Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Calogero La Piana

  • Violenza sessuale a un ragazzino, sacerdote finisce in carcere

    Violenza sessuale a un ragazzino, sacerdote finisce in carcere

    La terza sezione della Corte di Cassazione ha confermato la condanna a tre anni di reclusione nel confronti del sacerdote messinese Giovanni Bonfiglio, 57 anni, che era stato ritenuto responsabile dal Tribunale e dalla Corte di Appello di Messina di violenza sessuale nei confronti di un giovane che, all’epoca, aveva sedici anni (era il 2014).

    La Cassazione ha accolto la tesi dell’avvocato Giovambattista Freni, difensore del minore (frattanto divenuto maggiorenne) e dei genitori, costituiti parti civili. L’imputato non potrà beneficiare della sospensione condizionale della pena, quindi rimarrà in carcere.

    Bonfiglio aveva indicato sedici testimoni tra i quali quattro monsignori, due sacerdoti e una suora, che avrebbero dovuto dimostrare la corretta condotta nella sua funzione religiosa e nella sua attività di insegnante.

    I genitori del minore, dopo la denunzia, si erano rivolti al vescovo di Messina Calogero La Piana, per richiedere la rimozione dal sacerdozio del prete, che fu trasferito nella diocesi di Patti per accudire l’anziana genitrice.

  • Don Chiarenza celebra messa  Raspanti: “Deroga temporanea”

    Don Chiarenza celebra messa Raspanti: “Deroga temporanea”

    CATANIA – Don Carlo Chiarenza è stato condannato in primo grado per pedofilia dal tribunale ecclesiastico di Napoli, ma pochi giorni fa è stato autorizzato dal Vescovo Nino Raspanti a concelebrare messa in pubblico. Secondo Roberto Mirabile, presidente de La caramella buona, onlus che aveva sollevato il caso con il mensile “S”, si tratta di uno scandalo. Intanto lo stesso Mirabile ha lanciato un video-appello a Papa Francesco per far luce su quanto avvenuto. Nello specifico, Chiarenza è “stato allontanato per 8 anni dalla Sicilia e dalla sua Diocesi – spiega – perché riconosciuto colpevole dalla sua Chiesa di abusi sessuali nei confronti di Teodoro Pulvirenti, quando quest’ultimo era un minore”. Pena rispetto alla quale l’imputato è ricorso in appello. Dopo due anni abbondanti, tuttavia, la sentenza non è ancora arrivata. Ma alla vicenda sollevata tre anni fa dalla stampa, che raccolse la denuncia della presunta vittima e la testimonianza audio dello stesso presbitero, si aggiungerebbe ora un nuovo capitolo.

    Il contenuto del video di Mirabile e le relative polemiche sono stati rilanciati dall’agenzia giornalistica Agi nella giornata di ieri. Si tratta di una notizia che fa il paio con il clamore mediatico suscitato dalle dichiarazioni choc di un prelato di Trento che depotenziano la gravità morale degli abusi sui minori. “Parole oscene e censurabili”, sentenzia il presidente de La Caramella Buona. Intanto, da domenica, a Roma si è aperto il Sinodo ordinario dei vescovi, chiamato a discutere sui temi della famiglia e in particolare sulla comunione per quei divorziati-risposati che ne fanno esplicita richiesta. L’assise è stata preceduta dalla clamorosa intervista del prete e teologo polacco Krzysztof Charamsa, già ufficiale della congregazione per la dottrina della fede, che ha rivelato al “Corriere della sera” la propria omosessualità  criticando, inoltre, l’insegnamento della Chiesa in materia.

    Ma da dove ha appreso La Caramella Buona che Raspanti ha autorizzato Chiarenza? Semplice, dallo stesso vescovo di Acireale. È Mirabile a riferirlo a LiveSicilia. Conferma il tutto il pastore della Chiesa acese. Tra i due è avvenuto, infatti, uno scambio di mail dai toni cortesi che ha messo in chiaro la faccenda. “Ho agito nel pieno rispetto della normativa”, precisa Raspanti al nostro giornale.  Nonostante le polemiche, la decisione del vescovo di consentire a un membro del presbiterio acese di concelebrare al suo fianco, va inscritta all’interno di un quadro in linea con il diritto canonico. In attesa dell’appello, infatti, la pena sulla testa di Chiarenza è formalmente sospesa. Ciò significa che potrebbe celebrare messa senza limitazioni. Eventualità che Raspanti, in questi due anni, ha voluto neutralizzare con un duplice provvedimento cautelare che vieta lui l’esercizio pubblico del ministero sacerdotale.

