nei gruppi chiusi online informazioni e tracce digitali raccolte durante le sue interazioni con altre identità virtuali. Questo comportamento ha consentito agli inquirenti di approfondire le indagini e risalire agli altri soggetti implicati.

    Chat segrete

    Le comunicazioni tra gli utenti avvenivano tramite chat segrete, utilizzando un linguaggio in codice per mantenere l’anonimato e verificare la reciproca partecipazione a contenuti legati all’abuso sessuale. I partecipanti disponevano di materiale illegale di diversa natura, tra cui video che mostravano anche veri e propri atti di violenza sessuale.

    33 utenti coinvolti

    L’operazione ha richiesto un meticoloso lavoro di infiltrazione all’interno delle reti virtuali utilizzate dagli utenti coinvolti. Grazie a un accurato monitoraggio delle tracce informatiche lasciate durante le interazioni online, gli investigatori sono riusciti a risalire all’identità di 33 sospettati.

    L’esecuzione dei decreti di perquisizione ha coinvolto le sedi della Polizia Postale di Roma, Milano, Napoli, Reggio Calabria, Cagliari, Palermo, Catania, Bari, Venezia e Trieste, in un’operazione congiunta che ha coperto gran parte del territorio nazionale.

    Arrestati un sacerdote e un appartenente alle forze dell’ordine

    Tra le persone coinvolte, si trovano individui di ogni età, provenienza geografica e posizione lavorativa: professionisti, operai e studenti. In particolare, tra gli arrestati, residenti nel milanese, cagliaritano e beneventano, figurano un appartenente alle forze dell’ordine e un prelato.

    Il coinvolgimento di giovani e giovanissimi in questi crimini è un aspetto allarmante dell’indagine. Questo fenomeno sembra essere facilitato dalla crescente familiarità delle nuove generazioni con le tecnologie, in particolare con le piattaforme di condivisione peer-to-peer. Proprio per questo, la Polizia Postale ha sottolineato l’importanza di intensificare gli sforzi sul piano della prevenzione, per arginare il pericoloso fenomeno della dipendenza dalle tecnologie digitali e dalla ricerca di contenuti illeciti online.

    Pedopornografia online: maxi operazione tocca anche Venezia. Arrestato anche un prete

  • Report REGIONALI sugli abusi sessuali su minori – Gli interventi singoli dei relatori– VIDEO

    Report REGIONALI sugli abusi sessuali su minori – Gli interventi singoli dei relatori– VIDEO

    ATTENZIONE! TESTO PARLATO – Potrebbero esserci delle incorrettezze


    Francesco Zanardi – Presidente Rete L’ABUSO

    Perfetto Io direi che si può cominciare Eh Mi son fatto un taccuino Per non perdermi poi nel discorso che è abbastanza lungo e impegnativo intanto ringrazio eh i garanti per l’infanzia e l’adolescenza che sono intervenuti qui quest’oggi per il Lazio la dottoressa Monica Sansoni per la regione Liguria la dottoressa Giulia Tanda che mi sembra non sia ancora entrata e per la Regione Sardegna invece c’è la dottoressa Carla pugli gedu per la Provincia autonoma di di Trento Fabio Biasi e la dottoressa manoela Paganini che Eccola la vedo Scusatemi ma ci vuole un po’ aiuto e poi per la campagna dottor Giovanni galano e la dottoressa Antonella D’Andrea che mi sembra di aver visto prima sono io aiuto Non la vedo buongiorno ah ecco ok ok chiedo scusa ma la perdo sono vi ho su uno schermo grosso sentite Sì sì sì la sentiamo la sentiamo Anzi io spero di aver aperto il microfono a tutti poi vabbè ve lo Aprite diciamo quando è il vostro momento per parlare poi ringrazio i relatori Io vabbè presenterò il report Federico Tulli che è giornalista e in particolare studioso della materia non solo sulla chiesa il coordinatore legale della rete l’abuso che è il dottor Mario Caligiuri poi il dottor Ghezzi del cismai Giorgio che è del comitato sportivo e del CONI Ludovic Eugenio di Italy Church 2 Poi ci saranno come ospiti l’avvocato Pasquale Lattari l’avvocato Luca battaglieri Giorgio Toselli che ho visto prima Dino shild maab e Maurizio gualerni Va bene Andiamo a scoperchiare un po’ quello che è un vaso di Pandora in Italia perché Io ho iniziato all’inizio estate a fare a voler fare questo report ho detto domandiamoci quanto Quante sono le vittime dei sacerdoti pedofili in Italia

    Poi diciamo allestendo questo report e poi domandando a colleghi e via dicendo insomma in molti uno di questi è stato proprio Giorgio Barone dei primi che mi dice ma guarda anche noi nei comitati sportivi abbiamo lo stesso identico problema soprattutto nell’ambito del volontariato in quello agonistico no E quindi mi sono un po’ più soffermato Al di là che ci sono dei vuoti legislativi che poi vedremo che denunciamo da anni e già nel 2019 abbiamo portato come associazione l’attenzione del comitato ONU che ha convocato l’Italia e l’ha ascoltata l’Italia poi m se sarà il caso c’è un breve video che vi ho già mandato nella documentazione e come vedrete non risponde alla domanda sulla prevenzione risponde Quali sono le pene che si applicano in Italia Ma viene da sé che se tu mi rispondi che ci sono delle pene e vuol dire che prima deve esserci l’abuso no quindi manca tutta la parte che deve esserci prima in più se andiamo a vedere siamo un paese europeo però dove diciamo la pietra fondante dell’Europa era avere stessi diritti stessa moneta stessi documenti Beh certo Quando un cittadino europeo viene con un minore in Italia io non so fino a che punto il minore almeno ha gli stessi diritti perché in realtà non c’è una prevenzione quindi diciamo che il minore resta in qualche modo scoperto entrando entrando in un paese che è carente ho guardato un po’ anche i dati che ci sono in giro quelli ministeriali e sono davvero pochissimi tipa tipo 6000

    abusi nel 2021 Se non ricordo male in tutta Italia ma non abusi sessuali cioè vari tipi di abusi sia violenza fisica poi vado a vedere sono dati presi dalla polizia e in effetti sia io che altri colleghi avevamo più volte provato a chiedergli all’osservatorio nazionale quello ministeriale del Ministero delle pari opportunità e non ci erano stati dati non non hanno forniti fornito dati e e quindi di fatto non ce ne sono almeno i dati che ci sono sono estremamente carenti Allora ho pensato perché non visto che il nostro report che è vero che sui preti però è documentale poi come vedrete anche a altamente eh dettagliato nei cioè viene dettagliato negli abusi in ogni regione Uomini Donne abusati da sacerdoti abusati da laici adesso diciamo la parte Laica è ancora una parte scoperta perché in realtà anche lì c’è pochissimo materiale e l’ andremo a allestire tutto Tuttavia è un eh report preciso perché fatto su base documentale e quindi diciamo esprime un dato che eh possiamo poi eh utilizzare per ah scusate vedo che c’è della gente che entra Abbiate pazienza un dato che possiamo poi usare per eh fare una proiezione sia percentuale che proporzionale dicevo in Italia ci sono appunto anche se non sono tantissimi i numeri 6.000 Casi Ma non vediamo poi al tempo stesso anche al di là degli allarmi che vengono dati sulla pedofilia online non vediamo alcun tipo di indagine no Quindi o non vediamo notizie sui giornali che vengono fatte indagini che ci siano arresti e e cose del genere no Quindi diciamo troviamo parecchie discrepanze ehm proprio anche confronto agli altri Stati viene da dire questi pedofili dove vengono messi e e ci siamo anche domandati quali sono poi in effetti gli strumenti concreti eh per fare prevenzione adesso cercheremo prima darò i dati l’obiettivo del report quindi diciamo anche se il dato è della chiesa Siamo andati a analizzarlo in una particolare categoria che è quella del volontariato Perché Perché in Italia per esempio il volontariato è resta scoperto dall’esibizione del cosiddetto certificato antipedofilia che viene introdotto nel 2014 con la con la ratifica di Lanzarote che però diciamo che è più complicato spiegare come mai è stato lasciato un vuoto cioè come mai è stato esentato il volontariato che spiega cioè perché bisogna spiegare ci deve essere un motivo no per il quale il volontariato è sollevato di fatto Questa falla fa sì che chi non può esibire certificato chi non può andare eh diciamo negli altri posti perché il certificato è da esibire e la persona è pregiudicata è questo dove va a cercare ragazzini va proprio nell’ambito del volontariato proprio perché questa falla lo permette e tra l’altro è una falla grave perché se ci riflettete non non parliamo di casi di sospetti No no parliamo di pedofili conclamati perché se hai il certificato macchiato vuole dire che hai già commesso degli abusi c’è una condanna del tribunale quindi diciamo che quel 100% Elimina che cioè evita che quel 100% di pregiudicati entrino in in in questo ambiente abbiamo fatto quindi tre report Abbiamo quantificato quello il numero nostro cioè i dati che avevamo Noi abbiamo quantificato i dati che dà la chiesa che ha dato la chiesa durante le ultime gli ultimi due report della CEI e dati che ha dato in precedenza Poi scusate poi li abbiamo

    sommati li abbiamo sommati e non li abbiamo messi insieme per due motivi Il primo motivo è che appunto i nostri sono molto dettagliati quelli della CEI ad esempio non si sa neanche la regione geografica Ma si sa un numero non si sa il numero di Vit Quindi nel caso della CEI il dato elaborato è minimale come vedrete perché e va a In pratica a contare una vittima per ogni pedofilo che è una cosa improbabile Però diciamo che non potendo dare un num numero di vittime certe si è dato il dato di base che è ovviamente se c’è un pedofilo almeno una vittima c’è e quindi ne abbiamo contata solo uno una e abbiamo appunto quantificato il dato all’interno del chiesa le dinamiche Purtroppo però sono le stesse che poi noi ritroviamo nell’ambito del volontariato perché non c’è un obbligo di denuncia in Italia e chi di voi lavora nella materia sa bene che a volte si rischiano anche le contro querele denunciando dei casi

    non se uno si prova a mettersi in nei panni di un’associazione che si trova un pedofilo in casa un caso di pedofilia e uno riflette e dice la denuncia non è obbligatoria e è anche poi rischiosa No perché se non ho non ho le prove rischio la controquerela al tempo stesso è vero faccio una buon azione Eh ma poi divento responsabile civile e qualora ci fosse un processo perché ragazzino è stato abusato nella mia associazione mi tocca ancora sborsare dei soldi e questo capite che è un ragionamento che porta poi a Esistere chi non ha obblighi come in questo caso e a non a non intervenire o magari intervenire senza denunciare Infatti se noi guardiamo le denunce anche lì sono tutte denunce quasi di ambiti familiari non esiste nessun altro tipo di denuncia non non troviamo associazioni che hanno problemi neanche quelle sportive di pedofilia al loro interno non troviamo nulla del genere e questo diciamo è alquanto sospetto direi niente Apriamo un attimo i dati proviamo un attimino a condividere lo schermo Eh allora condividi lo schermo aiuto Eccolo qua Forse schermo due

    Sì eccoci qua priam un attimino e andiamo ad esaminare un attimo i dati poi ci sono delle premesse che che poi con calma potete leggere io adesso faccio solo i passaggi fondamentali Allora questo primo pannello abbiamo le due parti quella verde e quella blu che è un conteggio preliminare Cioè abbiamo trovato prodotti da 330 sacerdoti 29 laici e una suol un potenziale di vittime No un potenziale un effettivo di vittime di

