Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: chiesa

  • Pedopornografia: condannato il prete teologo

    Pedopornografia: condannato il prete teologo

    Pedopornografia: condannato il prete teologo

    SIRACUSA (15 novembre) – Arriva la prima condanna per la vasta operazione del Nucleo investigativo telematico della Procura della Repubblica di Siracusa contro la pedofilia denominata Video privè, che nel 2005 aveva coinvolto 186 indagati in tutto il territorio nazionale.

    Il tribunale di Siracusa ha condannato alla pena di un anno e sei mesi di reclusione, pena sospesa, e a duemila euro di multa uno dei tre sacerdoti indagati, don Rigger Hansjorg, decano dello studio teologico accademico di Bressanone, dove è professore ordinario di Nuovo testamento e Sacra scrittura. Il sacerdote dovrà anche risarcire l’associazione Telefono Arcobaleno, parte civile nel processo. Il Tribunale, accogliendo la richiesta del procuratore aggiunto Giuseppe Toscano e del sostituto Antonio Nicastro, ha anche disposto la vendita del computer sequestrato al prelato e la distruzione delle immagini pedopornografiche che erano state rinvenute nell’abitazione dell’imputato.

    L’operazione aveva riguardato uno strato profondo della rete cui erano in grado di accedere soltanto gli utenti ben inseriti nei sodalizi internazionali di promozione e scambio della pedofilia. Il sito conteneva filmati di abusi sessuali, maltrattamenti e torture nei confronti di bambine di età compresa tra i 4 e gli 8 anni. Le indagini del Nit permisero di identificare 186 italiani che avevano una password d’accesso.

    Sulla vicenda è intervenuto, con una nota, Giovanni Arena, presidente di Telefono arcobaleno, l’associazione da undici anni in prima linea contro ogni forma di abuso sull’infanzia, parte civile al processo. «Non è sufficiente che la Chiesa risarcisca materialmente il danno delle vittime, come è successo e succede – ha detto Arena – se colui che ha commesso quello che è un crimine contro l’umanità, continua a praticare il proprio ufficio sacerdotale tra la gente».

    www.ilmessaggero.it/articolo.php?id…z=HOME_INITALIA

  • CONDANNATO PRETE PEDOFILO

    CONDANNATO PRETE PEDOFILO

    CONDANNATO PRETE PEDOFILO

    Don Hansjorhg Rigger, docente di teologia a Bressanone, è stato condannato a un anno e mezzo di reclusione per detenzione di immagini pedopornografiche. Si tratta dell’ennesimo episodio di pedofilia, che vede coinvolto un esponente della chiesa cattolica.

    Di fronte alla condanna, la curia altoatesina esprime il suo dolore (mi auguro che il dolore sia per i bambini!) e auspica che la seconda istanza dimostri “la buona fede” e “le rette intenzioni ” del suo sacerdote. Il vescovo Wilhem Egger non ha preso nessun provvedimento contro il teologo condannato e ha invitato la comunità diocesana a vivere “questo doloroso momento in comunione di preghiera e solidarietà”. 

    Come per il dolore, nel comunicato curiale, anche per la solidarietà non si precisa nei confronti di chi. Circa 2000 anni fa c’era chi diceva “lasciate che i bambini vengano a noi“. Penso sia arrivata l’ora di cambiare abitudini.

    https://camin-bolzano.blogautore.repubblica.it/2007/11/16/condannato-prete-pedofilo/



    Alla curia di Bolzano sono sorpresi per la condanna del loro prete teologo:

    15-11-2007 19:44 – CRONACA / GIUDIZIARIA
    Dolorosa sorpresa della Curia diocesana per la condanna di don Rigger

    La curia diocesana di Bolzano e Bressanone “apprende con dolorosa sorpresa la notizia della condanna di don Hansjoerg Rigger”.
    “Pur non entrando nel merito della sentenza della quale non sono ancora note le motivazioni” – dice una nota – la curia “auspica che in seconda istanza sia fatta piena luce sulla vicenda, tenendo conto della buona fede e delle rette intenzioni
    del sacerdote”.

    “Questo doloroso momento sia vissuto dalla comunità diocesana in comunione di preghiera e solidarietà”, dicono nel comunicato i vicari generali Giuseppe Rizzi e Josef Matzneller.

  • E NON SI CHIEDONO PERCHÉ

    E NON SI CHIEDONO PERCHÉ

    di Baronio

    Dopo gli scandali remoti e recenti che hanno infangato la Chiesa – e la Chiesa italiana – assistiamo in questi giorni ad un altro fatto che conferma lo stato di totale degrado in cui versa il basso Clero. È di ieri la notizia dell’arresto del Vicerettore del Seminario Maggiore di Brescia, don Marco Baresi, accusato di pedofilia e di detenzione di materiale pedopornografico.

    Sappiamo bene con quanta prudenza agisca un pubblico ministero nel nostro Paese, allorché deve firmare un provvedimento di custodia cautelare nei confronti di un ecclesiastico; e la stampa ci informa che l’indagine sui presunti reati di cui si sarebbe reso colpevole don Baresi era in corso già dalla scorsa estate. 

    A questo punto ci si domanda per quale ragione il Vicerettore non sia stato sospeso dall’incarico, e perché nei suoi confronti il Vescovo non abbia nominato un promotore di giustizia, per svolgere un’inchiesta nell’ambito di un regolare processo penale canonico. La posizione ricoperta dal sacerdote bresciano era talmente delicata – per il contatto quotidiano con adolescenti destinati al Sacerdozio – da richiedere sin dalle prime avvisaglie la massima severità, anche alla luce dei documenti promulgati dalla Santa Sede.

