Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: chierichetto

  • «Sesso, alcol e selfie», così il vescovo Zanchetta abusava di giovani seminaristi: il pm argentino lo accusa

    «Sesso, alcol e selfie», così il vescovo Zanchetta abusava di giovani seminaristi: il pm argentino lo accusa

    Un pubblico ministero in Argentina accusa monsignor Gustavo Zanchetta, dimessosi dalla diocesi di Oran nel 2017 e successivamente chiamato in Vaticano dal Papa, di avere abusato sessualmente di seminaristi. Il procuratore della provincia argentina di Salta, Monica Viazzi, lo accusa di «abusi sessuali continui aggravati». È la prima volta che viene formalizzato questo per lui in un tribunale.

    Il Papa aveva recentemente rivelato, in un’intervista televisiva, che Zanchetta è sotto processo anche in Vaticano. La vicenda di monsignor Zanchetta comincia nel 2016, quando arrivano le prime notizie di comportamenti sessuali inappropriati e veri e propri abusi nei confronti di giovani seminaristi. Il vescovo lascia improvvisamente la sua diocesi nel 2017 e alla fine dello stesso anno il Papa lo chiama a lavorare all’Apsa, l’amministrazione del patrimonio della Sede Apostolica.

    Ma il trasferimento non ha placato la voglia di giustizia delle vittime, tanto che in Vaticano è stata decisa un’indagine preliminare. «L’ho letta, e ho visto che era necessario fare un processo. Allora l’ho passata alla Congregazione per la Dottrina della Fede – aveva spiegato il pontefice una decina di giorni fa alla tv messicana -, stanno facendo il processo».

    Dalla giustizia del Vaticano a quella del suo Paese d’origine. Se al momento non emergono per Zanchetta accuse di pedofilia, ovvero di abusi sui minori, per quanto riguarda invece i seminaristi le accuse sono dettagliate. La denuncia del 2016, firmata dal rettore e da due ex vicari del seminario in questione, elencava il comportamento problematico di Zanchetta con i seminaristi, tra cui il passeggiare di notte nelle loro stanze, chiedere loro massaggi, entrare nelle loro stanze per svegliarli e invitarli a bere alcolici, fino alle aggressioni.

    Una «ossessiva onnipresenza» che non dava tregua alle vittime. Ci sarebbero anche dei selfie con il vescovo in situazioni inappropriate. Lui si è sempre difeso, anche con il Papa, dicendo che qualcuno aveva manomesso il suo cellulare. Ora la parola passa ai giudici. Intanto, sempre in tema di abusi da parte del clero, la Corte Suprema del Canada ha autorizzato un’azione collettiva contro la Congregazione della Santa Croce e l’Oratorio di San Giuseppe, che hanno collegi in diverse città del Paese, per presunti abusi sessuali commessi da alcuni religiosi.

    La vicenda nasce dalla testimonianza di un uomo che aveva frequentato la scuola elementare di Notre-Dame-des-Neiges per quattro anni negli anni ’50. Sostiene di essere stato aggredito sessualmente da religiosi durante questo periodo, sia a scuola sia mentre prestava servizio come chierichetto all’Oratorio di San Giuseppe. L’uomo è convinto che centinaia di altri ragazzi, all’epoca, siano stati aggrediti da religiosi. Per questo aveva chiesto alla Corte di autorizzare un’azione collettiva.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/abusi_vaticano_zanchetta_argentina_ultime_notizie-4545063.html?fbclid=IwAR1frOIphp54XQLJhdz0ZzPMS7MahNa8MrC4caxZwvQlgdNmSilSI_5j0ng

  • IL SACERDOTE FUGGITIVO ACCUSATO DI ABUSARE DI UN RAGAZZO DEVE AFFRONTARE UN PROCESSO

    IL SACERDOTE FUGGITIVO ACCUSATO DI ABUSARE DI UN RAGAZZO DEVE AFFRONTARE UN PROCESSO

    (The Associated Press) FILE – In questa foto del 29 novembre 2018, il sole tramonta su un cartello davanti all’Arcidiocesi di Santa Fe, uffici ad Albuquerque, NM Un sacerdote fuggito dagli Stati Uniti decenni fa affronta un processo federale con l’accusa di aver abusato sessualmente di un ragazzo del New Mexico nei primi anni ’90 in una base dell’Aeronautica e nel cimitero dei veterani. Arthur Perrault, un ex-pastore ad Albuquerque, è stato accusato di abuso sessuale aggravato e di altri conteggi. (AP Photo / Susan Montoya Bryan, File)

    Un prete catturato in Marocco dopo essere fuggito dagli Stati Uniti decenni fa sta affrontando un processo federale con l’accusa di aver abusato sessualmente di un ragazzo del New Mexico nei primi anni ’90 in una base dell’Aeronautica e nel cimitero dei veterani.

