Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • La Commissione interamericana sui diritti umani si occuperà della pedofilia clericale

    La Commissione interamericana sui diritti umani si occuperà della pedofilia clericale

    La Commissione interamericana per i diritti umani (IACHR) ha discusso ieri, 3 dicembre, la questione della pedofilia clericale durante un’audizione tematica. Un ascolto tematica è uno spazio che la Commissione concede alla società civile per discutere di questioni che possono essere di interesse per l’intera regione.

    Sara Oviedo, ex vicepresidente del Comitato delle Nazioni Unite per la protezione dei diritti dei bambini, spiega che l’audizione tematica è stata richiesta tre mesi fa ed è stata subito approvata “per la rilevanza della questione”.

    I rappresentanti di Ending Clergi Abuse (ECA) – organizzazione globale la cui missione è quella di costringere la Chiesa a porre fine abusi del clero, soprattutto infantile sessuale – presso l’ udienza . Hanno presentato cinque casi emblematici di abusi sessuali contro ragazze, ragazzi e adolescenti, commessi da autorità religiose in Argentina, Ecuador, Perù, Messico e Colombia. Hanno anche denunciato l’insabbiamento della chiesa, l’impunità dei pedofili e la mancanza di misure di riparazione per le vittime.

    Nel caso dell’Ecuador, Karina Montesdeoca, rappresentante della Coalition against Sexual Abuse of Children (Cocasen), ha presentato il caso del sacerdote César Cordero. Cordero era un prete nella città di Cuenca e si dice che abbia abusato e violentato almeno sei uomini da bambini e adolescenti. 

    Il suo caso è venuto alla luce nel 2018, quando Jorge Palacios, che allora aveva 63 anni, apparve in televisione e disse che da bambino era stato vittima di abusi sessuali da parte di Cordero. Secondo l’intervento di Montesdeoca davanti all’IACHR, il sacerdote è stato più volte premiato dal governo ecuadoriano e, anche dopo che gli abusi sono stati resi pubblici, lo Stato non è intervenuto. “Nonostante tutte le prove contro di lui, i casi sono stati archiviati”, ha detto indignato Montesdeoca. 

    Sebbene l’unico caso presentato dall’Ecuador davanti all’IACHR sia stato quello di César Cordero, ci sono altri casi che sono venuti alla luce, come quello del sacerdote Luis FErnando Intriago a Guayaquil e quello di José Luis Sánchez a Cuenca.

    Luis Fernando Intriago , un reverendo della città costiera di Guayaquil ha abusato di adolescenti che frequentavano i suoi gruppi giovanili. Per quanto riguarda il caso reso pubblico nel 2018, sono una dozzina le vittime che hanno sporto denuncia nei suoi confronti, ma si sa che, in realtà, potrebbero essere molte di più. Il sacerdote ha lavorato con i giovani per più di dieci anni.

    La Procura ha aperto due inchieste contro Intriago e la Chiesa cattolica lo ha espulso dallo stato clericale. Tuttavia, ad oggi nessuna sentenza è stata pronunciata contro l’ex sacerdote. 

    Sempre a Cuenca, è stato rivelato il caso di José Luis Sánchez , un prete cattolico spagnolo arrivato in Ecuador alla fine degli anni ’80 . Sánchez è accusato di aver picchiato e maltrattato bambini, autorizzato sterilizzazioni forzate di donne con disabilità e commesso abusi sessuale. Per più di vent’anni la Chiesa cattolica di Cuenca era a conoscenza delle accuse contro il sacerdote, ma non ha fatto nulla. 

    Nel 2018, l’arcivescovo Marcos Pérez Caicedo ha informato Sánchez di un’indagine che era stata aperta contro di lui. Il giorno dopo, il prete spagnolo morì. Nessuna delle sue vittime è stata riparata e lo Stato ecuadoriano si è persino pentito della morte del religioso. 