    E invece ai telegiornali della sera assistiamo increduli alle attestazioni di solidarietà del Vescovo per il suo Vicerettore, tanto scontate quanto inopportune. Qui non si parla di presunzione di innocenza, ma di protezione dei giovani, oltre che di salvaguardia del buon nome della Diocesi e del Seminario.

    L’impressione che si ricava è che molti Prelati non abbiano alcun interesse ad istruire un processo canonico, perché temono che il reo possa denunciare i suoi confratelli e far emergere scandali ben peggiori.

    Così, anziché agire nel modo più trasparente ed affrontare seriamente la piaga devastante dell’omosessualità del Clero – con tutte le sue implicazioni e deviazioni – nella sede giudiziale più idonea, si ricorre all’insabbiamento, al silenzio omertoso, danneggiando gravemente l’immagine della Chiesa già ampiamente compromessa. Senza ricordare il danno irreparabile che si arreca alle anime semplici, offese nei loro sentimenti più sacri e scandalizzate dal comportamento di molti sacerdoti indegni.

    Non è carità, ma pavidità, se non connivenza e complicità. Perché la carità è amore illuminato dalla Verità e finalizzato al Bene, mentre qui assistiamo ad un silenzio inerte da parte di Pastori costituiti in autorità per pascere il gregge affidato loro, che avrebbero invece il dovere di ammonire e punire. E se si pensa ai severi moniti del Sommo Pontefici e dei Dicasteri romani, si rimane davvero sconcertati a veder disattesi gli ordini dei Superiori, mantenendo le Diocesi nello sfascio ed assistendo imbelli alla catastrofe.

    Non ci si stupisca se i Seminari sono privi di vocazioni: a giudicare dalla diserzione delle chiese nei giorni di precetto e dal numero di pubblici concubinati superiore ai matrimoni religiosi, l’assenza di vocazioni dimostra di essere lo specchio di uno stato comatoso della Religione in un Paese che un tempo si diceva cattolico. Inutile raggruppare le parrocchie per far numero: continuando così i fedeli saranno sempre meno, e sempre meno i Ministri sacri. Se poi le scarsissime vocazioni al sacerdozio devono essere affidate ad un losco individuo perché abusi di loro, c’è già di che rallegrarsi se i fedeli non danno l’assalto al Seminario.

    D’altra parte, l’immagine della Chiesa che emerge dalla cronaca degli ultimi mesi non invoglia certo i pochi genitori cattolici a favorire l’eventuale vocazione del proprio figlio.

    Molti eccellentissimi, troppo presi da riunioni e consigli permamenti, non si chiedono il perché di questa corsa verso la rovina. Se le chiese sono vuote, è perché da troppi pulpiti si è smesso di insegnarvi la Parola di Dio e di darvi esempio di santità con una condotta di vita esemplare; e se sono vuoti i Seminari, è perché li si è trasformati in tristi studentati senza autorità, accogliendovi internet e la televisione ed allontanandovi lo spirito di penitenza e la Croce, via regale del Sacerdozio cattolico; troppe dissertazioni sulla partorale di questo e di quello, e nessuna preparazione teologica e spirituale. E a chi non sa adorare e rispettare il Signore Dio nel Santissimo Sacramento, quale rispetto si potrà sperare per le anime che gli sono state affidate?

    Sia chiaro: queste osservazioni impietose vogliono solo essere un grido d’allarme perché non ci si limiti a prendere atto dello sfacelo, ma si agisca con determinazione. Non basta diagnosticare la cancrena: occorre amputare senza ripensamenti o falsa pietà la parte putrida, per salvare quel poco di sano che è rimasto. E l’amputazione va fatta subito, perché se l’infezione di propaga ulteriormente sarà troppo tardi. La stessa severità dovrebbe essere applicata a chi corrompe lo spirito, al pari di chi corrompe la carne: si caccino dai Seminari e dagli Atenei, dai periodici religiosi e dai giornali diocesani, tutti quei sediziosi che distorcono la Verità cattolica a vantaggio dei settari, che osano attaccare il Santo Padre e disobbedirgli apertamente, opponendo le proprie teorie eterodosse all’ortodossia di cui egli è custode. Se sono fuori dalla Chiesa di fatto, che lo siano anche giuridicamente, per non sedurre i semplici con i loro sofismi. E si ammoniscano pubblicamente anche i Rettori delle Università e dei Seminari, i direttori delle riviste per il clero, i responsabili dell’informazione cattolica, i manutengoli dei movimenti e i portavoce d’ogni antipapa ancorché porporato, per l’appoggio e la collaborazione che dovessero prestare ai nemici interni.

    Se è triste che sia la magistratura a far pulizia nei Seminari, è raccapricciante che si debba giungere alle fattispecie di reato, senza che basti il peccato per esser giudicati indegni di ricoprire uffici ecclesiastici. Finché si continuerà a tacere, a fingere di non vedere, a promuovere anziché rimuovere, ad assegnare incarichi di prestigio agli inetti e ai ribelli per tacitarli, non si farà altro che contribuire all’affossamento di Santa Madre Chiesa, sia sul fronte morale sia su quello dottrinale.

    http://www.papanews.it/dettaglio_approfondimenti.asp?IdNews=4194#a

  • Pedofilia, arrestato vicedirettore del seminario di Brescia

    Pedofilia, arrestato vicedirettore del seminario di Brescia

    BRESCIA – Il vicedirettore del seminario della diocesi di Brescia, Marco Baresi, 38 anni, � stato arrestato dagli agenti della Squadra mobile per pedofilia.

