Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Como

  • Don Mauro, stop al processo canonico

    Don Mauro, stop al processo canonico

    Ex parroco di Laglio. Il religioso era stato condannato in primo grado per violenza sessuale su un minore all’epoca dei fatti

    La Diocesi accoglie il suggerimento del legale del sacerdote in attesa del processo d’Appello

    Tutto rinviato a data da destinarsi. E comunque, senza dubbio alcuno, non prima della sentenza d’Appello. Il processo canonico a don Mauro slitta in avanti. Dopo il primo faccia a faccia dello scorso 18 novembre, infatti, di passi non ne sono stati più compiuti. O meglio, le parti si sono ritrovare un’altra volta decidendo appunto di rinviare tutto.

    Ma andiamo con ordine, partendo proprio da quello che sarebbe avvenuto quel martedì pomeriggio, il 18 novembre 2008.

    Con, l’una di fronte all’altro, la Curia di Como e don Mauro Stefanoni, l’ex parroco di Laglio condannato in primo grado a 8 anni di reclusione per violenza sessuale su un ragazzo che all’epoca dei fatti era minorenne.
    In quell’occasione il parroco avrebbe chiesto di potersi cercare un avvocato di fiducia, che per i processi canonici devono essere sacerdoti. Oppure, e questo sarebbe stato il caso dell’ex parroco di Laglio, un laico con la dispensa dal Vaticano.

    Alla scelta del proprio legale – in arrivo da Roma – sarebbe seguito, in una data tenuta riservata per tutte queste settimane, un ulteriore incontro tra le parti, in cui la difesa avrebbe suggerito alla Curia lariana di prendere tempo in attesa del giudizio in Appello a cui i legali di don Mauro – Massimo Martinelli e Guido Bomparola – hanno presentato ricorso lo scorso 30 ottobre 2008. Una “dritta” a cui, a quanto pare, la Diocesi lariana avrebbe aderito bloccando il processo canonico e rinviandolo a data da destinarsi. Un giorno che rimane ignoto, in quanto a Milano la Corte d’Appello non ha ancora fissato l’udienza.

    Un ulteriore indizio, a conferma dello slittamento del procedimento interno al diritto canonico, sarebbe la mancanza di ogni contatto con la parte lesa, ovvero la famiglia del giovane, ex parrocchiano di Laglio, a cui non sarebbe stato comunicato nulla.

    Il processo canonico, infatti, prevede che possa anche essere richiesta una nuova audizione del ragazzo che avrebbe subito la violenza (salvo opposizione), oltre che ovviamente del prete sotto inchiesta. Per il resto i passaggi sono simili a un normale processo penale, con il collegio giudicante formato da componenti della Congregazione e normali udienze dove vengono prese in considerazione le prove raccolte. Il processo canonico funziona parallelamente a quello penale, senza tuttavia alcun punto di contatto. Gli avvocati devono essere sacerdoti, oppure laici con la dispensa del Vaticano.

    La Diocesi di Como, che non ha mai voluto commentare direttamente la questione dichiarando solo la propria «fiducia nella magistratura», dopo la pesante sentenza di primo grado ha rimosso don Mauro dal suo precedente incarico a Colico. Il prete vive oggi a Cantù nella casa dei genitori.

    Mauro Peverelli

  • Don Mauro contro i testimoni Secondo l’ex parroco di Laglio sarebbero state indicate circostanze non veritiere Il sacerdote ha denunciato oltre trenta persone

    Don Mauro contro i testimoni Secondo l’ex parroco di Laglio sarebbero state indicate circostanze non veritiere Il sacerdote ha denunciato oltre trenta persone

    Venerdì 20-02-2009
    Il sacerdote ha denunciato oltre trenta persone

    Tutti denunciati. Oltre una trentina di testimoni dell’accusa che, nei mesi scorsi, sono sfilati in Tribunale a Como nel processo a carico di don Mauro Stefanoni, l’ex parroco di Laglio accusato e poi condannato in primo grado a 8 anni di reclusione per violenza sessuale su un ragazzo del paese, minorenne all’epoca dei fatti.

    Lo si apprende al Tribunale di Como dove, nelle ultime settimane, i fascicoli relativi a questi procedimenti sono sfilati sul tavolo della Procura. Sono stati denunciati tutti coloro che sono stati chiamati dal pm Maria Vittoria Isella a spiegare fatti e circostanze relativi al procedimento a carico del religioso. Da chi ha svolto le indagini su disposizione della Procura, come gli agenti della squadra mobile della Questura, ai genitori e agli amici più stretti della vittima.

    Don Mauro, assistito dai suoi avvocati Guido Bomparola e Massimo Martinelli, avrebbe ravvisato nel loro comportamento qualcosa di irregolare, di non veritiero. Tanto che sono partite, quasi contestualmente alle varie udienze al Tribunale, le denunce. Oltre trenta, in tutto, come detto, di cui parte già in fase di archiviazione visto che il magistrato che si è occupato della vicenda – differente dal pm di udienza – non avrebbe ravvisato alcunché di irregolare né tantomeno con rilievi di natura penale.

    L’inchiesta su don Mauro e i suoi presunti abusi di natura sessuale è partita nel 2005. Quando la vicenda era emersa aveva suscitato molto scalpore a Laglio. Il parroco ha sempre rigettato con decisione ogni accusa. Lo ha fatto davanti agli inquirenti, lo ha ribadito durante il processo che si è svolto tra il 2007 e il 2008 al Tribunale cittadino. Ma al termine di tante e combattute udienze il sacerdote è stato ritenuto colpevole e condannato: 8 anni di reclusione, in primo grado, stessa pena che il pm Isella aveva sollecitato per il religioso.

