Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Carlos Lombardi

  • Le vittime di abusi sessuali chiedono di indagare su Karlic e Puiggari

    Le vittime di abusi sessuali chiedono di indagare su Karlic e Puiggari

    La Rete dei sopravvissuti di abusi sessuali ecclesiastici ha pubblicato un rapporto sulla situazione degli abusi da parte dei membri del clero e l’atteggiamento della gerarchia cattolica. Karlic e altri religiosi di Entre Ríos sono inclusi nel rapporto.

    La Rete dei sopravvissuti di abusi sessuali ecclesiastici ha fatto un rapporto esaustivo sulla situazione degli abusi da parte dei membri del clero e dell’atteggiamento della gerarchia cattolica, in particolare di Papa Francesco, il cui viaggio apostolico in Cile, iniziato lunedì e concluso Giovedì, è stato attraversato da accuse di occultamento da parte della gerarchia dell’episcopato transandino. L’avvocato Carlos Lombardi ha preparato un rapporto “sulle azioni di Papa Francesco che consolida il sistema di occultamento del clero violentatore sessuale nella Chiesa cattolica (2013/2018)”.

    Nel rapporto è stato riferito che ha nominato nella curia vaticana i cardinali “membri della cosiddetta” sporca dozzina “per essere stati accusati di aver nascosto sacerdoti pedofili,” incluso l’argentino Leonardo Sandri.

    Lombardi ricorda il rapporto che il Papa “non ha rispettato le esortazioni che la commissione per i diritti del fanciullo (delle Nazioni Unite ONU), ha reso alla Santa Sede nel 2014 per rimuovere la piaga del l’abuso sessuale, che è radicata nella sua struttura e l’organizzazione “e mantiene” il segreto pontificio sugli abusi sessuali da parte del clero. Lo stesso, obbliga tutti i partecipanti di un processo canonico al segreto sotto il giuramento del silenzio imbavagliando le vittime”.

    I punti relativi all’Argentina esprimono quanto segue:

    40 – Non ha ancora espulso il sacerdote Julio Cesar Grassi, nonostante sia stato condannato per i reati di abuso sessuale e corruzione di minori a 15 anni di carcere effettivo. La procedura canonica è stata ripresa dopo che la Corte Suprema di Giustizia della Nazione ha confermato la prigione al sacerdote.

    41 – Appoggia le linee guida della Conferenza episcopale argentina in cui alle vittime viene sistematicamente negata la garanzia di un giusto processo, violando i diritti umani fondamentali e rivedendole come l’abuso di potere e la negazione della giustizia continua.

    42 – Non ha mai ricevuto vittime di abusi membri della Rete dei sopravvissuti di abusi sessuali in Argentina. Quelli che hai ricevuto – da altri paesi – sono stati accuratamente selezionati per evitare reclami e manipolarli.

    43 – Nel 2014 è venuto a conoscenza di casi di abusi sessuali presso l’Istituto Antonio Próvolo di Verona, in Italia, e non ha intrapreso alcuna azione. Gli è stato consegnata – nelle sue mani – la lista di sacerdoti e vittime abusivi.

    44 – Nel 2015, il processo di beatificazione è iniziato dal vescovo di Verona, Giuseppe Carraro, che ha abusato sessualmente di uno studente dell’Istituto Antonio Próvolo in quella città.

    45 – È tornato per prendere atto – nel 2016 – di più casi di abusi sessuali presso l’Istituto Próvolo, questa volta a Mendoza e La Plata, in Argentina. Solo allora ha nominato una commissione d’inchiesta composta da due sacerdoti dell’arcidiocesi di Córdoba, Argentina, che su richiesta del sostituto procuratore che segue la causa Provolo si chiedeva di collaborare con i tribunali statali portando la propria documentazione – hanno rifiutato, invocando il privilegio legale concesso dal Concordato del 1966 firmato tra l’Argentina e la Santa Sede, cioè di non informare. Il lavoro della suddetta commissione aveva chiari scopi di estrarre informazioni dalla documentazione senza avere una legittimità procedurale, ostacolando lo sviluppo della stessa, con rischi di proposte di nullità che avrebbero danneggiato le vittime.

    46 – Approva le azioni criminali delle autorità dell’Istituto italiano di Próvolo in merito ai sacerdoti detenuti a Mendoza, senza procedere a nessuna procedura per sanzionarli.

    47 – Appoggia la complicità dell’Arcidiocesi di Mendoza, entità responsabile a livello locale dell’Istituto Antonio Próvolo.

    48 – Non ha avviato alcuna procedura canonica contro i tre vescovi di Mendoza per la loro responsabilità nell’operazione dell’Istituto Antonio Provolo, applicando le disposizioni contenute nel documento “Come madre amorevole”.

    49 – Appoggia le parole del prete Dante Simón, membro della Commissione inviato dal Vaticano per indagare sugli eventi del Próvolo, il quale sosteneva che “una ragazza, un ragazzo … si innamora di un prete e non risponde. L’uomo e la donna possono essere disgustati, quindi lo denunciano, e dato che è necessario intervenire di propria iniziativa, prima della denuncia, è necessario intervenire, tante cause vengono respinte “.

    50 – Non ha avviato un processo canonico contro il vescovo di San Francisco, Córdoba, Sergio Buenanueva, che ha espressamente riconosciuto: “Il nostro grande errore è stato proteggere i preti violenti”.

    51 – ha approvato la decisione della Commissione di indagare sui fatti del Provolo nel suo rifiuto di fornire informazioni e documentazione al procuratore, nel caso, basandosi sul Concordato del 1966. violando, così la sentenza della Corte Suprema Mendoza – caso Ivan Gonzalez contro arcivescovo di Mendoza – che ordinò alla chiesa di fornire informazioni alle vittime.

