Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Le vittime di abusi sessuali continuano a fare pressione sul nuovo papa

    Le vittime di abusi sessuali continuano a fare pressione sul nuovo papa

    La sera dell’elezione di Leone XIV, al centro di Piazza San Pietro, il volto chiuso di Francesco Zanardi contrasta con le espressioni gioiose. “L’elezione di un nuovo papa non mi procura particolare gioia. C’è un po’ di speranza, ma soprattutto molti dubbi”, afferma il fondatore della Rete L’Abuso, la principale associazione italiana per le vittime di abusi sessuali da parte del clero.

    L’uomo spera ancora che il Papa “faccia propri gli impegni presi da Francesco per combattere questo fenomeno e, soprattutto, li renda realtà”. E per avvertire: «Continueremo a fare pressione.»

    Pochi giorni prima dell’apertura del conclave, la Rete aveva invitato la stampa a precisare che nella penisola risiedono più di mille sacerdoti accusati di abusi sessuali su minori, ovvero poco più del 3% di tutti i preti transalpini.

    Si dice che il numero delle vittime abbia superato le 4.200. “Chiunque verrà eletto, spetterà a lui intervenire chiedendo agli Stati che hanno lacune legislative, come l’Italia, di colmarle, per non rendere vani gli sforzi che la Chiesa cerca di fare”, è stato spiegato.

    Le rivelazioni continuano. La Conferenza episcopale italiana, presieduta dal cardinale Zuppi, ha pubblicato il primo rapporto di inchiesta sull’argomento. Ma le sue conclusioni mancano di “portata e indipendenza”, secondo la Rete. «In Italia c’è ancora un grosso problema di omertà», afferma con impazienza Francesco Zanardi.

    Da parte loro, la Spagna, diversi paesi latinoamericani e l’intero continente africano continuano a rifiutare la terapia d’urto per questi casi. La Chiesa francese è stata in prima linea, commissionando un rapporto all’alto funzionario Jean-Marc Sauvé, che ha rivelato decine di migliaia di casi di abusi sui minori.

    Denunciando, su Le Point, un governo della Chiesa a lungo “in negazione e dissimulazione”, Jean-Marc Sauvé è stato attaccato dai conservatori e non è stato nemmeno ricevuto da Papa Francesco.

    Il pontefice argentino ha usato parole forti, ma è stato meno attivo di Benedetto XVI, che aveva decretato “tolleranza zero”. E mentre Francesco ha condannato alcuni prelati, ha mostrato colpevole indulgenza nei confronti dell’artista gesuita Marko Rupnik, accusato di molteplici aggressioni sessuali.

    Oggi, mentre continuano le sordide rivelazioni, le vittime – anche in Francia – lamentano una subdola omertà. In alcuni casi, il riflesso difensivo dell’istituzione sembra ancora prevalere sulla sorte di quest’ultima.

    “Un pericoloso pedofilo” Di fronte a questa crisi sistemica, la pressione sulle spalle di Leone XIV è forte.

    Soprattutto perché il 25 marzo l’associazione americana Snap, che aiuta le vittime di aggressioni da parte di personalità religiose, ha presentato una denuncia in Vaticano contro sei membri del Collegio cardinalizio, tra cui Robert Prevost, accusati di aver “insabbiato abusi sessuali”.

    Nei primi anni 2000, nell’Illinois, il prelato americano avrebbe autorizzato padre James Ray, accusato di diverse aggressioni sessuali su minori e sospeso, a risiedere in un convento vicino a una scuola elementare.

    A metà degli anni ’90, un prete, preside di una scuola superiore di New Lenox, sospettato di aver violentato una giovane studentessa, venne mantenuto al suo posto nonostante, secondo gli avvocati della vittima, i dirigenti della scuola “sapessero o avrebbero dovuto ragionevolmente sapere che il padre era un pericoloso pedofilo”.

    A Chiclayo, in Perù, tre donne denunciano gli attacchi da parte di personalità religiose, insabbiati dalle istituzioni. Fatti smentiti dal cardinale Prevost, che, secondo quanto riferito dalla diocesi di Chiclayo, avrebbe incontrato le tre donne, incoraggiandole a sporgere denuncia alle autorità civili.

    A conoscenza delle voci, il Dicastero per la Dottrina della Fede avrebbe condotto una propria indagine, riporta El País, concludendo che “la condotta del neoeletto Papa è stata irreprensibile”.

    Les victimes d’abus sexuels maintiennent la pression sur le nouveau pape

  • Il nuovo Papa dovrà occuparsi anche degli abusi sessuali nella Chiesa, e potrebbe essere un problema

    Il nuovo Papa dovrà occuparsi anche degli abusi sessuali nella Chiesa, e potrebbe essere un problema

    “Stiamo esponendo un problema che non è risolvibile con le sole forze della Santa Sede. Lo sforzo di chiunque sarà eletto Papa sarà quello di intervenire chiedendo agli Stati che hanno vuoti legislativi, come l’Italia, di colmarli per non rendere vano lo sforzo che anche la Chiesa sta cercando di fare in questo contesto”. Con queste parole Francesco Zanardi, presidente dell’associazione Rete L’Abuso, lo scorso 7 maggio, giorno di inizio del conclave che ha eletto Papa Leone XIV come successore di Papa Francesco, ha riportato all’attenzione il problema della gestione, della denuncia e dell’adeguatezza delle leggi per i reati che coinvolgono sacerdoti e hanno come vittime ragazzine e ragazzini, soprattutto.

    Un tema che è sembrato più attuale che mai fin da poche ore dopo la nomina di Robert Francis Prevost come 267º papa della Chiesa cattolica e primo papa statunitense della storia, lo scorso 8 maggio.

    Papa Leone XIV è stato criticato proprio per la gestione di due casi di abusi sessuali: il primo, più recente, riguarda accuse mosse nel 2024 da tre sorelle per episodi avvenuti nella diocesi di Chiclayo in Perù, dove Prevost fu vescovo dal 2015 al 2023. Il secondo caso risale invece a oltre 25 anni fa, quando Prevost, allora priore provinciale a Chicago, autorizzò la residenza di un sacerdote accusato di abusi sessuali vicino a una scuola elementare.
    Seppure il Vaticano abbia negato ogni responsabilità di Prevost, è vero che il suo nome è stato oggetto di inchiesta e questo oggi sembra essere un campanello d’allarme su un tema così rilevante.

    Ma qual è l’entità del problema?

    Il numero è impressionante, se si considera che spesso gli abusi non vengono denunciati oppure vengono ignorati o addirittura insabbiati. Ci fu, per esempio, un’inchiesta della televisione polacca TVN24, trasmessa lunedì 6 marzo 2023, che sostenne che quando Karol Wojtyla era vescovo e cardinale di Cracovia, e dunque prima di essere eletto papa, fosse a conoscenza dei casi di pedofilia nella Chiesa polacca. Ai sacerdoti accusati di aver commesso abusi sui minori avrebbe dato copertura spostandoli in altre parrocchie lontane da Cracovia. L’autore del reportage è il giornalista investigativo Marcin Gutowski. Gutowski dice che Wojtyla, già dagli anni Sessanta, non solo era a conoscenza degli abusi commessi dai sacerdoti nella sua diocesi, ma che intervenne direttamente spostando alcuni dei preti accusati da una parrocchia all’altra: una pratica assai comune all’interno della Chiesa.

