Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Claudio Maruzzi

  • Non fu diffamazione, assolta Rete L’ABUSO per l’intervista-accusa contro il don

    Non fu diffamazione, assolta Rete L’ABUSO per l’intervista-accusa contro il don

    Assoluzione «perché il fatto non costituisce reato». È finito senza condanne il processo per diffamazione a carico di uomo di nazionalità serba che accusò di pedofilia don Andrea Margutti, rilasciando un’intervista audio pubblicata poi sul sito Rete l’abuso, di cui era responsabile l’altro imputato, Francesco Zanardi.

    Per il giudice Carlo Negri la pubblicazione di quell’intervista, avvenuta a febbraio 2014, dopo che il don venne effettivamente rinviato a giudizio con pesanti accuse (poi venne assolto in appello), non integra il reato di diffamazione, non per l’uomo che rilasciò l’intervista, non per chi aveva la responsabilità del sito: in quest’ultimo caso, in effetti, le indagini non sono riuscite a identificare chi materialmente pubblicò l’audio sul sito (che non è un giornale) né se il file venne caricato prima o dopo anche su YouTube, dove era presente.

    «Sono molto sorpreso dalla decisione – commenta il legale di don Margutti, costituitosi parte civile, l’avvocato Claudio Maruzzi -, adesso aspettiamo le motivazioni ma è molto probabile che faremo appello».

    P.s. Ma non lo fecero mai

  • ‘Don’ condannato e poi assolto per pedofilia, fine di un incubo

    ‘Don’ condannato e poi assolto per pedofilia, fine di un incubo

    La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del padre che lo aveva accusato

    È finito un incubo. O almeno una parte di esso. La terza sezione della Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, ai soli effetti civili, di Damnjan Mitrovic contro la sentenza di appello che aveva assolto don Andrea Margutti e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali.

    Si chiude così il capitolo – uno dei capitoli – che vedeva contrapposti il 35enne di origine serba e il sacerdote ferrarese. La vicenda risale al 2010, quando il parroco accoglie il 35enne e la sua famiglia nella propria abitazione. Pochi mesi dopo sorgono già i primi problemi:  il parroco chiedeva ai suoi ospiti di trovare una nuova sistemazione, ma il capofamiglia gli avrebbe risposto minacciando di denunciarlo per violenza sessuale sul figlio, di appena tre anni: “Se mi sfratti ti denuncio per pedofilia”, sono le parole che don Margutti riportò in aula durante il processo di primo grado. Dopo la condanna a un anno e quattro mesi per violenza sessuale su minore, il parroco fu sospeso ‘a divinis’ dal vescovo Luigi Negri. Ma la decisione del tribunale ferrarese fu ribaltata lo scorso dicembre dalla corte di appello di Bologna, che lo assolse con formula piena ‘perchè il fatto non sussiste’.

    Mentre un tribunale, quello di Bologna, assolveva don Margutti, un altro, quello di Ferrara, apriva – a febbraio – la causa contro Mitrovic, denunciato per estorsione e calunnia. Nel frattempo il 35enne aveva fatto ricorso, senza esito, come visto.

    E ora “viene detta – si sfoga l’avvocato del sacerdote, Claudio Maruzzi – la parola fine sulla infamia che ha colpito Don Andrea, accusato ingiustamente di abusi sessuali nei confronti di un minore, dichiarando inammissibile il ricorso promosso, ai soli effetti civili, dai genitori del minore stesso, quando la stessa procura generale di Bologna aveva sollecitato l’assoluzione in appello. Verrebbe da dire che è finito un incubo. Ma il calvario del processo che è stato costretto a vivere il cittadino e sacerdote don Andrea Margutti, noto e benvoluto da tutti, per affermare la propria innocenza e le palesi assurdità delle accuse costruite a suo danno, è difficilmente emendabile”.

    Il riferimento è alla sospensione dalle funzioni sacerdotali, “con evidenti gravi difficoltà a gestire una situazione che, solo la forza della fede e la vicinanza che, nonostante tutto, molti fedeli e amici gli hanno in questi anni voluto assicurargli, hanno impedito che diventasse irrecuperabile”.

