Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: chiesa

  • Diocesi di Basilea ammette errori in un caso di abusi sessuali

    Diocesi di Basilea ammette errori in un caso di abusi sessuali

    La diocesi di Basilea ha ammesso gli errori commessi nella gestione di un caso di presunti abusi sessuali. Il vescovo Felix Gmür riconosce gli errori procedurali e parla di “un fallimento che non deve ripetersi”. Il caso è attualmente all’esame di Roma.

    La diocesi di Basilea – che ha sede a Soletta – ha reagito a una notizia riportata nell’ultimo numero della rivista “Beobachter”. Secondo il media, un sacerdote nigeriano che lavorava nella diocesi di Basilea avrebbe ripetutamente abusato sessualmente di una minore tra il 1995 e il 1998.

    Nel 2019 la donna ha denunciato l’abuso alla Chiesa cattolica. La competente commissione della Conferenza dei vescovi svizzeri l’ha riconosciuta come vittima e le ha versato un risarcimento di 15’000 franchi. Secondo il “Beobachter” però il presunto autore degli abusi non ha dovuto affrontare alcuna conseguenza.

    La diocesi riconosce gli errori commessi

    Reagendo alla notizia, la diocesi afferma di voler “riconoscere gli errori commessi, correggerli immediatamente e evitarli in futuro”. Gli errori procedurali hanno causato ulteriori sofferenze alla persona interessata.

    “Il Vescovo si rammarica profondamente per questo, così come per il fatto che il diritto della persona interessata a essere trattata con dignità e a una procedura conforme al diritto canonico non è stato rispettato in passato”, continua il comunicato. Il caso è attualmente all’esame di Roma affinché la donna possa ricevere giustizia.

    Alla diocesi di Basilea appartengono dieci cantoni: AG, BE, BL, BS, JU, LU, TG, SH, SO e ZG. Con oltre un milione di fedeli, è la diocesi più grande della Svizzera.

    https://www.swissinfo.ch/ita/tutte-le-notizie-in-breve/diocesi-di-basilea-ammette-errori-in-un-caso-di-abusi-sessuali/48745186

  • Chiese sempre più vuote, solo 1 su 5 va a messa

    Chiese sempre più vuote, solo 1 su 5 va a messa

    Chiese sempre più vuote in Italia: nel 2022 è stato toccato il minimo storico con il 18,8 per cento delle persone che almeno una volta a settimana partecipano ad un rito religioso.

    Sono molto più numerosi, il 31%, coloro che lo scorso anno non hanno mai messo piede in un luogo di culto, se non per un evento particolare, come un matrimonio o un funerale.

        In vent’anni la pratica religiosa in Italia ha subito un costante calo fino a dimezzarsi: si è passati dal 36,4% della popolazione nel 2001, che affermava di essere un ‘praticante’, a meno del 19% dello scorso anno. Il calo è stato progressivo negli anni ma lo ‘scalino’ più ampio si è registrato dal 2019 al 2020 con la perdita del 4% delle persone che andavano a messa.

    E’ l’anno del Covid in cui furono sospese le celebrazioni in presenza, anche se era comunque consentito recarsi in chiesa.
    Con la fine della pandemia la situazione non è tornata ai livelli precedenti e, anzi, è ulteriormente peggiorata. Negli ultimi vent’anni la fetta dei “mai praticanti” è invece raddoppiata, passando dal 16% del 2001 al 31% del 2022.

      I dati Istat – rielaborati dal portale di informazione religiosa ‘Settimana News’ – emergono da una indagine a campione. Non è indicata specificatamente la religione cattolica (domande sulla fede non sono possibili per ragioni di privacy) ma è evidente che in un Paese in cui la maggior parte si dichiara comunque appartenente alla tradizione cattolica, la questione riguarda essenzialmente questa fede, piuttosto che le altre ancora minoritarie in Italia.

    Il dossier statistico conferma quanto emerge da anni nelle diocesi italiane. Secondo gli ultimi dati diffusi dalla diocesi di Milano, che resta tra le più grandi al mondo, i battesimi sono calati dai 37-38 mila degli anni 2000 ai 20mila attuali.

    Anche valutando la denatalità, la cifra è comunque molto bassa.
    Per i matrimoni in diocesi, dai 18mila annui degli anni Novanta siamo passati agli attuali 4000.

