Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Charles Scicluna

  • La svolta del Papa sul Cile: a Roma vescovi e vittime di pedofilia

    La svolta del Papa sul Cile: a Roma vescovi e vittime di pedofilia

    Caso Barros-Karadima, polemiche del viaggio, missione Sicluna

    Città del Vaticano, 11 apr. (askanews) – L’atto di accusa di 64 testimoni ascoltati dal suo inviato speciale tra Santiago del Cile e New York sono contenute in 2300 pagine che Papa Francesco invita i vescovi cileni ad accogliere “con il cuore e umilmente”.Papa Francesco volta pagina sul Cile. Il suo viaggio, a gennaio, era stato costellato di polemiche che affondavano le radici negli anni passati. E ora Jorge Mario Bergoglio ha preso carta e penna per scrivere ai vescovi, convocarli a Roma, esprimere “vergogna e dolore”, chiedere “perdono” per gli errori di valutazione e proporre alle vittime di venire anch’esse a Roma per poter comunicare di persone le sue scuse.

    Nel corso del viaggio cileno il Papa ha pubblicamente difeso un vescovo accusato da molti cileni di avere insabbiato le accuse contro un prete pedofilo. Il sacerdote è Fernando Karadima, influente sacerdote della borghesia di Santiago sin dai tempi di Pinochet, con amicizie in Vaticano nella cerchia wojtyliana, condannato nel 2011 dal Vaticano. Tra i suoi pupilli c’era Juan Barros, che ha poi fatto carriera e che Papa Francesco stesso ha nominato vescovo di Osorno. Innescando in molti fedeli delusione, indignazione, aperte manifestazioni di protesta. Anche durante il suo recente viaggio, però, il Papa ha difeso questo presule, sostenendo che le accuse fossero calunnie. Una presa di posizione che gli ha guadagnato una raffica di critiche da parte dei suoi amici e collaboratori: dal cardinale Sean O’Malley, presidente della commissione pontificia per la tutela dei minori, ai gesuiti cileni e statunitensi, dal sito specializzato in informazione vaticana Il Sismografo al Centro per la tutela dei minori della Pontificia Università Gregoriana. Ascoltate tutte queste voci critiche, Jorge Mario Bergoglio si è corretto e ha deciso di mandare in Cile mons. Charles Scicluna, arcivescovo della Valletta a Malta, in passato procuratore generale vaticano nei casi di pedofilia e ora a capo del collegio di appello nei casi di abusi, uomo di Chiesa notoriamente poco incline ai compromessi. Scicluna ha incontrato le vittime di Karadima, che si sono dette molto soddisfatte e finalmente ascoltate. Ora, a quanto emerge, Francesco, ricevuto il rapporto dall’arcivescovo maltese, ha scritto una lettera ai vescovi cileni che verrà resa nota questa sera.

    Nella missiva il Papa esprime “dolore e vergogna” per “i gravi abusi di coscienza e di potere e, in particolare, gli abusi sessuali” su minori da parte di sacerdoti, in una lettera inviata ai vescovi cileni dopo aver inviato nel paese un suo inviato, mons. Charles Scicluna, per ascoltare le vittime e convoca l’episcopato cileno a Roma “per dialogare sulle conclusioni” della visita. “Mi rivolgo a voi, riuniti nella 115esima assemblea plenaria, per chiedere umilmente la vostra collaborazione e assistenza nel discernimento delle misure a corta, media e lunga scadenza che dovrebbero essere adottate per ripristinare la comunione ecclesiale in Cile con lo scopo di riparare il più possibile lo scandalo e ristabilire la giustizia”. “Penso di convocarvi a Roma per dialogare sulle conclusioni della citata visita (di mons. Scicluna, ndr.) e le mie conclusioni. Ho pensato in questo incontro come un momento fraterna, senza pregiudizi ne idee preconcette, con il solo scopo di far rispendere la verità nelle nostre vite. Per quanto riguarda la data chiedo al vostro Segretario generale di farmi conoscere le possibilità”.

    “Riconosco e desidero che lo trasmettiate fedelemente che sono incorso in gravi errori di valutazione e percezione della situazione, specialmente per mancanza di informazione veritiera ed equilibrata”: lo scrive Papa Francesco in una lettera ai vescovi cileni.

    Nella lettera non si menzionano esplicitamente i destini del vescovo Barros. Ma Il Papa scrive: “Sin da ora chiedo perdono a tutti quelli che ho offeso e spero di poterlo fare personalmente, nelle prossime settimane, nella riunione che avrò con i rappresentanti delle persone intervistate” da Scicluna. si tratterebbe in particolare di James Hamilton, Juan Carlos Cruz e José Andrés Murillo, vittime di Karadima che secondo i media cileni avrebbero già confermato il viaggio a Roma. La Conferenza episcopale cilena in una nota ha subito confermato di essere pronta ad accettare la decisione del Papa.

    http://www.askanews.it/esteri/2018/04/11/la-svolta-del-papa-sul-cile-a-roma-vescovi-e-vittime-di-pedofilia-top10_20180411_204432/
  • In Vaticano è boom di processi

    In Vaticano è boom di processi

    Non c’è pace alla Congregazione della Dottrina della Fede dove si moltiplicano le denunce di scandali a carico di preti, vescovi e cardinali

    Orazio La Rocca

    Vescovi dimessi d’autorità per colpe legate a casi di violenze sessuali e di pedofilia nel clero. Ma anche per aver taciuto di fronte alle violenze di narcotrafficanti, di politici corrotti e bande armate. Cardinali costretti a difendersi in tribunale da accuse infamanti per presunti omessi controlli su preti pedofili delle loro diocesi. Come pure porporati coinvolti, direttamente o indirettamente, in operazioni finanziarie illecite e accusati di truffa. Inchieste giudiziarie, processi, sentenze clamorose, condanne.