    52 – Non ha avviato procedura canonica per determinare una responsabilità per omissione e negligenza, applicando le disposizioni contenute nel documento “Come una madre amorevole” contro i vescovi argentini elencati di seguito, incaricati di seguire i sacerdoti incardinati nella loro diocesi denunciati per abuso sessuale nelle sedi statali e / o canoniche:

    -Hector Aguer, sacerdote Héctor Ricardo Giménez (La Plata).

    -José María Arancedo, sacerdote Félix Alejandro José Martínez (Mar del Plata) e Luis Brizzio (Santa Fe).

    -Antonio Marino, sacerdote Félix Alejandro José Martínez (Mar del Plata).

    -Ricardo Faifer, prete Domingo Jesús Pacheco (Corrientes).

    -José María Arancibia e Sergio Buenanueva, i preti Jorge Luis Morello e Raúl del Castillo (Mendoza).

    -Carlos María Franzini (deceduta) e Dante Braida, i preti Nicola Corradi e Horacio Corbacho (Mendoza).

    -Juan Alberto Puiggari, i preti Justo José Ilarraz, Marcelino Moya, Juan Diego Escobar Gavíria.Estanislao Karlic e religiosa Bibiana Fleitas (Entre Ríos),

    -Oscar Ojea e Mario Poli, prete Mario Koessler (San Isidro, Buenos Aires).

    -Mario Cargnello, i sacerdoti Emilio Raimundo Lama e Agustín Rosa Torino (Salta).

    -Luis Urbanc, i preti Juan de Dios Gutiérrez e Renato Rasjido (Catamarca).

    -Adolfo Uriona, sacerdote Carlos Alberto Dorado (Santiago del Estero).

    -José Masín e Rubén Martínez, sacerdote Néstor Monzón (Chaco).

    -Guillermo Rodríguez Melgarejo e Sergio Buenanueva, prete Carlos José (San Martín, Buenos Aires).

    +

    Analisis

    https://www.unoentrerios.com.ar/pais/victimas-abuso-sexual-piden-investigar-karlic-y-puiggari-n1543192.html

  • PAPA IN CILE; L’avvocato della Rete L’ABUSO Carlos Lombardi deposita formale protesta al Consolato

    PAPA IN CILE; L’avvocato della Rete L’ABUSO Carlos Lombardi deposita formale protesta al Consolato

    L’avvocato Carlos Lombardi, Procuratore della Rete L’Abuso “Associazione Italiana Sopravvissuti  agli abusi sessuali del clero” e rappresentante della Rete di Sopravvissuti all’Abuso Sessuale Ecclesiastico dell’Argentina ha presentato una protesta formale davanti al Console Generale ​del Cile nella provincia di Mendoza, il Signor Eduardo Schott,, per la visita del papa Francesco in Cile e Perù.

    ​Il primo obiettivo di questa protesta formale è denunciare davanti alle autorità civili di Cile e Perù il sistema di copertura criminale che la chiesa ha utilizzato ed utilizza di fronte alle numerosissime ​denunce di pedofilia ecclesiastica. Dall’altra parte esorta i governi di entrambi i paesi a compiere le indicazioni che l’ONU prevede in questi casi, al fine di non incorrere nella responsabilità internazionale e in condotte che avvallino il comportamento illegale ​della chiesa cattolica.

    L’Ufficio de Presidenza

        

    http://www.laizquierdadiario.com/La-Red-de-Sobrevivientes-de-Abuso-Sexual-Eclesiastico-presento-una-protesta-formal-por-el-viaje-del

  • ARGENTINA; Dichiarato incostituzionale che la chiesa mantenga il segreto sugli abusi

    ARGENTINA; Dichiarato incostituzionale che la chiesa mantenga il segreto sugli abusi

    In una sentenza inedita la giustizia di Mendoza ha assicurato che i canoni che mantengono il segreto sulle indagini interne alla chiesa sono incostituzionali

    Di Ana Montes de Oca

    In un giudizio inedito nel paese, la giustizia mendocina ha dichiarato incostituzionali due canoni del diritto sul quale si regge la chiesa cattolica  che mantiene il segreto delle indagini di abuso sessuale da parte dei preti.

    Si tratta di una denuncia realizzata da un ragazzo soprannominato Tomàs che ha denunciato di essere stato abusato sessualmente dal sacerdote Raùl del Castillo, che era il direttore della scuola don Bosco de Ciudad, tra il 1998 e 2001.

    Tomàs ha fatto la denuncia sia alla chiesa che alla giustizia civile ma 10 anni dopo quanto ha sofferto i presunti abusi. Siccome la vittima non aveva sufficienti prove e basandosi in perizie realizzate dai periti della chiesa la magistratura ha deciso di archiviare la causa.

    Parallelamente, l’arcivescovado di Mendoza ha cominciato l’indagine interna, ma in nessuna circostanza è stata data a Tomàs possibilità di partecipazione, ne è stato chiamato a dichiarare, ne è stato informato del corso dell’indagine, gli hanno solo trasmesso che la denuncia era stata archiviata.

     “Questo costituisce una violazione alle garanzie del debito processo, al non informare e far parte di nessuna istanza alla vittima, non lascia prove che ci sia stata un’indagine”, ha spiegato Carlos Lombardi, avvocato di Tomàas, il quale ieri ha vinto in giudizio per danni e pregiudizi morali le accuse avanzate contro la comunità Salesiana.

    Il giudizio della sala 2 del tribunale di Gestione Giudiziale Associata, ha considerato che il segreto della chiesa rispetto alla supposta indagine a Del Castillo è incostituzionale ed ha causato danno morale alla vittima.

    Si intende che il processo canonico in se stesso non è incostituzionale nella misura nella quale si possa compatibilizzare con altri diritti fondamentali, cosa che non è accaduta nella seguante causa. Agli atti è rimasto dimostrato che sulla denuncia non ci sono state indagini (vedere fas. 281 e 282) e che non è stata data risposta ne informazione rispetto alla denuncia effettuata, a chi la aveva realizzata. Considero che non si tratti di divulgare un fatto privato in forma pubblica e che il destinatario dell’informazione era lo stesso denunciante e non una terza persona.

