Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Como

  • Don Marco aveva altre relazioni con ragazze minorenni

    Don Marco aveva altre relazioni con ragazze minorenni

    Le storie risalgono agli ultimi anni
    Il prete collabora, si scava su altri casi
    Per ora non ci sono denunce o altre imputazioni, ma si tratterebbe sempre di adolescenti. Il gip non ha ancora deciso sugli arresti domiciliari in una struttura ecclesiastica
    Como, 13 marzo 2012 – C’erano altre ragazze nella vita di don Marco Mangiacasale. Il sacerdote di 48 anni, incarcerato con l’accusa di violenza sessuale continuata nei confronti di una ragazzina minorenne, in questi ultimi anni avrebbe intrattenuto relazioni con altre adolescenti della stessa età. Situazioni che sono ora oggetto di ulteriori accertamenti da parte della Procura di Como, per capire i confini e le modalità di queste frequentazioni.
    Per il momento non ci sono imputazioni aggiuntive, e nemmeno denunce, ma solo riscontri in corso da parte dell’ufficio del sostituto procuratore di Como Simona De Salvo, a cui fanno capo le indagini. Nel frattempo, il gip Maria Luisa Lo Gatto, non ha ancora sciolto la riserva relativamente alla richiesta di applicazione degli arresti in una struttura ecclesiastica, dove non avrebbe contatti con l’esterno.

    http://www.ilgiorno.it/como/cronaca/2012/03/13/680539-marco_aveva_altre_relazioni.shtml

    Don Marco, decisione rinviata
    Si indaga su altri due casi

    13 marzo 2012

    Don Marco ammette tutto Ma per ora resta in carcere

    COMO – Resta in carcere, almeno ancora fino a domani, don Marco Mangiacasale, arrestato, indagato per violenza sessuale. Il giudice non ha ancora sciolto la riserva sulla richiesta di remissione ai domiciliari avanzata dai suoi difensori, che lo vorrebbero ospite di una comunità ecclesiastica protetta fuori dai confini della provincia. Non c’è, per il momento, neppure il parere della Procura, che non è vincolante ma è comunque necessario.
    Nel frattempo si fa largo l’ipotesi che altre ragazze abbiano avuto a che fare con il sacerdote. Secondo quanto emerso nelle ultime ore, ce ne sarebbero almeno altre due, entrambe frequentanti l’oratorio di san Giuliano

  • Abusi su ragazzina, il parroco ammette la relazione: «Aiutatemi a guarire»

    Abusi su ragazzina, il parroco ammette la relazione: «Aiutatemi a guarire»

    Il legale di don Marco Mangiacasale: «La situazione è ricontrata, riferirà in modo dignitoso la sua verità»

    Don Marco Mangiacasale
    MILANO – Don Marco Mangiacasale ammette la relazione con la giovanissima parrocchiana e chiede aiuto per superare la sua «affettività anomala». Lunedì mattina, durante il primo interrogatorio in carcere, il sacerdote arrestato con l’accusa di violenza sessuale continuata su una minorenne risponderà a tutte le domande. «Riferirà in modo dignitoso la sua verità», dice il suo legale difensore, Renato Papa, che è stato affiancato anche dal collega Mario Zanchetti. Si parte da un punto fermo, i fatti sono dimostrati. «La situazione è riscontrata – conferma il legale –. Si tratterà di valutare la portata e la natura dei fatti. Cercheremo di chiarire come i fatti non si siano svolti in un contesto di violenza, ma di affettività anomala».

    Parlano i parrocchiani Per il sacerdote, 48 anni, economo della Diocesi di Como rimosso da ogni incarico dopo l’arresto, i difensori chiederanno gli arresti domiciliari. «Non nella sua abitazione, naturalmente – precisa Papa – ma in una sede nella quale sarà possibile avviare un percorso di recupero personale. Pensiamo a una struttura di natura ecclesiastica, se non fosse possibile troveremo un’alternativa».