    Sempre nel 2023 la Chiesa portoghese aveva presentato risultati di un’inchiesta sugli abusi subiti da minori e compiuti da rappresentanti del clero in Portogallo. L’inchiesta, condotta da una commissione indipendente, aveva individuato 4.815 casi accertati di abusi sessuali su minori fra il 1950 e il 2022: è una cifra ottenuta da 512 testimonianze raccolte in un anno, a cui si aggiungono casi denunciati da persone diverse dalle vittime. Il capo della commissione, il neuropsichiatra infantile Pedro Strecht, ha detto che con ogni probabilità è una stima per difetto e che i casi registrati sono solo una parte di quelli realmente avvenuti.

    L’impegno di Papa Francesco e le riforme incompiute

    L’inchiesta, che seguiva quelle già concluse in Australia, Francia, Germania, Irlanda e Paesi Bassi, era partita nel novembre del 2021 su richiesta del Vaticano e di Papa Francesco. In materia di lotta alla pedofilia, infatti, Bergoglio nel corso del suo pontificato ha fatto alcune cose, anche se non abbastanza. Il pontefice nel 2019 aveva varato un motu proprio, cioè una legge della Chiesa cattolica, che impone a tutte le religiose e ai religiosi di qualsiasi ordine, di denunciare gli abusi segnalandoli alle autorità ecclesiastiche, che dovranno dotarsi di adeguati sportelli. La legge arrivava dopo un’importante riforma in tema pedofilia. Il 29 marzo 2019 Bergoglio aveva infatti promulgato un altro testo col quale introduceva l’obbligo di denuncia penale per tutti i pubblici ufficiali, l’obbligo di portare avanti l’azione penale indipendentemente dalla volontà della vittima, il decadimento della prescrizione sui reati di questo tipo e il licenziamento di chi risulterà colpevole.

    Bergoglio, inoltre, aveva privato della berretta rossa il cardinale scozzese Keith Michael Patrick O’Brien, che era già stato escluso al conclave del 2013 – quello che lo aveva eletto Papa – proprio perché aveva ammesso le sue molestie sessuali su quattro sacerdoti. Nessun pontefice negli ultimi decenni aveva applicato un provvedimento così duro.

    Quando Francesco convocò i vescovi di tutto il mondo in Vaticano nel 2019 per un incontro senza precedenti che mirava a rendere la protezione dei minori una priorità globale, fu un segnale che il Vaticano stava finalmente trattando gli abusi sessuali del clero come una crisi globale piuttosto che come il fallimento di un particolare Paese o cultura. Incontrò anche personalmente le vittime in molti dei suoi viaggi internazionali, per dimostrare che la Chiesa era consapevole del loro dolore.

    Il caso italiano e il rapporto CEI

    Eppure il rapporto “Proteggere, prevenire, formare” della Conferenza Episcopale Italiana, un documento annunciato a maggio 2022 dal presidente della CEI (e attualmente tra i papabili favoriti a diventare il nuovo pontefice) Matteo Zuppi che avrebbe dovuto essere, o almeno così si era capito allora, la prima parte di una indagine indipendente commissionata dalla Chiesa italiana sugli abusi sessuali e la pedofilia commessi al proprio interno, finora mai realizzata, fu deludente.

    In realtà il rapporto considerava solo alcuni casi segnalati alla Chiesa stessa avvenuti fra 2020 e 2021, e perciò offriva un quadro assai limitato e parziale. Nella Chiesa italiana ci sono sempre state enormi resistenze nei confronti di questa inchiesta. La prima parte del rapporto era pertanto molto attesa anche perché, negli ultimi anni, diverse Chiese nel mondo hanno realizzato queste indagini in modo approfondito e dettagliato: che avevano portato tra l’altro, come ad esempio in Francia, al riconoscimento ufficiale della responsabilità istituzionale della Chiesa per le violenze sessuali e gli abusi subiti da migliaia di persone negli anni, e al riconoscimento, anche, della «dimensione sistemica» di quelle stesse violenze. L’indagine italiana, tuttavia, è stata deludente. La questione degli abusi o dei fatti segnalati a questi servizi interni alla Chiesa, che avrebbe dovuto essere centrale, è affrontata solo in un breve passaggio: in modo comunque molto parziale e solo in relazione agli anni 2020 e 2021. Zuppi aveva annunciato che il rapporto doveva riguardare i casi avvenuti negli ultimi vent’anni, dal 2000 al 2021: non ci sono state spiegazioni sul perché la prima parte contenga i dati di due anni su venti.

    Una ferita aperta

    Dalla morte di Francesco, insieme a cardinali, ecclesiastici e fedeli di tutto il mondo, sono arrivati ​​a Roma anche sopravvissuti agli abusi sessuali e quanti monitorano la gestione dei casi di abuso da parte della Chiesa cattolica romana. Sono lì nella speranza di convincere i cardinali a dare priorità alla questione quando dovranno decidere chi sarà il prossimo Papa. “Penso che sia molto importante ricordare loro che non ce ne andremo”, ha affermato Matthias Katsch, membro del consiglio direttivo di Ending Clergy Abuse, un gruppo di sostegno con sede a Berlino che rappresenta i sopravvissuti di 20 paesi. Matteo Bruni, portavoce del Vaticano, ha affermato venerdì che durante gli incontri pre-conclave i cardinali avevano discusso degli abusi sessuali nella Chiesa e lo avevano considerato una “ferita da tenere aperta” affinché la consapevolezza del problema rimanesse viva e si potessero individuare percorsi concreti di guarigione.

    Che sia una ferita aperta, ci sono pochi dubbi, dato che continuano ad emergere resoconti di abusi e insabbiamenti da parte del clero: da casi singoli a centinaia elencati nei rapporti commissionati dalle conferenze episcopali nazionali. Gli attivisti affermano che i principali ostacoli allo sradicamento del flagello si trovano all’interno della Chiesa stessa, sia a livello locale che all’interno della gerarchia vaticana. “In molti Paesi del mondo non occidentale, gli abusi sono ancora considerati un problema occidentale”, ha affermato Marie Collins, ex membro della Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori, istituita da Francesco nel 2013 per consigliarlo sulla questione degli abusi sessuali da parte del clero. All’epoca, la creazione di un gruppo di questo tipo fu vista come un segnale forte della consapevolezza di Francesco dell’impatto della crisi degli abusi sui fedeli.

