Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Claudia Stefanelli

  • Don Lucio Gatti e quel piangersi addosso che offende chi da lui ha subito molestie

    Don Lucio Gatti e quel piangersi addosso che offende chi da lui ha subito molestie

    A scriverci questa lettera che pubblicheremo integralmente è Paolo (nome di fantasia), una delle vittime di don Lucio Gatti grazie alla quale nel 2014 don Lucio patteggiò una condanna a 2 anni con la condizionale per abuso sessuale e abuso di mezzi di correzione.

    Nei giorni scorsi don Lucio aveva rilasciato una lunga intervista al Corriere Dell’Umbria (nella foto a lato) nella quale lamentava gli effetti delle varie indagini giudiziarie passate e lo scompiglio che stanno sollevando le nuove accuse di abusi (questa volta su minori) a suo carico. Nella stessa intervista lamentava di essere stato “marchiato a vita ma non sono un demone” giustificando  quanto accaduto, con il suo “impegno civile” nelle comunità Caritas da lui gestite (Quelle dove sarebbero avvenuti gli abusi). Un “impegno civile” che trova appoggio in un gruppetto di sostenitori che nei mesi scorsi avevano raccolto un centinaio di firme in sostegno di don Lucio.

    Tutto questo vittimismo ha ovviamente scosso gli animi di chi sulla propria pelle, quegli abusi li ha subiti e in questa lettera, che si aggiunge a quella inviata pochi giorni fa da Claudia Stefanelli, ha voluto legittimamente esprimere il proprio punto di vista.

    Gen.ma Direttrice , mi chiamo Paolo e sono uno dei ragazzi (oramai non più ragazzo) che ha avuto le esperienze terrificanti nella struttura diretta da Don Lucio Gatti e da altri due ragazzi all’epoca dei fatti.

    Anzitutto ringrazio per il tempo speso e sento anche di  scriverle perchè ad onor del vero non capisco se le parole usate da Lucio Gatti anzi  Don Lucio Gatti visto che ci tiene a precisare che è sacerdote ancora.

    (sacerdote deriva dal greco e ha del latino anche , mi meraviglia come in due che hanno studiato, hanno dato alla parola un altro significato. However ricordiamo che Sacer dal latino e significa sacro e dot …sarebbe se non ricordo male , Io do…. quindi, cosa di sacro ha dato o da? se è per questo siamo tutti sacerdoti ma lui proprio non può considerarsi).

    Credo che ognuno di noi che abbiamo vissuto queste tristi esperienze non abbiamo voglia di parlarne, non per vergogne, ma perchè viene letteralmente il disgusto/nausea verso tutta  gente che dice che aiuta e in realtà usa e abusa di vite , di persone che hanno storia, presente e che dovrebbero avere un futuro.

    Sbagliare tutti sappiamo che è umano e per fortuna viviamo in un paese che ci da la possibilità di dire la nostra anche quando sbagliamo, ma è ben differente “prendere la parola” a distanza di anni e fare la parte della vittima considerandosi lebbroso, quando nel medioevo la gente lebbrosa non aveva nessuna colpa per ammalarsi parliamo di malattie epidemiche dove un prete o per mancanza di vocabolario o perchè pensa di colpire ,risponde alla gente paragonandosi ad un lebbroso.

    Io ho visto e io ho subito, ho visto ragazzi andare a casa sua ed entrare in camera…mentre  io in soggiorno a parlare e chiacchierare di ricette di cucina con la mamma, io sono stato con lui nella chiesa dove al primo piano aveva la camera dove il solo letto lo dovevamo condividere e lasciare toccare a lui quello che voleva…anche se con me ha provato a trascinare la mia mano più volte nella notte e addosso uno di due metri che bacia la faccia e bocca non è piacevole affatto per un uomo, sentirlo masturbarsi è stata posso dire l’esperienza più triste che abbia mai vissuto. Io sono stato anche punito perche durante i lavori non parlavo con i “compagni di lavoro” cosa dovevo dire che film stiamo girando? è stato un incubo in vita che non auguro neanche al più feroce assassino, non lo auguro neanche a Lucio, ma sicuramente gli auguro di trovare le persone corrette affianco che lo aiutano nel bene a passare questo suo momento, perchè ha sicuramente bisogno di una figura medica anche che supporti certe devianze e può aiutarlo, qui parliamo di compulsività in atti sessuali con persone dello stesso sesso, può anche essere gay non è affare mio, ma lui è stato violento e abusava totalmente nel modo più triste in nome del potere che aveva.