    «Una congiura contro di lui», hanno sempre tuonato i suoi due legali che hanno già depositato alla Corte di appello di Milano un voluminoso ricorso (oltre 300 pagine) per chiedere un processo bis a don Mauro. Nel frattempo, il prete è stato sospeso dalla Curia di Como da ogni incarico. Da Laglio, infatti, era finito agli arresti domiciliari nella casa dei genitori a Cantù.

    E da qui era stato trasferito dalla Diocesi a Colico, in Altolago. Ma è stato proprio il vescovo Diego Coletti, qualche settimana dopo la sentenza di primo grado, a decidere di intervenire e a mettere l’ormai 30enne religioso in una situazione di aspettativa. Fuori dalla Curia, lontano da impegni o incontri con parrocchiani, in attesa di chiarire il contenuto delle accuse mosse dal ragazzino, minorenne quando sarebbero avvenuti i fatti. A carico di don Mauro è stato avviato anche il processo canonico che ha tempi e modalità decisamente differenti rispetto a quelli della giustizia ordinaria.

    Marco Romualdi

  • “Don Mauro, archiviato il favoreggiamento”

    “Don Mauro, archiviato il favoreggiamento”

    l’indagine Don Mauro, archiviato il favoreggiamento La Procura chiude l’inchiesta aperta nei confronti del vescovo emerito Maggiolini

    La morte di monsignor Alessandro Maggiolini, vescovo emerito scomparso lo scorso novembre, ha indotto la Procura della Repubblica di Como ad archiviare l’inchiesta aperta a suo tempo nei confronti suoi e dei suoi collaboratori Enrico Bedetti e Oscar Cantoni, attuale vescovo di Crema, accusati inizialmente di favoreggiamento nei confronti dell’ex parroco di Laglio don Mauro Stefanoni.

    La vicenda aveva preso corpo nel corso del processo per violenza sessuale nei confronti del sacerdote, che aveva riferito in aula di essere stato informato dell’esistenza di una indagine penale nei suoi confronti dai tre alti prelati, che lo avevano convocato e incontrato in curia a Como.

    Quella fuga di notizia fu, secondo l’ipotesi formulata dal pm Maria Vittoria Isella, la causa principe del naufragio dell’indagine, che quel giorno, di fatto, si fermò, visto che l’indagato badò bene a non assumere più comportamenti penalmente censurabili. Lui, don Stefanoni, negò sempre, sostenendo non solo di essere innocente ma, prima anocra, di non avere mai orientato le proprie mosse in base a quanto gli fu riferito allora, mentre monsignor Maggiolini, che pure con il pm non parlò mai (né lui né gli altri prelati) lasciò sempre a intendere di essersi volutamente e semplicemente comportato come il buon padre di famiglia, come un vescovo con un “suo” parroco.

    La scomparsa del vescovo emerito vanifica in ogni caso qualunque possibile sviluppo dell’indagine. Viene meno la possibilità di una sua testimonianza, il solo atto che avrebbe consentito alla Procura della Repubblica di accertare la sussistenza di quel che si definisce «elemento soggettivo» del reato, di capire cioè se i monsignori Bedetti e Cantoni commisero un favoreggiamento consapevole. La pratica va in soffitta per sempre, mentre si attende la fissazione della data del processo d’appello di don Mauro, deciso a fare valere le proprie ragioni anche al tribunale di Milano, dove la sentenza di primo grado è già stata impugnata dai suoi avvocati. Oltre un centinaio di pagine per decine di motivi d’appello, coerentemente alla condotta processuale tenuta a Como, dove l’imputato aveva sempre negato ognuno degli addebiti mossi dall’ex parrocchiano minorenne che lo accusava di violenza sessuale. La data del processo non dovrebbe farsi attendere.

  • “El prelado me sodomizó e intentó otros juegos sexuales”

    “El prelado me sodomizó e intentó otros juegos sexuales”

     

    domingo 25 de enero de 2009
    Italia, “El prelado me sodomizó e intentó otros juegos sexuales”

    Giuseppe Carraro, Obispo de Verona-

    “El prelado me sodomizó e intentó otros juegos sexuales”

    Decenas de sordomudos italianos abusados exigen justicia – La Curia les acusa de “alucinación” y “vendetta”

    MIGUEL MORA – Roma – 25/01/2009
    Durante un siglo, el Instituto Antonio Provolo de Verona fue visto como un ejemplo modélico de la caridad de la Iglesia católica. El centro de la Congregación de la Compañía de María para la educación de los sordomudos ofrecía enseñanza gratis y vías de inserción laboral a docenas de niños con problemas de sordera y habla, originarios de familias pobres y campesinas del entonces miserable nordeste italiano.