    Decisione, questa, che sarebbe nelle disponibilità del vescovo titolare e che tuttavia sarebbe stata emessa in sintonia con la Santa Sede. In altri termini, concelebrando con Chiarenza, Raspanti è andato in deroga di se stesso.  “Ho fatto un’eccezione in forza di alcune condizioni assolutamente delicate, particolari e limitate a un’occasione specifica, dove ero presente e garante”, spiega ancora. Il caso Chiarenza, intanto, non può considerarsi come archiviato sotto alcun profilo. Ne è convinto, in primo luogo, il vescovo di Acireale, che ultimamente è chiamato ad amministrare la sede arcivescovile di Messina dopo la rinuncia di Calogero La Piana. In attesa della condanna definitiva dal Vaticano, Raspanti non intende venir meno al profilo tenuto finora: “Il decreto cautelare da me emesso – fa sapere – c’è e rimane”.

    http://catania.livesicilia.it/2015/10/09/chiarenza-condannato-per-pedofilia-celebra-messa-raspanti-e-stata-una-deroga-temporanea_355806/

  • Organizzavano ritiri spirituali,  ma era soltanto «per fare sesso»

    Organizzavano ritiri spirituali, ma era soltanto «per fare sesso»

    Nel mirino della magistratura anche sacerdoti di Grottaglie. Nel fascicolo d’inchiesta trascrizioni di conversazioni Social di uno di loro e fotografie di un bimbo di 6 anni nudo

    di Nazareno Dinoi

    Dopo il caso del parroco di Taranto, costretto a dimettersi per lo scandalo delle orge tra omosessuali e lo scambio di foto via internet, a scuotere la chiesa tarantina è una nuova inchiesta su un presunto giro di pedofilia tra religiosi. Le indagini sono condotte dai carabinieri del comando provinciale di Messina destinatari di una denuncia nei confronti di un frate della città siciliana che attraverso Facebook avrebbe diffuso immagini e racconti espliciti di sesso con minorenni.

    La denuncia

    Dalla Sicilia, l’ombra della pedofilia si allunga su Taranto e Grottaglie dove, secondo le confidenze del parroco siciliano, vivono tre preti che hanno preso parte ad incontri con minori a base di sesso e droga. A denunciare tutto alla Procura di Rovigo che per competenza ha trasmesso gli atti alla magistratura messinese, è stato Andrea Baldon, lo stesso che, sempre sul social, aveva smascherato il parroco di Taranto.

    Le trascrizioni

    Nella trascrizione delle chat finite nel fascicolo d’inchiesta, c’è un passaggio che coinvolge uomini di chiesa che operano sullo Ionio. Confidandosi con l’amico che si spacciava camionista e gay, il frate descriveva i finti ritiri spirituali tra religiosi e ragazzi. «L’ultimo incontro – è scritto nella chat – due settimane fa in un appartamento in affitto a Genova, ci hanno raggiunto metà preti di quasi tutta Italia e sti due di Taranto». Alla domanda se ci fossero stati minorenni, il frate continua: «Si uno l’ho portato io mentre altri due hanno portato due ragazzi, uno ne aveva 18 l’altro appena 17, di Grottaglie, più un prete di Grottaglie». E ancora. «Con la scusa di un incontro spirituale, invece si fa sesso… se ci stanchiamo paghiamo qualche escort ragazzo, andiamo sul sito che si chiamapianetaescort.com e ci facciamo le cavalcate pazzesche».

    I documenti

    Tra le carte finite nelle mani degli inquirenti siciliani anche la foto di un bimbo nudo di 6 anni che avrebbe subito abusi dal frate presunto pedofilo. «Sono in contatto continuo con il superiore provinciale dell’ordine dei Padri domenicani – scrive in una nota l’arcivescovo di Messina Calogero La Piana – che sta valutando la situazione con assoluta serietà in vista di eventuali provvedimenti canonici da prendersi dopo aver accertato i fatti».

    http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/bari/cronaca/15_aprile_29/pedofilia-bufera-investe-sacerdoti-taranto-grottaglie-c0358e74-ee37-11e4-a732-07efc0e5301d.shtml

  • Prete pedofilo a Messina? L’arcivescovo: “Seguo la vicenda con dolore”

    Prete pedofilo a Messina? L’arcivescovo: “Seguo la vicenda con dolore”

    Il sacerdote sarebbe stato denunciato da un autotrasportatore di Rovigo

    “Con profondo dolore e sgomento apprendo quanto i mass media in questi ultimi giorni stanno diffondendo circa presunti comportamenti assunti da un frate domenicano, temporaneamente inserito in una comunità religiosa del suo ordine presente nella nostra Arcidiocesi, che certamente, se fossero confermati, sarebbero incompatibili con la vita cristiana e con la vita religiosa”.

    Lo scrive in una nota l’arcivescovo di Messina Calogero La Piana, in merito a un presunto caso di pedofilia che vedrebbe coinvolto un prelato messinese che, secondo la denuncia di autotrasportatore ai carabinieri di Rovigo, avrebbe contattato su facebook dei minori per intrattenere con loro dei rapporti sessuali.