    Le chiese hanno visto un progressivo svuotamento per tutte le classi di età ma la riduzione più evidente è quella dei giovani (18-24 anni) e degli adolescenti (14-17 anni). Se complessivamente la pratica religiosa è diminuita negli ultimi vent’anni del 50%, per le prime classi di età il calo è di due terzi.

    Di qui la grande attenzione della Chiesa italiana per la recente Giornata Mondiale della Gioventù che si è celebrata a Lisbona e alla quale hanno preso parte circa 70mila giovani italiani. Ad accompagnarli oltre cento vescovi, per guidarli ma verosimilmente anche per valutare come favorire una inversione di tendenza.

    https://www.ansa.it/vaticano/notizie/chiesa_italia/2023/08/16/chiese-sempre-piu-vuote-solo-1-su-5-va-a-messa_95fbbd92-4b86-42d7-9071-43a0d1491fe9.html

  • Le regole e la cultura che tengono nascosti i pedofili ai seguaci della fede dei Testimoni di Geova

    Le regole e la cultura che tengono nascosti i pedofili ai seguaci della fede dei Testimoni di Geova

    Edward Narayan non sapeva di aver invitato a cena un molestatore di bambini fino a quando non è diventato un anziano della sua congregazione dei Testimoni di Geova nel 2020.

    “Era un ragazzo molto simpatico, sono sicuro che molti di loro lo sono”, dice Narayan.

    “Poi, quest’altro anziano si è lasciato sfuggire che era un pedofilo condannato.”

    L’uomo, che da allora è morto ma non può essere nominato, è stato condannato nel 1990 per abusi sessuali su minori storici.

    Ma Narayan non sapeva nulla del passato del suo ospite a cena fino a quando non è stato incaricato dei file riservati della sua congregazione di Chartwell. E fu allora che si rese conto che ce n’erano altri.

    Ha scoperto che un altro membro attivo della sua congregazione era un pedofilo condannato e altri due uomini avevano una storia di gravi accuse di abusi sessuali su minori nei loro confronti. I due presunti casi, compreso uno venuto alla luce solo nel 2012, non sono mai stati denunciati alla polizia mentre Narayan era responsabile dei fascicoli.

    Narayan ammette che all’epoca non era troppo preoccupato per le sue scoperte perché si fidava implicitamente che gli altri anziani sapessero cosa stavano facendo. E come nuovo anziano, desiderava seguire le regole.

    “Nel manuale dell’anziano, ‘Pastore del gregge di Dio’, [dice] non puoi dire una parola a meno che l’ufficio legale della filiale locale non ti dica che puoi.”

    Un’indagine RNZ ha scoperto che 11 Testimoni di Geova attivi hanno condanne per abusi sessuali su minori o gravi accuse mosse contro di loro , apparentemente all’insaputa della maggior parte dei seguaci. Un ex anziano ha anche affermato che gli è stato detto di distruggere le prove dei procedimenti disciplinari interni della chiesa , che avrebbero potuto includere casi relativi ad abusi sessuali su minori. I Testimoni di Geova negano fermamente qualsiasi suggerimento di distruzione criminale di prove.

    Le politiche e le pratiche della religione hanno tenuto per anni i membri all’oscuro degli abusi sessuali su minori all’interno della chiesa, e mentre sembra che stia cercando di affrontare questo problema, alcuni membri attuali ed ex della chiesa affermano che non è sufficiente.

    Tutti i 19 ex o attuali Testimoni di Geova a cui si è parlato per questa storia vogliono vedere la chiesa cambiare il modo in cui tratta le accuse di abusi sessuali su minori e gli autori, affermando che le attuali politiche non riescono ancora a proteggere i bambini.

    https://www.rnz.co.nz/news/in-depth/495876/the-rules-and-culture-that-keep-child-sex-offenders-hidden-from-followers-of-the-jehovah-s-witness-faith

  • Abusò sessualmente 72 bambini, ex prete australiano condannato a 40 anni di carcere

    Abusò sessualmente 72 bambini, ex prete australiano condannato a 40 anni di carcere

    Un ex sacerdote australiano condannato per aver abusato sessualmente di bambini si è visto aggiungere altri 12 mesi alla sua condanna già fissata a 39 anni di carcere per aver molestato una 72esima vittima. Gerald Ridsdale, 89 anni, è in carcere dal 1994 per una serie di condanne per abusi su bambini tra il 1961 e il 1988, mentre lavorava come sacerdote nelle chiese e nelle scuole del Victoria, suo stato natale.