    Per queste ragioni il giudice ha ordinato ai Salesiani di pagare un indennizzo a Tomàs

    Segreti cari

    Sebbene nel caso di Tomàs si tratta di un giudizio di prima istanza nel 2015 la Suprema Corte di Giustizia di Mendoza ha determinato che il diritto non è al di sopra dei diritti umani.

    Questo, sommato alla dichiarazione di incostituzionalità dei canoni 1717 e 1719 (il primo cerca di proteggere la fama dei membri del clero nelle indagini di questo tipo, il secondo ordina l’archivio segreto di tutte le azioni fatte dalla chiesa, apre la possibilità che decine di vittime che non hanno mai avuto accesso alle indagini interne delle loro denunce possono chiedere che venga pagato loro un risarcimento economico per aver violato il loro diritto costituzionale ed umano, a ricevere questa informazione.

    Il prete accusato ancora lavorava con i bambini

    Raùl del Castillo è scomparso da Mendoza dopo la denuncia contro di lui nel 2008. Poi si è saputo che era dentro alla congregazione Salesiana in Paraguay. Li, almeno tra il 2010 e il 2015 lavorò con bambini in situazione di rischio.

    Attualmente è l’incaricato del seminario per la formazione della spiritualità.

  • Provolo: vittime di abusi esigono che Francesco consegni le prove che ha

    Provolo: vittime di abusi esigono che Francesco consegni le prove che ha

    Gli avvocati delle famiglie querelanti di Mendoza chiedono che l’autorità giudiziaria chieda al Vaticano quello che si suppone abbia “indagato” sugli abusi sessuali nell’istituto di Luján de Cuyo.

    La settimana scorsa Jorge Bergoglio ha mandato un messaggio in Argentina: se si pretende che ci sia verità e giustizia nel caso degli abusi sessuali ripetuti sistematicamente negli anni nell’Istituto Provolo di Mendoza e di La Plata, dimenticatevelo.

    È stato quando ha nominato il vescovo ausiliare de La Plata Alberto Bochatey “commissario apostolico ad nutum Sancta Sedis per tutte le comunità e sodalizi della Compagnia di Maria per l’educazione dei sordomuti” è come dire che ha collocato uno dei suoi discepoli diretti a monitorare tutto ciò che succede (e quello che non succede) nella congregazione del Provolo, tanto dentro come fuori dall’Argentina.

    La nomina di Bochatey è una continuità nella tradizionale linea di coperture istituzionali da parte del Vaticano sullo scandalo delle violenze e torture commesse in conventi, collegi e parrocchie da parte degli uomini in sottana. Su questa linea, in anticipo papa Francesco aveva inviato i preti di Còrdoba, Dante Simon e Juan Martìnez ad immischiarsi (con l’obbiettivo di sporcare il campo) nel fascicolo sul quale si lavora a Mendoza e per il quale sono detenuti da vari mesi due preti (Nicola Corradi e Horacio Corbacho) una suora (Kumiko Kosaka) e tre impiegati dell’istituto di Luján de Cuyo.

    Prima di designare Bochadey il papa aveva ricevuto dalle mani dei due investigatori – Simòns e Martinez – un’informativa con le conclusioni dell’indagine ecclesiastica che svolsero a Mendoza.

    Secondo quanto ha lasciato intravvedere il commissario Bochadey, Corradi e Corbacho sono ad un passo dall’inferno. Vale a dire che il Vaticano sarebbe disposto a lasciare la mano e abbandonarli alla loro sorte e che l’autorità giudiziaria faccia quello che deve. In questo modo cercherebbero di tagliare il filo sottile e delicato bruciando due fusibili già abbastanza compromessi dalle numerose denunce contro di loro e così interrompere l’estesa catena di responsabilità personali ed istituzionali intorno ad uno dei casi più scandalosi della storia della chiesa.

    Niente di divino

    Allertati fin dal principio dello scandalo per l’esperienza accumulata per anni, gli avvocati delle vittime non hanno mai dato credito ai molteplici atti di demagogia e alle manovre distrattive dettate da Roma.

    Carlos Lombardi, avvocato della parte civile delle vittime del Provolo e assessore letterato della Rete dei Sopravvissuti agli abusi sessuali del clero, ha detto al questo giornale che, la designazione di Bochadey da continuità alla linea di abuso, non solamente di potere, ma anche illegale della chiesa, quello che loro cercano non è riparare il danno alle vittime, di fatto ciò che questo soggetto fa attraverso le sue dichiarazioni sui media, è mettere in dubbio l’agire delle vittime, i reati, i fatti e soprattutto le denunce.

    Lombardi cita precisamente dichiarazioni recenti del Commissario Apostolico nelle quali deliberatamente occulta la verità. “Questo signore ha appena detto in un’intervista al giornale MDZ di Mendoza che nel tribunale di La Plata non esiste nessuna denuncia. Vuole dire che mette in dubbio non solo le denunce di La Plata ma anche quelle fatte a Verona già da diversi anni. A La Plata c’è un fascicolo con la denunca di Daniel Sgardelis, una vittima che ha viaggiato direttamente da Salta a La Plata per testimoniare davanti al pubblico ministero Fernando Cartasegna”.

    “Bisogna sottolineare che la causa platense del Provolo è abbastanza frenata e che non sappiamo se il p.m. è ancora nella sua funzione o è stato rimosso per loro problemi interni” ha ricordato Lombardi.

    Nella capitale della provincia di Bueno Aires è dove compie le sue funzioni da vari anni, niente meno che il commissario apostolico nominato la settimana scorsa da Bergoglio, Alberto Bochadey. L’uomo con l’enorme croce sul petto è ne più ne meno il vescovo ausiliare di mons. Héctor Aguer.