    Non c’è pace alla Congregazione della Dottrina della Fede (l’ex Sant’Uffizio) retta da qualche mese dall’arcivescovo gesuita Luis Francisco Ladaria Ferrer, 74 anni il prossimo 19 aprile. Negli ultimi tempi, il dicastero che sovrintende al giudizio sui grandi peccati del clero, è stato sottoposto ad un super lavoro per il moltiplicarsi di denunce arrivate da ogni parte del mondo su vicende legate a scandali di natura sessuale, finanziaria, compromissioni politiche a carico di preti, vescovi e, persino, cardinali.

    E, contrariamente al passato, i provvedimenti fioccano, e abbastanza velocemente, anche in seguito a quella “tolleranza zero” imposta da papa Francesco nei confronti dei prelati che si macchiano di colpe gravissime, a partire dalla pedofilia. Piaga dolorosissima sollevata dal pontefice in tante occasioni, anche nell’ultima udienza concessa alla Pontificia commissione per la tutela dell’infanzia, ai cui membri ha chiesto “più velocità e più decisione nei giudizi, perchè su questi problemi nella Chiesa c’è troppo ritardo e sono in troppi a far finta di niente”.

    E per essere ancora più incisivo, il Papa – nel corso della stessa udienza – ha annunciato il “potenziamento” del personale addetto alla Congregazione per la Dottrina della Fede, per istruire più celermente i processi e portarli a conclusione nel più breve tempo possibile.

    Non a caso, tra i casi sottoposti dai vescovi italiani all’ex Sant’Uffizio, in pochi mesi ne sono andati a sentenza cinque, ed altre sono in dirittura d’arrivo. Stessa velocità decisionale anche per le denunce arrivate dal resto del mondo.

    I provvedimenti

    Come dimostra l’ultimo provvedimento emesso tre giorni fa dopo appena qualche mese di inchiesta fatta dal delegato papale, il cardinale Leo Raymond Burke, la condanna e la rimozione dalla guida della diocesi di Agana, nell’isola di Quam del Pacifico, dell’arcivescovo Anthony Sablan Apuron, francescano dell’ordine dei Cappuccini, accusato di abusi sessuali su minori in età giovanile. La sentenza è stata emessa dalla Congregazione per la Dottrina della Fede che ha dichiarato “l’imputato colpevole” e lo ha condannato “alla pena di cessazione dall’ufficio e il divieto di residenza nell’Arcidiocesi di Guam”.

    Stessa sorte, ma per motivi politici, per monsignor Alfredo Zecca  (69 anni, quindi lontano dai canonici 75 anni, l’età della pensione dei vescovi), rimosso dalla diocesi Tucuman, in Argentina, per non aver difeso la memoria di padre Juan Viroche, il sacerdote ucciso dai narcos nella sua parrocchia a La Florida.

    Padre Viroche è stato trovato lo scorso 5 ottobre impiccato nella sua chiesa, con sul corpo segni di percosse e ai piedi panche divelte e una statua del Crocifisso distrutta in seguito ad una colluttazione. Il sacerdote aveva denunciato i politici del posto di essere “compromessi” con i narcotrafficanti. Ma monsignor Zecca non lo ha assecondato, evidentemente per non mettersi contro le istituzioni locali.

    Non spira una buona aria nemmeno per il vescovo cileno Juan Barros, accusato di aver coperto gli abusi sessuali del suo direttore spirituale, il sacerdote Fernando Karadima. Sulla vicenda il mese scorso ha indagato su incarico papale, l’arcivescovo Charles Scicluna, ex promotore di giustizia (sorta di pubblico ministero) dell’ex Sant’Uffizio dove ora è presidente della speciale Commissione per l’esame dei Delicta Riservata.

    Scicluna ha sentito le vittime ed i testimoni – allargando la sua inchiesta anche a presunti casi denunciati negli istituti cileni dei Fratelli Maristi -, ed ora la sua relazione è al vaglio della Congregazione.

    Ma nemmeno il Sacro Collegio cardinalizio si salva dalle “attenzioni” della Congregazione della Dottrina della Fede, con due notissimi cardinali costretti a difendersi da accuse piuttosto scomode, George Pell e Oscar Maradiaga. Il cardinale Pell, il super ministro dell’Economia, è in Australia su “permesso” del papa per difendersi in tribunale da chi lo accusa di presunto mancato controllo sui preti pedofili della sua ex diocesi. I giudici australiani nei prossimi giorni decideranno se inviarlo a giudizio sulla base delle deposizioni fatte dai testimoni. Pell comunque si è sempre dichiarato innocente.

    Un altro cardinale che non sta attraversando un buon momento è Oscar Maradiaga, dell’Honduras, accusato da una famiglia di suoi ex amici di “truffa” per aver fatto da intermediario per un investimento in un fondo londinese andato poi in fumo. Anche in questo caso il cardinale si dice “estraneo ai fatti”, ma – secondo quanto rivelato dal settimanale Espresso – in Vaticano già da tempo è stata presentata la denuncia delle persone che dicono di essere state truffate, la famiglia di un ex diplomatico dell’Honduras accreditato presso la Santa Sede. “E per noi si profilano altri straordinari”, lamentano giudici e funzionari ecclesiastici dell’ex Sant’Uffizio.

    https://www.panorama.it/news/cronaca/vaticano-e-boom-di-processi/

  • Muore il cardinale O’Brien accusato di abusi sessuali, ma il Vaticano “pulisce” la biografia

    Muore il cardinale O’Brien accusato di abusi sessuali, ma il Vaticano “pulisce” la biografia

    Città del Vaticano – E’ morto da cardinale Keith Michael Patrick O’Brien, nonostante le accuse di aver abusato reiteratamente, negli Ottanta e Novanta, di due seminaristi e un prete (maggiorenni). Una brutta pagina. L’ex arcivescovo di Edimburgo è morto nel suo buen retiro senza che il Vaticano abbia mai reso noti i risultati dell’inchiesta che fu fatta tre anni fa. A causa della sua «indegnità morale» (parole di O’Brien) il cardinale non potè partecipare al conclave del 2013. Stamattina è stata annunciata la scomparsa del porporato con la diffusione di una biografia ufficiale in cui è stata omessa (censurata?) tutta la parte relativa alla inchiesta e ai motivi per i quali O’Brien non prese parte all’elezione papale. Al cardinale O’Brien fu inflitta una mite punizione: ritirarsi a vita privata, ma senza essere privato dell’onore della berretta rossa. Esattamente come accadde, più di 10 anni fa, anche al cardinale austriaco Groer, anch’egli morto in un buen retiro – un monastero benedettino in Austria – senza che fossero stati emanati provvedimenti seri come la riduzione allo stato laicale o la revoca del cardinalato, nonostante l’ammissione di Groer di avere commesso abusi, stavolta su minori.

