Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: chiesa

  • Vittime di abusi sessuali su minori “indignate e tristi” per la risposta della Chiesa cattolica

    Vittime di abusi sessuali su minori “indignate e tristi” per la risposta della Chiesa cattolica

    Lettera Aperta si chiede se la Chiesa sia cambiata del tutto

    L’Associazione delle vittime di abusi (sessuali su minori) all’interno della Chiesa cattolica portoghese ha espresso “tristezza, dispiacere e indignazione” per il modo in cui i vescovi hanno affrontato lo scandalo.

    In una lettera, datata 2 novembre ma resa pubblica ieri, Coração Silenciado (Cuore silenzioso) ritiene che, “ nove mesi dopo la presentazione del rapporto della commissione creata (…) per studiare questo problema, (…) pochissime azioni o azioni concrete sono state adottate misure”.

    Utilizzando un recente testo della Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori, che esprime “profonda tristezza e incrollabile solidarietà, innanzitutto, con le vittime e i sopravvissuti di tanti crimini spregevoli commessi nella Chiesa”, Cuore Silenzioso attende i vescovi “chiedere umilmente e sinceramente scusa”.

    Deplorando che in Portogallo siano stati i media a riportare all’ordine del giorno il tema degli abusi sessuali sui minori, “da trattare con dignità, rispetto e impegno”, l’associazione delle vittime sottolinea che ogni abuso “comporta l’angoscia e il dolore di un terribile tradimento, non solo da parte del colpevole, ma da parte di una Chiesa che non può o addirittura non vuole tener conto della realtà delle sue azioni”.

    Nella lettera, l’associazione afferma che “la Chiesa portoghese viveva in un sistema che permetteva gli abusi e li nascondeva” e si chiede se “la realtà oggi sia diversa”.

    “Per mesi avete sostenuto il vostro discorso sul fatto che la maggior parte delle denunce sono anonime e che forse siete stati ‘ingiusti’ nel rimuovere i preti accusati .

    Ma avete pensato a tutti coloro che sono riusciti a farsi avanti e continuano a vedere i loro aggressori all’opera? Abusatori che continuano a lavorare con bambini e giovani? 

    Con questo modo di procedere, saranno pochi quelli che continueranno a denunciarlo”, si legge nella lettera.

    Accusando la Chiesa di usare la prescrizione nei casi penali , Cuore Silenzioso avverte: “La sofferenza non prescrive! Non fa altro che aumentare!”

    Nella lettera si chiede anche ai vescovi portoghesi quanti “hanno già incontrato, sullo stile di Papa Francesco, le vittime” delle diocesi e quanti hanno già contattato l’associazione, mentre viene accusata la Conferenza episcopale portoghese (CEP ) di non aver ancora formalizzato “nessun invito al dialogo, per scoprire cosa sentono le vittime, di cosa hanno bisogno, cosa si aspettano dalla Chiesa in Portogallo.

    “Siamo persone con volti, con storie, con famiglie anch’esse diventate vittime. Quanti di voi hanno incontrato le nostre famiglie e hanno chiesto loro perdono? chiede l’associazione ai vescovi.

    Per Cuore Silenzioso, l’ impegno della Chiesa per sradicare gli abusi “non può limitarsi alla creazione del Gruppo VITA (un gruppo esente, autonomo e indipendente che mira ad accogliere, ascoltare, accompagnare e prevenire situazioni di violenza sessuale contro bambini e adulti vulnerabili in contesto della Chiesa cattolica in Portogallo), ricevendo denunce, mediando e pagando consulenze e formazione”.

    “Anche se le scuse si moltiplicheranno, non sapremo mai quanto siano sincere o se siano solo strategie per insabbiare la questione ; mentre le riparazioni e le compensazioni economiche sono il riconoscimento pubblico di riconoscere ciascuna vittima come tale”.

    Queste compensazioni sarebbero “la materializzazione della verità che la Chiesa portoghese finora non ha riconosciuto ”, si legge nella lettera.

    La data della lettera ricordava il giorno in cui la Chiesa commemora i fedeli defunti. È stato utilizzato dall’associazione per ricordare “tutti i defunti vittime di abusi, soprattutto coloro che hanno posto fine alla loro vita a causa del peso degli abusi subiti” .

    All’inizio di novembre l’associazione ha annunciato che presenterà, entro la fine dell’anno, una richiesta di risarcimento allo Stato, attraverso una petizione al Parlamento.

    Cristina Amaral, una delle leader del Coração Silenciado, ha sottolineato a Lusa che “esiste un dovere di protezione da parte dello Stato” e che l’intenzione è quella di “sensibilizzare i politici” sulla situazione delle molteplici vittime del Portogallo.

    Allo stesso tempo, ci sono già almeno quattro richieste di risarcimento da parte della Chiesa cattolica portoghese , presentate attraverso il Gruppo VITA e le commissioni diocesane, ha ricordato.

    Secondo Lusa, anche Cristina Amaral è stata vittima di abusi sessuali in un istituto cattolico tra i 5 e i 9 anni.

