Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Civitavecchia

  • Presunti abusi su minore, dopo l’intervista don Rutigliano lascia la parrocchia di Civitavecchia

    Presunti abusi su minore, dopo l’intervista don Rutigliano lascia la parrocchia di Civitavecchia

    «Non ho mai avuto rapporti sessuali con minori, né abusandone, né in modo consenziente». Solo tre giorni fa, respingeva ogni accusa don Francesco Rutigliano, 42enne di origine pugliese, incardinato presso la diocesi di Locri ma trasferito presso la chiesetta di San Gordiano di Civitavecchia nel settembre scorso per affiancare don Ivan. Ma ieri mattina ha manifestato la ferma volontà di lasciare la parrocchia.

    Il giovane parroco, già da qualche settimana al centro di una vera e propria bufera mediatica, nel pomeriggio di giovedì era stato intervistato a lungo da due giornaliste che erano piombate nel piazzale della casa canonica per ascoltare la sua versione dei fatti. Il caso era scoppiato quando l’associazione nazionale contro la pedofilia clericale presieduta da Francesco Zanardi, aveva riportato alla luce i trascorsi dell’uomo, sfidando finanche le ire del Vescovo Luigi Marrucci, il quale alla stampa locale aveva parlato di infondatezza delle notizie e di querele del tutto inesistenti, mentre Don Rutigliano continuava a professarsi vittima di un complotto studiato a tavolino.

    Le carte, però, raccontano un’altra versione. Nel giugno del 2011 l’ex Santo Uffizio sospende don Francesco Rutigliano per 4 anni perché viene ritenuto colpevole di abuso di minore. Il divieto di esercitare funzioni pubbliche è imposto per un periodo di 4 anni, duranti i quali il sacerdote potrà esercitare il le sue funzioni in forma privata e dovrà compiere un percorso psicologico in una struttura adeguata. Pena, la dismissione dello stato clericale.

    I fatti di cui viene accusato risalirebbero al periodo compreso tra il 2006 – quando la presunta vittima, psicologicamente fragile e con una storia travagliata alle spalle, avrebbe avuto appena 14, forse 15 anni – e il 2008, e il teatro degli abusi sarebbe stata la cittadina di Riace, nel Reggino, dove il prete ha esercitato per lungo tempo. Anche se, secondo la testimonianza del 2009 fornita del ragazzino, alcuni episodi si sarebbero verificati a partire dal 2004, quando Rutigliano si trovava in seminario e non era stato ancora ordinato sacerdote.

    L’unico giornale a raccontare la storia è il quotidiano Calabria Ora, nel 2011. Il giornalista Antonio Baldari scrive una serie di articoli sulla vicenda ma viene ripetutamente raggiunto da minacce di querela e segnalazioni all’Ordine dei Giornalisti nel tentativo di metterlo a tacere. Le segnalazioni all’Ordine vengono puntualmente ignorate poiché destituite di ogni fondamento, e anche le querele non arriveranno mai, probabilmente perché ciò comporterebbe l’apertura di un processo da parte della magistratura italiana, per la quale Francesco Rutigliano è del tutto incensurato.

    La stessa tecnica intimidatoria, ma con i medesimi risultati, è stata messa in atto nei confronti del presidente di Rete l’Abuso. Pochi giorni fa Francesco Zanardi si è visto recapitare una mail da parte del server 1and1, che, su pressione del parroco e del suo legale, chiedeva la rimozione di taluni articoli pubblicati sul sito dell’associazione entro e non oltre le 48 ore successive, termine oltre il quale si sarebbe proceduto all’oscuramento del portale telematico. Pochi giorno dopo, con gli articoli ancora on line, è il Garante della Privacy a chiedere spiegazioni al presidente Zanardi. Don Rutigliano, per dimostrare il complotto ordito contro di lui, ha inviato all’autorità amministrativa una mail a firma della direzione di Calabria Ora in cui, effettivamente, si porgevano le scuse per la pubblicazione di un articolo ritenuto successivamente non veritiero. Peccato solo che la mail si riferisca ad un articolo del 2008 e tratti di tutt’altro argomento, mentre quelli “diffamatori” di Baldari, riguardanti l’intera vicenda, vengano pubblicati tre anni più tardi. Il goffo tentativo di allontanare le accuse diventano sempre di più il rumore stridulo delle unghie sugli specchi. Il Vescovo della diocesi Civitavecchia-Tarquinia, Luigi Marrucci, nella speranza di screditare le notizie trapelate, ottiene invece l’effetto inverso. Tutta la comunità adesso è al corrente della questione e le mamme degli oltre 260 bambini che ruotano attorno alle attività della parrocchia di San Gordiano sono infuriate e chiedono di sapere la verità.

