Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Congregazione per la dottrina della fede

  • Parole opere e omissioni, i Legionari di Cristo si sciacquano la coscienza sul caso di Vladimir Reséndiz Gutiérrez, sotto processo ma volato in Messico

    Parole opere e omissioni, i Legionari di Cristo si sciacquano la coscienza sul caso di Vladimir Reséndiz Gutiérrez, sotto processo ma volato in Messico

    Di seguito la nota stampa della congregazione.

    La Congregazione dei Legionari di Cristo fornisce le seguenti informazioni riguardo al caso Vladimir Reséndiz Gutiérrez, suo ex membro:

    1. Vladimir Reséndiz Gutiérrez, cittadino messicano, è entrato nel noviziato della Congregazione nel 1993. Ha emesso i voti perpetui nel 2001 ed è stato ordinato sacerdote nel 2006.

    2. La prima accusa di abuso sessuale contro Vladimir Reséndiz Gutiérrez è stata ricevuta dalla Congregazione il 6 marzo 2011. L’accusa faceva riferimento a fatti accaduti tra il 2006 e il 2008 nel seminario minore della Congregazione a Gozzano in provincia di Novara (Italia). Reséndiz, quando ha ricevuto la prima accusa risiedeva in Venezuela.

    2.1. L’8 marzo 2011 la notizia di questa denuncia è giunta alla direzione generale.

    2.2. Il 10 marzo 2011, Vladimir Reséndiz Gutiérrez venne rimosso dal ministero che stava svolgendo nel seminario minore in Venezuela e dal suo lavoro pastorale con i minori.

    2.3. Il 18 marzo 2011, dopo essere stato interrogato dal suo superiore religioso, venne ritirato dal suo ministero sacerdotale attivo.

    2.4. Il 27 giugno 2011, dopo aver reperito le informazioni necessarie, la Legione di Cristo ha presentato il caso di Vladimir Reséndiz alla Congregazione per la Dottrina della Fede.

    3. Nell’aprile 2013 la Congregazione per la Dottrina della Fede ha decretato la perdita dello stato clericale di Vladimir Reséndiz che, da quel momento ha cessato di essere un membro della Legione di Cristo.

    4. Attualmente, in Italia sul caso ci sono due processi penali in corso presso il tribunale di Novara, sui quali non è stata pronunciata nessuna sentenza:

    4.1. Un processo penale contro Vladimir Reséndiz per abusi su minori.

    4.2. Un altro processo, contro alcuni membri della Congregazione e altre persone, per un intento di estorsione contro la famiglia di uno dei minori, per il quale gli accusati si sono dichiarati innocenti.

    La Congregazione, non appena il tribunale competente emetterà la sentenza o un’altra disposizione, ne darà informazione.

    5. La Congregazione, profondamente dispiaciuta, chiede perdono a chi ha sofferto di abusi per tutto il dolore causato, sapendo che questa richiesta di perdono non sarà mai sufficiente per sanare le profonde ferite causate. Riconosciamo che un abuso, indipendentemente dalla sua natura, causa un dolore profondo e danneggia chi lo ha subito, la sua famiglia e anche la Chiesa.

    6. Consapevoli della nostra responsabilità come parte della Chiesa e per la nostra storia istituzionale, siamo fermamente impegnati nello sviluppo di una politica esigente di ambienti sicuri, contro abusi sessuali per minori e adulti vulnerabili che sono in contatto con persone che partecipano alle nostre attività apostoliche, educative e pastorali. Per questo ci impegniamo, inoltre, ad accompagnare i nostri seminaristi in un discernimento maturo durante il loro periodo di formazione per assicurare, per quanto possibile, una vita di fedeltà alla vocazione sacerdotale cattolica.

    comunicato-vr-it(1)

  • Le armi della Cei contro la pedofilia: psichiatri nei seminari, preti mai soli negli oratori e Servizio nazionale antiabusi.

    Le armi della Cei contro la pedofilia: psichiatri nei seminari, preti mai soli negli oratori e Servizio nazionale antiabusi.

    Prendono forma le nuove linee guida della Cei nella lotta agli abusi nel clero. ma il presidente-cardinale Bassetti rimanda l’approvazione a maggio

    By Maria Antonietta Calabrò

    Slitteranno a maggio, alla prossima assemblea generale della Conferenza episcopale italiana, le nuove linee guida della CEI contro la pedofilia del clero. Quelle messe a punto nel 2014 hanno già bisogno di aggiornamento, come ha detto lo stesso Presidente Cardinale Gualtiero Bassetti. Ma anche in Italia la Chiesa attenderà – come ha chiesto la Congregazione dei Vescovi alla Conferenza episcopale americana pochi giorni fa – che si svolga a febbraio l’incontro di tutti i presidenti delle Conferenze episcopali del mondo, convocati da Papa Francesco, per cercare di risolvere il problema una volta per tutte.

    A partire, come ha dichiarato Bassetti oggi, da una “più accurata l’analisi psicologica e psichiatrica nei seminari”, e quindi dalla presenza di psichiatri dediti a visitare gli aspiranti preti. Passando poi per la creazione di un Servizio Nazionale per la tutela dei minori, con tanto di statuto, segreteria stabile ed esperti e laici a disposizione dei vescovi diocesani per percorsi di “formazione e prevenzione”. Rendendo “l’educazione un fatto più comunitario”, in quanto “la figura del prete solo in oratorio è un fatto rischioso”. Ma soprattutto con procedure corrette di accertamento della verità dei fatti e di tutela dei minori, una volta che si sia verificato un abuso (tanto più grave se cioè avviene nella Chiesa, ha detto Bassetti). Non solo nei confronti dei preti pedofili, ma anche nei confronti dei loro vescovi.

    “Chi custodirà i custodi?”. A ben vedere, i rinnovati scandali della pedofilia nella Chiesa in sostanza, hanno tutti a che fare con questa domanda e cioè con la responsabilità dei vescovi per rapporto alla disciplina preti abusatori e in generale del Vaticano, e della Congregazione della Dottrina della Fede (competente per decidere sui “delitti più gravi” ) sugli uni e gli altri. E’ questo ormai il nocciolo del problema messo in evidenza negli Stati Uniti dal Rapporto Shapiro sulle diocesi della Pennsylvania e dal caso McCarrick, scoppiati quest’estate. E da almeno quattro gravi casi in Italia. Non è un caso che all’assemblea della CEI che si è chiusa oggi a Roma abbia partecipato il Prefetto vaticano della Congregazione dei vescovi, Marc Ouellet.

    Da parte sua, il Papa due giorni fa ha incaricato l’arcivescovo di Malta Charles Scicluna come Segretario aggiunto della Congregazione per la Dottrina della Fede (in pratica il numero 3). Era stato “pubblico ministero” presso la stessa Congregazione che giudica i preti pedofili, prima di essere mandato a Malta alla fine del 2012, e ha compiuto l’inchiesta sul caso Karadima in Cile nella primavera di quest’anno. Scicluna conserva l’ufficio di arcivescovo di Malta e quindi Presidente della Conferenza episcopale dell’isola e come tale parteciperà all’assise mondiale di febbraio . La scelta di Scicluna viene unanimemente giudicata come quella “golden standard”, in materia di contrasto alla pedofilia del clero.

    Per quanto riguarda le Linee guida italiane, ha precisato don Ivan Maffeis, portavoce della CEI, “l’Ufficio giuridico sta verificando la proposta, che nei prossimi mesi sarà sottoposta all’attenzione del Consiglio episcopale permanente e poi presentata alla prossima Assemblea di maggio”. Nel caso italiano la questione è complicata dal Trattato del Laterano (che firmato sotto il fascismo a tutela della Chiesa) non prevede l’obbligo di denuncia dei reati alle autorità civili, obbligo di denuncia in atto già dal 2002 negli Usa, ed è stato richiesto dai Comitati Onu di Ginevra, già da quattro anni.

    Ma l’altro “nodo giuridico” rimane la responsabilità e quindi le eventuali sanzioni per i vescovi che coprono per inerzia o altro gli abusatori. I vescovi americani, prima dello stop venuto da Roma, volevano votare le creazione di una commissione indipendente di valutazione dell’operato dei vescovi, in gran parte formata da laici (sei su nove). Una specie di ong non prevista da nessuno statuto. Il diritto canonico infatti mette in capo al Papa, successore di San Pietro, ogni valutazione sull’operato dei vescovi, successori degli Apostoli.

    Per quanto riguarda una valutazione precisa di quanto avvenuto nel passato, il cardinale Bassetti ha fatto notare che “la strada l’ha spianata la Congregazione per la dottrina della fede, che ha abolito la prescrizione per i ‘delicta graviora’: ora stiamo completando i nostri Orientamenti, vogliamo adeguarci a tutto quello che è stato fatto anche da altre Conferenze episcopali, tenendo presente che noi abbiamo strumenti pastorali che in altre nazioni non ci sono”.

    Interpellato sui dati degli abusi in Italia, il presidente della Cei ha risposto che “al momento attuale, la Cei non ha dati precisi a livello numerico, per ora il materiale è a disposizione della Congregazione per la dottrina della fede”. E che bisognerà accertare la verità a tutto tondo, anche per evitare persone accusate ingiustamente ” perché il potere del denaro è terribile”.

    https://www.huffingtonpost.it/2018/11/15/slittano-a-maggio-le-nuove-linee-guida-della-cei-contro-la-pedofilia_a_23590520/

  • Ecco dove e come la Chiesa nasconde i preti pedofili

    Ecco dove e come la Chiesa nasconde i preti pedofili

    Emanuela Provera – Federico Tulli

    Una casa qualunque, nella più scialba delle località di mare. Vi abitano da anni quattro sacerdoti anziani e una suora che apparentemente svolge la funzione di domestica, ma in realtà li controlla. I preti vi risiedono per volere della Chiesa, sono in punizione: devono riconoscere ed espiare i loro «peccati» – che vanno dalla cleptomania fino al vizio del gioco e all’omosessualità – il più lontano possibile da occhi indiscreti.

    Il tempo scorre lento in questo ambiente anonimo, i sacerdoti pregano a orari fissi, si scambiano qualche parola, guardano la tv: una vita normale, come se nulla fosse. Uno dei quattro sembra in stato catatonico, in realtà ascolta tutto ciò che viene detto tra quelle mura ingiallite. Siamo in Cile e questo è il set del film Il club, diretto da Pablo Larraín e vincitore nel 2015 del Gran premio della giuria alla Berlinale. In Italia, dopo la proiezione alla Festa del cinema di Roma, la pellicola è passata in poche minuscole sale, giusto il tempo di un respiro. Improvvisamente, nel film, la routine quotidiana è incrinata dall’arrivo di un quinto ospite, che si porta dietro una storia di abusi.