    Intanto, la leader del Gruppo VITA, la psicologa Rute Agulhas, ha detto che la Chiesa cattolica “sta riflettendo su come rispondere a possibili risarcimenti” per le quattro vittime che hanno già avanzato le proprie richieste.

    L’anno scorso i vescovi erano fermamente convinti che non ci sarebbero state riparazioni finanziarie . Questa posizione è stata condannata in modo così schiacciante che i vescovi sono stati costretti a fare marcia indietro .

    Aggiunge Lusa, il Gruppo VITA è nato in seguito al lavoro della Commissione indipendente per lo studio sugli abusi sessuali sui bambini nella Chiesa cattolica, guidata dallo psichiatra infantile Pedro Strecht, che, nel corso di quasi un anno, ha convalidato 512 testimonianze di casi verificatosi tra il 1950 e il 2022, indicando, per estrapolazione, un numero minimo di 4.815 vittime in Portogallo negli ultimi 70 anni.

    Victims of child sex abuse “indignant, sad” over Catholic Church response

  • Abusi prete Enna, un’altra chat entra a processo. E per Papa Francesco il vescovo è «un perseguitato»

    Abusi prete Enna, un’altra chat entra a processo. E per Papa Francesco il vescovo è «un perseguitato»

    Una chat che comproverebbe le confidenza sugli abusi subiti dalla vittima è stata al centro dell’udienza di oggi nel processo di primo grado con rito abbreviato per violenza sessuale aggravata a danni di minori in cui è imputato il sacerdote Giuseppe Rugolo. La conversazione è tra l’archeologo Antonio Messina che ha denunciato il prete per gli abusi subiti quando era minorenne – e che, a sua volta, è stato querelato dal sacerdote per diffamazione – e un’amica. Un dialogo – uno dei tanti di questo processo – la cui produzione adesso, dopo una lunga camera di consiglio, è stata ammessa al procedimento dal tribunale di Enna presieduto da Francesco Pitarresi. La prossima udienza interlocutori, già fissata per il 21 novembre, servirà per nominare un consulente che dovrà estrapolare dall’account della vittima la chat completa.

    Per questo è slittata la requisitoria della pm Stefania Leonte e le conclusioni degli avvocati delle parti civili che erano previste per l’udienza di oggi. Motivo per cui, con molta probabilità, non sarà rispettata neanche la data della sentenza che era stata già fissata per il 10 gennaio del 2024. Intanto, negli ultimi giorni sono emerse le varie denunce che don Rugolo ha presentato per diverse giornaliste che si sono occupate della vicenda: Pierelisa Rizzo e Manuela Acqua e Federica Tourn. Ancora prima, il sacerdote aveva querelato pure Francesco Zanardi, il presidente di Rete l’Abuso. L’unica associazione italiana di vittime di abusi da parte di esponenti della chiesa. Al momento, tutte le querele presentate da Rugolo sono state ritenute prive di fondamento.

    Ieri, nel corso di un incontro con l’associazione Piccola Casa della Misericordia di Gela, Papa Francesco ha elogiato il vescovo di Piazza Armerina Rosario Gisana, titolare della diocesi di don Rugolo, definendolo «un perseguitato». Una dichiarazione che ha suscitato la reazione anche della vittima che, anni fa, ha denunciato tutto e fatto arrestare il sacerdote: «Questo vescovo è lo stesso intercettato mentre parla con Rugolo e dice di avere insabbiato tutto», sostiene il giovane, oggi 28enne. All’inizio della vicenda, i genitori della vittima avevano denunciato di avere ricevuto dalla diocesi un’offerta di 25mila euro della Caritas in cambio di una clausola di riservatezza e di silenzio. Il vescovo, invece, ha sempre sostenuto l’esatto contrario: proprio dai genitori del giovane sarebbe arrivata quella richiesta di denaro.

    «Trovo grave, oltre che inopportuno, l’intervento di Papa Francesco che parla di vicende processuali di cui certamente poco o nulla conosce», ha dichiarato l’avvocata Eleanna Parasiliti Molica che assiste la vittima. Nella nota della sala stampa vaticana si fa riferimento a un caso di abuso sessuale che riguarda un catechista di Gela – che fa parte sempre della diocesi di Piazza Armerina – rinviato a giudizio. Una vicenda che, come emerso anche nel corso della scorsa udienza, si intreccerebbe anche con questo processo. «È stata spazzata in un nanosecondo, direttamente dalla bocca di Papa Francesco, qualunque ormai flebile speranza rimasta di giustizia in Italia per le vittime di abusi sessuali del clero cattolico», è stato il commento di Francesco Zanardi di fronte alle parole del pontefice.

  • Papa Francesco su mons. Gisana: dov’è la tolleranza zero?

    Papa Francesco su mons. Gisana: dov’è la tolleranza zero?

