Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: condanne

  • «Sulla pedofilia non bisogna nascondersi, ma parlarne»

    «Sulla pedofilia non bisogna nascondersi, ma parlarne»

    «La Chiesa ha le sue colpe,ma lo Stato è indifferente»

    «IO ci sono passato. Per questo, ho creato l’associazione L’abuso. E già siamo a 400 vittime. E solo uno su dieci denuncia. Perché è difficile. Specie se il pedofilo è un prete». Toni pacati, mai sopra le righe. Parole chiare. Francesco Zanardi, ospite ieri all’Equilibrio di via Napoli, è il simbolo di chi non china la testa, ed esce dal silenzio. A 11 anni subì attenzioni morbose da un sacerdote. Lo disse. La chiesa non intervenne. E così, da adulto,ha scelto di denunciare.

    Come mai? «Perché se ne deve parlare. Perché il bimbo abusato, non riconosce subito cosa sta succedendo, ma il trauma, poi, è grave». Il bimbo si fida dell’adulto. «Che invece sa bene il vero senso di quelle attenzioni». E se ne parla, può essere frainteso. «Sì. Perché c’è omertà su questo tema. E le famiglie stesse, tendono a far finta di non capire». L’abuso imbarazza? «Si preferisce nascondersi dietro il dubbio di un errore». Perché non si fa informazione. «E non si fa prevenzione, mentre si dovrebbe parlare di pedofilia conle famiglie e con i bimbi. Con parole giuste, far capire cosa l’adulto non deve fare». I genitori, conoscendo i “metodi” dei pedofili, potrebbero difendersi? «Sì. Mettendo dei paletti, si possono individuare i campanelli d’allarme». Mentre se non se ne parla… «L’abuso resta nascosto e crei quasi un senso di colpa, nella vittima». Perché la sessualità in Italia è ancora tabù? «Per abitudine, cultura, influenza della chiesa: c’è chi scopre come si trasmette l’Aids, quando ce l’ha già».Papa Francesco sembra aperto, ma c’è chi è ancora oggi rigido, nei confronti degli omosessuali. «Di fatto, un ragazzo che matura e si scopre gay, in Italia è intimidito, traumatizzato». Cosa ci rende diversi dal resto d’Europa? «Serve un salto culturale, che rispetti le diversità». Come ritiene possa avvenire? «Informandosi: assumendo la propria parte di responsabilità civica, come cittadino». Senso civico ce n’è poco, in giro. «Sì. La gente delega. E così, siamo unici in Europa, anon tutelare le famiglie omosessuali. E non è giusto». E’ “colpa” della chiesa? «No. E’ colpa della politica. La chiesa ha le sue idee. Lo stato, che è laico, deve garantire i diritti di tutti i cittadini». Lei è stato abusato, ma ci tiene a dire sempre che non ce l’ha conla chiesa? «È troppo facile puntare il dito contro una sola istituzione: qui lo stato ha le sue colpe, eicittadini, spesso assenti, le loro». Chi sono i preti pedofili?«Persone che usano il proprio ruolo educativo, per avvicinare ragazzini indifesi. Specie quelli fragili. E vanno denunciati e fermati». E alla chiesa cosa chiede? «Di smettere di coprirli: idati sono inquietanti. Solo dal 2000, abbiamo avuto 150 condanne definitive di preti pedofili. Un prete, che opera a contatto con i giovani ha occasione di perpetrare abusi 80 volte più di un laico».

    SONDRA COGGIO Il Secolo XIX La Spezia

     

  • Zanardi, simbolo della lotta alla pedofilia, ospite a La Spezia

    Zanardi, simbolo della lotta alla pedofilia, ospite a La Spezia

    La Spezia – «Non ce l’abbiamo con la chiesa. Dovrebbe essere chiaro, ma ci tengo a specificarlo. L’obiettivo sono quei religiosi che utilizzano il proprio ruolo educativo, per avvicinare ragazzini indifesi. Il problema, è che se il pedofilo è il vicino di casa, viene denunciato subito. Se è un prete, no: perché c’è tutta una struttura, che finisce per coprire il suo operato, e c’è una sorta di resistenza culturale, ad ammettere che un sacerdote faccia certe cose».

    Francesco Zanardi è il simbolo della denuncia contro gli atti di pedofilia ed abuso, da parte di religiosi: e oggi, giovedì 2 aprile, alle 17.30, interverrà al locale Equilibrio, appena inaugurato in via Napoli 17, per raccontare la sua storia. Ad introdurlo, sarà Claudia Bertanza. Zanardi è stato vittima di abusi. C’è passato. E proprio per usta ragione, ha scelto di denunciare: ha creato una rete, L’Abuso, in cui è possibile trovare ascolto, far uscire allo scoperto le storie di violenza, ed avere la garanzia della tutela. «Noi – precisa – non divulghiamo mai nomi o dettagli: ma ci siamo, accanto alle vittime, perché trovino la forza di uscire dall’incubo». In questi anni, Zanardi ha ottenuto dei risultati: non sul suo caso, perché il prete che lo molestò da bambino non ha mai pagato. Ha ottenuto però che se ne parli, e che si denunci: anche se c’è – sottolinea – una grave carenza normativa, che rende tutto difficile. Solo dal 2000 ad oggi – spiega – ci sono state 150 condanne definitive, in Italia, e si sono fatte avanti 460 vittime.