    Gli agenti hanno eseguito un ordine di custodia cautelare emesso dal gip del Tribunale della citt� lombarda. Le accuse per il sacerdote sono di violenza sessuale aggravata ai danni di un minore di 14 anni e detenzione di materiale pedopornografico.

    Il vescovo di Brescia, Luciano Monari, e il vicario generale, monsignor Francesco Beschi, hanno affidato a una nota il loro commento sull’arresto, che hanno definito “forte e doloroso”, augurandosi “che si giunga il pi� rapidamente possibile a chiarire i fatti e le responsabilit�”. “Manifestiamo la nostra vicinanza a don Baresi, alla sua famiglia, al Seminario e a tutte le persone coinvolte”, sottolineano i due prelati.

    “La notizia che abbiamo appreso – spiegano il vescovo e il vicario generale – ci addolora profondamente. Don Marco Baresi � un sacerdote conosciuto e stimato da moltissime persone. Gli incarichi che gli sono stati affidati sono espressione e riconoscimento di una stima diffusa e avvalorata. Il grave tenore delle accuse deve essere attentamente valutato. Il dramma di chi � vittima di pedofili non pu� essere in alcun modo sottovalutato e tanto meno eluso a maggior ragione se coinvolge sacerdoti, ma la delicatezza della situazione di chi si trova accusato di una colpa tanto grave ed � innocente � pure di grande portata”.

    Sulla vicenda interviene anche Monsignor Antonio Riboldi, vescovo emerito di Acerra: “La Chiesa non ha peli sulla lingua e se verr� dimostrato che questo sacerdote avr� sbagliato, sar� condannato. In ogni caso la Chiesa non va criminalizzata anche se attualmente � in atto una strategia diabolica volta a colpirla nel suo complesso. Ma non si pu� gettare fango su tutti per qualche mela marcia”.

    (27 novembre 2007)

    https://www.repubblica.it/2007/11/sezioni/cronaca/arresto-seminario-brescia/arresto-seminario-brescia/arresto-seminario-brescia.html

  • Violentato da prete pedofilo. Risarcito con 3 milioni di $, …mentre in Italia sono risarciti con poche migliaia di €…

    Violentato da prete pedofilo. Risarcito con 3 milioni di $, …mentre in Italia sono risarciti con poche migliaia di €…

    Usa: maxi risarcimento a vittima abusi prete pedofilo
    10 Novembre 2007,

    WASHINGTON – Ha subito per 5 anni le molestie di un prete pedofilo, ora arriva una compensazione record per un 22enne di Scranton.

    L’Arcidiocesi della Pennsylvania ha acconsentito a versargli tre milioni di dollari come risarcimento per le violenze subite. Si tratta della più alta cifra mai versata dalla Chiesa a un singolo individuo per un caso di questo tipo. (Agr)

  • Preti pedofili. Il Vaticano li cerca tra i gay, …non certo per mandarli in galera…

    Preti pedofili. Il Vaticano li cerca tra i gay, …non certo per mandarli in galera…

    4/11/2007 (8:30) – OFFENSIVA LEGALE DEL VATICANO
    Un Perry Mason per i preti pedofili

    Nella foto d’archivio, parenti di ragazzini molestati da religiosi negli Usa protestano in piazza San Pietro

    All’americano Lena il contenzioso sugli abusi sessuali
    FILIPPO DI GIACOMO
    ROMA
    Sulla porta dell’ufficio che occuperà, nella segreteria di Stato vaticana, c’è già il suo nome. Si chiama Jeffrey Lena l’avvocato americano che la Santa Sede ha assunto per occuparsi del contenzioso che la oppone, in vari stati del mondo, alle vittime di abusi sessuali da parte di preti. Questa, la motivazione ufficiale. Quella ufficiosa, suggerita dai fatti recentemente accaduti anche dentro le mura leonine, appare confermata dalla collocazione dell’ufficio dell’avvocato Lena, situato a metà strada tra la sezione amministrativa e quella legale del Vaticano. Insomma, una sorta di addentellato dell’ufficio del personale e di quello disciplinare, per un problema che sembra decisamente avviarsi ad essere seriamente preso in mano. La Chiesa Cattolica è l’unica confessione cristiana ad avere un sistema di archivi completo e preciso. E dall’analisi delle cartelle dei 150 mila sacerdoti e religiosi che hanno servito la Chiesa negli Usa dagli Anni Sessanta al 1980, risulta che le accuse di pedofilia hanno colpito circa 500 persone, quindi lo 0,3% del clero e dei religiosi. Le accuse che poi sono state anche provate, fanno scendere la statistica allo 0,2%. I dati americani risultano confermati anche dallo studio incrociato condotto negli archivi di altre circoscrizioni ecclesiastiche.

    Tuttavia, gli stessi studi, fanno emergere una situazione più complessa sulla presenza di ministri consacrati di indole omosessuale. Quanti siano, non è dato sapere. Qualche anno fa Donald Cozzens, il rettore del seminario cattolico di Cleveland, in The Changing Face of the Priesthood, riportava tassi che oscillavano dal 23 al 80%. Un altro studioso, Leon J. Podles, suggerisce invece, probabilmente in modo più compiuto, che il tasso tra gli ordinati attualmente in servizio si attesta sotto il 20%, cioè con una percentuale da 7 a 8 volte maggiore rispetto a quello della popolazione generale. Come sostiene Michael Rose nel suo libro Goodbye! Good Men, c’è un’attiva sub-cultura omosessuale dentro la Chiesa Cattolica. Frutto, secondo molti, della confusione conseguente alla rivoluzione sessuale degli Anni 60 associata ai tumulti dottrinali e disciplinari conseguenti al Concilio Vaticano II ed alla maggiore approvazione del comportamento omosessuale nella società. Il tutto, in un mix che ha facilitato agli omosessuali attivi l’ammissione al sacerdozio e, non di rado, ha creato l’ambiente per la loro cooptazione ad incarichi importanti. Con le strutture vaticane ormai non in condizione, per ovvi motivi, di controllare alcuno, il compito dell’avvocato Jeffrey Lena appare importante e, probabilmente, destinato a diventare presto assai ingrato.