    Che Bergoglio dica ciò che sa

    Di fronte alle manovre della chiesa cattolica che si succedono i querelanti del Provolo di Mendoza chiedono all’autorità giudiziaria di esigere, di intimare alla curia, di consegnare le informazioni che possiede e non continui a diradare la collaborazione con la giustizia.

    Lombardi denuncia che questo commissario apostolico segue la linea istituzionale della chiesa presentandosi altezzosamente come un giustiziere parallelo allo Stato. Per questo con gli avvocati querelanti solleciteremo che questo signore consegni all’autorità giudiziaria la sua indagine quella che la commissione del Vaticano ha fatto integrare dai due sacerdoti inviati a Mendoza, portata a termine ma che non vollero mai presentare. Chi è prevenuto potrebbe pensare che l’avvocato Lombardi stia dicendo un’assurdità ma non è così. Anche se la chiesa è obbligata a affrontare le leggi argentine il suo modus operandi è contrario alla più minima collaborazione per la verità e la ricerca delle responsabilità.

    “La chiesa è obbligata a collaborare con le leggi. A Mendoza abbiamo un giudizio della Corte Suprema provinciale nel caso di Ivan Gonzàlez (patrocinato da me) contro l’arcivescovado di Mendoza dove si stabilisce categoricamente che il diritto canonico non prevale sul diritto internazionale in materia di diritti umani. Questo è importante per mettere nero su bianco l’assenza assoluta di collaborazione della chiesa nella causa Provolo di Mendoza. Né l’arcivescovado, né la commissione vaticana, né la Conferenza Episcopale Argentina, né la nunziatura hanno prestato nessun tipo di collaborazione” dice Lombardi.

    Bisognerà vedere se l’autorità giudiziaria mendocina darà corso finalmente alle richieste delle vittime di  Corradi, Corbacho, Kumiko e il resto degli abusatori di Luján de Cuyo. O bisognerà aspettare ciò che è prevedibile: che gli strettissimi lacci tra lo stato e il Vaticano terminino confermando i desideri di Bergoglio e culminino solo mettendo dietro le sbarre quei criminali tanto voraci da non poter sfuggire allo scandalo.

    Tradotto per Rete L’ABUSO da Roberta Pietra

    http://www.laizquierdadiario.com/Provolo-victimas-de-abusos-exigen-que-Francisco-entregue-las-pruebas-que-tiene

  • Un sondaggio sulla pedofilia boccia Bergoglio

    Un sondaggio sulla pedofilia boccia Bergoglio

    Stando ai servizi della tv italiana, si direbbe che Bergoglio goda di una popolarità a dir poco straordinaria: semplice, alla mano, bonaccione, pronto a farsi delle belle e sonore risate, appare proprio come un nonnino universale, un vicino di pianerottolo, un buon parroco di campagna, se non addirittura un rivoluzionario dei costumi vaticani senza precedenti storici. L’apparenza inganna, mai proverbio fu più vero e potremmo constatarlo tutti se soltanto la stampa facesse parlare anche i suoi detrattori.

    Lo prova un sondaggio realizzato dalla Rete L’Abuso fondata e diretta da Francesco Zanardi e incentrato proprio sulla sua persona: Giorgio Bergoglio alias papa Francesco. Un sondaggio coraggioso e rivelatore che si compone di appena cinque domande con l’obiettivo di capire qual è la percezione dello stato delle cose da parte dell’opinione pubblica e proporre possibili soluzioni già attuate con ottimi risultati in altri paesi.

    La partecipazione è stata davvero notevole, basti pensare che un sondaggio simile era stato proposto nel 2014 da “Il fatto quotidiano” che, sulla base già buona di un campione di circa 1600 votanti, ebbe un risultato coerente con quello ottenuto adesso dalla Rete L’Abuso su un campione di ben 4.010 votanti, raccolti sui vari social in soli 31 giorni.

    Prima domanda: “Pensi che le misure adottate da Papa Francesco per contrastare la pedofilia nella Chiesa siano sufficienti?”. Il 15,1% ha risposto si mentre l’84,9% le ritiene insufficienti e questo nonostante la “tolleranza zero” tanto annunciata dalla Santa Sede e oggi assolutamente delusa.

    Seconda domanda: “La Conferenza episcopale italiana ha deciso di non denunciare i preti pedofili “per tutelare la privacy delle vittime”. Sei d’accordo?” il 15,04% ha risposto di sì mentre il 84,96% ha risposto che non è per niente d’accordo.

    Terza domanda: “In molti Paesi europei le inchieste governative hanno accertato decine di migliaia di casi di violenza sui minori, inchiodando la Chiesa alle proprie responsabilità. Pensi che anche in Italia sarebbe utile una Commissione parlamentare d’inchiesta per fare piena luce sul fenomeno criminale della pedofilia nel clero?”. L’85,75% ritiene che sia utile e solo il 14,25% non la ritiene utile.
    Il nostro paese infatti non ha mai quantificato l’entità del fenomeno sul territorio e non ha mai prodotto un dato pubblico ufficiale.

    Quarta domanda: “Sai che dal 1985 un articolo di modifica del Concordato impone ai magistrati italiani di informare il vescovo riguardo i “procedimenti penali promossi a carico di ecclesiastici” appartenenti alla sua diocesi? Considerando che, di contro, mai nessun vescovo italiano ha denunciato un caso di violenza su minori, ritieni che il suddetto comma vada eliminato?”.  L’82,21% ha risposto sì mentre il 17,79% ritiene che questo articolo debba restare immutato. A tal proposito va ricordato che anche l’ONU nel 2014 chiese al governo italiano di rivedere alcuni articoli del Concordato tra Italia e Santa Sede tra i quali quelli che sollevano i vescovi dall’obbligo della denuncia. Ma il Governo italiano si è guardato bene dal farlo.

    Quinta domanda: “Molto spesso chi subisce una violenza da bambino trova la forza di denunciare dopo decenni, quando ormai il reato è prescritto. In Svizzera, il governo ha sospeso per sei mesi la prescrizione dando la possibilità a numerose vittime di denunciare le violenze subite. Pensi che sarebbe utile anche in Italia?”. L’87,95% ha risposto di sì e solo l’12,05% no.