    Anna Campaniello 10 marzo 2012 | 17:00

    http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/12_marzo_10/como-don-marco-mangiacasale-ammette-violenza-sessuale-ragazzina-2003630333372.shtml?fr=box_primopiano

  • Como/ Arrestato prete a Como, avrebbe abusato di una minorenne

    Como/ Arrestato prete a Como, avrebbe abusato di una minorenne

    Don Marco Mangiacasale, 48 anni, L’economo della diocesi di Como, è stato arrestato per violenza sessuale continuata su una minorenne tra il 2008 e quest’anno. Don Marco è economo dal 2009, mentre dal 2003 era stato parroco di San Giuliano a Como.

    A far scattare le indagini sono state le confidenze al nuovo parroco della ragazzina, impegnata nelle attività della parrocchia. Il parroco di San Giuliano, successore proprio di don Marco, ne ha poi parlato ai genitori della ragazza che, il 28 febbraio scorso, hanno presentato denuncia alla magistratura.

    A riferire le notizie è stato il procuratore della Repubblica di Como, Giacomo Bodero Maccabeo.Nell’ambito dell’inchiesta sono state eseguite attivita’ di perquisizione e sequestro con acquisizione di documentazione anche informatica.  Il vescovo di Como, monsignor Diego Coletti, ha sollevato don Marco da ogni incarico diocesano.

    Lo si legge in una nota ufficiale della Curia comasca che esprime ‘costernazione per la vicenda che vede coinvolto il sacerdote don Marco Mangiacasale’. Nella nota il vescovo informa anche che, sulla base della prassi canonica e dei recenti interventi della Santa Sede in materia, ‘verrà avviato il procedimento giudiziario ecclesiastico nei confronti del sacerdote’. Monsignor Coletti esprime infine il desiderio ‘di seguire con paterna sollecitudine tutti i fattori rilevanti della complessa vicenda, nel rispetto dovuto al lavoro svolto dalla Magistratura inquirente e giudicante, e con la doverosa attenzione per tutte le persone implicate nei fatti incriminati, a cominciare da coloro che hanno promosso la causa sporgendo accusa’.

    http://www.affaritaliani.it/cronache/prete-como080312.html

  • Don Marco, prima notte in carcere: è guardato a vista

    Don Marco, prima notte in carcere: è guardato a vista

    Giovedì 08 Marzo 2012

    Il sacerdote della Diocesi di Como, accusato di violenza sessuale, in isolamento al Bassone. Sbigottimento al momento del fermo, ora si attende l’interrogatorio con il giudice.

    Prima notte in carcere in isolamento. Don Marco Mangiacasale, il sacerdote della Diocesi di Como – ora economo della Curia, anche se da ieri sospeso dall’incarico – accusato di violenza sessuale su una ragazzina minorenne è al Bassone in una cella dove è guardato a vista dagli agenti di polizia penitenziaria. Si temono anche gesti autolesionistici. Ma l’isolamento è anche una condizione tipica di un fermo simile, con reati così pesanti che vengono contestati. Almeno in attesa della decisione del giudice di Como che ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare per lui. L’interrogatorio è previsto nei prossimi giorni, ancora da fissare la data. Probabile che possa slittare a dopo il week-end, magari lunedì.

    Intanto emergono alcuni particolari del fermo del religioso, avvenuto ieri ad Abbadia Lariana da parte degli uomini della polizia giudiziaria della Procura di Como. Incredulità e sbigottimento all’inizio per lui, per poi lasciare spazio alla rassegnazione ed al silenzio. Don Marco non avrebbe detto nulla quando gli è stato notificato il provvedimento restrittivo. L’accusa è quella di avere ripetutamente abusato sessualmente – per quasi 4 anni – di una ragazzina minorenne che frequenta l’oratorio di San Giuliano. Fino a quando i genitori sono venuti a conoscenza dei sospetti ed hanno chiesto agli inquirenti di fare luce sulla vicenda. Il religioso, 48 anni, è stato anche parroco a San Giuliano per diversi anni. E lì avrebbe conosciuto la giovane finita al centro dell’inchiesta.

