Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • VATICANO: NUOVO SCANDALO PER FONDATORE LEGIONARI CRISTO, AVEVA UN FIGLIO

    VATICANO: NUOVO SCANDALO PER FONDATORE LEGIONARI CRISTO, AVEVA UN FIGLIO

    VATICANO: NUOVO SCANDALO PER FONDATORE LEGIONARI CRISTO, AVEVA UN FIGLIO
    postato 3 ore fa da ASCA
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    (ASCA) – Citta’ del Vaticano, 4 feb – Il fondatore dei Legionari di Cristo, Marcial Maciel Degollado, avrebbe condotto una doppia vita, mettendo alla luce almeno un figlio. Lo affermano numerose fonti di informazioni statunitensi, secondo le quali i Legionari starebbero considerando di ”sconfessare” Maciel come proprio fondatore e padre spirituale. Un portavoce della congregazione ha dichiarato al New York Times, che ”si puo’ confermare che ci sono alcuni aspetti della sua vita che non erano appropriati per un prete cattolico. Maciel, morto nel 2008, era stato condannato dal Vaticano ad una vita ritirata di preghiera e penitenza dopo alcune accuse di abusi sessuali, sui quali pero’ la Santa Sede non ha mai portato a compimento un processo canonico.

    04-02-09
    CHIESA: PORTAVOCE LEGIONARI, OMBRE IN VITA FONDATORE CHE NON CONOSCEVAMO

    (ASCA) – Roma, 4 feb – ”Abbiamo conosciuto da poco questi fatti sulla vita del nostro fondatore, che ci hanno stupito e sono difficili da comprendere”: il portavoce in Italia della congregazione dei Legionari di Cristo e del suo braccio laico, il movimento Regnum Christi, p. Paolo Scarafoni, commenta cosi’, con l’ASCA, le notizie che arrivano dagli Stati Uniti su una ”doppia vita” del fondatore dei legionari, p. Marcial Maciel Degollado, che avrebbe avuto ”almeno” una figlia da una prostituta.

    P. Scarafoni smentisce che i Legionari stiano pensando di ”disconoscere” il fondatore o di attenuare in qualche modo il legale che lega la congregazione al suo fondatore, morto nel 2008 e gia’ accusato di pedofilia da numerosi fuoriusciti del movimento. ”Non possiamo negare – spiega il sacerdote, docente presso l’Universita’ Pontificia Regina Apostolorum, una delle numerose istituzioni educative dei Legionari – che ci sono delle debolezze umane nella vita di p. Maciel, pur riconoscendo con grande gratitudine e volendo portare avanti il carisma che ci ha trasmesso e che e’ un grande dono per la Chiesa”.

    ”Adesso – aggiunge – abbiamo appreso che ci sono dei fatti nuovi: sono una sorpresa, e ci danno grande dolore”.

    Il portavoce smentisce anche che i massimi livelli della Congregazione ‘non potessero non sapere’ della ”doppia vita” di p. Maciel e sarebbero stati coinvolti nel nasconderla.

    ”Nessuno sapeva di questi fatti. Ci sono ombre, possiamo chiamarle mancanze, difetti che dobbiamo riconoscere, ma noi li abbiamo saputi molto recentemente. Parlare di ‘doppia vita’, pero’, e’ affermazione che non si puo’ condividere.”.

    P.

    Scarafoni spiega di non poter entrare nel dettaglio delle nuove rivelazioni, per non ledere la privacy delle persone coinvolte, ma precisa che non ci sono procedimenti legali in corso sulla vicenda.

    ”Come Legione di Cristo e come movimento Regnum Christi – aggiunge ancora p. Scarafoni -, stiamo seguendo questa situazione volendo rinnovare nostra missione a servizio dell’uomo e della Chiesa. Eravamo a conoscenza delle accuse dal 1997, che sono rimaste allo stadio di accuse perche’ anche la Santa Sede nel 2006 ha rinunciato ad un processo canonico ed ha invitato p. Maciel a ritirarsi a vita privata, in preghiera e penitenza. Per noi, soprattutto nei primi tempi, dati i frutti dell’opera di p. Maciel e l’aver lavorato con lui, e’ stato molto difficile dubitare di lui e pensare male della sua persona. Il nostro atteggiamento ora e’ di molta carita’, prudenza e bonta’, cercando di aiutarci e sostenerci tra noi all’interno della congregazione. Il nostro desiderio di continuare la nostra missione”.

    asp/sam/ss

  • Bologna. Manifestazione contro preti pedofili a rischio

    Bologna. Manifestazione contro preti pedofili a rischio

    Repubblica — 02 febbraio 2009 pagina 1 sezione: BOLOGNA
    IL TEMA è provocatorio e decisamente “forte”: i Radicali dell’ associazione “Anticlericale.net” vogliono andare a manifestare davanti alla Curia in via Altabella contro «la pedofilia nella Chiesa cattolica».

    Ma la Questura sta cercando di impedire l’ appuntamento di sabato prossimo, alle 19, subito dopo il congresso degli anticlericali all’ hotel Corona d’ Oro, in via degli Albari (a due passi dalla Curia), e ha chiesto agli organizzatori di fare un passo indietro. Almeno sul luogo della manifestazione. Per ora, dice Monica Mischiatti, segretaria dei Radicali bolognesi, una richiesta informale, frutto di un colloquio avuto sabato scorso col dirigente della Digos Vincenzo Ciarambino. «Hanno fatto riferimento alla recente direttiva-Maroni che vieta manifestazioni politiche davanti ai luoghi di culto.

    Io non so se la Curia lo sia. Stamattina avremo un nuovo incontro. Noi vogliamo fare la nostra protesta e la fiaccolata: se ce lo impediranno, ne parleremo al congresso. Ricordo che nel 2005, Capezzone, durante una manifestazione anticlericale, pronunciò il suo discorso sul sagrato di San Petronio. La direttiva-Maroni? Lede gli elementari diritti dei cittadini a manifestare».

    Trattativa difficile per un sit in destinato a sollevare polemiche, in particolare dopo la preghiera islamica in piazza Maggiore il 3 gennaio e la successiva manifestazione per la pace in Palestina, col divieto di sfilare davanti alla cattedrale di San Pietro e a San Petronio imposto al corteo da Questura e Prefettura. Stamattina il questore, se gli anticlericali dovessero tenere duro, potrebbe imporre delle prescrizioni. «Dovranno metterlo nero su bianco – insiste Monica Mischiatti – noi vogliamo solo fare un sit in con una fiaccolata in via Altabella. Elementare dissenso, nient’ altro. E vorremmo che in questo Paese la libertà di espressione fosse pienamente garantita». – CARLO GULOTTA

    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/02/02/la-sfida-degli-anticlericali-alla-curia.html

  • Arese, prete rinviato a giudizio per pedofilia

    Arese, prete rinviato a giudizio per pedofilia

    Sconcerto e preoccupazione per il rinvio a giudizio di don Marco Redaelli, 75 anni, parroco della chiesa di Valera ora allontanato dalla curia perchè accusato di aver pesantemente molestato sessualmente una bimba di 6 anni.

