Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: catechista

  • Romagna, la mappa degli abusi nel clero: Forlì-Cesena in testa, seguono Rimini e Ravenna

    Romagna, la mappa degli abusi nel clero: Forlì-Cesena in testa, seguono Rimini e Ravenna

    La nuova rilevazione dell’Osservatorio della Rete L’ABUSO, pubblicata il 1° ottobre 2025, consegna una fotografia senza precedenti della violenza sessuale commessa da appartenenti al clero e dal relativo indotto in Italia: 1.250 casi complessivi, di cui 1.106 sacerdoti; 4.625 le vittime note, 4.451 delle quali minorenni.

    Solo sui sacerdoti, l’incidenza stimata è del 3,57% (1.106 su 31.000 attivi), mentre il “sommerso” – i casi noti alla Chiesa ma mai denunciati all’autorità giudiziaria – isola 839 episodi su 1.106. Un dato che dialoga con 155 condanne definitive sul totale dei 1.250 casi mappati.

    Dentro questo quadro nazionale, l’Emilia-Romagna conta 75 casi e 192 vittime prevalentemente minorenni; 71 sono sacerdoti, poi un catechista e tre laici. Le posizioni penali registrano 53 episodi nel sommerso, con poche denunce attive e 10 condanne definitive. È in questa cornice che la Romagna spicca per numerosità relativa.

    Forlì-Cesena: il baricentro romagnolo

    La provincia di Forlì-Cesena è la più colpita della Romagna: 10 casi censiti. Il dato, pur numericamente contenuto rispetto ai grandi hub regionali del Nord, pesa nel bilancio romagnolo e segnala catene di eventi spesso rimaste senza un approdo giudiziario. Nel quadro regionale, infatti, oltre due terzi dei procedimenti risultano “sommersi” o privi di esito pubblico, una dinamica che ostacola sia la giustizia sia la prevenzione.

    Rimini e Ravenna: numeri vicini, stessa vulnerabilità

    A Rimini e Ravenna il report conta 7 casi ciascuna. Anche qui il tratto comune è l’asimmetria tra il danno registrato e l’effettiva risposta giudiziaria: poche denunce formali, scarsi approdi a sentenza e un ricorso alla giustizia canonica che, secondo la rilevazione, non si traduce quasi mai in condanne note. È un pattern che ricalca il disegno regionale – 2 procedimenti canonici avviati, 3 mai avviati e nessuna condanna nota – e che suggerisce l’urgenza di strumenti di tutela più trasparenti, coordinati con l’autorità civile.

    Il peso della Romagna nell’Emilia-Romagna

    Sommando Forlì-Cesena (10), Rimini (7) e Ravenna (7), la Romagna raggiunge 24 casi, cioè quasi un terzo del totale regionale (75). Considerando che il report attribuisce all’Emilia-Romagna 192 vittime (di cui 185 minorenni), il contributo romagnolo diventa ancor più significativo in rapporto alla densità demografica e alla capillarità delle strutture ecclesiastiche sul territorio.

    Cosa dicono i “macro-numeri” nazionali

    I dati complessivi – 1.250 casi, 4.625 vittime, 3,57% di incidenza tra i sacerdoti attivi, 839 episodi nel sommerso – descrivono un fenomeno strutturale. Nelle regioni più popolose il volume cresce (la Lombardia guida con 174 casi), ma il tasso di sommerso resta elevato ovunque, segno che la trasparenza interna e l’obbligo di segnalazione non sono ancora prassi consolidate. In assenza di una commissione d’inchiesta statale – strumento adottato in diversi paesi europei – il report evidenzia come le stime italiane possano essere per difetto sul versante delle vittime.

    Le falle del sistema: denuncia, prevenzione, risarcimenti

    Il documento rimarca che, tra le 4.621-4.625 vittime citate nelle diverse sezioni, solo una risulta risarcita spontaneamente dalla Chiesa; quando arriva un indennizzo, proviene in prevalenza dalla giustizia italiana. Nel frattempo, il sostegno medico-psicologico appare lacunoso, mentre 22 strutture terapeutiche risultano attive per i sacerdoti, nessuna specificamente per i sopravvissuti da abusi. Il divario tra strumenti per gli autori e tutela delle vittime è uno dei punti dolenti messi nero su bianco.

    Che cosa significa per la Romagna

    Per Forlì-Cesena, Rimini e Ravenna i numeri non sono solo contabilità del passato. La quota di sommerso, il limitato ricorso a percorsi giudiziari e la quasi totale assenza di condanne canoniche note rendono urgente un’azione su tre livelli: obbligo effettivo di segnalazione all’autorità civile; rafforzamento dei servizi di supporto alle vittime; trasparenza degli esiti, inclusa la tracciabilità dei trasferimenti interni. La Romagna, proprio perché esprime una fetta importante del dato regionale, può diventare un laboratorio di pratiche migliori, dalla formazione nelle parrocchie alla collaborazione strutturata con centri antiviolenza e procure.

    Un indicatore per misurare il cambiamento

    Il confronto fra numero di casi e condanne definitive (10 in Emilia-Romagna su 75) suggerisce un indicatore semplice da monitorare: quota di procedimenti che arrivano a sentenza, tempi medi di definizione e accesso a misure riparative. Portare alla luce il sommerso non è solo questione statistica: significa consentire alle vittime di Romagna – e del Paese – di ottenere giustizia in tempi ragionevoli, e alle comunità di ricostruire fiducia su basi verificabili.

    Metodologia – Il report copre l’arco 2000-2025, aggrega casi trattati direttamente dall’associazione e materiale documentale pubblico, con schede regionali e provinciali di dettaglio. I numeri citati nel pezzo provengono dal report alle sezioni “Dato censito dall’Osservatorio”, “Dettaglio integrale delle schede regionali” e “Conclusioni”.

    https://lavocedicesenatico.it/romagna-la-mappa-degli-abusi-nel-clero-forli-cesena-in-testa-seguono-rimini-e-ravenna/

    2° Report Rete L’ABUSO

  • Falsi profili social per ottenere foto intime dai ragazzini: catechista in custodia cautelare

    Falsi profili social per ottenere foto intime dai ragazzini: catechista in custodia cautelare

    Un uomo di 56 anni, William Mark Camilleri, è stato posto in custodia cautelare dopo essersi dichiarato non colpevole di varie e pesantissime accuse tra cui abusi e molestie sessuali online ai danni di un ragazzino di tredici anni, oltre che di possesso di materiale pedopornografico. L’uomo, catechista e tecnico di laboratorio, è comparso in tribunale lunedì mattina, dove è stato incriminato per una serie di reati legati all’uso di falsi profili su Facebook con l’obiettivo di adescare minorenni (si parla di almeno ottanta ragazzini) e ottenere foto a luci rosse, e forse anche degli incontri “reali”.

    Le indagini sono partite dopo una segnalazione presentata alla polizia dai genitori del tredicenne, preoccupati per una conversazione sospetta del figlio con una certa “Tanya Borg” su Facebook. Secondo quanto riferito in aula, questo profilo falso avrebbe indotto il minorenne a inviare foto che lo ritraevano nudo e a compiere atti indecenti, oltre a condividere dettagli sensibili come l’indirizzo di casa e la scuola frequentata.

    Attraverso il tracciamento dell’indirizzo IP associato al profilo, le autorità hanno localizzato un’abitazione a Tarxien, dove è stato eseguito un mandato di perquisizione che ha portato all’arresto di Camilleri. Durante l’operazione, è stato sequestrato un computer dal quale, secondo l’analisi preliminare della polizia, erano state gestite almeno ottanta conversazioni con altrettanti ragazzini nell’arco di un anno. In almeno otto casi, le vittime sarebbero state convinte a inviare al 56enne materiale fotografico sessualmente esplicito.

    Oltre a “Tanya Borg”, l’imputato avrebbe utilizzato un secondo profilo social falso, con il nome “Kevin Kevinu”, sempre per adescare ragazzini e bambini online, e le indagini sono tuttora in corso per verificare l’esistenza di altri alias digitali riconducibili all’uomo.

    Camilleri è accusato non solo di abusi e molestie sessuali, ma anche di aver proposto al tredicenne un incontro reale con finalità illecite. In aula, la difesa ha presentato richiesta di libertà provvisoria, motivata dallo stato di salute del 56enne, affetto da una patologia che necessita cure regolari. Il tribunale ha però respinto la richiesta, accogliendo le obiezioni della Procura, che ha espresso timori per la possibile manomissione delle prove e ha assicurato che ogni trattamento medico necessario all’individuo sarà garantito presso il Corradino, dove Camilleri resterà in custodia cautelare.

    Il magistrato ha inoltre emesso un ordine di protezione nei confronti della vittima e dei suoi genitori, vietando la pubblicazione del nome del giovane. È invece stata autorizzata la condivisione pubblica dei nomi dei falsi profili social, per agevolare eventuali nuove segnalazioni da parte di altre potenziali vittime.

  • Cei, ‘sono 115 le vittime di presunti abusi nel 2023-2024’

    Cei, ‘sono 115 le vittime di presunti abusi nel 2023-2024’

    “Nel 2023-2024, le presunte vittime di abusi sono state 115 di cui 64 maschi e 51 femmine. Nello stesso periodo i casi di presunti abusi sono stati 69, di cui 27 consumati in parrocchia. I presunti autori di abuso, in tutto 67, sono principalmente chierici”.

    E’ quanto emerge dal terzo report della Cei sugli abusi ad opera di religiosi. I casi sarebbero aumentati da 32 a 37 tra 2023 e il 2024. I presunti abusi spirituali e di coscienza sono passati da 4 a 17 casi.

    I dati sono stati presentati nell’ambito dell’evento “Proteggere, prevenire, formare. La rete territoriale per la tutela dei minori e degli adulti vulnerabili”, organizzato dal Servizio Nazionale per la tutela dei minori e dei vulnerabili della Conferenza Episcopale Italiana ed emergono dalla Terza Rilevazione Territoriale che analizza le attività dei Servizi Regionali, diocesani/interdiocesani e dei Centri di ascolto nel biennio 2023-2024. L’analisi dei casi ha rivelato un aumento delle segnalazioni di presunti abusi con una particolare attenzione a diverse tipologie e ai luoghi in cui si verificano.