    Così, decidiamo di raggiungere il diretto interessato e sentire la versione, che tra incongruenze e contraddizioni, va avanti per oltre tre ore. Rutigliano nega ogni coinvolgimento, si dice tranquillo, ci mostra anche un dossier in cui, secondo la sua versione, sarebbero contenute le prove del complotto, promette di parlare ai fedeli nella messa solenne della domenica e di andare dritto per la sua strada, avendo la coscienza pulita. Meno di 72 ore dopo don Rutigliano comunica che lascerà la parrocchia. Forse perché la coscienza ha urlato, forse perché ha urlato don Ivan che di queste vicende non ne era a conoscenza. Fatto sta che, per il momento, in attesa di far ulteriore chiarezza sulla questione, Francesco ha deciso di andare via.

    Francesca Lagatta

  • Don Francesco lascia Civitavecchia

    Don Francesco lascia Civitavecchia

    CIVITAVECCHIA – Don Francesco Rutigliano lascia Civitavecchia. Alla fine i dubbi e le polemiche dei giorni scorsi, le richieste di chiarimento da parte delle famiglie che frequentano la parrocchia di San Gordiano dove il sacerdote era arrivato a settembre, le presunte accuse sul passato del giovane vice parroco, non sono passate inosservate.

    E così, come confermato questa mattina ai microfoni di Provincia Tv da parte del parroco di San Gordiano don Ivan Leto, il sacerdote lascerà Civitavecchia e la diocesi “per fare rientro nei prossimi giorni – ha spiegato – nella sua realtà di provenienza. Termina quindi qui il suo mandato pastorale nella nostra parrocchia: siamo con lui e lo accompagnamo con la preghiera”.

    A quanto pare si è trattato di una decisione presa di comune accordo proprio tra il parroco ed il suo vice. Nella comunità parrocchiale si percepiva preoccupazione, i fedeli continuavano ad interrogarsi e così anche le famiglie, lo stesso don Rutigliano non si sentiva sereno nello svolgere il proprio lavoro a San Gordiano. E così, per la serenità di tutti, parrocchiani e sacerdote, e per ristabilire un clima tranquillo, don Francesco ha chiesto di lasciare la diocesi. Una decisione a cui la Curia, che nei giorni scorsi aveva parlato di una presenza “volutamente desiderata e scelta per espressa volontà dello stesso e non vincolata dalla determinazione sanzionatoria sancita da procedimenti obbligatori o disciplinati di costrizione nel cambio di comunità o diocesi”, non si è potuta opporre.

    (05 Dic 2015 – Ore 15:50)

    http://www.civonline.it/articolo/don-francesco-lascia-civitavecchia

  • Cavaliere: “A carico del sacerdote c’è un decreto in cui viene dichiarato colpevole”

    Cavaliere: “A carico del sacerdote c’è un decreto in cui viene dichiarato colpevole”

    È diventato ormai un caso l’arrivo a Civitavecchia di un sacerdote che sarebbe stato al centro di una vicenda di abusi su minori negli anni scorsi. Tutto falso secondo la Diocesi di Civitavecchia e Tarquinia, che in una nota ha parlato di diffamazione. Immediata e forte la replica che arriva dall’avvocato Sergio Cavaliere (foto), legale di Francesco Zanardi, responsabile della Rete l’Abuso, associazione italiana vittime di preti pedofili che ha denunciato il caso negli anni scorsi, riprendendo la storia dopo la notizia del trasferimento del prelato a Civitavecchia nella chiesa di San Gordiano.

