Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: condanne

  • Preti pedofili. La mano indulgente della giustizia vaticana, In 9 anni solo 300 preti a processo e solo il 20% di condanne

    Preti pedofili. La mano indulgente della giustizia vaticana, In 9 anni solo 300 preti a processo e solo il 20% di condanne

     

    Da l’Avvenire del 02 marzo 2011 pag. 18

    300 i casi di sacerdoti nel mondo coinvolti in procedimenti canonici per pedofilia negli ultimi 9 anni

    20% i processi conclusi con una condanna

    60% quelli conclusi con provvedimenti amministratici o disciplinari

    10% i casi più gravi per cui il papa ha deciso le dimissioni dallo stato clericale

    10% quelli in cui i sacerdoti stessi hanno chiesto di “lasciare”

    Rigore e impegno: la Chiesa in campo

    le misure del Vaticano

    Dalla rivoluzione del diritto canonico alle condanne esplicite della pedofilia nel clero, fino all’incontro e al dialogo con le vittime: negli ultimi vent’anni la Chiesa si è sforzata più d’ogni altro di combattere le violenze sui minori. A partire da papa Benedetto XVI, che con le nuove “Norme” del 2010 ha snellito le procedure per arrivare a sentenze più rapide

    DA ROMA GIANNI CARDINALE

    L a Chiesa cattolica è forse l’organismo che più di ogni altro negli ultimi anni si è sforzata di combattere al proprio interno il triste fenomeno degli abusi sessuali nei confronti di minori perpetrati da sacerdoti o religiosi. E in questo un ruolo di primo piano lo ha avuto Joseph Ratzinger, dapprima come prefetto della Congregazione per la dottrina della fede e poi come Pontefice. La «decisa azione del cardinale Ratzinger» è stata «determinante» nel ventennale rinnovamento della «disciplina penale» riguardante anche i casi dei sacerdoti accusati di abusi minori nei confronti di minori. Lo ha ricordato il vescovo Juan Ignacio Arrieta, segretario del pontificio Consiglio per i testi legislativi, in un articolo scritto per La Civiltà Cattolica dello scorso 4 dicembre. È il cardinale Ratzinger infatti, negli anni Novanta, ad appoggiare la richiesta della Conferenza episcopale statunitense di poter “bypassare” alcune norme canoniche – ritenute eccessivamente garantiste – in modo tale da poter intervenire più rapidamente e efficacemente nel contrastare il fenomeno degli abusi. Ed è sempre il cardinale Ratzinger a predisporre poi il Motu proprio promulgato da Giovanni Paolo II con il quale, nel 2001, questo tipo di delitti viene avocato all’ex Sant’Uffizio. E come ha spiegato su queste colonne il 13 marzo 2010 monsignor Charles J. Scicluna, il “pm” del dicastero, «il cardinale Ratzinger ha mostrato saggezza e fermezza nel gestire questi casi. Di più. Ha mostrato anche grande coraggio nell’affrontare alcuni casi molto difficili e spinosi, sine acceptione personarum». Senza eccezioni o riguardi per alcuno, insomma. Basti pensare al caso del fondatore, Marcial Maciel, di una pur importante realtà ecclesiale come sono i Legionari di Cristo. Diventato Benedetto XVI, Ratzinger ha poi promulgato lui stesso – è successo il 15 luglio 2010 – la nuova versione delle ‘Norme sui delitti più gravi’ ( delicta graviora, in latino), tra i quali è compreso quelli degli abusi sui minori. Il che, ha spiegato il portavoce vaticano padre Federico Lombardi nell’occasione, è «un grande contributo alla chiarezza e alla certezza del diritto in un campo in cui la Chiesa è fortemente impegnata oggi a procedere con rigore e con trasparenza, così da rispondere pienamente alle giuste attese di tutela della coerenza morale e della santità evangelica che i fedeli e l’opinione pubblica nutrono verso di essa, e che il Santo Padre ha continuamente ribadito». Le norme, che recentemente sono state pubblicate anche negli ‘Acta Apostolicae Sedis’ – la “gazzetta ufficiale” vaticana – sono molto ferme, tanto da prevedere che sacerdoti accusati di abusi, in particolari casi, possano essere condannati senza processo giudiziale ma con un semplice decreto amministrativo o con un atto personale del Pontefice. Senza contare che per questo tipo di delitti si annulla, di fatto, la prescrizione. Ma l’impegno del Papa non si è risolto esclusivamente nel promuovere un impianto normativo atto a perseguire efficacemente il fenomeno da un punto di vista del diritto canonico. Benedetto XVI non ha mancato di incontrare le vittime di questi abusi. Lo ha fatto nel corso dei suoi viaggi negli Stati Uniti, in Gran Bretagna e a Malta. E anche a Roma quando ha ricevuto alcune vittime canadesi. Benedetto XVI ha promosso anche una importante visita apostolica in Irlanda, Paese particolarmente colpito da questo dramma. E lo ha fatto con una appassionata lettera pastorale ai cattolici dell’isola. In essa, tra l’altro, ha avuto parole particolarmente ferme per i sacerdoti e i religiosi che hanno abusato dei ragazzi: «Avete tradito la fiducia riposta in voi da giovani innocenti e dai loro genitori. Dovete rispondere di ciò davanti a Dio onnipotente, come pure davanti a tribunali debitamente costituiti». L’impegno e l’attenzione della Santa Sede non finiscono qui. Lo scorso 19 novembre in occasione del Concistoro il cardinale William J. Levada, attuale prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, ha ribadito «la più ampia responsabilità dei Vescovi per la tutela dei fedeli loro affidati». Ispirandosi al Papa, «al suo esempio di ascolto e di accoglienza per le vittime», ha evidenziato la «necessità di un efficace impegno di protezione dei bambini e dei giovani e di un’attenta selezione e formazione dei futuri sacerdoti e religiosi». E infine ha anticipato la « preparazione di una Lettera circolare della Congregazione alle Conferenze episcopali sulle linee guida da offrire per un programma coordinato ed efficace nella direzione sopra descritta». Lettera che dovrebbe vedere la luce tra non molto.

    Quel male “cavalcato” dai media. Per screditare il bene

    DA ROMA

    I l triste fenomeno degli abusi sessuali nei confronti di minori perpetrati da chierici ha avuto negli ultimi anni una amplissima ricaduta mediatica specialmente nel mondo occidentale. Non certo perché il fenomeno sia statisticamente più significativo nel clero cattolico rispetto ad altri organismi. Né tantomeno perché l’azione dei media «fosse guidata solamente dalla pura ricerca della verità», come ha riconosciuto da Benedetto XVI nel suo ultimo libro intervista con Peter Seewald (è «evidente» che «vi fosse anche un compiacimento nel mettere alla berlina la Chiesa e, se possibile, screditarla»). Ma lo stesso Pontefice sottolinea che «non avrebbero potuto dare quei resoconti se nella Chiesa stessa il male non ci fosse stato. Solo perché il male era dentro la Chiesa, gli altri hanno potuto rivolgerlo contro di lei».

    Insomma, per usare ancora le parole del Papa, il fenomeno dei sacerdoti accusati di abusi è stata come «una grossa nube di sporcizia». Una «nube di sporcizia» che è stata sollevata da molti Paesi. Negli Stati Uniti e in Irlanda in special modo ma, in particolar modo dallo scorso anno, anche in Germania, in Olanda, in Belgio. In quest’ultimo Paese lo scandalo ha riguardato anche un vescovo che ha ammesso di aver compiuto abusi nei confronti di un proprio nipote. Il vescovo, Roger Joseph Vangheluwe di Brugge, si è dimesso. Sempre in Belgio la magistratura locale ha avuto un atteggiamento molto aggressivo nei confronti della Chiesa locale, accusata di voler adottare una politica di “copertura” nei confronti degli abusi operati da sacerdoti. Sono state addirittura violate e ispezionate nella cattedrale di Malines le tombe di alcuni vescovi per cercare prove in questo senso, il che ha provocato una risentita risposta diplomatica da parte della Santa Sede. Comunque in tutti questi Paesi gli episcopati locali hanno messo in campo delle procedure per accogliere le accuse da parte delle vittime di abusi e per evitare che quanto avvenuto in passato non si ripeta più. In questo quadro uno dei nodi della questione riguarda l’obbligatorietà o meno per un vescovo di denunciare alle autorità civili un proprio sacerdote accusato di abusi.

