Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Chiavari

  • Il sommerso fenomeno settario abusante – Proposta di una commissione di inchiesta parlamentare – Conferenza stampa di Stefania Ascari

    Il sommerso fenomeno settario abusante – Proposta di una commissione di inchiesta parlamentare – Conferenza stampa di Stefania Ascari

    Roma Oggi sono tra i due e i quattro milioni gli italiani coinvolti in organizzazioni settarie. Non lo sappiamo con esattezza perché l’ultimo rapporto ufficiale del Ministero dell’Interno risale al 1998. Da 26 anni non abbiamo dati ufficiali per monitorare questo fenomeno che è in larga parte sommerso e finisce sulle pagine di cronaca soltanto quando gli esiti sono i più drammatici. La mancanza di informazioni dettagliate sul tema costituisce un forte limite sia per realizzare politiche dedicate sia per la conoscenza stessa del fenomeno.

    Alla Camera Dei Deputati attende di essere discussa una proposta di legge a prima firma della deputata del Movimento 5 Stelle Stefania Ascari per l’istituzione di una commissione di inchiesta sulle organizzazioni settarie in Italia. Ne parleremo giovedì 21 marzo alle ore 14.30 in una conferenza stampa presso la Camera Dei Deputati con i rappresentanti delle principali associazioni italiane che da decenni si occupano del tema. Nel silenzio le sette proliferano ed è compito delle istituzioni intervenire per arginare un fenomeno tanto pericoloso per la sicurezza dei cittadini e delle cittadine.

    Intervengono: Stefania Ascari, Deputata del Movimento 5 Stelle, prima firmataria della proposta di legge per l’istituzione di una commissione di inchiesta sulle organizzazioni settarie;
    Toni Occhiello, Aivs Associazione italiana Vittime delle Sette ODV (FI);
    Lorita Tinelli, Cesap Centro Studi Abusi Psicologici Odv – Noci (BA);
    Luigi Corvaglia, Cesap Centro Studi Abusi Psicologici Odv – Noci (BA);
    Maurizio Alessandrini, Favis Associazione Familiari delle Vittime delle Sette Odv (RN);
    Rita Repetto, La Pulce nell’Orecchio Associazione Chiavari (GE);
    Cristina Caparesi, DERAD Italia Aps contro ogni Radicalismo (UD);
    Sergio Pietracito, Associazione vittime del Forteto (FI);
    Giovanni Ristuccia, SOS Antiplagio ONLUS (NO)
    —————–
    Ufficio Stampa Parlamento
    Movimento 5 Stelle

  • Genova – Il caso di padre Luca Bucci scoperchia le reiterate omissioni delle gerarchie genovesi, tre casi recenti su cui riflettere doverosamente

    Genova – Il caso di padre Luca Bucci scoperchia le reiterate omissioni delle gerarchie genovesi, tre casi recenti su cui riflettere doverosamente

    Mentre in Lombardia la chiesa di Milano non si pronuncia sull’assoluzione di don Mauro Galli condannato dal tribunale italiano, ma assolto dalla chiesa, in Liguria…

    Il caso di don Riccardo Seppia: svanito nel nulla per la chiesa genovese che, in barba alla trasparenza tanto proclamata da papa Francesco, in merito non ha più proferito parola.

    Quello di don Franco Castagneto: dal quale persino il cardinale Angelo Bagnasco ne esce malissimo in quanto è la stessa Congregazione per la Dottrina della Fede che sfiduciata gli rimette il mandato.

    A gettare altro fango e dubbi ulteriori sull’attendibilità delle contestate politiche di papa Francesco oggi, è ancora una volta la stessa chiesa genovese. Stando agli atti restituiti dalla Procura di Savona, titolare di uno dei due fascicoli aperti sul frate, stando al rapporto della Squadra Mobile che ha indagato per delega del p.m. Giovanni Battista Ferro, risulta che a fronte di una richiesta di informazioni da parte della giustizia italiana si legge in data 5 dicembre 2020:

    Un fatto grave che, unito alle recidive della diocesi di Genova, solleva pesanti dubbi sull’affidabilità e  sopratutto l’applicabilità delle politiche di tolleranza zero proclamate da papa Francesco, in particolare riferite proprio al caso di Frate Bucci, in una telefonata (agli atti della procura) tra lui e il presidente della Rete L’ABUSO è lo stesso indagato a confermare le sue problematiche che definisce “affettive”, oltre ad alcune denunce a suo carico fatte alle gerarchie ecclesiastiche che però, tramite il proprio legale dei Cappuccini Liguri il 26 agosto 2020 – prima della odierna pronuncia della procura di Savona che conferma i fatti – contestavano integralmente le accuse minacciando di citarci in giudizio… ma magari !

    Padre Bucci aggiunge, inoltre, che per questo problema è ricorso a percorsi terapeutici di recupero, oltre al fatto di essere da tempo monitorato dalle gerarchie, che tuttavia mai hanno riferito i fatti all’autorità giudiziaria, verosimilmente permettendo al frate la possibilità di recidiva che, dalle sue stesse dichiarazioni, anche se a carico di maggiorenni ci sarebbe stata.

    Un’omertà continuata da parte della chiesa di Genova contro la quale ci eravamo scontrati già col successore di Bagnasco, il nuovo vescovo di Genova Marco Tasca, al quale segnalammo il caso, ma non volle neppure sapere il nome del frate.

    Se papa Francesco vuole essere coerente e rassicurante con i propri proclami, di fatto palesemente mancati nei casi esposti – tutti rigorosamente genovesi in questo caso – l’Associazione ritiene che papa Francesco, per la sua stessa già flebile credibilità, debba intervenire con i fatti nei confronti di una diocesi con una gestione palesemente problematica come conferma la stessa CDF che recentemente rimise a Bagnasco il mandato per il caso di don Franco Castagneto, diversamente come può solo pensare di essere credibile?

    Attendiamo con ansia quali saranno i provvedimenti sul caso Bucci anche da parte del vescovo di Chiavari Alberto Tanasini, che ha attualmente in carico il frate e al quale lo stesso procuratore di Savona, Giovanni Battista Ferro, ha segnalato formalmente il caso …e che magari ci facciano sapere questa volta.

    Francesco Zanardi

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  • GENOVA: La CDF (Vaticano) revoca a Bagnasco l’incarico per il processo a don Castagneto e lo passa a Torino – Contiene tutti gli atti

    GENOVA: La CDF (Vaticano) revoca a Bagnasco l’incarico per il processo a don Castagneto e lo passa a Torino – Contiene tutti gli atti

    La lunga mano di Dio, o almeno di chi in terra agisce in suo nome. Dagli atti che andrò ad esporre, estratti dal fascicolo reso dalla Procura della Repubblica di Genova nell’indagine avviata dalla Rete L’ABUSO nei confronti di don Franco Castagneto , ex parroco di Sori, per cui la Procura in data 21 settembre 2020 ne chiede l’archiviazione per intervenuti termini di prescrizione.

    Gli atti che esporrò sono redatti dall’ex Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, card. Angelo Bagnasco. Nelle sue missive con (altro…)

  • Quella strana revoca della CDF a Bagnasco che trasferisce il processo Castagneto – la sua proposta e le omissioni – Contiene gli atti

    Quella strana revoca della CDF a Bagnasco che trasferisce il processo Castagneto – la sua proposta e le omissioni – Contiene gli atti

    “Anziché un processo giudiziario, potrebbe essere sufficiente un intervento del vescovo assistito dal vicario giudiziale”  –  “Potrebbe rimanere parroco fino alla celebrazione delle prime comunioni e delle cresime prevista a maggio p. v.. Nel frattempo potrebbe preparare la comunità al suo trasferimento, adducendo motivi di forte stanchezza”.  