    Così appare anche il lavoro che il cardinale Giovan Battista Re, prefetto della Congregazione dei Vescovi, sta svolgendo in questo particolare momento della vita della Chiesa. Voci insistenti lo danno prossimo alla cessazione dell’incarico per un oscuro intreccio con le vicende del suo amico Antonio Fazio e di altri personaggi coinvolti in bancopoli. Un quotidiano lo aveva indicato, qualche mese fa, destinatario del fervorino che un Fiorani, appena uscito dal carcere avrebbe indirizzato a un non meglio precisato porporato: «Voi vedete uno che vi dà i soldi, come io v´ho sempre dato i soldi in contanti, e tutto andava bene. Poi, quando una persona è in disgrazia non fate neanche una chiamata a sua moglie per sapere se sta bene o se sta male». La risposta del porporato sarebbe stata: «La Chiesa è fatta di uomini e gli uomini sbagliano». E Fiorani, di rimando: «Sì, è vero, è fatta di uomini, ma io sto parlando con lei, non sto parlando con un parroco di campagna».

    Perché poi, notizie non pubblicate di recente tornino a circolare ogni volta che la Santa Sede deve provvedere ad una nomina importante, sembra abbastanza facile da spiegare. Ormai è chiaro che l’edizione ecclesiastica del manuale Cencelli non funziona più. E la Congregazione dei Vescovi ha ripreso a fare il proprio mestiere. Monsignor Domenico Segalini, il vero organizzatore della giornata mondiale della gioventù del 2000, conterraneo e amico del cardinale Re, è stato nominato ieri assistente generale dell’Azione Cattolica. Il Papa lo ha preferito a don Gianni Ambrosio, ruiniano, attuale assistente spirituale della Cattolica di Milano. A Palestrina, diocesi finora retta da monsignor Segalini, potrebbe essere destinato uno di quei personaggi che la regola del promoveatur ut amoveatur vorrebbe già allontanati da Roma.

  • Padre Cantalamessa, Predicatore del papa, e gli abusi nella psico setta, chiusa dalla polizia

    Padre Cantalamessa, Predicatore del papa, e gli abusi nella psico setta, chiusa dalla polizia

    PAPA/ SUO PREDICATORE ACCUSATO SATANISMO-ABUSI: LUI’NON C’ENTRO’
    Padre Cantalamessa a Apcom:contro me montatura Striscia notizia

    Città del Vaticano, 31 ott. (Apcom) – Ancora un sacerdote Vip del Vaticano finisce nel mirino di inchieste giornalistiche. Questa volta è padre Raniero Cantalamessa, predicatore della Casa Pontificia, ad essere oggetto di dure accuse: partecipazione a riunioni di psico-sette sataniche che avrebbero anche abusato sessualmente dei membri, secondo un servizio mandato in onda ieri sera da ‘Striscia la notizia’ con promessa di nuove puntate. Ma padre Cantalamessa, in una intervista ad Apcom, nega tutto e si difende passando al contrattacco: “E’ tutta una montatura, è l’ennesimo attacco a un uomo di Chiesa: l’ho già fatto presente alle Autorità Ecclesiali”.

    La denuncia hard della trasmissione di Mediaset nei confronti del Predicatore del Pontefice trae origine da un video trasmesso diffuso ieri sera da ‘Striscia la notizia’ su ‘Arkeon’, definita una ‘psico-setta’ fondata da Vito Carlo Moccia. A metà ottobre – riferisce ‘Striscia la notizia’ – la magistratura ha indagato i principali responsabili di Arkeon con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata all’esercizio abusivo di professione medica, truffa aggravata, violenza sessuale, violenza privata e calunnia.

    Ed ecco le testimonianze: il primo è un uomo, volto coperto e voce contraffatta che parla di partecipazione di “uomini di Chiesa, tra cui preti e monache alla psico-setta per adescare ulteriori adepti”. La seconda testimonianza è di una ragazza che riferisce di abusi sessuali. “Le attività di Arkeon erano dei veri e propri lavaggi del cervello – racconta la ragazza – agivano nella nostra mente, innestandoci anche delle memorie false. Loro ritenevano che il 95% delle persone hanno avuto abusi sessuali, naturalmente nel periodo infantile. Cercavamo di convincerci che tutti noi avevamo subito abusi sessuali nel periodo infantile. Si parlava spessissimo di sesso e in questi seminari c’erano anche minorenni”. E cosa è successo? “E’ successo che hanno abusato sessualmente di me – prosegue la donna – e tra l’altro all’interno di Arkeon vi erano vari membri della Chiesa: c’era una suora, don Angelo de Simone, e un altro sacerdote molto conosciuto che fa delle trasmissioni il sabato su Rai Uno, padre Raniero Cantalamessa”.

    “E’ tutta una montatura – nega sdegnato il Predicatore Pontificio ad Apcom- e gli unici due interventi di Arkeon alla mia trasmissione di sabato mattina risalgono ad anni fa. Il primo si riferisce al settembre 2004, quando ancora non c’erano queste accuse e io non sapevo nulla di questa setta. E la seconda puntata, del dicembre 2006, si riferisce a una testimonianza di un giovane sul tema della riconciliazione fra padri e figli. Ma io non cito mai Arkeon. Dico solo ‘il giovane è stato aiutato da un gruppo di sostegno’. Non ho mai nominato Arkeon e ‘Striscia la notizia’ ha montato questa frase e ci ha costruito tutta una storia”.

