Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Caraibi

  • Allarme degli esperti Onu sul caso Epstein: ‘Creata una rete criminale globale’

    Allarme degli esperti Onu sul caso Epstein: ‘Creata una rete criminale globale’

    Le prove contenute negli ‘Epstein Files’ rivelano “preoccupanti e credibili abusi sessuali, traffico e sfruttamento sistematico e su larga scala di donne e ragazze”.

    È quanto avvertono esperti delle Nazioni Unite che analizzato il caso Epstein si chiedono come come “una rete del genere abbia potuto prosperare così a lungo nel cuore delle élite politiche, economiche e mediatiche” di vari Paesi.

    Secondo gli esperti Onu i file Epstein suggeriscono “l’esistenza di un’impresa criminale globale” che solleva “terrificanti implicazioni sul livello di impunità per tali crimini”. Alcuni dei fatti descritti potrebbero rientrare secondo il diritto internazionale, in condizioni di schiavitù sessuale, tortura, sparizioni forzate o crimini contro l’umanità.

    Le indagini giudiziarie americane, sottolinea l’Onu, hanno gradualmente scoperto in capo a Jeffrey Epstein un sistema di reclutamento di ragazze giovani, spesso minorenni vulnerabili, sfruttate sessualmente in diverse residenze dei finanzieri, negli Stati Uniti e nei Caraibi. Gli esperti denunciano “gravi errori” nel processo di divulgazione delle notizie relative al caso e l’urgente necessità di procedure che tutelino le vittime, affinché “nessuno di loro subisca ulteriori danni”.

    Infine, nonostante il numero di documenti divulgati, secondo gli esperti, sono state aperte poche nuove indagini, per questo chiedono la revoca del termine di prescrizione, che impedirebbe alcune azioni penali e indagini più ampie su possibili complicità. Sulla base dei documenti che hanno messo in luce legami tra Jeffrey Epstein e personalità di diversi altri paesi, tra cui Regno Unito, Norvegia e Francia, gli esperti avvertono che “nessuno è troppo ricco o troppo potente per essere al di sopra della legge”.

    Hillary Clinton accusa Trump, ‘insabbiamento sugli Epstein Files’
    Hillary Clinton ha accusato l’amministrazione del presidente Donald Trump di “insabbiamento” sulla gestione dei fascicoli relativi al defunto molestatore sessuale Jeffrey Epstein. “Fate uscire i fascicoli. Stanno procedendo a rilento”, ha detto l’ex Segretario di Stato americano alla Bbc a Berlino, dove ha partecipato all’annuale Forum Mondiale. La Casa Bianca ha insistito sul fatto che, pubblicando i fascicoli, hanno fatto “più per le vittime di quanto abbiano mai fatto i Democratici”. Alla domanda se Andrew Mountbatten-Windsor dovesse comparire davanti a una commissione del Congresso, Hillary Clinton ha risposto: “Penso che chiunque venga invitato a testimoniare debba testimoniare”. I Clinton dovrebbero comparire davanti alla commissione.

    Bill Clinton comparirà il 27 febbraio e Hillary Clinton il giorno prima. Sarà la prima volta che un ex presidente degli Stati Uniti testimonia davanti a una commissione del Congresso da quando lo fece Gerald Ford nel 1983. Nessuno dei due Clinton è stato accusato di illeciti da parte di sopravvissuti agli abusi di Epstein, ed entrambi hanno negato di essere a conoscenza dei suoi reati sessuali all’epoca. I Clinton hanno chiesto che l’udienza si svolga in pubblico anziché a porte chiuse: “Ci presenteremo, ma pensiamo che sarebbe meglio farlo in pubblico”, ha detto Hillary Clinton alla Bbc. “Non abbiamo nulla da nascondere. Abbiamo chiesto ripetutamente la pubblicazione completa di questi documenti. Pensiamo che la luce del sole sia il miglior disinfettante”. L’ex candidata alla presidenza ha sostenuto che lei e suo marito venivano usati per distogliere l’attenzione da Trump. “Guardate questo oggetto luccicante. Avremo i Clinton, persino Hillary Clinton, che non ha mai incontrato quell’uomo”. Hillary Clinton ha affermato di aver incontrato Ghislaine Maxwell, la complice condannata di Epstein, “in alcune occasioni”.

    https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2026/02/17/esperti-onu-epstein-aveva-creato-rete-criminale-globale_b6e3f7df-7694-4b07-9d05-4baeb206b4b1.html

  • Esperti internazionali sui diritti dei bambini mettono in guardia contro le regressioni nelle proposte di riforma penale minorile in Argentina e America Latina

