Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Caso Giada Vitale; Il testo integrale della lettera inviata dalla Consigliera Regionale Nunzia Lattanzio a Papa Francesco

    Caso Giada Vitale; Il testo integrale della lettera inviata dalla Consigliera Regionale Nunzia Lattanzio a Papa Francesco

    A SUA SANTITA’ PAPA FRANCESCO
    CASA SANTA MARTA
    00120 CITTA’ DEL VATICANO
    e, p.c.
    A SUA EMINENZA CARDINALE GERHARD LUDWIG MULLER
    PREFETTO DELLA CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE
    P. ZZA DEL SANT’UFFIZIO N.11
    00193 ROMA
    A Sua Santità Papa Francesco,

    nella mia qualità di mamma, già Esperto del Tribunale di Sorveglianza di Bari, già Tutore Pubblico dei Minori della Regione Molise, già Giudice Onorario del Tribunale per i Minorenni di Campobasso, Consigliere regionale del Molise nonché Presidente della IV Commissione consiliare Affari sociali, sono a portare alla Sua riflessione quanto segue:
    – negli anni 2009-2010, nel piccolo borgo di Portocannone (CB), si consumava un gravissimo crimine ai danni dell’allora minorenne Giada Vitale, a causa dei reiterati abusi compiuti da Don Marino Genova, Ministro della Chiesa cattolica. Il sacerdote, all’epoca dei fatti parroco per mandato ad adempiere dal Vescovo De Luca, ebbe infatti ad intrattenere inammissibile relazione carnale con la giovinetta di soli 13 anni;
    – conobbi Giada nelle stanze della Procura della Repubblica del Tribunale di Larino. Il nostro gancio l’Avv. Cavaliere della Rete l’Abuso. La ragazza aveva compiuto da pochi giorni il diciottesimo anno di età. Sguardo smarrito, corpo ritratto al suo interno, braccia conserte, capo flesso sulla spalla destra, negli occhi della bambina/adulta il colore della diffidenza. Al gelo fisiologico, sceso al primo istante tra noi, ebbe seguito un’intesa grande che non troverà mai pause o ripensamenti. In nostro soccorso il pianoforte (offertole in dono dalla prematuramente scomparsa nonna paterna), rivelatosi nel tempo strumento riabilitativo privilegiato. Un contesto povero e sfortunato il suo. Privata dell’affetto del padre a soli 3 anni, di quello della nonna paterna convivente a soli 12 anni, figlia unica, preda facile per un uomo adulto (di oltre cinquantacinque anni) vestito del Cristo;
    – Don Marino Genova la prese in consegna a 13 anni, come già riportato, introducendola nel coro della Parrocchia di Portocannone, per trasformarla di lì a breve nel suo ‘giocattolo’ erotico;
    – nella fase delle indagini preliminari, il sacerdote sostenne di averla “soltanto” toccata in rare occasioni; di avviso diverso il P.M. Luca Venturi che ne ha chiesto e ottenuto il rinvio a giudizio. Tuttavia, della vicenda resta singolare l’Ordinanza di archiviazione in favore del prelato emessa dal G.I.P. Dott. Daniele Colucci del Tribunale di Larino in altro procedimento penale (n. 224/15 ex art. 609 quater c.p.), sempre per violenza sessuale nei confronti della già ‘perdente’ Giada Vitale. Il Giudice, suscitando indignazione e clamore, ha inteso non procedere per i fatti accaduti dopo il compimento del quattordicesimo anno di età della fanciulla, poiché “va osservato che il Genova non è uno psicologo e nel rapportarsi alla ragazza non le somministrava il Minnesota o altri test, per cui non poteva configurare o riconoscere uno stato di deficienza psichica della Vitale…”.

    Mutuando le parole del Giudice dunque, “il sacerdote di 40 anni più grande e socialmente più autorevole”, non avendo a proprio corredo la batteria di test che ogni tecnico esperto in psicologia porta con sé nel bagaglio esperienziale, l’uomo di Dio, con cognizione del “profano” ricorreva ad altri strumenti d’indagine tali da consentirgli di avviare una relazione “consenziente” con la minore. La stessa minore che a 13 anni, 11 mesi e 364 gg. per la Legge italiana non avrebbe potuto prestare consenso a rapporti di natura sessuale con quell’adulto.

    Per quanto attiene, quindi, le ipotesi di relazioni inopportune tra adulti e bambini, dobbiamo forse Santo Padre augurarci che l’intero Universo maschile possa essere popolato da soli psicologi, detentori esclusivi della capacità di valutazione del livello di maturità del proprio interlocutore?

    I minori sessualmente abusati sono sempre dei ‘perdenti’, assistere però inerti al loro declino non è consentito a nessuno, ed io, come tutti quelli che prestano orecchio e cuore per ascoltare, voglio non farlo! Per tali ragioni sono qui a invocare l’autorevole aiuto della Chiesa per il suo più Alto tramite di Dio.