    I giornali locali Settegiorni e il Il Notiziario nella loro uscita del Venerdì hanno dato amplissimo risalto alla notizia, Settegiorni dava la notizia in prima pagina.

    Anche in rete la notizia è girata.
    I fatti: 24 febbraio 2007, la bimba viene attirata da don Marco nel suo ufficio con la scusa delle caramelle e viene molestata sessualmente. La bimba racconta tutto alla nonna che lo riferisce al papà che decide di denunciare il gravissimo fatto.

    Visto il caso delicatissimo le indagini sono state lunghe ed accurate coordinate dal pm Giancarla Serafini.
    Questo 27 gennaio il gip Giorgio Vanore ha deciso che c’erano basi sufficienti per rinviare a giudizio l’anziano prete con la pesante accusa di violenza sessuale aggravata dall’età della vittima , dall’aver approfittato di circostanze di tempo, di luogo e di persona tali da ostacolare la difesa della bambina, e dall’aver commesso il fatto nella sua carica di sarcedote.

    Il processo inizierà il 16 aprile.
    Ora don Marco è stato allontanato da Arese, ma risulta che circolasse ancora per il paese anche dopo la denuncia del padre della bimba, ed è libero.
    Il padre sostiene di essere stato isolato dopo la denuncia ed io non stento a credergli. La domanda ora è: ma sarà l’unico caso?
    Naturalmente la difesa ha attaccato il padre dicendo che aveva sporto denuncia solo per spillare soldi alla chiesa, ma è mai possibile che i Salesiani di Arese abbiano in testa solo i soldi?

    Questo caso mi ha riportato alla memoria un altro fatto, all’apparenza non così grave, l’allontanamento da Arese in tutta fretta e segretezza di don Gianni parroco del MAC (Maria aiuto dei Cristiani), tante storie sono girate per il paese ma una cosa è sicura tutto è stato fatto in gran segreto. Mah!

    Quando lo scorso settembre è stato inaugurato il nido di Via Ferrari non mi era piaciuta l’idea del comune di darlo in gestione ad una cooperativa gestita dai Salesiani di Arese.
    La nostra scuola deve essere laica e deve garantire a tutti la sua accessibilità, se poi i vari ordinamenti religiosi, a loro spese, istituiscono scuole e i privati cittadini decidono di avvalersi del loro insegnamento, senza gravare economicamente sul pubblico, io non ho nulla in contrario.

    Ma dopo casi gravi come questo pretendo che la nostra amministrazione comunale provveda alla propria scuola e non finanzi quelle religiose.

    Elenco dei contributi 2007 del comune di Arese. Alla scuola materna “Scuola dell’Infanzia Sacra Famiglia” sono stati dati 213.000 euro perchè? Testo della legge 241/90 .

    Arese iniziato il processo a Don Marco Redaelli
    contributo inviato da tizianafabro il 22 aprile 2009
    Giovedì 16 aprile a porte chiuse si è svolta la prima udienza a carico di Don Marco Redaelli, accusato di violenza sessuale nei confronti di una bambina di 6 anni.(fonte www.settegiorni.it versione carta pagina 5,17 aprile 2009)
    Questa prima udienza è stata tecnica è si è svolta a porte chiuse.
    Il dibattimento vero e proprio comincerà nella prossima seduta fissata per il 19 maggio.
    I tempi appaiono corti, in questa prima udienza è stata accolta la richiesta del pm di nominare un perito che provveda alla trascrizione delle registrazioni telefoniche.
    In questo modo già dalla prossima udienza dovrebbere essere acquisite agli atti tutte le prove accumulate in quasi due anni di indagini.
    Le prove sembrebbero molto concrete, infatti il giudice ha accolto le richieste, rinviando a giudizio il salesiano con l’accusa di violenza sessuale aggravata dall’età della vittima, dall’aver approfittato di circostanze di tempo, di luogo e di persona tali da ostacolare la difesa della bambina, e dall’aver commesso il fatto nella sua carica di sacerdote.
    La difesa sembra tranquilla grazie alle prove nelle sue mani, tanto è convinta di provare l’innocenza del suo assistito da non aver chiesto il rito abbreviato che avrebbe consentito tempi rapidi e la riduzione di un terzo della pena. Secondo la difesa le accuse sarebbero state montate ad arte dal padre della vittima che intenderebbe speculare sulla vicenda.

    In paese dopo lo sconcerto iniziale, tantissimi aresini si sono dichiarati convinti dell’innocenza di don Marco molto conosciuto in paese , a discolpa del salesiano, ritenuto buono caritatevole,si dice che la famiglia della piccola vittima avesse tantissimi problemi, senza la mamma con il papà dal passato poco chiaro, io non so nulla di certo e ovviamente e fino alla sentenza non si può giudicare.
    Ma una cosa purtroppo la so, quasi sempre le vittime dei pedofili hanno alle spalle situazioni difficili e famiglie divise e distanti.
    Mi auguro che si arrivi al più presto a stabilire la verità.

    Il sacerdote resta libero, la famiglia costretta a emigrare
    Bimba violentata dal parroco. “Vieni con me, ho le caramelle”
    MILANO 20/05/2009 – Ha abusato di una bimba di soli 7 anni, l’ha attirata nel suo ufficio con la promessa delle caramelle e l’ha violentata.
    Ma ora, a distanza di quasi due anni da quel drammatico pomeriggio, l’aguzzino, un sacerdote 75enne, è ancora libero. La triste vicenda, infatti, è arrivata nelle aule del Tribunale milanese, ma per il prete non è scattata alcuna misura di custodia cautelare.

    Il racconto
    A prendere la parola davanti ai giudici ieri è stato il padre della piccola vittima. È stato lui, un agente immobiliare, a ricostruire passo dopo passo quegli abusi, avvenuti nell’ufficio dell’oratorio.
    Un racconto durato più di due ore, carico di tensione e di rabbia. Il racconto di un padre a cui la figlioletta di soli 7 anni ha confessato l’atroce segreto. Anzi. «La piccola – aggiunge l’avvocato della famiglia, Daniele Rescaldani – si è confidata prima con la nonna paterna, in due diversi momenti. Poi la nonna ha riferito tutto al padre, che ha sporto querela». E ieri, nel processo a porte chiuse alla V sezione penale, l’uomo ha ripercorso tutti quei momenti.

    Il missionario
    Il prete invece in aula non si è presentato. Il 75enne, che in passato aveva fatto il missionario in Africa e in America Latina ma che negli ultimi anni ha guidato la parrocchia di Arese, ha sempre negato con forza ogni accusa. Dopo lo scandalo era stato sospeso dall’incarico di parroco, ma «ancora oggi è libero di girare liberamente per Arese» aggiunge Rescaldani.
    La famiglia della piccola vittima invece «è stata costretta a trasferirsi – prosegue il legale – per loro era diventato impossibile continuare a vivere in quella città». E anche ieri, davanti ai giudici, il padre ha raccontato: «Non hanno nemmeno permesso a mio figlio maggiore di iscriversi all’oratorio».