    E’ stato calcolato che un prete, per il suo costante contatto con i giovani, abbia occasione di perpetrare abusi 80 volte più di una persona che non indossa l’abito. Sul territorio spezzino, solo qualche anno fa aveva trovato il coraggio di parlare, un uomo di 65 anni, che da ragazzino aveva dovuto subire le attenzioni di un chierico, in seminario, a Sarzana. L’uomo si infilava nei letti dei più giovani, e si guadagnava poi la fiducia dei familiari, scegliendo le sue vittime fra i bambini più fragili, con genitori meno presenti, per difficoltà sociali o economiche. Anni e anni dopo, ancora quell’uomo ha raccontato di soffrire per quelle molestie, e di non aver mai trovato il coraggio di parlare Aveva però voluto consegnare una lettera alla Curia, perché sapesse cosa accadeva. E chissà quanti altri ragazzini, che oggi si sono fatti adulti, hanno subito all’epoca la stessa sorte: ma non hanno mai parlato.

    http://www.ilsecoloxix.it/p/la_spezia/2015/04/02/ARGMvQ0D-zanardi_simbolo_pedofilia.shtml

  • Papa Francesco toglie la porpora a cardinale scozzese per scandali sessuali

    Papa Francesco toglie la porpora a cardinale scozzese per scandali sessuali

    L’arcivescovo emerito di Saint Andrews e Edinburgh aveva ammesso i suoi “peccati” con 4 sacerdoti. Già non aveva potuto partecipare al conclave che aveva eletto Bergoglio. Ora Francesco lo ha privato dei diritti da “principe della Chiesa”: è la prima volta dal 1928.

    Papa Francesco toglie la porpora al “cardinale molestatore” scozzese Keith Michael Patrick O’Brien. L’arcivescovo emerito di Saint Andrews and Edinburgh non aveva già partecipato al conclave del 2013 che ha eletto Bergoglio proprio perché aveva ammesso i suoi “peccati” di natura sessuale con 4 sacerdoti. Quello applicato da Papa Francesco è un provvedimento durissimo e storico. Nessun pontefice negli ultimi decenni lo aveva mai preso. L’ultimo precedente risale a Pio XI, al secolo Achille Ratti, che nel 1928 tolse la berretta rossa al cardinale francese Louis Billotche aveva pubblicamente solidarizzato con una rivista del suo Paese già oggetto di una censura da parte del Papa. Ma in quel caso il provvedimento pontificio era stato dettato da motivi politici e non per comportamenti di natura sessuale come, invece, è avvenutoper la prima volta nella storia della Chiesa cattolica conFrancesco.

    In un comunicato del decano del Collegio cardinalizio, Angelo Sodano, si legge che Bergoglio “ha accettato la rinuncia ai dirittie alle prerogative del cardinalato presentata, al termine di un lungo itinerario di preghiera dal cardinale O’Brien. Con questo provvedimento il Papa manifesta a tutti fedeli della Chiesa in Scozia la sua sollecitudine pastorale e li incoraggia a continuare con fiducia il cammino di rinnovamento e di riconciliazione”. Creato cardinale da Giovanni Paolo II nel 2003, da oggi O’Brien è un semplice arcivescovo. In uno dei suoi ultimi atti di governo della Chiesa prima di lasciare definitivamente il pontificato, Benedetto XVIaveva accettato le sue dimissioni anticipate dal governo della diocesi di Saint Andrews and Edinburgh. Il Papa tedesco, precisò in quell’occasione il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, era stato “opportunamente informato” sulla condotta sessuale del cardinale scozzese.

    Accusato di “comportamenti inappropriati“, alla vigilia del conclave del 2013 O’Brien aveva fatto mea culpa riconoscendo che la sua condotta sessuale “è scesa al di sotto degli standard che ci si doveva aspettare da me come prete, arcivescovo e cardinale”. Per questo motivo O’Brien aveva deciso di non prendere parte né alle congregazioni generali dei cardinali durante la Sede Vacante, né al conclave che avrebbe eletto il nuovo Papa. La prima denuncia contro l’ormai ex porporato scozzese risale a fatti accaduti nel 1980 ed è stata fatta da un ex seminarista del collegio di Saint Andrews, ai tempi ventenne e oggi sposato, che considerava O’Brien la sua guida spirituale. Altri tre seminaristi dell’epoca, oggi sacerdoti, hanno raccontato di avere avuto rapporti inappropriati con l’ex porporato in diverse occasioni: in una parrocchia, alla residenza dell’ex cardinale e durante sedute di preghiera notturne. “Dovete capire – ha spiegato uno di loro alla stampa – la relazione che esiste tra un vescovo e un sacerdote. Quando prendi l’ordine, prestigiuramento di obbedienza anche verso di lui. È più del tuo capo, più del Ceo della tua compagnia. Lui ha un enorme potere su di te. Non è che arrivi lì e gli dai un calcio nelle palle”.

    Inoltre Francesco ha condannato nuovamente la pena di mortee l’ergastolo. Per Bergoglio quest’ultima, “così come tutte le condanne che per la loro durata rendono impossibile per il condannato progettare un futuro, può essere considerata una pena di morte nascosta perché non si priva la persona solo della sua libertà ma anche della speranza”. Per il Papa il sistema penale può rinchiudere i trasgressori ma “mai deve privarli della loro speranza”. Francesco ha ribadito, inoltre, che “oggi la pena di morte è inammissibile”, dando conto con quest’espressione del grande cambiamento introdotto da Giovanni Paolo II e dall’allora cardinale Ratzinger nel catechismo della Chiesa cattolica.