    In questi ultimi 15 anni, da quando emersero i primi casi negli Stati Uniti, al di là dei sermoni puntualmente riportati dai media, il Vaticano non ha ancora reso alle vittime nemmeno un risarcimento umano. Tocca dunque allo stato italiano il dovere di tutelare i propri cittadini anziché continuare a rendersi complice di crimini efferati come ha fatto fino ad oggi, rendendo sacrificabile la vita di tanti bambini e adolescenti.

    “La Santa Sede – scrive infatti l’avvocato Carlos Lombardi, Procuratore della Rete dei sopravvissuti all’abuso sessuale ecclesiastico – non solo mantiene la rete di pedofilia istituzionalizzata e continua con la sua prolissa pratica di violare il diritto internazionale dei diritti umani, non solo non garantisce i diritti delle vittime, ma nega di informare le autorità statali e gli organismi internazionali dello stato dei suoi procedimenti interni”.

    “Si chiamano tribunali – spiega Francesco Zanardi – proprio come quelli civili, al loro interno si svolgono dei processi, proprio come nei tribunali civili, ma quello che non vi hanno detto, forse per leggerezza o forse solamente per incompetenza, è che al di la dell’analogia del nome hanno ben poco a che fare con i tribunali civili che tutti conosciamo.

    Grazie ad alcuni dei nostri assistiti siamo riusciti ad avere prova di cosa accade durante quelli che la chiesa chiama processi canonici: la vittima è costretta a presentarsi senza il proprio difensore di fiducia, ma paradossalmente, con il consenso della vittima può assistere l’avvocato dell’imputato. Esattamente come è accaduto ai due giornalisti, Emiliano Fittipaldi e Gianluigi Nuzzi.

    Durante questi processi, quando è presente la vittima, non lo è l’imputato e viceversa. Entrambi vengono sottoposti separatamente ad un interrogatorio dove vengono acquisite le varie informazioni che riguardano lo specifico caso. La vittima non può portare testimoni a suo favore, può certamente citarli, ma sarà discrezione del tribunale sentirli. Alla vittima non viene rilasciato inoltre nessun verbale e nessun documento nel quale emerga ciò che è stato verbalizzato durante la deposizione”.

    Raffaella Mauceri

  • Papa Francesco accusato di avere protetto sacerdoti sospettati di pedofilia in Argentina e in Italia. LE MONDE

    Papa Francesco accusato di avere protetto sacerdoti sospettati di pedofilia in Argentina e in Italia. LE MONDE

    Lo scandalo a seguito della rivelazione degli stupri subiti da decine di bambini sordomuti in un istituto religioso in Argentina coinvolge Papa Francesco.

    LE MONDE, di Christine Legrand (Mendoza (Argentine) e Jérôme Gautheret à Rome)

    Papa Francesco ha ignorato diversi avvertimenti circa la presenza in un istituto per i bambini sordomuti in Argentina ­ (paese di origine )­ di preti che erano stati accusati di pedofilia quando lavoravano per lo stesso istituto l’Italia?

    Così dicono gli avvocati che rappresentano i bambini che hanno denunciato di essere stati vittime di abusi sessuali nell’istituto cattolico Provolo di Mendoza, ai piedi delle Ande, 980 chilometri ad ovest di Buenos Aires.

    Secondo Carlos Lombardi, consigliere della Federazione degli ecclesiastici vittime di abusi sessuali e della Rete L’ABUSO, associazione vittime di pedofilia, è stato fornito a Jorge Mario Bergoglio nel 2014, ­ pochi mesi dopo l’elezione a papa del 13 marzo 2013, ­un elenco di quindici sacerdoti che hanno lasciato l’Istituto Provolo di Verona (Italia), il sede generale dello stabilimento di Mendoza, che erano stati coinvolti in scandali di abusi sessuali.

    Tra questi, Nicola Corradi, trasferito in Argentina nel 1984 presso l’Istituto Provolo di La Plata (capitale della provincia di Buenos Aires) prima di dirigere quello di Mendoza nel 1996.

    Due sacerdoti, una suora e tre dipendenti arrestati. Lo stesso Nicola Corradi, 82 anni, è stato arrestato nel novembre del 2016 e posto agli arresti domiciliari a causa della sua età. E ‘accusato di abusi sessuali nei confronti dei bambini sordomuti presso l’Istituto di Mendoza. Insieme a lui sono stati arrestati il sacerdote Horacio Corbacho (56) e tre dipendenti dell’istituto, Jorge Bordon, assistente dei sacerdoti, José Luis Ojeda, troppo stupido, e giardiniere Armando Gomez. Il 5 maggio, una suora giapponese Kumiko Kosaka, è stata arrestata per concorso.

    Il Carlos Lombardi Giudice avvocato “impossibile che il Papa non ha avuto informazioni su Nicola Corradi, o non ha chiesto il suo trascorso.” Sergio Salinas, un altro avvocato …

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  • Delegati del diavolo

    Delegati del diavolo

    Il caso Provolo ha riconfermato che al Santa Sede non solo mantiene la rete di pedofilia istituzionalizzata ma che oltretutto continua con la sua prolissa pratica di violare il diritto internazionale dei diritti umani.

    Non si accontenta di non garantire i diritti di bambine e bambini e adolescenti all’interno degli spazi ecclesiastici, ma nega di informare le autorità statali e gli organismi internazionali dello stato dei suoi procedimenti interni.

    Un esempio di questo è come ha agito la delegazione che la Santa Sede ha inviato a Mendoza per indagare parallelamente allo stato sui fatti accaduti nel summenzionato istituto.

    Interessi vaticani.

    In ogni momento è stato evidente quali fossero gli interessi degli inviati papali, quelli di uno stato straniero che su più di 100 norme internazionali sui diritti umani ne ha ratificate poco più di una decina.