    Il Comitato delle Nazioni Unite per la protezione dei diritti dei bambini ha pubblicato , nel 2014, un rapporto che metteva in guardia contro gli abusi sui minori da parte di sacerdoti e leader religiosi di tutto il mondo. Finora ci sono state ondate di reclami negli Stati Uniti e in Europa. Tuttavia, Sara Oviedo, che è anche nel consiglio mondiale dell’ECA, afferma che sperano di svelare un’ondata di casi di abuso clericale anche in America Latina.

    Oviedo spiega che dopo l’audizione tematica con la IACHR, il passo successivo è preparare un caso per portarlo davanti alla commissione per l’analisi. L’Argentina avrebbe un caso, tuttavia, non ci sono dettagli al riguardo. Se questo caso fosse accettato dalla Commissione, potrebbe essere deferito alla Corte interamericana. Oviedo afferma che se il tribunale si pronunciasse a favore delle vittime, si potrebbe stabilire un precedente per gli Stati per rispondere all’impunità e sanzionare gli abusi della chiesa. 

    Durante l’audizione, la Commissione interamericana sui diritti umani si è impegnata a collaborare con la società civile affinché gli abusi dei leader religiosi non rimangano impuniti e per garantire che gli Stati proteggano meglio bambini e adolescenti. 

    https://gk.city/2020/12/04/pederastia-iglesia-cidh/

  • Colombia, abusi sessuali: denunciati cinque sacerdoti

    Colombia, abusi sessuali: denunciati cinque sacerdoti

    L’archidiocesi colombiana di Villavicencio ha confermato l’esistenza di una denuncia per abusi sessuali, rivolta contro cinque suoi sacerdoti, che sarebbero avvenuti oltre dieci anni fa, epoca in cui il denunciante era minorenne.

    Il portavoce dell’archidiocesi, Carlos Villabon, ha scritto su Twitter che “il 24 giugno scorso un cittadino colombiano maggiorenne ha denunciato davanti all’organismo ecclesiastico competente i fatti contro la morale sessuale avvenuti oltre un decennio fa”.

    Inoltre, ha aggiunto che sono coinvolti cinque religiosi, dei quali due già deceduti, mentre per gli altri tre esiste una misura cautelare di sospensione dal ministero sacerdotale per altri fatti che sono oggetto di una indagine canonica e di cui si occupa anche la Procura generale della Nazione.

    In conclusione, Villabon ha colto l’occasione per respingere questi comportamenti che “sono assolutamente incompatibili con la natura del ministero sacerdotale”, assicurando la più ampia disponibilità per cercare di prevenire che essi si ripetano.

    Tre mesi fa, il 3 aprile, l’archidiocesi di Villavicencio aveva già annunciato che, a seguito di una denuncia di un cittadino colombiano riguardante una serie di abusi sessuali, erano stati sospesi 18 sacerdoti, su cui pure è stata avviata una inchiesta.

    http://www.antimafiaduemila.com/home/rassegna-stampa-sp-2087084558/250-world-news/79608-colombia-abusi-sessuali-denunciati-cinque-sacerdoti.html

  • Colombia: il Parlamento approva l’ergastolo per chi stupra o uccide i bambini

    Colombia: il Parlamento approva l’ergastolo per chi stupra o uccide i bambini

  • Colombia, maxi retata di preti pedofili: diocesi ne sospende 15

    Colombia, maxi retata di preti pedofili: diocesi ne sospende 15

    La comunità dei credenti di Villavicencio, una cittadina colombiana nella terra della guerriglia, è sotto choc dopo l’annuncio di sospendere 15 sacerdoti sotto inchiesta per presunti abusi sessuali. Una specie di maxi retata. La notizia è stata confermata dalla stessa chiesa locale che in un comunicato ha rivelato di aver ricevuto il 14 febbraio una denuncia di una persona riguardante «fatti contro la morale sessuale da parte di alcuni sacerdoti».