    Saluto il Vescovo di Piazza Armerina, Monsignor Rosario Gisana: bravo, questo Vescovo, bravo. È stato perseguitato, calunniato e lui fermo, sempre, giusto, uomo giusto. Per questo, quel giorno in cui andai a Palermo, ho voluto fare sosta prima a Piazza Armerina, per salutarlo; è un bravo Vescovo.

    Queste le parole di papa Francesco pronunciate il 6 novembre durante l’udienza, nel Palazzo Apostolico Vaticano, al gruppo dell’Associazione Piccola Casa della Misericordia di Gela (Caltanissetta).

    Parole che suonano quanto mai grottesche e stridono con le sue reiterate affermazioni di vicinanza alle vittime degli abusi e contro il clericalismo, gli insabbiamenti, le coperture.

    Mons. Rosario Gisana, infatti, è coinvolto dalla Giustizia civile (ma non indagato) in più procedimenti oltre al più noto caso di don Giuseppe Rugolo, il prete accusato di violenza sessuale aggravata su minori a processo al tribunale di Enna (ormai nella fase conclusiva), trasferito dal vescovo a Ferrara, dove poi è stato arrestato nel 2021.
    Sempre nella sua diocesi, a Gela, un catechista è stato accusato di presunti abusi su minore e rinviato a processo lo scorso luglio. Secondo le indagini, la presunta vittima aveva messo al corrente il vescovo degli abusi subiti, circostanza negata da Gisana.

    Da chi sarebbe stato “perseguitato”, allora, mons. Gisana? Forse dalla giustizia, dagli atti processuali? Dalla testimonianza delle vittime? Davvero, nella Chiesa della “tolleranza zero”, si considerano “persecuzioni” le denunce di vittime di abusi?

    Da chi sarebbe stato calunniato, se persino lui ammette, testualmente (come da intercettazioni agli atti), di “avere insabbiato il caso”?

    Cosa significa per papa Francesco essere un “uomo fermo”? Trasferire, come ha fatto Gisana, don Rugolo in altra diocesi, secondo una prassi più che consolidata nella gerarchia della Chiesa, giustificando l’iniziativa per “motivi di studio”?

    Che cosa significa per papa Francesco essere un “uomo giusto”? Offrire, come ha fatto Gisana, a un sopravvissuto 25mila euro in contanti, presi dai fondi della Caritas, con una clausola di riservatezza?

    Che cosa significa per Francesco essere un “bravo vescovo”? Fare carta straccia del motu proprio Vos Estis Lux Mundi, trasferendo, nella mancanza di trasparenza, un prete accusato di abusi sessuali in altra diocesi e pensando così di tutelare le vittime? Non comunicare i dati sulle attività diocesane in merito alla gestione dei casi di abuso richieste dal primo report della Cei (2022), come ha fatto la diocesi di mons. Gisana?

    Ma non è finita qui, perché al merito dell’apprezzamento si aggiunge la tempistica: le parole del papa infatti giungono proprio alla vigilia della requisitoria del pm e della discussione delle parti civili, in programma oggi, 7 novembre, presso il tribunale di Enna.

    Un pronunciamento di questo tipo da parte del papa fa comprendere che l’atteggiamento di tutela dell’istituzione è un habitus mentale e comportamentale intrinseco alla gerarchia. Una volta di più si conferma che la Chiesa non può riformarsi da sola. Una società civile laica e consapevole, come avviene in altri Paesi, dovrebbe fare la sua parte.

  • Polemiche per l’elogio del Papa al vescovo di Piazza Armerina che avrebbe coperto abusi sessuali

    Polemiche per l’elogio del Papa al vescovo di Piazza Armerina che avrebbe coperto abusi sessuali

    Il Papa, nell’udienza con l’associazione Piccola Casa della Misericordia di Gela (Caltanissetta), ha elogiato il vescovo di Piazza Armerina, monsignor Rosario Gisana: «Bravo, questo vescovo, bravo. È stato perseguitato, calunniato e lui fermo, sempre, giusto, uomo giusto. Per questo, quel giorno in cui andai a Palermo, ho voluto fare sosta prima a Piazza Armerina, per salutarlo; è un bravo vescovo», ha detto il Papa.

    Lo scorso mese di luglio è stato rinviato a processo un catechista di Gela per presunti abusi su un minore. Secondo le indagini, coordinate dalla Procura e condotte dalla Squadra Mobile di Caltanissetta e dal Commissariato di Gela, avviate nel 2022, la presunta vittima aveva messo al corrente il vescovo degli abusi subiti. Affermazione che è sempre stata respinta da monsignor Gisana.

    Il caso più spinoso

    La vicenda giudiziaria del catechista di Gela rinviato a giudizio non è l’unico caso giudiziario nella diocesi di Piazza Armerina. Dinnanzi al tribunale di Enna si sta celebrando il dibattimento a carico di don Giuseppe Rugolo, il prete di Enna accusato di violenza sessuale aggravata su minori. Il dibattimento è ormai alla fase conclusiva e il giudizio di primo grado è previsto a gennaio. Nel frattempo il sacerdote ha denunciato tutti i giornalisti che si sono occupati del suo caso.