    Esperti internazionali sui diritti dei bambini mettono in guardia contro le regressioni nelle proposte di riforma penale minorile in Argentina e America Latina

    7 luglio 2024. – Ci rivolgiamo alla comunità internazionale con profonda preoccupazione per l’impulso che riappare nella regione dell’America Latina e dei Caraibi a cercare di ridurre l’età della responsabilità penale dei bambini in risposta ai problemi di sicurezza dei cittadini, essendo il più Un esempio recente è la proposta del governo argentino di ridurre l’età della responsabilità penale a 13 anni. Negli ultimi anni i tentativi di alcuni paesi di muoversi in questa direzione (ad esempio Brasile, Colombia, Repubblica Dominicana, Ecuador, Guatemala, Honduras, Nicaragua, Panama e Uruguay) si sono verificati in contesti di crescente insicurezza e di appelli da parte di diverse correnti di opinione giudicare la risposta ai problemi sociali acuti, concentrandosi in particolare sui bambini poveri che appaiono come “delinquenti”.

    Questa misura costituisce una grave violazione dei diritti dell’infanzia sanciti dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia, nonché di altri principi fondamentali del diritto internazionale sui diritti umani.

    Il Comitato sui diritti dell’infanzia, nel suo Commento generale n. 24, riconosce che il mantenimento della sicurezza pubblica è un obiettivo legittimo del sistema giudiziario, compreso il sistema della giustizia minorile. Tuttavia, gli Stati parti devono raggiungere questo obiettivo nel rispetto dei loro obblighi di rispettare e attuare i principi della giustizia minorile sanciti dalla Convenzione sui diritti dell’infanzia. In particolare, sulla base dei progressi scientifici nello sviluppo infantile e della stessa giurisprudenza, si sostiene che “I bambini differiscono dagli adulti nel loro sviluppo fisico e psicologico. In virtù di queste differenze, vengono riconosciuti come meno colpevoli e nei loro confronti viene applicato un sistema diverso con un approccio differenziato e individualizzato. È stato dimostrato che il contatto con il sistema della giustizia penale danneggia i bambini limitando le loro possibilità di diventare adulti responsabili”.

    Le neuroscienze hanno dimostrato che il cervello umano continua a svilupparsi anche durante la giovinezza. Trattare gli adolescenti come adulti nel sistema di giustizia penale ignora queste differenze cruciali nello sviluppo del cervello, il che va contro le prove scientifiche e l’uguaglianza della giustizia. La corteccia prefrontale, responsabile di funzioni come il controllo degli impulsi, il processo decisionale e la pianificazione a lungo termine, non raggiunge la piena maturità fino all’età di circa 25 anni. Ignorare questa realtà è una grave ingiustizia e una cattiva politica pubblica.

    La criminalizzazione degli adolescenti, soprattutto quelli in condizioni di esclusione sociale, perpetua false narrazioni che associano automaticamente la gioventù e la povertà alla criminalità. Gli adolescenti in condizioni di esclusione sociale hanno bisogno di sostegno e di programmi socio-educativi che li aiutino a costruire un futuro lontano dalla criminalità, senza essere puniti in modo sproporzionato.

    Abbassare l’età di imputabilità contraddice direttamente i principi stabiliti nella Convenzione sui diritti dell’infanzia, che sottolinea che l’interesse superiore del bambino deve essere una considerazione preminente in tutte le misure che lo riguardano. Inoltre, si afferma che la detenzione e l’imprigionamento di un minore dovrebbero essere l’ultima risorsa e per il periodo più breve possibile. L’attenzione dovrebbe essere posta sulla riabilitazione e sul reinserimento, non sulle sanzioni punitive.

    Esortiamo il governo argentino a ritirare immediatamente la proposta di abbassare l’età della responsabilità penale e ad aderire agli standard internazionali sui diritti umani.

    Raccomandiamo l’attuazione di un sistema di giustizia minorile che concentri i suoi sforzi sulla riabilitazione e sul reinserimento dei giovani, fornendo alternative all’istituzionalizzazione e garantendo che qualsiasi intervento giudiziario miri allo sviluppo globale del bambino.

    Proponiamo di formare i membri del potere legislativo sui diritti dei bambini e sullo sviluppo dei giovani, nonché di sensibilizzare la società sull’importanza di un approccio alla giustizia minorile basato sui diritti umani.

    La giustizia per i giovani deve essere giusta e umana, basata sulla comprensione del loro sviluppo e delle loro circostanze specifiche. Le politiche regressive e punitive non solo sono inefficaci, ma sono anche contrarie ai principi e agli impegni internazionali assunti dall’Argentina.

