Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • ABUSI, LA CHIESA VA A PROCESSO (MA NON IN ITALIA)

    ABUSI, LA CHIESA VA A PROCESSO (MA NON IN ITALIA)

    FQ –  Marco Grasso e Maddalena Oliva – “In ricordo dei due giorni trascorsi al freddo delle montagne ” riportava la scritta aggiunta a mano sul poster regalo. Era un ricordo, un “dono”, per lasciare inciso nella mente, oltreché nel corpo, la data e il luogo dove tutto avvenne per la prima volta.

    “Ricordo quella camera, il letto singolo. E poi il dolore, il sangue… Il Don mi diceva di tenere il segreto, un segreto tra lui, me e Gesù”. Inizia così Mario, nome di fantasia, a raccontare davanti alle telecamere della Bbc per la prima volta la sua “schiavitù sessuale”.

    Quella che per 16 lunghissimi anni – dal 1996, quando lui di anni ne aveva otto – gli ha rubato l’anima. Il suo prete d’infanzia era l’allora parroco di Ceprano: Don Jean “Gianni Bekiaris, ancora oggi sacerdote nella diocesi di Frosinone, nonostante sia stato considerato colpevole dal diritto canonico come dal Tribunale di Frosinone. Il pm aveva chiesto una condanna a sette anni di reclusione, ma il processo è finito nel 2019 perché per i reati accertati è scattata la prescrizione.

    “Quello che mi ha sconvolto di più – racconta il giornalista della Bbc Mark Lowen che ha firmato l’inchiesta – è pensare che Mario oggi potrebbe entrare in chiesa con suo figlio e ritrovarsi padre Bekiaris, il suo violentatore, a officiare messa: il prete è rimasto prete e pure nella stessa diocesi… Questo non potrebbe più avvenire in altri Paesi”.

    “Italy’shidden sin: The true scale of clerical sex abuse in Italy” è il titolo dell’inchiesta durata oltre tre mesi che Lowen ha condotto in Italia, e che è andata in onda ieri sera sulla tv inglese. “C’è un pantano che irretisce i casi di abusi sessuali in Italia e priva i sopravvissuti come Mario di giustizia. Alcuni degli intervistati lo addebitano anche all ’assenza di un vero e proprio movimento MeToo nel vostro Paese: sessismo e patriarcato sono ancora dominanti qui. E così manca quell’attenzione e quella spinta che altrove ha portato la Chiesa, come pure la società, a doversi occupare del tema dell’abuso sessuale compiuto dai preti.

    Anche quando il Pontefice è andato in tv, su questo tema non gli è stata rivolta nemmeno una domanda: è significativo . . .”.

    GLI ALTRI. In Francia la commissione Ciase ha stimato dal 1950 330mila vittime di pedofilia nella Chiesa, 216mila a opera di almeno 3.200 sacerdoti. In Germania, prima un vecchio rapporto aveva contato, dal 1946 al 2014, 1.670 sacerdoti abusatori e 3.677 minori vittime.

    Poi sono arrivati i numeri choc del report nell’arcidiocesi di  Monaco e Frisinga, a cavallo degli anni 70-80. Quelli per cui lo stesso papa emerito Benedetto XVI, chiamato in causa per aver coperto i responsabili in almeno quattro casi, ha scritto di provare “profonda vergogna”e“sincera domanda di perdono”.

    In Spagna, dopo la pubblicazione di un’inchiesta alla Spotlight di El País (durata oltre tre anni e che ha portato alla luce oltre trecento casi di abusi degli ultimi 50 anni), è stata accettata la richiesta di tre partiti, Partito Socialista spagnolo in testa, di istituire la prima grande commissione d’inchiesta governativa sugli abusi sui minori commessi dal clero spagnolo.

    LA SPOTLIGHT ITALIANA. In Italia, è tutto fermo. E anche la decisione su una commissione indipendente – già sollecitata diversi anni fa dalle Nazioni Unite – sembra essere rimandata per l’ennesima volta, almeno fino all’elezione del nuovo presidente della Cei a maggio.