    La reazione della presunta vittima

    «A poche ore dalla requisitoria del pm e della discussione delle parti civili, nel processo al sacerdote Giuseppe Rugolo, accusato di violenza sessuale aggravata su minori, e che scaturisce dalla mia denuncia, la nota della sala stampa del Vaticano nella quale Papa Francesco tesse le lodi del vescovo di Piazza Armerina, Rosario Gisana, fa male oltre che fa pensare». A parlare è Antonio Messina il giovane che ha denunciato don Giuseppe Rugolo per le violenze subite.

    «Questo vescovo – dice Antonio Messina – è lo stesso intercettato mentre parla con Rugolo e dice di avere insabbiato tutto». Antonio Messina rinnova la sua richiesta di potere parlare con Papa Francesco. «Santo Padre mi rivolgo nuovamente a Lei per chiederle di ricevermi. Vorrei parlarle e raccontare, atti alla mano, cosa sta succedendo nella diocesi di Piazza Armerina. Se è vero che il processo al catechista di Gela si aprirà grazie alla perseveranza di due avvocati, quello di Enna si concluderà, con la sentenza il prossimo 10 gennaio».

    Gli altri casi in diocesi

    C’è anche il caso di un altro catechista di Gela. L’uomo, dopo la denuncia della vittima, venne allontanato dalla chiesa dei salesiani e ora è imputato dinnanzi alla Corte d’Assise di Caltanissetta. La vittima dopo i presunti abusi sessuali ebbe uno stato depressivo e raccontò tutto ai genitori.

    https://www.lasicilia.it/caltanissetta/il-papa-elogia-gisana-vescovo-di-piazza-armerina-e-stato-perseguitato-e-lui-fermo-uomo-giusto-1946507/

  • Potenza, in migliaia protestano fuori dalla chiesa dove morì Elisa Claps – VIDEO –

    Potenza, in migliaia protestano fuori dalla chiesa dove morì Elisa Claps – VIDEO –

    POTENZA – «Vergogna!», «Assassini!». In migliaia, davanti alla chiesa della Trinità, per contestare la celebrazione della prima messa domenicale nella chiesa in cui fu trovato il corpo della giovane Elisa Claps, rimasto occultato nel sottotetto dell’edificio per 17 lunghi anni.

    L’ingresso in chiesa  del vescovo Ligorio e dei parroci, seguito da chi ha voluto partecipare alla messa è stato salutato al grido di «Vergogna», «Assassini», e la tensione è rimasta alta fino a quando non è intervenuto Gildo Claps a riportare la calma tra chi stringe al petto un volantino dove si legge «Portami con te ovunque, ma non in quella chiesa».

    «Avere visto quanta arroganza? – ha detto Gildo dopo l’ingresso dei sacerdoti – ma lasciateli fare, lasciate che si rinchiudano nel buio di quella chiesa. Abbiamo chiesto solo una cosa, una presa di coscienza, ma probabilmente per loro è difficile».

    La comunità non perdona il silenzio della chiesa a cui attribuisce specifiche responsabilità nell’occultamento del cadavere della giovane potentina uccisa nel 1993 da Danilo Restivo dopo averle dato appuntamento proprio lì. Elisa quel giorno entrò in chiesa e non ne uscì più. Il suo corpo venne trovato solo 17 anni dopo, durante alcuni lavori di ristrutturazione nel sottotetto dell’edificio.

    La messa si è regolarmente scolta. All’inizio della celebrazione, monsignor Ligorio ha detto che la riapertura della chiesa, il 24 agosto scorso, è avvenuta «su mandato che Papa Francesco mi ha dato incontrandomi di persona. Il Pontefice ha sottolineato che la chiesa deve essere un luogo di preghiera».

    All’omelia, il presule, citando i brani delle Scritture letti poco prima, ha ripetuto: «Io resto quieto e sereno come un bimbo svezzato nelle braccia della madre», evidenziando la «libertà per chi segue Cristo come per chi non vuole seguirlo».

    Alla fine della Messa, l’arcivescovo e i sacerdoti sono usciti accompagnati da alcuni agenti della Polizia: la folla ha ripetuto applausi ironici e alcuni hanno gridato: «Vergogna! Assassini!». Dalla curia arcivescovile è trapelato «stupore per l’annuncio di una manifestazione silenziosa che non è stata tale, disturbando la celebrazione religiosa per tutta la sua durata».

    La manifestazione “Cento passi con Elisa” è stata organizzata dal presidio Libera Potenza. Tra i partecipanti anche Gildo Claps, fratello di Elisa, che non ha mai smesso di cercare la verità e ha contribuito in maniera determinante alle indagini che hanno portato al ritrovamento del corpo della ragazza.

    «Siamo qui – hanno detto gli organizzatori – per chiedere alla Chiesa di trovare il coraggio di chiedere scusa, ma non lo hanno mai fatto».

