Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Claudio Marino

  • Sacerdote accusato di abusi su una giovane migrante, assolto a Messina

    Sacerdote accusato di abusi su una giovane migrante, assolto a Messina

    Assolto, con la formula perché «il fatto non sussiste». È la sentenza della seconda sezione penale del Tribunale di Messina, riportata dal sito della Gazzetta del Sud, del processo a un sacerdote di 49 anni, originario di Torino, accusato di avere violentato una migrante tunisina nel 2022, mentre la donna era ospite dell’Istituto rogazionista Cristo Re.

    La Procura aveva chiesto la sua condanna a quattro anni di reclusione. I giudici, con una sentenza che lo scagiona completamente, hanno quindi accolto le teorie dei suoi due difensori, gli avvocati Salvatore Silvestro e Delia Urbani. claudio marino

    https://messina.gds.it/articoli/cronaca/2026/01/28/sacerdote-accusato-di-abusi-su-una-giovane-migrante-assolto-a-messina-70cfb5e8-a558-4e61-83cc-bd3b3cadb04d/

  • Messina, chiesti 4 anni per il sacerdote rogazionista accusato di violenza sessuale

    Messina, chiesti 4 anni per il sacerdote rogazionista accusato di violenza sessuale

    Quattro anni di reclusione. È la pena richiesta dal pubblico ministero Alice Parialò per don Claudio Marino, 49 anni, sacerdote rogazionista originario di Torino e per lungo tempo direttore dell’Istituto antoniano “Cristo Re” di Messina.

    Secondo l’accusa, proprio tra le mura della struttura che per decenni ha accolto minori e famiglie in difficoltà, il religioso avrebbe abusato nell’estate del 2022 di una migrante tunisina, allora 37enne. La donna, sbarcata due anni prima a Lampedusa, era arrivata a Messina nell’ambito del suo percorso di accoglienza e integrazione. In un’audizione davanti alla sezione Immigrazione del Tribunale di Catania, lo scorso giugno, aveva raccontato nei dettagli la violenza subita.

    Nell’udienza di ieri in Tribunale, accanto alla Procura, si è costituita parte civile la vittima, assistita dall’avvocata Antonia Coiro. La difesa del sacerdote, rappresentata dall’avvocato Salvatore Silvestro, prenderà la parola a dicembre per l’arringa finale.

    La richiesta della pubblica accusa, che ha riconosciuto a Marino le attenuanti generiche, segna un passaggio cruciale in un processo che ha scosso la comunità cittadina e quella dei rogazionisti. La sentenza è attesa nei primi mesi del 2025.
    https://www.messinaindiretta.it/messina-chiesti-4-anni-per-il-sacerdote-rogazionista-accusato-di-violenza-sessuale/

  • Messina. Prete arrestato per violenza, l’Accusa invoca la condanna

    Messina. Prete arrestato per violenza, l’Accusa invoca la condanna

    Invoca la condanna la Procura di Messina, alla fine del processo al prete accusato di violenza da una migrante tunisina ospite, all’epoca dei fatti, della casa d’accoglienza di Cristo Re. La sentenza è vicina e oggi in aula la parola è andata all’Accusa, rappresentata dalla PM Alice Parialò.

    Accusa vuole condanna a 4 anni
    La testimonianza della vittima ha presentato delle incongruenze ma il suo racconto è comunque credibile, non sono emersi motivi per i quali avrebbe dovuto accusare ingiustamente il rogazionista cinquantenne. Sono queste in sostanza le conclusioni della magistrata, che ha chiesto la condanna a 4 anni, con la concessione delle attenuanti generiche.

    Adesso la parola passerà ai difensori, gli avvocati Salvatore Silvestro e Delia Urbani, che interverranno nell’udienza fissata al prossimo 3 dicembre.

    Il racconto della donna
    Dovrà attendere ancora qualche mese, quindi, il sacerdote che ad ottobre 2024 è stato posto ai domiciliari con la pesante accusa di violenza sessuale, per scoprire cosa decideranno i giudici del Tribunale alla fine del dibattimento di primo grado. A dare il via all’inchiesta è stata la denuncia di una giovane tunisina che nel 2022 era stata ospite di un amico nella struttura gestita dai rogazionisti messinesi, dove il 50enne operava. Ai poliziotti catanesi la donna ha raccontato di aver ricevuto le attenzioni poco consone, nella notte, del prete poi indicato come l’allora responsabile della struttura. claudio marino

    Messina. Prete arrestato per violenza, l’Accusa invoca la condanna

  • Scarcerato il sacerdote Claudio Marino, accusato di abusi sessuali

    Scarcerato il sacerdote Claudio Marino, accusato di abusi sessuali

    Cambia parzialmente lo scenario, dentro e fuori il processo, per il sacerdote Claudio Marino, finito agli arresti domiciliari nell’ottobre 2024 per un presunto caso di violenza sessuale nella casa d’accoglienza Cristo Re su una ospite migrante.