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/03/20/chiesa-papa-toglie-porpora-cardinale-obrien-per-scandali-sessuali/1523666/

  • Termini Imerese. Don Paolino Marchese, parroco di Pollina, arrestato per pedofilia

    Termini Imerese. Don Paolino Marchese, parroco di Pollina, arrestato per pedofilia

    Ha raccontato tutto a sua madre, una storia di violenza subita in silenzio quando aveva 13 anni; ora ne ha 21 e solo da poco è finalmente riuscita a parlare con i genitori, che l’hanno sostenuta e aiutata a denunciare tutto ai carabinieri: l’orco sarebbe un sacerdote, protagonista di una brutta storia di pedofilia in provincia di Palermo. Il religioso, don Paolino Marchese, che in passato ha guidato due parrocchie in altrettanti comuni delle Madonie, l’ultima volta a Pollina, è stato arrestato e posto ai domiciliari dagli uomini dell’Arma che conducono le indagini, coordinate dalla procura di Termini Imerese, guidata dal cognato di Giovanni Falcone, Alfredo Morvillo.

    I militari hanno verificato passo passo il racconto della giovane, che otto anni fa sarebbe stata avvicinata e abusata più volte dal prete durante gli abituali incontri organizzati in parrocchia e ai quali partecipavano altri ragazzi. Una vicenda che aveva dolorosamente segnato l’adolescenza della vittima, incapace da quel momento in poi ad avvicinarsi a un coetaneo senza provare un forte senso di colpa e vergogna. Chiusa in se stessa, ha vissuto enormi difficoltà relazionali, negandosi la possibilità di intrattenere amicizie, anche le più disinteressate. Un disagio che i genitori non comprendevano, fino a quando la giovane, ormai maggiorenne, ha trovato la forza di denunciare tutto, parlando della sua sudditanza psicologica nei confronti di un uomo che per lei avrebbe dovuto rappresentare una guida. Era convinta che nessuno le avrebbe creduto ed è così rimasta in silenzio per un tempo fin troppo lungo.

    Stamattina i carabinieri hanno bussato alla porta di casa del sacerdote per notificargli l’ordine di custodia cautelare. Dopo aver condotto indagini nel più stretto riserbo, i militari ora parlano di “un solido quadro indiziario a carico del religioso”. Non è il primo caso che si verifica nella Madonie: pochi mesi fa i giudici della terza sezione d’appello di Palermo, presieduta da Raimondo Loforti, hanno confermato la condanna a 5 anni e mezzo nei confronti di padre Calcedonio Di Maggio, 65 anni, originario di Collesano, per abusi su un giovane affetto da lievi disturbi psichici; violenze che sarebbero avvenute a Campofelice di Roccella nell’estate del 2003 e del 2006, quando il ragazzo aveva 16 e 19 anni. Lo stesso prete aveva subito due condanne definitive per violenza sessuale prima di prendere gli ordini religiosi e aveva scontato a Torino una condanna per molestie su minori avvenute nel 1986.

    http://palermo.repubblica.it/cronaca/2015/01/31/news/pedofilia_sacerdote_arrestato_a_termini_imerese-106211177/

  • Io violentata a 13 anni’, arrestato sacerdote

    Io violentata a 13 anni’, arrestato sacerdote

    Ha raccontato tutto a sua madre, una storia di violenza subita in silenzio quando aveva 13 anni; ora ne ha 21 e solo da poco è finalmente riuscita a parlare con i genitori, che l’hanno sostenuta e aiutata a denunciare tutto ai carabinieri: l’”orco” sarebbe un sacerdote, protagonista di una brutta storia di pedofilia in provincia di Palermo. Il religioso, don Paolino Marchese, che in passato ha guidato due parrocchie in altrettanti comuni delle Madonie, l’ultima volta a Pollina, è stato arrestato e posto ai domiciliari dagli uomini dell’Arma che conducono le indagini, coordinate dalla procura di Termini Imerese, guidata dal cognato di Giovanni Falcone, Alfredo Morvillo. I militari hanno verificato passo passo il racconto della giovane, che otto anni fa sarebbe stata avvicinata e abusata più volte dal prete durante gli abituali incontri organizzati in parrocchia e ai quali partecipavano altri ragazzi. Una vicenda che aveva dolorosamente segnato l’adolescenza della vittima, incapace da quel momento in poi ad avvicinarsi a un coetaneo senza provare un forte senso di colpa e vergogna. Chiusa in se stessa, ha vissuto enormi difficoltà relazionali, negandosi la possibilità di intrattenere amicizie, anche le più disinteressate. Un disagio che i genitori non comprendevano, fino a quando la giovane, ormai maggiorenne, ha trovato la forza di denunciare tutto, parlando della sua sudditanza psicologica nei confronti di un uomo che per lei avrebbe dovuto rappresentare una guida.

    Era convinta che nessuno le avrebbe creduto ed è così rimasta in silenzio per un tempo fin troppo lungo. Stamattina i carabinieri hanno bussato alla porta di casa del sacerdote per notificargli l’ordine di custodia cautelare. Dopo aver condotto indagini nel più stretto riserbo, i militari ora parlano di “un solido quadro indiziario a carico del religioso”. Non è il primo caso che si verifica nella Madonie: pochi mesi fa i giudici della terza sezione d’appello di Palermo, presieduta da Raimondo Loforti, hanno confermato la condanna a 5 anni e mezzo nei confronti di padre Calcedonio Di Maggio, 65 anni, originario di Collesano, per abusi su un giovane affetto da lievi disturbi psichici; violenze che sarebbero avvenute a Campofelice di Roccella nell’estate del 2003 e del 2006, quando il ragazzo aveva 16 e 19 anni. Lo stesso prete aveva subito due condanne definitive per violenza sessuale prima di prendere gli ordini religiosi e aveva scontato a Torino una condanna per molestie su minori avvenute nel 1986.

    http://www.ansa.it/sicilia/notizie/2015/01/31/violenza-sessuale-sacerdote-arrestato_925caf1c-0c84-4060-9a36-2b745d0f652c.html

     

  • Il valzer dei preti pedofili. Papa Francesco crea ennesima commissione, Ma che fine ha fatto la commissione a tutela delle vittime?