    Dentro la messa, fuori la musica. Quella di Fabrizio De Andrè, «La canzone del maggio», che in una strofa canta «Anche se voi vi credete assolti, siete lo stesso coinvolti».

    https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/video/potenza/1444963/potenza-in-migliaia-fuori-la-chiesa-della-trinita-contestano-per-elisa-claps.html

  • Elisa Claps, presidio davanti alla chiesa della Trinità. Gildo: “Da curia solo arroganza”

    Elisa Claps, presidio davanti alla chiesa della Trinità. Gildo: “Da curia solo arroganza”

    “In più occasioni, soprattutto in queste ultime settimane ho cercato il dialogo, però evidentemente c’è una chiusura totale nella curia potentina e purtroppo continuano con l’atteggiamento arrogante e supponente”.

    Gildo Claps, il fratello di Elisa, torna a rivolgersi alla curia. Le sue parole riecheggiano dal presidio organizzato da Libera Potenza proprio davanti alla chiesa della Santissima Trinità, per una protesta silenziosa contro la decisione dell’Arcidiocesi di riaprirla e celebrare messa, nonostante la richiesta della famiglia di rispettare la memoria della studentessa sedicenne che venne uccisa 30 anni fa da Danilo Restivo, nel sottotetto della chiesa.

    “Abbiamo chiesto semplicemente che prendessero atto, prendessero coscienza, di tutto quello che è avvenuto e per una volta avessero il coraggio di chiedere scusa, per una volta”, continua Gildo Claps.

    Al sit in hanno preso parte oltre 500 persone, mentre sono stati una sessantina i fedeli che hanno partecipato alla Santa Messa, la prima domenicale dopo la riapertura della chiesa, celebrata dall’arcivescovo monsignor Salvatore Ligorio. “Il destino di questa chiesa lo deciderà la città – ha aggiunto Gildo – la grande parte della città sta rifiutando tutto questo. C’è stata una sorta di riflessione collettiva che sta arrivando in modo forte e straordinario alla mia famiglia”.

    https://tg24.sky.it/cronaca/2023/11/05/gildo-claps-elisa-chiesa-santissima-trinita-potenza

  • Pedofilia cattolica su scala industriale

    Pedofilia cattolica su scala industriale

    Era un segreto di Pulcinella. È stato uno scandalo ritardato. Solo all’intercessione divina si può attribuire che nei bastioni più in vista del cattolicesimo come Francia o Irlanda siano venuti alla luce, in quantità drammatica, scandali di pedofilia e abusi sui minori, mentre nella cattolicissima Spagna si è registrato solo un simbolico gruppo di vittime . . Miracolo? No. Una gigantesca opera di ostruzionismo, di occultamento e di connivenza criminale di chi doveva disciplinare i preti all’interno della chiesa, e anche di chi doveva disciplinare la chiesa, come ogni altra istituzione, da parte del potere civile. 

    Innanzitutto i resoconti giornalistici di  El País ; poi i casi emersi in procura e infine il lavoro della commissione del difensore civico hanno messo fine all’odore dell’acqua santa e hanno portato alla luce la sporca realtà. Il 27 ottobre il difensore civico Ángel Gabilondo ha presentato al Congresso una stima ricavata da un sondaggio condotto su 8.000 persone, secondo la quale circa 440.000 cittadini hanno subito abusi sessuali dal 1945 in centri educativi e altre istituzioni dipendenti dalla Chiesa. diciotto. Metà degli attacchi sono stati opera di sacerdoti e religiosi, l’altra metà di laici. Si tratta di cifre brutali, superiori a quelle registrate finora in qualsiasi Paese, che riassumono decenni di occultamento e impunità sistematica e un volume di crimini su scala industriale. 

    Coloro che governano da decenni la Chiesa spagnola erano consapevoli del problema, della sua portata e di segnare la linea di risposta alle vittime:  omertá,  negazione, insabbiamento e, nei casi più sanguinosi, trasferimento dei colpevoli ad altri diocesi o distretti. . Sempre senza denunciare gli aggressori alla giustizia civile. La gerarchia cattolica ha portato a termine la più grande operazione di insabbiamento criminale mai conosciuta in questo paese. 