    Non è la comunità!!!  Professare appunto da prete con belle e profonde parole dove ha già esperienze in questo,  sicuramente non sono io che può consigliare dove isolarsi, ma sicuro dove non ha responsabilità su persone perchè di danni su tante vite e famiglie ne ha fatti .

    Non  sono i risarcimenti a fermare questo sistema di coperture ai “sacerdoti” che non fanno realmente quello che dicono, se in comune ci accorgiamo di qualcuno che anzicchè lavorare è in giro a spassarsela viene licenziato oggi, se qualche poliziotto abusa del potere e viene corrotto anche lui starà a casa, se un pasticcere qui in pasticceria viene trovato con 2 macarrons da portare a casa , viene licenziato.

    Sono regole per stare meglio io credo, perche ancora oggi dopo 2000 anni la chiesa rimane a compartimento stagno con il resto del mondo?….Non esistono più i papi che vengono da famiglie potenti e quindi possono farsi le loro regole…..oggi credevo che era differente…se succede un problema con persone di  chiesa , loro hanno il loro tribunale prima….e nel frattempo gli anni passano e loro continuano a coprire casi di pedofilia e abusi, nel 2016 dovrebbe essere uno stato aperto al popolo non rimanere come una famiglia su un olimpo dove solo loro sanno le verità… ancora dopo 2000 anni.

    Papa Francesco dovrebbe chiedere scusa ogni domenica per i danni che la gente di potere nelle chiese fa ai ragazzi, sicuramente non tutti gli uomini di chiesa, io parlo per chi approfitta di questa vita per rovinare quelle altrui per i propri bisogni e vizi.

    Che uscissero fuori tutti i preti e si ritirassero da chi li ha partoriti, vorrei vedere il viso delle mamme felici di rivederli a casa. e anzicchè parlare di alcolizzati e drogati parlassero di loro e delle soddisfazioni che li portano a continuare questa vita sull’Olimpo, e poi ultima ma non meno importante ….

    Grazie per il tempo speso nuovamente, Vi auguro a tutti in redazione un felicissimo Natale con le vostre famiglie e  un anno nuovo fantastico e che ci sia più voglia di onestà per tutti , italiani e non.

    Cordialmente saluto.

    Paolo. (nome di fantasia)

    P.S Si nota anche nell’intervista che parla di lui senza dire un misero scusa a tutti noi, pensava di essere in tribunale dove doveva difendersi? Credo che tutti noi non aspettiamo elemosina dalla chiesa per non parlare più, basta solo che chiede perdono ufficialmente ,per quanto mi riguarda.

  • Ma come si fa a essere così ingenui da raccontare ai preti le violenze subite?

    Ma come si fa a essere così ingenui da raccontare ai preti le violenze subite?

    I monsignori proteggono i propri simili!

    Presunti abusi da un sacerdote: «Ecco cosa mi ha fatto il prete in comunità»
    Racconto choc di uno dei ragazzi che ha presentato querela. Con Le Iene ricevuti in Curia

    Scritto il 21/11/11
    La Iena Giulio Golia parla con il vicario generale dell’Arcidiocesi di Perugia don Paolo Giulietti

    di Francesca Marruco

    Gesticola nervosamente con le mani mentre racconta cosa dice di aver subito una notte di un anno e mezzo fa in una comunità di recupero di Perugia in cui era andato per disintossicarsi. La sigaretta non ancora accesa passa da una mano all’altra. La voce è incerta. Forse raccontarlo a una donna è ancora più imbarazzante. Imbarazzante sì, perché lui che dice di essere stato molestato dal sacerdote perugino che gestiva la comunità in cui era ospite, si è sentito anche in colpa. Ha provato vergogna per quello che gli era capitato. Come accade spesso alle vittime di abusi.