    In relazione al caso Provolo la questione si aggrava perché oltre alla Dichiarazione Universale di Diritti dell’Uomo, la chiesa cattolica non ha firmato ne ratificato la convenzione sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne e la convenzione internazionale sui diritti delle fasce più deboli mentre la convenzione contro la tortura o altri trattamenti come pene crudeli, inumane e degradanti, è stata solo firmata ma mai ratificata, ciò vuol dire che non si è ancora assunta gli obblighi che ne derivano.

    In quanto alla convenzione sui Diritti del Bambino (CRC) non la attua sistematicamente dalla sua firma e ratifica, sia per non aver presentato in tempo le informazioni quinquennali che gli stati che ne fanno parte ne hanno l’obbligo (14 anni di inadempienza), sia per non aver applicato le nove esortazioni urgenti che il comitato Onu per i diritti del bambino ha fatto alla Santa Sede nel 2014.

    Basta leggere il punto 43b delle osservazioni finali sulla seconda informativa periodica della Santa Sede elaborata dal comitato per i diritti del bambino.

    Nonostante la Santa Sede abbia stabilito la sua piena giurisdizione sui casi di abuso sessuale ai bambini da parte di chierici nel 1962 mettendolo sotto la competenza esclusiva della congregazione per la dottrina della fede nel 2001, si è rifiutata di fornire al comitato Onu i dati su tutti i casi di abuso sessuale su minori che sono stati segnalati alla loro attenzione durante il periodo in esame e il risultato del relativo procedimento interno.

    In sostanza siamo di fronte ad uno stato che è un violatore seriale dei diritti umani, nel quale donne e bambini sono le categorie più pregiudicate.

    Contumacia clericale fondata su una prebenda legale.

    Il rifiuto della delegazione vaticana di rilasciare le informazioni alla giustizia penale mendocina dimostra la continuità di quella politica. In’oltre e per non perdere il vizio di utilizzare i privilegi che le dittature militari le hanno concesso, portando alla luce lo stesso argomento che gli è servito per non rispettare le leggi della repubblica: la vigenza del concordato del 1966.

    Il trattato è un vero e proprio fossile normativo che crea in favore della chiesa un enclave giuridico dentro l’ordinamento giuridico nazionale che ha come obbiettivo principale la garanzia da parte dello stato, di non intromettersi negli argomenti che riguardano la chiesa (la reciprocità non esiste giacche la chiesa si intromette invece negli affari della repubblica e nella vita privata dei cittadini).

    Due questioni che vale la pena di far notare, la prima che gli aspetti interni della chiesa, non si limitano a ciò che è strettamente religioso, molti di essi si intrecciano con gli effetti civili e penali, la seconda è non comune impunità che esiste e apre all’istituzione religiosa, poiché siccome lo stato non si immischia, si violano diritti alle persone a più non posso.

    E’ oscurantismo medioevale e l’abuso di potere nel pieno del ventunesimo secolo.

    Quello del concordato è uno dei demoni ecclesiastici scatenati dal caso Provolo, che prima o poi lo stato Argentino dovrà valutare se mantenere o meno.

    Non in vano Antonio Gramsci ha definito l’attitudine di uno stato firmante di capitolazione, la capitolazione dello stato moderno che si verifica attraverso i concordati, si maschera identificando verbalmente concordati e trattati internazionali: Nel concordato si realizza di fatto un’interferenza di sovranità nello stesso territorio giacchè tutti gli articoli del concordato si riferiscono ai cittadini di uno solo degli stati firmatari al di sopra di qui il potere sovrano di uno stato straniero giustifica e rivendica determinati diritti e poteri di giurisdizione (anche se di una speciale e determinata giurisdizione). Cit.

    Ma la contumacia della delegazione vaticana non si è esaurita col rifiuto a fornire informazioni invocando i privilegi del concordato ed ostentando la sua ripugnante impunità, ma sono anche arrivati a sostenere l’indifendibile innocenza dell’arcivescovato di Mendoza, uno dei responsabili civili del danno, fisico, morale e psicologico sofferto da bambini, bambine e adolescenti del Provolo.

    Stato e chiesa, eterni adlàteres.

    Non determinato lo stato provinciale in materia di responsabilità e fa orecchie da mercante di fronte alle inadempienze della delegazione vaticana, che comunque nemmeno favorisce, al contrario, starebbe convalidando il comportamento illegale di uno stato straniero che viola in modo seriale i diritti umani.

    Non aver verificato l’applicazione dei trattati sottoscritti e la legislazione complementare (convenzione di Belem do Parà e  legge 26.485), aver omesso direttive imposte dal pubblico ministero davanti alla Corte Suprema della giustizia della nazione, che tutelano i diritti delle persone più fragili, sommato al ridicolo fatto dalle due commissioni della legislatura mendocine, concorrendo così a genuflettersi al domicilio del vescovo cattolico in riunione a porte chiuse e alle spalle dei genitori dei bambini abusati, sono fatti che dimostrano la complicità.

    In modo che acquisisce fondamentale importanza l’attuazione del potere giudiziale in quanto l’impegno dei suoi funzionari e magistrati potrebbe aggravare o meno l’evidente responsabilità internazionale di Mendoza, costituita prolissamente per le omissioni dell’esecutivo e il servilismo clericale del legislativo.

    La giustizia provinciale ha avuto l’opportunità di evadere nel conflitto suscitato tra diritti umani e il diritto canonico che ha dato origine all’atto n. 86.326, il fascicolo “G.I.R.” contro A.M. per D. e P.” e dove la Suprema Corte di giustizia di Mendoza ha sostenuto che considerare che la chiesa cattolica nella sua qualità di persona pubblica non statale si trova obbligata a compiere con il dovere di informare che rispettano i trattati internazionali dei diritti umani, non implica in alcun modo vulnerare il diritto canonico nel concordato firmato con la Santa sede.