    Esortiamo il governo e il Congresso a riconsiderare questa proposta e a lavorare su soluzioni che promuovano veramente il benessere e lo sviluppo di tutti i bambini e gli adolescenti nel Paese.

    Marta Santos Pais
    Ex membro della CRC delle Nazioni Unite ed ex Rappresentante speciale del Segretario generale delle Nazioni Unite sulla violenza contro i bambini
    Rosa María Ortiz
    Ex membro della CRC delle Nazioni Unite ed ex Commissario e relatrice sui diritti dei bambini della IACHR
    Sara Oviedo
    Ex vicepresidente della CRC ONU,
    Marta Maurás
    Ex vice presidente della CRC ONU,
    Norberto Liwski
    Ex vice presidente della CRC ONU,
    Jorge Cardona
    Ex membro della CRC ONU
    Yanghee Lee,
    ex presidente della CRC ONU
    José Ángel Rodríguez
    Ex membro della CRC ONU

    Alertan expertxs internacionales regresiones reforma juvenil Argentina y LAC

  • Denunciano che il segretario della Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori ha coperto un prete colombiano

    Denunciano che il segretario della Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori ha coperto un prete colombiano

    Luis Manuel Alí , il nuovo segretario della Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori, ha coperto un sacerdote colombiano. Lo ha ammesso in una comunicazione con questo corrispondente il 15 settembre 2023, riconoscendo di non aver mai informato la Procura Generale del caso di José de Jesús Amaya León , superiore generale dei Missionari Eudisti.

  • Abusi: il 10% delle religiose in America latina ne sarebbe stata vittima da parte di preti

    Abusi: il 10% delle religiose in America latina ne sarebbe stata vittima da parte di preti

    Secondo un’indagine pubblicata dalla Conferenza latinoamericana dei religiosi (CLAR), il 10% delle suore dell’area geografica ha subito abusi sessuali da parte di sacerdoti. Un nuovo studio fa luce anche sui meccanismi di abuso nei confronti delle suore in Africa. L’indagine CLAR ha potuto essere condotta solo sotto forma di testimonianze anonime, ha riferito il quotidiano italiano Il Messaggero il 19 ottobre 2022. 1.417 suore di 23 Paesi dell’America Latina e dei Caraibi hanno risposto al questionario. I risultati sono stati pubblicati in un libro intitolato Vulnerabilità, abusi e cura nella vita religiosa femminile. Mentre il 10% delle donne intervistate ha dichiarato di aver subito abusi sessuali da uno o più sacerdoti, il 19,8% ha affermato di aver subito abusi sessuali in generale.

    Modelli di relazione «lontani dalla volontà di Dio

    Il 55,2% delle suore latinoamericane e caraibiche ha riferito di abusi di potere all’interno della propria congregazione, comunità o ambiente ecclesiale. L’abuso di potere è esercitato nel 51,9% dei casi dai superiori, al secondo posto dai sacerdoti con il 34,2%, seguiti dai formatori con il 23,1% e infine dai vescovi (10%).

    Il 14,3% delle suore ha denunciato molestie sessuali da parte di un sacerdote, il 9,7% da parte di laici e l’8% da parte di altri religiosi. Solo 9 sorelle hanno dichiarato di aver ricevuto un supporto terapeutico nella loro comunità per affrontare il problema.

    Suor Liliana Franco, presidente del CLAR, ha detto che la pubblicazione del libro è l’ultimo passo di un lungo processo. Questo ha comportato, secondo la suora, «l’accettazione del fatto che esistono modalità relazionali lontane dalla volontà di Dio che generano abusi di potere, abusi di coscienza e abusi sessuali». Per suor Liliana, spetta alle suore e ai religiosi stessi portare alla luce questa realtà, «darle un nome, tracciare percorsi di giustizia e di riparazione».

    Insegnare alle suore a dire «no«

    Casi simili di abusi sulle suore sono stati documentati in altre parti del mondo, in particolare in Africa. La suora togolese Mary Lembo, psicoterapeuta e formatrice per seminari e case religiose, ha appena pubblicato la sua tesi di laurea, che sarà discussa nel 2019, dal titolo Religieuses abusées en Afrique, faire la vérité. Uno studio non pubblicato. Poiché l’indagine di suor Mary Lembo è qualitativa e non quantitativa, non rivela la portata del fenomeno in questo continente, ma ne decifra i meccanismi.

    In un’intervista rilasciata al quotidiano francese La Vie il 18 ottobre 2022, l’autrice osserva che «gli abusi sono in parte resi possibili dall’ignoranza e dall’ingenuità delle suore, che non sospettano mai di poter essere adescate da un sacerdote con cui lavorano… e non sono in grado di dire di no».