    È stato condannato dalla Ballarat Magistrates Court a un anno in più dopo essersi dichiarato colpevole, a giugno, di aver aggredito un ragazzino di 13 anni mentre lavorava in una scuola cattolica di Horsham nel 1987. Si tratta della sua 193a condanna per abusi su minori.

    Ridsdale è apparso in tribunale in collegamento video da un letto dell’ospedale della prigione in cui è detenuto. Ha tenuto gli occhi chiusi per tutta l’udienza. Durante i suoi 29 anni da sacerdote, Ridsdale è stato spostato tra 16 incarichi ecclesiastici.

    Nel 2017, un’inchiesta governativa sugli abusi sessuali su minori ha rilevato che i suoi frequenti trasferimenti erano la prova che la Chiesa copriva i suoi crimini. L’inchiesta ha scoperto che il defunto cardinale australiano George Pell, che nel 2014 è diventato il terzo ecclesiastico di più alto grado in Vaticano, sapeva che Ridsdale aveva abusato sessualmente di bambini anni prima del suo arresto. Pell ha negato di essere a conoscenza delle accuse penali contro Ridsdale.

    https://www.lastampa.it/esteri/2023/08/15/news/gerald_ridsdale_ex_prete_condannato_abusi_sessuali_pedofilia-12997368/

  • Sostieni il nostro impegno – DONA

    Sostieni il nostro impegno – DONA

    Fondata dalle vittime, dal 2010 la Rete L’ABUSO è l’unica associazione italiana che da supporto ai sopravvissuti agli abusi sessuali del clero.

    In Italia ne lo Stato, ancor meno la chiesa, si sono mai fatti carico di queste persone. A differenza degli altri paesi dove esiste una giustizia che indaga, condanna e indennizza questi malcapitati, permettendo loro quantomeno una riabilitazione.

    La Rete, in quanto tale, oggi ha creato un capillare gruppo di auto aiuto, composto da familiari, volontari e professionisti, dove i sopravvissuti abbandonati dallo Stato italiano, possono trovare supporto, condividere esperienze e problematiche, tipiche di coloro che subiscono questo devastante shock emotivo, chiamato sindrome post traumatica da stress.

    L’Associazione ad oggi conta circa 2300 sopravvissuti e diversi loro familiari, alcuni attivisti della Rete che vive delle sole donazioni e, di chi tesserandosi annualmente, sceglie di sostenere questa nobile battaglia in tutela dei minori.

  • Manichini bambino davanti al Duomo di Colonia: stop abusi nella Chiesa

    Manichini bambino davanti al Duomo di Colonia: stop abusi nella Chiesa

    Roma, 4 ago. (askanews) – L’artista tedesco Dennis Josef Meseg ha installato 333 manichini bambino davanti al Duomo di Colonia per protestare contro lo scandalo degli abusi sessuali nella Chiesa Cattolica.

    L’opera è intitolata “Anime distrutte… In un mare di silenzio” “Shattered Souls … in a Sea of Silence”, e mostra le figure di bambini avvolti in una stoffa a strisce rosa acceso e bianche che alzano il braccio destro per puntarlo contro il Duomo edificio simbolo della città renana dove “risiede il male”.

    https://www.quotidiano.net/video/manichini-bambino-davanti-al-duomo-di-colonia-stop-abusi-nella-chiesa-mxrgupro

  • Papa Francesco incontra le vittime di abusi sessuali del clero in Portogallo – Risposta di BishopAccountability.org

    Papa Francesco incontra le vittime di abusi sessuali del clero in Portogallo – Risposta di BishopAccountability.org

    Quando papa Francesco si reca in un paese dove è scoppiata la crisi degli abusi sessuali del clero, incontra le vittime, esprime vergogna e dolore e promette un cambiamento. Lo ha fatto durante la sua visita negli Stati Uniti nel 2015, la sua visita in Cile nel gennaio 2018, la sua visita in Irlanda nell’agosto 2018 e la sua visita in Canada nel 2022.