    Attenzione alle parole E il senso di colpa e la vergogna, misti alla paura di uscire allo scoperto e doverlo raccontare a tutti, lo ha spinto ad andarsene dall’Italia, appena uscito dalla comunità. Anche perché dice a Umbria24.it: «Mi avevano ‘suggerito’ di fare attenzione a quanto dicevo su quel sacerdote. Mentre ero via cercavo il suo nome in Internet. Pensavo che qualcuno intanto lo avrebbe denunciato». Le parole di Francesco (lo chiameremo così ma è un nome fittizio) scorrono via troppo veloci davanti a un caffè caldo, ma lasciano intravedere un dolore grande. Di cui forse all’esterno trapela solo la punta dell’iceberg.

    Quella terribile notte Francesco racconta di come una sera gli venne proposto di andare a casa del sacerdote accusato di abusi per fare dei lavori manuali il giorno seguente. «Si è messo nel letto accanto a me, avevo visto mezz’ora del film Gran Torino e mi ero messo a dormire. Andare a lavorare fuori dalla comunità significava riposarsi . Invece, poco dopo si è messo nel mio stesso letto. Ha iniziato a toccarmi, io l’ho allontanato e mi sono girato dall’altra parte. Ma lui ha continuato lo stesso. Si è calato le mutande e ha iniziato a masturbarsi. Per ore. Eravamo nello stesso letto. E’ stato tremendo».

    Un mese ancora Francesco racconta anche che subito dopo quella notte aveva pensato di fuggire, ma non lo ha fatto per paura di ritorsioni: «Se in tre ospiti affermano che tu spacci all’interno della comunità è la fine». E questa, a quanto pare, era una minaccia più o meno velata, che gli avrebbero rivolto. E allora aveva deciso di stringere i denti e resistere un altro mese. Il tempo che gli mancava per uscire dalla comunità. Poi via dall’Italia per un annetto.

    Ascoltato in commissione in Curia Oggi ( lunedì 21 novembre) Francesco insieme a un ragazzo africano, che ha raccontato anche lui di aver subito una molestia sessuale dallo stesso sacerdote, ha raccontato tutto alla commissione d’inchiesta aperta dalla Curia Arcivescovile di Perugia il 24 ottobre scorso. Lo ha fatto, aveva detto prima di entrare, sperando che la Chiesa indaghi e prenda provvedimenti. «Perché voglio che quello che è successo a me non succeda a nessun altro». Lo ha fatto dopo ore di viaggio.

    Il tentato incontro con il vescovo Prima di entrare al tribunale ecclesiastico regionale, Francesco e il ragazzo africano avevano tentato, accompagnati da una troupe de “Le Iene” e dalla volontaria Claudia Stefanelli che li ha sempre sostenuti, di parlare personalmente con il vescovo, monsignor Gualtiero Bassetti, al termine di una celebrazione religiosa a Perugia. Incontro non andato a buon fine perché il vescovo ha ritenuto di allontanarsi senza doverli incrociare.

    Il confronto con il vicario della Curia Prima di entrare al tribunale ecclesiastico, i ragazzi e la troupe de “Le Iene” hanno anche avuto un lungo confronto con il vicario generale dell’arcidiocesi, don Paolo Giulietti, che ha fatto da intermediario per convocare la commissione d’inchiesta in poco tempo. Intervistato sull’accaduto, ha sostenuto tra l’altro che «è nostro interesse far chiarezza sulla vicenda e conoscere la verità», ma precisa anche che, «le presunte vittime sarebbero potute venire in Curia anziché essere portate in tribunale».

    Nuova denuncia in procura In mattinata invece Francesco, aveva depositato una denuncia contro il prete in procura a Perugia. La terza di questa brutta storia. Una querela in cui, oltre al tremendo episodio di molestie, lo stesso ragazzo dice anche di aver subito altri tipi di violenze: in una occasione era stato picchiato da alcuni ragazzi responsabili della comunità: «Uno mi teneva e l’altro mi dava schiaffi». Ha raccontato anche di come, un’altra volta, «con delle piccole forbici infuocate mi hanno cancellato un tatuaggio che avevo sul braccio». Tutte accuse che la magistratura perugina dovrà verificare.