    Genova 19 marzo 2019 – Card. Angelo Bagnasco

    Una serie di documenti acquisiti dalla procura di Genova dai quali abbiamo estratto il carteggio tra Diocesi di Genova e il Prefetto della CDF, Francisco Luis Ladaria, sull’istruttoria fatta da Bagnasco, che documentiamo ulteriormente nell’approfondimento sul caso di don Franco Castagneto.

    L’estratto che precede l’articolo è parte di quanto Bagnasco invia nell’istruttoria alla CDF (Congregazione per la Dottrina della Fede) integrando una “proposta” molto generosa in favore del prete.

    Il Cardinale malgrado in una missiva del 19 marzo 2019 confermi alla CDF la gravità dei fatti e sostanzialmente l’ammissione di don Franco alle accuse fatte dagli abitanti di Sori già nella metà degli anni 90, quando vi fu un’istruttoria (guidata da Alberto Tanasini – attuale vescovo di Chiavari – con la collaborazione di Nicolò Anselmi, fino a metà del 2020 vescovo vicario proprio del cardinale Angelo Bagnasco  e Guido Marini che è cerimoniere del papa dal 2007 ) al termine della quale però si decise di non procedere, ma di spostare semplicemente don Franco da Sori ad Albaro, dove si insedierà nel 1998.

    Nei vari carteggi con la CDF Bagnasco rassicura che si tratta di fatti datati, che non si sarebbero più ripetuti dopo il trasferimento ad Albaro nel 1998. Gli stessi parrocchiani, secondo l’istruttoria del Cardinale, confermerebbero l’integrità del sacerdote.

    Carteggi dai quali si evince tuttavia la leggerezza morale del cardinale nel proporre a fronte delle ammissioni del Castagneto, che celebri comunque (in quanto parroco) le comunioni e le cresime facendogli poi lasciare Albaro in modo quasi furtivo, “adducendo motivi di forte stanchezza”.

    La risposta della CDF arriva poco dopo per pugno LAPIDARIO dello stesso Prefetto, il 18 Luglio 2019, quando ringraziando il Cardinale, revoca il mandato a celebrare il processo Penale Canonico (chiesto dalla stessa CDF il 7 Gennaio 2019) e i chiede che tutti gli atti siano trasferiti al Tribunale Penale Canonico di Torino. Non accresce nella missiva i motivi della revoca.

    In una missiva del 5 agosto, Bagnasco comunica alla CDF di aver spostato temporaneamente don Franco al Santuario di Crea e che a settembre, sarà trasferirlo a Roma, in una comunità di recupero, assistito da un ottimo psicoterapeuta.

    La domanda sorge spontanea, che senso ha mandare oggi, una persona ormai sana, che secondo l’indagine dello stesso cardinale, non reitera da 21 anni, in una comunità di recupero e sottoporla a psicoterapia?

    Perché mai?

    L’indagine svolta dalla Rete L’ABUSO – prima con l’aiuto del giornalista Ferruccio Sansa, poi di Alessandro Tesei – riguardo gli anni recenti, quelli di Albaro, parte grazie ad una lettera anonima pervenuta alla Rete a fine agosto. Quella lettera testimonia che nell’agosto 2019, ad Albaro è successo qualcosa che ha spinto qualcuno a scriverci, ma forse ha anche creato l’esigenza di non poter più lasciare don Franco li, anche solo 25 giorni, fino a settembre e mandarlo direttamente a Roma.

    Nell’indagine, durata circa 10 giorni tra Albaro e Sori, raccogliamo un profilo del Castagneto nel quale viene descritto un uomo possessivo, un manipolatore che ha l’arte di fare compromessi per “incatenare” a se le persone, come faceva peraltro a Sori, non è inverosimile pensare che abbia potuto farlo anche ad Albaro, se pur con altre modalità.

    Anche nei rapporti della Polizia Giudiziaria che ha svolto le sue indagini e sentito diversi testimoni, emerge che don Castagneto aveva creato una sorta di dormitorio dove era solito ospitare giovani disagiati in cambio di lavoretti in parrocchia, alcuni un po’ sbandati, altri come uno dei testimoni. Persone tuttavia che avevano in comune il bisogno di un alloggio, sottoposte di conseguenza a una forte sudditanza.

    Lo conferma lo stesso sacrestano che per sette anni ha lavorato al fianco di don Franco ad Albaro e che agli inquirenti non nasconde il timore per questa indagine. Racconta che don Castagneto, proprio mentre veniva informato da Bagnasco del procedimento canonico a suo carico, intercedeva con la diocesi per fargli avere un appartamento all’interno della canonica, e adesso teme che l’indagine possa in qualche modo interferire.

    Confermerà che uno degli ospiti segnalati di cui avevamo recuperato il nome, è scomparso da un giorno all’altro, proprio insieme a don Franco. Racconta di averlo recentemente incontrato, di avergli proposto di intercedere con il nuovo parroco per farlo tornare a vivere li, facendo lavoretti. Ma il ragazzo taglia corto e defila. È la stessa Polizia a non riuscire più a rintracciarlo.

    Il sacrestano conferma anche un’altra segnalazione che avevamo raccolto e trasmesso alla procura di Genova, che trova riscontro anche in un’altra deposizione agli atti. Il suicidio di un giovane ospite che don Franco aiutava.

    Tutte informazioni che gli ex parrocchiani di Castagneto ad Albaro, parrebbe abbiano omesso al cardinale, informazioni che però sottoscrive nero su bianco lo stesso sacrestano di Albaro, l’unico al quale il cardinale non ha chiesto.

    Francesco Zanardi

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  • CHIESE DI SORI E ALBARO, PEGGIO GLI ABUSI O IL SILENZIO DI GENOVA?

    CHIESE DI SORI E ALBARO, PEGGIO GLI ABUSI O IL SILENZIO DI GENOVA?

    “Provo dolore per non aver dato credito alle denunce dei ragazzi di Sori. Eh sì… temo che tra le vittime ci fossero anche dei minori”. Ha detto così, con coraggio, il vescovo di Chiavari Alberto Tanasini. Negli anni Novanta, insieme con altre figure di spicco della Curia di Genova tra cui padre Guido Marini (oggi cerimoniere del Papa), si occupò della denuncia di un gruppo di ragazzi e di educatori di Sori che riferivano di aver subito comportamenti non appropriati (per usare un eufemismo) da parte dell’allora parroco.

    Parole che sembravano destinate a suscitare un terremoto, non solo a Genova. Pagine e pagine sul Fatto Quotidiano. Invece nemmeno una reazione.

    Sono cinque giorni ormai che il Fatto Quotidiano e il sito test.retelabuso.org/ raccontano delle denunce di uomini e donne di Sori. Già negli anni Novanta, ci è stato confermato da fonti certe e dallo stesso Tanasini, la Curia se ne occupò. Il sacerdote fu trasferito a Santa Teresa d’Albaro (più un premio che una punizione), un’altra parrocchia dove si ritrovano giovani e scout. Lì è rimasto finché, pochi mesi fa, è stato d’improvviso trasferito. Senza una parola, senza una spiegazione ai fedeli.