    Il valzer dei preti pedofili. Papa Francesco crea ennesima commissione, Ma che fine ha fatto la commissione a tutela delle vittime?

     CITTA’ DEL VATICANO L’obiettivo è arrivare a giudicare e punire i preti pedofili, renderli inoffensivi, nel più breve tempo possibile. La strategia di Papa Bergoglio procede con un passaggio in più. Stavolta le novità introdotte con un “rescritto” che entra in vigore a partire da oggi, riguardano lo snellimento dell’esame dei ricorsi sulle condanne di membri del clero per delitti contro la fede, i sacramenti e la morale pendenti alla Congregazione della Fede. Per agevolare il lavoro interno al tribunale, al quale fanno riferimento tutte le diocesi del mondo, il Papa ha deciso di istituire un apposito Collegio di 7 cardinali e vescovi con il compito di velocizzare e semplificare la procedura.

    I ricorsi destinati all’esame del Collegio riguardano i «delicta graviora» cioè i delitti più gravi. La maggior parte riguardano gli abusi del clero. La sessione ordinaria della Congregazione per la Dottrina della Fede (la cosiddetta «feria quarta», che si riunisce una volta al mese) è praticamente oberata di pratiche e di faldoni, ha parecchio arretrato da sbrigare, sicchè il Collegio dovrà contribuire a smaltirlo.

    La nuova commissione è stata giudicata positivamente dal portavoce padre Lombardi che assicura che riuscirà a facilitare i lavori ed evitare l’accumulo di ricorsi. La struttura si basa sul motu proprio «Sacramentorum Sanctitatis Tutela» del 2001, aggiornato il 21 maggio 2010 e istituisce dunque all’interno della Congregazione per la Dottrina della Fede uno «speciale Collegio» formato da 7 cardinali o vescovi, che possono essere sia membri del dicastero che esterni a esso. Presidente e membri sono eletti dal Papa. A breve sarà pubblicato un «apposito regolamento interno» per determinare le modalità operative del Collegio.

    La Congregazione per la Dottrina della Fede mantiene intatte le proprie competenze.
    I ricorsi alla Congregazione, ha osservato Lombardi, «sono un lavoro molto impegnativo», soprattutto quelli sugli abusi del clero sui minori, e l’arretrato rischia di assorbire tutto il lavoro della feria quarta: «Mi pare – ha detto il Portavoce vaticano – che i ricorsi attualmente presentati siano quattro o cinque al mese», comunque «moltissimi membri del clero fanno ricorso» sulle sentenze per abusi, e la Congregazione «deve esaminare moltissimo materiale» e impiegare «grande tempo».

    http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=1005832&sez=PRIMOPIANO&ssez=VATICANO

  • DIETRO OGNI PRETE PEDOFILO C’È UNA CHIESA IPOCRITA

    DIETRO OGNI PRETE PEDOFILO C’È UNA CHIESA IPOCRITA

     Il Papa (Francesco…perché è d’obbligo specificare, visto che nella nostra singolare epoca ne abbiamo due), non perde occasione per lanciare anatemi contro la pedofilia dilagante tra le mura della Santa Chiesa e ciò è estremamente apprezzabile, ma lo sarebbe ancor di più qualora dalle mere parole, che lasciano il tempo che trovano, passasse ai fatti.

    E’ ben poca cosa e sa tanto di “fumo negli occhi” del popolo disinformato, infatti, l’inserimento di una vittima di tali abusi nella neonata Commissione per la tutela dei minori, prevista nel nuovo testo delle “Linee guida per i casi di abuso sessuale nei confronti di minori da parte di chierici”, dove però si legge anche che “Nell’ordinamento italiano il vescovo non ha l’obbligo giuridico – salvo il dovere morale – di denunciare”. Come a dire: “ Sappiamo che ci sono i preti pedofili, si avrebbe il dovere morale di denunziarli, ma siccome non c’è l’obbligo giuridico, chi non se la sente può far finta di niente”, ma in realtà non è esattamente così: con la scusa che i vescovi non sarebbero da considerare pubblici ufficiali, la Cei se ne esce con questa frase dal sapore gesuitico che azzera gli eventuali effetti positivi dell’ineffabile quanto inutile libriccino di “linea guida”.

    Lo Stato Vaticano è lo Stato più piccolo al mondo che ha la bellezza di oltre quattrocentomila sacerdoti e più un milione e mezzo di “aficionados” battezzati; i casi di pedofilia (oltre a quelli di efebofilia) negli ultimi dieci anni sarebbero stati oltre 4000, quelli dichiarati dalle fonti ufficiali del Vaticano, mentre, invece, sarebbero molti di più, considerato che risultano quasi 5000 nello stesso periodo solo negli Stati Uniti, i sacerdoti perseguiti dalla legge per questo reato, per cui i conti non tornano: è uno Stato a tutti gli effetti ed ha una propria legislazione, eppure né nell’ “Acta Apostolicae Sedis” (la legge fondamentale dello Stato Vaticano) né in altre leggi, ordinanze dell’Ordinamento Vaticano o altre fonti di diritto di secondo grado viene contemplato alcunché in merito alla pedofilia.