    A seguito di questo, la Commissione arcidiocesana di protezione dei minori ha informato della vicenda la Procura, offrendo la disponibilità a «collaborare con le indaghino che dovessero svolgersi su questo caso». Contemporaneamente la chiesa colombiana ha aperto una indagine preliminare per permettere l’avvio del «processo canonico penale» previsto per questi casi, rispettando i diritti degli imputati.

    Nella sua comunicazione l’Archidiocesi ha manifestato «profondo dolore per questa situazione», assicurando che «le vittime e le loro famiglie verranno per noi prima di tutto», nell’impegno di sradicare «il terribile male degli abusi dentro e fuori della nostra istituzione». Secondo Radio Caracol di Bogotà, infine, ai 15 sacerdoti sotto inchiesta se ne aggiungerebbero altri quattro, due dei quali si trovano in dipartimenti colombiani (Meta e Guaviare) e altri due in Italia e Stati Uniti.

    Papa Francesco aveva visitato Villavicencio durante il suo viaggio in Colombia tre anni fa.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/pedofilia_colombia_preti_sospesi_papa_francesco_news-5152200.html

  • Abusi su minori: sospesi 15 sacerdoti a Villavicencio in Colombia. Aperta un’indagine

    Abusi su minori: sospesi 15 sacerdoti a Villavicencio in Colombia. Aperta un’indagine

    (PRIMAPRESS) – COLOMBIA – La comunità dei fedeli in Colombia sconvolta dalla decisione dell’Arcidiocesi di Villavicencio, a 75 chilometri a sud-est di Bogotà, di sospendere 15 sacerdoti sotto inchiesta per presunti abusi sessuali. La notizia è stata confermata dalla stessa chiesa locale in un comunicato nel quale ha rivelato di aver ricevuto il 14 febbraio scorso una denuncia di una persona per “fatti contro la morale sessuale da parte di alcuni sacerdoti”. A seguito di ciò, la Commissione arcidiocesana di protezione dei minori ha informato della vicenda la Procura che ha aperto un’indagine. Villavicencio era stata la seconda tappa, dopo Bogotà, del viaggio compiuto in colombia da Papa Francesco. – (PRIMAPRESS)

    http://www.primapress.it/societa2/114-societa/abusi-su-minori-sospesi-15-sacerdoti-a-villavicencio-in-colombia-aperta-un-indagine.html

  • Incinta a 15 anni di un prete pedofilo, l’Arcidiocesi lo avrebbe coperto per anni

    Incinta a 15 anni di un prete pedofilo, l’Arcidiocesi lo avrebbe coperto per anni

    In Colombia sta facendo molto scalpore un caso di pedofilia. Il protagonista è un prete 50enne, accusato di aver violentato una bambina sin da quando aveva 10 anni e di averla messa incinta. Una volta emerso il caso, un giudice della Corte ecclesiastica avrebbe detto alla vittima che denunciare sarebbe stato inutile. A far clamore sono anche le dichiarazioni dello stesso prete.

    Il caso risale al 2000, la vittima una bambina di 10 anni

    La notizia viene riportata da numerosi quotidiani locali colombiani e soprattutto da Caracol Radio. L’emittente ha diffuso le conversazioni telefoniche con i principali protagonisti di questa vicenda.

    Lo scandalo emerso da un’indagine giornalistica

    Secondo quanto riportato, la vittima Paola si sarebbe addirittura arresa e avrebbe continuato la sua vita.

    La Procura era incline a prescrivere il caso e dall’Arcidiocesi non ci sarebbe stato alcun supporto. Questo nonostante la stessa avrebbe dichiarato che alcuni abusi ebbero luogo nel Seminario Mayor di Bogotà. Nella denuncia, avrebbe riferito che molti sacerdoti l’avrebbero vista entrare nella struttura con padre Lizarazo. L’Arcidiocesi, si apprende, sarebbe stata a conoscenza del caso sin dal 2008, ma avrebbe preso provvedimenti solo nel 2018. Lo scandalo è emerso grazie al libro “Lasciate che i bambini vengano a me“ di Juan Pablos Barrientos.