    È quella stessa Chiesa che si è nascosta dietro un regime speciale, il Concordato del 1979, per negare l’accesso ai suoi archivi, tutelare i suoi membri sotto il suo regime disciplinare e costruire un muro di difesa contro le vittime che aveva giurato di proteggere. . Da decenni, la Chiesa approfitta dell’infiltrazione nelle strutture statali di organizzazioni losche, dedite più agli affari e allo sfruttamento dei subordinati che alla preghiera, come l’Opus Dei o i Legionari di Cristo, e usa questo potere per mettere a tacere chi osano discutere il loro discorso reazionario e cercare di fermare le politiche progressiste mobilitando i loro fedeli dai pulpiti, dalle piazze e dai media che controllano.
    Ma se la giustizia arriva tardi o non arriva affatto, non è mai troppo tardi per la riparazione. E qui sono molto sorprendenti le conclusioni della Commissione Gabilondo che, dopo aver chiesto che venga istituito un qualche meccanismo di riconoscimento amministrativo per le vittime, chiede un sistema… pubblico! risarcimento agli aggrediti. Resta inteso che Gabilondo considera lo Stato complice dei danni commessi data la sua manifesta incompetenza nel perseguire penalmente i colpevoli e pretende che lo faccia la Chiesa cattolica. Ma ovviamente si tratta della stessa Chiesa che finora ha mantenuto il suo status di confessione privilegiata grazie alla competentissima diplomazia vaticana, alle sue infiltrazioni nei partiti politici e nei media e al blocco del riconoscimento di altre confessioni o semplici laicità, impedendo per anni l’approvazione di una legge sulla libertà religiosa. 
    Si tratta della stessa chiesa cattolica da cui lo Stato spagnolo riscuote i fondi dell’imposta sul reddito delle persone fisiche e concede l’esenzione fiscale ai suoi immobili e a buona parte delle sue attività economiche. La chiesa che non dichiara raccolte per donazioni e servizi, ma fa pagare l’uso della maggior parte dei cimiteri – perché, come buona parte delle nostre terre comunali, le ha registrate come proprietà privata grazie al governo Aznar, senza bisogno di dimostrazione dell’uso e della proprietà o dell’origine dei fondi. È questa chiesa che prende comunione e fatture che ha sotto il suo controllo la maggioranza del sistema educativo privato e concertato dove sono stati commessi abusi con la connivenza, il sostegno e i sussidi milionari delle pubbliche amministrazioni, che gode del canone di cui assumiamo gli insegnanti che sceglie e noi paghiamo un compenso con le nostre tasse quando li licenzia dal sistema di istruzione pubblica.

    Può questa istituzione, ora che la verità è emersa e la giustizia lo ha sottolineato, non essere responsabile del risarcimento delle vittime? Negli Stati Uniti, con molti meno casi, la Chiesa cattolica era sull’orlo della bancarotta a causa dei risarcimenti che ha dovuto pagare. Si è ripresa rapidamente grazie alle donazioni dei suoi fedeli. Ma qui, a quanto pare, ancora una volta si vuole che sia lo Stato a pagare per i loro eccessi e crimini.

    Di fronte a ciò è necessario che il Concordato con la Santa Sede venga denunciato una volta per tutte e che la Chiesa cattolica sia sottoposta allo stesso regime fiscale e sociale delle altre confessioni con una legge moderna e democratica. Che si aprano gli archivi ecclesiastici, si scopra tutta la verità e si chieda la collaborazione dei maggiori responsabili dell’infamia, pena la denuncia d’ufficio come complici. Che vengano processati gli autori dei delitti, i necessari collaboratori e i complici, come è avvenuto in altre latitudini. Che le scuole siano indagate a fondo e, se necessario, la loro licenza educativa venga rimossa. Lasciamo che la Chiesa ripari le vittime e, naturalmente, lo faccia con le proprie risorse, che alla fine risultano nostre. E soprattutto, che questa cronaca non rimanga ancora una volta in lunghe dichiarazioni e fatti brevi e che, almeno per una volta, quei signori vestiti di viola, travestiti da satrapi persiani, non rivendichino alcuna superiorità morale finché non si assumono le proprie responsabilità.

    https://ctxt.es/es/20231001/Firmas/44482/editorial-abusos-sexuales-iglesia-catolica-menores-Defensor-del-Pueblo.htm

  • Se il don querela tre giornaliste, una vittima e un presidente

    Se il don querela tre giornaliste, una vittima e un presidente

    “Giuseppe Rugolo è una sacerdote di Enna a processo per violenza sessuale su minori.

    La sentenza arriverà a gennaio. Ma intanto ha già querelato ben 3 giornaliste che hanno scritto di lui: Pierelisa Rizzo, Manuela Acqua, Federica Tourn.

    A loro la mia vicinanza”, scrive su X (ex Twitter) il presidente della Federazione nazionale della stampa italiana (Fnsi), Vittorio Di Trapani. Don Giuseppe Rugolo è stato arrestato il 27 aprile 2021, il processo a suo carico si è aperto a Enna il 7 ottobre di quell’anno.

    È accusato di violenza sessuale su tre minori, secondo gli articoli 81 e 609 del codice penale. Nel 2016 il vescovo di Piazza Armerina Rosario Gisana informato sui fatti (iniziati ben sette anni prima) decide di spostare il prete nella diocesi di Ferrara, ufficialmente per motivi di salute e nuovamente con l’incarico di seguire i ragazzi della parrocchia. “Intercettato – ricorda Federica Tourn (una delle tre giornaliste querelate) – , il vescovo ammette il suo coinvolgimento: ‘Il problema è anche mio perché io ho insabbiato questa storia… eh vabbè, pazienza, vedremo come poterne uscire!’».