    1570 vedremo dopo il ragionamento il dei numeri della chiesa la chiesa dichiara di fatto dal 2000 913 casi che Sommer Remo poi ai nostri vi spiego il perché la chiesa dice che questi casi sono casi raccolte dagli sportelli o in mano ai loro uffici ma sono esclusi diciamo i casi passati attraverso la magistratura noi Quindi questi 330 casi che abbiamo utilizzato sono casi invece passati dalla magistratura quindi diciamo c’è una improbabilità che siano gli stessi poi qualcuno lo potrebbe anche essere purtroppo son così scarni Tuttavia andiamo a vedere la prima mappa perché è anche importante l’effetto ottico poi ovviamente potete schiacciando su ogni puntino troverete i cioè i casi e i dettagli questa diciamo è la mappa sono un po’ i casi messi sulla mappa italiana di pedofilia derivante dal tiero cioè quelli raccolti Però dalla rete l’abuso nel pannello sotto Anzi ci arriviamo dopo ecco qui siamo Questa è la seduta di cui parlavo all’inizio delle Nazioni Unite che se potrei anche anche metterla e così sentite un attimo i punti ma magari potete anche vedervi io ve li leggo un attimo il comitato diciamo alla fine della seduta dopo la nostra istanza e dice che accoglie favorevolmente il piano nazionale per la prevenzione la lotta agli abusi e lo sfruttamento sessuale dei bambini 2015-2 la rivitalizzazione dell’osservatorio per contrastare la pedofilia la e la pornografia e poi inizia con una serie di lamentele dicendo che è preoccupato per i numerosi casi di bambini vittime di abusi sessuale da parte di personale religioso della chiesa cattolica nel territorio dello Stato membro e per il basso numero di indagini criminali e azioni penali da parte della magistratura italiana che poi raccomanda di adottare cosa che in Italia Ecco non abbiamo non c’è una ehm educazione civica ai nelle scuole per i bambini senza dover spiegare nulla eh di così specifico sul sesso e si possono spiegare i comportamenti che gli adulti con i bambini non devono avere e il bambino Diciamo che è il primo campanello d’allarme No perché quando si accorge di un comportamento inappropriato e lo vaa a un genitore o a un maestro Non lo so di fatto sarebbe già uno dei primi passi eh preventivi preventivi poi dice vabbè di istituire una commissione di inchiesta indipendente imparziale per esaminare are tutti i casi di abuso sessuale di bambini da parte del personale religioso della chiesa cattolica garantire l’indagine trasparente ed efficace di tutti i casi di violenza sessuale presumibilmente commessi da personale religioso della chiesa cattolica il perseguimento dei presunti autori l’adeguata punizione penale di coloro che sono stati giudicati colpevole e il risarcimento oltre che la riabilitazione delle vittime minorenni e di quelle che ormai sono diventate adulte Ecco anche qui altro grosso gradino no poi per le vittime da da affrontare perché spesso non non c’è c’è un difficile accesso come puoi vedremo alla giustizia e spesso anche non ci sono soccorsi tranne il Cim che poi ne parlerà meglio sicuramente il dottor Ghezzi a volte è inappropriato poi dice di stabilire canali sensibili ai bambini e per i bambini per riferire sulle violenze subite proteggere i bambini da ulteriori abusi Tra l’altro assicurando che le persone condannate per l’abuso di minore sia impedito e dissuaso il contatto con i bambini in particolare in particolare a livello professionale intraprendere tutti gli sforzi nei confronti della Santa Sede per rimuovere gli ostacoli all’efficacia dei procedimenti penali contro il personale religioso della chiesa cattolica sospettato di di violenza su minori in particolare nei Patti Lateranensi eccetera eccetera qui però arriviamo di nuovo rendere obbligatorio arriviamo al certificato antipedofilia Infatti dice rendere obbligatorio per tutti anche per il personale religioso della chiesa cattolica la segnalazione di qualsiasi caso di presunta violenza su minori alle autorità competenti dello Stato membro poi ho sbagliato è questo qua sotto modificare la legislazione che attua la convenzione di Lanzarote in modo da garantire che non escluda il volontariato compreso il personale religioso della chiesa cattolica dai suoi strumenti di prevenzione e protezione e è proprio qua il campo che accomuna poi in sostanza la nostra Analisi La Nostra analisi ripeto abbiamo usato i dati della chiesa Ma uno dei vuoti che poi Appunto ci siamo accorti non ha solo la chiesa ma ha l’intero volontariato è proprio questo Poi qui c’è il commento e arriviamo ai dati cioè diciamo tutta la cran storia per vedere dove abbiamo preso i dati che andiamo a presentare e c’è la seconda mappa Questa è la seconda mappa che è semplicemente appoggiata sotto quella di prima e pur non sapendo quanti cioè dove sono stati commessi i casi m che la chiesa ha registrato sono quelli blu li abbiamo un po’ divisi per tutta la penisola E questo è solo il panorama che abbiamo all’interno della chiesa e parliamo di circa 1200 potenziali stupratori perché qua sono segnati coloro che vengono intesi come pedofili 1200 su un totale perché la chiesa ha in Italia 53.000 quindi c’è una percentuale alta che poi Appunto vedremo se i motivi sono quelli che abbiamo individuato e diventa davvero letale perché nel volontariato son ben di più di 53.000 preti qui facciamo il conteggio e arriviamo a alla tabella finale dove compariamo i dati quelli contati dalla rete sono 360 casi quelli dalla CEI 113 parliamo di soli abusatori ora sappiamo che il dato è molto in ribasso perché Vincent Hey che è un collega un tecnico ha fatto questa tabella statistica in base alle commissioni inchiesta Diciamo che allora in Italia esce quasi un 35% se non sbaglio eh da 500 501.000 casi e in effetti poi noi troviamo questo dato che è circa un 4% nella somma dei dei dati che andiamo a fare che ci porta a 5559 casi che sono quelli Censiti solo da noi in questo report nell’ambito della chiesa abbiamo poi qui Ci sono vari dettagli Tornando al nostro quello iniziale no quello che fa campione che dà il primo risultato di 1570 sopravvissuti che poi appunto viene proiettato e dà il risultato di

    5000 Abbiamo appunto leggiamo che abbiamo 330 sacerdoti che hanno prodotto 1426 vittime minori 29 laici che ne hanno prodotti un totale di 90 41 negli scout 49 come catechisti ci sono gli adulti vulnerabili conteggiati ci sono le suore quelle sopra sono quelle abusanti e quelle sotto sono quelle abusate perché L’obiettivo è anche poi di allestire appunto di più queste queste due sezioni che sono quella dei laici e delle suore abbiamo un totale di 192 donne e 137 8 uomini poi qui abbiamo tutta la tabella in Abruzzo 13 in Basilicata 19 poi all’interno delle schede Diciamo che adesso andiamo ne andiamo a vedere una avremo tutti i vari dettagli No Abbiamo appunto il nostro totale e siamo riusciti anche a fare un paragone Allora 1570 casi di cui 551 non hanno ottenuto nessun tipo di giustizia dal tribunale dello Stato 1404 su 1570 invece sono casi che sono poi stati denunciati anche all’autorità ecclesiastica che semplicemente non ha proceduto poi vabbè qui c’è il calcolo di come abbiamo ottenuto appunto il dato proporzionale che su

    1570 vittime della rete va a sommarsi alle 3990 di ate e calcolate Dalla Chiesa Appunto per questo totale adesso siamo andati a fare un’altra operazione cioè quella di provare con il dato percentuale che ci ha restituito 1273 casi che sono i preti preti Censiti su un totale di 35.000 ci dà un 3,4% che si siamo andati a proiettare Questa volta non più sulla base di soli 35.000 unità di persone cioè i sacerdoti Ma a quanto ci dà il base il dato Istat di personale volontario nelle associazioni parliamo di 4.

    661.1 3 e 64% a vedere cosa produce Questo ovviamente Questo è un dato una proiezione quindi è eh ipotetico Tuttavia eh Lo abbiamo questo risultato qua viene fatto perché nel report della chiesa Siamo andati a vedere anche quanti Quante vittime riusciva a produrre un sacerdote ne sono uscite cinque perché ovviamente come ho già detto il report è carente e quindi abbiamo poi moltiplicato per 5 il risultato che è 169.000 cioè il 64% e da 848.800 e potenziali vittime queste nell’ambiente Appunto eh del volontariato Ok son tornato quindi diciamo che questi dati a noi sembrano gravi già di loro le ulteriori problematiche e e poi gli aspetti legali li tratteranno gli avvocati Però come dicevo prima no che c’è un Una tendenza da parte di qualunque associazione ma è sono onesto anche la nostra avessimo un caso impr è improbabile che qualche pedofilo venga a chiedere di diventare socio in un’associazione antipedofilia questo è forse il dato più improbabile Però ripeto avessimo anche noi Un caso al nostro interno saremo costretti davvero interrogarci no su come muoverci perché c’è anche poi questo aspetto di responsabilità civile dell’associazione che è sicuramente un’associazione non non potrebbe supportare cioè la porterebbe alla chiusura quindi diciamo ci sono una serie di problematiche con l’obbligo di denuncia e la problematica intanto quella di rischiare la controquerela si risolve da sé perché se il cittadino è obbligato a denunciare eh È ovvio che non può poi essere cioè denunciare il sospetto È ovvio che poi non può essere contro qu relato e in quel caso però avremmo la denuncia e la sicurezza del cittadino una protezione per il minore e la polizia che fa le adeguate indagini Cioè non le facciamo noi non cerchiamo noi di raccogliere delle prove ci siamo e perché qualcheduno l’ha fatto in malo modo e qualche volta ci siamo trovati anche dei processi invalidati proprio dall’inquinamento che c’era stato anche nel dialogo Tra queste persone e le vittime stesse no che hanno poi invalidato eh la credibilità e la sostenibilità del della della tesi e dicevo qui vedete già la situazione si ribalterà Anzi sarebbe l’associazione in un caso del genere a a farsi carico con l’obbligo di renuncia ovviamente a farsi carico di assicurarsi che nell’associazione seppur di volontariato non entrino persone no che hanno già un certificato anti pedofilia sporco perché questo purtroppo questa è lo capirete bene È la realtà la linea purtroppo porta in questa direzione No perché sia per convenienza sia per tante altre questioni quindi qui spezzo una lancia per la chiesa davvero perché effettivamente sui giornali si legge solo dei casi della chiesa e Ma i casi qui ne vengono conteggiati molti di più e sembra un po’ diciamo no la chiesa qualche uno dirà solo matto ma sembra un po’ nell’occhio del ciclone e e non sono poi nell’occhio del Ciclone questi vuoti che ripeto sono gravi li ha riconosciuti anche l’ONU Ma insomma ve ne rendete conto da soli Ecco perché questo questo questo buco porta a non isolare poi di fatto chi noi sappiamo che è pregiudicato no e Mento il buco della mancanza dell’obbligo di denuncia porta difficoltà a denunciare a terze persone perché le prove difficilmente si hanno in un caso d’abuso no Difficilmente sei presente Quindi puoi avere un sospetto puoi denunciare un sospetto difficilmente la prova certa e quindi diciamo c’è questo impedimento e il rischio della controquerela nel denunciare cosa che appunto non ci sarebbe lì inizierebbe un discorso preventivo contiamo poi che anche lo stesso certific ato antipedofilia funziona con un un una condanna precedente e quindi se non c’è la denuncia no se non c’è l’obbligo di denuncia e capite bene che poi non sei segnato sul certificato antipedofilia Ecco diciamo che è un po’ una situazione un cane che si morde la coda Io direi di aver concluso


    Federico Tulli – Giornalista e autore

    Allora intanto grazie Francesco Zanardi re dell’abuso per l’invito e cercherò di essere più sintetico possibile e quindi per poterlo fare per ridurre i tempi Perdonatemi se mi auto Cito in diversi passaggi Allora io mi concentrerò in particolare sulla questione della della pedofilia nella chiesa in Italia anche qui per questioni di tempo Francesco e poi anche l’avvocato Mario Car giuri parlano più in maniera più estesa appunto della questione che riguarda anche il volontariato in generale.

    Ovviamente la questione della pedofilia nella chiesa è solo una parte del problema che è quello della pedofilia nella società civile in Italia Allora io da circa 20 anni mi occupo da giornalista di violenze su bambini e Donne e bambine compiute in ambiente ecclesiastico e non solo e da oltre 10 anni anni collaboro con rete l’abuso oltre ad aver molto studiato intervistato avvocati storici filosofi magistrati sociologi psichiatri e psicoterapeuti che hanno fatto Ricerca Scientifica su questi temi o che hanno avuto vittime tra i loro pazienti e mi sono avalo del loro contributo nei miei libri e nelle inchieste che ho scritto per 17 anni sul settimanale left Ma ho anche intervistato di persona centinaia di vittime de Paesi diversi ho visto l’orrore e la disperazione nei loro occhi quasi tutte avevano impiegato anche decine di anni a elaborare per quanto possibile e denunciare la violenza subita da bambini secondo uno studio australiano passano in media 33 anni prima che ci si ci riescano molte vittime di preti pedofili ho potuto riscontrare hanno pesantissime disabilità congenite che vanno dalla sordità la cecità e così via E questo le Ha rese ancor più vulnerabili tra gli esseri umani più vulnerabili moltissime di quelle che ho incontrato sono cresciute senza uno o entrambi i genitori oppure in ambiente familiare assente ea affettivo e di questa carenza affettiva aveva approfittato lucidamente il pedofilo per Avvicinarsi al bambino o alla bambina sapendo che difficilmente un adulto li avrebbe protetti.

    Io ricordo il racconto di una ragazza era stata stuprata per 4 anni fin da bambina da un sacerdote di oltre 40 anni più grande di lei non aveva praticamente mai avuto il padre e la mamma era la collaboratrice domestica del suo superatore e le chiesi Ma quando il paroco ti mise le mani addosso non dicesti nulla a tua madre Certo mi rispose come reagì mi dette uno schiaffo mi accusò di aver inventato tutto e non ne parlò mai più lei aveva 13 anni nessuno l’aiutò e denunciò tutto appena divenuta maggiorenne ad accompagnarla in caserma in un’altra città fu una zia Ecco io l’indifferenza mortale della madre di questa ragazza è la stessa che riscontro da anni a livello istituzionale cosa voglio dire in Italia stato e chiesa non hanno mai preso in considerazione l’idea di realizzare un’indagine su scala nazionale o di delegare una commissione realmente indipendente a farlo tempo fa chiesi a una ministra per le pari opportunità e a portavoce della Santa Sede che allora era Monsignor Lombardi Come mai L’Italia non prendesse esempio da altri paesi molto simili al nostro per tradizione cattolica che hanno deciso di affrontare indagando a fondo il fenomeno criminale della pedofilia nella chiesa la ministra mi rispose che la questione non era nel programma di governo Monsignor Lombardi mi disse che da noi il problema non sussiste un breve inciso io rivolsi questa domanda alla ministra In occasione della ratifica da parte dell’Italia della convenzione di Lanzarote di cui si è molto parlato fin qui e se ne parlerà ancora seduta accanto alla ministra c’era un vescovo sebbene la Santa Sede non aderisca alla convenzione non molto convinto di queste risposte Mi sono messa a indagare e nel 2014 ho scritto il mio secondo libro chiesa e pedofilia il caso italiano dopo oltre 200 pagine di inchiesta fonti verificate documenti e testimonianze alla mano sono giunta alla conclusione opposta rispetto a quella del Monsignor Lombardi avendo scoperto che dall’unità d’Italia in poi la pedofilia di matrice clericale attraversa senza soluzione di tutta la storia del nostro paese fino a oggi.