    Ma quando il Papa visita un Paese dove i vescovi non fanno i conti con i titoli dei giornali sugli abusi, non incontra le vittime. Non ha tenuto tali riunioni in Ungheria, Congo, Romania o Panama, anche se le vittime della chiesa in ciascuno di quei paesi sono sicuramente migliaia.

    Gli incontri del Papa con le vittime riguardano le pubbliche relazioni, non il cambiamento. E a questo punto del suo pontificato, la tattica non è solo stanca, è cinica. Le scuse senza una vera riforma sono peggio che prive di significato. È irrispettoso.

    Nei suoi dieci anni da papa, Francesco si è rifiutato di attuare una vera legge di “tolleranza zero” per fermare i molestatori. Secondo il diritto canonico, i sacerdoti colpevoli possono ricevere una serie di sanzioni e, sebbene alcuni siano stati laicizzati, molti ricevono sospensioni temporanee e tornano al ministero. Per questo i vescovi portoghesi che hanno restituito alle parrocchie preti accusati credibilmente non corrono il rischio di perdere i loro prestigiosi incarichi o titoli. Quei vescovi non violano il diritto canonico; lo stanno seguendo.

    Le migliaia di persone che hanno subito abusi sessuali da bambini nella chiesa portoghese meritano di meglio. Meritano le “azioni concrete” che il Papa più volte ha promesso. Non è troppo tardi per Francesco per ripristinare la sua credibilità come riformatore. Potrebbe compiere questi passi fondamentali e cruciali per fermare gli abusi sessuali del clero e il loro insabbiamento in Portogallo e altrove:

    1. Potrebbe cambiare il diritto canonico universale per emanare una vera “tolleranza zero” per gli abusatori sessuali nel sacerdozio. Ciò significherebbe che un religioso ritenuto colpevole anche di un solo atto di molestie su minori verrebbe rimosso definitivamente dal ministero. A nostra conoscenza, l’unica politica dei vescovi nazionali che si avvicina alla “tolleranza zero”, almeno sulla carta, è quella varata dai vescovi statunitensi nel 2002.

     2. Potrebbe rinnovare la sua inefficace legge sulla “responsabilità del vescovo”,  Vos estis lux mundi,  che persino il suo stesso consigliere, p. Hans Zollner, SJ, descrive come ” non funzionante “. Il Papa potrebbe ripulire la casa, paese dopo paese, rimuovendo i vescovi complici, privandoli dei loro titoli e pubblicando resoconti delle loro malefatte. Potrebbe anche iniziare in Portogallo; dovrebbe denunciare pubblicamente e rimuovere il presidente della conferenza episcopale José Ornelas e tutti i suoi colleghi che hanno dimostrato disprezzo per le testimonianze delle vittime e resistenza a risarcire le vittime per il terribile danno inflitto loro dalla Chiesa.

    3. Potrebbe dimostrare trasparenza con una direttiva significativa. Potrebbe ordinare al Dicastero per la Dottrina della Fede di rendere noti nomi, incarichi e fascicoli delle migliaia di preti che ha giudicato colpevoli. In tal modo farebbe causa comune con le vittime di abusi in tutto il mondo, così come con i  160 vescovi ei 32 superiori religiosi  negli Stati Uniti che hanno pubblicato elenchi almeno parziali di preti accusati credibilmente.

    Contatto per BishopAccountability.org
    Anne Barrett Doyle, Co-direttore, BishopAccountability.org,  barrett.doyle@comcast.net

    Pope Francis meets with clergy sex abuse victims in Portugal – Response from BishopAccountability.org

  • Indicano i vescovi come criminali per aver coperto la pedofilia clericale

    Indicano i vescovi come criminali per aver coperto la pedofilia clericale

    Un’inchiesta di Bishop Accountability e Spes Viva indica più di 15 vescovi, arcivescovi e superiori religiosi che hanno coperto gli abusi sessuali di vari sacerdoti. Il 27 luglio, queste associazioni civili hanno pubblicato un elenco di vescovi e di una suora superiora accusati di proteggere penalmente preti pedofili.

