Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Como

  • Busto Arsizio (VA). Suor Mariangela Farè arrestata per pedofilia e persecuzioni in oratorio, La vittima, 12 anni, si suicidò. Trovati i diari col resoconto degli abusi

    Busto Arsizio (VA). Suor Mariangela Farè arrestata per pedofilia e persecuzioni in oratorio, La vittima, 12 anni, si suicidò. Trovati i diari col resoconto degli abusi

    Varese, suora agli arresti per abusi sessuali e violenze su ragazzina
    La giovane si impiccò a 26 anni: trovati diari, lettere e foto che documentano ciò che aveva subito dall’età di 12 anni in poi

    VARESE – Abusi sessuali, violenze private e atti persecutori: con queste accuse una suora di 52 anni, originaria di Busto Arsizio ma residente nel Milanese, dove dirige un centro di formazione professionale, è stata messa agli arresti in una casa di cura e di custodia. Il provvedimento è stato adottato dal gip di Busto Arsizio (Varese), in via provvisoria. Le accuse si riferiscono alla tragica fine di una ragazza che la suora avrebbe vessato per anni, fino a portarla, nel giugno 2011, al suicidio.

    IN ORATORIO – L’incontro fra la donna e la giovane vittima, all’epoca una ragazzina di soli 12 anni con qualche difficoltà relazionale, avvenne negli anni 1997-1998 nell’oratorio di una parrocchia di Busto Arsizio, dove la suora prestava servizio. L’incontro «assunse presto connotazioni sessuali sino a trasmodare nel tempo in veri e propri atti persecutori e crescenti violenze, fino a quando, nel giugno 2011, la ragazza, in preda ad una profonda crisi morale e psicologica si tolse la vita all’età di ventisei anni», si legge nella nota della Questura. La ragazza si impiccò.

    DIARI E FOTO – Proprio con la morte della giovane le indagini, svolte dal Commissariato di Busto Arsizio e dirette dal pm Roberta Colangelo, hanno subito un’accelerazione, «grazie soprattutto al materiale – scritti, diari, corrispondenza, supporti informatici e documentazione video e fotografica – ritrovato tra gli effetti personali della vittima», spiegano gli investigatori. La suora, che secondo le risultanze della consulenza tecnica risulta affetta da disturbo borderline di personalità incidente parzialmente sulla capacità di volere, è stata giudicata socialmente pericolosa e accompagnata dai poliziotti di Busto Arsizio e della Squadra Mobile di Varese in una casa di cura e custodia.

    Redazione Milano online
    13 novembre 2012 | 18:26

    http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/12_novembre_13/varese-suora-arresti-abusi-sessuali-ragazza-minorenne-suicida-violenza-sessuale-2112689678301.shtml

    Indagata suora, abuso’ di ragazza che poi si e’ suicidata

    (AGI) – Como, 13 nov. – Subi’ abusi per anni, tanto da finire, a soli 26 anni, a togliersi la vita. A essere indagata per gli abusi nei confronti della ragazza e’ una suora originaria di Busto Arsizio, da oggi sottoposta a regime di sicurezza attraverso il ricovero in una casa di cura su disposizione del Gip di Busto Arsizio. La religiosa, attualmente domiciliata nel Milanese e che dirige un Centro di Formazione professionale e’ indagata anche per violenze private ed atti persecutori. – I fatti contestati risalgono sarebbero iniziati nel 1997 quando, seecondo quanto emerso dalle delicatissime indagini, la 52enne avrebbe avuto modo di incontrare in un oratorio bustocco una ragazzina all’epoca minorenne e con difficolta’ a relazionarsi.
    Da una prima semplice amicizia, la suora avrebbe ben presto travalicato nei suoi comportamenti fino a giungere ad atti persecutori con un crescendo di violenze per indurre la ragazzina a sottostare alle sue attenzioni morbose. Un incubo per la minorenne che la porto’ a togliersi la vita, all’eta’ ormai di 26 anni, l’anno scorso, ormai in preda ad una profonda crisi esistenziale acuita dalla sua fragilita’ psicologica. Le indagini sono scattate proprio alla luce di questo suicidio.
    Condotte dalla Polizia del Commissariato cittadino e dirette dal Sostituto Roberta Colangelo della Procura di Busto, hanno avuto negli ultimi tempi una notevole accelerazione grazie anche ad una serie di diari e lettere, nonche’ materiale informatico, video e foto trovati fra gli effetti personali della ragazza. La suora e’ stata sottoposta ad una perizia dalla quale risulterebbe affetta da disturbo bordeline di personalita’ incidente parzialmente sulla capacita’ di volere e socialmente pericolosa. Da qui la decisione di applicare la misura di custodia cautelare attraverso il ricovero in una casa di cura.