    Esta semana, cerca de 70 ex alumnos sordomudos del colegio, ahora hombres y mujeres de entre 41 y 70 años, han decidido romper décadas de silencio, en algunos casos medio siglo, y han revelado que sufrieron abusos sexuales y malos tratos a manos de sacerdotes y laicos de forma sistemática.
    Los testimonios detallan decenas de casos de sodomía, masturbaciones forzadas, a solas y en grupo, golpes, vejaciones y amenazas. Un infierno de proporciones espantosas que duró al menos 30 años y ahora se abate sobre la Curia y la Santa Sede, responsable directa de la congregación, todavía hoy al frente del centro.
    Según ha revelado el propio obispo de Verona, Giuseppe Penzi, entre los acusados de sodomía está Giuseppe Carraro, que fue prelado de la ciudad entre 1958 y 1978, fallecido y en proceso de beatificación.
    Bruno, un ex alumno que frecuentó el instituto desde los nueve años hasta los 15 a finales de los años cincuenta, y a quien sus compañeros recuerdan como “el guapo”, ha narrado por escrito su experiencia con el obispo Carraro. “Dos curas del Provolo me llevaron al palacio episcopal y me dejaron a solas con él. Era 1959. Yo tenía 11 años. Me sodomizó e intentó otros juegos sexuales. Fue una experiencia terrible”.
    No fue la única: “Desde tres meses después de entrar en el Instituto y hasta el último año fui objeto de atenciones sexuales. Fui sodomizado y forzado a mantener relaciones de todo tipo por los siguientes padres y hermanos”. Y a continuación da una lista de 16 nombres.
    Junto a él, 66 ex alumnos más firman la carta pública. Durante casi dos años, los sordomudos intentaron que la Curia veronesa les escuchara. Ante la falta de respuestas, enviaron su caso a revista L’Espresso con los testimonios de 15 miembros de la Asociación de Sordos Antonio Provolo.
    Todos leen con gran dificultad, pero lo que cuentan es sencillo. Afirman que al menos 25 curas y hermanos laicos del centro abusaron de ellos durante años. Las sevicias empezaban a edades precoces y a veces se extendían hasta antes de la mayoría de edad.
    “Me llamo A. V., nací en V. y frecuenté el Instituto para sordomudos Antonio Provola de Verona entre 1956 y 1969”, narra uno de ellos. “De los seis a los diez años fui repetidamente sodomizado por dos curas (da los nombres), los dos todavía vivos, y por dos hermanos laicos (otros dos nombres), uno vivo y el otro fallecido. La violencia sucedía en los baños y habitaciones del instituto y, a veces en la Iglesia de Santa María del Pianto”.
    Entre los denunciantes hay también mujeres, como N. “Nací en V., y a los tres años me quedé sorda. Asistí al instituto desde los seis a los 17 años. A los 13, durante una confesión cara a cara, sin celda, Don Lino me tocó el seno varias veces. Me escapé y nunca me volví a confesar”. Otras afirman que corrieron peor suerte.
    La Curia queda en una situación muy difícil. Los ex alumnos han recordado que han obtenido la fuerza para contar su drama gracias a la firmeza mostrada por el papa Ratzinger el año pasado, cuando condenó los escándalos protagonizados por sacerdotes pederastas en Estados Unidos y Australia.
    El obispo de Verona, Giuseppe Zenti, acusado de querer echar tierra al asunto, convocó el viernes una conferencia de prensa en el salón del episcopado, el mismo donde Bruno fue presuntamente abusado hace 30 años. Zenti negó haber sido “reticente” y dijo que los episodios serán analizados y aclarados. A la vez, quitó crédito a las denuncias calificándolas de “alucinación” y de “vendetta”.
    Su versión es que la asociación de sordos le amenazó con sacar a la luz casos de pedofilia inventados si no les cedían gratis un local para sus reuniones. “La verdad siempre se sabe y no nos da miedo”, afirmó Zenti, “pero estoy convencido de que se trata de un montaje. Es un teorema inconsistente fabricado para obtener los bienes de la congregación”. “Exijo pruebas”, concluyó.
    Su jefe de prensa, Bruno Fasani, fue más ingenioso: “Sostener que 25 curas de 26 practicaban la sodomía y otras cosas… Ni un burdel habría soportado ese ritmo”.
    Fuente:http://www.elpais.com/articulo/sociedad/prelado/sodomizo/intento/otros/juegos/sexuales/elpepusoc/20090125elpepisoc_5/Tes

  • «Aiutarono il prete accusato di pedofilia» Vescovi in Procura

    «Aiutarono il prete accusato di pedofilia» Vescovi in Procura

    * * * Faccia a faccia COMO – Monsignori in silenzio davanti alle domande del magistrato che li accusa di favoreggiamento nell’ inchiesta per violenza sessuale che ha portato alla condanna dell’ ex parroco di Laglio.

    Convocati ieri in Procura, il vescovo emerito di Como, Alessandro Maggiolini, il vescovo di Crema, Oscar Cantoni e l’ ex vicario generale della Curia lariana, Enrico Bedetti, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. I tre prelati sono stati convocati in tribunale dal pubblico ministero Maria Vittoria Isella, titolare dell’ inchiesta che ha portato nel maggio scorso alla condanna a 8 anni di don Mauro Stefanoni.

    Nella requisitoria conclusiva, il magistrato aveva puntato il dito contro i massimi vertici della Curia di Como, dichiarando apertamente che l’ allora vescovo monsignor Maggiolini e i suoi più stretti collaboratori avevano ostacolato le indagini, avvisando in anticipo l’ ex parroco di Laglio dell’ inchiesta in corso. Ieri pomeriggio, il magistrato ha convocato in Procura i monsignori indagati. Nessuno dei tre però ha risposto alle domande.

    Il primo ad arrivare al palazzo di giustizia del capoluogo lariano, attorno alle 15, è stato il vescovo emerito di Como monsignor Maggiolini. Seduto su una sedia a rotelle, il presule è entrato da una porta sul retro, accompagnato dagli avvocati Vittorio e Carlo Rusconi, legali di fiducia della Curia lariana. Nell’ ufficio di Maria Vittoria Isella, Maggiolini è rimasto una decina di minuti, senza rispondere ad alcuna domanda.