    Il processo per Arthur Perrault, 80 anni, inizierà lunedì a Santa Fe con la selezione della giuria. Si prevede che i procuratori chiamino decine di testimoni, tra cui un ex diacono, genitori ed ex militari che conoscevano Perrault all’inizio degli anni ’90.

    Le autorità federali hanno dichiarato nei documenti del tribunale che Perrault potrebbe aver avuto almeno otto altre vittime. Ma le accuse contro di lui riguardano solo un chierichetto di 11 anni.

    La chiesa inviò Perrault nel New Mexico negli anni ’60 per un trattamento in un centro per preti pedofili. È stato arrestato nel 2017 a Tangeri, dove le autorità dicono che aveva insegnato in una scuola di inglese per bambini.

    Il caso di Perrault segna un raro procedimento penale federale contro un ex prete cattolico nello stato in cui decine di vittime di abusi clericali hanno vinto oltre 50 milioni di dollari negli insediamenti dell’Arcidiocesi di Santa Fe, che ha presentato istanza di fallimento in seguito alle azioni legali.

    “È fantastico che sia finalmente ritenuto responsabile di quello che ha fatto”, ha detto Michael Perinult, Michael Norris, portavoce del gruppo Survivors Network of Those Abused by Priests. “Ma sono anche deluso dal fatto che alcuni dei vescovi che gli hanno permesso di essere trascinato in giro non vengano ritenuti responsabili”.

    Perrault è tornata negli Stati Uniti a settembre per affrontare accuse di abuso sessuale aggravato e di contatti sessuali violenti. Si è dichiarato non colpevole.

    I pubblici ministeri affermano di aver maltrattato il ragazzo nel 1991 e nel 1992 nella base aeronautica di Kirtland ad Albuquerque e nel cimitero nazionale di Santa Fe. Entrambi i siti sono proprietà militari che rientrano nella giurisdizione federale.

    L’avvocato dell’Arcidiocesi di Santa Fe e di Perrault non ha risposto alle richieste di commento. In risposta a una causa civile intentata contro di lui, Perrault ha dichiarato in una lettera del 2016 a un giudice del New Mexico che ha negato le accuse di abuso.

    Funzionari della Chiesa del Connecticut inviarono Perrault al centro di cura nella città di montagna isolata di Jemez Springs, a nord di Albuquerque, dopo essere stato accusato di aver toccato in modo inappropriato giovani maschi. La struttura era gestita dall’ordine religioso dei Servi del Paracleto.

    La struttura aveva trattato sacerdoti provenienti da tutto il paese per decenni, molti dei quali sono rimasti nel New Mexico dopo aver trascorso del tempo al centro.

    Nel 2016, l’Arcidiocesi di Santa Fe ha pubblicato un elenco di 74 membri del clero, tra cui Perrault, che era stato accusato in modo credibile di aver abusato sessualmente di bambini nel Nuovo Messico. L’elenco è stato reso pubblico dopo decenni di pressioni da parte delle vittime e dei loro familiari.

    Perrault si è trasferito ad Albuquerque per una cattedra nella scuola superiore St. Pio X su raccomandazione di uno psicologo sotto contratto con i Servi del Paracleto.

    I documenti del tribunale federale depositati a settembre contengono resoconti dei ragazzi inondati di Perrault con doni e pasti prima di abusare di loro.

    Ad Albuquerque era stato parroco nella parrocchia di Santa Bernadette e cappellano dell’Aeronautica. È scomparso nel 1992, pochi giorni prima che un avvocato intentasse due processi contro l’arcidiocesi, accusando Perrault di aver aggredito sessualmente sette bambini nella sua parrocchia.

    Da settembre, Perrault è rimasto sotto custodia nonostante le argomentazioni del suo avvocato che la sua salute è fragile e non può fuggire dal paese perché non ha passaporto, famiglia o mezzi di uscita.