    Il prete fu solo trasferito in un’altra diocesi

    Ad alimentare il caso è il sospetto che l’Arcidiocesi colombiana non abbia preso doverosi e immediati provvedimenti nei confronti di Montes Lizarazo. Viene riportato infatti che padre Mauricio Uribe , giudice della Corte ecclesiastica di Bogotà, coniugato della Corte costituzionale, ha contattato Paola per riferirgli che l’uomo sarebbe stato allontanato dalla Chiesa nel 2009. Tuttavia, sarebbero emerse prove che Lizarazo era solo stato trasferito nella diocesi di San Carlos, in Venezuela.
    A quel punto, Mauricio Uribe riferisce alla vittima Paola alcune frasi che stanno facendo molto discutere.

    Per il giudice denunciare sarebbe inutile

    La telefonata sarebbe stata registrata dalla stessa Paola e diffusa da Caracol Radio. Nella stessa, si sente il giudice della Corte ecclesiastica, Mauricio Uribe, dire alla donna: “Te lo dirò: l’Arcidiocesi ha già tutta l’artiglieria pronta a rispondere, se prospera“. Inoltre, avrebbe poi aggiunto che “la chiesa è blindata giuridicamente“, quindi denunciare sarebbe stato “una specie di masochismo“. In questo modo Uribe avrebbe spinto la donna a non denunciare.
    Dalla stessa telefonata, emerge che la Chiesa fosse ben a conoscenza del caso di Nelson William Montes Lizarazo, tanto da mandarlo anche in una struttura dedicata a questo tipo di problemi, prima del trasferimento in Venezuela.

    Le dichiarazioni del prete ritenuto pedofilo

    Di fronte alle dichiarazioni emerse, l’Arcidiocesi ha fatto sapere di essere disponibile a riaprire il caso, ma le fonti riferiscono che ancora non avrebbero contattato la vittima. A far clamore inoltre sono anche le dichiarazioni fatte a Caracol Radio dallo stesso prete ritenuto pedofilo.
    Alla radio, avrebbe negato le accuse di pedofilia, dicendo che tra i 2 intercorreva una relazione d’amore, di non averla toccata prima dei 14 anni e che “Quando ti innamori, non hai un calendario“.

    Dichiarazioni incredibili, che seguono quelle shock riportate da Don Bucci qualche giorno fa e contribuiscono a minare la fiducia e la percezione della Chiesa nei confronti della pedofilia.

    Incinta a 15 anni di un prete pedofilo, l’Arcidiocesi lo avrebbe coperto per anni

  • Don Nelson, il prete pedofilo che ha messo incinta una bambina: “L’amore arriva senza preavviso”

    Don Nelson, il prete pedofilo che ha messo incinta una bambina: “L’amore arriva senza preavviso”

    “L’amore arriva senza preavviso perché non ha una data sul calendario” e ancora “Non sono certo il primo uomo ad essersi innamorato di un minorenne”. Si è difeso così Nelson William Montes Lizarazo, ex sacerdote colombiano di 50 anni, accusato di aver violentato e messo incinta Paola, che all’epoca in cui sono cominciati gli abusi aveva solo 10 anni. Il cardinale dell’arcidiocesi di Bogotà, inoltre, avrebbe cercato di insabbiare lo scandalo inviando il prete pedofilo in Venezuela.

    Ha abusato e messo incinta una minorenne. Violenze iniziate quando la giovanissima vittima aveva solo 10 anni e proseguite per 5 anni, fino al momento in cui Paola (un nome di fantasia) ha dato alla luce un bambino. Tuttavia, per Nelson William Montes Lizarazo, ex sacerdote colombiano di 50 anni, quella relazione era “frutto dell’amore”. “L’amore arriva senza preavviso perché non ha una data sul calendario”, ha affermato il prete pedofilo. E ancora: “Non sono certo il primo uomo ad essersi innamorato di una minorenne”. È stata questa la difesa di don Nelson dopo le pesanti accuse di Paola, che adesso ha 30 anni.