    Suor Mary Lembo nota anche che in Africa «il sacerdote ha una posizione sociale potente. È apprezzato, ammirato, considerato infallibile, santo. La sua parola è la parola di Dio, non sbaglia mai, è Cristo in terra. Per i fedeli è difficile vedere il lato oscuro del sacerdote. Per lo psicoterapeuta è quindi necessario migliorare la formazione sia dei sacerdoti che delle suore, per insegnare loro «a dare un ‘no’ deciso, a dare loro le armi per difendersi». (cath.ch/ilmessagero/lavie/rz/catt)

    https://www.catt.ch/newsi/abusi-il-10-delle-religiose-in-america-latina-ne-sarebbe-stata-vittima-da-parte-di-preti/

  • Comunicato Stampa; Le vittime di abusi a Ginevra per la visita del Papa chiedono riforme

    Comunicato Stampa; Le vittime di abusi a Ginevra per la visita del Papa chiedono riforme

    Le vittime di abusi saranno presenti a Ginevra giovedì 21 giugno, il giorno della visita di Papa Francesco, fuori dalle sedi che il Papa sta visitando, provvisti di cartelli con alcune richieste, esortando il Papa a fare “riforme sistemiche” alla Chiesa cattolica.

    “La tolleranza zero” deve essere “più di uno slogan“, dicono gli attivisti.

    Cosa:

    Tenendo i cartelloni fuori dal luogo in cui il Papa sarà presente quel giorno, i membri di una nuova organizzazione globale di sopravvissuti:

    • Sfideranno il Papa a usare il suo incontro con il Consiglio Ecumenico delle Chiese per impegnarsi in specifiche riforme per fermare l’insabbiamento in corso da parte dei ministri della chiesa cattolica in tutto il mondo;
    • Esorteranno il Papa a dare l’esempio ad altre chiese cristiane, ad ascoltare i sopravvissuti, garantire loro giustizia e proteggere meglio i bambini all’interno delle loro istituzioni;
    • Esorteranno il Papa a presentare un elenco di cambiamenti sistemici che la chiesa cattolica deve mettere in atto per fermare la cultura dell’abuso e dell’insabbiamento che il Papa stesso ha denunciato nella sua lettera al popolo cileno.

    Dove e Quando:

    • Ore 30 fuori dal Consiglio Ecumenico delle Chiese, Route de Ferney 150, 1218 Le Grand-Saconnex, dove il Papa dovrebbe arrivare verso le 11.00 per una preghiera ecumenica.
    • Dalle 13.00 alle 14.00 davanti alle Bandiere delle Nazioni Unite (vicino a Broken Chair), veglia e incontro con la stampa.
    • Ore 15.30 fuori dal Consiglio Ecumenico delle Chiese, dove il Papa terrà un discorso.
    • Ore 17.00 Centro congressi Palexbo, Route François-Peyrot 30, 1218 Le Grand-Saconnex, Svizzera, dove Papa Francesco celebrerà la messa in occasione del 75 ° anniversario della Conferenza mondiale delle chiese.

    Chi:

    Due dei membri fondatori di ECA (Ending Clergy Abuse), il nuovo gruppo multinazionale di attivisti anti-abuso cattolici. Insieme ad altri attivisti.

    Tra i dimostranti saranno presenti:

    • Matthias Katsch, un importante attivista sopravvissuto che fu uno dei primi a rivelare gli abusi diffusi nelle scuole dei Gesuiti in Germania, e
    • Jean-Marie Fürbringer, un attivista svizzero sopravvissuto, ex presidente di “Do not Speak of Sexual Abuse”, membro del gruppo SAPEC.

    Nel dettaglio:

    Il 21 giugno, Papa Francesco sarà presente a Ginevra per celebrare il 75 ° anniversario del Consiglio Mondiale delle Chiese. La visita del Papa fa seguito al suo rimprovero alla chiesa cilena e alla sua straordinaria lettera al popolo cileno in cui ha promesso “mai più” alla “cultura della violenza” della Chiesa, così come il sistema di occultamento che consente il perpetuarsi della stessa … ” http://w2.vatican.va/content/francesco/es/letters/2018/documents/papa-francesco_20180531_lettera-popolodidiocile.html

    Tuttavia, nonostante l’ammissione del Papa rispetto alla copertura sistematica, non si è impegnato per nessuna riforma specifica del sistema della Chiesa. La retorica del Papa porterà a un cambiamento concreto?

