Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Congregazione per la dottrina della fede

  • Abusi su minori, prete indagato. Parla il vescovo

    Abusi su minori, prete indagato. Parla il vescovo

    Inchiesta a Piacenza su presunti abusi sessuali che sarebbero stati commessi da un prete. “Grande sconcerto e immensa sofferenza”: così monsignor Gianni Ambrosio, vescovo di Piacenza-Bobbio, commenta la notizia che la Procura della Repubblica ha sottoposto a indagine un prete. Il sacerdote sarebbe accusato di aver palpeggiato un 15enne che si recava da lui per avere lezioni private.

    “Confido nell’operato della Magistratura e attendo che venga fatta completa chiarezza”, aggiunge il vescovo, annunciando di aver “avviato l’indagine a livello canonico dopo aver preso contatto con la Congregazione per la Dottrina della Fede, competente per la disciplina canonica”.

    “In attesa dei chiarimenti e della decisione della Magistratura, desidero innanzitutto rivolgere il mio primo pensiero ai giovani. Anche per la mia vita che ho trascorso con i giovani – sottolinea mons. Ambrosio – so quanto grande sia la loro vulnerabilità e quanto dolorose siano le ferite. Il secondo pensiero lo rivolgo al prete, stimato e apprezzato. Spero che possa chiarire il suo comportamento.

    Il terzo pensiero va alle comunità: condividiamo insieme il grande dolore. Invito tutti a non scoraggiarci e a confidare nell’aiuto del Signore: anche le prove più dure possono essere un’occasione per crescere. Voglio ribadire la mia stima per i sacerdoti, gli animatori e gli educatori laici che si impegnano nella pastorale e nel campo educativo.

    La loro passione e la loro dedizione non possono essere intaccate o offuscate: meritano la nostra gratitudine e fiducia. Chiedo a tutti la preghiera, la vicinanza, il sostegno reciproco”.

    http://www.trc.tv/er/news/cronaca/2015/07/03/abusi-su-minori-prete-indagato-parla-il-vescovo/

  • La procura contesta  a don Inzoli 8 episodi  di violenza sessuale

    La procura contesta a don Inzoli 8 episodi di violenza sessuale

    Violenza sessuale con abuso di autorità e violenza sessuale aggravata per abuso di minore di 12 anni. Questi i pesantissimi capi di accusa che il procuratore della Repubblica di Cremona Roberto di Martino contesta nell’atto di chiusura indagini nei confronti di don Inzoli, 65 anni, il carismatico prete cremasco già invitato dalla Congregazione per la Dottrina della Fede a condurre una “vita di preghiera e di umile riservatezza, come segni di conversione e di penitenza”.

    Ora, con la chiusura delle indagini penali che il procuratore ha portato avanti anche senza la collaborazione del Vaticano, che aveva negato la rogatoria chiesta per conoscere gli atti inerenti i casi di abusi, don Inzoli, soprannominato “don Mercedes” per la sua passione per le auto di lusso, rischia di vedersi chiedere il rinvio a giudizio e di finire a processo. Rischia una pena fino ai 12 anni di reclusione.

    Numerosi i casi di presunti abusi sessuali dei quali don Inzoli sarebbe stato protagonista. Dodici sono caduti perché già finiti in prescrizione (tra questi anche casi di ragazzi di 23 e 24 anni), mentre per altri otto, accaduti tra il 2004 e il 2008, è ancora possibile procedere penalmente. Cinque le persone offese, tra cui un ragazzino all’epoca di soli 12 anni. Le altre vittime, tra i 14, 15 e 16 anni, sarebbero state abusate in più occasioni, sia nello studio del don in oratorio, sia nelle località di vacanza dove i gruppi giovanili erano soliti spostarsi.

    A don Inzoli si contesta l’abuso di autorità in quanto nei periodi dei presunti abusi ricopriva i ruoli di rettore al liceo linguistico Shakespeare e parroco della chiesa della Santissima Trinità di Crema, oltre ad essere stato presidente del Banco Alimentare ed ex leader di Comunione e Liberazione, movimento a cui tutte le famiglie delle presunte vittime erano aderenti.