    In Italia non esistono come ha detto anche Francesco molto bene statistiche ufficiali sulla diffusione della pedofilia in generale Bench meno su quella di matrice clericale il Ministero per le pari opportunità non rende pubblici i dati dell’osservatorio per il contrasto della pedofilia e della pornografia minorile contribuendo Secondo me a far passare l’idea falsa nell’opinione pubblica che si tratti di un fenomeno occasionale circoscritto a determinati ambiti o specifiche realtà di degrado sociale tra il 2022 e l’inizio del 2023 in assenza appunto di statistiche ufficiali Grazie anche al sostegno di rete l’abuso con i suoi dati ho realizzato per leeft una lunga inchiesta lavorando anche su fonti giornalistiche documenti testimonianze sentenze passate in giudicato e così via da qu dalla quale è emerso che in Italia in 23 anni dal 2000 sono stati denunciati 146 sacerdoti 113 sono state le condanne definitive per reati di natura pedofila le vittime accertate di minori di 14 anni sono state almeno 516 minori di 14 anni e questo conferma il dato che poco fa ha detto Francesco parlando di proiezioni cioè la media è 4,56 vittime in media di vittime accertate minori di 14 anni per caso giunto in sentenza passato in giudicato e e dico che almeno 516 sono state perché è impossibile anche solo stimare il numero delle vittime di peto pornografia online un altro dato nessuna delle 146 denunce alla magistratura italiana è mai partita da un vescovo e ancora il 17 dicembre 2022 Monsignor baturi segretario generale della Conferenza Episcopale ha rivelato che Dal 2010 al 2020 sono stati 613 fascicoli trasmessi dalle diocesi italiane al dicastero per la dottrina della fede cioè la Santa Sede altri 100 fascicoli eran stati trasmessi tra il 2000 e 2010 sommando questi numeri viene fuori che tra il 2000 e il 2023 in Italia sono stati denunciati almeno 859 casi di pedofilia nella chiesa.

    A questo conteggio mancano una trentina di casi di cui ha parlato Francesco poco fa perché io nell’inchiesta non sono arrivato all’ultimo report della ce di ti fa quindi 859 casi di pedofilia nella chiesa in Italia dal 2000 al 2023 di questi appunto 713 fascicoli della CEI nemmeno questi sono mai stati condivisi con la magistratura sempre in virtù del diritto lo metto molto tra virgolette a non collaborare con la magistratura sancito dall’articolo 4 del concordato solo per fare un paragone veloce Spotlight del boston globalo di giornalisti Insomma che nel 2001 ha dato il via Le inchieste negli Stati Uniti che hanno portato alla Banc rotta 15 Diocesi per risarcimenti dovuti alle migliaia di vittime riconosciute sportlight è partita dall’indagine su 89 casi la commissione Sias in Francia di cui tanto si è parlato qui da noi 2021 ha scoperchiato un’orrenda situazione molto simile a quella statunitense partendo dalla denuncia di 70 casi qui da noi dopo 859 casi acc stti e chissà quante migliaia di vittime ancora non si muove nulla.

    La mia indagine giornalistica conferma quanto scoperto e accertato appunto dall’Associazione rete l’abuso hollus che è anche l’unica realtà della società civile del nostro paese che si occupa di tutela delle dei diritti delle vittime di preti violentatori questo report che io che vedete nello schermo è è ormai superato da quello che Francesco ha fatto vedere poco fa è bene ribadire a questo punto che la cosiddetta giustizia ecclesiastica Francesco prima cità i tribunali ecclesiastici si fonda sulla convinzione che il più violento dei crimini nei confronti di un bambino o una bambina sia prima di tutto un peccato un delitto contro la morale qui nelle slide vedete commenti di persone che rifiutano totalmente questa impostazione e come tale cioè come un peccato viene trattato nei Tribunali ecclesiastici il punto non è tanto evitare che un pedofilo GM Misca la sua preda ma che un prete e la sua vittima facciano del male a Dio è l’offesa alla divinità che È intollerabile sta qui la tolleranza zero di Papa Francesco e ma anche di Benedetto XV sopra decore tanto esaltata anche dalla stampa Laica italiana si tratta a mio modo di vedere di una visione umanamente inaccettabile di cui l’Italia uno Stato laico per Costituzione non tiene conto nel tenere in vita Il concordato e l’articolo 4 in particolare ma anche nell’applicare parzialmente come ha denunciato poco fa Francesco la convenzione di Lanzarote Cosa comporta questa situazione comporta che il pedofilo prete come che come tutti i pedofili è una persona gravemente malata di mente ma non di quelle che danno in escandescenza sia lucidamente consapevole di poter agire pressoché indisturbato potendo contare sulla copertura delle proprie istituzioni e su un credito socialmente e politicamente riconosciuto molto più alto di qualche di qualsiasi altro membro della società civile.

    Questo significa che la vittima I sopravvissuti durante la loro vita non dovranno combattere solo contro le conseguenze della violenza in sé e solo pure qui a molto tra virgolette ma anche contro tutto ciò che è un sacerdote rappresenta ancora oggi spesso inspiegabilmente nell’immaginario comune E dovranno combattere contro l’istituzione religiosa di cui il pedofilo fa parte capace di condizionare in maniera profonda media politica opinione pubblica i suoi onnipresenti organi di propaganda e informazione al fine di preservare in primis l’immagine pubblica del papa e poi che importa a costoro se questo atteggiamento abbia come diretta conseguenza la lesione di un diritto umano fondamentale la salute psicofisica della persona e concludo lasciando aperta l’ultima slide che in parte e intanto vi ringrazio sintetizza quello diciamo la parte finale dell’intervento di Francesco e secondo me Ecco è Ess anche utile per introdurre quella del dell’avvocato Mario Caligiuri che se non ricordo male parlerà dopo dopo di me Grazie.


    Mario Caligiuri – Avvocato e coordinatore legale della Rete L’ABUSO, supervisore dell’Osservatorio

    Passerei la parola a Mario Caligiuri che è coordinatore legale del un legale della rete lauso Mario Buongiorno a tutti e grazie della della partecipazione e noto che abbiamo 23 partecipanti Quindi io necessariamente devo calibrare il mio intervento e grazie anche a quelli ai due che mi hanno preceduto con particolare riferimento ai punti che sono stati toccati che riguardano da un lato le violazioni delle disposizioni sopranazionali citando appunto Lanzarote ma direi anche Istanbul in stretta relazione

    con la tutela dell’integrità psicofisica della donna all’interno dei contesti relazionali eccetera io Permettetemi una rapidissima quindi mi occuperò delle proposte e e per poi riservarmi di intervenire successivamente prego Francesco stai dicendo qualcosa Ah ok mi mi sentite mi senti si sente Sì sì Ah ok ok Scusatemi ma non ho ho le cuffie Non Allora io la prima il primo passaggio che farei è l’inquadratura di una necessità di modificare le disposizioni correnti Per quanto riguarda la questione che è stata toccata relativamente all’obbligo di denuncia Noi abbiamo delle disposizioni che si Rad sulle cosiddette inizialmente erano definite nuove norme sulla violenza sessuale ma sono molto datate venivano citate Itali ma non sono e non sono tali perché si radicano nelle nella riforma del 96 la numero 66 molto rapidamente io vorrei considerare questi questi passaggi che hanno determinato poi e reati contro la sfera sessuale che prima erano a quera di parte Anzi erano inesistenti Per quanto riguarda dei Minori No la la la la figura del minore era assolutamente inesistente e devo consentitemi questa forzatura dare merito a due eh figure importanti nell’ambito culturale che ha fatto sì che vi fosse questa promulgazione in realtà ha tre elementi Il primo è dato dalle motivazioni politico ideali che hanno hanno portato al movimento femminista Che riuscì così a raccogliere eh in quel in quel in quel In quella particolare congiuntura 300.000 firme per affermare la necessità che questo diritto venisse riconosciuto cioè la trasformazione di un reato contro la persona da diventare tale anziché una visione assolutamente dev e quindi riuscì a raccogliere per affermare appunto con quel disegno di legge la dignità della donna e integrità in quanto persona quindi è l’affermazione del diritto di autodeterminazione del proprio corpo e sulla propria sessualità grazie a queste disposizioni Noi ci troviamo in un contesto sov sov sia per quanto riguarda gli impulsi derivati dal Movimento determinati dal Movimento femminista sia per quanto riguarda la condizione specifica delle leggi ad una apparato di norme che possiamo dire è fermo è sostanzialmente fermo da 30 anni se non sbaglio è vero che abbiamo avuto i vari soccorsi e scusate i Cici i codici Rossi il codice rosso rimod ificato ulteriormente e tutto ciò che è inutile C ma è altrettanto vero che ci si trova di fronte ad una situazione di assenza di garanzie che incidono in prevalenza sulla prevenzione quindi coniugare prevenzione e tutela significa capire se effettivamente nel concreto l’attuale

    situazione che noi registriamo è tollerabile o no E gli elementi che sono stati considerati poc’anzi segnalano una situazione diversa quindi grazie a

    due persone attive che all’epoca io devo necessariamente citarle rapidissimamente la dottoressa Annamaria Serafini che era deputata alla camera e senatrice della Repubblica che poi ha ricoperto per incarichi parlamentari e il dottor Pietro forno procuratore aggiunto

    Allora presso la Procura della Repubblica prima di Torino e poi di Milano sono totalmente assenti queste figure dalle citazioni che vengono normalmente fatte per rievocare diciamo così l’attività o meno nei cambiamenti legislativi Io credo che sia doveroso in quest’ultimo soprattutto per quanto riguarda l’attività del dottor forno che è stato ideatore E direi realizzatore di tematiche investigative a mio parere tra ma non so a mio parere tra le più avanzate d’Europa fatta questa questa doverosa premessa di dare il riconoscimento a chi effettivamente ha lavorato per la promulgazione della riforma ripeto congelata nel 96 sulla violenza sessuale che ha diciamo così reso la figura del minore sicuramente più centrale No però abbiamo Questa situazione ormai che richiama una un cambiamento io arrivo subito ad un evito di riprendere varie questioni che sono state trattate e per dare appunto spazio a 23 persone ora che che stanno ascoltando e arrivo alla necessità di intervenire e quindi è un aspetto immediatamente propositivo che si collega che è stato citato poc’anzi si collega

    alla espresso indirizzo che ha dato l’ono noi in quell’occasione Eravamo presenti alle agli incontri che in tre giorni sono stati tenuti ed Eramo presenti quando se vi vi collegate vedete quel video quando è stata redarguita efficacemente cioè prima di aver formalizzato quegli ammonimenti nei confronti del nostro paese c’è stato Appunto Una considerazione dell’inattività del nostro paese no E da lì è derivato questo impulso al cambiamento che come dicevo prima a mio parere e arrivo subito all’aspetto tecnico è possibile realizzare ma anche subito e qual è Noi abbiamo già nel nostro codice eh penale di merito i colleghi che sono in ascolto capiranno ma io devo reiran al volo quello che dirò ma io devo essere e il più possibile chiaro nei confronti di tutti coloro che che ascoltano Noi abbiamo già un articolo che è espressamente rubricato omessa denuncia di reato da parte del cittadino ed è limitato Permettetemi che prenda il Vangelo il nostro Vangelo E di chi opera in questo ambito perché non vorrei dire delle inesattezze che il

    364 lo leggo rapidissimamente vi sta consentendo Allora il cittadino che avendo avuto notizia di un delitto con contro la personalità dello Stato per il quale la legge stabilisce la pena di morte l’ergastolo non ne fa immediatamente denuncia all’autorità indicata nell’articolo 361 è punito con la reclusione fino ad un anno o con la multa da euro 103 a euro eccetera eccetera io non mi soffermerei ovviamente sulla condizione reattiva del legislatore in relazione alla pena ma a noi interessa che si centralizz in modo molto chiaro e e quindi un comando un precetto normativo questa integrazione quindi si potrebbe eh

    alla Punto iniziale dove viene appunto evidenziato Chi ha notizia di un delitto contro la persona dello Stato per il quale legge stabilisce l’ergastolo si potrebbe aggiungere nonché dei delitti di violenza sessuale a danno di minore di atti sessuali con minorenne quando procedibili d’ufficio di corruzione di minorenne di adescamento di minorenni di prostituzione minorile di pornografia minorile e di detenzione di materiale ografico da qui c’è diciamo così la l’espressione che ne obbliga la denuncia Quindi come condotta omissiva appunto di questo Pretto che non ne fa immediatamente denuncia l’autorità indicata quindi che vuol dire non limitare quindi questo questa disposizione al a chi è a conoscenza di reati commessi nella menzione di reati contro la stato Chi ha notizie di di un terrorista diciamo così che prepara un attentato all’obbligo viene ricalibrato questa questa questa unicità diciamo così parzialità della disposizione e allargata alle questioni che ci interessano e di cui stiamo trattando vorrei aggiungere e mi avvio alla conclusione perché a me interessa molto anche il come nei territori nelle varie realtà del nostro paese viene considerata e viene recepita la condizione del minore dicevo queste disposizioni e prima mi sono espresso in modo critico nei confronti delle ultime anche delle ultime modifiche Ma perché Perché non è con l’inasprimento

    della reazione dello stato di fronte a determinate condotte che eh quindi inasprendo le leggi inasprendo la pena si possa ottenere un risultato basti considerare i femminicidi no dove e qui arrivo l’altro punto dove e un reato predittivo della del femminicidio ma aggiungerei anche della violenza sessuale agita nei confronti delle donne e dei bambini e il maltrattamento il reato di maltrattamenti nel nostro sistema pratico quindi parlo mi riferisco all’attività specifica delle procure Con le dovute eccezioni ovviamente ma mi assumo la responsabilità di ciò che sto affermando è veramente difficile trovare una coerenza su questo ma soprattutto anche anche per quanto riguarda l’emanazione di misure eh cautelari che si agganciano alle finalità eh centrali della della prevenzione e quindi si può fare un ragionamento più concreto sulla tutela effettiva no riprendendo il filo e concludo sull’altro Aspetto che viene m eh non viene disvelato Eh che appunto Eh si identifica nel reato di maltrattamenti eh vi sono dei segni tangibili dei comportamenti chiari e questi e dei comportamenti Chiari che rispetto ai quali se intervenendo tempestivamente come è accaduto in nel in un recentissimo femminicidio dove praticamente la procura la procura o quantomeno le forze dell’ordine ma sicuramente il soccor il i nuovi codici portano a questo alla all’intervento No al binario preferenziale no se si fosse intervenuto prima quella donna sarebbe ancora viva ora vi è quindi anche la possibilità e direi anche la necessità quantomeno culturale di considerare anche l’inclusione nella modifica che pocanzi del 364 anche per il reato dei maltrattamenti nei confronti dei Minori perché io posso anche vedere notare che un genitore dà uno schiaffo ad un bambino se lo vedo una volta due volte ma poi se questi schiaffi o queste queste queste condotte qualificabili come percosse sono reiterate non parliamo più di percorso non parliamo più o quanto meno di quelli di quell’ indicatore educativo diciamo così tollerato nel rapporto con un con un bambino con una bambina parliamo di maltrattamento e quindi è estremamente importante che si ragioni su questo allora io mi fermo veramente questa volta e do la parola Mi riservo Quindi se se è possibile se mi dà spazio per gli altri interventi Buona continuazione Grazie


