Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Tutela dei minori; cosa ha chiesto l’ONU all’Italia e perché. La soddisfazione della Rete L’ABUSO

    Tutela dei minori; cosa ha chiesto l’ONU all’Italia e perché. La soddisfazione della Rete L’ABUSO

    Malgrado il nostro paese sia tra i più industrializzati del pianeta, non è certamente tra i più all’avanguardia per quanto concerne la tutela dei minori.

    A dirlo questa volta non siamo più solo noi della Rete L’ABUSO ma lo certifica, e lo mette nero su bianco,  anche il Comitato per la tutela del fanciullo delle Nazioni Unite di Ginevra che, il 7 febbraio 2019, ha reso note le conclusioni finali (CRC/C/ITA/CO/5-6) dell’esamina che si è tenuta a Ginevra il 22 e 23 gennaio scorsi. Nei due giorni di seduta con la delegazione italiana, il Comitato ha esaminato a 360 gradi la situazione dei minori in Italia, analizzando l’accoglienza, l’istruzione, la sanità e anche gli abusi sessuali, in particolare modo quelli commessi dai membri del clero che, da quanto la nostra ONG ha documentato nei mesi scorsi all’Ufficio di Ginevra, non solo troppo spesso non vengono perseguiti dalla Giustizia in modo adeguato, ma, da quanto possiamo documentare, grazie a una rete ben strutturata sul territorio italiano, sostanzialmente possiamo sostenere che godono dell’impunità, con lo Stato che si limita a non intervenire.

    Potremmo definirla una sorta di tacito accordo tra lo Stato e la Chiesa, accordo naturalmente che non ha nulla a che fare con il Concordato, che in Italia meglio conosciamo con il nome di Patti Lateranensi.

    Cominciammo a maturare la tesi che esistesse una sorta di escamotage in tutela delle gerarchie cattoliche di cui lo Stato italiano era tacitamente complice, o quanto meno molto tollerante. Un meccanismo che, nella sostanza, anche in caso di condanna, sembra permettere ai sacerdoti non solo di non finire in carcere, ma di poter scontare una pena quasi “simbolica” in modo agiato e senza particolari restrizioni.

    Don Ruggero Conti in una foto d’archivio. E’ stato condannato a 15 anni e 4 mesi di reclusione Don Ruggero Conti, un ex parroco di Roma accusato di aver abusato tra il 1998 e il maggio del 2008 di sette bambini. Lo ha deciso la VI sezione del Tribunale penale di Roma. ANSA +++NO SALES – EDITORIAL USE ONLY+++

    Emblematico il caso di don Ruggero Conti: condannato a 14 anni per aver abusato di 7 bambini di età compresa tra i 10 e i 12 anni e affidato, proprio dal Tribunale, ad una struttura che poi scopriremo essere adibita al trattamento degli adolescenti. Ebbene, don Conti, nel settembre del 2017, in tutta tranquillità è “evaso”, e con una notevole disponibilità economica, al punto di potersi permettere un taxi che lo portasse da Roma a Milano.

    Un sistema strutturato in modo tale che, visto da un occhio esterno, dà l’impressione che vi sia stata una reale condanna, ma sfugge il fatto che il condannato, in realtà, non sconterà alcuna pena: non viene costretto ad un regime carcerario, ma viene affidato direttamente dai Tribunali o dalla Magistratura, a strutture della chiesa adibite proprio a questo scopo. Una sorta di “carcere privato” e gestito dal clero anziché dall’Autorità Carceraria.

    A dimostrare questa nostra apparentemente bizzarra teoria, nata all’epoca soprattutto dietro le assegnazioni dei domiciliari, che notavamo essere sempre negli stessi posti, è stato il libro inchiesta di Emanuela Provera e Federico Tulli, “Giustizia Divina”. Un libro che parte dalla scoperta di 5 di queste strutture che, intorno al 2012 – 2013, avevamo individuato sul territorio italiano, siamo oggi arrivati a documentarne più di 20.

    Ma Giustizia Divina fa molto di più perché conferma quello che, per anni, era solo un nostro sospetto che, a raccontarlo, non valeva più di una illazione. I due autori fanno la “prova del nove” per vedere se quel sospetto è fondato: esclusi i carceri minorili e femminili, interrogano le 191 case circondariali maschili presenti in Italia. Di queste, 125 rispondono alla domanda dei due autori “quanti sacerdoti avete in questa struttura?”. La risposta si commenta da se: in tutto i sacerdoti reclusi sono cinque, di cui uno solo condannato per pedofilia.

    Questo dato appare un po’ strano ai nostri occhi perché la Rete L’ABUSO ha contato, solo negli ultimi 15 anni la bellezza di 142 sacerdoti condannati in via definitiva solo in Italia. La domanda è molto semplice: dove sono?

    È anche vero che agli autori di Giustizia Divina, su 191 carceri interrogati, hanno avuto risposta da 125, ma sembra impossibile credere che, casualmente, quei sacerdoti sono proprio tutti in quelle strutture che non hanno risposto.

    Anche perché potremmo in parte smentire questa eventuale affermazione, in quanto sappiamo che molti di loro sono in affido alla stessa chiesa e alle sue strutture.

    … C’è poi il servizio di Luca Bertazzoni, prodotto dietro nostra segnalazione da LA7. Dietro l’indagine che la Rete L’ABUSO ha condotto sugli abusi all’Istituto cattolico veronese Antonio Provolo, scopriamo che uno di quei sacerdoti accusati dagli ex allievi sordi dell’istituto, don Giuseppe Pernigotti che dopo la nostra denuncia da Fabrica è ritornato a Verona, è il presidente della FIAS e guardate cosa risponde al giornalista  de LA7 che si finge un sacerdote pedofilo e confessa un abuso su un minore.

