Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • In diretta ADESSO la presentazione del “COORDINAMENTO Famiglie Sopravvissuti”

    In diretta ADESSO la presentazione del “COORDINAMENTO Famiglie Sopravvissuti”

    Executive Summary
    • Quale impatto sulla famiglia?
    • Livello di sostenibilità e condivisione
    • Risorse sociali e collettive
    • Quali differenze tra l’Italia e gli altri paesi
    • Affidabilità della “linea italiana” della Cei?

    Relatori:
    • Introduce – Francesco Zanardi – portavoce Rete L’ABUSO
    • Illustra il COORDINAMENTO – Cristina Balestrini – Responsabile e coordinatrice del gruppo Famiglie, membro dell’Ufficio Direttivo della Rete L’ABUSO
    • Aspetti psicologici – Dottor Dante Ghezzi – Psicologo, psicoterapeuta, supervisore Emdr, membro dell’équipe Tiama e membro del coordinamento italiano CISMAI
    • Intervento famiglie – Giovanna, Claudia, Yolanda, Luisa, Roberto, Silvio… sono alcuni dei familiari del coordinamento che interverranno con la loro testimonianza
    • Lo staff – Anna Ipata (sopravvissuta) e Daniele Colonnelli che seguono il progetto e la sua organizzazione.

  • Venerdì 7 ore 10,30 conferenza stampa e presentazione – COORDINAMENTO  Famiglie Sopravvissuti

    Venerdì 7 ore 10,30 conferenza stampa e presentazione – COORDINAMENTO Famiglie Sopravvissuti

    Le vittime e i sopravvissuti agli abusi hanno anche loro delle famiglie!
    Hanno madri, padri, fratelli, mogli e figli anche se nessuno ci pensa e, come loro sono vittime indirette di quanto hanno subito.

    Persone che da un giorno all’altro si trovano a dover supportare un famigliare vittima di un crimine violentissimo, senza però il tempo per maturare l’evento traumatico, in quanto devono per forza
    intervenire.

    Executive Summary
    • Quale impatto sulla famiglia?
    • Livello di sostenibilità e condivisione
    • Risorse sociali e collettive
    • Quali differenze tra l’Italia e gli altri paesi
    • Affidabilità della “linea italiana” della Cei?

    Relatori:
    • Introduce – Francesco Zanardi – portavoce Rete L’ABUSO
    • Illustra il COORDINAMENTO – Cristina Balestrini – Responsabile e coordinatrice del gruppo Famiglie, membro dell’Ufficio Direttivo della Rete L’ABUSO
    • Aspetti psicologici – Dottor Dante Ghezzi – Psicologo, psicoterapeuta, supervisore Emdr, membro dell’équipe Tiama e membro del coordinamento italiano CISMAI
    • Intervento famiglie – Giovanna, Claudia, Yolanda, Luisa, Roberto, Silvio… sono alcuni dei familiari del coordinamento che interverranno con la loro testimonianza
    • Lo staff – Anna Ipata (sopravvissuta – neuropsichiatra infantile alla ColumbiaUniversitydiNew York) e Daniele Colonnelli che seguono il progetto e la sua organizzazione.

    La conferenza è programmata per venedì 7 febbraio, ore 10,30 su piattaforma ZOOM e sarà trasmessa in diretta sul Portale della Rete L’ABUSO (in differita sui social).
    PRESS: solo per accrediti stampa accrediti@retelabuso.org
    Per INFO: 3927030000

  • Report REGIONALI sugli abusi sessuali su minori – Gli interventi singoli dei relatori– VIDEO

    Report REGIONALI sugli abusi sessuali su minori – Gli interventi singoli dei relatori– VIDEO

    ATTENZIONE! TESTO PARLATO – Potrebbero esserci delle incorrettezze


    Francesco Zanardi – Presidente Rete L’ABUSO

    Perfetto Io direi che si può cominciare Eh Mi son fatto un taccuino Per non perdermi poi nel discorso che è abbastanza lungo e impegnativo intanto ringrazio eh i garanti per l’infanzia e l’adolescenza che sono intervenuti qui quest’oggi per il Lazio la dottoressa Monica Sansoni per la regione Liguria la dottoressa Giulia Tanda che mi sembra non sia ancora entrata e per la Regione Sardegna invece c’è la dottoressa Carla pugli gedu per la Provincia autonoma di di Trento Fabio Biasi e la dottoressa manoela Paganini che Eccola la vedo Scusatemi ma ci vuole un po’ aiuto e poi per la campagna dottor Giovanni galano e la dottoressa Antonella D’Andrea che mi sembra di aver visto prima sono io aiuto Non la vedo buongiorno ah ecco ok ok chiedo scusa ma la perdo sono vi ho su uno schermo grosso sentite Sì sì sì la sentiamo la sentiamo Anzi io spero di aver aperto il microfono a tutti poi vabbè ve lo Aprite diciamo quando è il vostro momento per parlare poi ringrazio i relatori Io vabbè presenterò il report Federico Tulli che è giornalista e in particolare studioso della materia non solo sulla chiesa il coordinatore legale della rete l’abuso che è il dottor Mario Caligiuri poi il dottor Ghezzi del cismai Giorgio che è del comitato sportivo e del CONI Ludovic Eugenio di Italy Church 2 Poi ci saranno come ospiti l’avvocato Pasquale Lattari l’avvocato Luca battaglieri Giorgio Toselli che ho visto prima Dino shild maab e Maurizio gualerni Va bene Andiamo a scoperchiare un po’ quello che è un vaso di Pandora in Italia perché Io ho iniziato all’inizio estate a fare a voler fare questo report ho detto domandiamoci quanto Quante sono le vittime dei sacerdoti pedofili in Italia

    Poi diciamo allestendo questo report e poi domandando a colleghi e via dicendo insomma in molti uno di questi è stato proprio Giorgio Barone dei primi che mi dice ma guarda anche noi nei comitati sportivi abbiamo lo stesso identico problema soprattutto nell’ambito del volontariato in quello agonistico no E quindi mi sono un po’ più soffermato Al di là che ci sono dei vuoti legislativi che poi vedremo che denunciamo da anni e già nel 2019 abbiamo portato come associazione l’attenzione del comitato ONU che ha convocato l’Italia e l’ha ascoltata l’Italia poi m se sarà il caso c’è un breve video che vi ho già mandato nella documentazione e come vedrete non risponde alla domanda sulla prevenzione risponde Quali sono le pene che si applicano in Italia Ma viene da sé che se tu mi rispondi che ci sono delle pene e vuol dire che prima deve esserci l’abuso no quindi manca tutta la parte che deve esserci prima in più se andiamo a vedere siamo un paese europeo però dove diciamo la pietra fondante dell’Europa era avere stessi diritti stessa moneta stessi documenti Beh certo Quando un cittadino europeo viene con un minore in Italia io non so fino a che punto il minore almeno ha gli stessi diritti perché in realtà non c’è una prevenzione quindi diciamo che il minore resta in qualche modo scoperto entrando entrando in un paese che è carente ho guardato un po’ anche i dati che ci sono in giro quelli ministeriali e sono davvero pochissimi tipa tipo 6000

    abusi nel 2021 Se non ricordo male in tutta Italia ma non abusi sessuali cioè vari tipi di abusi sia violenza fisica poi vado a vedere sono dati presi dalla polizia e in effetti sia io che altri colleghi avevamo più volte provato a chiedergli all’osservatorio nazionale quello ministeriale del Ministero delle pari opportunità e non ci erano stati dati non non hanno forniti fornito dati e e quindi di fatto non ce ne sono almeno i dati che ci sono sono estremamente carenti Allora ho pensato perché non visto che il nostro report che è vero che sui preti però è documentale poi come vedrete anche a altamente eh dettagliato nei cioè viene dettagliato negli abusi in ogni regione Uomini Donne abusati da sacerdoti abusati da laici adesso diciamo la parte Laica è ancora una parte scoperta perché in realtà anche lì c’è pochissimo materiale e l’ andremo a allestire tutto Tuttavia è un eh report preciso perché fatto su base documentale e quindi diciamo esprime un dato che eh possiamo poi eh utilizzare per ah scusate vedo che c’è della gente che entra Abbiate pazienza un dato che possiamo poi usare per eh fare una proiezione sia percentuale che proporzionale dicevo in Italia ci sono appunto anche se non sono tantissimi i numeri 6.000 Casi Ma non vediamo poi al tempo stesso anche al di là degli allarmi che vengono dati sulla pedofilia online non vediamo alcun tipo di indagine no Quindi o non vediamo notizie sui giornali che vengono fatte indagini che ci siano arresti e e cose del genere no Quindi diciamo troviamo parecchie discrepanze ehm proprio anche confronto agli altri Stati viene da dire questi pedofili dove vengono messi e e ci siamo anche domandati quali sono poi in effetti gli strumenti concreti eh per fare prevenzione adesso cercheremo prima darò i dati l’obiettivo del report quindi diciamo anche se il dato è della chiesa Siamo andati a analizzarlo in una particolare categoria che è quella del volontariato Perché Perché in Italia per esempio il volontariato è resta scoperto dall’esibizione del cosiddetto certificato antipedofilia che viene introdotto nel 2014 con la con la ratifica di Lanzarote che però diciamo che è più complicato spiegare come mai è stato lasciato un vuoto cioè come mai è stato esentato il volontariato che spiega cioè perché bisogna spiegare ci deve essere un motivo no per il quale il volontariato è sollevato di fatto Questa falla fa sì che chi non può esibire certificato chi non può andare eh diciamo negli altri posti perché il certificato è da esibire e la persona è pregiudicata è questo dove va a cercare ragazzini va proprio nell’ambito del volontariato proprio perché questa falla lo permette e tra l’altro è una falla grave perché se ci riflettete non non parliamo di casi di sospetti No no parliamo di pedofili conclamati perché se hai il certificato macchiato vuole dire che hai già commesso degli abusi c’è una condanna del tribunale quindi diciamo che quel 100% Elimina che cioè evita che quel 100% di pregiudicati entrino in in in questo ambiente abbiamo fatto quindi tre report Abbiamo quantificato quello il numero nostro cioè i dati che avevamo Noi abbiamo quantificato i dati che dà la chiesa che ha dato la chiesa durante le ultime gli ultimi due report della CEI e dati che ha dato in precedenza Poi scusate poi li abbiamo

    sommati li abbiamo sommati e non li abbiamo messi insieme per due motivi Il primo motivo è che appunto i nostri sono molto dettagliati quelli della CEI ad esempio non si sa neanche la regione geografica Ma si sa un numero non si sa il numero di Vit Quindi nel caso della CEI il dato elaborato è minimale come vedrete perché e va a In pratica a contare una vittima per ogni pedofilo che è una cosa improbabile Però diciamo che non potendo dare un num numero di vittime certe si è dato il dato di base che è ovviamente se c’è un pedofilo almeno una vittima c’è e quindi ne abbiamo contata solo uno una e abbiamo appunto quantificato il dato all’interno del chiesa le dinamiche Purtroppo però sono le stesse che poi noi ritroviamo nell’ambito del volontariato perché non c’è un obbligo di denuncia in Italia e chi di voi lavora nella materia sa bene che a volte si rischiano anche le contro querele denunciando dei casi

    non se uno si prova a mettersi in nei panni di un’associazione che si trova un pedofilo in casa un caso di pedofilia e uno riflette e dice la denuncia non è obbligatoria e è anche poi rischiosa No perché se non ho non ho le prove rischio la controquerela al tempo stesso è vero faccio una buon azione Eh ma poi divento responsabile civile e qualora ci fosse un processo perché ragazzino è stato abusato nella mia associazione mi tocca ancora sborsare dei soldi e questo capite che è un ragionamento che porta poi a Esistere chi non ha obblighi come in questo caso e a non a non intervenire o magari intervenire senza denunciare Infatti se noi guardiamo le denunce anche lì sono tutte denunce quasi di ambiti familiari non esiste nessun altro tipo di denuncia non non troviamo associazioni che hanno problemi neanche quelle sportive di pedofilia al loro interno non troviamo nulla del genere e questo diciamo è alquanto sospetto direi niente Apriamo un attimo i dati proviamo un attimino a condividere lo schermo Eh allora condividi lo schermo aiuto Eccolo qua Forse schermo due

    Sì eccoci qua priam un attimino e andiamo ad esaminare un attimo i dati poi ci sono delle premesse che che poi con calma potete leggere io adesso faccio solo i passaggi fondamentali Allora questo primo pannello abbiamo le due parti quella verde e quella blu che è un conteggio preliminare Cioè abbiamo trovato prodotti da 330 sacerdoti 29 laici e una suol un potenziale di vittime No un potenziale un effettivo di vittime di

    1570 vedremo dopo il ragionamento il dei numeri della chiesa la chiesa dichiara di fatto dal 2000 913 casi che Sommer Remo poi ai nostri vi spiego il perché la chiesa dice che questi casi sono casi raccolte dagli sportelli o in mano ai loro uffici ma sono esclusi diciamo i casi passati attraverso la magistratura noi Quindi questi 330 casi che abbiamo utilizzato sono casi invece passati dalla magistratura quindi diciamo c’è una improbabilità che siano gli stessi poi qualcuno lo potrebbe anche essere purtroppo son così scarni Tuttavia andiamo a vedere la prima mappa perché è anche importante l’effetto ottico poi ovviamente potete schiacciando su ogni puntino troverete i cioè i casi e i dettagli questa diciamo è la mappa sono un po’ i casi messi sulla mappa italiana di pedofilia derivante dal tiero cioè quelli raccolti Però dalla rete l’abuso nel pannello sotto Anzi ci arriviamo dopo ecco qui siamo Questa è la seduta di cui parlavo all’inizio delle Nazioni Unite che se potrei anche anche metterla e così sentite un attimo i punti ma magari potete anche vedervi io ve li leggo un attimo il comitato diciamo alla fine della seduta dopo la nostra istanza e dice che accoglie favorevolmente il piano nazionale per la prevenzione la lotta agli abusi e lo sfruttamento sessuale dei bambini 2015-2 la rivitalizzazione dell’osservatorio per contrastare la pedofilia la e la pornografia e poi inizia con una serie di lamentele dicendo che è preoccupato per i numerosi casi di bambini vittime di abusi sessuale da parte di personale religioso della chiesa cattolica nel territorio dello Stato membro e per il basso numero di indagini criminali e azioni penali da parte della magistratura italiana che poi raccomanda di adottare cosa che in Italia Ecco non abbiamo non c’è una ehm educazione civica ai nelle scuole per i bambini senza dover spiegare nulla eh di così specifico sul sesso e si possono spiegare i comportamenti che gli adulti con i bambini non devono avere e il bambino Diciamo che è il primo campanello d’allarme No perché quando si accorge di un comportamento inappropriato e lo vaa a un genitore o a un maestro Non lo so di fatto sarebbe già uno dei primi passi eh preventivi preventivi poi dice vabbè di istituire una commissione di inchiesta indipendente imparziale per esaminare are tutti i casi di abuso sessuale di bambini da parte del personale religioso della chiesa cattolica garantire l’indagine trasparente ed efficace di tutti i casi di violenza sessuale presumibilmente commessi da personale religioso della chiesa cattolica il perseguimento dei presunti autori l’adeguata punizione penale di coloro che sono stati giudicati colpevole e il risarcimento oltre che la riabilitazione delle vittime minorenni e di quelle che ormai sono diventate adulte Ecco anche qui altro grosso gradino no poi per le vittime da da affrontare perché spesso non non c’è c’è un difficile accesso come puoi vedremo alla giustizia e spesso anche non ci sono soccorsi tranne il Cim che poi ne parlerà meglio sicuramente il dottor Ghezzi a volte è inappropriato poi dice di stabilire canali sensibili ai bambini e per i bambini per riferire sulle violenze subite proteggere i bambini da ulteriori abusi Tra l’altro assicurando che le persone condannate per l’abuso di minore sia impedito e dissuaso il contatto con i bambini in particolare in particolare a livello professionale intraprendere tutti gli sforzi nei confronti della Santa Sede per rimuovere gli ostacoli all’efficacia dei procedimenti penali contro il personale religioso della chiesa cattolica sospettato di di violenza su minori in particolare nei Patti Lateranensi eccetera eccetera qui però arriviamo di nuovo rendere obbligatorio arriviamo al certificato antipedofilia Infatti dice rendere obbligatorio per tutti anche per il personale religioso della chiesa cattolica la segnalazione di qualsiasi caso di presunta violenza su minori alle autorità competenti dello Stato membro poi ho sbagliato è questo qua sotto modificare la legislazione che attua la convenzione di Lanzarote in modo da garantire che non escluda il volontariato compreso il personale religioso della chiesa cattolica dai suoi strumenti di prevenzione e protezione e è proprio qua il campo che accomuna poi in sostanza la nostra Analisi La Nostra analisi ripeto abbiamo usato i dati della chiesa Ma uno dei vuoti che poi Appunto ci siamo accorti non ha solo la chiesa ma ha l’intero volontariato è proprio questo Poi qui c’è il commento e arriviamo ai dati cioè diciamo tutta la cran storia per vedere dove abbiamo preso i dati che andiamo a presentare e c’è la seconda mappa Questa è la seconda mappa che è semplicemente appoggiata sotto quella di prima e pur non sapendo quanti cioè dove sono stati commessi i casi m che la chiesa ha registrato sono quelli blu li abbiamo un po’ divisi per tutta la penisola E questo è solo il panorama che abbiamo all’interno della chiesa e parliamo di circa 1200 potenziali stupratori perché qua sono segnati coloro che vengono intesi come pedofili 1200 su un totale perché la chiesa ha in Italia 53.000 quindi c’è una percentuale alta che poi Appunto vedremo se i motivi sono quelli che abbiamo individuato e diventa davvero letale perché nel volontariato son ben di più di 53.000 preti qui facciamo il conteggio e arriviamo a alla tabella finale dove compariamo i dati quelli contati dalla rete sono 360 casi quelli dalla CEI 113 parliamo di soli abusatori ora sappiamo che il dato è molto in ribasso perché Vincent Hey che è un collega un tecnico ha fatto questa tabella statistica in base alle commissioni inchiesta Diciamo che allora in Italia esce quasi un 35% se non sbaglio eh da 500 501.000 casi e in effetti poi noi troviamo questo dato che è circa un 4% nella somma dei dei dati che andiamo a fare che ci porta a 5559 casi che sono quelli Censiti solo da noi in questo report nell’ambito della chiesa abbiamo poi qui Ci sono vari dettagli Tornando al nostro quello iniziale no quello che fa campione che dà il primo risultato di 1570 sopravvissuti che poi appunto viene proiettato e dà il risultato di

    5000 Abbiamo appunto leggiamo che abbiamo 330 sacerdoti che hanno prodotto 1426 vittime minori 29 laici che ne hanno prodotti un totale di 90 41 negli scout 49 come catechisti ci sono gli adulti vulnerabili conteggiati ci sono le suore quelle sopra sono quelle abusanti e quelle sotto sono quelle abusate perché L’obiettivo è anche poi di allestire appunto di più queste queste due sezioni che sono quella dei laici e delle suore abbiamo un totale di 192 donne e 137 8 uomini poi qui abbiamo tutta la tabella in Abruzzo 13 in Basilicata 19 poi all’interno delle schede Diciamo che adesso andiamo ne andiamo a vedere una avremo tutti i vari dettagli No Abbiamo appunto il nostro totale e siamo riusciti anche a fare un paragone Allora 1570 casi di cui 551 non hanno ottenuto nessun tipo di giustizia dal tribunale dello Stato 1404 su 1570 invece sono casi che sono poi stati denunciati anche all’autorità ecclesiastica che semplicemente non ha proceduto poi vabbè qui c’è il calcolo di come abbiamo ottenuto appunto il dato proporzionale che su

    1570 vittime della rete va a sommarsi alle 3990 di ate e calcolate Dalla Chiesa Appunto per questo totale adesso siamo andati a fare un’altra operazione cioè quella di provare con il dato percentuale che ci ha restituito 1273 casi che sono i preti preti Censiti su un totale di 35.000 ci dà un 3,4% che si siamo andati a proiettare Questa volta non più sulla base di soli 35.000 unità di persone cioè i sacerdoti Ma a quanto ci dà il base il dato Istat di personale volontario nelle associazioni parliamo di 4.

    661.1 3 e 64% a vedere cosa produce Questo ovviamente Questo è un dato una proiezione quindi è eh ipotetico Tuttavia eh Lo abbiamo questo risultato qua viene fatto perché nel report della chiesa Siamo andati a vedere anche quanti Quante vittime riusciva a produrre un sacerdote ne sono uscite cinque perché ovviamente come ho già detto il report è carente e quindi abbiamo poi moltiplicato per 5 il risultato che è 169.000 cioè il 64% e da 848.800 e potenziali vittime queste nell’ambiente Appunto eh del volontariato Ok son tornato quindi diciamo che questi dati a noi sembrano gravi già di loro le ulteriori problematiche e e poi gli aspetti legali li tratteranno gli avvocati Però come dicevo prima no che c’è un Una tendenza da parte di qualunque associazione ma è sono onesto anche la nostra avessimo un caso impr è improbabile che qualche pedofilo venga a chiedere di diventare socio in un’associazione antipedofilia questo è forse il dato più improbabile Però ripeto avessimo anche noi Un caso al nostro interno saremo costretti davvero interrogarci no su come muoverci perché c’è anche poi questo aspetto di responsabilità civile dell’associazione che è sicuramente un’associazione non non potrebbe supportare cioè la porterebbe alla chiusura quindi diciamo ci sono una serie di problematiche con l’obbligo di denuncia e la problematica intanto quella di rischiare la controquerela si risolve da sé perché se il cittadino è obbligato a denunciare eh È ovvio che non può poi essere cioè denunciare il sospetto È ovvio che poi non può essere contro qu relato e in quel caso però avremmo la denuncia e la sicurezza del cittadino una protezione per il minore e la polizia che fa le adeguate indagini Cioè non le facciamo noi non cerchiamo noi di raccogliere delle prove ci siamo e perché qualcheduno l’ha fatto in malo modo e qualche volta ci siamo trovati anche dei processi invalidati proprio dall’inquinamento che c’era stato anche nel dialogo Tra queste persone e le vittime stesse no che hanno poi invalidato eh la credibilità e la sostenibilità del della della tesi e dicevo qui vedete già la situazione si ribalterà Anzi sarebbe l’associazione in un caso del genere a a farsi carico con l’obbligo di renuncia ovviamente a farsi carico di assicurarsi che nell’associazione seppur di volontariato non entrino persone no che hanno già un certificato anti pedofilia sporco perché questo purtroppo questa è lo capirete bene È la realtà la linea purtroppo porta in questa direzione No perché sia per convenienza sia per tante altre questioni quindi qui spezzo una lancia per la chiesa davvero perché effettivamente sui giornali si legge solo dei casi della chiesa e Ma i casi qui ne vengono conteggiati molti di più e sembra un po’ diciamo no la chiesa qualche uno dirà solo matto ma sembra un po’ nell’occhio del ciclone e e non sono poi nell’occhio del Ciclone questi vuoti che ripeto sono gravi li ha riconosciuti anche l’ONU Ma insomma ve ne rendete conto da soli Ecco perché questo questo questo buco porta a non isolare poi di fatto chi noi sappiamo che è pregiudicato no e Mento il buco della mancanza dell’obbligo di denuncia porta difficoltà a denunciare a terze persone perché le prove difficilmente si hanno in un caso d’abuso no Difficilmente sei presente Quindi puoi avere un sospetto puoi denunciare un sospetto difficilmente la prova certa e quindi diciamo c’è questo impedimento e il rischio della controquerela nel denunciare cosa che appunto non ci sarebbe lì inizierebbe un discorso preventivo contiamo poi che anche lo stesso certific ato antipedofilia funziona con un un una condanna precedente e quindi se non c’è la denuncia no se non c’è l’obbligo di denuncia e capite bene che poi non sei segnato sul certificato antipedofilia Ecco diciamo che è un po’ una situazione un cane che si morde la coda Io direi di aver concluso


    Federico Tulli – Giornalista e autore

    Allora intanto grazie Francesco Zanardi re dell’abuso per l’invito e cercherò di essere più sintetico possibile e quindi per poterlo fare per ridurre i tempi Perdonatemi se mi auto Cito in diversi passaggi Allora io mi concentrerò in particolare sulla questione della della pedofilia nella chiesa in Italia anche qui per questioni di tempo Francesco e poi anche l’avvocato Mario Car giuri parlano più in maniera più estesa appunto della questione che riguarda anche il volontariato in generale.

    Ovviamente la questione della pedofilia nella chiesa è solo una parte del problema che è quello della pedofilia nella società civile in Italia Allora io da circa 20 anni mi occupo da giornalista di violenze su bambini e Donne e bambine compiute in ambiente ecclesiastico e non solo e da oltre 10 anni anni collaboro con rete l’abuso oltre ad aver molto studiato intervistato avvocati storici filosofi magistrati sociologi psichiatri e psicoterapeuti che hanno fatto Ricerca Scientifica su questi temi o che hanno avuto vittime tra i loro pazienti e mi sono avalo del loro contributo nei miei libri e nelle inchieste che ho scritto per 17 anni sul settimanale left Ma ho anche intervistato di persona centinaia di vittime de Paesi diversi ho visto l’orrore e la disperazione nei loro occhi quasi tutte avevano impiegato anche decine di anni a elaborare per quanto possibile e denunciare la violenza subita da bambini secondo uno studio australiano passano in media 33 anni prima che ci si ci riescano molte vittime di preti pedofili ho potuto riscontrare hanno pesantissime disabilità congenite che vanno dalla sordità la cecità e così via E questo le Ha rese ancor più vulnerabili tra gli esseri umani più vulnerabili moltissime di quelle che ho incontrato sono cresciute senza uno o entrambi i genitori oppure in ambiente familiare assente ea affettivo e di questa carenza affettiva aveva approfittato lucidamente il pedofilo per Avvicinarsi al bambino o alla bambina sapendo che difficilmente un adulto li avrebbe protetti.

    Io ricordo il racconto di una ragazza era stata stuprata per 4 anni fin da bambina da un sacerdote di oltre 40 anni più grande di lei non aveva praticamente mai avuto il padre e la mamma era la collaboratrice domestica del suo superatore e le chiesi Ma quando il paroco ti mise le mani addosso non dicesti nulla a tua madre Certo mi rispose come reagì mi dette uno schiaffo mi accusò di aver inventato tutto e non ne parlò mai più lei aveva 13 anni nessuno l’aiutò e denunciò tutto appena divenuta maggiorenne ad accompagnarla in caserma in un’altra città fu una zia Ecco io l’indifferenza mortale della madre di questa ragazza è la stessa che riscontro da anni a livello istituzionale cosa voglio dire in Italia stato e chiesa non hanno mai preso in considerazione l’idea di realizzare un’indagine su scala nazionale o di delegare una commissione realmente indipendente a farlo tempo fa chiesi a una ministra per le pari opportunità e a portavoce della Santa Sede che allora era Monsignor Lombardi Come mai L’Italia non prendesse esempio da altri paesi molto simili al nostro per tradizione cattolica che hanno deciso di affrontare indagando a fondo il fenomeno criminale della pedofilia nella chiesa la ministra mi rispose che la questione non era nel programma di governo Monsignor Lombardi mi disse che da noi il problema non sussiste un breve inciso io rivolsi questa domanda alla ministra In occasione della ratifica da parte dell’Italia della convenzione di Lanzarote di cui si è molto parlato fin qui e se ne parlerà ancora seduta accanto alla ministra c’era un vescovo sebbene la Santa Sede non aderisca alla convenzione non molto convinto di queste risposte Mi sono messa a indagare e nel 2014 ho scritto il mio secondo libro chiesa e pedofilia il caso italiano dopo oltre 200 pagine di inchiesta fonti verificate documenti e testimonianze alla mano sono giunta alla conclusione opposta rispetto a quella del Monsignor Lombardi avendo scoperto che dall’unità d’Italia in poi la pedofilia di matrice clericale attraversa senza soluzione di tutta la storia del nostro paese fino a oggi.

    In Italia non esistono come ha detto anche Francesco molto bene statistiche ufficiali sulla diffusione della pedofilia in generale Bench meno su quella di matrice clericale il Ministero per le pari opportunità non rende pubblici i dati dell’osservatorio per il contrasto della pedofilia e della pornografia minorile contribuendo Secondo me a far passare l’idea falsa nell’opinione pubblica che si tratti di un fenomeno occasionale circoscritto a determinati ambiti o specifiche realtà di degrado sociale tra il 2022 e l’inizio del 2023 in assenza appunto di statistiche ufficiali Grazie anche al sostegno di rete l’abuso con i suoi dati ho realizzato per leeft una lunga inchiesta lavorando anche su fonti giornalistiche documenti testimonianze sentenze passate in giudicato e così via da qu dalla quale è emerso che in Italia in 23 anni dal 2000 sono stati denunciati 146 sacerdoti 113 sono state le condanne definitive per reati di natura pedofila le vittime accertate di minori di 14 anni sono state almeno 516 minori di 14 anni e questo conferma il dato che poco fa ha detto Francesco parlando di proiezioni cioè la media è 4,56 vittime in media di vittime accertate minori di 14 anni per caso giunto in sentenza passato in giudicato e e dico che almeno 516 sono state perché è impossibile anche solo stimare il numero delle vittime di peto pornografia online un altro dato nessuna delle 146 denunce alla magistratura italiana è mai partita da un vescovo e ancora il 17 dicembre 2022 Monsignor baturi segretario generale della Conferenza Episcopale ha rivelato che Dal 2010 al 2020 sono stati 613 fascicoli trasmessi dalle diocesi italiane al dicastero per la dottrina della fede cioè la Santa Sede altri 100 fascicoli eran stati trasmessi tra il 2000 e 2010 sommando questi numeri viene fuori che tra il 2000 e il 2023 in Italia sono stati denunciati almeno 859 casi di pedofilia nella chiesa.

    A questo conteggio mancano una trentina di casi di cui ha parlato Francesco poco fa perché io nell’inchiesta non sono arrivato all’ultimo report della ce di ti fa quindi 859 casi di pedofilia nella chiesa in Italia dal 2000 al 2023 di questi appunto 713 fascicoli della CEI nemmeno questi sono mai stati condivisi con la magistratura sempre in virtù del diritto lo metto molto tra virgolette a non collaborare con la magistratura sancito dall’articolo 4 del concordato solo per fare un paragone veloce Spotlight del boston globalo di giornalisti Insomma che nel 2001 ha dato il via Le inchieste negli Stati Uniti che hanno portato alla Banc rotta 15 Diocesi per risarcimenti dovuti alle migliaia di vittime riconosciute sportlight è partita dall’indagine su 89 casi la commissione Sias in Francia di cui tanto si è parlato qui da noi 2021 ha scoperchiato un’orrenda situazione molto simile a quella statunitense partendo dalla denuncia di 70 casi qui da noi dopo 859 casi acc stti e chissà quante migliaia di vittime ancora non si muove nulla.

    La mia indagine giornalistica conferma quanto scoperto e accertato appunto dall’Associazione rete l’abuso hollus che è anche l’unica realtà della società civile del nostro paese che si occupa di tutela delle dei diritti delle vittime di preti violentatori questo report che io che vedete nello schermo è è ormai superato da quello che Francesco ha fatto vedere poco fa è bene ribadire a questo punto che la cosiddetta giustizia ecclesiastica Francesco prima cità i tribunali ecclesiastici si fonda sulla convinzione che il più violento dei crimini nei confronti di un bambino o una bambina sia prima di tutto un peccato un delitto contro la morale qui nelle slide vedete commenti di persone che rifiutano totalmente questa impostazione e come tale cioè come un peccato viene trattato nei Tribunali ecclesiastici il punto non è tanto evitare che un pedofilo GM Misca la sua preda ma che un prete e la sua vittima facciano del male a Dio è l’offesa alla divinità che È intollerabile sta qui la tolleranza zero di Papa Francesco e ma anche di Benedetto XV sopra decore tanto esaltata anche dalla stampa Laica italiana si tratta a mio modo di vedere di una visione umanamente inaccettabile di cui l’Italia uno Stato laico per Costituzione non tiene conto nel tenere in vita Il concordato e l’articolo 4 in particolare ma anche nell’applicare parzialmente come ha denunciato poco fa Francesco la convenzione di Lanzarote Cosa comporta questa situazione comporta che il pedofilo prete come che come tutti i pedofili è una persona gravemente malata di mente ma non di quelle che danno in escandescenza sia lucidamente consapevole di poter agire pressoché indisturbato potendo contare sulla copertura delle proprie istituzioni e su un credito socialmente e politicamente riconosciuto molto più alto di qualche di qualsiasi altro membro della società civile.