    Carla Puligheddu – Garante dell’infanzia e dell’adolescenza della Sardegna

    Allora eh passo Allora intanto che risolviamo il problema alla dottoressa Carla pugli gedu che è il garante della Regione Sardegna Sì buongiorno a tut la quale chiedo scusa per averle storpiato il cognom Non si preoccupi Capisco capisco la complicazione Buongiorno eh quindi mi sentite Benissimo allora Grazie innanzitutto per avere organizzato questo momento di informazione di formazione di conoscenza perché reperire dati è veramente difficile su tutti i fronti anche all’interno delle istituzioni e per conto delle istituzioni Quindi è un problema che io affronto quotidianamente la regione Sardegna è colpita ovviamente da questo fenomeno che si sviluppa principalmente per una questione di povertà educativa che riguarda l’ambito minorile nella sua completezza considerando tutti i soggetti che si occupano della della formazione della crescita dei bambini e delle bambine in Sardegna si verificano fenomeni di maltrattamenti di abusi sessuali soprattutto nei confronti delle bambine che mi mi è capitato spesso di incontrare nelle comunità di accoglienza in un numero veramente esagerato e sorprendente direi che la la questione della prevenzione sia dirimente non c’è una formazione sulla e un supporto alla genitorialità la violenza assistita è frequente e determina tutta una catena di privazioni di diritti di mancanze di tutela il sistema di tutela minorile giuridico è molto lento e questa lentezza determina uno sviluppo ulteriore di violenze credo che si debba partire dalla famiglia per la per la formazione che manca appunto da molti genitori giovani anche che sono il frutto di un modello educativo che in questo momento non è più valido un modello educativo che guarda soprattutto alla prestazione propria all’immagine e quindi trascura tutta una serie di importanti funzioni genitoriali che sono soprattutto quelle dell’ascolto l’ascolto non soltanto ovviamente in famiglia a livello giuridico è un diritto che penalizza i minori perché non sono ascoltati adeguatamente non sono considerati nel momento in cui riescono ad esprimere un disagio Inoltre la questione della denuncia è molto scoraggiante nel nostro sistema perché la denuncia la denuncia C delle violenze quando quando le donne soprattutto riescono ad affrontare coraggiosamente un processo giudiziario che anche si si sviluppa E si e si realizza la come dire il la violenza stessa si accerta Ecco può subire ulteriori processi per diffamazione Perché il soggetto violento a sua volta denuncia la propria vittima riconosciuta pure vittima e quindi la donna si trova ad affrontare sempre e soltanto processi a se stessa alla propria esistenza pertanto Grazie Ne approfitto per riflettere e per sostenere le proposte che sono state oggi presentate Grazie


    Fabio Biasi – Garante dell’infanzia e dell’adolescenza della Provincia autonoma di Trento e la consulente dott.sa. Manuela Paganini

    passo Allora il la parola a Fabio Biasi garante dell’infanzia e dell’adolescenza provincia autonoma di Trento che credo sia sostituito dalla dottoressa Manuela Paganini se non sbaglio giusto Eh sì buongiorno Sono Manuela Paganini in questo momento il dottor Biasi purtroppo non ha potuto collegarsi perché aveva un impegno e niente io lo rappresento ringrazio per per questa opportunità perché ritengo che sia veramente soprattutto questa raccolta vostra di dati e questa rappresentazione di questa purtroppo triste realtà mi è piaciuto mi sono piaciute le proposte a livello Insomma di di modifica eventualmente legislativa quello che si potrebbe fare le proposte perché credo che si debba sempre no partire da partire da delle proposte per poter no cambiare anche noi nella nostra realtà Trentina in questi 5 anni di mandato del dottor Biasi lui adesso è in scadenza stanno nominando il nuovo garante abbiamo potuto purtroppo osservare un un fenomeno molto molto forte quindi diffuso insomma in tutta Italia ma purtroppo in tutto il mondo che è quello effettivamente della violenza sulle donne sono stati numerosi i casi che sono arrivati all’interno appunto del nostro ufficio questa violenza domestica spesso purtroppo Ehm etichettata no si perde Eh si perde a volte il riferimento quando poi si parte passa anche in fase giudiziale dove Eh la violenza domestica spesso viene letta come conflitto genitoriale e e lì e lì cominciano i guai Nel senso che eh come dire no si perde un po’ effettivamente il Focus e chi ne va di mezzo sono Naturalmente le parti più deboli che sono i bambini e sono le donne eh Ecco noi abbiamo osservato questo ci rattrista molto eh Abbiamo ascoltato tantissime persone abbiamo cercato di di aiutarle in in tutte le maniere però veramente nel nostro piccolo secondo me si potrebbe fare molto molto molto di più anche perché nel momento in cui veramente la violenza domestica viene confusa con conflitto genitoriale si perde davvero il nome reale del del

    fenomeno io non ho altro da aggiungere perché credo ci siano persone anche molto più no competenti e più e più formate di me su altri argomenti su quello che soprattutto avete affrontato voi come dire non sono Digiuna purtroppo di queste esperienze rappresentate dal vostro report e condivido effettivamente anche il dato che avete dato triste che una vittima Solamente dopo una media di 33 anni riesce effettivamente a parlare e purtroppo quando i bambini invece parlano noi ci siamo accorti che vengono sottovalutati vengono i bambini non non raccontano direttamente della violenza raccontano sostanzialmente ci Lanciano dei messaggi come prima è stato no quando la bambina aveva raccontato no alla madre quell’episodio successo con il prete lì è l’adulto che deve interpretarlo purtroppo suon di diritto a volte viene no il debole rimane sotto questa questa macchina no anche della giustizia Ci vuole un apparato forte un apparato che crede che crede realmente che purtroppo queste cose accadono e e che riesca davvero a dar voce perché questo è importante dare la voce reale ai bambini avere dei tecnici che G ascoltano realmente e che possano rappresentarli in giudizio Questo è grazie Grazie dottoressa Paganini e aggiungo una cosa perché in realtà bisogna calcolare che noi adulti ci rendiamo di un abuso sessuale dal bambino No io sono stato V dagli 11 ai 15 anni e io non me ne rendevo conto perché c’era la mia maturazione ormonale che mi dava novità no fisiche no nuovi effetti fisichi fisici pardon e e e Insomma sembrava Perino tutto normale non c’era stata un’istruzione unazione civica come dicevo prima che mi permettesse di percepire il pericolo che io in quel momento sono sincero non percepivo e riguardo la maturazione che lei ha detto 33 anni e anche qui di nuovo Torna utile l’obbligo di denuncia perché capite che la denuncia avviene verosimilmente abbastanza vicina agli abusi no insomma in un al temporale relativo e la vittima viene aiutata perché il bambino anche lì non sa che e questo TR questo un trauma e può dargli No delle problematiche quindi matura poi naturalmente il trauma E infatti si arriva poi io ho denunciato a 40 anni Ecco Oggi faccio il presidente Purtroppo Purtroppo quello Purtroppo quello che noi abbiamo visto e ci rammarica davvero moltissimo abbiamo avuto casi in cui sono venute delle donne le mamme a denunciare gli abusi subiti dai loro figli magari in tenera età sto parlando di bambini di 2 di 3 anni e purtroppo non sono state credute Il problema è che anche l’ufficio ovviamente noi siamo pubblici ufficiali Quindi abbiamo denunciato no alla Procura abbiamo fatto le segnalazioni sugli elementi che ci venivano fornite poi è la parola della madre col suo avvocato contro quella del padre e si apre una cosa lunghissima eterna dove questi bambini comunque vengono eh Eh vengono esposti perché fino alla fine che non si fino a quando non si arriva alla fine del procedimento il bambino rimane all’interno di questo no delle scelte degli adulti e che sono che sono armati che sono armati soprattutto quando devono proteggere no se stessi da delle accuse che sono pesanti veramente pesanti però purtroppo abbiamo visto delle mamme che non hanno nemmeno i mezzi economici per poter poi affrontare queste situazioni e quindi noi abbiamo le le abbiamo sostenute con tutti i mezzi che avevamo e però poi è la giustizia che deve fare il resto e deve essere la vera giustizia


    Guia Tanda – Garante dell’infanzia e dell’adolescenza della Liguria

    la dottoressa Giulia Tanda che è il garante dell’infanzia e dell’adolescenza della Regione dove ha anche sede l’avete l’abuso che è la Liguria dottoressa prego Eccomi Grazie innanzitutto saluto tutti e ringrazio per l’invito La questione è credo molto complessa ha mille sfaccettature che vanno Appunto dai maltrattamenti dagli abusi dalla difficoltà eh di segnalarli dallo stesso anonimato che cerca la vittima di di di di di questi abusi quindi la La questione è veramente complessa se devo concentrarmi su quello che ho acquisito le nazioni che ho acquisito in questa interessantissima riunione Sono proprio questi dati allarmanti di abusi che avvengono all’interno della chiesa perché qui si giustifica effettivamente il fatto che le cose fino a quando non non viene effettivamente costituita una commissione Non non si potrà trovare una vera prevenzione o una vera diciamo condanna e espulsione dal dal ruolo del dell’artefice di un delito così

    grave TR l’altro ripeto ho premesso che è una questione che ha mille sfaccettature perché da un lato è difficilissimo come diceva acquisirne le prove ma questo sotto sia nell’ambito familiare che nell’ambito extrafamiliare che e in questo senso Quindi secondo me la cosa importante è che sia supportata la famiglia che concordo con la garante della Sardegna esiste una carenza Almeno io trovo che ci sia un non Perdonatemi il termine ma un decadimento della responsabilità genitoriale importante che nasce sia dalla difetto di ascolto e sia dal difetto di assumere posizioni di riferimento di protezione e di accudimento effettivo troppo concentrati sulla propria realizzazione la secondo il secondo invece che riuscirebbe a portare a termine effettivamente il diritto all’ascolto sarebbe l’ambito scolastico cioè Bisognerebbe far sì che nell’ambito della scuola questi ragazzi siano si Sian si sentano forti nel poter parlare ma più che altro nell’essere ascoltati perché diritto all’ascolto al diritto d’ascolto deve essere presa in considerazione anche l’adulto che prende in consider aone il bambino quindi io vabbè ho avuto delle questioni spesso molto brutte Perché spesso vengono nell’ambito della conflittualità genitoriale vengono vengono messe in dubbio diciamo la veridicità delle denunce in quanto viene considerata una strumentalizzazione per portarsi la vittoria nell’ambito della di un procedimento tra i coniugi o o nella coppia eh D’altra parte eh certe volte effettivamente queste queste situazioni vengono strumentalizzate quello che trovo molto grave è il non recepimento totale di quello che dice ora la Cassazione eh A volte la conflittualità porta il bambino a voler allontanare una delle due figure genitoriali ecco questo comporta spesso da parte dell’autorità giudiziaria l’allontanamento del bambino dal nucleo familiare questo lo trovo una cosa gravissima perché Innanzitutto la bigenitorialità è un diritto Ricordiamoci e non è un dovere da parte del bambino secondo il sostegno alla bigenitorialità può essere portato nell’ambito domiciliare strappare un bambino alla madre trovo che sia un effetto traumatico e non può che aggiungere danno su danno e questo sono forme comunque di maltrattamento queste decisioni normalmente sono supportate da relazioni da parte degli assistenti sociali psicologi Ecco sotto questo profilo a me piacerebbe che ci fosse una maggiore informazione che ci fossero dei diciamo dei percorsi dei tirocini dei corsi in cui si spiega bene che cosa quali sono i diritti sanciti dalla nostra Costituzione dall’onu dalla convenzione di Strasburgo sui bambini perché secondo me siamo rimasti un pochino indietro sotto questo profilo dichiarare un diritto all’ascolto quando in realtà i bambini sono ascoltati se hanno la capacità di discernimento che è un concetto molto discrezionale solo quando sono tirati dentro un procedimento non mi sembra la Real di un diritto ad ascolto Grazie comunque grazie