    Quello stesso oratorio dove il 24 settembre 2007 sarebbero avvenuti gli abusi sulla piccola. Abusi descritti minuziosamente dalla stessa bambina nel corso di un incidente probatorio.
    E dopo l’audizione di ieri del padre, il prossimo 22 settembre prenderanno la parola altri tre testimoni chiamati dalla Procura. Per far luce sulla vicenda e per assicurare alla giustizia il colpevole. Scritto da: Federica Mantovani – federica.mantovani@cronacaqui.it

  • Sconcerto e preoccupazione per il rinvio a giudizio di don Marco Redaelli, 75 anni

    Sconcerto e preoccupazione per il rinvio a giudizio di don Marco Redaelli, 75 anni

    2 febbraio 2009
    Arese, prete rinviato a giudizio per pedofilia
    Sconcerto e preoccupazione per il rinvio a giudizio di don Marco Redaelli, 75 anni, parroco della chiesa di Valera ora allontanato dalla curia perchè accusato di aver pesantemente molestato sessualmente una bimba di 6 anni.
    I giornali locali Settegiorni e il Il Notiziario nella loro uscita del Venerdì hanno dato amplissimo risalto alla notizia, Settegiorni dava la notizia in prima pagina.
    Anche in rete la notizia è girata.
    I fatti: 24 febbraio 2007, la bimba viene attirata da don Marco nel suo ufficio con la scusa delle caramelle e viene molestata sessualmente. La bimba racconta tutto alla nonna che lo riferisce al papà che decide di denunciare il gravissimo fatto.
    Visto il caso delicatissimo le indagini sono state lunghe ed accurate coordinate dal pm Giancarla Serafini.
    Questo 27 gennaio il gip Giorgio Vanore ha deciso che c’erano basi sufficienti per rinviare a giudizio l’anziano prete con la pesante accusa di violenza sessuale aggravata dall’età della vittima , dall’aver approfittato di circostanze di tempo, di luogo e di persona tali da ostacolare la difesa della bambina, e dall’aver commesso il fatto nella sua carica di sarcedote.
    Il processo inizierà il 16 aprile.
    Ora don Marco è stato allontanato da Arese, ma risulta che circolasse ancora per il paese anche dopo la denuncia del padre della bimba, ed è libero.
    Il padre sostiene di essere stato isolato dopo la denuncia ed io non stento a credergli. La domanda ora è: ma sarà l’unico caso?
    Naturalmente la difesa ha attaccato il padre dicendo che aveva sporto denuncia solo per spillare soldi alla chiesa, ma è mai possibile che i Salesiani di Arese abbiano in testa solo i soldi?

    Questo caso mi ha riportato alla memoria un altro fatto, all’apparenza non così grave, l’allontanamento da Arese in tutta fretta e segretezza di don Gianni parroco del MAC (Maria aiuto dei Cristiani), tante storie sono girate per il paese ma una cosa è sicura tutto è stato fatto in gran segreto. Mah!

    Quando lo scorso settembre è stato inaugurato il nido di Via Ferrari non mi era piaciuta l’idea del comune di darlo in gestione ad una cooperativa gestita dai Salesiani di Arese.
    La nostra scuola deve essere laica e deve garantire a tutti la sua accessibilità, se poi i vari ordinamenti religiosi, a loro spese, istituiscono scuole e i privati cittadini decidono di avvalersi del loro insegnamento, senza gravare economicamente sul pubblico, io non ho nulla in contrario.

    Ma dopo casi gravi come questo pretendo che la nostra amministrazione comunale provveda alla propria scuola e non finanzi quelle religiose.

    Elenco dei contributi 2007 del comune di Arese. Alla scuola materna “Scuola dell’Infanzia Sacra Famiglia” sono stati dati 213.000 euro perchè? Testo della legge 241/90 .

    ACCUSE INGIUSTE
    Il prete salesiano è una guida spirituale
    «DON MARCO È UN UOMO DEVOTO»
    Arese
    «Gentile redazione di Settegiorni,volevo dare anch’io un contributo concreto alle già numerose voci pervenutevi a difesa di don Marco …

    Commenta l’articolo 13/02/09

    http://www.settegiorni.it/login.php?artID=987352

    ARESE
    Il prete sarà processato per presunti abusi su una bimba
    «DON MARCO NON L’HA FATTO!»
    In tanti difendono il salesiano accusato di violenza sessuale
    Arese
    «No, don Marco Redaelli non può aver fatto una cosa del genere!». Questa la frase ripetuta da tante persone ad …

    http://www.settegiorni.it/login.php?artID=980477

    L’ACCUSA HA CONVINTO IL GUP IN POCHI MINUTI
    Caramelle per attirare la minore
    ABUSI SU BIMBA: PROCESSANO IL PRETE
    Ad Arese il rinvio a giudizio del salesiano don Marco Redaelli ha scosso la comunità
    Arese
    La notizia che Settegiorni aveva già dato in anticipo a marzo del 2008 ha ricevuto conferma ufficiale questa settimana: …

    http://www.settegiorni.it/login.php?artID=980289

    ARESE – DON MARCO REDAELLI È STATO RINVIATO A GIUDIZIO. IL DIFENSORE: «INNOCENTE»
    PRETE MOLESTÒ BIMBA? LO STABILIRÀ IL GIUDICE

    Don Marco Redaelli, 75 anni, non vive più in paese ma in un’altra comunità; anche la famiglia della piccola si è trasferita altrove dopo aver sporto denuncia nei confronti del sacerdote salesiano
    Arese
    Don Marco Redaelli, 75 anni, sacerdote presso i Salesiani di Arese, è stato rinviato a giudizio con l’accusa di violenza …

  • “La beatificazione non sarà bloccata”

    “La beatificazione non sarà bloccata”

    Mercoledì 28 Gennaio 2009 CRONACA Pagina 15

    «La beatificazione
    non sarà bloccata»

    «Non sarà bloccata la beatificazione dell’ex vescovo di Verona, monsignor Giuseppe Carraro ma la denuncia degli ex studenti del Provolo inciderà sicuramente».
    Dalla Curia di Verona, si chiarisce subito il percorso verso la canonizzazione dell’ex capo della chiesa veronese. Era stato per primo lo stesso monsignor Zenti a segnalare la presenza del nome di Carraro tra quelli chiamati in causa da chi ha denunciato gli abusi. E due giorni fa, è arrivata puntuale la conferma dell’intoppo verso la sua beatificazione.

