Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: condanne

  • Il Papa emerito Benedetto XVI sulla pedofilia nella Chiesa: “Collasso morale cominciato nel ’68”

    Il Papa emerito Benedetto XVI sulla pedofilia nella Chiesa: “Collasso morale cominciato nel ’68”

    Testo denuncia pubblicato dal Corriere della Sera. “Garantiti soprattutto i diritti degli accusati, così condanne quasi impossibili”

  • Pedofilia, Papa Francesco vara un motu proprio. Obbligo di denuncia per chi sa di abusi su minori e perseguibilità d’ufficio

    Pedofilia, Papa Francesco vara un motu proprio. Obbligo di denuncia per chi sa di abusi su minori e perseguibilità d’ufficio

    Norme più rigide: saranno applicate in Vaticano e in tutte le sedi diplomatiche della Santa Sede

    By Maria Antonietta Calabrò

    Obbligo di denuncia per chiunque venga a conoscenza ( tranne in confessione) di abusi ( sessuali e non, quindi anche maltrattamenti e violenze) su minori o su adulti vulnerabili. Procedibilità d’ufficio, competenza del sistema penale vaticano e della Gendarmeria. Prescrizione lunga (vent’anni) che nel caso di abusi su minori scattano a partire dal compimento dei diciotto anni. Divieto di intrattenersi da soli con minori per quanti lavorano in Vaticano e di stabilire rapporti preferenziali con singoli minori e “rivolgersi a un minore in modo offensivo o assumere comportamenti inappropriati o sessualmente allusivi, chiedere a un minore di mantenere un segreto, fotografare o filmare un minore senza il consenso scritto dei suoi genitori».

    Sono molto rigide le nuove norme antipedofilia firmate oggi dal Papa con due nuove leggi (un Motu proprio e una nuova legge penale, la CCXCVII) che si applicheranno subito sul territorio della Città del Vaticano, alla Curia Romana e alle Nunziature ( le ambasciate, il personale diplomatico eccetera) sparse in tutto il mondo. La loro importanza è che renderanno effettive e cogenti le sanzioni penali già previste dalla legge vaticana numero VIII del luglio 2013 ( i reati di violenza, abuso,atti sessuali con minori) già prevedono pesanti condanne a svariati anni di carcere .

    Nonostante saranno valide solo sul territorio del piccolo Stato dove vivono e lavorano moltissimi sacerdoti e religiosi ma dove i bambini sono pochi, hanno un valore paradigmatico per tutta la Chiesa anche perché sono accompagnate da linee guida pastorali per il Vicariato della Città del Vaticano – sempre firmate da Papa Francesco cioè per le due parrocchie presenti e per il Preseminario San Pio X che fu al centro di denunce contenute in un libro di Gianluigi Nuzzi – e seguono di poco più di un mese l’incontro dello scorso febbraio che ha visto radunati Oltretevere i presidenti delle conferenze episcopali di tutto il mondo e ne rappresentano in qualche modo una prima conseguenza.

    La novità più significativa riguarda infatti l’obbligo di denuncia e la sanzione per il pubblico ufficiale che omette di segnalare all’autorità giudiziaria vaticana abusi di cui è venuto a conoscenza, fatto salvo il segreto della confessione. Ciò significa che tutti coloro che, nello Stato e per estensione nella Curia romana, ma anche tra il personale diplomatico, svolgono il ruolo di pubblico ufficiale (oltre il 90 per cento delle persone che lavorano in Vaticano o per la Santa Sede) saranno sanzionati in caso di mancata denuncia.

    Un’ulteriore, novità è rappresentata dall’istituzione da parte del Governatorato, nell’ambito della Direzione vaticana di Sanità e Igiene, di un Servizio di accompagnamento per le vittime di abusi, che sarà coordinato da un esperto qualificato. Le vittime avranno dunque qualcuno a cui rivolgersi per trovare aiuto, ricevere assistenza medica e psicologica, essere messe a conoscenza dei loro diritti e di come farli valere. Novità anche per quanto riguarda la selezione e l’assunzione del personale del Governatorato e della Curia Romana: dovrà essere accertata l’idoneità del candidato a interagire con i minori.

    Chiunque sarà dichiarato colpevole di abuso oltre la condanna penale «sarà rimosso dai suoi incarichi» in Vaticano. Se si tratta di un sacerdote subentrano poi tutte le normative canoniche vigenti.

    https://www.huffingtonpost.it/2019/03/29/pedofilia-papa-francesco-vara-un-motu-propriu-obbligo-di-denuncia-per-chi-sa-di-abusi-su-minori-e-perseguibilita-dufficio_a_23702313/

  • Abusi sui minori, si dimette il Cardinale Ezzati, fedelissimo di Papa Francesco

    Abusi sui minori, si dimette il Cardinale Ezzati, fedelissimo di Papa Francesco

    Ennesimo scandalo fra le mura del Vaticano. Un altro cardinale finisce nella bufera perché ha coperto degli abusi sessuali.

    L’opinione pubblica ormai è abituata a sentire notizie di scandali sulla chiesa di Papa Francesco. In tutte le parti del mondo, infatti, si sono verificati eventi fuori da ogni logica, abusi che riguardano minori. Strie di decine di anni fa e vicende recenti. E’ come se tutti i nodi fossero venuta al pettine, quasi all’improvviso e ci si trovasse dinanzi all’impossibilità di gestire vicende pesanti e senza fime. Papa Francesco sembrava poter imprimere una svolta sulla piaga delle pedofilia, ma l’impressione e che gli esiti siano stentati e, in qualche caso, gravemente contraddittori. il problema rimane irrisolto. E se la questione in passato riguardava sacerdoti, e lasciava intoccati o quasi i superiori ecclesiastici, ora le indagini e le condanne riguardano gli alti prelati, spesso con incarichi fondamentali nello scacchiere di Papa Francesco. Una storia infinita di scandali che in alcuni momenti sembra travolgere la Chiesa, irrimediabilmente. Perchè ora i processi non sembrano risolte all’interno dei soli Tribunali ecclesiastici, con poca o nulla notorietà. Ora i porporati sono chiamati a rispondere dinanzi ai Tribunali ordinari, civili e, per la prima volta, anche penali.