    Intanto al Fatto e a Francesco Zanardi della Rete l’Abuso continuano ad arrivare testimonianze che confermano la nostra inchiesta. Uomini e donne che negli anni Novanta erano ragazzi e, raccontano, hanno avuto la vita devastata. Racconti pieni di sofferenza e dolore che anche oggi saranno pubblicati sul Fatto Quotidiano: una donna che all’epoca frequentava la parrocchia parla di “venti ragazzi” toccati dalla vicenda.

    Eppure Genova tace. Nessuna reazione ufficiale. Nessuno ne parla. Nessuno pone semplicemente delle domande. Silenzio totale.

    Le persone che hanno denunciato così si sentono ancora più sole. E viene da chiedersi se sia più doloroso quanto viene denunciato o l’indifferenza con cui le testimonianze vengono accolte dalla città.

    Ma noi andremo avanti finché qualcuno non risponderà.

    PER SAPERNE DI PIU’

    https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2019/12/01/molestie-sui-minori-genova-quel-prete-deve-sparire-decine-di-vittime-raccontano-gli-abusi-leggi-linchiesta-di-sherlock/5588314/
    https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2019/12/03/molestie-a-genova-caso-di-don-franco-castagneto-finisce-in-procura-leggi-linchiesta-di-sherlock/5590969/
    https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/12/04/molestie-sui-minori-genova-laudio-registrato-in-parrocchia-e-una-vittima-di-don-franco-non-e-piu-parroco-qui-non-so-dove-sia/5593733/
    https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2019/12/04/attenti-a-quei-preti-fino-a-4-mila-pedofili-e-1-milione-di-vittime/5592833/
    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webp2019/12/01/decine-di-vittime-tra-sori-e-genova-bagnasco-tanasini-e-don-franco-castagneto-sparito-nel-nulla/
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  • “Don Franco ci diceva: baciatemi come gli apostoli con Gesù”

    “Don Franco ci diceva: baciatemi come gli apostoli con Gesù”

    LA PARROCCHIA DEGLI ABUSI – Abusi a Genova: nuove testimonianze

    Ferruccio Sansa

    “Don Franco è come Cristo. I suoi ragazzi sono gli apostoli. E Gesù baciava i suoi apostoli, dicevano così per spingere ad accettare quei rapporti. Spero che finalmente venga fuori questa storia che ha devastato persone e famiglie. Tutti sapevano, io sono andata in Curia non so più quante volte”. Parla Marta (il nome è di fantasia per proteggere le vittime). “Io sono una delle poche donne che sa quello che è successo nella parrocchia di Sori. E due miei amici del cuore, ma proprio intimi, hanno subìto le attenzioni di don Francesco Castagneto, fino a veder cambiata la loro vita”. Perché finora le vittime non hanno parlato? “C’era una fraternità. Eravamo vincolati al segreto su ciò che accadeva fra noi”. Nei giorni scorsi Sherlock ha riportato le testimonianze di ragazzi che hanno riferito di aver subìto molestie da don Castagneto.

    Ma altre vittime hanno contattato il Fatto e Francesco Zanardi, il presidente della Rete l’Abuso. Sono quasi tutte donne, non perché oggetto dell’interesse del sacerdote, ma perché “il don ha avuto rapporti con nostri amici e fidanzati”. Il cronista ha riscontrato le parole di Marta. Partendo dalle affermazioni di Alberto Tanasini, il vescovo di Chiavari che all’epoca seguì il caso: “Provo dolore, non abbiamo dato ascolto a quei ragazzi. Temo ci siano dei minori”.

    Il racconto di Marta comincia dalle parole del suo compagno di banco e amico del cuore, il fidanzatino forse: “Fulvio (lo chiameremo così, ndr) ed io eravamo inseparabili. Dai primi anni delle superiori mi cominciò a dire che si sentiva addosso gli occhi del don. Poi un giorno si confidò: ‘Mi bacia, mi tocca’. Era angosciato, non immaginate il fascino che quell’uomo suscitava in noi. Eravamo soggiogati… dovevate esserci alle sue messe, duravano ore, c’erano ragazzi che piangevano”. Quanti avrebbero subìto attenzioni? “Potrebbero essere una ventina. Alcuni hanno avuto rapporti completi”.

    Minorenni? “Fulvio all’epoca era minorenne”. Ma il racconto di Marta non finisce qui: “A diciotto anni feci l’errore di portare con me nel gruppo un altro mio amico intimo, appena maggiorenne. Anche lui fu oggetto delle attenzioni di don Franco”. E la vita dei ragazzi da quel giorno, racconta Marta, sarebbe cambiata per sempre: “Fulvio si è sposato. Ma poi si è reso conto di essere gay… il suo matrimonio è stato annullato. Non è stato l’unico caso: altri matrimoni sono stati annullati, ci sono mogli che hanno raccontato di aver scoperto dopo le nozze che il loro marito aveva subito molestie da un sacerdote”. Già, matrimoni annullati; diversi ragazzi che erano approdati nel gruppo con una fidanzata e ne sono usciti avendo scoperto di essere gay.

    Marta parla con voce ferma. Sono gli anni ’90: “Ricordo che c’erano educatori che pretendevano da me di essere baciati sulla bocca. Nel gruppo maschile c’erano atti di masturbazione, rapporti orali. È andato avanti anche quando don Franco era stato trasferito a Santa Teresa d’Albaro. C’erano un disagio e una confusione terribili”. Così Marta cominciò a parlarne: “Ma fui isolata dai miei amici. Il don mi chiamava ‘la psicopatica’. No, non pensai di andare dai giudici, mi rivolsi alla Curia. Alla fine ho ceduto, me ne sono andata via dal mio paese”. Marta aveva una fede grande, “ero una talebana”, cerca di sorridere. Ma adesso? “Non credo più. Ma ci tornavo in chiesa… ad Albaro, da don Franco. Avevano promesso che non lo avrebbero più messo a contatto con i ragazzi, ma lo vedevo lì con gli scout. Mi mettevo in prima fila e lo guardavo fisso negli occhi. Volevo che sapesse che lo controllavo”. Marta ci tiene a sottolinearlo: “Non cerco vendetta. Non facevo più conto sulla giustizia. E non odio don Franco. Voglio solo che altri ragazzi non subiscano ciò che abbiamo subito noi”.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2019/12/05/don-franco-ci-diceva-baciatemi-come-gli-apostoli-con-gesu/5595337/
  • Molestie a Genova: il “don X” di Sherlock denunciato ai pm

    Molestie a Genova: il “don X” di Sherlock denunciato ai pm

    di Ferruccio Sansa – “Andate in Curia a Genova e acquisite i fascicoli con i nomi e le testimonianze dei ragazzi vittime. Potrebbero esserci minorenni: è uno dei timori espressi dal vescovo Alberto Tanasini”. Il portavoce della Rete L’Abuso, Francesco Zanardi, ha presentato ieri un esposto in Procura a Genova partendo dall’inchiesta di Sherlock. I pm apriranno così un fascicolo sui fatti raccontati dal nostro giornale. Zanardi, che da anni si batte contro le molestie sessuali compiute da sacerdoti, nell’esposto fa il nome del prete che noi finora avevamo indicato come “don X”: è Francesco Castagneto. E le due parrocchie dove ha esercitato sono una a Sori, piccolo borgo nella Riviera di Levante, e l’altra è la chiesa di Santa Teresa di Albaro, a Genova.