    Poi si è allontanato velocemente, sempre da un’ uscita secondaria, senza rilasciare dichiarazioni. »Sto bene, grazie», si è limitato a rispondere alle domande dei cronisti. Poco prima delle 16 è stata la volta del vescovo di Crema Oscar Cantoni. Accompagnato dagli stessi legali di fiducia della Curia, l’ ex braccio destro di monsignor Maggiolini è sfilato a sua volta davanti al magistrato lariano, restando però in silenzio davanti alle domande del sostituto procuratore. Il copione si è ripetuto identico un quarto d’ ora dopo, quando è stato il turno di monsignor Bedetti.

    Come gli altri prelati, si è avvalso della facoltà di non rispondere e non ha risposto al magistrato. Silenzio anche all’ uscita dal tribunale di Como. Né il vescovo di Crema, né l’ ex vicario generale della Curia hanno voluto dire nulla ai cronisti. Nessun commento neppure dai legali che li hanno accompagnati dal pubblico ministero. Qualche minuto più tardi, raggiunto mentre tornava a piedi verso casa per le vie del centro storico del capoluogo lariano, monsignor Bedetti si è abbandonato però a uno sfogo amaro. «Non c’ è nessun rispetto per la nostra privacy – ha detto -. L’ inchiesta è ancora in una fase preliminare e non siamo accusati di nulla, ma vediamo i nostri nomi sui giornali.

    Questa è la cosa che mi addolora più di tutto». * * * Il caso L’ inchiesta Il 21 ottobre 2004 i genitori di un ragazzo minorenne di Laglio denunciano il parroco, don Mauro Stefanoni, per presunte violenze sessuali sul figlio. Il pubblico ministero Maria Vittoria Isella apre un’ inchiesta che si conclude il 29 maggio 2008 con la condanna a 8 anni del sacerdote, che nel frattempo era stato trasferito a Colico (Lecco). Solo il mese successivo don Mauro viene sospeso dall’ attuale vescovo di Como monsignor Diego Coletti La curia Nell’ inchiesta vengono coinvolti i vertici della curia lariana, monsignor Alessandro Maggiolini, vescovo all’ epoca dei fatti e i suoi più stretti collaboratori, monsignor Enrico Bedetti e monsignor Oscar Cantoni.

    Secondo l’ accusa, i tre hanno ostacolato le indagini, convocando in curia don Mauro e avvisandolo dell’ inchiesta a suo carico prima che gli inquirenti firmassero l’ avviso di garanzia e potessero concludere gli accertamenti. Secondo l’ accusa, dopo essere stato informato dai suoi superiori, don Mauro diventò «muto» al telefono e guardingo

    Campaniello Anna

    https://web.archive.org/web/20150927215034/http://archiviostorico.corriere.it/2008/settembre/05/Aiutarono_prete_accusato_pedofilia_Vescovi_co_7_080905044.shtml

  • Il vescovo: «Telefonerò presto a don Mauro Stefanoni»

    Il vescovo: «Telefonerò presto a don Mauro Stefanoni»

    Nell’agenda del vescovo di Como, Diego Coletti – almeno in quella ufficiale – non compare ancora alcuna voce che faccia riferimento a un incontro con don Mauro Stefanoni, l’ex parroco di Laglio condannato in primo grado a 8 anni per violenza sessuale su un minorenne.

    Il faccia a faccia era stato fissato per martedì della scorsa settimana, ma è stato annullato all’ultimo minuto e da allora sembra non sia stata stabilita alcuna nuova data. Ieri pomeriggio, in occasione dell’inaugurazione del Museo don Luigi Guanella, però, il vescovo è intervenuto per la prima volta sulla delicata vicenda, seppure con pochissime, misurate parole.

    «Non c’è ancora stato un incontro tra me e don Mauro – ha detto monsignor Diego Coletti – Gli devo telefonare ma non ho ancora deciso nulla».

    L’intenzione del vescovo è di mantenere il massimo riserbo possibile sull’incontro, in modo da evitare ogni anticipazione e indiscrezione sul faccia a faccia. «Gli telefonerò, ma non c’è molto altro da dire – ha tagliato corto monsignor Coletti – È un fatto assolutamente privato, non intendo certo dirlo a voi prima che a lui». Argomento chiuso, dunque, per il vescovo di Como. Il quale, prima di ieri, dell’inchiesta che coinvolge don Mauro Stefanoni aveva parlato una sola volta, il 29 maggio scorso, dopo la condanna in primo grado del sacerdote. «Prendo atto della sentenza di primo grado – aveva detto a caldo Coletti – Non si possono esprimere allo stato valutazioni di merito. In ogni caso si conferma la piena fiducia nell’operato della magistratura».

    Quella che non si è più sentita invece, dal giorno della sentenza, è la voce di don Mauro Stefanoni. Il sacerdote, tuttora ufficialmente in servizio nella parrocchia di Colico (Lecco) non era in aula alla lettura della sentenza e da quel momento si è chiuso in un silenzio assoluto nella casa dei suoi genitori, a Cantù.

    «Sento saltuariamente don Mauro – si limita a dire uno dei suoi legali, Guido Bomparola – Non sono a conoscenza delle decisioni della Curia di Como. Quello che più mi interessa in questo momento è lavorare per preparare in maniera adeguata il processo d’appello, che chiederemo immediatamente non appena saranno state depositate le motivazioni della sentenza. So che dopo la condanna il sacerdote ha ricevuto molti messaggi di solidarietà dai parrocchiani e ora attende l’incontro con il vescovo».

    Anna Campaniello

  • “In seminario si parla di sesso e scandali”

    “In seminario si parla di sesso e scandali”

    Inizia il nuovo anno scolastico del seminario di Como e il giornale clericale “Il corriere di Como” intervista il rettore del seminario, che, nell’ammettere la crisi di vocazioni si slancia in una difesa di una delle peggiori istituzioni della storia della chiesa cattolica.