    Clamoroso è stato  il recente l’arresto e la reclusione del Cardinale Pell in Australia negli stessi giorni è scoppiato il caso del Cardinale Barbarin, condannato in Francia – questa volta un tribunale civile – per non aver denunciato alle forze dell’ordine un prete pedofilo a Lione.

    Ma i problemi sembrano provenire soprattutto dal Sud America. Lo scorso novembre il cardinale cileno Francisco Javier Errazuriz Ossa, arcivescovo emerito di Santiago del Cile, si era dimesso dal C9, il consiglio di nove cardinali istituito da Papa Francesco 2013 per sostenerlo nel governo della Chiesa e nella riforma della Curia romana. Il porporato era finito nella tempesta con la scusa di aver insabbiato casi di abusi sessuali nella Chiesa cilena. Il particolare il Cardinale è stato accusato dalla giustizia ordinaria di aver occultato il caso di padre Jorge Laplagne, sacerdote di Rancagua accusato di pedofilia nel 2005. Gli scandali in Cile sono emersi  dopo il viaggio di Bergoglio. Il nome dell’arcivescovo della capitale era stato indicato da laici e sacerdoti tra coloro che nascosero al Pontefice la gravità della situazione in Cile dinanzi alla piaga della pedofilia – accusa, questa, sempre negata dal cardinale –  e di aver insabbiato per anni crimini di abusi. Tra questi quelli commessi da Fernando Karadima, abusatore seriale, ridotto da Papa Francesco allo stato laicale il 28 settembre 2018

    Tre vittime degli abusi di Karadima, Juan Carlos Cruz, Andrés Murillo e James Hamilton – avevano presentato una querela a fine ottobre dello scorso anno contro il cardinale Errazuriz per falsa testimonianza, reato previsto e sanzionato nell’articolo 209 del codice penale cileno. La richiesta venne accolta dal Tribunale con l’avvio del provvedimento che  costrinse il porporato alle dimissioni tra i cardinali fiduciari del Pontefice.

    Questa volta è il turno del Cardinale cileno Ricardo Ezzati Andrello successore di Errazuriz in qualità di arcivescovo a Santiago.  E’ accusato, anche lui come il suo predecessore, di aver coperto abusi e violenze e di aver nascosto informazioni fondamentali alla polizia. Il cardinale  avrebbe occultato abusi su minori da parte di tre preti della sua diocesi: l’ex cancelliere Oscar Munoz, che si autodenunciò nel gennaio 2018 per abusi su minorenni, tra cui alcuni parenti; il marista Jorge Laplagne, che coinvolse anche il cardinale Francisco Errazuriz – predecessore di Ezzati –  e padre Tito Rivera.

    Ricardo Ezzati Andrello, 77 anni, origini italiane, era stato nominato vescovo da Giovanni Paolo II nel 1996. Benedetto XVI lo ha fece arcivescovo di Santiago del Cile nel 2010 e Papa Francesco lo ha creato cardinale nel 2014. A seguito dello scandalo, Ezzati ha chiesto ed ottenuto dal Papa Francesco la rinuncia al governo pastorale dell’arcidiocesi di Santiago del Cile

    Ezzati era uno dei più stretti collaboratori di Papa Francesco e membro del C9.  ormai diventato C6 dopo le dimissioni di Errazuriz di Pell e delle sue. Papa Francesco ha nominato un Amministratore Apostolico – Sede vacante et ad notum Sanctae Sedis – in poche parole, un commissariamento nella persona di Monsignor Celestino Braco, nato nel 1945 e spagnolo di origine.

    https://www.leggilo.org/2019/03/24/cardinale-abusi-sessuali/

  • I testimoni di Geova nella bufera per casi di pedofilia non denunciati

    I testimoni di Geova nella bufera per casi di pedofilia non denunciati

    Casi insabbiati ed espulsioni per chi non si allinea all’omertà. Le inchieste hanno travolto Australia, Stati Uniti, Olanda e Gran Bretagna. Casi di pedofilia registrati anche in Italia

    Lo scandalo degli abusi sessuali sui minori perpetrati dai testimoni di Geova in tutto il mondo sta riempiendo le pagine dei media internazionali. Dagli Stati Uniti all’Australia, passando per Gran Bretagna, Olanda, e poi via via in molti altri Paesi, sono spuntate storie di bambini abusati, di mancate denunce, e di vicende taciute alle autorità giudiziarie.

    Nella sola Australia, per esempio, sono stati individuati 1060 episodi di abusi sui minori non denunciati alla magistratura nel corso degli ultimi 70 anni. Perfino Geoffrey Jackson,membro del Corpo Direttivo della Watch Tower, uno dei massimi capi dei testimoni di Geova, ha dovuto ammettere davanti alla Commissione d’inchiesta australiana che il problema nell’organizzazione esiste e che le procedure adottate fino ad allora non si sono rivelate efficaci.

    Negli Stati Uniti la pedofilia tra i testimoni di Geova è stata particolarmente sentita e ha spinto la magistratura a emettere condanne pesantissime. La più significativa è avvenuta in California, dove un tribunale ha obbligato l’organizzazione a versare 28 milioni di dollari a Candace Conte, una testimone di Geova abusata da un “fratello” quando aveva 9 anni. Durante il processo, la giovane si era alzata più volte in piedi in aula per incoraggiare altre “sorelle” a denunciare gli abusi sessuali che subivano nelle congregazioni, senza temere di essere scomunicate dagli anziani per aver gettato discredito sull’organizzazione.