  • Prete pedofilo, nuovi dettagli: “Così quell’uomo abusava dei bambini”

    Prete pedofilo, nuovi dettagli: “Così quell’uomo abusava dei bambini”

    L’inchiesta c’è. E ora, con il numero di presunte vittime salito a dieci, la “Rete l’Abuso” che ha raccolto la prima testimonianza di un uomo 40enne, restituisce altri raccapriccianti dettagli sul presunto prete pedofilo che avrebbe officiato messa a Trepuzzi fino al 24 febbraio scorso, nonostante la sospensione decisa dalla Curia. Dettagli e particolare che emergono ora, con trent’anni di ritardo, come spesso accade nel caso in cui a essere vittima di abusi sono i bambini.

    “Ho dieci anni, sono sempre in chiesa e sono chierichetto. Sogno di diventare sacerdote – scrive una delle presunte vittime oggi – Don **** dice che mi aiuta, che mi vuole bene come un papà. Ha iniziato a fare certe cose che non capisco”. Segue il dettagliato racconto di abusi consumati sulla sua pelle quando era solo un bambino e anche di violenze vere e proprie, “schiaffi e pugni”.

    A dare man forte al racconto delle vittime ci sarebbero persino dei testimoni: all’epoca bambini che, con scaltrezza, sarebbero riusciti a darsela a gambe per tempo. Ci sarebbe anche chi sostiene di aver sorpreso il prelato in flagranza in sacrestia.

    https://www.quotidianodipuglia.it/lecce/prete_pedofilo_pedofilia_lecce_trepuzzi_curia-4356854.html

  • Prete pedofilo, la vittima sodomizzata e minacciata: nuovi dettagli

    Prete pedofilo, la vittima sodomizzata e minacciata: nuovi dettagli

    LECCE – “Mi porta al mare e a mangiare una pizza, dice che è come un papà. Però ha iniziato a fare certe cose che non capisco. Mi dà baci anche con la lingua, poi lo devo pure toccare giù“. È solo una parte della testimonianza messa nero su bianco da una delle vittime (il cui numero è salito a quota 10) di presunti abusi sessuali da parte di un prete di Trepuzzi.

    Di questo caso ci siamo occupati il 28 febbraio scorso, quando l’associazione “Rete l’abuso” ha reso pubblico l’audio di una conversazione al telefono intercorsa tra il prete e una vittima che ha scelto di denunciare tutto. L’uomo, oggi 40anne, quelli abusi li avrebbe subiti 30 anni fa. Al telefono chiede al prete il motivo di quella violenza, per mettere un punto fermo a quella storia e cercare di rifarsi una vita. Il sacerdote alla fine confessa, parla di affetto vero e poi chiede insistentemente alla vittima di fornirgli il suo IBAN, nel tentativo di farsi perdonare.

    Adesso quella stessa vittima sceglie di raccontare altri dettagli.

    “Ho dieci anni, sono sempre in chiesa e sono chierichetto e sogno di diventare Sacerdote -scrive- Don **** dice che mi aiuta. Dice che mi vuole bene (…) che è come un papà. Però ha iniziato a fare certe cose che non capisco. Mi da baci sulla bocca e anche con la lingua. Poi lo devo pure toccare giù (…) Dice che devo fare cosi perché mi aiuta a diventare Sacerdote. Mi dice che è normale, però mi dice anche che non deve sapere nessuno. Mi dà anche le botte. Con schiaffi e pugni. Poi mi spinge e mi ritira e continua a darmi schiaffi e pugni“.

    Il racconto continua con una serie di dettagli sulla violenza sessuale subita e, infine, le minacce.

    “Don *** mi fa paura -si legge ancora nella lettera- Dice che racconta alle persone che io mi drogo. Dice che io non sono nulla e non sarò mai nessuno. Mi dice che le persone non mi crederanno mai. Crederanno a lui, che è una brava persona. Un Sacerdote. Mi dispiace tanto non aver potuto raccontare la mia Storia a dieci anni, quando la mia infanzia è finita”.

    La missiva è stata pubblicata dalla stessa Rete l’Abuso che ha raccolto per prima la sua confessione. E in questi giorni di presunte vittime ne sono spuntate altre. Intanto l’Autorità giudiziaria ha aperto un fascicolo di inchiesta. La Procura di Lecce è in contatto con l’associazione che, tra le altre cose, rimarca di avere le prove che il Don abbia celebrato la messa a Trepuzzi fino allo scorso 24 febbraio, nonostante fosse stato sospeso.