    Una delle sue vittime, ridotta a vagabondare e a delirare, lo ha seguito e si è accampata nei pressi della casa per tenerlo sotto controllo. Urlando da dietro una bassa palizzata, ricorda al suo aguzzino le violenze subite e lo fa nel linguaggio più volgare e con tutti i più crudi particolari, guardandolo negli occhi: il prete pedofilo, schiacciato dal senso di colpa, si toglie la vita. A quel punto compare padre García, un aitante religioso di nuova generazione, deciso, risoluto, inflessibile, dall’eloquio ipnotico. Un gesuita. Ha il compito di chiudere quel luogo ed evitare lo scandalo, ma la tragedia che si è appena consumata sembra solo un pretesto. García di questi siti ne ha già dismessi parecchi perché la «Casa madre» li considera fuori dal suo controllo. Questo è ciò che accade al cinema. Nella realtà, i siti di controllo, cura ed espiazione per sacerdoti problematici sono tenuti in grande considerazione dalla Chiesa cattolica, pur non essendo mai menzionati nei discorsi ufficiali delle sue gerarchie.

    È lo stesso diritto ecclesiastico a prevedere l’esistenza di «case destinate alla penitenza e alla correzione dei chierici anche extradiocesani» (can. 1337, §2). Ve ne sono ovunque nel mondo e, come abbiamo scoperto, anche in Italia, disseminate come piccole enclave vaticane lungo tutto lo Stivale, dal Trentino fino alla Sicilia. Siamo andati a scovarle, a visitarle e a parlare con chi ci vive, le gestisce e coordina. Nessuno lo aveva mai fatto prima. Qualche volta ci hanno aperto le porte, molto più spesso non ci hanno nemmeno risposto. Ne abbiamo censite diciotto, nel corso di un’inchiesta fatta di sopralluoghi, interviste, centinaia di mail e telefonate, e ancora incrociando e verificando dati e notizie estrapolati dagli annuari delle diocesi italiane, oltre che da articoli di giornale quasi sempre relegati in cronaca locale. Forse la mappa non è neppure completa, perché la discrezione che avvolge queste strutture spesso sfocia in segretezza, a causa dell’atavico timore del Vaticano verso lo scandalo pubblico.

    Il motivo è semplice: in genere questi centri sono una via di mezzo tra una clinica psichiatrica per sacerdoti in profonda crisi e un luogo di reclusione, poiché è tra queste mura che i preti che hanno guai con la giustizia italiana spesso chiedono di scontare le misure cautelari e gli arresti domiciliari. Ma c’è di più. Sono queste le strutture che la Chiesa utilizza per curare e tenere sotto controllo i sacerdoti riconosciuti colpevoli di abusi su minori dalla Congregazione per la dottrina della fede, e che la Santa sede non ha voluto segnalare all’Onu (a due diverse Commissioni delle nazioni unite che nel 2014 indagavano sul rispetto della Convenzione per la tutela dei minori e di quella contro la tortura, ndr) e quelli che spontaneamente chiedono aiuto a «colleghi» specialisti dopo aver scoperto di essere «attratti» dai bambini.

    Si tratterebbe in pratica di luoghi di reclusione – ma senza sbarre e carcerieri – paralleli a quelli dello Stato, dove sono trattenuti i presunti responsabili di reati compiuti in territorio italiano ma che non vengono denunciati alla giustizia civile dai loro superiori. Perché secondo la legge vaticana costoro sono prima di tutto dei peccatori, e come tali devono essere puniti ed espiare secondo i canoni della giustizia divina. Queste dimore costituiscono solo la punta di un gigantesco iceberg. Durante un colloquio con un sacerdote psicoterapeuta abbiamo scoperto che da almeno trent’anni esiste nel nostro Paese una rete ben organizzata di assistenza per preti in crisi, avvolta nella totale riservatezza, che attraversa la penisola come un fiume carsico. Una rete composta da centinaia di case parrocchiali, comunità di religiosi e abitazioni di famiglie laiche pronte ad accogliere, per periodi più o meno lunghi, quegli ecclesiastici che secondo i loro superiori hanno bisogno di «staccare la spina» a causa dei motivi più disparati, dai disagi interiori più o meno marcati alle crisi vocazionali.

    In ciascuna delle oltre duecentoventi diocesi italiane è presente almeno una struttura in grado di isolare dal mondo i «figli della Chiesa» che vogliono intraprendere un cammino di recupero, espiazione e penitenza. Da questa rete di assistenza residenziale sono invece escluse le suore, che hanno a disposizione solo servizi ambulatoriali e l’aiuto esterno da parte di equipe di psicoterapeuti. In alternativa c’è la «cura» da parte delle consorelle in convento.

    In libreria L’ex numeraria dell’Opus Dei Emanuela Provera e il giornalista di Left Federico Tulli hanno attraversato l’Italia visitando e raccontando in Giustizia divina, in libreria per Chiarelettere dal 9 novembre, i cosiddetti centri di cura per sacerdoti e suore “in difficoltà”. Come funzionano? Chi li finanzia? Da nord a sud, operano nella più assoluta discrezione e riservatezza. Ospitano sacerdoti e suore con le storie più diverse, alcuni dei quali sottratti alla giustizia. Di loro si occupa la Chiesa, come una “madre amorevole”. La violenza sui minori non è l’unico reato commesso da ecclesiastici. C’è la suora stalker, il sacerdote omicida, c’è l’omosessualità, che per la Chiesa resta un peccato da espiare lontano da occhi indiscreti. C’è il prete affetto da ludopatia e quello ossessionato dai siti porno. Una minoranza, certo. Ma molto numerosa. Tutta colpa del diavolo, dice la Chiesa, come documenta l’ultima parte di questa inchiesta, dedicata alle scuole di esorcismo in Italia e alle cerimonie di liberazione dal “maligno” a cui gli autori hanno partecipato di persona. Se questa è la realtà dietro agli appelli e alle battaglie di papa Francesco, se questo è il Vaticano, difficile che qualcosa possa davvero cambiare.

    Where and how the Roman Catholic Church is hiding pedophile priests

     

    Voici où et comment l’Église cache les prêtres pédophiles

     

    Ecco dove e come la Chiesa nasconde i preti pedofili

  • Adesso il Papa congela le proposte dei vescovi Usa sugli abusi

    Adesso il Papa congela le proposte dei vescovi Usa sugli abusi

    Papa Francesco non gradirebbe fughe in avanti da parte degli episcopati. Monsignor Viganò, intanto, scrive ai vescovi americani: “Non comportatevi da pecore spaventate”

    Giuseppe Aloisi

    Papa Francesco avrebbe in qualche modo bloccato le proposte provenienti dalla Conferenza episcopale americana.

    Almeno quelle destinate a prevenire la piaga degli abusi ai danni di minori e di adulti vulnerabili che avvengono all’interno della Chiesa cattolica. La sensazione è che Bergoglio, su questo tema, non gradisca fughe in avanti e iniziative troppo autocefale.

    Il pontefice ha convocato tutti gli episcopati del mondo per il febbraio prossimo e ha da poco nominato mons. Charles Scicluna, il “cacciatore di pedofili”, come segretario aggiunto della Congregazione per la Dottrina della Fede. Roma, insomma, vuole far fronte al problema attraverso un’azione centralizzata. A dichiararsi perplesso è stato il cardinal DiNardo, vertice dei presuli americani, che ha domandato che fine faccia la sinodalità territoriale. Ma quali erano le proposte avanzate dalle 196 diocesi a stelle e strisce?

    La Verità di oggi segnala l’esistenza di almeno due espedienti sul tavolo dell’assemblea generale degli States: stilare un vero e proprio “codice di condotta” e istituire una commissione, composta soprattutto da laici e delegata a indagare sulle accuse riguardanti i vescovi. Ma DiNardo, durante una conferenza stampa tenutasi ieri, ha dovuto eccepire che “su insistenza del Vaticano, non voteremo sui due punti di azione del nostro dossier riguardante la crisi degli abusi”. A fare muro sarebbe stata la Congregazione dei vescovi, quella presieduta dal cardinale canadese Marc Ouellet.

    Il Papa vuole che le soluzioni vengano condivise l’anno prossimo, quando i vescovi di tutto il globo terreste dovranno confrontarsi in una sorta di “Sinodo straordinario”. Vale la pena sottolineare pure che DiNardo, in funzione dello scoppio dello scandalo, aveva incontrato il pontefice argentino in Vaticano, dopo aver avanzato la richiesta di una visita apostolica straordinaria. Proposta ritirata in seguito al confronto tra i due.

    La Chiesa cattolica americana, di questi tempi, è attraversata da una vera e propria bufera: Theodore McCarrick, ex arcivescovo di Washington, è stato ‘scardinalato’; Donald Wuerl, successore di ‘Zio Ted’ si è dimesso; il dossier del Gran Giury della Pennsylvania ha fatto emergere dati e racconti sconvolgenti; il governo federale degli Stati Uniti ha annunciato l’avvio di un’inchiesta statale. Poi c’è il memorandum di Carlo Maria Viganò, che ha da poco scritto ai presuli degli States, chiedendo un atteggiamento da “pastori coraggiosi” e non da “pecore spaventate”.

    http://www.ilgiornale.it/news/cronache/adesso-papa-congela-proposte-dei-vescovi-usa-sugli-abusi-1601871.html

  • Guam, diocesi sull’orlo della bancarotta: deve risarcire 115 milioni di dollari alle vittime di abusi

    Guam, diocesi sull’orlo della bancarotta: deve risarcire 115 milioni di dollari alle vittime di abusi

    CITTA’ DEL VATICANO – Sull’orlo della bancarotta. L’arcidiocesi di Guam – l’isola americana in Micronesia – è prossima al fallimento a causa  di 180 denunce per abusi sessuali. Il Guam Daily Post ha parlato di un risarcimento di circa 115 milioni di dollari, una cifra monstre, che obbligherà la Chiesa a vendere molte delle sue proprietà per risarcire le vittime e per curare i sopravvissuti agli abusi.

    L’annuncio del ricorso al fallimento e’ stato accolto da alcuni degli avvocati che rappresentano alcune vittime di abusi sessuali. “La bancarotta fornisce l’unico percorso realistico per liquidare le richieste pendenti e future”, ha detto l’avvocato Leander James, dello studio legale James, Vernon e Weeks, che rappresenta diverse vittime di abusi accanto al procuratore locale Tony Perez.

    Nei mesi scorsi la diocesi di Guam è stata al centro delle preoccupazioni del Papa perché tra gli accusati di pedofilia c’era l’arcivescovo vicino ai neocatecumenali Anthony Sablan Apuron, un caso che è stato trattato con grande attenzione.

    Il Tribunale Apostolico della Congregazione per la Dottrina della Fede, composto da cinque giudici, ha emesso la sentenza di primo grado, dichiarando l’imputato colpevole di alcune delle accuse e imponendo all’imputato le pene di cessazione dall’ufficio e il divieto di residenza nell’Arcidiocesi di Guam.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/papa_abusi_vaticano_pedofilia_guam_usa_vittime_bancarotta-4091559.html

  • All’Alto Commissariato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite il report “Italia” del marzo 2018 di “National Secular Society” che include anche i report della Rete L’ABUSO

    All’Alto Commissariato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite il report “Italia” del marzo 2018 di “National Secular Society” che include anche i report della Rete L’ABUSO

    Nella sezione del 22 e 23 gennaio 2019, salirà sul “banco degli imputati” la Repubblica Italiana, la cui posizione sarà esaminata dal Comitato Onu per la Tutela del Fanciullo.