    “Si tratta evidentemente di fatti di estrema gravità che però non devono farci cedere alla tentazione di giudizi sommari o scambiare le opportune indagini con sentenze di condanna definitiva – sostiene l’arcivescovo La Piana – Desidero inoltre precisare, per evitare inopportune confusioni, che si tratta di un frate (non sacerdote) appartenente ad un ordine religioso di diritto pontificio e quindi non sottoposto all’autorità del Vescovo diocesano ma soltanto a quella dei suoi legittimi superiori religiosi”.

    “Sono in contatto continuo, pertanto, con il superiore provinciale dell’ordine dei Padri domenicani che sta valutando la situazione con assoluta serietà in vista di eventuali provvedimenti canonici da prendersi dopo aver accertato i fatti – aggiunge – Seguo personalmente l’evolversi della vicenda, con preoccupazione e serietà, nell’attesa che le autorità competenti, nelle quali ripongo la massima fiducia, accertino la verità”.

    http://www.nuovosud.it/24237-cronaca-messina/prete-pedofilo-messina-larcivescovo-seguo-la-vicenda-con-dolore

  • Orge e pedofilia: frate della parrocchia di San Domenico incastrato da finto camionista gay. La Procura apre un’inchiesta

    Orge e pedofilia: frate della parrocchia di San Domenico incastrato da finto camionista gay. La Procura apre un’inchiesta

    di Michele Schinella e Palmira Mancuso

    “Avevo trovato un padre che per prendersi la cocaina mi ha lasciato il figlioletto che accudivo. Alla fine è rientrato: non aveva soldi per prendersi la cocaina, ha voluto 100 euro e io sono andato a darglieli mi ha risposto “Io non sono mica frocio se vuoi ti faccio leccare due minuti il mio figlioletto”. Infine era carino e l’ho fatto. Aveva cinque o sei anni. Ho fatto due foto anche come dire guarda fino a che punto arriva la gente per prendersi la droga”.

    Sul suo profilo facebook campeggiano decine di foto che lo ritraggono con papa Francesco. Ma il frate dell’ordine dei predicatori domenicani, Adriano Stambè, 42 anni, originario di Vibo Valentia, in forza da un anno alla parrocchia di San Domenico di Messina, ubicata nel popoloso quartiere di Giostra, aveva pure foto di tutt’altra natura.

    Più che mostrare “fino a che punto arriva la gente per prendersi la droga” mostrano, come gli dice chi lo ha smascherato fingendosi su internet camionista gay, che “non ha pietà e fa proprio schifo e ha bisogno di essere curato”.

    Le foto del bambino figlio del tossicodipendente, in realtà, sono tre: in una si vede il volto del bambino, in un’altra il culetto e in un’altra ancora il pisellino.

    Sono solo alcune delle foto compromettenti che il frate ha inviato nel corso di chat andate avanti anche su whatsapp per 20 giorni, tra il primo e il 19 aprile 2015, quando Stambè ha tirato fuori le foto del bambino, suscitando l’indignazione del suo interlocutore che lo ha duramente apostrofato.

    Le tre foto fanno parte di un dossier che il finto camionista gay, tre giorni  dopo, il 23 aprile 2015, ha allegato ad una querela depositata alla stazione dei carabinieri di Rovigo. I militari hanno ipotizzato il reato di Atti sessuali con minorenni, trasmettendo le carte alla Procura.

    Il frate ha chattato con il finto camionista gay raccontandosi e raccontando di se, dei suoi rapporti con i ragazzini e di orge cui – secondo il suo racconto – hanno partecipato altri frati e preti.  Nel dossier ci sono tutti gli sms che il finto camionista ha salvato e ha registrato su un cd, comprese le foto del frate nudo.

    Qualche giorno prima il dossier era stato inviato al vescovo di Messina, Calogero La Piana.

    Tra le foto inviate, compendiate nel dossier, quelle raccapriccianti di un rapporto di fisting  con un “ragazzo da favola che però ha 17 anni e mezzo”.

    ORGE CON PRETI E FRATI

    “Una volta due al mese ci si mette d’accordo di trovarci e si affitta una casa con la scusa di un incontro spirituale, invece si fa sesso: Roma, Torino, Genova, Bari, Taranto, Bergamo, Milano, Brescia. Un sacerdote ha il compito di portarsi dietro uno per fare squadra di puro e sano divertimento, se ci stanchiamo paghiamo qualche escort ragazzo, andiamo sul sito che si chiama pianetaescort.com chiediamo e ne paghiamo uno o due e ci facciamo le cavalcate pazzesche”, ha raccontato fra Adriano.

    I partecipanti? “Sempre su 10 circa. A volte usiamo anche delle cose che ti fa sbottare la testa … vai su di giri e godi come una sirena in mare aperto”.