    Sorprendentemente, nonostante 16 anni di rivelazioni di insabbiamenti nella chiesa, il Vaticano non ha ancora creato un metodo sistematico per identificare, indagare e punire vescovi e superiori religiosi che consentono le aggressioni sessuali di bambini e adulti vulnerabili.

    Un nuovo gruppo multinazionale di sopravvissuti e attivisti di spicco di nome ECA (Ending Clergy Abuse) ha creato un elenco di riforme disperatamente necessarie.

    Il gruppo richiamerà Papa Francesco a:

    • Rendere effettiva la “tolleranza zero”: rendere la “tolleranza zero” una legge universale della Chiesa. Un religioso che molesta bambini, adolescenti o persone vulnerabili, anche una volta, deve essere rimosso definitivamente dal proprio ministero.
    • Fermare l’insabbiamento: il Papa deve rendere effettiva l’iniziativa del 2015 della istituzione di un tribunale per giudicare vescovi e superiori religiosi complici, deve inoltre ordinare a tutti i funzionari della chiesa di denunciare le accuse alle autorità giudiziarie.
    • Porre fine del “segreto papale”: deve aprire gli archivi delle diocesi per le indagini! Deve dimostrare trasparenza e rendere accessibili i nomi e le storie di assegnazione di tutti i 3.400 chierici giudicati colpevoli dal Vaticano 2004 al 2013.
    • Dimostrare trasparenza: i processi della Chiesa devono rispettare le vittime e dare loro accesso a protocolli e registri.
    • Porre fine ai limiti di prescrizione: deve ordinare ai vescovi di smettere di bloccare l’abrogazione dei termini di prescrizione. Alle vittime deve essere consentito l’accesso ai sistemi giudiziari laici. Le azioni civili espongono segreti scomodi.
    • Istituire una Commissione internazionale di inchiesta e giustizia: istituire una commissione internazionale di persone indipendenti alle quali le vittime, in particolare dall’Africa, dall’Asia, dai Caraibi e dall’America latina, possano rivolgersi per il riconoscimento e il risarcimento che non potrebbero altrimenti ottenere nei loro paesi.
    • Controllare gli ordini religiosi: smettere di lasciare che ordini religiosi attivi in tutto il mondo (ad esempio, gesuiti e francescani) usino il loro complesso stato giurisdizionale per eludere la responsabilità, sia dentro che fuori dalla chiesa.

    Contatti:

    In Geneva:

    Matthias Katsch, Germany, mail: makazade@gmail.com (German, English, Spanish),

    mobile +49 178 1674838

    Jean-Marie Fürbringer, Switzerland, mail: jean.furbringer@gmail.com, (French, English)

    mobile +41795388721

    In Office:

    Denise Buchanan, Jamaica, mail: contactus@ecaglobal.org (English)

    WhatsApp: +13109802770

    ECA Team pics

  • Nasce ECA Ending Clerical Abuse: i suoi obbiettivi

    Nasce ECA Ending Clerical Abuse: i suoi obbiettivi

    Gli obbiettivi di ENDING CLERICAL ABUSE (ECA) è di sfidare la Chiesa cattolica romana a proteggere i bambini dagli abusi del clero, in particolare gli abusi sessuali, e a cercare giustizia per le vittime.

    Una risposta al continuo fallimento della Chiesa nel proteggere i bambini e aiutare le vittime Ending Clerical Abuse (ECA) è un’organizzazione internazionale di attivisti per i diritti dei bambini e delle vittime che si sono unite in una causa comune per sfidare la Chiesa e proteggere i bambini dagli abusi del clero, in particolare gli abusi sessuali e aiutare le vittime a trovare una giustizia reale nella loro vita.

    La visione della Corte dei conti europea è allineata con i diritti dei bambini articolati dalla Convenzione sui diritti dell’infanzia (1989), di cui il Vaticano è firmatario. Nel suo patrocinio e nelle sue azioni, l’ECA aderisce ai principi della non violenza.

    L’ECA crede nel diritto di vivere in fede, senza abusi. L’ECA non è allineata contro la Chiesa istituzionale, ma è preoccupata per gli atteggiamenti e le pratiche abusive che pongono la Chiesa al di sopra dei bisogni dei bambini.

    L’ECA riconosce i progressi relativi all’abuso del clero in alcuni paesi, grazie alle coraggiose vittime che hanno lottato per alzare la voce. Tuttavia, ci sono molti altri posti nel mondo – tra cui Asia, Africa, Caraibi e America Latina – dove le voci delle vittime vengono messe a tacere. L’ECA cerca di essere quella voce.