    “A carico di don Francesco Rutigliano – dichiara l’avvocato Sergio Cavaliere – risulta come atto ufficiale solo il Decreto della Congregazione per la dottrina della fede del 2011 in cui viene ‘dichiarato colpevole del delitto di abuso di minore, con l’aggravante dell’abuso di dignità o ufficio’. Ogni altro preteso atto ufficiale del 2012, per stessa ammissione della Diocesi, proverrebbe dal diretto interessato e non da un organo giudicante. Depositare atti alla Congregazione, successivi al suddetto Decreto, non significa assolutamente nulla se la Congregazione non emette un conseguente provvedimento. Questi pretesi atti non sono disponibili all’opinione pubblica. A carico del signor Zanardi non risulta alcun procedimento penale in relazione a detta vicenda, bensì una richiesta di intervento del Garante per la protezione dei dai personali, alla quale si è proceduto a regolare contestazione. Non risulta adottato alcun provvedimento sanzionatorio da parte del Garante, tanto che i suddetti articoli non sono mai stati cancellati dal sito internet della Rete l’Abuso, dopo la replica del signor Zanardi. Il menzionato avviso di garanzia riguarda vicende estranee. La Diocesi di Civitavecchia ha ritenuto di intervenire su don Rutigliano solo a seguito di pubblico scandalo, dimostrando totale disinteresse all’informazione verso i parrocchiani, in particolare i minori e i loro genitori. In relazione al suddetto articolo di stampa – conclude l’avvocato Sergio Cavaliere – si provvederà a sporgere regolare querela nei confronti dei responsabili delle gravi affermazioni diffamatorie, pubblicate senza sentire il parere del signor Zanardi”.

  • Don Francesco Rutigliano e l’apparizione del documento del 2012

    Don Francesco Rutigliano e l’apparizione del documento del 2012

    Di certo sta cominciando a fare sorridere la vicenda di don Francesco e il susseguirsi di apparizioni, sparizioni, dichiarazioni prive di documentazione e presunte smentite. Ma cerchiamo, documenti alla mano di fare chiarezza su questa storia e sulle rocambolesche dichiarazioni della diocesi di Civitavecchia – Tarquinia.

    Partiamo dal fantomatico avviso di garanzia che secondo la Diocesi sarebbe stato notificato al presidente della Rete L’ABUSO, una notizia presa da Facebook che nulla ha a vedere con la vicenda di don Rutigliano e che con estrema malafede e superficialità la Diocesi ha ben pensato di usare nel tentativo di scagionare il sacerdote, il quale, al momento non risulterebbe aver sporto alcuna querela.

    C’è poi il decreto di condanna della Congregazione per la Dottrina della Fede, dietro al quale don Rutigliano risulta essere ancora residente presso il Santuario dell’amore misericordioso di Collevalenza di Todi, struttura che notoriamente è adibita ad ospitare sacerdoti che hanno avuto problematiche come quella contestata dalla Congregazione per la Dottrina della Fede a don Francesco Rutigliano.

    A questo decreto si aggiungerebbe un successivo documento datato 2012, miracolosamente apparso ieri ma per ora mai visto da nessuno, mai citato nei carteggi tra l’avvocato della Rete L’ABUSO Sergio Cavaliere e l’avvocato di don Rutigliano.

    Di questo documento non vi è traccia neppure nella denuncia che don Rutigliano ha fatto al Garante per la Protezione dei Dati Personali, al quale in compenso don Rutigliano avrebbe fornito una smentita ai diversi articoli pubblicati nel 2011 da Calabria Ora. Peccato che quella smentita datata 2008, non riguardi la condanna a lui inflitta ben tre anni dopo.