    Fra Adriano ha confidato pure di rapporti con sacerdoti, alcuni già beccati: “A dire il vero uno che è già stato beccato… povero scemo. Poi ci sono altri tre preti a Bari e due di Taranto, ma adesso hanno paura, dopo lo scandalo successo sui giornali.”

    Come e quanto si pagava? Anche in questo caso fra Adriano non ha peli sulla lingua: “Con le offerte che ci da la gente poi paghiamo, dipende se va ad ora o a notte, ma in media tremila euro”.

    LA CHIESA SOTTO SCACCO

    Ma è questo che vuole la Chiesa?, gli ha domandato il finto camionista. “Caro mio, anche noi siamo umani, sai. Ma io giuro, esce qualcosa su altro prete su giornali o simili, prendo mi metto in mezzo ad una strada e inizio a dire a voce alta i nomi di preti diocesani e religiosi o frati, perché nelle orge organizzate ci sono preti diocesani che si vestono da donne”.

    Queste del frate calabrese potrebbero essere anche millanterie. Agli inquirenti il compito ora di accertarlo.

    IL FRATE SCOMPARSO

    “Ci dobbiamo sposare, c’è Frate Adriano? ”. E’ la sera del 23 aprile 2015. Nella parrocchia di San Domenico c’è ancora attività. Ma del frate domenicano non c’è traccia. E quando si chiede di lui la risposta di tutti è secca e imbarazzata: “Non c’è, non sappiamo dove si trova”. A nulla vale cercare di parlare, il giorno dopo, con il parroco Francesco D’Agostino per sapere se il frate è già stato allontanato e quali provvedimenti siano stati presi. “E’ tutto il giorno impegnato in riunioni. Non è assolutamente possibile parlarci”, risponde seccamente una voce femminile al telefono della parrocchia.

    “Il clima è surreale. Non c’è nessuno. E’ stato dato l’ordine di chiudere tutte le porte e di non far entrare nessuno”, racconta un parrocchiano.

    LA POSIZIONE DELLA CHIESA

    “Il frate è stato allontanato nella giornata di ieri. Non è più a Messina”, spiega padre Tanino Tripodo, vicario del Vescovo La Piana, nella tarda serata di venerdì 24. “Il fatto che sia stato denunciato non significa che è colpevole. Una cosa è se navigava su siti porno, altra cosa se ha avuto rapporti sessuali: entrambi sono gravi ma non sono la stessa cosa”, afferma Tripodo. Ma le foto sono eloquenti? “Il dossier è sul mio tavolo da questa mattina ma non l’ho ancora visto. Sono fuori sede”, dice Tripodo.

    IDENTIKIT DI UN FINTO CAMIONISTA

    “Non sono né un camionista, né un gay. Sono solo un cattolico credente che vuole smascherare coloro che tradiscono la legge di Dio e attentano ai bambini”. Raggiunto al telefono, il finto camionista che ha smascherato frate Adriano spiega le ragioni del suo agire. Si chiama Andrea Baldon e non è nuovo a denunce di pedofilia nei confronti dei preti. Qualche mese fa aveva smascherato un sacerdote carmelitano di Taranto, finito sotto inchiesta. Ironia della sorte, il carmelitano altri non è se non il “povero scemo beccato a Taranto”, di cui si faceva beffa fra Adriano.

    (www.micheleschinella)

    Orge e pedofilia: frate della parrocchia di San Domenico incastrato da finto camionista gay. La Procura apre un’inchiesta

  • Tentata violenza sessuale. Oggi la sentenza per Don Caradonna? Chiesti danni per 75.000 euro

    Tentata violenza sessuale. Oggi la sentenza per Don Caradonna? Chiesti danni per 75.000 euro

    E’ attesa per oggi, salvo rinvii, la sentenza del processo a carico di Don Vito Caradonna, il prete di Marsala, oggi a Santa Ninfa, accusato di tentata violenza sessuale.

    Nell’ultima udienza ha discusso la parte civile, che ha chiesto un cospicuo risarcimento danni. L’avvocato Gianfranco Zarzana ha, infatti, chiesto che il prete venga condannato anche al pagamento di 75 mila in favore di chi ha sporto la denuncia. Il legale, naturalmente, si è anche associato alla richiesta di pena (3 anni e 2 mesi di reclusione) avanzata a fine novembre dal pubblico ministero Anna Cecilia Sessa.

    Dopo l’avvocato Zarzana, è stato il turno di uno dei due legali di don Vito, Stefano Pellegrino, che ha tentato di smontare l’accusa. Oggi interverrà l’altro difensore, Rosa Tumbarello. Poi, sarà emessa la sentenza..