     

  • Storia di almeno tre anni, ora spuntano anche gli sms…

    Storia di almeno tre anni, ora spuntano anche gli sms…

    Giovedì 08 Marzo 2012

    I retroscena del clamoroso arresto del sacerdote di Como per violenza sessuale. I presunti abusi sulla ragazzina sarebbero iniziati quando lei aveva 13 anni. Incontri in parrocchia.

    Una storia iniziata almeno tre anni fa. Forse anche prima. Quando la ragazzina aveva appena 13 anni. E’ questa la contestazione della Procura di Como a don Marco Mangiacasale, il 48enne sacerdote comasco arrestato ieri per violenza sessuale aggravata sulla giovanissima. Tre anni di presunti abusi e comportamenti poco consoni a quelli che la chiesa indica per un sacerdote. Se non proprio violenza sessuale, comunque palpeggiamenti ed atteggiamenti inequivocabili. Questo è quello che sostiene la procura di Como e che il Gip Maria Luisa Lo Gatto ha recepito con l’ordinanza firmata nei giorni scorsi, eseguita ieri. La vittima inizialmente non avrebbe capito, poi forse in soggezione non avrebbe detto nulla. I due, da quanto emerge dall’inchiesta, si sarebbero incontrati alla casa parrocchiale di San Giuliano a Como dove il religioso è stato in servizio negli anni scorsi.

    Ieri, dopo il suo arresto, gli agenti della Pg di Como hanno perquisito la casa di don Marco, in centro città. Sequestrati telefonini in uso al religioso e Pc. Tutto ora all’esame degli inquirenti. E da quanto si apprende, tra le accuse a don Marco – lunedì interrogatorio davanti al giudice – anche quelle di aver spedito alla ragazzina ripetutamente sms dal tono allusivo o forse anche qualcosa di più. Non uno, ma diversi da quanto si è potuto ricostruire. E così il quadro accusatorio per il sacerdote è più che mai complesso. Ma il suo legale assicura che lui collaborerà e che lunedì, davanti al giudice, si comporterà da uomo. La Diocesi, intanto (vedi precedente lancio) lo ha sospeso da ogni incarico in attesa di chiarire la sua posizione.

  • Un prete arrestato per violenza su una ragazzina

    Un prete arrestato per violenza su una ragazzina

    Un prete arrestato per violenza su una ragazzina
    Succede a Como

    L’economo della diocesi di Como, don Marco Mangiacasale, ex parroco della Chiesa di San Giuliano, e’ stato arrestato con l’accusa di violenza sessuale nei confronti di una ragazzina minorenne. Il sacerdote e’ stato prelevato dagli uomini della polizia giudiziaria della Procura di Como.

    DETENZIONE IN ISOLAMENTO – Per lui e’ stata disposta la detenzione in isolamento almeno fino a quando sara’ interrogato dal giudice preliminare. A far scattare le indagini che hanno portato all’arresto, sarebbe stata la denuncia presentata dai genitori della presunta vittima. Secondo quanto si apprende i presunti abusi sessuali si sarebbero protratti per diversi anni prima che la ragazzina li raccontasse all’attuale parroco di San Giuliano, parrocchia del centro cittadino il quale ha poi raccontato tutto ai famigliari della giovane. Si parla di un periodo compreso fra l’inverno 2008 e pochi giorni fa. Il religioso 48enne e’ stato prelevato nel primo pomeriggio mentre si trovava ad Abbadia Lariana, in provincia di Lecco.