    I ragazzi frequentavano l’oratorio per i perfezionamenti spirituali che svolgevano con don Inzoli. Secondo l’accusa, gli abusi si sarebbero consumati nello studio del don, dove i ragazzi entravano singolarmente. Per la procura, ci sarebbero stati da parte del prete, baci, carezze, abbracci, toccamenti nelle parti intime e masturbazioni. Tutte le presunte vittime avrebbero raccontato di una loro fortissima sottomissione psicologica davanti a don Mauro: in sostanza, sarebbero rimasti allibiti, ma non avrebbero avuto la forza di reagire. Uno dei giovani ha raccontato che per i genitori don Inzoli era un “idolo meritevole di venerazione”.

    A mettere in moto l’inchiesta giudiziaria era stato un esposto presentato da Franco Bordo, parlamentare cremasco di Sel, seguito da una denuncia del presidente di un istituto religioso. Lo scandalo era scoppiato il 9 dicembre del 2012, quando il sito della curia cremasca aveva pubblicato la decisione del Vaticano di ridurre don Mauro allo stato laicale, un provvedimento contro cui il sacerdote aveva fatto ricorso nel febbraio del 2013. Il 12 giugno dell’anno successivo la Congregazione della Dottrina della Fede aveva trasmesso al vescovo di Crema il decreto che infliggeva a don Inzoli una “pena medicinale perpetua”. In sostanza, responsabilità riconosciuta, ma don Mauro poteva conservare tecnicamente lo status di prete. Così, “in considerazione della gravità dei comportamenti e del conseguente scandalo provocato da abusi su minori”, don Inzoli era stato “invitato ad una vita di preghiera e di umile riservatezza, come segni di conversione e penitenza”. Il sacerdote di Comunione e Liberazione non può quindi “celebrare e concelebrare in pubblico l’eucaristia e gli altri sacramenti, né predicare, ma solo celebrare l’eucaristia privatamente”. L’ex Sant’Uffizio ha disposto inoltre il divieto di contatto con i minori, così come l’impossibilità di “dimorare nella diocesi di Crema, entrarvi e svolgere in essa qualsiasi atto ministeriale”.

    Sara Pizzorni

  • “Abusi su almeno cinque ragazzini”, don ‘Mercedes’ verso la richiesta di rinvio a giudizio per pedofilia

    “Abusi su almeno cinque ragazzini”, don ‘Mercedes’ verso la richiesta di rinvio a giudizio per pedofilia

    L’inchiesta di Cremona su don Mauro Inzoli, il discusso sacerdote amante del lusso già ai vertici di Comunione e Liberazione. Le vittime avevano meno di 12 anni, sarebbero state molestate nel suo studio e durante le vacanze nelle strutture cielline

    di MATTEO PUCCIARELLI

    Don Mauro Inzoli, 65 anni, alias “don Mercedes”, già dirigente di primo piano di Comunione e Liberazione in Lombardia e a capo del Banco Alimentare, verso il rinvio a giudizio. L’accusa: violenza sessuale con abuso di autorità e violenza sessuale aggravata per abuso di minore di 12 anni. Almeno cinque vittime, secondo le carte della Procura di Cremona. Rischia una pena fino a 12 anni.

    Il procuratore della Repubblica, Roberto di Martino, ha appena chiuso le indagini e gli otto episodi di abuso si sarebbero verificati tra il 2004 e il 2008, quando don Inzoli era rettore del liceo linguistico Shakespeare di Crema nonché parroco della Santissima Trinità della stessa cittadina.

    Nei documenti si fa riferimento a fatti ben specifici, alcuni dei quali sono caduti in prescrizione, come spiega La Provincia di Cremona: dai palpeggiamenti ai baci, alle carezze, agli abbracci. Gli atti sarebbero avvenuti sia nello studio di don Mercedes  –  chiamato così per la sua passione per il lusso  –  che nei luoghi di villeggiatura dove i giovani trascorrevano le vacanze nelle strutture cielline.
    Don Inzoli era stato sospeso dallo stessa Congregazione per la Dottrina della Fede (“In considerazione della gravità dei comportamenti e del conseguente scandalo, provocato da abusi su minori, don Inzoli è invitato a una vita di preghiera e umile riservatezza, come segni di conversione e di penitenza”, c’era scritto nella lettera della Santa Sede). Da lì, dopo un esposto presentato dal deputato di Sinistra Ecologia e Libertà Franco Bordo, era partita l’inchiesta della magistratura italiana: questo nonostante il Vaticano avesse deciso di non trasmettere alla Procura gli atti inerenti i casi di abusi su minori, accertati da loro stessi.