    L’intervistatrice fa un errore quando dice che il prossimo anno ben 40 seminaristi diverranno preti. In realtà i seminaristi sono in totale 34, di cui 27 al seminario maggiore e 7 i pedoseminaristi del minore; solo 3 seminaristi sono all’ultimo anno di studio e saranno ordinati sacerdoti. Qualche tempo fa la diocesi di Como ordinava una decina di preti l’anno.

    Nessun tabù In seminario si parla di sesso e scandali

    Sette anni di formazione a 360 gradi, senza tabù né argomenti off-limits, dagli studi teologici alla morale, dal percorso spirituale a quello umano, compresa la sfera affettiva e sessuale. Alle notizie di scandali e bufere che coinvolgono i sacerdoti, la Chiesa lariana risponde giocando la carta della prevenzione, puntando tutto sulla preparazione dei seminaristi e sulla valutazione scrupolosa sotto ogni punto di vista di ogni singola vocazione.
    «Da tempo c’è una crisi di vocazioni – chiarisce subito il rettore del seminario di Como, don Andrea Caelli – Il percorso per arrivare all’ordinazione sacerdotale è lungo e complesso, prevede discernimento molto forte, la vocazione viene rimessa quotidianamente in discussione. Non tutti quelli che si avvicinano al seminario arrivano all’altare, negli ultimi dieci anni una quarantina di giovani è tornata a casa».
    La ‘selezione’ iniziale avviene ancora prima di entrare in seminario. I ragazzi che vogliono intraprendere il percorso del sacerdozio frequentano un anno propedeutico.
    «È la prima vera esperienza di discernimento – dice don Andrea – Tutti i giovani, che in genere hanno età diverse e provengono da percorsi di vita molto distanti l’uno dall’altro sono chiamati a fare per un anno vita comunitaria in una casa messa a disposizione dalla parrocchia di Maccio. Frequentano la scuola in seminario ma vivono fuori. È un anno in cui toccano con mano la realtà, passano da una visione ideale a una molto più concreta e spesso fanno anche la scelta di tornare a casa».
    In seminario, la formazione prevede un biennio iniziale e quindi un triennio teologico prima dell’anno di diaconato, l’ultimo gradino verso l’altare. «Chi inizia teologia oggi non si considera più come se già fosse un prete – dice il rettore – Al contrario, il cammino di discernimento è continuo e a volte sono gli educatori stessi a suggerire ai ragazzi di provare a fare altre esperienze, di prendere strade diverse, di riconsiderare la propria vocazione».
    La preparazione comprende naturalmente la sfera teologica e pastorale, ma senza tralasciare la sfera umana e spirituale.
    «Oggi i ragazzi entrano in seminario dopo i 20 anni – dice don Andrea – e hanno avuto negli anni precedenti un percorso identico a quello dei loro coetanei, comprese relazioni affettive. I seminaristi, così come i preti, sono uomini come tutti gli altri, con le loro debolezze e fragilità. Si parte dunque dalla conoscenza dei propri doni ma anche dei propri limiti per valutare se davvero questi giovani possano proseguire il cammino di donazione a Gesù nella Chiesa a servizio della nostra società».
    «È compito del seminario verificare le qualità umane dei ragazzi – continua don Andrea – capire se sono capaci di amore gratuito e incondizionato, se sanno assumersi responsabilità e anche se sanno fare propria la scelta del celibato. L’aspetto affettivo e sessuale è parte integrante di ogni persona, e i seminaristi non fanno certo eccezione. È naturale quindi che questo aspetto venga verificato e affrontato. È previsto un accompagnamento garantito da due specialisti laici, tra i quali una donna. Eventuali difficoltà nella sfera affettiva, sessuale e relazionale in genere emergono durante il percorso di formazione perché c’è una grande attenzione a tutti questi aspetti». Gli scandali e le vicende di cronaca che coinvolgono i preti, dai casi di presunti abusi sessuali alla pedofilia, non restano mai fuori dalla porta del seminario. «Non esistono tabù – conferma don Andrea – Parliamo di tutti questi casi, preghiamo per i sacerdoti coinvolti, ci confrontiamo a livello personale e comunitario. Queste situazioni sono un’ulteriore spinta a garantire la più assoluta serietà nel percorso di formazione. Nessun aspetto viene tralasciato, anche perché le tentazioni e le provocazioni oggi sono maggiori e continue. In seminario viene ampiamente affrontato senza preconcetti anche il tema dell’omosessualità, una caratteristica che in molti casi è inconciliabile con l’ordinazione sacerdotale».
    E il sacerdote che sbaglia’
    «Come qualsiasi uomo il prete può sbagliare – conclude don Andrea Caelli – La chiesa come madre protegge chi sbaglia, ma questo non significa ignorare i problemi. Non commento casi di cronaca di cui non ho informazioni dirette, ma posso dire che in seminario c’è la massima serietà nel valutare eventuali fragilità che possono incidere sulla missione del sacerdote. E, in questi casi, la rinuncia all’ordinazione diventa inevitabile».