    COSTERNAZIONE – “Apprendiamo con costernazione la vicenda che vede coinvolto il sacerdote don Marco Mangiacasale della Diocesi di Como“. E’ quanto scrive in una nota il vescovo di Como, Monsignor Diego Coletti, in seguito all’arresto dell’economo diocesano con l’accusa di aver abusato sessualmente di una ragazzina minorenne per circa quattro anni, dall’inverno del 2008 fino a pochi giorni fa. Nella nota il capo della Curia lariana spiega che “Don Marco Mangiacasale viene sollevato da ogni incarico diocesano e inoltre, seguendo la prassi richiesta dal codice di diritto canonico, e dai recenti interventi della Santa Sede in materia, sara’ avviato il procedimento giudiziario ecclesiastico nei sui confronti”.

    LA VITTIMA – Il vescovo poi rivolge un pensiero alla presunta vittima degli abusi. “E’ desiderio del vescovo di Como – conclude – seguire con paterna sollecitudine tutti i fattori rilevanti della complessa vicenda, nel rispetto dovuto al lavoro svolto dalla magistratura inquirente e giudicante, e con la doverosa attenzione per tutte le persone implicate nei fatti incriminati, a cominciare da coloro che hanno promosso la causa sporgendo accusa”. (AGI)

    www.giornalettismo.com/archives/210…-una-ragazzina/

    Como, arrestato prete: abusi su minore
    Il vescovo lo ha sospeso da ogni incarico

    COMO – L’economo della diocesi di Como, don Marco Mangiacasale, 48 anni, è stato arrestato per violenza sessuale continuata nei confronti di una minorenne. L’ordinanza di custodia cautelare è stata eseguita oggi mentre il sacerdote si trovava nel Lecchese. La notizia è stata resa nota, attraverso un comunicato, dal procuratore della Repubblica di Como, Giacomo Bodero Maccabeo. I fatti contestati si riferiscono al periodo compreso tra il 2008 e quest’anno. Don Marco è economo della diocesi dal 2009, mentre dal 2003 era stato parroco di San Giuliano a Como.

    Le confidenze al nuovo parroco. Sono state le confidenze al nuovo parroco della ragazzina, una frequentatrice delle attività della parrocchia, a dare il via all’indagine che ha portato all’arresto del sacerdote. Secondo quanto ha riferito il procuratore della Repubblica di Como, il parroco di San Giuliano, successore proprio di don Marco, ne ha poi parlato ai genitori della ragazza che, il 28 febbraio scorso, hanno presentato denuncia alla magistratura.

    Perquisizioni e sequestri. Nell’ambito dell’inchiesta sono state eseguite attività di perquisizione e sequestro, ha precisato ancora il procuratore, con acquisizione di documentazione anche informatica. La Procura ha inoltre reso noto di avere tempestivamente informato dell’arresto l’Ordinario Diocesano.

    L’intervento del vescovo. Intanto il vescovo di Como, monsignor Diego Coletti, ha sollevato don Marco da ogni incarico diocesano. Lo si legge in una nota ufficiale della Curia comasca che esprime «costernazione per la vicenda che vede coinvolto il sacerdote don Marco Mangiacasale». Nella nota il vescovo informa anche che, sulla base della prassi canonica e dei recenti interventi della Santa Sede in materia, «verrà avviato il procedimento giudiziario ecclesiastico nei confronti del sacerdote». Monsignor Coletti esprime infine il desiderio «di seguire con paterna sollecitudine tutti i fattori rilevanti della complessa vicenda, nel rispetto dovuto al lavoro svolto dalla Magistratura inquirente e giudicante, e con la doverosa attenzione per tutte le persone implicate nei fatti incriminati, a cominciare da coloro che hanno promosso la causa sporgendo accusa».
    Mercoledì 07 Marzo 2012 – 21:41 Ultimo aggiornamento: 21:42

    www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=184745&sez=HOME_INITALIA