    Forse che ritengano l’0,8 % (secondo le sottostimate percentuali ufficiali del Vaticano) un fenomeno non abbastanza rilevante e/o importate da meritare uno sforzo legislativo? Eppure proprio questo ributtante reato ha gettato un’ombra talmente oscura sulla Chiesa cattolica, che oggi più che mai la gente ha perso fiducia nel mondo clericale con conseguenze devastanti: neppure il rimembrare delle atrocità della Santa inquisizione, gli scandali legati allo IOR, morti sospette, rapimenti ( ed altri misteriucoli di poco conto) son riusciti ad ottenere questo effetto.

    A questo elemento fondante della corsa masochistica della Chiesa Cattolica verso lo sfascio, vogliamo aggiungere anche il fenomeno dello “scopa-perpetua”? Su quattrocentomila sacerdoti, quanti sono quelli che soddisfano le proprie naturalissime pulsioni sessuali con le donne del proprio gregge che più gli sono giornalmente vicine (con innamoramento o non)? Ognuno può farsi i propri conti della percentuale complessiva, anche solo pensando al territorio dove vive.

    Tutti i parrocchiani fanno finta di nulla e magari molti trovano divertente spettegolare sui vari figli di N.N. sparsi nei territori parrocchiali (che manco a farlo apposta sono sfortunatamente spesso copie conformi del padre in abito talare), ma fatto è che il fenomeno é da secoli risaputo, accettato e guardato quasi con benevola comprensione, sia perché nessuno è mai riuscito a trovare in alcun Vangelo ( con imprimatur o apocrifo che sia) una sola frase di Gesù Cristo che imponesse o anche solo suggerisse il celibato ai propri apostoli, sia perché tutti sono consapevoli che costringere un essere umano a reprimere per sempre le proprie pulsioni sessuali è abominevole e contro natura e può avere spesso come conseguenza pressocchè sillogica ulteriori “distorsioni” psicologiche a livello sessuale e non solo (da qui il sottile fil rouge che lega a volte l’obbligo del celibato alla pedofilia).

    E, del resto, anche Madre Chiesa si benda gli occhi e i vescovi intervengono in questi casi, solo quando ne deriva pubblico scandalo: facendo in tal caso, come nell’altro, d’ipocrisia virtù.
    E allora vien da dire: “Se i vescovi non rivestono il ruolo di pubblici ufficiali e, per questo motivo, non hanno l’obbligo giuridico di denunziare un reato consumato nel loro territorio pastorale e, dunque, non rispondono delle loro inadempienze, che lo Stato Italiano e quello Vaticano comincino intanto a provvedere in merito, se ciò costituisce un ostacolo ad un reale desiderio di risolvere il problema! Altrimenti i vescovi che ci stanno a fare?”

    Ma non ci sarebbe bisogno neppure di ciò, visto che i vescovi hanno già per legge ben altri obblighi più cogenti rispetto a quello esclusivamente morale, sia in quanto Pastori della Chiesa Cattolica, che come semplici cittadini dello Stato italiano.
    Il loro ruolo nel contesto clericale è definito da una lunga ed elaborata “pappardella” prevista all’art. 2 del Libro II dell’Ordinamento canonico che prescrive diritti, doveri e poteri dei Vescovi e dà un sorta di Jus vitae ac necis a questi “comandanti in capo” della Chiesa Cattolica e il primo comma del Can. 391 recita che “Spetta al Vescovo diocesano governare la Chiesa particolare a lui affidata con potestà legislativa, esecutiva e giudiziaria, a norma del diritto” e al secondo comma, al Can. 392 gli impone con chiarezza “Vigili che non si insinuino abusi nella disciplina ecclesiastica”: ma cosa fanno Santa Romana Chiesa e il Papa ai vescovi che vengono meno ai propri doveri, non vigilando sui propri sacerdoti oppure, pur essendo a conoscenza (e come non potrebbe esserlo?) che alcuni di costoro approfittano del loro ruolo per compiere reati ai danni del proprio gregge, non sentono il “dovere morale” (come dice la Cei) di denunziarlo?

    A carico dei Vescovi, in questi casi si dovrebbe rilevare, proprio per il ruolo che ricoprono (sia per l’Ordinamento della Chiesa, che per quello dello Stato italiano), una evidente “culpa in vigilando”, nel caso che non si siano “stranamente” accorti che veniva consumato un reato nel territorio di loro competenza e di favoreggiamento, nel caso in cui sapessero e non hanno fatto nulla per impedire che fosse consumato e aiutando così l’autore del reato a sfuggire alla giustizia, così come previsto all’art. 378 del codice penale dello Stato Italiano. Ed, invece, cosa accade in realtà? Nulla… solo cover up, laddove possibile e dove non è possibile (perché il prete pedofilo è stato già arrestato e tutte le fonti d’informazione ne parlano), eccole le condanne, a parole, dall’alto del balcone papale (tranne che poi il vescovo sordo al dovere morale di intervenire e/o denunciare quell’immondo scempio, la fa franca). E allora?

    E allora sarebbe venuto il momento che lo Stato italiano si decidesse a classificare le figure del vescovo e del sacerdote come pubblici ufficiali, visto che svolgono una pubblica funzione (ricordo che esiste un concordato con la Chiesa Cattolica) e il Vaticano passi dalle parole ai fatti, prendendo la saggia e santa decisione di rendersi parte attiva nel denunziare e mandare in galera immediatamente i preti pedofili (prima ancora che intervenga l’autorità giudiziaria dello Stato italiano), inserendo, visto che ci siamo, in maniera chiara ed esplicita nelle rispettive normative l’obbligo di denunzia da parte dei vescovi quando vengono a conoscenza di tali infamità e nel contempo apportando significative modifiche al proprio ordinamento, rendendolo adeguato ai tempi e cominciando, tanto per non tralasciare qualche dettaglio, dall’abolire l’anacronistico obbligo di celibato per i sacerdoti.