    Ma Collins, vittima di abusi irlandese, ha ricordato come la commissione abbia incontrato importanti ostacoli. Era sottofinanziata e carente di personale, ha detto, e i funzionari vaticani erano riluttanti a interagire con i membri della commissione. Per questo i gruppi di attivisti affermano che negli incontri pre-conclave i cardinali dovrebbero essere schietti e pretendere una risposta sì o no alla domanda “Promulgherete una vera legge universale di tolleranza zero?”

    Il gruppo “Survivors Network of those Abused by Priests” (SNAP) afferma che i cardinali dovrebbero anche essere consapevoli di come ciascun candidato papale abbia gestito i casi di abuso sessuale avvenuti dentro la Chiesa cattolica. Su questo punto, il mese scorso l’organizzazione ha lanciato Conclave Watch, un progetto che esamina il comportamento e le dichiarazioni dei cardinali sul tema delle violenze. L’organizzazione ha raccolto dossier che chiedono al Vaticano di indagare sui precedenti di 20 cardinali, inclusi alcuni candidati papali spesso citati. Qualsiasi cardinale che “abbia gestito male o insabbiato crimini sessuali, non dovrebbe diventare Papa”, ha dichiarato mercoledì Peter Isely, leader di SNAP di Milwaukee, in una conferenza stampa a Roma. “Questo sembra un criterio ragionevole e pertinente che dovrebbe essere la priorità”, ha affermato. Nessuno dei cardinali pubblicamente accusati di aver gestito male i casi ha parlato con i rappresentanti dei gruppi dei sopravvissuti per affrontare le accuse.

    D’altronde lo dicono anche le nuove linee guide della Cei, guidata dal cardinale Zuppi, che al punto 5.5 spiegano che “non può essere tollerato nessun clima di complice e omertoso silenzio in tema di abuso sessuale nei confronti di minori o persone vulnerabili: chiunque abbia notizia della presunta commissione in ambito ecclesiale di abusi sessuali nei confronti di minori o persone vulnerabili è tenuto a segnalare tempestivamente i fatti di sua conoscenza alla competente autorità ecclesiastica, a tutela dei minori e degli adulti vulnerabili, della ricerca della verità e del ristabilimento della giustizia, se lesa”.

    Quand’è che è necessario soffocare l’omertà e denunciare per un ecclesiastico?

    Al punto 8.2 dicono: “L’autorità ecclesiastica ha l’obbligo morale di procedere all’inoltro dell’esposto all’autorità civile qualora, dopo il sollecito espletamento dell’indagine previa, sia accertata la sussistenza del fumus delicti. L’autorità ecclesiastica non procederà a presentare l’esposto nel caso di espressa opposizione, debitamente documentata e ragionevolmente giustificata, da parte della vittima (se nel frattempo divenuta maggiorenne), dei suoi genitori o dei tutori legali, fatto salvo sempre il prioritario interesse del minorenne”.

    https://www.elle.com/it/magazine/women-in-society/a64697045/papa-leone-xiv-prevost-casi-abusi-sessuali/

  • Papa Leone XIV, l’accusa di SNAP: “Ha coperto casi di abusi su minori in Perù e a Chicago”

    Papa Leone XIV, l’accusa di SNAP: “Ha coperto casi di abusi su minori in Perù e a Chicago”

    Cronaca (Roma). “Abbiamo scritto una lettera al cardinale Parolin a marzo al fine di prevenire le aggressioni sessuali infantili nella Chiesa cattolica. Abbiamo redatto dei rapporti Vos estis (sui casi di pedofilia ndr) in conformità con le linee guida di Papa Francesco, il sistema da lui istituito per indagare sui predatori sessuali e su coloro che li hanno coperti. Crediamo che ci siano sufficienti informazioni in circolazione per far sì che il cardinale Robert Francis Prevost, oggi Papa Leone XIV, debba essere indagato per aver insabbiato abusi sessuali su minori. Ci sono casi in Perù e a Chicago”.

    A lanciare questa pesante accusa è Shaun Dougherty, presidente di SNAP (Survivors Network of those Abused by Priests), la Rete dei sopravvissuti agli abusi dei preti, intervistato in esclusiva da Alanews a pochi giorni dall’elezione del nuovo pontefice.

    In merito al presunto coinvolgimento di Prevost, Dougherty fa riferimento al caso di padre James Ray a Chicago e a quello dei preti Eleuterio Vásquez Gonzáles e Ricardo Yesquen nella comunità di Chiclayo in Perù.

    “Padre Ray era noto per essere un abusatore sessuale di minori – racconta Dougherty – La diocesi dell’Illinois ne era a conoscenza. I cardinali ne erano a conoscenza e invece di allontanarlo, si sono presi cura di lui, lo hanno protetto, lo hanno ospitato, lo hanno nutrito. E lo hanno fatto molto vicino a una scuola, senza informare che c’era un predatore sessuale di minori molto vicino ai bambini che loro erano lì per istruire e proteggere”. La vicenda è avvenuta tra il 2000 e il 2002, quando Prevost era Priore provinciale della provincia agostiniana “Madre del buon consiglio” a Chicago. Secondo SNAP, Prevost avrebbe permesso a Ray di risiedere in un convento agostiniano della città, nonostante fosse stato accusato di aver abusato di 13 minori.

    Il caso del Perù riguarda invece 3 bambine che hanno denunciato nel 2022 le violenze subite da parte di due preti. Le tre donne, minori all’epoca dei fatti, si sono rivolte a Prevost, allora vescovo di Chiclayo, per fornire delle informazioni sugli stupri.
    “Prevost era il capo del dicastero – sottolinea Dougherty – era il responsabile delle indagini. Prevost sa dove si trovano tutti i rapporti e le informazioni su tutti i preti e le suore abusatori in Perù. È l’unica persona nella gerarchia ecclesiastica che può aprire i registri e mostrare i risultati delle sue indagini. Ha davvero indagato come sostiene? Dovrebbe essere disposto ad aprire i suoi archivi e a mostrarli. Fino ad ora non ho visto un solo rapporto proveniente dalla Chiesa sul Perù. Quando ho visto che era diventato Papa ero nauseato”.