    Il potere giudiziale della Provincia ha l’opportunità di essere all’altezza del rispetto dei diritti umani attuando con indipendenza e imparzialità senza dare ascolto a una corporazione religiosa alla quale non sono mai interessate le vittime di abuso da parte di religiosi, al contrario il caso Provolo sarà un altro esempio che conferma la affectio societatis dello stato con l’eterna aguzzina dell’umanità.

    Avvocato Carlos Lombardi

    Procuratore;

    della Rete dei sopravvissuti all’abuso sessuale ecclesiastico (Argentina)

    e della Rete L’ABUSO, associazione italiana vittime di preti pedofili

    Tradotto per Rete L’ABUSO da Roberta Pietra

    http://www.mdzol.com/opinion/734928-delegados-del-diablo/

  • PROVOLO; seconda fase dell’inchiesta , gli avvocati iniziano ad esporre il carteggio arrivato dall’Italia.

    PROVOLO; seconda fase dell’inchiesta , gli avvocati iniziano ad esporre il carteggio arrivato dall’Italia.

    Come abbiamo raccontato ieri, uno dei due 007 inviati da Papa Francesco per fare luce sugli abusi avvenuti presso l’Istituto cattolico Antonio Provolo di Mendoza, il Vicario Giudiziale padre Dante Simeon, è stato convocato per essere interrogato dal Pubblico Ministero Flavio D’Amore davanti al quale però, nell’intento di sottrarsi all’audizione, ha invocato il segreto pontificio.

    Secca la risposta del pm che ha voluto mettere subito le cose in chiaro ricordando al sacerdote che la chiesa non è al di sopra della legge.

    Affronto costato caro perchè la procura ha anche formalmente intimato allo 007 vaticano di consegnare entro venerdì tutta la documentazione in suo possesso, corredata da una relazione scritta. Pena l’incriminazione per falsa testimonianza come secondo l’articolo 275 cp, punibile con la reclusione da un mese a quattro anni.

    Con l’audizione da parte della procura degli 007 inviati da papa Francesco lo sorso aprile, si apre la seconda fase dell’indagine. Nella prima la priorità era quella di raccogliere tutto il materiale probatorio che dimostrasse i reati contestati agli imputati, quantificandoli.

    Adesso invece si interroga la chiesa. Cosa sapeva e perché – malgrado decine di denunce –  non è mai intervenuta?

    Nei mesi scorsi, come avevamo già annunciato, parallelamente al deposito di più fascicoli presso la Procura della Repubblica di Verona alla quale si chiedeva sostanzialmente di ravvisare eventuali responsabilità omissive commesse dai responsabili giuridici delle due succursali Provolo coinvolte, la documentazione, minuziosamente e pazientemente prodotta negli anni dall’Associazione Sordi Provolo che tutela gli ex allievi, è stata recapitata (in alcuni casi con postilla AIA) e illustrata nel dettaglio anche oltre oceano, all’avvocato Carlos Lombardi, nostro Procuratore a Mendoza il quale nel pomeriggio di ieri, coordinandosi con gli altri colleghi del pool, Sergio Salinas Giordano e  Juan Qantiacq ha depositato (vedi foto) il primo dei documenti che provengono dall’Italia e che tira in ballo direttamente oltre a Papa Francesco e la Congregazione per la Dottrina della Fede, anche il vescovo di Verona Giuseppe Zenti, principale destinatario di una lunga serie di missive.

    In quel documento che nei mesi scorsi avevamo già reso pubblico, c’è la prova che dimostra che non solo che le gerarchie veronesi erano informate, ma che li erano anche i massimi vertici della Santa Sede, compreso Papa Francesco.

    Il documento è datato 20 ottobre 2014 e anche se per il momento si è deciso per strategia – almeno fino all’audizione di venerdì – di depositare quello e poco altro, in realtà la documentazione va parecchio a ritroso, basti ricordare che dopo anni di accuse da parte degli ex allievi dell’istituto, già nel 2009 il vescovo di Verona Giuseppe Zenti dichiarava pubblicamente su L’Arena di Verona la sua consapevolezza su quanto accaduto nell’istituto veronese ammettendo che “ci furono abusi”.

    Nel 2010 ci fu poi la commissione d’Inchiesta indipendente voluta dal Vaticano e presieduta da un laico, il dott. Mario Sannite. Una indagine che il vescovo Zenti definì approfondita e nella quale vennero ascoltate solo una quindicina delle quasi settanta vittime che si erano proposte. Una commissione da subito molto chiacchierata, non solo per il fatto della presunta falsificazione della scheda personale di Gianni Bisoli (oggi oggetto di denuncia) che avrebbe scagionato uno degli accusati illustri, il vescovo Giuseppe Carraro, ma anche per il fatto che da quella commissione scomparvero praticamente tutti i nominativi dei sacerdoti denunciati e ancora in vita tra cui Nicola Corradi. Ne furono di fatto sanzionati con pene irrisorie soltanto 3 dei 27 denunciati.

    L’associazione Sordi Provolo lamenta inoltre da anni che malgrado gli accordi presi con la diocesi di Verona, malgrado le molteplici richieste scritte, non gli sia mai stata concessa visione del carteggio prodotto da quella commissione, un carteggio importante perchè oltre alla documentazione cartacea contiene anche gli audio visivi delle audizioni, sia degli ex alunni, sia dei preti accusati e sentiti da quella commissione.

    Nella serata di ieri (primo pomeriggio in Argentina) si è tenuta una lunga consultazione via Skype con l’avvocato Carlos Lombardi per valutare le strategie da attuare nei prossimi giorni che potrebbero riservare anche qualche colpo di scena.