    All’epoca dei fatti, il 2005, Caradonna era parroco della Chiesa Madre di Marsala.
    Caradonna, 38 anni, ex parroco della chiesa di contrada San Leonardo ed ex cappellano del carcere di piazza Castello è accusato dal 35enne P.L.C., che però, durante il processo, è andato qualche volta in contraddizione. Ciò rende incerto l’esito della sentenza. L’ultima volta che P.L.C. ha testimoniato è stato dalla Germania, in videoconferenza (la presunta vittima risiede in una città tedesca e ha detto di non avere i soldi per affrontare il viaggio in Italia per partecipare all’udienza) e ha ribadito il suo racconto: don Vito, sette anni fa, lo invitò in canonica, per prendere un caffè e che mentre era «stordito» (l’uomo ha sempre avuto il sospetto che nel caffè sia stato messo del sonnifero) avrebbe tentato di abusarne sessualmente. «Ad un tratto – ha detto P.L.C. – don Vito mi ha aggredito». Lui, però, è riuscito a divincolarsi e a fuggire. Accuse respinte sempre dalla difesa “non fosse altro – ha detto il legale di Caradonna – che è improbabile che in una sostanza eccitante come il caffè si metta del sonnifero. Piuttosto l’imputato era noto perchè chiedeva denaro ai preti…”.
    “Non è vero – ha ribattuto P.L.C. – che ho chiesto del denaro per non sporgere denuncia». Nel corso del processo, infatti, è stato ascoltato anche l’allora vescovo di Mazara Calogero La Piana, che in aula ha dichiarato: «Fui avvicinato da un uomo che mi disse di essere stato vittima di un tentativo di violenza sessuale da parte di don Vito Caradonna, ma che era disposto a chiudere la vicenda se indennizzato con una somma di denaro. Non diedi peso a quell’accusa e non feci denuncia». Epoca dei fatti contestati a don Vito – attualmente accusato anche per circonvenzione di incapace in un’inchiesta scaturita da una sua dipendenza da “Gratta e Vinci” – è il febbraio 2005.

    www.marsala.it/cronaca/giudiziaria/…75000-euro.html

     

  • Processo Caradonna. Riesame di alcuni testi. Sul caso interviene il Vescovo Mogavero

    Processo Caradonna. Riesame di alcuni testi. Sul caso interviene il Vescovo Mogavero

    Lunedì 26 Marzo 2012 08:51
    Processo Caradonna. Riesame di alcuni testi. Sul caso interviene il Vescovo Mogavero

    Nuova udienza oggi a Marsala del processo che vede imputato Don Vito Caradonna, parroco marsalese fino a poco tempo fa in servizio presso la parrocchia di San Leonardo.

    Don Vito Caradonna, 37 anni, è molto conosciuto in città, sia perchè è stato viceparroco in Chiesa Madre e cappellano del carcere, sia perchè è presidente della banda musicale di Marsala.

    I fatti risalgono al 2005. Ad accusare Caradonna è un giovane, Paolo L.C. , che all’epoca dei fatti aveva poco più di 30 anni: “Fui invitato da Don Vito a casa sua. Ha detto che voleva offrirmi un caffè, ed io ci sono andato. Non so cosa abbia messo nel caffè, fatto sta che ad un certo punto mi sono sentito girare la testa. E Don Vito ha abusato di me”.

    Tempo dopo la violenza, Paolo minaccia Don Vito: chiede dei soldi per non denunciarlo. E il prete si rivolge ad un amico poliziotto, Cesare Mannino, ispettore. Mannino anzichè denunciare l’accaduto contatta il giovane, ma la riconciliazione non va a buon fine. «Caradonna – ha, inoltre, affermato l’ispettore – mi disse che Paolo aveva chiesto soldi per chiudere la questione. Altrimenti, si finiva in Tribunale».

    Come, poi, è accaduto con la denuncia presentata alla caserma dei carabinieri.

    E c’è un alto prelato che, venuto a sapere dell’episodio, ha lasciato correre. E’ l’attuale Arcivescovo di Messina, Calogero La Piana. Nel 2005 era Vescovo proprio della Diocesi di Mazara del Vallo. Durante una visita a Marsala per celebrare una funzione religiosa, Don Vito fu avvicinato proprio da Paolo L.C.

    «Fui avvicinato da un uomo che non conoscevo che mi disse di essere stato vittima di un tentativo di violenza sessuale da parte di don Vito Caradonna, ma che era disposto a chiudere la vicenda se indennizzato con una somma di denaro. Ho chiuso la discussione. Non diedi peso a quell’accusa e non feci denuncia. L’ho ritenuta un pretesto per estorcere denaro alla Chiesa». Questo quanto dichiarato da La Piana. Rispondendo alle domande del pm e del legale di parte civile, Gianfranco Zarzana, La Piana ha affermato di non avere sporto denuncia alle autorità competenti perché convinto («conoscendo bene don Vito Caradonna») che quell’accusa non avesse fondamento. Poi, convocò il giovane prete, al quale chiese spiegazioni. Don Vito negò tutto e per il vescovo l’episodio si chiuse li. Eppure, se non credeva alla testimonianza del giovane, era quanto meno di fronte ad un caso di estorsione.