    “La nostra organizzazione supporta i sopravvissuti agli abusi sessuali infantili e collabora con i governi per emanare leggi migliori per proteggere i bambini – spiega Dougherty – Siamo a Roma per sollecitare la Chiesa cattolica e il nuovo Papa a promuovere una legge tolleranza zero contro i pedofili. La Chiesa è molto brava a nascondere le violenze sessuali, hanno leggi contro il furto ma non ne hanno una contro chi abusa dei bambini. Da quando è stato eletto Papa, Prevost ha parlato spesso di giustizia sociale, ma come puoi proclamare di essere a favore della giustizia sociale mentre dai rifugio ai pedofili? Questi sono atti criminali. Dare rifugio a un prete noto per aver aggredito sessualmente un minore è un crimine contro l’umanità. Le parole non proteggono i bambini dallo stupro, le leggi con pene severe invece lo fanno. Questa è giustizia sociale. Il capo della Chiesa cattolica ha in suo possesso tutte le segnalazioni di tutti i preti abusatori in tutto il mondo e ha la responsabilità esclusiva nei confronti di 1,4 miliardi di cattolici di denunciare ciò che hanno fatto. Non stiamo chiedendo molto, chiediamo che i bambini siano protetti”. (Fabrizio Rostelli/alanews)

    https://www.alanews.it/cronaca/papa-leone-xiv-laccusa-di-snap-ha-coperto-casi-di-abusi-su-minori-in-peru-e-a-chicago/

  • Clero: responsabile davanti a Dio o allo Stato? – Arcivescovo Paul D. Etienne

    Clero: responsabile davanti a Dio o allo Stato? – Arcivescovo Paul D. Etienne

    Clero: responsabile davanti a Dio o allo Stato
    Arcivescovo Paul D. Etienne
    4 maggio 2025

    Verso la fine della sessione legislativa di quest’anno, la Legislatura dello Stato di Washington ha approvato un disegno di legge (SB5375) che rende obbligatorio per tutti i membri del clero segnalare gli abusi, senza eccezioni per la comunicazione privilegiata tra sacerdote e penitente durante il Sacramento della Riconciliazione.

    Ciò significa che, in base alla legge dello Stato di Washington, il clero cattolico è ora tenuto a violare il sigillo del Sacramento della Riconciliazione, meglio noto a molti come confessione. Venerdì 2 maggio 2025, il Governatore Ferguson ha firmato il disegno di legge.

    Questo fine settimana, durante la Messa, la prima lettura è stata tratta dagli Atti degli Apostoli. Dopo che gli apostoli furono arrestati e gettati in prigione per aver predicato il nome di Gesù Cristo, San Pietro risponde al Sinedrio: “Bisogna obbedire a Dio piuttosto che agli uomini” (Atti 5:29). Questa è la nostra posizione ora di fronte a questa nuova legge.

    Il clero cattolico non può violare il sigillo della confessione, pena la scomunica dalla
    Chiesa. Tutti i cattolici devono sapere ed essere certi che le loro confessioni rimangono sacre, sicure, riservate e protette dalla legge della Chiesa.

    La Chiesa cattolica condivide l’obiettivo di proteggere i minori e prevenire gli abusi sui minori. L’
    arcidiocesi di Seattle rimane impegnata a denunciare gli abusi sessuali sui minori, collaborando con le vittime sopravvissute per guarire e proteggere tutti i minori e le persone vulnerabili. Le nostre politiche richiedono già ai sacerdoti di essere segnalatori obbligatori, ma non se queste informazioni vengono ottenute durante la confessione.

    La Chiesa cattolica negli Stati Uniti è impegnata da decenni nella prevenzione degli abusi sessuali, segnalando gli episodi di abuso alle forze dell’ordine e collaborando con le autorità civili.

    Nell’arcidiocesi di Seattle tali sforzi sono iniziati nel 1986.

    Pur rimanendo impegnati a proteggere i minori e tutte le persone vulnerabili dagli abusi, i sacerdoti non possono rispettare questa legge se la conoscenza dell’abuso viene ottenuta durante il sacramento della Riconciliazione.

    Tre anni di storia di questo disegno di legge. Varie versioni di questo disegno di legge hanno tentato di fornire protezioni limitate per le comunicazioni privilegiate, ma tali accomodamenti per la pratica religiosa hanno impedito l’approvazione del disegno di legge nelle precedenti sessioni legislative.

    I colloqui tra lo staff della Conferenza Cattolica dello Stato di Washington e i legislatori, nonché gli sforzi per collaborare a una soluzione amichevole, sono falliti in questa sessione, portando all’approvazione di questa versione estrema del disegno di legge e al suo appoggio da parte del Governatore.

    Quello che era iniziato come un tentativo ben intenzionato si è concluso con una versione problematica e inutile del disegno di legge, poi promulgata.

    Una volta che il disegno di legge approvato è stato sottoposto alla firma del Governatore, i Vescovi dello Stato di Washington hanno proceduto alla sua approvazione.

    Abbiamo chiesto un incontro per discutere le nostre preoccupazioni con il Governatore, che purtroppo non ha risposto alla nostra richiesta.

    Diritti derivanti dagli emendamenti costituzionali Il Primo Emendamento della Costituzione degli Stati Uniti afferma: “Il Congresso non potrà emanare alcuna legge che rispetti l’istituzione di una religione o che ne proibisca il libero esercizio”.

    Con questa legge, lo Stato di Washington sta specificamente prendendo di mira la condotta religiosa inserendo il governo nella tradizione cattolica, ovvero il rituale altamente definito del Sacramento della Riconciliazione.

    Lo Stato ora richiede ai sacerdoti di violare un elemento essenziale del rito, la comunicazione confidenziale tra il sacerdote e il penitente in cui viene offerta l’assoluzione del peccato.

    Questa legge tenta anche di sostituire il Codice di Diritto Canonico, che afferma:

    Canone 983: Il sigillo sacramentale è inviolabile; pertanto, è un crimine per un confessore tradire in qualsiasi modo un penitente con parole o in qualsiasi altro modo o per qualsiasi motivo.

    Canone 1386: Un confessore che viola direttamente il sigillo sacramentale incorre nella scomunica latae sententiae [automatica] riservata alla Sede Apostolica; Chi lo fa solo indirettamente deve essere punito in base alla gravità del reato.

    Una volta che lo Stato rivendica il diritto di dettare le pratiche religiose e di estorcere informazioni ottenute tramite questo sacramento – la comunicazione privilegiata – dov’è il confine tra Chiesa e Stato? Cos’altro può ora lo Stato rivendicare il diritto di sapere? Quali altre pratiche religiose cercherà di legiferare? Perché questa comunicazione privilegiata tra sacerdote/penitente è l’unica ad essere menzionata?
    Perché non tra avvocato/cliente? Medico/paziente? Coniugi?
    Questa nuova legge individua la religione ed è chiaramente sia un’ingerenza governativa che un doppio standard.

    Il confine tra Chiesa e Stato è stato oltrepassato e deve essere ridimensionato. Le persone di ogni religione nello Stato di Washington e altrove dovrebbero essere allarmate da questa ingerenza della nostra Legislatura e del nostro Governatore.

    Archbishop-on-On-Clergy-Reporting-min

  • La Chiesa cattolica scomunicherà i sacerdoti che seguono la nuova legge dello Stato di Washington

    La Chiesa cattolica scomunicherà i sacerdoti che seguono la nuova legge dello Stato di Washington

    SEATTLE (KPTV) – La Chiesa cattolica ha promesso di scomunicare qualsiasi sacerdote che rispetti una nuova legge dello Stato di Washington che impone al clero di denunciare gli abusi sui minori alle forze dell’ordine, anche nell’intimità di un confessionale. I sacerdoti a Washington hanno sempre goduto di un segreto professionale tra avvocato e cliente durante l’ascolto delle confessioni, ma la nuova legge, firmata venerdì dal governatore Bob Ferguson, revoca tale tutela in caso di abusi o negligenza sui minori.