    Maruzzi assicura che il suo assistito “dedicherà ogni residua energia nella sua battaglia tesa a dimostrare che le accuse a suo danno erano non solo ingiuste, ma calunniose e parte di un disegno estorsivo”. E lo potrà fare già a partire dal 2 novembre, data fissata per la prosecuzione del relativo processo, ove il sacerdote è costituito parte civile.

    Il 27 ottobre invece è fissata l’udienza di un altro processo, sempre tra i due contendenti. Quello per il furto dei mobili subito dal cittadino serbo, allorchè fu costretto – per ordine del tribunale – a liberare l’immobile, che il sacerdote aveva concesso in uso alla sua famiglia.

    Il 6 dicembre, infine, è prevista la prosecuzione del processo per diffamazione a mezzo web, attraverso una intervista resa dal cittadino serbo e postata su Youtube da Rete L’Abuso.

    ‘Don’ condannato e poi assolto per pedofilia, fine di un incubo

  • Accusò il don di pedofilia: cominciato il processo per estorsione e calunnia

    Accusò il don di pedofilia: cominciato il processo per estorsione e calunnia

    Il parroco fu condannato in primo grado e assolto in appello, per poi passare al ‘contrattacco’

    È cominciato davanti al giudice Alessandra Testoni il processo per estorsione e calunnia che vede alla sbarra un 35enne di origine serba che accusò il parroco Andrea Margutti di violenza sessuale sul figlio.

    Una vicenda che ha visto prima la condanna in primo grado e poi l’assoluzione in appello per il ‘don’, che affiancato dal proprio legale Claudio Maruzzi è poi passato al contrattacco denunciando il 35enne, che a suo avviso si sarebbe inventato l’accusa di pedofilia per riuscire a farsi intestare la casa del prete.

    La vicenda inizia nell’estate del 2010, quando il parroco accoglie il 35enne e la sua famiglia nella propria abitazione. Pochi mesi dopo sono già sorti i problemi:  il parroco chiedeva ai suoi ospiti di trovare una nuova sistemazione, ma il capofamiglia gli avrebbe risposto minacciando di denunciarlo per violenza sessuale sul figlio, di appena tre anni: “Se mi sfratti ti denuncio per pedofilia”, sono le parole che don Margutti riportò in aula durante il processo di primo grado. Dopo la condanna a un anno e quattro mesi per violenza sessuale su minore, il parroco fu sospeso ‘a divinis’ dal vescovo Luigi Negri. Ma la decisione del tribunale ferrarese fu ribaltata due mesi fa dalla corte di appello di Bologna, che lo assolse con formula piena ‘perchè il fatto non sussiste’.

    Ieri (3 febbraio) si è svolta la prima udienza del nuovo processo, in cui il giudice ha ammesso tutti i circa 30 testimoni indicati da procura, parte civile e difesa, oltre ai due consulenti indicati dall’avvocato Maruzzi: una psicologa che descriverà le condizioni psicologiche in cui versava il prelato all’epoca della denuncia e un tecnico che ha ricostruito gli orari di arrivo del sacerdote alla festa di compleanno del figlio dell’imputato, che secondo il don sono incompatibili con la versione di alcuni testimoni. In quell’occasione si sarebbe verificato l’episodio di molestie sessuali che portò alla condanna di Margutti, poi annullata in appello.

    “Non mi spiego il fatto che, a tutt’oggi, dopo l’assoluzione in appello decisa a settembre – commenta l’avvocato Maruzzi dopo l’udienza -, chiesta dalla stessa Procura Generale, non sia stata ancora revocata la sospensione  a divinis disposta nei confronti del sacerdote dopo la condanna in primo grado. Forse per la Curia il prelato, in attesa della definitività della assoluzione, è ancora da ritenersi presunto colpevole?”.

    Accusò il don di pedofilia: cominciato il processo per estorsione e calunnia

  • Ferrara: parzialmente archiviato il procedimento nei confronti della Rete L’ABUSO e un suo assistito.