    “La parrocchia – si legge – emerge come il luogo più comune per gli abusi segnalati. La fascia d’età più colpita tra le presunte vittime è quella di 10-14 anni (31,3%). La maggior parte dei presunti autori di abuso è chierico (44 su 67) e quasi tutti maschi (65 su 67)”. Il confronto tra le due ultime indagini evidenzia un aumento nell’età media del presunto autore di abusi, che passa da 43 anni nel 2022 a 50 anni nel 2023-2024.

    Con riferimento ai laici, il dettaglio relativo al servizio pastorale svolto indica che i presunti autori di reato, al momento della segnalazione, svolgevano i seguenti ruoli: catechista/educatore (4), volontario (3), collaboratore (2), insegnante di religione (1), seminarista (1), sagrestano”.

    https://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2025/05/28/cei-sono-115-le-vittime-di-presunti-abusi-nel-2023-2024_c3bb32ae-fc7b-4d4a-99c2-067a4406ce7f.html

  • Abuso sessuale nella Chiesa: goffaggine, inerzia, omissione di informazioni, 18 vescovi implicati in fallimenti

    Abuso sessuale nella Chiesa: goffaggine, inerzia, omissione di informazioni, 18 vescovi implicati in fallimenti

    Come rispondono i vescovi attualmente in carica in Francia alle parole delle vittime di abusi sessuali nella Chiesa? Per comprendere in che modo ciascuna parte tiene conto delle segnalazioni, accoglie le testimonianze o sostiene le vittime, France Inter ha approfondito i casi registrati in ogni diocesi di Francia e ha ripercorso il percorso di ciascun vescovo. Dalla goffaggine al rifiuto di informazioni, fino all’inerzia, scopriamo che le vittime a volte vengono maltrattate durante i colloqui presso la sede vescovile, che alcuni vescovi non rispondono mai, ma anche che altri le dissuadono dal sporgere denuncia o addirittura lasciano al loro posto sacerdoti contro cui sono state comunque presentate segnalazioni. Dei cento vescovi attualmente in carica, 18 hanno commesso delle mancanze e non hanno applicato la dottrina della vigilanza e della trasparenza in queste materie negli ultimi anni.

    Di fronte alle accuse, alcuni si ammendano, altri richiamano fatti anteriori al rapporto della Commissione indipendente sugli abusi sessuali nella Chiesa (CIASE), altri ancora rispondono in modo disgiunto o non rispondono affatto. ” Siamo chiaramente impegnati a garantire che la Chiesa sia una casa sicura per tutti “, ha affermato Éric de Moulins-Beaufort, presidente della Conferenza episcopale francese. ” Sono state prese diverse misure e definite diverse procedure, e le stiamo implementando. Siamo veramente impegnati in questo percorso di trasformazione “, assicura, invitando il suo successore a incarnare la lotta contro gli abusi sessuali. La sua nomina avverrà la prossima settimana durante l’assemblea plenaria di Lourdes.

    1. Il vescovo di Autun accusato di “coprire” personaggi religiosi

    ” Constatiamo che non c’è più nulla da aspettarsi da voi “, ha scritto Julien* al vescovo di Autun, Chalon-sur-Saône e Mâcon, in una lettera inviata nel gennaio 2024. Violentato e abusato da un fratello della comunità di Saint-Jean, il giovane ha impiegato vent’anni per ottenere il licenziamento del suo aggressore. Non riuscì mai a incontrare Benoît Rivière , che preferì annullare l’incontro fissato il giorno prima per discutere del riconoscimento del suo status di vittima, perché Julien* voleva venire con il suo avvocato. « Ho incontrato ogni vittima che chiedeva di essere ascoltata », assicura il vescovo.

    Tre mesi dopo, Benoît Rivière è stato intervistato dai nostri colleghi di France 2,  nell’ambito di un reportage sugli abusi commessi contro le Suore Apostoliche della comunità di Saint Jean . Secondo un sondaggio interno a cui abbiamo avuto accesso, sessantasei di loro (sulle 120 che hanno risposto al questionario) affermano di aver subito abusi, alcuni addirittura violentandoli. Benoît Rivière ha spiegato alla telecamera di ” non aver letto nei dettagli ” questo rapporto pubblicato un anno prima e di essere ” inorridito dalla cifra citata ” dal giornalista. Tuttavia, in quanto vescovo di Autun, Chalon-sur-Saône e Mâcon, ha la responsabilità diretta di questa comunità. Julien è indignato con vergognosa leggerezza.

    L’episodio sconvolse anche Rémi*. E non è l’unica cosa che rimprovera al vescovo: ” Da quando ha assunto l’incarico, ha continuato a coprire i sacerdoti e i religiosi autori di tali atti “, gli scrisse nell’aprile 2024, chiedendogli di dimettersi. Perché Rémi, come altri parrocchiani, tre anni prima aveva espresso preoccupazione per le azioni di un sacerdote della diocesi. La famiglia della bambina era impotente di fronte ai forti sospetti che riguardavano questo sacerdote; Il vescovo era stato avvertito e aveva consigliato ai genitori di prendere le distanze dal sacerdote. E questo è tutto. Alcuni fedeli hanno dovuto denunciare personalmente l’accaduto alla polizia nel 2021, prima che la famiglia decidesse finalmente di sporgere denuncia. È in corso un’indagine. Benoît Rivière ci ha informato che il 2 agosto 2024 sono state adottate misure precauzionali, vietando al sacerdote di intervenire in un istituto scolastico. Secondo le nostre informazioni, negli ultimi anni almeno altri due sacerdoti con profili pedocriminali sono stati segnalati a Benoît Rivière, senza che lui abbia preso alcun provvedimento. Il pubblico ministero è stato infine informato da una terza parte; I due ecclesiastici morirono prima che fosse possibile indagarli.

    Inoltre, il protocollo tra la diocesi di Autun e la Procura della Repubblica non è ancora stato firmato: il rapporto Sauvé del CIASE ne ha raccomandato la generalizzazione. ” È stato stabilito nel gennaio 2023 tra le due parti. Ad oggi, è ancora in attesa della firma del procuratore “, ci ha detto Benoît Rivière, aggiungendo: ” Questa mancanza di firma ovviamente non impedisce in alcun modo la segnalazione richiesta dalla legge “.

    2. Il vescovo di Beauvais difende un sacerdote finalmente licenziato per “abuso sessuale e abuso di potere”

    Questo è un caso che simboleggia le conseguenze delle disfunzioni della Chiesa in questo ambito. Il caso Benoît Moulay,  svelato dai nostri colleghi di Libération , si è concluso nel 2023 con la dimissione di questo sacerdote dallo stato clericale per “abusi sessuali e abuso di potere”, e nel 2024 con un accordo tra la comunità Emmanuel (a cui apparteneva Benoît Moulay) e due donne vittime di stupro, che per cinque anni hanno condotto la lotta per ottenere un risarcimento per quanto subito.

    Eppure Benoît Moulay non avrebbe mai dovuto diventare prete. Nel 1997, il consiglio del seminario di Nantes emise all’unanimità parere negativo, sottolineando la sua ” importante immaturità psico-affettiva “. È scritto che egli ” non ha né la libertà interiore, né la retta intenzione, né le capacità richieste per esercitare il ministero di un sacerdote diocesano, e probabilmente di un sacerdote in qualsiasi contesto “. Ma l’uomo che all’epoca era responsabile del sostegno ai sacerdoti e ai seminaristi dell’Emmanuel decise di andare contro il parere del seminario. Jacques Benoit-Gonnin , oggi vescovo di Beauvais, mette in risalto « la sua solida maturità umana ». Il seminario ribadì la sua riserva l’anno successivo: ” Sarebbe pericoloso lasciarlo seguire questa strada “. Jacques Benoit-Gonnin difende la religione nonostante tutto. Benoît Moulay è stato ordinato sacerdote nel giugno 1998 nella diocesi di Le Mans. ” Sebbene fossi a conoscenza del parere sfavorevole dei dirigenti del seminario, non ero a conoscenza, all’epoca, del parere scritto e motivato dei padri del seminario “, giustifica oggi Jacques Benoit-Gonnin. Facciamo notare che questa posizione è contraddetta da una lettera dell’aprile 1997 scritta al superiore del seminario di Nantes dall’amministratore diocesano, il quale gli comunicava di aver espresso a padre Benoît-Gonnin le sue riserve sull’ordinazione di Benoît Moulay.

    3. Il vescovo di Annecy accusato di inerzia durante la sua permanenza a Le Mans

    Nel 2008, Yves Le Saux , anch’egli appartenente alla comunità dell’Emmanuel, è stato nominato vescovo di Le Mans. Riceverà molteplici segnalazioni su Benoît Moulay, nel 2009, nel 2015, nel 2019. Anche da uno psichiatra. Il vescovo non li ascolterà. Due donne hanno quindi deciso di rivolgersi al tribunale civile per denunciare gli stupri subiti. Il caso è stato chiuso senza ulteriori azioni nel 2020 perché la coercizione non è stata accertata, ma l’indagine canonica ha portato a un processo e poi alla dimissione di Benoît Moulay dallo stato clericale. Sono trascorsi dunque 26 anni tra la prima segnalazione e la sanzione canonica. ” Fino alla data della denuncia presentata da due donne nel 2019, non ero a conoscenza di segnalazioni su Benoît Moulay relative al suo atteggiamento nei confronti delle donne. Subito dopo queste denunce, è stato sospeso dal suo ministero “, ci ha detto Yves Le Saux.

    Questa non è l’unica volta in cui Yves Le Saux lascia passare gli allarmi. Nel 2010, una coppia di parrocchiani arrabbiati lo incontrò. Avvertono: è fuori questione che padre M. si avvicini al loro giovane figlio, il suo comportamento è ” inappropriato ” con i bambini. Il vescovo è d’accordo. Dieci giorni dopo, i genitori notarono che il prete stava ascoltando le confessioni dei bambini. L’uomo sarà condannato nel 2021 a tre anni di carcere per aggressioni sessuali su sei adolescenti. Oggi Yves Le Saux desidera precisare che, in seguito a una segnalazione, ha avviato delle indagini (inchiesta interna e perizia psichiatrica) che non hanno prodotto alcuna prova conclusiva.