    Come spiegò monsignor Charles J. Scicluna, il “pm” dell’ex Sant’Uffizio, nella sua intervista ad Avvenire del 13 marzo 2010 nei Paesi in cui vige questo obbligo l’indicazione «è di rispettare la legge». Altrimenti, aggiunse, «non imponiamo ai vescovi di denunciare i propri sacerdoti, ma li incoraggiamo a rivolgersi alle vittime per invitarle a denunciare quei sacerdoti di cui sono state vittime».

    LE NORME

    PEDOFILIA: PER IL DIRITTO CANONICO DI FATTO È UN REATO IMPRESCRITTIBILE

    Rispetto a molte legislazioni civili quella canonica sulla prescrizione nei confronti degli abusi sui minori è molto più severa. Le nuove Norme pubblicate nel luglio 2010 infatti ampliano il termine di prescrizione da dieci a venti anni, che, nel caso del delitto di abuso è sempre da calcolarsi dal compimento dei 18 anni da parte della vittima. Non solo. La Congregazione per la dottrina della fede acquisisce il diritto di derogare anche ai vent’anni, il che tende a rendere di fatto – per la legge interna della Chiesa – “imprescrittibile” l’abuso sui miniri da parte dei chierici. Si tratta, commentò nell’occasione il ‘pm’ dell’ex Sant’Uffizio, monsignor Charles J.

    Scicluna, di «un passo in avanti per garantire la giustizia sostanziale e il bene pubblico della Chiesa».

    «Riconoscete la vostra colpa, ma non disperate della misericordia di Dio»

    DA ROMA

    L a questione degli abusi sessuali nei confronti di minori da parte di chierici è stato affrontato in modo particolare dall’Assemblea generale della Cei del maggio 2010. Nella sua prolusione il cardinale presidente Angelo Bagnasco ha ribadito che l’episcopato italiano «ha prontamente recepito» le «direttive chiare e incalzanti che da tempo sono impartite dalla Santa Sede» e che «confermano tutta la determinazione a fare verità fino ai necessari provvedimenti, una volta accertati i fatti». In quella stessa occasione il segretario generale della Cei, il vescovo Mariano Crociata, ha spiegato che sono «un centinaio» i casi di sacerdoti accusati di abusi sessuali, «rilevati in Italia con procedimenti canonici nell’ultimo decennio». Si tratta di «un dato che indica il quadro complessivo della situazione», ricordando comunque – ha aggiunto – che «anche un solo caso è sempre di troppo». Dal punto di vista canonico la Congregazione per la dottrina della fede e da quello civile le autorità competenti «hanno nei responsabili della vita della Chiesa – ha assicurato – tutta la collaborazione possibile per accertare la verità dei fatti». Crociata ha ribadito che «la normativa italiana non prevede l’obbligo di denuncia». «Evidentemente – ha proseguito – questo non esclude, ma anzi richiede per nostra specifica iniziativa che ci sia tutta la collaborazione per rendere possibile l’accertamento dei fatti, incoraggiando le denunce da parte di chi è a conoscenza e di chi ha subito eventuali abusi». Il tutto nel solco della redenzione: «Riconoscete la vostra colpa – ha scritto il Papa ai sacerdoti irlandese che si sono macchiati –, sottomettetevi alle esigenze della giustizia, ma non disperate della misericordia di Dio».

    BENEDETTO XVI

    Avete tradito la fiducia riposta in voi da giovani innocenti e dai loro genitori. Dovete rispondere di ciò davanti a Dio, come pure davanti a tribunali costituiti

    LETTERA AI CATTOLICI IRLANDESI

  • Don Giuseppe Abbiati rischia la riduzione allo stato laicale

    Don Giuseppe Abbiati rischia la riduzione allo stato laicale

    Processo canonico per il prete

    di Maria Fiore PAVIA. In carcere prega e celebra la messa per i detenuti. Perché don Giuseppe Abbiati, il parroco di Borgarello che sta scontando una pena a 4 anni per pedofilia, è ancora un sacerdote, nonostante il peso di quella condanna. Una condizione che potrebbe cambiare, però, con il processo canonico che è stato avviato nei suoi confronti della Congregazione della dottrina della fede, l’organismo della Curia romana incaricato di vigilare sulla «purezza della dottrina della Chiesa cattolica».

    L’organismo fu presieduto fino al 2005 da Joseph Ratzinger, poi eletto Papa. Don Abbiati rischia, come massimo della pena, la riduzione allo stato laicale. «Posso sopportare tutto, anche il carcere, ma non l’eventualità di non essere più sacerdote, non possono privarmi anche di questo», avrebbe confidato agli amici più stretti nella sua cella del carcere di Bollate, dove è stato trasferito qualche mese fa dall’istituto di Torre del Gallo di Pavia. La natura stessa del processo non gli consentira, però, di difendersi. La congregazione decide in maniera autonoma, sulla base degli atti del processo penale, ma anche su come don Abbiati ha svolto la sua missione sacerdotale. In ogni caso l’iter del processo canonico è segreto. Da quanto risulta, sarebbe anche il primo a coinvolgere un prete della provincia di Pavia. Nei confronti di don Abbiati era stato già aperto, ma sospeso, dopo le condanne in primo e secondo grado. Con la sentenza definitiva, arrivata un anno fa, è entrato nel vivo. L’esito potrebbe arrivare nel giro di qualche settimana, ma vista la riservatezza della decisione ogni previsione è un azzardo. Anche la “pena” potrebbe variare.

    «La congregazione della dottrina della fede ha competenze molto vaste – spiega Luciano Musselli, docente di diritto ecclesiastico all’Università di Pavia -. Potrebbe applicare anche sanzioni minori, come una sospensione dall’ufficio oppure l’obbligo di soggiornare presso istituti religiosi di recupero. La pena più alta nella Chiesa è la scomunica, che però si applica solo in caso di attentato alla vita del pontefice. Non è però più grave della riduzione allo stato laicale. Un sacerdote ad esempio può essere scomunicato, ma può comunque esercitare la sua funzione. Invece la riduzione allo stato laicale è la perdita assoluta del proprio stato».

    In che tempi potrebbe arrivare l’esito? «Questi procedimenti nell’ultimo pontificato sono stati oggetto di una riforma che li ha resi più rapidi – spiega Musselli -. Questo, anche per evitare un’altra accusa: quella di insabbiare i casi di pedofilia. Nel giro di un anno la congregazione dovrebbe arrivare alla sua decisione. Nonostante la celerità, resta comunque un problema,. Visto che le prove non sono pubbliche il diritto di difesa può venire compresso. Un processo che si basa sul segreto rischia di essere sommario».

    http://laprovinciapavese.gelocal.it/pavia/cronaca/2011/01/22/news/processo-canonico-per-il-prete-1.640271

  • La chiesa di Cantini, le scusa di Betori e il danno inflitto alla città intera

    La chiesa di Cantini, le scusa di Betori e il danno inflitto alla città intera

    La chiesa di Cantini, le scusa di Betori e il danno inflitto alla città intera

    Postato lunedì 6 dicembre 2010 e inserito in Istituzioni totali, Laicità, Legalità. Puoi seguire i commenti a questo articolo attraverso i feed RSS 2.0. Puoi lasciare un commento, o fare un trackback dal tuo sito. Stampa questo articolo solo se necessario
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    di Enzo Mazzi

    La visita pur tardiva dell’arcivescovo di Firenze, monsignor Giuseppe Betori, domenica scorsa, alla chiesa della Regina della pace, che fu per anni teatro delle aberrazioni pedofile di don Lelio Cantini, ha un significato che va oltre la contingenza e investe la vita della diocesi fiorentina e interessa la città. Tutta l’omelia del prelato gira intorno alla sofferenza della parrocchia a causa degli abusi di don Cantini. Ma è la diocesi intera e la stessa società civile che in qualche modo sono state abusate, sia perché i minori ai quali è stata fatta violenza sono parte integrante della città, un po’ figli di tutti noi, sia perché la «visione errata della Chiesa» di don Cantini (così definita da Betori) è stata fatta propria dalla gerarchia che ha guidato la diocesi fiorentina dopo il cardinale Elia Dalla Costa. Insomma don Cantini non è solo il prete pedofilo; è anche il parroco rigidamente tradizionalista sostenuto in questo dalla Curia.