    La biografia diffusa stamattina sul cardinale O’Brien informa solo che «egli ha partecipato al conclave nell’aprile 2005 che ha eletto Papa Benedetto XVI» ma non ha «partecipato al conclave del marzo 2013» e che, d’intesa con Papa Francesco, «nel mese di maggio 2013 ha lasciato la Scozia per un periodo di rinnovamento spirituale, di preghiera e penitenza. Successivamente, nel marzo 2015 – si legge – dopo un lungo itinerario di preghiera, il card. Keith Michael Patrick O’Brien ha rinunciato ai diritti e alle prerogative del cardinalato, espresse nei canoni 349, 353 e 356 del Codice di Diritto Canonico». Ovvero le prerogative dell’elezione papale. Nessun cenno all’inchiesta che fu condotta da monsignor Charles Scicluna, lo stesso arcivescovo che ora sta indagando sul caso della pedofilia nel Cile.

    Nel 2014, in una breve dichiarazione, O’Brien, a seguito della inchiesta vaticana, aveva rilasciato una breve dichiarazione dicendosi profondamente addolorato per le sue vittime, sottolineando che la sua condotta sessuale aveva infranto tutti gli standard morali che da lui erano richiesti.

    A suo tempo il caso O’Brien fece scalpore in tutta la Gran Bretagna perchè il cardinale scozzese si era rivelato il più acceso sostenitore della famiglia tradizionale, scagliandosi spesso violentemente contro gli omosessuali, il matrimonio tra i gay, i rapporti «contro natura».

    https://www.ilmessaggero.it/AMP/papa_francesco_pedofilia_cardinale_scozzese_o_brien_gay_vaticano_abusi-3616114.html

  • Abusi sui minori, i fantasmi cileni che tormentano Francesco

    Abusi sui minori, i fantasmi cileni che tormentano Francesco

    L’accusa al vescovo Barros di aver coperto le violenze. Il ruolo del suo mentore Karadima. Gli incroci con l’omicidio del generale Schneider nel 1970. L43 ripercorre la vicenda che bussa alla porta del pontefice.

    Vedo il corpo incosciente di Schneider, immobile sul lettino, il viso di marmo e il busto bagnato di sangue. Una delle tre pallottole gli ha perforato i polmoni, sfiorato il cuore e infranto il fegato. Sento un intenso dolore di fronte alla tragedia del mio grande amico ed è come se precipitassi in un nero precipizio, vertiginosamente illuminato da immagini sinistre di gente spaventata che grida mentre mitragliatrici sparano e bombe esplodono»: con queste parole il generale cileno Carlos Prats descriveva nel proprio diario l’attentato contro il capo delle forze armate, suo amico e compagno d’armi, René Schneider avvenuto il 22 ottobre del 1970. Il 25 Schneider sarebbe morto in conseguenza delle ferite riportate, il 24 ottobre Salvador Allende giurava come presidente del Cile. Prats avrebbe preso, di lì a poco, il posto di Schneider al vertice delle Forze armate cilene. Successivamente sarebbe entrato a far parte del governo di Unidad Popular fino ad assumere l’incarico di vicepresidente di Allende. Dopo il colpo di Stato del 1973, rifugiatosi in Argentina, sarà assassinato a Buenos Aires, insieme alla moglie, dall’agente della Cia Michael Townley.

    «ANNI DI ABUSI COPERTI». La ‘colpa’ di Schneider e Prats fu quella di aver scelto una linea costituzionalista in contrasto con l’opzione golpista di settori importanti delle forze armate, gli stessi che – con varie complicità nelle organizzazioni di estrema destra del Paese e a livello internazionale – misero in atto i due omicidi. Ma cosa c’entra questa storia proveniente dal passato con il caso del vescovo Juan Barros, titolare della diocesi di Osorno (dove fu nominato da papa Francesco nel 2015) accusato di aver coperto per lunghi anni i gravi abusi sessuali su minori della sua guida spirituale e mentore, il sacerdote Fernando Karadima, già riconosciuto colpevole dal Vaticano nel 2010? Per capire come stanno le cose è bene cominciare, per una volta, dalla fine.

    Il caso Barros è diventato, negli ultimi mesi, una sorta di slavina mediatica in grado di mettere in crisi la Santa Sede, all’origine delle ‘querelle’ c’è la visita compiuta da Francesco in Cile nel gennaio scorso; durante la trasferta nel Paese sudamericano il pontefice ha difeso Barros, con una certa asprezza e a più riprese, sostenendo che contro di lui non c’erano prove concrete. Le affermazioni del pontefice non hanno mancato di suscitare le proteste di larga parte dell’opinione pubblica e di indignare le vittime di Karadima che da anni accusavano Barros – e con lui altri prelati – di conoscere nel dettaglio gli abusi commessi da Karadima, di averli insabbiati e di aver poi negato le proprie responsabilità. Non solo: a essere coinvolti sono stati – nel corso degli anni – i massimi vertici della Chiesa cilena, ovvero i cardinali Ricardo Ezzati, attuale arcivescovo di Santiago del Cile, e il suo predecessore, Francisco Errazuriz Ossa che fa parte del C9, il ristretto gruppo di cardinali collaboratori del papa nel governo della Chiesa universale.