    I fatti risalgono a due decenni fa, ma solo lo scorso gennaio quella bambina diventata adulta ha trovato il coraggio di rendere pubbliche le violenze subite dal parroco. In un’intervista a Caracol Radio, una delle principali emittenti radiofoniche in Colombia, ha raccontato quando sono iniziate le prime molestie da parte di Montes Lizarazo, all’epoca seminarista nell’arcidiocesi di Bogotá. Paola viene da una famiglia molto cattolica e la parrocchia era come la sua seconda casa. “Aveva molto carisma – ha affermato – gli piaceva molto stare con i bambini, suonare la chitarra. Per noi e per le nostre famiglie non c’era nulla di male”. Quel giovane avviato al sacerdozio, però, presto si rivelerà un pedofilo. “Cercava sempre il modo di rimanere solo con me – ha proseguito Paola – gli abusi sono cominciati con dei toccamenti quando avevo 10 anni. La paura è stata fortissima perché una bambina non si immagina che un prete possa fare una cosa simile”.

    Violentata nel seminario Mayor di Bogotà

    Nel frattempo, Montes Lizarazo continua il suo percorso per diventare prete e per tre anni non vede Paola. Quando si rincontrano, la bimba ha compiuto 13 anni. È allora che avviene la prima violenza carnale a casa del fratello del sacerdote. “Quando siamo arrivati mi ha chiuso dentro una stanza e mi ha stuprata. Avevo paura. Volevo gridare ma lui mi ha tappato la bocca, dicendomi che non c’era nulla di male in tutto ciò, perché era ‘un disegno di Dio’, che era ‘un inviato del Signore’. La seconda volta che mi ha violentata – prosegue Paola – è stato nel seminario Mayor di Bogotà, dove alloggiava. Mi ha fatta entrare facendomi passare come sua cugina”. Gli abusi continuano fino al 2005, quando Paola rimane incinta. “Per me è stato uno choc – ricorda – e anche per la mia famiglia è stato molto difficile accettare che il padre di mio figlio fosse un sacerdote. È stato particolarmente duro per mia mamma che si è ammalata. I miei fratelli non hanno preso molto bene la notizia e non volevano neanche vederlo”.

    Don Nelson, intanto, non sveste l’abito talare ed è sempre sacerdote. “I primi giorni era presente – sottolinea Paola – ma poi ha iniziato ad allontanarsi, soprattutto quando ho cominciato a chiedergli il denaro per il mantenimento di nostro figlio”. Poco tempo dopo, siamo al 2007, padre Montes Lizarazo scompare definitivamente. L’anno successivo, la madre di Paola scrive una lettera al cardinale di Bogotà raccontandogli la situazione, senza ottenere alcuna risposta da parte della curia. Nel 2012, di fronte al silenzio delle autorità ecclesiastiche, Paola decide di rivolgersi alla giustizia. Per ben due volte, però, i magistrati rigettano le sue denunce.

    L’Arcidiocesi di Bogotà sapeva degli abusi
    Sarà solo dopo un’inchiesta giornalistica sugli abusi del clero che l’Arcidiocesi di Bogotà si metterà in contatto con Paola. Nel 2018, infatti, esce in Colombia “Lasciate che i bambini vengano a me” (Dejad que los niños vengan a mí). Una forte denuncia non solo delle violenze sessuali commessi dai sacerdoti ma anche dell’impunità di cui ha goduto la chiesa cattolica nel Paese sudamericano. E tra le vittime c’è anche Paola. Il 3 maggio 2018, alcuni giorni dopo la pubblicazione del reportage, padre Mauricio Uribe Blanco, giudice della Corte ecclesiastica di Bogotá e decano della facoltà di Filosofia dell’Università Sergio Arboleda, chiama Paola, che registra la telefonata.