    Giustizia Divina e il documento di Bertazzoni, sono stati integrati nei passaggi essenziali e portati all’attenzione del Comitato ONU nei vari report che la Rete L’ABUSO ha inviato dal giugno scorso, in realtà proprio negli ultimi il libro, in quanto il libro è uscito solo lo scorso novembre.

    Tra il materiale inviato a Ginevra, oltre all’importante inchiesta di Provera e Tulli, sono state documentate diverse situazioni che preoccupano molto l’Associazione, come le sistematiche negligenze e omissioni dei vescovi, che abbiamo rappresentato con uno dei casi a nostro avviso più eclatanti: quello dell’arcivescovo di Milano Mario Delpini, che coprì il sacerdote Mauro Galli e, malgrado ciò, in barba alle sue stesse dichiarazioni, Bergoglio lo ha comunque nominato, nel luglio 2017, arcivescovo di Milano.

    Tra i casi segnalati anche quello di Giada Vitale che, secondo il Tribunale di Larino, alla scadenza tecnica del compimento del 14° anno di età, da vittima si è trasformata in consenziente. Quello del sacerdote Silverio Mura, protetto dal cardinale Crescenzio Sepe, sparito da Napoli per materializzarsi sotto falso nome a Montù Beccaria (PV).

    Sia Sepe che Delpini, malgrado le evidenze, restano tra i 5 insabbiatori membri del Consiglio Episcopale permanente della CEI.

    Francesco Zanardi e l’avvocato Mario Caligiuri durante le sedute del 22 e 23 gennaio 2019 presso le Nazioni Unite di Ginevra

    Oltre al “Report Giustizia sul Caso Italia” prodotto dalla Rete L’ABUSO e disponibile sul sito delle Nazioni Unite, c’è anche tutta la parte giuridica prodotta dal titolare dei fascicoli depositati presso l’autorità Giudiziaria italiana e, per conoscenza, inviati anche al Comitato. L’avvocato Caligiuri ha articolato alcune problematiche riferite ai Patti Lateranensi, che limitano l’autonomia e l’efficacia dell’Autorità Giudiziaria. L’avvocato spiega che “il comma 4 dell’art. 4 dell’accordo Laterano del 1984 (Patti Lateranensi) il cui testo ripresenta integralmente il medesimo contenuto dell’art. 7 del primigenio Concordato, dove si stabilisce che: “Gli ecclesiastici non sono tenuti a dare a magistrati o ad altra autorità informazioni su persone o materie di cui siano venuti a conoscenza per ragione del loro ministero”.

    Il  Protocollo Addizionale, in relazione all’art. 4 – punto b) dell’Accordo si stabilisce che: “La Repubblica italiana assicura che l’autorità giudiziaria darà comunicazione all’autorità ecclesiastica competente per territorio dei procedimenti penali promossi a carico di ecclesiastici”.

    La disparità di trattamento, insita nella disposizione, confrontata  con il comma 4 dell’art. 4 del ridetto Accordo del 1984, determina  la sovrapposizione di modelli culturali e procedurali incompatibili, a discapito della necessaria segretezza dell’attività investigativa da svolgere da parte della Procura della Repubblica competente che, al contrario, deve essere mantenuta insindacabile ad esclusiva valutazione discrezionale del P.M. designato, soprattutto nei casi in cui si presentano specifici elementi indizianti da verificare, o approfondire, come avviene nelle ipotesi concorsuali, o di favoreggiamento personale, nell’attuazione dei depistaggi”.

    Qui va fatta una riflessione sul fatto che si concedano dei privilegi unici alle gerarchie cattoliche, sulla base della funzione di responsabilità e di controllo che costoro hanno sui loro sottoposti, ma al tempo stesso sono esentati da responsabilità che in una situazione normale, lo stesso potere di controllo sui sottoposti imporrebbe.

    Sempre nel “Report Giustizia sul Caso Italia” la Rete L’ABUSO – come già fatto in precedenza, sia nell’interrogazione parlamentare, sia nella diffida, sia nella denuncia al Governo italiano – solleva la grave lacuna del c.d. certificato anti pedofilia, che vede esentata dall’esibirlo l’intera categoria del volontariato, alla quale appartengono anche i sacerdoti. Altro punto importante segnalato, è l’obbligo di denuncia anche per i membri del clero, soprattutto per i vescovi che, di fatto, sono localmente coloro ai quali giungono le denunce fatte all’interno della diocesi e ne decidono la sorte: per il momento quella di insabbiare in quanto, ad oggi, non si ha notizia di un solo membro del clero che abbia mai denunciato all’autorità civile un collega pedofilo.

    Queste erano le nostre principali preoccupazioni che sono state raccolte dal Comitato e portate in seduta dal membro del Comitato Jorge Cardona che le aveva esposte nelle sedute del 22 e 23 gennaio scorso.

    Ieri l’Alto Commissariato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite di Ginevra, ha reso pubbliche le Raccomandazioni all’Italia e, con nostra enorme soddisfazione, abbiamo visto riconosciute punto per punto tutte le carenze e i vuoti legislativi che in questi mesi la Rete L’ABUSO ha segnalato sulla specifica materia al Comitato.

    Di seguito, i principali passaggi delle osservazioni conclusive del Comitato e le Raccomandazioni al Governo italiano in materia specifica di pedofilia nel clero cattolico. Documento integrale 

    19. (e) Garantire che i bambini vittime di violenza ricevano cure specializzate, sostegno e riparazione appropriata.

    20. Accoglie favorevolmente il piano nazionale per la prevenzione e la lotta contro gli abusi e lo sfruttamento sessuale dei bambini 2015-2017 e la rivitalizzazione dell’Osservatorio per contrastare la pedofilia e la pornografia infantile, il Comitato Onu per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza è preoccupato per i numerosi casi di bambini vittime di abusi sessuali da parte di personale religioso della Chiesa cattolica nel territorio dello Stato italiano e per il basso numero di indagini e criminali azioni penali da parte della magistratura italiana.