  • Clamoroso in Cassazione. Nuovo rinvio per don Mauro

    Clamoroso in Cassazione. Nuovo rinvio per don Mauro

    Clamoroso in Cassazione. Nuovo rinvio per don Mauro
    Sabato 21 Gennaio 2012
    Vicenda surreale – A ottobre il problema era stato creato da una agenda troppo fitta. Non si conosce ancora la prossima data di convocazione
    Anche ieri niente udienza: questa volta si tratta di un difetto di notifica
    Incredibile ma vero. Anche ieri, come già avvenuto a inizio ottobre, la Corte di Cassazione non ha chiuso la vicenda legata a don Mauro Stefanoni.
    I giudici del “Palazzaccio”, infatti, hanno terminato la mattinata con un rinvio a nuovo ruolo (il secondo consecutivo) spostando tutto nella migliore delle ipotesi di almeno un paio di mesi.
    Si prolunga dunque oltre il tollerabile l’attesa delle parti per definire, in un senso o nell’altro, una vicenda che ha fatto discutere non solo la provincia di Como.
    Di fronte ai giudici romani, come detto, avrebbe dovuto essere discusso il caso dell’ex parroco di Laglio accusato da un ragazzo dell’oratorio (all’epoca dei fatti minorenne) di violenza sessuale.
    Un fascicolo delicato, con il prete condannato sia in primo grado a Como sia in secondo grado a Milano alla pena di otto anni. L’ultima parola spettava ieri alla Cassazione. Data che era stata fissata dopo il precedente rinvio di ottobre, quando i giudici romani si trovarono in agenda ben 28 cause riuscendo a discuterne poco più della metà. Tra queste, già allora, non c’era il caso di don Mauro Stefanoni rinviato appunto al 20 gennaio.
    Così, ieri mattina, gli avvocati delle parti si sono ritrovati di nuovo di fronte ai giudici della Terza sezione della Corte di Cassazione. Tutti tranne uno, ovvero Massimo Martinelli, uno dei legali di don Mauro. La difesa, con l’avvocato Guido Bomparola, ha infatti eccepito in apertura di udienza un difetto di notifica in quanto la convocazione per il 20 gennaio, all’avvocato Martinelli, era giunta solo il 9 gennaio mentre avrebbe dovuto arrivare almeno un mese prima, quindi il 20 dicembre.
    Inevitabile per la corte, a questo punto, prendere atto della situazione e rinviare tutto a nuovo ruolo, con una nuova data, nuove notifiche e, ovviamente, una nuova convocazione a Roma sperando che sia la volta buona.
    «Ecco perché i tempi della giustizia sono così lunghi», si è limitato a sbottare il presidente della Terza sezione.
    Decisamente contrariati ovviamente anche gli avvocati di parte civile, Nuccia Quattrone e Leonardo Ortelli, giunti nella Capitale per nulla, con l’unico compito di riferire alla vittima e alla famiglia che rappresentano, che ancora una volta tutto era stato rinviato. «Come ci sentiamo? Presi in giro – dicono in coro Ortelli e la Quattrone – Questa è la macchina della giustizia in Italia. Una volta che la difesa ha eccepito il difetto di notifica, i giudici non hanno potuto fare altro che rinviare tutto a nuovo ruolo».
    «I diritti fondamentali della difesa devono sempre e comunque essere garantiti – commenta invece l’avvocato Bomparola, sul treno di ritorno dalla Capitale – C’è l’obbligo di notificare la convocazione dell’udienza almeno un mese prima e al mio collega è arrivata solo 11 giorni prima, il 9 gennaio. Lo stesso presidente ha detto in aula che si trattava non di un ritardo, ma di un “ritardissimo”». Rimane il fatto che le parti dovranno ora sobbarcarsi l’ennesimo viaggio verso Roma. «Io credo che le cose debbano essere semplificate – conclude Guido Bomparola, l’avvocato di don Mauro – Nell’epoca di Internet, dove con un click si inviano messaggi in tempo reale a migliaia di chilometri di distanza, non è possibile non riuscire a notificare per tempo degli avvisi. Le procedure dovrebbero essere semplificate».
    Nessun commento invece dalla famiglia della vittima, che ha appreso la notizia rimanendo sul Lario. A filtrare è stata solo una grande rabbia che però non ha lasciato spazio alle parole.