    Così qualche giorno fa, il 15 febbraio, è nato il Coordinamento delle associazioni contro gli abusi nella Chiesa cattolica in Italia: sotto la sigla #ItalyChurchToo , si sono riunite Osservatorio interreligioso sulle violenze contro le donne, Donne per la Chiesa, Noi siamo Chiesa, Rete L’Abuso, Comitato vittime e famiglie, Voices of Faith, Comité de la Jupe, assieme alle due riviste Adista e Left.

    Perché “è ora di una Spotlight italiana”, come dice Francesco Zanardi, presidente di Rete L’Abuso. “L’Italia sembra essere su un altro pianeta… Siamo lontani anche dall ’Europa. C’è una chiara mancanza di volontà da parte dello Stato italiano di interferire con la Chiesa, a spesa dei bambini.

    E c’è anche un problema culturale, in un Paese in cui oltre l’80% delle persone si definisce cattolico la Chiesa per molti resta un’autorità a cui mostrare deferenza, da non poter rimettere in discussione”.

    Secondo dati non ufficiali, l’Italia è il secondo Paese al mondo per numero di accuse di abusi su minori perpetrati da sacerdoti. Si parla potenzialmente di un milione di vittime.
    Ma gli unici casi emersi sono quelli censiti da Zanardi: 360, negli ultimi 15 anni. Solo una punta dell’iceberg. Ne è da sempre convinto anche l’attivista irlandese Mark Vincent Healy, che, di fronte alla Commissione Onu per i diritti del fanciullo, ha presentato uno studio che ipotizza la dimensione del fenomeno in Italia, tenendo conto di quel 4% di preti pedofili stimato dal John Jay Report, la maggiore indagine sul tema condotta negli Usa.

    Percentuale confermata anche dal gesuita padre Hans Zollner, teologo e psicologo della Pontificia Università Gregoriana a cui papa Francesco ha affidato la prevenzione degli abusi sessuali nella Chiesa. In un’intervista alla Stampa, padre Zollner ha affermato: “Ormai il fenomeno è chiaro, nel mondo in ogni regione tra il 3 e il 5% dei preti è un abusatore.

    Abbiamo dei criminali fra noi. Per questo dobbiamo fare ancora dei passi in avanti per purificare la Chiesa”.
    “Per la Chiesa italiana è arrivato il momento di avviare una commissione indipendente sugli abusi sessuali commessi dal clero”, dicono dal movimento #ItalyChurchToo.

    E respingono al mittente la proposta del cardinale Gualtiero Bassetti, presentata in un’intervista al Corriere: “Bassetti propone sostanzialmente la raccolta di dati in possesso delle diocesi, – spiega Zanardi – ma questa non può dirsi una commissione indipendente. Gli effetti della pedofilia all ’interno della Chiesa sono moltiplicati proprio per effetto delle coperture garantite dalle gerarchie ecclesiastiche.

    Non mettiamo in dubbio la buona volontà di Papa Francesco, ma se in Italia i vescovi continuano a fare quello che vogliono non cambierà niente”.

    Anche lo Stato “è invitato a rimuovere tutti quegli ostacoli che impediscono lo svolgimento dei processi”, spiegano sempre dalla rete di associazioni. Un dato su tutti: da un’interrogazione del 2018 al Ministero della Giustizia, è emerso che su 162 condanne penali di sacerdoti, nelle carceri italiane ci fosse solo un solo prete detenuto per quei fatti. “Le Procure spesso lasciano cadere le denunce perché ormai prescritte, ma una vittima mediamente impiega anni prima di elaborare e spingersi a fare una segnalazione”, dice ancora Zanardi.

    “La prescrizione è in palese contraddizione con i trattati internazionali firmati dall’Italia a tutela dei minori”. Ed è proprio su questo punto che la rete anti abusi italiana ha chiesto l’intervento dell ’Onu, perché faccia di nuovo pressione sull’Italia per istituire una commissione indipendente e per modificare la prescrizione.

    Ora quel fascicolo è in mano alle Nazioni Unite: “Prima di noi non c’era niente, e questo la dice lunga sul clima di omertà che avvolge il tema della pedofilia nella Chiesa nel nostro Paese”.