    Con riferimento alle sue precedenti raccomandazioni (CRC / C / ITA / CO / 3-4, par. 75) e commento generale n. 13 (2011) sul diritto del bambino alla libertà e contro tutte le forme di violenza nei suoi confronti e prendendo atto dell’obiettivo 16.2 dello sviluppo sostenibile degli obiettivi, il Comitato raccomanda all’Italia di:

    (a) Adottare, con il coinvolgimento attivo dei bambini, un nuovo piano nazionale per prevenire e combattere l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei bambini e assicurarne l’uniforme implementazione su tutto il suo territorio e a tutti i livelli di governo;

    (b) Istituire una commissione d’inchiesta indipendente e imparziale da esaminare tutti i casi di abuso sessuale di bambini da parte di personale religioso della Chiesa cattolica;

    (c) Garantire l’indagine trasparente ed efficace di tutti i casi di violenza sessuale presumibilmente commessi da personale religioso della chiesa cattolica, il perseguimento dei presunti autori, l’adeguata punizione penale di coloro che sono stati giudicati colpevoli, e il risarcimento e la “riabilitazione” psichica delle vittime minorenni, comprese coloro che sono diventate adulte;

    (d) Stabilire canali sensibili ai bambini, per i bambini e altri, per riferire sulle violenze subite;

    (e) Proteggere i bambini da ulteriori abusi, tra l’altro assicurando che alle persone condannate per abuso di minori sia impedito e dissuaso il contatto con i bambini, in particolare a livello professionale;

    (f) Intraprendere tutti gli sforzi nei confronti della Santa Sede per rimuovere gli ostacoli all’efficacia dei procedimenti penali contro il personale religioso della Chiesa cattolica sospettato di violenza su minori, in particolare nei Patti lateranensi rivisti nel 1985, per combattere l’impunità per tali atti;

    (g) Rendere obbligatorio per tutti, anche per il personale religioso della Chiesa cattolica, la segnalazione di qualsiasi caso di presunta violenza su minori alle autorità competenti dello Stato italiano;

    (h) Modificare la legislazione che attua la Convenzione di Lanzarote in modo da garantire

    che non escluda il volontariato, compreso il personale religioso della Chiesa cattolica, dai suoi strumenti di prevenzione e protezione.

    In merito alla violenza di genere.

    22. Il Comitato attira l’attenzione dello Stato italiano sull’obiettivo 5.2 degli Obiettivi di sviluppo e lo sollecita a:

    (a) Garantire che le accuse di crimini legati alla violenza di genere, compresa la tratta di bambini stranieri, in particolare le ragazze, siano accuratamente indagate e che i responsabili siano consegnati alla giustizia;

    (b) Fornire regolari corsi di formazione per giudici, avvocati, procuratori, i polizia e altri gruppi professionali pertinenti su procedure standardizzate, di genere e di allerta per i minori per quanto riguarda le vittime e su come gli stereotipi di genere da parte il sistema giudiziario influisca negativamente sulla rigorosa applicazione della legge;

    Coordinazione

    (6) Il Comitato esorta lo Stato membro a definire un mandato chiaro e sufficiente autorità all’interno della Presidenza del Consiglio dei Ministri (Dipartimento per la famiglia Politiche) per coordinare tutte le attività connesse all’attuazione della Convenzione a livello intersettoriale, nazionale, regionale e locale e rafforzare il ruolo del cittadino Osservatorio sull’infanzia e sugli adolescenti nell’ambito di tale interministeriale corpo coordinatore. Lo Stato Parte dovrebbe assicurare che l’Osservatorio Nazionale su Infanzia e adolescenti sono forniti con le necessarie risorse umane, tecniche e risorse finanziarie per il suo effettivo funzionamento.

    Disseminazione, sensibilizzazione e formazione

    (11) Riconoscendo gli sforzi dello Stato membro, anche facendo alcuni ufficiali documenti accessibili in ETR (facile da leggere), il Comitato raccomanda che lo Stato parte:

    (a) Intensificare i suoi sforzi per diffondere informazioni sulla Convenzione e sui suoi Protocolli opzionali, anche attraverso programmi di sensibilizzazione, ai genitori, i più ampio pubblico e bambini in un modo a misura di bambino, alle organizzazioni basate sulla fede, e ai legislatori e ai giudici per assicurare la loro applicazione in ambito legislativo e giudiziario processi;

    (b) Rafforzare i suoi programmi di formazione per tutti i professionisti che lavorano con e per i bambini, anche implementando un programma per i diritti dei bambini e formatore approccio.

    Documento integrale 

  • Chiesa e pedofilia: rivedere Concordato e obbligo di denuncia per i vescovi, ecco le raccomandazioni dell’Onu all’Italia

    Chiesa e pedofilia: rivedere Concordato e obbligo di denuncia per i vescovi, ecco le raccomandazioni dell’Onu all’Italia

    Come per primi avevamo anticipato a giungo 2018 (e tuttora Left è stata l’unica testata giornalistica in Italia ad aver documentato costantemente l’evoluzione del caso), il 22-23 gennaio scorso a Ginevra si è svolto il confronto tra il governo italiano e il Comitato Onu dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in merito al rispetto da parte dello Stato italiano della relativa Convenzione ratificata nel 1989. L’Italia è stata chiamata a rispondere di pesanti accuse di negligenza nella gestione, prevenzione, controllo e giudizio in particolare dei casi di pedofilia clericale, mosse dall’associazione di vittime Rete L’Abuso. Tutto è iniziato lo scorso giugno, dopo un incontro a Ginevra con il funzionario dell’Alto Commissariato per i Diritti Umani, Gianni Magazzeni, al quale ha partecipato anche l’associazione internazionale ECA Global (presente in 18 paesi e 4 continenti di cui la Rete L’Abuso è uno dei membri fondatori). La Rete L’Abuso, coadiuvata dall’avvocato Mario Caligiuri, ha iniziato a documentare al Comitato di Ginevra “responsabile” della Convenzione per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza le gravi lacune che di fatto in Italia permettono l’impunità dei membri del clero. Nel pomeriggio di giovedì 7 febbraio 2019 sono state pubblicate dal Comitato Onu le Conclusioni di cui l’Italia dovrà rispondere quanto prima. Ecco una sintesi tradotta in italiano (a cura di Rete L’Abuso):