    www.agi.it/in-primo-piano/notizie/2…_si_e_suicidata

    Suora indagata per abusi sessuali su ragazza: la vittima si è tolta la vita
    Il giudice di Busto Arsizio ha disposto la misura di sicurezza del ricovero della religiosa
    VARESE – Avrebbe commesso abusi sessuali nei confronti di una ragazza, all’epoca dei fatti minorenne, che nel 2011 si è suicidata a causa di una profonda crisi psicologica. Per questo il gip di Busto Arsizio ha disposto la misura di sicurezzadel ricovero in casa di cura nei confronti di una suora di 52 anni, indagata per abusi sessuali, violenze private.

    Secondo le accuse le violenze sarebbero avvenute tra il ’97 e il ’98, in un oratorio del varesotto dove la suora prestava servizio. Le indagini, coordinate dal pm Roberta Colangelo, sono state condotte dalla polizia, che dopo il suicidio ha esaminato scritti, diari, corrispondenza e documentazione video e fotografica ritrovata tra gli effetti personali della giovane. Secondo le ricostruzioni la suora ha incontrato la ragazza, con qualche difficoltà relazionale, nell’oratorio di una parrocchia a Busto Arsizio (Varese). L’incontro assunse presto connotazioni sessuali sino a trasformarsi nel tempo in veri e propri atti persecutori e crescenti violenze fino a quando, nel giugno 2011, la ragazza, si è suicidata all’età di ventisei anni.

    Attualmente la religiosa, residente in provincia di Milano, dirige un centro di formazione professionale. Dalle risultanze della consulenza tecnica è risultata pericolosa socialmente, e affetta da un disturbo della personalità che incide parzialmente sulla capacità di intendere e di volere.
    Martedì 13 Novembre 2012 – 19:30
    Ultimo aggiornamento: 22:31