    Da Il Fatto Quotidiano di domenica 20 febbraio 2022

  • ANSA-LA-STORIA/Accusato di abusi celebra messa,il caso Bekiaris  Associazione vittime, ‘E’ uno dei tanti, non c’è giustizia’

    ANSA-LA-STORIA/Accusato di abusi celebra messa,il caso Bekiaris Associazione vittime, ‘E’ uno dei tanti, non c’è giustizia’

    Il ragazzo aveva solo 8 anni quando fu abusato per la prima volta. Era il 1996, a Ceprano, nel frusinate, e a violare la sua infanzia fu un prete, don Gianni Bekiaris. Il suo caso ora arriva sugli schermi grazie ad un documentario-denuncia della Bbc. “E’ un caso tra le decine e decine che ci sono. Riconosciuto colpevole, ma archiviato in sede penale perché il reato era prescritto, questo prete continua a stare nelle parrocchie”, denuncia Francesco Zanardi, presidente de La Rete L’Abuso. La sanzione canonica inflitta al sacerdote abusatore, che ha pagato alla vittima un risarcimento di oltre centomila euro, è quella di non avere incarichi pastorali con i ragazzi. Ma il sacerdote, oggi 60enne, continua a celebrare Messa. E alle celebrazioni ci sono chierichetti e bambini del catechismo sulle panche dei fedeli perché “non è che puoi cacciare i ragazzi dalle parrocchie”, commenta Zanardi, che oggi tutela le vittime con la sua associazione e che ha anche lui un passato di abusi subiti.

       Il vescovo di Frosinone, mons. Ambrogio Spreafico, ha dichiarato alla Bbc di essersi attenuto alle procedure stabilite dalla Congregazione per la Dottrina della fede: “Hanno deciso in questo modo, non dipendeva da me”. Spreafico d’altronde fu la persona che avviò il processo canonico dopo che la vittima riuscì a denunciare. Un percorso lungo e doloroso che lo aveva portato anche a drogarsi e a tentare il suicidio.

       Il presidente de La Rete L’Abuso definisce don Bekiaris come “uno psicopatico. Nel documentario ride: uno che ha stuprato bambini ride senza provare vergogna. Come fai a metterlo in circolazione?”. Zanardi accusa non solo lui ma anche chi “con delle scusanti” (per esempio celebra Messa “perché non ci sono altri sacerdoti”) fa in modo che questi preti possano svolgere normalmente il loro ministero. “Loro sono peggio degli stessi pedofili perché se lasciano che entrino in contatto con i minori praticamente li mettono in un pericolo annunciato”.

    Zanardi si dice “disgustato” anche dalla testimonianza di Ermes Luparia nello stesso documentario: è lo psicoterapeuta e diacono che cura in una clinica i preti abusatori. “Dice: qui i preti pedofili si sentono accolti. Senza rivolgere un pensiero alle vittime. E’ una cosa che fa star male”. “Un altro caso riguarda G.B., vittima di un prete polacco nella zona di Isernia. Anche in questo caso il reato è prescritto e non solo non ha avuto giustizia ma è stato querelato per diffamazione, noi lo stiamo assistendo. Pensare che quel prete, oltre ad abusarlo, lo faceva dormire con i suoi cani”, riferisce il Presidente de La Rete L’Abuso.

       Tutto questo mentre un altro prete riconosciuto autore di abusi, il francese Tony Anatrella, nonostante sia stato sospeso ‘a divinis’, è arrivato qualche giorno fa in Vaticano per partecipare ad un simposio sul sacerdozio. (ANSA).

    TU/ S0B QBXB

  • «Perché un abusatore è ancora prete?»: il documentario Bbc e il caso di don Jean Bekiaris, a Frosinone

    «Perché un abusatore è ancora prete?»: il documentario Bbc e il caso di don Jean Bekiaris, a Frosinone

    CITTÀ DEL VATICANO — Domanda: «Perché un abusatore lavora ancora come prete?».

    Un documentario della Bbc affronta la questione degli abusi su minori nella Chiesa italiana, ricorda che nel nostro Paese non è stata ancora mai fatta un’indagine com’è avvenuto altrove e cita, tra i casi emersi negli ultimi anni, quello di don Jean «Gianni» Bekiaris, 60 anni, tuttora sacerdote nella diocesi di Frosinone.

    Una storia di violenze andata avanti per 16 anni e cominciata nel 1996, quand’era parroco a Ceprano e la vittima ne aveva otto.