    Fece scalpore la sua presenza seduto in seconda fila, dietro al governatore Roberto Maroni e all’ex presidente Roberto Formigoni, al convegno in difesa della “famiglia tradizionale”, manifestazione organizzata lo scorso gennaio insieme ad una associazione che si propone di curare i gay. Il giorno dopo i vertici del Pirellone fecero finta di non conoscerlo.

    Al seguito della vicenda, oltretutto, i legali di don Inzoli avevano diffidatoRepubblica per aver reso pubblico il fatto.
    “È positivo il fatto che si sia mossa la magistratura  –  dice Bordo  –  il rinvio a giudizio non è una condanna ma chiaramente rimane un fatto inquietante”.

    http://milano.repubblica.it/cronaca/2015/06/26/news/milano_don_mauro_inzoli-117760620/?ref=fbpr

  • P. Zollner: Francesco sempre più impegnato nella lotta agli abusi

    P. Zollner: Francesco sempre più impegnato nella lotta agli abusi

    E’ in corso alla Gregoriana una conferenza sul tema “Protezione dei minori, un approccio spirituale e teologico”, promosso dal Centro per la protezione dei minori dell’ateneo pontificio, in cui i rappresentanti della Conferenze episcopali di lingua inglese si confrontano sull’impegno nella prevenzione degli abusi sessuali sui minori. Su questo evento, Alessandro Gisotti ha intervistato il presidente del Centro, il padre gesuita Hans Zollner:

    R. – Questa volta abbiamo voluto concentrarci su una cosa che, stranamente, per trent’anni e più, nessuno ha preso molto sul serio: cioè la risposta teologica alla crisi degli abusi. Abbiamo dimenticato che c’è anche una dimensione spirituale e teologica, cioè cosa possiamo dire, come questa crisi degli abusi ha stravolto l’immagine della Chiesa, come ha impattato nella nostra relazione con Gesù, come comprendiamo oggi i Sacramenti del sacerdozio e dell’essere vescovi? E quindi, questa è la prima conferenza in assoluto – per quanto ne sappia – che ha come tema unico la risposta teologica e spirituale agli abusi, anche come un’occasione di ripensare la teologia del sacerdozio, del ministero, la missione della Chiesa, la domanda della continua purificazione necessaria affinché noi possiamo proclamare con verità e credibilità la “buona novella” di Gesù.

    D. – Il tema della credibilità è proprio fortemente sottolineato da Papa Francesco, che ultimamente lo ha ribadito anche con l’istituzione di una sezione “ad hoc” nella Congregazione per la Dottrina della Fede per giudicare i vescovi in relazione agli abusi…

    R. – Certamente. Questa è un’ulteriore conferma che Papa Francesco veramente prende sul serio questa tragedia, questa piaga nel corpo della Chiesa, come diceva Papa Benedetto, una piaga che abbiamo causato noi, nessun altro; Papa Francesco vuole veramente combattere con tutta la sua forza questo, con tutto il suo impegno personale. Dopo l’istituzione della Pontificia Commissione per la tutela dei minori, l’invito alle vittime di abuso nel cuore della Chiesa, a pochi metri dalla Basilica di San Pietro in Vaticano, questo fa veramente vedere quanto gli prema, personalmente, di andare avanti nell’accettazione di queste ferite, nell’ascoltare le vittime, di dare preferenza a loro e alla loro sofferenza, e soprattutto alle vittime che hanno subito abuso da ministri della Chiesa, dove c’è in ballo anche la possibilità di credere, di fidarsi … Sono continuamente segni molto confortanti, da parte del Papa, che ci sostiene in questo lavoro che non è facile come possiamo immaginare, ma che ci dà anche la possibilità di continuare il suo impegno tramite i nostri strumenti: l’educazione, la formazione dei sacerdoti e anche di tante persone che lavorano con i bambini nelle scuole, negli orfanotrofi e negli asili.

    D. – Per quanto riguarda il Centro da lei presieduto alla Gregoriana, ci sono appuntamenti, iniziative già in programma per il futuro, che vuole e può segnalare?