    Ferrara: parzialmente archiviato il procedimento nei confronti della Rete L’ABUSO e un suo assistito.

    Il tribunale di Ferrara ha parzialmente archiviato la querela per diffamazione depositata nell’aprile 2014 da don Andrea Margutti. L’accusa di diffamazione nasce da un’intervista di 30 minuti circa, che il padre della piccola vittima aveva rilasciato telefonicamente ad un giornalista e che successivamente era stata diffusa sul sito della Rete L’ABUSO.  Nel giugno 2014, solo due mesi dopo quella querela nei confronti di D.M. papà della vittima e Francesco Zanardi portavoce della Onlus,  il sacerdote è stato condannato in primo grado per molestie sul bimbo che all’epoca dei fatti aveva 3 anni e sospeso a divinis dal vescovo di Ferrara Luigi Negri.

    Il legale di don Andrea Margutti contestava integralmente l’intervista elencando inoltre come diffamatorie una serie di frasi pronunciate da D.M.: fatti, per le quali però il p.m. dott. Ombretta Volta aveva chiesto l’archiviazione,  alla quale il legale di Margutti si è opposto.

    Il 16 giugno scorso, si è tenuta udienza di opposizione all’archiviazione presso il tribunale di Ferrara, presenti l’avvocato del sacerdote Claudio Maruzzi, il papà della vittima D. M. difeso dall’avvocato Giovanni Montalto e Francesco Zanardi, portavoce della Rete L’ABUSO difeso dall’avvocato Debora Grigolato.

    Il g.i.p. Monica Bighetti, dopo aver ascoltato le parti ha deciso di archiviare parzialmente quanto indicato nella querela presentata dal legale di Margutti. Il gip ha ritenuto di archiviare le presunte frasi diffamatorie relative al fatto riguardante il minore già oggetto di procedimento giudiziario, archiviate le espressione “pedofilo” “in quanto continente ai fatti narrati”. Archiviata anche l’espressione “Gay” in quanto “le attenzioni verso un bambino maschio giustificano l’uso del vocabolario gay, non offensivo di per se”.

    Sugli altri tre punti invece, il g.i.p. Monica Bighetti ha ordinato l’imputazione coatta per diffamazione nei confronti D. M. e Zanardi Francesco, perche D.M. avrebbe insinuato nell’intervista, che oltre all’episodio in cui il Margutti è stato colto in flagranza di reato dal papà del bambino (oggetto della condanna in primo grado), ci potrebber essere stato altro episodio nel quale il sacerdote sarebbe rimasto solo con il minore.

    Altra espressione che è oggetto del procedimento è quando il D. M. racconta di un fatto a lui riferito da terzi, che sarebbe stato attribuito presumibilmente al sacerdote.

    Su un ultimo punto è stato rinviato a giudizio solo il portavoce della Rete L’ABUSO Francesco Zanardi che nella copertina dell’intervista al papà della vittima ha scritto che il sacerdote è stato rinviato a giudizio, mentre all’ora era stata solo formalizzata la richiesta di rinvio a giudizio.

    Per questi motivi il g.i.p. ha emesso una ordinanza di imputazione coattiva nella quale archivia i primi due punti contestati a Zanardi  Francesco e D. M. e ne ordina l’imputazione coatta per gli ultimi tre.

    Al momento non è ancora stata fissata la data per la prossima udienza.

    L’ufficio di Presidenza

  • Negri sospende ‘a divinis’ Andrea Margutti, il prete condannato per pedofilia

    Negri sospende ‘a divinis’ Andrea Margutti, il prete condannato per pedofilia

    Il vescovo: “Si impongono scelte precisamente indicate dalla Santa Sede e dalla Conferenza Episcopale Italiana”

     Dopo la sentenza del tribunale di Ferrara, l’arcivescovo di Ferrara e Comacchio Luigi Negri ha sospeso ‘a divinis’ il parroco del ferrarese condannato in primo grado per atti di pedofilia verso un minore. In una lunga lettera inviata ai sacerdoti della provincia e pubblicata sul proprio sito personale, Negri spiega i motivi alla base della propria decisione e invita tutti i componenti della curia ferrarese a riflettere sulla delicatezza dell’impegno religioso e sulle responsabilità che derivano dai voti religiosi. Chiudendo la missiva con il proposito di “convocarvi per un’ampia assemblea sulla situazione della nostra amata Arcidiocesi, dopo un primo anno così intenso, così pieno di possibilità positive, che sono andate al di là delle nostre stesse capacità, segnato però anche da tante difficoltà”.