    Vicky Amendolia

    http://www.normanno.com/index.php/editoriale/12179-dietro-ogni-prete-pedofilo-c-e-una-chiesa-ipocrita

  • Campofelice: abusò di un disabile prete condannato per la terza volta

    Campofelice: abusò di un disabile prete condannato per la terza volta

    PALERMO – I giudici della Terza sezione d’Appello di Palermo, presieduta da Raimondo Loforti, hanno confermato la condanna a 5 anni e mezzo di padre Calcedonio Di Maggio, 65 anni, originario di Collesano per abusi su un giovane affetto da lievi disturbi psichici. Gli episodi sarebbero avvenuti a Campofelice di Roccella nell’estate del 2003 ed in quella del 2006, quando il ragazzo aveva 16 e 19 anni. Il sacerdote aveva già subito due condanne definitive per violenza sessuale.

    Padre Di Maggio, infatti, avrebbe trovato la vocazione dopo un periodo di reclusione a Torino, in seguito a una condanna per molestie su minori avvenute nel 1986. Ma il suo nome era finito nelle pagine di cronaca nazionale quando nel 2006 venne condannato, sempre per lo stesso reato, ma con l’aggravante questa volta di aver “abusato dei poteri e violato i doveri inerenti alla qualità di ministro di un culto”, essendo nel frattempo diventato sacerdote.

    La sentenza, definitiva dal 2008, è relativa a violenze su minori particolarmente fragili, avvenute sia a Roma che a Ventotene. Per questi episodi, Di Maggio venne anche arrestato. “La conferma di condanna della Corte di Appello di Palermo mette un sigillo di sostanziale  definitività sui fatti del processo – dice l’avvocato Salvatore Sansone difensore delle parti offese, padre, madre e la vittima – Resta comunque il dolore per una  vicenda che ha sconvolto la vita di una famiglia lasciando cicatrici incancellabili. Ci prepariamo senz’altro ad intraprendere azioni per i dovuti risarcimenti civili”.

    http://www.lasiciliaweb.it/articolo/119263/sicilia/campofelice-abuso-di-un-disabile-prete-condannato-per-la-terza-volta

  • Pedofilia: nuova condanna per sacerdote, è la terza

    Pedofilia: nuova condanna per sacerdote, è la terza

    (ANSA) – PALERMO, 11 LUG – I giudici della Terza sezione d’Appello di Palermo, presieduta da Raimondo Loforti, hanno confermato la condanna a 5 anni e mezzo di padre Calcedonio Di Maggio, 65 anni, originario di Collesano per abusi su un giovane affetto da lievi disturbi psichici.

    Gli episodi sarebbero avvenuti a Campofelice di Roccella nell’estate del 2003 ed in quella del 2006, quando il ragazzo aveva 16 e 19 anni. Il sacerdote aveva già subito due condanne definitive per violenza sessuale. Padre Di Maggio, infatti, avrebbe trovato la vocazione dopo un periodo di reclusione a Torino, in seguito a una condanna per molestie su minori avvenute nel 1986.

    Ma il suo nome era finito nelle pagine di cronaca nazionale quando nel 2006 venne condannato, sempre per lo stesso reato, ma con l’aggravante questa volta di aver “abusato dei poteri e violato i doveri inerenti alla qualità di ministro di un culto”, essendo nel frattempo diventato sacerdote.

    La sentenza, definitiva dal 2008, è relativa a violenze su minori particolarmente fragili, avvenute sia a Roma che a Ventotene. Per questi episodi, Di Maggio venne anche arrestato. “La conferma di condanna della Corte di Appello di Palermo mette un sigillo di sostanziale definitività sui fatti del processo – dice l’avvocato Salvatore Sansone difensore delle parti offese, padre, madre e la vittima – Resta comunque il dolore per una vicenda che ha sconvolto la vita di una famiglia lasciando cicatrici incancellabili. Ci prepariamo senz’altro ad intraprendere azioni per i dovuti risarcimenti civili”. (ANSA).

    http://www.ansa.it/sicilia/notizie/2014/07/11/pedofilia-nuova-condanna-per-sacerdote-e-la-terza_5fffdf16-05e2-4b05-a55f-a9b888235813.html

  • OLTRE 60 BAMBINI SORDOMUTI VITTIME DI 25 PRETI PEDOFILI

    OLTRE 60 BAMBINI SORDOMUTI VITTIME DI 25 PRETI PEDOFILI

     Decine di bambini e ragazzi sordi violentati e molestati in un istituto di Verona fino al 1984. E dopo decenni di tormenti, gli ex allievi trovano la forza di denunciare gli orrori. Ma molti dei sacerdoti sono ancora lì  Per oltre un secolo è stato un simbolo della carità della Chiesa: una scuola specializzata per garantire un futuro migliore ai bambini sordi e muti, sostenendoli negli studi e nell’inserimento al lavoro. L’Istituto Antonio Provolo di Verona ospitava i piccoli delle famiglie povere, figli di un Nord-est contadino dove il boom economico doveva ancora arrivare. Fino alla metà degli anni Ottanta è stato un modello internazionale, ma nel tetro edificio di Chievo, una costruzione a metà strada tra il seminario e il carcere, sarebbero avvenuti episodi terribili.

    Solo oggi, rincuorati dalle parole di condanna pronunciate da papa Ratzinger contro i sacerdoti pedofili, decine di ex ospiti hanno trovato la forza per venire allo scoperto e denunciare la loro drammatica esperienza: “Preti e fratelli religiosi hanno abusato sessualmente di noi”. Un’accusa sottoscritta da oltre 60 persone, bambini e bambine che hanno vissuto nell’Istituto, e che ora scrivono: “Abbiamo superato la nostra paura e la nostra reticenza”.