    Non di minore importanza il fatto che don Rutigliano, scrivendo al Garante si appelli alla legge sull’oblio, circostanza anomala in quanto ci si appella alla legge sull’oblio nel caso di una effettiva condanna e non quando di condanne non ce ne sono. Questa circostanza quindi conferma ulteriormente che una condanna c’è stata.

    Durante la notte ci è pervenuta anche una lettera di don Ivan Leto, il quale prende le distanze dai fatti che vedono coinvolto don Rutigliano, suo vice, e ci rimprovera di non averlo interpellato prima di pubblicare sul nostro sito web le sue dichiarazioni pubbliche.

    Che dire, neanche la Diocesi ha interpellato la Rete L’ABUSO prima di divulgare un comunicato stampa nel quale si sostiene che il Presidente della Rete L’ABUSO è stato raggiunto da un avviso di garanzia per la vicenda di don Rutigliano, affermazione tra le altre cose totalmente falsa e tendenziosa dietro la quale la diocesi accuserebbe noi di abuso della credulità popolare.

    Nel medesimo comunicato la Diocesi dichiara che Zanardi “non risulta nuovo in simili iniziative a danno dei sacerdoti”, cosa non strana dal momento che la Rete L’ABUSO opera in questo settore.

    La Diocesi, al tempo stesso dimentica di dire che tutte le querele fatte da parte di membri del clero nei confronti di Zanardi o della Rete L’ABUSO, fino ad ora sono state o ritirate, o ricusate dai pubblici ministeri che hanno rinviato a giudizio per calunnia nei confronti di Zanardi i querelanti, oppure archiviate. Un dettaglio non da poco direi.

    Che altro dire, resta l’amaro in bocca nel vedere che in alcune situazioni, membri dello stesso clero non vogliano riconoscere atti ufficiali emanati dai propri organi giudiziari e che questi atti ufficiali vengano contestati verbalmente, affermando dal nulla che esistano atti successivi a quel decreto di condanna del 2011 che però nessuno ha mai visto e citato fino ad ora.

    La vicenda è venuta fuori malgrado il tentativo di insabbiamento e censura, invitiamo a rendere pubblici gli atti che la Diocesi dice di aver depositato, omettendo ovviamente le generalità della vittima e degli altri soggetti riconoscibili.

    L’Ufficio di Presidenza

  • Don Francesco accolto tra dubbi e polemiche

    Don Francesco accolto tra dubbi e polemiche

    CIVITAVECCHIA – Sta facendo discutere l’arrivo in città di don Francesco Rutigliano, destinato alla parrocchia di San Gordiano Martire come vicario cooperatore.

    Sui social network è un tam tam di notizie e commenti, e nel quartiere soprattutto ci si interroga su questa figura. Ma come mai tanto clamore? Andando a scorrere le notizie che compaiono su di lui, soprattutto in rete, emerge una situazione poco chiara, con il sacerdote al centro di una controversa situazione. A giugno del 2011 sarebbe stato sospeso per quattro anni dall’esercizio di qualunque ministero pubblico, per presunti abusi su un minore, denunciati da una terza persona tra il 2006 ed il 2008.

    Ad esprimersi con un decreto la Congregazione per la Dottrina della Fede. Ma non esiste alcuna sentenza di un tribunale. Non è mai stato processato, né quindi mai condannato: ed oggi a tutti gli effetti è un uomo incensurato.
    Tanto che anche domenica scorsa, il parroco don Ivan Leto, ha rassicurato i suoi parrocchiani, concelebrando la messa del mattino insieme a don Rutigliano e cercando di abbassare i toni, rivolgendo ai fedeli una lettera nella quale si è detto «orgoglioso della mia gente. La vostra capacità di ascolto e di discernimento – ha scritto – vi ha portati a identificare la verità che ha come basamento l’amore per una giustizia giusta e non per una ricerca estrema del marcio ad ogni costo. Oggi è difficile fuggire alla giustizia civile ed ecclesiastica quando si sbaglia. E grazie alla stessa giustizia ecclesiastica e civile è praticamente impossibile continuare ad esercitare il proprio ufficio, quando si è accertata la colpa».