    “Come avrete già saputo dalle notizie apparse sugli organi di informazione – scrive Negri -, un nostro sacerdote è stato condannato, con sentenza di primo grado, in un processo relativo a episodi gravi su un minore. È inutile che vi dica la profonda amarezza che provo, come ho già provato ai tempi della vicenda di don Tosi, e che si rinnova in me ogni volta che si profilano situazioni scorrette dal punto di vista morale nell’ambito delle nostre istituzioni. Una prova come questa è un’ulteriore sfida che la Provvidenza ci pone di fronte”. Nella lettera il vescovo non si addentra nei dettagli della vicenda che ha visto la condanna del parroco – accusato da una coppia straniera a cui aveva dato ospitalità di aver compiuto atti di libidine verso il loro figlioletto -, ma sprona ripetutamente i sacerdoti a “consegnare la vita a Cristo e vivere intensamente il servizio alla Santa Chiesa, perché in essa si rinnovi continuamente l’esperienza del popolo cristiano attraverso la nostra azione educativa, è la prima cosa che una sfida come questa ci chiede e, vorrei dire, ci impone”.

    E nel cercare una spiegazione per quanto accaduto, nel passaggio successivo il vescovo descrive sia le responsabilità individuali del prete che l’influenza che la società contemporanea – a suo avviso – può avere sulla vita dei religiosi: “Queste cose – afferma Negri – accadono anche perché non si è stati o non si è sufficientemente vigilanti sulla propria vita personale, nei confronti dei limiti che noi condividiamo con gli uomini di questo mondo. Non possiamo negare che l’immoralismo che pervade la nostra società condizioni qualche volta anche il nostro stesso modo di sentirci o di essere”. Ma non manca neanche un richiamo alle situazioni interne alle istituzioni clericali su cui intervenire per prevenire le situazioni come quella che dal 2010 ha visto il parroco appena sospeso al centro di gravi accuse penali: “È necessaria – continua il vescovo – una vigilanza piena di affezione reciproca sulla nostra vita di presbiteri, appartenenti all’unico presbiterio e quindi capace di sostenersi, di edificarsi, di correggersi, di godere del bene che il Signore concede a molti fra noi e di portare con dolore il limite che vediamo nella vita degli altri. Non a caso negli ultimi mesi ho insistito molto sul fatto che nel clero debbono cessare, o quantomeno ridursi, quelle gelosie e opposizioni che rendono così debole la nostra realtà comunionale. Se Dio permette vicende come quelle che squassano la nostra vita diocesana, le permette, certamente e innanzitutto, perché il clero riprenda, secondo la grande tradizione di questa Chiesa, a camminare con forza dietro il Signore e al servizio dei nostri fratelli”.

    In un paragrafo che segue Negri entra nel merito ‘tecnico’ della propria decisione e sui motivi che lo hanno portato a emanare la sospensione ‘a divinis’: “Si impongono, a me pastore di questa chiesa, delle scelte su questa vicenda che sono precisamente indicate dalle direttive della Santa Sede e dalla Conferenza Episcopale Italiana. Ho informato puntualmente, fin dall’inizio del processo civile, la Congregazione per la Dottrina della Fede di tutti i passi che si svolgevano, e ho comunicato subito la chiusura del procedimento di primo grado e la condanna. È per questo che, con tanto sacrificio e tanto dolore, devo sospendere a divinis per tutto il tempo che sarà necessario questo nostro confratello”. Un passaggio che lascia intendere che il provvedimento potrebbe essere ritirato in caso di una assoluzione in appello del prete, il cui avvocato, Claudio Maruzzi, ha già preannunciato il ricorso.