    LE ACCUSE AI PORPORATI. I due porporati sono stati accusati dalle vittime degli abusi di aver cercato in tutti i modi di nascondere la vicenda, di aver protetto prima Karadima poi Barros. Non solo: qualche anno fa, nel 2015, è stata diffusa dalla stampa cilena una corrispondenza via mail fra Ezzati e Errazuriz nella quale i due si preoccupavano per la possibile nomina di una delle vittime di Karadima, Juan Carlos Cruz, nella Pontificia commissione contro gli abusi istituita da Francesco. Poiché Karardima era già stato riconosciuto colpevole dal Vaticano e dalla giustizia cilena, di certo l’allarme maggiore riguardava evidentemente le coperture di cui egli aveva goduto, in Cile come a Roma. Francesco dopo aver difeso Barros, di ritorno dal Cile si è scusato con le vittime per le sue parole, ma non ha rinunciato immediatamente alla difesa del vescovo. Tuttavia il 30 gennaio, in seguito “a nuove informazioni pervenute” sul caso Barros, Bergoglio ha mandato in Cile a indagare nuovamente sull’intera vicenda un suo uomo di fiducia: monsignor Charles Scicluna, arcivescovo di Malta, ex promotore di giustizia (pubblico ministero) della Congregazione per la dottrina della fede per i reati di abuso contro i minori, e attuale responsabile dei ricorsi nelle cause presso lo stesso dicastero. Ma soprattutto Scicluna è uno degli uomini di Chiesa che ha preso sul serio lo scandalo pedofilia.

    LE PRESSIONI SUL PAPA. La sua missione in Cile è durata diversi giorni, ha ascoltato vittime e testimoni, e presto il papa prenderà provvedimenti in base alla relazione dell’arcivescovo maltese. D’altro canto lo stesso pontefice si è trovato al centro di un reticolo di pressioni da parte di alcuni stretti collaboratori che lo hanno certamente influenzato e ne hanno indirizzato il giudizio, anche se questo non basta a spiegare tutto. Ma chi era Karadima? Il sacerdote, parroco della parrocchia del Sacro cuore di Gesù di El Bosque, una zona altolocata di Santiago del Cile, fondò poi la Pia Unione Sacerdotale, organismo che godeva di una certa autonomia nella Chiesa. Nella cerchia di Karadima si formarono diversi sacerdoti i quali assunsero poi, non casualmente come vedremo, incarichi di rilievo; oggi, diversi di loro sono accusati dalle vittime di aver coperto i numerosi casi di abuso sessuale di cui fu responsabile il sacerdote (come accertato dalle autorità vaticane), si tratta dei vescovi Andrés Arteaga (vescovo ausiliare di Santiago del Cile), Horacio Valenzuela (vescovo ausiliare id Santiago del Cile), Tomislav Koljatic (vescovo di Linares). Barros, da parte sua, è stato anche per circa un decennio vescovo castrense, cioè ordinario militare (dal 2004 al 2015).

    Non va dimenticato però che a tenere le fila della Chiesa cilena è stato per lungo tempo il cardinale Angelo Sodano, 90 anni ben portati, ex Segretario di Stato vaticano, dal 1991 al 2006, ed ex nunzio in Cile (1977-1988), fu uno dei principali collaboratori di Giovanni Paolo II, uno degli uomini più potenti della Curia romana. La prossimità di Sodano con ambienti ecclesiali conservatori, è nota (la stessa rivista dei gesuiti ‘America’ , anni fa, ne chiese le dimissioni per la sua difesa di Marcial Maciel, il tenebroso fondatore degli ultraconservatori Legionari di Cristo, anch’egli abusatore seriale di minori). Secondo una delle vittime di Karadima, James Hamilton, Sodano era un assiduo frequentatore della parrocchia del Sacro Cuore a El Bosque, tanto che una stanza della struttura era comunemente noto fra i sacerdoti come la “sala di Sodano”. Hamilton ha raccontato alla giornalista María Olivia Mönckeberg, autrice dell’inchiesta Karadima, il signore degli inferi, che il sacerdote «era ultrapinochetista, amico di Sergio Rillon (consigliere di Pinochet per gli affari religiosi, ndr) e di Rodrigo Serrano (capo gabinetto del ministero alla Giustizia). Rillon si riuniva con Karadima e Sodano e insieme decidevano quali dovevano essere i nuovi vescovi della Chiesa cilena, questo era il livello di influenza che aveva».

    L’OMBRA DELL’ESTREMA DESTRA. In tale contesto è emerso pure che Karadima si vantava – secondo Hamilton e altre vittime – di aver nascosto e protetto presso la residenza di El Bosque (nel campanile) Juan Luis Bulnes, condannato – insieme a numerosi complici fra cui diversi alti gradi dell’esercito – per l’omicidio del generale Schneider. Karadima avrebbe addirittura aiutato Bulnes a rifugiarsi all’estero, in Paraguay. A ciò si aggiunga – e qui i fili si ricongiungono – che Juan Luis Bulnes è il fratello di Juan Pablo Bulnes, l’avvocato ecclesiastico che difese Karadima dalle accuse di pedofilia. Quest’ultimo, a sua volta, era legato a gruppi di estrema destra che cospirarono per sovvertire la democrazia in Cile. Insomma, scoperchiata la botola degli abusi sessuali e psicologici messi in pratica da Karadima, a emergere è una realtà di trame di potere assai più complessa, fra Cile e Vaticano, con legami non proprio edificanti.

    Resta da dire, che il ripensamento di Francesco, a questo punto, potrà avere una via d’uscita fatta di rinunce o pre-pensionamenti di personaggi ingombranti nel tentativo di chiudere una vicenda che trascina con sé le ombre mai scomparse del lungo pontificato wotyliano. La Chiesa cilena, peraltro, non fu solo quella di Karadima negli anni della dittatura, anzi. È ormai storia l’azione di denuncia svolta dalla “Vicaria de la solidaridad”, organismo creato dal cardinale Raul Silva Henriquez, per denunciare le sparizioni degli oppositori, le torture e le violazioni dei diritti umani e per assistere le vittime. Al contempo è un fatto che la linea non sempre decisa di Francesco sulla questione abusi, è ora nella mani di quattro personalità forti e di fiducia del papa. In primo luogo Monsignor Scicluna (l’inviato per il caso Barros), poi il cardinale Sean Patrick O’Malley, arcivescovo di Boston e capo della Pontificia commissione per la tutela dei minori (che ha criticato apertamente il papa in un primo tempo per la gestione del caso del caso Barros), quindi due gesuiti: Hans Zollner, a capo del Centro di protezione dell’infanzia dell’Università gregoriana di Roma, organismo il cui fine è formare il clero alle nuovi prassi di tutela dei minori compresa la formazione nei seminari; infine, c’è monsignor Luis Francisco Ladaria, prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, il dicastero incaricato di gestire i processi canonici.