    R. – La cosa principale è che continuiamo con il nostro programma on line, cioè una piattaforma di apprendimento tramite Internet, e questo è aperto a istituzioni cattoliche e non cattoliche che vogliano impegnarsi nella formazione dei loro insegnanti, docenti, sacerdoti. Da febbraio 2016 avremo poi un’altra iniziativa, cioè un diploma – un diploma di un semestre – che verrà effettuato qui, alla Gregoriana: un diploma in cui saranno insegnate le materie come riconoscere che un bambino probabilmente ha subito un abuso o è vittima di abuso in questo momento; cosa fare; come rispondere; qual è la situazione della legge canonica e di quella civile nel Paese in cui vivo. Puntiamo a questa possibilità di formare moltiplicatori che poi potranno andare nelle loro diocesi e istituzioni accademiche e istituzioni ecclesiali, per diventare messaggeri di questo impegno che al Papa e a noi sta veramente a cuore.

    http://it.radiovaticana.va/news/2015/06/22/p_zollner_papa_sempre_pi%C3%B9_impegnato_nella_lotta_a_abusi_/1153287

  • Bergoglio e la pedofilia: ecco cosa accadrà ai vescovi che insabbiano le denunce

    Bergoglio e la pedofilia: ecco cosa accadrà ai vescovi che insabbiano le denunce

    Accogliendo una proposta elaborata dalla pontificia commissione per la Tutela dei minori, papa Francesco ha stabilito che è un reato canonico «l’abuso di ufficio episcopale», la prassi cioè, da parte dei vescovi, di non dare seguito alle denunce raccolte su presunti abusi compiuti da sacerdoti appartenenti alle loro diocesi. Al fine di rendere possibile l’individuazione e la punizione di eventuali responsabili, il papa ha quindi creato una sorta di commissione ad hoc all’interno della Congregazione per la dottrina della fede (Cdf) alla quale già spetta il compito di giudicare i sacerdoti accusati di pedofilia così come è stato stabilito nel 2010 dalle norme emanate da Benedetto XVI.

    La decisione di Francesco, che colma un vuoto procedurale della Crimen sollicitationis del 1962, è stata annunciata con enfasi dalla sala stampa vaticana e presentata dalla stampa italiana come l’ennesimo segnale di svolta rispetto al passato compiuto da Bergoglio in materia di lotta alla pedofilia clericale. Indubbiamente il messaggio recapitato ai vescovi di tutto il mondo è in sintonia con l’intenzione espressa più volte dal successore di Joseph Ratzinger sin dalle prime settimane di pontificato, di estirpare la pedofilia dalle parrocchie, dagli oratori, dalle scuole e dai seminari cattolici di tutto il pianeta. Quanto però questa mossa potrà rivelarsi efficace (o «rivoluzionaria») è difficile dirlo oggi. In quanto l’obbligo per il vescovo di dare seguito a una denuncia non va inteso come obbligo di denunciare e collaborare con le autorità civili, ma solo di informare la Cdf riguardo eventuali situazioni critiche. Cosa che peraltro era già prevista, solo che in Vaticano mancava un organo giudicante ad hoc per i vescovi.

    Quindi, per fare un esempio, in Italia non cambia nulla. La denuncia di un reato di questo tipo è obbligatoria solo per i pubblici ufficiali, pertanto la Conferenza episcopale italiana nelle sue linee guida ha stabilito che i vescovi non sono obbligati a informare l’autorità giudiziaria. Un eventuale abuso compiuto da un sacerdote della diocesi di Crema potrà essere denunciato dal vescovo solo in Vaticano, come del resto è accaduto nel caso di don Mauro Inzoli, ex vice presidente della Compagnia delle opere (il braccio operativo di Comunione e liberazione). Se non lo facesse scatterebbe per lui il processo canonico in Cdf. E qui c’è una seconda criticità da segnalare.

    Il testo del decreto di Bergoglio non è ancora pubblico e quindi al momento si conosce solo quanto riporta dichiarato dalla sala stampa vaticana. Ma è noto che per quanto riguarda i procedimenti canonici in generale e quelli che si occupano della pedofilia in particolare, non c’è trasparenza amministrativa. Nel senso che quanto viene deciso dalla Cdf e soprattutto le motivazioni della sentenza sono coperte dal segreto. Pertantosemmai si venisse a sapere che un vescovo è stato “punito” dall’ex Sant’Uffizio, difficilmente in Italia sapremo di che natura è il “crimine” compiuto. Quindi solo accidentalmente un prelato che si dovesse rendere complice di un sacerdote pedofilo, evitando di segnalarlo alle autorità preposte, finirebbe sotto la lente della magistratura.