    Gli anni del Concilio e quelli immediatamente successivi hanno visto ovunque ma specialmente a Firenze una forte polarizzazione fra la resistenza del tradizionalismo autoritario e la spinta riformatrice aperta verso il positivo della modernità. Papa Giovanni concepì il Concilio proprio per rompere il centralismo romano, per far tacere i «profeti di sventura» e quindi liberare le esperienze conciliari delle periferie e dare spazio ai «segni dei tempi». E’ emblematico lo scontro durissimo che esplose nell’assise dei vescovi riuniti in San Pietro su alcuni aspetti centrali della riforma conciliare. Papa Giovanni a un certo punto s’impose sostenendo le istanze rinnovatrici di vescovi come i cardinali Giacomo Lercaro di Bologna, Frings di Colonia, Liènart di Lilla, Alfrink di Utrecht e sconfessando praticamente lo schieramento dei vescovi conservatori. Questi erano organizzati dall’arcivescovo Lefebvre in una vera e propria «compagine tradizionalista» all’interno del Concilio, che si dette anche un nome: «Coetus Internationalis Patrum», con in testa il potente cardinale Ottaviani, composta da 250 prelati fra cui l’arcivescovo di Firenze Ermenegildo Florit, il cui obiettivo conclamato era quello di trasformare il Concilio in un evento di semplice colore senza reali aperture, anzi con la conferma delle rigidezze dogmatiche e di tutte le condanne.

    Lo scontro che si verificò fra i vescovi riuniti in Concilio si ripropose poi in tutta la realtà ecclesiale. Nel 1967 una decina di parroci fra cui don Cantini scrissero una lettera al cardinale Florit in cui ponevano un perentorio aut-aut: «O loro o noi: se non mette fuori loro, andiamo fuori noi». Chi erano questi «Loro» da metter fuori? I parroci delle esperienze conciliari, fra cui Don Bruno Borghi, prete operaio, don Luigi Rosadoni della Nave a Rovezzano, don Fabio Masi del Vingone, don Sergio Gomiti della Casella, noi dell’Isolotto, altri sulla stessa linea pastorale e sociale e, a livello di memoria perché era morto da poco, lo stesso don Lorenzo Milani. Fu scelta la visione autoritaria e chiusa della Chiesa di don Cantini & confratelli, che s’ispirava alla visione e alla prassi della «compagine tradizionalista» all’interno del Concilio, mentre l’alternativa conciliare fu colpita in vario modo. La città intera fu ferita e la sua anima creativa repressa se non annullata. Il «lungo inverno», di cui Betori si rammarica, è stato voluto, la diocesi è stata svuotata dalle esperienze conciliari alternative al fondamentalismo di cui don Cantini era uno degli araldi e i nefasti veleni di quel tradizionalismo autoritario si propagano fino ad oggi in questo appiattimento e grigiore di una religiosità ritualistica senza profezia, dove solo alcune esperienze di spirito conciliare si ritagliano nicchie costrette alla autoreferenzialità. E’ importante che il vescovo chieda finalmente scusa per l’abuso dei minori ma non basta.

    Non sarebbe doverosa una pubblica autocritica per la scelta, imposta alla diocesi e alla città intera, della «visione errata della Chiesa» di don Cantini? E non sarebbe necessaria una conversione concreta di rotta che recuperi lo spirito del Concilio sulla linea già impostata dal cardinale Silvano Piovanelli e risarcisca finché è possibile il danno inflitto alla Chiesa fiorentina, alle persone colpite e alla città intera?

    http://www.altracitta.org/2010/12/06/la-ch…a-citta-intera/

  • Viaggio nel seminario dove i vicerettori commettono abusi sessuali

    Viaggio nel seminario dove i vicerettori commettono abusi sessuali

    La vicenda riguarda il Maria Immacolata di Brescia dove, nonostante divesri preti siano coinvolti in episodi di pedofilia, la Chiesa non ha mai preso provvedimenti

    Fare un attimo mente locale ci si dovrebbe interrogare su cosa stia accadendo, da anni, al seminario diocesano di Brescia, il “Maria Immacolata”. Perché di immacolato sembra esserci solo il nome, visto il numero di condanne che si susseguono a carico di personaggi che col seminario hanno avuto parecchio a che fare, e decisamente da vicino.

    La storia parte da lontano, ma esplode un primo scandalo nel 2002, quando il vicerettore del seminario, don Luigi Facchi, scompare improvvisamente da Ome, la cittadina in cui svolgeva il proprio ministero. Si viene a sapere in seguito che una mattina molto presto i carabinieri si sono presentati in canonica, e da quel momento il sacerdote non si è più visto. Indagato per pedofilia, dopo un primo interrogatorio gli è stato notificato l’ obbligo di dimora in un altro comune. La denuncia, partita dai genitori di un ragazzino di Gottolengo, suscita una levata di scudi da parte dell’intero paesino in favore del sacerdote. Ma poco dopo don Luigi Facchi patteggia 6 anni per crimini di pedofilia, e da quel momento di lui si perdono le tracce. Come di consueto, non si hanno notizie di eventuali procedimenti canonici aperti dalla deputata Congregazione per la Dottrina della Fede sul suo conto.

    A sostituire don Luigi come vicerettore al seminario “Maria Immacolata” viene chiamato un giovane, l’appena trentenne don Marco Baresi. Un incarico delicato, quello conferito a don Marco, non solo per le tristi vicende giudiziarie del suo predecessore, ma anche per le responsabilità, insite nel suo compito, di educare e proteggere i giovanissimi seminaristi a lui affidati. Ma il nuovo vicerettore è destinato a mettere nuovamente in imbarazzo la curia bresciana. Il 27 novembre 2007, i carabinieri sono di nuovo alla porta di una canonica, e don Marco Baresi viene arrestato con l’accusa di violenza sessuale nei confronti di un minore di 14 anni, suo seminarista. Sul computer di don Marco vengono rinvenute tracce di filmati pedopornografici, ma il sacerdote lascia intendere di non essere il solo ad utilizzare quel pc.

    Su istanza della difesa ottiene gli arresti domiciliari. Le attestazioni di solidarietà e di stima si sprecano, dall’amministratore del seminario ai vari prelati. Certo, esiste la presunzione di innocenza, ma per la vittima neppure una parola. Forse proprio in virtù della certezza dell’innocenza del sacerdote la Curia, informata delle indagini in corso sul conto di don Marco da ben 5 mesi prima dell’arresto, non aveva ritenuto necessario sospendere dall’incarico il vicerettore, in modo da evitare che avesse un contatto quotidiano con adolescenti, né il vescovo aveva stimato opportuno nominare un promotore di giustizia, per svolgere un’inchiesta nell’ambito di un regolare processo penale canonico.