    La lettera si conclude con un invito alla preghiera per il parroco condannato e per lo stesso arcivescovo: “Vi chiedo di pregare molto per lui – scrive Negri – perché questa prova terribile, che segna la sua vita, diventi un’occasione per il rinnovarsi della sua fede e della sua appartenenza alla Chiesa; un’appartenenza che comincia, come per ogni presbitero, dal rinnovarsi di una comunione piena di dipendenza e di obbedienza nei confronti del Vescovo. Pregate molto anche per me, e non fate di questo mio messaggio spunto per indebiti giri di voci. Rendetelo piuttosto spunto di riflessione e di meditazione per voi; e nei modi e nei tempi che riterrete utili, nella vostra responsabilità di pastori, sappiate comunicarlo anche alle vostre comunità come occasione di crescita della fede, della speranza e della carità”.

    Negri sospende ‘a divinis’ il prete condannato per pedofilia

  • Un video hard con protagonista don Andrea Margutti. Questo è quello che è emerso nel processo che lo ha visto condannato per pedofilia su bimbo di 3 anni

    Un video hard con protagonista don Andrea Margutti. Questo è quello che è emerso nel processo che lo ha visto condannato per pedofilia su bimbo di 3 anni

    «Quel sacerdote aveva mentito al pm»

    Il processo si è concluso l’altro ieri, in tribunale a Ferrara, con la condanna del parroco a un anno e quattro mesi. Molestie su un bimbo di tre anni, l’accusa. Ma all’avvocato Giovanni Montalto non…

    Il processo si è concluso l’altro ieri, in tribunale a Ferrara, con la condanna del parroco a un anno e quattro mesi. Molestie su un bimbo di tre anni, l’accusa. Ma all’avvocato Giovanni Montalto non è piaciuta la reazione della difesa del sacerdote. A parere di Montalto, parte civile per il padre del bimbo, la procura ha fatto un ottimo lavoro e il giudice non si è fatto condizionare da possibili suggestioni legate alla situazione personale dell’autore della denuncia, un cittadino straniero a sua volta indagato in un procedimento promosso dallo stesso parroco.

    L’avvocato del prete, Claudio Maruzzi, ha espresso invece il suo «sconcerto» per il verdetto: «È comprensibile – aveva dichiarato l’altro ieri – che il sacerdote viva questa decisione come una profonda ingiustizia e una persecuzione». Parole che ieri Montalto ha commentato in questo modo: «Trovo del tutto fuori luogo il clamore suscitato dalla sentenza che ha precisi riferimenti testimoniali e trova un ulteriore fondamento nella circostanza specifica che l’imputato ha mentito al pubblico ministero». Il riferimento è al contenuto di un video che vede protagonista, ricorda Montalto, lo stesso sacerdote. «Le denunce alla procura – prosegue Montalto – contengono spazi vuoti, con puntini da riempire. Spesso nelle denunce compaiono aspetti da accertare e approfondire e il compito degli inquirenti e della procura è proprio quello di trovare il contenuto di quegli spazi vuoti attraverso le inchieste. Proprio questo ha fatto la procura ferrarese e ha svolto egregiamente il suo lavoro».

  • Prete accusato di pedofilia, il pm chiede la condanna

    Prete accusato di pedofilia, il pm chiede la condanna

    Il pm Alberto Savino ha chiesto una condanna a un anno e due mesi per il parroco del Ferrarese accusato di aver commesso atti di pedofilia verso il figlio di una coppia di origine serba a cui aveva dato ospitalità nella propria abitazione. Una denuncia partita proprio dalla coppia di coniugi e che aveva generato ‘a cascata’ non poche conseguenze: il prete infatti aveva a sua volta denunciato il padre del bambino per tentata estorsione, sostenendo che l’accusa di pedofilia non fosse che un modo per costringere il ‘don’ a non cacciare dalla casa la sua famiglia.