    L’arcidiocesi di Seattle ha promesso di ricorrere in appello.

    “Mentre continuiamo a impegnarci a proteggere i minori e tutte le persone vulnerabili dagli abusi, i sacerdoti non possono rispettare questa legge se la conoscenza dell’abuso viene ottenuta durante il sacramento della Riconciliazione”, ha affermato l’arcidiocesi di Seattle in una  nota.

    “Il clero cattolico non può violare il segreto della confessione, altrimenti verrà scomunicato dalla Chiesa”, ha aggiunto.

    https://www.kptv.com/2025/05/09/catholic-church-excommunicate-priests-who-follow-new-washington-state-law/

  • Emanuela Orlandi, il racconto di Sophie: «Orge con prelati, De Pedis e un dossier nascosto in una cassaforte in Vaticano»

    Emanuela Orlandi, il racconto di Sophie: «Orge con prelati, De Pedis e un dossier nascosto in una cassaforte in Vaticano»

    Nel labirinto di misteri che da oltre quarant’anni avvolge la scomparsa di Emanuela Orlandi, emerge una voce fuori dal coro. È quella di Sophie, una giovane donna francese che tra la fine del 2021 e l’inizio del 2022, come racconta Gianluigi Nuzzi su La Stampa, ha inviato una serie di email dense di rivelazioni scioccanti: accuse di abusi, incontri con alti prelati, il coinvolgimento di Enrico De Pedis, e perfino l’esistenza di un dossier segreto custodito all’interno del Vaticano.

    Le email che Sophie invia al giornalista si moltiplicano tra ottobre e novembre del 2021, arrivando a cadenza quasi oraria in certi giorni.

    Afferma di parlare con il supporto spirituale della Curia di Avignone e, in alcune comunicazioni, scrive come se fosse Emanuela stessa, ricostruendo i momenti precedenti alla sua scomparsa.

    Un incontro con De Pedis e monsignor Vergari

    In uno dei messaggi più dettagliati, Sophie racconta a Nuzzi di aver incontrato, quel 22 giugno 1983, una macchina con a bordo due uomini: monsignor Vergari, rettore della basilica di Sant’Apollinare (poi risultato estraneo ai fatti), e Enrico De Pedis, boss della banda della Magliana (deceduto incendurato ndr). Dice che De Pedis le avrebbe offerto un lavoro come venditrice per un evento, con la promessa di guadagni elevati.

    Secondo il suo racconto, avrebbe accettato di preparare una messa per Vergari quella stessa sera, e che De Pedis sarebbe passato a prenderla dopo la lezione di musica. Racconta di aver atteso l’auto fuori, di aver salutato un’amica prima di salire e di essere sparita da quel momento.

    Accuse choc e un dossier top secret

    Le affermazioni più gravi emergono nelle email successive. Sophie parla di molestie subite nei giardini vaticani da parte di un cardinale ancora in vita, e della partecipazione dello stesso a presunte orge avvenute in ambienti ecclesiastici. Aggiunge che il Vaticano custodirebbe un fascicolo segreto in una cassaforte, contenente intercettazioni, appunti e resoconti di incontri riservati nei giorni successivi al rapimento. «Emanuela è al centro di un tabù – scrive –. Le conseguenze per la Santa Sede, se venisse fuori la verità, sarebbero senza precedenti».

    Minacce e paura: «Temo di essere rapita»

    Man mano che le settimane passano, Sophie si mostra sempre più preoccupata. Racconta al giornaklista che dopo una visita a Milano avrebbe notato uomini sospetti aggirarsi attorno alla sua abitazione. «Temo che stiano aspettando un ordine. È un modo per mettermi pressione? Ho paura di essere rapita. Vi prego, aiutatemi». Tutte queste rivelazioni il giornalista le condivide con persone vicine a Pietro Orlandi, fratello di Emanuela. Ma la risposta della famiglia è fredda: «molte informazioni risultano già note, altre sono state smentite in passato».

    La replica: «Non posso sapere se tutto è vero»

    Nonostante la freddezza ricevuta, Sophie non si arrende. Afferma di aver agito con umiltà, di aver solo trasmesso quanto ricevuto da fonti spirituali. «Mi dispiace se alcune cose non corrispondono alla realtà. Non ho un interesse personale. So solo che Emanuela Orlandi vuole che suo fratello sappia la verità. Forse ho sbagliato nel modo, ma ho fatto del mio meglio». Nel suo ultimo messaggio, invoca lo Spirito Santo come guida per chi legge le sue parole. E lascia una convinzione: la chiave del mistero sarebbe nel legame tra la scuola di musica e De Pedis.

    Una testimonianza fragile, tra fede e ombre

    Sophie afferma di non essere nata al tempo della sparizione di Emanuela e di agire solo per amore della verità e della Chiesa. Le sue email oscillano tra rivelazioni mistiche e affermazioni già smentite, tra timore e fervore religioso. Resta il fatto che la sua voce – vera, falsa, ispirata o confusa – si aggiunge alle tante che, negli anni, hanno cercato di sciogliere il mistero di Emanuela Orlandi. Un mistero ancora senza risposte ufficiali, ma che continua ad alimentare ombre e sospetti tra le mura più segrete del Vaticano.

    https://www.ilmessaggero.it/persone/emanuela_orlandi_sophie_orge_vaticano_de_pedis_cosa_ha_detto-8829370.html

  • “È un disastro”: sacerdote belga infuriato dopo la nomina del nuovo papa Leone XIV

    “È un disastro”: sacerdote belga infuriato dopo la nomina del nuovo papa Leone XIV

    “È un disastro.” Con queste parole il sacerdote belga Rik Devillé, a capo dell’organizzazione non-profit Diritti umani nella Chiesa, ha accolto l’elezione del nuovo papa Leone XIV , avvenuta giovedì 8 maggio 2025.

    “La più grande organizzazione americana per le vittime (di abusi nella Chiesa), la Survivors Network of Those Abused by Priests (SNAP), ha informato diversi cardinali a marzo che almeno sei dei loro colleghi erano coinvolti in scandali di abusi. E che non avrebbero dovuto essere eletti perché avevano qualcosa da nascondere”, ha spiegato alla radio fiamminga, come riportato da HLN.

    Secondo lui, in questa lista compariva anche il nome di Robert Francis Prevost, il nuovo papa. “Lui non ha abusato di bambini, ma ha coperto un membro del suo ordine agostiniano”, ha continuato il sacerdote belga. “La lettera è stata inviata a Papa Francesco e al cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin, numero due del Vaticano.”

    “Sono rimasto davvero scioccato”, confida Rik Devillé. “Per gli autori degli abusi, questa è una buona notizia, perché se è coinvolto il Papa stesso, sarà difficile per lui rimproverarli. Ma per le vittime, è uno schiaffo in faccia. Non ho parole per descriverlo”, ha aggiunto.