    Caradonna, assistito dall’avvocato Rosa Tumbarello, ha sempre negato tutto: “Quell’uomo lo conoscevo appena” ha dichiarato al processo. Per la difesa la vittima si è inventata tutto: vuole solo spillare soldi al prete. “La rettoscopia effettuata – dichiara il legale – ha dimostrato che l’accusatore di Don Vito non ha mai subito violenza di alcun tipo”. Anche sul comportamento di Paolo L.G. emergono dubbi: “E’ abituato a chiedere soldi con gli espedienti più diversi a tutti i parroci che conosce – insiste la difesa – è per questo che siamo convinti dell’assoluta estraneità ai fatti di Don Vito”. Sulla stranezza della droga messa proprio nel caffè (“Il sapore si altera, se ne sarebbe accorto” sostiene la difesa), sulle contraddizioni del racconto di Paolo L.G. circa il modo in cui è stato violentato si giocheranno le ultime udienze del processo.

    IL GIOCO. Ma i guai seri arrivano adesso per il prete su un altro fronte. Lo scorso 7 Marzo il Gip Francesco Parrinello ha disposto per Don Vito Caradonna il divieto di dimora a Marsala. La Procura ne aveva chiesto addirittura gli arresti domiciliari. Caradonna, secondo gli investigatori, è infatti dipendente dal gioco d’azzardo, in particolare dal Gratta e Vinci e dagli altri giochi istantanei. Il culmine lo raggiunge quando si rivolge ad un suo coetaneo, Matteo D.G. ., un uomo con problemi psichici, un bonaccione che frequenta la parrocchia. Con un raggiro riesce a farsi consegnare da lui tutti i suoi risparmi, 60.000 euro. La vicenda è diventata di dominio pubblico quando la famiglia della vittima si è accorta del raggiro e ha denunciato il prete, adesso sotto inchiesta a Marsala per appropriazione indebita, truffa, circonvenzione di incapace.

    IL VESCOVO. «La Diocesi segue con rispettosa attenzione l’attività della magistratura nell’accertamento delle responsabilità di don Vito in merito alle contestazioni che gli vengono mosse circa la richiesta di soldi ad una persona di Marsala. In proposito – spiega il Vescovo monsignor Domenico Mogavero – occorre sottolineare che tale somma è stata interamente restituita, seppure con notevole ritardo e dopo diverse vicissitudini. Va notato, altresì, che il divieto di dimorare a Marsala imposto al sacerdote è una misura cautelare e non una condanna anticipata. Come Vescovo – dice ancora Mogavero – mi sono interessato costantemente negli ultimi mesi alle vicende riguardanti don Caradonna e ciò allo scopo di controllare e verificare l’attendibilità di talune voci circolanti nella città di Marsala. In mancanza di riscontri probanti circa eventuali violazioni di leggi ecclesiastiche, non sono stati adottati provvedimenti disciplinari. Tuttavia, di fronte ad accertati fatti di gestione non corretta di beni ecclesiastici, ho tempestivamente rimosso don Vito Caradonna dal servizio pastorale nella parrocchia di San Leonardo. Giova, peraltro, ricordare che ciò è avvenuto prima e indipendentemente dall’emissione del provvedimento cautelare dell’autorità giudiziaria che gli ha vietato la dimora in Marsala. Si fa presente, in ogni caso – precisa il Vescovo – che don Vito Caradonna può continuare a esercitare il ministero sacerdotale in quanto, al momento, non sussistono ragioni che giustifichino una sospensione delle sue facoltà sacerdotali. In questo stato di cose, mentre si attende che l’attività della magistratura faccia il suo corso e celermente giunga alle sue conclusioni, si auspica che le decisioni dell’autorità ecclesiastica concorrano a rasserenare il clima attorno a questa dolorosa vicenda. Nello stesso tempo si sta valutando l’opportunità di offrire a don Vito Caradonna un adeguato accompagnamento spirituale che l’aiuti a superare la situazione di difficoltà e di smarrimento nella quale è venuto a trovarsi».

  • Nuovi guai per Don Vito Caradonna: divieto di di dimora a Marsala. Truffò un parrocchiano per giocare al “Gratta e vinci”

    Nuovi guai per Don Vito Caradonna: divieto di di dimora a Marsala. Truffò un parrocchiano per giocare al “Gratta e vinci”

    Venerdì 09 Marzo 2012 10:37
    Nuovi guai per Don Vito Caradonna: divieto di di dimora a Marsala. Truffò un parrocchiano per giocare al “Gratta e vinci”

    Nuovi guai per Don Vito Caradonna, il parroco di 37 anni della borgata di San Leonardo a Marsala.