    Questo significa che la vittima I sopravvissuti durante la loro vita non dovranno combattere solo contro le conseguenze della violenza in sé e solo pure qui a molto tra virgolette ma anche contro tutto ciò che è un sacerdote rappresenta ancora oggi spesso inspiegabilmente nell’immaginario comune E dovranno combattere contro l’istituzione religiosa di cui il pedofilo fa parte capace di condizionare in maniera profonda media politica opinione pubblica i suoi onnipresenti organi di propaganda e informazione al fine di preservare in primis l’immagine pubblica del papa e poi che importa a costoro se questo atteggiamento abbia come diretta conseguenza la lesione di un diritto umano fondamentale la salute psicofisica della persona e concludo lasciando aperta l’ultima slide che in parte e intanto vi ringrazio sintetizza quello diciamo la parte finale dell’intervento di Francesco e secondo me Ecco è Ess anche utile per introdurre quella del dell’avvocato Mario Caligiuri che se non ricordo male parlerà dopo dopo di me Grazie.


    Mario Caligiuri – Avvocato e coordinatore legale della Rete L’ABUSO, supervisore dell’Osservatorio

    Passerei la parola a Mario Caligiuri che è coordinatore legale del un legale della rete lauso Mario Buongiorno a tutti e grazie della della partecipazione e noto che abbiamo 23 partecipanti Quindi io necessariamente devo calibrare il mio intervento e grazie anche a quelli ai due che mi hanno preceduto con particolare riferimento ai punti che sono stati toccati che riguardano da un lato le violazioni delle disposizioni sopranazionali citando appunto Lanzarote ma direi anche Istanbul in stretta relazione

    con la tutela dell’integrità psicofisica della donna all’interno dei contesti relazionali eccetera io Permettetemi una rapidissima quindi mi occuperò delle proposte e e per poi riservarmi di intervenire successivamente prego Francesco stai dicendo qualcosa Ah ok mi mi sentite mi senti si sente Sì sì Ah ok ok Scusatemi ma non ho ho le cuffie Non Allora io la prima il primo passaggio che farei è l’inquadratura di una necessità di modificare le disposizioni correnti Per quanto riguarda la questione che è stata toccata relativamente all’obbligo di denuncia Noi abbiamo delle disposizioni che si Rad sulle cosiddette inizialmente erano definite nuove norme sulla violenza sessuale ma sono molto datate venivano citate Itali ma non sono e non sono tali perché si radicano nelle nella riforma del 96 la numero 66 molto rapidamente io vorrei considerare questi questi passaggi che hanno determinato poi e reati contro la sfera sessuale che prima erano a quera di parte Anzi erano inesistenti Per quanto riguarda dei Minori No la la la la figura del minore era assolutamente inesistente e devo consentitemi questa forzatura dare merito a due eh figure importanti nell’ambito culturale che ha fatto sì che vi fosse questa promulgazione in realtà ha tre elementi Il primo è dato dalle motivazioni politico ideali che hanno hanno portato al movimento femminista Che riuscì così a raccogliere eh in quel in quel in quel In quella particolare congiuntura 300.000 firme per affermare la necessità che questo diritto venisse riconosciuto cioè la trasformazione di un reato contro la persona da diventare tale anziché una visione assolutamente dev e quindi riuscì a raccogliere per affermare appunto con quel disegno di legge la dignità della donna e integrità in quanto persona quindi è l’affermazione del diritto di autodeterminazione del proprio corpo e sulla propria sessualità grazie a queste disposizioni Noi ci troviamo in un contesto sov sov sia per quanto riguarda gli impulsi derivati dal Movimento determinati dal Movimento femminista sia per quanto riguarda la condizione specifica delle leggi ad una apparato di norme che possiamo dire è fermo è sostanzialmente fermo da 30 anni se non sbaglio è vero che abbiamo avuto i vari soccorsi e scusate i Cici i codici Rossi il codice rosso rimod ificato ulteriormente e tutto ciò che è inutile C ma è altrettanto vero che ci si trova di fronte ad una situazione di assenza di garanzie che incidono in prevalenza sulla prevenzione quindi coniugare prevenzione e tutela significa capire se effettivamente nel concreto l’attuale

    situazione che noi registriamo è tollerabile o no E gli elementi che sono stati considerati poc’anzi segnalano una situazione diversa quindi grazie a

    due persone attive che all’epoca io devo necessariamente citarle rapidissimamente la dottoressa Annamaria Serafini che era deputata alla camera e senatrice della Repubblica che poi ha ricoperto per incarichi parlamentari e il dottor Pietro forno procuratore aggiunto

    Allora presso la Procura della Repubblica prima di Torino e poi di Milano sono totalmente assenti queste figure dalle citazioni che vengono normalmente fatte per rievocare diciamo così l’attività o meno nei cambiamenti legislativi Io credo che sia doveroso in quest’ultimo soprattutto per quanto riguarda l’attività del dottor forno che è stato ideatore E direi realizzatore di tematiche investigative a mio parere tra ma non so a mio parere tra le più avanzate d’Europa fatta questa questa doverosa premessa di dare il riconoscimento a chi effettivamente ha lavorato per la promulgazione della riforma ripeto congelata nel 96 sulla violenza sessuale che ha diciamo così reso la figura del minore sicuramente più centrale No però abbiamo Questa situazione ormai che richiama una un cambiamento io arrivo subito ad un evito di riprendere varie questioni che sono state trattate e per dare appunto spazio a 23 persone ora che che stanno ascoltando e arrivo alla necessità di intervenire e quindi è un aspetto immediatamente propositivo che si collega che è stato citato poc’anzi si collega

    alla espresso indirizzo che ha dato l’ono noi in quell’occasione Eravamo presenti alle agli incontri che in tre giorni sono stati tenuti ed Eramo presenti quando se vi vi collegate vedete quel video quando è stata redarguita efficacemente cioè prima di aver formalizzato quegli ammonimenti nei confronti del nostro paese c’è stato Appunto Una considerazione dell’inattività del nostro paese no E da lì è derivato questo impulso al cambiamento che come dicevo prima a mio parere e arrivo subito all’aspetto tecnico è possibile realizzare ma anche subito e qual è Noi abbiamo già nel nostro codice eh penale di merito i colleghi che sono in ascolto capiranno ma io devo reiran al volo quello che dirò ma io devo essere e il più possibile chiaro nei confronti di tutti coloro che che ascoltano Noi abbiamo già un articolo che è espressamente rubricato omessa denuncia di reato da parte del cittadino ed è limitato Permettetemi che prenda il Vangelo il nostro Vangelo E di chi opera in questo ambito perché non vorrei dire delle inesattezze che il

    364 lo leggo rapidissimamente vi sta consentendo Allora il cittadino che avendo avuto notizia di un delitto con contro la personalità dello Stato per il quale la legge stabilisce la pena di morte l’ergastolo non ne fa immediatamente denuncia all’autorità indicata nell’articolo 361 è punito con la reclusione fino ad un anno o con la multa da euro 103 a euro eccetera eccetera io non mi soffermerei ovviamente sulla condizione reattiva del legislatore in relazione alla pena ma a noi interessa che si centralizz in modo molto chiaro e e quindi un comando un precetto normativo questa integrazione quindi si potrebbe eh

    alla Punto iniziale dove viene appunto evidenziato Chi ha notizia di un delitto contro la persona dello Stato per il quale legge stabilisce l’ergastolo si potrebbe aggiungere nonché dei delitti di violenza sessuale a danno di minore di atti sessuali con minorenne quando procedibili d’ufficio di corruzione di minorenne di adescamento di minorenni di prostituzione minorile di pornografia minorile e di detenzione di materiale ografico da qui c’è diciamo così la l’espressione che ne obbliga la denuncia Quindi come condotta omissiva appunto di questo Pretto che non ne fa immediatamente denuncia l’autorità indicata quindi che vuol dire non limitare quindi questo questa disposizione al a chi è a conoscenza di reati commessi nella menzione di reati contro la stato Chi ha notizie di di un terrorista diciamo così che prepara un attentato all’obbligo viene ricalibrato questa questa questa unicità diciamo così parzialità della disposizione e allargata alle questioni che ci interessano e di cui stiamo trattando vorrei aggiungere e mi avvio alla conclusione perché a me interessa molto anche il come nei territori nelle varie realtà del nostro paese viene considerata e viene recepita la condizione del minore dicevo queste disposizioni e prima mi sono espresso in modo critico nei confronti delle ultime anche delle ultime modifiche Ma perché Perché non è con l’inasprimento

    della reazione dello stato di fronte a determinate condotte che eh quindi inasprendo le leggi inasprendo la pena si possa ottenere un risultato basti considerare i femminicidi no dove e qui arrivo l’altro punto dove e un reato predittivo della del femminicidio ma aggiungerei anche della violenza sessuale agita nei confronti delle donne e dei bambini e il maltrattamento il reato di maltrattamenti nel nostro sistema pratico quindi parlo mi riferisco all’attività specifica delle procure Con le dovute eccezioni ovviamente ma mi assumo la responsabilità di ciò che sto affermando è veramente difficile trovare una coerenza su questo ma soprattutto anche anche per quanto riguarda l’emanazione di misure eh cautelari che si agganciano alle finalità eh centrali della della prevenzione e quindi si può fare un ragionamento più concreto sulla tutela effettiva no riprendendo il filo e concludo sull’altro Aspetto che viene m eh non viene disvelato Eh che appunto Eh si identifica nel reato di maltrattamenti eh vi sono dei segni tangibili dei comportamenti chiari e questi e dei comportamenti Chiari che rispetto ai quali se intervenendo tempestivamente come è accaduto in nel in un recentissimo femminicidio dove praticamente la procura la procura o quantomeno le forze dell’ordine ma sicuramente il soccor il i nuovi codici portano a questo alla all’intervento No al binario preferenziale no se si fosse intervenuto prima quella donna sarebbe ancora viva ora vi è quindi anche la possibilità e direi anche la necessità quantomeno culturale di considerare anche l’inclusione nella modifica che pocanzi del 364 anche per il reato dei maltrattamenti nei confronti dei Minori perché io posso anche vedere notare che un genitore dà uno schiaffo ad un bambino se lo vedo una volta due volte ma poi se questi schiaffi o queste queste queste condotte qualificabili come percosse sono reiterate non parliamo più di percorso non parliamo più o quanto meno di quelli di quell’ indicatore educativo diciamo così tollerato nel rapporto con un con un bambino con una bambina parliamo di maltrattamento e quindi è estremamente importante che si ragioni su questo allora io mi fermo veramente questa volta e do la parola Mi riservo Quindi se se è possibile se mi dà spazio per gli altri interventi Buona continuazione Grazie


    Carla Puligheddu – Garante dell’infanzia e dell’adolescenza della Sardegna

    Allora eh passo Allora intanto che risolviamo il problema alla dottoressa Carla pugli gedu che è il garante della Regione Sardegna Sì buongiorno a tut la quale chiedo scusa per averle storpiato il cognom Non si preoccupi Capisco capisco la complicazione Buongiorno eh quindi mi sentite Benissimo allora Grazie innanzitutto per avere organizzato questo momento di informazione di formazione di conoscenza perché reperire dati è veramente difficile su tutti i fronti anche all’interno delle istituzioni e per conto delle istituzioni Quindi è un problema che io affronto quotidianamente la regione Sardegna è colpita ovviamente da questo fenomeno che si sviluppa principalmente per una questione di povertà educativa che riguarda l’ambito minorile nella sua completezza considerando tutti i soggetti che si occupano della della formazione della crescita dei bambini e delle bambine in Sardegna si verificano fenomeni di maltrattamenti di abusi sessuali soprattutto nei confronti delle bambine che mi mi è capitato spesso di incontrare nelle comunità di accoglienza in un numero veramente esagerato e sorprendente direi che la la questione della prevenzione sia dirimente non c’è una formazione sulla e un supporto alla genitorialità la violenza assistita è frequente e determina tutta una catena di privazioni di diritti di mancanze di tutela il sistema di tutela minorile giuridico è molto lento e questa lentezza determina uno sviluppo ulteriore di violenze credo che si debba partire dalla famiglia per la per la formazione che manca appunto da molti genitori giovani anche che sono il frutto di un modello educativo che in questo momento non è più valido un modello educativo che guarda soprattutto alla prestazione propria all’immagine e quindi trascura tutta una serie di importanti funzioni genitoriali che sono soprattutto quelle dell’ascolto l’ascolto non soltanto ovviamente in famiglia a livello giuridico è un diritto che penalizza i minori perché non sono ascoltati adeguatamente non sono considerati nel momento in cui riescono ad esprimere un disagio Inoltre la questione della denuncia è molto scoraggiante nel nostro sistema perché la denuncia la denuncia C delle violenze quando quando le donne soprattutto riescono ad affrontare coraggiosamente un processo giudiziario che anche si si sviluppa E si e si realizza la come dire il la violenza stessa si accerta Ecco può subire ulteriori processi per diffamazione Perché il soggetto violento a sua volta denuncia la propria vittima riconosciuta pure vittima e quindi la donna si trova ad affrontare sempre e soltanto processi a se stessa alla propria esistenza pertanto Grazie Ne approfitto per riflettere e per sostenere le proposte che sono state oggi presentate Grazie


    Fabio Biasi – Garante dell’infanzia e dell’adolescenza della Provincia autonoma di Trento e la consulente dott.sa. Manuela Paganini

    passo Allora il la parola a Fabio Biasi garante dell’infanzia e dell’adolescenza provincia autonoma di Trento che credo sia sostituito dalla dottoressa Manuela Paganini se non sbaglio giusto Eh sì buongiorno Sono Manuela Paganini in questo momento il dottor Biasi purtroppo non ha potuto collegarsi perché aveva un impegno e niente io lo rappresento ringrazio per per questa opportunità perché ritengo che sia veramente soprattutto questa raccolta vostra di dati e questa rappresentazione di questa purtroppo triste realtà mi è piaciuto mi sono piaciute le proposte a livello Insomma di di modifica eventualmente legislativa quello che si potrebbe fare le proposte perché credo che si debba sempre no partire da partire da delle proposte per poter no cambiare anche noi nella nostra realtà Trentina in questi 5 anni di mandato del dottor Biasi lui adesso è in scadenza stanno nominando il nuovo garante abbiamo potuto purtroppo osservare un un fenomeno molto molto forte quindi diffuso insomma in tutta Italia ma purtroppo in tutto il mondo che è quello effettivamente della violenza sulle donne sono stati numerosi i casi che sono arrivati all’interno appunto del nostro ufficio questa violenza domestica spesso purtroppo Ehm etichettata no si perde Eh si perde a volte il riferimento quando poi si parte passa anche in fase giudiziale dove Eh la violenza domestica spesso viene letta come conflitto genitoriale e e lì e lì cominciano i guai Nel senso che eh come dire no si perde un po’ effettivamente il Focus e chi ne va di mezzo sono Naturalmente le parti più deboli che sono i bambini e sono le donne eh Ecco noi abbiamo osservato questo ci rattrista molto eh Abbiamo ascoltato tantissime persone abbiamo cercato di di aiutarle in in tutte le maniere però veramente nel nostro piccolo secondo me si potrebbe fare molto molto molto di più anche perché nel momento in cui veramente la violenza domestica viene confusa con conflitto genitoriale si perde davvero il nome reale del del

    fenomeno io non ho altro da aggiungere perché credo ci siano persone anche molto più no competenti e più e più formate di me su altri argomenti su quello che soprattutto avete affrontato voi come dire non sono Digiuna purtroppo di queste esperienze rappresentate dal vostro report e condivido effettivamente anche il dato che avete dato triste che una vittima Solamente dopo una media di 33 anni riesce effettivamente a parlare e purtroppo quando i bambini invece parlano noi ci siamo accorti che vengono sottovalutati vengono i bambini non non raccontano direttamente della violenza raccontano sostanzialmente ci Lanciano dei messaggi come prima è stato no quando la bambina aveva raccontato no alla madre quell’episodio successo con il prete lì è l’adulto che deve interpretarlo purtroppo suon di diritto a volte viene no il debole rimane sotto questa questa macchina no anche della giustizia Ci vuole un apparato forte un apparato che crede che crede realmente che purtroppo queste cose accadono e e che riesca davvero a dar voce perché questo è importante dare la voce reale ai bambini avere dei tecnici che G ascoltano realmente e che possano rappresentarli in giudizio Questo è grazie Grazie dottoressa Paganini e aggiungo una cosa perché in realtà bisogna calcolare che noi adulti ci rendiamo di un abuso sessuale dal bambino No io sono stato V dagli 11 ai 15 anni e io non me ne rendevo conto perché c’era la mia maturazione ormonale che mi dava novità no fisiche no nuovi effetti fisichi fisici pardon e e e Insomma sembrava Perino tutto normale non c’era stata un’istruzione unazione civica come dicevo prima che mi permettesse di percepire il pericolo che io in quel momento sono sincero non percepivo e riguardo la maturazione che lei ha detto 33 anni e anche qui di nuovo Torna utile l’obbligo di denuncia perché capite che la denuncia avviene verosimilmente abbastanza vicina agli abusi no insomma in un al temporale relativo e la vittima viene aiutata perché il bambino anche lì non sa che e questo TR questo un trauma e può dargli No delle problematiche quindi matura poi naturalmente il trauma E infatti si arriva poi io ho denunciato a 40 anni Ecco Oggi faccio il presidente Purtroppo Purtroppo quello Purtroppo quello che noi abbiamo visto e ci rammarica davvero moltissimo abbiamo avuto casi in cui sono venute delle donne le mamme a denunciare gli abusi subiti dai loro figli magari in tenera età sto parlando di bambini di 2 di 3 anni e purtroppo non sono state credute Il problema è che anche l’ufficio ovviamente noi siamo pubblici ufficiali Quindi abbiamo denunciato no alla Procura abbiamo fatto le segnalazioni sugli elementi che ci venivano fornite poi è la parola della madre col suo avvocato contro quella del padre e si apre una cosa lunghissima eterna dove questi bambini comunque vengono eh Eh vengono esposti perché fino alla fine che non si fino a quando non si arriva alla fine del procedimento il bambino rimane all’interno di questo no delle scelte degli adulti e che sono che sono armati che sono armati soprattutto quando devono proteggere no se stessi da delle accuse che sono pesanti veramente pesanti però purtroppo abbiamo visto delle mamme che non hanno nemmeno i mezzi economici per poter poi affrontare queste situazioni e quindi noi abbiamo le le abbiamo sostenute con tutti i mezzi che avevamo e però poi è la giustizia che deve fare il resto e deve essere la vera giustizia


    Guia Tanda – Garante dell’infanzia e dell’adolescenza della Liguria

    la dottoressa Giulia Tanda che è il garante dell’infanzia e dell’adolescenza della Regione dove ha anche sede l’avete l’abuso che è la Liguria dottoressa prego Eccomi Grazie innanzitutto saluto tutti e ringrazio per l’invito La questione è credo molto complessa ha mille sfaccettature che vanno Appunto dai maltrattamenti dagli abusi dalla difficoltà eh di segnalarli dallo stesso anonimato che cerca la vittima di di di di di questi abusi quindi la La questione è veramente complessa se devo concentrarmi su quello che ho acquisito le nazioni che ho acquisito in questa interessantissima riunione Sono proprio questi dati allarmanti di abusi che avvengono all’interno della chiesa perché qui si giustifica effettivamente il fatto che le cose fino a quando non non viene effettivamente costituita una commissione Non non si potrà trovare una vera prevenzione o una vera diciamo condanna e espulsione dal dal ruolo del dell’artefice di un delito così

    grave TR l’altro ripeto ho premesso che è una questione che ha mille sfaccettature perché da un lato è difficilissimo come diceva acquisirne le prove ma questo sotto sia nell’ambito familiare che nell’ambito extrafamiliare che e in questo senso Quindi secondo me la cosa importante è che sia supportata la famiglia che concordo con la garante della Sardegna esiste una carenza Almeno io trovo che ci sia un non Perdonatemi il termine ma un decadimento della responsabilità genitoriale importante che nasce sia dalla difetto di ascolto e sia dal difetto di assumere posizioni di riferimento di protezione e di accudimento effettivo troppo concentrati sulla propria realizzazione la secondo il secondo invece che riuscirebbe a portare a termine effettivamente il diritto all’ascolto sarebbe l’ambito scolastico cioè Bisognerebbe far sì che nell’ambito della scuola questi ragazzi siano si Sian si sentano forti nel poter parlare ma più che altro nell’essere ascoltati perché diritto all’ascolto al diritto d’ascolto deve essere presa in considerazione anche l’adulto che prende in consider aone il bambino quindi io vabbè ho avuto delle questioni spesso molto brutte Perché spesso vengono nell’ambito della conflittualità genitoriale vengono vengono messe in dubbio diciamo la veridicità delle denunce in quanto viene considerata una strumentalizzazione per portarsi la vittoria nell’ambito della di un procedimento tra i coniugi o o nella coppia eh D’altra parte eh certe volte effettivamente queste queste situazioni vengono strumentalizzate quello che trovo molto grave è il non recepimento totale di quello che dice ora la Cassazione eh A volte la conflittualità porta il bambino a voler allontanare una delle due figure genitoriali ecco questo comporta spesso da parte dell’autorità giudiziaria l’allontanamento del bambino dal nucleo familiare questo lo trovo una cosa gravissima perché Innanzitutto la bigenitorialità è un diritto Ricordiamoci e non è un dovere da parte del bambino secondo il sostegno alla bigenitorialità può essere portato nell’ambito domiciliare strappare un bambino alla madre trovo che sia un effetto traumatico e non può che aggiungere danno su danno e questo sono forme comunque di maltrattamento queste decisioni normalmente sono supportate da relazioni da parte degli assistenti sociali psicologi Ecco sotto questo profilo a me piacerebbe che ci fosse una maggiore informazione che ci fossero dei diciamo dei percorsi dei tirocini dei corsi in cui si spiega bene che cosa quali sono i diritti sanciti dalla nostra Costituzione dall’onu dalla convenzione di Strasburgo sui bambini perché secondo me siamo rimasti un pochino indietro sotto questo profilo dichiarare un diritto all’ascolto quando in realtà i bambini sono ascoltati se hanno la capacità di discernimento che è un concetto molto discrezionale solo quando sono tirati dentro un procedimento non mi sembra la Real di un diritto ad ascolto Grazie comunque grazie


    Monica Sansoni – Garante dell’infanzia e dell’adolescenza del Lazio

    Allora Eccoci

    qua Francesco buongiorno Buongiorno Sentite signori Sì bene ok Mi dispiace ho messo anche delle cuffie ma non non ho risolto nulla quindi io mi sento molto bene e ho ascoltato tutti gli interventi dall’inizio saluto di nuovo rete l’abuso e te Francesco con il quale ormai abbiamo un contatto quotidiano Saluto i colleghi delle altre regioni d’Italia che come me svolgono questo importante e delicatissimo ruolo che ci vede tante volte e in prima linea sulle situazioni che riguardano appunto anche l’abuso sessuale psicologico dei nostri minori d’età saluto anche non so se sono ancora collegati da Tivoli no Child abuse proprio ieri c’è stata un’altra udienza presso il Tribunale di tiboli dove io sono nuovamente costituita parte civile Ciao ciao a tutti buongiorno buongiorno anche all’avvocato che ho avuto modo di seguire proprio in questi procedimenti penali io per chi un po’ conosce la mia storia istituzionale sono costituita parte civile in diversi processi penali che

    porografia sia per quanto riguarda il Tribunale di Latina sia per appunto la provincia di Roma e il tribunale di

    Tivoli Io ho avuto modo di avvicinarmi Purtroppo alla fenomenologia della pedofilia e della pedopornografia anche prima dello svolgimento di questo mio ruolo istituzionale sono ormai più di 20 anni che tratto questa materia ed è anche una delle materie che insegno all’interno delle scuole di polizia di stato come criminologa e quindi la materia di criminologia soprattutto in riguarda proprio questi questi fenomeni non nascondo Purtroppo una certa

    difficoltà Questo argomento soprattutto con come dire i ragazzi e le ragazze i bambini e le bambine all’interno di quei progetti di Porto all’interno delle scuole Anche quest’anno abbiamo già presentato varie progettualità che riguardano proprio prevenzione sensibilizzazione e contrario dei fenomeni dell’abuso perché poi quando parliamo di abusi È ovvio che diciamo la mia attenzione riguarda e si concentra sulla tutela e sulla protezione del minore affinché i suoi diritti vengano garantiti e quindi uno dei miei compiti uno delle mie funzioni una delle mie funzioni è anche quella di formare i nostri ragazzi affinché loro stessi possan individuare quei campanellini d’allarme che ahimè stanno conducendo il minore proprio alla vittimizzazione Quindi ad essere bersaglio del pedofilo e diciamo che ho più facilità Io vi porto anche un po’ la mia esperienza di questi anni e quotidiana diciamo No ho più facilità ad approcciare l’argomento sotto il punto di vista del web Razzi e anche le famiglie diciamo si aprono un po’ di più all’argomento del grooming per esempio d adescamento online del figlio o della figlia che appunto altro non è che Eh la pedofilia onine quindi tutto quello che è pedopornografia quando invece andiamo a toccare tutti quei segnali di rischio che visavì i nostri giovani invece potrebbero avere li trovo più difficoltà all’approccio perché c’è difficoltà ad affrontare proprio l’argomento sulla sessualità sulla come dire sul poter indicare ai nostri giovani Quali sono i comportamenti che noi adulti dobbiamo mantenere verso i minori d’età e quali sono quelli illeciti invece c’è un bellissimo progetto che io non mollo continuo a seguire un po’ a distanza che è la campagna di sensibilizzazione del Consiglio d’Europa si chiama One on Five e l’Italia è nel tavolo tecnico di questo progetto che attraverso dei fumetti attraverso dei video dei cortometraggi adatti dai dai 3 anni ai 18 anni conduce proprio minore Alla scoperta di quello che è consentito e quello che non è consentito si intitola qui non si tocca e c’è un personaggio che è chiko che si Acc che è un bambino Insomma è un piccolo pupazzetto che rappresenta un bambino e si accompagna alla mano e appunto insegna il qui non si tocca qualche anno fa Lo raccontavo tempo fa appunto anche a Francesco provato a proporlo all’interno degli uffici scolastici eccetera però non ha trovato molto molta adesione come dire e in qualche modo però nella divulgazione di quelli che sono ITI dell’infanzia e dell’adolescenza è chiaro che io continuo a come dire formare i ragazzi rispetto a quelle che sono le convenzioni internazionali no E ovviamente all’interno se noi pensiamo a tutti quelli che sono i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza troviamo appunto anche quello che è il diritto alla buona e giusta crescita psicofisica psicoemotiva di un minore in qualche modo di approcciare anche l’argomento appunto dell’abuso sessuale però è innegabile io mi sento oggi di parlare comunque a tecnici a professionisti che ben hanno presente cosa sia la pedofilia dal punto di vista teorico e anche purtroppo ahimè dal punto di vista pratico Io ho avuto e ho ancora modo di supportare i ragazzi che sono stati inglobati in un reato di pedofilia c’è chi diciamo ne è uscito anche se poi punto di vista non se ne esce mai definitivamente No per il trauma che si trascina dietro un essere umano che è stato appunto vittima di un reato del genere è eterno io lo chiamo reato irreversibile no anche se l’elaborazione con il tempo con la crescita personale si modifica però sarà un segno bile nella vita dei nost ragazzi è Chavo Anche se mi dispiace

    l’ultimo appto il fatto di dover ascoltare i ragazzi ha una fondamentale importanza infatti una delle Mission del garante quello ascolto minori d’età ed è me da quando poi io il piacere di poter portare avanti questo incarico ma già dal 2012 la dei precedenti garanti Ma quando sono stata io in prima persona la cosa che ho potuto approfondire maggiormente è proprio l’ascolto e non a caso insieme all’avvocato che credo si collegato non so se era riuscito per ad entrare perché aveva qualche difficoltà nel 2022 che mesi dopo la mia nomina abbiamo voluto fortemente istituire il primo centro antiviolenza minor che per la prima volta vede proprio l’ accoglienza diretta dei minori che sono vittime di reato ed è stato proprio questo centro ha portato a galla i casi di pedofilia che voi avrete sicuramente letto ad esempio quello del professore profess di professore di religione diacono della nostra Curia ancora il gruppo

    scout parrocchia Provincia Quindi sempre della nostra regione Lazio Ecco attraverso proprio questo centro Dona anche ai ragazzi la facilità di accesso e di appr con personale che è abilitato ed è formato all’ascolto del minore si è avuta la possibilità di garantire che cosa quella fiducia quella sensazione di accoglienza e di protezione i ragazzi potersi aprire a un argomento così delicato Noi oggi abbiamo avuto modo di osservare anche dei numeri un report importante quello che Francesco ci ha presentato no Quindi immaginiamo quanto oltre questo report Noi abbiamo come sommerso Quanti casi che non emergono e guardate che in questi giorni di fine state di inizio del nuovo anno scolastico Io sono stata già contattata da altre tre situazioni che mi vorranno rappresentare abusi ai danni di Minori che provengono Purtroppo da ambienti della chiesa e mi sto organizzando per ricever ulteriori tre famiglie che mi hanno scritto anonimamente in prima battuta sulla mail istituzionale e io non tralascio mai nemmeno le mail anonime No perché normalmente in come dire anche istituzioni come una quantità enorme di mail di comunicazioni E talvolta un po’ indubbie Ma io da sempre anche precedentemente ho sempre voluto Verci un po’ lungo No nel vedere dietro quell’ anonimato cosa ci fosse seguendo anche spesso il consiglio delle procure Perché i vari procuratori delle varie provin hanno sempre suggerito comunque di segnalare anche la la mail anonima e E così ho fatto oggi come oggi oltre che segnalare la le mail anonime alle procure di appartenenza cerco di approfondire io di analizzare io chi c’è dall’altra parte e questo è stato uno di questi casi dove ho trovato dei genitori da qualche riflettevano sul parlare o non parlare di queste vicende che erano emerse nella loro famiglia e adesso nei prossimi giorni appunto avremo modo di di incontrarci io cosa faccio Normalmente vi porto anche il punto di vista pratico

    prima ci parlava dell’obbligo della denuncia no Ecco io quando raccolgo un riferito così delicato ma anche di altri tipi di maltrattamenti Elia non solo su questo argomento si uno stiro subito una relazione e ancor prima Probabilmente che un docente un genitore un comune cittadino che si è rivolto a me che Comunque mi ha dato questa notizia di reato da denunciare sono io per prima che denuncio vado in procura dep la mia aione verbalizzo e faccio la denuncia querella portando

    dessa Sansoni la sentiamo a stari adesso Mi sentite adesso sì adesso sì ecco le tocco anche un attimo il tempo Sì le persone che vengono direttamente che vengono da me mi probatori che posso sentite bene No no andiamo po’ Non so perché adesso sì adesso sì Vediamo ok Dicevo gli elementi probatori acquisisco diciamo danno la possibilità in più di poter unaa anche già corr di qualche prova Quindi come vedete i servizi sono fondamentali il servizio che noi possiamo dare al territorio

    la norma da una legge istitutiva che ci dà la possibilità di lavorare a anche queste razioni devono essere come dire potenziate di servizi che garantiscano alle persone che si rivolgano a noi istituzioni di poter avere poi tutto un corollario diatto vero

    figura di garanzia devo poi avere la possibilità di essere guidato fino alla fine anche a dover a sporgere una denuncia ad affrontare un processo ed avere anche un supporto psicologico che mi aiuti ad essere è anche pronto a presentarmi nelle aule dei Tribunali perché tante volte quello che io riscontro è anche questa fragilità il non avere la certezza di avere poi a fianco un’equipe che ci aiuti ad andare avanti e allora molti decidono di non parlare anche per questo motivo e poi i ragazzi la paura principale che hanno che io rilevo è quella di non essere creduti ed ecco perché io in primis mi faccio portavoce e anche quando ho poche prove quando ho pochi elementi da poter donare alla magistratura Io comunque la denuncia la la faccio lo stesso e la porto avanti la nozione d’abuso ormai ce lo diciamo no tra noi che trattiamo questa materia insomma in maniera profonda ha assunto varie connotazioni e quindi avere la possibilità di far capire ai nostri giovani che anche una una parola Quindi anche un verbale prima ancora di arrivare fisico ci può dare quella come dire notizia che qualcosa già sta andando per un verso sbagliato È fondamentale quindi il mio lavoro anche quest’anno sarà sicuramente concentrato ad insegnare ai ragazzi per quello che potrò fare e quello che poi lasciate Meo dire mi consentiranno di fare

    eh di non di renderli comunque edotti di non lasciarli nell’ombra di non lasciarli in quelle situazioni un po’ fumose che non garantiscano seriamente la loro protezione e la loro tutela mi fa piacere aver ascoltato anche la citazione delle varie convenzioni che esistono e che anche proprio con l’avvocato Lattari abbiamo potuto modo anche di ascoltare nelle aule di tribunale perché spesso guardate le convenzioni internazionali sono tante e ma rimangono lì vengono forse lette nei codici Ma poi applicarle c’è una grande fatica e invece questo per la tutela giuridica del minore è fondamentale non le voglio trattare le ali Sì vado a concludere Infatti cho Scusa concludevo proprio con l’obiettivo della tutela che è diciamo una branca che non va sottovalutata per quanto riguarda noi garanti e quindi quello di prevenire ed evitare gli abusi e quindi di insegnare Quali sono gli atteggiamenti lesivi del diritto del

    minore e consentirne così il recupero ed il benessere psicofisico questo è qualcosa che su cui dobbiamo cercare di concentrarci credo che oggi la rete si stia ampliando e spero che questo sia un trampolino di lancio per un futuro lavorativo e una proficua collaborazione Grazie