    Rugolo (accusato di violenza sessuale e aprocesso davanti al tribunale di Enna) ieri ha querelato anche Federica Tourn per diffamazione.  Dopo Pierelisa Rizzo e Manuela Acqua, “ora è la volta della giornalista indipendente di Torino – ricorda il Corriere delle Sera –, che da freelance si è occupata soprattutto di migranti, diritti umani, lotta alla mafia e di femminismo e che da oltre un anno, conduce un’inchiesta, finanziata dai lettori, sul giornale Domani, che riguarda le violenze nell’ambito clericale”. Le tre giornaliste querelate sono accusate di “diffamazione e di diffusione di atti procedurali”.

    Don Rugolo ha anche querelato Antonio Messina, il giovane che aveva denunciato il sacerdote tre anni fa e Francesco Zanardi, presidente di Rete l’Abuso, l’Associazione che riunisce le vittime di violenze clericali. Sia la Procura di Enna che quella di Savona, dove ha sede l’associazione di Zanardi, si legge ancora su Il Corriere Torino “hanno dichiarato infondate le querele disponendo l’archiviazione ma i legali di Rugolo si sono opposti. La sentenza del processo al sacerdote è prevista per il 10 gennaio 2024, mentre il prossimo martedì 7 novembre è prevista la requisitoria del pm Stefania Leonte e le arringhe conclusive delle parti civili”.

    “Chiaramente – dice Federica Tourn ad Articolo 21 (che ovviamente esprime tutta la sua vicinanza e la solidarietà alle persone querelate da don Rugolo) – queste sono denunce fatte per intimidire i giornalisti (tre giornaliste, ndr) che si occupano del caso e che denunciano gli abusi e le coperture di una parte della chiesa. In questo caso si parla anche del vescovo di piazza Armerina, Giuseppe Gisana, che sapeva degli abusi ma che, come affermato anche da lui stesso e appreso dagli atti del processo, ha provveduto a ‘insabbiare’ il caso. Un caso che oggi – anche grazie alla scorta mediatica di molte testate come Articolo 21 e di molti giornalisti – (e alle querele, ndr) è ormai di dominio pubblico”.

    (Nella foto Federica Tourn)

    Se il don querela tre giornaliste, una vittima e un presidente

  • Abusi nella Chiesa, i giovani cattolici vogliono un’inchiesta

    Abusi nella Chiesa, i giovani cattolici vogliono un’inchiesta

    L’organizzazione dei giovani cattolici della Svizzera tedesca Jungwacht Blauring vuole che sia fatta totale chiarezza sui casi di abusi in seno alla Chiesa cattolica. In una lettera aperta chiede pertanto un’inchiesta esterna, che porti i responsabili a pagare.

    La Chiesa ha favorito abusi e insabbiamenti, dichiara la direttrice dell’associazione, Andrea Pfäffli, citata in una nota odierna. È quindi urgente procedere a cambiamenti e a una modernizzazione dell’istituzione.

    Per Jungwacht Blauring, la protezione dei giovani è una priorità assoluta. Questo perché, indica la missiva che si rivolge alla Conferenza dei vescovi svizzeri, decine di migliaia di genitori affidano alla Chiesa i loro figli. L’associazione conta circa 33.000 membri ed è la più grande nel suo genere in Svizzera.

    L’organizzazione formula numerose domande. Ad esempio, tutti i casi di abusi degli ultimi 40 anni devono essere oggetto di una valutazione esterna e agli autori va vietato l’esercizio della professione. Inoltre, i vescovi elvetici devono impegnarsi con Roma a favore dell’ordinazione delle donne e la Chiesa cattolica deve accettare tutte le forme di relazioni.

    https://www.cdt.ch/news/abusi-nella-chiesa-i-giovani-cattolici-vogliono-uninchiesta-332687

  • Caso Rupnik: ora i fatti, solo le parole non bastano. Comunicato stampa #ItalyChurchToo

    Caso Rupnik: ora i fatti, solo le parole non bastano. Comunicato stampa #ItalyChurchToo

    Il 19 settembre scorso cinque ex religiose che accusano di abusi Ivanka Hosta e Marko Rupnik hanno rivolto una lettera aperta al papa, diffusa dal nostro sito: un grido di indignazione e di disillusione di fronte al recente, unilaterale incontro del papa con l’attuale direttrice del Centro Aletti, Maria Campatelli – ma non con loro, che pure lo chiedono da anni – e al susseguente comunicato del Vicariato di Roma riguardante la visita canonica allo stesso Centro Aletti, conclusasi con una diagnosi di buona salute della comunità e con l’espressione di dubbi riguardanti la procedura che nel 2020 portò alla scomunica, poi misteriosamente ritirata, di Marko Rupnik.

    La lettera al papa delle cinque ex religiose, che si sono esposte firmandosi con nome e cognome, ha fatto il giro del mondo ed è arrivata in Vaticano. La Pontificia Commissione Tutela Minorum, integrata alla sezione disciplinare del Dicastero per la Dottrina della Fede, ha alzato le antenne. Il papa è stato informato.