    A dare man forte al racconto delle vittime ci sarebbero persino dei testimoni: all’epoca bambini che, con scaltrezza, sarebbero riusciti a darsela a gambe per tempo. E ci sarebbe anche chi sostiene di averlo sorpreso in flagranza in sacrestia. Dettagli che stanno emergendo soltanto 30 anni dopo.

    Prete pedofilo, la vittima sodomizzata e minacciata: nuovi dettagli

  • La chiesa incivile. Questo è il bimbo di 10 anni che accusa don Carmelo Rampino

    La chiesa incivile. Questo è il bimbo di 10 anni che accusa don Carmelo Rampino

    “Ho dieci anni, sono sempre in chiesa e sono chierichetto e sogno di diventare Sacerdote.

    Don Carmelo Rampino dice che mi aiuta. Dice che mi vuole bene.

    Mi porta al mare e a mangiare una pizza. Dice che è come un papà.

    Però ha iniziato a fare certe cose che non capisco.

    Mi da baci sulla bocca e anche con la lingua.

    Poi lo devo pure toccare giù, dice di pizzicarlo dieci volte e poi fa certi suoni strani.

    Dice che devo fare cosi perché mi aiuta a diventare Sacerdote.

    Mi dice che è normale, però mi dice anche che non deve sapere nessuno.

    Mi da anche le botte. Con schiaffi e pugni. Poi mi spinge e mi ritira e continua a darmi schiaffi e pugni.

    Poi mi mette anche sul tavolo a pancia in giù. Mi tira giù i pantaloni e mi fa male. Piango. Mi fa male il sedere. Ho i pantaloni bagnati.

    Ho provato a raccontare, a dirlo. Se inizio a parlare non esce niente.

    Don Carmelo mi fa paura. Dice che racconta alle persone che io mi drogo. Dice che io non sono nulla e non sarò mai nessuno. Mi dice che le persone non mi crederanno mai. Crederanno lui che è una brava persona. Un Sacerdote. Mi dispiace tanto non aver potuto raccontare  la mia Storia a dieci anni, quando la mia infanzia è finita.”

    Domenica 10 marzo 2019, ore 14,10, ricevo questo scritto e ne rimango profondamente turbato.

    A scrivere i flash di quando era bambino, oggi è un uomo, un sopravvissuto che con la sua famiglia sta vivendo un momento molto difficile e duro della sua vita. Ma la voglia di vivere e di non arrendersi denunciando quello che ha subito, gli da la forza di andare oltre certi ricordi talmente sepolti che quando riemergono inarrestabili come un vulcano, spesso poi, ci vogliono giorni per realizzare se è un falso ricordo, indotto dal forte momento di stress, o è un fatto realmente accaduto.

    Poi a furia di rielaborare, emergono anche i dettagli, persino gli odori e realizzi che purtroppo non è un falso ricordo. Ma solo qualcosa che la tua mente aveva sepolto per difendersi.

    Da dieci giorni circa, parallelamente all’Autorità Giudiziaria, anche la Rete L’ABUSO ha aperto un fascicolo sul caso di don Carmelo Rapino, che nei prossimi giorni integreremo alla Procura di Lecce.

    Tra le telefonate e le segnalazioni, notizie raccolte dai nostri volontari sul posto, le presunte vittime sembrano decine. A partire dagli strusciamenti, ai rapporti completi, fino ad a chi sostiene di averlo sorpreso in flagranza nella sacrestia.

    Ma a sconcertare maggiormente è la cornice di un paese che sapeva chi era e cosa faceva don Carmelo, ma malgrado ciò afferma ancora oggi che è una brava persona, un buon padre spirituale. Qualcuno si vanta addirittura di aver sottratto in tempo il figlio.

    Mi chiedo cosa avrebbe mai potuto fare un bimbo di 10 anni in un simile contesto, anche se nel suo ancora oggi profondo senso di colpa, nel ricordo, si accusa con questa frase “Ho provato a raccontare, a dirlo. Se inizio a parlare non esce niente. “

    Sconcertante anche l’insensibilità della diocesi e l’arroganza del suo vescovo, Michele Seccia, che pur avendo ricevuto comunicazione dell’accaduto lo scorso maggio, non si è neppure preoccupato di informarsi su come stesse la presunta vittima. Le uniche parole che ha detto sul caso, oltre a tirarsene fuori, sono state “si riserva di adire le vie legali contro chi ha osato (o oserà) mettere in dubbio la sua correttezza”. Che coraggio…

    Mi rammarico del fatto che non abbia ancora spiegato a noi e al suo gregge, quali siano questi provvedimenti che avrebbe subito adottato. Domenica 24 febbraio 2019 don Carmelo ha ancora celebrato messa, quindi si ritiene più che fondata l’ipotesi che non fosse neppure stato sospeso a divinis. Il 25 febbraio, sul sito della diocesi, don Carmelo risultava ancora Rettore di Maria Santissima Addolorata a Trepuzzi. È stato scioccamente rimosso solo dopo la pubblicazione della telefonata (26 febbraio), ignorando che le pagine rimosse si possono recuperare tramite la cache di Google. E si.