    Giovanni Galano – Garante dell’infanzia e dell’adolescenza della Campania e la dott.sa Antonella D’Andrea

    Allora ancora un attimo vedo che è rientrata la dottoressa Antonella D’Andrea che che è la consulente del dottor Giovanni galano garante dell’infanzia e dell’adolescenza della Regione Campania che prima combinazione caduta la linea prego dottoressa Abbia pazienza Infatti l’ho cercata prima però non vedevo né lei né il Dottor galano aspetti che non audio aspetti Allora vediamo un po’ m m m aiuto Abbia pazienza ma Ah E dov’è allora e che le apro l’audio eh dottoressa chiedo scusa che non la trovo qua come mai Ah eccola qua ecco qua m Salve Eccola eccola Buongiorno Scusi Chiedo veramente scusa È stato è stato molto complicato Non so Non saprei dire neanche perché ma entravo e uscivo in continuazione mi è venuto il mal di mare a un certo punto Allora intanto io sono una psicologa psicoterapeuta della famiglia faccio parte dello staff del garante dell’infanzia e dell’adolescenza della Regione Campania il dottor Giovanni galano che vi vi lascia i saluti e vi fa tanti complimenti per questa iniziativa e naturalmente condivid però con lui questa esperienza ma soprattutto i dati che sono usciti fuori non ho avuto la possibilità di ascoltare tutto ma ho la possibilità di avere il materiale da quello che ho capito Lo spero più che altro Sì Sì Sì assolutamente assolutamente poi e in quanto sono una membra del dello Stato dello staff del garante e io sono una psicologa quindi mi mi occupo del dell’ambito psicologico poi ci sono insegnanti assistenti sociali Il discorso è estremamente interessante vi dico che cosa accade in Campania almeno dall’esperienza che stiamo vivendo perché il

    garante non ancora ha fatto diciamo il suo primo anno di lavoro ufficiale però ci muoviamo moltissimo nelle scuole siamo presenti in in molti molti plessi scolastici partendo soprattutto dalla primaria e raggiungendo Naturalmente le classi che riguardano le superiori però mi sembra di capire di intuire che c’è una fascia che diventa una fascia bersaglio cioè una fascia abbastanza precoce ma nello stesso tempo C iiamo anche di associazioni quindi andiamo spessissimo nelle associazioni sento che questi due elementi in qualche modo dovrebbero avere degli strumenti per poter captare quel disagio che naturalmente non sempre ha la possibilità di venire fuori in quanto psicologa la mia esperienza per questo riguardo questo tema è un’esperienza sicuramente frequente purtroppo cioè frequentemente io accolgo persone che hanno avuto questo tipo di di di abuso però la nostra idea almeno in questo primo anno di lavoro la nostra idea è di entrare nelle scuole e di entrare nelle associazioni con una sorta di possibilità di dare anche ai ragazzi la possibilità di di cogliere quelli che sono elementi diciamo di disturbo e elementi abusanti siamo molto giovani come come staff e quindi questa è la nostra il nostro primo anno di lavoro siamo spesso nelle associazioni siamo spesso nelle scuole siamo spesso con i bambini e con i ragazzi e quindi cerchiamo di dare loro degli strumenti anche per avere un buon alfabeto emotivo capire cosa è diciamo giusto accogliere e cosa non lo è Grazie dottoressa D’Andrea La ringrazio faciamo


    Giorgio Barone  – CBI – Pres. Commissione Medica e Antidoping – PCSOS Project Mgr. – Protezione dei Bambini nello Sport – Compliance Lead Auditor FMSI / CONI-NADO / IAAF

    Lascio la parola a Giorgio Barone prego Mi sentite sì prego prego Perfetto Grazie Sarò velocissimo e vi ringrazio per lo spazio che mi date e veramente occuperò un paio di minuti fermo restando la disponibilità lei su questo argomento Allora Sport Ci troviamo nella condizione che lo sport viene per percepito no come esperienza positiva dall’ 85% dei bambini e relativamente dalle stesse famiglie ci siamo posti il problema attraverso un’indagine che è stata fatta negli ultimi due o tre anni stiamo parlando di approcci all’interno dei comitati olimpici o delle Federazioni Medic sportive quindi è questo il contesto nel quale io opero da tanti anni e disposizione questo e abbiamo fatto delle ricerche ovviamente utilizzando dei finanziamenti della Comunità Europea o di altre entità dove hanno partecipato i vari comitati olimpici attraverso le proprie organizzazioni distribuite in tutto il mondo sto parlando di Austria Belgio Germania Romania Spagna Turchia USA Italia Australia quindi molto molto significanti dal quale è emerso che l’85 dei bambini e delle famiglie sono contenti dei risultati educativi sugli aspetti trasferiti dallo sport e dall’attività ludicom motoria sui bambini capaci anche eventualmente in certi contesti di trattare o di iniziare il trattamento di certe patologie

    ovviamente quando siamo andati a ricercare le variabili sono emerse delle cose che anche da parte nostra sono rimaste completamente ci hanno fatto basire e vi do i dati che non che stiamo preparando per pubblicare in questi giorni quindi stiamo parlando di 65% di violenza psicologica sui bambini farli diventare campioni fargli fare le cose in un certo modo per generare attenzione sulla palestra piuttosto che generare attenzione sull’allenatore o di altro tipo c’è un 56,5 per di bullismo fra i ragazzi eccetera che non viene assolutamente contrastato maltrattamenti di di vario tipo di esclusione Ma quando parliamo di aspetti sessuali e questi sono dati che stiamo parlando di oltre 20.000 indagini fatte e tutte validate dal punto di vista statistico stiamo parlando dal 28 al 32% di abusi con contatto o senza contatto quindi con il minore che aumentano al 35% Quando io ho dei Minori disabili e È proprio per questo che sono nate IAF che è la federazione mondiale dell’atletica ad aprile di quest’anno e l’Australia e gli Stati Uniti che stanno uscendo delle nuove regole per tutte le associazioni sportive che ospitano bambini e quindi ci saranno delle ispezioni per poter assicurare un minimo di standard atto a prevenire questa dimensione che effettivamente se se noi pensiamo a tutti i ragazzi e a tutti i bambini che per noi diventano adulti a 16 anni eh quindi abbiamo già tolto dai 16 A 18 perché sono già atleti Ecco Voi vedete Quanto è grande questo problema e quanto è importante affrontarlo io non posso darvi diciamo tutte le delucidazioni che e tutte le tecnicità che voi state vivendo Io vi posso solamente portare che quelli che ci mandate nello sport ragionevolmente attorno al 35% saranno toccati o dall’allenatore o dal massaggiatore o da qualche altro soggetto che tenterà di entrare in contatto con questi bambini e quindi dobbiamo fare cosa sta succedendo in questi giorni in questi giorni stiamo preparando quindi le linee guida e un elenco di soggetti che rispetteranno cer regole Quindi con delle sorveglianze che nascono in ambito sportivo per fare entrare le Buone prassi Tenete presente che l’esperienza fatta che è iniziata circa 10 anni fa con le segnalazioni anonime fatte per l’uso di sostanze vietate quindi sto parlando di antidoping tribunale Nazionale antidoping eccetera non stanno dando risultato voluto quindi c’è una attività di investigazione c’è un’attività di formazione c’è un’attività di preparazione dei medici e di attività di controlli a sorpresa eccetera però

    Credetemi è un percorso anche per noi molto molto molto difficile in quanto poi non abbiamo il collegamento come i colleghi eccetera con la giustizia perché da noi La giustizia è solamente giustizia e quindi non c’è la cultura della denuncia io con questo mi fermo per lasciare spazio a tutti gli altri però era giusto per confermare che questo percorso che voi state portando avanti è confermato e tutti questi documenti qualora ne aveste necessità sono pubblici e Possiamo farli avere sia all’associazione che ai singoli professionisti grazie grazie a te Giorgio sottolineo solo che c’è un Cioè lui lavora in ambito coni hanno una struttura agonistica che tornando al certificato antipedofilia ha l’obbligo dal Se non ricordo male gennaio 2023 di esibizione Ma hanno anche loro Purtroppo la parte del volontariato No perché c’è anche una parte volontaria e anche lì cioè poi il problema diciamo riemerge ritorna giusto Giorgio assolut pensate solamente ai grandi eventi ai giri d’Italia piuttosto che alle maratone piuttosto che tutte queste dove le famiglie e il volontariato è compreso i servizi sanitari presenti di emergenza sul campo sono coinvolti


    Dante Ghezzi – psicologo, psicoterapeuta, supervisore Emdr, membro dell’équipe Tiama e membro del coordinamento italiano CISMAI

    Perfetto grazie Giorgio passo la parola al dottor Dante Ghezzi psicologo psicoterapeuta e supervisore mdr membro dell’equipe diama nonché membro del cismai italiano e vedo che c’era anche la dottoressa Marianna Giordano che anche lei fa parte del cismai prego dottor Dante Ghezzi sì molto interessante il nostro incontro il nostro dibattito io brevemente tratterò due temi dal Dal mio punto di vista come psicologo che si occupa di bambini vittime ma anche di abusanti 33 anni dice lo studio australiano che sottolinea Quanto tempo ci vuole perché emergano questi dolori questi traumi antichi dell’abuso Guardate che nel 1980 judi Herman era del tema che ha scritto il libro fondamentale guarire dal trauma stampava la il proprio materiale con ciclo stile perché non trovava nessun editore quando parlava del trauma sia il trauma de I soggetti che venivano dai combattimenti Vietnam sia i soggetti degli abusi sessuali o dg altri gravi maltrattamenti Quindi è poco tempo che si può parlare di queste cose e ancora oggi og se ne può parlare con cautela Fortunatamente anche nel centro dove lavoro molte persone adulte vengono a parlare degli abusi che hanno subito da bambini però bisogna cercare di far sì che appena dopo il danno poi parlerò in un minuto della prevenzione appena dopo il danno succedono delle cose che cos’è che deve succedere uno che se un bambino è abusato sessualmente vuoi all’interno della famiglia voi all’esterno da un soggetto pedofilo la cosa importante è la rivelazione precoce e qualcuno che ascolti perché quella ragazza che ha parlato alla mamma nella abusi del Prete ha parlato e invece di essere ascoltata Se pensa due schiaffi doppio danno il trauma dell’abuso e il trauma de non essere creduti perché una delle cose che bisogna dire che quando un bambino rivela o un adolescente rivela la prima cosa non è Sarà vero o no la prima cosa è ascoltare poi ci interrogherò sulla verità e le affermazioni poi ci interrogherà si ascolta non si può dire se sicuro Ma dai figurati quella persona lì così non si può bisogna ascoltare se la rivelazione è precoce e qualcuno l’ascolta si passa alla protezione cioè qualcuno ti toglie dal disagio ti toglie dall’abuso ti toglie dalla violenza questa è la protezione Ti toglie dal contatto con chi ti fa male se si fa una segnalazione all’autorità giudiziaria questo incrementa la protezione permette che non si moltiplichino i casi di abuso perché la segnalazione È una tutela per chi è stato offeso ed è una protezione per il mondo dell’infanzia e dell’adolescenza se c’è segnalazione se c’è rivelazione se c’è protezione ci può essere cura precoce

    Guardate che la cura precoce è la cosa necessaria se tu non fai la cura precoce di una di un bambino di un adolescente abusato questo si porterà dentro questa faccenda irrisolta che lo inibir all’attività affettiva sessuale Oppure lo renderà promiscuo e quindi in balia di di tante disavventure gravi Oppure lo renderà ritirato oppure renderà iperattivo quindi e bisogna che questo percorso rivelazione precoce protezione segnalazione cura precoce venga messo in atto una parola sulla prevenzione educativa ci sono tanti di prevenzione parlo della prevenzione educativa bisogna che il papà e la mamma spieghino ai bambini che esistono i pedofili o comunque che esistono persone che approfittano dei bambini e del loro corpo bisogna dirglielo e qui non c’è Tu ne puoi parlare anche a 3 anni anche a qu anche a 5 a 6 userai il linguaggio adatto a quell’età bisogna dire che ci sono de delle persone che approfittano di di te e bisogna parlare del toccare buono e del toccare cattivo il toccare buono è sono le carezze le coccole lavarsi l’igiene eccetera toccare Cattivo che qualcuno che non c’entra niente con te ti mette le mani eh addosso al tuo corpo per averne piacere lui

    questo è il toccare cattivo i bambini capiscono subito e poi la terza cosa che bisogna dire oltre a spiegare che esistono i quelli che che abusano e oltre parlare del toccare buono e del toccare cattivo è che quando ti capitano queste cose parla subito Certo ci deve essere l’uditore ci deve essere chi accoglie i bambini poi sono anche capaci di trovare la via giusta Io ricordo una bambina che aveva parlato con la mamma del fatto che il nonno faceva dei giochi fastidiosi La mamma non ha capito niente i giochi fastidiosi pensava e lei questa bambina ha dovuto parlare qualche mese dopo con la maestra in classe Quindi bisogna che ci c’è qualcuno che ascolti ultima cosa che dico l’educazione sessuale è carente fortemente carente nel nostro paese una delle obiezioni è che la chiesa non vuole che ci sia l’educazione lo dico da da Cristiano la chiesa non vuole che ci sia l’educazione sessuale nella scuola perché pensa che vengano fuori tutte le indicazioni che vanno contro ma l’educazione sessuale ci vuole Lasciatemi dire Lasciatemi dire una cosa esagerata meglio una cattiva educazione sessuale che niente perché se c’è una cattiva sensuale possiamo interloquire una cosa molto importante

    mi fermo qui Grazie


    Luca Battaglieri – Avvocato che collabora con la Rete L’ABUSO e in ambito sportivo

    Luca che tra l’altro è un avvocato che si occupa di ambito sportivo ma lavora anche con la rete l’abuso lucab Ecco perché nono lucab Eccoti qui guarda un po’ Luca dovrebbe chiederti di aprire il microfono Grazie eccoti qua Buongiorno Ciao Francesco Grazie Ringrazio tutti i presenti per gli interventi che sono stati interessantissimi molto interessanti Io sono avvocato a 35 anni mi occupo di penale ho fatto praticato purtroppo ed è una cosa per me dolorosissima è stata Eh tutelare vittime di abusi specialmente minori sentire i loro racconti sentire racconti alle famiglie ed è una cosa che ho vissuto e che quindi mi sono ho deciso di impegnarmi sono eh oltre che avvocado sono dirigente atleta Master e eh eh istruttore di vari sport di di baseball e di vela e frequento da tanti anni e sono stato nominato Responsabile Safe quing perché da ultimo e lo mi collego a quello che diceva il dottor Barrone vi è una normativa è stata introdotta una normativa di tutela contro gli abusi di cui parlava il dottor Barrone molto molto efficacemente e contro soprattutto gli abusi sessuali Io ammetto come tecnico di non essere riuscito a combattere sufficientemente il bullismo perché ho avuto dei casi di bullismo nelle squadre ed è stato una cosa per me difficile vedere i ragazzi vittime del bullismo andarsene via troppa di uscire dall’Associazione perché non non siamo stati in grado non abbiamo avuto la professionalità necessaria per combattere gli abusi per prevenire questo malessere perché poi haato abbandoni sportivi dolorosi irrevocabili perché poi questi ragazzi hanno smesso di fare sport se non Sport occasionale ma devo devo dire che le misure che hanno istituito che sono state istituite adesso dalle Federazioni dal coni quella del responsabile sa guarding quella del del codici di condotta che stiamo predisponendo sono i termini stanno scadendo adesso e sono cose che abbiamo vissuto ma in passato io su membro dell’esperienza americana

    E membro dell’esperienza dell’Amicizia con con Francesco io avevo portato i protocolli Severi delle associazioni americane che erano vittime a loro volta di di di di avventure di di di problematiche di bullismo e di abusi sessuali per negli anni successivi negli anni precedenti e abbiamo ho introdotto un protocollo rigido specialmente delle modalità di approccio degli Allenatori dei dirigenti dei responsabili con i bambini e abbiamo stabilito una serie di condotte che poi abbiamo riversato nel codice di condotta un codice di condotta un pochino più eh pesante che dice praticamente che bambini devono fra allenatori e bambini non ci deve essere praticamente contatto fisico non ci devono essere appartamenti non devono appartarsi G allenatori devono fare i viaggi in modo separato ci deve essere una una tutela ci deve essere una attenzione l’ambiente vuole essere pulito e questo si nota dalla severità dottor Baroni con la quale e la frequenza con la quale Le Corti di giustizia sportiva sanzionano gli abusatori ho letto le le sentenze della corte di giustizia del calcio della federazione calcio e ho visto una grande severità Ma quindi questo non è il frutto del meou queste queste misure ma di esperienze dolorose nel baseball abbiamo avuto ben due allenatori uno di Chieti che abusava sia dei fratelli maggiori che dei fratelli minori successivamente intervenuti nell’associazione sportiva ha subito una condanna a 12 anni il l’allenatore di Cagliari che ha subito una condanna a 7 anni di reclusione ma eclatante nello sport il caso del famoso allenatore di equitazione alto Atesino Carl waxenberger perché bisogna dirli nomi degli abusatori no questo era uno Un allenatore del giro della nazionale che era bravissimo nell’insegnare l’equitazione alle sue allieve che avano generalmente allieve ragazzine di 15 anni delle quali alle quali lui faceva senza assolutamente problemi rapporti sessuali sistematicamente salvo poi respingerle allontanarle quando non gli erano più gradite e questo lo ha fatto questo Orco lo ha fatto per anni godendo dell’impunità prima la federazione prima non ha creduto poi lo ha radiato poi ha goduto delle connivenze dei vari enti di promozione sportiva che gli davano gli attestati per istruire le allieve e continuava a spostarsi di associazione In associazione in tutto il l’alto adice dove e questo è il problema grave dove i genitori cercavano proprio lui sapendo quello che era e quello che faceva perché era bravo perché avrebbe mandato le figlie alle Olimpiadi a questo punto

    Questo è la mostruosità di questo comportamento di questa persona che fra l’altro lo sguardo anche poco intelligente è uno sguardo che sembra innocente ma quella apparenza che ha il molestatore l’abus satore che io ho visto purtroppo nella mia professione è stato un gesto coraggioso da parte di alcune famiglie l’associazione cavallo rosa che ha distrutto questa persona l’ha distrutta l’ha fatto uscire dallo sport Perché queste persone devono uscire dallo sport queste persone non devono esserci e quindi mi ricordo adesso io ho avuto il racconto di un di un di un atleta di grandissimo valore che negli anni 70 era andato in pone a fare uno sport di combattimento non dico cosa e quest’uomo questo ragazzo da 17 anni venne preso alle attenzioni degli Allenatori giapponesi i quali volevano abusare di lui e di altri ragazzi lui ebbe il coraggio di denunciare ebbe il coraggio di dirlo la federazione all’epoca G anni 70 non c’è solo nella chiesa l’omertà non c’era solo nella chiesa verità c’è c’era anche Allora c’era questa cosa che non si doveva dire non si voleva endere il Giappone che era maestro di questo sport e questo signore questo ragazzo dovete tornare in aereo negli anni 70 da solo in Italia e venne a ritorno in Italia bollato dalla federazione bollato dle organizzazioni sportive dovette insegnare in altra nazione ed ed è la carriera sportiva rovinata queste cose non hanno avuto il loro strascico di dolore queste ragazzine disagio abbandono delle famiglie a volte suicidi che hanno indotto questi istitu dello Sport ha una risposta decisa

    Noi vogliamo un codice di condotta vogliamo essere quati però ci manca una preparazione noi dobbiamo essere preparati Io sono responsabile sei Fi ma non ho avuto nessun corso di preparazione dovrò farlo e lo farò volentieri perché deve cambiare Oltre alle regole deve cambiare anche la mentalità ci vuole un deciso cambio di mentalità perché non solo da parte degli allenatori di noi allenatori io genitore noi allenatori ma anche dei genitori soprattutto perché un genitore assente che non ascolta o non sa ascoltare il figlio e qui mi collego a quello che ha detto il dottor Tulli la dottoressa Tanda la dottoressa puligheddu la dottoressa Paganini un genitore assente che non ascolta non sa ascoltare il figlio oppure lontano con lontananza non solo fisica ma che sottovaluta non è il caso di conoscere può di capire può essere decisivo per la scelta di un predatore di un abusatore perché l’abus satore sceglie le vittime che gli sono più congeniali quelle che non parlano è anche il caso del genitore autoritario che cerca per il figlio la riuscita quello i genitori che cercavano un attore alto Tesino che erano disposti a sorvolare alle confidenze alle carezze Ma no ma lascia stare ma carina No ma figlia lascia stare ma sono confidente sono carezze lui è bravo ti porta le olimpiadi fa niente se queste ragazze reagivano alle sollecitazioni con genitori con ostinati silenzi queste ragazze sono diventate donne Io ho conosciuto io ho una ragazza una ragazzina mia cliente che ha 12 anni è stata abusata da un cugino della madre a distanza Adesso ha 32 anni mi ha detto a sua madre se è sporta S to tempo Scus finisco il mioci quindi F responsabil dizioni si instauri un dialogo corretto ma le istituzioni sportive devono formare coloro che hanno a che fare coi ragazzi devono formarli ma devono formare responsabil sa guardi perché non rimanga solo regole astratte ma devono essere regole pratiche di approccio e di convenienza perché occorre valutare poi ultima cosa le denunce Attenzione però attenzione a non fare denunce infondate Perché la denuncia infondata chi viene denunciato infondatamente come bollato come infondatamente abusatore ha la vita rovinata noi rischiamo di perdere e di uccidere una persona anche in questo ricordo molti suicidi questo anche chi fa la denuncia Luca quindi è importante l’obbligo dico questo Anche chi fa la denuncia poi rischia sai eh qualora fosse eh fondata rischia di essere controc correlato quindi torniamo all’obbligo di denuncia


    Ludovica Eugenio – Coordinamento Italy Church Too

    passerei la parola a Ludovico Eugenio Poi vari giornalisti che mi stanno scrivendo che vogliono fare delle domande quindi prego Ludovico Eugenio che è il portavoce di Italy Church 2 che è un coordinamento di di credenti contro gli abusi nella chiesa Insomma Adesso vi dirà Ludovica prego Ludo e Grazie Francesco Mi sentite Sì sì benissimo Allora io intanto volevo fare un ringraziamento Diciamo in premessa perché penso che questo convergere di competenze e di qualifiche e di ambiti di lavoro che oggi stiamo vivendo sia un primo Se non altro un un elemento essenziale per ridurre quell’elemento di debolezza che le vittime e chi lotta con le vittime oggi sperimenta che è l’isolamento per l’appunto quindi più si fa rete tra diverse competenze e più si riesce a sottrarre questo questa piaga al dominio della dell’omertà e dell’isolamento che sono elementi essenziali vulneran nel nei quali Appunto Si Perpetua l’abuso una parola molto breve sulla genesi di questo coordinamento che è un coordinamento di associazioni ma anche di persone singole credenti non credenti di cittadini di una base anche Cattolica che in qualche modo vuole essere un po’ una spina nel fianco nei confronti dell’istituzione sia ecclesiale che statale e che è nata come come idea come progetto Non a caso da gruppi femminili dico questo perché in realtà la pedofilia all’interno della chiesa la pedofilia in generale muove dalle stesse radici del patriarcato e della misoginia che colpisce le donne fondamente la radice culturale è assolutamente la stessa e dunque questi gruppi impegnati nel nel rispetto nel nella difesa dei diritti delle donne e Cito

    ne Cito due eh l’oiv osservatorio interreligioso sulle violenze contro le donne Quindi sulle violenze strutturali delle fedi delle religioni contro le donne e donne per la chiesa ma ci sono altri gruppi che sono all’interno ehm ecco hanno Eh si sono chiesti a un certo punto Come poter intervenire in questo contesto così eh ricco di silenzio di omertà di isolamento e sulla scia nel 2021 della grande commissione indipendente in Francia che ha portato allo scoperto questi dati agghiaccianti si parla di 330.000 vittime nell’arco di 70 anni tra clero e cioè tra tra perpetrato dal clero ma anche dall’indicazione del genere Ecco sulla sciacia di questo ci si è chiesti come poter intervenire e è nato Appunto questo coordinamento che è una struttura molto leggera No molto molto non siamo non siamo un’associazione almeno non per il momento proprio per intervenire a un livello culturale Prima di tutto per creare sensibilizzazione informazione in un paese come il nostro dove Da un lato una cultura ancora largamente riferita a un retaggio culturale cattolico trova delle resistenze nella nella gente n la cittadinanza e dall’altro una sorta di coc clericalismo presente anche nei media fa sì che l’informazione che ha come punto di riferimento abusi all’interno della Chiesa sia totalmente carente e se ne parla soltanto quando il caso singolo ha una qualche un qualche interesse un po’ morboso o sensazionalistico

    Ecco quindi il coordinamento che è nato 2e anni fa ehm a partire proprio da questa critica sistematica e strutturale di quelle condizioni che all’interno della Chiesa hanno reso possibile un fenomeno che come è stato già detto è un fenomeno strutturale non è né congiunturale Né né occasionale Ecco come riuscire a erodere un po’ Ecco questo questo contesto ehm la chiesa tende a minimizzare dicendo che si tratta di di mele marce quello che noi cerchiamo di fare è di mettere in luce investe invece i cesti quei cesti capaci di far marcire le mele No cioè Quali sono i contesti che rendono possibile all’interno della Chiesa rendono più facile l’abuso e qui i piani si moltiplicano ne citerò solo alcuni a livello proprio di riflessione teologica all’interno della chiesa la sacralizzazione della figura del Prete no quindi una figura che è quasi ontologicamente diversa da quella dei laici ieri sera Riguardavo per l’ennesima volta Spotlight il film e mi ha colpito risentire questa frase No perché i bambini non vengono creduti perché i bambini che denunciano quando denunciano eh trovano tanta Resistenza perché non denunciano subito perché davanti hai Dio e chi chi parla Contro chi può parlare contro Dio No cioè questa figura sacrale che che non ha più nulla di di una figura alla pari con con con con le altre persone ehm si tratta di imparare anche un vocabolario di imparare una terminologia che non c’è e si tratta soprattutto Dim mettere insieme una serie di passaggi che devono partire dal fare verità fare verità vuol dire una commissione indipendente di inchiesta che la che la Conferenza Episcopale Italiana non vuole e questo l’ha chiarito Ormai già da più di 2 anni che sola sola una commissione indipendente potrebbe garantire uno sguardo realmente sincero trasparente sulla reale realtà sulla sulla realtà dei fatti non si può pensare a una prevenzione senza sapere Cosa è successo Perché è successo e dove e come succede è la portata del fenomeno dopo la dopo il fare verità c’è il fare giustizia e i risarcimenti e e la giustizia per le vittime e poi ci sarà la prevenzione Ecco questo è diciamo il quadro della nostra attività ci si occupa anche di donne abusate di religiose abusate in questo momento stiamo cercando di sostenere il processo che è in corso in Vaticano su cinque religiose abusate dal gesuita Marco rupnik e sul nostro sito oggi lanciamo questa lettera al dicastero per la dottrina della fede che continua a mantenere totalmente segreto questo processo senza nemmeno informare le vittime del suo andamento vi ringrazio


    Giorgio Toselli – Presidente “No Child Abuse”, padre di due sopravvissuti, Maurizio Gualerni vice Presidente “No Child Abuse”

    passerei un attimo la parola ancora poi a tutti gli altri a Giorgio Toselli che è presidente di n Shield ABS Tra l’altro papà di due Sopravvissuti e sono quelli di cui parlava prima la dottoressa Monica Sansoni del caso di di Tivoli e con lui aiuto che mi son perso c’è vicepresidente Maurizio gual gualerni Pardon prego Giorgio Buongiorno Francesco Buongiorno Intanto grazie dell’invito Vi presento anche il nostro legale che è Michele De Stefano buongiorno a tutti buongiorno Allora noi in sostanza come a parte come genitori di di Sopravvissuti ad abusi sessuali da parte di Mirco Campoli che era un presidente Diocesano di Azione Cattolica insegnante presso la una vicepreside insegnante presso una delle scuole più grandi di

    pivoli in realtà ci ci siamo conosciuti come associazione ringrazio Ecco Francesco per l’invito Noi abbiamo buttato giù e stilato diciamo dei punti sui quali abbiamo riflettuto in questi pochi mesi Perché in realtà noi ci siamo costituiti associazione iscritta regolarmente a runs Quindi al terzo settore ad aprile Ieri abbiamo avuto per diciamo la prima nostra chiamiamola Vittoria in tribunale con la condanna la seconda condanna nel secondo filone a 6 anni e 10 mesi per gli abusi sul mio secondo figlio mentre invece nel primo filone aveva preso 9 anni sui 10 richiesti per gli abusi su il mio figlio grande e il figlio di Maurizio diciamo che le criticità che abbiamo notato in questo periodo sono state Innanzitutto quella riferita all certificato antipedofilia

    e riferendomi a questo tema anche confrontandomi con Francesco abbiamo notato che c’è un buco normativo Ovviamente sull’esclusione dell’associazionismo è un po’ come permettere a persone a pedofili chiam come sono di convogliare tutti quanti all’interno dell’associazionismo o della della chiesa o comunque de organi e associazioni nei quali non viene richiesto il certificato antipedofilia l’altro problema collegato fondamentale Collegato a questo è che l’iscrizione del casellario giudiziario avviene solamente a condanna effettiva sappiamo tutti i processi psicologici che si innescano all’interno delle vittime di abusi sessuali che portano anche spesso anche dopo 20 anni a fare le denunce pertanto sopravvenuta prescrizione e quant’altro E quindi non c’è la condanna effettiva Noi abbiamo fatto ieri proprio un casellario giudiziario di una persona condannata in primo grado a 9 anni e e in un processo e un altro processo a 6 anni e 10 mesi dove risulta si vede bene iscrizione al casellario giudiziario nulla cioè questa persona oggi potrebbe andare chiedendo un permesso sta ai domiciliari chiedendo un permesso per andare a fare qualcosa in un’associazione di volontariato e continuare a fare il pedofilo servizio civile

    questo è datato 11 settembre 2024 si legge Francesco sì sì no però non è importante è triste va bene così ecco la prenderebbe buona non ci mancherebbe sarebe no fai notare un altro passaggio mancante No la comunicazione poi Allora a questo punto No io penso che sia pensiamo che sia fondamentale un iscrizione nel casellario giudiziale ad avvenuta segnalazione cioè io segnalo possib Sì sì questo sì però è più complesso perché c’è la presunzione di innocenza fino al terzo grado e il report che abbiamo tirato fuori che contiene anche tutti i casi passati dalla procura ma a volte anche prescritti per prescrizione quindi non finiti a un terzo grado li abbiamo inseriti ugualmente proprio per questo motivo quello è un’altra diciamo un’altra lacuna non da poco però iscrivere nel casellario già quando uno viene solo indagato diciamo Ok esempio nostro no nostro vissuto sulla nostra pelle è stata fatta una segnalazione ad un centro d’ascolto di questo potenziale pedofilo che ha continuato poi nel tempo a fare le sue attività pedofile e ad oggi con due condanna in primo grado potrebbe continuare a farle cioè c’è c’è un qualcosa da rivedere sotto questo pun dice il passaggio appunto no che sì sì quello sì C O perlomeno a livello comunicativo cioè io ti sospendo dagli incarichi ovviamente vista la lungaggine dei processi e quant’altro vieni segnalato ti sospendo dalle tue mansioni di educatore Eh quello che sia professore istruttore di palestra istruttore di piscina mi riferisco anche all’ambiente sportivo parlando con il dottore Bruno mi sembra del CONI Eh quindi il discorso Barone dottor Barone Barone giorio Barone il discorso qual è secondo noi andrebbe rivista la normativa da questo punto di vista accorciare

    Ora noi siamo stati fortunati devo dire la verità Michele ce lo può confermare il nostro legale che la procura di Tivoli magari è un fiore all’occhiello a livello italiano quindi in un anno si è arrivata la sentenza di primo grado per tutto tutti e due filoni a dicembre C’è l’appello probabilmente entro Pasqua avremo la condanna definitiva quindi in due anni massimo Eh sì anche perché c’è stato rito abbreviato rito abbreviato Ok quindi porre delle condizioni per questi reati di pedofilia dove i processi si devono svolgere dentro dei tempi limitati e ristretti al fine di garantire il giustizialismo anche cioè quella persona potrebbe non essere un pedofilo però Invia cautelativa per tutelare i minori Cioè non per tutelare noi dobbiamo pensare sempre alla tutela dei ragazzi che spesso si pensa alle pene alle condanne e a tutelare il carnefice il mostro dalla Ecco come dicevi te Francesco potrebbe essere innocente Ok e se fosse Invece colpevole e 5 anni continua all No no va bene Era forse un problema mio di terminologia No la sospensione preventiva Questa può andar bene ecco er una ecco sospensione preventiva io Sei un dipendente pubblico ti continuo a pagare lo stipendio tu te ne stai tranquillo e buono a casa a fare quello che vuoi ti sospendo da tutti gli incarichi e da tutte le frequentazioni Dove sono i minori e poi accorciamo i tempi dei processi è un lavoro penso lunghissimo da fare e qui ci potranno magari aiutare tutti le istituzioni e garanti di tutte le regioni presenti no È ovvio che fare un discorso oggi di questo genere aiuta sicuramente a sensibilizzare noi come associazioni voi come istituzioni nel fare fronte comune per affrontare questa tematica che secondo me è importante grazie giio Ah prego avvocato vuol parlare prego solo Abbiate pazienza strettissimi Perché ci sono due tre persone che devono parlare velocissimo Intanto grazie per l’invito e complimenti a tutti coloro che mi hanno preceduto e grazie ai garanti presenti perché si dimostrano Nei fatti vicini a questa importantissima tematica credo siamo all’indomani appunto di una sentenza in cui un padre di famiglia ha visto sostanzialmente accertata seppure in primo grado La Penati responsabilità di un soggetto nei confronti di un due figli e quindi siamo Chiaramente in un momento emotivo e giuridico piuttosto delicato

    Insomma soggetto che non era diciamo un quisco de popolo ma era Eh il migliore amico di famiglia quindi eh dal punto di vista emotivo Ecco siamo siamo o meglio è il presidente in questo in questo in questa fase e è importante Dal mio punto di vista la presenza nelle aule giudiziarie sia da parte dei garanti sia da parte di questa hollus la la la chiamo ancora con la vecchia terminologia che è stata costituita Appunto dai familiari sia da parte della rete d’abuso cioè Ieri abbiamo avuto questa sentenza a Tivoli dove la partecipazione di questi soggetti quindi garante Eh no Child abuse rete l’abuso è stata in qualche modo anche legittimata ed avvalorata dalla sentenza che diciamo le ha riconosciute la presenza di queste di questi soggetti di questi enti a fianco diciamo delle delle vittime posso dire per esperienza diretta che ha assoluta importanza assoluto valore quindi l’auspicio è continuare a fare rete Così come abbiamo fatto in in questo in questa avventura processuale ieri conclusasi per non far sentire le vittime sole perché il problema di questi reati Purtroppo è che le vittime spesso si sentono sole e non credute io dico sempre se ci viene rubato il portafoglio in metropolitano se ci viene rubato la macchina noi il giorno dopo se non un’ora dopo stiamo al commissariato in questi casi passano Anni Anni Anni E quindi la presenza nelle auree giudiziarie così come nelle scuole così come nelle piazze di queste entità è importante da un punto di vista cultur Ale e di sostegno morale a queste persone che hanno subito delle atrocità Grazie a tutti unultima Francesco Perdonami du secondi Volevo sottoporre un’altra attenzione se fosse possibile creare una sorta di rete dove riusciamo ad attingere per sapere quali sono i procedimenti penali in corso riferiti a questi pedofili Perché Perché noi andiamo Praticamente alla ricerca di ma ma non per solamente per far come dire valere le nostre ragioni in sede giudiziaria ma ma anche per sostenere le vittime che spesso hanno paura vergogna di denunciare o i genitori che si vergognano e non denunciano spesso questi pedofili vengono ecco per esempio per quanto riguarda Monica Sansoni ci potrebbe confermare Ci sono diversi soggetti e alle in custodia cautelare per reati di pedopornografia per indagini partite dalla polizia stale ma non riusciamo a capire quando ci sono le udienze preliminari i procedimenti anche per andare a rintracciare possibili vittime Questo è il problema reale che che che affrontiamo Oggi non abbiamo una possibilità di accedere a determinate informazioni Questo è il discorso Beh non riusciamo neanche a cedere ai dati Quindi ripeto abbiamo dovuto fare un report usando le carte della chiesa perché le altre cioè i ministeri non ne danno e quindi diciamo che il problema è abbastanza grave purtroppo non so come si risolverà anche appunto la proposta che tu hai fatto Pass una creazione di una banca dati dove poi come associazione ovviamente prevista dal 2007 è stata prevista dal Consiglio dei ministri Governo da Lema No da Lema Prodi Se non ricordo male 2007 2002 c’era la previsione Federico Tulli sicuramente poi si sa dire molto di più perché era stato dietro alla situazione la banca dati poi non è mai stata di fatto realizzata.