    Il Comitato Onu per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza è preoccupato per i numerosi casi di bambini vittime di abusi sessuali da parte di personale religioso della Chiesa cattolica nel territorio dello Stato italiano e per il basso numero di indagini e criminali azioni penali da parte della magistratura italiana.

    Con riferimento alle sue precedenti raccomandazioni (CRC / C / ITA / CO / 3-4, par. 75) e commento generale n. 13 (2011) sul diritto del bambino alla libertà e contro tutte le forme di violenza nei suoi confronti e prendendo atto dell’obiettivo 16.2 dello sviluppo sostenibile degli obiettivi, il Comitato raccomanda all’Italia di:

    (a) Adottare, con il coinvolgimento attivo dei bambini, un nuovo piano nazionale per prevenire e combattere l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei bambini e assicurarne l’uniforme implementazione su tutto il suo territorio e a tutti i livelli di governo;

    (b) Istituire una commissione d’inchiesta indipendente e imparziale da esaminare tutti i casi di abuso sessuale di bambini da parte di personale religioso della Chiesa cattolica;

    (c) Garantire l’indagine trasparente ed efficace di tutti i casi di violenza sessuale presumibilmente commessi da personale religioso della chiesa cattolica, il perseguimento dei presunti autori, l’adeguata punizione penale di coloro che sono stati giudicati colpevoli, e il risarcimento e la “riabilitazione” psichica delle vittime minorenni, comprese coloro che sono diventate adulte;

    (d) Stabilire canali sensibili ai bambini, per i bambini e altri, per riferire sulle violenze subite;

    (e) Proteggere i bambini da ulteriori abusi, tra l’altro assicurando che alle persone condannate per abuso di minori sia impedito e dissuaso il contatto con i bambini, in particolare a livello professionale;

    (f) Intraprendere tutti gli sforzi nei confronti della Santa Sede per rimuovere gli ostacoli all’efficacia

    dei procedimenti penali contro il personale religioso della Chiesa cattolica sospettato di violenza su minori, in particolare nei Patti lateranensi rivisti nel 1985, per combattere l’impunità per tali atti;

    (g) Rendere obbligatorio per tutti, anche per il personale religioso della Chiesa cattolica, la segnalazione di qualsiasi caso di presunta violenza su minori alle autorità competenti dello Stato italiano;

    (h) Modificare la legislazione che attua la Convenzione di Lanzarote in modo da garantire

    che non escluda il volontariato, compreso il personale religioso della Chiesa cattolica, dai suoi strumenti di prevenzione e protezione.

    In merito alla violenza di genere.

    22. Il Comitato attira l’attenzione dello Stato italiano sull’obiettivo 5.2 degli Obiettivi di sviluppo e lo sollecita a:

    (a) Garantire che le accuse di crimini legati alla violenza di genere, compresa la tratta di bambini stranieri, in particolare le ragazze, siano accuratamente indagate e che i responsabili siano consegnati alla giustizia;

    (b) Fornire regolari corsi di formazione per giudici, avvocati, procuratori, i polizia e altri gruppi professionali pertinenti su procedure standardizzate, di genere e di allerta per i minori per quanto riguarda le vittime e su come gli stereotipi di genere da parte il sistema giudiziario influisca negativamente sulla rigorosa applicazione della legge;

    1. Garantire la “riabilitazione” dei minori vittime di violenze di genere.

    Link al documento originale

    Chiesa e pedofilia: rivedere Concordato e obbligo di denuncia per i vescovi, ecco le raccomandazioni dell’Onu all’Italia

  • PRETI PEDOFILI; pesante giudizio dell’ONU a Governo e Magistratura per il basso numero di indagini, azioni penali e interventi. Subito una commissione di inchiesta

    PRETI PEDOFILI; pesante giudizio dell’ONU a Governo e Magistratura per il basso numero di indagini, azioni penali e interventi. Subito una commissione di inchiesta

    Nei giorni 22 e 23 gennaio 2019, il Governo italiano è stato interrogato dalle Nazioni Unite, in riferimento all’applicazione della Convenzione per la tutela del fanciullo.

    Dallo scorso giugno, dopo un incontro a Ginevra con il Funzionario dell’Alto Commissariato per i Diritti Umani, Gianni Magazzeni, al quale ha partecipato anche l’associazione internazionale ECA Global (presente in 18 paesi e 4 continenti di cui la Rete L’ABUSO è uno dei membri fondatori) la Rete L’ABUSO ha iniziato a documentare all’ufficio di Ginevra le varie e gravi lacune che di fatto in Italia permettono l’impunità dei membri del clero. Relazione Rete L’ABUSO

    Le argomentazioni sollevate dalla Rete L’Abuso sono state portate all’attenzione del Comitato dal Membro Jorge Cardona. Di seguito le opinioni del Comitato, in riferimento ai report che l’Associazione ha inviato.


    Il Comitato Onu per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza è preoccupato per i numerosi casi di bambini vittime di abusi sessuali da parte di personale religioso della Chiesa cattolica nel territorio dello Stato italiano e per il basso numero di indagini e criminali azioni penali da parte della magistratura italiana.