    Prima che pubblicassimo il nostro audio, ha almeno rispettato le linee guida della CEI, o ha omesso pure quelle eccellenza ?

    Zanardi

  • Presunto prete pedofilo, spunta un’altra vittima: “Molestato in chiesa per alcuni secondi”

    Presunto prete pedofilo, spunta un’altra vittima: “Molestato in chiesa per alcuni secondi”

    TREPUZZI (Lecce) – “Molestato per alcuni secondi in chiesa”. E’ la testimonianza choc di un altro uomo oggetto di presunte attenzioni sessuali da parte di un prete finito al centro di un’inchiesta per pedofilia. La presunta vittima ora è grande. Ha scollinato i 40 anni. E ha una famiglia. Ma le notizie pubblicate nei giorni scorsi non lo hanno lasciato indifferente e gli hanno fatto riaffiorare nella mente ricordi che mai e poi mai avrebbe voluto rispolverare. Alla luce del clamore, però, ha deciso di parlare e di raccontare la sua disavventura. Non confluita in una denuncia (anche perché il reato sarebbe ormai prescritto) ma che confermerebbe la gravità delle accuse già mosse al prelato.

    L’episodio risale a molti anni fa quando l’uomo, che ha deciso di raccontare la sua esperienza, non aveva neppure dieci anni. Frequentava la chiesa dove il parroco prestava servizio. E di tanto in tanto faceva anche il chierichetto. “Un giorno”, racconta, “mi trovavo con il prete. Eravamo in una stanza. Tutto durò pochi secondi. Ricordo che si avvicinò a me. Avvertii il contatto delle sue parti intime sul mio corpo. Ma fu una cosa molto veloce. Io riuscii a scappare e mi allontanai”. Non ha mai presentato denuncia. Ha preferito sorvolare sull’accaduto ma leggendo le notizie di stampa di questi giorni ha voluto raccontare la sua esperienza.

    La vicenda su un caso di pedofilia in casa è affiorata prepotentemente nei giorni scorsi dopo la pubblicazione di una telefonata tra una presunta vittima e il sacerdote in cui il prete chiedeva l’iban al suo interlocutore per potergli fare un regalo dopo la denuncia in cui ha raccontato di essere stato molestato da piccolo. Al vaglio del pubblico ministero Stefania Mininni sono finite anche le denunce di altre sei persone offese per episodi molto ma molto datati su cui incombe la scure della prescrizione. Nel frattempo il sacerdote è stato fermato dall’attività pastorale da circa un anno e non può più svolgere funzioni in pubblico. Ed è stato invitato ad allontanarsi dalla Diocesi e a ritirarsi in un monastero.

    Presunto prete pedofilo, spunta un’altra vittima: “Molestato in chiesa per alcuni secondi”

  • Cardinale Pell, mi sembra incredibile che un giornalista possa difenderlo

    Cardinale Pell, mi sembra incredibile che un giornalista possa difenderlo

    La notizia della condanna del cardinale australiano George Pell – accusato sia di aver protetto i preti pedofili da lui “dipendenti” sia di aver egli stesso abusato di due chierichetti – è giunta molto sgradita alla fine di un maxi-raduno voluto da Papa Bergoglio a Roma per discutere delle vicende di pedofilia che affliggono in giro per il mondo la Chiesa Cattolica. Subito qualche giornalista “papalino” si è affrettato a insinuare il sospetto di una “sentenza a orologeria”, volta a gettare un’ombra sulla iniziativa di Bergoglio contro la pedofilianella Chiesa. Un tentativo ingenuo e inutile visto che l’iniziativa del Pontefice è stata comunque giudicata negativamente dalle associazioni dei familiari delle vittime dei preti pedofili, perché non ha portato a proposte concrete per risolvere il drammatico e diffuso problema.