    Gli abusi di cui parlano sarebbero proseguiti per almeno trent’anni, fino al 1984. Sono pronti a elencare una lunga lista di vittime e testimoni, ma non possono più rivolgersi alla magistratura: tutti i reati sono ormai prescritti, cancellati dal tempo. I sordomuti che dichiarano di portarsi dentro questo dramma sostengono però di non essere interessati né alle condanne penali né ai risarcimenti economici. Loro, scrivono, vogliono evitare che altri corrano il rischio di subire le stesse violenze: una decina dei religiosi che accusano oggi sono anziani, ma restano ancora in servizio nell’Istituto, nelle sedi di Verona e di Chievo. Per questo, dopo essersi rivolti al vescovo di Verona e ai vertici del Provolo, 15 ex allievi hanno inviato a ‘L’espresso’ le testimonianze – scritte e filmate – della loro esperienza.

     Documenti sconvolgenti, che potrebbero aprire uno squarcio su uno dei più gravi casi di pedofilia in Italia: gli episodi riguardano 25 religiosi, le vittime potrebbero essere almeno un centinaio.

    La denuncia

    Gli ex allievi, nonostante le difficoltà nell’udito e nella parola, sono riusciti a costruirsi un percorso di vita, portandosi dentro le tracce dell’orrore. Dopo l’esplosione dello scandalo statunitense che ha costretto la Chiesa a prendere atto del problema pedofilia, e la dura presa di posizione di papa Benedetto XVI anche loro hanno deciso di non nascondere più nulla. Si sono ritrovati nell’Associazione sordi Antonio Provolo e poi si sono rivolti alla curia e ai vertici dell’Istituto. Una delle ultime lettere l’hanno indirizzata a monsignor Giampietro Mazzoni, il vicario giudiziale, ossia il magistrato del Tribunale ecclesiastico della diocesi di Verona. È il 20 novembre 2008: “I sordi hanno deciso di far presente a Sua Eminenza il Vescovo quanto era loro accaduto. Nella stanza adibita a confessionale della chiesa di Santa Maria del Pianto dell’Istituto Provolo, alcuni preti approfittavano per farsi masturbare e palpare a loro volta da bambine e ragazze sorde (la porta era in quei momenti sempre chiusa a chiave).

    I rapporti sodomitici avvenivano nel dormitorio, nelle camere dei preti e nei bagni sia all’Istituto Provolo di Verona che al Chievo e, durante il periodo delle colonie, a Villa Cervi di San Zeno di Montagna”. E ancora: “Come non bastasse, i bambini e ragazzi sordi venivano sottoposti a vessazioni, botte e bastonature. I sordi possono fare i nomi dei preti e dei fratelli laici coinvolti e dare testimonianza”. Seguono le firme: nome e cognome di 67 ex allievi.

    Le storie

    I protagonisti della denuncia citano un elenco di casi addirittura molto più lungo, che parte dagli anni Cinquanta. Descrivono mezzo secolo di sevizie, perfino sotto l’altare, in confessionale, dentro ai luoghi più sacri.

    Quei bambini oggi hanno in media tra i 50 e i 70 anni: il più giovane compirà 41 anni fra pochi giorni. Qualcuno dice di essere stato seviziato fino quasi alla maggiore età. Gli abusi, raccontano, avvenivano anche in gruppo, sotto la doccia. Scene raccapriccianti, impresse nella loro memoria. Ricorda Giuseppe, che come tutti gli altri ha fornito a ‘L’espresso’ generalità complete: “Tre ragazzini e tre preti si masturbavano a vicenda sotto la doccia”. Ma la storia più angosciante è quella di Bruno, oggi sessantenne, che alla fine degli anni Cinquanta spiccava sugli altri bambini per i lineamenti angelici: era il ‘bello’ della sua classe. E solo ora tira fuori l’incubo che lo ha tormentato per tutta la vita: “Sono diventato sordo a otto anni, a nove frequentavo il Provolo che ho lasciato a 15 anni. Tre mesi dopo la mia entrata in istituto e fino al quindicesimo anno sono stato oggetto di attenzioni sessuali, sono stato sodomizzato e costretto a rapporti di ogni tipo dai seguenti preti e fratelli.”. Ha elencato 16 nomi. Nella lista anche un alto prelato, molto famoso a Verona: due sacerdoti del Provolo avrebbero accompagnato Bruno nel palazzo dell’ecclesiastico.

    “Era il 1959, avevo 11 anni. Mi ha sodomizzato e preteso altri giochi sessuali. È stata un’esperienza terribile che mi ha procurato da adulto gravi problemi psicologici”.

    Il dramma

     Un altro ex allievo, Guido, dichiara di essere stato molestato da un prete: “Avveniva nella sua stanza all’ultimo piano. E mi costringeva a fare queste cose anche a Villa Cervi durante le colonie estive e al campeggio sul lago di Garda”. Carlo è rimasto all’istituto dai 7 ai 18 anni, e chiama in causa un altro sacerdote: “Mi costringeva spesso con punizioni (in ginocchio per ore in un angolo) e percosse (violenti schiaffi e bastonature) ad avere rapporti con lui”. Altre volte si sarebbe trattato di bacchettate sulle mani, mentre di notte “nello stanzone dove dormivo con altri sordi spesso mi svegliava per portarmi nei bagni dove mi sodomizzava o si faceva masturbare. Non ho mai dimenticato”.