    Monica Sansoni – Garante dell’infanzia e dell’adolescenza del Lazio

    Allora Eccoci

    qua Francesco buongiorno Buongiorno Sentite signori Sì bene ok Mi dispiace ho messo anche delle cuffie ma non non ho risolto nulla quindi io mi sento molto bene e ho ascoltato tutti gli interventi dall’inizio saluto di nuovo rete l’abuso e te Francesco con il quale ormai abbiamo un contatto quotidiano Saluto i colleghi delle altre regioni d’Italia che come me svolgono questo importante e delicatissimo ruolo che ci vede tante volte e in prima linea sulle situazioni che riguardano appunto anche l’abuso sessuale psicologico dei nostri minori d’età saluto anche non so se sono ancora collegati da Tivoli no Child abuse proprio ieri c’è stata un’altra udienza presso il Tribunale di tiboli dove io sono nuovamente costituita parte civile Ciao ciao a tutti buongiorno buongiorno anche all’avvocato che ho avuto modo di seguire proprio in questi procedimenti penali io per chi un po’ conosce la mia storia istituzionale sono costituita parte civile in diversi processi penali che

    porografia sia per quanto riguarda il Tribunale di Latina sia per appunto la provincia di Roma e il tribunale di

    Tivoli Io ho avuto modo di avvicinarmi Purtroppo alla fenomenologia della pedofilia e della pedopornografia anche prima dello svolgimento di questo mio ruolo istituzionale sono ormai più di 20 anni che tratto questa materia ed è anche una delle materie che insegno all’interno delle scuole di polizia di stato come criminologa e quindi la materia di criminologia soprattutto in riguarda proprio questi questi fenomeni non nascondo Purtroppo una certa

    difficoltà Questo argomento soprattutto con come dire i ragazzi e le ragazze i bambini e le bambine all’interno di quei progetti di Porto all’interno delle scuole Anche quest’anno abbiamo già presentato varie progettualità che riguardano proprio prevenzione sensibilizzazione e contrario dei fenomeni dell’abuso perché poi quando parliamo di abusi È ovvio che diciamo la mia attenzione riguarda e si concentra sulla tutela e sulla protezione del minore affinché i suoi diritti vengano garantiti e quindi uno dei miei compiti uno delle mie funzioni una delle mie funzioni è anche quella di formare i nostri ragazzi affinché loro stessi possan individuare quei campanellini d’allarme che ahimè stanno conducendo il minore proprio alla vittimizzazione Quindi ad essere bersaglio del pedofilo e diciamo che ho più facilità Io vi porto anche un po’ la mia esperienza di questi anni e quotidiana diciamo No ho più facilità ad approcciare l’argomento sotto il punto di vista del web Razzi e anche le famiglie diciamo si aprono un po’ di più all’argomento del grooming per esempio d adescamento online del figlio o della figlia che appunto altro non è che Eh la pedofilia onine quindi tutto quello che è pedopornografia quando invece andiamo a toccare tutti quei segnali di rischio che visavì i nostri giovani invece potrebbero avere li trovo più difficoltà all’approccio perché c’è difficoltà ad affrontare proprio l’argomento sulla sessualità sulla come dire sul poter indicare ai nostri giovani Quali sono i comportamenti che noi adulti dobbiamo mantenere verso i minori d’età e quali sono quelli illeciti invece c’è un bellissimo progetto che io non mollo continuo a seguire un po’ a distanza che è la campagna di sensibilizzazione del Consiglio d’Europa si chiama One on Five e l’Italia è nel tavolo tecnico di questo progetto che attraverso dei fumetti attraverso dei video dei cortometraggi adatti dai dai 3 anni ai 18 anni conduce proprio minore Alla scoperta di quello che è consentito e quello che non è consentito si intitola qui non si tocca e c’è un personaggio che è chiko che si Acc che è un bambino Insomma è un piccolo pupazzetto che rappresenta un bambino e si accompagna alla mano e appunto insegna il qui non si tocca qualche anno fa Lo raccontavo tempo fa appunto anche a Francesco provato a proporlo all’interno degli uffici scolastici eccetera però non ha trovato molto molta adesione come dire e in qualche modo però nella divulgazione di quelli che sono ITI dell’infanzia e dell’adolescenza è chiaro che io continuo a come dire formare i ragazzi rispetto a quelle che sono le convenzioni internazionali no E ovviamente all’interno se noi pensiamo a tutti quelli che sono i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza troviamo appunto anche quello che è il diritto alla buona e giusta crescita psicofisica psicoemotiva di un minore in qualche modo di approcciare anche l’argomento appunto dell’abuso sessuale però è innegabile io mi sento oggi di parlare comunque a tecnici a professionisti che ben hanno presente cosa sia la pedofilia dal punto di vista teorico e anche purtroppo ahimè dal punto di vista pratico Io ho avuto e ho ancora modo di supportare i ragazzi che sono stati inglobati in un reato di pedofilia c’è chi diciamo ne è uscito anche se poi punto di vista non se ne esce mai definitivamente No per il trauma che si trascina dietro un essere umano che è stato appunto vittima di un reato del genere è eterno io lo chiamo reato irreversibile no anche se l’elaborazione con il tempo con la crescita personale si modifica però sarà un segno bile nella vita dei nost ragazzi è Chavo Anche se mi dispiace

    l’ultimo appto il fatto di dover ascoltare i ragazzi ha una fondamentale importanza infatti una delle Mission del garante quello ascolto minori d’età ed è me da quando poi io il piacere di poter portare avanti questo incarico ma già dal 2012 la dei precedenti garanti Ma quando sono stata io in prima persona la cosa che ho potuto approfondire maggiormente è proprio l’ascolto e non a caso insieme all’avvocato che credo si collegato non so se era riuscito per ad entrare perché aveva qualche difficoltà nel 2022 che mesi dopo la mia nomina abbiamo voluto fortemente istituire il primo centro antiviolenza minor che per la prima volta vede proprio l’ accoglienza diretta dei minori che sono vittime di reato ed è stato proprio questo centro ha portato a galla i casi di pedofilia che voi avrete sicuramente letto ad esempio quello del professore profess di professore di religione diacono della nostra Curia ancora il gruppo

    scout parrocchia Provincia Quindi sempre della nostra regione Lazio Ecco attraverso proprio questo centro Dona anche ai ragazzi la facilità di accesso e di appr con personale che è abilitato ed è formato all’ascolto del minore si è avuta la possibilità di garantire che cosa quella fiducia quella sensazione di accoglienza e di protezione i ragazzi potersi aprire a un argomento così delicato Noi oggi abbiamo avuto modo di osservare anche dei numeri un report importante quello che Francesco ci ha presentato no Quindi immaginiamo quanto oltre questo report Noi abbiamo come sommerso Quanti casi che non emergono e guardate che in questi giorni di fine state di inizio del nuovo anno scolastico Io sono stata già contattata da altre tre situazioni che mi vorranno rappresentare abusi ai danni di Minori che provengono Purtroppo da ambienti della chiesa e mi sto organizzando per ricever ulteriori tre famiglie che mi hanno scritto anonimamente in prima battuta sulla mail istituzionale e io non tralascio mai nemmeno le mail anonime No perché normalmente in come dire anche istituzioni come una quantità enorme di mail di comunicazioni E talvolta un po’ indubbie Ma io da sempre anche precedentemente ho sempre voluto Verci un po’ lungo No nel vedere dietro quell’ anonimato cosa ci fosse seguendo anche spesso il consiglio delle procure Perché i vari procuratori delle varie provin hanno sempre suggerito comunque di segnalare anche la la mail anonima e E così ho fatto oggi come oggi oltre che segnalare la le mail anonime alle procure di appartenenza cerco di approfondire io di analizzare io chi c’è dall’altra parte e questo è stato uno di questi casi dove ho trovato dei genitori da qualche riflettevano sul parlare o non parlare di queste vicende che erano emerse nella loro famiglia e adesso nei prossimi giorni appunto avremo modo di di incontrarci io cosa faccio Normalmente vi porto anche il punto di vista pratico

    prima ci parlava dell’obbligo della denuncia no Ecco io quando raccolgo un riferito così delicato ma anche di altri tipi di maltrattamenti Elia non solo su questo argomento si uno stiro subito una relazione e ancor prima Probabilmente che un docente un genitore un comune cittadino che si è rivolto a me che Comunque mi ha dato questa notizia di reato da denunciare sono io per prima che denuncio vado in procura dep la mia aione verbalizzo e faccio la denuncia querella portando

    dessa Sansoni la sentiamo a stari adesso Mi sentite adesso sì adesso sì ecco le tocco anche un attimo il tempo Sì le persone che vengono direttamente che vengono da me mi probatori che posso sentite bene No no andiamo po’ Non so perché adesso sì adesso sì Vediamo ok Dicevo gli elementi probatori acquisisco diciamo danno la possibilità in più di poter unaa anche già corr di qualche prova Quindi come vedete i servizi sono fondamentali il servizio che noi possiamo dare al territorio

    la norma da una legge istitutiva che ci dà la possibilità di lavorare a anche queste razioni devono essere come dire potenziate di servizi che garantiscano alle persone che si rivolgano a noi istituzioni di poter avere poi tutto un corollario diatto vero

    figura di garanzia devo poi avere la possibilità di essere guidato fino alla fine anche a dover a sporgere una denuncia ad affrontare un processo ed avere anche un supporto psicologico che mi aiuti ad essere è anche pronto a presentarmi nelle aule dei Tribunali perché tante volte quello che io riscontro è anche questa fragilità il non avere la certezza di avere poi a fianco un’equipe che ci aiuti ad andare avanti e allora molti decidono di non parlare anche per questo motivo e poi i ragazzi la paura principale che hanno che io rilevo è quella di non essere creduti ed ecco perché io in primis mi faccio portavoce e anche quando ho poche prove quando ho pochi elementi da poter donare alla magistratura Io comunque la denuncia la la faccio lo stesso e la porto avanti la nozione d’abuso ormai ce lo diciamo no tra noi che trattiamo questa materia insomma in maniera profonda ha assunto varie connotazioni e quindi avere la possibilità di far capire ai nostri giovani che anche una una parola Quindi anche un verbale prima ancora di arrivare fisico ci può dare quella come dire notizia che qualcosa già sta andando per un verso sbagliato È fondamentale quindi il mio lavoro anche quest’anno sarà sicuramente concentrato ad insegnare ai ragazzi per quello che potrò fare e quello che poi lasciate Meo dire mi consentiranno di fare

    eh di non di renderli comunque edotti di non lasciarli nell’ombra di non lasciarli in quelle situazioni un po’ fumose che non garantiscano seriamente la loro protezione e la loro tutela mi fa piacere aver ascoltato anche la citazione delle varie convenzioni che esistono e che anche proprio con l’avvocato Lattari abbiamo potuto modo anche di ascoltare nelle aule di tribunale perché spesso guardate le convenzioni internazionali sono tante e ma rimangono lì vengono forse lette nei codici Ma poi applicarle c’è una grande fatica e invece questo per la tutela giuridica del minore è fondamentale non le voglio trattare le ali Sì vado a concludere Infatti cho Scusa concludevo proprio con l’obiettivo della tutela che è diciamo una branca che non va sottovalutata per quanto riguarda noi garanti e quindi quello di prevenire ed evitare gli abusi e quindi di insegnare Quali sono gli atteggiamenti lesivi del diritto del

    minore e consentirne così il recupero ed il benessere psicofisico questo è qualcosa che su cui dobbiamo cercare di concentrarci credo che oggi la rete si stia ampliando e spero che questo sia un trampolino di lancio per un futuro lavorativo e una proficua collaborazione Grazie


    Giovanni Galano – Garante dell’infanzia e dell’adolescenza della Campania e la dott.sa Antonella D’Andrea

    Allora ancora un attimo vedo che è rientrata la dottoressa Antonella D’Andrea che che è la consulente del dottor Giovanni galano garante dell’infanzia e dell’adolescenza della Regione Campania che prima combinazione caduta la linea prego dottoressa Abbia pazienza Infatti l’ho cercata prima però non vedevo né lei né il Dottor galano aspetti che non audio aspetti Allora vediamo un po’ m m m aiuto Abbia pazienza ma Ah E dov’è allora e che le apro l’audio eh dottoressa chiedo scusa che non la trovo qua come mai Ah eccola qua ecco qua m Salve Eccola eccola Buongiorno Scusi Chiedo veramente scusa È stato è stato molto complicato Non so Non saprei dire neanche perché ma entravo e uscivo in continuazione mi è venuto il mal di mare a un certo punto Allora intanto io sono una psicologa psicoterapeuta della famiglia faccio parte dello staff del garante dell’infanzia e dell’adolescenza della Regione Campania il dottor Giovanni galano che vi vi lascia i saluti e vi fa tanti complimenti per questa iniziativa e naturalmente condivid però con lui questa esperienza ma soprattutto i dati che sono usciti fuori non ho avuto la possibilità di ascoltare tutto ma ho la possibilità di avere il materiale da quello che ho capito Lo spero più che altro Sì Sì Sì assolutamente assolutamente poi e in quanto sono una membra del dello Stato dello staff del garante e io sono una psicologa quindi mi mi occupo del dell’ambito psicologico poi ci sono insegnanti assistenti sociali Il discorso è estremamente interessante vi dico che cosa accade in Campania almeno dall’esperienza che stiamo vivendo perché il

    garante non ancora ha fatto diciamo il suo primo anno di lavoro ufficiale però ci muoviamo moltissimo nelle scuole siamo presenti in in molti molti plessi scolastici partendo soprattutto dalla primaria e raggiungendo Naturalmente le classi che riguardano le superiori però mi sembra di capire di intuire che c’è una fascia che diventa una fascia bersaglio cioè una fascia abbastanza precoce ma nello stesso tempo C iiamo anche di associazioni quindi andiamo spessissimo nelle associazioni sento che questi due elementi in qualche modo dovrebbero avere degli strumenti per poter captare quel disagio che naturalmente non sempre ha la possibilità di venire fuori in quanto psicologa la mia esperienza per questo riguardo questo tema è un’esperienza sicuramente frequente purtroppo cioè frequentemente io accolgo persone che hanno avuto questo tipo di di di abuso però la nostra idea almeno in questo primo anno di lavoro la nostra idea è di entrare nelle scuole e di entrare nelle associazioni con una sorta di possibilità di dare anche ai ragazzi la possibilità di di cogliere quelli che sono elementi diciamo di disturbo e elementi abusanti siamo molto giovani come come staff e quindi questa è la nostra il nostro primo anno di lavoro siamo spesso nelle associazioni siamo spesso nelle scuole siamo spesso con i bambini e con i ragazzi e quindi cerchiamo di dare loro degli strumenti anche per avere un buon alfabeto emotivo capire cosa è diciamo giusto accogliere e cosa non lo è Grazie dottoressa D’Andrea La ringrazio faciamo