    La vicenda riguarda anche, nota l’emittente britannica, «il macchinoso sistema legale italiano».

    Il pm aveva chiesto una condanna a sette anni di reclusione ma il processo è finito nel 2019 perché i reati «accertati» erano caduti in prescrizione.

    Don Bekiaris ha pagato un risarcimento alla famiglia della vittima di 112 mila euro.

    Nelle motivazioni, i giudici del Tribunale di Frosinone ne avevano riconosciuto la colpevolezza, dopo aver acquisito anche la sentenza del tribunale ecclesiastico.

    Perché nel frattempo anche la Chiesa aveva messo sotto processo e condannato il prete, ed è qui che la faccenda si complica.

    La Bbc mostra le immagini, reperibili in Rete, di Messe celebrate in pubblico da Bekiaris, anche pochi mesi fa.

    In alcune si vedono dei bambini tra i fedeli.

    Nel documentario si intervista la vittima, «sono nauseato dalla Chiesa», e viene avvicinato lo stesso don Bekiaris: «Lei è un pedofilo?». E lui: «Questo è quello che sta dicendo». «No, è quello che dice la sua vittima», ribatte il giornalista. Lui chiude la porta, «addio».

    Il vescovo di Frosinone, Ambrogio Spreafico, dice alla Bbc di aver seguito le procedure indicate dalla Congregazione per la Dottrina della fede, «hanno deciso in questo modo, non dipendeva da me».

    L’ex Sant’Uffizio ha deciso di vietargli «a vita» qualsiasi attività con minori.

    La Bbc riporta la risposta della Congregazione vaticana: il divieto aveva lo scopo di «guarire ed espiare», si potrebbe permettere di celebrare una messa pubblica con i minori «purché non siano mai lasciati soli».

    Al Corriere, il vescovo Spreafico spiega che era appena arrivato in diocesi quando fu informato del caso: «Ho saputo nel 2009 e l’ho immediatamente tolto dalla parrocchia, in attesa del processo è stato mandato in una comunità religiosa. Com’era mio dovere, ho istruito il processo canonico. Poi è la Congregazione per la Dottrina della fede che stabilisce sentenza: è stato condannato “ad vitam” a un ministero lontano dai minori. Di fatto la situazione è rimasta quella. Lui non può avere né avrà mai alcun incarico pastorale in parrocchia o altrove».

    Nelle pubblicazioni diocesane, ancora a luglio dell’anno scorso, Bekiaris viene indicato come «amministratore del Seminario di Veroli e responsabile della Casa di riposo del Clero». Ma il vescovo dice che non ha più questo incarico e comunque «il Seminario non esiste più da anni, rimane solo la denominazione dell’ente ma è una struttura vuota». Ora Bekiaris vive là, «in una stanza dell’edificio in cui gli altri locali sono in affitto». E «celebra Messa da solo». E le Messe pubbliche? «È capitato che mancasse un sacerdote e fosse chiamato per celebrare, finita la Messa rientrava a casa. D’altra parte, non è stato dimesso dallo stato clericale».

    Intanto è in corso una causa civile.

    Resta da stabilire perché sia ancora un prete.
     Le norme più severe stabilite da Benedetto XVI hanno accelerato le procedure fin dal 2010, la Congregazione non ha mai fornito dati precisi ma si è parlato di «centinaia» di sacerdoti in tutto il mondo che sono stati «ridotti allo stato laicale» in casi simili.

    «Centinaia? Possono dire quello che vogliono, in Italia ne hanno spretati ben pochi», dice Francesco Zanardi, vittima per tre anni di un prete pedofilo da quando ne aveva undici, che nel 2010 ha fondato «Rete l’abuso» e pochi giorni fa, con altre otto associazioni, ha dato vita al «Coordinamento contro gli abusi nella Chiesa cattolica» per chiedere un’indagine indipendente anche in Italia, sul modello di Paesi come la Francia o la Germania. «Come Rete l’abuso abbiamo censito altri casi simili. Il problema è enorme. Non c’è controllo, zero. Un letamaio».

    https://www.corriere.it/cronache/vaticano-news/22_febbraio_18/bbc-don-jean-bekiaris-frosinone-82cd99c4-9028-11ec-990d-642ea57e6940.shtml