    Anche secondo le accuse recentemente formulate dal poll legale della Rete L’ABUSO (Diffida del 19.2.18 e esposto denuncia del 18.10.18), lo Stato italiano, oltre ad essere inadempiente di fronte a trattati internazionali e convenzioni di vario genere, attuerebbe nei confronti del fenomeno, politiche omissive che come diretta conseguenza produrrebbero un favoreggiamento al fenomeno stesso.

    Di seguito, uno dei report sull’Italia agli atti delle Nazioni Unite, report che sarà incluso nella consultazione del prossimo 22 e 23 gennaio 2019, un report che contiene anche la documentazione e le ricerche della Rete L’ABUSO.
    Di seguito il documento di “National Secular Society” Report in lingua originale


    CONVENZIONE DELLE NAZIONI UNITE SUI DIRITTI DEL BAMBINO

    RELAZIONE ALTERNATIVA SULL’ITALIA

    (report sul caso Italia)

    PREPARATO DALLA National Secular Society (UK)

    PRE-SESSIONE ALLA 80ª SESSIONE

    MARZO 2018

    NON ESISTE L’INDICE IN QUANTO IL MATERIALE SI RIFERISCE AL CLUSTER 4.

    4 Diritti civili e libertà (articolo 19)

    Autori

    1. Questo report è stato preparato dalla UK National Secular Society (“NSS”)

    Il presidente, Keith Porteous Wood e membro del Consiglio NSS Josephine Macintosh che ha parlato per l’NSS al Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite (“UNHRC”). Sig Porteous Wood ha lavorato presso il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite e presso il Comitato per il Diritti del fanciullo, per assicurare che la Santa Sede sia stata esaminata dal Comitato, come non lo era stato per molti anni, e che il Comitato avesse tutto le informazioni necessarie per aiutarlo a compilare le sue osservazioni conclusive (1)

    Metodologia e approccio generale

    1. La National Secular Society lavora per la separazione tra religione e stato, e per uguale rispetto per i diritti umani di tutti, in modo che nessuno sia avvantaggiato o svantaggiato a causa delle proprie convinzioni. Dal 2016 siamo considerate un organismo consultivo speciale presso il Consiglio economico e sociale delle Nazioni Unite.
    2. Il nostro lavoro menzionato sopra, relativo alla Santa Sede e altrove, per esempio con la Chiesa anglicana, ci ha portato a concludere che l’abuso del clero è molto più diffuso di quanto non ci si accorga, e spesso nascosto da decenni. Questo occultamento è spesso dovuto a voti di segretezza e azioni legali aggressive adottate dal clero. Cerchiamo quindi di sensibilizzare e suggerire i modi in cui può essere ridotto al minimo.
    3. Abbiamo cercato le informazioni più affidabili e disponibili e, pur riconoscendo che ciò potrebbe non essere completo, abbiamo incluso informazioni validate da fonti diverse. Evidentemente l’assenza di informazioni ufficiali non significa l’assenza di un problema, anzi è probabile che sia il contrario, specialmente in Italia dove la cultura del clericalismo e il potere della Chiesa cattolica filtra la società civile, rendendo insensibile la capacità di quest’ultima di ritenere la Chiesa la causa.
    4. Riconosciamo che molti abusi (violenze sessuali e di altra natura da parte di adulti) nei confronti di minori avvengono in famiglia e molti si verificano anche in ambienti istituzionali non ecclesiastici. Chiaramente, le accuse credibili dovrebbero essere perseguite con tutta la forza della legge.
    5. Riconosciamo anche che l’abuso nelle organizzazioni ecclesiastiche non è limitato al cattolicesimo o ad organizzazioni cristiane, ma si estende a tutte le confessioni e le religioni a vari livelli. L’enfasi sugli abusi nelle organizzazioni cattoliche, in questo rapport, è in funzione del gran numero di istituzioni sotto l’egida della Chiesa cattolica e da parte degli Stati sono state riscontrate prove di abusi su scala significativa.
    6. Le organizzazioni ecclesiastiche sono suscettibili di attrarre in modo sproporzionato coloro che sono dediti a tali abusi; la dinamica del potere religioso/spirituale offre maggiori opportunità per perpetratori di abusare e nasconderlo; inoltre, tali organizzazioni possono più facilmente nascondere questo abuso, ad esempio attraverso la negoziazione di concordati (cfr in basso) che consentono espressamente la non divulgazione.
    7. Lo scopo di questa presentazione è di creare, nell’interesse delle vittime di tali abusi, una maggior parità di condizioni affinché tali istituzioni non godano dei privilegi che infatti permettono che molti abusi restino impuniti.

    LE NOSTRE PREOCCUPAZIONI

     

    A – Il livello di abuso clericale dei minori

    1. Non esistono informazioni ufficiali definitive sulla portata dell’abuso clericale dei minori in Italia, tuttavia, tre fonti di informazione sono contenute nell’appendice che fornisce un tentativo di evidenziarne la portata.
    2. L’Esempio 1 (vedi Appendice) mostra un estratto da un rapporto di RMIT University (Melbourne, Australia) Abuso sessuale infantile nella Chiesa cattolica: una rassegna interpretative della letteratura e dei rapporti di inchieste pubbliche scritti da due cattolici accademici. Concludono che “c’è stata la costante sottovalutazione del flagello dell’abuso clericale infantile da parte della Chiesa cattolica in Italia”.
    3. Questo rapporto attira l’attenzione su seri problemi di comportamento del Vaticano che è ragionevole presumere debba prevalere anche in Italia. Un esempio è “se un sacerdote è accusato dovrebbe pentirsi, e se si pentisse dovrebbe essere perdonato e ricollocato nella sua posizione. […] La preoccupazione dei funzionari della Curia Romana presenti all’incontro era di proteggere l’innocente sacerdote, per la loro convinzione che molte delle accuse erano false. […] Né potevano considerare l’idea che il ritorno i preti abusatori al ministero ha comportato un “rischio inaccettabile” per i bambini. Per colpa del loro approccio totalmente legalistico, non consideravano gli obblighi della Chiesa verso le vittime. […] per la Congregazione per la Dottrina della Fede, per esempio, gli abusi sessuali su minori sono classificati sotto l’etichetta “dei reati più gravi”, che includono reati come dissacrare un ostia, celebrare la messa con solo pane o solo vino, e concelebrare la Messa con sacerdoti non cattolici [apparentemente per quanto riguarda il primo come di uguale gravità per gli ultimi due]. Il sacerdote era una persona privilegiata sotto la legge canonica; la vittima non lo era.”
    4. L’Esempio 2 (Appendice) proviene da un’organizzazione italiana che cerca di sottoporre alla giustizia i preti cattolici pedofili in Italia. Mostra 120 condanne definitive per sacerdoti che hanno abusato di bambini negli ultimi 10 anni. Sono contrassegnati su una mappa dell’Italia, indicata da spilli rossi.
    5. L’Esempio 3 (Appendice) utilizza le informazioni statistiche sull’incidenza dell’abuso del clero prodotto nel 2009 dalla Santa Sede in evidenza al Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite(2). Si stima che tra l’1,5% e il 5% del clero cattolico è stato coinvolto nei casi di abuso sessuale. Se questo è estrapolato in Italia, sasrebbe pari a ben 3.400 casi, e non meno di 1.000.
    6. Permettendo all’abuso endemico negli ambienti ecclesiastici di continuare indefinitamente e su scala così ampia, è inconcepibile che ciò non sia noto nelle istituzioni. Il Comitato sui diritti dell’infanzia ha scritto, nel 2014, sugli abusi su larga scala nelle istituzioni della Chiesa cattolica, molte delle quali presenti in Belgio. Ha affermato, nelle sue osservazioni conclusive alla Santa Sede, che “è ben noto che chi ha compiuto abusi sessuali su minori è stato trasferito di parrocchia in parrocchia o in altri paesi nel tentativo di coprire tali crimini, una pratica documentata da numerosi cittadini, commissioni d’inchiesta “e che” pone ancora i bambini in molti paesi ad alto rischio di abusi sessuali” (l’intero paragrafo si trova nell’Esempio 3 nell’Appendice).
    7. Restiamo convinti che la segnalazione obbligatoria – se organizzata e fatta in modo appropriato – è uno strumento prezioso, anzi essenziale, per aiutare a ridurre questo endemico abuso. Secondo Mandate Now, un’organizzazione rispettabile con sede nel Regno Unito: (4) “Un recente sondaggio su 62 nazioni ha coinvolto 33 nazioni sviluppate e 29 Nazioni in via di sviluppo. L’indagine ha rilevato, in generale, che, secondo Daro, D, (ed), World Perspectives on Child Abuse, 7 ed, International Society for the Prevention of Child Abuse and Neglect, Chicago, 2006, p 26 .: L’81,8% delle nazioni sviluppate aveva una qualche forma di segnalazione obbligatoria; Il 78,6% delle nazioni in via di sviluppo aveva una qualche forma di segnalazione obbligatoria; mediamente, l’80,3% delle nazioni partecipanti aveva una qualche forma di obbligatorietà nella segnalazione.”
    8. Pur riconoscendo che nessuna delle informazioni di cui sopra è conclusiva, prese congiuntamente forniscono sufficienti motivi di preoccupazione affinché il Comitato cerchi di richiedere allo Stato coinvolto di raccogliere informazioni per formulare raccomandazioni sulle “migliori pratiche” citate di seguito.

    B – Non c’è alcun obbligo per la Chiesa cattolica di denunciare gli abusi

    1. L’articolo 4 del Concordato Lateranense, come modificato nel 1984, afferma che “gli ecclesiastici non sono tenuti a divulgarli informazioni con i magistrati o con altri funzionari dell’autorità su persone o cose a loro rese note attraverso l’esercizio delle loro ministero”. Maggiori dettagli sono riportati nella Sezione B dell’Appendice, tra cui un articolo di conferma da Catholic News.

    LE NOSTRE RACCOMANDAZIONI

    1. Viene richiesto allo Stato coinvolto:
    2. di fornire informazioni supplementari e attuali sul livello di abuso del clero nello Stato;
    3. di stabilire un meccanismo per monitorare il livello delle accuse degli abusi clericali in futuro, compresa la registrazione degli anni in cui il presunto abuso ha avuto luogo;
    4. di stabilire quali misure sta prendendo lo Stato per garantire che il numero di sacerdoti contro i quali erano state mosse plausibili accuse di abuso di minori, sono stati consegnati alla giustizia;
    5. di dichiarare quali misure procedurali sta prendendo lo Stato per aumentare la futura incidenza di procedimenti giudiziari vincenti per abuso del clero.
    1. Il Comitato raccomanda allo Stato coinvolto:
    2. dove un individuo ha una posizione di fiducia personale verso i bambini e mentre questi bambini sono affidati alle sue cure, l’individuo ha ragionevoli motivi per conoscere o sospettare che sia stato commesso un abuso, o abuso fisico o sessuale, per negligenza intenzionale verso tali bambini, si rende obbligatorio denunciare questo alle autorità designate per proteggere i bambini entro sette giorni. Se, tuttavia, il bambino è considerato in pericolo di danno o danno significativo, la questione dovrebbe essere immediatamente segnalata alla polizia. Il mancato rispetto di tale rapporto costituisce un reato per il quale dovrebbe essere prevista un’appropriata sanzione.
    3. agire per rendere obbligatorio, anche in ambienti clericali, per tutti gli accusati di abusi sessuali su minori, noti e sospetti, di essere rimossi dai luoghi o da contatti con i bambini, e la questione segnalata con urgenza a livello regionale o statale all’autorità come descritto in a. sopra.
    4. Adottare misure appropriate per promuovere il recupero fisico e psicologico e il reinserimento sociale di un bambino vittima di: qualsiasi forma di negligenza, sfruttamento, o abuso; tortura o qualsiasi altra forma di trattamento crudele, inumano o degradante o punizione, come previsto dall’articolo 39 della Convenzione sui diritti dell’infanzia. Noi raccomandare che ciò includa un adeguato risarcimento.