    Una nuova vita Francesco adesso vuole rifarsi una vita. Ha un progetto da realizzare. Per questo chiede di non finire nuovamente in video, dopo essere già stato ripreso in una precedente puntata della trasmissione di Italia Uno. Perché non vuole farsi riconoscere dalle persone che attualmente abitano la sua vita. Ma la sua voce risuona nelle orecchie. E la sua indignazione, empaticamente, diventa anche un po’ la tua.

  • Presunti abusi sessuali di un sacerdote, i ragazzi pronti a depositare le denunce alla magistratura

    Presunti abusi sessuali di un sacerdote, i ragazzi pronti a depositare le denunce alla magistratura

    La curia perugina: «Nostre indagini avviate da tempo» Scritto il 09/11/11

    Presunti abusi sessuali di un sacerdote, i ragazzi pronti a depositare le denunce alla magistratura

    di Francesca Marruco

    E’ questione di giorni. Poi le denunce dei ragazzi che hanno raccontato alla trasmissione «Le Iene» di essere stati abusati da un prete perugino mentre erano ospiti della sua comunità, saranno presentate alla magistratura. E allora, forse, si farà piena luce su una vicenda torbida e nebulosa che stenta ad emergere pienamente.

    I racconti dei ragazzi in tv Una vicenda delicatissima, che secondo le presunte vittime, parla di abusi su ragazzi bisognosi, ragazzi da recuperare, ragazzi la cui esistenza dipendeva da una parola del sacerdote. Ragazzi la cui permanenza in Italia, in una comunità e non in un carcere, dipendeva da un sì o un no del sacerdote. Una storia che rischia di esplodere, o di implodere, a seconda di come andranno le cose.

    Ufficiale e ufficioso Per ora, di ufficiale oltre alla commissione aperta dalla Curia il 24 ottobre scorso in seguito alla prima delle due puntate che la trasmissione «Le Iene» ha fatto sull’argomento, non c’è nient’altro. Ci sono accuse, gridate a gran voce da una volontaria che non si è mai data per vinta e ha lottato per far emergere questa storia. E accuse sussurrate di spalle, forse per la vergogna, alle telecamere della trasmissione di Italia Uno dai ragazzi che dicono di essere stati abusati.

    La lettera di maggio 2010 A sentir loro in quelle comunità in cui dovevano essere tutelati e aiutati, sarebbero successe delle cose terribili. Di cui erano a conoscenza tutti coloro che vi soggiornavano. E anche in Curia a Perugia. E anzi, secondo una lettera pubblicata mercoledì da La Nazione, la Curia sapeva già dal maggio del 2010. E già da quel periodo aveva assicurato che avrebbe svolto delle indagini. Dunque delle due l’una: o nessun abuso si è verificato, dunque è tutto infondato, o nessuno ha indagato.

    La Curia: solo voci di scarsa consistenza «Quanto è stato pubblicato oggi (mercoledì, ndr) da un quotidiano locale riguardo alla vicenda dei “presunti abusi di un sacerdote perugino ai danni di alcuni giovani” – scrive la Curia perugina in una nota – non fa altro che confermare ciò che lo stesso arcivescovo, monsignor Gualtiero Bassetti, ebbe a dichiarare alla signora Claudia Stefanelli, presentatasi in arcivescovado con una telecamera nascosta (le cui riprese sono state diffuse lo scorso 15 ottobre dalla trasmissione «Le Iene» di Italia 1). In quell’occasione, il presule comunicò di essersi recato di persona negli ambienti diocesani frequentati dal sacerdote accusato, ma di non aver rilevato nulla che potesse essere collegato a tali segnalazioni. La Chiesa perugina, pertanto, si è mossa da tempo, in maniera riservata, ma documentabile. Del resto, la lettera dell’allora delegato ad omnia monsignor Pietro Ortica (datata 18 maggio 2010) confermava la volontà di fare chiarezza sulla vicenda. Nel costituire la Commissione diocesana di indagine, la Curia si è voluta dotare di uno strumento ulteriore per approfondire la vicenda e conoscerne al più presto la verità. E’ desiderio di tutti che si stabilisca un clima sereno nella nostra comunità diocesana, necessario al proficuo prosieguo del lavoro della stessa Commissione di indagine, lavoro che riteniamo estremamente importante. Facciamo notare che, allo stato attuale delle cose, la Curia perugina non ha ricevuto altro che voci di scarsa consistenza e senza alcuna prova, se non quelle anonime e indirette raccolte da alcuni media».