  • Report REGIONALI sugli abusi sessuali su minori. L’enorme potenziale dell’Italia – VIDEO della conferenza

    Report REGIONALI sugli abusi sessuali su minori. L’enorme potenziale dell’Italia – VIDEO della conferenza

    Quante vittime ha fatto la pedofilia in Italia e quante sono a livello regionale?

    Quali sono i vuoti legislativi e quale il livello di sicurezza dei minori?

     

           RELATORI;

    Francesco Zanardi – Presidente Rete L’ABUSO

    Federico Tulli – Giornalista e autore

    Mario Caligiuri – Avvocato e coordinatore legale della Rete L’ABUSO, supervisore dell’Osservatorio permanente

    Monica Sansoni – Garante dell’infanzia e dell’adolescenza del Lazio

    Carla Puligheddu – Garante dell’infanzia e dell’adolescenza della Sardegna

    Fabio Biasi – Garante dell’infanzia e dell’adolescenza della Provincia autonoma di Trento e la consulente dott.sa. Manuela Paganini

    Guia Tanda – Garante dell’infanzia e dell’adolescenza della Liguria

    Giovanni Galano – Garante dell’infanzia e dell’adolescenza della Campania e la dott.sa Antonella D’Andrea

    Giorgio Barone – CBI – Pres. Medical & Antidoping Commission – PCSOS Project Mgr. – Protecting Children in Sport – Compliance Lead Auditor FMSI / CONI-NADO / IAAF

    Dante Ghezzi – psicologo, psicoterapeuta, supervisore Emdr, membro dell’équipe Tiama e membro del coordinamento italiano CISMAI

     

  • LIVE CONFERENZA STAMPA  – Report REGIONALI sugli abusi sessuali su minori. L’enorme potenziale dell’Italia

    LIVE CONFERENZA STAMPA – Report REGIONALI sugli abusi sessuali su minori. L’enorme potenziale dell’Italia

    L’Osservatorio della Rete L’ABUSO scoperchia il vaso di Pandora italiano sugli abusi a danno di minori e persone vulnerabili, le inerzie dei Governi susseguiti e più volte richiamati dagli organi sovranazionali, ad oggi ancora inadempienti di fronte alle raccomandazioni.

    Paradossalmente il dato meno inquietante che emerge dal report, sono le migliaia di vittime prodotte ogni anno nel paese. Più preoccupante invece quella “FREE ZONE” prodotta da vuoti legislativi, tanto evidenti che non esiste possibilità di ragionevole dubbio; lo Stato per inerzia è il diretto responsabile.

    I report governativi ogni anno restituiscono dati come il numero di vittime, spesso preso dai report della Polizia di Stato (le sole denunce quindi, a vedere pure poche) che tuttavia, se pur a nostro avviso risulti sottostimato nel panorama europeo, restituisce diverse migliaia di vittime a fronte delle quali però, non si legge sulla cronaca di indagini o di arresti.

    La domanda ovvia che sorge è; dove sono i pedofili che le hanno prodotte?

    Un report prodotto in mesi di lavoro analizzando i dati a nostra disposizione che disegnano un quadro davvero inquietante. Questa volta non sul clero ma il quadro generale dell’Italia, paese che si può tranquillamente definire il terzo mondo europeo in materia di tutela di minori e persone vulnerabili.

    Lo illustreremo nella presentazione del Report giovedì 12 settembre, ore 10 e ne discuteremo con i tecnici ed alcuni Garanti regionali.

    Potete seguirci a partire dalle ore 10 su tutti i social della Rete L’ABUSO o direttamente dal nostro sito web.

    Per accrediti – SOLO GIORNALISTI; accrediti@retelabuso.org

    Interverranno:

    Francesco Zanardi – Presidente Rete L’ABUSO

    Federico Tulli – Giornalista e autore

    Mario Caligiuri – Avvocato e coordinatore legale della Rete L’ABUSO, supervisore dell’Osservatorio permanente

    Monica Sansoni – Garante dell’infanzia e dell’adolescenza del Lazio

    Carla Pugligheddu – Garante dell’infanzia e dell’adolescenza della Sardegna

    Fabio Biasi – Garante dell’infanzia e dell’adolescenza della Provincia autonoma di Trento e la consulente dott.sa. Manuela Paganini

    Guia Tanda – Garante dell’infanzia e dell’adolescenza della Liguria

    Giovanni Galano – Garante dell’infanzia e dell’adolescenza della Campania e la dott.sa Antonella D’Andrea

    Ludovica Eugenio – Coordinamento Italy Church Too

    Giorgio Barone – CBI – Pres. Commissione Medica e Antidoping – PCSOS Project Mgr. – Protezione dei Bambini nello Sport – Compliance Lead Auditor FMSI / CONI-NADO / IAAF

    Luca Battaglieri – Avvocato che collabora con Rete L’ABUSO e in ambito sportivo

    Giorgio Toselli – Presidente “No Child Abuse”, padre di due sopravvissuti, Maurizio Gualerni vice Presidente “No Child Abuse”

    Dante Ghezzi – psicologo, psicoterapeuta, supervisore Emdr, membro dell’équipe Tiama e membro del coordinamento italiano CISMAI

  • COMUNICATO STAMPA – Presentazione del report regionale sugli abusi sessuali nell’ambito del volontariato

    COMUNICATO STAMPA – Presentazione del report regionale sugli abusi sessuali nell’ambito del volontariato

    Quante vittime ha fatto la pedofilia in Italia e quante sono a livello regionale?

    Tanti numeri ma pochi dati, quelli che ogni anno vengono divulgati in Italia. Sembra più un annuale “bollettino dei caduti” dietro al quale poi però non troviamo a fronte dei dati, politiche di prevenzione e sensibilizzazione sul territorio.

    Quanto e dove è esteso dunque il fenomeno nel paese e quali sono le lacune o le circostanze che lo favoriscono?

    Abbiamo passato l’estate cercando di produrlo qualitativamente, con atti giudiziari e quanto reperibile e ci siamo riusciti. Un dato che è in assoluto difetto con la realtà, tuttavia non poco preoccupante, sia per le vittime prodotte, sia per l’impossibilità di prevenire cioè, di impedire che si replichi producendone altre.

    Un dato che per la carente disponibilità di quelli governativi abbiamo prodotto utilizzando i nostri e che per l’accuratezza di analisi – vista qualitativamente e non numericamente – abbiamo suddiviso tra donne, uomini, maggiorenni ecc. quindi è proiettabile a livello statistico.

    Se pur il dato analizzato sia quello della chiesa al quale abbiamo aggiunto il suo indotto laico volontario e analizzato un periodo limitato – circa 15 anni con una integrazione dei pochi casi registrati dal 2000 al 2010 – l’analisi è stata fatta nell’ambito della categoria a cui appartiene anche il clero, il volontariato. Una categoria da sempre ad alto rischio, oggi ancora di più a causa di alcune introduzioni normative che in Italia, anziché tutelare i minori, hanno favorito nella loro applicazione proprio il volontariato come terreno di “caccia” per i predatori.

    A questo scopo abbiamo allestito una sessione perpetua del report sul nostro portale “Abuse Tracker Italia”. Sessione che resterà aggiornata in tempo reale e integrata con più dati di quelli che andremo a presentare il prossimo 12 settembre, già ampiamente sufficienti.

    Quali le soluzioni efficaci possibili nell’immediato?

    Relatori;

    • Francesco Zanardi – Presidente Rete L’ABUSO
    • Federico Tulli – Giornalista e autore
    • Mario Caligiuri – Avvocato e coordinatore legale della Rete L’ABUSO, supervisore dell’Osservatorio permanente
    • Monica Sansoni – Garante dell’infanzia e dell’adolescenza del Lazio
    • Carla Puligheddu – Garante dell’infanzia e dell’adolescenza della Sardegna
    • Fabio Biasi – Garante dell’infanzia e dell’adolescenza della Provincia autonoma di Trento e la consulente dott.sa. Manuela Paganini
    • Guia Tanda – Garante dell’infanzia e dell’adolescenza della Liguria
    • Giovanni Galano – Garante dell’infanzia e dell’adolescenza della Campania e la dott.sa Antonella D’Andrea
    • Giorgio Barone – CBI – Pres. Medical & Antidoping Commission – PCSOS Project Mgr. – Protecting Children in Sport – Compliance Lead Auditor FMSI / CONI-NADO / IAAF
    • Luca Battaglieri – Avvocato che collabora con la Rete L’ABUSO e in ambito sportivo
    • Ludovica Eugenio – Coordinamento Italy Church Too
    • Giorgio Toselli – Presidente “No Child Abuse”, padre di due sopravvissuti, Maurizio Gualerni vice Presidente “No Child Abuse”
    • Dante Ghezzi – psicologo, psicoterapeuta, supervisore Emdr, membro dell’équipe Tiama e membro del coordinamento italiano CISMAI

     

  • L’intervento di Francesco Zanardi – Il rimprovero degli attivisti al papa

    L’intervento di Francesco Zanardi – Il rimprovero degli attivisti al papa

    *Questo testo potrebbe risultare sconnesso in quanto tradotto letteralmente dall’audio

    Intanto, la Rete L’ABUSO è attualmente l’unica realtà che in Italia monitora quanto sta accadendo.

    Ora senza spostarci troppo, poi arriviamo al caso di del Cardinale Sepe ma restiamo su quello di monsignor Gisana, la situazione italiana, il podcast la confessione svela ma in realtà quello che è il meccanismo classico solito, normale in Italia, di insabbiamento tant’è che Monsignor Gisana quando Nel 2020 Rugolo viene indagato, lo sposta a Ferrara, a Ferrara dove nessuno né Gisana, né il vescovo di Ferrara, prendono posizione in materia preventiva, ovvero noi troviamo Don Rugolo che Proietta i filmini con i bambini più piccoli, lo troviamo nell’agosto del 2020 che lui stesso, durante una messa dice ai fedeli che si assenterà 15 giorni con i più piccini per i campeggi.

     No cioè stiamo parlando di un prete Sotto indagine. Ora a prescindere che questo sia colpevole o innocente diciamo c’è un grosso sospetto no? c’è un’indagine. Diciamo che è in verosimile che quest’uomo possa essere stato mandato con dei bambini no? A fare un campeggio. Io credo che la situazione italiana, perché le regole poi del Vaticano sono le stesse in tutto il mondo, tuttavia va rilevato che mentre all’estero c’è un obbligo di denuncia Cioè ci sono degli interventi, c’è un monitoraggio dello Stato, in Italia Invece lo stato che è complice totalmente complice degli abusi sessuali che la chiesa commette in Italia, ha lasciato di fatto libero il Vaticano addirittura… Cioè ha lasciato gli imputati liberi di gestire l’affare pedofilia. Infatti in Italia Lo Stato come vedete puntualmente non interviene, come Antonio Messina ha raccontato il vescovo Gisana ha mentito durante il processo, è una cosa che normalmente chiunque di noi mente durante un processo viene ricusato e viene indagato. Invece qui puntualmente questa cosa non succede come appunto ripeto Antonio Messina ha detto anche qui la tutela non è stata nei confronti di Antonio ma è stata nei confronti del Prete imputato che adesso è condannato in primo grado e tuttavia voglio dire questo prete resta a piede libero. Le situazioni in Italia sono moltissime e questa è davvero esemplare e niente qui serve un intervento assolutamente dello Stato, se lo stato non interviene facendo rispettare le regole, di fatto le regole Qui non vengono rispettate, c’è da chiedersi dietro il motu proprio di Papa Francesco chi fa rispettare il motu proprio, esempio Gisana, restiamo sempre lì, ha secondo motu proprio, è colpevole di avere insabbiato.

    Ebbene chi interviene in Italia da parte della chiesa e da parte dello stato nei confronti di questo vescovo di fatto che ha insabbiato? Nessuno non interviene nessuno. Noi abbiamo avuto degli incontri con la Conferenza Episcopale Italiana, con i vertici e questo è un problema che loro diciamo non si pongono, non gli interessa gli sta bene Gli sta bene così. Di fatto l’Italia sta diventando negli ultimi anni soprattutto da quando è stato emesso proprio, sta diventando un collettore di pedofili da tutto il mondo, ci arrivano da qualunque nazione del mondo, vengono messi in Italia in parrocchie ed è verosimile che la chiesa, sicuramente almeno da dove li mandano, sicuramente sa di fatto, qua vengono rimessi insieme dei minori e puntualmente vengono di nuovo tutti poi tutti o quasi indagati per altri abusi sessuali.

    Cioè quindi non c’è da parte della chiesa neanche un una concreta poi prevenzione ci sono delle linee teoriche che nessuno rispetta. Abbiamo chiesto alla Conferenza Episcopale Italiana perché è verosimile pensare che chi controlla i vescovi italiani sia la conferenza episcopale, invece la conferenza episcopale dice di no. Dice che deve essere il Vaticano a farlo, ora qui capite che il problema diventa grosso chi controlla i controllori? cioè di fatto abbiamo una serie di normative da parte della chiesa che potrebbero essere anche in un qualche modo utili e qui sottolineo che comunque serve sempre l’intervento dello Stato perché la chiesa non può controllare questa cosa.

    Tuttavia malgrado potrebbero essere utili l’applicazione in Italia e purtroppo porta a questo risultato cioè una totale inutilità Anzi, una confusione perché gli stessi fedeli credono di avere i figli sicuri invece ignorano che la situazione è quella che poi è uscita nel podcast la confessione.

    Grazie Francesco yes thank you so Zero tollerance in Italy Zero tolleranza in Italia zero tolerance zero toza Italia Zero

    Aggiungo ancora una cosa in Italia io parlavo dello Stato che non interviene ma non interviene neanche nei confronti delle vittime dei preti non interviene nella tutela dei Minori ora le vittime dei preti quando subiscono l’abuso non hanno da parte della sanità pubblica non c’è una possibile assistenza non esistono dei centri dove viene trattata e rielaborata quella che poi è la patologia cioè la sindrome postraumatica da stress. La rete d’abuso proprio venerdì scorso grazie a CISMAI, è riuscita a aprire 16 punti di ascolto in Italia, in realtà sono di più sono 16 coordinamenti che coprono tecnicamente tutta Italia per riuscire a colmare diciamo questo vuoto sanitario in quanto qua le vittime non ricevono giustizia dallo stato non la ricevono Dalla Chiesa di fatto restano poi abbandonate cioè restano tutte prive di una qualunque assistenza.

    Scusate Grazie Francesco

  • Rete L’ABUSO attiva in Italia 16 sportelli di supporto psicoterapeutico per le vittime di abusi

    Rete L’ABUSO attiva in Italia 16 sportelli di supporto psicoterapeutico per le vittime di abusi

    L’iniziativa nata dalla collaborazione tra la Rete L’ABUSO e CISMAI punta a colmare la grande lacuna di fronte alla quale spesso si trovano i sopravvissuti, un supporto terapeutico adeguato.

    Sono pochi gli specialisti ei centri di cura che si lavorano del Disturbo post-traumatico da stress ( PTSD ), spesso non compreso dalla vittima, che prova disagio e difficoltà ma senza individuarne i motivi.

    Spesso anche dal medico, che finisce per indirizzare il paziente verso un CIM o sottoponendolo a terapie farmacologiche in molti casi controproducenti.

    Fino ad oggi i nostri assistiti e non, ci chiedevano indicazione su uno specialista, indicazione che non davamo a meno che nelle vicinanze non avevamo qualche terapista accreditato con la Rete in precedenti esperienze.

    Un problema che limitava la stessa associazione al servizio di ascolto e all’assistenza legale, col vuoto di poter indirizzare i nostri assistiti verso psicoterapeuti in grado aiutarli.

    Ci siamo rivolti direttamente a CISMAI che da 30 anni lavora per la prevenzione, il riconoscimento, la valutazione e la cura delle varie forme di maltrattamento a danno di bambine, bambini e adolescenti, per individuare e diffondere le procedure adatte a intervenire nelle famiglie, per offrire agli operatori coinvolti gli strumenti di tutela e sostegno.

    Il servizio è attivo in tutta Italia e si può accedere  attraverso un apposito form  dal quale si potrà inviare una richiesta al centro più vicino, richiesta che sarà gestita dalla Rete L’ABUSO e successivamente indirizzata al consulente di quella zona.

    Un grande passo avanti per il quale ringraziamo la disponibilità e l’impegno di CISMAI affinché si realizzi.

  • Analisi sistemica del fenomeno degli abusi sessuali nei contesti ecclesiali.

    Analisi sistemica del fenomeno degli abusi sessuali nei contesti ecclesiali.

    ASSOCIAZIONE MAP CORSO DI MASTER MASTER DI I LIVELLO IN SESSUOLOGIA

    Analisi sistemica del fenomeno degli abusi sessuali nei contesti ecclesiali.

    Intervista a: Francesco Zanardi (vittima di abuso sessuale clericale)

    Progetto educativo di prevenzione genitori-figli età 9-12

    Candidato Relatore Dott. Leonardo Bianchi Prof.ssa Mara Porcaro matricola MSI008

    Biennio Accademico 2021/2023 1 2

    Introduzione……………………………………………………………… p. 5

    Capitolo 1 – Excursus storico: l’emergere della problematica e consapevolezza all’interno della Chiesa Cattolica – 1.1 La sollevazione mediatica dello scandalo e i suoi primi effetti …. p. 6

    – 1.2 Tentativi di risposta all’emergenza ………………………………. p. 9

    – 1.3 La fondazione di istituzioni, strumenti e leggi per la tutela dei minori e persone vulnerabili ……………………………………………………. p. 10

    Capitolo 2 – Report sul fenomeno degli abusi nella Chiesa

    – 2.1 Dati statistici sul fenomeno. Il report dalla John Jay Collage of Criminal Justice …………………………………………………………. p. 14

    – 2.2 C’è legame tra omosessualità e abuso sessuale?…………………. p. 20

    – 2.3 Dati e analisi rapporto CIASE ……………………………………. p. 25

    – 2.4 Dati e analisi degli abusi riproduttivi ……………………………. p. 36

    Capitolo 3 – Analisi delle cause del fenomeno degli abusi

    – 3.1 Perchè sono realmente un fenomeno particolare gli abusi nella Chiesa …………………………………………………………………. p. 44

    – 3.2 Le ragioni degli abusi – il ruolo del silenzio …………………… p. 46

    – 3.3 Le ragioni degli abusi – il ruolo del clericalismo e il laisser-faire sociale ………………………………………………………………….. p.50

    – 3.4 Le cause degli abusi – una scarsa selezione e inadeguata formazione del clero al difficile ruolo e alla possibilità-impossibilità di espressione sessuale ………………………………………………………………… p.52

    – 3.5 Le cause degli abusi – il legame tra potere, sesso 3 e controllo sociale ………………………………………………………. p. 55

    – 3.6 Le cause degli abusi – fattori religiosi: influenza sacramentale, identità vocazionale, missione caritativa ………………………………. p. 59

    Conclusioni ………………………………………………………………. p. 63

    Intervista a Francesco Zanardi (vittima di abuso sessuale clericale) …………………………………… p. 65

    Progetto educativo di prevenzione agli abusi sessuali in ambienti ecclesiali: “sfatiamo il silenzio” ……………………………………….. p. 82

    Il mio percorso nel Master ……………………………………………..p. 86

    Bibliografia, documenti/report, sitografia …………………………….. p. 87

    Tesi – Analisi sistemica del fenomeno degli abusi sessuali nei contesti ecclesiali PDF

    Introduzione Il fenomeno degli abusi sessuali riguarda tutta la società, dalla famiglia a tutte le istituzioni e oltre.

    La letteratura si esprime largamente sui caratteri, i danni e le possibili vie di terapia legato a un qualsiasi tipo di abuso sessuale. Intento di questa monografia è quello di cogliere i particolari degli abusi nei contesti ecclesiali, in particolare della Chiesa Cattolica. L’idea è che ciascun fenomeno di abuso debba essere studiato non solo nei suoi caratteri universali ma anche negli aspetti particolari dove esso si verifica. Riguardo quelli in ambiente ecclesiale l’analisi non si è potuta fermare al mero aspetto sessuale o psicosessuale ma, presentandosi in un ambiente che fenomenologicamente si palesa come religioso-spirituale, è doverose analizzare proprio questi ulteriori aspetti se si vogliono cogliere le peculiarità degli ambienti ecclesiali. Per fare questo sono andato alla ricerca di ciò che di specifico offre la letteratura scientifica e i report che le equipe di specialisti hanno elaborato per analizzare il fenomeno. In particolare mi sono soffermato sul report statunitense, ormai datato 2004 ma che ha fatto la storia della ricerca in questo campo, e quello francese della commissione CIASE datato 2021. Entrambi i report sono stati scelti per esaustività, completezza e per il fatto che fossero stati elaborati da commissioni indipendenti rispetto l’istituzione ecclesiastica. In appendice alla monografia ho aggiunto un’intervista fatta a Francesco Zanardi, vittima di abuso a cui vanno i miei più sentiti ringraziamenti per la sua testimonianza. Ultimo contributo è un progetto ideato per la prevenzione degli abusi sessuali in ambienti ecclesiali con destinatari minori dai 9-12 anni e la partecipazione dei loro genitori.

    Capitolo 1 – Excursus storico: l’emergere della problematica e consapevolezza all’interno della Chiesa Cattolica

    1.1 La sollevazione mediatica dello scandalo e i suoi primi effetti Nel 2016 vinse l’oscar come miglior film e come miglior sceneggiatura “il caso spotlight” girato l’anno precedente nel quale viene raccontata l’indagine giornalistica del Boston globe che a sua volta valse il premio pulitzer nel 2003. L’indagine era relativa a casi di abusi sessuali avvenuti nella diocesi di Boston “coperti” strategicamente secondo i giornalisti da Bernard Francis Law arcivescovo metropolita di Boston dal 1984 al 2002 anno in cui Giovanni Paolo II accettò le sue dimissioni. Dall’indagine emerse che l’arcivescovo e cardinale quando veniva a conoscenza di un abuso commesso, interveniva spostando di parrocchia in parrocchia il prete colpevole e stabilendo accordi extragiudiziali riservati con le vittime; tale procedura veniva attuata anche dal predecessore. L’anno seguente la pubblicazione dell’inchiesta giornalistica la conferenza episcopale statunitense incarica la John Jay Collage of Criminal Justice della City University of New York considerata la migliore in materia, di compiere un indagine più approfondita e di carattere scientifico sui casi di abusi nella Chiesa. Lo studio che d’ora in poi chiameremo John Jay report riconobbe attendibili 6700 accuse delle 10667 raccolte per abusi su minori nel periodo dal 1950 al 2002. Gli accusati furono 4392 tra sacerdoti e diaconi in servizio in questo arco di tempo rappresentanti il 4% del totale. Fu l’ingresso dei metodi della ricerca e della scienza nell’ambito specifico degli abusi all’interno della Chiesa, un qualcosa che stava diventando un nuovo oggetto di 6 studio e non più un solo fatto di cronaca e di scandalo morale e religioso. Il passo che la conferenza episcopale statunitense fece fu un cambiamento, era la nascita dell’analisi fenomenologica degli abusi in ambito ecclesiale. Nel 2001, l’allora prefetto della congregazione per la Dottrina della Fede card. Ratzinger insieme a card. Bertone decisero tramite una lettera indirizzata a tutti i vescovi della Chiesa di richiamare all’attenzione il documento scritto nel 1962 (prima edizione però del 1922) sotto il pontificato di papa Giovanni XXIII denominato “Crimen Sollicitationis”. Tale documento dava indicazioni su procedure canoniche quando un chierico veniva accusato di usare il sacramento della confessione per fare avances sessuali ai penitenti, da quello che cioè veniva considerato un peccato riferibile al 6 comandamento. Questo documento al punto 1 definisce così il concetto di molestia: “si ha quando un sacerdote o nell’atto del sacramento della confessione; o prima o immediatamente dopo la confessione; o in occasione o con il pretesto della confessione; o anche al di fuori dell’occasione della confessione nel confessionale o in altro luogo destinato ad ascoltare le confessioni o scelto con il pretesto di ascoltare la confessione proprio in quel luogo, abbia, tentato di incitare o invitare un penitente – qualsiasi persona sia – a comportamenti disonesti e vergognosi sia con parole, sia con segni, sia con cenni, sia con contatto fisico o attraverso la scrittura da leggere al momento o in seguito o abbia tenuto con lui discorsi o pratiche illecite e disoneste con audacia sconsiderata”. Crimen sollicitationis (1962). In questo contesto la Congregazione per la Dottrina della Fede quindi ritenne necessario rispolverare questo documento che richiama alla necessità di affrontare gli abusi con attenzione alle giuste procedure in materia penitenziale 7 riguardo a coloro che commettono l’abuso e l’interesse che ruota intorno alla tutela del sacramento della confessione. Non vi era ancora in quel documento attenzione alla tutela, cura e prevenzione degli abusi su minori o vittime vulnerabili. Da notare che non viene fatto cenno alla gravità del fatto relativa al danno che si commette nei confronti della psiche dell’abusato ma nel mancato rispetto del 6 comandamento, vera parte lesa di un abuso ecclesiale secondo la giustizia del diritto canonico. Nel ottobre 2002 il Vaticano rigetta la Charter for the Protection of children and young people approvata dai vescovi statunitensi a giugno perché si richiedeva una definizione di abuso sessuale più circoscritta, precisa definizione dei limiti alle accuse rivolte ai preti e una limitata delega di autorità ai consigli laici incaricati di valutare casi di abuso. Alcuni preti in Vaticano non condividevano l’idea che le denunce di abuso sessuale dovessero essere riportate alle autorità civili ed erano scandalizzati delle ingenti somme di denaro per i risarcimenti. Allo scandalo legato a Boston ne seguirono altri sempre negli Stati Uniti. La giustizia Americana condannò numerosi membri del clero costringendo le diocesi a risarcimenti che portarono a numerose bancherotte. Nel 2005 un avvocato di Huston accusò l’allora card. Ratzinger di intralcio alla giustizia proprio per aver inviato quella lettera di cui sopra che richiamava al rispetto del Crimen sollecitationis. La storia proseguì con l’elezione di Ratzinger a nuovo papa a cui il presidente americano George Bush concesse l’immunità. Nel biennio 2009-2010 una nuova crisi simile a quella di Boston coinvolse l’europa negli stati di Irlanda, Austria, Italia, Belgio, Paesi Bassi, Germania, Svizzera, Spagna, Regno Unito, Francia e Malta ma non solo; il fenomeno ormai emergeva in tutto il mondo come ad esempio il controverso e famoso caso 8 australiano relativo al card. Pell. Papa Benedetto XVI per il caso irlandese decise di intervenire con una lettera aperta a tutti i cattolici di Irlanda invitando a collaborare con la giustizia uscendo dal segreto che negli anni aveva rafforzato la perpetrazione dei crimini.

    1.2 Tentativi di risposta all’emergenza In questi anni in più occasioni papa Benedetto XVII si è espresso con vergogna, condanna e propositi in risposta ad un fenomeno che ormai stava assumendo proporzioni globali e ovunque scuoteva le fondamenta delle Chiese locali. Nel 2011 la Congregazione per la Dottrina della fede pubblicò una lettera nella quale si ripetette in modo formale l’invito che già il papa aveva fatto per la Chiesa Irlandese, quello cioè di collaborare con le autorità civili e di applicare le norme del Diritto Canonico oltre che stabilire linee guida per proteggere i minori ed essere coerenti nella risposta in caso di accuse di abuso e nel trattamento dei abusatori. Dal 6 al 9 febbraio 2012 si tenne presso la pontificia università Gregoriana un simposio dal titolo “verso la guarigione e il rinnovamento”. Tra i vari interventi vi fu la testimonianza di una vittima Marie Collins che subì abusi da parte di un prete quando aveva 13 anni, affiancata da una psichiatra che ha partecipato alla listening session del report irlandese. Nella sua testimonianza la signora Collins affermava che non solo l’abuso ma anche il comportamento tenuto dai superiori dell’abusatore che tendevano a colpevolizzare lei e non agire nei confronti dell’abusatore ha generato uno shock ancora più forte ed ora per il suo percorso di guarigione, a detta della psichiatra lì presente, diventava importante sentir chiedere perdono i leader 9 della Chiesa per aver difeso un abusatore. Durante il simposio gli interventi dei partecipanti riconoscevano la necessità per le situazioni di abusi ecclesiali di dover intervenire su più livelli: canonico, pastorale e formativo. Sempre in questa occasione si è riconosciuto come norme più stringenti siano state prese solo nei luoghi dove lo scandalo ha avuto maggior eco, a seguito proprio del clamore mediatico che le notizie alimentavano. Come si può notare in questi ultimi anni che sto raccontando comincia a delinearsi una maggiore attenzione verso la tutela dei minori e soggetti vulnerabili.