    @federtulli

    Bergoglio e la pedofilia: ecco cosa accadrà ai vescovi che insabbiano le denunce

  • Pedofilia, tribunale vaticano rinvia a giudizio monsignor Wesolowski

    Pedofilia, tribunale vaticano rinvia a giudizio monsignor Wesolowski

    L’ex nunzio apostolico ed ex arcivescovo polacco a settembre scorso era finito ai domiciliari per presunti abusi su minori e possesso di materiale pedopornografico

    Rinviato a giudizio l’ex nunzio polacco Jozef Wesolowski per pedofilia e pedopornografia. Lo ha deciso il Tribunale vaticano accogliendo la richiesta del Promotore di giustizia. La prima udienza del processo è fissata per l’11 luglio 2015. L’ex diplomatico nella Repubblica Dominicana dal 22 settembre 2014 è agli arresti domiciliari in Vaticano per volontà di Papa Francesco. A Wesolowski vengono contestati sia reati commessi durante il suo soggiorno a Roma, dall’agosto 2013 sino al momento del suo arresto, sia nel periodo trascorso nella Repubblica Dominicana, nei cinque anni in cui ha ricoperto l’ufficio di Nunzio apostolico, ovvero dal gennaio 2008 all’agosto 2013, quando si è dimesso per le gravi accuse.

    Per quanto riguarda il periodo trascorso a Roma dall’ex nunzio, già ridotto allo stato laicale in primo grado nel processo canonico, il provvedimento del Tribunale vaticano contesta il reato didetenzione di materiale pedopornografico, introdotto dalla nuova legge del 2013 voluta da Papa Francesco. La perizia informatica sul pc di Wesolowski, infatti, aveva scoperto un archivio segreto con “oltre 100mila file con foto e video a sfondo sessuale e oltre 45mila immagini cancellate”. Per il periodo precedente, invece, il quadro di accusa si basa sul materiale probatorio trasmesso dall’Autorità giudiziaria di Santo Domingo sugli abusi sessuali su minori. Numerose sono le testimonianze delle vittime dell’ex diplomatico.

    Il portavoce vaticano,padre Federico Lombardi, ha spiegato che “l’insieme delle gravi accuse dovrà passare al vaglio dell’organo giudicante, che potrà disporre, per il definitivo accertamento dei fatti, sia di perizie tecniche sugli apparati informatici utilizzati dall’imputato, sia eventualmente di forme di cooperazione giudiziale internazionale per la valutazione delle prove testimoniali provenienti dalle competenti Autorità di Santo Domingo. Una procedura delicata e articolata, sulla quale è intendimento di tutte le parti coinvolte in giudizio effettuare i più attenti riscontri e approfondimenti”.

    Nello stesso tempo il Papa ha rimosso i vertici della diocesi di Saint Paul and Minneapolis negli Usa, entrambi accusati di aver coperto gli abusi del loro clero sui minori. Bergoglio, infatti, ha sollevato dall’incarico sia l’arcivescovo John Clayton Nienstedt, sia il vescovo ausiliare Lee Anthony Piché  e ha nominato come amministratore apostolico Bernard Anthony Hebda, arcivescovo coadiutore di Newark. Un provvedimento durissimo quello di Francesco che recentemente ha deciso l’istituzione di una nuova sezione giudiziaria all’intero della Congregazione per la dottrina della fede per processare i vescovi che vengono denunciati per abuso d’ufficio episcopale per la pedofilia dei loro preti. Gli ex vertici della diocesi di Saint Paul and Minneapolis potrebbero essere i primi presuli a essere giudicati da questo nuovo tribunale.

    Twitter: @FrancescoGrana

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/06/15/pedofilia-tribunale-vaticano-rinvia-a-giudizio-monsignor-wesolowski/1779099/

  • Ecco come il Papa processerà i vescovi che coprono gli abusi sessuali

    Ecco come il Papa processerà i vescovi che coprono gli abusi sessuali

    Matteo Matzuzzi

    La comunicazione l’ha data ieri padre Federico Lombardi, direttore della sala stampa della Santa Sede, nel briefing al termine della tre giorni di lavoro del C9 (prossima riunione già programmata per settembre), la commissione cardinalizia incaricata dal Papa di predisporre una riforma globale della curia romana.