    Una storia controversa che diede il via a due processi opposti in cui il parroco e il padre di famiglia si fronteggiano nelle doppie vesti accusato e accusatore. E che ha avuto un nuovo colpo di scena quando, negli ultimi gironi di aprile, il cittadino serbo è stato arrestato dalla squadra mobile, per via di un mandato di cattura internazionale dell’Interpol per un episodio di spaccio a Belgrado nel 2007.

    Questioni che comunque non interferiscono con il processo per pedofilia che vede alla sbarra il sacerdote. La cui difesa, sostenuta dall’avvocato Claudio Maruzzi, conta soprattutto su un elemento: l’alibi del religioso, che non avrebbe potuto commettere alcun atto di pedofilia in quanto impegnato a celebrare due cerimonie in altri comuni della provincia. Secondo l’accusa infatti gli atti di pedofilia non furono continuativi, ma avvennero in un’occasione ben precisa: durante una festa di compleanno celebrata dalla famiglia serba nell’abitazione del prete.

    Una festa in cui secondo l’avvocato Giovanni Montalto, parte civile per conto della famiglia serba, era presente a partire da metà pomeriggio anche il ‘don’, ritratto in almeno due fotografie acquisite dal tribunale e la cui presenza è stata confermata anche da alcuni ospiti al compleanno chiamati a testimoniare in aula.

    “Ritengo di avere offerto elementi decisivi a sostegno non solo della innocenza del mio assistito ma che l’accusa sia frutto di una ignobile montatura allestita allo scopo di distruggerne la reputazione – commenta in una nota Maruzzi -. Le molestie non sono state neppure indicate nella denuncia,sporta peraltro cinque mesi dopo, fatti indicati per la prima volta al pubblico ministero solo nel marzo 2013. Una vera e propria calunnia costruita a “stato avanzamento lavori”, dopo che si era capito che il sacerdote aveva coraggiosamente deciso di reagire alle continue richieste di denaro e di intestare loro l’appartamento”.

    Quanto alle due fotografie prodotte alla scorsa udienza su richiesta della parte civile che raffigurano scene della festa di compleanno, in una della quali si vede anche il sacerdote, mentre gli invitati mangiano la torta, che secondo la parte civile sarebbero state scattate alle 17, “il giudice ha ammesso prima delle conclusioni una consulenza di parte redatta dall’ing. Nicola Bortolotti, da me incaricato, che ha accertato attraverso una accurata valutazione dei raggi del sole rifrangenti su una parte del gazebo del giardino, con sopralluogo esattamente due anni dopo i fatti, che la prima foto in ordine di tempo è stata scattata alle ore 19,10 e l’altra successivamente, rendendo del tutto non credibili le affermazione dei testimoni sui tempi di arrivo del sacerdote e, conseguentemente, sulla plausibilità dell’ abuso”.

    “Si spera che venga posta la parola fine a questo dramma – conclude Maruzzi – che ha segnato nel profondo il mio assistito e che ha diritto di recuperare la sua dignità e la sua serenità, anche se fortunatamente non gli è mai mancato il sostegno e la vicinanza dei parrocchiani e delle persone che sempre gli hanno voluto bene, testimoni della vera carità cristiana di cui è sempre stato interprete”.

    Al termine del dibattimento la procura ha emesso le richieste di condanna: un anno e due mesi (includendo già lo sconto di pena dato dal rito abbreviato) di reclusione, a cui si aggiungono le richieste della famiglia: una provvisionale immediatamente esecutiva da 20mila euro più un risarcimento danni da calcolare in sede civile. Durante la prossima udienza, fissata dal gup Silvia Marini per eventuali repliche, il tribunale emetterà l’attesa sentenza.

    Prete accusato di pedofilia, il pm chiede la condanna

  • Accusato di estorsione l’accusatore del prete imputato per pedofilia

    Accusato di estorsione l’accusatore del prete imputato per pedofilia

    Il giudice Tassoni ha disposto l’imputazione coatta per il padre del bambino, nonostante la richiesta di archiviazione della procura.