    1.3 La fondazione di istituzioni, strumenti e leggi per la tutela dei minori e persone vulnerabili A seguito del simposio fu istituito dai gesuiti un centro per la protezione dei minori a Monaco con l’obiettivo di sviluppare un approccio sistemico di tutela non solo per abusi nella Chiesa ma anche nella società. Il 2014 è l’anno in cui papa Francesco istituisce la Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori (commissione permanente) con lo scopo di: “promuovere la tutela della dignità dei minori e degli adulti vulnerabili, attraverso le forme e le modalità, consone alla natura della Chiesa, che si ritengano più opportune, nonché di cooperare a tale scopo con quanti individualmente o in forma organizzata perseguono il medesimo obiettivo.” Chirografo del Santo Padre Francesco per l’istituzione della Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori. (2014) Tra i membri della commissione vengono scelte anche vittime di abusi affinché la loro voce sia non solo ascoltata ma anche fattiva. Dopo 3 anni nel 10 2017 Marie Collins, ultima rimasta tra le vittime di abusi membra della commissione per la tutela dei minori, si dimette rilasciando ai giornali la dichiarazione che: “Non potevo restare. Dopo tre anni vedere continuamente che nella Curia romana c’era chi non favoriva il nostro lavoro, chi in sostanza lo boicottava, senza rispondere anche alle richieste più elementari che venivano avanzate, mi ha gettato in un profondo sgomento, ho provato anche vergogna, e così ho deciso di dimettermi. In particolare, mi ha ferito il fatto che la raccomandazione della Commissione di istituire un tribunale per giudicare i vescovi negligenti, approvata dal Papa e annunciata nel giugno del 2015, non abbia avuto alcun seguito. Ha trovato dei problemi legali non meglio specificati e così il tribunale non è mai stato istituito. Tutto questo è per me motivo di sofferenza e sinceramente ho ritenuto che era giusto farmi da parte”. Intervista a Repubblica (2017). Nel 2019 papa Francesco scrive: “Vos estis lux mundi”, lettera apostolica in forma di motu proprio. Nel preambolo si legge: “I crimini di abuso sessuale offendono Nostro Signore, causano danni fisici, psicologici e spirituali alle vittime e ledono la comunità dei fedeli. Affinché tali fenomeni, in tutte le loro forme, non avvengano più, serve una conversione continua e profonda dei cuori, attestata da azioni concrete ed efficaci che coinvolgano tutti nella Chiesa, così che la santità personale e l’impegno morale possano concorrere a promuovere la piena credibilità dell’annuncio evangelico e l’efficacia della missione della Chiesa.” Vost estis lux mundi (2019) Vi è quindi subito oltre al riferimento riguardo l’offesa a Dio anche quella 11 relativa a danni fisici, psicologici e spirituali indicando nei vescovi i principali responsabili delle azioni concrete necessarie a raggiungere l’obiettivo specificato. L’articolo 5 del motu proprio così si esprime: “Art. 5 – Cura delle persone §1. Le Autorità ecclesiastiche si impegnano affinché coloro che affermano di essere stati offesi, insieme con le loro famiglie, siano trattati con dignità e rispetto, e offrono loro, in particolare: a) accoglienza, ascolto e accompagnamento, anche tramite specifici servizi; b) assistenza spirituale; c) assistenza medica, terapeutica e psicologica, a seconda del caso specifico. §2. Sono tutelate l’immagine e la sfera privata delle persone coinvolte, nonché la riservatezza dei dati personali.” Vos estis lux mundi (2019) Tale motu proprio stabilisce inoltre nuove procedure per segnalare abusi e molestie e assicurare che vescovi e superiori religiosi rendano conto del loro operato, viene anche fissato l’obbligo di segnalazione di abusi all’Ordinario competente. Ogni diocesi inoltre dovrà istituire un servizio di Tutela Minori e un centro d’ascolto. Il consiglio permanente della CEI istituisce la giornata nazionale di preghiera per le vittime di abusi sessuali (18 novembre) in corrispondenza della giornata europea per la protezione dei minori contro lo sfruttamento e l’abuso sessuale, istituita dal consiglio d’europa. A conclusione di questo breve e per ovvie ragioni non esaustivo excursus possiamo affermare che la Chiesa stessa è giunta ormai dopo un certo travaglio a rilevare il fenomeno come un qualcosa a cui era necessario far fronte con delle specificità strutturali e non con un approccio contingente caso per caso. Fondamentali nel far emergere le criticità, la verità e l’importanza del fenomeno sono state le inchieste giornalistiche a cui spesso hanno fatto seguito studi scientifici analitici e senza le quali probabilmente non ci sarebbe stata la stessa attivazione in favore della tutela dei minori nella Chiesa. Chiudo questo paragrafo con le parole di P. James Martin, gesuita: “Benchè un certo atteggiamento anticattolico sia emerso nella copertura mediatica della crisi – per esempio nella facile sovrapposizione tra celibato e pedofilia – la Chiesa dovrebbe essere grata, e non risentita, nei confronti dei mass media per aver rivelato ciò che essa stessa aveva cercato di tenere nascosto” Frawley-O’Dea e Goldner (2009 p. 164) 13

    Capitolo 2 – Report sul fenomeno degli abusi nella Chiesa

    2.1 Dati statistici sul fenomeno. Il report dalla John Jay Collage of Criminal Justice Non è facile trovare dati statistici sugli abusi in generale, lo è ancora di più per gli abusi in ambito ecclesiale i quali rimangono molto nel segreto. Per avere uno squarcio dobbiamo far riferimento ai report che sono stati elaborati i quali prendono come fonti le denunce fatte presso l’istituzione ecclesiale o talvolta presso i tribunali di stato civile. Quando vengono elaborati i report i dati vengono incrociati anche con altre fonti quali ad esempio archivi giornalistici e altra letteratura socio-criminologica, relazioni e siti istituzionali di enti e associazioni. Il report denominato: “The nature and scope of sexual abuse of minors by catholic priest and deacons in the united states 1950-2002. A research study conducted by the john jay college of criminal justice the city university of new york” ha raccolto dati dal 1950 al 2002 integrando elementi provenienti dal Report on the implementation of the Charter for protection of children and young people il quale includeva dati di abusi sessuali denunciati nel corso del 2004 (non si dispone quindi dei dati relativi al 2003). Il report fa una distinzione tra preti religiosi e secolari: “Se esaminiamo le differenze tra preti diocesani e religiosi, secondo i nostri numeri il 4,3% dei preti diocesani è legato ad abusi e il 2,5% di preti religiosi sono legati ad abusi” John Jay Collage (2004, p.7). Nel 2004 altri 411 preti sono stati accusati. Quando si parla di accusa essa viene presa in considerazione nel rapporto solo se la commissione la considera attendibile. Prendendo questa tendenza valida anche per l’anno 2003 di cui non si hanno dati il calcolo farebbe corrispondere a una 14 stima del 4,75% di sacerdoti tra il 1950 e il 2004. Per Gordon e FrawleyO’Dea tali stime sono però da considerarsi probabilmente al ribasso perché: il 2% dei preti diocesani e il 20% dei preti religiosi non sono stati inclusi nel John Jay Report; nella ricerca del 2004 il 7% delle diocesi e il 29% delle comunità religiose non hanno comunicato i propri dati relativi al 2004. A questi motivi c’è da aggiungere il fatto che sia nel John Jay Report che nella ricerca del 2004 la raccolta dati si basava dalla disponibilità dei vescovi e superiori religiosi di riferire volontariamente tutte le informazioni pertinenti. Vista la riluttanza ad affrontare l’argomento le autrici affermano: “è possibile che alcuni abbiano nascosto ai ricercatori informazioni significative. Inoltre, nel corso degli anni alcuni vescovi sono riusciti con l’intimidazione a convincere le vittime o le loro famiglie a non dare seguito alle accuse di abuso sessuale e, di conseguenza, in questi casi non esistono dati ufficiali.” FrawleyO’Dea e Goldner (2009, p. 30) Si deve poi sempre ricordare che quando si tratta di denuncia di abusi sessuali subiti 20 anni non sono molti in realtà e spesso le denunce non avvengono affatto. Sempre il John Jay Report ha calcolato come meno del 13% delle accuse è stato presentato nel corso degli anni in cui gli abusi venivano perpetrati mentre il 25% delle denunce è stato depositato più di 30 anni dopo l’inizio degli abusi. Interessanti possono essere le considerazioni sul numero di abusatori per anno di ordinazione. 15 Come è possibile notare dalla tabella, Frawley-O’Dea e Goldner (2009, p. 32), raccolta dall’intervento di Gordon e Frawley-O’Dea dal 1984 al 2000 si registra un calo significativo della percentuale di abusanti. Tale calo però va inserito in una probabile sottostima degli abusi dovuta alla età più tipica in cui i preti cominciano ad abusare, al tempo spesso necessario alle vittime prima di effettuare la denuncia e a dei primi possibili effetti positivi dovuti a una maggiore attenzione alla selezione dei candidati all’ordinazione (dal 1980 in poi infatti i seminari hanno avviato una selezione psicologica dei candidati). 16 Non ultimo dal 1990 una maggiore cultura sociale di sensibilizzazione sugli abusi ha portato a maggiore vigilanza la società nel suo complesso. Riguardo la data di nascita dei sacerdoti abusanti quasi due terzi erano maggiori di 64 anni nel 2002 a conclusione del John Jay Report e quasi il 90% maggiore di 54 anni. Le autrici che analizzano i dati evidenziano che: “essi erano cresciuti in un periodo di repressione sessuale al livello della società nel suo complesso, e in particolare all’interno delle comunità cattoliche. […] In più, i sacerdoti nati prima del 1950 spesso entravano in seminario a 14 o 15 anni, preparandosi a una vita di celibato senza aver superato la pubertà e sviluppato una psicosessualità matura. Può anche essere che questi sacerdoti fossero particolarmente vulnerabili alla possibilità di essere psicologicamente destabilizzati dalle trasformazioni culturali, inclusa una maggiore apertura nei confronti del sesso, avvenuta a fine anni 60 e nei primi anni 70. Quando i sacerdoti appartenenti a queste generazioni agivano esplicitamente la loro sessualità, sceglievano probabilmente minori poiché li percepivano come pari sul piano psicosessuale.” Frawley-O’Dea e Goldner (2009, p. 35) Accennavo prima alla questione dell’età dei preti al tempo del primo abuso. Nel report che stiamo analizzando risulta essere mediamente quella di 39 anni con un cambiamento dai 38 degli anni ‘50 ai 48 del 2002. Sembrerebbe dunque che contrariamente a quando si credeva prima di questo report i primi abusi non si registrano a seguito della conclusione della formazione in seminario ma a distanza di almeno 10 anni dall’ordinazione. In questa fase tempistica un prete ha intorno a sé parenti e amici coetanei che hanno intrapreso una carriera e una vita diversa, pensiero delle autrici è che: 17 “immaturi sul piano psicosessuale e privi di esperienza, alcuni sacerdoti potrebbero aver commesso l’abuso in un impeto di rabbia, invidia e risentimento sociale, al fine di acquisire un senso soggettivo di potere. L’abuso sessuale del figlio di un parrocchiano rappresenta anche un attacco alla capacità di quell’uomo di proteggere la propria prole: un aspetto della paternità negato al Padre sacerdote”. FrawleyO’Dea e Goldner (2009, p. 34). Venendo all’età delle vittime entrambe le ricerche rilevano che essa sia in un range tra i 10 e i 14 anni. In particolare quelle di sesso maschile però avrebbero riferito di aver subito abusi tra i 15 e i 17 anni. In questo gruppo di età la percentuale di vittime è aumentata nel corso dei decenni dal 26% degli anni ‘70 al 55% negli anni ‘90. A fronte di tale cambiamento però ciò che è rimasto costante è invece la differenza di età che si aggira sempre intorno ai 20 anni, come descritto in precedenza è infatti aumentata nel corso del tempo l’età media del sacerdote al momento del primo abuso. Ancora una volta le autrici mettono in parallelo l’aumento di età delle vittime con la percezione di sentirsi pari a loro da parte dei abusanti che negli ultimi decenni hanno iniziato a entrare in seminario più tardi: “il loro stesso sviluppo psicosessuale può essersi spostato verso la tarda adolescenza piuttosto che la pubertà” FrawleyO’Dea e Goldner (2009, p. 37). Altre analisi prese in considerazione dal report riguardano il numero di vittime per sacerdote. Si veda la tabella: 18 John Jay Collage (2004, p.51). Questi secondo gli analisti sono i dati da considerarsi meno attendibili in primo luogo perché si basano, ricordiamolo, solo sulle denunce delle vittime e le cui accuse sono state condivise e messe a disposizione dei ricercatori. Ultimo elemento riguarda il tipo di abuso. Circa un terzo dei sacerdoti accusati avrebbe penetrato le vittime o costrette al sesso orale. Il 2,9% si sarebbe limitato a discorsi di natura sessuale o all’uso della pornografia; il 9% avrebbe toccato la vittima attraverso i vestiti o essere toccato da lei e il 15,8% non si sarebbe spinto oltre il toccarsi sotto i vestiti. Nella maggioranza dei casi il prete si sarebbe spinto ad atti gravi inoltre, solo il 29% delle vittime riferisce di essere stata abusata una sola volta mentre più della metà delle vittime risponde con la voce “diverse volte” all’indagine. Ancora le autrici così commentano il dato: “Questo dato smentisce la costruzione dell’abuso sessuale da parte del prete come momentanea mancanza di giudizio e, al contrario, invita a considerare il perpetratore 19 come una persona pericolosamente incline ad abusare di una giovane vittima diverse volte.” Frawley-O’Dea e Goldner (2009, p.38)

    2.2 C’è legame tra omosessualità e abuso sessuale? Sembra assurdo dover titolare con una domanda retorica come questa un paragrafo all’interno di un capitolo dedicato all’analisi statistica del fenomeno di abusi in quanto omosessualità e abuso sono questioni che assolutamente non sono legate tra loro. Nel caso degli abusi ecclesiali però una particolarità statistica fortemente controcorrente rispetto ai dati da riferire agli abusi in generale, ha dato modo agli analisti di fare delle considerazioni che in questa tesi ho deciso di non tralasciare proprio perché possono dare adito a pericolosi collegamenti privi di fondamenti scientifici. Il mio intento è appunto quello di screditare e confutare ogni tentativo di cercare correlazioni tra loro. Due fenomeni in natura possono presentarsi coincidenti ma senza alcuna correlazione o causalità e questo è proprio uno di questi casi. Non vi è alcuna possibilità di dimostrazione scientifica che omosessualità e abuso sessuale siano più o meno legati tra loro rispetto a quanto possa esserlo l’eterosessualità o in genere qualsiasi questione relativa all’orientamento. Tale impossibilità è dovuta al fatto che semplicemente altre sono le questioni legate all’abuso come vedremo nel corso di questo elaborato. Questo improprio collegamento ha però portato persone interne alla Chiesa a dichiarare che la pedofilia sia una perversione legata all’omosessualità o comunque ci sono stati numerosi tentativi di voler trovare una qualche tipo di radice comune, dandone quantomeno connotazioni di “degrado morale”. La morale è semmai questione filosofica, può appartenere ad una religione che svolge una funzione sociale in 20 merito all’ordinamento morale dei suoi fedeli ma certamente non può e non deve essere in alcun modo confuso con quanto riguarda il discorso scientifico. Lasciando quindi da parte la questione morale della Chiesa in materia di omosessualità di cui recentemente papa Francesco si è limitato a dichiarare non essere un reato ma un peccato (peccato sarebbe l’atto non la tendenza in sé) consideriamo ora i dati oggetto delle controversie. Il John Jay Report riporta: “I risultati dei nostri studi indicano che di tutte le vittime […] 81% sono maschi e il 19% femmine” John Jay Collage (2004, p. 69). Si veda la seguente tabella per i dettagli, stessa pagina del report: Altri studi confermano l’anomalia fissando una prevalenza delle vittime maschili che va dal 64% al 78%. Il rapporto CIASE, denominato: “Les violences sexuelles dans l’Eglise catholique. France 1950-2020. Rapport de la Commision indépendant sur les abus sexuels dans l’Eglise, Octobre 2021” che più avanti analizzerò nel dettaglio, fissa la prevalenza di maschi a 80%. Oltre ad essere insolito il fatto che la vittima sia un maschio piuttosto che una femmina è insolito anche che la relazione sia di tipo omosessuale piuttosto che etero. Il rapporto CIASE riferisce che in quasi la metà dei casi di vittime minorenni l’aggressore si definisce omosessuale (80% di coloro che aggrediscono una vittima maschio) mentre un terzo si definisce bisessuale. Gli aggressori di vittime adulte che si definiscono omosessuali sono invece il 20%, nessuna bisessuale. L’analisi della Commissione CIASE sulla sessualità degli aggressori cosi conclude: “Sulla base degli elementi annotati negli atti, si può ipotizzare che alcuni aggressori di vittime minori siano affetti da pedofilia. Gli aggressori sessuali di vittime maschi minorenni o di entrambi i sessi (27 casi) segnalano tutti attività di masturbazione in 14 casi analizzabili e più della metà di loro guarda materiale pornografico, anche pedopornografico (3 casi), se documentato nel fascicolo (9 casi analizzabili e 5 casi rispettivamente) con un sentimento espresso di frustrazione sessuale significativa. Pertanto, è lecito pensare che almeno tre di loro siano affetti da un disturbo pedofilo. Infatti, in tre casi di aggressori di vittime minori (un aggressore di ragazzi e due aggressori di vittime di entrambi i sessi), vengono descritte fantasie di pedofilia, e in un caso di aggressore di vittime minori maschi, vengono segnalati antecedenti di parafilia. Inoltre, in due casi (un maschio molestatore di bambini e un maschio molestatore di bambini di entrambi i sessi), si rileva addirittura lo stesso tipo di precedenti penali” Report CIASE (2021, p. 211). Quello che avverrebbe però, secondo Gordon e Frawley-O’Dea, sarebbe da intendersi all’interno del concetto di fusione e identificazione con un proprio pari come già scritto in precedenza. Aggiungono le autrici: “l’autore dell’abuso, probabilmente entrato in seminario minore all’età di 14 o 15 anni, potrebbe inconsciamente aggredire la sessualità della vittima quando quest’ultima ha la stessa età che lui aveva al momento dell’ingresso in seminario, castrando simbolicamente la vittima come lui stesso è stato simbolicamente castrato.” Frawley-O’Dea e Goldner (2009, p.25) Cattolici come preti, giornalisti ma anche funzionari vaticani come ad esempio il cardinale Jorge Medina prefetto della congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti, hanno legato senza spiegare la causalità del fenomeno, l’omosessualità alla pedofilia come se un orientamento omosessuale da parte del prete fosse fattore di rischio per un abuso. Nel 2005 Eisenberg in un articolo “Report: pope bans gay seminarians” contenuto in New York Newsday On-Line affermava che ci fosse notizia del fatto che il Vaticano avesse bandito gli omosessuali dal sacerdozio. La Chiesa nel 2005, dando però altri motivi (l’insegnamento dottrinale per cui la tendenza omosessuale sarebbe “oggettivamente disordinata”), si è effettivamente espressa ufficialmente sui criteri di ammissibilità al sacerdozio con un documento della congregazione per l’educazione cattolica denominato: “Istruzione della Congregazione per l’Educazione Cattolica circa i criteri di discernimento vocazionale riguardo alle persone con tendenze omosessuali in vista della loro ammissione al Seminario e agli Ordini sacri” in cui si legge al numero 8 e 9: “Alla luce di tale insegnamento, questo Dicastero, d’intesa con la Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, ritiene necessario affermare chiaramente che la Chiesa, pur rispettando profondamente le persone in questione, non può ammettere al Seminario e agli Ordini sacri coloro che praticano l’omosessualità, presentano tendenze omosessuali profondamente radicate o sostengono la cosiddetta cultura gay.” Congregazione per l’Educazione Cattolica (2005). Lo psicologo e direttore di “The journal of child sexual abuse” sostiene che persone omosessuali ed eterosessuali presentano la stessa probabilità di violare sessualmente un minore, tesi riportata da Elias nel 2002 in: “is homosexuality to blame for Church scandal?”. Illustri autori come David Finkelhor, direttore del Crimes Against Children Research Center (Università del New Hempshire) definisce l’attrazione per i minori un’attività sessuale specifica, opinione condivisa da John Bancroft, medico e direttore del Kinsey Institute for Research in Sex, Gender, and Reproduction. Nel contributo di Gordon e Frawley-O’Dea viene citato lo studio di Groth e Olivieri i quali dopo aver analizzato circa tremila autori di crimini sessuali, su una popolazione di abusatori generale e quindi non specificamente afferente al clero, hanno rilevato che: “gli uomini attratti in modo non esclusivo da bambini, o che erano passati da un’attrazione per gli adulti a un interesse per i bambini, si definivano tutti eterosessuali e in genere esibivano tendenze omofobe.” Frawley-O’Dea e Goldner (2009, p. 26). I criminali sessuali vittimizzano sessualmente adulti e minori di entrambi i generi, tali fenomeni vanno piuttosto visti come crimini di potere che hanno poco a che fare con l’orientamento sessuale di chi li commette. Si consideri infatti come anche in carcere uomini eterosessuali dotati di maggior potere e autorità all’interno della popolazione carceraria scelgano altri uomini per avere rapporti sessuali e imponendo così il proprio potere su qualcuno. Sulla prevalenza statistica di 24 vittime di genere maschile piuttosto che femminile, oltre che il meccanismo di identificazione col sé di cui abbiamo parlato, Gordon e Frawley-O’Dea mettono in evidenza come i ragazzi siano più facilmente avvicinabili dai preti rispetto alle ragazze. Inoltre, i preti sono spaventati dalle donne, giovani o adulte che siano e sono misogeni, caratteristiche che li trattengono dall’avere rapporti con loro, specie sessuali. Inoltre può accadere che siano preoccupati dalla possibilità di gravidanze a seguito dei rapporti con donne in età puberale o postpuberale.