    Anna Campaniello

    Seminario: l’età di accesso si è di nuovo abbassata.
    Quaranta ragazzi, dal gruppo di esterni che frequenta le scuole superiori ai giovani diaconi che entro un anno saranno consacrati sacerdoti. È la fotografia degli allievi del seminario vescovile di Como, da sempre punto di riferimento per la formazione dei futuri preti dell’intera diocesi.
    «Il seminario minore di fatto non esiste più – spiega don Andrea Caelli, il rettore – Abbiamo al momento 7 adolescenti che hanno manifestato la vocazione sacerdotale ma, vista la giovane età, frequentano le scuole superiori e vivono all’esterno, pur seguendo un percorso spirituale».
    L’avvicinamento al seminario avviene poi con un anno propedeutico, un percorso che quest’anno è seguito da sei giovani che fanno vita comunitaria nella parrocchia di Maccio.
    L’inserimento nella comunità stabile del seminario avviene al termine di questo anno. Oggi, il biennio iniziale vede la presenza di 12 ragazzi, mentre sono 12 quelli che hanno già raggiunto il triennio teologico. Infine, sono 3 i giovani che hanno iniziato l’anno di diaconato, ultimo passo verso la consacrazione sacerdotale.
    «Nell’ultimo decennio l’età media di ingresso in seminario si era alzata notevolmente, con la presenza di uomini di 35-40 anni – spiega don Andrea Caelli – Oggi invece questo dato si è nuovamente abbassato, e i ragazzi che iniziano il percorso verso il sacerdozio hanno in genere dai 19 ai 26 anni, un elemento che considero positivo. Le famiglie sono sempre coinvolte nel percorso di formazione, anche se oggi la maggior parte dei genitori fa molta fatica ad accettare e incoraggiare questa vocazione dei figli».

    Anna Campaniello – corrieredicomo.it

  • L’INCHIESTA INDAGINI CONCLUSE, SI VA VERSO IL RINVIO A GIUDIZIO. FARNEDI PATTEGGERA?

    L’INCHIESTA INDAGINI CONCLUSE, SI VA VERSO IL RINVIO A GIUDIZIO. FARNEDI PATTEGGERA?

    L’INCHIESTA INDAGINI CONCLUSE, SI VA VERSO IL RINVIO A GIUDIZIO. FARNEDI PATTEGGERA?

    Don Giacomoni si difende: «Non sono un pedofilo» INCHIESTA CHIUSA, con una ‘confessione’, ininfluente però ai fini delle indagini: «Sono omosessuale, non un pedofilo».

    Queste le parole di don Giuseppe Giacomoni, l’81enne sacerdote fondatore della casa alloggio per immigrati, nonché associazione socio caritativa, ‘Arcobaleno’ di Gatteo Mare. Il prelato fu arrestato nel dicembre del 2006 con l’accusa di aver violentato un 15enne immigrato di cui era il tutore affidatario. Il parroco è stato interrogato dal sostituto procuratore della Repubblica di Forlì Fabio Di Vizio – ora titolare dell’inchiesta, prima affidata alla collega Alessandra Serra – poco prima che il magistrato sigillasse definitivamente le indagini.

    ORA SI ATTENDE solo la richiesta di rinvio a giudizio, che avverrà dopo che i legali della difesa avranno fatto le eventuali controrichieste alle conclusioni della Procura. Il sacerdote si dichiara innocente e convinto di smontare le accuse in aula. Storia diversa per Giuseppe Farnedi, 62 anni, titolare del ristorante ‘La Scogliera’, che quasi certamente sceglierà il rito abbreviato e il patteggiamento. Nell’indagine venne arrestato anche Dan Joan Cilean, rumeno di 25 anni.

  • Ecco come il giornale cattolico korazym esalta le prigioni vaticane dove vengono rinchiusi i bimbi (rigorosamente tutti maschi) nel “pre-seminario”.

    Ecco come il giornale cattolico korazym esalta le prigioni vaticane dove vengono rinchiusi i bimbi (rigorosamente tutti maschi) nel “pre-seminario”.

    Ecco come il giornale cattolico korazym esalta le prigioni vaticane dove vengono rinchiusi i bimbi (rigorosamente tutti maschi) nel “pre-seminario”.

    Tutto l’anno rinchiusi tra le mure vaticane per farli diventar preti. I rinchiuderei in galera i genitori sciagurati di queste vittime innocenti

    chierichetti più famosi del mondo

    di Loris Lauretano/ 27/12/2006

    Uscendo in silenzio dalla sagrestia della Basilica di San Pietro, alle ore 7 di ogni mattina, i piccoli ministranti sembrano angeli, ma le donne che cucinano e lavano per loro, dicono che sono ragazzi normali. Però, vivono nella Città del Vaticano durante tutto l’anno scolastico. Quindi, può darsi che non siano perfettamente “normali”. Alcuni ragazzi ritornano a casa prima di terminare la scuola superiore, ma c’è anche chi soffre di severi casi di nostalgia e decide di tornare dopo pochi mesi. Stiamo parlando dei ragazzi del Pre-seminario San Pio X nella Città del Vaticano, una realtà vocazionale che accoglie bambini da tutta Italia.

    Durante l’anno scolastico 2005/06, erano 21, di cui 4 hanno finito la scuola superiore e tre hanno deciso poi di entrare in seminari diocesani. Padre Enrico Radice, attuale rettore dell’istituto, spiega che si tratta di una percentuale alta rispetto agli standard. Del resto, il San Pio X non è un seminario e neanche un comune collegio, ma un “pre-seminario”, cioè un “istituto di orientamento vocazionale”. Qui, arrivano ragazzi da tutta l’Italia, con qualità che lascino intravedere anche un possibile orientamento verso la vocazione al sacerdozio: disposizione alla preghiera, formazione cristiana, capacità di autentica relazione con gli altri, buone doti intellettive. Padre Radice chiarisce che il pre-seminario volutamente non si chiama seminario minore, visto che la sua funzione primaria non è di preparare dei ragazzi ad entrare nel seminario. “Proviamo a creare un’atmosfera spirituale adatta a questo servizio”, ha detto. Quando il pre-seminario è efficiente, ha aggiunto, i ragazzi possono sperimentare l’idea di sacerdozio in modo molto più efficace che non nella parrocchia di appartenenza. Il loro compito specifico e privilegiato è quello del servizio liturgico, come piccoli ministranti, nella Basilica di San Pietro, ha detto padre Radice e “almeno due o tre volte l’anno” i ragazzi iscritti nel pre-seminario ricevono l’opportunità di servire una Santa Messa papale.