    Azioni ECA

    1. Ritenere responsabile la Chiesa Cattolica Romana in più arene: mobilitare l’opinione pubblica, attraverso azioni giudiziarie e legislative per porre fine agli abusi del clero e fornire giustizia alle vittime.

    2. Supportare le vittime aiutandole ad organizzare e contattare le organizzazioni locali o globali per trovare aiuto e richiesta di giustizia.

    3. Fare rete con organizzazioni che indagano e fanno ricerche sull’abuso di clero sessuale e nascondono.

    Misión ECA

  • L’Australia annullerà i passaporti ai pedofili condannati: «Così fermeremo il turismo sessuale»

    L’Australia annullerà i passaporti ai pedofili condannati: «Così fermeremo il turismo sessuale»

    Giro di vite in materia di violenza e sicurezza: l’Australia annuncia l’intenzione di cancellare i passaporti ai pedofili condannati. Cresce il numero di abusi sui minori in certe aree del mondo, come il sud-est asiatico o i Caraibi: uomini con tendenze pedofile viaggiano appositamente per mietere vittime. Come mettere un freno al fenomeno? Estirpando il problema alla radice impedendo a questi cittadini di spostarsi. La Bbc riporta le parole di Michael Keenan. Il ministro della Giustizia ha definito il turismo sessuale un «crimine ripugnante» e ha poi spiegato: «Nessun Paese prima d’ora ha intrapreso un’azione così forte e decisa per impedire ai propri cittadini di recarsi all’estero, spesso in Paesi vulnerabili, e abusare di bambini». Secondo una stima di Keenan il divieto di espatrio interesserà circa 20mila persone condannate per pedofilia e rimaste, a pena scontata, sotto la vigilanza delle autorità.

    Soltanto nel 2016, almeno 800 tra loro hanno viaggiato liberamente all’estero. I numeri, dunque, parlano e raccontano di mete raggiunte ad hoc per usare violenza a minori laddove sono ancor più indifesi da un tessuto sociale faticoso. «Vai a Bali, a Phnom Penh, a Siem Reap e vedi questi australiani, uomini bianchi, insieme a bambini del posto e non sono lì per abbronzarsi», ha dichiarato Derryn Hinch, il senatore indipendente che ha depositato la proposta che passerà al vaglio del parlamento. «L’Australia – come la Svizzera – può perseguire i propri cittadini anche se abusano di minori all’estero. Il nostro Paese, del resto, può processare chiunque si trovi nella Confederazione e venga accusato, fra le altre cose, di atti sessuali con fanciulli commessi all’estero. Per contrastare il turismo pedocriminale e la pornografia infantile, l’Ufficio federale di polizia dispone di un commissariato dedicato e collabora con partner all’estero».

    http://www.ilmattino.it/primopiano/esteri/australia_annullera_passaporti_pedofili_condannati_fermeremo_turismo_sessuale-2472937.html

  • Turismo sessuale e minori, italiani in testa nella classifica dei clienti

    Turismo sessuale e minori, italiani in testa nella classifica dei clienti

    L’estate scorsa avevamo parlato di turismo sessuale femminile, spiegando come anche le donne partano per mete esotiche con l’obiettivo di avere rapporti a pagamento. Avevamo spiegato che questa abitudine sempre più diffusa non le rende in alcun modo diverse dagli uomini.

    Ma quest’anno dobbiamo tornare ad affrontare l’argomento quasi esclusivamenet da un punto di vista maschile. Già, perché secondo l’ultimo rapporto di Ecpat Italia (organizzazione che si batte contro lo sfruttamento sessuale dei bambini) salta fuori che gli italiani (per lo più uomini) sono ai primi posti come clienti di bambini fatti prostituire in Paesi del Terzo Mondo.

    “Se prima in alcuni Paesi eravamo fra le prime 4-5 nazionalità, oggi siamo i più presenti in molti paesi”, spiegano Ecpat e Fiab che hanno lanciato la campagna che partirà domani in 29 città “Un altro viaggio è possibile”, per chiedere che i mondiali di calcio in Brasile siano a “impatto zero sui bambini”.

    “Questa tendenza è molto allarmante”, spiega Marco Scarpati, presidente della sezione italiana dell’organizzazione. “Queste persone non sono pedofili. I pedofili abituali sono il 5 per cento, la maggioranza invece dei turisti sessuali è composta da persone che vanno all’estero per provare un’esperienza trasgressiva”, spiega Scarpati. L’organizzazione ha stimato che nel mondo ogni anno ci sono un milione di turisti sessuali che rivolgono le loro attenzioni a minori tra i 12 e 14 anni, e a volte anche più piccoli. I turisti che si rivolgono alla prostituzione minorile sono un terzo del totale.