    Un parroco accusato di pedofilia, mentre il padre della presunta vittima viene imputato per  estorsione proprio ai danni del religioso. Si complica sempre più il caso di un prete della provincia ferrarese che in questi mesi sta affrontando il processo per i presunti atti di pedofilia verso il figlio di una coppia a cui aveva dato ospitalità. Un accusa che l’imputato aveva sempre negato, affermando di essere finito nella “trappola” del padre del bambino che, minacciato di sfratto, avrebbero detto al religioso: “Se mi cacci ti denuncio per pedofilia”.

    La vicenda ha inizio nel 2010, quando la famiglia giunge in un paese della provincia ferrarese e viene ospitata dal don, 60 anni, che offre loro vitto e alloggio. Ben presto la convivenza inizia a stare stretta e il prete invita la famiglia ad andarsene. Il 35enne non la vede allo stesso modo e ne nasce una causa civile che darà ragione al sacerdote. La famiglia – marito, moglie e due figli piccoli – però non trasloca nemmeno dopo la sentenza di occupazione abusiva dell’appartamento. Intanto parte la denuncia per violenza sessuale ai danni del bambino della coppia, di pochi anni. Si parla di particolari attenzioni ricevute dal minore durante una festa di compleanno.

    Ne è nato così un “doppio processo”, in cui il ‘don’ accusa il padre di bambino di estorsione, ma è a sua volta accusato di atti di pedofilia. Su questo fronte il tribunale sta vagliando le istanze difensive, in particolare per quanto riguarda l’alibi che il prete ha presentato per il giorno dei fatti. La denuncia per minacce ed estorsione era stata stoppata invece di fronte alla richiesta di archiviazione della procura. Un’archiviazione che ha trovato l’opposizione formale degli avvocati Claudio Maruzzi e Marcello Carmelo, difensori del prete, raccolta dopo l’ultima udienza dal giudice Tassoni, che ha disposto l’imputazione coatta per il padre del bambino. Ora la procura avrà due settimane di tempo per formulare l’accusa, poi partirà anche il processo ‘a parti invertite’ in cui il don sarà presente come parte civile.

    Accusato di estorsione l’accusatore del prete imputato per pedofilia

  • Pedofilia. Vacilla l’alibi di don Andrea Margutti. Due testimoni e una fotografia lo smentisco. Caso seguito dalla Rete L’ABUSO

    Pedofilia. Vacilla l’alibi di don Andrea Margutti. Due testimoni e una fotografia lo smentisco. Caso seguito dalla Rete L’ABUSO

    Secondo i testimoni del pm il ‘don’ sarebbe stato presente alla festa. Ma la difesa contrattacca attraverso i tabulati telefonici

    Vacilla l’alibi del parroco 60enne accusato di aver commesso atti pedofilia verso il figlio di una coppia a cui aveva dato ospitalità nella propria abitazione. Durante l’ultima udienza in rito abbreviato il pm Alberto Savino ha chiamato in aula due nuovi testimoni, la cui versione dei fatti potrebbe smentire – almeno in parte – la ricostruzione degli eventi fornita dall’avvocato difensore Claudio Maruzzi. Che durante le ultime sessioni aveva presentato un alibi “di ferro” per il suo assistito: il “don”, quel giorno, non avrebbe mai potuto molestare il bambino, visto che contemporaneamente era impegnato in una funzione religiosa in un altro paese.

    La vicenda ha inizio nel 2010, quando una famiglia di origine straniera giunge nel ferrarese e viene ospitata dal parroco, che offre loro vitto e alloggio. Ben presto la convivenza inizia a stare stretta e il prete invita la famiglia ad andarsene. Il 35enne capofamiglia non la vede allo stesso modo e ne nasce una causa civile che darà ragione al sacerdote. La famiglia – marito, moglie e due figli piccoli – però non trasloca nemmeno dopo la sentenza di occupazione abusiva dell’appartamento, e passa anzi al contrattacco denunciando il parroco per violenza sessuale, per le “particolari attenzioni” ricevute dal figlio durante una festa di compleanno nell’abitazione. In più la famiglia, assistita dall’avvocato Giovanni Montalto, deposita un’altra denuncia, questa volta per truffa, contro il prete: con raggiri gli avrebbe sottratto 43mila euro.