    Sono circa 700 i ragazzi che in mezzo secolo di storia sono passati di qui. Magari anche trovandosi giovanissimi testimoni di un Concilio, di un Giubileo o di un Conclave. Tutto iniziò il 25 gennaio 1956 quando da Valle Colorina, in Valtellina, una quarantina di ragazzi partirono per Roma con don Giovanni Folci, sacerdote della diocesi di Como, di cui è in corso la causa di beatificazione, fondatore di un’opera contraddistinta dal carisma del servizio alle vocazioni sacerdotali. L’associazione, sempre composta in maggioranza di sacerdoti di Como, come padre Radice, gestisce il pre-seminario in Vaticano. A suo tempo, erano stati i vescovi giunti a Roma per le visite ad limina – ricordano i testimoni – a lamentare il fatto che “nel tempio più grande della Cristianità non si trovasse un servizio liturgico decoroso”. Per colmare questa lacuna, papa Pacelli aprì le porte del terzo piano della Canonica di San Pietro.

    Poi, nel 1971, fu Paolo VI a far realizzare per il pre-seminario un edificio più spazioso, collocato proprio all’inizio dei Giardini vaticani, dove i ragazzi andavano a giocare. Del resto il segretario di Montini, mons. Pasquale Macchi, li conosceva molto bene: anche lui, infatti, era stato alunno dell’Opera don Folci a Valle Colorina.

    Gli alunni del pre-seminario frequentano una scuola privata legalmente riconosciuta. Finiti i tempi della scuola interna, frequentano scuole medie, ginnasi e licei romani. Poi rientrano in Vaticano per lo studio, il gioco e la vita comunitaria di un gruppo di ragazzi che provano a crescere insieme, aperti al Signore che chiama. Al termine della scuola media, i ragazzi potranno continuare ad approfondire la loro vocazione al sacerdozio in qualsiasi seminario diocesano e religioso, o, rientrando in famiglia, proseguire gli studi superiori. “In cinquant’anni – raccontapadre Radice – sono diventati sacerdoti in 68, intorno al 10% dei ragazzi che hanno vissuto nel pre-seminario”. Tanti, certo. Ma molti di più, dalle mattinate trascorse nella basilica di San Pietro, hanno imparato uno spirito di servizio che è tornato prezioso negli ambiti più disparati della vita. E anche questo non è poco.

    Luigi ha soltanto 17 anni, ma vive in Vaticano già da 6 anni. È un ministrante, cioè un chierichetto, sebbene “di lusso”. “Mi è sempre piaciuto, sin da piccolo, servire Messa”, dice con il suo leggero accento di Matera. “Poi, un giorno mia madre vide un’inserzione in cui si diceva che la Santa Sede cercava ministranti in vista del Giubileo. E così sono partito. Vivo, insieme ad altri 12 ragazzi, nel Preseminario San Pio X all’interno del Vaticano. Vado al liceo classico Sant’Apollinare, una scuola cattolica qui vicino, in via Aurelia. E, nonostante di tanto in tanto provi nostalgia della mia famiglia, sono convinto di aver avuto un enorme privilegio: vivere da vicino, vicinissimo, gli ultimi anni del pontificato di Giovanni Paolo II”.

    Mario Fortunato, della parrocchia di San Michele Arcangelo in Calino frequentante la 2° media nel Preseminario San Pio X, quando era in servizio liturgico nella Basilica di San Pietro per l’anno giubilare, scriveva al suo parroco dalla Città del Vaticano, il 17 ottobre 1999: “Caro don Luigi, sono Mario. Qui il servizio in San Pietro è molto diverso dal nostro. Quando verrò a casa cercherò di insegnarlo anche agli altri amici del Piccolo Clero; a patto che quelli grandi non insegnino a me, perché qui a San Pietro si impara anche quello che non bisogna imparare. Ho già servito il papa il giorno 3 ottobre per la beatificazione di don Arcangelo Tadini di Brescia. Forse il giorno di San Pietro, che è il 29 giugno, servirò ancora il papa Giovanni Paolo II con gli altri miei 24 amici, provenienti dall’Italia. Dalla Lombardia siamo qui in due. Qui ogni giorno è festa; bisogna sempre camminare eleganti; ogni giorno si incontrano cardinali e vescovi. I controlli sono rigidissimi; ogni cento metri c’è una Guardia svizzera o un Gendarme che è la Polizia vaticana. Qualche volta anche noi chierichetti veniamo scortati. Mi saluti tanto la parrocchia. La faccia vedere se vuole questa lettera. Ne manderò ancora. Ciao a tutti. Il vostro Mario”.