    Siamo a metà anni ’90. A Sori, un gruppo di ragazzi e di educatori denunciò alla Curia comportamenti “non appropriati” di don Franco Castagneto. Come hanno raccontato a Sherlock vittime e testimoni, ne seguì un’istruttoria guidata da Alberto Tanasini – attuale vescovo di Chiavari – con la collaborazione di Nicolò Anselmi, oggi vescovo vicario del cardinale Angelo Bagnasco. Con loro anche Guido Marini che è cerimoniere del papa dal 2007. Don Franco fu trasferito nella parrocchia di Santa Teresa d’Albaro, il quartiere della borghesia genovese, dove si ritrovano associazioni di ragazzi e gruppi scout.

    Ma quest’estate d’improvviso è scomparso. Sarebbe stato rimosso, dopo l’arrivo di altre denunce (al momento non si sa se relative a nuovi episodi o legate alle accuse passate). Uno scandalo finora taciuto, sopito. Nessuno a Genova pareva sapere, nemmeno nelle parrocchie interessate. “Non credo che un ragazzo delle mie parrocchie possa aver denunciato episodi simili. Giuro che non ho mai avuto desideri di questo tipo. Minori? Mi fa orrore il solo pensiero”, è stata la risposta di don Castagneto raggiunto al telefono da Sherlock.

    Zanardi nell’esposto ripercorre tutta la vicenda. La ricerca di Don Franco parte infatti proprio dal momento in cui la Rete L’Abuso, nel settembre scorso, riceve una segnalazione anonima. Il portavoce de L’Abuso chiede se eventuali reati, oltre che al sacerdote, non possano essere ascritti anche ad altri rappresentanti della Curia: “Dovrà pur valere – scrive Zanardi – la responsabilità stabilita dall’articolo 40 del Codice penale, secondo il quale “non impedire un evento che si ha l’obbligo giuridico di evitare, equivale a cagionarlo”. Zanardi cita alcune sentenze precedenti che hanno ipotizzato la responsabilità di un vescovo “che pur sapendo delle tendenze pedofile di un sacerdote, nulla fece perché questo smettesse di abusare di altri minori”. Zanardi chiede poi se, in casi come questi, si possa anche ipotizzare un favoreggiamento, se qualcuno avesse aiutato il sacerdote a nascondersi, e quindi a sottrarsi alla giustizia.

    In Procura, a Genova, assicurano che il caso sarà seguito “con la massima attenzione”. E quello che già oggi si sottolinea è che già oggi si sottolinea è che, per parlare di favoreggiamento, occorre che “ad un soggetto che abbia precedentemente commesso un reato, ci sia un aiuto a eludere le investigazioni della polizia giudiziaria, o a sottrarsi alle ricerche”.

    I punti chiave dell’esposto di Zanardi sono due. “Si chiede con estrema e indifferibile urgenza che sia identificato e ascoltato, in quanto persona informata dei fatti, il sacrestano della parrocchia di Albaro”. Zanardi chiede anche che siano sentite le persone che fecero parte della commissione che negli anni ’90 ascoltò le prime vittime. E cioè i vescovi Tanasini e Anselmi, nonché il cerimoniere Marini. Ma, soprattutto, quello che chiede Zanardi è che “si proceda subito al sequestro del fascicolo, attualmente aggiornato e in possesso della diocesi di Genova, contenente i nominativi delle vittime che già nel 1997 denunciarono”. Sugli episodi degli anni ’90 incombe la prescrizione.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2019/12/03/molestie-a-genova-caso-di-don-franco-castagneto-finisce-in-procura-leggi-linchiesta-di-sherlock/5590969/

  • GENOVA; Rete L’ABUSO denuncia la diocesi di Bagnasco per l’ipotesi di reato di omissione sul caso di don Francesco Castagneto

    GENOVA; Rete L’ABUSO denuncia la diocesi di Bagnasco per l’ipotesi di reato di omissione sul caso di don Francesco Castagneto

    Era già stato segnalato dalla Rete L’ABUSO alla Procura di Genova lo scorso ottobre, ma l’informativa era poco più di un’illazione, nata a seguito di una lettera anonima.

    Oggi però, espletate le indagini che Francesco Zanardi, presidente della Rete, ha comunque voluto portare avanti, la situazione è notevolmente cambiata.

    Ci sono prove, ammissioni, vittime e soprattutto l’ipotesi di omissioni gravi a danno della collettività, da parte della chiesa di Genova, che avrebbe permesso a don Francesco Castagneto, di continuare a commettere reati, dopo le denunce del 1998.

    Nel corposo fascicolo prodotto dalla Rete, registrazioni ambientali di testimoni chiave che sembrerebbero ben al corrente dei fatti.

    E’ lo stesso mons. Alberto Tanasini, oggi vescovo di Chiavari ma all’epoca incaricato dalla chiesa in questa indagine, quando a metà degli anni 90 rivestiva il ruolo di vicario della diocesi di Genova, il quale, di fronte ai dati da noi raccolti, non può che ammettere integralmente. Leggi il servizio di Ferruccio Sansa su IL FATTO QUOTIDIANO

    Il fatto che la chiesa di Genova sapesse, e nulla abbia messo in atto per impedire che Francesco Castagneto continuasse a molestare dei giovani, tant’è che lo spostò da Sori a Genova, configura i reati di cui al secondo comma dell’articolo 40 del codice penale che recita “non impedire un evento che si ha l’obbligo giuridico di evitare, equivale a cagionarlo”.

    Comportamento criminale ben diffuso nella chiesa cattolica, che a Savona, nel 2012 portò alla sbarra il vescovo di Savona, Dante Lafranconi, si salvò grazie alla prescrizione, che però in questo caso non sarebbe ancora intervenuta.

    Riteniamo quindi che la diocesi genovese, retta oggi dall’ex presidente della CEI Angelo Bagnasco, che non è nuovo a insabbiare crimini, come nel caso di Carlos Buela, scoperto dalla Rete L’ABUSO a Di Negro (GE) nel 2017, possa essere responsabile di favoreggiamento personale (a seguito dell’attuale omissione di querela) oltre che di reato di omissione ai danni della collettività e delle potenziali vittime.

    Zanardi

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webp2019/12/01/decine-di-vittime-tra-sori-e-genova-bagnasco-tanasini-e-don-franco-castagneto-sparito-nel-nulla/

  • GENOVA, QUEL PRETE DEVE SPARIRE

    GENOVA, QUEL PRETE DEVE SPARIRE

    Storia di don X. Uno scandalo celato che oggi riemerge. Un sacerdote accusato di molestie su ragazzi, mai denunciato. Il silenzio della Curia del cardinal Bagnasco. E un vescovo che dopo vent’anni ammette…

    “Sono addolorato… per non aver dato credito alle parole di quei ragazzi che denunciavano di aver subito attenzioni da un sacerdote. Erano gli anni Novanta e non c’era la cultura, non ci si rendeva conto. Soltanto dopo abbiamo capito e… sono arrivate le direttive di papa Francesco. Oggi non succederebbe più, tutto è cambiato”. Parla il vescovo di Chiavari Alberto Tanasini, uno degli uomini più stimati della chiesa ligure. Quando questa storia comincia, a metà degli anni Novanta, era monsignore e vicario della diocesi di Genova. Sulla sua scrivania arrivò il fascicolo che conteneva la denuncia di un gruppo di educatori e ragazzi di un borgo della Riviera del Levante genovese. Raccontavano di comportamenti “non appropriati” da parte del parroco. Fu aperto un fascicolo. “Lo seguii io, con Nicolò Anselmi (oggi vescovo ausiliario del cardinale Angelo Bagnasco)”. A Sherlock risulta che in Curia furono convocati gli educatori e i ragazzi. Audizioni piene di dolore. Ad ascoltare anche monsignor Guido Marini, oggi maestro delle celebrazioni liturgiche pontifice. E cosa fu deciso? “Il parroco fu trasferito nella chiesa di Albaro, a Genova. Ma non per quello, fu un normale avvicendamento”.