    4. Il vescovo di Bayonne accusato di aver minimizzato i fatti attribuiti ai sacerdoti

    Nel 2017,  Mediapart ha pubblicato un’importante inchiesta sui vescovi  (in carica, emeriti o deceduti) che avevano insabbiato abusi sessuali. Marc Aillet è citato, in particolare, nel caso di un prete condannato per violenza sessuale su minori a una pena detentiva sospesa di sei mesi nel 2018. Marc Aillet era stato allertato nel 2009 da una famiglia, dopo che il prete aveva presumibilmente aggredito un altro minore. ” La vittima non era pronta a intraprendere un’azione legale “, ha spiegato in una lettera ai cattolici della diocesi il 27 aprile 2016. La madre avrebbe infine presentato una denuncia nel 2015.

    Più di recente, il caso di un sacerdote della zona di Pau, condannato nel febbraio 2024, ha rivelato che sono trascorsi otto anni tra la segnalazione della famiglia alla diocesi e l’arrivo del caso davanti alla giustizia. Marc Aillet ci assicura di essere stato avvisato solo nel 2018 e di aver contattato immediatamente il pubblico ministero,  cosa che l’avvocato del sacerdote presso i nostri colleghi di “ici Béarn” ha contestato  al momento del suo deferimento al tribunale penale.

    Infine, sempre nella diocesi di Bayonne, il caso è più antico, ma testimonia l’assenza del principio di precauzione. Nel 2001, un sacerdote della diocesi è stato condannato a 18 mesi di carcere, con pena sospesa, per violenza sessuale su una bambina di cinque anni, con il divieto di lavorare con i minori per cinque anni. Fu quindi reintegrato nella parrocchia, senza alcuna misura restrittiva. Nell’aprile 2011, un fedele ricordò al vescovo di Bayonne, Marc Aillet, il passato del sacerdote e rimase scandalizzato dalla sua negligente reintegrazione. Marc Aillet rispose cinque giorni dopo con una frase lapidaria: ” Ho preso nota dei tuoi pensieri, prego per te “. Nessun seguito. Il sacerdote rimarrà in carica fino al pensionamento. ” Nessuna lamentela per un fatto nuovo da quando questa condanna è stata portata alla mia attenzione “, ci ha detto Marc Aillet, aggiungendo che dopo la promulgazione nel 2022 della carta per la protezione dei minori e delle persone vulnerabili, ” tutti i sacerdoti incaricati della pastorale nella diocesi sono stati invitati a presentare i loro precedenti penali “.

    5. L’arcivescovo di Rennes accusato di non aver intrapreso azioni legali

    Nella diocesi di Rennes, durante il processo a Gaël Carissan, condannato a cinque anni di prigione nel 2019, l’arcivescovo Pierre d’Ornellas , chiamato a testimoniare, ha ammesso: ” Non ho fatto tutto ciò che era necessario “. L’inchiesta giudiziaria ha rivelato che era stato informato nel 2008 da un sacerdote delle azioni dell’abate, durate diversi anni. Quell’anno Pierre d’Ornellas gli proibì di esercitare qualsiasi ministero con i giovani e i minori e lo cacciò via, ma non intraprese alcuna azione legale. Fu la vittima a prendere in mano la situazione due anni dopo, quando la Chiesa non avrebbe più fatto nulla.

    Inoltre, secondo le nostre informazioni, il vescovado di Rennes può rispondere in modo piuttosto sorprendente ai rappresentanti delle vittime che desiderano far valere i propri diritti e scrivono al vescovado. Alcuni hanno ricevuto un’e-mail che affermava: ” Ti riferisci a fatti prescritti. Ti chiedo di non disturbare più il sacerdote, che in ogni caso contraddice le dichiarazioni della vittima. Ti ricordo che è la parola di uno contro la parola di un altro “. Contattato, Pierre d’Ornellas ha formalmente negato: ” L’Unità di ascolto, il mio Vicario generale o io non abbiamo mai dato tali risposte. Le nostre risposte sono archiviate con cura e nessuna di esse contiene ” queste dichiarazioni. L’arcivescovo di Rennes sottolinea in particolare il protocollo firmato nel 2022 con il pubblico ministero e l’assunzione nel 2023 di una persona ” interamente dedicata alla prevenzione e alla formazione alle giuste relazioni educative “. ” Sono ben consapevole di tutto il lavoro che resta ancora da fare di fronte a questa piaga degli abusi sessuali nella Chiesa. Sono determinato a sradicarla veramente “, conclude Pierre d’Ornellas.

    6. Il vescovo di Evry accusato di aver voluto dissuadere la vittima dal sporgere denuncia

    Nella diocesi di Évry Corbeil-Essonnes, una (grave) vittima di abusi spirituali a fini sessuali afferma di aver voluto contattare la sua diocesi nel 2021 per impedire che altre vittime si contagiassero. Dopo un colloquio molto positivo con il Vicario generale, è stata ricevuta – insieme al marito – dal vescovo Michel Pansard per discutere della procedura canonica. E l’accoglienza non è più la stessa. Il parrocchiano descrive la crudele mancanza di compassione e il disprezzo da parte dello psicologo presente al colloquio. ” Sei tu che hai il problema “, suggerì il vescovo. Questo parrocchiano afferma anche che Michel Pansard desidera in particolar modo sapere se intende intraprendere un’azione civile. ” Lo psicologo ci ha detto che non c’era alcuna possibilità che la denuncia avesse successo, che era una causa persa! ” Lo scorso settembre, il sacerdote è stato finalmente trasferito nella diocesi di Nantes, ” per prendersi cura dei suoi genitori anziani “, è stato riferito nella sua ex parrocchia. Michel Pansard nega formalmente di aver cercato di dissuadere la vittima dal sporgere denuncia e sottolinea che le indagini canoniche e giudiziarie sono state chiuse.

    7. Il vescovo di Aix-en-Provence accusato di non aver licenziato un presunto sacerdote

    Nella diocesi di Aix-et-Arles, è un nome che suscita perplessità tra coloro che vivono lì da diversi anni e sono coinvolti nella vita della Chiesa. Quello di un sacerdote che lavora direttamente con i giovani; è ancora incluso nelle candidature del 2024, firmate di pugno dal vescovo  Christian Delarbre . Il nome di padre P. era già emerso ripetutamente dieci anni prima, al punto che era stata aperta un’inchiesta preliminare, poi chiusa senza ulteriori provvedimenti, per motivi che molti fedeli ancora oggi non sanno spiegare. Perché in quel periodo giunsero al vescovado le testimonianze dei sacerdoti, dei parrocchiani e delle persone vicine alla diocesi; travolto dal vescovo dell’epoca, mons. Dufour.

    Christian Delarbre è arrivato nel 2022, ma l’unità di ascolto della sua diocesi è stata contattata nell’estate del 2023 dal presidente dell’associazione Ecclésia Johannis, un’associazione che aiuta le vittime di abusi nella Chiesa, preoccupato per il caso di questo sacerdote che lavora quotidianamente con i minori. Non ha ricevuto risposta su questo caso specifico e un’e-mail dall’unità di ascolto si è conclusa con una minaccia: ” Si ricorda che qualsiasi accusa avente carattere di diffamazione pubblica o privata (…) è passibile di azione penale e comporta la tua responsabilità penale “. Christian Delarbre non ha risposto alle nostre richieste.

    8, 9. I vescovi di Montpellier e Cahors accusati di non aver preso in considerazione i fatti

    Mickaël è uno di coloro ai quali la Chiesa ha cercato di offrire una via diversa dalla giustizia umana. Da minorenne, è stato abusato sessualmente da un prete per quattro anni. Nel 2013, il sacerdote è stato condannato a due anni di carcere con sospensione della pena a seguito di un processo a porte chiuse. Come rivelato da  Médiacités  e  France 3 Occitanie , Mickaël ci conferma che è stato Norbert Turini , ex vescovo di Cahors e oggi capo della diocesi di Montpellier, a convincerlo, dopo aver tentato una mediazione religiosa tra il giovane e il suo aggressore anziché ricorrere a vie legali, a non lasciare i dibattiti aperti al pubblico. Contattato, Norbert Turini nega: ” Ho subito segnalato i fatti alla Procura ” .

    Mickaël ha continuato la sua vita, poi, al momento della pubblicazione del rapporto del Ciase (Commissione indipendente sugli abusi sessuali nella Chiesa) nell’ottobre 2021, ha riflettuto sulla sua storia. E scopre che il sacerdote è ancora in carica, in una parrocchia di Lot. Scrisse a Laurent Camiade , il nuovo vescovo di Cahors, per esprimere il suo stupore. La reazione del vescovo (a una settimana dalla pubblicazione del rapporto Ciase) è netta: ” Dobbiamo stigmatizzare un individuo, già dichiarato colpevole dai tribunali e che ne porta il peso? Non credo “. Precisa che il sacerdote non ha ministero verso i minori, ” anche se celebra una messa parrocchiale dove (a volte) sono presenti dei giovani “. Nel 2023 Mickaël si è finalmente fatto sentire  sulla stampa per avvertire personalmente i parrocchiani  di questo comune del Lot. Secondo l’elenco diocesano di Lot, il sacerdote in questione si trova ora nell’archivio della Chiesa. ” Con questa copertura mediatica, non gli è stato più possibile continuare il suo ministero nella parrocchia, anche se i tribunali non lo consideravano un pericolo “, ci ha detto Laurent Camiade.

    10. Il vescovo di Belley-Ars individuato per essere rimasto in silenzio

    A 500 chilometri da Lot, ad Ain, un sacerdote ha potuto riprendere il suo ministero dopo essere stato sospeso per diversi anni. Fu assolto nel maggio 2023 dalla giustizia canonica che aveva indagato in seguito alla testimonianza di due donne su una lunga influenza durata diversi anni, con aggressioni sessuali per una e stupri per l’altra. Ma questo sacerdote resta ancora oggi oggetto di inchiesta giudiziaria. Perché Amelle*, dopo un iniziale licenziamento, ha deciso di costituirsi parte civile. Per lei la prigionia durò 19 anni, fino al ricovero in ospedale per gravi problemi psicologici e fisici, che la spinsero a confidarsi.