    Con riferimento alle sue precedenti raccomandazioni (CRC / C / ITA / CO / 3-4, par. 75) e commento generale n. 13 (2011) sul diritto del bambino alla libertà e contro tutte le forme di violenza nei suoi confronti e prendendo atto dell’obiettivo 16.2 dello sviluppo sostenibile degli obiettivi, il Comitato raccomanda all’Italia di:

    (a) Adottare, con il coinvolgimento attivo dei bambini, un nuovo piano nazionale per prevenire e combattere l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei bambini e assicurarne l’uniforme implementazione su tutto il suo territorio e a tutti i livelli di governo;

    (b) Istituire una commissione d’inchiesta indipendente e imparziale da esaminare tutti i casi di abuso sessuale di bambini da parte di personale religioso della Chiesa cattolica;

    (c) Garantire l’indagine trasparente ed efficace di tutti i casi di violenza sessuale presumibilmente commessi da personale religioso della chiesa cattolica, il perseguimento dei presunti autori, l’adeguata punizione penale di coloro che sono stati giudicati colpevoli, e il risarcimento e la “riabilitazione” psichica delle vittime minorenni, comprese coloro che sono diventate adulte;

    (d) Stabilire canali sensibili ai bambini, per i bambini e altri, per riferire sulle violenze subite;

    (e) Proteggere i bambini da ulteriori abusi, tra l’altro assicurando che alle persone condannate per abuso di minori sia impedito e dissuaso il contatto con i bambini, in particolare a livello professionale;

    (f) Intraprendere tutti gli sforzi nei confronti della Santa Sede per rimuovere gli ostacoli all’efficacia dei procedimenti penali contro il personale religioso della Chiesa cattolica sospettato di violenza su minori, in particolare nei Patti lateranensi rivisti nel 1985, per combattere l’impunità per tali atti;

    (g) Rendere obbligatorio per tutti, anche per il personale religioso della Chiesa cattolica, la segnalazione di qualsiasi caso di presunta violenza su minori alle autorità competenti dello Stato italiano;

    (h) Modificare la legislazione che attua la Convenzione di Lanzarote in modo da garantire

    che non escluda il volontariato, compreso il personale religioso della Chiesa cattolica, dai suoi strumenti di prevenzione e protezione.

    In merito alla violenza di genere.

    22. Il Comitato attira l’attenzione dello Stato italiano sull’obiettivo 5.2 degli Obiettivi di sviluppo e lo sollecita a:

    (a) Garantire che le accuse di crimini legati alla violenza di genere, compresa la tratta di bambini stranieri, in particolare le ragazze, siano accuratamente indagate e che i responsabili siano consegnati alla giustizia;

    (b) Fornire regolari corsi di formazione per giudici, avvocati, procuratori, i polizia e altri gruppi professionali pertinenti su procedure standardizzate, di genere e di allerta per i minori per quanto riguarda le vittime e su come gli stereotipi di genere da parte il sistema giudiziario influisca negativamente sulla rigorosa applicazione della legge;

    Coordinazione
    (6) Il Comitato esorta lo Stato membro a definire un mandato chiaro e sufficiente autorità all’interno della Presidenza del Consiglio dei Ministri (Dipartimento per la famiglia Politiche) per coordinare tutte le attività connesse all’attuazione della Convenzione a livello intersettoriale, nazionale, regionale e locale e rafforzare il ruolo del cittadino Osservatorio sull’infanzia e sugli adolescenti nell’ambito di tale interministeriale corpo coordinatore. Lo Stato Parte dovrebbe assicurare che l’Osservatorio Nazionale su Infanzia e adolescenti sono forniti con le necessarie risorse umane, tecniche e risorse finanziarie per il suo effettivo funzionamento.
    Disseminazione, sensibilizzazione e formazione

    (11) Riconoscendo gli sforzi dello Stato membro, anche facendo alcuni ufficiali documenti accessibili in ETR (facile da leggere), il Comitato raccomanda che lo Stato parte:

    (a) Intensificare i suoi sforzi per diffondere informazioni sulla Convenzione e sui suoi Protocolli opzionali, anche attraverso programmi di sensibilizzazione, ai genitori, i più ampio pubblico e bambini in un modo a misura di bambino, alle organizzazioni basate sulla fede, e ai legislatori e ai giudici per assicurare la loro applicazione in ambito legislativo e giudiziario processi;

    (b) Rafforzare i suoi programmi di formazione per tutti i professionisti che lavorano con e per i bambini, anche implementando un programma per i diritti dei bambini e formatore approccio.

    Documento integrale 
    Redazione Web

  • Il panel delle Nazioni Unite analizza il ruolo dell’Italia negli scandali di pedofilia della Chiesa

    Il panel delle Nazioni Unite analizza il ruolo dell’Italia negli scandali di pedofilia della Chiesa

    Un membro del comitato delle Nazioni Unite per la protezione dei minori mette in discussione il governo italiano riguardo agli abusi sessuali nel paese il 22 gennaio. (Credit: Rete L’Abuso).

    ROMA – La scorsa settimana un comitato delle Nazioni Unite per la tutela dei minori ha interrogato il governo italiano sugli abusi sessuali del clero nel paese, esprimendo preoccupazione per le leggi che proteggono i preti predatori dalle accuse penali.

    “Siamo rattristati dalla mancanza di informazioni sugli abusi sessuali sui minori da parte del clero cattolico, e siamo preoccupati per le informazioni che abbiamo ricevuto in merito a numerose vittime di abusi clericali”, ha affermato il professor Jorge Cardona, membro del Comitato delle Nazioni Unite i diritti dell’infanzia, durante l’udienza del 22-23 gennaio.