  • Don Marco davanti al giudice. Deve rispondere di cinque violenze

    Don Marco davanti al giudice. Deve rispondere di cinque violenze

    Mercoledì 03 Ottobre 2012
    Domani l’udienza preliminare. Possibile la scelta dell’Abbreviato
    Don Marco Mangiacasale, ex economo della Diocesi di Como ed ex parroco della parrocchia di San Giuliano, in pieno centro città, comparirà domani davanti al giudice.
    Il pubblico ministero Simona De Salvo ha infatti chiesto al gup Nicoletta Cremona il rinvio a giudizio, e la questione verrà dibattuta a partire dalle 9 della mattina nel corso dell’udienza preliminare in programma nel palazzo di giustizia lariano. In aula non ci sarà il prete, che è agli arresti domiciliari in una struttura religiosa protetta del Piemonte, ma ci saranno i suoi avvocati, il legale del foro di Como Renato Papa e quello del foro di Milano Mario Zanchetti. La difesa, anche se la scelta verrà formalizzata solo di fronte al giudice, dovrebbe chiedere il rito Abbreviato che porterà a uno sconto di pena di un terzo.
    Si chiude così la prima parte di una vicenda che ha scosso nel profondo la comunità comasca, e non solo quella dei fedeli. Don Marco Mangiacasale, prete e uomo conosciuto e stimato, è infatti finito in carcere lo scorso 7 marzo con un’accusa terribile: violenza sessuale continuata su cinque ragazzine minorenni appartenenti alla parrocchia di San Giuliano.
    Da quanto è stato possibile apprendere, tutte le vittime sarebbero già state risarcite prima dell’approdo in aula del fascicolo. Un passaggio che, nei mesi scorsi, uno dei due legali del religioso – Renato Papa, che ieri non ha voluto rilasciare alcuna dichiarazione – spiegava in questo modo: «Il risarcimento non vuole rappresentare una mercificazione del dolore ma è un ulteriore attestato concreto della volontà di alleggerire la sofferenza delle vittime e dei loro familiari. Non si tratta di dare un valore economico al dolore, che non ha un prezzo. Non abbiamo pattuito alcuna cifra non perché stiamo facendo una trattativa commerciale, ma perché procediamo con attente valutazioni per capire come definire l’importo». Non va dimenticato, tra l’altro, che già nel primo interrogatorio subito dopo l’arresto dello scorso marzo (manette che scattarono mentre il sacerdote era a un incontro con altri religiosi ad Abbadia Lariana) don Mangiacasale ammise le sue responsabilità, anticipando anche alcune situazioni che non gli erano ancora state contestate e che sono poi emerse nell’ambito dell’inchiesta. Le indagini, infatti, furono aperte dalla denuncia di una giovane vittima di don Marco, convinta a riferire tutto ai genitori (di quanto avveniva nella casa del prete) nel corso di una confessione. Ma il fascicolo aperto dal pm De Salvo portò nelle prime settimane di intenso lavoro a far lievitare le denunce contro l’ex economo della Diocesi fino al numero di cinque. Le stesse che vengono oggi contestate dalla Procura lariana che ha chiesto il rinvio a giudizio di don Marco. Dopo l’arresto, il religioso fu subito sospeso dal vescovo di Como, monsignor Diego Coletti, da ogni incarico ecclesiastico. E fu proprio la guida della Diocesi lariana uno dei primi a presentarsi al quinto piano del palazzo di giustizia per riferire quanto di sua conoscenza.
    Per la cronaca, i fatti finiti nell’avviso di conclusione delle indagini sono cinque, tutti avvenuti tra il 2008 e il 2012, pochi giorni prima dell’arresto. Le vittime, all’epoca delle violenze subìte, avevano 15 anni (una), 13 anni (tre giovani) e una, addirittura, appena 12 anni.
    Palpeggiamenti e molestie che avvenivano nella casa del sacerdote e non solo, anche nelle attività oratoriali compiute da San Giuliano fuori dalla provincia.
    La festa di San Giuliano e il Vangelo
    Questi ultimi sei mesi sono stati senza dubbio i più difficili per la comunità di San Giuliano, finita agli onori delle cronache cittadine e nazionali per fatti di cui avrebbe volentieri fatto a meno. Domenica scorsa, tra l’altro, San Giuliano ha festeggiato i 90 anni di fondazione della parrocchia, con ospite proprio il vescovo – monsignor Diego Coletti – che non ha voluto far mancare la propria presenza a una comunità tanto flagellata da quanto accaduto.
    La sorte ha però riservato un ulteriore spunto di riflessione: il messale della domenica, infatti, aveva previsto un passaggio del Vangelo di Marco (guarda caso il nome di don Mangiacasale) dalle parole pesanti, quelle del capitolo 9 (versetti 38-42) che recitano testualmente: «Chi infatti non è contro di noi è per noi. E chiunque vi darà da bere un bicchiere d’acqua perché siete di Cristo, io vi dico in verità che non perderà la sua ricompensa. Ma chiunque sarà occasione di scandalo a uno di questi piccoli che credono, meglio sarebbe per lui che gli appendessero al collo una macina da mulino e lo gettassero in mare».

    Mauro Peverelli

  • Anonymous vs Don Ruggeri, hacker pubblicano mail prete: il comunicato

    Anonymous vs Don Ruggeri, hacker pubblicano mail prete: il comunicato

    giovedì 13 settembre 2012 | Scritto da Michele Pacella

    Anonymous: mail Don Ruggeri online Anonymous all’attacco del clero.
    La nota rete di hacktivisti ha infatti appena pubblicato online le mail di Don Giacomo Ruggeri, un prete recentemente protagonista di una vicenda legata a presunti abusi su minori.

    Con un apposito comunicato diffuso sul blog ufficiale di Anonymous Italia e su varie pagine su Facebook collegate all’associazione di hacktivisti, sono stati pubblicati diversi link nei quali sarebbero contenuti, a detta degli autori dell’azione compiuta sul web, ben 2GB di mail private del prete accusato di presunte violenze.
    Foto Anonymous: mail Don Ruggeri online

    Il furto dei dati contenuti nella casella di posta elettronica di Don Ruggeri sarebbe stato compiuto nello specifico da AntiSec, come sottolineato anche dal titolo del post di rivendicazione diffuso in rete:

    “#AntiSec Vs Clero: Trasparenza Vs Insabbiamento. Pubblicati 2Gb di mail di Don Giacomo Ruggeri: we are watching you.”