    Il 28 novembre 1999 Mario risponde ai suoi amici chierichetti della sua parrocchia: “Caro Piccolo Clero, sono molto felice che abbiate risposto assieme a don Luigi alla mia lettera di ottobre. Se vi arriva prima che io sia venuto a casa, vi auguro i più sinceri auguri di un Buon Natale. Spero che lì stiate tutti bene, e vi porgo i miei distinti saluti. Caro Piccolo Clero, questo pezzo è rivolto a voi più grandi perché, con il vostro permesso, vorrei anche a voi insegnare come si serve all’altare in modo decente, per prepararsi alla venuta del vescovo o alle solennità. Tante cose qui in San Pietro non si fanno: ad esempio le offerte che dovrebbero farle le donne. E il turibolo e i candelieri li fate in modo pietoso. Questo che ho detto adesso non è per vantarmi perché io faccio più pietà di voi, ma solo per farvi capire che errori fate. Il vostro Mario”.

    Sveglia tutti i giorni alle ore 6.20. E alle 7 in punto pronti, con veste e cotta in ordine, per accompagnare all’altare sacerdoti provenienti da tutto il mondo. Con la sorpresa, qualche volta, di una chiamata per un servizio liturgico accanto al papa. Una vita certo un po’ impegnativa per chi ha 12/14 anni. Ma è anche un’occasione unica per vivere un cammino di crescita umana e cristiana faccia a faccia col mondo intero, ed insieme un itinerario di accompagnamento e discernimento a quella scelta di vita che il Signore ha preparato con amore per ciascuno di loro.

    In occasione dei 50 anni di fondazione, il Preseminario San Pio X è stato ricordato da Benedetto XVI durante il Regina Cæli di domenica 30 aprile 2006, come realtà “affidata alla benemerita Opera scaturita dalla generosità di Don Giovanni Folci e dedita alla cura e alla santificazione del clero come pure alla ricerca e promozione delle vocazioni sacerdotali e religiose”. “In questa felice circostanza – ha continuato papa Benedetto XVI – mi unisco volentieri alla vostra festa, cari amici, e mentre vi ringrazio di cuore per il servizio liturgico che ogni giorno svolgete nella basilica di San Pietro, vi assicuro un ricordo nella preghiera perché il Signore vi aiuti a seguirlo sempre fedelmente e vi ricolmi della sua gioia. Grazie per quello che fate ogni giorno”.

    Vent’anni prima, in occasione del 30° anniversario di fondazione, papa Giovanni Paolo II, sabato 26 aprile 1986, si rivolse agli alunni ed ex-alunni del Preseminario San Pio X con le seguenti parole: “Desidero, in tale circostanza, esprimere il mio sincero apprezzamento anche per il servizio liturgico, che i ‘chierichetti’, i quali vivono, pregano e studiano nel ‘Preseminario San Pio X’, compiono con tanto entusiasmo e decoro nel massimo tempio della cristianità: a questo sentimento di gratitudine unisco l’auspicio che il ‘Preseminario San Pio X’ accolga sempre numerosi ragazzi, desiderosi di riflettere, nella preghiera e nel raccoglimento, sulla chiamata rivolta loro da Gesù, di seguirlo più da vicino. Mi piace anche ricordare che ricorre quest’anno il 60° anniversario di fondazione della vostra Opera, che fin dagli inizi, secondo l’ideale di don Giovanni Folci, ha avuto come finalità la cura e la santificazione del clero e la ricerca e la promozione delle vocazioni sacerdotali e religiose”.

    Recentemente si sono ritrovati in oltre 500 (mogli e figli compresi) per festeggiare questo compleanno speciale. Un sabato mattina hanno celebrato la Santa Messa all’altare della Cattedra con l’allora cardinale Segretario di Stato Angelo Sodano. Poi, nel pomeriggio, hanno recitato il rosario alla grotta di Lourdes nei Giardini vaticani. La festa è stata anche l’occasione per rilanciare questa presenza così caratteristica.

    Il Preseminario San Pio X nella Città del Vaticano, infatti, si pone a servizio di ogni Chiesa locale, che intenda affidargli temporaneamente degli alunni per la scuola media. Infatti, il Preseminario offre ai chierichetti delle parrocchie di ogni diocesi la possibilità di vivere “un’esperienza estiva” come “chierichetti di San Pietro”. Insieme al servizio liturgico nella Basilica Vaticana, diventa anche un’opportunità culturale-turistica per visitare il Vaticano e la Città di Roma, e offre un’esperienza intensa e gioiosa di vita comunitaria fatta di impegno, di gioco, di amicizia e di preghiera. Solitamente avviene anche un incontro privato dei chierichetti col papa. Questa esperienza estiva ha la durata di circa venti giorni (nei mesi di luglio e agosto) ed accoglie chierichetti di V elementare e di I media.

  • “Sborra Boy”, il nikname di don Mauro Stefanoni, condannato a 8 anni per pedofilia, Sentenza definitiva della Cassazione. Vittima un minorato psichico

    “Sborra Boy”, il nikname di don Mauro Stefanoni, condannato a 8 anni per pedofilia, Sentenza definitiva della Cassazione. Vittima un minorato psichico

    Pochi giorni prima di natale riprende il processo a Don Mauro Stefanoni, il prete pedofilo di Laglio, un processo tirato in lungo in attesa che il minore diventi maggiorenne e che tra la lista dei membri a difesa del prete ha visto la richiesta di testimonianza del vescovo di como, una vergogna.

    Cosa possiamo fare per fare pressioni, visto che a Como la Chiesa comanda?

    Io il mio apporto lo do attraverso il mio blog:
    www.vivereacomo.com/?s=stefanoni

    Se avete idee ben vengano, questo prete usa ed abusa dei media locali (di proprietà della chiesa) lancia strali e minaccia anche attraverso i commenti nel blog stesso..
    sarebbe bene per esempio riuscire ad organizzare una presenza fuori dal tribunale anche folta.