    CRITICHE ALLA PONTIFICIA COMMISSIONE. Basterà? Difficile dirlo. Nel corso degli ultimi mesi, alcuni membri della Pontificia commissione per la tutela dei minori hanno lasciato polemicamente il loro posto contestando lo scarso peso decisionale dell’organismo, fra di loro l’irlandese Marie Collins che non ha risparmiato critiche alla curia vaticana. Ma di recente anche la francese Catherine Bonnet, psichiatra dell’infanzia – dimissionaria dal medesimo organismo dal giugno scorso –, in un’intervista al francese L’Express ha spiegato come abbia cercato senza successo di introdurre l’obbligo per vescovi e superiori religiosi, di trasmettere le informazioni relative a sospetti di abusi su minori alle autorità civili. Il discorso certo è complesso, sta di fatto che ora il papa e i suoi collaboratori stanno studiando l’ipotesi di aumentare i tribunali ecclesiastici specializzati nella gestione dei casi di pedofilia in varie regioni del mondo.

    http://www.lettera43.it/it/articoli/mondo/2018/03/04/abusi-minori-cile-papa-francesco/218299/

  • Card. Mueller contesta richiesta di processi su abusi più veloci

    Card. Mueller contesta richiesta di processi su abusi più veloci

    Città del Vaticano, 2 mar. (askanews) – Processi più rapidi nei casi dei preti pedofili. E’ quanto hanno discusso il Papa e il consiglio di nove cardinali che lo coadiuvano nella riforma della Curia. Ma il cardinale Gerhard Ludwig Mueller, prefetto della congregazione per la Dottrina della fede che Papa Francesco ha prepensionato la scorsa estate, contesta questa idea e torna ad accennare al licenziamento – deciso dal Papa – di tre suoi collaboratori. Il porporato tedesco, in passato accusato di boicottaggio passivo da Marie Collins, donna irlandese che da bambina fu abusata da un prete ed ha poi fatto parte della commissione vaticana per la tutela dei minori, critica anche la novità, introdotta da Jorge Mario Bergoglio, di una corte d’appello sui casi di pedofilia che è stata affidata all’arcivescovo maltese Charles Scicluna.

    “La congregazione ha fatto un lavoro altamente professionale per anni e merita la più grande gratitudine da tutte le persone coinvolte. Le difficoltà per la Chiesa emergono sempre quando si cerca un qualsiasi gentleman agreement al di fuori del processo che interferisce con la procedura giudiziale. Il procedimento di ricorso ad un Collegio all’interno della congregazione per la Dottrina della fede, il cui presidente incomprensibilmente non il prefetto, dovrebbe essere ridotta al controllo della correttezza formale della procedura nella diocesi e della prima istanza della congregazione per la Dottrina della fede. Interferire con la rimozione – se la colpevolezza è provata – per pietà nei confronti dell’abusatore dovrebbe essere evitato il più possibile perché causa grande male alla Chiesa ed è un’ingiustizia nei confronti delle vittie. Una tale offesa non può essere equiparata con gli errori e i peccati che tutti noi compiamo. Ovviamente, ogni colpa può essere perdonata al peccatore è penitente. Ma non si può chiedere che un pastore torni alla posizione di fiducia della quale ha abusato in modo aberrante”.

    Il 21 gennaio 2015 Papa Francesco ha nominato Scicluna presidente del Collegio per l’esame dei ricorsi alla Sessione Ordinaria della Congregazione per la Dottrina della Fede.

    Secondo Mueller, “la congregazione per la Dottrina della fede ha bisogno di un maggior numero di preti ben formati e che conoscono diverse lingue che svolgano le procedure tempestivamente. Purtroppo molti impiegati competenti sono stati licenziati senza ragione e contro la mia espressa volontà. Poi uno sente lamentele circa il fatto che alla congregazione manca rapidità nelle procedure. Ma non puoi separarti dai tuoi migliori cavalli e al tempo stesso chiedere che la carrozza vada a velocità maggiore. Le leggi della logica e della fisica valgono anche nella Chiesa”.

  • La bolla della pedofilia nella Chiesa cilena

    La bolla della pedofilia nella Chiesa cilena

    Era esplosa col caso molto controverso del vescovo di Osorno Juan Barros

    La nunziatura apostolica a Santiago del Cile resta sotto i riflettori. Nonostante la colecistectomia dell’inviato papale, Mons. Charles Scicluna, sono proseguiti i colloqui con testimoni e vittime di abusi sessuali avvenuti in Cile per opera di uomini di chiesa.

    E’ stato il prelato spagnolo Jordi Bertomeau, collaboratore di Scicluna che ha continuato gli incontri. La commissione d’inchiesta vaticana ha facoltà di ascolto di tutte le testimonianze.

    ISAAC GIVOVICH, portavoce delle vittime degli abusi: Stiamo parlando di uno dei casi di abusi ecclesistici piu’ estesi al mondo, parliamo di decine di vittime e di decine di religiosi coinvolti. Il nostro obiettivo è una reale riconciliazione con la Chiesa.

    La bolla era esplosa col caso del vescovo di Osorno, mons. Juan Barros, che si ritiene abbia coperto gli abusi sessuali del proprio padre spirituale don Karadima. Nel suo recente viaggio in Cile il Papa aveva ribadito la condanna nei confronti della pedofilia ma il caso Barros è rimasto molto controverso e per molti fedeli cileni il Vaticano non si era reso conto della gravità della situazione. Da qui la necessità di istitutuire una commissione d’ascolto.