    Giorgio Barone  – CBI – Pres. Commissione Medica e Antidoping – PCSOS Project Mgr. – Protezione dei Bambini nello Sport – Compliance Lead Auditor FMSI / CONI-NADO / IAAF

    Lascio la parola a Giorgio Barone prego Mi sentite sì prego prego Perfetto Grazie Sarò velocissimo e vi ringrazio per lo spazio che mi date e veramente occuperò un paio di minuti fermo restando la disponibilità lei su questo argomento Allora Sport Ci troviamo nella condizione che lo sport viene per percepito no come esperienza positiva dall’ 85% dei bambini e relativamente dalle stesse famiglie ci siamo posti il problema attraverso un’indagine che è stata fatta negli ultimi due o tre anni stiamo parlando di approcci all’interno dei comitati olimpici o delle Federazioni Medic sportive quindi è questo il contesto nel quale io opero da tanti anni e disposizione questo e abbiamo fatto delle ricerche ovviamente utilizzando dei finanziamenti della Comunità Europea o di altre entità dove hanno partecipato i vari comitati olimpici attraverso le proprie organizzazioni distribuite in tutto il mondo sto parlando di Austria Belgio Germania Romania Spagna Turchia USA Italia Australia quindi molto molto significanti dal quale è emerso che l’85 dei bambini e delle famiglie sono contenti dei risultati educativi sugli aspetti trasferiti dallo sport e dall’attività ludicom motoria sui bambini capaci anche eventualmente in certi contesti di trattare o di iniziare il trattamento di certe patologie

    ovviamente quando siamo andati a ricercare le variabili sono emerse delle cose che anche da parte nostra sono rimaste completamente ci hanno fatto basire e vi do i dati che non che stiamo preparando per pubblicare in questi giorni quindi stiamo parlando di 65% di violenza psicologica sui bambini farli diventare campioni fargli fare le cose in un certo modo per generare attenzione sulla palestra piuttosto che generare attenzione sull’allenatore o di altro tipo c’è un 56,5 per di bullismo fra i ragazzi eccetera che non viene assolutamente contrastato maltrattamenti di di vario tipo di esclusione Ma quando parliamo di aspetti sessuali e questi sono dati che stiamo parlando di oltre 20.000 indagini fatte e tutte validate dal punto di vista statistico stiamo parlando dal 28 al 32% di abusi con contatto o senza contatto quindi con il minore che aumentano al 35% Quando io ho dei Minori disabili e È proprio per questo che sono nate IAF che è la federazione mondiale dell’atletica ad aprile di quest’anno e l’Australia e gli Stati Uniti che stanno uscendo delle nuove regole per tutte le associazioni sportive che ospitano bambini e quindi ci saranno delle ispezioni per poter assicurare un minimo di standard atto a prevenire questa dimensione che effettivamente se se noi pensiamo a tutti i ragazzi e a tutti i bambini che per noi diventano adulti a 16 anni eh quindi abbiamo già tolto dai 16 A 18 perché sono già atleti Ecco Voi vedete Quanto è grande questo problema e quanto è importante affrontarlo io non posso darvi diciamo tutte le delucidazioni che e tutte le tecnicità che voi state vivendo Io vi posso solamente portare che quelli che ci mandate nello sport ragionevolmente attorno al 35% saranno toccati o dall’allenatore o dal massaggiatore o da qualche altro soggetto che tenterà di entrare in contatto con questi bambini e quindi dobbiamo fare cosa sta succedendo in questi giorni in questi giorni stiamo preparando quindi le linee guida e un elenco di soggetti che rispetteranno cer regole Quindi con delle sorveglianze che nascono in ambito sportivo per fare entrare le Buone prassi Tenete presente che l’esperienza fatta che è iniziata circa 10 anni fa con le segnalazioni anonime fatte per l’uso di sostanze vietate quindi sto parlando di antidoping tribunale Nazionale antidoping eccetera non stanno dando risultato voluto quindi c’è una attività di investigazione c’è un’attività di formazione c’è un’attività di preparazione dei medici e di attività di controlli a sorpresa eccetera però

    Credetemi è un percorso anche per noi molto molto molto difficile in quanto poi non abbiamo il collegamento come i colleghi eccetera con la giustizia perché da noi La giustizia è solamente giustizia e quindi non c’è la cultura della denuncia io con questo mi fermo per lasciare spazio a tutti gli altri però era giusto per confermare che questo percorso che voi state portando avanti è confermato e tutti questi documenti qualora ne aveste necessità sono pubblici e Possiamo farli avere sia all’associazione che ai singoli professionisti grazie grazie a te Giorgio sottolineo solo che c’è un Cioè lui lavora in ambito coni hanno una struttura agonistica che tornando al certificato antipedofilia ha l’obbligo dal Se non ricordo male gennaio 2023 di esibizione Ma hanno anche loro Purtroppo la parte del volontariato No perché c’è anche una parte volontaria e anche lì cioè poi il problema diciamo riemerge ritorna giusto Giorgio assolut pensate solamente ai grandi eventi ai giri d’Italia piuttosto che alle maratone piuttosto che tutte queste dove le famiglie e il volontariato è compreso i servizi sanitari presenti di emergenza sul campo sono coinvolti


    Dante Ghezzi – psicologo, psicoterapeuta, supervisore Emdr, membro dell’équipe Tiama e membro del coordinamento italiano CISMAI

    Perfetto grazie Giorgio passo la parola al dottor Dante Ghezzi psicologo psicoterapeuta e supervisore mdr membro dell’equipe diama nonché membro del cismai italiano e vedo che c’era anche la dottoressa Marianna Giordano che anche lei fa parte del cismai prego dottor Dante Ghezzi sì molto interessante il nostro incontro il nostro dibattito io brevemente tratterò due temi dal Dal mio punto di vista come psicologo che si occupa di bambini vittime ma anche di abusanti 33 anni dice lo studio australiano che sottolinea Quanto tempo ci vuole perché emergano questi dolori questi traumi antichi dell’abuso Guardate che nel 1980 judi Herman era del tema che ha scritto il libro fondamentale guarire dal trauma stampava la il proprio materiale con ciclo stile perché non trovava nessun editore quando parlava del trauma sia il trauma de I soggetti che venivano dai combattimenti Vietnam sia i soggetti degli abusi sessuali o dg altri gravi maltrattamenti Quindi è poco tempo che si può parlare di queste cose e ancora oggi og se ne può parlare con cautela Fortunatamente anche nel centro dove lavoro molte persone adulte vengono a parlare degli abusi che hanno subito da bambini però bisogna cercare di far sì che appena dopo il danno poi parlerò in un minuto della prevenzione appena dopo il danno succedono delle cose che cos’è che deve succedere uno che se un bambino è abusato sessualmente vuoi all’interno della famiglia voi all’esterno da un soggetto pedofilo la cosa importante è la rivelazione precoce e qualcuno che ascolti perché quella ragazza che ha parlato alla mamma nella abusi del Prete ha parlato e invece di essere ascoltata Se pensa due schiaffi doppio danno il trauma dell’abuso e il trauma de non essere creduti perché una delle cose che bisogna dire che quando un bambino rivela o un adolescente rivela la prima cosa non è Sarà vero o no la prima cosa è ascoltare poi ci interrogherò sulla verità e le affermazioni poi ci interrogherà si ascolta non si può dire se sicuro Ma dai figurati quella persona lì così non si può bisogna ascoltare se la rivelazione è precoce e qualcuno l’ascolta si passa alla protezione cioè qualcuno ti toglie dal disagio ti toglie dall’abuso ti toglie dalla violenza questa è la protezione Ti toglie dal contatto con chi ti fa male se si fa una segnalazione all’autorità giudiziaria questo incrementa la protezione permette che non si moltiplichino i casi di abuso perché la segnalazione È una tutela per chi è stato offeso ed è una protezione per il mondo dell’infanzia e dell’adolescenza se c’è segnalazione se c’è rivelazione se c’è protezione ci può essere cura precoce

    Guardate che la cura precoce è la cosa necessaria se tu non fai la cura precoce di una di un bambino di un adolescente abusato questo si porterà dentro questa faccenda irrisolta che lo inibir all’attività affettiva sessuale Oppure lo renderà promiscuo e quindi in balia di di tante disavventure gravi Oppure lo renderà ritirato oppure renderà iperattivo quindi e bisogna che questo percorso rivelazione precoce protezione segnalazione cura precoce venga messo in atto una parola sulla prevenzione educativa ci sono tanti di prevenzione parlo della prevenzione educativa bisogna che il papà e la mamma spieghino ai bambini che esistono i pedofili o comunque che esistono persone che approfittano dei bambini e del loro corpo bisogna dirglielo e qui non c’è Tu ne puoi parlare anche a 3 anni anche a qu anche a 5 a 6 userai il linguaggio adatto a quell’età bisogna dire che ci sono de delle persone che approfittano di di te e bisogna parlare del toccare buono e del toccare cattivo il toccare buono è sono le carezze le coccole lavarsi l’igiene eccetera toccare Cattivo che qualcuno che non c’entra niente con te ti mette le mani eh addosso al tuo corpo per averne piacere lui

    questo è il toccare cattivo i bambini capiscono subito e poi la terza cosa che bisogna dire oltre a spiegare che esistono i quelli che che abusano e oltre parlare del toccare buono e del toccare cattivo è che quando ti capitano queste cose parla subito Certo ci deve essere l’uditore ci deve essere chi accoglie i bambini poi sono anche capaci di trovare la via giusta Io ricordo una bambina che aveva parlato con la mamma del fatto che il nonno faceva dei giochi fastidiosi La mamma non ha capito niente i giochi fastidiosi pensava e lei questa bambina ha dovuto parlare qualche mese dopo con la maestra in classe Quindi bisogna che ci c’è qualcuno che ascolti ultima cosa che dico l’educazione sessuale è carente fortemente carente nel nostro paese una delle obiezioni è che la chiesa non vuole che ci sia l’educazione lo dico da da Cristiano la chiesa non vuole che ci sia l’educazione sessuale nella scuola perché pensa che vengano fuori tutte le indicazioni che vanno contro ma l’educazione sessuale ci vuole Lasciatemi dire Lasciatemi dire una cosa esagerata meglio una cattiva educazione sessuale che niente perché se c’è una cattiva sensuale possiamo interloquire una cosa molto importante

    mi fermo qui Grazie


    Luca Battaglieri – Avvocato che collabora con la Rete L’ABUSO e in ambito sportivo

    Luca che tra l’altro è un avvocato che si occupa di ambito sportivo ma lavora anche con la rete l’abuso lucab Ecco perché nono lucab Eccoti qui guarda un po’ Luca dovrebbe chiederti di aprire il microfono Grazie eccoti qua Buongiorno Ciao Francesco Grazie Ringrazio tutti i presenti per gli interventi che sono stati interessantissimi molto interessanti Io sono avvocato a 35 anni mi occupo di penale ho fatto praticato purtroppo ed è una cosa per me dolorosissima è stata Eh tutelare vittime di abusi specialmente minori sentire i loro racconti sentire racconti alle famiglie ed è una cosa che ho vissuto e che quindi mi sono ho deciso di impegnarmi sono eh oltre che avvocado sono dirigente atleta Master e eh eh istruttore di vari sport di di baseball e di vela e frequento da tanti anni e sono stato nominato Responsabile Safe quing perché da ultimo e lo mi collego a quello che diceva il dottor Barrone vi è una normativa è stata introdotta una normativa di tutela contro gli abusi di cui parlava il dottor Barrone molto molto efficacemente e contro soprattutto gli abusi sessuali Io ammetto come tecnico di non essere riuscito a combattere sufficientemente il bullismo perché ho avuto dei casi di bullismo nelle squadre ed è stato una cosa per me difficile vedere i ragazzi vittime del bullismo andarsene via troppa di uscire dall’Associazione perché non non siamo stati in grado non abbiamo avuto la professionalità necessaria per combattere gli abusi per prevenire questo malessere perché poi haato abbandoni sportivi dolorosi irrevocabili perché poi questi ragazzi hanno smesso di fare sport se non Sport occasionale ma devo devo dire che le misure che hanno istituito che sono state istituite adesso dalle Federazioni dal coni quella del responsabile sa guarding quella del del codici di condotta che stiamo predisponendo sono i termini stanno scadendo adesso e sono cose che abbiamo vissuto ma in passato io su membro dell’esperienza americana