    Corriere del Veneto pag. 6
    “Caso Provolo, i genitori difendono i preti accusati «Fango sulla nostra scuola»”

    Data: 28/01/09
    Cronaca Locale
    Corriere del Veneto – VERONA –
    sezione: CRONACAVERONA – data: 2009-01-28 num: – pag: 6
    categoria: REDAZIONALE
    Presunti abusi Lettera delle famiglie dopo i racconti contro gli insegnanti
    Caso Provolo, i genitori difendono i preti accusati «Fango sulla nostra scuola»
    Beatificazione di Carraro, il parere del tribunale ecclesiastico
    Il postulatore della causa monsignor Cantamessa: spetta a Roma ora esaminare le ultime vicende. Ma non inficerà la beatificazione
    VERONA – «Con amarezza rileviamo la cattiveria e la strumentalizzazione con cui sono stati resi di pubblico dominio i presunti fatti che hanno avuto come primo impatto quello di infangare l’immagine odierna dell’istituto che tra le principali attività, oggi, gestisce la scuola elementare alla quale tutti noi affidiamo o stiamo per affidare i nostri figli». Si ribellano al «processo mediatico» che da giorni si è scatenato sull’istituto Antonio Provolo. Toppo pesanti le presunte accuse di pedofilia rivolte dagli ex alunni che sulle pagine dell’Espresso hanno parlato di molestie e abusi che avrebbero subito dagli anni Cinquanta al 1984 da parte di frati e laici che si sarebbero dovuti occupare di loro.
    I genitori della scuola primaria Provolo, guidati da Giovanna Savio, presidente del consiglio della scuola stessa, hanno deciso di affidare la loro protesta a una lettera aperta, al termine di una riunione svoltasi lunedì sera. «Non è certo compito nostro quello di indagare sulla veridicità dei fatti che lasciamo svolgere alle autorità competenti – si legge nel documento -, ma quello che ci sorge spontaneo come genitori è di prendere una posizione di conferma di stima e di sostegno al corpo docente e al personale religioso impegnato nell’educazione scolastica. Non ultimo ci interessa riaffermare la totale convinzione che l’attuale progetto educativo della scuola corrisponda alle nostre aspettative».
    Parlano di «vicende che non toccano minimamente l’attuale gestione scolastica» e si chiedono come «una storia assurda, portata alla luce dopo 20-30 anni, possa mettere in discussione la validità e la serietà del lavoro che oggi un qualificato corpo di docenti sta portando avanti con inesauribili dedizione, accompagnando i nostri figli ad una crescita consapevole e capace di affrontare le circostanze della vita». Parole di sostegno anche per don Danilo Corradi, superiore generale della Compagnia di Maria di cui fa parte l’istituto e per Don Robert Frainer, unico sacerdote tra il centinaio di dipendenti e collaboratori della scuola. «Abbiamo una sola e certa risposta – scrivono – . Noi stiamo con la scuola, con don Robert e don Danilo».
    Intanto, dal tribunale ecclesiastico diocesano, arrivano rassicurazioni in merito alla causa di beatificazione di monsignor Giuseppe Carraro. Le accuse lanciate dagli ex allievi coinvolgono anche il vescovo «pupillo di Paolo VI». Documentazione che dovrà essere presa in considerazione dalla Congregazione delle cause dei Santi, l’organo della Santa Sede deputato ai processi di beatificazione. «Abbiamo inviato tutti i fascicoli a ottobre, al termine della fase diocesana del processo, durata due anni – ha spiegato monsignor Adriano Cantamessa, postulatore diocesano della causa di monsignor Carraro – . Ora è stata avviata la fase romana che prevede la rilegatura di tutti i singoli documenti, la verifica della validità giuridica e la nomina di un relatore che segua tutte le pratiche. Gli atti non passeranno più da Verona». Quindi a questo punto è direttamente in Vaticano che si attende di esaminare i fascicoli relativi ai presunti fatti accaduti al Provolo. E questo richiederà altro tempo. «Ma tutto ciò non avrà ripercussioni sulla causa – è il parere di monsignor Cantamessa – . E poi i tempi per queste procedure sono sempre lunghissimi e non sarà certo un caso del genere, peraltro ancora da verificare, a fermare la beatificazione».
    Impossibile, al momento, ipotizzare la data della proclamazione. «La causa è stata avviata nel 2005 dalll’allora vescovo Flavio Roberto Carraro -ha ricordato don Cantamessa – , la fase diocesana del processo si è conclusa lo scorso 18 ottobre con la cerimonia in Duomo. Ora dipendiamo da Roma».
    E dai tempi lunghi della burocrazia vaticana.
    Enrico Presazzi Presunti abusi La sede del Provolo, nella bufera dopo le denunce di ex allievi.

  • Presunte molestie al Provolo, bloccata la beatificazione di monsignor Giuseppe Carraro

    Presunte molestie al Provolo, bloccata la beatificazione di monsignor Giuseppe Carraro

    Corriere del Veneto
    2009-01-27 num: – pag: 7

    Dopo i racconti dell’associazione sordi il fascicolo dovrà essere «integrato»

    Presunte molestie al Provolo, bloccata la beatificazione di monsignor Giuseppe Carraro

    E alcuni dei frati pronti a denunciare chi li ha accusati
    VERONA — Il livore, i rigurgiti di una memoria che non ha prove, le guerre «non corazzate », come le ha definite il vescovo Giuseppe Zenti, un primo effetto lo hanno avuto.
    E se le presunte storie di abusi al Provolo nulla possono per quella legge che comunque le «annulla» sotto l’alto patrocinio della prescrizione, un primo impatto, devastante per la chiesa veronese, c’è stato. Eccome.
    Monsignor Carraro
    , Perchè quel nome, quell’«alto prelato» di cui si racconta con dovizia di dettagli in una delle testimonianze rilasciate all’Espresso, è il primo a pagare. Che sia vero o no quello che di lui si è raccontato, il primo a farne le spese è lui. Morto 28 anni fa. Il «pupillo di Paolo VI», per chi sta seguendo il suo processo di beatificazione. Il vescovo che «ci portavano nelle sue stanze », per chi – a lui – imputa parte di quegli abusi.
    Per monsignor Giuseppe Carraro il processo di beatificazione che era iniziato quattro anni fa – voluto dal vescovo di allora, padre Flavio Roberto Carraro è stato interrotto. Troppo pesanti, troppo «mass-mediatiche», le presunte accuse rivolte nei suoi confronti da quegli ex alunni dell’istituto Provolo che, tramite l’associazione sordi presieduta da Giorgio Dalla Bernardina, hanno raccontato di molestie, sevizie e brutalità che avrebbero subìto tra gli anni Cinquanta e fino al 1984 da parte di frati e laici che si sarebbero dovuti occupare di loro. Perchè nel «fascicolo» di un beato nulla viene tralasciato. E anche questo capitolo dovrà entrare nel cammino verso la beatificazione di Carraro.

    La vicenda
    Il capitolo più eclatante di quella storia che in realtà si è iniziata a scrivere solo venerdì, con l’esclusiva dell’Espresso. Ma che fino ad ora non era mai trapelata. Sessantasette sordi coinvolti nelle denunce che coinvolgono 25 insegnanti dell’allora Provolo. Molti di loro, frati e laici, nel frattempo sono morti. Solo dieci sono ancora in vita. E nessuno di loro ha più a che fare con l’istituto. Quattro vivono ancora a Verona. Uno insegna religione un’ora alla settimana. Alcuni di loro sono in contatto con la curia.