    Le famiglie si interrogano ed i cittadini chiedono cosa ci sia di vero in questa storia. L’unica che può chiarire come stanno veramente le cose è la curia vescovile, intervenendo anche e soprattutto per evitare una caccia alle streghe in parrocchia e per tranquillizzare le famiglie che frequentano la chiesa e l’oratorio.

    (02 Dic 2015 – Ore 06:59)

    http://www.civonline.it/articolo/don-francesco-accolto-tra-dubbi-e-polemiche

  • Smentita del legale della Rete L’ABUSO sulle dichiarazione della Diocesi di Civitavecchia Tarquinia

    Smentita del legale della Rete L’ABUSO sulle dichiarazione della Diocesi di Civitavecchia Tarquinia

    Comunicato stampa del 2/12/2015 ore 16,07

    Avv. Sergio Cavaliere

    Via Municipio n. 65 81036 San Cipriano d’ Aversa

    Diritto di replica ex art. 8 l. 47/1948

    Il sottoscritto procuratore del sig. Francesco Zanardi, in relazione all’articolo in data odierna dal titolo “La curia difende don Francesco: “Calunnie e sciacallaggio mediatico” chiede che venga pubblicato il seguente testo di replica:

    • A carico di don Francesco Rutigliano risulta come atto ufficiale solo il Decreto della Congregazione per la dottrina della fede del 2011 in cui viene dichiarato colpevole del delitto di abuso di minore, con l’aggravante dell’abuso di dignità o ufficio.
    • Ogni altro preteso atto ufficiale del 2012, per stessa ammissione della diocesi, proverrebbe dal diretto interessato e non da un organo giudicante. Depositare atti ALLA Congregazione, successivi al suddetto Decreto, non significa assolutamente nulla se la Congregazione non emette un conseguente provvedimento. Questi pretesi atti non sono disponibili all’opinione pubblica.
    • A carico del sig. Zanardi non risulta alcun procedimento penale in relazione a detta vicenda, bensì una richiesta di intervento del Garante per la protezione dei dai personali, alla quale si è proceduto a regolare contestazione. Non risulta adottato alcun provvedimento sanzionatorio da parte del Garante, tanto che i suddetti articoli non sono mai stati cancellati dal sito internet della Rete l’Abuso, dopo la replica del sig. Zanardi.
    • Il menzionato avviso di garanzia riguarda vicende estranee.
    • La diocesi di Civitavecchia ha ritenuto di intervenire su don Rutigliano solo a seguito di pubblico scandalo, dimostrando totale disinteresse all’informazione verso i parrocchiani, in particolare i minori e i loro genitori.
    • In relazione al suddetto articolo di stampa si provvederà a sporgere regolare querela nei confronti dei responsabili delle gravi affermazioni diffamatorie, pubblicate senza sentire il parere del sig. Zanardi.

    San Cipriano d’Aversa 02 dicembre 2015

    Avv. Sergio Cavaliere

    Francesco Zanardi

  • Caso don Rutigliano; il parroco di S. Gordiano Martire annuncia per domani un comunicato stampa della Curia

    Caso don Rutigliano; il parroco di S. Gordiano Martire annuncia per domani un comunicato stampa della Curia

    Don Ivan Leto annuncia per domani un comunicato stampa nel quale darà spiegazioni sulle recenti rivelazioni rese pubbliche dalla Rete L’ABUSO riguardo a Don Francesco Rutigliano, il sacerdote della diocesi di Locri – Gerace condannato dal Santo Uffizio nel 2011 a 4 anni di sospensione dal ministero sacerdotale per abuso di minore con l’aggravante di abuso di dignità e ufficio.