    I testimoni di Geova adottano verso la pedofilia una politica di ispirazione biblica, che prevede una gestione privata dei casi di abuso. Le accuse vengono valutate da un comitato di anziani, e devono essere supportate da due testimoni che ne verifichino la veridicità o dalla confessione dello stesso colpevole. Ma non esiste l’obbligo di denunciare tutto alle autorità. Anzi, spesso sono gli stessi anziani a fare pressioni sulle vittime e sui loro familiari per impedire che questi denuncino l’accaduto.

    Un ex anziano della comunità, infatti, racconta: “Ai testimoni viene insegnato ad aspettare Geova. Così anche se subiscono un torto devono rimanere in silenzio e sopportare finché il loro Geova non raddrizzerà i torti a tempo debito. Parlare e cercare giustizia prematuramente sarebbe una violazione della Sua volontà. In altre parole, devi tenere la bocca chiusa e proteggere la reputazione dell’organizzazione”. E questo non è proprio un “bene, dato che il loro Geova è notoriamente taciturno su tali questioni e, nel frattempo, vengono distrutte delle piccole vite”.

    Sull’onda degli scandali venuti allo scoperto in varie parti del mondo, adesso si è scoperto che anche in Italia esiste questo problema. Molti testimoni di Geova, infatti, hanno raccontato ai giornali storie di abusi sessuali sui minori perpetrati dai confratelli e occultate dagli anziani. Le vicende riguardano soprattutto bambini e ragazzi di età compresa tra 10 e i 18 anni. Alcuni hanno raccolto numerose confidenze fatte da donne che in giovane età dicono di essere state abusate dai fratelli in alcune congregazioni italiane e che, per paura, per vergogna, e dietro pressioni degli anziani, non hanno avuto il coraggio di sporgere denuncia.

    Recentemente, anche Le Iene hanno raccolto la testimonianza di un ex testimone di Geova che, venuto a conoscenza di un abuso sessuale ai danni di un bambino di 9 anni, ha cercato di convincere gli anziani della congregazione a presentare denuncia. Dinanzi al loro rifiuto, ha raccontato di essersi rivolto personalmente ai carabinieriper segnalare l’accaduto. Per tutta risposta, è stato dissociato con l’accusa di aver creato divisioni tra i fedeli.

    Le cose, però, ultimamente sono cambiate. Dopo le pesanti critiche arrivate dall’opinione pubblica e le esemplari condanne inflitte dalla magistratura, l’organizzazione oggi “accetta” che la vittima di un abuso sessuale possa denunciare l’accaduto alle autorità senza ricevere pressioni dagli anziani a non farlo. Tuttavia, come dimostra il caso in Australia, i testimoni pedofili, pur essendo inizialmente scomunicati, con il tempo vengono riassociati nell’organizzazione. Dai dati della Commissione australiana, emergono infatti dati eloquenti: si parla di 28 pedofili che sono stati nominati anziani e di 230 riammessi nei ranghi. Di questi, 78 erano stati disassociati più di una volta per lo stesso reato.

    https://news.fidelityhouse.eu/esteri/i-testimoni-di-geova-nella-bufera-per-casi-di-pedofilia-non-denunciati-393530.html?fbclid=IwAR11C88pqzDGXTBldwmmq3MBA_nH8HiB7LHN4k9ZEeqeG85YNN_K2ttvnsA

  • «Pedofilia, non c’è un attacco alla Chiesa  La verità anche in Italia come chiede Francesco»

    «Pedofilia, non c’è un attacco alla Chiesa La verità anche in Italia come chiede Francesco»

    Il gesuita Zollner, esperto anti-pedofilia del Vaticano: dopo l’incontro voluto dal Papa c’è maggiore consapevolezza nelle conferenze episcopali

    di Gian Guido Vecchi – CITTÀ DEL VATICANO Nel sesto anniversario dall’elezione di Francesco, il tribunale di Melbourne ha condannato a sei anni, per pedofilia, il cardinale George Pell . Una settimana fa un altro cardinale, l’arcivescovo di Lione Philippe Barbarin, è stato condannato a 6 mesi con la condizionale per mancata denuncia di un abuso commesso da un sacerdote. C’è chi parla di Chiesa sotto attacco, che ne dice padre?

    «Ma no, le vicende si accumulano, sono casi che arrivano nello stesso momento ma dalla Francia all’Australia sono in ballo da anni, non ha senso sostenere che questo sia un attacco concertato». Padre Hans Zollner, gesuita tedesco, preside dell’istituto di Psicologia e presidente del Centro di protezione dei minori dell’Università Gregoriana, è forse il massimo esperto della Chiesa in tema di lotta agli abusi. Fa parte della commissione vaticana per la protezione dei minori e del comitato organizzatore dell’incontro voluto dal Papa, il mese scorso, tra presidenti e rappresentanti di tutte le Conferenze episcopali del mondo.

    C’è il rischio che queste reazioni, anche nella Chiesa, frenino le riforme volute da Francesco?

    «Considerazioni del genere c’erano prima e adesso si sentono più giustificate, ma insomma, non credo abbiano affetto. Non c’è un attacco alla Chiesa, ci sono accuse rivolte alle persone. Se un giudice, il sistema legale di un Paese dice che c’ è stato reato, allora il colpevole deve scontare la pena. Nel caso dei cardinali Pell e Barbarin bisogna tenere presente che non abbiamo una sentenza definitiva ma, per ora, delle condanne in primo grado. Staremo a vedere».