    JOSE ANDRES MURILLO, vittima di abusi: Tutti i bambini e le bambine così come coloro che intendono coltivare la loro spiritualità, la loro fede all’interno della Chiesa Cattolica, non devono temere di essere vittime di abusi. A noi sembra inaccettabile che i vescovi nascondano e proteggano gli aggressori sessuali, sono cose che non possono più accadere. Adesso si è mostrato qui un aspetto molto diverso della Chiesa cosa che ci riempie di speranza.

    Monsignor Scicluna resta disponibile a raccogliere testimonianze anche dopo la sua partenza, che finora era prevista per venerdì ma slitta in seguito all’intervento chirurgico andato a buon fine.

    Charles Scicluna, arcivescovo di Malta e presidente del Collegio per l’esame dei ricorsi in tema di “delicta graviora” alla Sessione ordinaria della Congregazione per la Dottrina della fede, era giunto lunedì a Santiago del Cile, ed è stato ricoverato in clinica e operato di colecistectomia dopo aver presentato un’infiammazione alla cistifellea. L’intervento è avvenuto nella Clinica dell’Università Cattolica di San Carlos de Apoquinado, a Santiago. Prima di arrivare in Cile lunedì per ascoltare i testimoni che accusano Barros, sabato a New York l’arcivescovo maltese si era incontrato con il principale denunciante e vittima di Karadima, Juan Carlos Cruz.
    http://it.euronews.com/2018/02/23/la-bolla-della-pedofilia-nella-chiesa-cilena
  • Scandalo pedofilia: Papa Francesco nell’occhio del ciclone

    Scandalo pedofilia: Papa Francesco nell’occhio del ciclone

    #Papa Francesco è al centro della peggiore crisi del suo quinquennio di pontificato. La causa? lo scandalo legato agli abusi sessuali all’interno della Chiesa. Il Santo Padre ha sempre goduto di grande popolarità e stima da parte dei fedeli perché dice le cose giuste al momento giusto. Lo ha fatto anche quando ha promesso “tolleranza zero” nei confronti di tossicodipendenti e spacciatori, esprimendo il suo cordoglio e la sua compassione per le vittime dei commercianti di morte.

    Non ha mancato neppure di prendere decisioni drastiche, non ultima la rimozione dei vescovi coinvolti nei recenti scandali di #pedofilia. Una comprensibile reazione di indignazione, dunque, e di sorpresa quella scatenata nei giorni scorsi – nel corso del recente viaggio in America Latina dalla sua affermazione che il #vaticano ha bisogno di prove certe per condannare le pecore nere.

    La dichiarazione fu subito ritratta in seguito alle proteste contro Juan Barros, vescovo della Diocesi di Osomo in Cile, accusato di avere taciuto sugli abusi perpetrati da un prete pedofilo. L’assenza di prove non è sufficiente per respingere le accuse, aveva poi stigmatizzato il Pontefice, arrivando a chiedere scusa per la sua leggerezza ai microfoni dei giornalisti sul volo di ritorno a Roma.

    Con le sue parole, papa Francesco aveva turbato persino uno dei suoi consiglieri più fidati, il cardinale Sean O’Malley, che ha criticato il pontefice con parole insolitamente dure. Anche perché lo stesso O’Malley aveva consegnato personalmente al Pontefice un dossier contenente importanti incartamenti sul caso del vescovo cileno già nel 2015. È possibile che il papa, assorto nei suoi impegni, non l’abbia letto? Se lo stanno chiedendo in molti.

    In risposta alle critiche mosse contro di lui, Papa Francesco questo mese ha inviato in Cile l’arcivescovo Charles Scicluna, il suo principale investigatore per i casi di pedofilia, per indagare sul caso Barros. Troppo poco. E troppo tardi, è stato detto. Tuttavia, qualunque piega prendano ora le cose, la reputazione di Papa Francesco ne esce irrimediabilmente compromessa. Una macchia difficile da cancellare per il Santo Padre e il suo entourage.

    Lo scandalo degli internati spagnoli

    La tempesta non accenna a placarsi. È di oggi la notizia diffusa dal quotidiano ispano-americano “Pùblico” di una lettera inviata per email alla redazione dall’avvocato Montserrat Fernández Garrido. La Garrido, donna indubbiamente tenace – si legge nel testo del servizio – si è rivolta ancora una volta ai media per denunciare la scarsa attenzione della Chiesa cattolica al fenomeno degli abusi sui minori da parte di prelati. Montserrat ha fatto una richiesta precisa: chiedere scusa per gli abusi commessi sotto il regime franchista nei centri di detenzione dove erano presenti anche molti bambini.

    Non possiamo fare a meno di chiederci, ancora una volta, – sottolinea la Garido – perché la Spagna sia rimasta uno dei pochi paesi cattolici in cui la Chiesa non è stata sottoposta a una severa revisione pubblica del suo passato. Mentre negli Stati Uniti – aggiunge l’avvocato – si moltiplicano drammaticamente i casi di abuso, come pure in Francia, Austria, Regno Unito, Australia, Olanda, Cile e Germania, per dare alcuni esempi, in Spagna sembra che casi tanto eclatanti come quelli che si riferiscono agli internati franchisti siano condannati al silenzio, conclude la corrispondente non senza una punta di amarezza.