    Diversi procedimenti i cui esiti sono inevitabilmente destinati a influenzarsi l’uno con l’altro. A partire dal giudizio che il tribunale darà sui presunti atti di pedofilia. L’alibi proposto dalla difesa, pur trovando riscontro nelle testimonianze, potrebbe non bastare a sollevare il prete da ogni sospetto. Tra gli ultimi testimoni ascoltati dal tribunale vi è infatti anche un altro ‘don’ di un paese della provincia estense, che pur confermando l’impegno “professionale” dell’imputato il giorno dei fatti, ha specificato di averlo visto solo durante la funzione religiosa, iniziata verso le 17 e conclusa circa un’ora dopo. Tempistiche che non coprono l’intero arco temporale in cui, secondo l’accusa, il parroco potrebbe aver commesso la violenza sessuale. Ma la tesi accusatoria troverebbe riscontro anche nelle parole di un secondo testimone – tra gli ospiti della festa in cui si sarebbero svolti i fatti -, che conferma di aver visto il religioso alla festa, oltre che da una fotografia, portata dall’avvocato di parte civile Giovanni Montalto, che ritrae il parroco tra gli invitati.

    A supportare la tesi difensiva vi sono invece i tabulati telefonici di quel pomeriggio portati dall’avvocato Maruzzi, che mostrano l’utenza telefonica del ‘don’ spostarsi nelle celle di varie località della provincia per poi tornare nell’abitazione solo attorno alle ore 19, nelle fasi finali della festa, in accordo con la versione dell’imputato. Il processo, celebrato in rito abbreviato, continuerà in maggio con le ultime testimonianze, mentre rimane ancora ‘stoppato’ il procedimento che vede fronteggiarsi il prete e i suoi accusatori  a parti invertite: il don sostiene infatti di essere stato inizialmente minacciato dal suo ospite (che gli avrebbe detto: “se mi sfratti di denuncio per pedofilia”). Su questo fronte la richiesta di archiviazione della procura ha trovato la richiesta di opposizione dell’avvocato Maruzzi: la questione è ora al vaglio del gup.

    In discussione l’alibi del prete accusato di pedofilia

  • Ricatti e minacce al prete Il giudice deve decidere

    Ricatti e minacce al prete Il giudice deve decidere

    La discussione sulla richiesta di archiviazione del reato contro il papà del bimbo Nel processo parallelo, il sacerdote è accusato di molestie sessuali sul piccolo.

    E’ un altro pezzo della vicenda che vede un sacerdote di Ferrara e l’uomo, uno straniero, che aveva ospitato in casa sua, con la famiglia, rivali nelle aule di giustizia. Ieri il sacerdote vestiva i panni di vittima di estorsione e minacce da parte dell’uomo, mentre ricordiamo che in un altro processo il prete è accusato di violenza sessuale sul figlio dell’uomo che lui stesso accusa di averlo ricattato chiedendo soldi e la stessa casa. Ieri davanti al gup Piera Tassoni si è discussa la richiesta di archiviazione da parte della procura delle accuse mosse dal prete contro il padre del bimbo: la procura ha ritenuto non vi fossero ricatti nè estorsioni e per questo ha proposto l’archiviazione. Contro cui il legale del sacerdote, Claudio Maruzzi si è opposto ribadendo al giudice le ragioni che hanno spinto il prete contro la persona che aveva ospitato in casa propria, decisione che si è trasformata in incubo, poichè ripagata con ricatti e le accuse – secondo il legale – del tutto inventate sulle molestie sessuali del prete sul bimbo. Il legale del padre del piccolo, Giovanni Montalto che lo assiste come parte civile anche nel processo per molestie (fissato al 23 aprile), ribadiva ieri non esservi stata richiesta di denaro e dunque estorsione nè ricatti: se l’uomo, come viene denunciato, riceveva soldi e altro dal prete perchè non avrebbe dovuto continuare a farlo? E perchè non venne denunciata dal prete la situazione di ricatto se non dopo la denuncia per violenze sessuali sul piccolo?

    La parola ora al giudice che si è riservato la decisione sulla richiesta di archiviazione.