    Mauro Peverelli

  • Olanda-shock: quando il vescovo “organizza” i pedofili

    Olanda-shock: quando il vescovo “organizza” i pedofili

    19/12/2011
    Ancora una bufera per la Chiesa olandese: il presule Philippe Bär, per dieci anni alla guida della diocesi di Rotterdam , accusato di supporto organizzativo a un’associazione pedofila
    GIACOMO GALEAZZI CITTÀ DEL VATICANO

    Vescovo e capo di una «gang» di pedofili. Il presule Philippe Bär (che per un decennio ha guidato la diocesi più importante dei Paesi Bassi, dal 1983 al 1993) è sospettato di aver fornito supporto organizzativo ad un’associazione la cui finalità era quella di abusare sessualmente di minori. E di averne a sua volta fatto parte.

    Nel 1993 il capo della diocesi di Rotterdam lasciò improvvisamente il suo incarico per ritirarsi in nell’abbazia benedettina di Chevetogne, in Belgio. In Olanda la Chiesa è sempre più nella bufera. Dopo la deriva d’Irlanda, nel «clero infedele» si allarga il fronte olandese. Prima le conclusioni-choc della commissione indipendente sulla pedofilia (molestato un bambino su cinque entrato in contatto con istituzioni ecclesiastiche), adesso l’accusa di abusi sessuali rivolta al vescovo emerito di Rotterdam.

  • Il caso a Perugia: presunti abusi in una struttura di accoglienza Giulio Golia con il prete accusato

    Il caso a Perugia: presunti abusi in una struttura di accoglienza Giulio Golia con il prete accusato

    Perugia, 26 novembre 2011 – LO SCANDALO dei presunti abusi sessuali subìti da alcuni ospiti di una struttura di accoglienza da parte di un sacerdote, si arricchisce di un nuovo colpo di scena. Dopo i fatti rivelati da un servizio del programma televisico «Le Iene» e l’istitutuzione di una Commissione diocesana, incaricata di redigere una relazione da presentare al vescovo Monsignor Gualtiero Bassetti, questa volta scendono in campo coloro che fin da ragazzi hanno conosciuto il sacerdote oggi sotto accusa. E lo fanno per difendere l’amico di sempre: «Questa è una lettera aperta sul prete accusato di abusi sessuali indirizzata alla gente — scrivono coloro che credono nella totale innocenza del religioso —. Prima di tutto ci presentiamo: noi siamo gli amici del prete, anzi gli amici dell’uomo vero che lui è. Siamo quelli che sono nati e cresciuti insieme a lui, quelli che conoscono da sempre la sua generosità, la sua bontà e la sua disponibilità nei fatti verso gli altri. Ed allora diciamo a lui, all’uomo: “Siamo con te, non crediamo una parola delle accuse che ti rivolgono, siamo i tuoi amici e ne siamo fieri“. E poi vogliamo urlare tutta la nostra rabbia: la vogliamo urlare alla gente, alle Iene, e a tutti coloro che guardano più all’aspetto scandalistico che alla sostanza delle cose».