    E membro dell’esperienza dell’Amicizia con con Francesco io avevo portato i protocolli Severi delle associazioni americane che erano vittime a loro volta di di di di avventure di di di problematiche di bullismo e di abusi sessuali per negli anni successivi negli anni precedenti e abbiamo ho introdotto un protocollo rigido specialmente delle modalità di approccio degli Allenatori dei dirigenti dei responsabili con i bambini e abbiamo stabilito una serie di condotte che poi abbiamo riversato nel codice di condotta un codice di condotta un pochino più eh pesante che dice praticamente che bambini devono fra allenatori e bambini non ci deve essere praticamente contatto fisico non ci devono essere appartamenti non devono appartarsi G allenatori devono fare i viaggi in modo separato ci deve essere una una tutela ci deve essere una attenzione l’ambiente vuole essere pulito e questo si nota dalla severità dottor Baroni con la quale e la frequenza con la quale Le Corti di giustizia sportiva sanzionano gli abusatori ho letto le le sentenze della corte di giustizia del calcio della federazione calcio e ho visto una grande severità Ma quindi questo non è il frutto del meou queste queste misure ma di esperienze dolorose nel baseball abbiamo avuto ben due allenatori uno di Chieti che abusava sia dei fratelli maggiori che dei fratelli minori successivamente intervenuti nell’associazione sportiva ha subito una condanna a 12 anni il l’allenatore di Cagliari che ha subito una condanna a 7 anni di reclusione ma eclatante nello sport il caso del famoso allenatore di equitazione alto Atesino Carl waxenberger perché bisogna dirli nomi degli abusatori no questo era uno Un allenatore del giro della nazionale che era bravissimo nell’insegnare l’equitazione alle sue allieve che avano generalmente allieve ragazzine di 15 anni delle quali alle quali lui faceva senza assolutamente problemi rapporti sessuali sistematicamente salvo poi respingerle allontanarle quando non gli erano più gradite e questo lo ha fatto questo Orco lo ha fatto per anni godendo dell’impunità prima la federazione prima non ha creduto poi lo ha radiato poi ha goduto delle connivenze dei vari enti di promozione sportiva che gli davano gli attestati per istruire le allieve e continuava a spostarsi di associazione In associazione in tutto il l’alto adice dove e questo è il problema grave dove i genitori cercavano proprio lui sapendo quello che era e quello che faceva perché era bravo perché avrebbe mandato le figlie alle Olimpiadi a questo punto

    Questo è la mostruosità di questo comportamento di questa persona che fra l’altro lo sguardo anche poco intelligente è uno sguardo che sembra innocente ma quella apparenza che ha il molestatore l’abus satore che io ho visto purtroppo nella mia professione è stato un gesto coraggioso da parte di alcune famiglie l’associazione cavallo rosa che ha distrutto questa persona l’ha distrutta l’ha fatto uscire dallo sport Perché queste persone devono uscire dallo sport queste persone non devono esserci e quindi mi ricordo adesso io ho avuto il racconto di un di un di un atleta di grandissimo valore che negli anni 70 era andato in pone a fare uno sport di combattimento non dico cosa e quest’uomo questo ragazzo da 17 anni venne preso alle attenzioni degli Allenatori giapponesi i quali volevano abusare di lui e di altri ragazzi lui ebbe il coraggio di denunciare ebbe il coraggio di dirlo la federazione all’epoca G anni 70 non c’è solo nella chiesa l’omertà non c’era solo nella chiesa verità c’è c’era anche Allora c’era questa cosa che non si doveva dire non si voleva endere il Giappone che era maestro di questo sport e questo signore questo ragazzo dovete tornare in aereo negli anni 70 da solo in Italia e venne a ritorno in Italia bollato dalla federazione bollato dle organizzazioni sportive dovette insegnare in altra nazione ed ed è la carriera sportiva rovinata queste cose non hanno avuto il loro strascico di dolore queste ragazzine disagio abbandono delle famiglie a volte suicidi che hanno indotto questi istitu dello Sport ha una risposta decisa

    Noi vogliamo un codice di condotta vogliamo essere quati però ci manca una preparazione noi dobbiamo essere preparati Io sono responsabile sei Fi ma non ho avuto nessun corso di preparazione dovrò farlo e lo farò volentieri perché deve cambiare Oltre alle regole deve cambiare anche la mentalità ci vuole un deciso cambio di mentalità perché non solo da parte degli allenatori di noi allenatori io genitore noi allenatori ma anche dei genitori soprattutto perché un genitore assente che non ascolta o non sa ascoltare il figlio e qui mi collego a quello che ha detto il dottor Tulli la dottoressa Tanda la dottoressa puligheddu la dottoressa Paganini un genitore assente che non ascolta non sa ascoltare il figlio oppure lontano con lontananza non solo fisica ma che sottovaluta non è il caso di conoscere può di capire può essere decisivo per la scelta di un predatore di un abusatore perché l’abus satore sceglie le vittime che gli sono più congeniali quelle che non parlano è anche il caso del genitore autoritario che cerca per il figlio la riuscita quello i genitori che cercavano un attore alto Tesino che erano disposti a sorvolare alle confidenze alle carezze Ma no ma lascia stare ma carina No ma figlia lascia stare ma sono confidente sono carezze lui è bravo ti porta le olimpiadi fa niente se queste ragazze reagivano alle sollecitazioni con genitori con ostinati silenzi queste ragazze sono diventate donne Io ho conosciuto io ho una ragazza una ragazzina mia cliente che ha 12 anni è stata abusata da un cugino della madre a distanza Adesso ha 32 anni mi ha detto a sua madre se è sporta S to tempo Scus finisco il mioci quindi F responsabil dizioni si instauri un dialogo corretto ma le istituzioni sportive devono formare coloro che hanno a che fare coi ragazzi devono formarli ma devono formare responsabil sa guardi perché non rimanga solo regole astratte ma devono essere regole pratiche di approccio e di convenienza perché occorre valutare poi ultima cosa le denunce Attenzione però attenzione a non fare denunce infondate Perché la denuncia infondata chi viene denunciato infondatamente come bollato come infondatamente abusatore ha la vita rovinata noi rischiamo di perdere e di uccidere una persona anche in questo ricordo molti suicidi questo anche chi fa la denuncia Luca quindi è importante l’obbligo dico questo Anche chi fa la denuncia poi rischia sai eh qualora fosse eh fondata rischia di essere controc correlato quindi torniamo all’obbligo di denuncia


    Ludovica Eugenio – Coordinamento Italy Church Too

    passerei la parola a Ludovico Eugenio Poi vari giornalisti che mi stanno scrivendo che vogliono fare delle domande quindi prego Ludovico Eugenio che è il portavoce di Italy Church 2 che è un coordinamento di di credenti contro gli abusi nella chiesa Insomma Adesso vi dirà Ludovica prego Ludo e Grazie Francesco Mi sentite Sì sì benissimo Allora io intanto volevo fare un ringraziamento Diciamo in premessa perché penso che questo convergere di competenze e di qualifiche e di ambiti di lavoro che oggi stiamo vivendo sia un primo Se non altro un un elemento essenziale per ridurre quell’elemento di debolezza che le vittime e chi lotta con le vittime oggi sperimenta che è l’isolamento per l’appunto quindi più si fa rete tra diverse competenze e più si riesce a sottrarre questo questa piaga al dominio della dell’omertà e dell’isolamento che sono elementi essenziali vulneran nel nei quali Appunto Si Perpetua l’abuso una parola molto breve sulla genesi di questo coordinamento che è un coordinamento di associazioni ma anche di persone singole credenti non credenti di cittadini di una base anche Cattolica che in qualche modo vuole essere un po’ una spina nel fianco nei confronti dell’istituzione sia ecclesiale che statale e che è nata come come idea come progetto Non a caso da gruppi femminili dico questo perché in realtà la pedofilia all’interno della chiesa la pedofilia in generale muove dalle stesse radici del patriarcato e della misoginia che colpisce le donne fondamente la radice culturale è assolutamente la stessa e dunque questi gruppi impegnati nel nel rispetto nel nella difesa dei diritti delle donne e Cito

    ne Cito due eh l’oiv osservatorio interreligioso sulle violenze contro le donne Quindi sulle violenze strutturali delle fedi delle religioni contro le donne e donne per la chiesa ma ci sono altri gruppi che sono all’interno ehm ecco hanno Eh si sono chiesti a un certo punto Come poter intervenire in questo contesto così eh ricco di silenzio di omertà di isolamento e sulla scia nel 2021 della grande commissione indipendente in Francia che ha portato allo scoperto questi dati agghiaccianti si parla di 330.000 vittime nell’arco di 70 anni tra clero e cioè tra tra perpetrato dal clero ma anche dall’indicazione del genere Ecco sulla sciacia di questo ci si è chiesti come poter intervenire e è nato Appunto questo coordinamento che è una struttura molto leggera No molto molto non siamo non siamo un’associazione almeno non per il momento proprio per intervenire a un livello culturale Prima di tutto per creare sensibilizzazione informazione in un paese come il nostro dove Da un lato una cultura ancora largamente riferita a un retaggio culturale cattolico trova delle resistenze nella nella gente n la cittadinanza e dall’altro una sorta di coc clericalismo presente anche nei media fa sì che l’informazione che ha come punto di riferimento abusi all’interno della Chiesa sia totalmente carente e se ne parla soltanto quando il caso singolo ha una qualche un qualche interesse un po’ morboso o sensazionalistico

    Ecco quindi il coordinamento che è nato 2e anni fa ehm a partire proprio da questa critica sistematica e strutturale di quelle condizioni che all’interno della Chiesa hanno reso possibile un fenomeno che come è stato già detto è un fenomeno strutturale non è né congiunturale Né né occasionale Ecco come riuscire a erodere un po’ Ecco questo questo contesto ehm la chiesa tende a minimizzare dicendo che si tratta di di mele marce quello che noi cerchiamo di fare è di mettere in luce investe invece i cesti quei cesti capaci di far marcire le mele No cioè Quali sono i contesti che rendono possibile all’interno della Chiesa rendono più facile l’abuso e qui i piani si moltiplicano ne citerò solo alcuni a livello proprio di riflessione teologica all’interno della chiesa la sacralizzazione della figura del Prete no quindi una figura che è quasi ontologicamente diversa da quella dei laici ieri sera Riguardavo per l’ennesima volta Spotlight il film e mi ha colpito risentire questa frase No perché i bambini non vengono creduti perché i bambini che denunciano quando denunciano eh trovano tanta Resistenza perché non denunciano subito perché davanti hai Dio e chi chi parla Contro chi può parlare contro Dio No cioè questa figura sacrale che che non ha più nulla di di una figura alla pari con con con con le altre persone ehm si tratta di imparare anche un vocabolario di imparare una terminologia che non c’è e si tratta soprattutto Dim mettere insieme una serie di passaggi che devono partire dal fare verità fare verità vuol dire una commissione indipendente di inchiesta che la che la Conferenza Episcopale Italiana non vuole e questo l’ha chiarito Ormai già da più di 2 anni che sola sola una commissione indipendente potrebbe garantire uno sguardo realmente sincero trasparente sulla reale realtà sulla sulla realtà dei fatti non si può pensare a una prevenzione senza sapere Cosa è successo Perché è successo e dove e come succede è la portata del fenomeno dopo la dopo il fare verità c’è il fare giustizia e i risarcimenti e e la giustizia per le vittime e poi ci sarà la prevenzione Ecco questo è diciamo il quadro della nostra attività ci si occupa anche di donne abusate di religiose abusate in questo momento stiamo cercando di sostenere il processo che è in corso in Vaticano su cinque religiose abusate dal gesuita Marco rupnik e sul nostro sito oggi lanciamo questa lettera al dicastero per la dottrina della fede che continua a mantenere totalmente segreto questo processo senza nemmeno informare le vittime del suo andamento vi ringrazio