    Se è pur vero, Santo Padre, che nessuno di noi ha la pretesa di giudicare aspramente le condotte di chicchesìa, nulla mi vieta, con la sensibilità che da sempre mi conduce verso il mondo dell’Infanzia, di poter continuare a sperare in una diversa determinazione degli uomini. Auspico quindi, fatte salve le opportune verifiche del caso, che un esemplare monito o segnale possa giungere ancora una volta dalla Santa Sede che già in passato intese rispondere a una mia richiesta di aiuto con riferimento al caso di Don Felix Cini, operante nel 2009 in Cercemaggiore (CB).

    Il diritto di ogni bambino di vivere serenamente e di essere protetto dalle Istituzioni, sia esse civili che religiose, è sacro, ed è sancito da Carte di diritto nazionale e internazionale. I minori abusati non possono essere ‘perdenti perdenti’, Le rivolgo pertanto questa mia nuova preghiera. La Giustizia Ordinaria farà il proprio corso, quella dei credenti, invece, non deve e non può attendere oltre. Giada Vitale è donna nelle sue caratteristiche fisiche, ma la sua psiche e il suo livello di maturità sono rimasti inevitabilmente compressi. La vittima di abusi sessuali per parte muore, nostro dovere difendere con amore la parte sopravvissuta, ricorrendo ad ogni strumento utile.

    Chiedo quindi giustizia per Giada Vitale e per tutti i bambini colpiti gravemente dalle azioni di alcuni uomini di Chiesa. In considerazione delle Sue recenti dichiarazioni del seguente tenore: “…….ferisce profondamente il cuore della Chiesa. Accertate oggettivamente le responsabilità di tanto male, bisogna andare risolutamente sino in fondo, anche facendo ricorso alla giustizia ordinaria”, chiedo anche di procedere con sollecitudine!

    Chiedo che Don Marino Genova, al di là del giudizio degli uomini, venga sospeso dalle funzioni clericali. Nondimeno, risulterebbe doveroso procedere anche nei confronti di quegli esponenti del Clero che hanno subito condanne per pedofilia, decretandone la riduzione allo stato laicale. Importante disposizione giurisdizionale che segnerebbe una svolta necessaria per la interpretazione corretta e conforme dei diritti dei minori di età nella potestas iudicialis
    Con l’umiltà di sempre, ossequio e rispetto a Lei, mio Santo Padre.
    Campobasso, lì 19 settembre 2016.

    Nunzia Lattanzio

    PDF integrale della lettera 51fec243

    ufficiostampa@retelabuso.org

  • Caso Giada Vitale. Il Consigliere regionale Nunzia Lattanzio stigmatizza la sentenza di archiviazione del Gip del Tribunale di Larino: “ Mi accingo ad inviare una lettera a Papa Francesco”

    Caso Giada Vitale. Il Consigliere regionale Nunzia Lattanzio stigmatizza la sentenza di archiviazione del Gip del Tribunale di Larino: “ Mi accingo ad inviare una lettera a Papa Francesco”

    Subì le violenze del parroco don Marino Genova, la stampa nazionale torna sul caso Giada Vitale

    Il Consigliere regionale Nunzia Lattanzio stigmatizza la sentenza di archiviazione del Gip del Tribunale di Larino: “ Mi accingo ad inviare una lettera a Papa Francesco”

    Si riaccendono i riflettori sul caso Giada Vitale, la giovane di Portocannone che per anni subì le molestie sessuali di don Marino Genova, all’epoca dei fatti parroco del piccolo comune della provincia di Campobasso. L’indice dei media, nazionali e regionali, è puntato contro la sentenza di archiviazione emessa dal Gip Daniele Colucci del Tribunale di Larino, per il quale il sacerdote non è imputabile per quanto accaduto dopo il compimento dei 14 anni dell’adolescente. E poco importa che la ragazza (oggi 21enne) vivesse una situazione di estremo disagio psicologico, determinato anche dalla prematura scomparsa del padre e della nonna paterna. Poco importa, inoltre, che ad abusare di lei sia stato un parroco 55enne (oggi 61enne), il quale avrebbe avuto il dovere di confortarla spiritualmente, non attraverso il congiungimento carnale. A carico di don Marino adesso restano solo le accuse relative al periodo in cui la ragazzina di Portocannone non aveva ancora compiuto 14 anni. Mentre la stampa nazionale torna con forza sulla squallida vicenda e dal web si leva un’ondata di indignazione, dal clero e dalla classe politica regionale ancora una volta giunge un assordante silenzio. Ad infrangere il muro dell’omertà provvede il consigliere Nunzia Lattanzio, in quanto “sarebbe immorale assistere inerti al declino dei minori sessualmente abusati”. Ecco per intero l’intervento dell’ex Tutore dei Minori, già giudice onorario del Tribunale per i Minorenni di Campobasso:

    “Torno sul caso di Giada Vitale con la determinazione di sempre, quella impiegata a supporto e  in difesa delle giovani vite. Conobbi Giada nelle stanze della Procura della Repubblica del Tribunale di Larino. Il nostro gancio l’Avv. Cavaliere della Rete l’Abuso. La ragazza aveva compiuto da pochi giorni il diciottesimo anno di età. Sguardo smarrito, corpo ritratto al suo interno, braccia conserte, capo inclinato sulla spalla destra, negli occhi della bambina/adulta  il colore della diffidenza. Al gelo fisiologico, sceso al primo istante tra noi, ebbe seguito un’intesa grande che non troverà mai pause o ripensamenti. In nostro soccorso il pianoforte, strumento riabilitativo privilegiato.