    Ora lo scandalo dimenticato si è riaperto, più di vent’anni dopo. Ci furono anche altri episodi segnalati? “Non lo so. So che i ragazzi di allora ci hanno ripensato. Hanno chiesto che la questione fosse affrontata di nuovo, hanno portato prove. E il cardinal Bagnasco ha deciso di allontanare subito il prete”. Parliamo anche di minori? “Eh… temo di sì. Ho avuto questa sensazione dal racconto della platea dei ragazzi coinvolti”. Il vescovo Tanasini parla a bassa voce, ma senza reticenze: “Stiamo facendo i passi necessari. È cambiato tutto in questi anni. Ma… ammetto… ci sono stati degli errori. Sono addolorato per non aver dato credito alle parole di quei ragazzi”.

    Nessuno a Genova seppe dello scandalo. Il tempo sembrava aver cancellato ogni cosa, ma nei ragazzi di allora la ferita è ancora viva. Lacerante. Alcuni di loro ormai sono mariti, padri di famiglia, sono riusciti a ricostruirsi una vita. Altri no: “Abbiamo avuto l’esistenza segnata”. Così, come racconta Tanasini, qualcuno ha deciso di tornare in Curia per portare nuovi elementi, chiedere giustizia. Una storia che comincia dall’ultimo capitolo, nel luglio scorso. Quando il pentolone rimasto chiuso per decenni si scoperchia.

    “Il parroco è sparito, all’improvviso. Nessuno sa dove sia andato”. È accaduto un giorno di mezza estate, quando Genova era schiacciata dal caldo, semivuota; figurarsi se ci si accorgeva di un prete che lascia la sua parrocchia. Però stavolta c’era qualcosa di strano, un addio precipitoso che ricordava altre fughe. Altre storie. Scandali di cui si sente sussurrare quella parola: “Sesso”. Poi la fessura viene rapidamente richiusa, invocando il “rispetto”. Si cerca di dimenticare. Non stavolta, però. Perché qualcuno ha cominciato a riferire di “rapporti non appropriati”. A raccontare di ragazzi – “almeno una decina”, sostiene chi c’era – che hanno visto la loro vita cambiare per sempre.

    “È passata una macchina, e il don è salito con una valigia”, racconta Teresa, mentre sorseggia un caffè al bar, davanti alla chiesa di Albaro. Il prete lo chiameremo “don X” (ogni dettaglio è noto a Sherlock, ma abbiamo deciso di ometter anche i nomi delle parrocchie interessate per proteggere le vittime). E poi? “Niente, sparito nel nulla. Dopo vent’anni che era con noi… da fedele, ci sono rimasta male”. “Forse era per via del diabete”, azzarda Giorgia, che vende i suoi fiori nel chiosco accanto alla chiesa di Albaro, i Parioli di Genova. “Perché il nostro parroco non era vecchio… sessantasei anni… ma non stava tanto bene”. Walter, il portinaio del palazzo signorile che si affaccia su questa chiesa moderna e anonima, allarga le braccia: “Dicono che sia a Roma, che avesse bisogno di un periodo di riposo”. Una malattia, un esaurimento, chissà.

    Dopo qualche giorno, ecco comparire il nuovo parroco. Ha preso a celebrare messa, a ricevere i fedeli: coe se nulla fosse accaduto.

    Certi segreti alla fine emergono. Inesorabilmente. A settembre, all’associazione Rete L’Abuso – guidata da Francesco Zanardi, sempre in prima fila contro gli abusi sessuali dei sacerdoti – arriva una lettera anonima.

    Vi comunichiamo che in questi giorni, nel caldo dell’estate, il prete don… è stato sollevato dall’incarico di parroco della chiesa di Albaro – dove era stato cappellano Bagnasco – per sospetti abusi sui giovani. Tanti giovani e tanto famiglie sono state distrutte nella loro crescita. Ora il prete è sotto processo ecclesiastico, ma la Chiesa lo nasconde.

    Così Sherlock ha cominciato la ricerca di don X. Vana. Perfino quando ha chiesto di parlare con l’attuale parroco di Albaro per un’importante questione privata: “Il don è stato male”. Possiamo contattarlo? “No”. Restava una strada. Zanardi si è recato ad Albaro, si è presentato come “vittima di molestie” (vittima lo è davvero, seppure non in questo caso), e ha chiesto di parlare con il parroco. Sempre la stessa risposta: “Non c’è”. Ma alla fine Zanardi riesce a parlare con un sacrestano. Un colloquio a bassa voce, gli occhi che cercano intorno se qualcuno può sentire: “Ah… è una vittima anche lei… io non voglio sapere di queste faccende.. ma lei è di questa parrocchia, o di quella di Levante?”.

    Poche parole, ma bastano per sollevare il coperchio, indicare una pista da seguire: c’è Albaro, ma c’è anche un’altra chiesa, in un borgo di pescatori a est di Genova. Albaro non è un quartiere qualunque. Qui vive la borghesia ricca genovese, professionisti, industriali e armatori. Tutti racchiusi in una manciata di strade e incroci, tra palazzi signorili e ville settecentesche nascoste oltre alti cancelli e siepi impenetrabili. Albaro conservatrice e cattolica anche quanto Genova era rossa. E la chiesa di don X ne è un simbolo: qui la domenica incontri molti nomi della Genova che conta. Qui per anni ha vissuto don Angelo Bagnasco. Era cappellano, anche se già occupava posti di rilievo nella Curia genovese. Finché nel 1998 fu nominato vescovo di Pesaro, poi arcivescovo militare, infine cardinale di Genova e presidente della Cei. Ma, proprio in questa chiesa di Albaro che gli è tanto cara, il percorso dell’attuale cardinale ha incrociato quello di don X: quando nel 1998 Bagnasco lasciava la parrocchia per assumere l’incarico di vescovo, don X diventava parroco.

    Tra i vicoli del paese della Riviera, appena pronunci quel nome, la coperta del passato si solleva. E i ragazzi di allora cominciano a raccontare. “Se me lo ricordo? Quell’uomo, quegli anni, mi hanno scavato nella carne”, racconta Luigi, nome di fantasia. Oggi è un professionista affermato, ha una famiglia, ma quella pagina della sua vita non è riuscito a chiuderla: “Il don insegnava in una scuola superiore. Era un trascinatore, un uomo dai modi… avvolgenti… sapeva fare gruppo”, racconta Luigi e, senza che se ne accorga, la mani iniziano a tremargli. “Intorno alla parrocchia giravano oltre 150 ragazzi, in un paese di 4mila anime”. Eccola, una di quelle chiese liguri con la facciata color ocra, le barche di pescatori sul sagrato. “Chiese di Liguria come navi disposte a essere varate”, diceva il poeta Vincenzo Cardarelli. Ma in quella chiesa, accanto all’altare della Madonna della Guardia, succedeva anche altro.