    I rappresentanti del governo italiano sono stati invitati a rispondere alle domande davanti alla commissione all’Alto Commissario delle Nazioni Unite a Ginevra sull’attuazione della Convenzione sui diritti dell’infanzia. Le raccomandazioni dell’udienza saranno emesse dall’ONU il 7 febbraio.

    Non è stata la prima volta che il gruppo delle Nazioni Unite si è interessato alla documentazione della Chiesa cattolica sugli abusi sessuali su minori.

    Nel febbraio 2014, il Comitato per i diritti dell’infanzia ha emesso un blasonato rapporto che accusava il Vaticano di promuovere un “codice di silenzio” che “sistematicamente” colloca la reputazione della Chiesa e offende i sacerdoti per la protezione delle vittime minorenni. Il gruppo ha anche chiesto cambiamenti nell’insegnamento cattolico su questioni come l’aborto, la contraccezione e il matrimonio gay.

    In questo caso, la commissione è sembrata interessata a come l’Italia possa essere complice degli scandali della Chiesa.

    Cardona parlava dell ‘”impunità” dei chierici colpevoli di abusi contro minori in Italia che, dai dati acquisiti, venivano spesso lasciati liberi dallo stato senza conseguenze penali.

    Ha espresso preoccupazione per “condanne penali molto indulgenti nei confronti di membri del clero che sono stati giudicati colpevoli” e non sono soggetti agli arresti domiciliari o alla detenzione in carcere la situazione richiesta.

    Ha anche chiesto al governo italiano di aderire alla Convenzione sulla protezione dei bambini contro lo sfruttamento sessuale e gli abusi sessuali firmata dal Consiglio d’Europa a Lanzarote, in Spagna, nel 2007. Il documento è il primo trattato internazionale contro gli abusi sessuali in famiglia e applica una regolamentazione per monitorare i trasgressori e coloro che lavorano a stretto contatto con i bambini.

    In un’udienza privata con papa Francesco il 17 gennaio, il segretario generale del Consiglio d’Europa, Thorbjorn Jagland, ha chiesto al pontefice di firmare il documento multilaterale di Lanzarote.

    L’abuso sessuale, ha detto Jargland ai media locali dopo il suo incontro con il papa, “si può trovare ovunque dove gli adulti sono con i bambini: la Chiesa conosce questo problema dall’interno”.

    Mentre il Vaticano si prepara a ospitare un vertice per i capi delle conferenze episcopali cattoliche di tutto il mondo dal 21 al 24 febbraio, il diplomatico dell’UE ha suggerito che la firma del trattato potrebbe fornire un segnale significativo che la Chiesa cattolica è a bordo nella lotta contro i sessi abuso.

    “Se il Vaticano e il Consiglio d’Europa mandassero un messaggio inequivocabile al mondo, affermando che l’abuso sessuale contro i minori non solo è inaccettabile ma anche illegale, questo messaggio sarebbe davvero molto, molto forte!”, Ha aggiunto.

    Ma recuperare la legislazione europea sugli abusi non era l’unica questione che preoccupava i funzionari delle Nazioni Unite. Cardona ha anche affrontato il quarto articolo del Trattato Lateranense del 1929 tra lo Stato italiano e il Vaticano, che consente ai chierici di non dover denunciare abusi clericali alle autorità italiane.

    “È vero che non c’è obbligo per il clero che ha conoscenza dell’abuso all’interno della Chiesa o dell’organizzazione religiosa di denunciare”, ha detto Concetta Potito, del ramo legislativo del Ministero della Giustizia italiano, mentre rappresenta l’Italia all’ONU.

    “Ma è anche vero che il clero non è un funzionario pubblico e in Italia l’obbligo di sporgere denuncia si applica solo ai funzionari pubblici”, ha aggiunto.

    Potito ha anche sottolineato che la legislazione italiana prevede che le pene per l’abuso di minori siano aggravate di due terzi se l’abuso è avvenuto in un contesto religioso, il che considerando la dura condanna della penisola sugli abusi è una questione seria.

    L’Italia ha creato una rete pubblica di assistenza per le vittime di abusi sessuali nel 2002, ma la commissione delle Nazioni Unite ha chiesto se il governo avesse adottato misure per assicurarne l’efficacia e il servizio sul territorio.

    La CEI, la Conferenza Episcopale Italiana, ha recentemente creato una propria rete di abusi sessuali clericali, finalizzata a fornire informazioni e supporto non solo alle vittime di abusi sessuali ma anche ai vescovi che tentano di fornire la migliore risposta.

    La creazione della rete ha seguito l’appello di papa Francesco ai vescovi di tutto il mondo per creare linee guida e migliori pratiche in risposta alla crisi degli abusi sessuali del clero prima del vertice di febbraio.

    Dopo lo scoppio della crisi nel 2001, la Chiesa italiana ha faticato a fornire trasparenza, in particolare per quanto riguarda la portata della questione.

    “Non sono in grado di dare alcun numero”, ha detto padre Russo Russo, Segretario generale della CEI, durante un evento stampa del 16 gennaio, aggiungendo che ciò è dovuto al fatto che “eventuali canoni canonici vengono inviati alla Congregazione per la Dottrina della Fede” “.

    Rete L’Abuso, l’unica organizzazione di advocacy esistente per le vittime di abusi clericali in Italia, registra almeno 800 casi nel Paese, ma la situazione potrebbe essere molto peggiore. Mark Vincent Healy, sopravvissuto e sostenitore dell’abuso clericale, ha stimato che potrebbero esserci migliaia di vittime di abusi in Italia.

    In un documento, Healy ha usato la percentuale di sacerdoti abusanti forniti da esperti come Richard Sipe e padre Andrew Greeley per stimare che potrebbe esserci “qualsiasi cosa tra 17.500 e 87.700 sopravvissuti denunciati di abusi sessuali da parte del clero”.