  • Parroco abusò di minore in Ciociaria: lo scandalo Bekiaris su Sky

    Parroco abusò di minore in Ciociaria: lo scandalo Bekiaris su Sky

    Va in onda oggi su Sky la scandalosa vicenda del parroco di Ceprano, don Gianni Bekiaris, che abusò di un minore del luogo e che, finito sotto accusa, dopo un processo durato oltre dieci anni, non ha scontato alcuna pena in quanto il reato è andato in prescrizione. Ad accendere i riflettori sulla buia vicenda consumatasi a Ceprano questa volta è la storica emittente inglese Bbc, che ha contattato il legale difensore della vittima, l’avvocato Carla Corsetti, e l’ha intervistata riportando il caso scioccante di Ceprano come esempio in cui «gli abusatori della Chiesa possano sfuggire alla giustizia».

    All’intervista pubblicata ieri su Bbc News, seguirà a mezzanotte e trenta di oggi un documentario su Sky, in cui è ricostruito con dovizia di particolari il caso Bekiaris, con la testimonianza diretta della vittima che nel 1996, all’epoca della violenza, aveva soltanto 8 anni e che ha ricostruito con i giornalisti inglesi gli orrori di quella da lui stesso definita, come riportato nel servizio della Bbc. «la sua “schiavitù sessuale” per mano del suo prete d’infanzia».

    Il parroco, dopo che la vittima riuscì a confessare la violenza subita si rivolse al Vescovo, subì il processo secondo il diritto canonico e versò 112mila euro quale risarcimento. Successivamente, la vittima e il suo avvocato presentarono una denuncia penale alla polizia italiana, ma alla fine il caso è andato in prescrizione. L’avvocato Carla Corsetti, come dichiarato alla Bbc, ha evidenziato che «il limite di tempo ha ostacolato innumerevoli casi di abusi sessuali, a causa degli anni che i sopravvissuti possono impiegare per elaborare mentalmente il crimine».

    Inoltre, ha osservato che «il problema è più profondo, riconducibile alla Costituzione italiana e al Patto Lateranense del 1929, che conferisce al Vaticano autonomia giuridica dall’Italia. Questo dà al clero il ricorso alla legge vaticana rispetto a quella italiana, proteggendo potenzialmente dalle conseguenze della giustizia italiana. Conservando il Patto Lateranense, siamo un Paese con sovranità limitata ha dichiarato alla Bbc la Corsetti Paghiamo per questo ogni giorno, ma quelli che pagano per primi sono proprio le vittime degli abusi sessuali».

    ciociariaoggi.it/news/cronaca/214850/parroco-abusa-di-minore-in-ciociaria-lo-scandalo-bekiaris-su-sky

  • Tacque davanti all’autorità giudiziaria riguardo ad un gravissimo caso di pedofilia nella Chiesa: prete ferentinese indagato ora rischia fino a quattro anni di carcere

    Tacque davanti all’autorità giudiziaria riguardo ad un gravissimo caso di pedofilia nella Chiesa: prete ferentinese indagato ora rischia fino a quattro anni di carcere

    Rischia fino a quattro anni di carcere il sacerdote ferentinese, appartenente alla diocesi di Frosinone-Ferentino-Veroli, indagato dall’Autorità Giudiziaria in ordine al delitto p.e p. dell’articolo 371 bis del Codice penale: il prete, benché chiamato a riferire circostanze utili alle indagini in ordine al procedimento penale che vedeva indagato per pedofilia il sacerdote don Gianni Bekiaris,  “volontariamente avrebbe taciuto sui fatti cui veniva sentito”, come si legge nell’avviso di conclusione delle indagini preliminari. Lo stesso don Gianni Bekiaris è definito nell’avviso un “soggetto ben noto” al prete ferentinese nei confronti del quale aveva proceduto, nell’ambito del tribunale ecclesiastico, in qualità di giudice delegato in relazione alle medesime vicende.