    UNA NUOVA SEZIONE GIUDIZIARIA AD HOC

    Dopo aver ascoltato la relazione del cardinale Sean O’Malley “sulla proposta da avanzare al Santo Padre riguardo alle denunce di abuso d’ufficio episcopale, proposta preparata dalla Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori”, è stato dato il via libera alla creazione di una nuova sezione giudiziaria cui competerà di giudicare “i vescovi in relazione ai delitti di abuso d’ufficio” in merito alle “denunce di abusi sessuali su minori e adulti vulnerabili da parte del clero”. La relazione si articola in cinque punti.

    L’ORGANIZZAZIONE DEL TRIBUNALE

    Innanzitutto, si è stabilito che “la competenza a ricevere ed esaminare le denunce di abuso d’ufficio episcopale appartenga alle Congregazioni per i Vescovi, per l’Evangelizzazione dei Popoli, o per le Chiese Orientali e tutte le denunce debbano essere presentate alla Congregazione appropriata”. In secondo luogo, si è stabilito che a giudicare i vescovi sarà la Congregazione per la dottrina della fede, all’interno della quale sarà istituita appunto una nuova Sezione giudiziaria, che potrà contare sulla nomina di personale stabile che presterà servizio nel Tribunale apostolico. Su come procedere, si stabilirà in seguito a consultazioni con il cardinale prefetto. Il Papa provvederà anche alla nomina di un Segretario, cui sarà ricondotta la responsabilità della Sezione. Il personale, poi, sarà “utilizzabile anche per i processi penali per l’abuso dei minori e degli adulti vulnerabili da parte del clero”. La proposta è stata approvata dal C9 all’unanimità e Francesco, successivamente, ha disposto che siano fornite “risorse adeguate” per conseguire tali fini.

    “NON INTERVENIRE SAREBBE STATO IMPOSSIBILE”

    Intervistato da Repubblica, padre Hans Zollner, presidente del Centre for child protestino alla Pontificia Università Gregoriana e membro della Commissione guidata dal cardinale O’Malley, ha osservato che “non intervenire avrebbe significato lasciare una pietra pesante sulla missione della Chiesa” e “questa cosa è stata chiara fin da subito al Papa, il quale ci ricorda ogni giorno che dobbiamo vivere ciò che annunciamo”. A ogni modo, aggiunge, “la retroattività nella legge non esiste”, ma “in ogni caso il messaggio che diamo oggi è forte per tutta la Chiesa. Quello che per anni non si è mai fatto, oggi si fa. Comportamenti fino a ieri ammissibili, o quanto meno tollerati, saranno puniti ai sensi del diritto canonico”. Un cambiamento, ricorda il padre gesuita, che “si deve a Benedetto XVI, che iniziò con decisione un nuovo percorso e a Francesco che ha dato una spinta decisiva”. Una stoccata anche all’esuberante Peter Saunders, membro della commissione per la tutela dei minori che nelle ultime settimane ha criticato il Papa per sue affermazioni circa le sculacciate ai bambini, ha contestato la nomina di un vescovo cileno e ha suggerito a Bergoglio di rispedire in Australia il cardinale Pell: “La Commissione non ha competenza per commentare casi o inchieste singole”.

    “DECISIONE STORICA IN TEMPI RECORD”

    Sempre Zollner, stavolta al Giornale, ha parlato di “decisione storica attuata in tempi record. E’ il segnale che il Papa pensa seriamente a come combattere la piaga della pedofilia nel clero. Il Santo Padre non lascia scappatoie, non ammette scuse, ed è un richiamo molto esplicito e autentico a prestare attenzione alle vittime di abusi sessuali”.

    LA POSIZIONE DELLO STORICO

    Sempre sul quotidiano diretto da Ezio Mauro, lo storico Adriano Prosperi ha osservato che “per le autorità ecclesiastiche il problema dominante è sempre stato quello di impedire che le debolezze della carne rovesciassero il discredito sull’intero corpo ecclesiastico. E se per lungo tempo la procedura segreta dei processi canonici risolse il problema, le cose cambiarono agli inizi dell’età moderna con la diffusione dell’informazione e delle satire a mezzo stampa e con la Riforma protestante. Allora la risposta papale fu quella di mettere nelle mani della Congregazione dell’Inquisizione Romana il caso dei preti che approfittavano del contesto della penitenza sacramentale per insidiare sessualmente chi andava a confessarsi”.