    Caracol Radio ha emesso l’audio in cui Uribe Blanco comunica a Paola che don Nelson è stato allontanato dalla Chiesa nel 2009. Una versione contraddetta da un documento che dimostra invece come il prete pedofilo abbia lavorato per anni nella diocesi di San Carlos in Venezuela. Inviato con una raccomandazione del cardinale colombiano Pedro Rubiano. “L’arcidiocesi – avverte Uribe Blanco ad un certo punto della conversazione – ha già l’artiglieria preparata nel caso questa vicenda dovesse continuare”. Di fronte alle proteste di Paola, il giudice della Corte ecclesiastica afferma: “Puoi fare tutte le denunce che vuoi, tanto la Chiesa è blindata giuridicamente”.

    Solo nel 2018, l’arcidiocesi di Bogotà ha riaperto il caso che si è concluso con le dimissioni dallo stato clericale del prete pedofilo. A fine gennaio, infine, la curia della capitale colombiana ha dichiarato che avrebbe collaborato con Paola e le autorità civili affinché sia fatta giustizia.

    https://www.fanpage.it/esteri/don-nelson-il-prete-pedofilo-che-ha-messo-incinta-una-bambina-lamore-arriva-senza-preavviso/

  • Stati Uniti, la Chiesa rischia 4 miliardi di risarcimenti per la pedofilia

    Stati Uniti, la Chiesa rischia 4 miliardi di risarcimenti per la pedofilia

    Alcune norme, in vigore in 15 stati, sospendono la prescrizione per quanto riguarda abusi sessuali. Le nuove cause sarebbero circa 5mila, un numero talmente alto da mettere in imbarazzo (e potenzialmente in crisi) le casse della chiesa americana

    I risarcimenti toccano cifre molto consistenti, sfiorando i quattro miliardi di dollari. Perché gli abusi sessuali, in particolare quando riguardano casi di pedofilia, non cadono in prescrizione.

    Almeno negli Stati Uniti. Al centro della bufera è finita, ancora una volta, la chiesa perché, come riportato da La Stampa, 17 anni dopo lo scandalo che colpì l’istituzione religiosa coinvolta nell’accusa di abusi su minori, i cattolici non sembrano ancora essere usciti da quel clamore.

    Nuove azioni legali

    Come riportato dal quotidiano, la cifra esorbitante è dovuta alle nuove norme adottate l’anno scordo da 15 stati americani, tra cui quello di New York, il New Jersey, la California e il distretto di Colombia, che estendono o sospendono i termini di prescrizione, autorizzando azioni legali per abusi passati, anche vecchi di decenni. Le nuove cause sarebbero circa 5mila, un numero talmente alto da mettere in imbarazzo (e potenzialmente in crisi) le casse della chiesa americana.

    Le (nuove) indiscrezioni

    Inoltre, oltre ai numeri delle nuove cause che l’istituzione religiosa potrebbe affrontare, diverse indiscrezioni arrivate dallo stato di New York vedrebbero le imminenti dimissioni del vescovo di Buffalo, Richard Malone, messo sotto inchiesta dalla Santa Sede perché sospettato di aver coperto molestie e abusi. Se così fosse, il prelato dovrebbe lasciare il suo incarico prima del termine del suo mandato. Il Vaticano, infatti, aveva invitato a indagare su di lui il vescovo di Brooklyn, Nicholas Di Marzio, a sua volta finito sotto accusa per atti di pedofilia da lui però smentiti.

    “Il pubblico è più disgustato che mai”

    A portare in luce decine di casi di abusi su minori da parte di uomini di chiesa era stata l’inchiesta giornalistica del Boston Globe, 17 anni fa. Dopo lo scoop, di cui ha parlato anche la celebre pellicola “Spotlight”, emersero numerose vicende legate a quei fatti. “Il pubblico è più disgustato che mai per gli abusi e le coperture e questo finirà per avere ripercussioni nei verdetti“, ha spietato Mitchell Garabedian, l’avvocato di Boston che 17 anni fa aiutò la testata giornalistica a far emergere lo scandalo e che oggi difende un uomo che sostiene di essere stato molestato quando aveva 11 anni.