    Don Vito, che è stato anche cappellano del carcere di Marsala, infatti è stato raggiunto da un provvedimento di misura cautelare emesso dal Gip del Tribunale di Marsala, Francesco Parrinello. Per lu è stato disposto il divieto di dimora nel territorio del Comune di Marsala. Pertanto, già a partire da questo fine settimana, non potrà più celebrare messa nella sua chiesa.

    I fatti per i quali si riferisce il provvedimento del Gip sono relativi ad una denuncia per appropriazione indebita, truffa e circonvenzione di incapace. Il prete, nel 2010, è riuscito a farsi consegnare quasi 70 mila euro da un parrocchiano, che non ha mai restituito.

    Don Vito Caradonna al momento è sotto processo a Marsala per il reato di tentata violenza sessuale.

    I FATTI. Il prete, nel 2010, è riuscito a farsi consegnare quasi 70 mila euro da un parrocchiano, M. D. G., ex militare della Marina, noto nella zona per i suoi problemi psichici, per i quali, nel 1991, dopo nove anni di servizio, fu congedato. Secondo quanto raccontato dalla vittima (che solo alla fine dello scorso ottobre, grazie all’aiuto dei suoi familiari e all’intervento di un legale, è riuscita a rientrare in possesso del denaro prestato al prete: in pratica, tutti i suoi risparmi), don Vito – per il quale la Procura aveva chiesto gli arresti domiciliari – gli chiese il denaro dicendogli che gli serviva per la chiesa e perché “doveva darlo agli angeli”. Ottenendolo in più soluzioni “abusando – secondo l’accusa – dello stato di infermità o deficienza psichica” del parrocchiano. Per circa quindici mesi, poi, avrebbe continuato a turlupinare la vittima consegnandogli, in cambio, assegni a vuoto e falsificando documenti postali che attestavano bonifici. Dall’indagine, coordinata dal procuratore Alberto Di Pisa e dal sostituto Nicola Scalabrini, è inoltre emerso che don Vito aveva continuamente bisogno di denaro perché dedito al “Gratta e vinci”, con cui ha anche vinto 50 mila euro. Spesso il parroco chiedeva prestiti anche ad altri parrocchiani.
    Di recente il vescovo di Mazara del Vallo, Domenico Mogavero, gli ha revocato la competenza a gestire i beni patrimoniali della parrocchia di San Leonardo perché il religioso si è impossessato di oggetti votivi della chiesa.

    IL PROCESSO PER VIOLENZA SESSUALE. Don Vito Caradonna è sotto processo attualmente perchè accusato di avere commesso abusi su un ragazzo maggiorenne. La violenza sessuale, secondo il racconto della presunta vittima, sarebbe avvenuta nella casa del prete, dove P.L.C. fu invitato «per prendere un caffè», nel quale, sempre secondo il racconto di chi ha sporto la denuncia, sarebbe stata versata qualche sostanza che lo avrebbe intontito. Il processo che vede imputato il religioso è iniziato nel maggio del 2008. A difendere Caradonna è l’avvocato Rosa Tumbarello, mentre ad assistere la presunta vittima, costituitasi parte civile, è l’avvocato Gianfranco Zarzana. Una delle testimonianze più interessanti ascoltate al processo è quella dell’ispettore di polizia Cesare Mannino, al quale, a suo tempo (i fatti sarebbero accaduti il 10 febbraio 2005), si rivolse, in qualità di amico, il prete. E ciò per cercare di risolvere la ”querelle” con il suo accusatore (il 33enne P.L.C.), che poi fu contattato dal poliziotto. Il tentativo di riconciliazione, però, non andò a buon fine, tanto che, poi, fu presentata una denuncia ai carabinieri.

    Altra testimonianza quella dell’ex Vescovo, Calogero La Piana. «Fui avvicinato da un uomo che non conoscevo che mi disse di essere stato vittima di un tentativo di violenza sessuale da parte di don Vito Caradonna, ma che era disposto a chiudere la vicenda se indennizzato con una somma di denaro. Ho chiuso la discussione. Non diedi peso a quell’accusa e non feci denuncia. L’ho ritenuta un pretesto per estorcere denaro alla Chiesa». Questo quanto dichiarato da La Piana. Rispondendo alle domande del pm Giacomo Brandini e del legale di parte civile, La Piana ha affermato di avere sporto denuncia alle autorità competenti perché convinto («conoscendo bene don Vito Caradonna») che quell’accusa non avesse fondamento. Poi, convocò il giovane prete, al quale chiese spiegazioni. Don Vito negò tutto e per il vescovo l’episodio si chiuse li.