    In primo grado, don Marco Baresi è condannato a 7 anni e 6 mesi. Ricorso in appello, rinnovazione dell’istruttoria dibattimentale, aula brulicante di parrocchiani con magliette colorate su cui è stampato “freeDON” pronti a sostenere che don Marco è un sacerdote di moralità specchiata e irreprensibile. La Corte d’appello, però, conferma la sentenza di primo grado, e i difensori del sacerdote attendono la pubblicazione della sentenza per presentare ricorso in Cassazione.

    Quello che però risulta veramente incredibile non sono le attestazioni di stima cui si assiste ogni volta che un sacerdote è incriminato e finisce a giudizio, quanto le affermazioni contenute nella lettera al clero bresciano del vescovo Luciano Monari dopo la sentenza di condanna in appello a don Marco Baresi: “Per quanto mi riguarda personalmente, avevo espresso fiducia in don Marco e avevo speranze grandi in una sua assoluzione. Mi affidavo anche al diritto biblico che dice: “Un solo testimone non avrà valore contro alcuno, per qualsiasi colpa e per qualsiasi peccato; qualunque peccato uno abbia commesso, il fatto dovrà essere stabilito sulla parola di due o tre testimoni.” Naturalmente il diritto moderno usa altri parametri; il testo del Deuteronomio non invalida la diversa valutazione dei giudici, ma mi spinge a custodire una cautela grande.”

    E meno male che il diritto moderno usa altri parametri, perché l’abuso sessuale non è un reato che, in genere, si commetta su pubblica piazza, ed è difficile trovare testimoni che siano stati presenti al momento dei fatti. Se fosse per la legge biblica del Deuteronomio, tutti i pedofili se ne andrebbero in giro liberi e indisturbati. Ovviamente il vescovo preferisce ricorrere al Vecchio Testamento piuttosto che prendere atto del fatto che esiste una giustizia statuale, non amministrata da ecclesiastici, non fondata su versetti biblici, alla quale anche i religiosi sono sottoposti. Indipendentemente dalla “grande cautela” con cui il prelato accoglie la “diversa valutazione dei giudici” che hanno pronunciato una sentenza basata sul Codice Penale piuttosto che sulla Bibbia.

    Peccato che il prelato nulla abbia detto della recentissima condanna, la terza, di un altro sacerdote, anche quest’ultimo transitato per il seminario di Brescia, di cui era stato vicerettore e padre spirituale dal 1991 al 1998, prima di don Luigi Facchi. Il sacerdote si chiama Claudio Ballerini, classe 1961, dal 1998 parroco di Lodrino, sempre in provincia di Brescia. Nel 2002 si era preso una multa per esibizionismo, nel 2006 il tribunale di Verona lo condannò a 6 mesi per lo stesso reato e la Curia, presso cui prestava servizio, lo sospese. Fu trasferito in Umbria, presso la Comunità Figli della Misericordia di Collevalenza “per un processo di rafforzamento dell’identità umana e vocazionale dei sacerdoti”. Che però non sembra essere stato di utilità, considerando che nel 2008 don Claudio è di nuovo rinviato a giudizio su denuncia di due sedicenni: in piazza Partigiani, proprio a Perugia e proprio durante il “processo di rafforzamento dell’identità”, il sacerdote si era abbandonato a plateali atti di autoerotismo. Il 30 marzo di quest’anno il giudice l’ha condannato ancora una volta a sei mesi di reclusione.

    Difficile credere alle coincidenze quando gli ultimi tre vicerettori di un seminario risultano coinvolti in casi di abusi sessuali. Eppure nessuna indagine è stata aperta dal Vaticano sul “Maria Immacolata”, per accertare la sicurezza dei bambini e dei ragazzi, sebbene fosse doverosa dopo quanto accaduto. E intanto al seminario bresciano è partito il “campo vocazionale” estivo, riservato a ragazzi di età compresa tra i 10 e i 13 anni, un’esperienza di cinque giorni a Corteno Golgi, “per conoscere meglio Gesù e la sua chiamata”. Non c’è da biasimare i genitori se l’adesione non è stata eccezionale.

    Vania Lucia Gaito

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07/01/viaggio-nel-seminario-dove-i-vicerettori-commettono-abusi-sessuali/34976/

  • Il vescovo si scorda di dire che il prete pedofilo si è dichiarato colpevole in USA

    Il vescovo si scorda di dire che il prete pedofilo si è dichiarato colpevole in USA

    www.diocesimontepulciano.it/index.php/home

    Comunicato Stampa della Diocesi
    Domenica 23 Maggio 2010 16:02

    Una recente trasmissione RAI ha riproposto e amplificato il caso del sacerdote don V.B:, che è stato in servizio a questa Diocesi e che adesso è rientrato in India. La trasmissione (con immagini di un mese fa) ha posto il fatto in una cornice di pretesa volontà della Chiesa di copertura di una situazione di pedofilia da parte di un sacerdote. Le dichiarazioni proposte nella trasmissione non sostituiscono né rappresentano quanto da subito la Diocesi aveva chiarito.

    Infatti la Diocesi lo scorso 17 Aprile aveva emesso tempestivamente un comunicato relativo alla vicenda. Il Vescovo ritenne di non dare interviste perchè tutti potevano accedere al comunicato. Non sono emersi fatti nuovi e quindi la Diocesi conferma quanto già dichiarato. In breve: il sacerdote era giunto in questa Diocesi nel marzo 2008 su presentazione del Vescovo della Diocesi di Cuddapah, che dette assicurazioni – confermate da documenti – sulla non esistenza di condanne penali negli Stati Uniti a carico del sacerdote stesso. Durante il periodo di permanenza tra noi, Don V.B. ha svolto l’ufficio di viceparroco, godendo della stima della gente.

    Don V.B., ha chiesto lo scorso Aprile 2010 di rientrare nella sua Diocesi in India, dove ora si trova, continuando a proclamarsi innocente, confermando che nessuna condanna per pedofilia ha subito negli Stati Uniti ed esibendo a dimostrazione anche la documentazione giudiziaria sul suo caso, dalla quale non risulta alcuna condanna. La risonanza che il fatto ha ottenuto mette in luce ancora di più la forza di certi mezzi di comunicazione e la responsabilità di una informazione fondata, completa e non soggetta a tesi preconfezionate.

    Montepulciano, 23 maggio 2010

    Riflessione del Vescovo Rodolfo PDF Stampa
    Lunedì 24 Maggio 2010 22:35

    La redazione di questo comunicato ha richiesto l’attenzione al linguaggio tipico di questo genere letterario e per esso ho chiesto collaborazione a persone del settore. La sua forma stringata e fredda è naturalmente molto distante dal modo incisivo con cui molti sono venuti a conoscenza dell’evento. Amo personalmente un modo di comunicare ben diverso, dove si possa stare l’uno dinanzi all’altro, guardandosi in faccia, anche se non sempre è facile. Molti mi hanno chiesto di dire di più, di spiegare, di raccontare con trasparenza ciò che è avvenuto e come l’ho vissuto, personalmente e da Vescovo (che è la stessa cosa!).

    Credo che questo sia un giusto diritto specialmente di chi cerca di comprendere senza pregiudizi o preclusioni e di tutti coloro che si sono sentiti personalmente feriti dal contenuto e dal modo con cui hanno conosciuto la notizia. Lo faccio dicendo prima di tutto la sofferenza personale, che è resa più pesante dal pensare, che questo fatto e il modo distorto in cui è stato narrato, abbia messo in difficoltà la fede in Dio di qualcuno e la sua relazione con la Chiesa.

    Quello che da qualche tempo viene sottolineato e che ha elementi di verità per mettere in stato di giudizio alcuni comportamenti all’interno della Chiesa, come sottolinea il Papa Benedetto XVI, impegna alla conversione e al miglioramento. Questo impegna me, Vescovo, a vivere la mia vita nella mia Chiesa che è una realtà familiare, in cui ognuno, prima di tutto, è una persona amata da Dio, e ognuno mi è dato da amare, aiutare, correggere e salvare come un fratello o un figlio. È la base di ogni mia relazione di Vescovo, nei confronti di ogni persona, di ogni suo gesto e parola, qui e in ogni parte del mondo. Questo richiede attenzione, verità e carità.