    Sono racconti simili. Tragedie vissute da bambini di famiglie povere, colpiti dalla sordità e poi finiti tra le mura dell’istituto; drammi tenuti dentro per decenni. Ricostruisce Ermanno: “La violenza è avvenuta nei bagni e nelle stanze dell’Istituto Provolo e anche nella chiesa adiacente”. “Se rifiutavo minacciava di darmi un brutto voto in condotta, questi fatti mi tornano sempre in mente”, scrive un altro. Giuseppe qualche volta a Verona incontra il suo violentatore, “ancora oggi quando lo vedo provo molto disagio. Non sono mai riuscito a dimenticare”. Stando alle denunce, le vittime erano soprattutto ragazzini. Ma ci sono anche episodi testimoniati da bambine. Lina ora ha cinquant’anni, è rimasta “all’istituto per sordomuti dai sei ai 17 anni. A tredici anni nella chiesa, durante la confessione faccia a faccia (senza grata), il sacerdote mi ha toccata il seno più volte. Ricordo bene il suo nome. Io mi sono spaventata moltissimo e da allora non mi sono più confessata”. Giovanna scrive che un altro prete “ha tirato fuori il membro e voleva che lo toccassi”. E per molte ragazzine i fatti avvenivano nella chiesa dell’istituto, sotto l’altare. A qualcuna, però, è andata molto peggio.

    Gli esposti

    Oggi l’Istituto Antonio Provolo ha cambiato completamente struttura e missione. Le iniziative per il sostegno ai sordomuti sono state ridimensionate e vengono finanziate anche dalla Regione Veneto. Adesso l’attività principale è il Centro educativo e di formazione professionale, gestito interamente da laici, che offre corsi d’avanguardia per giovani ed è specializzato nella riqualificazione di disoccupati. Al vertice di tutto ci sono sempre i religiosi della Congregazione della Compagnia di Maria per l’educazione dei sordomuti, che dipendono direttamente dalla Santa Sede. Alla Congregazione si sono rivolti gli ex allievi chiedendo l’allontanamento dei sacerdoti chiamati in causa. Secondo la loro associazione, “c’è già stata più di un’ammissione di colpa”. La più importante risale al 2006, quando don Danilo Corradi, superiore generale dell’Istituto Provolo, avrebbe incontrato più di 50 ex allievi. Secondo l’Associazione, il superiore a nome dell’Istituto avrebbe chiesto 12 volte scusa per gli abusi commessi dagli altri religiosi. I testimoni ricostruiscono una riunione dai toni drammatici: don Corradi che stringe il capo fra le mani, suda, chiede perdono, s’inginocchia. Ma i sordomuti avrebbero preteso l’allontanamento dei sacerdoti coinvolti, senza ottenerlo. A ‘L’espresso’ don Danilo Corradi fornisce una versione diversa: “Ho sentito qualcosa, ma io sono arrivato nel 2003 e di quello che è successo prima non so. Non rispondo alle accuse, non so chi le faccia: risponderemo dopo aver letto l’articolo”.

    La Curia

    Da quasi due anni gli ex allievi si sono appellati anche alla Curia di Verona, informandola nel corso di più incontri. Il presidente della Associazione sordi Antonio Provolo, Giorgio Dalla Bernardina, ne elenca tre: a uno hanno preso parte 52 persone. E scrive al vescovo: “Nonostante i nostri incontri in Curia durante i quali abbiamo fatto presente anche e soprattutto gli atti di pedofilia e gli abusi sessuali subiti dai sordomuti durante la permanenza all’istituto, a oggi non ci è stata data alcuna risposta”. L’ultima lettera è dell’8 dicembre 2008. Pochi mesi prima, a settembre, avevano fatto l’ennesimo tentativo, inviando una raccomandata al vescovo di Verona, monsignor Giuseppe Zenti. Senza risposta, “nonostante le sue rassicurazioni e promesse di intervento”. Questa missiva è stata firmata da tre associazioni di sordi: Associazione Sordi Antonio Provolo, Associazione non udenti Provolo, Associazione sordi Basso Veronese-Legnago.

    Il vescovo, interpellato da ‘L’espresso’, replica con una nota scritta: “Il Provolo è una congregazione religiosa. In quanto tale è di diritto pontificio e perciò sotto la giurisdizione del Dicastero dei religiosi. La diocesi di Verona, sul cui territorio è sorta la Congregazione, apprezza l’opera di carattere sociale da essa svolta in favore dei sordomuti”. Poi monsignor Giuseppe Zenti entra nel merito: “Per quanto attiene l’accusa di eventuale pedofilia, rivolta a preti e fratelli laici, che risalirebbe ad alcune decine di anni fa, la diocesi di Verona è del tutto all’oscuro. A me fecero cenno del problema alcuni di una Associazione legata al Provolo, ma come ricatto rispetto a due richieste di carattere economico, nell’eventualità che non fossero esaudite. Tuttavia a me non rivolsero alcuna accusa circostanziata riferita a persone concrete, ma unicamente accuse di carattere generico. Non ho altro da aggiungere se non l’impegno a seguire in tutto e per tutto le indicazioni contenute nel codice di diritto canonico e nelle successive prese di posizione della Santa Sede. Nella speranza che presto sia raggiunto l’obiettivo di conoscere la verità dei fatti”.

    L’Associazione sordi Antonio Provolo risponde al vescovo negando qualunque ricatto o interesse economico: “Gli abbiamo soltanto fatto presente i problemi, noi vogliamo che quei sacerdoti vengano allontanati perché quello che hanno fatto a noi non accada ad altri”.

    PAOLO TESSANDRI

    http://amedit.wordpress.com/2009/01/22/oltre-60-bambini-sordomuti-vittime-di-25-preti-pedofili/