    A proposito di Arkeon, padre Cantalamessa preferisce non esprimere giudizi ma ci tiene a precisare di “non avere mai partecipato a un loro incontro. Io non c’entro nulla con tutte queste accuse e non ho mai detto a nessuno di partecipare a questi incontri. Il modo con cui sta procedendo ‘Striscia la Notizia’ è davvero scorretto”.

    Il predicatore rincara la dose: “Il modo di lavorare di ‘Striscia la notizia’ è al limite dell’illegalità. Lanciano accuse e stanno facendo una caccia alle streghe. Tra l’altro su Arkeon c’è una indagine, ma ancora non è stato emesso il giudizio”.

    E la testimonianza della ragazza che l’accusa di aver partecipato alle sedute della psico-setta, dove avvengono anche abusi sessuali? “E’ tutta una menzogna e Vito Moccia, interrogato da magistrato proprio ieri, ha già detto che io non c’entro nulla. tra l’altro lunedì, ‘Striscia la notizia’ mi ha chiesto un appuntamento fingendosi un’associazione di beneficienza e mi sono trovato davanti alla porta una schiera di telecamere. Probabilmente stasera andrà in onda un altro filmato. Ma questo è violazione di domicilio. Un attacco costruito ad arte”.

  • Prete irlandese: “Pedofilia, siamo solo all’inzio dello scandalo”

    Prete irlandese: “Pedofilia, siamo solo all’inzio dello scandalo”

    Previsioni sull’abuso sessuale del clero

    Un prete afferma che il problema della pedofilia clericale non e’ ancora finito.

    Riprendiamo questo articolo dal sito http://www.chiesaincammino.org/

    Date: 19 Nov 2007
    Un prete cattolico che per più di 20 anni è stato un fautore principale dei diritti delle persone abusate sessualmente dal clero, ha avvertito che il peggio non è ancora finito.
    “Nulla potrebbe essere piu’ lontano dalla verità” ha detto Padre Tom Doyle Domenicano degli Stati Uniti. Un avvocato di canone e cappellano dell’aeronautica militare USA, nel 1985 aiutò a redigere la bozza di un rapporto ecclesiastico per i Vescovi Americani a riguardo dell’abuso sessuale da parte del clero.
    È un visitatore regolare dell’Irlanda.

    “Esso [l’abuso sessuale ecclesiastico dei minorenni] non sara’ sempre notizia di prima-pagina, ma l’incubo continua. Stiamo solamente cominciando a vedere l’estensione dell’abuso del clero in paesi di lingua non-inglese.”
    “Continueremo a vedere vittime farsi avanti perché la malattia è più profonda e più diffusa di quello che si possa immaginare.”
    Parlando in un’intervista con RealityMagazine, disse “la gerarchia non ha mai affrontato in pieno o fatto qualche cosa di effettivo per scoprire come mai l’abuso clericale è una così grande parte della cultura ecclesiasta. È nascosto e negato, ma è là, e da secoli.”

    Lui dice che “la struttura monarchica della Chiesa cattolica complica il problema. Non ci sono freni e contrappesi. I Vescovi rispondono solo al papa. Un cinico vecchio monsignore una volta mi ha detto: ’Tutti loro (i Vescovi) hanno un uomo solo come udienza! ’ Quella non è una gestione effettiva ed in realtà ogni vescovo è fondamentalmente il signore del suo regno e così, in pratica, non è tenuto a rispondere a nessuno.”
    L’abuso sessuale ecclesiastico è un problema più grande per la Chiesa cattolica che per altre chiese o istituzioni.

    “Alcuni esperti hanno valutato che la percentuale [di preti che abusano] è approssimativamente 4.5. Adesso la percentuale media è approssimativamente del 9 per cento. E’ devastante. Puoi immaginare la risposta pubblica se una cosa simile avvenisse nelle scuole, tra i medici, insegnanti, avvocati o meccanici?”
    “Il tentativo di tenere tutto coperto, è risultato in peggio”, afferma.
    “La copertura ha effettivamente creato il serio problema che è .”

    Crede che “l’ossessione del potere è alla radice di questo flagello terribile; l’intera filosofia cattolica della sessualità umana ha bisogno di essere seriamente riesaminata.”
    Il celibato obbligatorio ha anche bisogno di essere rivalutato onestamente, mentre “papi e vescovi devono smettere di comportarsi come monarchi ed iniziare a comportarsi come veri seguaci di Cristo.”
    Patsy McGarry, Corrispettivo di Affari Religioso, Tue, Oct 30, 2007

  • Firenze: se c’ero dormivo

    Firenze: se c’ero dormivo

    Da più parti viene chiesto a noi dell’UAAR di Firenze come mai non approfittiamo del verminaio esploso nella curia della città per darci dentro. È un’occasione coi baffi visto che di mezzo c’è un prete stupratore di bambine e chissà cos’altro come il Cantini!

    Be’, diciamolo francamente, mestare nel torbido non è nostro costume né l’abbiamo mai fatto, tanto più in questa occasione che sembra ben più complessa di quanto appaia.