    APPENDICE

    Questa appendice contiene fonti di informazioni che suggeriscono un problema significativo di abusi sessuali del clero contro minori.

    A – Il livello di abuso clericale dei minori

     

    ESEMPIO 1

    Desmond Cahill e Peter Wilkinson, “Abuso sessuale infantile nella Chiesa cattolica: una rassegna interpretative della letteratura e dei rapporti di inchieste pubbliche”, Center for Global Scuola di Ricerca di Studi Globali, Urbani e Sociali, RMIT University, Melbourne, Agosto 2017. (5)

    Estratto da pp. 92-93

    Pagina 92

    “[…] Elemento costitutivo dei numerosi malintesi con autorità della Santa Sede è stata la costante sottovalutazione del flagello dell’abuso clericale dei bambini da parte della Chiesa cattolica in Italia anche se diversi libri hanno documentato la questione in una certa misura (Agnoli 2011; Andreoli 2010; Cucci & Zollner 2010; Introvigne 2010, Introvigne e Marchesini 2014), di cui uno di un autore anonimo nel 2010 intitolato Il Peccato Nascosto: Lo Scandalo dei Preti Pedofili e I Silenzi della Chiesa (The Hidden Sin: The Scandal of Preti pedofili e i silenzi della Chiesa) (Anonimo 2010). […] Quanto è grave il problema in Italia è impossibile da dire, perché non ci sono fonti affidabili. Gli articoli sui giornali continuano a diffondersi, come documentato sul sito web di bishops.accountability (6) ma non è ancora stato definito un insieme di eventi per attirare l’attenzione dell’opinione pubblica italiana sulla questione. La popolazione cattolica italiana è sempre stata consapevole dei peccati sessuali dei suoi sacerdoti.

    [pagina 93]

    L’autore anonimo suggerisce che il problema dell’abuso sessuale da parte del clero è “tanto numeroso quanto è sconosciuto”. Dopo aver documentato cinque casi studio irlandesi di preti, l’anonimo ne documenta cinque Casi italiani: don Ruggero Conti, sacerdote di 56 anni dell’arcidiocesi di Roma; Don Giorgio Carli, un prete della diocesi di Bolzano; Don Mauro Stefanoni della Diocesi di Como; don Pierino Gelmini, noto prete per aver fondato una comunità per combattere la droga; e don Luciano Alloisio, amministratore di un istituto salesiano a Torino. Per quanto riguarda l’assistenza residenziale, non ci sono informazioni. “

    ESEMPIO 2

    The Local, “Centinaia di preti pedofili italiani emergono in una mappa scioccante”, 3 marzo 2016 (7)

    “Un’organizzazione italiana che cerca di assicurare alla giustizia i preti cattolici pedofili in Italia ha sviluppato una mappa dettagliata che mostra tutti i casi segnalati negli ultimi 10 anni. La mappa dell’Italia sottostante dipinge un’immagine molto inquietante. Solo nell’ultimo decennio, ci sono state 120 condanne definitive, segnate sulla mappa da spilli rossi, contro i pedofili tra il clero. Spille gialle indicano casi di abuso che sono stati confermati da un tribunale, ma il perpetratore non è stato condannato, più comunemente a causa di cause giudiziarie cadute in prescrizione. Spille nere segnano casi in cui sacerdoti stranieri in Italia, che sono sotto inchiesta all’estero, e sono protetti dal Vaticano. I casi possono essere trovati in tutte le aree del paese.

    Foto: L’Abuso

    L’Abuso, un’associazione italiana per le vittime della pedofilia da parte di sacerdoti, ha raccolto le cifre dai dati dai tribunali. Ma i casi mostrati sulla mappa sono solo la punta dell’iceberg, ha dichiarato a The Local il Presidente dell’Associazione, Francesco Zanardi. “L’effettiva portata del problema è sconosciuta e abbiamo solo dati per l’ultimo decennio – ma dà un’idea di quanto sia diffuso.”

    Zanardi spera che la mappa aiuti a convincere gli italiani della necessità di condurre finalmente i chierici che abusano di bambini ad essere giudicati dal sistema di giustizia civile. “Il governo italiano ha un trattato con il Vaticano, il che significa che i preti non sono obbligati a segnalare abusi sessuali su minori. In altri paesi questo è un crimine grave di per sé – ma in Italia è solo la norma.”

    La maggior parte delle indagini sull’abuso di bambini da parte della Chiesa in Italia si svolgono quindi dietro a un muro di segretezza nei tribunali ecclesiastici vaticani.

    Una volta giudicato colpevole da una corte vaticana, i preti abusatori non vengono ridotti allo stato laicale e incarcerato. Vengono invece inviati in una nuova diocesi dove l’abuso può ripetersi.

    Questo processo fu persino incoraggiato attivamente dall’istituzione stessa quando il cardinale Joseph Ratzinger inviò una lettera a tutti i vescovi, nel 2001, incoraggiandoli solo a segnalare I casi sospetti di abusi ai tribunali ecclesiastici, a pena di scomunica. Ratzinger divenne Papa Benedetto XVI quattro anni più tardi prima di dimettersi nel 2013.

    Ma gli italiani stanno diventando più critici rispetto agli sforzi della Chiesa per affrontare la pedofilia dal suo interno, grazie alla notevole copertura mediatica del problema.

    In primo luogo, le indagini in corso sul capo della finanza del Vaticano George Pell, che sta ancora lavorando per la Chiesa nonostante ci siano molte prove che suggeriscono che egli ha  coperto anni di abusi mentre operava come sacerdote nello stato australiano di Victoria.

    In secondo luogo, il successo degli Oscar di domenica del film “Spotlight”, che ha ottenuto due riconoscimenti come miglior film e miglior sceneggiatura. Il film racconta la storia di una squadra di giornalisti che lavorando per il Boston Globe ha denunciato per la prima volta l’abuso a livello endemico di bambini in America nel 2003.

    “Sono lieto che le indagini in corso sul cardinale Pell e il recente successo di Spotlight hanno fatto sì che i media italiani parlino di più del problema, ma c’è ancora molto da fare”, ha ditto Zanardi, aggiungendo che dubitava che papa Francesco avrebbe fatto qualcosa per cambiare le leggi rispetto alla segnalazione di abuso.

    Da quando è diventato pontefice nel 2013, Jorge Mario Bergoglio ha cercato di migliorare l’immagine della Chiesa cattolica, ma i critici dicono che non ha affrontato sufficientemente il problema degli abusi sui minori e non ha fatto abbastanza per creare un dialogo con le vittime.

    “È davvero ridicolo,” aggiunse Zanardi.

    “Conosciamo gli abusi sui minori nella Chiesa cattolica da 15 anni ed è ora di affrontarli. La Chiesa deve essere costretta a portare nei tribunal civili coloro che abusano dei bambini  – ma se ciò accade sarà un miracolo, nessun gioco di parole.”

    ESEMPIO 3

    Alla dodicesima sessione del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite (8), l’ International Humanist and Ethical Union ha attirato l’attenzione sulla diffusione degli abusi di minori da parte di religiosi cattolici e ha accusato la Santa Sede di “diffusi tentativi di coprire casi di presunti abusi sui minori perpetrati da membri del suo clero e ordini religiosi” (9).

    L’oratore era Keith Porteous Wood, un coautore di questo rapporto.

    Il rappresentante della Santa Sede presso le Nazioni Unite a Ginevra ha rilasciato una dichiarazione come un diritto di replica a quanto sopra che leggi, in parte:

    “Dalle ricerche disponibili ora sappiamo che negli ultimi cinquanta anni tra l’1,5% e il 5% del clero cattolico è stato coinvolto in casi di abuso sessuale.” (10)

    Secondo una fonte ci sono circa 68.000 sacerdoti e religiosi di sesso maschile in Italia. 5% di questo equivale a 3.400. Anche l’1,5% di esso equivale a oltre 1.000.

    B – Non c’è alcun obbligo per la Chiesa cattolica di denunciare gli abusi

    Concordat Watch (fonti note sulla pagina Web(11))

    Nel maggio 2012, la Conferenza episcopale italiana (CEI) ha dichiarato nelle sue linee guida sulla protezione dei minori (12) che ai sensi degli articoli 2.1 e 4.4 di questo concordato i suoi preti non hanno alcun obbligo di riferire sospetti abusi alla polizia.

    Per il Concordato Lateranense modificato nel 1984:

    “Articolo 4.

    Gli ecclesiastici non sono tenuti a divulgare ai magistrate, o a qualsiasi altro funzionario competente, alcuna informazione su persone o fatti a loro noti attraverso l’esercizio del loro ministero”

    Quanto sopra è confermato qui sotto:

    Carol Glatz, “Nessuna segnalazione obbligatoria nelle norme italiane per la gestione delle accuse di abuso”, Catholic News Service, 4 aprile 2014 (13)

    “ROMA (CNS) – La conferenza episcopale italiana ha incoraggiato i suoi membri a collaborare con autorità civili in caso di abusi sessuali da parte del clero, ma ha affermato che i vescovi non hanno alcun obbligo legale di segnalare denunce di abusi alla polizia o ad altre autorità civili. [grassetto aggiunto]

    Inoltre, le nuove norme della chiesa italiana dicono che i vescovi “sono esonerati” dal rilasciare documenti statali in loro possesso o informazioni connesse a casi di abuso..

    Le Linee Guida prevedono che poiché un vescovo non è un pubblico ufficiale e non è incaricato di “pubblico servizio”, non ha l’obbligo giuridico – salvo per un dovere morale di contribuire al bene comune – di riferire alle autorità giudiziarie civili notizie che ha ricevuto in merito questioni illecite” di abuso sessuale.

    Le linee guida sono le prime norme nazionali pubblicate dalla conferenza episcopale italiana per trattare gli abusi sessuali sui minori da parte dei sacerdoti. Le linee guida sono state pubblicate sul sito web della conferenza il 28 marzo dopo essere state approvate dai vescovi a gennaio.

    Le direttive, di circa cinque pagine, affermano che “il triste e serio fenomeno degli abusi sessuali sui minori da parte dei sacerdoti richiede un rinnovato impegno da parte della chiesa, chiamata ad affrontare la questione con spirito di giustizia, in linea con il presente linee guida”.