    2.3 Dati e analisi rapporto CIASE Il rapporto CIASE identifica 3 fasi di periodizzazione delle violenze che ricalcano quelle già individuate da simili commissioni precedenti. La prima, quella di picco della curva di violenze, è racchiusa negli anni che vanno dal 1950 al 1970. Questa fase raccoglie il 55,9% degli abusi rilevati dalla commissione che, ricordiamo, ha indagato sugli anni che vanno dal 1950 al 2020. Nella seconda fase quella tra il 1970 e il 1990 si registra un forte calo degli abusi il cui numero va a rappresentare il 22,1% del totale. Per il rapporto la principale causa va individuata nel drastico calo del numero di chierici e religiosi dal ‘70 in poi mentre la seconda, legata alla prima, riguarda il graduale ritiro del clero da ruoli interni a istituti educativi cattolici, luoghi nei quali si verificavano gli abusi. La tendenza decrescente in valori assoluti delle vittime si ritrova in valore relativo anche tenendo conto del calo del numero del clero. L’incidenza del tasso di aggressioni da parte di un membro del clero sul totale generale di abusi che si sono registrati nella società francese è sceso dallo 0,6% nella fase che va dal 1950 al 1970 allo 0,2% dal 1970 al 1990. 25 Nella terza fase a partire dagli anni ‘90 si registra una certa recrudescenza del fenomeno degli abusi ecclesiali. Nell’ultimo trentennio analizzato si raccolgono il 22% dei casi rilevati (nel dettaglio 13,3% negli anni ‘90 e 8,7% negli anni 2000). Bisogna mettere in evidenza come siano aumentate le vittime in contesti ecclesiali da parte di abusatori non aderenti al clero bensì laici e catechisti che erano a contatto con i minori e andavano a coprire i vuoti lasciati dal calo delle vocazioni clericali e religiose. Il numero di vittime di aggressori non aderenti al clero nè alla vita religiosa è passato da un numero di 1.860.000 della seconda fase a 2.220.000 della terza e ultima fase. Aumenta anche l’incidenza degli abusi delle violenze sessuali da parte del clero e religiosi in valori relativi (tenendo cioè conto del numero di aderenti al clero) sul totale generale degli abusi su minori registrati nella società francese. Negli ultimi 30 anni tale incidenza è passata dallo 0,2% della seconda fase allo 0,4% della terza fase. Secondo Inserm (l’istituto che per CIASE ha condotto la ricerca), in sintesi, se è vero che in termini assoluti il fenomeno si stia riducendo va fatto il dovuto distinguo per i valori in termini relativi. “L’individuazione delle tre fasi entro i 70 anni coperti dall’analisi della commissione sulla base degli archivi della Chiesa è inoltre confermata dall’archivio di giustizia che la commissione ha potuto consultare. Infatti, il numero dei processi penali che coinvolgono aggressori all’interno della Chiesa è diminuito dagli anni ’60, poi ha conosciuto una certa inerzia negli anni 1970-1990, prima di subire un aumento molto forte rispetto agli anni 1990.” Report CIASE (2021, p. 131) L’analisi delle fonti archivistiche analizzate dalla commissione ha portato anche a rilevare come nella maggioranza dei casi l’abuso è commesso da una 26 persona che regolarmente ha frequentato la vittima nell’ambito di attività educative (47%); pastorale, coro, confessione, mantenimento spirituale, ritiro e altre pratiche religiose (36%); legami di vicinanza familiare (17%). Senza indicarne un dato quantitativo il rapporto afferma che sul piano del profilo sociale della vittima le caratteristiche tipologiche attraversano tutte le categorie professionali delle famiglie d’origine, sono di estrazione generalmente modesta, molto praticanti. L’età prevalente va dai 10 ai 13 anni. Fra le costanti che invece riguardano gli abusatori il report analizza la possibilità di trasformarsi da vittima a carnefice da parte dei seminaristi nel momento della formazione. Tale rilievo sarebbe riscontrabile in particolar modo dai dati provenienti dagli archivi e risulta coerente anche con i dati della popolazione generale secondo la quale: “l’aver subito violenze sessuali può costituire un fattore di rischio per la commissione di una violenza sessuale. Si stima quindi che, nel complesso, dal 30% al 60% degli autori di reati sessuali su minori abbia subito violenza durante la loro infanzia.” Report CIASE (2021, p.133). Analizzando più studi il report afferma che più del 20% degli abusatori ecclesiali potrebbe essere stato vittima di abusi in infanzia. Tuttavia ci tiene a specificare: “la Commissione desidera sottolineare con forza, soprattutto in considerazione del numero di vittime per aggressore, che solo una piccolissima minoranza di persone vittimizzate potrebbe successivamente commettere attacchi, una volta raggiunta l’età adulta. Le quote sopra citate non sono in alcun modo reversibili. L’affermazione di un determinismo tra la condizione di vittima e quella di aggressore sarebbe quindi particolarmente infondata.” Report CIASE (2021, p.134) 27 Nessuna persona che ha abusato di un adulto ha subito abusi in infanzia. Come per il report statunitense significativo è lo squilibrio di genere tra le vittime minori di genere maschile (80%) e le femminili (20%). Secondo l’indagine sulla società francese riguardo gli abusi (quindi non quella appositamente fatta dalla Commisione) le vittime di abusi ecclesiali sono per il 93% minori. L’età media del primo abuso è di 10-11 anni e stabile nel tempo ma questo dato contrasta fortemente con quanto invece risulta dai dati che emergono dalle apposite ricerche della commissione. Secondo quest’ultime infatti riguardo la fascia d’età 10-13 anni sarebbe scesa a rappresentare il 31% dal 55% nel periodo di partenza mentre la fascia dei 18-20 anni registra un balzo dal 1,7% iniziale giungerebbe al 21%. Tale discrepanza di dati va ricercata nelle diverse tipologie di ricerca dei dati e dal campione dei partecipanti ai questionari della ricerca della commissione. Il grafico mette in evidenza come le vittime di genere femminile sia prevalente fino ai 10 anni circa dove vengono significativamente sorpassate dalle vittime maschili che tornano a rappresentare la minoranza dopo la maggior età. 28 Grafico contenuto in Report CIASE (2021, p.153). La Commissione, similmente agli studi che l’hanno preceduta, conferma che fra le possibili spiegazioni di tale particolare fenomeno ci sia la maggior facilità di avvicinarsi ad un minore maschio piuttosto che femmina. A ciò aggiunge anche la possibilità di idealizzazione dell’infanzia e di rifiuto della donna. All’inizio del periodo studiato gli istituti che formavano il clero accoglievano le vocazioni di fanciulli dell’età di 10-11 anni e all’interno dei seminari minori venivano scrupolosamente formati alla purezza. Il ricordo di tale infanzia verrebbe quindi idealizzato a contrasto di un’adolescenza vissuta invece come impura oltre che alla costruzione di una percezione ideale della donna vista come tentatrice della propria vita dedita al celibato. Riguardo al contesto ambientale 29 in cui l’abuso si verifica i principali sono: per il 30% si tratta di scuole o convitti; 21,2% catechismo e cappellanie; 20,2% movimenti sociali giovanili, campi estivi e pellegrinaggi; e la casa dell’abusante per il 21,2%. Bisogna evidenziare come con il ritiro delle vocazioni clericali e la sostituzione dei laici negli ambienti del catechismo e cappellanie si è passati da un iniziale 22,7% al 14,4%. A compensare tale cale percentuale aumenta invece quello dei movimenti giovanili passato dal 17% al 30%. Anche quello classificato dalla Commissione come “congregazioni, comunità e ritiri” ha registrato un importante balzo in alto passando dal 5% al 25%. Fra gli autori i principali sono anzitutto sacerdoti di parrocchia 30%, insegnanti aderenti al clero 24,5%, cappellani e responsabili di movimenti giovanili 14,8%, religiosi 7,7%. Gli ambienti parrocchiali però nell’arco del tempo sono via via andati a rappresentare dei luoghi sempre più sicuri. Se infatti rappresentavano il 62% dei casi prima del 1970 rappresenta solo il 6% dopo il 1990. Secondo la Commissione incide molto la diminuzione della partecipazione alla vita parrocchiale da parte dei fedeli che si registra dal 1970 in poi. Vanno infatti a incrementare quei tipi di abusi legati a nuovi movimenti carismatici specie quelli che coinvolgono i minori e gli abusi cosiddetti familiari. Con questo termine la commissione intende o abusi di preti sulla propria parentela o su famiglie particolarmente credenti e attive nell’ambito ecclesiale e che accolgono nella loro quotidianità il prete. Questo genere di abusi si estende maggiormente nel tempo rispetto alla media. Su una perpetrazione di 5 anni nella media i dati si attestano sul 7% del totale mentre nel caso di quelli famigliari la percentuale è del 22%. La disparità di genere indicata in precedenza resta più alta riguardo ai maschi ma di molto meno, 52% contro 48%. In base a questi dati il rapporto nota come sia anzitutto la disponibilità e la facilità di abusare della vittima piuttosto che il genere e le altre cause descritte in precedenza a determinare la preferenza nella scelta della vittima. Incrociando i dati delle vittime di abusi sulla popolazione generale e quelli sui 30 casi ecclesiastici la Commissione è riuscita ad elaborare delle stime è impossibile afferma la Commissione stabilirne con esattezza il numero. “L’indagine sulla popolazione generale consente di stimare in 330.000 il numero di persone vittime di reati sessuali prima del compimento dei 18 anni da parte di persone legate alla Chiesa: membri del clero cattolico (sacerdoti, diaconi), monaci e monache, ma anche laici, uomini o donne, che lavorano in un istituto scolastico cattolico o in un collegio cattolico, curando il catechismo o una cappellania cattolica, o animando patrocini, campi vacanze o movimenti giovanili cattolici (scout, azione cattolica, altri movimenti, ecc.) . All’interno di questo numero totale, 216.000 persone sono state vittime di chierici, monaci o monache, che corrisponde al perimetro studiato proprio dalla commissione. Il gran numero di persone che sono state aggredite in questo modo, quando erano minorenni, è sia impressionante che spaventoso. […] Da questi dati si evince anzitutto che la violenza sessuale nella Chiesa non è, contrariamente alla credenza popolare, prerogativa dei soli chierici e religiosi: nel periodo preso in esame, sono certamente responsabili del 65,4% di assalti all’interno della Chiesa; ma i laici sono responsabili del 34,6% degli attacchi, ovvero più di un terzo. Non appena gli adulti entrano in contatto con minori, c’è il rischio, nella Chiesa cattolica come altrove, che si verifichi un abuso di potere, autorità o fiducia, che porti ad aggressioni sessuali. È anche probabile che, nel tempo, a causa in particolare della riduzione del numero di chierici e religiosi e dell’aumento della responsabilità dei laici, la quota delle vittime dei laici nella Chiesa cattolica aumenterà.” Report CIASE (2021, p. 222) La violenza sessuale perpetrata da responsabili afferenti alla Chiesa rappresenta il 6,1% delle violenze sul totale della popolazione francese nel periodo preso in analisi, quelle nello specifico commesse da chierici, monaci e 31 monache ha raggiunto poco meno del 4% (3,93%) di questo totale. Sulla base di tali dati si afferma che: “ il tasso di prevalenza della violenza sessuale nella Chiesa è più alto che in tutti i casi di socializzazione diversi dai circoli familiari e di amicizia.” Stime più incerte riguardano il numero di aggressori. Si oscilla fra una percentuale molta alta di aggressori o un numero molto elevato di vittime per aggressori. Una stima approssimativa collocherebbe tra il 2,5%-2,8% chierici e religiosi aggressori. Afferma il Rapporto: “Questo tasso dal 2,5% al 2,8% sembra basso alla luce dei confronti internazionali disponibili che sono compresi tra il 4% e il 5% in Germania e negli Stati Uniti e che raggiungono o addirittura superano il 7% in Australia e in alcune diocesi irlandesi (vedi sotto).” Report CIASE (2021, p. 226). Il rapporto cita numerosi studi che analizzano come i pedofili nei diversi contesti dove si verificano, possono abusare di qualche unità di vittime fino a centinaia e così conclude in sintesi: “dagli studi sopra riportati risulta che un predatore può fare un numero di vittime molto superiore alla media che risulterebbe dal tasso del 2,8% osservato in Francia (cioè 63 vittime), soprattutto quando attacca bambini maschi, come avviene in modo schiacciante nella Chiesa cattolica.” Report CIASE (2021, p. 230) Tre sono le ipotesi formulate 2,8% di aggressori se le vittime per ogni aggressore sono in media 63; 5% (35 vittime in media); 7% (25 vittime in media). 32 Tabella contenuta in Report CIASE (2021, p. 231). Per quanto riguarda un raffronto tra la Chiesa e gli altri ambienti di socializzazione quello ecclesiale risulta essere l’ambiente maggiormente a rischio. Il grafico sottostante, frutto dell’indagine sulla popolazione generale nella metropoli di Parigi, pone al numeratore il numero delle vittime mentre al denominatore il numero di persone che ha frequentato ciascun ambiente sociale ottenendo un tasso di prevalenza. 33 Tabella contenuta in Report CIASE (2021, p. 233). 34 “In totale, nella popolazione generale, il 14,5% delle donne e il 6,4% degli uomini dichiarano di aver subito abusi sessuali quando avevano meno di 18 anni. Sebbene la famiglia sia di gran lunga il primo ambiente in cui si verificano reati sessuali contro minori (il 3,7% della popolazione metropolitana ha subito aggressioni sessuali da parte di un familiare prima dei 18 anni, il 2% circa da un amico di famiglia estraneo al minore o no, mentre la cerchia ristretta di amici viene dopo con percentuali che resta su circa il 2%), la Chiesa cattolica è, in proporzione, il primo ambiente interessato dalla violenza sessuale sui minori e, di conseguenza, il primo degli enti interessati, siano essi pubblici o privato: l’1,2% delle persone che nell’infanzia hanno svolto attività legate alla Chiesa (scoutismo cattolico, movimento giovanile cattolico, catechismo, cappellania, scuola cattolica o collegio) dichiara di essere stato aggredito prima dei 18 anni da una persona legata a la Chiesa. Questa proporzione è dello 0,82% se ci limitiamo alla violenza commessa da un chierico o da un membro di un istituto religioso (sacerdote, diacono, monaco o monaca).” Report CIASE (2021, p. 233-234). Il grafico sottostante riporta invece in modo eloquente i dati e le considerazioni fatte in precedenza in merito al genere delle vittime che nella Chiesa, costituendo una caratteristica peculiare, vede per la maggioranza vittime maschili. 35 Tabella contenuta in Report CIASE (2021, p. 236). 2.4 Dati e analisi degli abusi riproduttivi A tal proposito la rivista Adista ha pubblicato la traduzione in italiano di un articolo “open access” pubblicato su “Religions” frutto di due anni di ricerca della teologa Doris Reisinger dal titolo: “l’abuso riproduttivo nel contesto dell’abuso sessuale clericale nella Chiesa cattolica”. A causa della scarsità di dati riguardo abusi subiti da persone adulte la ricerca della Reisinger si basa sui dati delle minori. Nell’articolo conferma i dati riportati in precedenza per cui circa un terzo delle vittime di abusi sono di sesso femminile e di queste un 36 terzo sono in età post-puberale. Secondo uno studio tedesco il 34,9% ha coinvolto ragazze delle quali un terzo aveva più di 13 anni all’epoca della prima aggressione sessuale. Per stabilire quante possono essere state vittime di abuso di tipo riproduttivo Reisenger confronta i dati di John Jay Report con quelli di Witt e all. del 2019 che riferiscono età e tipo di abuso subito arrivando ad una stima che va dal 1% al 10% di abuso riproduttivo. Prendendo per buona questa stima in una popolazione tra i 70 e gli 80 milioni il numero delle vittime minorenni di abuso riproduttivo da parte del clero cattolico sarebbe nell’ordine delle migliaia. Il numero di vittime adulte di abusi riproduttivi sarebbe invece di 4 volte maggiore. Lo studio della Reisinger si basa sul più grande archivio indipendente del mondo sugli abusi clericali (bishopaccountability.org) e sono relativi dunque alla Chiesa cattolica statunitense, i riscontri nel dettaglio sono visibili in tabella. 37 Tabella contenuta a pagina 5 dell’articolo della rivista Adista. Nello studio si afferma che: “nella maggior parte delle fonti su casi di preti sessualmente violenti, i riferimenti a forme di contraccezione sono rari. A volte ci sono accenni al fatto che i sacerdoti usano i preservativi o addirittura erano vasectomizzati. Tuttavia, nei casi conclusi con gravidanze, il metodo di controllo delle nascite preferito dai preti, se ce n’era uno, sembra essere stata il coito interrotto.” Reisinger (2022, p. 4) Una volta avvenuto il concepimento e durante la gravidanza i preti che hanno ingravidato le loro vittime: “di solito mettono la propria reputazione al di sopra 38 dell’autonomia del corpo e della salute della vittima, e a volte anche della vita della loro vittima e del loro bambino (non ancora nato).” Reisinger (2022, p.5). Si attua dunque un processo di coercizione al fine di interrompere o nascondere la gravidanza senza tener conto della volontà o necessità della persona incinta. Senza offrire un dato statistico la Reisinger afferma che dagli archivi emerge come molti sacerdoti cerchino di persuadere all’aborto, pagando o portando le vittime in strutture. Il motivo della reputazione del prete è la principale se non l’unica motivazione come l’eloquente caso Luna, prete della diocesi di El Paso, ne dà testimonianza. Tale prete, riporta Reisenger: “avrebbe detto a una delle sue vittime di non poter tenere il bambino perché non gli avrebbe fatto <>.” Reisinger (2022, p.6). In altri casi le vittime scelgono di abortire. Un’altra vittima sempre del prete sopra citato testimoniò di essere stata abusata per la prima volta a 11 anni nel 1980 e di aver abortito a 14 anni. Durante l’udienza la donna raccontò di come Luna reagì quando lei gli disse di non voler tenere il bambino e di come dichiarò a lui la sua intenzione di non voler far nascere un bambino sottoponendolo all’umiliazione di essere nato da uno stupro specie di un prete. Reisenger così sintetizza dall’articolo Reporter’s record 2019: “Anche lei si è sentita traumatizzata dall’aborto. Ha detto che si sente ancora colpevole e non si è mai perdonata, e che parla <> al bambino che ha perso, anche adesso, tre decenni dopo.” Reisinger (2022, p.7). Prosegue con un interessante osservazione: “A volte, la pressione ad abortire non sembra essere l’esperienza traumatica principale, ma più una sorta di punto di cristallizzazione che porta le vittime a rendersi pienamente conto della loro situazione. Questo si traduce in uno shock, sopratutto quando alle vittime era 39 stato fatto credere di essere in una <>”. Reisinger (2022, p.7). Quando le gravidanze vengono portate a termine le giovani madri si trovano a dover lottare legalmente per ottenere un mantenimento, trovando l’opposizione del prete abusatore sostenuto dalla diocesi intenta nel proteggerlo. Citando il caso della donna Sharon Roy rimasta in cinta di padre Patrick J. Colleary, accusato di averla violentata nel 1978 all’età di 17 anni, così Reisenger sintetizza: “fu solo nel 1995, quando Roy presentò richiesta di mantenimento del bambino al Dipartimento della Sicurezza Economica Child Support Enforcement Administration di Phoenix, che la diocesi <<pignorò come se niente fosse 400 dollari mensili di salario di Colleary>> per mantenere il figlio. In un’intervista con il Phoenix New Times nel 2002, Roy disse: <<E’ terribile avere a che fare con loro. Ti intimidiscono all’ennesima potenza, ti fanno sentire come se fossi tu la persona cattiva>>.” Reisinger (2022, p.8) Un altro modo cui si presta ricorso per coprire la paternità dei preti è quello dell’adozione coatta. Nel contesto cattolico dalla ricerca sembra emergere con frequenza il ricorso alle case di maternità, luoghi in cui venivano accolte donne single rimaste in cinta: “descritte da Marcia A. Ellison come <>” Reisinger (2022, p.9). Reisenger analizza i fattori che causano tali abusi soffermandosi per primo aspetto su sovrapposizioni di misoginia. La logica patriarcale, sessista e misogina che sarebbe presente nella Chiesa vede subordinare la sessualità femminile a quella maschile fino a far in modo che la vulnerabilità riproduttiva delle 40 ragazze e delle donne non comporterebbe più diritti ma soli obblighi. Questo sistema di ingiustizia riproduttiva costituirebbe la base che permette e oscura l’abuso riproduttivo. L’autrice rafforza la sua tesi analizzando nel dettaglio la misoginia. Evidenzia come le donne risultino doppiamente subordinate sia per il genere che per il ruolo in quanto impossibilitate ad accedere agli ordini sacri. Per accedere a ruoli di legislazione, giurisprudenza e amministrazione si deve infatti essere ordinati sacerdoti e quindi maschi celibi, così commenta: “Di conseguenza, il gruppo di persone che stabilisce le regole per la vita sessuale dei cattolici e il gruppo di cattoliche che possono rimanere incinte o di cattolici sposati con una persona che può rimanere incinta sono separati nel modo più netto possibile. Inoltre, questi due gruppi – clero e laici – sono in un chiaro rapporto di superiorità e subordinazione secondo la costituzione della Chiesa, che esige una stretta obbedienza e affidabilità dal basso verso l’alto, mentre la responsabilità morale è solo dall’alto verso il basso.” Reisinger (2022, p.11) Altro fattore preso in analisi riguarda la crescente importanza delle questioni riproduttive dall’inizio del XX secolo. In sintesi i vari documenti definiscono che solo coniugi eterosessuali sono autorizzati ad avere rapporti sessuali. Tali atti devono essere almeno aperti se non finalizzati alla trasmissione di nuova vita. Peccato grave sono l’atto sessuale fuori dal matrimonio, l’uso di anticoncezionali artificiali e sopratutto l’aborto. Stando così le cose l’abuso riproduttivo dovrebbe essere severamente punito ma così non è, cito Reisenger: “In parte perché i concetti stessi di autonomia riproduttiva e abuso riproduttivo sono estranei alla logica di questi documenti. In parte perché la tanto invocata dignità delle 41 madri e la sacralità della vita non ancora nata, così come presentate nella dottrina cattolica, non si traducono in diritti canonici garantiti e applicabili per madri e bambini. Non da ultimo, le decisioni su se e chi debba essere perseguito e punito per una gravidanza illegittima o per un aborto, e chi debba essere assolto e su quali basi, sono riservate in definitiva al clero maschile. Nei casi di abuso riproduttivo, tutti questi fattori lavorano a svantaggio delle vittime, come si può vedere in casi esemplari.” Reisinger (2022, p.11) Ci sono inoltre incentivi che portano i sacerdoti che non vogliono portare il peso del celibato a spostarlo sulle donne e sui figli che hanno generato, spiega infatti la Reisenger: “nella logica del diritto canonico, una violazione del celibato rimane, per il sacerdote, per lo più una questione di coscienza personale finché non diventa uno scandalo pubblico. Perchè se <<l’atto non è noto ad altri (e quindi, ipso facto, non è scandaloso), questi fatti pesano contro l’imposizione di qualsiasi conseguenza canonicamente penale>>.” Reisinger (2022, p.11). Ecco spiegato perché nel caso sopra citato Sharon Roy non ottenne alcun mantenimento fin quando non portò la sua causa di fronte al Child Support Enforcement Administration di Phoenix. Venendo all’analisi di alcune conseguenze più di tipo psicologico degli abusi riproduttivi credo sia utile evidenziare come le vittime credendo di essere in una relazione si sentono responsabili/colpevoli dell’abuso e interiorizzano idee misogine sulle relazioni eterosessuali, inoltre: “non è raro che le adolescenti e le giovani donne percepiscano gli atti sessuali indesiderati e persino la coercizione riproduttiva come qualcosa da dover sopportare 42 quando sono in una relazione eterosessuale. Quando a Lori Haigh è stato chiesto perché non poteva dire ai suoi genitori dell’abuso, ha risposto che <>”. Reisinger (2022, p.13) Proprio come il caso Roy evidenzia la tendenza a colpevolizzare la vittima da parte dei colpevoli e dei superiori, Reisenger cita altri casi in cui è la donna a sedurre il prete e a portare la responsabilità maggiore di essere rimasta in cinta a seguito di un rapporto. I vescovi stessi inquadrano tali circostanze di abusi nella prospettiva di “relazioni” venendo meno ad una visione responsabile dell’asimmetria di ruoli descritta in precedenza tra clero e laico. Accade anche che le vittime non trovino ascolto e accoglienza neanche da parte delle famiglie come nel caso emerso durante il processo penale contro Miguel Luna. Una della sue vittime: “ha ricordato come Luna l’abbia penetrata sessualmente per la prima volta, all’età di 12 anni nel 1993. Dopo, ha detto, si confidò con sua madre. Ma sua madre la guardò solamente e le disse: <>.” Reisinger (2022, p.14). 43

    Capitolo 3 – Analisi delle cause del fenomeno degli abusi

    3.1 Perchè sono realmente un fenomeno particolare gli abusi nella Chiesa Come visto nell’excursus storico la Chiesa ha impiegato tempo per riconoscere la necessità di analizzare strutturalmente il problema degli abusi al suo interno. I vescovi, riguardo ai membri del clero, avevano la prassi di spostare di luogo i responsabili di abuso e dopo il clamore mediatico la linea dei vertici fu quella di ribadire la necessità di condanna e applicazione del diritto canonico. L’approccio era quindi quello di vedere i singoli episodi non nella loro sistematicità all’interno dell’istituzione. Specie nei primi anni del clamore mediatico le testate giornalistiche, oltre che rivelare i risultati delle inchieste, tendevano a dare una lettura dei metodi messi in atto dalla Chiesa come fossero finalizzati allo scopo di insabbiare lo scandalo nell’interesse di anteporre l’istituzione rispetto alle vittime. Anche P. James Martin nel suo intervento nel libro “Atti impuri” concorda su questo punto per il fatto che la Chiesa è storicamente avversa “nei confronti dello scandalo all’interno di essa […]. Un attacco alla Chiesa è spesso interpretato come un attacco alla stessa fede.” Frawley-O’Dea e Goldner (2009, p.164). Di conseguenza in un triste paradosso, che P. Martin definisce “terribile ironia”, è con l’intenzione di tutelare i suoi figli che vengono coperti scandali per il timore che essi possano turbare o indebolire la fede dei credenti e il loro rispetto nei confronti della Chiesa andando a costituire: “una struttura pronta a preferire il carnefice alla vittima, il clero alla cultura laica, la Chiesa istituzionale alla Chiesa pastorale” Frawley-O’Dea e Goldner (2009, p.2). Sul fatto che vescovi e altri capi della Chiesa hanno trattato i casi di abuso come episodi eccezionali una possibile spiegazione secondo il gesuita risiederebbe nel fatto di una mancata comprensione della portata del fenomeno legata ad una cultura, quella degli anni 1970, ancora poco attenta e sviluppata in materia. Parallelamente ad una coscienza critica costruita dal giornalismo laico l’analisi scientifica del fenomeno ha offerto la possibilità di passare gradualmente ad individuare i caratteri e i fattori di rischio oltre che le cause che portano agli abusi. Come afferma Gillian Walker: “le trasgressioni sessuali da parte dei membri del clero cattolico non sono necessariamente più gravi di quelle che hanno luogo in altre istituzioni religiose o secolari, ma incantano gli osservatori laici e non cattolici perché violano l’impegno pubblico del clero cattolico per il rispetto del celibato e la divulgazione di una morale sessuale restrittiva”. Frawley-O’Dea e Goldner (2009, p.251). Nel libro “Atti impuri”, Mary Gail Frawley-O’Dea descrive già nella prefazione il tipico scenario tra il 1960 e il 1990 in cui un ministro spesso carismatico e attento alle attività giovanili, sviluppa col tempo amicizie particolari con ragazzi solitamente di sesso maschile tra gli 11 e i 15 anni. Spesso si trattava di ragazzi cresciuti in famiglie problematiche ma non necessariamente. Fin dalla tenera età tali ragazzi erano stati educati dalle loro famiglie (di ovvia origine credente) alla fiducia e al rispetto delle figure sacerdotali in quanto rappresentanti di Dio e del suo volere. Quando poi l’amicizia si faceva sempre più intima, il sacerdote introduceva il sesso nella relazione col giovane. Fino a qualche anno prima il 2010 a tale situazione poteva proseguire un accusa a cui lo stesso appellante rischiava però di essere accusato di voler “gettare la Chiesa nello scandalo”: “una formula spesso usata 45 per indicare un’offesa considerata da molti ecclesiastici molto più grave di qualunque cosa il prete potesse aver fatto”. Frawley-O’Dea e Goldner (2009, p.XXVI). Con il tempo la Chiesa si rese conto che in tali situazioni si doveva ricorrere ai ripari mandando il tale sacerdote in terapia psicologica mentre prima bastava una promessa di cambiare comportamento. Negli anni sopra descritti caratterizzati da frequenti cause legali e ingenti richieste di risarcimenti furono le vittime stesse a volere che gli abusi e i relativi risarcimenti rimanessero confidenziali. Tale pratica ancora oggi viene rivelata attuale dall’Associazione Rete l’abuso, associazione laica la quale assiste le vittime di abusi del clero in italia, rivelando una prassi di risarcimento che si aggira sui 20.000 euro. Stando sempre al tipico scenario dipinto da FrawleyO’Dea di solito quando e se riassegnato ad una nuova sede, la comunità locale non veniva informata del passato del sacerdote.

    3.2 Le ragioni degli abusi – il ruolo del silenzio Già abbiamo evidenziato come a livello strutturale, essendo un’istituzione che tutela anzitutto se stessa e poi le vittime limitandosi per lo più a risarcire in cambio del segreto, si possano di conseguenza basare le fondamenta di un silenzio che permette la perpetrazione del reato con responsabilità che quindi vanno attribuite sia al singolo che al sistema. Afferma Jordan in “Atti impuri”: “Gli stratagemmi impiegati per mantenere il silenzio spesso prevedono forti denunce del desiderio omosessuale, dichiarazioni enfatiche sulla purezza dei sacerdoti e prediche infuocate contro l’orrore degli abusi sessuali. Questa non è semplice ipocrisia, ammesso che l’ipocrisia all’interno delle istituzioni religiose possa essere 46 semplice. Denunce, dichiarazioni e sermoni servono a distanziare la “Chiesa” dai suoi crimini interni in modo più efficace della pretesa implausibile che il vescovo non sappia ciò di cui legge o scrive. […] I crimini mostruosi, per definizione, non possono nascere dall’interno della Chiesa. Sacerdoti che abusano di ragazzini… questo è assolutamente estraneo alla vita cattolica. Quindi la causa deve essere una qualche influenza esterna, Satana o la degenerazione della cultura circostante.” FrawleyO’Dea e Goldner (2009, p. 275-276). Come concretamente i casi vengono messi a tacere? Continua Jordan: “Le reti del potere clericale sono sistemi per imporre il silenzio. Esse cercano dapprima di mantenere il silenzio nei modi ordinari: nascondendo gli atti e i perpetratori, chiudendo la bocca ai testimoni e negando le accuse. Se queste tattiche falliscono, i membri del clero iniziano ad alzare la voce: si mostrano ansiosi di dissociarsi dal reato specifico, ma cercano anche di impedire che il caso specifico divenga un’occasione per aprire la discussione su questioni più ampie. Essi mirano non solo a proteggere la Chiesa da un possibile scandalo, ma anche a usare lo scandalo per impedire ulteriori discussioni.” Frawley-O’Dea e Goldner (2009, p. 276). Anche la Commisione CIASE si sofferma sul tema del silenzio evidenziando come, specie nel primo periodo preso in analisi quello dal 1950 al 1970: “La gestione della violenza sessuale è rigorosamente interna. L’esistenza stessa della vittima dell’aggressione viene taciuta. In particolare durante il procedimento canonico, viene menzionata solo per assicurarsi che i fatti addotti si siano verificati e che taccia. La prassi è quindi quella di farle giurare sulle Sacre Scritture che non 47 parlerà contro l’istituzione. Questa ingiunzione al silenzio si trova anche all’interno delle famiglie. Rappresentativa di questo contesto è la testimonianza di un parrocchiano che giustifica il silenzio di fronte agli attacchi perpetrati da un sacerdote nella diocesi di Rodez negli anni Sessanta: «Negli anni Sessanta un mio amico confidò ai suoi genitori come se ne occupò l’abate. È stato schiaffeggiato due volte, a letto e senza mangiare.” Report CIASE (2021, p. 125-126). Dal lato della vittima vari fattori determinano il silenzio. Fra le vittime che hanno risposto al questionario di ricerca attivato dalla CIASE il 7% non aveva mai parlato dell’abuso prima dell’occasione del questionario. Le motivazione addotte sono (fra parentesi il numero delle persone): “vergogna (6), dolore (5), richiesta dell’abusante (3) e imbarazzo per la famiglia (3)”. Report CIASE (2021, p.185). Bisogna evidenziare come l’intento alla custodia del segreto non sia un fatto chiuso ad una sorta di casta clericale ma coinvolge anche i laici fino a perfino i genitori dei minori abusati che possono minimizza, negare o comunque preferire altri interessi piuttosto che quello per il proprio figlio. Il dott. Dante Ghezzi, psicologo psicoterapeuta, che lavora per il centro Tiama per i traumi dell’infanzia, dell’adolescenza riguardo maltrattamenti abusi la denuncia, oltre che membro del CISMAI (Coordinamento Italiano Servizi contro il Maltrattamento e Abuso all’Infanzia) per poter aiutare le vittime degli abusi a elaborare il proprio trauma è fondamentale un intervento tempestivo. Il problema del segreto è causa di attivazione nel soggetto abusato di meccanismi relativi alla lungo latenza che portano al misconoscimento non dell’abuso in sé ma della sua pesantezza, profondità, della sua capacità di fare danno. A titolo di esempio cita il caso clinico di un suo paziente venuto al centro Tiama il quale da bambino fu abusato da un prete, raccontò il fatto alla 48 madre che lo invitò a dimenticarsene. Divenuto adulto a distanza di 19 anni circa e dopo aver avuto bambina al secondo genito di sesso maschile, tale evento di gioia diventa per lui attivatore dell’evento da lui subito da bambino chiedendo aiuto ai terapisti perché teme che anche a suo figlio potrà accadere quanto successo a lui. (L’abuso sessuale spiegato dal dott. Dante Ghezzi – VIDEO Rete L’ABUSO – YouTube.). Per Mary Gail Frawley-O’Dea, l’autore di delitti sessuali è straordinariamente capace di entrare con sensibilità e in punta di piedi nella vita delle loro vittime e di rispondere ai loro bisogni emotivi e relazionali: “evocando un senso di rispetto, fiducia e dipendenza molto prima che abbia luogo il primo contatto fisico.” Frawley-O’Dea e Goldner (2009, p.86). La segretezza è indispensabile per l’abuso sessuale. Le vittime vengono messe in allarme che se dovessero rivelare l’abuso verrebbero messe in orfanotrofio, lontane da casa; altre volte, riportano le autrici, le vittime vengono minacciate di subire del male loro o i membri della famiglia. Talvolta l’abusante incolpa la vittima dicendo di averlo sedotto, scaricando così su di lei la propria vergogna e il proprio disprezzo di sé. “In aggiunta, molti minori abusati restano in silenzio perché sentono chiaramente che nessuno, nel loro ambiente, li aiuterà, se diranno la verità. Per un bambino è più rassicurante tenere in vita la fantasia per cui, se avesse parlato, qualcuno lo avrebbe aiutato, piuttosto che rivelare l’abuso a qualcuno che potrebbe ignorarlo, accusarlo o violarlo di nuovo. Molti bambini adolescenti non rivelano il segreto sull’abuso perché vogliono bene al suo autore. Una crudeltà fondamentale dell’abuso sessuale, infatti, consiste nel modo in cui il suo autore calpesta l’affetto e il rispetto che il giovane gli offre con generosità e fiducia. E’ da questo epicentro di fiducia tradita che origina l’effetto di dissociazione mentale dell’abuso sessuale.” Frawley-O’Dea e Goldner 49 (2009, p.86)

    3.3 Le ragioni degli abusi – il ruolo del clericalismo e il laisser-faire sociale Se il silenzio costituisce un importante e grave fattore di rischio di tipo ambientale, specie in quanto fattore di perpetrazione, ne possiamo individuare altri in un complesso articolato tra potere, dottrine e contesto socio-religioso. Per il rev. Thomas P. Doyle la capacità e le possibilità dei vescovi di mantenere il segreto non sarebbe stata la stessa senza l’acquiescenza della comunità laica che riteneva di dover partecipare alle operazioni di occultamento nell’interesse della Chiesa. “Il clericalismo laico si basa su un’immatura dipendenza dal clero quale intermediario della spiritualità del credente e della relazione con Dio. Nel cattolicesimo, i preti controllano l’accesso del fedele ai sacramenti, e i sacramenti costituiscono per la comunità laica la sorgente del nutrimento e della sicrurezza spirituale. In sostanza, le minacce al blocco di potere gerarchico sono minacce alla sicurezza spirituale personale degli individui.” Frawley-O’Dea e Goldner (2009, p.185) I cosidetti terzi non direttamente coinvolti nei casi di abusi sono quindi soggetti che per così dire non vogliono vedere. Conclude Doyle: “Molti clericalisti laici, quindi, sono stati più intenti a proteggere le proprie fantasie di una Chiesa istituzionale perfetta e popolata da un’onorata casta clericale che a protendersi verso le vittime. Purtroppo, un numero troppo elevato di quelle vittime, delle loro famiglie e dei loro sostenitori ha subito l’ostracismo, anziché il sostegno, 50 dei fratelli laici.” Frawley-O’Dea e Goldner (2009, p.187) Reverendo Richards così racconta episodi relativi a tale argomento: “Parte del mio lavoro, una volta che un prete fosse stato accusato di cattiva condotta sessuale e l’indagine fosse proceduta al punto da indicare con certezza che un’infrazione aveva effettivamente avuto luogo, consisteva nel recarmi presso la parrocchia per incontrare i fedeli e spiegare loro cosa stava accadendo e in che modo si stava affrontando il problema. Senza eccezioni, e persino nei casi più drammatici di infrazioni gravi e prolungate, i parrocchiani si rifiutavano di credere che il loro prete avesse trasgredito; reagivano con grande rabbia, e cercavano risolutamente degli alibi o delle giustificazioni per il suo comportamento.” Frawley-O’Dea e Goldner (2009, p.200). Sette e Tuzza prendono in analisi una ricerca etnografica in materia di abuso perpetrato effettuata in un piccolo paese francese. Il titolo di tale studio “incesto ordinario” era piuttosto eloquente e descriveva come per 28 anni, Nelly fu violentata e torturata dal padre, Lucien. Da tali fatti nacquero 6 bambini, noti a tutti in paese compresi amministratori locali, servizi sociali, ospedali e scuole. Tutti sapevano e tutti ne parlavano. Tale ricerca dimostrò una tipica situazione di “laisser-faire” e per analizzare l’ondata di indignazione collettiva generata solo a seguito della testimonianza pubblica di Nelly. “L’incesto di Lucien su sua figlia diventa un problema per gli abitanti soltanto a causa della mediatizzazione generata dalla denuncia sporta da Nelly e dell’indignazione che ne è seguita. Questo perché la denuncia pubblica di Nelly ha minacciato il corso della vita ordinaria del paese e, quindi, da quel momento in poi, l’incesto era stato nominato e, qualificato giuridicamente come crimine, ritornava ad essere una proibizione sociale e legale. Come in una famiglia in cui la vittima rivela l’incesto e i cui membri restano ancorati all’ordine preesistente e la escludono, gli abitanti di questo paese hanno tentato di ripristinare l’ordine del villaggio scagliandosi contro Nelly”. Sette e Tuzza (2021, 79).