    La lista non è un’altra. Sottolinea il comportamento di insabbiamento criminale e complicità criminale dei vescovi, questione sulla quale le autorità devono intervenire.

    Anne Barrett Doyle, co-direttrice di Bishop Accountability, ha dichiarato in una conferenza stampa virtuale che in genere i nomi degli autori di abusi e i registri segreti degli abusi della Chiesa vengono resi pubblici solo dopo pressioni esterne, come cause civili, indagini secolari, giornalisti e inchieste. . Ma in Messico sembra esserci ben poco di tutto questo .

    Ha sottolineato che, nonostante la promessa di tolleranza zero per gli abusi, i vescovi cattolici consentono a molti sacerdoti accusati di rimanere nel ministero. Barrett Doyle afferma che la Chiesa messicana è tra le più opache al mondo.

    Il tema ha più di 20 anni. Su scala internazionale, le continue accuse di pedofilia clericale hanno gravemente minato la credibilità della Chiesa. Le diserzioni sono state una costante emorragia istituzionale. La fuga dei credenti si è trasformata in ostilità verso la Chiesa. La caduta della sua immagine anni fa era inconcepibile, anche sospettando le atrocità e la patologia sessuale di settori di un clero squilibrato.

    Il vescovo Alfonso Miranda Guardiola, allora segretario generale della Conferenza episcopale messicana, ha affermato che la Chiesa cattolica ha agito in modo scorretto nell’affrontare casi di pedofilia e che gli innocenti hanno subito persecuzioni . Miranda Guardiola ha chiesto che non ci sia più impunità e che la Chiesa chieda giustizia per le vittime.

    La produzione accademica e gli scandali mediatici riflettono il passaggio della Chiesa dall’incredulità alla conferma di una Chiesa trasgressiva. Di fronte alle inchieste giornalistiche e alla documentazione forzata dei casi, la Chiesa si è esposta nel peggiore dei modi. La resistenza e l’ostinazione clericale, di fronte all’evidenza, provocarono una profonda crisi che si estese ad ogni angolo della cattolicità. Oggi la struttura religiosa sembra esercitare una riflessione, non senza resistenze interne; il vertice convocato da papa Francesco nel 2019 è stato un tentativo fallito. Le azioni di prevenzione sono menzionate nel suo discorso. Tuttavia, continuano a emergere casi ostinatamente dolorosi. Gli spazi al di fuori della Chiesa hanno contribuito all’assunzione del comportamento pedofilo come una realtà perniciosa. I media hanno costretto la Chiesa ad aprirsi al dibattito per superare l’iniziale inerzia di negazione, che sosteneva la presunzione di innocenza, la buona reputazione e la possibilità di intenzioni perverse delle vittime. Tutto questo è stato lasciato alle spalle; Alla luce delle prove emerge il volto criminale di un settore importante del clero. Avvolto, purtroppo, dalla sua gerarchia. Coprire abusi sessuali su minori è un reato penale. Sono complici coloro che ostacolano o impediscono l’amministrazione della giustizia, per indagare su una violazione o per individuarne gli autori. Coprire significa coprire o nascondere il criminale. In senso penale, l’occultamento è una condotta dolosa che aiuta a eludere la giustizia o ad approfittare degli effetti del reato commesso. Alla conferenza stampa di Spes Viva, Sara Oviedo Fierro, membro di Ending Clergy Abuse,

    L’impunità fa male. Le vittime, le loro famiglie e gli attivisti sono costernati dai privilegi del clero che violano la legge perché sanno di essere protetti. È così che personaggi perversi come i legionari Marcial Maciel e Fernando Martínez sono morti senza rendere conto alla società. Personaggi lugubri come padre Nicolás Aguilar che muore anonimo, senza essere ricercato dalla giustizia.

    Il rapporto Spes Viva e l’elenco dei vescovi insabbiati non servono a sensibilizzare la Chiesa. Spetta allo Stato esercitare la giustizia.

    Viviamo ancora sotto il principio della giurisdizione religiosa ? Sembra così. Con alcune onorevoli eccezioni, le autorità sono tiepide, ignare e timorose quando si tratta di applicare la legge al clero. Sembra che la complicità non sia solo clericale, ma quella degli stessi funzionari. Risuonano le sentenze sugli abusi di Sergio Obeso, quando era vescovo di Xalapa nel 2002, avvertendoci che i panni sporchi si lavano in casa . La Chiesa al di sopra della legge, la Chiesa è governata da altri codici.