    Il sacerdote che è ancora residente presso il santuario del Divino Amore di Collevalenza, dove notoriamente vengono curati i sacerdoti con questo genere di problematiche, come da rito è stato trasferito nella parrocchia di S. Gordiano Martire a Civitavecchia dove nessuno conosceva il suo passato, almeno fino a pochi giorni fa.

    La scoperta è stata poco gradita da parrocchiani e residenti i quali da qualche giorno stanno contattando l’associazione, chi per chiedere consiglio, chi per segnalare che sia nella parrocchia che nelle strette vicinanze ci sono strutture come scuole o attività sportive poco compatibili con i trascorsi del sacerdote, chi semplicemente per mettersi a disposizione.

    Crediamo sia doveroso sottolineare che don Rutigliano, per il momento è stato condannato soltanto dalla Congregazione per la Dottrina della Fede non perché la legge italiana non possa ritenerlo procedibile, ma perché è stata omessa la denuncia all’Autorità Giudiziaria.

    Ultimamente era scomparsa dalle cronache anche la notizia della sua condanna, in quanto Calabria ora, il quotidiano che aveva dato ampio spazio alla vicenda, ha chiuso nei primi mesi del 2014 cancellando così quanto aveva pubblicato online, pubblicazioni che però restano sulle copie cartacee del quotidiano che la rete L’ABUSO ha recuperato e ha rimesso in rete per il bene della collettività.

    Nei mesi successivi il sacerdote aveva minacciato querela alle varie testate online che avevano ripreso quegli articoli, alcune li avevano rimossi, altre invece no, sta di fatto che don Rutigliano che per la legge civile non è ancora prescritto, al di là delle minacce non ha querelato nessuno perché una eventuale querela da parte sua avvierebbe un iter giudiziario che lo porterebbe ad essere indagato per quelle molestie.

    Restiamo in attesa del comunicato di don Ivan Leto annunciato per domani mattina.

    L’ufficio di Presidenza

  • CIVITAVECCHIA; Veleni in parrocchia

    CIVITAVECCHIA; Veleni in parrocchia

    Sta facendo discutere l’arrivo in una parrocchia civitavecchiese di un sacerdote recentemente al centro di un caso di presunta violenza su minore. Nelle scorse settimane, infatti, il vescovo della diocesi di Civitavecchia e Tarquinia, monsignor Luigi Marrucci, ha accettato di integrare il prelato, in qualità di vice parroco, in una delle circoscrizioni ecclesiastiche cittadine, nonostante quest’ultimo abbia finito di scontare solo la scorsa estate un periodo di inibizione di 4 anni decretato nel giugno del 2011 dal Santo Uffizio, praticamente la magistratura interna del Vaticano.

    Il provvedimento della cosiddetta Congregazione per la Dottrina della Fede, struttura che si occupa specificatamente della condotta morale e spirituale dei sacerdoti, è motivato con l’accusa di presunti abusi su minore che il parroco avrebbe commesso tra il 2006 e il 2008 in una parrocchia emiliana nella quale operava. Nel documento, pubblicato on line da una onlus che sostiene le vittime di preti pedofili, viene riconosciuta la responsabilità del sacerdote che, nel 2009, venne accusato di “ripetute molestie, baci e toccamenti, nonché atti sessuali completi avvenuti in molteplici occasioni. Gli abusi – viene riportato ancora nel decreto – avrebbero avuto inizio già intorno al 2004, prima dell’ordinazione diaconale dell’accusato”.