    Il valore dei risarcimenti

    E anche se è impossibile stimare risarcimenti e nuovi casi, diversi legali si sono spinti a fare una stima: per ogni vittima, l’indennizzo potrebbe essere di circa 350mila dollari. Secondo quanto riportato dal quotidiano, tra i fattori in grado di spingere al rialzo queste cifre, in sede processuale, potrebbe esserci l’indignazione per le molestie sessuali fatta emergere dal movimento #meToo e un rapporto di un gran giurì della Pennsylvania che l’anno scorso ha riportato alla luce oltre un migliaio di abusi da parte di 300 preti nell’arco di 70 anni.

    http://www.ilgiornale.it/news/cronache/stati-uniti-chiesa-americana-rischia-4-miliardi-risarcimenti-1793858.html

  • Ci sono 550 denunce contro sacerdoti per abusi sessuali contro minori in Messico

    Ci sono 550 denunce contro sacerdoti per abusi sessuali contro minori in Messico

    ALINA ESCOBEDO
    L’organizzazione Child Rights International Netword (Crin) ha presentato il rapporto intitolato The Third Wave: Justice for Child Sexual Survivors nella Chiesa cattolica dell’America Latina . In quel rapporto, il Messico è presentato come il paese con il maggior numero di denunce contro i sacerdoti per abuso sessuale.

    Il rapporto indica che:

    “Nel febbraio 2019, la Rete di sopravvissuti agli abusi sessuali dei sacerdoti del Messico ha dichiarato di aver affrontato circa 550 casi di abusi sessuali. Lo stesso anno, la Chiesa cattolica messicana ha rivelato di aver sospeso 152 sacerdoti dai loro doveri religiosi negli ultimi nove anni per sospetto abuso sessuale di minori, ma non ha rivelato nessuno dei loro nomi, o se i casi fossero stati citati autorità civili “.

    Dopo il Messico, che è in cima alla lista, il Cile continua con 243, l’Argentina con 129 e la Colombia con 137. Tuttavia, il rapporto riporta che non è noto se gli imputati debbano affrontare alcun procedimento legale.

    “A volte gli unici dati disponibili sono quelli forniti dalla Chiesa cattolica (ad esempio, in Brasile, Guatemala, Messico o Uruguay). Tuttavia, la Chiesa nasconde sistematicamente l’identità dell’imputato e non rimanda i casi alle autorità civili ”.

    La Crin riferisce che la Chiesa cattolica ha cercato di mettere a tacere questi casi di abusi sessuali su minori in America Latina, trasferendo sacerdoti in altri paesi, offrendo di pagare vittime e famiglie, minando la credibilità delle vittime, manipolando o esercitando pressione media per segnalare la questione.

    Il rapporto parla anche della legislazione per segnalare questi casi e evidenzia miglioramenti in paesi come il Messico. Tuttavia, afferma che “solo in una minoranza di paesi è obbligatorio denunciare abusi sessuali sospetti o confermati su ragazzi o ragazze in vari contesti”.

    Concludono che è necessario stabilire un meccanismo per ottenere giustizia e responsabilità, come la creazione di commissioni per indagare su casi di abuso sessuale, che coinvolgono organizzazioni indipendenti per i diritti umani e che la Chiesa si astiene dall’investigare Non manipolare i processi.

    Hay 550 denuncias contra sacerdotes por abuso sexual contra menores en México

  • Il giudice nega la richiesta di archiviazione del caso Intriago

    Il giudice nega la richiesta di archiviazione del caso Intriago

    Il 23 Aprile, 2019, Giudice Johan Vinicio Briones ha negato la richiesta di archiviazione del caso di Juan José Bayas contro l’ex sacerdote Luis Fernando Intriago. Il giudice ha detto che “non c’è stata un’indagine fiscale approfondita ed esauriente”, quindi l’inchiesta dovrebbe essere riaperta.