    Le testimonianze
    Racconti, quelli dei sordi che il parere positivo della sua giunta. Starebbero proprio in questo le perplessità del prefetto Gallerano, vista la ferma decisione del sindaco di non portare l’ordinanza all’attenzione della giunta. Inoltre, Gallerano avrebbe fatto notare a Zanonato il pericolo che l’ordinanza possa sovrapporsi, finanche scontrarsi, con il Decreto del presidente della Repubblica 309/1990, cioè il Testo unico sugli stupefacenti: un fatto che potrebbe rendere il provvedimento facilmente attaccabile da un eventuale sostengono di avere subìto gli abusi, che potrebbero avere un contraltare. Perchè il numero delle sevizie, dei bambini ma anche degli operatori coinvolti è a dir poco impressionante. E che tutto si sia potuto svolgere in un clima «ovattato» al punto che nulla, ma proprio nulla, trapelasse, sembra impssibile. Adesso, a qualche giorno di distanza, qualche sussurro arriva. Ma tardivo. E comunque di controcanto a chi nell’istituto lavorava, svolgeva altre mansioni rispetto all’insegnamento, ma non poteva non accorgersi se qualcosa non andava. Si raccolgono anche queste di testimonianze, oltre a quelle degli abusi.

    Il procuratore Schinaia, che ha ribadito più volte che l’eventuale reato è prescritto, da una parte si è dichiarato «sorpreso» del ritardo con cui le denunce sono emerse, ma ha anche valutato che chi è coinvolto tra gli educatori dovrebbe essere allontanato. Se ci fossero delle verità si eviterebbe che eventuali episodi simili si ripetano. Una considerazione che non è piaciuta per nulla al portavoce della curia, don Bruno Fasani: «Quelle persone non lavorano più al Provolo e comunque rimuoverle dai loro incarichi sarebbe come ammettere una loro colpevolezza che per noi non è credibile ».

  • A domanda risponde il Procuratore Mario Giulio Schinaia.

    A domanda risponde il Procuratore Mario Giulio Schinaia.

    A domanda risponde il Procuratore Mario Giulio Schinaia.

    “Chiudendo la porta su qualsiasi sviluppo giudiziario sulla vicenda che sta coinvolgendo l’Istituto Sordomuti, dichiara: “Impossibile indagare su questi fatti!”

    Perché mai, mi direte? Semplice: perché sono successi più di 25 anni fa. Ma per fortuna, le autorità ecclesiastiche non hanno i tempi di prescrizione come la giustizia ordinaria.

    Già, non ha i tempi della giustizia ordinaria; ha gli eterni della Giustizia straordinaria, la quale, in attesa del processo, consente, per sua norma, il piede libero a tutti gli accusati.

    Il procuratore, inoltre, “ esclude, categoricamente, di aprire un fascicolo per far luce sulle parole di Don Zenti, pronunciate due giorni fa.

    Il Vescovo aveva affermato di sentirsi vittima di un ricatto dei vertici dell’Associazione Provolo. “ Mi avevano minacciato di rendere pubblici questi episodi di pedofilia se non avessi accolto le loro richieste”.

    Per il Procuratore, però, mancano gli elementi fondamentali per parlare di estorsione.

    Che se ne ricava da questo? A mio vedere, se ne ricava che il Zenti non ha denunciato chi dell’Associazione l’avrebbe ricattato, e chi si è sentito diffamato dallo Zenti per tale dichiarazione, non ha denunciato il Vescovo.

    A domanda risponde don Danilo Corradi del Provolo.

    Auspicando voglia di chiarezza, il Corradi dichiara “ a parte un seminarista che è stato rimandato in famiglia, mai ho avuto segnalazioni di reali fatti, concreti, accaduti… “ E che voleva, il Corradi, per provvedere? Il morto in casa?!

    Mi meraviglio di lei, don Corradi. Nei corridoi dei Collegi al massimo della concretezza, si susssssurrra!

    Concreti, reali, accaduti, al massimo, li si dice nei confessionali, ma lì, cadono come “corpo morto cade”, caro Corradi, perché il segreto confessionale attorciglia nella comune paccia di quel dogmatico silenzio, sia l’animo del confessore che quello di chi si confessa!

    Il quale, ovviamente, si duole si pente e promette di non farlo più!

    Sino alla prossima volta, evidentemente, se ciò che hanno narrato le vittime ( due volte vittime perché hanno aspettato più di 25 anni per parlare ) è realmente, concretamente accaduto, secondo quanto si aspetta il Corradi!

    Neanche il Corradi sostiene il bisogno di un’indagine, perché, “padri non ci sono, confratelli non c’è ne sono più, non possono rispondere, non possono parlare.”

    Tutti buttati fuori dal Provolo? Tutti buttati fuori dalla chiesa? Tutti morti? Non lo dice, ed io non lo so, ma il Corradi che pure pretende fatti, accadimenti, concretezza, quando gli fa comodo lascia affermazioni in sospeso.

    A domanda risponde il patriarca di Venezia.

    “ I direttori di giornali che hanno giudicato “che non si poteva non farlo” si sono mossi sul verosimile o hanno avuto la vera passione alla verità?” Che cacchio significa?!

    E che altro vuol dire “hanno giudicato che non si poteva non farlo” se non che qualcuno ha chiesto loro di non farlo?!

    Chi, gliel’ha chiesto? L’associazione Provolo? Non direi proprio! Al che, non ci resta che la chiesa! O no?!

    “Vera passione per la verità”? Ma che sta dicendo, sto Angelo?!

    Non esisterebbero istituzioni ecclesiastiche, se le chiese avessero vera passione per la verità detta da chi è andato a morire a cavallo di una mula! Ma forse, l’Angelo intendeva passione per le umane verita’.

    E cosa gli fa pensare che i Direttori dei giornali ci provino meno dei preti, o con la stessa possibilitàdi errore in cui possono cadere i preti!

    Comunque sia, ai Media gli sta bene questo schiaffo! I Media dovrebbero smetterla di considerarci come clienti da frutta e verdura!

    Dovrebbero smetterla di presentarci le mele più lucide sopra e sotto quelle meno lucide!

    Ci diano mele e basta! Ma anche i giornali sono botteghe! Rassegnamoci noi, e si rassegni l’Angelo.

    A domanda risponde il vescovo di Padova.

    Accusa pesante, infamante… senza nomi e cognomi… non circostanziata… senza approfondimento … senza un’analisi ben chiara… Auspica, poi, che la stampa tratti la faccenda con “delicatezza” e “voglia di verità”.

    Nella cronaca dei fatti pubblicata da l’Arena, a parte il nome del Presidente dell’Associazione, non c’è il nome delle vittime ( o presunte tali ) tuttavia, c’è la foto di un gruppo di loro.

    Il che vuol dire, che se non altro hanno avuto il coraggio della loro faccia!

    Il don Corradi del Provolo, invece, non ha avuto neanche il coraggio di dire se i presunti violentatori sono vivi o morti!

    Con che faccia il vescovo di Padova, quindi, può dare lezioni di faccia ai Sordomuti del Provolo di Verona?

    A domanda risponde il vescovo di Vicenza.

    Parlando del vescovo di Vicenza, il Busi scrittore lo dice “quella”.

    “Non commento… “ Spesso ci si trova impotenti davanti a campagne orchestrate per confermare tesi che poi si rivelano fasulle”.