    “Il vescovo che riceve una denuncia di abuso deve essere sempre disponibile ad ascoltare la vittima e i suoi familiari”, hanno detto le norme, assicurando loro che il caso sarà trattato in modo giusto, offrendo loro sostegno spirituale e psicologico e rispettando la libertà della vittima di intraprendere “azioni giudiziarie”.

    I vescovi hanno promesso che sarebbe stata data maggiore attenzione allo scambio di informazioni quando i candidati alla vita sacerdotale o religiosa sono trasferiti da un seminario all’altro o da una diocesi o istituto religioso a un altro. Non ha suggerito lo stesso tipo di scambio di informazioni nel caso del trasferimento di uomini già ordinati.

    “Il vescovo tratterà i suoi sacerdoti come un padre e un fratello”, hanno detto le norme, “prendendosi cura della loro formazione permanente e in modo tale che possano apprezzare e rispettare la castità e il celibato”.

    Le linee guida dicevano che durante ogni indagine canonica, il vescovo ha il diritto di fare tutto ciò che ritiene necessario per evitare il rischio di possibili ulteriori abusi. “Il semplice trasferimento del sacerdote in genere finisce per essere inadeguato” come risposta, affermano le norme, a meno cheil trasferimento non comporti “il sostanziale cambiamento delle sue funzioni”.

    “È importante che il vescovo collabori con le autorità civili” quando sono in procinto di condurre un’indagine o un processo penale, affermano le norme. Tuttavia, “i vescovi sono esonerati dall’obbligo di consegnare o mostrare documenti riguardanti ciò che sapevano o che sono in loro possesso” a causa delle disposizioni dei Patti Lateranensi, un trattato formale tra l’Italia e la Santa Sede.

    L’accordo tra i due stati, firmato nel 1929 e modificato nel 1984, afferma che l’Italia riconosce la “piena libertà della Chiesa cattolica di svolgere la sua missione pastorale, educativa e caritatevole” e il ministero, e rispetta la sua giurisdizione nelle questioni ecclesiastiche. Il patto stabilisce inoltre che, a causa della natura particolare del loro ministero, i ministri della chiesa non devono fornire alcuna informazione ai giudici o alle autorità statali.

    Le autorità giudiziarie possono chiedere informazioni su quali procedure canoniche sono state eseguite, ma non possono disporre che tali documenti o gli archivi completi dei vescovi siano  “mostrati o sequestrati”. Tuttavia, secondo le norme, i vescovi possono volontariamente comunicare singole parti di informazione.

    Le linee guida stabilivano anche che la Santa Sede e la conferenza episcopale italiana nel suo complesso “respingevano ogni responsabilità, diretta o indiretta, per eventuali casi di abuso”.

    Le linee guida sono state redatte dopo che la Congregazione per la Dottrina della Fede del Vaticano ha ordinato che i vescovi di ogni nazione e regione abbiano procedure chiare e coordinate per proteggere i bambini, assistere le vittime di abusi, occuparsi di preti accusati, formare il clero e cooperare con le autorità civili.

    I vescovi italiani hanno presentato brevi orientamenti alla Congregazione per la Dottrina della Fede nel 2012. La Congregazione ha dato una serie di suggerimenti e cambiamenti, che si riflettono nelle norme finali, hanno detto i vescovi italiani.

    Descrivendo l’abuso sessuale dei minori come “un crimine perseguito dalla legge civile”, la Congregazione per la Dottrina della Fede ha detto che i vescovi dovrebbero seguire le leggi locali quando richiedono di denunciare casi di abusi sessuali alla polizia..

    Il Vaticano ha insistito sul fatto che la legge ecclesiastica impone ai vescovi e ai superiori religiosi di obbedire leggi locali sulla segnalazione di crimini sospetti; tuttavia, ha anche detto che dove la segnalazione non è obbligatorio e la vittima non vuole andare alla polizia, i desideri della vittima devono essere rispettati.

    Alcuni paesi hanno norme più severe, per esempio “nei casi in cui vi è un sospetto giustificato” di abuso, i vescovi della Svizzera hanno detto che la chiesa dovrebbe andare alla polizia, “a meno che la vittima o il suo rappresentante non si oppongano”.

    Tuttavia, hanno aggiunto, se sembra che ci sia un “pericolo immediato” di un funzionario della chiesa che abusa sessualmente di un bambino, la polizia deve essere informata.

    Il cardinale Sean P. O’Malley di Boston, membro della nuova Pontificia Commissione per La Tutela dei Minori, istituita da Papa Francesco, ha detto che uno dei compiti della commissione è formulare raccomandazioni sulla cooperazione dei funzionari della chiesa con le autorità civili “.

    FINE RAPPORTO

    https://tbinternet.ohchr.org/_layouts/treatybodyexternal/Download.aspx?symbolno=INT%2fCRC%2fNGO%2fITA%2f31110&Lang=en

  • Le vittime rompono il silenzio della Chiesa – Las víctimas rompen el silencio de la Iglesia

    Le vittime rompono il silenzio della Chiesa – Las víctimas rompen el silencio de la Iglesia

    Più di cento persone raccontano a EL PAÍS la storia degli abusi che presumibilmente hanno sofferto per mano dei sacerdoti e che fino ad ora sono rimasti nascosti

    Più di un centinaio di persone, presunte vittime di abusi sessuali nelle parrocchie e nelle scuole religiose in diversi periodi – dagli anni Quaranta fino agli anni recenti – hanno scritto a El PAÍS il loro dramma, nascosto fino ad ora. Alcune di queste presunte vittime hanno lasciato una testimonianza documentata della loro denuncia per questo rapporto. “L’impotenza, la rabbia, l’angoscia e il mio dolore ancora vivo”, dice una delle vittime. “Ero un essere estremamente vulnerabile. L’insegnante ha trascorso l’estate toccando me e pochi altri studenti, appartandosi. Ho condiviso i ricordi con la mia famiglia e gli amici …” dice un altro. “La rabbia mi dura 53 anni dopo, ho sofferto abusi da parte di un prete, e so che non ero l’unico.”

    Questo giornale ha provato in tutti i casi pubblicati in queste informazioni a confrontare i fatti denunciati dalle presunte vittime. Ha contattato le autorità ecclesiastiche di ogni luogo in cui presumibilmente si sono verificati gli abusi. E ha cercato possibili testimoni. Nei casi in cui è stato impossibile confrontare i fatti con il silenzio della Chiesa o con altre circostanze, El PAÍS ha scelto di segnalare la denuncia attraverso la presunta vittima, ma senza fornire i nomi degli accusati o dei luoghi specifici in cui i fatti si sono verificati. Il giornale offre cinque storie come un esempio di un problema nascosto dalla leadership ecclesiastica.

    La Chiesa spagnola mise a tacere per decenni i casi di pederastia che conosceva o istruiva nei suoi tribunali ecclesiastici. Il Centro nazionale per la documentazione giudiziaria (Cendoj) ha registrato negli ultimi 30 anni solo 33 casi processati in tribunali civili che colpiscono 80 minori vittime di abusi sessuali da parte di sacerdoti.

    Ottenere informazioni simili dalla Conferenza episcopale o dalle 70 diocesi esistenti o dalle congregazioni religiose si è rivelato impossibile. Le diocesi rifiutano di offrire dati, anche statistiche, sui casi di abusi sessuali nella Chiesa giudicata attraverso i loro tribunali ecclesiastici. Hanno risposto solo 17 diocesi, evasive o negative; il resto, 53, ha scelto il silenzio.

    La Congregazione per la Dottrina della Fede, che riceve ogni anno a Roma una media di 500 casi di pedofilia inviati dalle diocesi di tutto il mondo, si rifiuta di fornire dettagli su come molti di questi problemi provengono dalla Chiesa spagnola. La Conferenza Episcopale ha annunciato due settimane fa, in seguito alla pubblicazione della notizia nel paese sulla sua copertura nei casi di abuso, la creazione di una commissione speciale per aggiornare i protocolli esistenti nelle varie diocesi per combattere la pedofilia. Solo tre di questi protocolli obbligano il vescovo a comunicare le denunce che riceve alla Procura.

    Diversamente dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, né la Conferenza Episcopale Spagnola né le sue 70 diocesi elaborano statistiche pubbliche sulle questioni relative alla pedofilia elaborate durante l’anno.

    (traduzione con Google)

    https://elpais.com/sociedad/2018/10/26/actualidad/1540551133_625878.html

  • La figura dell’ex card. McCarrick nell’inchiesta del Washington Post

    La figura dell’ex card. McCarrick nell’inchiesta del Washington Post

    Vi propongo una inchiesta di Michelle Boorstein del The Washington Post che delinea la figura dell’ex card. Theodore McCarrick e degli abusi sessuali negli Stati Uniti.

    Eccola nella mia traduzione.

     Sabino Paciolla

    Nel novembre 2000, un sacerdote di Manhattan si era stufato dei segreti che conosceva di un arcivescovo di nome Theodore McCarrick e decise di dirlo al Vaticano.

    Per anni, il reverendo Bonifacio Ramsey aveva sentito dai seminaristi che McCarrick li stava spingendo a dormire nel suo letto. Gli studenti gli dissero che non erano stati toccati, ma comunque, secondo lui, era un comportamento del tutto inappropriato e irresponsabile – specialmente per il nuovo arcivescovo di Washington.

    Ramsey chiamò l’allora ambasciatore del Vaticano, l’arcivescovo Gabriel Montalvo, il quale implorò il sacerdote di scrivere l’accusa perché potesse essere inviata a Roma. “Manda la lettera!“. Chiese Montalvo, ricorda Ramsey.

    Non ricevette mai risposta da Montalvo, e da allora Ramsey distrusse la copia della sua lettera del 2000, ha detto.

    “L’ho pensato come segreto e in qualche modo anche sacro – qualcosa da non divulgare“, ha detto Ramsey al Washington Post. Non è stata la questione di un chierico che occasionalmente “scivolava” riguardo al voto del celibato a scioccare Ramsey, che crede che sia una cosa comune. E’ stata la natura ripetuta e non consensuale delle accuse nei confronti di McCarrick.

    Da quando Papa Francesco ha sospeso McCarrick quest’estate per aver palpeggiato un chierichetto e molti chierici sono stati accusati di aver coperto McCarrick, è stato piazzato un riflettore sull’unico posto con l’autorità di sovrintendere a un cardinale: il Vaticano.

    Ci sono ancora molte più domande che risposte sul ruolo di Roma. A chi è stato detto del problema e cosa è stato detto? Quelle discussioni furono mai trasmesse ai papi Francesco e Benedetto? E, infine, se i pontefici sapevano di quello che stava succedendo, cosa hanno fatto, se non altro?

    La lettera di Ramsey del 2000 a Montalvo, morto da allora, è il primo rapporto noto al Vaticano su McCarrick, che solo un paio di mesi dopo è salito ai vertici del cattolicesimo come cardinale.

    Ma i rapporti sul suo comportamento continuarono, e le accuse divennero sempre più gravi. Oltre a Ramsey, almeno altre tre persone inviarono lettere agli ambasciatori del Vaticano – chiamati nunzi (apostolici, ndr). Tra questi, il noto sacerdote-psicologo Richard Sipe e due vescovi del New Jersey, Paul Bootkoski e John Myers.