    E poi non c’è niente di meglio che lasciare l’episcopato fiorentino cuocere nel suo brodo. Fra l’altro le vicende sono seguite con assiduità sulla cronaca locale de «La Repubblica» da Maria Cristina Carratù che dà voce alle vittime del Cantini e da Franca Selvatici che dà voce ai fatti; il tutto con equilibrio, senza scandalismi o facili enfatizzazioni. Del resto la vicenda è tale che non ha certo bisogno di ulteriori commenti. Infine il nostro silenzio era legato ad una forma di rispetto sia per le vittime, già abbastanza provate, sia per la magistratura entrata in scena dalla porta principale con una dichiarazione del procuratore Nannucci, per noi almeno, rassicurante: «La magistratura per la chiesa non esiste».

    I fatti, resi ormai noti dalla stampa e dalla trasmissione televisiva “Anno zero”, vale la pena ripercorrerli solo per ricapitolare personaggi ed interpreti. Al centro della vicenda ci sono un vecchio parroco, don Lelio Cantini, con la sua perpetua veggente, Rosanna Saveri, ed il vescovo ausiliare Claudio Maniago, enfant prodige dell’episcopato italiano. Di contorno un nugolo imprecisato di vittime degli abusi del prete. Apparentemente solo a margine il cardinale di Firenze, Ennio Antonelli ed altre figure da precisare. Questo è il quadro ufficiale. Non sappiamo da dove venga don Lelio, certo da lontano visto che ha 82 anni, quando l’8 aprile scorso, per Pasqua, dall’uovo esce la sorpresa sulle pagine della cronaca locale di Repubblica e lo troviamo nella parrocchia della Regina della pace, detta anche di Firenze Nova, dove sta già dagli anni ’60.

    La cronaca parte dal 2004 quando alcune giovani donne della sua parrocchia si rivolsero alla curia fiorentina per denunciare le violenze psicofisiche inflitte dal parroco fra il 1973 e l’87, fin da quando ancora erano minorenni. Violenze, si presume solo psicologiche, denunciate anche da alcuni maschi. Di fronte alla denuncia, l’arcivescovo Piovanelli prima, poi il suo successore Antonelli e l’ausiliare Maniago sembrano solo tirarla per le lunghe, così nel marzo del 2006 le vittime scrivono al papa e Antonelli finalmente interviene mandando la coppia Cantini-Saveri in … campagna. Il bubbone è ormai scoppiato e gioco forza monsignor Fisichella deve fare la sua comparsata da Santoro. Ovviamente ne esce sbertucciato ma, cosa incredibile ai nostri orecchi, è che i delitti contro le persone perpetrati dal Cantini alla fine risultano quasi derubricati rispetto alle infrazioni alla dottrina e alla liturgia.

    Nel frattempo sembra che anche numerosi parrocchiani si siano rivolti alla magistratura sostenendo di essere stati circuiti dal prete e quindi obbligati a consegnargli denaro e beni immobili. Infine un professionista di Firenze testimonia al magistrato di certe sue vicissitudini omosessuali in cui risulta in qualche modo coinvolto Maniago. A questo punto la vicenda, già da tempo nota sulla stampa ed in TV, subisce un’impennata così che il cardinale Antonelli si sente in diritto di minacciare querele per diffamazione.

    Due parole su Maniago sono indispensabili. Il Cantini è un talent scout di mistiche vocazioni ed un rude trainer esperto in doping psicologico, non a caso, per selezionare ed imbonire i suoi adepti, ricorre alle visoni della Rosannona Severi, chissà perché detta anche da un intervistato «la kapò, la generalessa o la padrona del prete». I ragazzi da lei prescelti come “eletti” non avevano molte alternative: o bere il verbo del Cantini o affogare nell’esilio dalla parrocchia. E si sa quanto l’espulsione dal gruppo sia per un ragazzino emarginante. Don Lelio ha il chiodo fisso dell’obbedienza e quello di dare vita ad una chiesa non “corrotta” – se lo dice lui! – da vivacizzare con creature uscite dalle proprie mani o, visto com’è andata, dalle sue grinfie. Fatto sta che la sua parrocchia sforna un numero di preti da primato, almeno 8 in 10 anni, ed uno, il suo pupillo, Maniago appunto, lo tira su talmente bene che diventa addirittura il più giovane vescovo in servizio attivo, anzi tanto attivo da diventare oggi, a 48 anni, il factotum della curia di Firenze: «Amministratore unico di un srl per la gestione degli immobili della curia, presidente del cda dell’agenzia di viaggi diocesana […] ed altri incarichi molto più “temporali”», non ultimo l’aver ricoperto «con piglio manageriale un ruolo cruciale durante il Giubileo 2000». Fino ad oggi Maniago non ha mai preso le distanze dal Cantini e viene da domandarsi, visti gl’intrallazzi finanziari che si dice siano avvenuti in parrocchia, chi ha insegnato a chi?

    Questa è una breve sintesi, ma i fatti in cronaca sono molto più articolati e per le vittime quanto mai dolorosi, tuttavia l’interesse non verte tanto su quello che si sa, quanto su ciò che sta fra le righe. Come è mai possibile che il Cantini, per decenni – in un quartiere popolare e operaio di periferia dove, come in un paese, si sapeva ancora tutto di tutti – sia stato libero di fare e disfare quel che ha voluto nella più assoluta indifferenza se non con la più ampia, magari inconsapevole, connivenza? Possibile che in nessuno, nemmeno nei genitori delle vittime, sia mai venuto qualche dubbio, una pulce nell’orecchio, un sospetto? Possibile che in curia nessuno abbia mai messo il naso in un ambiente tanto borderline da usufruire di una veggente? Possibile che non sia sembrato strano alle gerarchie ecclesiastiche che proprio da quella parrocchia venissero tante “vocazioni”? Non è possibile. È pur vero che le parrocchie fanno parte di quegli enclavi chiusi e blindati agli occhi estranei, ma si sapeva. Risulta infatti che il gestore di un circolo vicino abbia ammesso che anni prima «girava la voce che desse noia alle bambine, ma nessuno ci fece caso, anche perché noi non andavamo in chiesa». Non è possibile. Anche il cardinale Piovanelli, l’ex arcivescovo di Firenze in capo alla curia dall’83 al 2001, proprio colui che chiama a sé Maniago prima come provicario ad appena 32 anni e poi come vicario generale della curia a 42, ammette di aver sentito “qualcosa” sul prete e sulla veggente «…qualcosa di molto generico». E se lo si sapeva al circolino miscredente e lo sapeva anche il Piovanelli doveva essere proprio il segreto di pulcinella. Sembra che nessuno possa dire «io non c’ero» caso mai dirà «va be’, se c’ero dormivo».