    3.4 Le cause degli abusi – una scarsa selezione e inadeguata formazione del clero al difficile ruolo e alla possibilità-impossibilità di espressione sessuale Lo scarso numero di sacerdoti, l’impropria selezione dei candidati al sacerdozio e la scadente formazione vengono riconosciuti come cause da P. Martin e dal Rev. Richards. Martin fa notare come negli anni Quaranta e Cinquanta (gli anni che hanno ordinato i preti che a distanza di una ventina di anni hanno fatto registrare il picco dei dati statistici fin’ora rivelati dai vari report) per poter aver accesso al suo ordine (quello dei gesuiti), “era sufficiente presentare una lettera di raccomandazione da parte di un altro sacerdote e avere un incontro con il padre provinciale. Se il padre provinciale dava il suo assenso, il candidato era ammesso.” Continua il suo racconto dicendo che invece quando nel 1988 entrò lui nei gesuiti i candidati: “erano sottoposti a una batteria di test psicologici i cui risultati erano contenuti in un rapporto inoltrato all’ordine stesso.” Frawley-O’Dea e Goldner (2009, p.162). A questo si aggiungevano i soliti colloqui e ritiri spirituali. Si richiedeva poi anche una autobiografia esaustiva, sei lettere di raccomandazione provenienti da amici e colleghi di lavoro oltre che un certificato sanitario. La questione 52 relativa alla formazione, rileva il gesuita, ha invece delle criticità che riguardano non solo l’aspetto psicosessuale ma anche alla capacità di definire i giusti confini tra se stessi e il prossimo. La Rev. Richards fa notare che già il fatto della prassi cattolica, che a differenza di quella episcopale prevede sia un soggetto a presentarsi “per conto proprio” come candidato piuttosto che scelto da una comunità come nella sua Chiesa (a titolo di esempio nel suo caso è stata coinvolta per tre anni nell’elezione alla candidatura), costituisce un potenziale fattore di rischio. L’impulso iniziale all’ordinazione rimane prerogativa dell’individuo che si trova per una prassi millenaria a dover accettare senza altrettanta libertà il celibato. La propensione al sacerdozio viene poi valutata non solo dal punto di vista delle doti necessarie al ministero ma anche alla conformazione verso uno sviluppo psicosessuale che diventa troppo spesso omologante piuttosto che frutto di un percorso di individualizzazione del sé erotico-sessuale. A questo si aggiunga che quella dell’ordinazione “per conto proprio” è una “decisione che spesso viene presa durante l’adolescenza o nelle prime fasi dell’età adulta” e che “ può sostanzialmente isolare, mettere da parte o spegnere la vita emotiva di un uomo, in modi che alla fine si rivelano poco salutari per lui e per l’istituzione.” Frawley-O’Dea e Goldner (2009, p.194) Anche lei concorda con P. Martin sull’importanza in ambito formativo di sviluppare una capacità di mantenere consapevolmente dei confini che viene definita come: “la capacità di assumere su di sé un ruolo ampiamente pubblico”, quale quello del sacerdote, “sostenendo al contempo una vita interiore che è parte integrante del sè pubblico pur senza essere condivisa pubblicamente” Frawley-O’Dea e Goldner (2009, p.210). Se tale percorso 53 formativo non viene intrapreso seriamente, continua, “le tensioni emotive del lavoro sono in genere tali da minacciare, almeno occasionalmente, la capacità di mantenere confini appropriati” Frawley-O’Dea e Goldner (2009, p. 217) comportando dolore e sofferenza emotiva negli altri: il rischio di invadere la sfera dell’altro è piuttosto vicino. La funzione del ruolo deve essere ben chiara al pastore ed essendo la sua una “professione profondamente eterodiretta” espressione della Richards diventa necessario far spazio ad altre persone affinché riescano a diventare ciò che esse sono veramente. Il sacerdote rappresenta Dio e tutte le energie ad esso associato dalla tradizione religiosa (esempio funzione di produzione del sacro per mezzo dei sacramenti ma anche qualità come la creatività, apertura, autotrascendenza ecc). La cultura non è capace di aiutare le persone a comprendere e assimilare tali energie, così quando una persona laica è in ricerca di elaborazione della propria fede, di crisi personale o mera ricerca spirituale assimila piuttosto la persona che le rappresenta senza capacità di distinzione. Si apre così la possibilità di rendersi vulnerabile ad un altro che può manipolare e abusare colui che diventa vittima. Afferma infatti Richards: “Semplicemente, la figura del prete esercita un enorme potere psichico. Questi si situa sulla soglia tra l’umano e il divino, rappresentando Dio. Gli scritti dei mistici di ogni tradizione religiosa testimoniano che energia spirituale ed energia sessuale sono la stessa energia; e quindi il prete – in virtù della sua vocazione – costituisce un’icona sessuale.” Frawley-O’Dea e Goldner (2009, p.199) Per di più il rischio maggiore è dato dal fatto che tale energia sessuale fluisce, secondo Richards, “tra i laici e i membri del clero in forme che possono non raggiungere mai un livello cosciente.” (ibid.) Quando tale energia sarebbe gestita male, il prete non è capace o disposto a rispettare le persone laiche come off-limits per lui, agendo come Dio stesso e non come suo funzionario. Vi può essere quindi anche il caso per cui relazioni che nascono dalla violazione di un confine vengano poi risolutamente difese da coloro che sono coinvolti come relazioni d’amore uniche e speciali. 3.5 Le cause degli abusi – il legame tra potere, sesso e controllo sociale Secondo Walker vi è poi una connessione tra i precetti sessuali repressivi della Chiesa e le illecite relazioni di potere al suo interno che sono andate a definire un sistema gerarchico il quale: “ha portato all’erompere dell’abuso sessuale su minori cattolici da parte della casta sacerdotale, mentre la volontà del sistema di preservare il proprio potere è sfociata nel generale occultamento degli abusi.” Frawley-O’Dea e Goldner (2009, p.251). Richard Sipe si è soffermato su quelle che secondo Walker sono due teorie importanti, le quali hanno definito le “strutture di sesso/potere del celibato”. La prima teoria che spiega questo intreccio è quella Foucaultiana per cui gli usi della sessualità sono legati a meccanismi di potere e controllo, si legge infatti in “No al sesso Re” dell’autore francese: “il sesso ha rappresentato nelle società cristiane, la cosa che bisognava esaminare, sorvegliare, confessare, trasformare in discorso […]. Dal Cristianesimo in poi, l’Occidente non ha smesso di dire <> ”. Frawley-O’Dea e Goldner (2009, p. 255). In questo senso la morale sessuale della Chiesa insieme alla sua struttura gerarchica ben rientra secondo Walker in questa visione espressa da Foucault che unisce sesso e potere. La seconda teoria appartiene all’antropologa Douglas e riguarda il modo in cui regole di purezza costruiscono e rafforzano confini socio-religiosi che vengono percepiti come speciali e sacri. Riprendendo Douglas in “I simboli naturali: esplorazioni in cosmologia”, Walker afferma: “un gruppo esposto a pressioni sociali dall’esterno tenderà a enfatizzare l’adesione a rigide norme di autocontrollo fisico come indice di conformità da parte dei propri membri.” Frawley-O’Dea e Goldner (2009, p.258), un ambiente che risulterebbe quindi gerarchico, disciplinare, basato sul controllo della sessualità. Quali sarebbero i fatti e le conseguenze di queste regole sessuali in particolare del celibato? Per Sipe, psicologo ex sacerdote, dopo aver intervistato 1500 preti dal 1960 al 1995 anno di pubblicazione di “sex, priest and power: anatomy of a crisis”, si tratta di un patto in cui i preti cedono la loro promessa di celibato in cambio di: “una confraternita di impiego garantito, rispettabilità, prestigio e potere […]. Tutti i benefici maturano automaticamente nella misura in cui l’apparenza del celibato è abbracciata pubblicamente o ufficialmente […]. Il potere è conferito e mantenuto, a meno che l’esposizione pubblica non minacci lo scandalo” Frawley-O’Dea e Goldner (2009, p.261). Tuzza e Sette prendono in analisi i principali fattori di rischio. Il primo è quello relativo alla cultura istituzionale e organizzativa della Chiesa caratterizzata da fede, fiducia e autorità. Gli studi criminologici hanno evidenziato similarità di comportamenti da parte degli autori abusanti. Gli addescamenti sono basati su una pianificazione a lungo termine: 56 “caratterizzati da un rapporto fiduciario solido, presenza di una posizione di autorità e il rispetto dell’abusante; e sostenuti dalla segretezza, dalla vergogna e dall’isolamento della vittima. […] In altri termini, circostanze nelle quali un adulto ha alti livelli di autorità/fiducia/responsabilità e attività che implicano la cura o il contatto fisico/intimo con la vittima.” Sette e Tuzza (2021, p. 40-41). I rischi aumenta quando i minori in questione sono già stati trascurati o vittime di maltrattamenti o abusi anche da parte di coetanei (si pensi al bullismo). Per gli autori: “il contesto esprime di per sé un fattore per il quale i bambini e i giovani sono intrinsecamente più a rischio di abusi, a causa della loro esposizione in quel dato contesto ad altre forme di maltrattamento infantile.” Sette e Tuzza (2021, 42). Oltre a ciò le culture organizzative influenzano anche il modo in cui le istituzioni reagiscono di fronte ad un evento di abuso. Le vittime possono non essere credute specie quando il colpevole è un membro molto stimato della comunità, lo staff dell’istituzione è reticente a considerare che un collega possa aver agito in modo inappropriato. Nei contesti in cui le figure di tutela e cura appartengono a organizzazioni basati sulla fede-fiducia l’abuso assume un ulteriore connotato per le vittime. Esse sperimentano anche una forma di abuso cosiddetto “spirituale”. Elementi del campo spirituale-religioso possono quindi entrare in gioco per l’addescamento e la perpetrazione dell’abuso. Tali elementi includono narrazioni che esaltano l’ordinazione del clero a compiere l’opera di Dio; l’importanza di obbedire a Dio e quindi al clero; inoltre peccato, pentimento e confessione vengono controllati sempre dal clero stesso. Gli stessi termini “Padre” o “Fratello” indicano un’intimità e una fiducia a cui il credente fa riferimento. Qui si inserisce la necessaria considerazione riguardo al clericalismo. Esso, connaturato al contesto organizzativo della Chiesa, veicola una cultura di dominazione di un gruppo su di un altro e rappresenta la base per comportamenti abusanti, assegnando ai religiosi poteri psicologici e spirituali. L’autorità del singolo si confonde con il potere del singolo. L’autorità infatti appartiene legittimamente all’istituzione ma il clericalismo slitta tale autorità al burocrate che svolge le funzioni dell’istituzione conferendo alla sua persona poteri che propriamente non gli appartengono. Gli abusi sessuali commessi da personale del clero risultano quindi doppiamente abusi di potere e abusi d’autorità. Ancora più perniciosa è la cultura del cosiddetto “gerarchismo”: “un neologismo che individua nello specifico la peculiarità della cultura del potere esclusiva delle alte cariche episcopali, una cultura più problematica e sconosciuta di quella clericale.” Sette e Tuzza (2021, p.46). Allo sbilanciamento di potere dovuto alla funzione sacerdotale e alla cultura clericale si aggiunge quella di genere. “La letteratura socio-criminologica in tema di abusi e di violenze ritiene che la dominazione maschile rappresenti un modello storicamente contingente, ma duraturo, di relazioni di genere. Mentre questo modello è istituzionalizzato attraverso le pratiche collettive dello Stato, del posto di lavoro, della scuola e della famiglia, esso è incarnato dagli uomini nella loro vita quotidiana e vissuto come forza costitutiva nei loro rapporti interpersonali e sessuali.” Sette e Tuzza (2021, p. 47-48) La costruzione della “mascolinità egemonica”: “ ha la funzione di legittimare il dominio della mascolinità associando caratteristiche socialmente apprezzate a uomini e ragazzi, mentre caratteristiche meno apprezzate, o addirittura disprezzate, sono associate alla femminilità.” Sette e Tuzza (2021, p. 48). Tali 58 costruzioni sociali costituiscono dinamiche di potere sbilanciato. Gli autori citando le analisi di Keenan confermano che l’abuso dei religiosi sui bambini è istituzionale e può definirsi l’esito “inevitabile” delle dinamiche di potere e delle strutture della Chiesa. I responsabili degli abusi vengono visti dalla psicoterapeuta e sociologa americana come parte di una istituzione totale di assoluta gerarchia maschile in cui impotenza privata e dominio pubblico incontrollato e incontrastato si incontrano in un mix dagli esiti pericolosi.

    3.6 Le cause degli abusi – fattori religiosi: influenza sacramentale, identità vocazionale, missione caritativa Anche la Commisione CIASE si sofferma su meccanismi di influenza istituzionale. Il primo dei fattori sui quale la Commissione si sofferma è l’influenza sacramentale. Il sacerdote agisce, per usare una espressione teologica, in persona Christi. I sacramenti infatti, ma anche una serie di pratiche parasacramentali come la direzione spirituale della coscienza, possono essere dispensate solo dal clero. Il report cita l’esempio di un bambino che veniva abusato all’età di 8 anni: “Il suo aggressore gli disse che quello che stavano facendo insieme era davvero un peccato, ma che era stato cancellato dal sacramento della penitenza. Da quel momento in poi diede l’assoluzione al bambino dopo ogni sessione di masturbazione.” Report CIASE (2021, p.174). Anche altri riti sacramentali possono agire a vantaggio del clero abusante. Per esempio nel caso in cui l’abusato accetta anche se a malincuore di essere sposato o che i suoi figli vengano battezzati dal sacerdote aggressore. Altro caso può essere quello dell’Ordinazione. Un prete abusato quando era in 59 seminario intervistato dalla Commissione parla di una “sacra confusione” in riferimento al momento in cui il prete aggressore pose le mani sul suo capo per la sua Ordinazione. Tali circostanze vanno a incrementare il senso di vergogna e di impotenza che caratterizza ogni vittima di abusi. Un secondo fattore di influenza attivato dagli aggressori si basa: “Sul principio vocazionale, o elezione, che sta al cuore del discorso spirituale e delle pratiche pastorali cattoliche. Si attiva nell’ambito del dispositivo di chiamata al sacerdozio o alla vita religiosa, per commettere abusi sugli alunni dei seminari minori e sulle pie fanciulle.” Report CIASE (2021, p. 175) Ogni sacerdote o religioso risponde a una elezione che risponde al volere di Dio e a cascata per la vittima, l’essere eletto sessualmente nell’abuso va a rappresentare una partecipazione a quell’elezione sacra che appartiene al sacerdote. La persona scelta dall’aggressore è in qualche modo scelta da Dio stesso e impegnata sull’elezione a sacerdote del suo aggressore. L’isolamento e il sacrificio che agli occhi del laicato apparterrebbe al clero comporta anche un carattere asessuale che dovrebbero contraddistinguere le relazioni tra laici e clero. Quando un abuso sessuale si verifica in tali ambienti risulta più difficile da riconoscere come tale, infatti: “quando ciò accade, sia gli adulti che i bambini faticano a riconoscere la distinzione tra interazione adulto-bambino appropriata e inappropriata. Gli adulti sono spesso mal equipaggiati per gestire i loro desideri sessuali ei bambini le loro eccitazioni sessuali. Di conseguenza, i giovani spesso non sono in grado di resistere alle avances sessuali degli adulti.” Report CIASE (2021, p. 176) 60 Il terzo fattore individuato si basa sul principio della carità. “Se la Chiesa è, come ogni istituzione gerarchica, abitata da un’esigenza di lealtà nei suoi confronti, anche di segretezza, anche la copertura degli abusi e la resistenza alla critica sono favorite da un fattore proprio della Chiesa Cattolica: il potere nella Chiesa è istituito come atto di carità, servizio. Ma questo modo di istituire il potere genera il suo punto cieco: l’impossibilità di pensare al <>, cioè al potere.” Report CIASE (2021, p.179-180). Si è ministri, dal latino servo, anche quando ad esempio un sacerdote si fa finanziatore dei bisogni materiali ed educativi di un minore. In modo emblematico il Rapporto descrive il caso di un intervistato che racconta di essere stato vittima di un sacerdote che risultava pubblicamente un gran benefattore avendolo accolto dopo che l’orfanotrofio in cui viveva fu chiuso. Tale riconoscimento pubblico rendeva ancora più difficile per se stesso e per coloro che vivevano accanto al sacerdote e alla vittima, all’epoca minore povera e bisognosa di aiuto, il riconoscimento dell’abuso. Come puntualizza il Report: “Se la persona aggredita avesse resistito troppo, l’aggressore avrebbe ritirato il suo aiuto finanziario. Resta il fatto che la sua parola non sarebbe creduta, tanto è accecante l’aura caritatevole del suo aggressore per chi lo sostiene, tanto il mondo dei beneficiari e quello dei donatori sono segnati dalla distanza sociale e spaziale.” Report CIASE (2021, p.180) 61 Anche Tuzza e Sette prendono in considerazione gli elementi socio-economici come fattori di rischio degli abusi. La loro è una considerazione sistemica che parte dalle conseguenze dell’ideologia neoliberale. Il riconoscimento delle vittime può essere considerato come un processo politico che si scontra con i limiti delle prospettive sociali, culturali e individuali. L’ideologia neoliberale ha avuto un impatto sulla costruzione della vittima e della vittimizzazione come esperienza individuale, patologizzante del singolo autore mettendo in secondo piano l’attenzione al sistema e causando una riduzione delle prestazioni sociali e dei servizi in favore dei singoli soggetti vulnerabili e delle comunità. “Il rischio è dunque che, avendo incentrato tutta l’attenzione sulle cosiddette “bad apples” e sulla loro punizione severa, si trascurino gli altri bisogni delle vittime e delle comunità; affermando le responsabilità individuali ci si dimentica delle questioni sociali e sistemiche quali la povertà, l’accesso all’istruzione, la classe e tutte le altre macro-variabili delle quali sono portartrici le potenziali vittime.” Sette e Tuzza (2021, p. 54)