    I fatti, che sarebbero stati “taciuti” dal prete ferentinese, risalirebbero a diversi anni fa ed avrebbero avuto come protagonista don Gianni Bekiaris, allora parroco di Ceprano: secondo quanto era emerso nel corso delle sedute del processo, gli abusi sessuali sarebbero andati avanti per circa venti anni. La vittima – che in seguito ha seguito un percorso terapeutico di recupero dalle violenze – aveva asserito che il primo stupro sarebbe avvenuto subito dopo la sua comunione. Costretto in seguito a subìre ripetuti abusi sessuali, il giovane è ora affetto da problemi psichici causati dal forte trauma vissuto.

    Secondo quanto riferito dagli inquirenti, gli stupri sarebbero cominciati quando la vittima aveva solo 8 anni, e sarebbero proseguiti fin quando il giovane non ha compiuto la maggiore età. A quel punto è stato il ragazzo stesso a parlare, chiedendo aiuto in un consultorio di Veroli. Con la scusa di una gita organizzata con tutti i ragazzini, quella prima volta, il sacerdote lo avrebbe portato in un albergo in Abruzzo e proprio in quell’hotel l’avrebbe violentato. E in quell’occasione il sacerdote avrebbe regalato un quadro che raffigurava un paesaggio della località di montagna dove erano stati, con una dedica che, per anni,  i genitori non sono riusciti ad interpretare. E che, secondo la madre del bambino – che ora ha 34 anni – rappresentava il riferimento alla prima violenza. Successivamente la vittima era piombata in uno stato di sudditanza nei confronti del sacerdote ed aveva sopportato per anni quegli abusi.

    Fortunatamente per il prete, la lentezza della macchina giudiziaria ha fatto sì che, negli scorsi mesi, il processo che il religioso stava affrontando cadesse in prescrizione, facendogli evitare il carcere.

    http://www.anagnia.com/italia/cronaca/2019/10/27/tacque-davanti-all-autorita-giudiziaria-riguardo-ad-un-gravissimo-caso-di-pedofilia-nella-chiesa-prete-ferentinese-indagato-ora-rischia-fino-a-quattro-anni-di-carcere

  • Violenze sessuali su un bimbo: parroco evita il carcere con la prescrizione

    Violenze sessuali su un bimbo: parroco evita il carcere con la prescrizione

    Federico Garau

    È stato salvato grazie alla prescrizione Gianni Bekiaris, il prete pedofilo di Ceprano (Frosinone) accusato di avere violentato un ragazzino da quando questi aveva solo 8 anni.

    Costretto a subìre ripetuti abusi sessuali, il giovane è ora affetto da problemi psichici causati dal forte trauma vissuto.

    Tante le prove che hanno incastrato il parroco, che tuttavia è riuscito ad evitare il carcere.

    Il processo, infatti, ha avuto inzio nell’ormai lontano 2005 e si è protratto sino ad oggi. Se si fosse ottenuta una condanna nel 2017, Bekiaris avrebbe molto probabilmente pagato per quanto fatto, ma ora tutte le accuse nei suoi confronti sono cadute a causa della prescrizione.

    Resta un giovane uomo, ora 32enne, profondamente segnato. Gli accertamenti medici eseguiti nel 2005 hanno infatti confermato una malattia di carattere psichiatrico insorta proprio a causa delle violenze.

    Secondo quanto riferito dagli inquirenti, gli stupri sono cominciati quando la vittima aveva solo 8 anni (la prima volta in una stanza d’albergo, durante una gita), e sono proseguiti fin quando il giovane non ha compiuto la maggiore età. A quel punto è stato il ragazzo stesso a parlare, chiedendo aiuto in un consultorio di Veroli (Frosinone).

    Dopo la denuncia le indagini, che hanno portato all’incriminazione di don Gianni Bekiaris.

    Per i giudici, il parroco è colpevole senza alcun dubbio. Le violenze sono state accertate, mentre le argomentazioni presentate dalla difesa dell’imputato non sono convincenti. Eppure, nonostante tutto, il prete ha evitato i 7 anni di reclusione richiesti dal pubblico ministero. A distanza di circa 90 giorni dalla sentenza del tribunale di Frosinone, che ha dichiarato estinti per prescrizione i reati di violenza sessuale e lesioni gravissime, sono state depositate le motivazioni.