    Ricapitolo la vicenda, dai suoi inizi ad oggi. Nel 2007 il Vescovo uscente di Cuddapah, d’accordo col nuovo Vescovo appena nominato, mi parlò di un sacerdote (don V. B.) che doveva terminare i suoi studi a Roma. Mi informò che si trovava in India e che aveva avuto delle questioni giudiziarie per un caso di violenza privata negli Stati Uniti. Mi assicurava della sua innocenza, mi proponeva di accoglierlo perché potesse terminare i suoi studi trovando un servizio di collaborazione pastorale in Diocesi. Lo accolsi e, avendo ricevuto verso la sua persona giudizi positivi, dopo qualche mese lo nominai viceparroco a Sarteano perché per quanto era dato sapere non vi è stata alcuna condanna. Tutto si è svolto alla luce del sole secondo la regolare procedura di concessione di visti e autorizzazioni delle competenti autorità statali. La mattina del 15 aprile vengo contattato dall’agenzia Ansa di Firenze che mi informa che il caso è sulla stampa e rilascio una dichiarazione che l’Ansa rilancia subito dopo. È il giorno in cui attorno alla Curia, a Sarteano e in altre località della Diocesi, si mette in moto tutta una ricerca di informazioni. Non avvezzo a questo modo un po’ aggressivo di inseguire le notizie, rispondo consegnando un esaustivo comunicato stampa e chiedo che ci si rifaccia ad esso, non avendo altro da comunicare. Vengono don V.B. e il Parroco don Fabrizio Ilari per confrontarsi con me. Confermo il comunicato e l’invito di rimandare ad esso. Informo la Congregazione per la Dottrina della Fede e mi metto in contatto con il Vescovo di Cuddapah, che essendo l’Ordinario di don V.B. ha tutta la competenza per condurre la questione. Egli consiglia di chiedere al sacerdote di rientrare in India. Don V. B. è d’accordo e mi chiede di sollevarlo dall’incarico, continuando a proclamarsi innocente e addolorato per quanto si è creato proprio nei confronti di chi lo aveva accolto e della gente per la quale aveva lavorato con dedizione. Lasciava l’Italia il 16 aprile. Quella stessa mattina era già programmato il Consiglio Presbiterale, al quale mi dovevo necessariamente recare. È proprio quando sono uscito in macchina dal cortile dell’episcopio, per andare a presiedere la riunione programmata, che la troupe Rai (di Anno Zero) ha ripreso la mia auto seguendola per qualche metro. Visto l’uso e la ricostruzione del fatto, sarebbe stato forse meglio fermarsi e riaffermare quanto già comunicato, ma lo stato d’animo in quel momento era abbastanza teso e il modo di “aspettarmi al varco”, non mi era piaciuto.

    Le altre immagini e le parole registrate e trasmesse, raccolte anche in modo discutibile, sono confuse e totalmente non condivise, legate alla responsabilità personale di chi le ha pronunciate. La vicenda si è amplificata in seguito alla trasmissione di Anno Zero nella puntata del 20 maggio e alla sua diffusione in Internet. Sempre rimandando a quanto dice il Comunicato, credo utile aggiungere qualche riflessione.
    – Credo in una informazione che non nasconda in alcun modo la verità, ma anche che sappia cercarla senza fermarsi ad affermazioni o a letture parziali di un fatto.
    – Siamo tutti (vescovo, sacerdoti, laici, persone, istituzioni…) collocati da Gesù a vivere il Vangelo in questo mondo, dentro una realtà e la viviamo come tutti, forti di grandi esempi di santità, ma purtroppo anche con la possibilità di errori, di peccato, di reati da correggere e anche da perseguire.
    – Tutto questo senza coprire o chiudere uno o due occhi, ma usando sempre carità e verità, sempre distinte e sempre collegate. Mai nessuna intenzione di nascondere, ma sempre affermare ciò che è vero, sicuro e documentato, prima di tutto nella più profonda e forte solidarietà al dolore di chi è vittima, ponendosi anche il problema di chi viene posto sotto accusa, ma non è dichiarato colpevole.

    Questi principi di comportamento richiedono di essere netti e chiari, con disponibilità e trasparenza, senza pregiudizi o tesi da imporre e difendere solo perché fanno comodo o toccano e criticano alcune realtà a noi più care.

    Carissimi tutti, sacerdoti e fedeli e anche tutti coloro che in qualche modo siate stati toccati o raggiunti da questa vicenda: è una sofferenza che ha colpito tutti e ne subiamo le conseguenze. Quanto ho detto corrisponde alla verità che ho potuto conoscere, ma c’è anche la verità di ognuno e delle relazioni di fiducia che dovrebbero animare e sostenere ogni realtà umana e ancor più cristiana, a proposito delle quali posso dire solo la mia condivisione e la mia disponibilità a approfondirle. Non posso certo raggiungere quanti raggiunti dalla vicenda via TV o Internet, ma con umiltà e fiducia offro queste parole scritte.

    Ringrazio quanti hanno voluto esprimere fiducia e aiutarmi a leggere questa vicenda, ma penso a quanti dovrei e vorrei aiutare a superare quanto è stato creato alla loro coscienza e alla loro fede e appartenenza alla Chiesa. Ho promesso ad alcuni giovani, che lo hanno chiesto, di incontrarli appena possibile. Là dove non arriva il mio tempo e la mia persona, prego Dio e ognuno di voi di operare e pregare perché questa vicenda ci aiuti a essere più forti nella verità e a servire sempre il Bene in tutto e per tutti.

    • Rodolfo, Vescovo

    www.corrieredisiena.it/news.asp?id=65

    Su Mussolini il vescovo tace.

    Dopo le dichiarazioni del segretario di Cetoloni ad “Annozero”. Ieri il comunicato per difendere il prete accusato di pedofilia.
    MONTEPULCIANO 25.05.2010
    indietro
    Nessuna dichiarazione Il vescovo Cetoloni, nel comunicato stampa pubblicato ieri nel sito internet della diocesi, non fa nessun riferimento al suo segretario che ha inneggiato al Duce