    Conclusioni Dai risultati delle ricerche che le commissioni hanno effettuato sullo specifico fenomeno degli abusi sessuali in ambienti ecclesiali si possono evidenziare delle particolarità che li differiscono dagli altri ambienti. L’ambiente ecclesiale rappresenta il primo ambiente di abusi sessuali dopo quello familiare/parentale. Mentre alcuni caratteri si ripetono e rimangono comuni, come fattori di rischio quali la disparità dei ruoli e la gestione del potere che riguarda la Chiesa ma può riguardare qualsiasi altra istituzione, altri costituiscono un eccezione. Il fattore del potere, la gestione dello stesso e il gerarchismo sembrano emergere come i principali fattori che determinano gli abusi anche nell’ambiente ecclesiale. Particolarità del sistema degli abusi ecclesiali è ad esempio la prevalenza di vittime di genere maschile che pare maggiormente a rischio per la maggior facilità di addescamento oltre che per un processo di identificazione da parte del chierico con la propria sessualità repressa negli anni pre-adolescenziali e adolescenziali che porterebbe a replicare il proprio vissuto sugli altri minori. Altri aspetti particolari sono ovviamente relativi al contesto religioso-spirituale che costituisce una base di potere a favore del carnefice a cui segue l’abuso psicologico e sessuale. Tale argomento meriterebbe un approfondimento teologico e spirituale che per ovvi motivi non competevano a questo elaborato. Dal punto di vista più sociologico ciò che si evidenzia è però la necessità di una cultura laica maggiormente emancipata dalla dipendenza dal clericalismo che distorce la visione reale degli eventi e delle relazioni. La questione della gestione del potere che appartiene a tutte le istituzioni si traduce nell’ambiente ecclesiale in 63 una gestione del potere “religioso” che di fatto svolge la funzione sociale di mediazione col divino e di produzione del sacro, elementi che pongono una separazione di casta tra gli aderenti all’ “ekklesia” (chi può produrre e mediare da una parte e dall’altra chi non è dotato di questa possibilità, il genere femminile e i laici). Il problema non si esaurisce però nel rapporto clero-non clero tant’è che le statistiche rilevano un aumento di abusatori laici laddove figure clericali lasciano incarichi educativi come ad esempio il contesto degli istituti. Questo ulteriore aspetto meriterebbe approfondimenti per valutare se c’è una continuità con le cause e la struttura dell’ambiente ecclesiale o se e in che misura tali cause vanno piuttosto ricercate altrove. Gli sforzi dell’istituzione ecclesiale e della società tutta sono aumentati negli ultimi decenni ma per avere dei riscontri sugli effetti di tali interventi è necessario attendere altri decenni, il tempo necessario perché il silenzio sofferente delle vittime possa trovare ascolto in chi li può ascoltare. Per fare questo diventano fondamentali luoghi di ascolto e accoglienza non solo ecclesiali ma anche fuori dall’ambiente che ha costituito luogo di abuso. Ovvio è l’interesse da parte della Chiesa di limitare i fenomeni di abuso al suo interno ma non può essere la sola ad occuparsene. La coscienza sociale tramite il giornalismo ha sollevato e talvolta favorito la sensibilizzazione per la tematica ma la cittadinanza può fare di più sul piano della prevenzione e della cura di minori abusati o a rischio negli ambienti ecclesiali e non solo. 64 Intervista a Francesco Zanardi (vittima di abuso sessuale clericale) Cosa puoi raccontarmi della tua famiglia d’origine riguardo in particolar modo gli anni della tua infanzia? I miei genitori non so chi siano perché sono stato adottato ma non l’ho saputo fino al funerale di mia madre quindi ti devo parlare dei miei genitori adottivi. Era una situazione piuttosto turbata nel senso che mia madre non poteva avere figli e mi adottò a Torino nel 1970 poi dopo l’adozione ebbe immediatamente vergogna di avere un figlio adottato ebbe una pesante crisi psicologica e fu costretta a lasciare Torino e venire ad abitare a Savona, questo perché a Savona nessuna sapeva che il figlio era adottato ed in qualche modo lei riuscì ad accettare di più la cosa. Purtroppo poi io per 24 anni non l’ho mai saputa poi quando mia madre si è suicidata, un parente, cercando di dare una spiegazione del suicidio, mia madre si era ammazzata buttandosi in mare, mi ha detto questa cosa pensando che io sapessi, invece mi è caduto il mondo addosso. Con mio padre, lo stesso, è sempre stato un rapporto che avevo la sensazione come non fossi stato loro figlio. Mi straniva il comportamento dei miei genitori con me e quello dei genitori dei miei amici quando andavo da loro, non coglievo cosa mancava ma mancava qualcosa. Vedevo delle differenze che oggi mi spiego, all’epoca no. Ti ricordi delle manifestazioni d’affetto tra loro o di loro con te? Tra loro come coppia no, era una famiglia assolutamente patriarcale dove mia 65 madre subiva tutto quello che c’era da subire per tutti, mio padre spadroneggiava per casa. Quando si sposarono mia madre, che già sapeva di non poter avere figli faceva l’infermiera, lavorava in ospedale, mio padre la costrinse a lasciare il lavoro perché voleva la moglie a casa; la femmina doveva stare a casa a fare la femmina non doveva lavorare. Affetto nei miei confronti la mia mamma, forse per la situazione che viveva, quello che mi offriva era più una imposizione di affetto diciamo così, inadeguate all’età che avevo che al momento ecc. Mia madre infatti si suicidò a 24 anni pochi giorni prima era venuta a sapere che ero stato abusato dal prete. Fino a quel momento nessuno le aveva detto questo, tuttavia lei andava a fare volontariato in ospedale a curare i malati di HIV con una suora che era di Spotorno. Questa suora uno di questi giorni le dice, sai che mandano via Don Nello perché violentava i bambini? Io credo che in quel momento a mia madre le si sia aperto tutto, abbia capito tutto. Come mai ero cambiato caratterialmente. In infanzia e adolescenza il tema del sesso in famiglia era un tema tabù o in qualche modo se ne parlava? Era un tema assolutamente tabù, i modi di parlare di sesso semmai erano questi, mio padre che faceva le corna a mia madre tranquillamente. Sapevo che lui andava a fare i fanghi ad Aquiterme poi lì aveva le donne, mia madre se lo subiva, non diceva nulla, classica famiglia patriarcale terrificante proprio. Questa cosa l’ho sempre saputa fin da piccolo chiunque lo avrebbe capito era molto evidente. La sera che mia madre si era ammazzata, la stessa sera mio padre aveva l’amante che era scesa da Torino. 66 Quali sono state le prime figure adulte con cui hai affrontato il tema del sesso? Eh guarda paradossalmente nel 2005-2006, un prete, col quale non ho mai fatto sesso e non ho avuto rapporti premetto. Un prete che era parroco che era collega del prete che mi ha violentato. Don Carlo Rebagliati aveva intravisto in me un’omosessualità che però io non avevo ancora visto perché avevo un blocco sessuale. Lui l’aveva già vista. Avevo circa 30 anni, fino a quell’età ho avuto un blocco sessuale totale, mai fatto sesso se non col prete che mi aveva stuprato. Verso i 30 anni uscito dalla droga, mi riconosco anche sessualmente e inizio a stare bene. Inizio a completare la mia esistenza. Prima dei 30 anni non ne parlavi neanche con il gruppo dei coetanei di sesso e sessualità? No. Era un tema di imbarazzo allucinante, quando mi avvicinavo a una ragazza mi vedevi scappare subito, se volevi farmi scappare da una situazione, mi mandavi una ragazza vicino ed era più che sufficiente e tranquillo che io in quella situazione non tornavo più. Venendo al tema della tua famiglia in termini di quanto fosse credente nella religione, tua madre era più credente vero? Sì. Guarda mio padre, ex carabiniere. Mia madre e sua madre, mia nonna, sì. Guarda mia nonna per esempio mi ricordo d’inverno si faceva una volta che 67 gli anziani si portavano a casa per non farli stare da soli, poi mia nonna viveva in campagna non si lasciava, me la ricordo che dormiva in un letto in camera mia che faceva versi strascicati ed era lei che diceva tutto il rosario, finché non lo finiva non si dormiva, lo diceva sottovoce ma io la sentivo lo stesso che rompeva le balle. Mia madre non aveva ruoli in parrocchia ma io fui violentato a causa sua nel senso che lei aveva questo suo lato di amore, secondo lei, e perché io fui violentato, perché io la domenica dovevo andare a fare il chierichetto alla domenica, assolutamente. Lei ci teneva, io non andavo perché credevo, ci teneva lei, e lo faceva in un modo particolare. Diceva che a una delle messe della domenica veniva a vedere. Quindi mi costringeva a fare la messa delle 8 della mattina ecc perché io non sapevo a che ora veniva, sapevo che veniva poi se c’era o no non sapevo, quindi subivo anche tutte le paranoie di una madre che guai se per esempio leggevo sull’altare e sbagliavo qualcosa mi rimproverava. Avevo sensi di colpa per cui andavo lì col terrore. Dall’ altro lato comunque non potevo stare in casa con mio padre perché era un uomo che non voleva fastidi, non voleva nessuno in casa, non mi faceva neanche fare i compleanni perché diceva che i bambini gli davano fastidio. Infatti quando mia madre si è ammazzata mio padre me lo disse chiaramente, tua madre voleva un figlio io no, adesso tua madre non c’è più. Più chiaro di così. Cos’era per te l’ambiente parrocchiale, non ci andavi perché credevi, cosa rappresentava per te? L’ambiente parrocchiale lo frequentavo perché vivevo in un paese di 5 mila abitanti neanche e tutti i ragazzini, in inverno sopratutto si andava in 68 parrocchia. Se non ci vai sei solo. Era un ambiente di socializzazione soprattutto per gente come me che in casa stavano male. Non potevo portare gli amici, non potevo essere libero, non potevo neanche portare un amico a un’amica a studiare perché il papà rompeva le scatole. Capisci che il bambino cerca un luogo alternativo quindi quello era il mio luogo alternativo per un paesino che ha le risorse che ha. All’interno del contesto parrocchiale la figura di Don Nello cosa rappresentava per la tua famiglia e per te? Don Nello, si amicò subito a mio padre, mia madre era più sottomessa quindi non aveva un ruolo di comando in famiglia anche se era la mamma. Don Nella mangiava, gli piaceva mangiare quindi faceva queste cene in cui gli piaceva cucinare a mio padre pure. Quindi veniva a casa da voi? Assolutamente, questo lo fanno tutti. Se guardi le storie generalmente il prete è l’amico di famiglia eh. A parte gli addescamenti a scuola o in parrocchia, ma anche quelli in parrocchia, non c’è una storia in cui il prete non diventa amico di famiglia perché è un autodifesa molto importante. Il ragazzino sa che è l’amico di papà e mamma e vagli a far del male. Lui andava anche da altre famiglie c’era la moglie ad esempio di una coppia, il prete gli stuprava i figli e la moglie invece faceva credere che lei e il prete avessero una relazione, proprio coprire la sessualità del prete. Cioè poi va beh qui siamo a livelli di 69 comportamento da setta la Chiesa non è definita tale ma come ti dovrei classificare. Questi poi sono delinquenti stanno facendo del male manco ad altri ma ai loro stessi figli. Situazioni comunque simili ci sono. Riguardo l’evento non voglio farti domande specifiche, nella biografia parli dello stanzino dove smontavi le radio, racconta se vuoi quello che ti senti. Io mentii alla Procura della Repubblica quando denunciai perché in realtà non ricordai quello stanzino. Io ricordavo il primo abuso, che invece è stato uno degli abusi, in una casa di campagna degli scout e non l’ho mai ricordato quello stanzino. Poi nel 2103, questo ti fa capire quanto la mente copra i pensieri scomodi, nel 2103 faccio quei due famosi servizi con Le Iene. Nel secondo servizio, io sapevo, avevo già ricostruito la situazione del prete che mi abusò e l’anno prima aveva preso i voti e l’anno prima aveva già abusato di un altro ragazzino infatti era stato spostato dove abitavo io per quel motivo. In quella seconda puntata de Le Iene trovarono proprio quel ragazzino che era stato abusato la prima volta a Valleggia. Questo ragazzino mentre racconta dice un particolare insignificante. Bene, in quel momento mi è venuto in mente tutto. Avevo rimosso il particolare dei pantaloni di velluto. Lui mi sedeva sulle gambe, era un rito, ed aveva sempre i pantaloni di velluto, io avevo completamente rimosso poi questa cosa fece tornare la mente a galla. Quindi era un pensiero nascosto, ma non era vero che era nascosto perché in un secondo ha ritirato su tutto, capisci? Ciò è avvenuto prima o dopo il percorso che hai fatto con il CeIS? 70 No, quello l’ho fatto prima dei 30 anni quindi questo è successo dopo. Nella biografia parli anche dei campeggi che facevate da bambini, come erano gestiti, cosa accadeva? Semplicemente riguardo al campeggio si faceva leva su ragazzi appunto poveri, eravamo in 4 generalmente, nell’audio dove Don Nello confessa dice eravate 5 ma io ricordo 4 il quinto non so chi sia e, col senno di poi, noi vivevamo una vita monotona. Eravamo bambini che facevano casa parrocchia, casa parrocchia e scuola e basta. Le nostre famiglie non ci facevano andare in vacanza per esempio io non andavo neanche alle gite scolastiche perché i miei non volevano spendere soldi ecc ecc e insomma non avevamo niente quini era bello quando tutti gli amici venivano portati anche solo sabato e domenica a dormire in tenda. Ovvio all’epoca eravamo undicenni, non conoscevamo il sesso e la sessualità quindi non c’erano mai venute erezioni, ci venivano e eiaculavamo, non lo avevamo mai fatto quindi anche la pedofilia sembrava tutto normale. Cioè anche il fatto che un prete ti toccasse sembrava quasi, essendo ignoranti in materia, che ti aiutasse a crescere, ti facesse da papà, sembrava quasi un lato paterno, ok? Almeno all’epoca, a undici anni, ovvio adesso ha un significato tutto diverso, poco paterno e molto ragionato perché tutte le volte che andavamo in campeggio eravamo in 5, in 5 in effetti perché il quinto era lui, era Don Nello, in macchina si stava in 5 il prete e i 4 ragazzi. Lui portava puntualmente, anche se si aveva le tende grosse dove dormire insieme, ne portava sempre due, una da 3 e una da 2. Poi ho capito ai giorni 71 nostri che era perché così 3 ragazzini dormivano nella tenda e uno dormiva con lui. Poi effettivamente tutti sapevamo cosa succedeva di là, ma non perché sentivamo chissà urla o cosa, ma perché a turno toccava a tutti poi ovvio che manco ne parlavamo tra di noi era il segreto di pulcinella no? Quindi tra di voi non ne parlavate, mentre ad altre persone? Intorno a noi ovviamente c’erano degli adulti no? E vedevano, intuivano, capisci che noi da bambini, quando vedo te, adulto che non dici nulla quando quello mi tocca il pacco, a me sembra una cosa normale a quel punto, avevo 11 anni capisci? Cioè Don Nello queste cose le faceva anche in presenza di altri adulti che vedevano? Assolutamente, lui per esempio chiamava Ceccu, Ceccu era il cane, e lui ripeteva questa parola Ceccu, quando ti dava le manate al pisello e al sedere. Ma lo faceva pubblicamente, sembrava tutti così normale, almeno, ai miei occhi e agli occhi degli altri lo sembrava. Si accreditava, capisci cioè io sono un bambino di 11 anni che vedo te che vedi che Don Nello mi tocca il pisello dicendo Ceccu, ovvio non mi masturbava eh pubblicamente, mi dava una manata sul pisello ma tu da adulto devi capire che non va bene farlo a un bambino. Io da bambino non lo capivo. Vedevo te da adulto che stavi zitto, quindi per me era tutto a posto no? D’altra parte mi svegliavo la mattina eiaculato che non mi era mai successo, che mi venivano le erezioni che non mi 72 erano mai successe, voglio dire: perché mai avrei dovuto notare qualcosa di strano in tutto questo? Quando poi inoltre vedo gli adulti che vengono a fare gli educatori ai campi che avevan fatto delle canzoni addirittura nei campeggi che dicevano “viva via Don Trippa che degli schinci se ne impippa” e gli schinci sono le eiaculazioni eh. Ed erano canzoni che cantavamo intorno al fuoco, canzone che aveva scritto Don Nello sta canzone qui. Questa e poi c’erano altre canzoni veramente molto volgari e molto spinte con le parole. Tuttavia, si cantavano con gli adulti no? Quindi porca miseria dimmi te come avrei potuto trovarci qualcosa di strano. Un’altra cosa che racconti è un meccanismo che Don Nello attivava come per far ingelosire i ragazzi che rifiutavano le sue attenzioni, giusto? Ci tagliava in qualche modo, nel senso non ci dava ascolto, non ci rispondeva. Poi lui sapeva che tutti i ragazzi che eran lì era perché non avevano altro di meglio da fare no? E quindi avevano bisogno di qualcosa. Lui te la dava, ma nel momento in cui ti ritraevi lui te la negava. Quella era l’arma, era lo strumento. Gli abusi sono durati per quanto tempo? Nel mio caso dagli 11 ai 15 quasi 16 anni. Quando poi a quel punto hai lasciato la parrocchia vero? 73 Eh ho lasciato tutto, parrocchia scuola. Adesso lo ricostruisco all’epoca no, ebbi questo istinto di protezione che mi portò ad andare a lavorare e impegnarmi a lavorare tutte le ore in cui una persona sta sveglia. Era il modo per riuscire a compensare il distacco dai miei amici e dalla parrocchia e da tutto. Smisi la scuola addirittura. L’istinto di protezione era quello di togliermi, di fuggire da lì anche perché, il compromesso non c’era no? Nel senso il compromesso era stare lì ancora 15-16 anni e essere molestato. Quindi ecco forse non l’ho mai capito in quel momento no di sicuro, ma qualcosa, l’istinto mi ha fatto scappare ok? La scelta fu drastica perché fu complicata, mia madre figurati come ci teneva che io andassi in parrocchia e facessi il chierichetto, che andassi bene a scuola, facevo già il primo anno delle superiori, e lì mi si pose il problema di mia madre, che io ricordo come una depressa da sempre. Come dirgli che non andavo più a scuola? Lei ci teneva, quindi le dissi, mamma non vado più a scuola ma lavoro, cioè non è che sto lì a non far nulla. Quindi ecco mi posi tutta questa serie di problemi che da ragazzino ovviamente non fu facile. La soluzione che trovai quindi fu anzitutto scappare perché avevo capito a 15 anni che quello che faceva il prete era un abuso e sono scappato. Cioè ora non so in che forma compresi ma sentii di fare questo, di fatto qualcosa non andava e per farla funzionare unica soluzione era andare via punto. Per questo mi toccava lasciare gli amici che andavano in parrocchia. Poi non sei riuscito ad incontrarli diversamente? Quel beneficio che la parrocchia offriva della socializzazione che fine fece? 74 No, li persi completamente, la storia poi è stata un disastro perché si avevo cominciato a lavorare ma avevo cominciato anche a drogarmi proprio perché mi mancavano gli aspetti sociali. I bisogni di socializzazione venivano ripiegati nel lavoro, quindi finché lavoravo stavo bene. Poi ero solo e per superare la solitudine sì vedevo gli amici ma quelli uscivano con le ragazzine, che invece io non riuscivo ad andarci, anzi avevo paura e quindi mi sono dato alla droga perché era l’unica cosa che mi faceva dormire, non mi faceva pensare l’eroina, ti inibisce totalmente la sessualità, no? Diciamo poi 15-20 anni sei nel pieno hai bisogno di fermarti, o ti eviri o non so ecco, cerca di capire. Poi hai fatto il percorso del CeIS quando, a che età? Quello dopo la morte di mia madre, mio padre mi caccia di casa, il famoso prete Don Carlo. Mi recupera perché io dormivo nel magazzino, avevo un’azienda e dormivo nel magazzino, senza bagno, senza doccia ogni tanto chiedevo a qualche amico di far la doccia a casa e don Carlo che non avevo più visto da quando lasciai la parrocchia quindi 16, dopo il suicidio di mia madre mi viene a cercare, mi trova in questo magazzino e mi dice, ma perché non vieni su a Tosse dove sono parroco, la canonica è enorme, ha un sacco di stanze te ne do una e hai la doccia il caldo la cucina, così io andai. In realtà poi me lo disse, questo suo gesto era mosso da un suo forte senso di colpa perché mi raccontò che nel 1981 quando il vescovo mandò Don Nello da Valleggia a Spotorno disse a lui e all’altro parroco don Gianni, tenetelo d’occhio è un pedofilo e in effetti mi ricordo che don Nello all’inizio aveva proprio una 75 stanzetta, malgrado la parrocchia di Spotorno avesse tanti appartamenti, questo prete dormiva in casa di don Carlo in una cameretta. Cioè era costretto, poi ovviamente a noi non ce lo dissero, ma di fatto don Nello era costretto. Poi In seguito don Carlo me lo disse, ma in effetti era strano che in un paesino di cinque mila abitanti ci fossero un parroco, un vice parroco e un terzo prete. Don Carlo quindi per te è stata una figura di rifermento per quanto riguarda la tematica della sessualità. Sì, io quando scoprii la mia sessualità andai da lui, considera che io lo chiamavo popi, lo scrivo nel libro. Tu pensa un po’ alla definizione popi cosa vuol dire, cioè non riconoscevo mio padre perché non era mai stato un padre e riconoscevo lui come il padre. Uno perché non m’ha mai toccato, malgrado fosse gay e due perché mi ha aiutato davvero ad accogliermi e poi in qualche modo a indirizzarmi e fare la comunità per disintossicarmi, quindi è stato davvero come un padre. Riguardo le tue prime esperienze affettive e sessuali c’erano delle cose che ti mettevano più in difficoltà? Magari facevi più fatica? Assolutamente, la mia esperienza a 30 anni mi ha fatto capire poi a 40 perché i preti diventano pedofili. E non ho vergogna a dire, cioè io non ci sono andato vicino ma l’ho vissuta un po’ questa esperienza non da pedofile naturalmente, tuttavia quando io ho iniziato a sperimentare la mia sessualità, sempre maggiorenni, ma ero attratto da persone più giovani di me, e ora mi spiego 76 perché. Perchè in realtà andavo a recuperare, cioè io a 30 anni non avevo l’esperienza sessuale che avevi tu a 30 anni, quindi io avevo vergogna. Una volta liberato nella mia sessualità, si presenta l’ostacolo per cui tu hai l’esperienza e io no quindi, se andiamo insieme io ho paura nei tuoi confronti, vergogna; della serie Leonardo ha fatto sesso con chissà quanta gente, io no. Quindi capisci che sono in un palese stato di inferiorità. Io ho ricostruito un po’ la tesi, che poi tanti psicologi mi hanno confermato, e la mia ricostruzione non è su basi scientifiche tuttavia era corretta, perché l’ho vissuta anche io in qualche modo, in una forma non pedofila. Dovevo quindi recuperare questa cosa e ho subito messo in paragone la vita dei preti. I preti andavano in seminario all’epoca all’età di 11 anni, proprio nell’età dello sviluppo. Il seminario era un ambiente omosessuale, dove le esperienze si facevano solo tra uomini e tuttavia erano penalizzate perché fondamentalmente il sesso non si doveva fare al di là dell’ipocrisia eccetera. Allora io lì ho capito che questi ragazzini spesso 11 anni che venivano intimiditi sugli aspetti sessuali naturali che avevano, poi molti di nascosto sono riusciti a liberarsi a fare esperienze e per quello che nasce una omosessualità malata come quella dei preti. Perché io sono omosessuale ma assolutamente non malato, cioè non mi riconosco come l’omosessualità dei preti che secondo me è malata no, è costretta, mentre la mia è una libera scelta, c’è stata una consapevolezza, la loro è perché vivi solo con uomini, hai voglia di fare sesso e in qualche modo i tuoi istinti li sfoghi punto, quindi è costretta perché non hai alternativa. Il mio fatto che non riuscissi ad avere rapporti con i miei coetanei legata a questa inadeguatezza che io sentivo lo ho un po’ trasferito nel mio ragionamento sulla vita di questi ragazzini che appunto a 11 anni andavano lì, avevano poi di fatto un trauma, 77 perché capisci che tu quando eiaculi come quando accade a tutti i ragazzini spontaneamente mentre dormi, la mattina il prete ti tocca i genitali, ti sente bagnato e ti manda a pregare, tu che rapporto costruisci con la tua sessualità? È una tragedia no? Anche perché parliamo di bambini che la stanno sviluppando la loro sessualità quindi per forza è deviata, assolutamente deviata. Come succede per le suore, colpevolizzate per la vergogna del ciclo mestruale. Ovviamente parliamo di pensieri malati, chiamiamoli così, tuttavia la sensazione che vive questa persona è terribile. Invece le cose che ti riuscivano con maggior facilità nelle prime esperienze? Non ti sono rispondere, non è che non voglio, proprio non saprei che rispondere, non ne ho idea ancora adesso io stesso. Ho sperimentato ecco, se devo dire, ho fatto a 30 anni quello che fa il ragazzino a 12. Altro non ti saprei dire, proprio. Oltre al percorso di terapia del CeIS hai fatto altri percorsi? No, non ho avuto la possibilità economica, come un po’ tutte le vittime quasi. Il fatto di essere vittima ti porta anche ad avere pochi rapporti sociali, interazioni, poi non accedi a questi servizi. Ho fatto poi il reinserimento, dove sono tornato da don Carlo. Lo psicologo del CeIS quando uscii mi disse, Francesco, tu vai da dove ma se vai da don Carlo vai avanti, se vai da tuo padre, tempo 3 mesi e torni a fare il tossico. Mio padre non poteva neanche venire in comunità. Era entrato due volte, avevano visto il personaggio 78 avevano disposto che non poteva più venire a trovare il figlio. Una domanda che ti vorrei fare riguarda un tema che la letteratura talvolta lega all’abuso sessuale ed è il così detto abuso sacramentale. Penso in particolare, riguardo la tua storia, al giorno del funerale di tua madre. C’erano i preti delle parrocchia tra cui don Nello, il quale tra l’altro poi ti si avvicina e ti saluta chiamandoti Ceccu. Eh sì, molto scenografico e di impatto. Fu quasi una scena teatrale. C’era don Carlo, don Gianni che era il parroco e don Nello che era l’ultimo come ruolo nella parrocchia, era tipo l’aiutante. Insomma, la situazione era stranissima, io non avevo ancora realizzato bene gli abusi quindi c’era una situazione di rifiuto di don Nello che capivo mi aveva fatto qualcosa che non andava, che poi capissi perfettamente cosa, questo no. Di fatto fui colpito perché celebrò proprio lui la messa anzi che gli altri due, io mi aspettavo uno degli altri due. Io non so dirti in quel momento non lo vidi come un personaggio scomodo, oggi sì, e quindi questo scese persino dall’altare a darmi la mano. Io non so ancora adesso sta storia come l’ho vissuta perché per me è surreale. Quello che è successo non riesco, forse ha fatto così perché lui si sentiva in colpa, io avevo un età in cui ancora non capivo bene per cui ci sono queste differenze e non so, non voglio dire o esprimere giudizi. Ricordo ancora questa cosa come surreale e ancora oggi non la metto insieme. La sento solo molto offensiva, la sento brutta, cioè brutta ma senza rabbia, sento ancora la bruttezza anche oggi che ho 52 anni. 79 Dici che non ne avevi ancora preso coscienza in quel momento perché ancora non avevi parlato dell’abuso. La prima volta che ne hai parlato è stato con qualcuno? Io non ne ho parlato con nessuno in realtà. Don Carlo poi sapeva, anche perché quel prete glielo avevano mandato là così, quindi lui sapeva. Si era creato un sacco di sensi di colpa, poi ne ho parlato con lui, prima che morisse nel 2013 mi pare, nell’occasione di quando poi io decisi di andare a denunciare nel 2008. Lui cercò di farmi ragionare, cosa vai a denunciare? E quali prove hai? Lui aveva paura in mia tutela, in realtà lui mi raccontò in quelle occasioni, che nel 1980-1981 lo avevano mandato a Spotorno e il vescovo aveva convocato lui e don Gianni che era l’altro parroco dicendogli tenetelo d’occhio perché è un pedofilo. Poi quindi in quell’occasione me ne parlò ma capisci, era il 2008. Quindi se tu pensi ad una persona che ti ha dato accoglienza per la prima volta ascoltando i tuoi racconti, a chi penseresti? Non ne ho idea, guarda per quanto io voglia bene a don Carlo ti dirò che lucidamente oggi penso che don Carlo abbia fatto questo perché si sentiva in colpa. Perché sapeva e basta. Durante il percorso di terapia del CeIS era emerso? No, figurati. No in questo vedi la gravità. Neanche lì era emerso. 80 Poi passa il tempo e fondi Rete l’Abuso, in che anno? E cosa rappresenta per te ad oggi? Eh nel 2010 quando metto insieme tutti i pezzi. Cosa rappresenta, per me è terapeutica. Faccio del bene agli altri, poi sento tante vittime simili a me con la loro esperienza personale, che poi ormai ne ho più di 2 mila, esperienze personali che cambiano i nomi ma più o meno son le stesse, vedo rinascere delle persone che arrivano qui, anche senza fare le vie legali nel senso noi facciamo le vie legali ma è un surplus, l’associazione non nasce per fare avvocatura, nasce per assistere le vittime. Gli stessi psicologi mi chiamano per dirmi sono rinate, io metto semplicemente questa mia esperienza fin dove l’ho capita a disposizione loro, loro si confrontano, si riconoscono puntualmente e da lì iniziano a fare un percorso sicuramente in salita però positivo. Crescono, si ricostruiscono la vita, per me questo son più che i soldi. Partecipiamo ad uno stesso dolore e questo è faticoso anche per me, tuttavia l’aiutarsi ha beneficio. Le vittime riconoscendosi con me, fanno più progressi che con lo psicologo, tant’è che mi chiamano e mi dicono, guardi da quando frequenta la Rete la vittima è più predisposta. La vittima in effetti sa che Zanardi è una vittima e quindi, per carità lo psicologo può essere bravissimo, ma è uno che ha studiato una cosa e non l’ha vissuta e di questo ne ha coscienza tutte le vittime. La vittima prende bene magari lo scemo che è vittima come lui. Poi se questo ti porta nelle sue riflessioni a dire, capista, l’ho vissuto anche io diventa un po’ meno scemo. E comunque la cosa è efficace perché ne escono, gli psicologi me lo hanno addirittura confermato. Ma al di là di questo io stesso lo vedo, persone che arrivano e sono degli stracci e ne escono bene. 81 Progetto educativo di prevenzione agli abusi sessuali in ambienti ecclesiali: “sfatiamo il silenzio” Il presente progetto di intervento educativo è pensato per minori di età compresa tra i 9 e i 12 anni, età in cui secondo le ricerche di Finkelhor si verificano il maggior numero di abusi sessuali nella popolazione generale, dato confermato anche nella popolazione coinvolta negli ambienti ecclesiali. Il nome scelto “sfatiamo il silenzio” gioca sulle parole sfatiamo il tabù (sul sesso) e sul ruolo del silenzio che copre atti criminali (il silenzio sofferente e senza colpa della vittima ed il silenzio responsabile del carnefice e di chi non ha vigilato). La struttura dell’intervento porta concretamente a confronto i minori con gli adulti di riferimento, educatori e genitori. L’intervento infatti prevede il coinvolgimento delle famiglie o caregiver di riferimento del minore e si può prestare a parrocchie, istituti o movimenti. L’intero progetto si svolge in più tappe e in più ambienti, quello parrocchiale o simile e quello familiare. Prima tappa Nella prima tappa partecipano l’equipe educativa con solo gli adulti di riferimento dei minori, nella seconda l’equipe educativa con solo i minori, nella terza non sarà presente l’equipe perché saranno genitori e figli a dover produrre un poster artistico sui temi della sessualità affrontati tra l’equipe e i minori e nell’ultima tappa parteciperanno l’equipe educativa insieme ai genitori e minori che hanno partecipato al progetto. Nello specifico nella prima tappa gli adulti verranno formati tramite la conoscenza dei fattori di rischio di 82 abusi e dei processi criminali ad essi collegati, oltre che ai danni a breve e lungo tempo che causano gli abusi. Oltre ai fattori generici legati alle istituzioni e società in genere (grooming istituzionale, processi di minimizzazione e negazione, laisser-faire sociale, il ruolo del silenzio) verrà data specifica formazione sui fattori di tipo ecclesiale con concetti quali il clericalismo: fattori di rischio specifici degli ambienti ecclesiali (clericalismo, influenza sacramentale, identità vocazionale, missione caritativa). L’obiettivo sarà quello di aumentare l’attenzione e il livello di percezione del fenomeno. Altro obiettivo sarà quello di responsabilizzare, trasmettendo l’importanza del loro essere “sentinelle” e sviluppare capacità di porsi in modo ricettivo nei confronti del bambino (preparazione all’ascolto e sensibilizzazione, osservazione di eventuali cambiamenti comportamentali). Verranno fornite schede di sintesi e riferimenti per eventuali approfondimenti. I genitori saranno alla fine istruiti e invitati a mettere in atto questa loro capacità durante lo svolgersi degli appuntamenti della seconda tappa, in cui dovranno ascoltare i feedback dei loro figli e nella terza tappa, in cui dovranno insieme a loro fare sintesi di tutti gli appuntamenti che hanno coinvolto i minori realizzando un poster. Seconda tappa Nella seconda tappa, strutturata su 3 appuntamenti, saranno presenti gli educatori con i minori. In ciascun appuntamento, dopo un primo momento di accoglienza in cerchio, si eseguiranno le attività educative. I minori in gruppo misto riceveranno informazioni sull’anatomia e fisiologia sessuale e sui 83 principali cambiamenti della loro fascia d’età (eiaculazione e mestruazione), verrà trattato il tema della prima esperienza sessuale, delle emozioni (curiosità, vergogna, paura, innamoramento, gelosia), il tema del piacere e dell’orgasmo. Altro tema riguarderà la relazione (differenza tra amicizia, amore). Nell’ultimo degli appuntamenti si affronterà il tema del SSC, del piacere e sgradevolezza dell’atto sessuale, dell’importanza di mantenere un legame con una figura di riferimento di cui poter parlare di sessualità individuandone effettivamente una concreta. La crescita e sviluppo della sessualità verrà presentato come un percorso d’interesse che non avrà mai fine. Per realizzare ciò si seguiranno le indicazioni del documento OMS riguardo ai contenuti e modalità consultabile in : www.fissonline.it/pdf/STANDARDOMS.PDF. In ciascun appuntamento, terminata la fase di interventi educativi, i minori con gli educatori passeranno alla fase di rielaborazione dove penseranno in gruppo a delle frasi slogan per sintetizzare quanto appreso. Ultima fase di ciascun appuntamento, sarà una fase di rilassamento, di respirazione e suoni rilassanti per ridurre lo stress eventualmente indotto dall’intervento educativo. Concluso l’appuntamento i minori saranno invitati a raccontare ai genitori quanto appreso quel giorno e mantenere scritto un diario con delle frasi slogan che mantengano un legame fra i 3 appuntamenti e che serviranno da riferimento per produrre alla fine della seconda tappa il poster della terza, da realizzare insieme ai genitori. Terza tappa La terza tappa si svolgerà tra genitori e figli in assenza dell’equipe. Tramite disegno, collage o qualsiasi forma artistica, dovranno realizzare un cartellone 84 di sintesi finale dell’intero percorso. I genitori dovranno aiutare i minori nell’espressione artistica di ciò che quest’ultimi vogliono esprimere senza influenzarne i concetti. Quarta tappa – conclusione Nella quarta ed ultima tappa saranno presenti equipe educativa, genitori e minori. Tutti in cerchio faranno vedere al gruppo i loro cartelloni descrivendoli come e quanto desiderano i minori che, nell’esposizione, possono essere aiutati dai genitori. Verranno lasciati contatti social dove i genitori o i minori possono entrare in contatto con l’equipe conosciuta durante il progetto. 85 Il mio percorso nel Master Questi due anni di formazione sono stati significativi per la mia crescita professionale e personale. La mia decisione di iscrivermi era dettata dal desiderio di approfondire questioni che, nella mia pratica di educatore nelle comunità di tutela per minori, si presentano all’attenzione mia e del resto dell’equipe educativa. Inizialmente il mio interesse era relativo agli abusi sessuali suoi minori, situazioni che talvolta mi capitano fra l’utenza presente nella struttura presso cui lavoro ma, nell’approfondire altre tematiche anche e sopratutto di area sanitaria, ho tratto molto vantaggio imparando nozioni e tecniche che, adattate al mio contesto vedo dare il loro frutto. Altro aspetto che colse la mia attenzione al momento della scelta di partecipare al Master fu l’approccio sex positivity. Alcune lezioni in particolare mi sono servite molto per aprire la mente, infrangere taboo e stereotipi che mi limitavano nella comprensione del mondo della sessualità. Di ciò ho sicuramente trovato giovamento non solo dal punto di vista professionale ma anche della mia vita affettiva e sessuale. Sono per questo soddisfatto della scelta fatta. Nell’occasione di scegliere e sviluppare il tema per l’elaborato finale ho avuto motivo di intessere relazioni interessanti con persone che in modo competente e appassionato si dedica da anni ad un particolare fenomeno che vorrei continuare ad approfondire investendo nella formazione e col tempo poter offrire il mio contributo. Ringrazio e dedico la crescita di questi due anni alla mia famiglia d’origine che, a loro modo, mi hanno trasmesso i valori di riferimento che mi portano oggi ad essere la persona che sono. 86 Bibliografia Sette R. e Tuzza S. (2021). Promuovere ambienti educativi sicuri. Prevenire gli abusi nei contesti ecclesiali. Fondazione Apostolicam Actuositatem Frawley-O’Dea M.G. e Goldner V. (2009). Atti impuri. La piaga dell’abuso sessuale nella Chiesa cattolica. Raffaello Cortina Editore Documenti/Report CIASE commissione (2021). Les violences sexuelles dans l’Eglise catholique. France 1950-2020. Rapport de la Commision indépendant sur les abus sexuels dans l’Eglise, Octobre 2021. Congregazione per l’educazione Cattolica (2005). Istruzione della Congregazione per l’Educazione Cattolica circa i criteri di discernimento vocazionale riguardo alle persone con tendenze omosessuali in vista della loro ammissione al Seminario e agli Ordini sacri. Francesco papa (2019). Vost estis lux mundi, motu proprio. Francesco papa (2014). Chirografo del Santo Padre Francesco per l’istituzione della Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori. 87 Giovanni XXIII papa (1962). Crimen sollicitationis. John Jay College of Criminal Justice the city university of New York (2004). The nature and scope of sexual abuse of minors by Catholic priest and deacons in the United States 1950-2002. A research study conducted by the John Jay College of Criminal Justice the city university of New York. Reisinger Doris (2022). L’abuso riproduttivo nel contesto dell’abuso sessuale clericale nella Chiesa Cattolica. Tr. It a cura di Ludovica E. In Adista on line, n° febbraio 2022.

    Sitografia Ghezzi D. (2022). L’abuso sessuale spiegato dal dott. Dante Ghezzi – VIDEO Rete L’ABUSO – YouTube. Disponibile on line: https://www.youtube.com/watch?v=6eMfSW2davE

    Intervista Marie Collins alle dimissioni della commissione per la tutela dei minori, disponibile in: iamata_dal_papa_a_contrastare_il_fenomeno_spiega_perche_ha_deciso_di_la sciare_l_incarico-159557952/ 8

  • Un bambino su dieci molestato dai pedofili: “Allo Stato non importa”

    Un bambino su dieci molestato dai pedofili: “Allo Stato non importa”

    Il dato della Ue. Le associazioni: manca una banca dati nazionale. Storia di Clarissa: violentata da papà a 12 anni, vi dico come ce l’ho fatta.

    andrea malaguti

    INVIATO A REGGIO EMILIA

    Il padre di Clarissa L. ha cominciato a molestarla quando aveva dodici anni. Diceva di farlo per il suo bene. «Siamo parte di una razza superiore e questo è il mio dono per te». Una presunta super-intelligenza che si fondava su un’ idea schifosa: «la società è piena di tabù, il mondo vive stipato in una gabbia per polli e noi dobbiamo aprire la gabbia e abbattere i tabù, primo fra tutti quello dell’incesto». Lo ha abbattuto il tabù e ha abbattuto anche Clarissa.

    Per sei anni consecutivi.

    Poi lei si è rivolta a un insegnante, quindi a uno psicologo, infine ai carabinieri, che sono andati ad arrestare il padre, che di mestiere insegnava matematica. L’hanno condannato a sei anni e mezzo di galera. Ne ha passato uno ai domiciliari. «Dietro le sbarre, però, non è rimasto neanche un giorno. Ma la cosa che mi fa più male è un’altra. L’ultima frase che gli ho detto prima che salisse sul camper e provasse inutilmente a scappare alle forze dell’ordine è stata: “scusa papà, non ti volevo denunciare”». I sensi di colpa. La vergogna. L’idea di avere rovinato la famiglia, anche quella mamma, professoressa anche lei, che giurava di non essersi accorta di nulla. Così Clarissa non sapeva più se di questa storia – la sua – era la vittima o il carnefice. «Ci ho messo del tempo a rendermi conto di come sono andate le cose. Non avevo gli strumenti per arrivarci. Ma dopo avere ritrovato l’equilibrio l’ho denunciato una seconda volta, quando ho scoperto che aveva aperto un blog in cui adescava bambini e bambine». Lei era cambiata. Lui no.

    Mentre andava alla polizia postale a denunciarlo le è tornato in mente il materasso dove qualche volta il padre – esattamente come faceva in camera, sotto la doccia, in cucina, sul camper, ovunque – abusava di lei. Era in mezzo a un campo e per raggiungerlo bisognava attraversare un tunnel naturale fatto di arbusti. . «Attorno al materasso c’erano bambole e macchinine. E io a dodici anni con le bambole non giocavo più». Non è difficile immaginare l’orrore di quel luogo.

    La parola che Clarissa usa più spesso per raccontare quegli anni è «confusione», come se il genitore pedofilo le avesse affondato un cucchiaio nella testa per mescolarle il cervello. Sei l’uomo che mi deve proteggere o sei un mostro? «Alla fine non era tanto il sesso a farmi male, quanto questa gigantesca impossibilità di capire».

    Quante sono in Italia le bambine e i bambini come è stata lei? E che cosa facciamo per aiutarli? Domanda che pretende una risposta sempre più urgente nei giorni delle polemiche sul degrado di Caivano e del Parco Verde a Napoli («gli abusi sessuali in famiglia in queste zone sono elevati a normalità», sostiene il garante dell’infanzia campano), degli arresti contro la pedofilia on line effettuati dalla polizia postale in tutto il Paese e dell’impegno condiviso tra la ministra delle pari opportunità Maria Elena Boschi e la Garante Nazionale per l’infanzia, Filomena Albano, «per agire con tutti gli strumenti necessari per contrastare gli abusi sessuali sulle persone di minore età e la pornografia minorile». Belle parole. Ma c’è qualcuno che conosce realmente le dimensioni di questo disastro e quindi lo affronta?

    Il buco nero

    Il rapporto dell’Unione Europea sul maltrattamento e le violenze sui bambini dice che tra il 5 e il 10% dei maschi e il 20% delle femmine è vittima di abusi sessuali durante l’infanzia. Una bambina su cinque. Un bambino su otto. E nell’ 80% dei casi sono i familiari a molestarli: il padre una volta su due, la madre una volta su dieci, poi gli zii, i nonni, i conviventi della madre, i fratelli, infine gli amici. Gli estranei rappresentano l’ 8,9% del problema. Non c’è distinzione di classe. Dal notaio al barista è un orrore diffuso. E i numeri italiani? Presumibilmente non sono molto diversi. Presumibilmente. Un numero ufficiale non esiste, perché non esiste la banca dati nazionale prevista dalla legge 36 del 2006. «La verità è che tutto ciò che riguarda i minori, non solo la pedofilia, non è monitorato e che c’è una disattenzione progressiva delle istituzioni, della politica e anche della società», dice Sandra Zampa (Pd), vice presidente della commissione infanzia. Una disattenzione colpevole, per non dire criminale. «Non c’è la volontà politica di affrontare la questione», dice don Fortunato Di Noto, esperto mondiale di pedofilia e fondatore dell’Associazione Meter. «C’è un problema di percezione della portata della pedofilia nel nostro Paese. La si ritiene un fatto marginale. Però sappiamo tutti che non è così. Io in 13 anni ho accolto più di mille e trecento vittime di pedofilia qui ad Avola. E per cento che ne vengono ce ne sono altri cinquecento di cui non abbiamo idea». Uno lo aiuti. Cinque si perdono. Sciorina una sfilza di dati spaventosi e racconta dell’infantofilia, l’abuso sui bambini con meno di tre anni, in crescita esponenziale. «Qualcuno ci prende per folli, ma siamo di fronte a un fenomeno enorme. E in Italia avremmo anche le leggi per affrontarlo, ma nessuno le applica. Mi domando se non sarebbe il caso di fare vedere a tutti le fotografie di questo scempio. Magari smuoverebbero le coscienze come il piccolo Aylan sulla spiaggia in Turchia. Invece qui nessuno reagisce». E se non c’è l’istinto a agire per assecondare le ragioni del cuore, bisognerebbe farlo almeno per quelle del portafoglio. La prima indagine nazionale sull’epidemiologia del maltrattamento all’infanzia voluta da Terre des Hommes e dal Coordinamento Italiano dei Servizi contro il Maltrattamento all’Infanzia (Cismai) curata dall’Università Bocconi di Milano, quantifica in 338 milioni e mezzo i costi diretti degli abusi sui bambini (ospedalizzazione, cura della salute mentale, costi per l’amministrazione della giustizia) e in oltre dodici miliardi quelli indiretti (cura della salute da adulti, criminalità adulta, delinquenza giovanile, perdita della produttività per la società). Intervenendo tardi si producono due danni: adulti feriti e casse vuote.

    La dottoressa Monica Micheli, addetta alla comunicazione del Cismai, giudice onorario e supervisore al Centro Aiuto al Bambino Maltrattato che nel comune di Roma ha assistito 1500 bambini e adolescenti in 18 anni, incarna fisicamente la distanza siderale che corre tra la volontà dei singoli di affrontare il tema con coraggio e la sensibilità pressoché nulla delle istituzioni. «In febbraio siamo stati costretti a sospendere la nostra attività per esaurimento fondi. Mancava il bando, che adesso finalmente è arrivato e che da settembre potrebbe consentirci di rimetterci al lavoro». Il sistema va a singhiozzo. Le violenze proseguono. E Micheli non può che condividere la visione dei colleghi: «L’attenzione dello Stato verso il tema è prossima allo zero e continua a mancare una politica di investimenti».

    Ma che vita hanno i bambini abusati? Dipende dalla gravità dell’abuso. E da quanto è vicina a loro la persona abusante. Genitori, parenti, religiosi, allenatori, maestri di scuola, bidelli. Tanto più l’abusante è prossimo all’abusato, quanto più il trauma è forte. «C’è una rottura del rapporto di fiducia e gli effetti di quella rottura condizioneranno il modo in cui il bambino guarderà il mondo. E le cose andranno peggio se la madre non crederà all’abuso. Ma sui bambini si può fare un ottimo lavoro, anche se la cicatrice è destinata a rimanere. Lo psicologo da solo però non basta. È necessario che ci sia una rete». E qui torniamo alla casella di partenza. A chi tocca costruire la rete? E come deve essere fatta? Come si aiuta davvero un bambino che – citando Sandor Ferenczi – cerca istintivamente il linguaggio della tenerezza e si trova a fare i conti con la violenza soffocante del linguaggio della passione di un adulto fuori controllo?

    La Val d’Enza

    C’è un posto in Italia dove la lotta alla pedofilia è una priorità assoluta. E i risultati si vedono. È un fazzoletto di terra in provincia di Reggio Emilia dove gli otto comuni della Val d’Enza – 62mila abitanti, 12mila minorenni, 1900 in carico ai servizi , 31 seguiti per abusi sessuali – hanno costituito un’Unione guidata dal sindaco di Bibbiano, Andrea Carletti, per tutelare i minori. E magari cambiare anche la testa di chi non vede il problema. «Abbiamo fatto rete e lavoriamo con operatori specializzati capaci di dare risposte rapide. La variabile tempo è decisiva», dice Carletti. È seduto di fianco al medico legale Maria Stella D’Andrea e all’assistente sociale Federica Anghinolfi. «Noi la volontà politica l’abbiamo avuta. E nonostante i tagli abbiamo anche trovato i soldi». Come li hanno spesi? Facendo formazione sugli operatori per renderli in grado di leggere in anticipo i segnali di malessere, spesso aspecifici, dei bambini, rivalutando la figura dell’assistente sociale, lavorando con gli ospedali e con le scuole e appoggiando in modo esplicito le vittime della violenza. Ad esempio costituendosi parte civile in un processo contro una madre che faceva prostituire la figlia dodicenne. Favoloso. Ma i soldi? «Abbiamo cercato di ricorrere meno alle comunità (che pure sono fondamentali) dove per seguire un bambino servono 50mila euro l’anno. E abbiamo incentivato il ricorso agli affidi, che costano molto meno». Le idee. Un piano capillare. La professionalità degli operatori. «Per noi è decisiva la riumanizzazione delle vittime. E per questo servono empatia e competenze specifiche. Ma sa quanti sono i corsi di laurea, a medicina o a psicologia, che prevedono la materia: “vittime di violenza”? Zero», dice Maria Stella D’Andrea, che chiede al governo interventi non solo teorici.

    La legge di Stabilità del 2016 ha previsto, ad esempio, un “percorso di tutela delle vittime di violenza” rimandando a un decreto della presidenza del consiglio la definizione delle linee guida. Ma il decreto non è mai arrivato. E anche se arrivasse ci sarebbe la garanzia della sua applicazione? Dubbio legittimo. «Dal 2001 la legge prevede l’obbligo per il sistema sanitario di mettere a disposizione delle vittime uno psicoterapeuta. Ma, mancando i soldi e mancando una visione, mancano anche gli psicoterapeuti. Però tutti zitti. In questo Paese è ancora troppo forte l’idea della famiglia patriarcale padrona dei figli», dice Anghinolfi. Così in provincia di Reggio insistono con il fai da te. E a settembre, grazie anche alla consulenza del centro studi Hansel e Gretel di Torino, apriranno un Centro di Riferimento per minori che garantirà formazione, tutela, ascolto e assistenza. Venite qui, vi diamo una mano. Il sistema? Lo chiamano “riciclo delle emozioni”. Come se i bambini finissero dentro una lavatrice sana e cominciassero a lavarsi dentro. Ora, il modello degli otto comuni dell’Unione Val d’Enza è lì, basta allungare una mano e prenderlo. Interessa?

    La nuova vita di Clarissa

    Grazie all’appoggio terapeutico, oggi Clarissa ha 26 anni, è una splendida donna laureata e fidanzata, ha scritto un libro sulla sua esperienza che spera di pubblicare, fa la logopedista, ha completato la discesa verso il nucleo oscuro della sua vita interiore e sa con certezza che quell’ uomo che le sembrava capace di conoscere qualunque cosa, dai Fenici a Internet, per quanto suo padre era semplicemente un manipolatore malato. E sa anche che la sua vita potrà essere talmente piena da consentirle di avere, amare e proteggere un bambino suo, perché, dice: «C’è stato un tempo in cui ero convinta che avrei potuto strapparmi l’utero con le mie mani. Adesso no. Adesso l’idea di un figlio non mi spaventa più».

    http://www.lastampa.it/2016/07/31/italia/cronache/un-bambino-su-dieci-molestato-dai-pedofili-allo-stato-non-importa-kwDF4rH59IhZWezkbTBwmI/pagina.html