    La trasmissione su TV3 dell’inquietante documentario realizzato dai giornalisti catalani Montse Armengou e Ricard Belis “Els internats de la por”, ha già sconvolto l’opinione pubblica. Ed è destinata a scatenare – se possibile – ancora più sdegno e indignazione negli spettatori e tra il popolo del web, che oggi – nel bene e nel male – non fa sconti a nessuno.

    https://it.blastingnews.com/cronaca/2018/02/scandalo-pedofilia-papa-francesco-nellocchio-del-ciclone-002378257.html

  • Il primo giorno in Cile dell’inviato papale Scicluna, in programma oltre 20 udienze

    Il primo giorno in Cile dell’inviato papale Scicluna, in programma oltre 20 udienze

    L’arcivescovo ascolterà due vittime di Karadima, José Andrés Murillo e James Hamilton. Breve incontro con la stampa cilena: «Grazie a chi vorrà aiutarmi». In programma una riunione con una delegazione di Osorno che contesta Barros

    L’inviato di Papa Francesco in Cile, monsignor Charles Scicluna, che sta già indagando dal 17 febbraio scorso su possibili nuovi elementi nella vicenda “Karadima-Barros”, è arrivato ieri in mattina a Santiago del Cile. Oggi, nella sede della Nunziatura (e fino a venerdì 23 febbraio) l’inviato darà inizio alla sua delicata missione nel Paese: per prima cosa incontrerà e ascolterà le altre due persone, delle tre, che accusano monsignor Juan Barros di aver coperto gli abusi sessuali commessi dal sacerdote Fernando Karadima, di cui era discepolo nella Fraternità della parrocchia di El Bosque.

    Scicluna ha già incontrato, sabato 17 scorso a New York, nella canonica della Chiesa del Santo Nome di Gesù, il testimone e vittima Juan Carlos Cruz. Oggi alle ore 16 locale (sarà sera in Europa), l’arcivescovo della diocesi maltese de La Valletta, insieme padre Jordi Bertomeu, ufficiale spagnolo della Congregazione per la Dottrina della Fede, vedrà le altre due vittime José Andrés Murillo e James Hamilton.

    Juan Pablo Hermosilla, avvocato di Cruz, Hamilton e Murillo, conversando con alcuni giornalisti ha dichiarato che i suoi assistiti attendono di «essere ascoltati come è già accaduto con Juan Carlos Cruz». «Ascoltare è già un aiuto per loro, può sembrare strano dire una cosa di questo tipo ma è così», ha osservato il giurista. E ha augurato a Scicluna un «buon lavoro con un’ampia raccolta d’informazione e l’ascolto di tanti testimoni» perché «ciò permetterà poi di consegnare al Vaticano un rapporto completo» sulla vicenda di monsignor Barros.

    Hermosilla ha spiegato inoltre che, in rappresentanza dei suoi assistiti, ha già inviato per posta elettronica all’arcivescovo Scicluna «documentazione importante»; Murillo e Hamilton «consegneranno agli inviati del Vaticano oggi altri documenti. Tra questi c’è il registro di tutti i casi giuridici che si sono aperti sul caso di padre Fernando Karadima».

    «Occorre ricordare – ha aggiunto l’avvocato – che non si tratta solo di testimoni. Ormai si sono realizzate due inchieste da parte dello Stato cileno da dove si evincono prove associate a numerosi testimoni. In alcuni casi si tratta di situazioni che i coinvolti hanno riconosciuto».

    Monsignor Charles Scicluna – che dovrebbe ascoltare almeno 20 persone in questi giorni – si riunirà inoltre con una delegazione di fedeli della diocesi di Osorno che contestano il vescovo Barros. L’incontro si terrà vicino alla Nunziatura presso la Casa delle Pontificie Opere Missionarie.

    E proprio nella sede delle Pom, il presule – al contrario di quanto aveva detto giorni fa a diversi giornalisti che lo avevano contattato – ha deciso di incontrare in mattinata (ora locale) la stampa cilena prima di dare inizio alle udienze. Scicluna non ha risposto ad alcuna domanda ma ha letto un comunicato. «Sono venuto in Cile inviato da Papa Francesco per raccogliere informazioni utili riguardo monsignor Juan Barros Madrid, vescovo di Osorno – ha detto -. Voglio esprimere la mia gratitudine alle persone che si sono dichiarate disponibili per incontrarmi nei prossimi giorni. Ringrazio il personale della Nunziatura, per la loro accoglienza e collaborazione e in modo speciale a monsignor Ivo Scapolo, nunzio Apostolico in Cile». L’arcivescovo ha trasmesso «il saluto affettuoso» di Papa Francesco «che ancora ricorda con emozione la calda accoglienza che ha ricevuto durante il suo viaggio apostolico in questo paese».

    http://www.lastampa.it/2018/02/20/vaticaninsider/ita/vaticano/il-primo-giorno-in-cile-dellinviato-papale-scicluna-in-programma-oltre-udienze-clRl6e0WixPGyrMCWKYKOL/pagina.html

  • Abusi sui minori, l’inviato del Papa arriva in Cile. E lo scandalo si allarga

    Abusi sui minori, l’inviato del Papa arriva in Cile. E lo scandalo si allarga

    di Gian Guido Vecchi – L’arcivescovo di Malta Charles Scicluna, uomo di punta del Vaticano nelle indagini contro gli abusi su minori, è arrivato in Cile per la missione che gli ha affidato papa Francesco: da oggi a venerdì ascolterà a Santiago le vittime del prete pedofilo Fernando Karadima sulla vicenda di monsignor Juan Barros, il vescovo di Osorno che di Karadima fu discepolo ed è accusato di averlo coperto.

    Ma ormai non si tratta più del solo «caso Barros», che ha scandito di contestazioni il viaggio recente di Francesco in Cile. L’indagine dell’inviato del Papa fa vacillare i vertici della Chiesa cilena, a cominciare dai cardinali Ricardo Ezzati e Francisco Javier Errázuriz: l’arcivescovo di Santiago e l’emerito che fa parte del «C9», il gruppo di consiglio del Pontefice, proprio come il cardinale Seán O’Malley, presidente della commissione vaticana per la tutela dei minori.

    Prima di arrivare a Santiago, monsignor Scicluna ha fatto tappa negli Stati Uniti; in una parrocchia di Manhattan, ha parlato per quattro ore con Juan Carlos Cruz, una delle vittime di Karadima, che accusa Barros di avere assistito alle violenze e insabbiato. Cruz ha detto che l’incontro è andato bene, «per la prima volta dal 2009 ho avuto la sensazione di essere ascoltato, abbiamo pregato assieme». Soprattutto ha raccontato che «non solo mi hanno chiesto di Barros ma anche dei cardinali Errázuriz e Ezzati e di altri vescovi. Ho l’impressione che Barros sia il tema centrale però la cosa sia molto più grande di lui».