    Un contesto povero e sfortunato il suo. Privata dell’affetto del  padre a soli  3 anni, di quello della nonna paterna convivente a soli 12 anni, figlia unica, preda facile per un uomo adulto (di oltre cinquantacinque anni) vestito del Cristo. Don Marino Genova, rinviato a giudizio dal Tribunale di Larino -il prossimo 20 dicembre si celebrerà una nuova udienza- la prese in consegna a 13 anni, introducendola nel coro della Parrocchia di Portocannone, per trasformarla di lì a breve nel suo  giocattolo erotico. Il sacerdote  sostiene di averla soltanto toccata in rare occasioni.

    Il P.M. Luca Venturi non è della sua stessa idea: chiede ed ottiene per l’imputato il rinvio a giudizio. Della vicenda, resta singolare l’Ordinanza emessa dal G.I.P. Dott. Daniele Colucci del Tribunale di Larino in altro procedimento penale, quello n. 224/15 a carico dello stesso Marino Genova, indagato per violenza sessuale, ex art. 609 quater c.p., nei confronti della già ‘perdente’ Giada Vitale.

    Nel rispetto pieno della decisione assunta dal Magistrato, è doveroso e opportuno tuttavia esprimere pieno dissenso (per evitare che la povera Giada, e come lei tante altre giovani vite, passi da ‘perdente’ a ‘perdente perdente’)  per le dichiarazioni del seguente tenore riportate al fol. 4 della richiamata  Ordinanza ex. art. 409 c.p.p. del 1° giugno 2016 a firma del Colucci, che si riportano testualmente: “…In ogni caso, anche ai fini anche della definizione della carenza dell’elemento psicologico, va osservato che il Genova non è uno psicologo e nel rapportarsi alla ragazza non le somministrava il Minnesota o altri test, per cui non poteva configurare o riconoscere uno stato di deficienza psichica della Vitale…”

    . Mutuando  le parole del Giudice quindi, “il sacerdote di 40 anni più grande e socialmente più autorevole”, non avendo a proprio corredo la batteria di test che ogni tecnico esperto in psicologia porta con sé nel bagaglio esperienziale, l’uomo di dio, con cognizione del “profano” ricorreva ad altri strumenti d’indagine, tali da consentirgli di avviare una relazione ‘consenziente’ con la minore, la stessa minore che a 13 anni, 11 mesi e 364 gg. per la Legge italiana non avrebbe potuto prestare consenso a una vita sessuale con quell’adulto. Tale dissenso è necessario che si trasformi in azione concreta.

    Per tali ragioni nei prossimi giorni invierò una missiva al Pontefice e alla Congregazione della Fede, per chiedere nei confronti di Don Marino Genova l’avvio della procedura di destituzione dallo stato clericale. Per quanto attiene, invece, le ipotesi di relazioni inopportune e pericolose tra adulti e bambini, stando alla sentenza del Giudice di Larino, ci resta solo da sperare che l’intero universo maschile possa essere interamente popolato da psicologi, detentori esclusivi della capacità di valutazione del livello di maturità del proprio interlocutore”. 

  • Il prete va con la ragazzina, il giudice lo assolve: “Era amore”

    Il prete va con la ragazzina, il giudice lo assolve: “Era amore”

    Don Marino, 55 anni all’epoca dei fatti, è il parroco di un paese in provincia di Campobasso. Per molto tempo ha intrattenuto una relazione sessuale con una ragazzina di 14 anni che era rimasta orfana. Secondo quanto denunciato, i rapporti tra i due sarebbero iniziati però quando la giovane di anni ne aveva 13. La vicenda, denunciata dai portali locali, è divenuta di rilievo nazionale grazie anche al portale Rete L’Abuso, gestito dall’associazione che raccoglie le vittime dei preti pedofili. La ragazzina cresce e la relazione si consolida, finché a 17 anni non cambia tutto e la giovane decide di ribellarsi: è ottobre di quattro anni fa.

    Secondo la giovane, le violenze del parroco le avrebbero provocato disturbi psichici e fisici, oltre a causarle la caduta nel tunnel dell’anoressia. Denuncia tutto al vescovo, Monsignor Gianfranco De Luca, ancora oggi a capo della diocesi, che chiede spiegazioni a don Marino. Questi conferma la versione della ragazza e viene allontanato per questo dalla parrocchia. La ragazza a quel punto denuncia tutto alla Procura, ma non lo fa subito, fa passare qualche mese, spaventata forse dalle voci che potrebbero correre in paese.