    Per completezza d’informazione è d’obbligo sottolineare che il sacerdote in questione non ha subito condanne dalla giustizia ordinaria, né tantomeno risulta essere stato al centro di indagini da parte della magistratura. Nel documento del Vaticano, però, il Tribuanle ecclesiastico dichiara il sacerdote “colpevole del delitto di abuso di minore, con l’aggravante di abuso di dignità e ufficio”: il prete, infatti, secondo l’accusa avrebbe più volte operato pressioni psicologiche sui presunti abusati, millantando amicizie potenti ed altolocate. Per lui, come detto, la condanna è stata la sospensione per 4 anni dall’esercizio di qualunque ministero pubblico. Scontata la pena, il prelato è dunque tornato reintegrabile e per questo motivo il vescovo Marrucci, presumibilmente con l’intenzione di riabilitarne la figura, ha dichiarato la sua disponibilità ad accoglierlo in una parrocchia civitavecchiese. Rimane ora da capire quale sarà la reazione dei fedeli, considerando che la vicenda già in questi giorni è al centro di polemiche piuttosto velenose sui social network.

  • Civitavecchia; bufera nella parrocchia di S. Gordiano Martire dopo la denuncia della Rete L’ABUSO e l’arrivo di don Francesco, trasferito dalla Locride dopo una condanna per abuso di minore.

    Civitavecchia; bufera nella parrocchia di S. Gordiano Martire dopo la denuncia della Rete L’ABUSO e l’arrivo di don Francesco, trasferito dalla Locride dopo una condanna per abuso di minore.

    Da più di una settimana c’è subbuglio a Civitavecchia dopo l’arrivo di don Francesco Rutigliano, dichiarato come emerge nel provvedimento del Santo Ufizio “colpevole del delitto di abuso di minore, con l’aggravante di abuso di dignità e ufficio”.

    In questi giorni molti residenti hanno contattato la Rete L’ABUSO che nelle scorse settimane ha fatto emergere il caso. Chi ci ha scritto denuncia oltre alla gravità della situazione, anche il fatto che la parrocchia di S. Giordano Martire, dove il sacerdote sarebbe stato reintegrato con la funzione di vice parroco, è frequentata da molti minori.

    Una mamma allarmata ci scrive informandoci che “La parrocchia dove è stato inviato è circondata da tre scuole che distano pochi passi dalla chiesa, alle spalle della parrocchia poi (praticamente attaccato) c’è un campo di calcio ove girano tantissimi ragazzini. Siamo preoccupati. Questo vescovo sta distruggendo la diocesi di Civitavecchia e Tarquinia”.

    Ma a rendere ancora più inquietante la situazione è la leggerezza con la quale il parroco, don Ivan Leto cerca di tranquillizzare i fedeli ai quali scrive una lettera aperta nella quale in sostanza nega l’esistenza di una condanna nei confronti di don Francesco.

    “LETTERA APERTA ALLA MIA GENTE!
    Carissimi, questa mattina, durante la Santa Messa delle ore 11, sono rimasto ORGOGLIOSO di voi, della mia gente!  La vostra capacità di ascolto e di discernimento, vi ha portati a identificare la verità che ha come basamento l’amore per una giustizia giusta e non per una ricerca estrema del marcio ad ogni costo. Oggi e’ difficile fuggire alla giustizia civile ed ecclesiastica quando si sbaglia! E grazie alla stessa giustizia ecclesiastica e civile e’ praticamente impossibile continuare ad esercitare il proprio ufficio, quando si è accertata la colpa. Al termine della Messa dei ragazzi, Don Francesco, mi ha espresso il desiderio di potervi parlare apertamente e noi la prossima domenica lo ascolteremo comunitariamente.
    Buon cammino d’avvento! Don Ivan.”

    Pare che i buoni propositi di Papa Francesco al momento restino inattuabili, purtroppo, non solo in questo caso emerge una grave mancanza di senso civico e di onestà che parte proprio dalle gerarchie della chiesa. Nel caso di don Rutigliano infatti, la chiesa avrebbe anche omesso di denunciare i fatti all’Autorità Giudiziaria con il risultato che tutti quanti vediamo.