    L’8 ottobre, la stessa Commissione ha contattato le vittime proponendo un incontro, non finalizzato a mettere in discussione le decisioni prese su Rupnik (che, lo ricordiamo, non è stato sottoposto a un secondo processo canonico perché i fatti esaminati erano caduti in prescrizione, ed è stato soltanto “dimesso” (espulso) dalla Compagnia di Gesù per disobbedienza ai provvedimenti disciplinari che gli erano stati comminati) quanto a una revisione procedurale del modo in cui le presunte vittime erano state trattate. L’incontro, al quale ha partecipato una di loro, si è svolto il 21 ottobre.

    Il 26 ottobre la diocesi di Capodistria, in Slovenia, ha dato notizia ufficiale dell’incardinazione di Marko Rupnik nel suo clero, insistendo sull’innocenza dell’ex gesuita, in quanto non toccato da alcuna condanna.

    Il 28 ottobre la Sala Stampa vaticana ha comunicato che il papa, ascoltata la Pontificia Commissione Tutela Minorum riguardo a «problemi nella gestione del caso di p. (sic) Marko Rupnik e la mancanza di vicinanza alle vittime (sic), ha chiesto al Dicastero per la Dottrina della Fede di esaminare il caso e ha deciso di derogare alla prescrizione per consentire lo svolgimento di un processo». Una decisione inattesa, che sembrerebbe (il condizionale è d’obbligo) ribaltare di 180 gradi la politica vaticana di protezione dell’ex gesuita cui finora si è assistito.

    Italychurchtoo accoglie favorevolmente la decisione del papa: la deroga alla prescrizione è certamente la conditio sine qua non per chiarire le responsabilità di Rupnik e per disegnare un debito percorso di giustizia per le vittime.

    Ma le parole non bastano.

    Pur condividendo il cambio di postura rispetto alla questione,

    • ci rattrista e ci pare paradossale che il papa, perché incalzato dal succedersi di eventi peraltro controversi, si renda conto solo ora della «mancanza di vicinanza alle vittime»;
    • ci rattrista e ci pare paradossale che «ascoltare con attenzione e compassione coloro che soffrono, soprattutto coloro che si sentono emarginati dalla Chiesa» sia qualcosa che va «imparato dal Sinodo»;

    sottolineiamo con forza come, a questo punto, ci si attenda che:

    • la decisione del papa, che apre uno spiraglio di speranza per le vittime, sia in tempi brevi trasformata nella realtà di un processo canonico: un impegno non mantenuto sarebbe un altro, ennesimo abuso;
    • ciò che riguarda l’istruzione, lo sviluppo e la conclusione del processo sia oggetto di comunicazione alle vittime e al pubblico, nel segno di una effettiva e reale trasparenza che consenta l’accertamento della verità;
    • il processo canonico a Rupnik alla cui istruzione il papa si è impegnato non si trasformi in un processo alle vittime: la loro credibilità di donne adulte dovrà essere rispettata e tutelata; dovranno potersi avvalere di avvocati di loro scelta; essere informate debitamente sulle procedure e coinvolte direttamente; in caso contrario, non faranno che rivivere un ulteriore abuso;
    • il processo canonico a Rupnik venga condotto in tempi rapidi e preluda a ulteriori procedimenti volti a far emergere le responsabilità di chi, nella catena di comando della gerarchia ecclesiastica, pur sapendo ha coperto e insabbiato;
    • nella stessa dimensione di trasparenza, siano rese pubbliche in tempi brevi le conclusioni della visita apostolica alla Comunità Loyola di Ivanka Hosta.

    Solo se questi requisiti minimali saranno rispettati si potrà pensare che la Chiesa istituzionale si trovi davvero sulla soglia di un nuovo e più concreto modo di affrontare gli abusi, rendendo verità e giustizia alle vittime e perseguendo i responsabili, senza più protezioni e coperture.

    Roma, 30/10/23

    Coordinamento Italychurchtoo

    Per aderire scrivere a postmaster@italychurchtoo.org

    Adesioni in aggiornamento:

    Michelangelo Ventura – Noi siamo chiesa

    Giuseppina Perrucci – Noi siamo chiesa e socia di Azione Cattolica

    Maurizio Portaluri – Manifesto4ottobre

    Ludovica Eugenio – Adista

    Emanuela Provera – ex numeraria Opus Dei

    Fabrizia Raguso – psicologa, ex membro Comunità Loyola

    Marzia Benazzi – Laboratorio Reinsurrezione

    Cecilia Sgaravatto – Laboratorio Reinsurrezione

    Clelia degli Esposti – Laboratorio Reinsurrezione

    Doretta Baccarini – Laboratorio Reinsurrezione

    Floriana Coppola – Laboratorio Reinsurrezione

    Margherita Bani – Laboratorio Reinsurrezione

    Paola Cavallari – Laboratorio Reinsurrezione

    Paola Lazzarini – Laboratorio Reinsurrezione

    Stefania Manganelli – Laboratorio Reinsurrezione

    Francesco Zanardi – Rete L’abuso

    Maria Armida Nicolaci – biblista