    Il file di richiesta aveva fatto violenza procuratore, Belinda Lomas, il 15 gennaio. Lomas ha detto di non aver trovato prove sufficienti che la testimonianza di Bayas si inserisca nel reato di abuso sessuale.

    Berries è uno dei 10 giovani che, da adolescente, hanno attraversato una pratica fisica non riconosciuta dalla Chiesa cattolica chiamata “la dinamica del peccato”. In esso, l’allora prete Intriago lo fece spogliare, colpendolo con degli oggetti mentre lui, anche con indumenti piccoli, sfregava il suo corpo contro quello dell’adolescente.

    Tutto questo accadde mentre Intriago diceva che si trattava di un’offerta a Dio, e lo sfidò a scoprire quanto dolore potesse sopportare per Lui. Le 10 testimonianze che descrivevano situazioni simili – alcune erano completamente nude, altre erano fulminate e trascinate lungo il terreno – facevano parte di una ricerca pubblicata su GK nel maggio 2018. La storia è stata replicata su media nazionali come Teleamazonas , Ecuavisa (ha persino ripreso la trama in uno speciale 360 ​​Vision a novembre) , El Universo , El Comercio . Inoltre è apparso in internazionali come Ojo Público e El Comercio de Perú, Aristegui Noticiasdel Messico, El Espectador de Colombia.

    Pochi mesi dopo la pubblicazione, il procuratore rivede l’indagine che aveva aperto d’ufficio contro Intriago, che è apparso come una vittima Bayas 11 settembre 2017. La denuncia che era stata presentata anche da un’altra vittima apparve a un anno prima, contro Luis Fernando Intriago di Kevin Rivas, un altro dei giovani che ha vissuto “le dinamiche”, e che era stato accantonato perché il crimine era stato prescritto.

    Durante l’anno e mezzo trascorso tra la procura, come capo del procedimento penale e proprietario del processo- ha aperto l’indagine e ha chiesto il suo fascicolo, ha fatto la seguente: ha raccolto la versione di Bayas, la presunta vittima e il sospetto ha fatto un parere esperto sul luogo degli eventi, una valutazione psicologica e l’ambiente sociale della presunta vittima.

    L’accusa chiama a testimoniare le altre vittime uomini della dinamica del peccato , come Andrés Viscarra, Diego Rivas Guzman e Kevin intervistato per la ricerca ha rivelato che c’era un processo canonico in corso di espellere Intriago della Chiesa cattolica.

    Un giovane uomo che ha testimoniato per Intriago e contro Bayas, accusandolo di mentire e extortionist, e Henry Gallardo, exvicario dell’Arcidiocesi di Guayaquil, che ha parlato della causa canonica: nel corso dell’anno e un mezzo, il Procuratore – due persone hanno partecipato contro Intriago che, in quel momento, non era stato risolto. Infatti, nella sua dichiarazione l’accusa, a fine maggio 2018, Intriago giustificato la sua innocenza dicendo che la Chiesa è non è stato riconosciuto colpevole. Ma solo due mesi dopo quella dichiarazione, il Vaticano ha notificato la definitiva espulsione di Intriago dal sacerdozio.

    In una colonna pubblicata la settimana di gennaio, quando l’accusa ha richiesto il file, mi chiedevo cosa avrebbe fatto il giudice con l’applicazione. Se avessi ignorato la prova che l’accusa non aveva indagato abbastanza o seppelliva per sempre il caso.

    Il Giudice sembra aver capito che cosa non fa la Procura: che esiste ancora una serie di prove che devono essere riviste e un numero di testimonianze che devono essere raccolte.

    https://gk.city/2019/04/29/juez-niega-archivo-caso-intriago/?fbclid=IwAR2Y9ezbNUagFhGNaLsE2VW5zeJ96tngAGSHaUaFhAEX3kgd7mTaVGszZGk