    Scicluna mette ogni audizione a verbale, al ritorno consegnerà tutto a Francesco. Cruz gli ha dato due lettere che scrisse nel 2015, senza avere riposta, al nunzio e al Papa. A Santiago, Scicluna ascolterà le vittime James Hamiltón e José Andrés Murillo e un gruppo di fedeli di Osorno. Secondo Cruz, potrebbero essere sentiti anche i cardinali e altri tre vescovi accusati dalle vittime, Koljatic, Valenzuela e Arteaga, pure loro nella «fraternità» di Karadima e divenuti vescovi, come Barros, ai tempi di Wojtyla. «Nella Chiesa cilena c’è una macchina per insabbiare», dice Cruz.

    Tre anni fa saltarono fuori delle mail tra i due cardinali, preoccupati dalla possibilità che Juan Cruz fosse nominato nella commissione vaticana antipedofilia: «Sarebbe molto grave per la Chiesa in Cile. Significherebbe dare credito ad una elaborazione che il signor Cruz ha costruito astutamente».

    La popolarità della Chiesa nel Paese non è mai stata così bassa. È stato Francesco, il 16 gennaio, a chiedere perdono ed esprimere «dolore e vergogna». Su Barros però aveva esclamato: «Non c’è l’ombra di una prova, sono calunnie». Nel volo di ritorno si era scusato («so che molta gente abusata non può portare prove») ma aveva spiegato di aver respinto per due volte le dimissioni di Barros dopo avergli parlato, di essere «convinto sia innocente» e di non poter condannare senza «evidenze»: «Io non ho sentito nessuna vittima di Barros, non si sono presentate. Se una mi dà evidenze, ho il cuore aperto».
    Pochi giorni dopo, il Vaticano informava che «a seguito di alcune informazioni recentemente pervenute» Francesco avrebbe inviato Scicluna in Cile.

    http://www.corriere.it/esteri/18_febbraio_19/02-esteri-t14llcorriere-web-sezioni-d2f9dc18-15bc-11e8-83e1-221a94978c8b.shtml

  • Caso Barros, a New York inizia bene la missione di Scicluna

    Caso Barros, a New York inizia bene la missione di Scicluna

    Cruz (vittima di abusi): «Per la prima volta mi sono sentito ascoltato. L’inviato del Papa ha pianto ascoltando i miei racconti sugli abusi di padre Karadima»   

    LUIS BADILLA ROMA

    È durato quasi quattro ore l’incontro a New York tra il giornalista cileno Juan Carlos Cruz e monsignor Charles Scicluna, inviato del Papa per la vicenda cosiddetta «Karadima-Barros», molto presente durante il recente viaggio di Francesco in Cile dal 18 al 21 gennaio. Ieri, sabato 17 febbraio, in una parrocchia di New York (Holly Name of Jesus di Manhattan), l’inviato speciale di papa Francesco ha parlato a lungo, senza limiti e senza fretta, con la vittima principale degli abusi del sacerdote cileno Fernando Karadima, processato e condannato sia in sede civile che in sede canonica. «Si è trattato di una riunione lunga e difficile», ha detto Cruz, e poi ha osservato piangendo: «Sono felice di aver potuto parlare con monsignor Charles Scicluna e con il padre Jordi Bertomeu, della Congregazione per la Dottrina della Fede. Si sono comportati molto bene con me. È la prima volta che sento che ci ascoltano».

    «Ci sono altre vittime, sino a oggi sconosciute. Non hanno mai parlato. Ecco alcuni nomi».

    Il giornalista cileno, la più nota vittima di Karadima, sacerdote che come è ben noto abusò inoltre anche di James Hamilton e Juan Andrés Murillo, che Scicluna ascolterà in Cile a partire del 20 febbraio, ha aggiunto visibilmente commosso: «Lui (Scicluna, ndr) ha pianto quando raccontavo le cose accadute. Ho sentito la sua grande compassione. Mi auguro che coloro che saranno da lui ascoltati in Cile sentano, alla sua presenza, lo stesso che ho sentito io».

    Juan Carlos Cruz, nelle brevi dichiarazioni rilasciate dopo l’incontro, ha precisato di aver consegnato a Scicluna i nomi di persone che a suo avviso hanno preso parte nelle tattiche dell’occultamento degli abusi così come una lista di altre persone vittime di questa tragedia e che non hanno mai consegnato un resoconto. Scicluna avrebbe detto a Cruz che farà di tutto per ascoltare anche queste nuove testimonianze sino a oggi completamente sconosciute.

    Infine, il giornalista ha raccontato che l’inviato del Papa non solo lo ha interrogato sulle «mie informazioni su Juan Barros», il vescovo di Osorno accusato di aver coperto quanto faceva padre Karadima, «ma anche sul cardinale Francisco Javier Errázuriz – arcivescovo emerito di Santiago del Cile – e su di tutto ciò che ha fatto; sul cardinale Ricardo Ezzati – attuale arcivescovo della capitale in regime di proroga – e su tutto ciò che non hanno mai fatto i vescovi, i responsabili della parrocchia El Bosque (luogo dei reati e crimini di Karadima). Abbiamo parlato anche di altri vescovi. Insomma, penso che la missione Scicluna stia andando oltre il caso Barros. L’inviato papale è molto empatico. Mi sembra un uomo buono che desidera portare a compimento un’indagine trasparente e indipendente. Vuole evitare qualsiasi interferenza. Ha letto le cose che ho scritto. Conosce bene il mio libro “La fine dell’innocenza”», documento in cui Cruz racconta la sua orrenda esperienza tra il 1981 e il 1995.

    http://www.lastampa.it/2018/02/18/vaticaninsider/ita/nel-mondo/caso-barros-a-new-york-inizia-benela-missione-di-scicluna-Ksx35epNYkzvGnS4bNR94M/pagina.html