    Ma il massimo – per quel che mi riesce di leggere quotidianamente sui giornali – lo ha raggiunto Giuliano Ferrara, che sul Foglio parla di “caccia alle streghe”, mette in dubbio “l’attendibilità del reato (i fatti addebitati a Pell) sanzionato 23 anni dopo” e si chiede perché non si conosca il nome del chierichetto che accusa il cardinale “di avergli infilato il pene in bocca in sacrestia” (su questa formula brutale Ferrara torna più volte).

    Passi per i vari portavoce del Vaticano, che non hanno molta scelta sulle dichiarazioni da fare, per cui non mi stupisco di nulla. Ma sembra incredibile che un giornalista della levatura di Ferrara non conosca le tante accuse che da molti anni sono state mosse a Pell da decine di vittime dei preti pedofili operanti sotto la sua giurisdizione: accuse riprese dalla stampa di tutto il mondo. Altro che un singolo chierichetto, il cui nome è ovviamente noto ai giudici australiani ma è giustamente tenuto riservato per umana pietà.

    Su tutta la vicenda Pell ho avuto la fortuna di essere informato in tempo reale da un caro amico australiano, che mi segnalava via via le nuove accuse che piovevano sul Cardinale, mandandomi i link ai giornali che ne davano notizia. Ricordo in particolare un articolo terribile su Anthony Foster, il padre di due bambine molestate da un prete (una si suicidò, l’altra è su una sedia a rotelle dopo un incidente causato dall’alcolismo).

    Dalle deposizioni di Pell alla Royal Commission governativa australiana che indagava sui preti pedofili e i loro protettori – come ha ricordato uno dei pochissimi giornalisti italiani che dicono le verità scomode sulla Chiesa, Emiliano Fittipaldi – emerse un quadro agghiacciante: centinaia di bambini e bambine molestati e stuprati, marchiati per sempre dall’orrore delle loro storie. E dall’altro lato le risposte di Pell, arroganti o al massimo imbarazzate, come quelle di Eichmann raccontate da Hannah Arendt ne La banalità del male: da quella minimizzante (“forse avrei dovuto essere più attento”) fino a quella da caserma (i preti che molestano i bambini “sono come i camionisti che molestano le autostoppiste: non sarebbe appropriato che i dirigenti di quella compagnia di trasporti fossero considerati responsabili“).

    Per queste ragioni ho tentato invano per anni, con alcuni articoli pubblicati dovunque trovavo ospitalità, di denunciare la scelta di Papa Bergoglio di elevare Pell all’incarico di responsabile delle finanze vaticane, uno dei tre incarichi più importanti nella gerarchia, dove fra l’altro Pell fu accusato di aver sperperato cifre enormi per uso personale. Una scelta compiuta – inspiegabilmente – pur essendo già note, all’epoca, le accuse gravissime che continuavano ad abbattersi sul cardinale.

    E mi ha sorpreso – ancor prima di scandalizzarmi, perché non posso dubitare della intelligenza del Papa argentino – la scelta di Bergoglio di rendere omaggio a un altro Cardinale accusato di pedofilia, quel George Law reso tristemente noto dal film Spotlight. Law era stato chiamato a Roma da Papa Ratzinger, che gli aveva affidato la guida della Basilica di Santa Maria Maggiore. Quando Law è morto è stata organizzata in suo onore (!) una messa solenne in San Pietro, aperta dal Cardinale Sodano e chiusa da Papa Bergoglio: quasi un gesto di sfida a chi vorrebbe che la giustizia umana possa raggiungere anche i Cardinali, prima che se ne prenda cura quella Divina.

    E mi sono tornate alla mente – ridando fuoco al mio anticlericalismo – le immagini di Wojtyla al balcone con Pinochet a Santiago delCile e i racconti di mia figlia antropologa sulla vera e propria persecuzione messa in atto prima da Wojtyla e poi da Ratzinger verso i predicatori della “Teologia della Liberazione” nei Paesi più poveri del Sud America: una persecuzione che certamente non ha giovato al capo spirituale di quella teologia degli umili, monsignor Romero, ucciso sull’altare a San Salvador dagli “squadroni della morte” il 24 marzo 1980 e tardivamente beatificato da Papa Bergoglio.