    Il rapporto più completo su ciò che può essere accaduto alle comunicazioni su McCarrick una volta entrate in Vaticano è stato quello dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò, un ex ambasciatore negli Stati Uniti, che ha sganciato una bomba a fine agosto. Viganò ha scritto che un certo numero di alti funzionari vaticani – tra cui i papi Benedetto e Francesco – erano stati informati del presunto comportamento scorretto di McCarrick.

    Da quando Viganò ha pubblicato il suo resoconto, in gran parte non verificato, su diversi siti conservatori, la maggior parte delle persone in esso citate hanno rifiutato di commentare. Almeno uno, monsignor Jean-François Lantheaume, che lavorava presso l’Ambasciata degli Stati Uniti in D.C., ha risposto alla lettera, dicendo, senza dare ulteriori dettagli, che esso è vero.

    Domenica scorsa (il 7 ottobre 2018, ndr), un cardinale (Marc Ouellet, ndr), nella prima risposta diretta del Vaticano alle accuse che papa Francesco fosse a conoscenza e abbia nascosto la presunta cattiva condotta sessuale (di McCarrick, ndr), ha descritto quelle affermazioni come “un complotto politico che non ha alcuna base reale”.

    La lettera, scritta dal cardinale canadese Marc Ouellet, Prefetto della Congregazione dei vescovi del vaticano, diceva che era “incredibile e senza fondamento” accusare Francesco di “aver coperto consapevolmente il caso di un presunto predatore sessuale“. Ouellet – che, come Lantheaume, è stato nominato nella lettera come persona a conoscenza delle azioni di McCarrick – ha raffigurato Viganò come pieno di amarezza e deluso a causa della sua carriera (mancata, ndr) all’interno della Santa Sede e ha detto di essere in “ribellione aperta e scandalosa“. Ouellet lo ha anche accusato di sfruttare il più ampio scandalo degli abusi sessuali del clero negli Stati Uniti come un modo per sferrare “un colpo immeritato e inaudito” sul Papa.

    Attraverso decine di interviste, documenti e post pubblicati sul blog dell’epoca, The Washington Post ha messo insieme un resoconto dettagliato sull’origine e la natura delle denunce al Vaticano su McCarrick. Il racconto dietro le denunce, di cui almeno tre nel 2000 o più tardi, illustra anche il grande valore attribuito al rispetto della gerarchia all’interno della Chiesa cattolica, il silenzio e la segretezza intorno al tema dell’attività sessuale dei sacerdoti e l’estrema opacità della burocrazia vaticana – fattori che hanno contribuito a far sì che le accuse contro McCarrick rimanessero nascoste per così tanto tempo.

    “La curia porta la disfunzione a un livello completamente nuovo”, ha detto Tom Doyle, che ha lavorato presso l’Ambasciata del Vaticano negli anni ’80 come sacerdote ed esperto di diritto canonico e che ora lavora come difensore dei sopravvissuti agli abusi del clero.

    Doyle dice di credere che gli ambasciatori negli anni ’90 e all’inizio del 2000 a volte hanno ignorato le comunicazioni sugli abusi sessuali perché l’argomento era nuovo ed esplosivo, e meno tracce cartacee c’erano e meglio era. L’ambasciata del Vaticano a Washington è la prima tappa per le denunce all’interno della Chiesa americana.

    Montalvo, in particolare, “ha semplicemente ignorato tutte le comunicazioni che ha ricevuto sugli abusi sessuali sui bambini“, ha detto Doyle.

    I documenti inviati ai nunzi sono stati molto probabilmente – anche se non sempre – inoltrati al segretario di Stato, presso il Vaticano a Roma, ma spettava a quell’ufficio determinare quali di quelle informazioni dovessero essere trasmesse al pontefice, secondo gli esperti a conoscenza del funzionamento (della burocrazia, ndr) del Vaticano. La Chiesa non condivide abitualmente informazioni sulle comunicazioni interne con laici cattolici o giornalisti.

    Le lamentele su McCarrick inviate da Ramsey, Bootkoski, Myers e Sipe sono entrate in questo oscuro sistema, e i loro viaggi all’interno del Vaticano rimangono per lo più un mistero.

    “Inviami la lettera”.

    Ramsey si assunse un grosso rischio come sacerdote nel novembre 2000, il giorno dopo che Papa Giovanni Paolo II nominò McCarrick arcivescovo di Washington. Il ruolo (specialmente in quella sede, centro della vita politica statunitense, ndr), una delle posizioni più importanti del cattolicesimo americano, garantisce praticamente la berretta rossa di cardinale e il potere indiscusso che ne consegue.

    Ramsey ha detto al Washington Post che chiamò Montalvo per condividere ciò che sapeva. Ramsey era professore di un seminario nel New Jersey quando McCarrick era arcivescovo. Stava condividendo (in quel periodo, ndr) ciò che gli avevano detto i suoi seminaristi.

    Ha detto di aver descritto la situazione al telefono e di aver chiesto se Montalvo avrebbe accettato di ricevere una lettera sull’argomento; l’ambasciatore gli disse di sì. Ramsey ha detto che il giorno dopo era spaventato, e che chiamò Montalvo per dire che aveva avuto dei ripensamenti. E se avessero spifferato a McCarrick che lui aveva condiviso le accuse?

    “Mi mandi la lettera, mi mandi la lettera“, lo esortò con forza Montalvo, ha detto Ramsey. “Cosa pensa che siamo degli stupidi?“.

    Ramsey ha detto di aver inviato la lettera a Montalvo, ma non ha mai ricevuto alcun avviso di ricevimento. Anche se Ramsey ha distrutto la sua copia della lettera, dice che il suo contenuto era simile a quello di una nuova lettera che in seguito ha inviato, nel 2015, all’arcivescovo di Boston, il cardinale Sean O’Malley, capo della Commissione sugli abusi sessuali clericali istituita da Papa Francesco. In quella lettera, che Ramsey ha condiviso con The Washington Post, ha espresso preoccupazione per “una forma di abuso sessuale – molestie sessuali – intimidazione o forse anche solo altamente immorale“.

    Qualche settimana fa, Ramsey ha detto di aver scoperto nei suoi documenti una lettera del 2006 del cardinale Leonardo Sandri, ora capo del collegamento del Vaticano per le Chiese cattoliche in Nord Africa e Medio Oriente. Quella lettera, riportata per la prima volta dal Catholic News Service, sembra confermare che gli alti prelati a Roma avessero ricevuto la nota di Ramsey sulla questione del letto che veniva condiviso (da parte di McCarrick, ndr).

    In quella lettera, Sandri chiede informazioni su un candidato che ha frequentato il seminario di Ramsey. Sembra che Sandri abbia chiesto se il candidato fosse coinvolto nelle accuse su McCarrick.

    “Chiedo con particolare riferimento alle gravi questioni che coinvolgono alcuni degli studenti del Seminario dell’Immacolata Concezione, che nel novembre 2000 lei è stato così gentile da portare all’attenzione di Montalvo in modo confidenziale“, scrive Sandri.

    Nella lettera di Viganò, dice Montalvo e il suo sostituto a Washington, Pietro Sambi – morto nel 2011 – “non ha mancato di informare immediatamente la Santa Sede” della lettera di Ramsey, eppure non offre dettagli e prove.

    Alcuni cattolici hanno messo in dubbio la credibilità di Viganò, un conservatore anti Francesco il cui curriculum personale sulla gestione dei casi di abuso del clero è stato oggetto di esame.

    A Roma, Sandri e una suora che lo accompagnava ha detto a The Washington Post il mese scorso che non avrebbe parlato di nulla di quello di cui era a conoscenza sulle lamentele su McCarrick.

    “Mai, mai“, ha detto la suora che camminava con Sandri a The Washington Post.

    “Oh, beh, Dio solo sa del futuro”, ha detto Sandri con una risata. Ma “nessuno parlerà. È una questione di prudenza, di saggezza“.

    Molte più accuse schiaccianti sarebbero arrivate.

    Le cause legali

    Negli anni ’90, secondo documenti ottenuti da The Washington Post, un sacerdote trentenne della diocesi di Metuchen (New Jersey, USA) ha riferito ai suoi superiori e agli specialisti della salute mentale che in passato era stato molestato e vittima di molestie sessuali, in seminario e dal “suo vescovo”. Mentre i documenti non citano McCarrick, una fonte che conosce molto bene il caso dell’uomo conferma che si trattava di McCarrick.

    Queste storie sono venute fuori attraverso la consulenza dopo che il sacerdote ha riferito ai suoi superiori di essere stato sessualmente coinvolto con due minori maschi. I consulenti, nel corso degli anni ’90, hanno stabilito che il sacerdote era stato vittima varie volte nella sua vita, non era un pedofilo e poteva essere rimandato al ministero.

    Ma dopo l’esplosione degli scandali di abusi all’inizio degli anni 2000, riferisce la fonte, il caso del sacerdote riemerse perché il nuovo vescovo del sacerdote – in un ambiente più consapevole, post-scandalo – riesaminò tutti gli archivi dei suoi sacerdoti, ed avendo visto le situazioni del sacerdote con i minori, cercò di farlo allontanare dal ministero.

    Questo fatto sconvolse gravemente il sacerdote, che fece causa.

    A metà degli anni 2000, il sacerdote raggiunse un accordo transattivo con le diocesi di Trenton, Metuchen e Newark, di cui sono trapelati i dettagli. Viganò ha sostenuto nella sua lettera (testimonianza, ndr) che il sacerdote stesso aveva inviato i dettagli “a circa 20 persone, tra autorità giudiziarie civili ed ecclesiastiche, polizia e avvocati“. Alcuni stralci – senza il nome del sacerdote – erano anche sul noto blog di Sipe e su altri blog cattolici della metà degli anni 2000 che circolano ancora oggi.

    I presunti episodi riportati negli stralci dell’accordo transattivo sono inquietanti. L’allora seminarista descriveva una battuta di pesca con McCarrick e due sacerdoti che si concludeva in una camera di motel con due letti matrimoniali. Egli descrive di essere stato osservatore angosciato mentre McCarrick e un altro sacerdote si accarezzavano “dalla testa ai piedi”, ridendo nel letto accanto. Ad un certo punto, il seminarista ha detto di aver incrociato lo sguardo di McCarrick, e, riferisce: “[McCarrick] mi ha sorriso, dicendo ‘sei il prossimo’. . . . Mi sono sentito male allo stomaco e mi sono rifugiato sotto le coperte“.

    In un altro stralcio dell’accordo transattivo pubblicato sul blog di Sipe, il seminarista ha detto che McCarrick lo convocò per accompagnarlo da Newark a New York City e di aver deviato in un appartamento in città per la notte. McCarrick, si legge nello stralcio dell’accordo transattivo riportato sul blog, è salito nel letto del seminarista e si è avvolto strettamente intorno al giovane, il quale descrive di essersi sentito “paralizzato” e di aver sentito male allo stomaco fino al punto che si è nascosto nel bagno e ha vomitato e pianto.