  • CHIESA, PEDOFILIA E CENSURA/ Absit iniuria verbis, sit venia verbo

    CHIESA, PEDOFILIA E CENSURA/ Absit iniuria verbis, sit venia verbo

    Di Francesca Lagatta

    “Non ci sia offesa nelle parole, mi sia scusato il dire”. Suona più o meno così la traduzione del titolo, volutamente in latino, volutamente provocatorio, per protestare contro una forma di censura che giustifica a pieno il 73° posto a cui è scivolata l’Italia nella classifica della libertà di stampa. Dietro a Paesi come il Burkina Faso e Niger, tanto per fare un esempio. E infatti in Italia si dice quel che si può, perché quel che non si deve si trova sempre il modo di non dirlo.

    Il sito dell’associazione Rete L’ABUSO ONLUS, associazione nazionale contro la pedofilia clericale, nei giorni scorsi è stato raggiunto da un ultimatum inviato dai gestori del server 1and1: “O togliete quegli articoli – recitava la mail – o vi oscuriamo tra 48 ore”.

    Gli articoli si riferiscono a quelli riguardanti Francesco Rutigliano, giovane prete incardinato presso la diocesi di Locri ma attualmente viceparroco in una chiesa di Civitavecchia. E’ stato il suo legale a farne richiesta escogitando la più astuta delle mosse, evitando di sporgere regolare querela per diffamazione nei confronti dei firmatari degli articoli, consci, entrambi, che finire in tribunale sarebbe la scelta meno opportuna.

    Francesco Rutigliano per la legge italiana non è un pedofilo e forse non lo sarà mai. Anzi, è totalmente incensurato: sulla sua testa non pende alcuna condanna. Paradossalmente, invece, il suo nome è contenuto, secondo quanto si legge sul sito del Presidente Francesco Zanardi, in un documento dell’ex Sant’Uffizio. La Congregazione della Dottrina della Fede avrebbe dunque sospeso il prete dal servizio per 4 anni. Per abusi su minori.

    Non bisogna andare molto indietro nel tempo, in questi giorni i casi dei giornalisti Gialuigi Nuzzi ed Emiliano Fittipaldi parlano chiaro. I due cronisti denunciano ogni schifezza avvenuta entro le mura del Vaticano, ma la magistratura italiana non può intervenire cercando di capire se i misfatti elencati tra le pagine del libro siano veri oppure no, essendo il Vaticano uno Stato a sé, però il Vaticano può mettere sotto inchiesta i giornalisti italiani per aver diffuso documenti riservati, accusandoli di reati contro la patria. Libera Chiesa in libero Stato, ma nessuno Stato è libero laddove c’è la Chiesa.

    E così succede per la pedofilia. Un prete non può essere accusato di pedofilia se la vittima non sporge denuncia alla magistratura entro 20 anni, anche se lo “condanna” in Tribunale Ecclesiastico. Così don Rutigliano chiede a Google il diritto all’oblio, scrive al Garante della Privacy ed esercita pressione sulla società del server per la rimozione dei contenuti che lo dipingono come un pedofilo. Ma non ci querela. Perché, oltretutto, il reato al quale si riferisce la sospensione della Curia non è ancora scaduto nei termini della prescrizione. E c’è il rischio che potrebbe aprirsi un nuovo processo. Rutigliano lo sa, aggira l’ostacolo e tenta la carta dell’intimidazione. Ma funziona solo con loro, non con noi, che gli articoli li abbiamo tolti solo per trasferirli su un server canadese, nell’America del Nord, dove generalmente viene punito chi i reati li commette e non chi li denuncia. E di sicuro non ci costringerà ad emigrare altrove.

    E mentre lui continua indisturbato a dire messa, protetto dall’indifferenza delle istituzioni e dalla cecità mentale dei timorati di Dio, noi continuiamo la nostra battaglia nella speranza che prima o poi qualcuno in Italia si svegli, e, prima ancora del leone e la gazzella, corra a presentare una qualche legge che tuteli la verità e la libertà di stampa.

    Francesca Lagatta, addetta stampa Rete L’ABUSO ONLUS

    http://www.francescalagatta.it/chiesa-pedofilia-e-censura-absit-iniuria-verbis-sit-venia-verbo/