    Come ho avvertito in altri spazi, la Chiesa è debitrice alla società messicana. Perché la Chiesa difende così appassionatamente i diritti umani dei migranti, ma rimane riservata e indifferente ai diritti dei bambini abusati dal clero? Perché la Chiesa parla di pace e si scandalizza davanti alle vittime dell’insicurezza e della violenza, ma rimane imperturbabile davanti alle vittime che lei stessa ha provocato?

    https://www.jornada.com.mx/2023/08/02/opinion/014a1pol

  • “Ai media cattolici il 36% dei 72 milioni di fondi per il pluralismo informativo, doping religioso sulla stampa”: il dossier dell’Unione atei

    “Ai media cattolici il 36% dei 72 milioni di fondi per il pluralismo informativo, doping religioso sulla stampa”: il dossier dell’Unione atei

    È lo Stato a finanziare i giornali della Chiesa cattolica. Quasi un media su due che ha come editore il Vaticano è pagato con denaro del contribuente. A sostenerlo è L’unione degli atei e degli agnostici razionalisti che ha pubblicato un dossier con l’elenco delle 55 testate e riviste di chiara matrice cattolica che ricevono migliaia di euro dallo Stato.

    Su 72,3 milioni di euro, 55 beneficiari che hanno come editore diocesi o associazioni come Comunione e Liberazione o i Focolarini, incassano 25,9 milioni di euro, cioè il 35,84% del totale.

    Sul podio della classifica – elaborata dallo Uaar sulla base dell’elenco pubblicato dallo Stato dei beneficiari del contributo saldato nel 2023 per le imprese editrici di quotidiani e periodici editi e diffusi in Italia – ci sono il settimanale Famiglia cristiana (6 milioni) della congregazione dei Paolini; il quotidiano della Conferenza episcopale italiana, Avvenire (5,6 milioni) e Il cittadino (1.424.000 euro), una testata diocesana del Lodigiano e del sud di Milano.

    Con cifre minori seguono i giornali La Guida (763.445,85 euro) della diocesi di Cuneo; L’eco del Chisone (715.508,85 euro) edito da una cooperativa culturale che fa capo al Vescovo di Pinerolo; Il Biellese (565.870,08 euro) di proprietà della Chiesa locale; Toscana oggi (418.803,32 euro) della diocesi di Arezzo.

    Quanto ai movimenti che pubblicano le loro testate grazie ai soldi dei cittadini cattolici e non: Comunione e Liberazione riceve 408.370,33 euro per pubblicare Litterae communionis tracce e il più noto Tempi (211.883,40 euro); la congregazione di Chiara Lubich edita Città nuova grazie a 361.005,88 euro che arrivano dallo Stato. Ci sono poi i soldi che vanno alle congregazioni: 332.335,31 euro per L’eco di San Gabriele dell’omonimo santuario a Teramo; 287.619,29 euro per La civiltà cattolica della Compagnia dei gesuiti e 158.929,04 euro per Il Regno dei Dehoniani.

    “È la prima volta – spiega a ilfattoquotidiano.it il segretario dello Uaar, Roberto Grendene – che andiamo così in dettaglio in questa operazione. La presenza di organi di stampa controllati dalla Chiesa e finanziati dallo Stato è massiccia. C’è un iper finanziamento non certo in veste pluralista di Avvenire, dove la Cei già riceve l’otto per mille. Da notare, inoltre, che spesso i giornali pubblicati dalle diocesi hanno dei nomi non riconducibili al cattolicesimo, vedi ad esempio Il Cittadino o La voce del popolo di Brescia. Tra i 117 giornali e periodici che si dividono la fetta più grossa della torta dei contributi pubblici all’editoria, ben 55 (pari al 47,01%) sono testate e riviste di chiara matrice cattolica”.

    Grendene parla di “doping religioso”: “È impressionante che a far man bassa di contributi pubblici sia per l’ennesima volta il mondo cattolico. Ben il 36% dei 72 milioni che in teoria dovrebbero essere destinati a sostenere il pluralismo dell’informazione vanno infatti a finire in tasca alla stampa controllata da diocesi, congregazioni religiose e gruppi ultra cattolici come Comunione e liberazione”.