    “Ciò che è chiaramente dimostrato da queste cifre per gli abusi sessuali su minori cattolici è che l’Italia come paese ha il potenziale per superare il numero riportato di vittime di abusi sessuali di bambini clericali a quello di altri paesi del mondo”, ha scritto.

    “Un’inchiesta governativa è essenziale in Italia per arrivare alla verità fornendo percorsi di giustizia e sostegno per affrontare lo scandalo degli abusi sessuali di bambini clericali”.

    https://cruxnow.com/church-in-europe/2019/01/31/un-panel-probes-italys-role-in-churchs-child-abuse-scandals/

  • ITALIA INDAGATA DALL’ONU PER COMPLICITÀ CON LA CHIESA CATTOLICA

    ITALIA INDAGATA DALL’ONU PER COMPLICITÀ CON LA CHIESA CATTOLICA

    di Raffaella Mauceri

    Dal 14 gennaio al 1 febbraio 2019, presso la sede dell’Alto Commissariato per i Diritti Umani, l’Onu interroga alcuni stati sulla Convenzione sui diritti del fanciullo: in prima fila, per complicità con la chiesa cattolica sulla pedofilia, l’Italia… che fa scena muta

    Com’è ormai noto, a differenza dei pedofili laici, i preti pedofili dispongono della protezione di un’organizzazione che li tutela e, grazie alla cultura del silenzio, permette loro di reiterare il numero degli abusi. Per la Chiesa, infatti, la pedofilia non è un crimine contro la persona ma un peccato contro il Signore, ne consegue che la “pena” inflitta ai pedofili consiste nel chiedere perdono e recitare un certo numero di preghiere.

    L’organo ecclesiastico che ha il compito di trattare questi casi è la Congregazione per la Dottrina della Fede il suo Prefetto in carica, Luis Francisco Ladaria Ferrer, già segretario della C.d.F. ai tempi  cui il Prefetto era il cardinale Joseph Ratzinger, anch’esso indagato in Texas nel 2004 per insabbiamenti e salvato dall’immunità.

    Ladaria infatti vanta una notevole recidiva nell’insabbiare e proteggere i preti pedofili, tra cui don Giovanni Trotta sul quale Ladaria ordinò il silenzio “per evitare scandalo tra i fedeli”. Così l’orco violentò indisturbato molti altri bambini.

    Ma alla corte di Bergoglio non troviamo solo Ladaria, bensì anche diversi suoi colleghi di altissimo rango come il cardinale Georg Pell, già condannato per abusi in Australia, il cardinale Domenico Calcagno, protettore del prete pedofilo Nello Giraudo, l’arcivescovo Mario Delpini e il collega Pierantonio Tremolada eletti proprio da Bergoglio e ancora, il vescovo Diego Coletti e il collega Angelo Comastri, insabbiatori degli abusi sui chierichetti del papa, ecc… la lista è lunga.

    Lo stesso Bergoglio incassa accuse da un polo all’altro del pianeta, ma i giornali italiani non ne parlano e il cosiddetto “papa della trasparenza” si chiude nel silenzio sfatando il mito prettamente mediatico della tanto strombazzata tolleranza zero. Che non c’è ma stata.

    La nostra carta stampata si limita timidamente a riportare qualche caso a livello locale senza mai produrre inchieste giornalistiche che documentino la reale spaventosa portata nazionale del fenomeno.

    Notiamo invece nei vari stati come l’Australia, il Cile, gli Usa, l’Irlanda e via dicendo una presa di posizione forte dei governi e delle istituzioni, e di conseguenza dell’opinione pubblica, di fronte agli scandali.

    Viceversa, in Italia possiamo raccontare il triste primato di come le massime cariche pubbliche abbano tradito i cittadini per favorire la Chiesa tutelando i preti pedofili.

    Ricordiamo per esempio un tristissimo Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che nel 2010, quando lo scandalo arrivò in Europa, anziché chiedere al Governo interenti in favore delle vittime, consolava Joseph Ratzinger per quello che a suo dire era “un inqualificabile attacco alla chiesa e al papa”. E l’allora ministro di Grazia e Giustizia Angelino Alfano che, a seguito di un’intervista rilasciata dall’allora procuratore aggiunto di Milano Pietro Forno, nella quale accusava anche la chiesa italiana di attuare coperture sistematiche per insabbiare gli abusi….. il signor ministro invece di avviare un’indagine, mandò gli ispettori nell’ufficio del procuratore Forno (sic!!).

    Oggi, la situazione è ulteriormente peggiorata. Vediamo infatti latitanti alle richieste di legalità la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Ministero dell’interno, il Ministro della Giustizia, il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. Tutti soggetti che, sebbene ampiamente informati sulla pedofilia clericale da un’interrogazione parlamentare voluta dalla Rete L’Abuso e depositata dal deputato Matteo Mantero il 27 nov. 2017, è rimasta inevasa e censurata da tutti i giornali nazionali, tranne il settimanale Left e qualche altra testata locale.

    Raggiunti da una diffida (anche questa regolarmente censurata dalla stampa italiana) presentata dall’avvocato della Rete L’Abuso, Mario Caligiuri, al Presidente della Repubblica, alla Presidenza del Consiglio dei Ministri e alla Presidenza della 12° Commissione Affari Sociali: tutti latitanti!

    Il 5 giugno 2018, il Comitato ONU per la Tutela del Fanciullo ha dato notizia di avere avviato un’indagine per favoreggiamento alla pedofilia nei confronti dell’Italia la quale sta permettendo alla Santa Sede di commettere sul suolo italiano le stesse violazioni contestate.