    “Valuteremo nei prossimi giorni se agire, in relazione al danno causato dalle condotte abusanti per il quale il pm aveva chiesto una condanna a sette anni”, ha dichiarato Carla Corsetti, il legale della vittima, come riportato da “FrosinoneToday”. “La responsabilità del Bekiaris nelle motivazioni è comunque confermata con una ricostruzione puntuale e circostanziata, e questo è senza dubbio positivo”.

    http://www.ilgiornale.it/news/cronache/prescrizione-salva-parroco-accusato-avere-stuprato-bambino-1749329.html

  • Prete pedofilo violenta bambino di 8 anni ma non va in carcere grazie alla prescrizione

    Prete pedofilo violenta bambino di 8 anni ma non va in carcere grazie alla prescrizione

    Per anni ha abusato di un bambino della sua parrocchia, poi il Tribunale lo ha riconosciuto come colpevole ma è stato incredibilmente prosciolto dal processo. La vicenda, clamorosa, ha per protagonista Gianni Bekiaris, il parroco di Ceprano che fino al 2005 ha ripetutamente approfittato di un bimbo di otto anni, segnandolo a vita e causandogli gravi problemi psichici.

    Il processo era iniziato nel 2005 e da quell’anno era iniziato anche il decorso dei tempi per la prescrizione: se fosse terminato nel 2017, il parroco sarebbe stato condannato. Oggi però, i capi d’accusa nei suoi confronti sono caduti.

    Il calvario del ragazzino è durato per circa dieci anni, fino al raggiungimento della maggiore età. Ancor più terrificante è il fatto che il parroco abbia ripetutamente approfittato del danno psichico che sapeva di aver causato al bambino, portando avanti le violenze consapevole che la malattia aveva ormai minato la capacità del piccolo di decidere per sè stesso.

    Nei giorni scorsi sono state depositate le motivazioni della sentenza. Le violenze sono state provate, così come il danno psichico causato dai continui abusi dell’uomo. La difesa è stata inoltre lacunosa e non ha convinto il giudice: Gianni Bekiaris è chiaramente colpevole davanti agli occhi della giustizia. Tuttavia, non sconterà nemmeno un giorno della sua pena.

    Quel bambino oggi è un uomo di 32 anni. Dopo un lungo silenzio, ha trovato la forza di raccontare tutto a un consultorio di Veroli, al quale si era rivolto per provare a intraprendere un percorso di recupero psicologico a causa del trauma vissuto. Durante uno degli incontri, ha confessato al consulente che lo stava ascoltando quello che aveva dovuto sopportare dall’età di otto anni: appena ascoltata la sua orribile versione dei fatti, gli operatori hanno fatto scattare la denuncia nei confronti di Gianni Bekiaris. Il primo abuso raccontato dal ragazzo al processo era avvenuto in un albergo: il parroco lo aveva ingannato, portandolo lì con la scusa di una gita.

    https://www.leggo.it/italia/roma/prete_pedofilo_violenta_bambino_8_anni_prescrizione-4717711.html

  • FROSINONE – Prete a giudizio per abusi sessuali

    FROSINONE – Prete a giudizio per abusi sessuali

    Chiusa l’istruttoria per il processo a don Gianni Bekiaris, 57 anni, accusato di abusi sessuali ai danni di un giovane di Ceprano. Secondo quanto riportato dal TG di Multimedia TV, è stata respinta la richiesta di un’ulteriore perizia che avrebbe voluto la difesa.

    Il prete è accusato di aver abusato per lunghi anni di un parrocchiano. La prima violenza sarebbe avvenuta subito dopo la Prima Comunione, una ventina d’anni fa visto che ora il giovane ha oltre trent’anni. Discussione e sentenza sono state fissate per il prossimo 21 Maggio 2019.

    https://www.ciociaria24.net/frosinone-prete-a-giudizio-per-abusi-sessuali-142033.html/amp

  • Abusi su un parrocchiano, a processo don Gianni: la verità dai testimoni

    Abusi su un parrocchiano, a processo don Gianni: la verità dai testimoni

    Ultima udienza dedicata alla difesa nel processo a carico di don Gianni Bekiaris. Ora si attende la decisione del tribunale su una nuova perizia sulla vittima. L’avvocato Giuseppe Pizzutelli, difensore del sacerdote sotto processo per violenza sessuale nei confronti di un giovane parrocchiano, ha chiamato cinque testimoni, tre che frequentavano la parrocchia di Ceprano e due di Monte San Giovanni Campano.