    Nell’autunno 2013, la Dottrina per la Congregazione della Fede infligge due anni di sospensione “a divinis” a don Marino, che si rifugia in una struttura specializzata per questo tipo di patologie sessuali. Per 24 mesi dunque è interdetto dalle sue funzioni sacerdotali. La parola “fine” a questa squallida vicenda la mette però il giudice Daniele Colucci, in servizio al tribunale di Larino, secondo cui tra don Marino e la ragazzina era amore.

    Sconcerto per la sentenza

    La legge italiana prevede che una ragazza 14enne possa fare sesso con un uomo adulto ma solo se è consenziente e non subisce delle pressioni tali da essere considerata incapace di intendere e di volere. Per il giudice, quelle pressioni non esistevano e quindi don Marino è stato assolto da ogni accusa perché – in sostanza – il parroco, non essendo uno psicologo, non poteva accorgersi del disagio mentale della ragazzina.

    Sconcertato dalla sentenza Francesco Zanardi, presidente dell’associazione nazionale Rete l’Abuso onlus: “Tale verdetto mortifica tutte le vittime di abusi e violenze sessuali. È una sentenza che legittima chiunque a sfogare le proprie pulsioni sessuali, qualora l’abusato non può o non ha il coraggio di ribellarsi. Questa sentenza crea un precedente aberrante, ma noi non permetteremo che l’intera vicenda passi inosservata, e di certo non lasceremo mettere la parole ‘fine’”.

    http://www.direttanews.it/2016/09/10/prete-va-la-ragazzina-giudice-lo-assolve-amore/

  • Prete fa sesso con una 13enne Ma il giudice lo libera: “Amore”

    Prete fa sesso con una 13enne Ma il giudice lo libera: “Amore”

    Faceva sesso con una bambina di 13 anni nonostante fosse pure un prete. Il giudice lo ha assolto dal giudice perché “i due si amavano”. Anche se lei era minorenne e lui oggi ne ha più di 60

    Il giudice lo ha assolto dal giudice perché “i due si amavano”. Anche se lei era minorenne e lui oggi ne ha più di 60.

    La denuncia della vittima di violenza sessuale

    Don M. G. è il parroco di un paese in provincia di Campobasso. Per un anno ha intrattenuto una relazione sessuale con con G.V.. Come scrive Il Tempo, la ragazzina era orfana quando è andata dal don Marino per trovare l’affetto che non poteva avere dai genitori. Poi la nascita della relazione sessuale e la denuncia arrivata solo 5 anni dopo. Il giudice che ha preso in carico la vicenda però ha decretato che tra i due fosse nato un vero amore e che quindi non si può considerare pedofilia.

    Secondo la donna le violenze del parroco le avrebbero provocato disturbi psichici e fisici, oltre a causarle la caduta nel tunnel dell’anoressia.

    Non era sesso ma “amore”

    La legge italiana prevede che una ragazza 14enne possa fare sesso con un uomo adulto ma solo se è consenziente e non subisce delle pressioni tali da essere considerata incapace di intendere e di volere. La donna è proprio su questo che faceva leva: afferma che il parroco l’avrebbe avvicinata quando, subito dopo la morte dei genitori, era in uno stato di debolezza.

    Ma secondo il giudice non ci sono stati abuso. Don M.G. però dovrà comunque rispondere dei rapporti sessuali avvenuti prima dei 14 anni della ragazzina.

    http://www.ilgiornale.it/news/cronache/prete-fa-sesso-13enne-giudice-libera-amore-1304938.html?mobile_detect=false