  • Lotta a pedofilia, Papa crea Tribunale per processare vescovi

    Lotta a pedofilia, Papa crea Tribunale per processare vescovi

    Roma, (askanews) – La dura lotta contro la pedofilia nel clero e l’operazione trasparenza e pulizia di Papa Francesco continuano senza sosta. Il Pontefice argentino, infatti, ha deciso di istituire un Tribunale ad hoc dove sarebbero processati, in Vaticano, i vescovi accusati di “reato di abuso d’ufficio episcopale” (che ora diventa reato canonico), ovvero che hanno sottovalutato o addirittura insabbiato le denunce ricevute relative a casi di pedofilia. Una decisione storica, che si inserisce nell’azione contro gli abusi sessuali commessi da religiosi già iniziata con Benedetto XVI e proseguita con Bergoglio. Il Pontefice ha accolto la proposta della commissione creata da lui stesso a inizio pontificato – guidata dal cardinale Sean Patrick O’Malley – composta anche da un uomo e una donna che da bambini furono vittime di preti abusatori. E ha deciso l’istituzione di una nuova sezione giudiziaria all’interno della Congregazione per la Dottrina della Fede e la nomina di personale stabile che presterà servizio nel Tribunale apostolico. Il Papa dovrà anche nominare un Segretario per assistere il Prefetto nel lavoro del Tribunale. O’Malley – arcivescovo di Boston, autore di una decisa operazione pulizia nella diocesi americana vittima del fenomeno dei preti pedofili – ha stilato una proposta sul tema delle denunce di “abusi sessuali su minori e adulti vulnerabili da parte del clero”.

  • Pedofilia, il Papa crea un tribunale in Vaticano per i vescovi che coprono gli abusi sessuali

    Pedofilia, il Papa crea un tribunale in Vaticano per i vescovi che coprono gli abusi sessuali

    Nuova ‘stretta’ in Vaticano nella lotta contro la pedofilia e gli abusi sessuali all’interno della Chiesa.
    Papa Francesco ha accolto cinque proposte elaborate all’unanimità dal Consiglio dei Cardinali, dando i mandati richiesti e autorizzando le risorse umane e finanziarie necessarie. In particolare, sarà la Congregazione per la dottrina della Fede a giudicare i vescovi «in relazione ai delitti di abuso di ufficio» e una nuova sezione giudiziaria sarà istituita all’interno della medesima Congregazione.

    Il Papa ha approvato anche le proposte del ‘C9’ per cui la competenza a ricevere ed esaminare le denunce di abuso d’ufficio episcopale apparterrà alle Congregazioni per i Vescovi, per l’Evangelizzazione e per le Chiese orientali: «tutte le denunce – spiega padre Federico Lombardi, portavoce del Vaticano – dovranno essere presentate alla Congregazione appropriata».

    Inoltre, il Papa nominerà un Segretario, per assistere il Prefetto in Tribunale, che avrà la responsabilità della nuova sezione giudiziaria dentro la Congregazione per la dottrina della Fede. Il personale sarà utilizzabile anche per i processi penali per l’abuso sui minori e sugli adulti vulnerabili da parte del clero.

    http://m.leggo.it/NEWS/ITALIA/articolo/notizie/1403231.shtml

  • Ex sacerdote restituisce i soldi presi a due anziani e patteggia un anno e 6 mesi

    Ex sacerdote restituisce i soldi presi a due anziani e patteggia un anno e 6 mesi

    Accusato di circonvenzione di incapace: lo sconto di pena ottenuto dopo aver reso 210.000 euro.  Non era più prete dal 2004: ora è coinvolto in un’inchiesta a Roma sulla prostituzione minorile
    di Pietro Barghigiani

    PISA. Si era fatto consegnare soldi con la promessa di devolverli in beneficenza. Ma aveva anche indotto i due finanziatori inconsapevoli, fratello e sorella, a lasciare il loro patrimonio, comprensivo della casa di famiglia, a un ente religioso ottenendo l’incarico di esecutore testamentario. Quella che poteva sembrare una donazione spontanea, a un uomo di culto prodigo nella realizzazione di opere pie, per la Procura altro non era che una spoliazione di beni ai danni di chi non era non grado di badare a sé stesso.