    “All’inizio abbiamo vissuto momenti belli, ma con gli anni l’atmosfera è diventata pesante. Quando ti trovavi da solo col don, lui di veniva vicino… Ti accarezzava”. Luigi si ferma un attimo, poi si lascia andare: “Una volta ricordo che mi ha detto: “Mi fai vedere in mezzo alle gambe…” M non mi faccia dire altro, non me la sento”. Luigi chiude gli occhi. Era riuscito a dire “no”. “C’è gente che ne è uscita devastata. Il don si era creato un gruppo di fedelissimi, gli oblati. Stava sempre con loro”. È Arturo a riferire altri dettagli: “Mi ricordo la confessione. Spesso ci portava in campagna, voleva che ci confessassimo così, da soli con lui nei prati. E dopo… ci chiedeva di abbandonarci, di lasciarci andare”. Arturo improvvisamente si chiude: “Nessuno deve sapere. Non ce la farei”. È la stessa risposta che arriva da altri ragazzi di allora. “Non si può capire… Non avevo detto niente ai miei genitori. Poi sono riuscito a sposarmi, ma ho il terrore che mia moglie e i miei figli lo sappiano”.

    Raggiungiamo don X al telefono.

    • No, non c’è mai stata nessuna inchiesta sul mio conto.
    • Ce lo ha confermato un vescovo.
    • Io non ne son niente.
    • E i ragazzi che affermano di aver subito da lei approcci sessuali?
    • Non… non credo che possano dire una cosa simile.
    • Scusi padre, “sì” o “no”?
    • Giuro che non ho mai desiderato una cosa simile.
    • E i minori?
    • Questo assolutamente no, il solo pensiero mi fa orrore. Vi prego, abbiate cura per le persone: per me, ma anche per quei ragazzi che mi accusano… provo dolore per loro.

    Eppure la bugna, come dicono qui, è scoppiata diverse volte. Siamo all’inizio degli anni ’90. In paese se ne parla, frasi smozzicate, allusioni. Don X, non si sa il motivo, viene trasferito in una parrocchia vicina, un paese sui primi crinali. Una manciata di case, nemmeno duecento abitanti, quasi tutti contadini. Ma il patto di affetto, di fedeltà tra don X e i suoi ragazzi non cede. Finché, intorno al 1996, nel gruppo arrivano due nuovi educatori che presentano una denuncia alle gerarchie ecclesiastiche. E la Curia si muove. Vengono sentiti i ragazzi che frequentano la parrocchia: “Fui convocato anch’io – racconta Luigi – ci fu un’indagine condotta da Tanasini. Io fui ascoltato da Guido Marini”.

    È qui che si incrociano tre figure di primo piano della Curia, non soltanto genovese. Tanasini, che proprio in quel periodo viene nominato vescovo, è da sempre molto apprezzato a San Lorenzo, il duomo di Genova. Gli furono affiancati due giovani sacerdoti dal brillante avvenire. C’era Nicolò Anselmi, un sacerdote noto tra i ragazzi genovesi: prima l’impegno con gli scout, poi l’insegnamento di religione nei licei più in vista della città, quindi la Pastorale Giovanile. Anselmi, a 54 anni, nel 2015, diventa vescovo ausiliario di Bagnasco. Con lui c’era anche Guido Marini – nato nel 1965 e ordinato nel 1989 – che, già dagli esordi, come segretario del cardinale Giovanni Canestri, era parso destinato a fare strada. “Un uomo alto, sottile. Sempre gentile, umano. Certo un conservatore, molto attento alla liturgia”, senti dire tra le navate di San Lorenzo, la cattedrale che Marini frequenta da molti anni come cerimoniere dei cardinali Dionigi Tettamanzi e Tarcisio Bertone. È all’epoca di Benedetto XVI che Marini approda in Vaticano. Oggi è il cerimoniere di Bergoglio, accanto al quale spesso lo vedete mentre celebrano messa. “Non è un uomo di Francesco, ma il papa se lo è trovato lì”, raccontano in Vaticano.

    Tanasini, Anselmi e Marini condussero l’inchiesta. E furono incontri dolorosi. Frasi smozzicate. Alla fine don X con molta discrezione venne trasferito in una parrocchia più importante, proprio quella di Albaro dove si ritrovano gruppi di giovani e scout. Don X divenne il sacerdote della Genova che conta. Interpellato dalle tv, quando in città arriva in visita il Papa.

    Sulle cronache finisce soltanto nel luglio 2008, quando Repubblica titola: “Genova, senzatetto in parrocchia. Il prete lo vuole cacciare”. Già, perché sotto i portici davanti alla chiesa in quegli anni capitava di trovare un clochard con quattro cani. E la line di don X e dei suoi fedeli divide la città e la diocesi. “Nessuno di noi è mai riuscito a convincerlo a vivere in una casa, perché diceva che non voleva lasciare in cani”. Ma subito era arrivata la stilettata della Comunità di San Benedetto, allora guidata da don Andrea Gallo: “Evidentemente ad Albaro è più importante il decoro”.

    Una storia piccola, forse, che però dipinge le due anime della chiesa di Genova. Da sempre divisa tra le gerarchie e i preti di strada, chiesa bianca e rossa. Qui sono stati cardinali Giuseppe Siri, più volte entrato in Conclave come papa, uscito sempre cardinale. Poi, in tempi più recenti, Tarcisio Bertone, che diventò segretario di Stato, e infine Angelo Bagnasco, per anni presidente della Cei. Ma sotto la Lanterna sono nate anche figure di preti contestatori come Gallo e, oggi, Paolo Farinella.

    Ad Albaro nessuno era a conoscenza delle vicende che avevano accompagnato il trasferimento burrascoso di don X. “Molestie? Di che cosa sta parlando?”, sgrana gli occhi Matilde che sta portando il figlio adolescente all’incontro con gli amici. “Non ne so niente”, ammette uno dei responsabili degli scout di Genova Levante. Nessuna voce, almeno pubblica, sul comportamento di don X con i ragazzi della parrocchia. Qualcosa, però, è successo negli ultimi mesi. Così sarebbe stata avviata una nuova commissione d’inchiesta. Lo confermano alcuni dei ragazzi che già negli anni ’90 erano sfilati dolorosamente in Curia: “Ci hanno chiamato di nuovo cin sentiamo presi in giro”, sussurra un ex ragazzo di don X. Stavolta presenterete una denuncia alla autorità giudiziaria? “No, perché la questione è stata affrontata nelle sedi appropriate”. E quali? “La Chiesa. Hanno subito trasferito il sacerdote in un’altra regione”.

    Nessuna denuncia è stata presentata alle autorità di polizia o alla Procura. Don X non è mai stato condannato, né indagato. Per la giustizia italiana non esiste.