    Ma andiamo avanti. Chi ha consacrato il precoce vescovo Maniago? Don Cantini? Forse sì dal momento che ora tutte le gerarchie ecclesiastiche cascano dalle nuvole. Non è che l’ex cardinale di Firenze Piovanelli abbia lasciato il cerino acceso in mano all’Antonelli? E cosa fa dell’Antonelli il previsto candidato ad una promozione nelle alte sfere vaticane: la sua sagacia e competenza o l’essere anch’egli un “obbediente” miope, debole d’udito e balbettante se non cieco, sordo e muto? E ancora. Possibile, vista l’ultra decennale presenza del Cantini in quella parrocchia, che le vittime fossero solo quelle che hanno trovato il coraggio o la disperazione di uscire allo scoperto per liberarsi da questa perversa sindrome di Stoccolma? Possibile che anche Maniago e gli altri preti non siano stati sottoposti allo stesso “trattamento”? Si sa che non tutti gli abusati riescono a superare il trauma, ma si sa anche che taluni se ne fanno forza per fini propri.

    E come mai, ecco un altro legittimo dubbio, il colabrodo della procura è rimasto impermeabile e blindato finché non c’è stato il coinvolgimento di Maniago nelle vicende omosessuali? Possibile che un vescovo giovane, prestante e gay sia più destabilizzante per la chiesa di un prete pedofilo stupratore seriale? È pur vero che la cosa deve aver creato qualche problema ad un episcopato che da anni cerca di accreditare la falsa equazione omosessualità uguale pedofilia ed ora si ritrova sconfessato in casa propria.

    Non sarà per caso che proprio alla curia convenga che si alzi più polverone possibile per coprire altre magagne? In fin dei conti stanno venendo fuori aspetti ai più ignoti e apparentemente marginali, ma guarda caso tanto Maniago e Firenze che monsignor Acampa a Siena, altro prelato manager in odore di… fumus non persecutionis ma d’incendio di documenti, sembrano coinvolti negli interessi immobiliari delle rispettive curie, coincidenza particolarmente singolare visto che proprio la Conferenza Episcopale Toscana (CET), ufficialmente tramite l’Antonelli, ha recentemente stipulato un’affaruccio con la Regione toscana che le ha permesso d’incamerare 9 milioni di euro da investire in mattoni. Viene quasi da dire che la CET, Conferenza Edilizia Toscana, non sia altro che una consociata della CEI, Conferenza Episcopale Immobiliare.

    Troppe domande che non si sa se siano mai state formulate. Lo farà sicuramente la magistratura, tuttavia i sui tempi e quelli della chiesa sono purtroppo comparabili per cui ci vorrà tempo affinché il gran polverone si diradi, ma anche allora non è detto che si potranno distinguere fra le macerie di questo vergognoso aggroviglìo i corpi delle vittime da quelli dei farabutti.

    er quanto ci riguarda riflettiamo sulle dichiarazioni del responsabile del circolino frequentato da chi come noi non crede e non frequenta chiese e parrocchie. Noi possiamo dire «non c’ero» ma non «se c’ero dormivo…».

    Marco Accorti – UAAR Firenze

    http://www.uaar.it/news/2007/10/03/firenze-se-c-ero-dormivo/#comment-117854

  • “In seminario si parla di sesso e scandali”

    “In seminario si parla di sesso e scandali”

    Inizia il nuovo anno scolastico del seminario di Como e il giornale clericale “Il corriere di Como” intervista il rettore del seminario, che, nell’ammettere la crisi di vocazioni si slancia in una difesa di una delle peggiori istituzioni della storia della chiesa cattolica.

    L’intervistatrice fa un errore quando dice che il prossimo anno ben 40 seminaristi diverranno preti. In realtà i seminaristi sono in totale 34, di cui 27 al seminario maggiore e 7 i pedoseminaristi del minore; solo 3 seminaristi sono all’ultimo anno di studio e saranno ordinati sacerdoti. Qualche tempo fa la diocesi di Como ordinava una decina di preti l’anno.