    Amelle informò il suo vescovo, Pascal Roland, della sua nuova lamentela. Gli aveva anche chiesto un appuntamento per farsi spiegare la sentenza canonica. Nessuna risposta. “ Gli ho scritto più volte per raccontargli il mio caso, e non ho mai visto Pascal Roland in vita mia .” Ma ciò di cui Amelle accusa maggiormente il vescovo, oltre al suo silenzio, è di non aver ascoltato la seconda vittima di questo sacerdote. La seconda vittima è Carine*. E si scopre che le due donne sono sorelle, ma si sono allontanate; non conoscono la situazione dell’altro. Riuscita a sfuggire all’influenza, Carine cominciò a temere per la sorella e si confidò con il vescovo nel 2014. Pascal Roland promise di prendersi cura di lei. Non accadde nulla fino al 2019, quando Carine, che stava ancora elaborando la sua storia, tornò a trovarlo. Il sacerdote viene finalmente sospeso. Amelle è stata ricoverata in ospedale poche settimane dopo: “ Se avesse ascoltato mia sorella nel 2014, per me gli abusi sarebbero cessati cinque anni prima ”. La diocesi precisa che Pascal Roland “ ha fatto rapporto al Procuratore e ha avviato un processo canonico ”, che le due autorità hanno chiuso il caso “ per mancanza di prove fino ad oggi ” e che il Procuratore “ non ha ritenuto opportuno imporre particolari restrizioni fino a nuovo avviso ”.

    11, 12, 13. I vescovi di Aire-et-Dax, Grenoble-Vienne e Orléans accusati di non aver dato seguito agli avvertimenti

    Avvisi e poi più niente. È quanto accaduto nel caso di padre Olivier de Scitivaux, come  ha sottolineato France Inter a novembre nell’ambito di un’inchiesta sulla diocesi di Orleans . Una suora aveva avvisato Nicolas Souchu , allora vicario generale (una sorta di assistente del vescovo) della diocesi di Orléans – e oggi vescovo di Aire-et-Dax – del comportamento del sacerdote nei confronti dei bambini. Poi, nel 2012, ne parlò di nuovo al vescovo Jacques Blaquart . Nello stesso periodo, un catechista mise in guardia anche i vicari generali (Nicolas Souchu, ma anche Jean-Marc Eychenne , oggi vescovo di Grenoble) e i vescovi successivi riguardo a questo sacerdote. Il caso non sarebbe stato portato davanti alla giustizia fino al 2016. Olivier de Scitivaux è stato condannato a 17 anni di prigione nel 2024. Durante il processo, Jacques Blaquart ha riconosciuto: ” È terribile dirlo, ma io stesso ero in quella coltre di silenzio che gravava sulla Chiesa in quel momento. Chiedo perdono alle vittime per aver tardato ad agire “. Quanto a Nicolas Souchu, ha dichiarato in tribunale, chiamato anche lui come testimone, di non ricordare di aver ricevuto alcun avviso.

    Jean-Marc Eychenne riconosce ora francamente « un errore, una mancanza di discernimento » e precisa che i primi resoconti a lui inviati su Olivier de Scitivaux non riguardavano fatti specifici. ” Quello di cui siamo diventati più consapevoli da allora è che un accumulo di segnali deboli finisce per costituire un segnale forte che dovrebbe spingerci a essere estremamente vigili. Anche qui, ci è mancato il discernimento (…) e non possiamo che incolpare noi stessi “, ammette il vescovo di Grenoble. Jacques Blaquart, vescovo di Orléans, racconta il suo percorso verso la consapevolezza della realtà degli atti pedofili nella Chiesa: ” Col senno di poi, reagirei molto prima oggi perché (…) abbiamo imparato a riconoscere i segnali d’allarme “. Nella diocesi di Orléans, dove l’ex vescovo André Fort è stato condannato nel 2018 per aver denunciato un’aggressione sessuale, sono state messe in atto molteplici azioni per prevenire e denunciare gli abusi. Nicolas Souchu, da parte sua, non ha risposto alle nostre domande.

    14. Il vescovo di Angers accusato di inerzia

    Molte vittime, dopo anni di silenzio, per pudore, vergogna o amnesia traumatica, si sono rivolte innanzitutto alla Chiesa per farsi conoscere e riconoscere. E che ha dovuto affrontare il silenzio del vescovado. Nel 2014, Isabelle decise di raccontare la storia dell’aggressione subita da un prete, quando aveva circa dieci anni. Questo sacerdote era ancora in carica e Isabelle se ne preoccupò con il vescovo di Angers, Emmanuel Delmas . Per otto anni non accadde nulla (perché la vittima era adulta e all’epoca era consuetudine non sostituirla nei procedimenti giudiziari, spiegò il vescovo), ma la presentazione del rapporto del Ciase spinse Isabelle a riconsiderare la sua storia, a richiedere un’indagine canonica e ad agire in giudizio nel 2022 (la sua denuncia fu archiviata per prescrizione). Isabelle dovrà contattare più volte il vescovo per capire a che punto del suo fascicolo si trova e cosa sta succedendo al suo aggressore. Soprattutto perché lo scorso autunno una cattolica della parrocchia del suo aggressore ha denunciato uno strano comportamento e ha scoperto il passato di padre M. Così, lo scorso gennaio, Isabelle ha scritto di nuovo al vescovo: ” Voler mantenere il controllo e quindi il potere, da soli, su queste questioni, cercando di isolare le persone, non condividendo le informazioni e rimanendo in silenzio e inattivi non è certamente un approccio appropriato o coraggioso “. L’Angioino ha ricevuto una risposta qualche giorno fa. Emmanuel Delmas ci informa che sono state adottate misure precauzionali per limitare l’attività dei ministeri.

    15. Il vescovo ausiliare di Lione accusato di non aver compreso la gravità dei fatti

    Nel corso delle indagini, abbiamo anche trovato due nomi familiari, già apparsi nel caso Bernard Preynat, il sacerdote lionese condannato nel 2020 per violenza sessuale su una ventina di vittime tra il 1972 e il 1991. Si tratta del caso di  Thierry Brac de la Perrière, oggi vescovo ausiliare di Lione (dove è tornato dopo essere stato vescovo di Nevers). Nel 2019, all’epoca del cosiddetto “affare Barbarin”, l’uomo che era stato vescovo ausiliare di Lione per la prima volta tra il 2003 e il 2011, comparve accanto al cardinale per omessa denuncia. Aveva incontrato una delle vittime di Preynat nel 2011, senza però rivelarne l’identità. ” Il reato è dunque costituito ma è opportuno rilevare il termine di prescrizione dell’azione pubblica “, ha stabilito il tribunale. La sentenza afferma inoltre: ” Un’inchiesta avrebbe potuto essere disposta nel 2011 (…) Diverse vittime avrebbero potuto farsi avanti prima senza il rischio di vedersi ritenute prescritte per gli eventi subiti “. Thierry Brac de la Perrière riconosce ora che questo episodio lo ha ” indebolito ” nel suo ministero episcopale, ma sottolinea i progressi compiuti, in particolare dopo la pubblicazione del rapporto Ciase, e il lavoro di sensibilizzazione su queste tematiche svoltosi negli ultimi anni.

    16. Il vescovo di Nancy “non è andato oltre per indagare” sulle accuse mosse a padre Preynat.

    Pierre-Yves Michel è ora vescovo di Nancy, ma è stato vicario di Sainte-Foy-lès-Lyon, dove Bernard Preynat ha officiato per un certo periodo (Pierre-Yves Michel arrivò diversi anni dopo la partenza di Preynat). Durante il processo non è stato convocato, ma davanti agli inquirenti che lo hanno interrogato nel febbraio 2017, il vescovo, pur mantenendo il vago, ha confermato di aver spiegato nel 2016 a una delle vittime di aver sentito parlare di ” problemi con i bambini ” quando era responsabile della parrocchia di Sainte Foy-lès-Lyon tra il 1995 e il 2001, poi che era stato deciso con il cardinale Barbarin intorno al 2010-2012 di vietare a Preynat di restare solo con bambini di età inferiore ai 15 anni, dopo alcune voci. La prima denuncia contro il sacerdote di Lione risale solo al 2015 (in reazione all’inazione della Chiesa). ” Col senno di poi, capisco che è sorprendente che non siamo andati oltre nelle indagini “, ammette il vescovo. ” Oggi, rileggiamo le cose in modo diverso, alla luce di tutto ciò che sappiamo. “

    17. L’arcivescovo di Sens-Auxerre scelto per la reintegrazione di un sacerdote

    In un opuscolo pubblicato nella collezione Tracts di Gallimard nel 2023, ” Abusi sessuali nella Chiesa cattolica. Da scandali a riforme “, Pascal Wintzer , ora vescovo di Sens-Auxerre, si chiede: ” Cosa abbiamo da perdere se non il potere! Cosa avremmo da guadagnare? Un servizio migliore ai nostri fratelli e a Dio. Per me, la scelta è presto fatta! ” Ma nel gennaio 2025, sulla piattaforma X, Natalia Trouiller racconta – con documenti giustificativi – la reintegrazione di un sacerdote scomunicato per pedofilia. I fatti contestati a questo sacerdote risalgono al 2014. L’inchiesta civile verrà chiusa senza ulteriori provvedimenti per prescrizione, anche se i fatti denunciati ” costituiscono reato “, si legge nell’avviso di classificazione alla vittima. L’indagine porterà anche alla scoperta di una seconda vittima, un adulto. La persona religiosa è invece condannata – quindi scomunicata – dalla giustizia canonica. È stato reintegrato alla fine del 2024 e ha concelebrato la messa di insediamento di Pascal Wintzer. Ci vorrebbe una lunga battaglia di argomenti di diritto canonico e i pareri del tribunale penale canonico nazionale e del Dicastero per la Dottrina della Fede perché il vescovo rinunci definitivamente alla reintegrazione del sacerdote. Pascal Wintzer è stato nominato vescovo di Sens-Auxerre lo scorso ottobre, quindi ” è stato difficile per me sapere come comportarmi nelle diverse situazioni “, contestualizza, respingendo ogni rifiuto di applicare sanzioni.

    18. Il vescovo di La Rochelle incriminato per tentato stupro

    Infine, segnaliamo che Georges Colomb , ancora registrato come vescovo di La Rochelle sul sito della Conferenza episcopale di La Rochelle, è indagato dal novembre 2023 per tentato stupro di un uomo adulto.