    Il patteggiamento. Accusato di circonvenzione di incapace, l’ex prete Luca Galleschi, 48 anni, originario di San Frediano a Settimo, ha patteggiato in Tribunale a Venezia, una pena di un anno e 6 mesi di reclusione. C’è poi una seconda persona sotto processo. Le viene contestato il ruolo di complice nel circuire fratello e sorella, da tempo ospiti di un centro di salute mentale e seguiti da un amministratore di sostegno. Si tratta di Pasqua Donia, 66 anni, fatta passare come la perpetua di Galleschi che, “spretato” dal 2004, continuava a presentarsi come un sacerdote. La prima udienza è prevista a metà luglio.

    Soldi restituiti. Galleschi ha restituito i 210.000 euro incassati attraverso la benevolenza mal riposta dei due anziani assistiti dall’avvocato Carlo Broli. Un gesto che gli ha consentito di chiudere la vicenda processuale con un patteggiamento. «Il testamento non è mai stato pubblicato – spiega –. E se anche lo fosse verrebbe subito annullato». Le indagini. All’epoca, siamo nel 2010, all’ex parroco di Nicosia a Calci, San Sisto, ma anche di Pontedera oltre che cappellano militare della “Vannucci” a Livorno, la magistratura aveva sequestrato conti correnti e titoli. L’appartamento sarebbe dovuto finire a un ente religioso con Galleschi nel ruolo di esecutore testamentario, ma stando all’accusa l’immobile sarebbe finito, una volta deceduti i proprietari, nelle sue disponibilità. Manovre che erano finite sotto la lente dei carabinieri di Annone Veneto, in provincia di Venezia, dove l’ex don Galleschi si era presentato come religioso ancora in servizio ottenendo credito dal parroco locale. È’ stato lui a insospettirsi al punto da rivolgersi ai carabinieri.

    Espulso e in parrocchia. Nonostante fosse stato espulso nel 2004, l’ex parroco pisano aveva addirittura retto la parrocchia dal dicembre 2008 ai primi mesi del 2009, tornando poi ad Annone durante i riti pasquali. Nel frattempo era stato scoperto nei suoi sotterfugi al punto che il vescovo della diocesi di Concordia-Pordenone, monsignor Ovidio Poletto, aveva comunicato in segno di trasparenza che «don Luca, presbitero della diocesi di Pisa, è stato ridotto allo stato laicale con provvedimento della Congregazione per la dottrina della fede, in data 19 luglio 2004». Non solo. Visto che “don” Luca continuava a proporsi come rappresentante della Chiesa, il prelato aveva reso nota anche una lettera di richiamo che aveva scritto al “signor Luca” il 28 aprile 2009, per intimare al finto prete di cessare la sua condotta, oltretutto ricordandogli il provvedimento pontificio del 2004. Dopo la denuncia del vero parroco di Annone Veneto, i militari avevano ricostruito i percorsi degli assegni staccati dai fratelli con problemi psichici e finiti sui conti di Galleschi. In alcune occasioni per effettuare i prelievi in banca, la “perpetua” Pasqua Donia aveva accompagnato gli anziani per poi consegnare il denaro al sacerdote espulso.

    Indagato per sesso con minori. Dopo il patteggiamento, un’altra tegola, con accuse più sgradevoli, ha colpito di recente Galleschi. Con altri due sacerdoti, uno dei quali messo in carcere, è indagato in un’inchiesta a Roma per prostituzione minorile. Uno dei numerosi baby squillo che frequentava la stazione Termini ha riferito che l’ex religioso, presentandosi come maestro, gli avrebbe proposto un incontro in cambio di venti euro. Una testimonianza ritenuta chiave dalla Procura.

    «Lo avevo notato gravitare nella zona della chiesa Santa Maria degli Angeli – ha raccontato il ragazzo agli inquirenti -. E in alcune occasioni l’ho visto mentre faceva entrare dei ragazzini romeni

    da un ingresso laterale della chiesa. Scambiando qualche parola con uno di loro, una volta, ho appreso che quell’uomo li pagava venti euro per consumare rapporti sessuali». Un nuovo fronte giudiziario per l’ex prete passato dall’accusa di raggirare anziani a quella di fare sesso con minori.