    Altro che revoca della cittadinanza onoraria al cavalier Benito Mussolini, qui ci sono nostalgici del Duce. Durante l’ultima puntata di Annozero, il programma condotto da Michele Santoro dal titolo “Peccati e Reati” incentrata sui casi di pedofilia nel clero cattolico, è andata in onda un’inchiesta girata nella curia del capoluogo poliziano, relativa al caso del prete indiano che amministrava il culto in una piccola chiesa del comune di Sarteano. Il segretario del vescovo Rodolfo Cetoloni prima ha cercato di rispondere in modo evasivo al giornalista e poi si è lasciato andare affermando: “Questa è tutta una montatura per togliere l’otto per mille alla chiesa cattolica e non potendolo fare legalmente cercano di distogliere la popolazione in altro modo….. La Rai è in mano ai comunisti, i giornali per il 90% sono in mano ai comunisti che, anche se non ci sono più sono camuffati ” e poi la conclusione “spero che ritorni il Duce, si il Duce, ci vuole il Duce per rimettere le cose a posto”. Un’affermazione incredibile. Pensavamo che il vescovo della diocesi di Montepulciano Rodoldo Cetoloni prendesse ufficialmente posizione sulle parole del suo segretario. Invece, è stato pubblicato sul sito internet della Diocesi un comunicato freddo e senza riferimenti alle parole del segretario sul duce e i giornali comunisti: “Una recente trasmissione Rai – si legge – ha riproposto e amplificato il caso del sacerdote don Vijara Bhaksar che è stato in servizio a questa Diocesi e che adesso è rientrato in India. La trasmissione (con immagini di un mese fa) ha posto il fatto in una cornice di pretesa volontà della Chiesa di copertura di una situazione di pedofilia da parte di un sacerdote. Le dichiarazioni proposte nella trasmissione non sostituiscono né rappresentano quanto da subito la Diocesi aveva chiarito. Infatti – è scritto ancora – la Diocesi lo scorso 17 aprile aveva emesso tempestivamente un comunicato relativo alla vicenda. Il vescovo ritenne di non dare interviste perchè tutti potevano accedere al comunicato. Non sono emersi fatti nuovi e quindi la Diocesi conferma quanto già dichiarato. In breve: il sacerdote era giunto in questa Diocesi nel marzo 2008 su presentazione del vescovo della Diocesi di Cuddapah, che dette assicurazioni – confermate da documenti – sulla non esistenza di condanne penali negli Stati Uniti a carico del sacerdote stesso. Durante il periodo di permanenza tra noi, don Vijara Bhaksa ha svolto l’ufficio di viceparroco, godendo della stima della gente. Don Vijara Bhaksa, ha chiesto lo scorso aprile di rientrare nella sua Diocesi in India, dove ora si trova, continuando a proclamarsi innocente, confermando che nessuna condanna per pedofilia ha subito negli Stati Uniti ed esibendo a dimostrazione anche la documentazione giudiziaria sul suo caso, dalla quale non risulta alcuna condanna. La risonanza che il fatto ha ottenuto – conclude il comunicato della Diocesi – mette in luce ancora di più la forza di certi mezzi di comunicazione e la responsabilità di una informazione fondata, completa e non soggetta a tesi preconfezionate”. Perchè vescovo Cetoloni tace sulle parole di esaltazione del duce del suo segretario?

  • Pedofilia: il Vaticano si sente accerchiato, il Governo italiano lo soccorre

    Pedofilia: il Vaticano si sente accerchiato, il Governo italiano lo soccorre

    Un comunicato ufficiale del Consiglio dei ministri
    Il governo: «Inqualificabile campagna diffamatoria contro il Papa e la Chiesa»
    Benedetto XVI oggi compie 83 anni. Nessuna celebrazione sino a lunedì, quinto anniversario del pontificato
    Un comunicato ufficiale del Consiglio dei ministri

    Il governo: «Inqualificabile campagna diffamatoria contro il Papa e la Chiesa»

    Benedetto XVI oggi compie 83 anni. Nessuna celebrazione sino a lunedì, quinto anniversario del pontificato

    Benedetto XVI (Ansa)
    ROMA – Nel giorno del suo 83mo compleanno, Benedetto XVI ottiene un sostegno pieno e inequivocabile da parte dell’Italia. Il Consiglio dei ministri in un comunicato ha «confermato la solidarietà del governo per l’inqualificabile campagna diffamatoria contro la Chiesa e il Papa». Il comunicato spiega che il Consiglio ha anche rivolto «un caloroso augurio di buon compleanno al pontefice».

    AUGURI – Joseph Ratzinger ha ricevuto auguri da tutto il mondo, tra questi anche quelli del presidente della Repubblica. Giorgio Napolitano, ha espresso al Papa «i più fervidi voti augurali con profonda considerazione per il suo alto magistero», rende noto un comunicato del Quirinale. In Vaticano non è previsto nessun festeggiamento particolare, in quanto lunedì prossimo ci saranno le celebrazioni per il quinto anniversario di pontificato, giorno festivo in Vaticano. Sabato pomeriggio Benedetto XVI partirà per la visita a Malta di due giorni. Al suo rientro, lunedì, un pranzo in suo onore gli verrà offerto nella sala Ducale dei Palazzi Vaticani dai cardinali.

    http://www.corriere.it/politica/10_aprile_16/governo-sostegno-papa_faa4c06e-4957-11df-af35-00144f02aabe.shtml

    Il commento di rammarico alle Istituzioni di Francesco Zanardi, vittima, fondatore e Presidente dell’unica  realtà associativa italiana di sopravvissuti agli abusi del clero, esprime disgusto.

    Al di la di essere vittima che come troppe non ha ricevuto giustizia e tutela dallo Stato, pur comprendendo malgrado le gravissime circostanze che per l’entità dovrebbe quanto meno avviare accertamenti, in Italia mai neppure calendarizzati, rispettosi della doverosa diplomazia tra stati, il fatto che il Governo, oltre a schierassi incostituzionalmente e in sfregio dei cittadini; della Costituzione e delle responsabilità imposte dalla stessa a chi riveste un ruolo nello Stato e nelle cariche istituzionali di rappresentante della Repubblica, ma che agisce tradendola in favore di uno stato estero criminale, i cui membri più volte in tutto il modo hanno subito condanne, la cui impunità è stata privilegio non degli attori ma di chi ha ha coperto il carnefice, trasformato anche lui in vittima della chiesa che rappresenta. Il fatto che al di la dei motivi pur diplomatici il Governo nell’occasione storica quanto unica in quanto l’unica ancora oggi, dopo 11 anni, nei quali non ha pronunciato  ancora una sola frase in favore dei cittadini vittime.

     

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webpwp-content/uploads/2025/02/chiesa-e-pedofilia-la-condanna-del-card-pell-in-australia-lalto-prelato-mai-sfiorato-dalla-magistratura-ecclesiastica.webpwp-content/uploads/2025/02/domenica-15-a-celle-ligure-gianluigi-nuzzi-presenta-il-suo-ultimo-libro-inchiesta-peccato-originale-interverra-francesco-zanardi-presidente-della-rete-labuso.webpwp-content/uploads/2025/02/preti-pedofili-e-adulti-complici-il-corto-di-cammuso-illumina-la-sala-farina-gesti-orrendi-camuffati-da-abito-religioso.webpwp-content/uploads/2025/02/dettagli-abusi-su-minori-in-nome-di-dio-da-piu-di-25-anni-ad-aci-bonaccorsi-la-comunita-che-plagiava-le-giovani-il-video.webpwp-content/uploads/2025/02/caso-vitale-processo-rinviato-a-dicembre-messere-a-telemolise-fatti-gravissimi-perche-commessi-da-chi-ha-una-funzione-educativa.webpwp-content/uploads/2025/02/chi-lha-visto-affronta-il-prete-che-ha-abusato-di-lui-la-risposta-preghiamo-insieme-un-caso-denunciato-dalla-rete-labuso.webpwp-content/uploads/2024/09/il-primo-film-sui-preti-pedofili-girato-a-savona-e-verona-sara-al-bari-international-film-festival-domenica-6-aprile.webpwp-content/uploads/2025/02/conclave-2013-petizione-contro-il-cardinale-domenico-calcagno-non-denuncio-prete-pedofilo-non-e-degno-del-conclave-il-secolo-xix-ratzinger-sapeva-video.webp2010/04/02/pedofilia-forno-non-ho-mai-voluto-criminalizzare-chiesa/

  • Oggi aspettavamo la sentenza di Cassazione del caso di don Matteo Diletti e Ugo Cattaneo

    Oggi aspettavamo la sentenza di Cassazione del caso di don Matteo Diletti e Ugo Cattaneo

    mercoledì, 10 marzo 2010

    Oggi aspettavamo la sentenza di Cassazione del caso di don Matteo Diletti e Ugo Cattaneo (ciccando i tags qua a destra recuperate la loro storia). Ricordo qua che entrambi sono già stati condannati sia in primo che secondo grado, per pedofilia!
    Facile quindi aspettarsi oggi la chiusura, definitiva, di un lungo percorso (ancora non terminato) di grande sofferenza per la vittima. Percorso che sarebbe sfociato col carcere!
    Ma, adducendo ad uno sciopero degli avvocati, i difensori dei predatori non si sono presentati in Tribunale, anzi, pare manco abbiano avvisato.
    E così l’udienza è saltata e rimandata “a data da destinarsi”. Ovvero tra un mese, esimesi o un anno, o due, o tre chilo sa???!
    Complimenti. Nel frattempo i pedofili guadagnano qualche ora di libertà in più.
    Proprio di recente abbiamo saputo peraltro quale attività pare abbia svolto durante i mesi scorsi il sig. matteo (non chiamiamolo più Don, ok?): con due condanne alle spalle ha gestito il Cre di un oratorio.
    Ne ha voglia il Papa di fare proclami sulla pulizia all’interno della Chiesa se poi i suoi “dipendenti” non lo ascoltano, o no?!