    Per la Chiesa ligure sarebbe stato un altro duro colpo dopo tanti scandali. A cominciare dalla storia di don Riccardo Seppia, il sacerdote di Sestri Ponente finito sui giornali perché condannato per tentativi di atti sessuali e offerta di stupefacenti a minorenni. E poi gli scandali di pedofilia che hanno toccato la Curia savonese. C’è Albenga, refugium peccatorum di sacerdoti coinvolti in scandali sessuali, dove papa Francesco anni fa commissariò il vescovo e decimò il seminario (su 11 studenti, ben 7 furono convinti ad abbandonare).

    La chiesa ligure ha tremato più volte. Eppure c’era chi aveva cercato di metter in guardia la Curia.

    “Il guaio è che ci sono sacerdoti che hanno avuto la vita affettiva di un bambino. Anche per questo si sentono vicini ai più piccoli, trovano quasi naturale comunicare con loro”, sospira don Farinella. E racconta di quando, “negli anni ’70, avevamo organizzato un corso di formazione mirata per i sacerdoti, insieme con don Luciano Cian, un salesiano psicologo di formazione a Genova noto e apprezzato. Parteciparono decine di sacerdoti, c’era l’ansia di capire, di parlarne. Non potete immaginare cosa venisse fuori da quegli incontri… Ma il cardinale Siri stroncò la nostra iniziativa”.

    Sesso, ma anche polemiche  legate a una Chiesa che, da queste parti, ha avuto un ruolo di potere. Dalle operazioni immobiliari che si volevano compiere con beni della Chiesa a progetti di imprenditori vicini ad ambienti ecclesiastici, alle porte del monte di Portofino. Passando per il ruolo che la Chiesa ha avuto nella banca Carige, soprattutto ai tempi di Bertone (ma anche sotto Bagnasco suscitò polemiche quando la Regione Liguria – allora guidata dal centrosinistra – offrì alla Curia la poltrona che era riservata all’ente locale nella fondazione della banca).

    Intanto mancano le vocazioni. Due anni fa nessun nuovo allievo si è presentato per entrare in seminario. In una città di seicentomila persone. E adesso arriva la storia di don X. Rimasta chiusa nei corridoi della Curia. Restano i ricordi dei ragazzi questo paese di Riviera. Le loro parole: “Impotenza”, “terrore per le donne”, “disperazione”. Non c’entra niente, giurano gli interessati, se tra i giovani di qui tempi c’era chi, entrato nel gruppo con la fidanzata, ne è uscito “scoprendo di essere omosessuale”. E non ha nessun legame con questa vicenda la triste storia di un giovane tossicodipendente che in quegli anni era stato ospite di don X, che lo aveva accolto per aiutarlo, e che finì per impiccarsi in un vicolo.

    Tutto dimenticato. Sepolto. Come ancora chiede qualcuno degli interessati. “Vi prego, non tirate fuori questa storia. Ci sono troppi ragazzi che sono riusciti a rimuovere. Se fossero chiamati a parlarne, sarebbe un dolore troppo grande. Lasciateli in pace. La verità, qualunque essa sia, non è sempre un bene”. Restano le parole del vescovo Tanasini: “Oggi non succederebbe più. Da Ratzinger e ora, ancora più con Bergoglio, ci sono commissioni diocesane formate da laici che indagano. Ma rimane in noi il profondo rammarico. All’epoca ci sembrava assurdo che fosse successa una cosa tanto orribile…”

    • Continua … prossime puntate: I prescritti, Chi sapeva?, Spotlight, Grazie a Dio, L’omoeresia, Un giro per il mondo

    https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2019/12/01/genova-quel-prete-deve-sparire/5588314/

  • Abusi nelle colonie del Provolo: come erano le estati dell’orrore per i bambini sordi

    Abusi nelle colonie del Provolo: come erano le estati dell’orrore per i bambini sordi

    Nei toni seppia, il paesaggio della pianura padana italiana sembra bucolico. Il ragazzo nella foto, tuttavia, offre un sorriso forzato. È più una smorfia che una di quelle espressioni che l’infanzia concede quando è felice. Lui ha 10, 11 anni. Sta succedendo nella prima delle quattro estati della colonia vacanze che sarà il suo calvario.

    Gianni Bisoli, la foto del bambino, è oggi un italiano di 70 anni che ha ancora le cicatrici da quelle serate tiepide nei i primi anni ’60 in cui Eliseo Pirmati , il religioso Veronese accusato di aver commesso abusi sessuali su minori sordi in Italia e Argentina, lo portava fuori dal letto per allontanarlo, impunemente e senza alcun linguaggio dei segni, dal resto dei ragazzi e dall’ingenuità propria della sua età.

    Bisoli era una delle centinaia di bambini sordi che l’Istituto Provolo di Verona, nel Veneto italiano, vantava di educare e crescere nella misericordia di Dio.

    Pirmati, il religioso di 83 anni che la giustizia argentina intende estradare dall’Italia per le aberrazioni che ha commesso nella sede del Provolo de La Plata, è stato uno dei laici consacrati che non hanno saltato un’estate della colonia di Cervia, nel mare Adriatico, dove l’Istituto raccolse numerose classi di bambini per una vacanza che, in alcuni casi, fu un martirio.

    Durante i mesi di luglio e agosto, i diversi luoghi che il Provolo aveva in Italia – Verona, Gorizia, Chievo,  Chiavari – trasferirono i bambini sordomuti a Cervia. Lì, le vessazioni, crudeli come quelle che si svolgevano in aula nelle stanze dell’Istituto, diventavano ancora più spietate e frequenti: tempo libero, orari flessibili e attività ricreative senza le coordinate dell’anno scolastico hanno scatenato la depravazione degli abusatori, dei sacerdoti consacrati e dei laici, che si sono rifugiati nel silenzio involontario delle loro vittime, bambini sordi che, fino a quasi gli anni ’80, non erano integrati nelle normali scuole. Non essere in grado di ascoltare o parlare è stato erroneamente considerato, anche nella metà del XX secolo, una sorta di ritardo mentale.

    “Avevo più paura degli abusi in campo di vacanza rispetto a quando sono stato violentato all’Istituto”, dice Gianni, diventato sordo quando aveva 8 anni e che i sacerdoti Provolo chiamavano “Il Bello”. Pirmati, ad esempio, mi portava fuori dal letto e mi portava fuori all’aperto, nell’oscurità della notte a Cervia. Era estate, non faceva freddo, ma nulla era visibile. Pirmati mi faceva abbassare i pantaloni e alzarmi in piedi. Mi accarezzava, mi costringeva a masturbarmi.”

    “Ci faceva camminare nel prato, arrampicarci sulle colline. Se qualcuno di noi voleva fare pipì, ci costringeva ad andare avanti e toccarci. Diventavo rosso”, dice Pierpaolo Zanatta, un sordomuto che ha trascorso la sua prima estate nel villaggio turistico di Provolo nel 1977, quando aveva 7 anni.

    Durante la stagione infernale vissuta nell’Istituto – che appartiene alla Compagnia di Maria e fu fondata nel 1840 dal prete Antonio Provolo per l’educazione dei bambini sordomuti – Bisoli e Zanatta furono anche vittime degli abusi commessi da Nicola Corradi, il sacerdote italiano che è stato arrestato nel 2016 in Argentina e sarà sottoposto a un processo con un’audizione.

    “Pirmati era sempre nella colonia. Proveniva dal Provolo di Gorizia, in Friuli, ma ogni estate lo vedevamo. Era sempre con Sergio Orso, un altro laico consacrato che mi ha abusato“, dice Zanatta.