    Nel comunicato da parte di Anonymous sono stati pertanto spiegati i motivi all’origine del gesto appena compiuto.
    Ecco un estratto del post in questione:

    “Anonymous intende provare a far luce sul vostro losco mondo, membri del Clero.
    Ancora una volta siete teatro di oscurantismi, crimini ai danni dei più deboli, corruzione e crociate omofobe.
    La vicenda di Don Ruggeri è l’ennesima dimostrazione di come la vostra Istituzione abbia affossato i principi ai quali dovrebbe ispirarsi. Fomentate odio e stigma verso chiunque mostri un orientamento sessuale differente da quello che voi definite “naturale”, in linea con un modello di società patriarcale e discriminante. La vera innaturalità sta nel vostro disgustoso modus operandi. La vostra avidità, la vostra cupidigia sono disdicevoli.”

    In calce al comunicato sono stati poi pubblicati i link per effettuare il download dei contenuti prelevati dalla mail di Don Ruggeri.
    Nella Galleria Fotografica del presente articolo tutti i dettagli del post pubblicato da Anonymous sulla vicenda.

    Il comunicato sul blog ufficiale di Anonymous Italia
    Guarda le foto Anonymous: mail Don Ruggeri online
    Foto Anonymous: mail Don Ruggeri online

    La rete di hacktivisti ha pubblicato online le mail di Don Ruggeri, prete accusato di presunte violenze su minori

    mercoledì 12 settembre 2012
    #AntiSec Vs Clero: Trasparenza Vs Insabbiamento. Pubblicati 2Gb di mail di Don Giacomo Ruggeri: we are watching you.

    Anonymous intende provare a far luce sul vostro losco mondo, membri del Clero.
    Ancora una volta siete teatro di oscurantismi, crimini ai danni dei più deboli, corruzione e crociate omofobe.
    La vicenda di Don Ruggeri è l’ennesima dimostrazione di come la vostra Istituzione abbia affossato i principi ai quali dovrebbe ispirarsi. Fomentate odio e stigma verso chiunque mostri un orientamento sessuale differente da quello che voi definite “naturale”, in linea con un modello di società patriarcale e discriminante. La vera innaturalità sta nel vostro disgustoso modus operandi. La vostra avidità, la vostra cupidigia sono disdicevoli.
    Con quale coraggio, La Chiesa, che sempre più spesso si rivela una congrega di pedofili, può permettersi di giudicare della sessualità e della vita altrui?
    Con quale autorità morale, La Chiesa impone di non usare anticoncezionali, trincerando dietro severi ammonimenti e sermoni una vera e propria campagna di disinformazione i cui effetti nefasti sono ormai palesi?
    Sferrate continui attacchi alla libertà delle donne, contribuendo a minare ciò che è stato conquistato grazie a dure lotte.
    Pensiamo ad un contesto come quello Africano, dove l’AIDS dilaga: lì, il divieto degli anticoncezionali ha un chiaro intento genocida. Pensiamo anche al contesto generale, dove i giovani (e non solo) dovrebbero aver diritto a una corretta informazione sessuale, nonchè agli strumenti necessari atti a tutelare la propria salute e poter gestire e al meglio la propria sessualità. La vostra politica repressiva è complice di numerose piaghe sociali.
    E con quale coraggio, con quale coerenza di fronte a tutto ciò, gerarchi e gregari della Chiesa Cattolica possono predicare l’amore per il prossimo, quando sono i primi a scagliarsi contro il principio dell’Amore universale?
    Don Ruggeri, il tuo comportamento è deplorevole. Hai tentato di occultare la vergognosa vicenda che ti ha visto come protagonista nell’abuso di minori. Nonostante ciò, prendiamo atto che con grande spavalderia continui a ribadire di voler dirigere la diocesi in nome della vocazione. In realtà, la tua vocazione è una sola: quella della viltà.