  • Pedofilia asilo Bovetti, Cassazione: Apolloni e Ballario condannati in via definitiva

    Pedofilia asilo Bovetti, Cassazione: Apolloni e Ballario condannati in via definitiva

    di Roberta Lerici

    Valerio Apolloni,  figlio di Vittorio Apolloni, presidente della associazione Falsi Abusi, è stato condannato in via definitiva a due anni e dieci mesi per abusi sui bambini dell’asilo Bovetti, vicino a Torino.

    Con lui ,condannata anche Wanda Ballario, direttrice della scuola. Di seguito l’Ansa di oggi e alcuni stralci della sentenza di appello. Ulteriori approfondimenti su questa terza condanna definitiva per abusi compiuti nelle scuole materne italiane, potrete leggerla domani.

    Ricordiamo che nel 2007 è stato condannato in via definitiva a sette anni l’autista-bidello di un asilo privato di Calabritto per abusi su 8 bambini (resta da celebrare il processo ad una suora condannata in primo e secondo grado a 3 anni), mentre in provincia di Prato, nel 2005, è stato condannato a più di sei anni il bidello di un asilo per abusi su 12 alunni, compiuti nel 1998.In tutti e tre i casi, i racconti dei bambini si somigliano, sia per la modalità che per la crudeltà inizialmente camuffata da gioco.Attualmente, i processi per pedofilia nelle scuole materne ancora aperti sono almeno 5.

    Abusi in asilo del torinese, Cassazione conferma due condanne
    A La Loggia nel 2001. I due educatori si proclamano innocenti
    (ANSA) – TORINO, 2 OTT – La Corte di Cassazione ha confermato in via definitiva due condanne per molestie sessuali su bambini che frequentavano un asilo a La Loggia. Per Valerio Apolloni, all’epoca dei fatti presidente dell’ente di gestione della struttura, e Vanda Ballario, direttrice, la pena e’ di due anni e dieci mesi di reclusione, in parte gia’ scontati per effetto di un periodo di custodia cautelare. La vicenda risale al 2001. Ai due educatori hanno sempre respinto ogni accusa.(ANSA).

    STRALCI DELLA SENTENZA CHE HANNO PORTATO ALLA CONDANNA IN APPELLO DI APOLLONI E LA BALLARIO NEL 2008:

    dal sito “l’inferno degli angeli”

    “ XX BAMBINO racconta il gioco alla madre. VALERIO APOLLONI iniziava facendo delle flessioni (il bimbo mima il gesto); aveva il pisello “grosso, grosso e cicciotello”; VANDA lo toccava piano e dava bacini; anche lui (XX BAMBINO) toccava e accarezzava il pistolino di VALERIO. Poi XX BAMBINO in bagno mima il gioco con la madre, dandole baci in zona inguinale ed infilando la testa fra le di lei gambe per cercare di baciarle i genitali……”
    “…era poi andata nel lettone tra i genitori ed aveva preso a spalmare la propria saliva sul viso del padre. Al rimprovero di quest’ultimo la bimba aveva detto: “questa non è la saliva…è la crema…quella che si mette in bocca e si ingoia”. La madre le aveva chiesto chi le avesse insegnato questo gioco e la bimba aveva risposto”la signora dei gialli (i gialli è il colore della sezione)”. La madre “da dove la prende questa crema?- BIMBA: “dal pistolino di VALERIO, è dolce e non brucia”.
    A giudizio della Corte, sia per la terminologia adoperata che per la gestualità in essere, la bambina sembra attingere ad un patrimonio conoscitivo assolutamente inusuale per la sua età e per le sue esperienze in ambito sessuale…..
    A proposito delle uscite da scuola riporto un significativo passo:
    “…il presidente, cioè VALERIO APOLLONI, ogni tanto andava nella sua classe dicendole che alcuni bambini dovevano andare con lui e li portava via” Alla domanda se la cosa fosse normale “lei ci ha risposto che era la direttrice didattica ad autorizzare le uscite”.
    La direttrice didattica  è l’altra imputata.
    (fonte )
    www.bambinicoraggiosi.com 2 ottobre 2009

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  • Italia, è davvero lotta contro i preti pedofili?

    Italia, è davvero lotta contro i preti pedofili?

    pubblicato il 15 settembre 2009

    Mezzo secolo di sevizie nei luoghi più sacri. Ora c’è un’inchiesta, ma è alto il rischio impunità.

    “Avveniva notte dopo notte. Nel dormitorio, nelle camere dei preti e nei bagni”. “Tre ragazzini e tre preti si masturbavano a vicenda sotto la doccia“. E ancora. “Era il 1959, avevo 11 anni. Mi ha sodomizzato e preteso altri giochi sessuali. È stata un’esperienza terribile che mi ha procurato da adulto gravi problemi psicologici“. “Avveniva nella sua stanza all’ultimo piano. E mi costringeva a fare queste cose anche a Villa Cervi durante le colonie estive e al campeggio sul lago di Garda“. “Mi costringeva spesso con punizioni (in ginocchio per ore in un angolo) e percosse (violenti schiaffi e bastonature) ad avere rapporti con lui. Nello stanzone dove dormivo con altri sordi spesso mi svegliava per portarmi nei bagni dove mi sodomizzava o si faceva masturbare. Non ho mai dimenticato“. “A tredici anni nella chiesa, durante la confessione faccia a faccia, il sacerdote mi ha toccata il seno più volte. Ricordo bene il suo nome. Io mi sono spaventata moltissimo e da allora non mi sono più confessata“. “Ha tirato fuori il membro e voleva che lo toccassi. Anche sotto l’altare”.

    LA CULTURA DEL SILENZIO – Settantatré casi di presunti abusi sessuali su minori in dieci anni, più di 235 vittime. Sono i dati allarmanti contenuti in un’inchiesta dell’Associated Press sugli scandali a sfondo sessuale che hanno coinvolto preti cattolici in Italia. Quello che ne emerge è una realtà di soprusi circondata per decenni da una cultura del silenzio, in un Paese dove la Chiesa è una delle istituzioni più rispettate, una realtà che però sta lentamente venendo alla luce grazie a un movimento che vuole smascherare e sradicare i colpevoli. Il conteggio dell’Ap è basato sulle cronache locali e sui siti e blog delle vittime di abusi. I numeri – osserva l’autrice dell’inchiesta, Nicole Winfield – sono ancora irrisori rispetto alle centinaia di casi all’esame dei tribunali statunitensi o irlandesi. Basti pensare che la Chiesa italiana finora è stata costretta a pagare soltanto qualche centinaio di migliaia di euro come risarcimento alle vittime, rispetto ai 2,6 miliardi di dollari calcolati per la diocesi americana e gli 1,1 miliardi di euro (1,5 miliardi di dollari) stimati per le vittime in Irlanda. Ma questo non significa che i casi di abusi italiani non abbiano ripercussioni, tutt’altro: con 50.850 preti su una popolazione di 60 milioni di abitanti, l’Italia ha più sacerdoti di tutto il Sud America o dell’Africa. Negli Stati Uniti – dove il Vaticano può contare su 44.700 preti per una popolazione di 300 milioni – dal 1950 ad oggi sono stati accusati di molestie a minori più di 4mila preti cattolici. I casi italiani, d’altronde, seguono più o meno lo stesso schema di quelli americani e irlandesi: spesso i sacerdoti hanno preso di mira poveri, disabili fisici o mentali, oppure tossicodipendenti affidati alle loro cure.