    Il sacerdote lontano dai suoi parrocchiani Il sacerdote dal canto suo è sparito dalla circolazione, al suo posto nelle sue parrocchie è arrivato un sostituto. Lui si troverebbe in un luogo protetto, lontano da tutti, con il telefono spento. Si dice sia in Perù. Deciso a non avere contatti con nessuno. Tranne che con i suoi parrocchiani che lo difendono a spada tratta. E chiedono che si parli delle tante opere buone che ha fatto. Alcuni di loro pensano anche ad una fiaccolata in sua difesa. Perché «quello che hanno detto in televisione non sono che falsità».

    http://www.umbria24.it/presunti-abusi-sess…tura/67788.html

  • Abusi – Una denuncia lunga 18 mesi e una lettera che “incastra” la Curia

    Abusi – Una denuncia lunga 18 mesi e una lettera che “incastra” la Curia

    10/11/2011 – 11:49 di Armando Allegretti

    PERUGIA – Diciotto mesi senza una risposta, diciotto mesi di denunce e di continui silenzi. Questi sono i tempi da cui va avanti la storia dei presunti abusi sessuali sui ragazzi ospiti di una comunità di recupero umbra.

    Nonostante ieri sia giunta la notizia che la Curia di Perugia, in seguito alle “infondate accuse – si legge – e prive di prove” abbia istituito una commissione di inchiesta per far luce sull’accaduto c’è ancora chi denuncia il fatto a 18 mesi di distanza. Eh si perché la volontaria umbra Claudia Stefanelli, in contatto fin dall’inizio con Umbrialeft, non ci sta e continua a denunciare a gran voce la situazione insostenibile a cui sono sottoposti i ragazzi della comunità e continua a denunciare anche che da un anno e mezzo non riceve risposte in merito.
    O meglio le risposte le ha ricevute in una lettera a firma di don Pietro Ortica datata 18 maggio 2010 nella quale si sottolinea che i fatti denunciati verranno quanto prima verificati.

    Nella lettera si legge “Gentile signora Stefanelli l’arcivescovo monsignor Gualtiero Bassetti ha ricevuto la lettera del 12 maggio scorso nella quale lei fa affermazioni gravissime dei confronti di …, sacerdote dell’arcidiocesi di Perugia-Città della Pieve. Per dovere di giustizia questa Curia Arcivescovile verificherà con attenzione quanto lei sostiene nei confronti del suddetto sacerdote, riservandosi decisioni ulteriori”.

    Da queste parole si ha la conferma che la Curia era già al corrente di ciò che avveniva all’interno delle comunità di recupero e quindi il comunicato di ieri in cui si parla di infondatezza, di mancanza di prove e del fatto che la Curia non fosse al corrente dei fatti, non ha ragione di esistere.
    Altra cosa. Secondo gli ultimi avvenimenti, soprattutto la recente denuncia televisiva de Le Iene, viene da pensare che il fatto di aver istituito la commissione diocesana d’indagine solo 15 giorni fa sia stata una scelta tardiva o forse dovuta anche in seguito alle pressioni medianiche di questi giorni.

    In ogni caso a giorni si dovrebbe fa luce sulla questione soprattutto poiché i ragazzi, la cui permanenza nella comunità, era subordinata ad un semplice si o no del parroco, avrebbero deciso di testimoniare e di presentare tutta la documentazione alla Magistratura.

    Intanto il sacerdote accusato di abusi sessuali è partito alla volta del Perù “ha bisogno di stare lontano dal clamore di questa brutta storia” riferiscono, infatti già domenica scorsa il prete che lo sostituisce aveva dato la notizia del periodo di riposo e riflessione a cui si era dedicato il parroco. Quando si suol dire “lontano dagli occhi…” Casualità?

    www.umbrialeft.it/notizie/abusi-den…e-icastra-curia