  • Il parroco e la quattordicenne Una sentenza scatena il web

    Il parroco e la quattordicenne Una sentenza scatena il web

    La legge dice che una ragazzina di 14 anni può fare sesso con un uomo molto più maturo di lei, diciamo di 40 anni, che magari è persino il parroco del suo paese. Purché non sia psichicamente minorata. È successo a Portocannone in provincia di Campobasso, dove queste cose difficilmente le capiranno. E anche qui a Roma si fa fatica. Così la diffusione on line delle motivazioni di una sentenza di proscioglimento che lo scorso giugno aveva assolto un parroco dall’accusa di violenza sessuale su una quattordicenne molisana, definita «innamorata e consenziente», ha scatenato ieri una marea di commenti tra l’indignato e l’incredulo su tutti i social network. A giugno la stessa notizia era andata su internet passando quasi inosservata. Ieri invece si è scatenata «Laretedelabuso.org» rilanciandola sul proprio sito. «test.retelabuso.org/» è un’organizzazione nata con lo scopo sociale della lotta senza tregua, specie mediatica, ai crimini e agli abusi dei preti pedofili. Il tutto mediante un monitoraggio costante e completo delle decine di casi segnalati ogni anno in quasi tutte le regioni d’Italia. Don Marino Genova, il caso venuto alla ribalta ieri, aveva intrattenuto una relazione sessuale con una minorenne rimasta orfana quando quest’ultima aveva compiuto i 13 anni di età, nel 2009. Relazione durata anche per l’anno successivo. Questa la storia del come e del perché la ragazza alla fine denunciò il parroco: l’«amore» per quel prete le aveva provocato disturbi fisici tra cui l’anoressia e a 17 anni non riusciva più ad andare a scuola. Ma per il giudice dell’udienza preliminare di Larino, competente per il paesino di poche migliaia di anime in cui vive la ragazza, «era amore». E la legge dice che una ragazzina di 14 anni può farlo con chi vuole purché non sia incapace di intendere e di volere. Tuttavia nella denuncia presentata la ragazza G.V., oggi maggiorenne, faceva riferimento a una ipersensibilità alla presenza di un uomo adulto avendo perso il padre da poco. Il prete, scrive il magistrato nella motivazione di questa sentenza rilanciata on line da «Retelabuso» con un articolo di Francesca Lagatta, era «innamorato», la bambina era «consenziente», e almeno per quel che è successo dopo il compimento del 14esimo anno va bene così. Per i reati eventualmente consumati prima si vedrà in altro procedimento per cui don Marino Genova è stato rinviato a giudizio. Ma a piede libero. D’altronde anche la Chiesa, cui si erano rivolti i parenti della piccola, si era limitata a sospenderlo a divinis per due anni dopo averlo in precedenza trasferito in altra parrocchia. Per prosciogliere don Marino il gup scrive che «… va osservato che il Genova non era uno psicologo e nel rapportarsi alla ragazza non le somministrava il Minnesota o altri test, per cui non poteva configurare o riconoscere uno stato di deficienza psichica della V. (se non quello generale di una ragazzina rispetto a una persona di 40 anni più grande e socialmente più autorevole; occorrerebbe allora incriminare una molteplicità di rapporti anomali che la società presenta) nient’affatto evidente alla cognizione del profano, apparendo la predetta persona di normale maturità per la sua età, per la quale la legge definisce la capacità di autodeterminarsi sessualmente… e tanto è riscontrato anche nelle indagini difensive svolte dalla difesa del Genova attraverso l’escussione di Acciaro Fulvia insegnante in pensione che ha aiutato la ragazza privatamente nello studio delle materie scientifiche e che l’ha definita persona determinata niente affatto plagiabile e intellettualmente molto capace». Tanto sembra essere bastato, in questa sentenza di archiviazione su conforme richiesta del pm, per escludere la soggezione psicologica di una 14 enne orfana rispetto a un religioso che le si era presentato come guida spirituale. La generica testimonianza di un’insegnante che le dava ripetizioni, ora in pensione. Certo non si può negare agli adolescenti una propria sessualità, ma un prete di 55 anni e un’orfana di 13 e poi di 14 che coppia di innamorati mai potevano essere? Probabilmente i parenti l’avranno anche convinta, se non spinta, ad affrontare il «rischio» dello scandalo di una denuncia penale contro il parroco. Pochi però si sarebbero immaginati questo primo colpo di scena.

    Dimitri Buffa

    http://www.iltempo.it/cronache/2016/09/09/il-parroco-e-la-quattordicenne-una-sentenza-scatena-il-web-1.1571861

  • ALL’INFERNO E RITORNO. HA FONDATO LA RETE ANTIVIOLENZE

    ALL’INFERNO E RITORNO. HA FONDATO LA RETE ANTIVIOLENZE

    Francesco, vittima due volte «Prima il prete e poi la vergogna»

    Francesco Zanardi dal 2009 è l’instancabile portavoce di Rete l’abuso, l’associazione che raccoglie le vittime dei preti pedofili

    di AGNESE PINI

    CI SONO dei particolari che l’inconscio decide di nasconderci, a volte per sempre. «Tutti i bambini abusati sviluppano una qualche forma di rimozione». La sua si era incagliata in un indumento: «Pantaloni di velluto». Un giorno, parlando con un altro ex bambino vittima dello stesso prete pedofilo che aveva abusato di lui per quattro anni, dagli 11 ai 15, sentì queste parole, «pantaloni di velluto», e la ferita si rispaccò in due: «Solo allora rividi la prima volta in cui mi molestò: era stata nel seminterrato della parrocchia. Mi fece salire sulle sue ginocchia. Aveva i pantaloni di velluto».

    FRANCESCO ZANARDI oggi ha 45 anni. Fino a 26 non è mai riuscito a farsi sfiorare, baciare, tenere per mano da nessuno. È stato tossicodipendente, è entrato in comunità, ne è uscito pulito. E alla fine ha deciso di fare qualcosa per gli altri.