    A parlare del rapporto è anche il Daily Telegraph, che indica come le mete preferite dai turisti sessuali italiani siano il Kenya, Santo Domingo, la Colombia e il Brasile. Il turismo sessuale e la pornografia sono spesso gestiti da reti criminali internazionali e quindi l’unico modo per combatterli è quello di coordinare le attività della polizia a livello internazionale. Dopo l’Italia i turisti sessuali vengono da Germania, Giappone, Francia, Stati Uniti, Regno Unito e recentemente anche Cina.

    Il Kenya è tra i paesi più a rischio: da 10.000 a 15.000 bambine che vivono nelle aree costiere di Malindi, Mombasa, Kalifi e Diani sono coinvolte nella prostituzione occasionale – fino al 30% di tutte le bambine fra i 12 e i 18 anni che vivono in quelle zone. Fra 2.000 o 3.000 bambine e bambini sono inoltre coinvolti nel mercato del sesso a tempo pieno.

    Secondo l’identikit del turista che va in cerca di sesso con minori realizzato da Ecpat l’età media si è abbassata (tra i 20 e i 40 anni); possono essere sposati o single, maschi o femmine (anche se la maggioranza sono maschi) stranieri o locali, ricchi o turisti con budget limitato. Possono avere un alto livello socio-economico o provenire da un ambiente svantaggiato. Lo studio distingue i turisti sessuali in tre distinte categorie: quelli occasionali (spesso in quel Paese per lavoro) sono la maggioranza ; poi ci sono i turisti abitudinari che acquistano residenze che abitano in alcuni periodi dell’anno; e i pedofili.

    I motivi che inducono un turista sessuale ad andare alla ricerca di sesso da bambini e adolescenti sono diversi: tra questi “l’anonimato e l’impunità”, ma anche la ricerca di nuove esperienze: classico di un “consumismo sessuale”; la discriminazione che sconfina nel razzismo; la difficoltà nello stabilire rapporti paritari con le donne; la falsa credenza che fare sesso con bambini sia a minor rischio Aids”. Secondo stime dell’Organizzazione mondiale del turismo ogni anno almeno 3 milioni di persone partono per viaggi a scopo ‘sessuale’. Un sesto di loro, tra quelli che arrivano in America Latina e nei Caraibi, è a caccia di bambini o adolescenti.

    http://27esimaora.corriere.it/articolo/turismo-sessuale-e-prostituzione-minorile-italiani-in-testa-nella-classifica-dei-clienti/

  • Vaticano, arcivescovo Jozef Wesolowski gira libero. L’arresto annunciato, come previsto era una farsa.

    Vaticano, arcivescovo Jozef Wesolowski gira libero. L’arresto annunciato, come previsto era una farsa.

    CITTA’ DEL VATICANO – Accusato di aver violentato bambini quando era nunzio apostolico a Santo Domingo, Jozef Wesolowski è stato visto girare tranquillamente all’interno della Città del Vaticano. Wesolowski dal 23 settembre scorso è agli arresti domiciliari in Vaticano nell’ambito di un procedimento per abusi sessuali sui minori ma da sabato è stato visto nuovamente circolare, in apparente libertà, nella Città Leonina.

    Più persone lo hanno incontrato con una certa sorpresa, non essendo stato comunicato alcun provvedimento sulla cessazione o la conversione della misura restrittiva a suo carico. Interpellate sull’argomento, le fonti ufficiali vaticane non hanno voluto finora precisare se Wesolowski sia tornato in libertà, quanto meno vigilata, per la scadenza dei termini di custodia o per un nuovo provvedimento emesso dal magistrato.

    L’ex arcivescovo, ridotto allo stato laicale dall’ex Sant’Uffizio, continuerebbe comunque a risiedere nel Collegio dei Penitenzieri, la struttura all’ultimo piano del palazzo del Tribunale dove era stato messo agli arresti domiciliari. Wesolowski, oltre che del secondo grado del processo canonico, è in attesa del processo penale in Vaticano nel quale è accusato di abusi sessuali su diversi minori a Santo Domingo e di detenzione di un ingente materiale pedopornografico. 