    Quando finalmente Pell è stato destituito dal suo incarico, egli è stato costretto a rientrare nel suo Paese, dove è stata dichiarata la sua colpevolezza e ora si attende di conoscere l’entità della condanna: i 50 anni di carcere di cui si parla non sono certo dovuti “solo” allo “stupro orale” di un anonimo chierichetto.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/02/28/cardinale-pell-mi-sembra-incredibile-che-un-giornalista-possa-difenderlo/5002925/

  • George Pell, autogol del legale che lo difese: fu solo vanilla sex. Poi arrivano le scuse

    George Pell, autogol del legale che lo difese: fu solo vanilla sex. Poi arrivano le scuse

    Città del Vaticano – Il caso del cardinale Pell si sta ulteriormente ingarbugliando persino dal punto di vista giudiziario. Colpa di un clamoroso autogol da parte del suo avvocato, Robert Richter, un noto principe del foro australiano che, nell’arringa finale, si è fatto prendere la mano e ha detto che il presunto abuso su un chierichetto di 13 anni, avvenuto al termine di una funzione domenicale nella cattedrale di Melbourne nel 1996, «non era che una semplice penetrazione in cui il bambino non partecipava».

    Il termine inglese utilizzato dall’avvocato che oggi è stato costretto a diffondere in Australia un comunicato di scuse e di spiegazioni sulla frase infelice che potrebbe costare molto cara al suo assistito è: plain vanilla sex, l’equivalente di un atto sessuale convenzionale, privo di connotazioni violente. «Dopo una notte insonne ho riflettuto a lungo sulla terribile scelta di questa frase usata in aula, durante un processo particolarmente stressante e complicato. Mi scuso sinceramente se ho urtato e offeso qualcuno, ma non era nelle mie intenzioni. Non intendevo affatto evadere dalla serietà del caso che stavamo trattando». L’avvocato aggiunge che quella frase la ha pronunciata pensando di «mitigare la sentenza». Secondo i giornali australiani il giudice della corte, Peter Kidd ha persino chiarito in tribunale di non essere stato impressionato dalla frase dell’avvocato del cardinale. Ma il legale di Pell avrebbe anche fatto commenti ritenuti spiacevoli dalle associazioni delle vittime. Il clima che si respira in Australia è infuocato. La Chiesa australiana è sotto schiaffo da più di dieci anni, da quando un organismo governativo ha fatto luce sulle violenze che accadevano nelle diocesi e nelle parrocchie e venivano sistematicamente coperte dall’episcopato (di cui Pell è stato un autorevole punto di riferimento).

    L’avvocato ha anche aggiunto che la frase infelice di cui si è scusato pubblicamente può essere interpretata male da chi non conosce il sistema giudiziario australiano e non ha dimestichezza con codici, leggi, procedure. Se dal processo erano emersi tanti dubbi sulla dinamica dell’aggressione al ragazzino (in una cattedrale gremita, in appena 6 minuti, dietro colonna con addosso tutte le ingombranti vesti liturgiche), l’autogol dell’avvocato rimescola le carte. Per il Vaticano è l’ennesima batosta.

    Pell, tre anni fa, quando si era autosospeso dall’incarico vaticano per affrontare il processo in Australia, imputato per abusi sessuali su due chierichetti, insisteva: «Sono innocente. Queste accuse sono false. Aborro anche solo l’idea di un abuso sessuale».

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/pedofilia_george_pell_vaticano_papa_francesco_ultime_notizie_oggi-4330389.html

  • VIDEO. “Non può esserci un Dio che permetta questo”: una vittima di un prete pedofilo testimonia di fronte al Vaticano

    VIDEO. “Non può esserci un Dio che permetta questo”: una vittima di un prete pedofilo testimonia di fronte al Vaticano

    Alessandro Battaglia dice di essere stato “abusato” all’età di 15 anni. Questo giovane italiano ha raccontato la sua storia a poche centinaia di metri dalla Santa Sede, mentre un summit ha riunito centinaia di vescovi per discutere della pedofilia nella Chiesa.

    “Quello che voglio raccontare stasera è l’abuso che ho vissuto.” Mentre i vescovi di tutto il mondo si sono riuniti per discutere della pedofilia nella chiesa da giovedì 21 febbraio a Roma per un summit storico, diverse vittime hanno deciso di far sentire la propria voce a poche centinaia di metri dal Vaticano. Tra questi, un giovane italiano di 22 anni, Alessandro Battaglia, ha consegnato una commovente testimonianza che ha colpito l’assemblea.