    Così dal 2009 è l’instancabile portavoce di Rete l’abuso, l’associazione che raccoglie le vittime dei preti pedofili. «Siamo 500 in tutta Italia. Tanti? In realtà chi è disposto a parlare non arriva ancora al 10%».

    Tra loro: Alessandro, imprenditore di 43 anni, dal 2004 denuncia le violenze – «iniziarono a 11 anni» – subite in seminario a Bergamo. Oppure Salvatore, 49 anni di Novara, o ancora Giada, diociottenne di Campobasso.

    Chi è vittima lo sa: denunciare certe cose è difficilissimo. A volte non ci si riesce mai. «Non è il dolore, è la vergogna a bloccarti. Poi c’è il senso di colpa. Il senso di colpa fa aumentare la vergogna, in un ciclo che non si spezza. Per ultima viene la paura, e quella non ti abbandona mai, anche quando ti sembra di essere di nuovo libero.

    Non si guarisce dalla paura. Ci si convive, non si guarisce». ALESSANDRO, Salvatore, Giada: «Persone che hanno già fatto un percorso, che hanno già scoperto la sofferenza che viene dal non essere creduti, o dall’essere emarginati: quando si denuncia un parroco pedofilo,l’intera comunità si sente accusata. Perciò fa muro, copre. La violenza peggiore è la difficoltà nell’ottenere giustizia».

    È il tratto che differenzia la vittima di un pedofilo laico da quella di un religioso: «Eppure il prete, proprio in quanto prete, ha possibilità di nuocere immensamente più grandi».

    L’UOMO che aveva violentato Zanardi è stato arrestato nel 2012. «Non per quello che aveva fatto a me: quando mi sono deciso a denunciare, il reato era ormai in prescrizione. Ma perché aveva continuato ad abusare di altri bambini, nel Savonese». E alla fine è stato incastrato: ha patteggiato un anno. «La legge italiana non aiuta: ogni volta che viene aperto un procedimento contro un sacerdote la procura è obbligata a informare il vescovo.

    E ancora oggi le nostre istituzioni,laiche e non, sono impreparate ad affrontare il problema, sia per le vittime che per i carnefici. Ma la pedofilia è una devianza che avrebbe bisogno di essere costantemente monitorata. Dalla pedofilia non si guarisce».

    Per questo «trasferire i preti borderline di parrocchia in parrocchia, come accade, è un atto criminale». Che punisce doppiamente le piccole vittime. «La cosa più terribile? Chi è abusato si sente complice, perché i bambini non sanno di essere bambini. Bisogna diventare adulti per capire di essere stati bambini».

    IL GIORNO del 10 marzo 2016

  • Abusi su minore, processo a sacerdote

    Abusi su minore, processo a sacerdote

    (ANSA) – LARINO (CAMPOBASSO), 26 GEN – Si è aperto oggi in Tribunale a Larino, davanti ad un collegio di giudici, il processo a carico dell’ex parroco di Portocannone (Campobasso), don Marino Genova, accusato di atti sessuali con minore di 14 anni.

    La vittima, una giovane di Portocannone, oggi ventenne, si è costituita parte civile attraverso il suo legale, il penalista Arturo Messere di Campobasso, indicando due testi, mentre l’accusa, portata avanti dal Pm Luca Venturi ha indicato 17 testimoni. Diciassette anche per l’imputato, assistito dall’avvocato Ciro Intino. Il caso fu denunciato dalla stessa giovane in diverse trasmissioni televisive nazionali.

    Gli abusi sarebbero avvenuti quando la ragazza aveva 13 anni. Il prete è stato sospeso a divinis ed attualmente si trova in un luogo fuori regione deciso dalla Chiesa. La prossima udienza è stata fissata il 19 luglio quando è prevista la deposizione della vittima. Il procedimento giudiziario di svolge a porte chiuse.

    http://www.ansa.it/molise/notizie/2016/01/26/abusi-su-minore-processo-a-sacerdote_1f12227d-71cc-4192-b183-62eae7e7425e.html

  • Caso Giada Vitale, la Regione si costituisce parte civile. Un caso seguito dalla Rete L’ABUSO

    Caso Giada Vitale, la Regione si costituisce parte civile. Un caso seguito dalla Rete L’ABUSO

     Approvata la mozione presentata dalla consigliere Nunzia Lattanzio: il documento contempla la facoltà dell’ente di costituirsi parte civile in tutti i processi  che abbiano come oggetto la commissione di reati ai danni di donne e minori. Nel caso specifico ci si riferisce alla triste storia della giovane ragazza vittima di presunte violenze sessuali da parte dell’ex parroco di Portocannone