  • Tentata violenza sessuale, finalmente testimonia l’ex vescovo La Piana

    Tentata violenza sessuale, finalmente testimonia l’ex vescovo La Piana

    Martedì 25 Gennaio 2011

    Dopo aver più volte rinviato la sua deposizione, finalmente l’ex vescovo della diocesi di Mazara del Vallo, Calogero La Piana, ha dato la sua testimonianza

    nel processo che vede imputato il prete della parrocchia di San Leonardo, a Marsala, Don Vito Caradonna, 36 anni, per tentata violenza sessuale nei confronti di un uomo di 34 anni, P.L.C. La vittima, costituitasi parte civile nel processo, è difesa dall’avvocato Gianfranco Zarzana, mentre Caradonna è difeso dall’avvocato Stefano Pellegrino. I fatti risalgono al febbraio 2005. La tentata violenza sarebbe avvenuta nell’alloggio del prete attiguo alla chiesa di San Leonardo, dove P.L.C. sarebbe stato invitato «per prendere un caffè», nel quale sarebbe stata versata qualche sostanza che lo avrebbe intontito.

    «Fui avvicinato da un uomo che non conoscevo che mi disse di essere stato vittima di un tentativo di violenza sessuale da parte di don Vito Caradonna, ma che era disposto a chiudere la vicenda se indennizzato con una somma di denaro. Ho chiuso la discussione. Non diedi peso a quell’accusa e non feci denuncia. L’ho ritenuta un pretesto per estorcere denaro alla Chiesa». Questo quanto dichiarato da La Piana.
    Rispondendo alle domande del pm Giacomo Brandini e del legale di parte civile, l La Piana ha affermato di avere sporto denuncia alle autorità competenti perché convinto («conoscendo bene don Vito Caradonna») che quell’accusa non avesse fondamento. Poi, convocò il giovane prete, al quale chiese spiegazioni. Don Vito negò tutto e per il vescovo, che più volte citato a testimoniare, in precedenza, aveva sempre disertato l’aula «Borsellino» adducendo «impegni pastorali» o d’altro genere, l’episodio si chiuse li. Del resto, una denuncia penale (poi, sporta da P.L.C.) avrebbe, comunque, sollevato un polverone dal quale la chiesa non avrebbe avuto nulla da guadagnare. A domanda dell’avv. Zarzana, La Piana ha poi detto che il prete non gli riferì mai di richieste di denaro da parte del suo accusatore.

    Un anno fa in udienza fu ascoltato l’ispettore di polizia Cesare Mannino, al quale, a suo temposi rivolse, in qualità di amico, il prete. E ciò per cercare di risolvere la ”querelle” con il suo accusatore che poi fu contattato dal poliziotto. Il tentativo di riconciliazione, però , non andò a buon fine, tanto che, poi, fu presentata una denuncia ai carabinieri.
    Il poliziotto con un certo imbarazzo, rispondendo alle domande del pm e degli avvocati ha cercato di ricostruire i contorni della scabrosa vicenda, che scuote la chiesa marsalese.

  • Processo a Don Vito Caradonna: oggi parla Mons. La Piana

    Processo a Don Vito Caradonna: oggi parla Mons. La Piana

    L’ex vescovo di Mazara Calogero La Piana (nella foto) attualmente arcivescovo di Messina, sarà ascoltato oggi, in Tribunale, nell’ambito del processo che vede imputato, per tentata violenza sessuale su un uomo, don Vito Caradonna, parroco della chiesa di San Leonardo e cappellano del locale carcere.

    L’alto prelato dovrebbe essere interrogato sui contenuti dell’incontro avuto con la presunta vittima, il 33enne P.L.C.

    Il processo è cominciato nel Maggio 2008, ed è partito proprio dalla denuncia dell’uomo che dice di aver subito gli abusi. Quest’ultima persona è assistita in udienza dall’avvocato Gianfranco Zarzana. Caradonna è difeso dall’Avvocato Rosa Tumbarello.

    In una precedente udienza è stato ascoltato l’ispettore di polizia Cesare Mannino, al quale, a suo tempo (i fatti sarebbero accaduti il 10 febbraio 2005), si rivolse, in qualità di amico, il prete. E ciò per cercare di risolvere la ”querelle” con il suo accusatore che poi fu contattato dal poliziotto. Il tentativo di riconciliazione, però, non andò a buon fine, tanto che, poi, fu presentata una denuncia ai carabinieri.
    Il poliziotto ha cercato di ricostruire i contorni della scabrosa vicenda.
    La violenza sessuale, secondo il racconto della presunta vittima, sarebbe avvenuta nella casa del prete, dove P.L.C. fu invitato «per prendere un caffè», nel quale, sempre secondo il racconto di chi ha sporto la denuncia, sarebbe stata versata qualche sostanza che lo avrebbe intontito.
    Mannino ha detto che il prete all’epoca gli era sembrato ”preoccupato”. «Caradonna – ha, inoltre, affermato l’ispettore – mi disse che L.C. aveva chiesto soldi per chiudere la questione. Altrimenti, si finiva in Tribunale». Come, poi, è accaduto con la denuncia presentata alla caserma dei carabinieri.