    I giudici della seconda sezione penale dopo aver sentito in aula il teste che nella fase delle indagini aveva detto di aver ricevuto le confidenze della donna, hanno rimesso in libertà il prete per affievolimento delle esigenze cautelari.

    Il teste, infatti, in aula ha precisato di avere ricevuto le confidenze solo a distanza di anni dal suo allontanamento da Cristo Re, e su espressa domanda dei difensori del sacerdote, gli avvocati Salvatore Silvestri e Delia Urbani, ha collocato temporalmente la circostanza in epoca analoga alla prima verbalizzazione, quando cioè la vittima era stata sentita, a distanza di due anni dal fatto, dalla Polizia di Catania nel procedimento per l’espulsione.

    Scarcerato il sacerdote Claudio Marino, accusato di abusi sessuali

  • Il processo per violenza sessuale all’istituto “Cristo Re”, in aula i teste della difesa: si indaga sugli spostamenti del prete

    Il processo per violenza sessuale all’istituto “Cristo Re”, in aula i teste della difesa: si indaga sugli spostamenti del prete

    Prosegue in aula il processo che vede coinvolto padre Claudio Marino, ex direttore dell’istituto antoniano “Cristo Re” finito ai domiciliari dopo la denuncia di una donna di origini tunisine che lo ha accusato di aver subito violenza sessuale durante l’estate del 2022.

    Dopo l’udienza in cui ha testimoniato la persona offesa, difesa dall’avvocato Maria Grazia Corio, davanti al collegio della prima sezione penale, confermando le accuse contro il rogazionista, difeso dagli avvocati Salvatore Silvestro e Delia Urbani, oggi si è riunita nuovamente la corte per ascoltare tre testimoni della difesa.

    Si tratta di tre persone vicine a padre Marino per motivi spirituali e di lavoro all’interno dell’istituto, cioè una suora dello “Spirito Santo”, una psicologa del “Cristo Re” e un dipendente che si occupa di smistare e prendere nota su un registro specifico degli ospiti durante l’ingresso, l’uscita e la permanenza in sede. Atteso ma non ancora rintracciato il mediatore culturale che sarebbe stato testimone delle attenzioni del prete nei confronti della donna che ha denunciato.

    Durante il dibattimento si è cercato di ricostruire il periodo di permanenza della donna nel 2022, che sarebbe collocabile fra il 18 maggio e il 15 giugno e fra il 17 giugno e il 24 giugno dello stesso anno, secondo quanto raccontato da uno dei testimoni che ha anche indicato su una piantina in quali stanze la donna ha alloggiato. Gli avvocati hanno voluto anche comprendere quali siano stati gli spostamenti di padre Claudio Marino durante la settimana in cui si sarebbe compiuta la violenza sessuale.

    Si tratterebbe, infatti, del periodo in cui a Messina si svolgono i festeggiamenti in onore di Sant’Antonio. Una settimana, questa, che avrebbe comportato la presenza meno assidua del prete all’interno dell’istituto per partecipare alle manifestazioni che si sarebbero svolte anche in quell’estate all’Istituto di via Cesare Battisti.

    In aula è stata anche prodotta la documentazione relativa alla collocazione della foresteria per riuscire a collocare con precisione gli spostamenti della presunta vittima. “La tunisina”, come risulta essere stata registrata dalle carte dell’Istituto, “perchè non sapevamo il nome ed era l’unica di quella nazionalità a essere ospitata da noi in quel periodo”, ha detto un teste.

    Ma è stata anche analizzata la possibilità che la donna, urlando durante le violenze, possa essere stata sentita da qualcuno alla luce della vicinanza degli alloggi con gli uffici della direzione. I corridoi in cui erano collocati gli alloggi nel 2022, infatti, sarebbero stati semore molto affollati, hanno ricostruito i testimoni. E ci sarebbe stato anche un impianto di videosorveglianza i cui filmati, però, sarebbero andati perduti perché il sistema entro pochi giorni sovrascrive i files registrati.

    Rigettata dalla corte la richiesta di mettere in gioco un perito traduttore da parte della difesa che potesse nuovamente analizzare la deposizione della donna che, secondo gli avvocati, sarebbero incomplete ma che sono state già analizzate dai periti della procura.

    L’udienza è stata aggiornata al 14 maggio alle 13.30 in aula C per ascoltare altri testimoni. Successivamente ancora, invece, si procederà con l’ascolto dell’indagato.