    * I nomi sono stati cambiati per proteggere l’anonimato dei testimoni.

    https://www.radiofrance.fr/franceinter/podcasts/l-info-de-france-inter/l-info-de-france-inter-3127183

  • Bolzano, i quattro vescovi che ignorarono o coprirono gli abusi. Mai rimosso il prete prescritto per cui la Curia ha risarcito

    Bolzano, i quattro vescovi che ignorarono o coprirono gli abusi. Mai rimosso il prete prescritto per cui la Curia ha risarcito

    Ipocriti consigli per terapie psichiatriche, inutili trasferimenti di parrocchia in parrocchia, incomprensibili assegnazioni in scuole come catechisti o come preparatori alla Cresima, pressioni su chi chiedeva ascolto, inspiegabile convinzione dell’innocenza anche di un condannato, benché prescritto. Sono quattro i vescovi e quattro i vicari le cui condotte – perlopiù inazioni a dire il verso – vengono analizzate nel rapporto della Diocesi di Bolzano e Bressanone sui i casi di sacerdoti pedofili che per anni, in alcuni casi decenni, hanno potuto indisturbati palpeggiare, spogliare, abusare di bambini, bambine o giovanissime donne.

    I relatori dell’indagine, elaborata dallo studio legale Westpfahl-Spilker-Wastl di Monaco di Baviera, dopo aver studiato caso per caso contestano al vescovo Joseph Gargitter, che ricoprì la carica dalla fondazione (1964) al 1986, “una condotta erronea e/o quantomeno impropria nella gestione” in sette casi. dimostrando “indifferenza per le esigenze dei fedeli”, evitando in un caso specifico qualsiasi “intervento mirato né, quantomeno, si adoperò affinché esso venisse disposto al fine di prevenire, per quanto possibile, ulteriori abusi del sacerdote su minori”. Diventando “corresponsabile” delle violenze ulteriori arrivate nel corso degli anni. A Wilhelm Egger viene contestato di essere stato ostile nei confronti di chi segnalava abusi e di non aver adottato provvedimenti. Viene riconosciuto a Karl Golser di essere stato in carica solo tre anni e di essersi ammalato e per questo aver affidato i due casi contestati al vicario. A Ivo Muser, attuale vescovo cui si riconosce uno “sforzo sincero volto a migliorare e possibilmente ottimizzare l’approccio nei confronti delle persone offese”, si contestano otto casi. Muser e il vicario generale Eugen Runggaldier “hanno ammesso senza se e senza ma i propri errori. È proprio questa la cultura dell’errore che ci si dovrebbe auspicare anche per il futuro, essendo l’unico modo per ottimizzare progressivamente il sistema di prevenzione e quindi evitare futuri abusi e coinvolgimenti di persone” scrivono i relatori.

    Joseph Gargitter (1964-1986) – Nessuna azione nei confronti di un sacerdote, già segnalato per i suoi comportamenti, che poté abusare una ragazzina di 11-12 anni: violenze confessate dall’autore solo decenni più tardi. Senza contare che all’inizio degli anni 2020, una persona segnalava al Centro di ascolto della Diocesi di Bolzano-Bressanone di avere subito abusi dallo stesso a scuola. Il prete avrebbe accompagnato in macchina lei e altre allieve fino a casa, negli anni Sessanta, approfittandone per toccarle nelle parti intime. La mancanza di provvedimenti innesca una “corresponsabilità in ulteriori abusi“.

    C’è poi il caso del palpeggiatore seriale che ebbe un colloquio con il vescovo ma continuò a insegnare in una scuola elementare fino alla fine degli anni Novanta, diventando poi parroco responsabile di diverse parrocchie a metà degli anni 2000. Al prete pedofilo, cui i genitori contestavano almeno sette casi di molestie su bambini tra i 7 e 12 anni, l’allora vicario generale Josef Michaeler consigliò di rivolgersi a uno psichiatra per le sue “difficoltà”. Nel corso del tempo fu trasferito 10 volte e in sette casi emersero accuse di abusi. Gargitter continuò a lasciare il sacerdote in servizio nella pastorale, affidandogli anche incarichi nel contesto dell’insegnamento della religione nelle scuole, nonostante le continue accuse provenienti da più parti. Il vescovo – dopo la controversa assoluzione – in un altro caso reintegrò un prete nel servizio scolastico. L’uomo morì alla fine degli anni 2010. Solo pochi giorni prima del suo decesso era arrivata una segnalazione al Centro di ascolto. Una persona offesa aveva riferito di abusi commessi dal sacerdote, verificatisi a suo dire nei primi anni Settanta e secondo lo stesso schema dei casi su cui si era fondato il procedimento penale. Per i i relatori: “Nonostante l’assoluzione, infatti, non potevano essere escluse, con la necessaria sicurezza, eventuali ulteriori molestie del sacerdote sulle alunne, stanti le dichiarazioni effettivamente rilasciate da una molteplicità di testimoni. Il vescovo Joseph Gargitter avrebbe pertanto commesso l’errore di non considerare la vicenda da un’ottica ponderativa e di non avere nemmeno evidentemente valutato l’adozione di misure di sicurezza”.

    In un altro caso, con vittima una bimba di quarta elementare, “nel fascicolo sul sacerdote è possibile evincere che sulla madre della bambina ci sarebbero state pressioni della Curia vescovile volte a indurla a relativizzare le molestie e non approfondire ulteriormente la questione. Il sacerdote continuò a operare sia come parroco che come insegnante (di religione). Nel corso del suo operato venivano mosse contro di lui ulteriori accuse di abusi che vedevano coinvolti minori”. Ci sono poi i casi del sacerdote che venne spinto al ricovero, ma che fuggì tornando alla sua parrocchia: non risultano altri provvedimenti. Il prete che invece “si intratteneva regolarmente a bordo della propria automobile nei pressi della stazione ferroviaria alla ricerca di giovani per scopi illegali” era stato proposto all’autorità scolastica di Bolzano perché lo impiegasse “come catechista in una scuola. Il sacerdote veniva infine allontanato dalla sua parrocchia di allora e nominato assistente religioso presso il Centro Pastorale di Bolzano, in cui parallelamente si occupava anche della preparazione alla Cresima”.

    Wilhelm Egger (1986 – 2008) – Sono sei i casi analizzati durante il mandato dell’alto prelato. Il sacerdote accusato di molestie era stato ascoltato dal vicario generale
    Josef Michaeler, per poi essere semplicemente trasferito. La Curia veniva subissata di lamentele e accuse che venivano accolte quasi con ostilità dai vertici. “Dall’esame generale del fascicolo emergono accuse di abusi sollevate in sette delle sue dieci sedi di incarico e interessanti un numero cospicuo di minori. Nei confronti del sacerdote furono altresì sollevate accuse di abusi sessuali su due donne maggiorenni”. Eppure nessuna indagine fu avviata, nessun provvedimento preso.Il vescovo “permise al sacerdote (inutilmente sottoposto a terapia psichiatrica, ndr) di continuare a operare nella pastorale nonostante le ripetute e gravi accuse mosse nei suoi confronti e senza prendere misure idonee a prevenire nuove possibili molestie sessuali a danno dei minori”. “Nell’opinione dei relatori, le azioni del Vescovo non sono dunque in linea con l’immagine che la Chiesa si prefigge di avere, improntata alla cura dei bisognosi e degli oppressi. Questa visione avrebbe dovuto obbligarlo non solo ad alleviare le sofferenze esistenti, ma anche ad assicurarsi che non ne venissero arrecate di nuove, come invece è effettivamente accaduto con le ulteriori molestie sessuali messe in atto dal sacerdote”.

    Tra i sei casi quello che risulta ancora più impressionante riguarda il caso del prete abusatore, che insegnava, e che celebrò i funerali di un giovane docente che era considerato una sua vittima. Gli fu soltanto sconsigliato di farlo. Nessun altro provvedimento. Durante una visita pastorale il vescovo raccolse soltanto le proteste dei parrocchiani, ma non fece nulla. Le lettere che avrebbe scritto il sacerdote pedofilo per scusarsi per i suoi errori non sono state trovate o rese pubbliche: fu avviata un’inchiesta della procura ma gli esiti non sono noti. Infine a “metà degli anni 2000, stando alle testimonianze, un parrocchiano si sarebbe rivolto al vicario generale Josef Michaeler, all’epoca non più attivo in queste funzioni. Chiedeva notizie sul caso del sacerdote con l’intento di scrivervi nell’ambito di una tesi di laurea. Il Vicario generale Josef Michaeler avrebbe ricevuto lo studente, ma l’atmosfera della conversazione si sarebbe ben presto surriscaldata e lo studente sarebbe stato minacciato di vedersi il futuro rovinato, se non avesse interrotto quelle sue ricerche”.

    C’è poi il caso del sacerdote che era stato condannato e fu rimosso dagli incarichi, ma Egger “ometteva di informarne la Congregazione per la Dottrina della Fede con una segnalazione invece prescritta in siffatti casi. Né disponeva l’avvio di un procedimento penale interno alla Chiesa, a giudizio dei relatori invece dovuto, e sebbene a loro parere un tale intervento fosse comunque necessario ai sensi delle vigenti norme del diritto penale canonico universale”.

    Karl Golser (2008 – 2011) – Due i casi individuati dai relatori. Il vescovo, che era malato, delegò la gestione a Josef Matzneller. Per questo la “condotta erronea e/o quantomeno impropria nella gestione del caso, collocabile tuttavia nel livello più inferiore dei possibili gradi di responsabilità”. Fu inoltre Golser a istituire in particolare nel 2010 il Centro diocesano di ascolto.

    Vescovo Ivo Muser (2011 – oggi) – Sono otto i casi contestati, due poi decaduti, all’attuale vescovo (nella foto) che ha comunque avviato il meccanismo che ha portato alla redazione del rapporto. Tra questi quello di avere mantenuto operativo un sacerdote condannato in appello e prescritto in Cassazione. Quella prescrizione permise alla vittima di ottenere un maxi risarcimento nel 2013. Per i relatori: “Sin dall’avvio delle indagini … e per tutta la durata dei processi e delle trattative di conciliazione, il sacerdote aveva continuato ad operare nella pastorale senza essere sottoposto ad alcuna forma di vigilanza. Anche dopo la conclusione dell’accordo di conciliazione, e malgrado e diverse raccomandazioni della Congregazione per la Dottrina della Fede, il sacerdote continuava ad essere operativo nella pastorale, fino almeno alla stesura finale del presente rapporto, senza essere sottoposto a restrizioni né a vigilanza sul proprio operato”. In questo caso il vescovo, tra le altre cose, ha dichiarato ai relatori: “Di essere convinto sia del fatto che la persona offesa abbia subito gravi abusi e sia anche del fatto che il sacerdote non sia colpevole”. Un altro episodio riguardava la segnalazione di un sacerdote che aveva molestato in doccia una 13enne, al vicario generale Eugen Runggaldier il prete aveva dichiarato che le accuse erano diffamatorie. Il vescovo informato però non aveva adottato nessuna misura, né avviato un’indagine.