  • Boston, Prete polacco 39enne arrestato per pedopornografia, Bimbe tra 8 e 10 anni. Rilasciato su cauzione

    Boston, Prete polacco 39enne arrestato per pedopornografia, Bimbe tra 8 e 10 anni. Rilasciato su cauzione

    Sacerdote de South Boston arrestado por cargos de pornografía infantil

    Publicado por Primer Momento en 01/08/2012 y bajo Actualidad, Fotogalería. Sigue las respuestas en RSS 2.0. Puedes dejar un comentario a esta entrada

    SOUTH BOSTON, Massachusetts.- Un sacerdote católico romano en South Boston, se enfrenta a cargos de pornografía infantil, de acuerdo a la cadena CBS y otros medios digitales locales.

    El reverendo Andrew Urbaniak, de 39 años, un sacerdote de la iglesia Nuestra Señora de Czestochowa, fue arrestado el martes por la tarde después de una investigación de dos meses.

    Esa investigación comenzó con una operación donde Urbaniak supuestamente compartió imágenes ilegales con un oficial encubierto de la Policía del Estado.

    Andrew Urbaniak, suspendido sacerdote (izquierda), el cardenal de Boston, Sean P. O’Malley, (centro) y el padre Mirek Bartos (derecha) (Foto: www.cardinalseansblog.org/)

    La policía confiscó su computadora en la rectoría de la iglesia y dijo que encontró varias imágenes pornográficas de niñas entre 8 y 10 años que lo acompañaban.

    Los fiscales dicen que confesó a la Policía que estaba al tanto de las imágenes en sus computadoras.

    Está acusado de posesión y difusión de pornografía infantil.

    “En este momento no se han presentado las víctimas y Urbaniak no está acusado de incitar a las niñas”, dijo la policía en un comunicado.

    Urbaniak fue instruido de cargos la mañana del miércoles y se mantiene en libertad bajo fianza tras pagar $ 10.000 en efectivo. Si él está en libertad bajo fianza, no se le permitirá tener contacto con menores de edad y no se le permitirá usar el Internet.

    Feligreses de la iglesia Nuestra Señora de Czestochowa llegaron a la misa este miércoles a 8 de la mañana sólo para enterarse de que cerraron las puertas del templo.

    La arquidiócesis de Boston, publicó este miércoles por la mañana la siguiente declaración:

    “La Arquidiócesis de Boston anuncia que el reverendo Andrzej Urbaniak, párroco de la iglesia Nuestra Señora de Czestochowa en South Boston, ha sido colocado en licencia administrativa después de su arresto por cargos de pornografía infantil que involucra el uso de un ordenador situado en la casa parroquial. El superior provincial de su orden religiosa en Polonia ha sido informado de la cuestión. Urbaniak ha sido suspendido y no se le permite trabajar como un sacerdote en la arquidiócesis. La arquidiócesis está cooperando plenamente con la Policía. La Iglesia reza por todos los afectados tras estos acontecimientos y se compromete a proporcionar el cuidado pastoral de la parroquia durante este tiempo difícil”.

    Redacción
    Primermomento

  • Como – Don Marco Mangiacasale subirà processo per abusi su minorenni

    Como – Don Marco Mangiacasale subirà processo per abusi su minorenni

    La Procura di Como ha deciso di non fare sconti nemmeno davanti a un sacerdote e ha così deciso che Don Marco Mangiacasale subirà un prospetto per presunti abusi su minorenni. Non è la prima volta che emergono sospetti sulla condotta di un sacerdote, ma raramente si era arrivati a decidere di mettere in atto un processo come capiterà presto a Don Marco Mangiacasale, sacerdote di 48 anni arrestato lo scorso 7 marzo con l’accusa di violenza sessuale continuata nei confronti di alcune ragazzine minorenni che frequentavano la sua parrocchia. Secondo il testo che ha portato all’accusa nei confronti di Don Marco e formulato dal sostituto procuratore di Como Simona De Salvo i fatti sarebbero iniziati nel 2008 e continuati fino a poco prima del suo arresto a dimostrazione di un comportamento non isolato.
    Un ruolo importante nella vicenda l’avrà ora però anche l’ex economo della Diocesi di Como, che ha già avuto diversi contatti con le famiglie delle presunte vittime e che si occuperà non solo da aiutarle a superare quanto vissuto ma anche di stabilire quale possa essere il risarcimento migliore nei loro confronti. Sarà quindi ora compito del sacerdote cercare di difendersi da un accusa certamente infamante, ma che lascerà un segno indelebile nelle piccole vittime.
    Fonte MILANO