    Giorgio Toselli – Presidente “No Child Abuse”, padre di due sopravvissuti, Maurizio Gualerni vice Presidente “No Child Abuse”

    passerei un attimo la parola ancora poi a tutti gli altri a Giorgio Toselli che è presidente di n Shield ABS Tra l’altro papà di due Sopravvissuti e sono quelli di cui parlava prima la dottoressa Monica Sansoni del caso di di Tivoli e con lui aiuto che mi son perso c’è vicepresidente Maurizio gual gualerni Pardon prego Giorgio Buongiorno Francesco Buongiorno Intanto grazie dell’invito Vi presento anche il nostro legale che è Michele De Stefano buongiorno a tutti buongiorno Allora noi in sostanza come a parte come genitori di di Sopravvissuti ad abusi sessuali da parte di Mirco Campoli che era un presidente Diocesano di Azione Cattolica insegnante presso la una vicepreside insegnante presso una delle scuole più grandi di

    pivoli in realtà ci ci siamo conosciuti come associazione ringrazio Ecco Francesco per l’invito Noi abbiamo buttato giù e stilato diciamo dei punti sui quali abbiamo riflettuto in questi pochi mesi Perché in realtà noi ci siamo costituiti associazione iscritta regolarmente a runs Quindi al terzo settore ad aprile Ieri abbiamo avuto per diciamo la prima nostra chiamiamola Vittoria in tribunale con la condanna la seconda condanna nel secondo filone a 6 anni e 10 mesi per gli abusi sul mio secondo figlio mentre invece nel primo filone aveva preso 9 anni sui 10 richiesti per gli abusi su il mio figlio grande e il figlio di Maurizio diciamo che le criticità che abbiamo notato in questo periodo sono state Innanzitutto quella riferita all certificato antipedofilia

    e riferendomi a questo tema anche confrontandomi con Francesco abbiamo notato che c’è un buco normativo Ovviamente sull’esclusione dell’associazionismo è un po’ come permettere a persone a pedofili chiam come sono di convogliare tutti quanti all’interno dell’associazionismo o della della chiesa o comunque de organi e associazioni nei quali non viene richiesto il certificato antipedofilia l’altro problema collegato fondamentale Collegato a questo è che l’iscrizione del casellario giudiziario avviene solamente a condanna effettiva sappiamo tutti i processi psicologici che si innescano all’interno delle vittime di abusi sessuali che portano anche spesso anche dopo 20 anni a fare le denunce pertanto sopravvenuta prescrizione e quant’altro E quindi non c’è la condanna effettiva Noi abbiamo fatto ieri proprio un casellario giudiziario di una persona condannata in primo grado a 9 anni e e in un processo e un altro processo a 6 anni e 10 mesi dove risulta si vede bene iscrizione al casellario giudiziario nulla cioè questa persona oggi potrebbe andare chiedendo un permesso sta ai domiciliari chiedendo un permesso per andare a fare qualcosa in un’associazione di volontariato e continuare a fare il pedofilo servizio civile

    questo è datato 11 settembre 2024 si legge Francesco sì sì no però non è importante è triste va bene così ecco la prenderebbe buona non ci mancherebbe sarebe no fai notare un altro passaggio mancante No la comunicazione poi Allora a questo punto No io penso che sia pensiamo che sia fondamentale un iscrizione nel casellario giudiziale ad avvenuta segnalazione cioè io segnalo possib Sì sì questo sì però è più complesso perché c’è la presunzione di innocenza fino al terzo grado e il report che abbiamo tirato fuori che contiene anche tutti i casi passati dalla procura ma a volte anche prescritti per prescrizione quindi non finiti a un terzo grado li abbiamo inseriti ugualmente proprio per questo motivo quello è un’altra diciamo un’altra lacuna non da poco però iscrivere nel casellario già quando uno viene solo indagato diciamo Ok esempio nostro no nostro vissuto sulla nostra pelle è stata fatta una segnalazione ad un centro d’ascolto di questo potenziale pedofilo che ha continuato poi nel tempo a fare le sue attività pedofile e ad oggi con due condanna in primo grado potrebbe continuare a farle cioè c’è c’è un qualcosa da rivedere sotto questo pun dice il passaggio appunto no che sì sì quello sì C O perlomeno a livello comunicativo cioè io ti sospendo dagli incarichi ovviamente vista la lungaggine dei processi e quant’altro vieni segnalato ti sospendo dalle tue mansioni di educatore Eh quello che sia professore istruttore di palestra istruttore di piscina mi riferisco anche all’ambiente sportivo parlando con il dottore Bruno mi sembra del CONI Eh quindi il discorso Barone dottor Barone Barone giorio Barone il discorso qual è secondo noi andrebbe rivista la normativa da questo punto di vista accorciare

    Ora noi siamo stati fortunati devo dire la verità Michele ce lo può confermare il nostro legale che la procura di Tivoli magari è un fiore all’occhiello a livello italiano quindi in un anno si è arrivata la sentenza di primo grado per tutto tutti e due filoni a dicembre C’è l’appello probabilmente entro Pasqua avremo la condanna definitiva quindi in due anni massimo Eh sì anche perché c’è stato rito abbreviato rito abbreviato Ok quindi porre delle condizioni per questi reati di pedofilia dove i processi si devono svolgere dentro dei tempi limitati e ristretti al fine di garantire il giustizialismo anche cioè quella persona potrebbe non essere un pedofilo però Invia cautelativa per tutelare i minori Cioè non per tutelare noi dobbiamo pensare sempre alla tutela dei ragazzi che spesso si pensa alle pene alle condanne e a tutelare il carnefice il mostro dalla Ecco come dicevi te Francesco potrebbe essere innocente Ok e se fosse Invece colpevole e 5 anni continua all No no va bene Era forse un problema mio di terminologia No la sospensione preventiva Questa può andar bene ecco er una ecco sospensione preventiva io Sei un dipendente pubblico ti continuo a pagare lo stipendio tu te ne stai tranquillo e buono a casa a fare quello che vuoi ti sospendo da tutti gli incarichi e da tutte le frequentazioni Dove sono i minori e poi accorciamo i tempi dei processi è un lavoro penso lunghissimo da fare e qui ci potranno magari aiutare tutti le istituzioni e garanti di tutte le regioni presenti no È ovvio che fare un discorso oggi di questo genere aiuta sicuramente a sensibilizzare noi come associazioni voi come istituzioni nel fare fronte comune per affrontare questa tematica che secondo me è importante grazie giio Ah prego avvocato vuol parlare prego solo Abbiate pazienza strettissimi Perché ci sono due tre persone che devono parlare velocissimo Intanto grazie per l’invito e complimenti a tutti coloro che mi hanno preceduto e grazie ai garanti presenti perché si dimostrano Nei fatti vicini a questa importantissima tematica credo siamo all’indomani appunto di una sentenza in cui un padre di famiglia ha visto sostanzialmente accertata seppure in primo grado La Penati responsabilità di un soggetto nei confronti di un due figli e quindi siamo Chiaramente in un momento emotivo e giuridico piuttosto delicato

    Insomma soggetto che non era diciamo un quisco de popolo ma era Eh il migliore amico di famiglia quindi eh dal punto di vista emotivo Ecco siamo siamo o meglio è il presidente in questo in questo in questa fase e è importante Dal mio punto di vista la presenza nelle aule giudiziarie sia da parte dei garanti sia da parte di questa hollus la la la chiamo ancora con la vecchia terminologia che è stata costituita Appunto dai familiari sia da parte della rete d’abuso cioè Ieri abbiamo avuto questa sentenza a Tivoli dove la partecipazione di questi soggetti quindi garante Eh no Child abuse rete l’abuso è stata in qualche modo anche legittimata ed avvalorata dalla sentenza che diciamo le ha riconosciute la presenza di queste di questi soggetti di questi enti a fianco diciamo delle delle vittime posso dire per esperienza diretta che ha assoluta importanza assoluto valore quindi l’auspicio è continuare a fare rete Così come abbiamo fatto in in questo in questa avventura processuale ieri conclusasi per non far sentire le vittime sole perché il problema di questi reati Purtroppo è che le vittime spesso si sentono sole e non credute io dico sempre se ci viene rubato il portafoglio in metropolitano se ci viene rubato la macchina noi il giorno dopo se non un’ora dopo stiamo al commissariato in questi casi passano Anni Anni Anni E quindi la presenza nelle auree giudiziarie così come nelle scuole così come nelle piazze di queste entità è importante da un punto di vista cultur Ale e di sostegno morale a queste persone che hanno subito delle atrocità Grazie a tutti unultima Francesco Perdonami du secondi Volevo sottoporre un’altra attenzione se fosse possibile creare una sorta di rete dove riusciamo ad attingere per sapere quali sono i procedimenti penali in corso riferiti a questi pedofili Perché Perché noi andiamo Praticamente alla ricerca di ma ma non per solamente per far come dire valere le nostre ragioni in sede giudiziaria ma ma anche per sostenere le vittime che spesso hanno paura vergogna di denunciare o i genitori che si vergognano e non denunciano spesso questi pedofili vengono ecco per esempio per quanto riguarda Monica Sansoni ci potrebbe confermare Ci sono diversi soggetti e alle in custodia cautelare per reati di pedopornografia per indagini partite dalla polizia stale ma non riusciamo a capire quando ci sono le udienze preliminari i procedimenti anche per andare a rintracciare possibili vittime Questo è il problema reale che che che affrontiamo Oggi non abbiamo una possibilità di accedere a determinate informazioni Questo è il discorso Beh non riusciamo neanche a cedere ai dati Quindi ripeto abbiamo dovuto fare un report usando le carte della chiesa perché le altre cioè i ministeri non ne danno e quindi diciamo che il problema è abbastanza grave purtroppo non so come si risolverà anche appunto la proposta che tu hai fatto Pass una creazione di una banca dati dove poi come associazione ovviamente prevista dal 2007 è stata prevista dal Consiglio dei ministri Governo da Lema No da Lema Prodi Se non ricordo male 2007 2002 c’era la previsione Federico Tulli sicuramente poi si sa dire molto di più perché era stato dietro alla situazione la banca dati poi non è mai stata di fatto realizzata.

  • Abusi su minori in cambio di regali, un prete arrestato a Genova

    Abusi su minori in cambio di regali, un prete arrestato a Genova

    Regali che arrivavano dopo gli abusi sessuali. Con questa accusa un prete è stato arrestato dai carabinieri di Genova. Dalle indagini, coordinate dal pm Federico Panichi, sarebbe emerso che la vittima era un ragazzino che faceva il chierichetto.

    Il sacerdote, come anticipato dal Secolo XIX, avrebbe anche tentato di baciare due giovani, dopo avere regalato loro una sigaretta elettronica.

    Agli arresti domiciliari in una comunità del levante genovese è finito padre Andrea Melis, sessant’anni, originario di Cagliari ma da anni trapiantato in Liguria. La Curia lo ha sospeso dopo che nei giorni scorsi era stato perquisito l’alloggio dove viveva.

    Appartenente all’Ordine dei Padri Scolopi, era direttore della Scuola elementare e della Fondazione Assarotti nel capoluogo ligure, in salita San Bartolomeo degli Armeni; ed era presidente di Fidae Liguria (Federazione di scuole cattoliche primarie e secondarie) oltre che parroco della chiesa di Sant’Antonio da Padova a Finale Ligure in provincia di Savona.

    Le accuse sono di violenza sessuale su minorenne, prostituzione minorile e tentata violenza aggravata. La misura cautelare è scattata solo per il primo reato, gli abusi reiterati ai danni di un dodicenne. Sulle altre due accuse a carico del religioso, il gip ha in sostanza rimandato la valutazione a ulteriori sviluppi investigativi. Melis è difeso dagli avvocati Raffaele Caruso e Graziella Delfino. Nella sua abitazione gli investigatori hanno sequestrato farmaci per la stimolazione sessuale ma anche capi di abbigliamento griffati e una fornitura di sigarette elettroniche.

    L’Arcidiocesi di Genova: ‘Vicinanza alle vittime di padre Melis’ 

    Monsignor Silvio Grilli, coordinatore Ufficio Comunicazioni Sociali dell’Arcidiocesi di Genova, interviene sul caso del prete arrestato con l’accusa di abusi su minori. “In merito a quanto riportato su mass media circa l’arresto di Padre Andrea Melis, dei Padri Scolopi, accusato di abusi su minori, si esprime il dolore per i fatti denunciati e la vicinanza a chi ne è stato vittima e ai loro familiari”.

    “Quando a suo tempo si è avuto notizia dei fatti poi denunciati, l’Arcidiocesi di Genova, la Diocesi di Savona e l’Ordine Religioso hanno prontamente avviato la procedura canonica prevista in questi casi, informando il competente Dicastero Vaticano. Nei confronti del religioso sono stati presi da tempo i provvedimenti previsti dalla legge canonica e si è collaborato con le forze dell’ordine”.

    https://www.ansa.it/liguria/notizie/2024/08/03/abusi-su-minori-in-cambio-di-regali-prete-arrestato-a-genova_09d034eb-b4fd-42d9-82c6-fe85f2caf9c4.html

  • Abusi sessuali su ragazzino in cambio di ricariche, abiti e videogiochi: chi è Padre Andrea Melis, il noto prete arrestato

    Abusi sessuali su ragazzino in cambio di ricariche, abiti e videogiochi: chi è Padre Andrea Melis, il noto prete arrestato

    Il presunto “orco” indossava la tonaca. E le accuse sono pesanti come macigni. Ricariche sulla Postapay, abiti griffati, videogiochi. Regali che arrivavano dopo gli abusi sessuali. Con questa accusa un prete è stato arrestato dai carabinieri di Genova. Dalle indagini, coordinate dal pm Federico Panichi, sarebbe emerso che la vittima era un ragazzino che faceva il chierichetto. Il sacerdote avrebbe anche tentato di baciare due giovani, dopo avere regalato loro una sigaretta elettronica. La notizia trova oggi ampio spazio sui quotidiani liguri.

    Agli arresti domiciliari in una comunità del levante genovese è finito padre Andrea Melis, sessant’anni, originario di Cagliari ma da anni trapiantato in Liguria. Il sacerdote è un nome noto a Genova. La Curia lo ha sospeso dopo che nei giorni scorsi era stato perquisito l’alloggio dove viveva. Appartenente all’Ordine dei Padri Scolopi, era direttore della Scuola elementare e della Fondazione Assarotti nel capoluogo ligure, in salita San Bartolomeo degli Armeni; ed era presidente di Fidae Liguria (Federazione di scuole cattoliche primarie e secondarie) oltre che parroco della chiesa di Sant’Antonio da Padova a Finale Ligure in provincia di Savona.

    Le accuse sono pesantissime: violenza sessuale su minorenne, prostituzione minorile e tentata violenza aggravata. La misura cautelare è scattata solo per il primo reato, gli abusi reiterati ai danni di un ragazzino di meno di 14 anni. Sulle altre due accuse a carico del religioso, il gip ha, in sostanza, rimandato la valutazione a eventuali ulteriori sviluppi investigativi. Padre Andrea Melis è difeso dagli avvocati Raffaele Caruso e Graziella Delfino. Nella sua abitazione gli investigatori hanno sequestrato farmaci per la stimolazione sessuale, ma anche capi di abbigliamento griffati e una fornitura di sigarette elettroniche.

    Gli episodi di cui è accusato Melis non sono avvenuti nella scuola, né in ambienti educativi gestiti dai Padri Scolopi, bensì durante l’attività pastorale svolta personalmente dal sacerdote.

    https://www.today.it/cronaca/arrestato-padre-andrea-melis.html