    Durante la conferenza stampa di presentazione del rapporto Muser ha dichiarato: “Abbiamo bisogno di un cambiamento di mentalità, di una nuova cultura di vicinanza. Per questo oggi non si chiude un cammino, ma è un primo passo all’interno di questo cammino. Mi auguro all’interno della chiesa, delle nostre parrocchie, della nostra società, un profondo cambiamento di mentalità: bisogna prendere sul serio le vittime e il loro dolore. Prendere sul serio questa terribile ferita che c’è all’interno della nostra chiesa e della società. Ogni caso è un caso di troppo. Mi colpisce il fatto che dobbiamo imparare questa vicinanza, prendere sul serio il dolore del singolo, di ogni vittima, ed ascoltare bene le storie che ci vengono raccontate”. E dopo aver ascoltato, magari agire di conseguenza.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/01/22/bolzano-i-quattro-vescovi-che-ignorarono-o-coprirono-gli-abusi-mai-rimosso-il-prete-prescritto-per-cui-la-curia-ha-risarcito/7845553/

  • Abusi su minore, chiesto il rinvio a giudizio di un catechista a Gela

    Abusi su minore, chiesto il rinvio a giudizio di un catechista a Gela

    Pedofilia in una parrocchia di Gela, dove la Procura ha chiesto il rinvio a giudizio, con l’accusa di atti sessuali su minorenne, nei confronti di un animatore e catechista, assiduo frequentatore e figura di spicco della struttura.

    Le indagini coordinate dalla Procura e condotte dalla Squadra Mobile di Caltanissetta e dal Commissariato di Gela hanno preso avvio nel 2022, quando la giovane vittima ha testimoniato in un diverso procedimento penale a carico di altro soggetto, denunciando abusi che raccontava di aver subito fin da quando era ancora dodicenne protrattisi per i successivi sei anni.

    Da quanto ricostruito dagli inquirenti sulla base delle prime informazioni rese dalla presunta vittima, il minore, durante la frequentazione di una chiesa di Gela, avrebbe conosciuto il formatore che, sfruttando il suo ruolo educativo e di riferimento in ambito parrocchiale, l’avrebbe indotto a compiere atti sessuali. L’uomo sotto inchiesta ha 33 anni, ed è proprietario di un negozio.

    I “vertici” erano stati informati

    Il giovane avrebbe informato di tutto il vescovo di Piazza Armerina Rosario Gisana, che a sua volte era già stato informato da un altro sacerdote. Monsignor Gisana già in qualche modo coinvolto nell’inchiesta su pedofilia e abusi che vede coinvolto il sacerdote Don Giuseppe Rugolo.

    Anche il parroco di una delle chiese di Gela sarebbe stato a conoscenza della vicenda e nonostante questo il catechista sarebbe rimasto al suo posto. L’indagato, infatti, avrebbe avuto piena disponibilità delle chiavi dei locali, in quanto incaricato di fornire ausilio nell’allestimento delle funzioni religiose e delle cerimonie.

    L’attività investigativa, consistita in attività di intercettazione, analisi dei profili social dei soggetti coinvolti ed escussione di numerose persone informate dei fatti, ha permesso di raccogliere consistenti elementi di prova a sostegno dell’accusa, che hanno condotto dapprima alla notifica dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari e, di recente, alla richiesta di rinvio a giudizio formulata al Giudice per l’Udienza Preliminare.

    https://www.lasicilia.it/cronaca/abusi-su-minore-chiesto-il-rinvio-a-giudizio-di-un-catechista-a-gela-1845695/

  • Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 19 del 13 gennaio

    Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 19 del 13 gennaio

    • Francesco Zanardi – Gela – Tentò contatti fisici con ragazzina, sacerdote sotto accusa

    L’accusa è di avere tentato “contatti” fisici con una ragazzina. Questi i sospetti che pendono su un sacerdote di Gela. Fatti che risalirebbero a un po’ di tempo addietro.

    È approfittando di contatti con la famiglia della ragazzina, per questioni parrocchiali, che avrebbe tentato di avvicinarla. Questo è lo scenario generale in cui la vicenda sarebbe maturata.

    Ma la ragazzina avrebbe sempre respinto quei presunti tentativi di cui il sacerdote si sarebbe reso autore. Almeno secondo i contenuti dell’accusa.

    E successivamente, durante la fase investigativa, la minorenne avrebbe confermato questa versione dei fatti fino a fare aprire un procedimento a carico dello stesso religioso.

    La ragazza e i suoi genitori si sono costituiti parte civile nell’istruttoria dibattimentale che ne è derivata.

    https://www.castelloincantato.it


    • Alessio Di Florio – LASCIATE CHE LE FANCIULLE VENGANO A ME!

    «Se la giustizia non farà il suo corso sicuramente ne risponderanno davanti a Dio». Si lascia andare ad uno sfogo di rabbia e delusione in aula la madre di Marta (nome di fantasia), vittima di ripetute violenze sessuali perpetrate nel tempo, dal 2009 al 2012, da quando aveva solo 14 anni. Sul banco degli imputati G. V. ex catechista della parrocchia di Santa Rita da Cascia, nel quartiere Casalotti di Roma.

    L’accusa è di abusi aggravati dal ruolo svolto all’interno della comunità religiosa. «Nel 2013 un presbitero di cui non posso fare il nome mi riferì di alcune problematiche intime sorte all’interno del gruppo di giovani – racconta durante la sua testimonianza uno dei responsabili dei catechisti della parrocchia – mi disse che c’erano stati dei problemi tra un educatore e una ragazzina, ma senza farmi nomi e cognomi».

    Eppure, anche senza i dettagli, il religioso individua subito chi possa essere coinvolto: «Ho guardato l’elenco, ho chiamato personalmente G. V. e l’ho invitato a casa mia fuori Roma per farmi raccontare cosa fosse realmente accaduto. Lui ha ammesso di essersi baciato con una ragazzina. Mi ha parlato solo di un bacio e quando ho chiesto a Marta di raccontarmi i fatti anche lei ha confermato». Solo qualche bacio in macchina, niente di più, stando alla testimonianza dell’ex catechista e la promessa di non raccontare nulla ai genitori per scongiurare una reazione sconsiderata da parte del padre poliziotto della ragazza.

    «Così ho informato subito il parroco di Santa Rita da Cascia, ormai deceduto da diversi anni, che mi ha consigliato di non dire nulla a nessuno per non allarmare sia la famiglia della ragazza sia la famiglia dell’imputato, padre di quattro figli».

    Tutto cambia nel 2018, quando crolla il muro di omertà costruito intorno a questa vicenda. Questa volta è la madre a chiamare il responsabile dei catechisti ed è molto arrabbiata.

    «Ho ricevuto una telefonata dalla mamma di Marta prosegue l’uomo nella testimonianza – che diceva di aver parlato con la figlia». Marta si sfoga e racconta tutto, descrivendo le violenze sessuali subite in anni di catechismo da parte di quell’uomo del quale lei si fidava ciecamente.

    «Mia figlia è viva per miracolo si sfoga la donna in aula non ho idea di come abbia fatto a proseguire con la sua vita tenendosi tutto dentro. Ha subito le violenza da quando aveva 14 anni e dopo essere diventata maggiorenne ha deciso di sfogarsi. Una vergogna quello che è accaduto. All’interno della chiesa ci sono persone che fanno del bene, ma non tutte purtroppo. E poi c’è anche la morale. Non mi interessa se il parroco, all’epoca delle violenze, ha detto di tacere. Loro dovevano raccontare tutto e invece non l’hanno fatto».

    (…) Nel capo d’imputazione si legge un particolare che rende ancora più torbida una storia già difficile da raccontare: l’imputato avrebbe costretto la ragazzina ad avere rapporti sessuali non protetti, per via delle sue convinzioni religiose.


    • Federica Tourn – Pubblicato un rapporto sugli abusi nel nord Michigan

    La procuratrice generale Dana Nessel ha pubblicato un rapporto sulle accuse di abusi avvenuti nella diocesi cattolica di Gaylord, nel nord del Michigan, Stati Uniti.
    Il rapporto contiene 28 nomi, tra cui 26 sacerdoti e due diaconi, accusati di cattiva condotta sessuale dal 1° gennaio 1950. Secondo il rapporto, 18 di queste persone sono state ordinate o incardinate dalla diocesi di Gaylord.

    Contiene descrizioni dettagliate delle accuse di abuso, compreso l’adescamento e l’abuso di autorità contro minori e adulti.
    “La nostra promessa alle vittime era che ogni caso di abuso e aggressione sessuale sarebbe stato attentamente esaminato e che i risultati delle indagini sarebbero stati trasparenti”, ha affermato Nessel. “Voglio ringraziare in particolare i sopravvissuti che hanno condiviso le loro storie, a volte per la prima volta dopo decenni di silenzio. La loro disponibilità a farsi avanti ha contribuito a portare l’attenzione su una questione che ha colpito così tante persone nel nostro Stato e nel nostro Paese, in particolare i bambini. .”

    Secondo Nessel, l’eventuale perseguimento di molti di questi casi non è possibile per i seguenti motivi:
    •lo statuto delle limitazioni
    •il prete accusato è morto
    •se la condotta non violava la legge del Michigan
    •se la persona che ha accusato un sacerdote di abusi sessuali non vuole perseguire accuse penali

    Questo fa parte dell’indagine sugli abusi del clero di Nessel. Nell’ottobre 2018, le forze dell’ordine hanno eseguito mandati di perquisizione nelle sette diocesi dello Stato.
    Il primo rapporto del procuratore generale sulla diocesi di Marquette è stato pubblicato nel 2022. Ad oggi, 11 sacerdoti sono stati accusati di aggressione da parte di Nessel, ma nessuno di questi casi riguardava sacerdoti della diocesi di Gaylord.

    Fonte: CBS News


    • Pierelisa Rizzo – Dieci anni di reclusione più le pene accessorie.