    L’ INCHIESTA DELL’ ESPRESSO – L’Associated Press dedica ampio spazio al caso dell’Istituto Antonio Provolo di Verona, reso pubblico lo scorso gennaio da un’inchiesta dell’Espresso in cui risultava che decine di bambini e ragazzi sordi fossero stati violentati e molestati dagli insegnanti-sacerdoti almeno fino al 1984. Accuse sottoscritte da oltre sessanta fra ex alunni e alunne dell’ Istituto e rese pubbliche solo dopo le parole di condanna del Papa contro i sacerdoti pedofili. Purtroppo, tutti i reati che sono stati commessi ai danni di quei minori sono ormai prescritti e pur avendo testimonianze scritte e filmate alcuni di quei sacerdoti, ormai anziani, sono ancora in servizio nell’ Istituto. Quei bambini oggi hanno in media tra i 50 e i 70 anni, qualcuno dice di essere stato seviziato fino quasi alla maggiore età. Scene raccapriccianti, impresse nella loro memoria. Ma la storia più angosciante è quella di Bruno, oggi sessantenne, che alla fine degli anni Cinquanta spiccava sugli altri bambini per i lineamenti angelici: era il ‘bello’ della sua classe. E solo ora tira fuori l’incubo che lo ha tormentato per tutta la vita: “Sono diventato sordo a otto anni, a nove frequentavo il Provolo che ho lasciato a 15 anni. Tre mesi dopo la mia entrata in istituto e fino al quindicesimo anno sono stato oggetto di attenzioni sessuali, sono stato sodomizzato e costretto a rapporti di ogni tipo dai seguenti preti e fratelli“. Ha elencato 16 nomi. Nella lista anche un alto prelato, molto famoso a Verona.

    LA MADRE DI TUTTI I TABU’ – Ma nell’indagine dell’ Ap si citano anche vicende di incitamento alla prostituzione o partecipazione a riti satanici. Su tutto, pesa l’incertezza della pena. Quando ci sono state sentenze giudiziarie, osservano, si è passati da due anni con la condizionale a otto anni di carcere, anche se “con l’ormai nota lentezza del sistema giudiziario italiano, non è dato stabilire quante di queste condanne verranno effettivamente scontate“. Quando invece si è trattato di patteggiare un risarcimento, le cifre variano dai 15mila ai 150mila euro per vittima. E troppo poco coraggio, quando si tratta di queste vicende, anche da parte dei media più indipendenti. In più c’è una certa ritrosia nelle piccole città italiane, dove non si parla di sesso e figurarsi di sesso fra un prete e un bambino. “E’ il top dei tabù” ha detto Jacqueline Monica Magi, il giudice che segue i casi di pedofilia “questo è il provincialismo dell’ Italia”. “Come avrei potuto dire a mio padre che un prete faceva sesso con me ?”, Alessandro Vantini, 59 anni, ha raccontato tutto all’ Ap con il linguaggio dei segni, “non potevi parlarne ai tuoi parenti perché loro ti avrebbero picchiato”. E Gianni Bisoli, 60 anni, ha accusato di prolungate molestie sessuali, monsignor Giuseppe Carraro, vescovo di Verona, morto nel 1981 e in odore di beatificazione. Un’inchiesta della diocesi di Verona scagiona Carraro, ma le testimonianze non riguarderebbero le presunte vittime e si limiterebbero a coinvolgere altri membri della Congregazione e loro affiliati, personale della scuola e documentazione interna. Il processo di beatificazione è stato sospeso, ma adesso è tutto nelle mani del Vaticano. L’attuale vescovo di Verona, monsignor Giuseppe Zenti inizialmente aveva accusato gli ex studenti di fabbricare menzogne, ma quando uno dei religiosi accusati ha ammesso le relazioni sessuali, si è visto costretto ad ordinare un’inchiesta interna. Il risultato ha accertato che alcuni abusi sarebbero avvenuti realmente.

    UNO TSUNAMI – Nel 2002 quando scoppiò lo scandalo negli Stati Uniti, monsignor Betori aveva giustificato il non aver affrontato la questione nella Conferenza Episcopale, con il fatto che in Italia gli abusi sessuali fossero molto limitati. Ora, invece, i prelati italiani e il Vaticano sembrano aver capito che il problema è molto più serio. Monsignor Charles Scicluna della Congregazione per la Dottrina della Fede che segue tutti questi casi ha ammesso che le pubbliche denunce in Italia sono in aumento da quando è scoppiato lo tsunami negli States. “C’è un cambio di mentalità”-riferiscono dall’ Ap-“e questo può essere molto positivo”. “E’ accaduto”- dice Scicluna-“è importante che se ne parli, altrimenti non possiamo come Chiesa aiutare quelli che ne hanno bisogno. Vittime e carnefici”.

    Parliamone, aggiungiamo noi. Perché questi reati non cadano in prescrizione e perché chi li ha commessi possa essere giudicato da un Tribunale e non da una diocesi. O peggio, una Congrega.

    http://www.giornalettismo.com/archives/36654/italia-e-davvero-lotta-contro-i-preti-pedofili/

  • Orge gay a pagamento. Prete 70enne indagato per prostituzione minorile. Ricattato con foto osé

    Orge gay a pagamento. Prete 70enne indagato per prostituzione minorile. Ricattato con foto osé

    Estorsione con foto porno ai danni di un prete: tre condanne a quattro anni

    Sono stati condannati a quattro anni di reclusione dal Tribunale di Piacenza, al termine del rito abbreviato, i tre romeni accusati di estorsione nei confronti di un sacerdote piacentino, sottoposto a ricatto dagli stranieri che lo avevano immortalato mentre aveva rapporti sessuali con un minore.

    Le foto compromettenti erano state al centro dell’estorsione. Un quarto romeno aveva patteggiato la pena nell’aprile scorso: 2 anni con la condizionale. Il prete piacentino è imputato presso il Tribubale dei Minori per prostituzione e verrà giudicato a parte.

    Ecco i fatti raccontati nella nostra notizia il 17 maggio 2008

    Un sacerdote di Piacenza coinvolto in un giro di prostituzione minorile avrebbe subito ricatti per foto pedopornografiche, finendo lui stesso nel registro degli indagati. Così un insospettabile sacerdote settantenne si è trovato nella duplice veste di parte lesa ed indagato in un’indagine della Procura di Piacenza.

    Parte lesa per essere caduto vittima di un tentativo di estorsione da parte di quattro romeni, indagato per aver avuto rapporti sessuali a pagamento con minori. La notizia è trapelata oggi dopo che al sacerdote è stato recapitato ieri l’avviso di garanzia dal Sostituto procuratore Antonio Colonna. Del fatto si erano occupati i carabinieri della Compagnia di Piacenza, dopo che il sacerdote si era rivolto a loro, affermando di essere caduto vittima di un tentativo di ricatto da parte di quattro stranieri, che gli avrebbero chiesto 50 mila euro in cambio di foto compromettenti.

    I carabinieri hanno così preparato la trappola e arrestato in pieno centro i quattro romeni con l’accusa di estorsione e produzione di materiale pedopornografico. Il minore è stato condotto nella casa di accoglienza di Bologna e gli altri quattro alle Novate. I carabinieri hanno trovato in possesso dei quattro estorsori alcune foto nelle quali compare anche il sacerdote intento ad avere rapporti sessuali di gruppo (anche con il coinvolgimento del minore) nella sua casa del centro storico.

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    VOGLIO PROPRIO VEDERE
    si e’ fatto tanto clamore giustamente per lo stupratore, di roma vediamo se adesso in televisione parleranno di questo prete.E VORREI UNA RISPOSTA ANCHE DALLA CHIESA VISTO CHE SONO IN AUMENTO QUESTI CASI
    dami 70 FN
    12/07/2009 11.13