    “Tra questi 133 cardinali, non avrebbero potuto sceglierne uno che non fosse legato a un caso di negligenza colposa?” chiede Rik Devillé. “Soprattutto se si considera che Papa Francesco ha mostrato tolleranza zero per questo. Erano stati avvertiti.”

    Sacerdote accusato di violenza sessuale insabbiato

    SNAP si riferisce al periodo in cui Robert Prevost era superiore provinciale degli Agostiniani a Chicago. Nel 2000, avrebbe permesso a un prete accusato di abusi sessuali su minori di risiedere in un convento vicino a una scuola elementare.

    L’organizzazione ricorda anche il periodo in cui il nuovo papa era vescovo di Chiclayo, in Perù. Nel 2022, tre vittime di violenza sessuale hanno contattato le autorità civili dopo aver scoperto che il caso che avevano presentato alla Chiesa tramite la diocesi non stava andando avanti. Secondo loro, Robert Prevost non avrebbe condotto indagini e non avrebbe inviato sufficienti informazioni a Roma. La diocesi ha anche permesso al sacerdote di continuare a celebrare la messa.

    Una denuncia presentata nel 2023

    In risposta all’elezione del nuovo papa, SNAP chiede che vengano adottate misure entro i primi 100 giorni del suo pontificato, tra cui l’istituzione di una “commissione globale indipendente per la verità” con la piena collaborazione del Vaticano.

    Nel 2023, SNAP ha presentato una denuncia contro Robert Prevost al precedente Papa Francesco. Oggi, l’organizzazione chiede a Papa Leone XIV di continuare la lotta contro la violenza sessuale all’interno della Chiesa. “È possibile porre fine a questa crisi. L’unica domanda è se lo si vuole fare”, conclude l’organizzazione.

    Luc Terlinden convinto che Leone XIV sarà intransigente riguardo agli abusi sessuali

    L’arcivescovo di Mechelen-Bruxelles, Luc Terlinden, è convinto che papa Leone XIV applicherà tolleranza zero agli abusi sessuali nella Chiesa, ha affermato venerdì in una conferenza stampa. Il primate belga ha risposto alle preoccupazioni espresse da Rik Devillé, sacerdote in pensione e difensore delle vittime di abusi sessuali da parte di esponenti del clero. Quest’ultimo ha affermato, basandosi su una lettera della SNAP, l’organizzazione americana delle vittime della Chiesa, che Robert Francis Prevost aveva insabbiato in passato alcuni casi di abusi.

    “Dovreste sapere che ho parlato con il futuro Leone XIV in questa stanza”, ha spiegato Luc Terlinden alla stampa. I due uomini si sono incontrati più volte, a Roma e durante la visita in Belgio del defunto Papa Francesco. L’arcivescovo di Malines-Bruxelles ha quindi accolto con favore l’elezione di Leone XIV, un papa “sulla falsariga di Francesco”. “È un uomo semplice, umile e attento. Ispira subito fiducia”, ha detto.

    Secondo Luc Terlinden, il principio guida del pontificato di Leone XIV sarà la pace: «Il Papa ha affidato alla Chiesa una missione importante: essere al servizio della pace». L’arcivescovo ha anche sottolineato la profonda conoscenza che il nuovo Papa ha della situazione attuale della Chiesa. «Leone XIV viaggiò per il mondo. Era un uomo di dialogo che sapeva costruire ponti tra i fedeli e le comunità.»

    Anche Leone XIV dovrà affrontare numerose sfide, in particolare quella del posto dato alle donne nella Chiesa. “Ho già discusso di questo aspetto con lui”, ha confidato Luc Terlinden. “Il Papa ha già sperimentato questa situazione in Perù, dove le donne ricoprono alte responsabilità nella Chiesa. Sono fiducioso che ci aiuterà, con rigore e prudenza, ad andare avanti in queste condizioni”.

    https://www.lavenir.net/actu/belgique/2025/05/09/cest-un-desastre-un-pretre-belge-remonte-apres-la-nomination-du-nouveau-pape-leon-xiv-CQFGVESCJBGELLUQJYHW3VMJM4/

  • I sopravvissuti alle molestie del clero sono preoccupati e insultati dall’elezione di Papa Leone XIV

    I sopravvissuti alle molestie del clero sono preoccupati e insultati dall’elezione di Papa Leone XIV

    I gruppi che sostengono i sopravvissuti alle molestie del clero affermano di essere profondamente preoccupati e offesi dall’elezione di Papa Leone XIV, dopo che questi ha superato le domande sulla sua gestione dei casi di abusi sessuali da parte del clero all’inizio della sua carriera, diventando il primo leader della Chiesa cattolica romana nato negli Stati Uniti.

    Prima dell’ascesa al papato all’età di 69 anni, Robert Prevost era a capo di una congregazione dell’ordine religioso agostiniano nella sua città natale, Chicago, quando emersero le accuse secondo cui un prete e preside di una scuola superiore cattolica sotto la sua giurisdizione aveva molestato almeno uno studente e aveva conservato immagini di abusi su minori.

    Secondo quanto riferito, Prevost ha permesso al religioso di continuare a svolgere il suo incarico nonostante le accuse, sebbene l’ordine agostiniano abbia poi pagato un risarcimento multimilionario al sopravvissuto agli abusi e a dicembre abbia cacciato il sacerdote dall’ordine.

    Nel frattempo, Prevost non ha impedito a un altro sacerdote – il cui ministero era stato limitato in seguito alle accuse di abusi su minori – di risiedere in una residenza agostiniana vicino a una scuola elementare cattolica. E, durante il suo servizio come vescovo in Perù , Prevost ha ascoltato tre donne che hanno accusato due sacerdoti di abusi sessuali su di loro quando erano minorenni e da allora ha affermato che non ci sono prove che siano state fatte indagini approfondite sul sacerdote.

    Questa storia ha spinto la Survivors Network of those Abused by Priests (Snap) a sporgere denuncia contro Prevost a marzo, in base alla legislazione ecclesiastica attuata dal defunto Papa Francesco, che prevedeva potenziali misure disciplinari contro i vescovi che avessero chiuso un occhio sugli abusi commessi sia su bambini che su adulti considerati vulnerabili.

    La denuncia non ha impedito a Leo di essere eletto giovedì dopo un breve conclave in Vaticano , cosa che ha spinto Snap a rilasciare rapidamente una dichiarazione in cui esprimeva “grave preoccupazione per i suoi precedenti nella gestione dei casi di abuso”.

    In una dichiarazione separata, i sopravvissuti agli abusi sessuali sui minori (SCSA) hanno affermato che l’elezione di Leo è stata “un insulto”, dato che è stato prodotto dalla stessa gerarchia cattolica che non è riuscita ad affrontare la portata e la natura sistemica dello scandalo decennale delle molestie sessuali ai danni del clero nella chiesa mondiale.

    “La gerarchia cattolica non si è limitata a gestire male le accuse di abuso, ma ha anche industrializzato il processo”, si legge nella dichiarazione della SCSA. “Papa Leone XIV… era presente in sala durante tutto questo”.