    >> Cosa ricordare dal Vertice Vaticano dedicato alla pedofilia

    Davanti alle telecamere, e in particolare quella del programma “C Politique” su France 5, ha detto che è stato “abusato” all’età di 15 anni “, dal prete” che considerava “come il migliore del mondo, a cui ho confidato la mia vita, a cui ho raccontato tutto “ .

    Non credo più in Dio perché non può esserci un dio che lo permetta.

    Alessandro Battaglia

    “Sono cresciuto in un ambiente cattolico, ero boy-scout, chierichetto, animatore nei i campi estivi organizzati dalla Chiesa, ha testimoniato Alessandro Battaglia.  E loro mi hanno tolto tutto questo, mi hanno tolto degli anni della mia vita.” “Tutti noi abbiamo fatto almeno un tentativo di suicidio“, ha aggiunto, “perché non si può convivere con queste cose”.

    “Non ho sentito scuse”

    Ha poi parlato del summit che si stava svolgendo in Vaticano: “Dobbiamo fermare tutto questo, e là dietro possono farlo”, ha detto, indicando la Santa Sede. Il papa alla fine ha promesso domenica “una lotta a tutti i livelli” contro l’abuso sessuale dei minori, “crimini abominevoli che devono scomparire dalla faccia della terra”. “Nessun abuso dovrebbe mai essere coperto, come era il caso in passato, e sottovalutato”, ha detto Papa Francesco.

    Non abbastanza per Alessandro Battaglia.  “Non ho sentito le scuse, niente di concreto, niente di giusto. Sono lì per parlare di auto-distruzione dei leader e delle vittime. Ma sono loro che ci hanno distrutto”, ha pianto alla conclusione del summit.

    https://mobile.francetvinfo.fr/societe/religion/pedophilie-de-l-eglise/video-ca-ne-peut-pas-exister-un-dieu-qui-permet-ca-une-victime-d-un-pretre-pedophilie-temoigne-devant-le-vatican_3206767.html#xtref=https://www.google.it/

  • Prete e Chierichetto nelle fiamme dell’inferno , il Carnevale di Malo affronta la pedofilia nella Chiesa

    Prete e Chierichetto nelle fiamme dell’inferno , il Carnevale di Malo affronta la pedofilia nella Chiesa

    Il Carnevale che parla dell’attualità e solleva temi sociali e ambientali, come Viareggio, con la balena soffocata dalla plastica, o religiosi e di cronaca come la pedofilia . Alla sfilata dei carri di Malo, nella provincia di Vicenza, c’è spazio quest’anno anche per temi tristemente attuali come pedofilia, omofobia e violenza sulle donne. E fra i “personaggi” apparsi sui carri non mancano un prete e un chierichetto tra le fiamme dell’inferno. Un “dettaglio” che sta già facendo discutere. La prima sfilata di Malo è andata in scena domenica, nello stesso giorno in cui papa Francesco ha condannato ancora una volta la piaga dei preti pedofili al termine di un vertice sugli abusi. Prete e chierichetto che bruciano tra le fiamme sono stati realizzati sul carro “Fate, ignoranti” in gara alla 95esima edizione del Carnevale di Malo. “Partecipiamo al carnevale da molti anni e non è la prima volta che tocchiamo temi sociali, con le nostre realizzazioni – le parole riportate dal Corriere Veneto di Lara Zilio, del gruppo di carristi “Il Trenino”, autori dell’installazione -. La protagonista del carro e figura principale è una fata: il messaggio che trasmettiamo è che in un mondo in cui sempre più la gente se ne frega, si gira dall’altra parte, l’indifferenza è sbagliata. E c’è molto di cui parlare, troppe violenze sui più deboli da condannare: femminicidio, omofobia, bullismo, e certo anche la pedofilia”.

    La condanna a tutte le forme di violenza sui più deboli – “Per noi il Carnevale non è solo allegria ma anche un’occasione per parlare di tutto – ha spiegato ancora Zilio – ci dispiace un po’ che tutti si siano focalizzati solo sulla figura del prete, del resto sapevamo che avrebbe destato scalpore. Ma la condanna è a tutte le forme di violenza sui più deboli. Per ora dalla parrocchia di Malo nessuno ci ha chiamato, ma speriamo lo facciano e che siano d’accordo con noi: del resto anche papa Francesco si è espresso proprio domenica, e noi lo appoggiamo”. Intanto secondo Fernando Zambon, presidente della Pro Loco di Malo, il pubblico è apparso contento e molte persone “ci hanno detto di aver apprezzato la sfilata”.

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