  • Provolo, gli «007» del Papa rischiano una denuncia per falsa testimonianza

    Provolo, gli «007» del Papa rischiano una denuncia per falsa testimonianza

    Il pm agli ispettori vaticani : fuori tutte le carte o sarete incriminati

    Abusi sui sordomuti al Provolo: a Mendoza, dove la magistratura argentina ha aperto un’inchiesta in parallelo con gli inquirenti veronesi, non sono ancora finiti i colpi di scena dopo l’arresto della suora Kosaka Kumiko, accusata non solo di aver taciuto le violenze ma anche di aver assistito in prima persona e di aver «coadiuvato» il veronese don Nicola Corradi e gli altri arrestati mentre perpetravano gli aberranti soprusi sugli alunni della sede del Provolo a Luján de Cuyo.

    L’ultima novità dall’Argentina, stavolta, coinvolge direttamente il Vaticano: a inizio aprile, infatti, la Santa Sede decise di inviare due sacerdoti delegandoli a «indagare » per conto della Chiesa come previsto dalle disposizioni del diritto canonico. I religiosi mandati dal Papa sono di Córdoba e hanno come primario il compito di seguire da vicino il processo che comincerà tra poche settimane. Adesso però i due sacerdoti potrebbero rischiare l’incriminazione per falsa testimonianza se non collaboreranno con il pubblico ministero. A riferirlo è stato l’avvocato Carlos Lombardi, che cura gli interessi di Rete L’Abuso Onlus, associazione italiana delle vittime dei preti pedofili.

    Stando all’avvocato delle future parti civili al processo, martedì pomeriggio il pm Flavio D’Amore ha ricevuto uno dei due 007 vaticani, il Vicario Giudiziale padre Dante Simon, convocato come persona informata sui fatti e lo ha interrogato per circa 5 ore. Alle domande del magistrato però, il sacerdote si è rifiutato di rispondere appellandosi al segreto pontificio. A quel punto il pm lo ha informato che stava rischiando l’incriminazione per «falsa testimonianza» in base all’articolo 275 del codice penale argentino e il sacerdote, allora, ha accettato di rispondere ad alcune domande.

    Ma non è tutto perché dopo l’audizione il magistrato ha anche intimato formalmente al religioso di provvedere entro venerdì, domani, al deposito presso la procura di tutto il materiale in suo possesso oltre a una relazione completa sull’indagine interna che la chiesa sta conducendo. In caso contrario sarà formalmente incriminato per falsa testimonianza.Padre Dante Simon, uscendo dal palazzo di giustizia, davanti ai giornalisti ha sottolineato che «la sua indagine non include i fatti avvenuti all’Istituto Provolo di Verona» e che «la chiesa non indagherà né sui tre laici coinvolti insieme a Corradi e Corbacho, né sulla suora giapponese Kumiko, in quanto questi non sono religiosi consacrati». E ha aggiunto: «Papa Francesco non è ignaro di quello che sta succedendo, la prova è questa indagine che ci ha ordinato di fare».

    Corriere di Verona https://www.pressreader.com/italy/corriere-di-verona/20170518/281779924057850

  • PROVOLO: Papa Francesco manda gli ispettori in Argentina, il PM li interroga e ora rischiano l’accusa di falsa testimonianza.

    PROVOLO: Papa Francesco manda gli ispettori in Argentina, il PM li interroga e ora rischiano l’accusa di falsa testimonianza.

    Colpo di scena, almeno per noi che in Italia siamo abituati ad un eccesso di riguardo nei confronti del clero, ma in Argentina, pur restando il rispetto per l’abito talare, di fronte alla legge si è tutti uguali.

    Ed è così che i due 007 inviati da papa Francesco per “indagare” sull’orribile vicenda degli abusi sessuali sui bambini sordi nell’Istituto cattolico Antonio Provolo di Mendoza, da investigatori, si sono trasformati in test per la procura, sottoposti quindi anche al segreto istruttorio e se entro venerdì non risponderanno a quelle che sono le richieste, potrebbero ritrovarsi anche incriminati per falsa testimonianza, come secondo l’articolo 275 del codice penale argentino che punisce con la reclusione da un mese a quattro anni.

    Ne dà notizia Carlos Lombardi, nostro avvocato a Mendoza il quale racconta che nel pomeriggio di ieri (tarda serata qui in Italia) il Pubblico Ministero Flavio D’Amore ha ricevuto uno dei due 007 vaticani, il Vicario Giudiziale padre Dante Simon, convocato come persona informata sui fatti come dalla richiesta che era stata avanzata in udienza dall’avvocato Sergio Salinas.

    Ma alle domande del p.m. il sacerdote si è seccamente rifiutato di rispondere appellandosi al Segreto Pontificio. Mossa decisamente poco gradita dal Pubblico Ministero il quale a questo punto – facendogli notare che la chiesa non è al di sopra della legge – gli ha letto l’articolo 275 del codice penale. Il sacerdote, capendo in quale guaio si era messo ha cercato di alleggerire la sua posizione e nelle seguenti cinque ore di interrogatorio, anche se molto timidamente ha risposto ad alcune domande.

    Ma non è tutto perché dopo l’audizione il Pubblico Ministero Flavio D’Amore ha anche intimato formalmente allo 007 di provvedere entro venerdì al deposito presso la Procura di tutto il materiale in suo possesso oltre a una relazione completa sull’indaggine interna che la chiesa sta conducendo. In caso contrario sarà formalmente incriminato per falsa testimonianza.

    Padre Dante Simon, uscendo dalla procura ha affrontando i giornalisti sottolineando che la sua indagine non include i fatti avvenuti all’Istituto Provolo di Verona e che la chiesa non indagherà ne sui tre laici coinvolti insieme a Corradi e Corbacho, ne sulla suora giapponese Kumiko, in quanto questi non sono religiosi consacrati.

    Ha anche sottolineato che papa Francesco e il Vaticano non sono ignari di quello che sta succedendo: “La prova evidente che il Santo Padre è impegnato nel caso di Mendoza è questa ricerca che ci ha ordinato di fare.”

    Simon ha anche aggiunto che “le accuse sono molto gravi e aberranti, ci umiliano e ci fanno molto male.”

    L’Ufficio di Presidenza