    GLI AMICI del sacerdote esprimono «rabbia per tutto il fango che con superficialità viene gettato addosso a un uomo, a un prete, che dedica tutta la sua vita ad aiutare gli altri; rabbia per le notizie false che circolano quotidianamente».Di qui un appello ai «signori delle Iene»: «Non dovrebbe essere scandalo gratuito ma oggettività, e allora, perché dare solo voce ai tre dei presunti abusi e non dare voce alle centinaia di ragazzi che il prete ha aiutato? Andate a vedere le sue “case accoglienza”, ma non soffermatevi pretestuosamente sui puri aspetti burocratici, guardate piuttosto l’amore e la passione dentro gli occhi dei ragazzi che ci vivono. Andate a vedere i fatti e dategli voce, non ascoltate solo le parole. Ma soprattutto, se volete scoprire la verità,andate da quei genitori disperati che hanno un figlio con un grave problema, uno di quelli di cui ci si vergogna, uno di quei problemi di fronte al quale la maggior parte della gente ti evita e chiedete loro perché vanno da lui e non da qualche altra parte. Vanno da lui perché è uno dei pochissimi che se sei in mezzo alla strada e gli chiedi aiuto si sporca le mani e ti aiuta subito, senza chiederti se puoi pagare, di che razza sei o da dove vieni». E infine: «Queste cose ditele e soprattutto lasciatelo lavorare. E poi l’ultima domanda, forse la più importante: quali sonoi veri motivi per cui si vuole far fuori questo prete scomodo? Guardate oltre l’apparenza e scoprirete che questa è una storia dove gli abusi sono solo un pretesto, scoprirete che sotto c’è una lotta tra chi fa e chi parla, tra le opere e la burocrazia fine a se stessa, tra chi aiuta veramente e chi pensa solo allo stipendio. Tra l’interesse di casta e la buona volontà».

    di CRISTINA BELVEDERE

    http://www.lanazione.it/umbria/cronaca/201…se_accuse.shtml

  • Usa, fuga dalla Chiesa cattolica

    Usa, fuga dalla Chiesa cattolica

    23/11/2011
    Il 3 per cento dei cattolici statunitensi ha lasciato la comunità ecclesiale a causa soprattutto degli scandali sulla pedofilia
    Giacomo Galeazzi
    Città del Vaticano

    Due milioni «in fuga» da Roma. Effetto-abusi: emorragia di fedeli negli Stati Uniti. Il 3% dei cattolici Usa ha lasciato la Chiesa a causa dello scandalo dei preti pedofili, secondo una ricerca condotta per l’università di Notre Dame da Daniel M. Hungerman. E a beneficiare maggiormente della crisi del cattolicesimo statunitense è la confessione battista. A mettere in guardia da una «crisi di credibilità» della Chiesa Usa era già stato Guido Mocellin sulla rivista dei padri dehoniani «Il Regno». La colpa è soprattutto della linea di condotta omissiva applicata dall’episcopato prima della «tolleranza zero» imposta da Benedetto XVI.

    Per anni i vescovi americani, infatti, hanno tentato di coprire i sacerdoti colpevoli trattando i risarcimenti delle vittime lontano dalle aule dei tribunali, invece di denunciare tutti i casi di cui venivano a conoscenza all’autorità giudiziaria e invece di rimuovere gli accusati dagli incarichi pastorali. E tardiva è apparsa la pubblica ammissione dei presuli della loro precedente insufficienza o inadeguatezza di fronte alle violenze sessuali ai danni di minori compiute da sacerdoti. La sensazione che «nella Chiesa cattolica sia prevalsa la preoccupazione di difendere i propri sacerdoti piuttosto che i propri ragazzi; che i vescovi abbiano preferito spendere miliardi di dollari in risarcimenti privati pur di non ammettere pubblicamente le responsabilità proprie e dei sacerdoti sotto la loro giurisdizione; che in sostanza sia stata così patentemente tradita la fiducia che l’istituzione ecclesiastica cattolica per tanti altri aspetti si è meritata nel paese, mettendo gli aspetti legali e finanziari davanti a quelli pastorali, tutto ciò sta generando, particolarmente nel “cattolico americano” comune, sentimenti dolorosi: tristezza, ripulsa, rabbia, frustrazione, confusione, imbarazzo».