    Mi par di sentire tutti quelli che gridano al complotto quando i media li prendono in causa quando non in castagna!

    A domanda risponde l’Associazione Provolo.

    Rilanciando le accuse dall’Università, afferma: “è sempre stato difficile farsi ascoltare” . [ Credetemi, so molto bene quanto sia vero! ]

    “ Lo chiedono da anni, e mostrano copie di lettere, di dichiarazioni sottoscritte da decine di firme, di volantini.

    E raccontano.

    Riferiscono storie di violenze non solo sessuali. In alcuni casi, vere e proprie torture. Sempre su l’Arena, da un articolo di Giancarlo Beltrame, estrapolo:

    “Racconta un sordo, che ora ha molti decenni in più: sono entrato al Provolo che avevo otto anni. A 11, un prete, ( di cui fa il nome ma che il giornalista non pubblica, forse per tenerezza e voglia di verità ) in piedi davanti a tutti noi ragazzi sordo muti, afferra un bastone grosso come un due euro, picchia sulla schiena un nostro compagno sino a che il bastone si spezza, ne prende un altro più grosso e lo picchia sino a che si spezza anche quello, poi prende una cinghia perché “quella almeno non si sarebbe rotta”.

    Di violenze ( all’ordine del giorno ) ne racconta anche il Presidente dell’Associazione: picchiato sulle mani con un frustino, schiaffi, pugni, strattoni di capelli, pizzicotti, orecchie storte. Raccontato da un altro, ustioni da ferro da stiro sul dorso delle mani subite da un ragazzo che non voleva studiare;.

    “Nelle riunioni dell’Ente Nazionale Sordomuti ne abbiamo parlato più volte. Nessuno può dire di non aver mai saputo. ” Ma non erano creduti!

    Il Dalla Bernardina aveva detto ai suoi che c’era un prete che gli sparava proiettili di plastica e/o di gomma. Non è stato creduto neanche da loro.

    Non volevano credere che fatti del genere potessero farli i preti! Così, smise di parlargliene.

    Su di una tv locale, reazione da impossibilità a credere, l’hanno avuta anche due pensionati ed una donna sulla quarantina.

    Impossibile!!!!

    La signora sulla quarantina ha detto: mi cadrebbe tutto un mondo, se fosse vero!

    Capite adesso perché quei ragazzi hanno taciuto?

    Hanno taciuto perché la vernice di certi sepolcri, comunque sia il morto e/o il tempo di sepoltura, e’ sempre bianca.

    E con questo, anch’io ho risposto alla tua domanda, Giulietta.

  • Pedofilia/ Provolo, il procuratore:”Non ci sono elementi per aprire un’indagine”

    Pedofilia/ Provolo, il procuratore:”Non ci sono elementi per aprire un’indagine”

    PEDOFILIA. Il procuratore Mario Giulio Schinaia chiude la porta su qualsiasi possibile sviluppo giudiziario sulla vicenda che sta coinvolgendo l’istituto sordomuti «Bisogna smetterla di pensare che la magistratura possa risolvere tutti i mali della nostra società» 25/01/2009

    «Non possiamo fare indagini sui fatti di pedofilia, verificatisi al Provolo».
    Il procuratore Mario Giulio Schinaia chiude subito la porta a qualsiasi sviluppo giudiziario sulla vicenda dell’istituto per sordomuti nel quale, secondo una lettera di una sessantina di frequentatori di quella scuola, sarebbero avvenuti abusi per una trentina d’anni fino al 1984.

    E proprio i 25 anni trascorsi da quando sono avvenuti gli ultimi episodi di quelle terribili violenze, rappresentano uno scoglio insuperabile per poter aprire un fascicolo, inserendo i nomi dei responsabili di quegli abusi. Oltrettutto mancano anche le querele delle vittime di quei soprusi e si tratta di fatti molto delicati per i quali servono sempre indagini molto scrupolose. Il procuratore, poi, invita a smetterla di pensare che «la magistratura possa essere sempre la soluzione di tutto ciò di male che accade nella nostra società».

    In questa brutta vicenda, ci sono altri attori in campo ad iniziare dall’autorità ecclesiastica. «Se fosse vero», premette Schinaia, «che i vertici della chiesa non hanno fatto nulla per tutelare quei giovani sordomuti, ciò mi lascerebbe perplesso». Il procuratore poi ricorda che «le autorità ecclesiastiche non hanno i tempi di prescrizione come la giustizia ordinaria». I vertici della Chiesa veronese, insomma, potevano intervenire «se erano a conoscenza di queste violenze, adottando provvedimenti nei confronti dei responsabili».

    Non va giù poi al procuratore che questi fatti siano stati denunciati ai mass media prima che all’autorità giudiziaria: «Mi rammarica che non sia arrivata nessuna segnalazione in procura se non a così tanto tempo di distanza con la pubblicazione di questi fatti sui giornali». D’altro canto, però, il procuratore ha parole di «apertura» verso le vittime di queste violenze: «È comprensibile che questi soggetti non hanno denunciato questi fatti per vergogna o per altri motivi».

    Spettava a chi sapeva, insomma, denunciare gli abusi. Il procuratore esclude categoricamente, infine, di aprire un fascicolo per far luce sulle parole di monsignor Zenti, pronunciate due giorni fa.
    Il Vescovo aveva affermato di sentirsi vittima di un ricatto dei vertici dell’associazione Provolo.
    «Mi avevano minacciato di rendere pubblici questi episodi di pedofilia se non avessi accolto le loro richieste», aveva detto Zenti. Per il procuratore, però, mancano gli elementi fondamentali per parlare di estorsione. GP.CH.

    L’Arena 25 gennaio 2009

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  • USA. Abusi nel mondo della Chiesa. “Non meno di 40.000 casi”

    USA. Abusi nel mondo della Chiesa. “Non meno di 40.000 casi”

    Esce un libro sulla violenza sessuale nelle diocesi americane
    sabato 24 gennaio 2009 , di la Repubblica

    Cifre realistiche indicano tra i quaranta e i sessantamila casi negli Usa

    Una delle autrici del dossier ha assistito alle riunioni a porte chiuse dei vescovi

    Denunce che vengono dall´interno dell´area cattolica

    Non è il celibato in sé a favorire le pulsioni trasgressive

    Non è solo la descrizione di una catastrofe che ha scosso i cattolici ma la riflessione sull´istituzione e sulle vittime, in maggioranza ragazzi in età pre e post puberale

    di MARCO POLITI

    Le voci dall´inferno sono innumerevoli. «Accadde quando il sacerdote J. era chierichetto. Un giorno, dopo la messa, il prete si mise davanti a J. con il pene eretto e guidò le sue mani fino a raggiungere l´orgasmo… Quando entri in sacrestia, dopo aver servito messa, padre Bill ti dice che hai fatto un buon lavoro e tu sei felice e orgoglioso. Il tuo prete ti offre di aiutarti a sfilare la veste, scherzando. Ma appena l´ha sollevata, padre Bill la spinge sulla tua faccia con una mano mentre con l´altra si sbottona i pantaloni e si spinge dentro di te… Andai su e c´era il buon padre Donald, fumammo insieme (dell´erba) e poi mi fece delle proposte. Era la prima volta che qualcuno soddisfaceva me e mi piacque molto… Il dodicenne Julian fu abusato per tre anni da padre Scott, il quale gli aveva detto che per ricevere la cresima avrebbe dovuto partecipare a speciali sessioni di consulenza… All´età di cinque anni X cominciò ad essere prelevato da letto e portato sul divano del sacerdote (ospite dei genitori), che lo stendeva sopra di sé… I miei ricordi più terribili sono di noi due, io e padre Larry, che facciamo sesso nella mia stanza e dopo scendiamo al piano di sotto per cenare con la mia famiglia… La chiesa nella quale fui violentata era la stessa in cui i preti ascoltavano le confessioni, era la chiesa in cui tutti i figli della mia famiglia si sono sposati e alcuni nipoti battezzati, e in cui sono sepolti i miei genitori».