  • COMO. PARROCO PEDOFILO ARRESTATO. PRETE ACCUSA CRONISTI: CANNIBALI E COPROFAGI

    COMO. PARROCO PEDOFILO ARRESTATO. PRETE ACCUSA CRONISTI: CANNIBALI E COPROFAGI

    MARTEDÌ, GIUGNO 19, 2012 ROSSELLA RICCHIUTI NO COMMENTS

    Polemiche e proteste per un articolo di Don Angelo Riva, direttore del settimanale diocesano. La stampa locale reagisce: E’ nostro dovere raccontare i fatti, dire che un parroco è stato arrestato per pedofilia e quali deliitti ha confessato

    OSSIGENO – Como, 19 giugno 2012 – “Certe ferite della vita sono per il Medico celeste, non per il pubblico ludibrio, né per la gogna mediatica. E meno ancora per lo sciamare malsano del pettegolezzo, o per il gusto compiaciuto del torbido”. Così don Angelo Riva, direttore del Settimanale della Diocesi di Como, ha bollato gli articoli di cronaca – comparsi su varie testate locali – che hanno riferito le accuse a don Marco Mangiacasale, ex-parroco arrestato per violenza sessuale aggravata a danno di due minorenni. I cronisti hanno replicato: noi dobbiamo raccontare i fatti e lo facciamo rispettando le regole e le persone coinvolte.

    La vicenda. E’ il 7 marzo quando l’ex parroco di San Giuliano, don Marco Mangiacasale, economo della Diocesi di Como dal 2009, viene arrestato. Da quel momento i giornalisti della stampa locale si occupano della questione che pian piano assume proporzioni notevoli. Il prete incriminato ha ammesso subito di aver intrattenuto rapporti sentimentali e sessuali con le due ragazze per quattro anni, da quando avevano rispettivamente 12 e 13 anni, e anche di aver molestato sessualmente altre tre giovani minorenni.

    Tutto normale. Come non raccontare ciò che è successo? Nessuno mette in dubbio che i cronisti abbiano il preciso dovere di fare sapere ai cittadini turbati come sono andate le cose e cosa emerge da indagini e ammissioni. Nessuno ci trova da ridire fino al 2 giugno scorso quando, tre mesi dopo l’arresto del parroco, appare un articolo su Il settimanale della Diocesi di Como, che sulla questione ha mantenuto il più assoluto silenzio. E’ firmato dal direttore editoriale, don Angelo Riva. Il contenuto lascia interdetti i giornalisti che si sono occupati del caso. Ecco come termina l’editoriale: “Può darsi che il silenzio del Settimanale abbia deluso qualche lettore, ma dal cannibalismo (per non dire la coprofagìa) di certa informazione noi intendiamo smarcarci”.

    Le reazioni. “Sono rimasto spiacevolmente sorpreso, le parole di don Riva sono avulse da ogni contesto”, commenta Paolo Moretti, giornalista della Provincia di Como, che ha seguito la vicenda insieme al collega Stefano Ferrari. Paolo racconta di aver trattato il caso con estrema cautela nei confronti delle vittime al fine di non consentirne l’identificazione. “Per questo motivo all’inizio abbiamo anche evitato di riportare negli articoli l’età delle bambine ed i molti dettagli scabrosi contenuti nelle carte giudiziarie. Questo è avvenuto anche dopo che la segretezza degli atti è caduta, quando è stato notificato all’indagato l’avviso di conclusione indagini”, aggiunge Paolo, sottolineando l’estrema attenzione alla deontologia professionale durante la documentazione dei fatti.

    La Provincia di Como si è occupata del caso con estrema attenzione e costanza, così come ha fatto il Corriere di Como attraverso le penne di Mauro Peverelli e di Anna Campaniello. I due quotidiani hanno raccontato con precisione e meticolosità gli spiacevoli fatti: dall’arresto del parroco grazie alla denuncia della ragazzina che, alla fine di febbraio, ha deciso di dire basta confidandosi prima con l’attuale parroco di San Giuliano e poi con gli inquirenti, fino alle migliaia di sms ed mms inviati dal prete alle sue vittime.