    L’anno scorso diceva al «Corriere» che la Chiesa italiana dovrebbe fare come quella tedesca, che ha compiuto una ricerca durata tre anni in tutti gli archivi, altrimenti si troverà a dover rincorrere lo scandalo. Nel frattempo monsignor Stefano Russo, segretario generale della Cei, ha annunciato una ricerca affidata a un’università per capire finalmente le dimensioni del fenomeno degli abusi in Italia e un’«ampia consultazione» tra i vescovi sull’obbligo di denuncia alle autorità civili…

    «Le parole di Francesco, l’accento particolare che il Papa ha posto sulla questione ha avuto effetto in molti Paesi, prima e dopo l’incontro in Vaticano. Non dico che anche in Italia sia direttamente legato, ma di certo l’attenzione del Papa ha accelerato e sta accelerando i processi. Bene così, bisogna cercare la verità».

    Come va il cosiddetto «follow up» dopo l’incontro in Vaticano? Che cosa ci si deve attendere ora?

    «Il lavoro prosegue, alcune cose sono pronte e stanno per essere pubblicate, per altre ci vorrà ancora qualche mese. Ma si avranno conseguenze concrete solo se le conseguenze concrete avverranno nei vari Paesi, nella conferenze episcopali. Io seguo le notizie che arrivano dalle varie chiese locali, e vedo che si stanno definendo gruppi di lavoro, commissioni di ascolto delle vittime, revisioni delle linee guida contro gli abusi… Si è creato l’effetto nel quale speravo prima dell’incontro: che tutti tornassero con maggiore consapevolezza ed energia per cambiare le cose nel loro territorio».

    https://roma.corriere.it/cronisti-metropolitani/notizie/pedofilia-non-c-attacco-chiesa-2875d6f0-45ba-11e9-84eb-0118ce37142a.shtml

  • Forteto, la Camera dice sì alla commissione d’inchiesta

    Forteto, la Camera dice sì alla commissione d’inchiesta

    Con il compito di svolgere accertamenti sulle eventuali responsabilità istituzionali in merito alla gestione della comunità medesima e degli affidamenti di minori

    Firenze, 27 febbraio 2019 – Via libera definitivo da parte dell’Aula della Camera all’istituzione di una commissione parlamentare di inchiesta sui fatti della comunità Il Forteto con il compito di svolgere accertamenti sulle eventuali responsabilità istituzionali in merito alla gestione della comunità medesima e degli affidamenti di minori, anche al fine di prospettare l’adozione di misure organizzative e strumentali per il corretto funzionamento della struttura. La Commissione completa i suoi lavori entro dodici mesi dalla sua costituzione. Entro i trenta giorni successivi alla scadenza del termine, la Commissione presenta alle Camere una relazione sulle sue attività di indagine. Possono essere presentate relazioni di minoranza.

    COMPITI DELLA COMMISSIONE – La Commissione procede, nell’espletamento dei suoi compiti, con gli stessi poteri e le stesse limitazioni dell’autorità giudiziaria. La Commissione esamina la gestione della comunità ‘Il Forteto’ dalla sua istituzione ad oggi, con particolare riguardo: all’accertamento dei fatti e delle ragioni per cui le pubbliche amministrazioni e le autorità competenti interessate, comprese quelle investite di poteri di vigilanza, abbiano proseguito ad accreditare come interlocutore istituzionale la comunità ‘Il Forteto’, anche a seguito di provvedimenti giudiziari riguardanti abusi sessuali e maltrattamenti riferiti a condotte all’interno della comunità; verifica dei presupposti per la nomina di un commissario per la parte produttiva della struttura ‘Il Forteto’ inerente alla cooperativa agricola, ai fini di una gestione dissociata dalla comunità di recupero dei minori in affidamento nonché allo scopo di pervenire al più presto al pagamento delle provvisionali in favore delle vittime; al fine di impedire il riprodursi del fenomeno di inadempimenti dei principi di tutela delle vittime di illegalità nonché di evitare che quanto accaduto possa ripetersi, la Commissione ha inoltre il compito di formulare proposte sull’adozione di nuovi strumenti di controllo delle comunità alloggio presenti sul territorio nazionale; sul potenziamento del sistema dei controlli sui soggetti responsabili dell’affidamento familiare e, laddove siano emerse responsabilità e negligenze in capo ad essi, alle modalità con cui applicare gli opportuni provvedimenti sanzionatori.

    MUGNAI – ”Lavoro sul caso Forteto dal 2012 e per tutti questi anni sono sempre stato persuaso che solo una Commissione parlamentare d’inchiesta avrebbe potuto andare a fondo su questa orribile vicenda dipanatasi lungo trent’anni con abusi indicibili, ma che purtroppo abbiamo avuto il dovere di dire e raccontare, ai danni di minori affidati all’interno di quella comunità setta”. Lo afferma il vicecapogruppo di Forza Italia alla Camera Stefano Mugnai. “Per questo oggi – ha continuato Mugnai – con l’ultimo via libera alla Camera all’istituzione dell’organismo che io stesso avevo chiesto con apposita proposta di legge, la mia prima pdl dal mio insediamento, si raggiunge un traguardo fondamentale e si coronano anni di lavoro e di fatica anche emotiva da parte delle vittime che nel frattempo hanno affrontato un processo che ha dato loro ragione, e ora attendevano questo passaggio d’aula a Montecitorio”. Mugnai che nel Consiglio regionale della Toscana, nel 2012 fu presidente della prima commissione regionale di inchiesta, quella che portò alla luce il sistema di violenze e abusi su minori praticato all’interno di quella che anche la magistratura avrebbe in seguito bollato come comunità-setta, esprimendo condanne fino al terzo grado di giudizio.

  • La delusione delle vittime

    La delusione delle vittime

    «Siamo indignati. Doveva essere il summit della tolleranza zero e invece è stato quello della credibilità zero». Va diritto al punto Francesco Zanardi della “Rete L’abuso”. «Molti vescovi – continua – dopo questi quattro giorni sarebbero dovuti uscire senza abito talare. Dal discorso del Papa ci aspettavamo molto di più: la Chiesa non è vittima, è carnefice». Rabbia e delusione che fanno eco alle vittime di abusi che hanno portato la loro testimonianza chiedendo giustizia.