    I testi hanno fatto riferimento a una bacheca con tutte le chiavi e che molti avevano accesso a tutti i locali. Si tratta di persone chiamate a ricostruire la vita della parrocchia, serviti a fornire elementi a sostegno della tesi difensiva. Per la parte civile, l’avvocato Carla Corsetti ha evidenziato che i testi non hanno scalfito l’accusa e che non erano in dubbio le attività svolte in parrocchia. La difesa, comunque, ha rinunciato a sentire altri testimoni.

    A quel punto, il tribunale di Frosinone essendo in diversa composizione (le parti hanno acconsentito alla rinnovazione degli atti mediante lettura) ha fissato una nuova udienza il 12 marzo. Servirà a sciogliere la riserva sulla richiesta avanzata dalla difesa di una nuova perizia medico-legale per verificare gli aspetti sul nesso di causalità sugli abusi denunciati dal ragazzo e i disturbi che questi avrebbero prodotto.
    La difesa Bekiaris ha l’interesse a far emergere da una nuova perizia quanto dichiarato dal proprio consulente di parte. Su tale richiesta, peraltro, sia il pubblico ministero Adolfo Coletta che la parte civile (per i quali i danni per quei traumi pregressi sono ancora attuali) hanno espresso parere contrario ritenendo sufficiente la perizia fin qui svolta.

    https://www.ciociariaoggi.it/news/cronaca/69426/abusi-su-un-parrocchiano-a-processo-don-gianni-la-verita-dai-testimoni

  • Violenza sessuale: la verità dei testimoni di don Gianni Bekiaris

    Violenza sessuale: la verità dei testimoni di don Gianni Bekiaris

    Seconda udienza dedicata all’esame dei testi della difesa nel processo a carico di don Gianni Bekiaris. L’avvocato Giuseppe Pizzutelli, difensore del sacerdote sotto processo per violenza sessuale nei confronti di un giovane parrocchiano, ha introdotto quattro persone, tre di Ceprano e una di Monte San Giovanni Campano, che hanno avuto contatti stretti con il religioso.

    I primi tre hanno partecipato alla vita parrocchiale a san Rocco, a Ceprano. Uno di loro, che ha svolto attività da catechista, ha ripercorso i suoi rapporti con don Gianni, ricordando come la parrocchia era sempre frequentata dalla gente, il che impediva di appartarsi o comunque di fare qualcosa senza essere visti. Tra i testi sentiti anche chi conosceva il minore vittima delle presunte violenze sessuali definito una persona serena e tranquilla e che non era isolata dal gruppo.

    Sentita anche la perpetua di Monte San Giovanni Campano, dove don Bekiaris ha esercitato la sua attività sacerdotale in precedenza. Ha descritto ciò che avveniva negli ambienti della parrocchia e affermato che don Gianni manteneva aperta la casa canonica dove poteva entrare chiunque. In più ha aggiunto di non aver mai visto in paese la parte offesa. La parte civile, per il ragazzo, l’avvocato Carla Corsetti ha evidenziato che i testi non hanno frequentato direttamente la parte offesa se non in tenera età o che comunque hanno avuto contatti marginali. Per il legale della parte offesa le testimonianze difensive non hanno scalfito l’impostazione accusatoria.

    Il processo proseguirà l’8 gennaio, probabilmente con un diverso collegio giudicante. Saranno ascoltati altri sei testimoni della difesa, tra cui un paio di sacerdoti e un’insegnante della parte offesa. Inoltre, il tribunale dovrà decidere se ammettere una perizia medico-legale sulla parte offesa per accertare, come richiesto dalla difesa, se i fatti siano veritieri e quale sia lo stato attuale della vittima e se i disturbi di cui è vittima siano stati causati dai fatti oggetto della contestazione.

    Nelle precedenti udienze erano stati sentiti i genitori della vittima, nonché lo psicologo, anch’egli sacerdote, che lo aveva aiutato nel percorso di recupero e che lo aveva indotto a confrontarsi sull’argomento con i genitori. In passato era stato chiamato a testimoniare anche il vescovo Ambrogio Spreafico che, però, ha opposto il segreto ministeriale.