    L’uomo non ha risposto alle richieste di interviste da parte del The Washington Post. I funzionari diocesani di Newark e Metuchen, che nel 2006 gli hanno pagato 100.000 dollari, hanno rifiutato di commentare questo articolo, così come Barry Coburn, l’avvocato di McCarrick.

    Dopo che l’uomo è diventato sacerdote, alla fine è stato rimosso dal ministero a causa delle accuse che avevano coinvolto i due minori.

    Le diocesi del New Jersey hanno raggiunto l’accordo con quell’uomo, e un secondo ex sacerdote, Robert Ciolek, dice che McCarrick lo ha sottoposto a massaggi indesiderati sulle spalle. Questi risarcimenti sono stati resi pubblici proprio quest’estate, quando McCarrick è stato accusato per la prima volta di aver fatto del male a un chierichetto adolescente.

    Ma le diocesi ora dicono di aver riferito tutto al Vaticano.

    Bootkoski, che guidava la diocesi di Metuchen all’epoca dei due risarcimenti, ha rilasciato una dichiarazione il 28 agosto dicendo di aver chiamato Montalvo (il nunzio apostolico, ndr) e poi di avegli scritto di quelle due denunce contro McCarrick, nel dicembre 2005.

    Bootkoski e le diocesi di Metuchen e Newark hanno rifiutato di condividere con The Washington Post il testo specifico che ha inviato a Montalvo, ma hanno condiviso la lettera di presentazione.

    “In allegato trovate le informazioni di cui abbiamo parlato ieri“, (Bootkoski) scrive a Montalvo. “Se posso esserle di ulteriore aiuto in questa materia, non esiti a chiamarmi. Con sentimenti di stima personale, e i miei auguri di buon auspicio per un Avvento e un Natale benedetti“.

    Un portavoce dell’arcidiocesi di Newark, James Goodness, ha recentemente detto a The Washington Post che Myers, che ha lasciato l’incarico di arcivescovo nel 2016, ha detto anche all’ambasciatore vaticano (cioè al nunzio, ndr) dei due risarcimenti, ma ha rifiutato di dire quando o di fornire la comunicazione.

    Comportamento sessuale tra i sacerdoti

    Il linguaggio delle lettere, che rivela poca urgenza, indica un paradosso nel cuore della Chiesa: Perché tutti erano così tranquilli sui comportamenti sessuali di qualsiasi tipo tra i chierici che avevano fatto voto di castità?

    Il caso McCarrick rivela, tra l’altro, le contraddizioni non dette tra l’immagine dei sacerdoti come completamente celibi e la realtà degli uomini che a volte lottano con la loro sessualità. Alcuni esperti e chierici hanno paragonato i voti di castità dei sacerdoti a quelli delle coppie sposate che diventano infedeli. In altre parole, avviene il contatto fisico o sessuale tra sacerdoti. Ma non è chiaro quanto sia frequente e con quale frequenza sia non consensuale.

    Nel caso di McCarrick, ci sono accuse di comportamenti abusivi in corso. Ma nei decenni passati, le molestie o il comportamento sessuale tra adulti non hanno suscitato altrettanta preoccupazione rispetto agli abusi sui minori da parte dei sacerdoti.

    Anche così, la sessualità dei sacerdoti è stata in gran parte una terza corsia nella Chiesa, con scarso riconoscimento aperto della questione.

    Alcuni citano l’opera di Sipe (un monaco benedettino che in seguito ha lasciato l’abito talare, studioso, ndr), scomparso quest’estate ma che ha passato la sua vita a studiare il celibato nella Chiesa cattolica. Nel suo libro del 1990, “A Secret World“, basato su uno studio sui sacerdoti del periodo 1960-1985, Sipe sosteneva che ad un certo punto solo circa la metà dei sacerdoti erano celibi.

    Monsignor Stephen Rossetti, uno psicologo che studia e scrive sul benessere dei sacerdoti, dice che la Chiesa negli ultimi 15 anni circa è diventata gradualmente molto più severa sul celibato e disposta a discutere l’argomento.

    “Trent’anni fa il messaggio è stato confuso“, ha detto, sostenendo che McCarrick è la prova che le linee erano sfocate. “Abbiamo visto il disastro che ne è derivato“.

    Doyle dice che lo scandalo McCarrick è parte di un processo lungo anni del “mito dei sacerdoti che non hanno vite sessuali distrutte”. Ha detto che molti sacerdoti che conosce cercano di essere celibi, ma spesso falliscono. “E sono buoni sacerdoti”.

    Anche se aveva avvertito il Vaticano della presunta cattiva condotta di McCarrick, Sipe sembrava a volte deferente al sistema a cui ha dedicato la sua vita alla sfida.

    Il suo sito web contiene una lettera del maggio 2008 che dice di aver inviato a Papa Benedetto XVI.

    “Vostra Santità, io, Richard Sipe, mi avvicino a voi a malincuore per parlare del problema dell’abuso sessuale di sacerdoti e vescovi negli Stati Uniti“, ha scritto sul post che è stato ampiamente condiviso.

    Un caso, ha affermato, riguardava McCarrick.

    Sipe scrisse che quando insegnava al St. Mary’s Seminary & University di Baltimora, alla fine degli anni ’70 e all’inizio degli anni ’80 “un certo numero di sacerdoti” gli vennero a riferire che McCarrick li portava in varie case nella zona di New York/New Jersey “e dormiva con alcuni di loro“.

    Sipe ha citato i rapporti di un altro blogger relativi a tre ecclesiastici senza nome (uno un ex sacerdote) che non avevano avuto “nessun contatto sessuale“, ma che avevano condiviso un letto e successivamente avevano ricevuto biglietti e lettere da McCarrick.

    Sipe sembra anche citare, senza nomi o dettagli, la scena della stanza d’albergo che si è conclusa con il risarcimento del seminarista diventato prete.

    I post di Sipe spesso non includevano citazioni, ma quest’estate, prima di morire, ha detto al The Washington Post che aveva parlato con più persone che erano state coinvolte sessualmente con McCarrick, compreso il seminarista che in seguito ha ricevuto un risarcimento. Sipe ha rifiutato di identificare le persone per nome o di mettere in collegamento il Washington Post con loro.

    “Vostra Santità, dovete cercare e ascoltare le loro storie, come ho fatto io da molti sacerdoti sulla loro seduzione da parte di chierici di alto livello, e sulle terribili conseguenze nella loro vita“, scrive Sipe a Benedetto XVI.

    Un post del 2010 di Sipe dice che il caso del seminarista fu inviato alla sezione vaticana dell’enforcing-doctrine (dovrebbe trattarsi del ramo della Congregazione per la Dottrina della Fede, ndr), che supervisiona i casi di abuso del clero, “ma non ha ancora ricevuto risposta“, scrive Sipe (se ci si riferisce alla Congregazione per la Dottrina della Fede, allora il prefetto era il card. Levada, ndr).

    La moglie di Sipe, Marianne Sipe, e Doyle, che ha lavorato a stretto contatto con Sipe, dicono che non ci sono prove che Benedetto abbia mai ricevuto le sue lamentele. C’è, tuttavia, una breve lettera datata 5 maggio 2008, dell’allora nunzio Sambi, che riconosce le accuse esplosive di Sipe su McCarrick.

    “Riconosco la sua gentile lettera, con allegato“, scrive Sambi in una lettera sul sito di Sipe. “Siate certi che la vostra corrispondenza indirizzata alla Santa Sede è stata trasmessa mediante la borsa diplomatica. Con cordiali saluti e auguri di preghiera, io sono, sinceramente vostro in Cristo”.

    (Stefano Pitrelli e Chico Harlan hanno contribuito da Roma)

    Fonte: The Washington Post

    La figura dell’ex card. McCarrick nell’inchiesta del Washington Post

  • Alessandro Battaglia, la prova è in una lettera: Papa Francesco sapeva degli abusi “Ora rimuova mons. Delpini che lo coprì”

    Alessandro Battaglia, la prova è in una lettera: Papa Francesco sapeva degli abusi “Ora rimuova mons. Delpini che lo coprì”

    Il 20 settembre don Mauro Galli, ex parroco di Rozzano accusato di aver violentato il ragazzo nel 2011, è stato condannato a 6 anni e 4 mesi. Dal processo è emerso che l’arcivescovo di Milano fu informato ma decise di non denunciare il sacerdote, ma anzi di spostarlo in un altro oratorio. Ora famiglia è in possesso di una lettera, che IlFattoQuotidiano.it pubblica in esclusiva, in cui il Nunzio apostolico Emil Paul Tscherrig, rispondendo alla madre del giovane, scrive “che sono giunte al Santo Padre le diverse istanze da Ella indirizzate”

    di Ersilio Mattioni

    Dopo 7 anni decide di metterci il nome, il cognome e il volto. Ma per Alessandro Battaglia, che fu abusato da un sacerdote quando era adolescente, non è stato semplice. La svolta non è arrivata dopo la sentenza di primo grado, che lo scorso 20 settembre ha condannato don Mauro Galli a 6 anni e 4 mesi di carcere, bensì dopo un viaggio in Germania. In un’intervista sul quotidiano La Verità, Alessandro racconta la scena che lo ha convinto a uscire allo scoperto, a mostrarsi in pubblico indossando una maglietta con la scritta “Abusato a 15 anni da don Mauro Galli“.

    E’ a Berlino per partecipare al meeting internazionale delle vittime di abusi da parte del clero e si trova davanti una parete con una cinquantina di nomi: “Non capivo cosa significassero e ho chiesto: erano i ragazzi suicidati per colpa dei sacerdoti. Lì ho capito di non essere più una vittima, ma un sopravvissuto”. Celare la propria identità non ha più senso, Alessandro avverte l’urgenza di dire a tutti la stessa cosa: di fronte a una violenza, si deve denunciare e si devo farlo subito. E non si cura dei suoi ex amici, quei ragazzi dell’oratorio che oggi, quando lo incontrano per strada, “attraversano e vanno sull’altro marciapiedi”.

    Ma la storia di Alessandro va oltre gli abusi e chiama in causa i vertici della Chiesa, accusati dalla famiglia Battaglia di omertà, bugie, insabbiamenti e depistaggi. Una vicenda raccontata nei minimi dettagli, tutto nero su bianco: decine di lettere, spedite alla Curia di Milano e al Vaticano, in modo che nessuno potesse dire di non sapere. Spunta persino un documento esclusivo, datato 11 maggio 2018, che certifica come persino Papa Francesco ne fosse a conoscenza: “Desidero informarLa – scrive il Nunzio apostolico Emil Paul Tscherrig, rispondendo alla madre di Alessandro – che sono giunte al Santo Padre le diverse istanze da Ella indirizzate”.

    Parole che pesano come macigni, perché fu proprio Jorge Mario Bergoglio, nel febbraio 2016, a prendere una posizione netta contro le conferenze episcopali, quella italiana in primis, che nelle loro linee guida non prevedono l’obbligo di denuncia all’autorità giudiziaria. Al contrario, per il Pontefice, “denunciare gli abusi è un obbligo morale”. E ancora: “I crimini e i peccati degli abusi sessuali sui bambini non devono essere tenuti segreti mai più. Garantisco la zelante vigilanza della Chiesa per proteggere i bambini e la promessa della piena responsabilità per tutti”. Piena responsabilità anche per i vescovi che insabbiano un caso di presunta pedofilia. Tanto che il Papa istituì una nuova sezione giudiziaria, all’interno della Congregazione per la dottrina della fede, proprio per processare gli alti prelati che, pur sapendo, hanno preferito tacere e lavare i panni sporchi in famiglia.

