Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Scandali sessuali, casi di pedofilia, preti playboy e parroci nudi sul web: il Papa commissaria la diocesi di Albenga inviando nella piccola curia ligure un “amministratore apostolico” per vigilare su monsignor Oliveri

    Scandali sessuali, casi di pedofilia, preti playboy e parroci nudi sul web: il Papa commissaria la diocesi di Albenga inviando nella piccola curia ligure un “amministratore apostolico” per vigilare su monsignor Oliveri

    la Repubblica, giovedì 23 ottobre 2014
    «Liberaci dal male», mormora monsignor Mario Oliveri dall’altare della cattedrale di San Michele Arcangelo. E sulla fronte gli s’allunga una ruga profonda: dolore, inquietudine. Amen, signor vescovo: ma è proprio vero che con tutti questi preti peccatori, Papa Francesco ha deciso di “commissariare” la sua diocesi? «Non voglio parlarne. Non è il momento», taglia corto.
    Dopo un quarto di secolo da indisturbato padrone di casa, Oliveri tra pochi giorni dovrà condividere il palazzo vescovile di Albenga con un altro prelato. Un “amministratore apostolico” scelto da Bergoglio per aiutarlo a reggere il peso dei troppi scandali delle sue parrocchie: sacerdoti condannati o indagati per pedofilia, altri che in processione corteggiano le fedeli più carine, parroci che posano nudi su Facebook o per siti gay, che svuotano le cassette delle elemosine e se la danno a gambe, che palpeggiano turiste adolescenti sul lungomare. Per non parlare di quelli che sfoggiano tatuaggi, fanno i barman nei locali notturni, organizzano giri di prostituzione.
    No, non è una barzelletta. È un rosario di nefandezze che fa due volte impressione, anche perché la diocesi di Albenga-Imperia è piuttosto modesta. Negli ultimi anni le procure hanno aperto decine di indagini e davvero ci deve essere qualcosa di orribile, se anche il nunzio apostolico Adriano Bernardini è tornato in Vaticano scuotendo la testa, dopo aver indagato per alcuni giorni.
    Dicono che l’«inquisitore» Bernardini sia stato mandato da Papa Francesco all’inizio dell’autunno proprio quando il vescovo ha avuto un malore celebrando la messa -, ma è possibile che le cose siano ancora più delicate. Perché il nunzio apostolico di solito si muove quando un tribunale comunica alla Santa Sede l’intenzione di aprire un fascicolo su di un vescovo. Monsignor Oliveri indagato? La procura di Savona, che è capoluogo della provincia, smentisce. Però non esclude che possa essere stata presentata una denuncia nei suoi confronti altrove. Brutta storia.
    «Bugie. Cattiverie della gente. Il vescovo nessuno lo manderà via. Se ne andrà lui da solo, vedrete. Gli manca poco alla pensione», spiega un parrocchiano. Settantuno anni, Oliveri da giovane sacerdote aveva intrapreso una carriera “diplomatica” tra Parigi e Londra. Ma qualcosa è andato storto, perché nel ’90 lo hanno nominato vescovo ad Albenga e da lì non si è più mosso. Era stato compagno di studi di Bernardini, che pare non sia in buonissime relazioni con Bergoglio (si erano incrociati a Buenos Aires nel 2003: sparlano che il nunzio giocasse a tennis con l’ex presidente Menem, poi condannato per traffico d’armi). Però la relazione di Bernardini al termine della visita non deve essere stata lusinghiera, se adesso arriva un “ausiliario” che presto sarà nominato vicario generale. Cosa ha scoperto? Intanto, gli è bastato leggere sui giornali i resoconti di indagini e processi. Don Luciano Massaferro, parroco di Alassio, condannato a 7 anni e 8 mesi per abusi sessuali nei confronti di una chierichetta, difeso strenuamente dal vescovo durante l’indagine. Silvano De Matteis, parroco a Diano San Pietro, accusato da un capitano di porto di averne corteggiato la moglie durante una processione. Don Cesare Donati, parroco di Bastia d’Albenga, che prima viene destituito con l’accusa di avere una compagna – il suo posto è preso da un prete che si è fatto fotografare nudo su di un sito gay -, poi dice che officerà nelle frazioni ma finisce a fare il barman. Padre Alfonso Maria Parente, già protagonista al festival di Sanremo, che fugge con la cassa della parrocchia di Pairolo. E fa spazio a don Juan Pablo Esquivel, che vive con un amico e raccontano appassionato di culturismo, già ricoverato per mononucleosi («Chi lo avrà baciato?», era il tormentone dei fedeli), famoso per le sue invettive contro le “arpie insoddisfatte”. Un link che rimanda a don Juan è presente anche sulla pagina facebook del vescovo Oliveri. E su Facebook c’è finito puree don Gabriel Viorel Irla, parroco di Poggi di Imperia: nudo, naturalmente. Alcune delle tante storie di cui Bernardini ha preso nota. Ma il resto?
    Fervente tradizionalista liturgico, monsignor Mario Oliveri nel 2008 ha celebrato in cattedrale una messa in latino, tre ore e mezza di cerimonia. Nei suoi post sui social network evoca spesso e volentieri il Pontefice “Benedictus XVI”. Cui era molto legato anche il cardinale Domenico Calcagno, che Bergoglio ha allontanato di recente dallo Ior. Calcagno è stato accusato di aver coperto diversi casi di pedofilia nella Curia di Savona. Dove era stato per 5 anni vescovo, prendendo il posto nel 2003 di quel monsignor Dante Lanfranconi a sua volta indagato due anni fa dalla procura savonese per aver coperto casi di pedofilia e abusi sessuali nella diocesi. Che confina con quella di Albenga. Oliveri e Lanfranconi si erano insediati insieme, un quarto di secolo fa. Luisa Bonello, medico savonese, a febbraio aveva consegnato a Papa Francesco un dettagliato rapporto sulle violenze commesse dai sacerdoti della zona, denunciando la “connivenza” dei vertici. «Liberaci dal male», gli aveva chiesto. Si è uccisa il mese scorso. La magistratura ha aperto un’inchiesta per “istigazione al suicidio”.