    Il momento del riscatto è diventato il momento della vergogna. Il summit vaticano sulla pedofilia si è aperto il 21 febbraio scorso con un invito alla concretezza rivolto da Papa Francesco ai presidenti delle conferenze episcopali mondiali e si è chiuso con l’impegno di un motu proprio di Bergoglio “sulla protezione dei minori e delle persone vulnerabili” e il contrasto contro gli abusi “nella Curia romana e nello Stato della Città del Vaticano”. Il documento, nelle intenzioni, interverrà in maniera decisa su una piaga universale che desta ancora più scalpore all’interno della istituzione ecclesiastica. «Vorrei qui ribadire chiaramente: se nella Chiesa si rilevasse anche un solo caso di abuso, che rappresenta già di per sé una mostruosità, sarà affrontato con la massima serietà», ha affermato il pontefice prendendo su di sé e sul suo pontificato l’impegno di intervenire in maniera decisa. «L’eco del grido silenzioso dei piccoli – ha continuato – che invece di trovare in loro paternità e guide spirituali hanno trovato dei carnefici, farà tremare i cuori anestetizzati dall’ipocrisia e dal potere. Noi abbiamo il dovere di ascoltare attentamente questo soffocato grido silenzioso». Un impegno all’ascolto che non sembra, però, aver soddisfatto le associazioni delle vittime che speravano nella consegna alla magistratura dei fascicoli e dei dossier con i nomi dei colpevoli che invece risultano esser stati distrutti. A indignare la scelta del tribunale: quello canonico e non quello civile.

    Nel frattempo arrivano le prime condanne. Rischia fino a 50 anni di detenzione il cardinale George Pell, ‘ministro’ dell’economia vaticana, attualmente in congedo. Pell, da oggi detenuto nella Assessment Prison di Melbourn dopo la revoca della libertà su cauzione inizialmente accordata, è stato giudicato colpevole unanimemente dai 12 membri della giuria della County Court dello stato australiano di Victoria con un verdetto emesso lo scorso 11 dicembre ma reso pubblico solo ora. Cinque i capi d’accusa, quattro per atti osceni in luogo pubblico e uno per abusi sessuali su un minore. Per ciascuno, la condanna massima è di dieci anni. I fatti risalgono agli anni ’90 quando il porporato avrebbe molestato due giovani componenti del coro della cattedrale di San Patrizio a Melbourne dopo la messa nel 1996. Diversi i precedenti e i tentativi di insabbiamento che nel 2016 lo avevano portato all’attenzione della “Royal Commission into Institutional Responses to Child Sexual Abuse”, commissione d’inchiesta sugli abusi sessuali su minori negli anni ’70 e ’80. Dopo la sentenza di condanna in primo grado, rivelano dal Vaticano, anche la Congregazione della Dottrina della Fede si occuperà del caso nei modi e nei tempi stabiliti dalla normativa canonica.

    https://www.unisob.na.it/inchiostro/?idrt=8632

  • Vittime di abusi: la legge italiana aiuta i vescovi a schivare le indagini

    Vittime di abusi: la legge italiana aiuta i vescovi a schivare le indagini

    I sostenitori statunitensi e italiani delle vittime di preti pedofili stanno facendo pressione affinché l’Italia riveda una legislazione che permette ai vescovi di schivare la responsabilità per il clero abusatore, nel paese prevalentemente cattolico romano, dove la chiesa esercita un’influenza politica considerevole.

    Un legislatore degli Stati Uniti si è unito a un parlamentare italiano e vittime americane e italiane del clero pedofilo, al Parlamento italiano, giovedì, per mettere in luce ciò che hanno descritto come lacune significative nel modo in cui il sistema giudiziario italiano gestisce il problema.

    Francesco Zanardi, che dirige un gruppo di difesa dei sopravvissuti italiani, ha detto che l’Italia deve rivedere il trattato del 1929 con la Santa Sede. Ha notato che con questo accordo, i vescovi possono rifiutarsi di rispondere ai magistrati che indagano sui loro presunti ruoli nel nascondere i crimini di pedofilia da parte dei sacerdoti.

    Quindi, finché non vengono indagati personalmente per abuso, i vescovi “hanno il diritto di rifiutarsi di rispondere alle domande della magistratura”, ha detto Zanardi in una conferenza stampa alla Camera dei Deputati, la camera bassa del Parlamento.

    Lo stesso trattato, ha osservato, richiede anche ai magistrati di informare la gerarchia ecclesiastica che hanno iniziato le indagini sui sacerdoti, dando effettivamente ai vescovi più tempo per scoraggiare eventualmente i testimoni o le vittime dal farsi avanti.

    La legge italiana non obbliga i vescovi a denunciare i casi di abuso da parte del clero, ha detto Zanardi.

    “C’è un vuoto legislativo”, ha detto.

    La chiesa cattolica occupa un posto privilegiato nella società italiana e esercita un’influenza significativa in politica. Le parrocchie nelle piccole città e nelle grandi città gestiscono programmi di ricreazione post-scolastici e di fine settimana per i giovani, dato che le scuole pubbliche non li offrono. Questo dà ai preti un facile accesso ai minori.

    Un avvocato americano per la responsabilità dei preti pedofili ha osservato che la chiesa cattolica americana è stata costretta a “essere più trasparente” dopo che le vittime si sono fatte avanti da adulti quando diversi Stati hanno aperto finestre sulle leggi per i limiti della prescrizione. Questo ha spinto i vescovi americani ad adottare una politica di “tolleranza zero” nei confronti dei preti abusatori.