    È questa la richiesta del pm Stefania Leonte nel processo che si celebra al tribunale di Enna contro Giuseppe Rugolo, il sacerdote accusato di violenza sessuale aggravata a danni di minori .

    La richiesta è giunta dopo una requisitoria durata quasi sei ore nel corso della quale il pm Leonte ha ricostruito passo passo tutti le fasi processuali e le fonti di prova.

    La pubblico ministero ha avuto parole dure contro il vescovo Rosario Gisana che, in una intercettazione agli atti del processo, parlando al telefono con Rugolo, ammette di avere insabbiato tutto. La Leonte ha parlato del sistema di copertura messo in atto anche dagli altri sacerdoti che sapevano ma non hanno fatto nulla.

    “ Antonio, questo il nome della vittima, – ha detto il pm-  comunque vada ha vinto contro tutti gi abusi subiti , ha squarciato il velo anche per le altre vittime e per tutti quelli che hanno subito in silenzio”,   In aula anche le arringhe delle parti civili, l’avvocato Eleanna Parasiliti Molica per la vittima, minorenne all’epoca dei fatti,  dalla quale denuncia è scaturita l’inchiesta della Procura di Enna, l’avvocato Mario Caligiuri per Rete l’ Abuso, unica associazione italiana che si occupa di sopravvissuti alle violenze clericali, Irina Mendola per l’associazione  Co.Tu.Le.Vi, Contro tutte le violenze e Giovanni Di Giovanni per i genitori della vittima. Prossima udienza il 13 febbraio con gli avvocati dei responsabili civili e dell’imputato. La sentenza è prevista il 5 marzo.


    • Federico Tulli – Violenza plurima

    Nell’ambito della nostra ricerca permanente sulle violenze di matrice ecclesiastica torniamo a occuparci delle sue conseguenze sulle vittime, siano esse bambini o donne, con la psichiatra e psicoterapeuta Irene Calesini.

    “Ogni tipo di violenza, che sia fisica, sessuale, psicologica, tramite il Web, ecc, ha sempre conseguenze sulla sfera psichica, mentale, oltre che fisica. Si va da malattie psicosomatiche, al disturbo post traumatico da stress, a disturbi di ansia, a varie forme di depressione; in alcuni casi ci possono essere anche viraggi verso aspetti francamente psicotici, in genere acuti, e/o dissociativi. Non sono rari i tentati suicidi o i suicidi. La violenza psicologica ha la caratteristica di protrarsi nel tempo, è subdola; si esplicita con atteggiamenti, frasi, oppure silenzi, volti a sminuire l’altra, a intimidirla, a disconfermare le sue azioni, parole, pensieri; con minacce di aggressione o di abbandono. La donna o il bambino vittima esperisce un senso di allarme e di essere costantemente sottoposta a giudizio”.

    Spesso il violentatore non è uno sconosciuto.

    “Qui c’è il discorso della fiducia che viene tradita: se qualcuno che tu riconosci come autorità morale – in questo contesto è opportuno parlare di morale – un tuo superiore, un maestro, una persona per te degna di stima e fiducia, ti usa violenza, questa diventa ancora più grave. E lo è tanto che nel nostro codice penale il reato di maltrattamento in famiglia è perseguibile di ufficio, perché viene ritenuto ancora più grave subire violenza da qualcuno con cui è in atto una relazione che implica fiducia. L’Unicef nel 2000 ha dichiarato che «la violenza intra-familiare è una delle negazioni più perniciose dei diritti umani, in quanto è perpetrata non da persone sconosciute, ma da persone di cui ci si fida”.

    Il magistrato Pietro Forno nel caso della pedofilia dei preti ha parlato di violenza simile a un rapporto incestuoso. “Forse, osserva in conclusione Calesini – se pensiamo alle suore, nelle comunità religiose anche i loro rapporti di convivenza, per vicinanza e consuetudine, si possono considerare familiari. Queste donne sono spesso inoltre in condizioni di dipendenza economica. E questa è una storia che si ripete in tutta la società cosa che ancora di più ci fa dire quanto sia sistemica e trasversale la violenza contro le donne”.

  • LASCIATE CHE LE FANCIULLE VENGANO A ME!

    LASCIATE CHE LE FANCIULLE VENGANO A ME!

    Giulio Pinco Caracciolo per “il Messaggero” – Estratti – «Se la giustizia non farà il suo corso sicuramente ne risponderanno davanti a Dio». Si lascia andare ad uno sfogo di rabbia e delusione in aula la madre di Marta (nome di fantasia), vittima di ripetute violenze sessuali perpetrate nel tempo, dal 2009 al 2012, da quando aveva solo 14 anni. Sul banco degli imputati G. V. ex catechista della parrocchia di Santa Rita da Cascia, nel quartiere Casalotti di Roma.

    L’accusa è di abusi aggravati dal ruolo svolto all’interno della comunità religiosa. «Nel 2013 un presbitero di cui non posso fare il nome mi riferì di alcune problematiche intime sorte all’interno del gruppo di giovani – racconta durante la sua testimonianza uno dei responsabili dei catechisti della parrocchia – mi disse che c’erano stati dei problemi tra un educatore e una ragazzina, ma senza farmi nomi e cognomi».

    Eppure, anche senza i dettagli, il religioso individua subito chi possa essere coinvolto: «Ho guardato l’elenco, ho chiamato personalmente G. V. e l’ho invitato a casa mia fuori Roma per farmi raccontare cosa fosse realmente accaduto. Lui ha ammesso di essersi baciato con una ragazzina. Mi ha parlato solo di un bacio e quando ho chiesto a Marta di raccontarmi i fatti anche lei ha confermato». Solo qualche bacio in macchina, niente di più, stando alla testimonianza dell’ex catechista e la promessa di non raccontare nulla ai genitori per scongiurare una reazione sconsiderata da parte del padre poliziotto della ragazza.

    «Così ho informato subito il parroco di Santa Rita da Cascia, ormai deceduto da diversi anni, che mi ha consigliato di non dire nulla a nessuno per non allarmare sia la famiglia della ragazza sia la famiglia dell’imputato, padre di quattro figli».

    Tutto cambia nel 2018, quando crolla il muro di omertà costruito intorno a questa vicenda. Questa volta è la madre a chiamare il responsabile dei catechisti ed è molto arrabbiata.

    «Ho ricevuto una telefonata dalla mamma di Marta prosegue l’uomo nella testimonianza – che diceva di aver parlato con la figlia». Marta si sfoga e racconta tutto, descrivendo le violenze sessuali subite in anni di catechismo da parte di quell’uomo del quale lei si fidava ciecamente.

    «Mia figlia è viva per miracolo si sfoga la donna in aula non ho idea di come abbia fatto a proseguire con la sua vita tenendosi tutto dentro. Ha subito le violenza da quando aveva 14 anni e dopo essere diventata maggiorenne ha deciso di sfogarsi. Una vergogna quello che è accaduto. All’interno della chiesa ci sono persone che fanno del bene, ma non tutte purtroppo. E poi c’è anche la morale. Non mi interessa se il parroco, all’epoca delle violenze, ha detto di tacere. Loro dovevano raccontare tutto e invece non l’hanno fatto».

    (…) Nel capo d’imputazione si legge un particolare che rende ancora più torbida una storia già difficile da raccontare: l’imputato avrebbe costretto la ragazzina ad avere rapporti sessuali non protetti, per via delle sue convinzioni religiose.

    https://www.dagospia.com/rubrica-29/cronache/lasciate-che-fanciulle-vengano-me-nbsp-finisce-processo-nbsp-380781.htm

  • Roma, catechista a processo per abusi su una 14enne. «Il parroco le raccomandò di non parlare»

    Roma, catechista a processo per abusi su una 14enne. «Il parroco le raccomandò di non parlare»

    «Se la giustizia non farà il suo corso sicuramente ne risponderanno davanti a Dio». Si lascia andare ad uno sfogo di rabbia e delusione in aula la madre di Marta (nome di fantasia), vittima di ripetute violenze sessuali perpetrate nel tempo, dal 2009 al 2012, da quando aveva solo 14 anni. Sul banco degli imputati G. V. ex catechista della parrocchia di Santa Rita da Cascia, nel quartiere Casalotti di Roma. L’accusa è di abusi aggravati dal ruolo svolto all’interno della comunità religiosa. «Nel 2013 un presbitero di cui non posso fare il nome mi riferì di alcune problematiche intime sorte all’interno del gruppo di giovani – racconta durante la sua testimonianza uno dei responsabili dei catechisti della parrocchia – mi disse che c’erano stati dei problemi tra un educatore e una ragazzina, ma senza farmi nomi e cognomi».

    Eppure, anche senza i dettagli, il religioso individua subito chi possa essere coinvolto: «Ho guardato l’elenco, ho chiamato personalmente G.

    V. e l’ho invitato a casa mia fuori Roma per farmi raccontare cosa fosse realmente accaduto. Lui ha ammesso di essersi baciato con una ragazzina. Mi ha parlato solo di un bacio e quando ho chiesto a Marta di raccontarmi i fatti anche lei ha confermato». Solo qualche bacio in macchina, niente di più, stando alla testimonianza dell’ex catechista e la promessa di non raccontare nulla ai genitori per scongiurare una reazione sconsiderata da parte del padre poliziotto della ragazza. «Così ho informato subito il parroco di Santa Rita da Cascia, ormai deceduto da diversi anni, che mi ha consigliato di non dire nulla a nessuno per non allarmare sia la famiglia della ragazza sia la famiglia dell’imputato, padre di quattro figli».

    LA DENUNCIA
    Tutto cambia nel 2018, quando crolla il muro di omertà costruito intorno a questa vicenda. Questa volta è la madre a chiamare il responsabile dei catechisti ed è molto arrabbiata. «Ho ricevuto una telefonata dalla mamma di Marta – prosegue l’uomo nella testimonianza – che diceva di aver parlato con la figlia». Marta si sfoga e racconta tutto, descrivendo le violenze sessuali subite in anni di catechismo da parte di quell’uomo del quale lei si fidava ciecamente. «Mia figlia è viva per miracolo – si sfoga la donna in aula – non ho idea di come abbia fatto a proseguire con la sua vita tenendosi tutto dentro. Ha subito le violenza da quando aveva 14 anni e dopo essere diventata maggiorenne ha deciso di sfogarsi. Una vergogna quello che è accaduto. All’interno della chiesa ci sono persone che fanno del bene, ma non tutte purtroppo. E poi c’è anche la morale. Non mi interessa se il parroco, all’epoca delle violenze, ha detto di tacere. Loro dovevano raccontare tutto e invece non l’hanno fatto». Dopo la telefonata della donna i vertici del gruppo di catechesi e il parroco si sono riuniti e hanno deciso di prendere provvedimenti, allontanando G.V. definitivamente dalla parrocchia. «Lo abbiamo interrogato in chiesa – racconta ancora il testimone – e lui ha ammesso di aver avuto tre rapporti in totale durante gli incontri di post cresima». Ed è proprio su questi incontri ha indagato la Procura.