    Il panorama è devastante. Quando papa Ratzinger è stato in America nell´aprile scorso il nuovo cardinale di Boston, Sean O´Malley, lo ha fatto incontrare con un piccolo gruppo di vittime di abusi che portavano con sé un libriccino con i nomi di altri mille abusati. Mille. Proviamo a trasporre la cifra in una diocesi come Torino, Bologna o Genova. Mille casi nascosti, insabbiati, negati e poi faticosamente portati alla luce. Ma basta già lo scandalo esploso ora a Verona, dove decine di ex allievi di un istituto per sordomuti, ormai adulti, hanno denunciato abusi sistematici da parte di esponenti del clero avvenuti nell´arco di un trentennio, per mostrare ciò che può nascondersi dietro la facciata della normalità quotidiana.

    Le statistiche (come i processi) negli Stati Uniti sono impietose. Tra il 1950 e il 2004 si sono registrati undicimila casi documentati. Ma tutti i poliziotti sanno che le statistiche dei furti sono per difetto, perché riguardano solo gli episodi denunciati. Lo stesso vale per gli abusi sessuali. E così le cifre realistiche indicano in quaranta-sessantamila i casi di violenza subiti da minori da parte di predatori in tonaca. La media dei preti diocesani coinvolti è del 4,3 per cento. Certe annate di ordinazioni sacerdotali hanno prodotto tassi specialmente alti di preti-predatori. Otto per cento nel 1963, nel ´66, nel ´70, nel ´74. Addirittura 9 per cento nel 1975.

    Atti impuri. La piaga dell´abuso sessuale nella Chiesa cattolica (a cura di Mary Gail Frawley-O´ Dea e Virginia Goldner, ed. Raffaello Cortina, pagg. 294, euro 20) non è solo la descrizione di una catastrofe che ha scosso i cattolici americani e portato alla bancarotta per risarcimenti più di una diocesi, ma è soprattutto un´analisi dell´istituzione in cui tutto ciò è potuto avvenire e una riflessione sugli individui colpiti, in maggioranza maschi tra gli undici e i diciassette anni nell´età pre o post-puberale, quando la psiche è maggiormente fragile. Riflessioni e denunce che vengono dall´interno stesso della Chiesa cattolica. Mary Gail Frawley-O´ Dea, una delle curatrici del dossier, è stata l´unica psicoterapeuta ammessa al vertice dei vescovi americani, quando a porte chiuse hanno discusso degli abusi sessuali. Hanno collaborato sacerdoti, religiosi, oltre ad esperti di problemi sessuali, docenti di religione e rappresentanti di altre confessioni cristiane.

    Dal dossier emerge un quadro di analisi sfaccettato. Non è di orientamento omosessuale la maggioranza dei colpevoli, ma è l´«opportunità» che favorisce i rapporti con maschi dello stesso sesso. Non è il celibato in sé – come astensione da relazioni sessuali – a favorire le pulsioni all´abuso, ma una concezione del celibato come «integrità» ossessivamente ideologizzata e come «purezza» contrapposta ad una sessualità considerata peccaminosa o di inferiore. Non è tanto questione di trasgredire divieti, ma di personalità che scoppiano perché educate a idealizzare il sacerdozio e che non reggono l´urto con il quotidiano. Del tutto falso, poi, è che questi episodi siano frutto dello spirito libertino contemporaneo, poiché da diciotto secoli la Chiesa ha sancito norme e punizioni (il più delle volte rimaste teoriche) per combattere il fenomeno.

    La vicenda non riguarda solo l´America, riguarda l´Italia, l´Irlanda, la Polonia, tutte le nazioni cristiane in misura variabile. L´America è solo il laboratorio di uno studio approfondito che interessa tutta la Chiesa. L´aspetto fondamentale è che le vittime sono «superstiti», carichi di ferite, segnati dall´orrore o dalla manipolazione della propria personalità. «Papa, funzionari del Vaticano e vescovi – scrive il domenicano Thomas Doyle – hanno mancato sistematicamente di accogliere le vittime come fratelli e sorelle in Cristo». Non è questione di brevi incontri dei papi con i «sopravvissuti» né di alcuni interventi, che condannano la mostruosità degli abusi. Il fatto è che finora né Giovanni Paolo II né Benedetto XVI sono arrivati a riconoscere fino in fondo le responsabilità dell´istituzione ecclesiastica e le sue manovre di occultamento. Se l´ex arcivescovo di Boston, cardinale Bernard Law, colpevole di non aver perseguito immediatamente i preti predatori, limitandosi a trasferirli di incarico, viene poi nominato (da papa Wojtyla) arciprete di una delle basiliche più venerande della cristianità, Santa Maria Maggiore, per sistemare lo scandalo dei vertici, l´esempio è assolutamente negativo.

    Ancora di più pesa che la maggioranza dei vescovi non abbia saputo instaurare un rapporto umano con le vittime. Troppi vescovi, commenta il gesuita James Martin, hanno finito per anteporre alle vittime gli interessi dei preti violentatori.

    Lo si coglie dalle strategie di fuga sistematicamente messe in atto dalla Chiesa allo scoppio di uno scandalo. La vittima ha enormi difficoltà a farsi sentire, i «superiori» invitano al segreto, il primo riflesso è di trasferire i colpevoli in altra parrocchia, poi si accusano i media, infine si pensa che il risarcimento economico chiuda la vicenda, magari concentrando l´attenzione sulla Chiesa «ferita».

    Così rimane al centro l´istituzione e non la vittima. E invece gli abusi pongono interrogativi di fondo. E´ pronta la Chiesa a formare preti disposti a crescere con la propria comunità, ad ascoltarla, a considerarsi guide che «imparano» smettendo di autorappresentarsi in versione super-sacralizzata di «altro Cristo»? Il pastore che non è nutrito, sottolinea la pastora anglicana Anne Richardson, «divorerà la pecora».