    Ma la Chiesa italiana si lascia ancora guidare dalla legge canonica, che “dà al sacerdote una seconda possibilità” e “lascia a discrezione del vescovo” se un prete debba essere punito o rimosso dai bambini, ha detto Anne Barrett Doyle, co-direttore di BishopAccountability.org.

    All’inizio di questo mese, l’Italia è stata presa in carico dal Comitato ONU per i diritti dell’infanzia per la sua incapacità di controllare adeguatamente la chiesa cattolica. Il Comitato ha chiesto un’inchiesta indipendente su ciò, poiché ha notato il numero anormalmente basso di indagini e azioni penali relative agli abusi sessuali su minori commessi dai sacerdoti.

    Con i sacerdoti considerati figure rispettabili nella società italiana, le parole del repubblicano della Pennsylvania Mark Rozzi suonavano insolitamente schiette quando raccontava di essere stato stuprato da un prete quando aveva 13 anni, e come ogni volta che fa la doccia, rabbrividisce ancora a quel ricordo.

    Come ha fatto una campagna nel suo stato di origine, Rozzi ha esortato i legislatori italiani ad aprire finestre di opportunità in termini di prescrizione, in modo che gli adulti possano denunciare gli abusi subiti da bambini.

    Rozzi si basava sulla sua esperienza quando si chiedeva ad alta voce se un tredicenne potesse sapere cosa si intende per prescrizione.

    Zanardi ha detto che solo un prete pedofilo è in prigione, su 144 condanne negli ultimi 10 anni. I giudici italiani tendono a far scontare la pena, al clero condannato, agli arresti domiciliari, ha detto.

    A differenza degli Stati Uniti, “in Italia, gli scandali non hanno fatto nulla”, ha detto Zanardi.

    Lui e Rozzi si abbracciarono in un simbolico incontro di forze per cambiare tutto ciò.

    (traduzione con Google)

  • Pedofilia, in Vaticano le testimonianze degli abusati: “Assassini dell’anima”. La svolta del Papa, le resistenze nella Chiesa

    Pedofilia, in Vaticano le testimonianze degli abusati: “Assassini dell’anima”. La svolta del Papa, le resistenze nella Chiesa

    Francesco ha chiamato a Roma tutti i presidenti delle conferenze episcopali del mondo, per affrontare il tema. “Lo scandalo più grande in questa materia è quello di coprire la verità”. Il summit si è aperto con le testimonianze di cinque vittime. I cardinali non sono compatti: “Dove sta andando la Chiesa? Di fronte alla deriva in atto, sembra che il problema si riduca a quello degli abusi dei minori”

    di Francesco Antonio Grana

    Tolleranza zero. È l’obiettivo che Papa Francesco si pone da quando è stato eletto per contrastare la pedofilia. Ed è il motivo per cui ha convocato in Vaticano tutti i presidenti delle Conferenze episcopali del mondo. “Non semplici e scontate condanne, – ha chiesto Bergoglio – ma misure concrete ed efficaci da predisporre”. Non più omertà, complicità, coperture da parte delle gerarchie ecclesiastiche. Perché, ha spiegato il Papa, “anche se si trattasse di un solo caso di abuso – che rappresenta già di per sé una mostruosità – la Chiesa chiede di non tacere e di portarlo oggettivamente alla luce, perché lo scandalo più grande in questa materia è quello di coprire la verità”. Cosa che è avvenuta puntualmente per decenni fino all’arrivo di Benedetto XVI .

    Linee guida – Numerosi i punti concreti già emersi durante il summit. Tra questi “deliberare che i sacerdoti e i vescovi colpevoli di abuso sessuale su minori abbandonino il ministero pubblico” ed “elevare l’età minima per il matrimonio a sedici anni”. Ma tra le proposte concrete emerse ci sono anche altri aspetti ugualmente importanti: “Informare le autorità civili e le autorità ecclesiastiche superiori nel rispetto delle norme civili e canoniche. Stabilire disposizioni che regolino e facilitino la partecipazione degli esperti laici nelle investigazioni e nei diversi gradi di giudizio dei processi canonici concernenti abuso sessuale e/o di potere. Effettuare per i candidati al sacerdozio e alla vita consacrata una valutazione psicologica da parte di esperti qualificati e accreditati. Indicare le norme che regolano il trasferimento di un seminarista o di un aspirante religioso da un seminario a un altro; come pure di un sacerdote o religioso da una diocesi o congregazione ad un’altra”.

    Casi spinosi – Le cifre della pedofilia del clero, però, sono a dir poco spaventose. Negli Stati Uniti con una crisi di proporzioni enormi che non si arresta da quasi venti anni. In Cile costringendo il Papa ad azzerare tutto l’episcopato locale. In Irlanda dove già Benedetto XVI era intervenuto con grande forza per contrastare questa piaga. Ma ci sono poi i casi più spinosi come quello dell’ex cardinale di Washington Theodore Edgar McCarrick, ridotto allo stato laicale per pedofilia da Francesco. E quello ugualmente grave del cardinale George Pell, che il Papa ha messo in congedo dal suo ruolo di prefetto della Segreteria per l’economia proprio perché affrontasse il processo penale per abusi nel suo paese. Senza dimenticare che in una cella della Gendarmeria Vaticana è ancora detenuto monsignor Carlo Alberto Capella, ex diplomatico della Santa Sede condannato, nel giungo 2018, a 5 anni e 5mila euro di multa per pedopornografia.