    Nel 2009 Orso concede un’intervista all’Espresso dove, in cambio di non rivelare la sua identità, confessa: “Sì, sono uno di quelli accusati dai sordomuti che vivevano nell’Istituto Provolo di Verona e facevo quelle cose. Non c’è nient’altro da nascondere. Io, almeno, ho il coraggio di dirlo. Gli altri sono silenziosi e rimangono in silenzio“, ha detto.

    Orso ha parlato dopo che 67 ex allievi del Provolo di Verona hanno sporto denuncia contro 26 sacerdoti e laici consacrati dell’Istituto, per abusi commessi tra gli anni ’50 e il 1985. “Sono stato sodomizzato e costretto a fare sesso orale e masturbazione dai seguenti sacerdoti e fratelli laici“, ha scritto nella lettera  Gianni Bisoli in cui ha nominato 16 religiosi che, come lui stesso definisce,”hanno rovinato la sua vita“.

    Orso ha ammesso che “gli abusi sono durati molti, molti anni. Ho iniziato da giovane e non mi rendevo conto, in quel momento ero un semplice assistente. Lo facevano quasi tutti, anche in altri istituti. Era normale.” “Quando le denunce sono state rese pubbliche, la maggior parte dei sacerdoti è rimasta in silenzio”, ha aggiunto nella sua confessione. “È stata generata una catena di odio tra i sacerdoti. È difficile condividere il marchio della pedofilia e tutti hanno tenuto i loro pensieri. E poi l’avvocato diceva di non parlare con nessuno. Qualcuno ha parlato. Ha fatto bene. Ora mi sento sollevato.” Orso è morto nel 2015. Ha trascorso i suoi ultimi anni nell’ospedale psichiatrico Villa Santa Giuliana, una clinica religiosa dell’Istituto delle Suore della Misericordia a Verona, dove gli è stato detto, per errore o confusione, dove poteva essere ora Pirmati, nascosto dalla giustizia argentina.

    Perché un giorno Eliseo Pirmati è scomparso. Ha smesso di frequentare la colonia di Cervia. Non è stato più visto nella sede del Provolo di Gorizia. “Il superiore dell’Istituto ci ha detto che era in Argentina“, dice Pierpaolo Zanatta. Confessa che era solito infiltrarsi nell’ufficio del direttore, dove portava formaggi e salami per mangiare di nascosto. Ricorda, inoltre, che il direttore spesso riceveva la corrispondenza dal superiore del Provolo de La Plata. “Ce l’ho molto presente perché sono rimasto colpito dalle buste che dicevano “La Plata, Argentina”,” dice.

    Due anni fa, una telecamera nascosta ha registrato la confessione di Eligio Piccoli, un sacerdote di oltre 85 anni che è stato internato nella Casa del Clero di Negrar, a 14 chilometri da Verona. Nel video Piccoli ha riconosciuto che c’erano almeno dieci sacerdoti che hanno abusato sessualmente i ragazzi all’Istituto e che, quando sono stati scoperti, sono stati immediatamente trasferiti: “Ti è stato detto:” O vai in America o vai a casa tua”, ammise il prete. “Sì, in Argentina, Argentina“, ha confermato che era la destinazione dei trasferimenti.

    Nel 2016 Clarín ha rivelato le accuse di abuso negli uffici del Provolo de Luján de Cuyo, a Mendoza; a La Plata, provincia di Buenos Aires, e a Verona, in Italia. Questa è stata la scoperta del macabro meccanismo di una rete di pedofilia tra l’Italia e l’Argentina che nascondeva e trasferiva sacerdoti e religiosi. Da allora la segretezza attorno agli ex membri e alle attuali autorità del Provolo è blindata, chiusa ermeticamente.

    Dov’è Eliseo Pirmati, la domanda con cui le sue vittime hanno convissuto fino a questa settimana, quando si è scoperto che conduce una vita serena e tranquilla a Verona, che è in buona salute e che frequenta la messa nella chiesa di Santa Teresa degli Scalzi, in Via Carmelitani Scalzi, nel centro della città.

    “Dicevano che era tornato in Italia dall’Argentina a dicembre 2017 e che era stato ricoverato per problemi di salute”, dice Paola Lodi Rizzini, ex studentessa del Provolo di Verona che nel 2015 è riuscita a parlare dieci minuti con Papa Francesco e gli ha dato un lettera in cui le vittime della violenza sessuale dell’Istituto per sordomuti e gli chiedono di creare una commissione di inchiesta. Il Vaticano, in quel momento, ammise gli abusi ma non prese misure concrete.

    “Don Pirmati, sa che esiste un mandato di cattura contro di lei dall’Argentina? Hai intenzione di presentarsi?” Sorpreso da una macchina fotografica de L’Espresso a Pirmati solo pochi giorni fa.

    “Scusa, ma non fare queste cose stupide. Chi sei? “, Il laico consacrato ha risposto mentre copriva la macchina con la mano.

    “Non so niente. Non ho nulla a che fare“, ripeteva mentre si affrettava a proseguire.

    L’Istituto di Verona oggi non ospita più bambini sordi. Affittate le loro strutture ad associazioni o scuole. Ma mantiene le stanze private per sacerdoti e religiosi che vivono ancora lì. Pirmati sarebbe uno di loro. Il cancello di legno della casa madre del Provolo era il suo rifugio per evitare di rispondere al giornalista de L’Espresso: “Perché non parli? Com’era la vita all’Istituto Provolo di La Plata? Cosa ha detto il vescovo? Ne hai parlato con il vescovo?”

    Nel febbraio di quest’anno, Bergoglio ha convocato un sinodo di tre giorni in Vaticano con i presidenti delle conferenze episcopali per affrontare e combattere la pedofilia nel clero, un crimine che il Papa ha definito un “crimine abominevole”.

    “Ma non abbiamo avuto alcuna risposta concreta. Si è ricordata l’importanza dell’obbligo di informare l’autorità civile, l’apertura degli archivi e la rimozione di coloro che avevano permesso l’occultamento”, afferma Francesco Zanardi, portavoce della Rete italiana Abuso (Red El Abuso), che, dal 2010, riunisce attivisti, vittime e professionisti volontari per sostenere coloro che hanno subito abusi da membri del clero e mettere in atto le denunce.

    “I documenti prodotti confermano la linea di complicità da parte del Vaticano e un Papa che purtroppo sta riciclando un vecchio sistema”, aggiunge Zanardi.

    “Pirmati era violento. Colpiva con furia“, afferma Giorgio della Bernardina, presidente dell’Associazione Sordi Antonio Provolo a Verona, dove gli alunni dell’Istituto si incontrano più volte alla settimana e da dove provengono i primi reclami.

    A 83 anni, Eliseo Pirmati è libero e va a messa. Continua a figurare, con la sua parrocchia di origine – a Cogollo, in provincia di Verona – e la congregazione a cui appartiene – Compañia de María – nella lista dei missionari onorevoli del Veronese che stanno facendo buone opere in tutto il mondo.

    Inviato speciale a Verona (Italia)
    (Traduzione con Google)
    https://www.clarin.com/sociedad/abusos-colonias-provolo-veranos-horror-chicos-sordos_0_HnstSsOpO.html?fbclid=IwAR2R8MB22ANFkux1dfjPVfNS_VlC3WrwiazmV4zgCz3fzX2wmE-I5Gn9cks