  • Vescovo e Curia Verona sapevano:hanno tentato di insabbiare tutto

    Vescovo e Curia Verona sapevano:hanno tentato di insabbiare tutto

    Preti pedofili/ Radicali: Rinuncino a prescrizione e chiariscano

    Vescovo e Curia Verona sapevano:hanno tentato di insabbiare tutto

    Roma, 23 gen. (Apcom) – Il vescovo di Verona, monsignor Zenti, convinca i preti coinvolti nel caso di pedofilia denunciati dal settimanale L’Espresso, e avvenuti nell’Istituto Antonio Provolo della città scaligera, a rinunciare alla prescrizione in modo che si possa fare chiarezza in Tribunale. E’ quanto chiedono i radicali, dopo che le denunce dell’Associazione sordi Provolo hanno raggiunto i mass media. “Il vescovo – spiega il parlamentare Maurizio Turco nel corso di una conferenza stampa – era stato informato da un anno e mezzo della vicenda, la Curia da tre. Ci stupisce questo suo stupore. Almeno ora convinca i preti pedofili a rinunciare alla prescrizione così otterrà quello che vuole: che il Tribunale accerti fatti che lui e la Curia non sono stati in grado di accertare”.
    Per l’esponente radicale, che chiede anche al vescovo di rimettere il proprio mandato, il tentativo della Curia è quello di insabbiare la vicenda: “Hanno alzato un polverone – accusa Turco – sperando che la polvere seppellisse questi fatti, che si potesse nascondere la verità. Ora se vogliono chiarezza e accertare i fatti, bene non c’è problema: rinuncino alla prescrizione”.
    L’associazione Provolo che raccoglie alcune delle vittime dei presunti abusi ribadisce di non aver mai chiesto risarcimenti economici: “Vogliamo giustizia, e che quei preti (di cui hanno fornito nomi e cognomi, ndr) non stiano più a contatto con i bambini“.

    Verona. Abusi su minori al Provolo,
    il vescovo nega: «Sono tutte menzogne»

    La Curia si difende dopo la denuncia di 67 ex allievi:
    «È un complotto per ottenere i beni della congregazione»
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    Monsignor Giuseppe Zenti
    VERONA (23 gennaio) – «Non c’è mai paura della verità»: queste le parole del vescovo di Verona, monsignor Giuseppe Zenti, nell’incontro per precisare la posizione della Curia dopo la denuncia del settimanale “L’Espresso” su 67 presunti casi di abusi sessuali e pedofilia avvenuti all’Istituto per sordomuti “Antonio Provolo”.
    «È una vicenda che ci ha lasciato sgomenti – spiega monsignor Zenti -, sono convinto che si tratta di una montatura, di menzogne». Il vescovo di Verona, riguardo a Giorgio Dalla Bernardina, presidente dell’Associazione Sordomuti “Antonio Provolo” che ha portato alle luce i casi denunciati dagli ex allievi dell’istituto religioso, ha detto: «Io mi trovo tra l’incudine e il martello: il signor Dalla Bernardina è un nostro diocesano, è un mio fedele. Se voleva fare la guerra doveva corazzarsi, non usare la bicicletta e la baionetta da bersaglieri».

    Il vescovo ha spiegato che gli episodi nel passato vanno circostanziati e analizzati, «Quello che risulta dall’Espresso è da allucinazione». Ha quindi definito «Una vicenda losca, chiamare in causa monsignor Giuseppe Carraro (vescovo dal 1958 al 1978), per il quale è stata avviata la causa di beatificazione, dicendo che un ragazzino fu accompagnato qui e nel salone dell’Episcopio, dove sto parlando, venne abusato. Questo racconto da solo smonta tutto il teorema» ha sostenuto, dicendosi «amareggiato, ma fiducioso della verità, che viene sempre a galla».

    Controffensiva della Curia: «Pronti a vie legali». Zenti, non ha dubbi sull’inconsistenza delle accuse di pedofilia: «È un teorema inconsistente fabbricato per ottenere i beni della congregazione». Mons. Zenti ha ricordato che Dalla Bernardina avrebbe preteso di mantenere l’utilizzo di beni immobili appartenenti alla congregazione: «Chiuse la sua richiesta – ha sottolineato il vescovo – minacciando di intervenire con accuse di pedofilia».

    Il vescovo di Verona ha definito la vicenda una «strumentalizzazione, infamante nei confronti di preti» realizzata «con testimoni improvvisati e inattendibili. Chiedo prove, non racconti inverosimili. Sono banalità costruite con mentalità aberrante ed è aberrante che Dalla Bernardina strumentalizzi questi sordomuti». Zenti chiede ancora a Dalla Bernardina di «non approfittare dei suoi amici o ex amici – ha affermato -. Aveva giurato vendetta, era disposto a distruggere la Congregazione. Questo è il risultato».

    Monsignor Zenti ha teso comunque una mano agli accusatori «Dalla Bernardina ripensi alla vicenda. Chiuda in modo dignitoso, con una smentita». In caso contrario il pastore della chiesa veronese è pronto a ricorrere alle vie legali. «Non abbiamo nessun timore che si indaghi – ha concluso il vescovo – infangare una congregazione religiosa e una diocesi è incivile».

    E comunque, nonostante i dubbi espressi, Zenti conclude: «Come Chiesa non andiamo mai in prescrizione: è un caso di coscienza, anche dopo 50 anni bisogna riparare».

    «L’avvocato Mazzoni aveva la documentazione». Inoltre, chiosa il monsignore, «dire che la Curia è stata reticente è una falsità: l’avvocato monsignor Pietro Mazzoni, vicario giudiziale è stato subito coinvolto per rispondere all’associazione, aveva la documentazione e li ha interpellati. Prima è arrivata una lettera scritta a mano con 60 firme che chiedevano a quali istituzioni rivolgersi per casi di pedofilia – ha ricostruito il vescovo -; il vicario giudiziale ha fatto presente la necessità di una denuncia circostanziata, la risposta è stata una lettera non firmata e senza nessuna intestazione. Poi loro hanno precipitato le cose».

    Mons. Fasani: «Neppure una casa di tolleranza avrebbe retto i ritmi descritti». Il direttore dell’ufficio stampa della Diocesi di Verona, monsignor Bruno Fasani, che ha affiancato il vescovo Giuseppe Zenti nella conferenza stampa indetta oggi per chiarire i fatti, ha dichiarato: «Sostenere che 25 preti su 26 praticavano la sodomia e altro è inverosimile, neanche una casa di tolleranza avrebbe potuto reggere questo ritmo ed è impossibile che non trapelasse niente».

    Chiesto il trasferimento dei preti accusati. Il vescovo ha replicato anche alla richiesta di trasferimento dei preti accusati dai sordomuti di abusi sessuali. «Non compete a me ma alla Congregazione – ha dichiarato – inoltre vuol dire riconoscere in qualche modo la loro colpevolezza».

    I radicali chiedono che il vescovo inviti i preti coinvolti nello scandalo a farsi processare. «Il vescovo di Verona chiami i preti e i fratelli laici coinvolti e li convinca a rinunciare alla prescrizione in modo che si possa accertare quanto accaduto in tribunale – è l’appello del parlamentare radicale, Maurizio Turco – In questo modo si potrà accertare quello che la Curia non ha accertato in questo anno e mezzo».