    Richieste delle vittime – Il summit sulla pedofilia si è aperto con le testimonianze di cinque vittime anche per dare un segnale concreto dell’inversione di marcia della Chiesa. Per decenni, infatti, coloro che sono stati abusati si sono sempre trovati la porta sbattuta in faccia dalle gerarchie ecclesiastiche che hanno preferito coprire i pedofili. “Dall’età di 15 anni – ha raccontato una delle vittime – ho avuto relazioni sessuali con un prete. Questo è durato 13 anni. Sono stata incinta tre volte e mi ha fatto abortire tre volte, molto semplicemente perché egli non voleva usare profilattici o metodi contraccettivi. All’inizio mi fidavo così tanto di lui che non sapevo potesse abusare di me. Avevo paura di lui e ogni volta che mi rifiutavo di avere rapporti sessuali con lui, mi picchiava. E siccome ero completamente dipendente da lui economicamente, ho subito tutte le umiliazioni che mi infliggeva. Avevamo questi rapporti sia a casa sua nel villaggio che nel centro di accoglienza diocesano. In questa relazione non avevo il diritto di avere dei ‘ragazzi’; ogni volta che ne avevo uno e lui veniva a saperlo, mi picchiava. Era la condizione perché mi aiutasse economicamente… Mi dava tutto quello che volevo, quando accettavo di avere rapporti sessuali; altrimenti mi picchiava”.

    Ugualmente forte la testimonianza fatta da un cileno abusato. “Le vittime hanno bisogno che si creda loro, che le si rispettino, che ci si prenda cura di loro e si guariscano. Bisogna far guarire le vittime, esser loro vicini, bisogna credere loro e accompagnarle. Voi siete i medici dell’anima e tuttavia, salvo rare eccezioni, vi siete trasformati in assassini dell’anima, in assassini della fede”. Parole drammatiche che hanno scosso i cardinali e i vescovi presenti e lo stesso Francesco. Parole che segnano anche quanto ci sia ancora da fare per prendere consapevolezza della gravità degli abusi e per attuare finalmente delle serie linee guida per contrastarli. Le vittime, infatti, chiedono con insistenza di essere ascoltate e che i pedofili siano consegnati alla giustizia, non solo canonica, ma anche civile. Processi, condanne, risarcimenti e non solo infiniti proclami e mea culpa.

    Resistenze e timori interni – Non tutti, soprattutto all’interno della Curia romana, sono d’accordo. A uscire nuovamente allo scoperto, anche questa volta, sono stati i cardinali Walter Brandmüller e Raymond Leo Burke che già espressero le loro dure critiche alle aperture di Francesco ai divorziati risposati. In una lettera aperta ai presidenti delle Conferenze episcopali i due porporati non usano mezze misure per attaccare il summit sugli abusi. “Il mondo cattolico – scrivono i due cardinali – è disorientato e si pone una domanda angosciante: dove sta andando la Chiesa? Di fronte alla deriva in atto, sembra che il problema si riduca a quello degli abusi dei minori, un orribile crimine, specialmente quando perpetrato da un sacerdote, che però è solo parte di una crisi ben più vasta. La piaga dell’agenda omosessuale è diffusa all’interno della Chiesa, promossa da reti organizzate e protetta da un clima di complicità e omertà. Le radici di questo fenomeno evidentemente stanno in quell’atmosfera di materialismo, di relativismo e di edonismo, in cui l’esistenza di una legge morale assoluta, cioè senza eccezioni, è messa apertamente in discussione”.

    Per i due porporati, inoltre, “si accusa il clericalismo per gli abusi sessuali, ma la prima e principale responsabilità del clero non sta nell’abuso di potere, ma nell’essersi allontanato dalla verità del Vangelo. La negazione, anche pubblica, nelle parole e nei fatti, della legge divina e naturale sta alla radice del male che corrompe certi ambienti della Chiesa. Di fronte a questa situazione, cardinali e vescovi tacciono. Tacerete anche voi in occasione della riunione convocata in Vaticano il prossimo 21 febbraio? Siamo tra coloro che nel 2016 interpellarono il Santo Padre sui ‘dubia’ che dividevano la Chiesa dopo le conclusioni del Sinodo sulla famiglia. Oggi quei ‘dubia’ non solo non hanno avuto risposta, ma sono parte di una più generale crisi della fede. Perciò, vi incoraggiamo ad alzare la voce per salvaguardare e proclamare l’integrità della dottrina della Chiesa”.

    Il dibattito – Nella relazione introduttiva al vertice il cardinale Luis Antonio Tagle, arcivescovo di Manila, ha sottolineato che “la mancanza di risposte da parte nostra alla sofferenza delle vittime, fino al punto di respingerle e di coprire lo scandalo al fine di proteggere gli abusatori e l’istituzione ha lacerato la nostra gente, lasciando una profonda ferita nel nostro rapporto con coloro ai quali siamo inviati per servirli”. Gli ha fatto eco monsignor Charles Jude Scicluna, arcivescovo di Malta e segretario aggiunto della Congregazione per la dottrina della fede. Per conto della Santa Sede il prelato maltese ha condotto per anni le indagini sugli abusi sessuali perpetrati da chierici ed è a lui che Francesco ha affidato la grave crisi della Chiesa cilena.

    Per Scicluna “la comunità di fede affidata alla nostra tutela deve sapere che facciamo sul serio. Devono conoscerci come paladini della loro sicurezza e di quella dei loro figli e dei loro giovani. Li coinvolgeremo con franchezza e umiltà. Li proteggeremo a ogni costo. Daremo la nostra vita per i greggi che ci sono stati affidati”. E poi un impegno concreto: “Propongo di non lasciare le vittime senza informazione. Mi adopererò per questo. La Congregazione per la dottrina della fede sta lavorando a un vademecum”. L’ultima relazione della prima giornata è stata tenuta dal cardinale Rubén Salazar Gómez, arcivescovo di Bogotà, che ha precisato che “il fatto che avvengano abusi in altre istituzioni e gruppi non giustifica mai la presenza di abusi nella Chiesa perché contraddice l’essenza stessa della comunità ecclesiale e costituisce un mostruoso travisamento del ministero sacerdotale che, per sua propria natura, deve cercare il bene delle anime come suo fine supremo. Non vi è alcuna giustificazione possibile per non denunciare, per non smascherare, per non affrontare con coraggio e fermezza qualsiasi abuso si presenti all’interno della nostra Chiesa”.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/02/22/pedofilia-in-vaticano-le-testimonianze-degli-abusati-assassini-dellanima-la-svolta-del-papa-le-resistenze-nella-chiesa/4988816/