    Entrambe le organizzazioni hanno esortato Leo ad attuare una vera e propria politica di tolleranza zero nei confronti delle azioni intraprese contro le denunce di abusi da parte del clero, nonché a fornire alle vittime dello scandalo un risarcimento dai beni della chiesa, tra le altre richieste.

    Mitchell Garabedian, l’avvocato di Boston che ha rappresentato i sopravvissuti agli abusi durante lo scandalo delle molestie sessuali da parte del clero raccontato nel film premio Oscar Spotlight , ha aggiunto: “La Chiesa cattolica deve capire che la sicurezza dei bambini innocenti non può essere sacrificata per un’esigenza obsoleta e ingiustificabile di proteggere la reputazione della Chiesa cattolica”.

    Parte dell’attenzione che circonda la gestione di questi casi da parte di Prevost risale al suo mandato di 11 anni alla guida della sezione del Midwest dell’ordine agostiniano a Chicago , a partire dal 1999. Durante quel periodo, si diffusero voci secondo cui il preside della Providence Catholic High School di New Lenox, Illinois, territorio di Prevost, avrebbe molestato una studentessa e possedeva immagini di abusi su minori sul suo telefono.

    Prevost, che è stato anche il leader mondiale degli Agostiniani per 12 anni a partire dal 2001, ha lasciato il preside, un sacerdote agostiniano di nome Richard McGrath, al suo incarico, una decisione che non ha spiegato, come ha precedentemente riportato il Chicago Sun-Times.

    McGrath si è ritirato nel 2017 dopo aver dovuto affrontare un’indagine sulle accuse mosse nei suoi confronti.

    Lo studente abusato, Robert Krankvich, fece poi causa nel 2018. E alla fine del 2023 la chiesa accettò di pagargli 2 milioni di dollari, prima che Krankvich morisse ad aprile all’età di 43 anni.

    “I soldi non fanno la felicità”, ha detto al Sun-Times il padre di Krankvich, anche lui di nome Robert. “Non gli hanno dato una conclusione.”

    Durante la causa intentata da Krankvich, McGrath si è rifiutato di rispondere se possedesse o meno immagini di abusi su minori, invocando il suo diritto costituzionale a non autoincriminarsi, secondo quanto riportato dal Sun-Times. Tuttavia, McGrath ha negato di aver molestato Krankvich ed è stato escluso dalla lista dei presunti abusatori agostiniani pubblicata nel 2024, sebbene si sia dimesso alla luce delle accuse mosse contro di lui.

    Ciononostante, in una dichiarazione rilasciata martedì, gli Agostiniani hanno confermato che McGrath è stato espulso dal loro ordine, secondo il sito di notizie Patch di New Lenox .

    A quanto pare, gli Agostiniani non hanno rivelato i fattori alla base delle dimissioni di McGrath, avvenute a dicembre ma di cui si è avuta notizia per la prima volta alla vigilia dell’inizio del conclave di due giorni che ha portato Prevost al papato.

    Separatamente, nel 2000, e ancora agli inizi del mandato di Prevost come capitolo agostiniano del Midwest degli Stati Uniti, l’ordine stanziò un sacerdote membro di nome James Ray nel convento di St John Stone a Chicago. Il convento era adiacente a una scuola elementare e, dal 1991, a Ray fu vietato di lavorare a contatto con i bambini a causa delle accuse di molestie su minori. Le associazioni di sopravvissuti affermano che queste azioni non sono indicative di un’organizzazione che fa tutto il possibile per proteggere i bambini. Il Vaticano avrebbe replicato che non era stato Prevost ad autorizzare la sistemazione di Ray nel convento.

    Successivamente, a partire dal 2015, Prevost ha ricoperto per otto anni la carica di vescovo di Chiclayo, in Perù. Secondo una dichiarazione rilasciata da Prevost, tre donne avrebbero raccontato direttamente a Prevost di essere state abusate da minorenni dai sacerdoti locali Eleuterio Vásquez González e Ricardo Yesquén.

    Una delle accusatrici, Ana María Quispe, si è lamentata in spagnolo al programma televisivo peruviano Cuarto Poder: “Ci hanno sempre detto che la Chiesa è nostra madre, ma una madre protegge”.

    Da parte sua, la diocesi di Chiclayo avrebbe affermato che “non è vero” che Prevost e la chiesa “abbiano voltato le spalle alle presunte vittime”. La diocesi avrebbe affermato che le accusatrici rimanevano libere di presentare denunce in tribunale civile e che avevano diritto a un’offerta permanente di “aiuto psicologico” fornito dalla chiesa, se ne avessero avuto bisogno.

    In una dichiarazione pubblicata da BishopAccountability.org si sostiene che Prevost non ha mai pubblicato un elenco degli abusatori accusati sotto la sua supervisione, a differenza di molte diocesi cattoliche e ordini religiosi che lo hanno fatto come forma di conciliazione per la piaga delle molestie al clero all’interno della Chiesa mondiale.

    Francesco, scomparso il 21 aprile, ha nominato Prevost cardinale nel settembre 2023. La reputazione di “influenza moderatrice” tra i vescovi peruviani, ideologicamente disparati, ha evidentemente aiutato Leone a conquistare il papato – in modo un po’ inaspettato – giovedì.

    https://www.theguardian.com/world/2025/may/09/clergy-molestation-survivors-pope-leo-xiv

  • Leone XIV insabbiò o pure no? La verità tra media che ignorano e propaganda – L’intervista a Francesco Zanardi

    Leone XIV insabbiò o pure no? La verità tra media che ignorano e propaganda – L’intervista a Francesco Zanardi

    Un cardinale o un vescovo che denunciano abusi sessuali fuori dalla chiesa sono pessimi gerarchi cattolici perché non hanno rispettato le leggi della chiesa, DENUNCIARE INTERNAMENTE.

    E qui che chiesa ci va a nozze tra chi appunto ignora e chi spera in un Papa santo e giusto.

    Il cardinale Robert Prevost insabbiò di fatto i casi del Perù perché si limitò a denunciarli alla chiesa, ma omise in virtù della giustizia per le vittime, la denuncia all’autorità civile dello stato peruviano.

    Qui va ricordato che per la legge dello Stato, in questo caso il Perù, la prescrizione per questi reati fino al 2018 era di 8 anni, dopo invece il reato è diventato imprescrittibile.

    Va anche considerato che quella gestita da Robert Prevost (oggi Papa Leone XIV) fu una mossa politica del Vaticano in quanto il Sodalitium stava sottraendo fedeli e risorse alla chiesa cattolica, per questo motivo papa Francesco commissario, come fece per i movimenti ecclesiali e congregazioni di diritto pontificio come i Focolarini, l’Opus Dei, Comunione e liberazione ecc. .

    Di fondo quindi non c’è proprio nulla di onorabile ma solo un mero interesse politico volto al potere, per questo le vittime, in questo caso vennero comode alla chiesa che le “accudì”.