    CAMPOBASSO. È stata approvata, in sede di Consiglio regionale, la mozione della consigliere Nunzia Lattanzio a tutela di Giada Vitale, la giovane ragazza vittima di presunte violenze sessuali da parte di don Marino Genova, ex parroco di Portocannone, paese in cui vive la ragazza. Il testo di legge – approvato all’unanimità nonostante l’iniziale opposizione dell’assessore Vittorino Facciolla, che riteneva l’ente regione non potesse costituirsi parte civile, prima che la Lattanzio, sentenze alla mano, dimostrasse il contrario – richiamato nella mozione contempla la facoltà per la Regione Molise di costituirsi parte civile in tutti i processi celebrati sul proprio territorio che abbiano ad oggetto la commissione di reati ai danni di donne e minori. Già la Cassazione penale aveva emesso due sentenze – rispettivamente nel 2002 e nel 2009 – esprimendosi sull’ammissibilità della costituzione di parte civile degli Enti pubblici e dei Comuni nei procedimenti per violenza sessuale.
    “Il Consiglio Regionale con l’approvazione di questo significativo atto di mozione, il primo in materia – precisa Nunzia Lattanzio nel suo intervento – non intende sconfinare in un’area di competenza giudiziaria, bensì supportare con rispetto e rigore il percorso della giustizia con un’azione di profilo extra-giurisdizionale, in tal guisa a rafforzamento di principi costituzionali e di diritto internazionale in materia di tutela dei diritti fondamentali dell’uomo”.
    “La violenza sulle donne intesa come abuso, sopraffazione, limitazione delle libertà personali, disparità di trattamento e sottrazione di opportunità, violazione di diritti, rappresenta – sottolinea la consigliere regionale – una violazione dei diritti fondamentali della persona e anche un fenomeno che coinvolge l’intera struttura della società, ovvero la vita sociale in tutte le sue articolazioni”.
    La Lattanzio nel suo intervento sostiene che “all’interno di tale dimensione pubblica del danno si colloca il fondamento della costituzione di parte civile degli Enti pubblici per i quali risulta superata la considerazione secondo cui il diritto al risarcimento del danno sorge solo a seguito della perdita finanziaria contabile nel bilancio dell’ente pubblico”, precisando che “il fondamento del danno per l’ente pubblico – in questo caso – risiede nell’offesa dell’interesse protetto, da intendersi nel contrasto alla violenza di genere come mezzo per la promozione delle pari opportunità e per la rimozione di ogni forma di discriminazione basata sul genere o sull’orientamento sessuale compiuta nel proprio territorio”.
    Sulla base di queste considerazioni, Nunzia Lattanzio invita i suoi colleghi e i rappresentanti del governo “a manifestare la volontà che l’Ente regionale si costituisca parte civile nel processo instaurato nei confronti del presunto autore di gravi reati sessuali che per anni avrebbe sottoposto a violenze sessuali la giovane Giada Vitale, costringendola in una dimensione di sofferenza, sfiducia e ingiustizia. E’ necessario – conclude – che con l’approvazione di questo significativo atto di mozione possa essere ricostruito un serio rapporto di fiducia tra la società civile ed i suoi figli più deboli, rapporto sino ad oggi minato dal fatto che per anni le istituzioni hanno taciuto e sono rimaste inerti dinanzi a fenomeni assai devastanti.

    La costituzione di parte civile in tale processo, infatti, non solo rispetterebbe il disposto normativo locale e internazionale ma soprattutto darebbe un messaggio positivo a tutte le vittime di abusi, messaggio di attenzione riposta dalle istituzione alla loro tragedia”.

    http://www.isernianews.it/regione/34204-consiglio-regionale-approvata-la-mozione-a-difesa-di-giada-vitale.html

     

  • PAPA BERGOGLIO IN MOLISE, IL NOSTRO APPELLO: CHE NE SARÀ DEI PRETI PEDOFILI?

    PAPA BERGOGLIO IN MOLISE, IL NOSTRO APPELLO: CHE NE SARÀ DEI PRETI PEDOFILI?

    Sabato cinque luglio Papa Francesco viene in visita in Molise. In mattinata sarà a Campobasso, nel pomeriggio si sposterà a Castelpetroso e Isernia. Noi di unavoceperledonne , convinte della bontà dell’opera  pastorale di Papa  Bergoglio, nell’occasione lanciamo un appello per chiedere  come andranno a finire i casi dei preti pedofili che hanno operato proprio in questa  regione. E nel farlo ricordiamo i tre casi principali seguiti da Rete l’Abuso.

    Cominciamo da quello di Giada Vitale. La 19enne di Portocannone che ha denunciato Don Marino Genova per presunte violenze subite da quando aveva 13 anni fino ai 16. Storia finita alla ribalta nazionale grazie alle Iene e a Repubblica e finita anche su France 24. Il processo secolare è nelle mani del Tribunale di Larino e siamo ancora alle indagini preliminari. E’ stato avviato un processo  canonico dopo la sospensione a divinis del parroco. Ma di esso non si sa ancora nulla. Nonostante Giada abbia scritto più volte al Santo Padre senza  avere risposte.