  • Pedofilia nella Chiesa, il diktat del Papa ai vescovi: “Informare le autorità civili”

    Pedofilia nella Chiesa, il diktat del Papa ai vescovi: “Informare le autorità civili”

    Al summit vaticano Francesco consegna un vademecum per combattere il fenomeno degli abusi sessuali nella Chiesa

    di GIOVANNI PANETTIERE

    Città del Vaticano, 22 febbraio 2019

    Non basta più stigmatizzare la pedofilia nella Chiesa. I fedeli si attendono una reazione, non le ormai solite, stanche parole di condanna. Il Papa prima lo dice e poi dà indicazioni chiare ai vescovi su come affrontare nella prassi il dramma degli abusi sessuali sui minori. È un discorso conciso quello con cui Francesco apre il summit in Vaticano sulla tutela dei minori con i presidenti degli episcopati nazionali, i capi dei dicasteri di Curia, i rappresentanti dei superiori generali degli istituti religiosi, gli esperti qualificati. Poche battute per ribadire lo spirito di un vertice che il Pontefice vuole improntato all’azione.  In ballo vi è la credibilità della Chiesa, minata da quasi vent’anni di scandali sulla pelle dei più piccoli. “Il santo popolo di Dio – chiarisce una volta per tutte Bergoglio – ci guarda e attende da noi non semplici e scontate condanne, ma misure concrete ed efficaci da predisporre: ci vuole concretezza”.

    Neanche il tempo di soppesare il discorso appena concluso che a sorpresa vescovi e cardinali si trovano fra le mani un testo in ventuno punti, pratici e senza fronzoli, su come affrontare i casi di pedofilia nelle Chiese locali. Non un documento definitivo, ma indicazioni da non disattendere, destinate a fungere da traccia per il confronto interno fra i 190 partecipanti all’assise che si chiuderà domenica con l’intervento del Pontefice. Concretezza nel gestire la piaga degli abusi, ma anche trasparenza a tutti i livelli. Anche con la stampa subito informata delle linee guida del Papa.

    Innanzitutto Bergoglio spinge, perché sia elaborato un vademecum pratico nel quale si specifichino i passi da compiere, da parte dell’autorità ecclesiale, in tutti i momenti-chiave dell’emergenza pedofilia. Chi stilerà questo documento? Quando sarà pronto? A fugare i dubbi ci pensa l’arcivescovo di Malta, Charles Scicluna, segretario aggiunto della Congregazione per la dottrina della fede. Nel corso del primo briefing sull’andamento del vertice, assicura che il suo dicastero sta già lavorando in questa direzione e in tempi brevi renderà di dominio pubblico il testo. L’efficienza, che lo ha reso celebre nella lotta agli abusi sui minori, prima come pm dell’Ex Sant’Uffizio (caso Maciel e Legionari di Cristo, in primis), ora nelle vesti di numero due dello stesso ministero, gioca a favore di Scicluna che oggi, nella sua relazione al summit, ha fornito ai vescovi un sunto dettagliato dei protocolli canonici da seguire.

    Nell’ottica del Papa le diocesi si devono dotare di strutture di ascolto delle vittimee di un organismo per la ricezione delle denuncia che sia autonomo dall’autorità ecclesiale del luogo. Qualcosa di analogo si sta approntando in Italia dove il Servizio nazionale per la protezione dei minori ha promosso l’istituzione di una task force anti-abusi in ogni Chiesa locale. Il rapporto con le autorità civili deve essere limpido, prescrive Francesco: vanno informate al pari degli organismi ecclesiastici superiori nel rispetto delle norme statali e canoniche. A proposito la Conferenza episcopale italiana, in occasione dell’assemblea generale di maggio, dovrebbe finalmente prevedere nelle nuove linee guida un dovere di denuncia ai pm di casi di pedofilia acclarati. Lo ha anticipato a Qn il presidente dei vescovi, il cardinale Gualtiero Bassetti.

    Andrà poi modificato, incalza Francesco, il diritto canonico che oggi impone il compimento dei 14 anni di età per la donna prossima al matrimonio: il Pontefice ha chiesto di innalzare il requisito a 16 anni (come è già per i maschi)  al fine di scongiurare qualsiasi forma di costrizione ai danni delle nubende e assicurare la loro piena maturità. Tradotto, niente più spose bambine.

    Bergoglio si attende anche una revisione, da parte dei singoli episcopati nazionali, delle linee guida che la Santa Sede dal 2011 ha reso obbligatorie. Sempre Scicluna ha tenuto a precisare che uno dei frutti del summit in corso sarà proprio la ricognizione di queste disposizioni. Piena poi deve essere la vicinanza e l’accompagnamento delle vittime nei loro percorsi di guarigione.

    Al contempo, va salvaguardato il diritto divino (naturale, nello specifico) del prete accusato a difendersi. Pertanto il Papa censura qualsiasi tipo di pubblicazione di nomi di sacerdoti semplicemente sospettati di violenza: va attesa una sentenza di condanna canonica passata in giudicato. Che, stando a quanto precisato da Scicluna, dovrà prevedere per il reo l’inibizione da qualsiasi forma di esercizio pubblico del ministero e l’impossibilità totale di entrare in contatto con i minori. Su quella che un tempo si chiamava riduzione allo stato laicale, il segretario aggiunto dell’Ex Sant’Uffizio è cauto: bisogna discernere caso per caso, tenendo conto anche dell’età del condannato.