    Tuttavia nessuna di loro fu mai risarcita, come da manuale, i responsabili di fatto protetti dalla chiesa e strumentalizzati dal Sodalitium contro la chiesa.

  • Pedro Salinas: “Le ‘accuse’ di insabbiamento nei confronti di Robert Prevost sono assolutamente false.”

    Pedro Salinas: “Le ‘accuse’ di insabbiamento nei confronti di Robert Prevost sono assolutamente false.”

    “Le accuse contro Prevost sono nate tra le fila del Sodalicio, con lo scopo di screditarlo, screditarlo e delegittimarlo agli occhi dell’opinione pubblica, a seguito degli eventi che stavano già iniziando ad accadere nel caso Sodalicio.”

    “Robert Prevost ha sempre preso posizione e si è schierato dalla parte delle vittime. Ha sempre messo le vittime al primo posto ed è stato uno di coloro che hanno difeso sopravvissuti e vittime dagli attacchi del Sodalicio.”

    “I settori di estrema destra della Chiesa cattolica sono attivi attraverso i loro media satellitari e i loro accoliti per screditare i potenziali candidati papali, che potrebbero seguire l’esempio di Papa Francesco.”

    “Prevost verrebbe celebrato praticamente come se fosse un Papa peruviano, perché ha sempre messo al centro le vittime di abusi.


    Il giornalista peruviano Pedro Salinas , insieme alla sua compagna Paola Ugaz, è stato colui che ha scoperto e indagato a fondo sul Sodalicio de Vida Cristiana, un movimento che Papa Francesco ha soppresso prima della sua morte, a seguito del processo portato avanti dalla commissione Scicluna-Bertomeu. Ha trascorso anni a denunciare questa setta cattolica e, di conseguenza, ha subito ogni genere di persecuzione, compresa quella giudiziaria. Per tutti questi motivi, egli è un’autorità riconosciuta in materia di abusi clericali ed è pienamente consapevole delle azioni di tutti i vescovi del suo Paese di fronte a questa vergognosa piaga.

    In un’intervista esclusiva con Religion Digital, Salinas afferma che “le ‘accuse’ di insabbiamento nei confronti di Robert Prevost sono assolutamente false” e che provengono dai ranghi del Sodalicio, “con lo scopo di screditarlo, screditarlo e delegittimarlo agli occhi dell’opinione pubblica”.

    Inoltre, riconosce che Prevost “si è sempre lasciato coinvolgere nella controversia e si è messo nei panni delle vittime” e che queste false accuse provengono dal Sodalitium e da “settori di estrema destra della Chiesa” per screditarlo.

    Quali conclusioni ha tratto dall’indagine sulla risposta di Prevost agli abusi di Chiclayo? 

    La mia conclusione principale riguardo alle accuse di insabbiamento a Chiclayo, a cui, secondo i rigoristi, Robert Prevost avrebbe partecipato come principale artefice dell’insabbiamento, è che esse sono nate dalle viscere del Sodalicio, con lo scopo di screditarlo, screditarlo e delegittimarlo agli occhi dell’opinione pubblica, come conseguenza di quanto stava già iniziando ad accadere nel caso Sodalicio.

    Le accuse di insabbiamento contro monsignor Prevost sono false? 

    Le “accuse” contro Robert Prevost sono assolutamente false. Così è stato verificato, confermato, corroborato e provato che non avevano alcun fondamento nella realtà.

    Francesco lo ha nominato prefetto dei vescovi quando si è reso conto che queste accuse di insabbiamento erano false? 

    Chiaramente, e per di più, tra i prefetti dei Dicasteri, Robert Prevost è stato il prefetto o uno dei prefetti in cui Papa Francesco ha riposto maggiore fiducia. Questo è qualcosa che è stato più o meno dimostrato anche dal livello di vicinanza e fiducia tra Papa Francesco e Prevost. Questa è una cosa che noi giornalisti che abbiamo indagato sul caso Sodalicio sappiamo. Sappiamo che coloro tra noi hanno fatto causa ai leader del Sodalicio presso i tribunali peruviani. E noi, che siamo sopravvissuti all’organizzazione, lo sappiamo. Robert Prevost accettava sempre la causa e si metteva nei panni delle vittime. Ha sempre messo le vittime al primo posto ed è stato uno di coloro che hanno difeso i sopravvissuti e le vittime dagli attacchi del Sodalicio.

    Perché alcune vittime continuano ad accusarlo? 

    Il fatto che le accuse contro Prevost siano state riprese in questo momento (quando si tratta di accuse che, come diciamo a Lima, vengono riproposte e non hanno mai avuto alcun fondamento nella realtà) è dovuto al contesto in cui stiamo vivendo, un conclave, un momento di elezione del prossimo Papa. E, quindi, un momento in cui i settori di estrema destra della Chiesa cattolica sono attivi, attraverso i loro media satellitari e i loro accoliti, per screditare i potenziali candidati papali che potrebbero seguire la linea di Papa Francesco. Uno di questi è chiaramente il caso di Robert Prevost.

    Secondo lei, Prevost è un candidato in grado di proseguire l’opera di pulizia di Francesco? 

    Sebbene non conosca approfonditamente i cardinali votanti ed eletti, ma solo superficialmente, nel caso di Prevost, che conosco per la sua carriera in Perù e in Vaticano, mi sembra che sia qualcuno che potrebbe proseguire la linea d’azione di Papa Francesco. Senza sminuire i meriti di altri candidati papali che potrebbero proseguire sulla stessa linea di Papa Francesco, credo che Robert Prevost corrisponda al profilo di un candidato che potrebbe succedere a Francesco.

    Cosa significherebbe la sua elezione a papa per il Perù e le Americhe, se dovesse concretizzarsi? 

    Se il cardinale Prevost venisse eletto Papa, nonostante sia di origine nordamericana, sarebbe molto benvoluto in Perù. Sarebbe celebrato quasi come se fosse un Papa peruviano, perché ha sempre messo al centro le vittime di abusi. Avendo seguito molto da vicino il caso Sodalicio, so che è uno dei cinque vescovi che, quando ricopriva un ruolo di leadership nella Conferenza episcopale peruviana, si è adoperato per sostenere le vittime, insieme al cardinale e arcivescovo di Lima, Carlos Castillo, al cardinale Pedro Barreto, all’ex vescovo di Sodalicio Kay Martín Schmalhausen e all’ex vescovo di Caravelí, Reinaldo Nann. Il quinto era chiaramente Robert Prevost. Speriamo che sia uno dei candidati papali con le maggiori possibilità in questo conclave! Sarebbe una grande notizia per i cattolici se il nuovo papa fosse qualcuno come Robert Prevost, nel quale Francesco riponeva tanta fiducia. Ma questa è l’opinione di un estraneo, di un agnostico che è rimasto impressionato da Padre Jorge o dal pontificato di Papa Bergoglio.

    https://www.religiondigital.org/america/Pedro-Salinas-encubrimiento-Robert-Prevost-Peru-Sodalicio-Papables_0_2776522347.html