    “L’Unione Cronisti Lombardi ha subito pubblicato una nota in cui è stato stigmatizzato l’accaduto. L’attacco di don Riva risulta inspiegabile, dal momento che la vicenda ha interessato un prete pedofilo reo confesso”, sottolinea Moretti. L’autore dell’articolo si definisce anche giornalista, quindi formalmente collega di Paolo e degli altri cronisti che ha accusato di cannibalismo e coprofagia. Ed è proprio quest’ultimo aspetto che dovrebbe far riflettere, poiché se monsignor Riva si reputa un giornalista dovrebbe conoscere alla perfezione il diritto di cronaca, che ha palesemente offeso.

    www.ossigenoinformazione.it/?p=9524

  • Diocesi-shock: «Su don Marco media cannibali e coprofagi»

    Diocesi-shock: «Su don Marco media cannibali e coprofagi»

    Mercoledì 06 Giugno 2012
    La Chiesa nella bufera – L’ex parroco di San Giuliano arrestato per cinque violenze sessuali. Per monsignor Angelo Riva a farla da padrona è stata «la civiltà del gossip»
    Parole durissime da parte del “Settimanale” su come giornali e televisioni hanno seguito la vicenda
    «Può darsi che il silenzio del “Settimanale” abbia deluso qualche lettore, ma dal cannibalismo (per non dire coprofagia) di certa informazione noi intendiamo smarcarci». Dunque, giornali e televisioni della città definiti mangiatori di uomini e di escrementi in nome dell’audience o delle copie vendute. Sono queste le ultime, pesantissime parole usate dal direttore editoriale della voce della Chiesa comasca, monsignor Angelo Riva, per rispondere a un lettore che gli chiedeva conto delle pagine rimaste mute per mesi nonostante la vicenda di don Marco Mangiacasale stesse scuotendo la Diocesi.
    Un prete, nonché ex economo proprio della Diocesi, in carcere e oggi ai “domiciliari” in una struttura protetta in Piemonte dopo essere stato accusato dalla Procura di violenza sessuale su ragazze della parrocchia di San Giuliano, non solo minorenni ma addirittura sotto i 14 anni.
    Più episodi, protratti nel tempo e con cinque denunce piovute sul palazzo di giustizia, che in nome del «silenzio istruttorio» – scrive don Angelo – avrebbero meritato un suo editoriale nell’imminenza dell’arresto – datato 7 marzo – e poi più nulla.
    Tutto il contrario di quanto fatto dalla «civiltà del gossip», come la definisce lo stesso monsignore, che ad una simile spinosa questione ha dedicato pagine di quotidiani nonostante della stessa vicenda si sia scritto (ed è giusto sottolinearlo perché nessuno abbia modo di travisare) solo una minima parte. Per il “Settimanale”, invece, la risposta giusta a cinque violenze sessuali di un ex parroco è stato il silenzio, anzi, un editoriale e null’altro. E questo «per non contribuire alla gazzarra mediatica che si è scatenata attorno a questo caso, con il diritto di cronaca a varcare spesso e volentieri il confine della diffamazione personale».
    Tacere, dunque, ma «non certo per omertà o per volontà di insabbiamento ma per umana saggezza e discrezione, perché certi drammi personali vanno fasciati di pudico silenzio. Senza omettere – beninteso – tutto ciò che è necessario e opportuno dire perché la giustizia umana faccia il suo corso, e perché il diritto di cronaca venga onorato».
    Poi una domanda legittima: «Abbiamo percezione del danno arrecato alle giovani vittime della vicenda dallo stillicidio di esposizione mediatica assai blandamente protetto dal velo di un fragile anonimato?». Meno legittimo, a nostro avviso, è il secondo quesito posto, perché il «perimetro della correttezza» non crediamo sia mai stato varcato, e soprattutto non si è mai parlato o scritto di «fatti talvolta penalmente irrilevanti» bensì solo di ciò che è poi finito nell’avviso di conclusione delle indagini della Procura di Como: cinque violenze sessuali su ragazzine della parrocchia che non avevano ancora compiuto i 14 anni e su cui, per il “Settimanale”, era giusti rimanere in silenzio in quanto «spetta alla giustizia ripulire le ferite, ma è proprio della misericordia rimarginarle».