    Massimo Calandri
    Vedi anche Lo scandalo dei preti pedofili
  • «Gay e pedofili, la Chiesa mi stava stretta»

    «Gay e pedofili, la Chiesa mi stava stretta»

    13 febbraio 2012
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    Albenga – «Da qualche tempo, lo sappiamo, la chiesa viene un po’ bersagliata, non so se per verità: preti gay, preti pedofili, vescovi incriminati e chi più ne ha più ne metta. I giornali li leggete anche voi. E quindi evidentemente la situazione è cominciata a starmi un po’ stretta».

    Don Cesare ha appena finito di leggere il passo del Vangelo che narra del lebbroso («Mi sono sentito come lui», ha confidato alla fine della funzione ai fedeli). È domenica, e come ogni domenica da qualche tempo a questa parte, anche ieri ha indossato l’abito talare per celebrare messa nell’entroterra d’Albenga. In settimana fa il barman a Savona, con la “sua” Flavia, la «prima donna di cui mi sono innamorato». Il fine settimana torna a fare il parroco a Vercesio e Cenesi. Due messe, una al mattino, l’altra al pomeriggio, davanti una pochi fedeli, dopo una settimana passata a servire aperitivi.

    Dal pulpito preferisce non parlare di Flavia. Ma alla piccola comunità che lo ha accolto dopo l’emarginazione che ha conosciuto a Bastia, vuole spiegare che cosa gli è successo.

    La crisi spirituale. La “fuga” a Savona. E poi i colloqui con il vescovo, che gli ha dato tempo per riflettere: «È grazie a lui, devo dire la verità, è grazie a lui che tutti criticano, se ho capito quanto è importante l’anima sacerdotale che ho dentro».

    Don Cesare Donati, 48 anni, ex barman di bordo, entrato nella chiesa in età matura, deve delle spiegazioni ai suoi parrocchiani: «La mia domanda è come mai mi trovo in una situazione un così. Potrei anche fregarmene, tanto lo stipendio lo prendo lo stesso. Però la questione è proprio di sincerità nei riguardi della divinità». Critiche e autocritiche: «La nostra diocesi non brilla, io non mi metto certo da parte, in sincerità. Anche qui ci sono delle ipocrisie. Per questo ho deciso, anzi avevo deciso, di mollare tutto e di tornare a fare una vita normale. Ho pensato di aprire un locale, semplicemente una latteria, per poter vivere». Una scelta di vita che sembrava definitiva. Poi il ripensamento. «Sono stato anch’io vittima di un linciaggio morale ed emarginato, quando fui parroco a Bastia d’Albenga, come il lebbroso che racconta Gesù, ed ora sono stato malgiudicato ed incompreso in questa particolare vicenda». Una storia d’amore che ha suscitato polemiche a Bastia, che il sacerdote ha prima negato e poi ammesso. «In questi mesi – ha detto ai fedeli dall’altare – ho avuto dei colloqui con il vescovo. E ora sono contento di continuare a fare il parroco. Ho capito che devo rimanere in questa vita».

    La chiesa è piccola, sedute tra le panche una decina di fedeli, sono tutte donne anziane e nessuna dice una parola. Sanno tutto, perché lo hanno letto sul giornale. E sanno anche che probabilmente il loro parroco sarà trasferito. Ma don Cesare sente il dovere di spiegare che la sua non sarà un’altra fuga: «Dopo Bastia mi hanno assegnato Vercesio e Cenesi, sono due parrocchie piccole. Capite benissimo che a quasi 50 anni non posso pretendere di andare avanti tanto tempo con due parrocchie così. Sicuramente il vescovo è intenzionato a darmi una parrocchia un po’ più grande».

    «Dove me la darà? Quando me la darà? Quale sarà? Non lo so ancora. La messa è finita, andate in pace».

    Don Cesare torna in sacrestia. Le fedeli si dileguano. Domani è lunedì e si vedrà.