    Nessun tabù In seminario si parla di sesso e scandali

    Sette anni di formazione a 360 gradi, senza tabù né argomenti off-limits, dagli studi teologici alla morale, dal percorso spirituale a quello umano, compresa la sfera affettiva e sessuale. Alle notizie di scandali e bufere che coinvolgono i sacerdoti, la Chiesa lariana risponde giocando la carta della prevenzione, puntando tutto sulla preparazione dei seminaristi e sulla valutazione scrupolosa sotto ogni punto di vista di ogni singola vocazione.
    «Da tempo c’è una crisi di vocazioni – chiarisce subito il rettore del seminario di Como, don Andrea Caelli – Il percorso per arrivare all’ordinazione sacerdotale è lungo e complesso, prevede discernimento molto forte, la vocazione viene rimessa quotidianamente in discussione. Non tutti quelli che si avvicinano al seminario arrivano all’altare, negli ultimi dieci anni una quarantina di giovani è tornata a casa».
    La ‘selezione’ iniziale avviene ancora prima di entrare in seminario. I ragazzi che vogliono intraprendere il percorso del sacerdozio frequentano un anno propedeutico.
    «È la prima vera esperienza di discernimento – dice don Andrea – Tutti i giovani, che in genere hanno età diverse e provengono da percorsi di vita molto distanti l’uno dall’altro sono chiamati a fare per un anno vita comunitaria in una casa messa a disposizione dalla parrocchia di Maccio. Frequentano la scuola in seminario ma vivono fuori. È un anno in cui toccano con mano la realtà, passano da una visione ideale a una molto più concreta e spesso fanno anche la scelta di tornare a casa».
    In seminario, la formazione prevede un biennio iniziale e quindi un triennio teologico prima dell’anno di diaconato, l’ultimo gradino verso l’altare. «Chi inizia teologia oggi non si considera più come se già fosse un prete – dice il rettore – Al contrario, il cammino di discernimento è continuo e a volte sono gli educatori stessi a suggerire ai ragazzi di provare a fare altre esperienze, di prendere strade diverse, di riconsiderare la propria vocazione».
    La preparazione comprende naturalmente la sfera teologica e pastorale, ma senza tralasciare la sfera umana e spirituale.
    «Oggi i ragazzi entrano in seminario dopo i 20 anni – dice don Andrea – e hanno avuto negli anni precedenti un percorso identico a quello dei loro coetanei, comprese relazioni affettive. I seminaristi, così come i preti, sono uomini come tutti gli altri, con le loro debolezze e fragilità. Si parte dunque dalla conoscenza dei propri doni ma anche dei propri limiti per valutare se davvero questi giovani possano proseguire il cammino di donazione a Gesù nella Chiesa a servizio della nostra società».
    «È compito del seminario verificare le qualità umane dei ragazzi – continua don Andrea – capire se sono capaci di amore gratuito e incondizionato, se sanno assumersi responsabilità e anche se sanno fare propria la scelta del celibato. L’aspetto affettivo e sessuale è parte integrante di ogni persona, e i seminaristi non fanno certo eccezione. È naturale quindi che questo aspetto venga verificato e affrontato. È previsto un accompagnamento garantito da due specialisti laici, tra i quali una donna. Eventuali difficoltà nella sfera affettiva, sessuale e relazionale in genere emergono durante il percorso di formazione perché c’è una grande attenzione a tutti questi aspetti». Gli scandali e le vicende di cronaca che coinvolgono i preti, dai casi di presunti abusi sessuali alla pedofilia, non restano mai fuori dalla porta del seminario. «Non esistono tabù – conferma don Andrea – Parliamo di tutti questi casi, preghiamo per i sacerdoti coinvolti, ci confrontiamo a livello personale e comunitario. Queste situazioni sono un’ulteriore spinta a garantire la più assoluta serietà nel percorso di formazione. Nessun aspetto viene tralasciato, anche perché le tentazioni e le provocazioni oggi sono maggiori e continue. In seminario viene ampiamente affrontato senza preconcetti anche il tema dell’omosessualità, una caratteristica che in molti casi è inconciliabile con l’ordinazione sacerdotale».
    E il sacerdote che sbaglia’
    «Come qualsiasi uomo il prete può sbagliare – conclude don Andrea Caelli – La chiesa come madre protegge chi sbaglia, ma questo non significa ignorare i problemi. Non commento casi di cronaca di cui non ho informazioni dirette, ma posso dire che in seminario c’è la massima serietà nel valutare eventuali fragilità che possono incidere sulla missione del sacerdote. E, in questi casi, la rinuncia all’ordinazione diventa inevitabile».

    Anna Campaniello

    Seminario: l’età di accesso si è di nuovo abbassata.
    Quaranta ragazzi, dal gruppo di esterni che frequenta le scuole superiori ai giovani diaconi che entro un anno saranno consacrati sacerdoti. È la fotografia degli allievi del seminario vescovile di Como, da sempre punto di riferimento per la formazione dei futuri preti dell’intera diocesi.
    «Il seminario minore di fatto non esiste più – spiega don Andrea Caelli, il rettore – Abbiamo al momento 7 adolescenti che hanno manifestato la vocazione sacerdotale ma, vista la giovane età, frequentano le scuole superiori e vivono all’esterno, pur seguendo un percorso spirituale».
    L’avvicinamento al seminario avviene poi con un anno propedeutico, un percorso che quest’anno è seguito da sei giovani che fanno vita comunitaria nella parrocchia di Maccio.
    L’inserimento nella comunità stabile del seminario avviene al termine di questo anno. Oggi, il biennio iniziale vede la presenza di 12 ragazzi, mentre sono 12 quelli che hanno già raggiunto il triennio teologico. Infine, sono 3 i giovani che hanno iniziato l’anno di diaconato, ultimo passo verso la consacrazione sacerdotale.
    «Nell’ultimo decennio l’età media di ingresso in seminario si era alzata notevolmente, con la presenza di uomini di 35-40 anni – spiega don Andrea Caelli – Oggi invece questo dato si è nuovamente abbassato, e i ragazzi che iniziano il percorso verso il sacerdozio hanno in genere dai 19 ai 26 anni, un elemento che considero positivo. Le famiglie sono sempre coinvolte nel percorso di formazione, anche se oggi la maggior parte dei genitori fa molta fatica ad accettare e incoraggiare questa vocazione dei figli».

    Anna Campaniello – corrieredicomo.it