    Era stato papa Francesco a volere l’arresto, poi sfociato nei domiciliari. Una mossa esemplare ma che ha evitato, di fatto, che l’arcivescovo polacco potesse avere un trattamento ben più duro se processato dalle autorità dominicane o da quelle polacche. Come spiegaAntonio Buttazzo su Blitzquotidiano:

    Tuttavia, a ben vedere, dal punto di vista giuridico, la misura cautelare applicata al monsignore ed il conseguente esercizio della Giurisdizione Vaticana su fatti commessi all’estero da un proprio cittadino, si risolve de facto con la negazione della giurisdizione di almeno altri 2 Stati che in base al loro diritto interno avevano la potestà di punire quel reato e cioè Santo Domingo e Polonia. I primi si sono dovuti arrendere di fronte alla immunità diplomatica di cui godeva il vescovo, i polacchi invece che pure potevano perseguire il reato commesso dal loro cittadino all’estero (l’alto prelato gode di doppia cittadinanza), hanno preferito non forzare la mano al Vaticano limitandosi a chiedere informazioni non vincolanti per lo Stato di Città del Vaticano.

    A seguito del processo canonico, diverso da quello penale, monsignor Wesolowski è stato condannato, seppure solo in primo grado, alla riduzione allo stato laicale. Ne consegue la perdita della immunità diplomatica ed anche il rischio di perdita della cittadinanza vaticana, cosa che evidentemente lo esporrebbe ad una richiesta di estradizione dall’esito a questo punto, molto probabilmente, favorevole allo Stato richiedente. Insomma, se l’ex Nunzio apostolico non fosse ora detenuto ai domiciliari in una residenza vaticana in attesa di giudizio, ci sarebbero buone possibilità che il processo finisca con l’attenderlo in qualche meno confortevole galera dei Caraibi o in quelle gelide della Polonia , e ciò non appena il giudizio canonico che ha statuito sulla perdita dello status precedente diviene definitivo.

    In conclusione, ad una futura richiesta di estradizione verso Santo Domingo o Polonia, non sarebbero pochi gli argomenti spendibili ,dallo stato estradante o dal condannato, per opporsi alla consegna. Ed allora ci chiediamo, non è che qualche tempo in un residence con vista sugli spettacolari giardini del Vaticano servono ad evitare una lunga permanenza ai Caraibi ma ben lontani dalle sue spiagge bianche e dal suo mare cristallino?

    http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-mondo/vaticano-arcivescovo-jozef-wesolowski-torna-a-girare-libero-processo-per-pedofilia-2031536/

  • Polonia, finita l’inchiesta su padre Gil, indagato per pedofilia

    Polonia, finita l’inchiesta su padre Gil, indagato per pedofilia

    Avrebbe abusato di sette ragazzi. Il suo caso è legato a quello dell’ex-nunzio apostolico in Repubblica Dominicana Wesolowski.

    Il governo della Polonia ha notificato ai pubblici ministeri della Repubblica Dominicana le conclusioni dell’inchiesta nei confronti dell’ex-sacerdote polacco Wojciech Waldemar Gil, accusato di pedofilia in entrambi i paesi. Lo hanno riferito oggi le autorità dominicane, secondo quanto riferiscono i media locali.

    La Procura generale della Repubblica Dominicana ha dichiarato che le accuse attribuite a Gil lo indicano come responsabile di dieci reati, tra cui sei per aver violato la libertà sessuale di minori che vivono a Juncalito, nella provincia di Santiago, 198 km a nord-ovest della capitale Santo Domingo. Gil, che era fuggito dalla Repubblica Dominicana nel maggio 2013 dopo essere stato accusato di aver commesso abusi sessuali nella città nel nord del paese, è stato arrestato lo scorso febbraio in Polonia, tre mesi dopo essere rientrato nella sua nazione d’origine.

    Le autorità dominicane hanno riferito che le investigazioni hanno stabilito che Gil, 37 anni, avrebbe abusato sessualmente di sette ragazzi nel distretto municipale di Juncalito, dove era parroco.

    La notificazione è stato inviata alla Repubblica Dominicana dal procuratore aggiunto di Varsavia, Malgorzata Adamajtys.

    Il caso del sacerdote è legato a quello dell’ex-nunzio apostolico in Repubblica Dominicana, Jozef Wesolowski, protagonista di quello che i media locali definiscono «il più grande scandalo di pedofilia registrato nel paese caraibico da più di 10 anni». Wesolowski è stato posto lo scorso settembre agli arresti domiciliari in Vaticano, quattro mesi dopo essere stato ridotto allo stato laicale e dopo aver perso anche l’immunità diplomatica.

    Le vicende di Gil e di Wesolowski hanno suscitato grande indignazione nella Repubblica Dominicana. La Chiesa cattolica locale ha chiesto perdono alle vittime dei sacerdoti «crudeli e inumani che hanno abusato di loro» e ha chiesto alla giustizia di procedere «seriamente e con fermezza».