    Il difficile è passare dalle parole ai fatti, perché il caso di Alessandro chiama il Papa alla prova della responsabilità. Dalle carte processuali è infatti emerso che l’arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini, fu informato dal parroco di Rozzano degli abusi di don Mauro Galli. All’epoca Delpini era il vicario episcopale e decise di non denunciare il giovane sacerdote, ma anzi di spostarlo a Legnano, in un altro oratorio e di nuovo a contatto con i minori. Circostanza che lo stesso Delpini ha ammesso nel corso di un interrogatorio di Polizia. Ecco perché la famiglia Battaglia, che continua a professarsi cattolica e praticante, vuole che adesso il Pontefice mantenga le promesse, rimuovendo l’arcivescovo di Milano e sottoponendolo a processo ecclesiastico.

    L’appello al Santo Padre arriva con una lunga lettera aperta, nella quale la vicenda di Alessandro viene per l’ennesima volta ricostruita: “Caro Papa Francesco, in questi interminabili anni ti abbiamo scritto decine di volte, abbiamo scritto centinaia di pagine a tanti sacerdoti, vescovi, cardinali (…) Abbiamo denunciato con nomi e cognomi, come tu esortavi a fare, quando anni fa avevi delineato l’identikit del buon sacerdote, che sa e ha il coraggio di denunciare (…) Ci siamo fidati di te e abbiamo denunciato il comportamento dell’arcivescovo di Milano, monsignor Delpini. Probabilmente abbiamo sbagliato”.

    La missiva non trascura niente, neppure il più piccolo particolare. E non smette di esortare il Pontefice: “Caro Papa Francesco, sicuramente non avrai difficoltà a farti consegnare le intercettazioni telefoniche e i verbali di Polizia a disposizione dello studio legale che assiste la Diocesi di Milano. Sincerati di persona del comportamento dell’arcivescovo da te nominato, se ti interessano le vittime e non vuoi di nuovo incorrere in altri fastidiosi errori (…) Basta ipocrisie! Non è più tempo di mentire. Tu stesso ci spiegavi: nessuno sconto per i preti e per chi li copre. E dunque?” Per ora, dalla Città del Vaticano, tutto tace. E al Sinodo sui giovani, che si è aperto in settembre a Roma, è proprio Delpini il rappresentante dei vescovi italiani.

    Intanto Alessandro cerca faticosamente di ricominciare a vivere, scacciando i fantasmi che, spesso, tornano a bussare alla sua porta. Di giorno e di notte. Lui, di credere in Dio, non ha smesso. Ma trova vergognoso che l’arcivescovo di Milano sia ancora al suo posto e assicura: “I miei figli non vedranno mai l’interno di una chiesa”.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/10/19/alessandro-battaglia-la-prova-e-in-una-lettera-papa-francesco-sapeva-degli-abusi-ora-rimuova-mons-delpini-che-lo-copri/4705606/?fbclid=IwAR24wTU_NF4ol5WsjkjGoqiDlgAEhagI7SjhvgCgSJGhsITssv8qUKKBNm8

  • IL VATICANO SI È RIFIUTATO DI CONSEGNARE IL CARDINALE IMPLICATO IN UNA COPERTURA DI ABUSI SESSUALI

    IL VATICANO SI È RIFIUTATO DI CONSEGNARE IL CARDINALE IMPLICATO IN UNA COPERTURA DI ABUSI SESSUALI

    di Christine Niles, M.St. (Oxon.), JD

    I critici denunciano la mossa per proteggere Cdl. Luis Ladaria Ferrer come scappatoia dalla giustizia

    CITTA ‘DEL VATICANO ( ChurchMilitant.com ) – Il Vaticano sta invocando l’immunità sovrana per un cardinale implicato nel coprire gli abusi sessuali.

    Il cardinale Luis Ladaria Ferrer, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, è stato convocato in Tribunale penale il 19 settembre per rispondere del suo ruolo nella consulenza a Cdl. Philippe Barbarin su come disciplinare un prete predatore.

    Barbarin, che dirige la diocesi di Lione, in Francia, è sotto processo per non aver sanzionato  p. Bernard Preynat , accusato di aggressione omosessuale di più membri scout dal 1980-1990. Le rivelazioni sul cardinale popolare e mediatico hanno scosso la Chiesa in Francia negli ultimi anni, facendo sì che più vescovi francesi chiedessero perdono e si impegnassero a implementare misure più forti contro l’abuso sessuale. Una petizione online che richiede la dimissione di Barbarin ha raccolto oltre 100.000 firme.

    “Mi rendo conto oggi che la mia risposta in quel momento non era commisurata alla posta in gioco”, ha detto Barbarin a Le Monde l’anno scorso. “Oggi non ci comporteremmo così, ecco cosa era sbagliato.”

    A Preynat fu permesso di rimanere in un ministero attivo dopo che Barbarin aveva appreso nel 2007 che il prete aveva abusato di più giovani maschi. Barbarin ammette di aver omesso di rimuovere Preynat in base alla certezza del sacerdote di non aver molestato nessuno dopo il 1991. Il sacerdote è stato autorizzato a rimanere nel ministero fino al 2015, dopo che sono emerse ulteriori accuse di abuso.

    Nel 2015, Barbarin si era rivolto a Ladaria per avere indicazioni sulla disciplina di Preynat. Ladaria all’epoca era segretario per la Congregazione per la Dottrina della Fede e responsabile del dipartimento che supervisionava la cattiva condotta sessuale del clero. A quel tempo consigliò a Barbarin di prendere “misure disciplinari appropriate evitando lo scandalo pubblico”. Gli avvocati delle vittime sostengono che questo è un chiaro messaggio di Ladaria per non perseguire la giustizia. Sia Barbarin che Ladaria furono condannati dal tribunale di Lione ad essere processati per il loro ruolo nel coprire gli abusi di Preynat.

    Dopo che il tribunale ha ritardato due volte il procedimento a causa della mancata risposta del Vaticano alla convocazione, il Vaticano ha inviato una nota diplomatica il 17 settembre – due giorni prima dell’inizio del processo – al Ministero degli Affari Esteri francese e la Corte di Lione chiarendo che ha respinto la convocazione. Sostenendo che la corrispondenza di Ladaria con Barbarin è avvenuta “nell’esercizio delle funzioni sovrane” e che il diritto internazionale riconosce “l’immunità penale ratione materiae  ai pubblici ufficiali per gli atti compiuti in nome del sovrano pontefice”, il Vaticano ha ritenuto la convocazione inaccettabile.

    François Devaux, che ha avviato il procedimento contro Barbarin, ha sbattuto la mossa del Vaticano, dicendo che “evidenzia il particolare problema della Chiesa: un sistema che ci permette di eludere la giustizia …”.

    Ladaria è stato scelto per sostituire Cdl. Gerhard Müller a capo della CDF nel 2017, il cui mandato di cinque anni non è stato rinnovato da Papa Francesco. Müller in seguito confermò che il motivo era dovuto agli scontri tra lui e il papa sulla sua gestione degli abusatori del clero. Il papa ha ripetutamente ignorato le raccomandazioni del CDF sulla punizione per i sacerdoti accusati, scegliendo invece la clemenza. In almeno un caso, Francesco fu costretto a scusarsi dopo aver annullato le sanzioni imposte a p. Mauro Inzoli, condannato in un tribunale penale per aver abusato di più giovani maschi.

    Il processo a Barbarin è programmato per andare avanti senza Ladaria nel gennaio 2019. I procedimenti canonici contro il cardinale francese sono stati sospesi durante l’inchiesta penale.

    (Traduzione con Google)

    VATICAN REFUSED TO HAND OVER CARDINAL IMPLICATED IN SEX ABUSE COVER-UP

    Critics slam move to protect Cdl. Luis Ladaria Ferrer as evasion of justice

    VATICAN CITY (ChurchMilitant.com) – The Vatican is invoking sovereign immunity for a cardinal implicated in covering up sex abuse.

    Cardinal Luis Ladaria Ferrer, prefect of the Congregation for the Doctrine of the Faith, was summoned to criminal court Sept. 19 to answer for his role in advising Cdl. Philippe Barbarin on how to discipline a predator priest.

    Barbarin, who heads the diocese of Lyon, France, is facing trial for failing to sanction Fr. Bernard Preynat, accused of homosexual assault of multiple Scout members from 1980–1990. The revelations about the popular and media-friendly cardinal have rocked the Church in France over the past several years, causing multiple French bishops to ask forgiveness and pledge to implement stronger measures against sex abuse. An online petition demanding that Barbarin resign has garnered more than 100,000 signatures.

    “I realize today that my answer at that time was not commensurate with the stakes,” Barbarin told Le Monde last year. “Today, we would not act like that, that’s what was wrong.”

    Preynat was allowed to remain in active ministry after Barbarin learned in 2007 that the priest had abused multiple young males. Barbarin admits he failed to remove Preynat based on the priest’s assurance that he had not molested anyone after 1991. The priest was allowed to remain in ministry until 2015, after further allegations of abuse surfaced.

    In 2015, Barbarin had turned to Ladaria for guidance on disciplining Preynat. Ladaria at the time was secretary for the Congregation for the Doctrine of the Faith and in charge of the department overseeing clerical sexual misconduct. He advised Barbarin at the time to take “appropriate disciplinary measures while avoiding public scandal.” The victims’ attorneys argue this was a clear message from Ladaria not to pursue justice. Both Barbarin and Ladaria were ordered by the Lyons court to stand trial for their role in covering up Preynat’s abuse.

    After the court twice delayed proceedings because of the Vatican’s failure to respond to the summons, the Vatican sent a diplomatic note Sept. 17 — two days before the start of trial — to the French Ministry of Foreign Affairs and the Lyon court making clear it rejected the summons. Arguing that Ladaria’s correspondence with Barbarin took place “in the exercise of sovereign functions” and that international law recognizes “criminal immunity ratione materiae to public officials for acts performed in the name of the sovereign pontiff,” the Vatican deemed the summons unacceptable.

    François Devaux, who initiated the proceedings against Barbarin, slammed the Vatican’s move, saying it “highlights the particular problem of the Church: a system that allows us to evade justice … .”

    Ladaria was tapped to replace Cdl. Gerhard Müller as head of the CDF in 2017, whose five-year term was not renewed by Pope Francis. Müller later confirmed the reason was owing to clashes between him and the pope over his handling of clerical abusers. The pope repeatedly ignored the CDF’s recommendations on punishment for accused priests, instead choosing leniency. In at least one case, Francis was forced to apologize after reversing sanctions imposed on Fr. Mauro Inzoli, convicted in criminal court of abusing multiple young males.

    Barbarin’s trial is scheduled to move forward without Ladaria in January 2019. Canonical proceedings against the French cardinal have been suspended during the criminal investigation.