    Non solo. Federico Tulli, su Nessun dogma, la rivista dello Uaar, ha dedicato un approfondimento al tema: “Il quotidiano dei vescovi detiene un discutibile record: l’85% delle copie – cartacee e digitali – è costituito da copie gratis, iperscontate o acquistate da non specificati terzi (con tutta probabilità parrocchie: in un circolo vizioso per cui le vendite lievitano e con esse anche i fondi ricevuti). In pratica con i milioni dei contribuenti può permettersi di circolare gratuitamente o a prezzi di estremo favore, rappresentando così il giornale proporzionalmente meno scelto (rispetto ai fondi ricevuti) da chi vuole spendere qualcosa per leggersene uno”.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2023/08/01/ai-media-cattolici-il-36-dei-72-milioni-di-fondi-per-il-pluralismo-informativo-doping-religioso-sulla-stampa-il-dossier-dellunione-atei/7246006/
  • Il Vaticano respinge tutte le accuse del pedofilo condannato per il ‘caso Gaztelueta’

    Il Vaticano respinge tutte le accuse del pedofilo condannato per il ‘caso Gaztelueta’

    Il Vaticano ha respinto tutte e tutte le richieste di difesa di José María Martínez Sanz , il professore di Gazteluta condannato per aver abusato di Juan Cuatrecasas , contro il processo ordinato dal Papa e affidato al vescovo di Teruel, José Antonio Satué . La delibera non lascia spazio a dubbi e rappresenta una grave battuta d’arresto sia per la difesa del professore, che è stato destituito, sia per la stessa Opus Dei, la cui posizione in questo caso è stata a dir poco tiepida.

    Come Pedro Ontoso avanza su El Correo, e RD ha potuto confermare, la sentenza di licenziamento è avvenuta il 28 giugno, anche se la difesa del professore condannato per abuso non è stata notificata fino alla scorsa settimana. La delibera, a firma del prefetto della Segnatura Apostolica, Dominique Mamberti , è indirizzata alla prelatura dell’Opus Dei, e dispone il licenziamento degli avvocati del pedofilo, che non hanno accreditato un titolo accademico in diritto canonico o esperienza forense, pertanto mancherebbe di “capacità” di rappresentare il proprio cliente.

    Infatti, «per garantire una difesa competente», sollecitano il professore a scegliere entro 30 giorni un avvocato rotale, altrimenti ne verrà nominato uno d’ufficio.

    La decisione è un avallo del lavoro svolto dal Vescovo di Teruel, José Antonio Satué, poiché ritiene “inammissibile” la nullità del decreto pontificio di aprire un processo canonico contro il professore in quanto il Papa “non può mai essere impugnato, poiché che gode della potestà ordinaria, suprema, piena, immediata e universale sulla Chiesa, sulla quale può esercitare liberamente”.

    Silverio Nieto, a segno

    La Corte respinge anche le accuse rivolte al vescovo di Bilbao, Joseba Segura, anche se presume che forse la sua nota che esortava il professore condannato a chiedere scusa alla famiglia fosse “scomoda”. Infine, in merito alla presunta indagine svolta da Silverio Nieto, il tribunale della Santa Sede ha stabilito che non si trattava di “un processo di primo grado”; ma semplicemente una nota esperta.

    Scandalo Torreciudad

    La delibera non è stata resa pubblica per cercare di non interferire con un’altra delle polemiche che hanno afflitto l’Opus Dei negli ultimi tempi, il conflitto generatosi tra la prelatura e il vescovo di Barbastro-Monzón sulla proprietà del santuario di Torreciudad.

    Consultata su questo sito, la famiglia Cuatrecasas ammette di non aver ricevuto notifica ufficiale della sentenza, pur accogliendola con favore, ritenendo che consentirà, “finalmente”, di pronunciare una sentenza in ambito canonico, ” e che saranno risarciti una volta per tutte il buon nome di nostro figlio » . Dopo la sentenza dello Studio mancherebbe solo la conclusione del processo che, come annunciato a suo tempo dal RD, stava per essere visto per la condanna .