    GLI INCONTRI
    Gruppi di discussione composti da 8/10 ragazzini nei quali si trattano tematiche religiose o problematiche familiari, con lo scopo di non far allontanare i giovani dal mondo ecclesiastico dopo la comunione. Gli incontri vengono svolti in casa di alcune famiglie di fiducia scelte direttamente dalla parrocchia. E una di queste famiglie è proprio quella dell’imputato. In aula come testimone, anche la moglie di G. V. che ammette candidamente di essere stata a conoscenza di questo rapporto tra il marito e la ragazza: «Mi ha confessato tutto e io ho cercato di mettermi nei suoi panni. Ho analizzato il nostro rapporto e mi sono resa conto tra di noi si era creato un muro, ci eravamo chiusi in noi stessi». Nel capo d’imputazione si legge un particolare che rende ancora più torbida una storia già difficile da raccontare: l’imputato avrebbe costretto la ragazzina ad avere rapporti sessuali non protetti, per via delle sue convinzioni religiose.

    https://www.ilmessaggero.it/roma/metropoli/catechista_abusi_ragazzina_casalotti_cosa_e_successo-7861563.html

  • Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 13 del 2 dicembre

    Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 13 del 2 dicembre

    Federica Tourn – La Conferenza episcopale spagnola (Cee) ha annunciato che risarcirà tutte le vittime di abusi

    Madrid , 24 nov 14:06 – (Agenzia Nova) – La Conferenza episcopale spagnola (Cee) ha annunciato che risarcirà tutte le vittime di abusi, anche nei casi in cui il colpevole sia deceduto, quando la Chiesa avrà la “convinzione morale” che ciò sia avvenuto.

    “Dovrà essere studiato caso per caso. E se si arriva a questa conclusione morale, ci sarà una riparazione morale”, ha spiegato il portavoce e segretario generale della Cee, Cesar Garcia Magan, nel corso della conferenza stampa seguita all’assemblea plenaria dell’episcopato spagnolo, pur non specificando i tempi previsti per l’approvazione del piano né in merito all’entità dell’indennizzazione.

    “In linea di principio, la riparazione deve essere pagata dagli autori del reato e, se del caso, dalle istituzioni coinvolte. Ad esempio, se il colpevole è deceduto, l’istituzione. Se si tratta di una diocesi o di un istituto di vita consacrata. In linea di principio, non la Conferenza episcopale”, ha chiarito il portavoce.

    “La Chiesa farà sempre delle riparazioni. Se viene creato un fondo per risarcire tutte le vittime, noi parteciperemo. Se si tratta di risarcire le vittime della Chiesa, sia con una sentenza giudiziaria, sia senza sentenza giudiziaria, sia dal punto di vista dell’obbligo di risarcimento, parteciperemo”, ha ribadito Garcia Magan.


    Pierelisa Rizzo – Gravi accuse ad un sottoufficiale dei carabinieri di Piazza Armerina e alla moglie

    Una lettera anonima contenente gravi accuse ad un sottoufficiale dei carabinieri di Piazza Armerina e alla moglie sarebbe stata recapitata all’associazione Rete l’Abuso, unica associazione in Italia che si occupa di sopravvissuti agli abusi clericali, e poi tramessa dal presidente dell’associazione, Francesco Zanardi, alla Procura di Enna.

    Nella lettera, scritta al computer, si accuserebbe la moglie del carabiniere, vicina ad una associazione cattolica di Gela e sorella di una donna che ricoprirebbe un incarico delicato all’interno della Diocesi piazzese, di schierarsi apertamente a favore del vescovo di Piazza Armerina, Rosario Gisana, coinvolto nella vicenda di Giuseppe Rugolo, il sacerdote a processo al Tribunale di Enna per violenza sessuale aggravata a danno di minori.

    Secondo l’anonimo, il carabiniere invece di indagare, si sarebbe posto a fianco della moglie in questa battaglia a difesa di Gisana, non perdendo occasione di schierarsi sul social o nelle parrocchie che frequenta, mentre andrebbe segnalato e trasferito in altra città. E’ questa l’ennesima esasperazione di una vicenda che intreccia Enna con Gela e che ha come fil rouge proprio il vescovo Gisana.

    Alla stazione dei carabinieri di Piazza Armerina è stato, infatti, trasferito da qualche mese un militare di Gela accusato di violenza sessuale ai danni del figlio minore, visto e fotografato in più occasioni proprio accanto a Gisana. E qualche giorno fa , a Gela, dopo la richiesta di rinvio a giudizio di qualche settimana fa, si sarebbe dovuta tenere l’udienza preliminare contro un formatore-catechista , per anni impegnato in attività alla chiesa Madre gelese.

    A denunciare il catechista sarebbe stato un giovane, allora minorenne, che ha raccontato alla Squadra Mobile di Caltanissetta come si sarebbero consumati gli atti sessuali, alcuni avvenuti anche nei locali di una chiesa. Il ragazzo ha riferito di avere informato delle violenze sia il vescovo Gisana che Vincenzo Cultraro, ex direttore del seminario ed ora parroco alla chiesa Madre di Gela che però nulla avevano fatto.

    Sarà dunque il gup a valutare gli elementi acquisiti dalla polizia contro il catechista , tra i quali finti profili social e conversazioni che comproverebbero le violenze.

    Pierelisa Rizzo


    Alessio Di Florio – Una rete di abusi?

    Formatasi attorno alle comunità giovanili, alle scuole e in particolare alle parrocchie e alle case famiglia, una sinistra rete di pedofili è stata stesa. Si è rafforzata sfruttando rapporti instauratisi all’interno di una importante associazione cattolica, gode di protezioni o quantomeno di una significativa tolleranza. Così Repubblica ha descritto quel che è emerso in un’inchiesta giudiziaria a Tivoli: una rete di abusi con un diacono e un ex dirigente cattolico. Alla luce di una serie di elementi, che man mano che procede il lavoro degli inquirenti si stanno sommando l’uno all’altro, è l’ipotesi che sta facendo perdere il sonno a magistrati e carabinieri prosegue l’articolo. Primo allarme a gennaio, indagini e domiciliari per un prof di religione impegnato anche in una casa famiglia e in parrocchie. Le indagini sono poi arrivate ad un altro insegnante e al diacono.

    Riporta ancora l’articolo di Repubblica. A uno dei minori che ha riferito di aver subito violenze sessuali ignoti hanno bruciato il citofono di casa. E alla garante per l’infanzia, che segue anche il caso di Tivoli, è stata danneggiata per due volte l’auto. Il procuratore del centro tiburtino, Francesco Menditto, ha utilizzato parole dure: «Il clima di omertà ambientale è molto simile a quello mafioso. I genitori non vogliono accettare la violenza che può avere patito il loro figlio e spesso si rivolgono all’autorità religiosa che tende a tenere la vicenda al suo interno».


    Federico Tulli – Il peccato originale

    Anche oggi proseguiamo nella nostra ricerca sulle radici ideologiche della pedofilia, un crimine che in Occidente si consuma da 2500 anni sotto la copertura culturale che comincia con Platone, Socrate e Aristotele e prosegue nel mondo romano prima e quello a tradizione cristiana e cattolica poi fino ai nostri giorni.

    Disse lo psichiatra Massimo Fagioli durante un dibattito pubblico nel 2010: “Una madre deve essere consapevole che il figlio ha nascita e identità. Non è identità adulta, non ha la parola, non cammina, però è un’identità. Quella del bambino è una identità di pensiero. Mentre nella cultura millenaria il

    bambino al massimo è considerato un animale. Con il conseguente, terribile, battesimo dei cattolici. Come se il neonato fosse una bestia che soltanto loro rendono umano”.

    È questa la violenza invisibile che nega la realtà umana del bambino che sta alla base di quella cultura che ancora oggi giustifica e quindi legittima la pedofilia.

    Riguardo gli «stupratores puerorum», il Cristianesimo segna una cesura radicale nella cultura romana molto ben raccontata da Eva Cantarella nei suoi libri, ma solo perché per la dottrina dei cristiani l’unico rapporto secondo natura è quello che porta alla procreazione. L’aver avuto dei rapporti “con” bambini o poco meno che adolescenti non deve essere stato però così tanto esecrabile nemmeno per i cattolici della prima ora poiché non impediva di diventare Papa. Lo stanno a testimoniare i diciassette pontefici pedofili (tra cui pure qualche santo) che si contano tra il 336, con san Damaso, e il 1555 con Giulio III di cui abbiamo parlato in una delle precedenti puntate.

    Del resto la sanzione stabilita nel Concilio di Elvira del 305, cui vanno incontro gli «stupratores puerorum», consiste nel divieto perpetuo di fare la comunione. Una sanzione già blanda di per sé che non facciamo fatica a immaginare raramente applicata. Perché? Ma perché l’essere umano è peccatore per natura. Quindi ogni violenza che subisce è considerata un’espiazione.

    A chi chiedeva: «Perché Iddio permette la morte degli innocenti?» Bartolomeo Spina, maestro del Sacro Palazzo, nel 1523 rispondeva: “Dio opera con giustizia. Perché se essi non muoiono a causa dei peccati commessi, muoiono pur sempre perché colpevoli del peccato originale”.

    Se alla parola “morte” sostituiamo “stupro” (idea niente affatto peregrina stante il livello di distruzione psichica che subisce un bimbo o una bimba violentata), l’equazione è risolta. La pedofilia è un omicidio psichico ha detto la pediatra e psicoterapeuta della scuola di psicoterapia Bios e Psiche Maria Gabriella Gatti.

    Con l’idea di peccato originale ogni omicidio, ogni violenza trova nella cultura che propala questa idea di peccato originale, una sua giustificazione. E ogni omicida e violentatore, trova riparo.