    Grazie alla denuncia di Rete l’abuso venne fuori anche il caso di Don Felix Cini. Arrivato a Cercemaggiore dopo una condanna a due anni e mezzo di reclusione a seguito di patteggiamento arrivato nel 2004 a Grosseto per molestie sessuali su minori . Fu il giornale ora chiuso “Nuovo  Molise oggi ” a puntare i riflettori su questa brutta storia.  Ora dopo  una divisione durata anni tra colpevolisti e innocentisti lui non è più a Cercemaggiore. Ma la Chiesa e il Vaticano non dicono altro. Dov’è ora? E’ stato spretato? E’ questa la domanda che poniamo al Vaticano.

    Choc anche a Monteroduni, dove l’aiutante del parroco dal 2000 al 2008 è stato denunciato da diverse famiglie di bambini che avrebbe molestato.
    I genitori si sono rivolti ai carabinieri che hanno avviato una lunga e difficilissima inchiesta. Adesso le indagini sarebbero state chiuse, mentre il parroco è stato allontanato dalla comunità della provincia di Isernia. Un altro episodio shock di bambini molestati da chi dovrebbe essere per loro guida spirituale. Il vice parroco Luigi Balsamo, ha chiesto più volte il diritto all’oblio. Dalle indiscrezioni ricevute potrebbe essere stato condannato ma è lui stesso a chiedere di non pubblicare il seguito della sua storia. Ma noi chiediamo al Vaticano: che fine ha fatto? E’ stato  spretato?

    Soprattutto ora che, in occasione della visita pastorale in Calabria, ha detto chiaramente: i mafiosi sono scomunicati. Chiediamo un atto di coraggio al Santo Padre: una presa di posizione ufficiale su questa piaga sociale e della Chiesa. E soprattutto vogliamo sapere: saranno  scomunicati o spretati? Che fine faranno? Papa Francesco dacci una risposta.

    Redazione

  • IL PAPA VERRÀ IN VISITA IN MOLISE, LA POLEMICA DI UN CITTADINO TERMOLESE: VERRÀ ANCHE A DIRCI CHE FINE HA FATTO DON MARINO GENOVA?

    IL PAPA VERRÀ IN VISITA IN MOLISE, LA POLEMICA DI UN CITTADINO TERMOLESE: VERRÀ ANCHE A DIRCI CHE FINE HA FATTO DON MARINO GENOVA?

     Il cinque luglio Papa Francesco verrà in visita in Molise. Lo ha annunciato l’arcivescovo di Campobasso Monsignor Giancarlo Bregantini. Con queste parole:

    “Carissimi presbiteri, diaconi, seminaristi, consacrate/i, giovani, autorità, organi di stampa e fedeli tutti dell’Arcidiocesi di Campobasso-Bojano,in sintonia con la Sala Stampa Vaticana, che a mezzogiorno ne comunica la notizia ufficiale, anch’io come vostro Pastore rendo noto a tutti voi che il Santo Padre, Papa Francesco, visiterà il Molise Sabato 5 Luglio 2014. E’ una gioia immensa! Il programma dettagliato sarà concordato in seguito. Per ora possiamo sapere che nella mattinata visiterà la nostra città di Campobasso, sostando poi nel pomeriggio ad Isernia. Già fin d’ora ringraziamo papa Francesco per aver scelto di farci questo dono. Egli viene a confermare la nostra fede, a ravvivare il nostro entusiasmo, a rafforzare la nostra unità come popolo del Molise. Ci prepariamo ad accoglierlo con entusiasmo, quell’entusiasmo stesso che egli ha saputo darci in ogni nostro precedente incontro con la sua straordinaria figura. Il cammino di preparazione lo concorderemo tutti insieme, perché divenga, alla luce di Pasqua, un momento di attesa risurrezione per le nostre comunità. Chiediamo a tutti di pregare perché sia un evento di fortissima valenza pastorale, affidando papa Francesco alla Vergine Maria Addolorata patrona del Molise e ai nostri santi Patroni san Pietro Celestino e san Bartolomeo“.

     Tra i tanti molisani contenti c’è però anche un termolese che non perde tempo e occasioni per mettere in luce la corruzione che regna nella chiesa. E per questo motivo, tramite il suo profilo facebook lancia una domanda provocatoria: Verrà a spiegarci che fine hanno fatto i preti pedofili molisani come don Marino Genova?

    Una domanda certamente legittima la sua. Ma chi è Don Marino Genova? Lo ricordiamo ancora una volta. E’ il prete che, nell’esercizio delle sue funzioni, ha continuamente abusato della parrocchiana di Portocannone Giada Vitale da quando aveva 13 anni. La ragazza anche se avesse fatto sesso consenziente con qualsiasi uomo a quell’età sarebbe stata comunque vittima di violenza presunta. Un prete che abusa dell’innocenza di una ragazzina minorenne che non si sa che fine abbia fatto. L’unica cosa che si sa è la sospensione a divinis. Ora il cittadino termolese, che evidentemente si è schierato con Giada, vuole sapere la verità.
    E noi di Unavoceperledonne ci associamo a lui.