    È come se collettivamente, nella relazione tra Chiesa-istituzione e Chiesa-popolo, «si fosse riprodotta in parte la dinamica che è intercorsa, in ciascuna delle violenze perpetrate, tra il sacerdote e il ragazzo che ne è divenuto vittima». L’ondata di scandali che ha prodotto l’attuale emorragia di due milioni di fedeli è stata anticipata negli Stati Uniti da due gravissimi precedenti. Nel 1985 il caso della diocesi di Lafayette sulla base del quale i vescovi iniziarono a prendere coscienza del problema e nei primi anni Novanta quando un ex-prete, J.Berry, pubblicò il volume «Non c’indurre in tentazione: i sacerdoti cattolici e le violenze sessuali sui minori». «Ciò che crea sconcerto nell’opinione pubblica non è tanto la notizia in sé del comportamento sessualmente scorretto di un certo numero di preti ai danni di minori: altre istituzioni, e segnatamente le altre Chiese, non sono meno colpite della Chiesa cattolica dal fenomeno- è l’analisi di Mocellin-.La percentuale di preti autori di questi comportamenti sul totale, le cui stime oscillano dal 3% al 6%, non si discosta dalla percentuale complessiva degli autori di violenze sessuali sui minori rispetto al totale della popolazione».

    Piuttosto l’opinione pubblica americana (e la quota di fedeli cattolici al suo interno) si è gravemente allarmata per il dato, emerso con chiarezza, secondo cui molti vescovi avrebbero cercato di coprire le responsabilità dei loro sacerdoti: omettendo di denunciarli all’autorità giudiziaria, patteggiando con le vittime risarcimenti in denaro in cambio del silenzio, e infine limitando la sanzione canonica a un trasferimento ad altra parrocchia, dopo una breve terapia psichiatrica.

    «Come se il proprio approccio, di tipo morale e religioso, potesse alla fine ottenere ciò che la medicina dichiaravano di non poter conseguire», sottolinea Mocellin: «È poco consolante il fatto che la Conferenza episcopale avesse affrontato per tempo il fenomeno: richiedendo già nel 1985 un primo, ampio dossier; dedicando l’assemblea del giugno 1992 al tema e emanando una serie di principi-guida; deliberando nel 1993 (dopo un incontro con la Santa Sede e una lettera di Giovanni Paolo II) la costituzione di una Commissione ad hoc in seno alla Conferenza, e infine pubblicando nel 1995 “Camminare nella luce”, dedicato in generale alle violenze sessuali sui minori ma consapevole delle specifiche responsabilità del clero in proposito».

    Ed è probabile che «l’insieme delle indicazioni che emergono da questo lavoro fosse in grado di arginare e gestire il fenomeno: ma esse non erano vincolanti per ciascun vescovo e dunque ciascun vescovo si è regolato come ha creduto». Gli interrogativi che negli Stati Uniti attraversano la comunità ecclesiale riguardano in realtà questioni molto concrete, come le modalità di selezione dei candidati al sacerdozio e, più latamente, la possibilità di aprire anche nella Chiesa latina l’accesso al presbiterato agli uomini sposati (se non alle donne): «non perché le violenze sessuali sui minori siano leggibili come espressione deviata di una sessualità che, potendo, si rivolgerebbe “normalmente” verso donne adulte (questa lettura non sarebbe corretta), ma perché l’obbligo del celibato finirebbe per restringere la rosa dei candidati al presbiterato a individui sessualmente immaturi o di orientamento omosessuale».

    Quindi «non v’è dubbio che, inaspettatamente, anche per l’osservatore europeo, la Chiesa degli Stati Uniti è stata come spiazzata da una problematica nella quale, per il particolare contesto della società in cui vive e per le parallele prove di vitalità che ha dato in questi anni, ce la saremmo aspettata all’avanguardia». L’atteggiamento difensivo complessivamente messo in mostra, sottolinea lo studioso, «è in fondo più vicino a una comprensione di sé di impianto pre-conciliare, diffidente verso l’opinione pubblica , geloso del prestigio sociale dei propri quadri al punto da volerlo difendere anche contro l’evidenza dei fatti. Il paragone proposto da uno psicologo della Loyola University di Chicago con i generali sudisti, che dopo la sconfitta nella Guerra di secessione non volevano accettare che “quel mondo era finito”, è molto americano, ma molto efficace».