    Mauro Peverelli

  • Che dite, spreteranno finalmente “sborra boy”?

    Che dite, spreteranno finalmente “sborra boy”?

    Il comunicato della Diocesi sulla vicenda di don Mauro: “Conforto umano e sostegno per le vittime”
    Mercoledì 23 Maggio 2012
    Il prete questa mattina si è costituito spontaneamente nel carcere di Bollate, scelto dopo essersi consultato con i propri legali

    In merito alla condanna di don Mauro Stefanoni, ecco il comunicato stampa della Diocesi di Como giunto in redazione: “La Diocesi di Como prende atto delle decisioni assunte dalla Corte di Cassazione nel giudizio di terzo grado relativo alla vicenda che riguarda don Mauro Stefanoni. In questo momento la paterna sollecitudine del Vescovo si rivolge a tutte le persone coinvolte nella complessa vicenda. In particolare a coloro che il dispositivo della sentenza penale ha riconosciuto come vittime del comportamento addebitato a don Mauro. Sinceri sono il conforto umano e il sostegno nella preghiera”. E si legge ancora: “Per chi è stato riconosciuto responsabile, accanto al rigoroso rispetto della sentenza emessa dalla giurisdizione civile, non può venir meno il senso di vicinanza fraterna da parte di tutta la comunità diocesana. Verranno fatte le opportune valutazioni per la ripresa del procedimento canonico già avviato a carico di don Mauro Stefanoni. L’intera Chiesa locale è chiamata alla preghiera umile e fiduciosa, che ottenga dal Signore una grazia rinnovata di penitenza, di amore alla giustizia e di perdono. Don Mauro intanto si è presentato spontaneamente nel carcere di Bollate fin da questa mattina, senza attendere a casa l’arrivo dei carabinieri. Una struttura scelta in precedenza dopo essersi confrontato con i propri legali.

  • Don Mauro già in carcere a Bollate

    Don Mauro già in carcere a Bollate

    Mercoledì 23 Maggio 2012

    Si è costituito spontaneamente questa mattina nel carcere milanese di Bollate, don Mauro Stefanoni, 40enne ex parroco di Laglio, condannato in via definitiva ieri in cassazione a 8 anni di reclusione per molestia sessuale su un ragazzino minorenne del paese del centro lago dove lui ha esercitato anni fa. Una presenza volontaria in carcere la sua, che ha evitato così che i carabinieri lo accompagnassero direttamente nella cella dove ora rimarrà per i prossimi anni. Ha già scontato 5 mesi don Mauro Stefanoni gli restano 7anni 6mesi e 8 giorni da scontare. Non avrà l’indulto quindi dovrà farli interamente. Lui, per la cronaca, si è sempre professato innocente ha sempre negato ogni addebito. Questa mattina con grande amarezza ha salutato i propri familiari ed è andato da solo proprio in carcere dove lo attendevano gli agenti di polizia penitenziaria.

  • Ricorso respinto, per don Mauro otto anni di cella

    Ricorso respinto, per don Mauro otto anni di cella

    Mercoledì 23 Maggio 2012

    Tutto confermato. Il ricorso di don Mauro Stefanoni, 40enne canturino, ex parroco di Laglio, è stato ritenuto inamissibile dai giudici della Cassazione di Roma (nella foto a lato il suo ingresso). Che solo a tardissima ora – praticamente nella notte – hanno emesso il verdetto dopo che i legali del religioso, attualmente sospeso da ogni incarico dalla Diocesi, avevano chiesto la riapertura del caso. Tutto confermato, come detto. Restano gli otto anni da scontare per don Mauro, ritenuto colpevole in due gradi di giudizio di violenza sessuale su un ragazzino minorenne di Laglio quando lui era parroco nel paese del lago. Circostanze che Stefanoni ha sempre respinto.

    Lui, l’ex parroco di Laglio, è rimasto a Cantù ad aspettare il verdetto. Chi lo ha visto sostiene con ormai la certezza di finire in carcere. Cosa che avviene oggi. Stamane, infatti, i carabinieri sono andati a casa sua: la sentenza a suo carico, a questo punto, è definitiva ed immediatamente esecutiva. Otto anni di carcere per la violenza denunciata dal ragazino a casa del religioso.

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