    Notizia anche questa come al solito, taciuta dalla stampa italiana. Ne consegue che le scelte criminali dei vari governi italiani hanno prodotto un ambiente ideale per i pedofili clericali. Tra queste, l’introduzione truffaldina del sedicente certificato antipedofilia che per sollevare il clero dall’esibizione del certificato stesso, paradossalmente indica ai pedofili il terreno di cassia, primo fra tutti il volontariato, da sempre quello più a rischio, che è stato esentato stante che il clero appartiene proprio a questa categoria!

    Altra grave omissione del Governo italiano è l’applicazione della Convenzione di Lanzarote che viene massicciamente violata a svantaggio della vittima e a vantaggio del sacerdote abusante.

    Per non parlare di consultori per le vittime di violenza sessuale introdotti dalle norme europee che avrebbero dovuto essere gestiti dalla sanità nazionale, e che invece non sono mai stati realizzati proprio per evitare che in Italia si potesse registrare e quantificare il fenomeno.

    Sempre le norme europee prevedevano che in Italia venisse creato un database utile non solo fare prevenzione, ma anche a schedare gli abusanti seriali. Nel 2006 fu perfino istituito un fondo per realizzarlo ma del database nemmeno l’ombra… e i bambini continuano ad essere in balia degli orchi con la tonaca. Esiste, è vero, l’Osservatorio per il contrasto della pedofilia e della pornografia minorile, istituito il 25 luglio 2007, ma ad oggi non è mai stato in grado di fornire alcun dato utile. E, guarda caso, don Fortunato Di Noto, il prete che ha fondato e dirige un osservatorio mondiale sulla pedopornografia non ha mai segnalato un “collega” abusante.

    In uno stato democratico la sovranità appartiene al popolo, ma come fa il popolo ad esercitarla riguardo ad un problema se la stampa non lo informa sul problema medesimo? E c’è dell’altro.

    La direttiva del 1962 nota coma Crimen Sollicitationis, riconfermata nel 2002 da Ratzinger e Bertone, impone sui casi di abuso la gestione interna. Questo fa sì che la Chiesa può tranquillamente aggirare il problema dando all’opinione pubblica la falsa impressione di voler prendere provvedimenti. Ma dove mai siè detto che i crimini possano fruire di “gestioni interne” a questa o quella categoria? Se, ad esempio, un medico abusa sessualmente di un minore, non è che l’ordine dei medici istituisce un apposito tribunale interno per processarlo. Sui crimini la competenza appartiene esclusivamente alla magistratura del paese in cui il crimine è stato commesso. Punto e basta.

    “Se Bergoglio – dice Francesco Zanardi fondatore e presidente della Rete L’Abuso – invece di pregare sempre più forte per non sentire le grida strazianti delle piccole vittime, denunciasse i suoi preti e i suoi vescovi alla magistratura, allora sì che avrebbe risolto il problema!”. Ma, a quanto pare, il nostro Stato ha anch’esso un’invisibile sottana da preti…

  • Governo e preti pedofili, le preoccupazioni della Rete L’ABUSO dopo l’esamina all’Onu

    Governo e preti pedofili, le preoccupazioni della Rete L’ABUSO dopo l’esamina all’Onu

    Di Francesco Zanardi, Presidente della Rete L’ABUSO

    Un Governo che prega sempre più forte insieme alla chiesa, per non sentire le grida dei bambini stuprati dai preti cattolici.

    Questo è quello che abbiamo visto a Ginevra nell’80° Sessione del Comitato per i diritti del fanciullo, che pochi giorni fa, il 22 e 23 gennaio, ha sottoposto ad esamina – in riferimento alla Convenzione per i diritti del fanciullo – l’Italia. Eravamo presenti anche noi della Rete L’ABUSO, il sottoscritto, uno degli avvocati dell’Associazione, Mario Caligiuri, e un consulente della Rete, Simone Padovani.

    L’esamina ha riguardato un campo molto ampio in materia di minori, dalla sanità all’istruzione e al benessere dei fanciulli, all’immigrazione e ai rispettivi soccorsi, passando anche per gli abusi sessuali, quelli commessi in famiglia, ma anche quelli commessi dal clero cattolico, ancora oggi per la maggior parte impuniti dalla legge. E proprio qui, dopo i diversi report che dal giugno scorso la Rete L’ABUSO ha inviato al Comitato, le domande approfondite e coincise, formulate dal membro del Comitato Jorge Cardona.

    Domande alle quali in quella sede l’Italia non ha saputo o voluto rispondere e quello che ci sconcerta è davvero lo scarsissimo interesse, per non dire totalmente nullo, dimostrato dal Governo italiano. Si è presentato in questa sede dopo una interrogazione parlamentare depositata dal deputato Matteo Mantero nel novembre 2017; una diffida ad adempiere dei legale della Rete L’ABUSO inviata anche all’attenzione del Comitato Onu e depositata lo scorso febbraio; una denuncia, sempre dei legali della Rete L’ABUSO, depositata lo scorso 18 ottobre, senza risposta alcuna. I rappresentanti italiani si sono giustificati dicendo che non erano presenti, al momento, i tecnici in grado di rispondere. Chissà se lo faranno dall’Italia nelle 48 ore a loro disposizione, come ha ricordato loro il membro del Comitato Jorge Cardona che ha posto le domande.

    Chissà se il Ministro degli Interni, Matteo Salvini, mentre chiude i porti e fa la battaglia ai migranti, si accorge che dall’estero, comodamente seduti su voli internazionali, arrivano in continuazione nel nostro paese preti pedofili, o con tali accuse a carico che, a rischio nei propri Paesi, si rifugiano nella bella penisola felice dell’impunità, l’Italia.

    Zanardi

    Video dei passaggi interessati

    PRETI PEDOFILI; L’Italia “interrogata” dall’Onu fa scena muta davanti al Comitato per i diritti dell’infanzia (video)

    Esamina dell’Italia alle Nazioni Unite – CRC – sedute integrali del 22 e 23 gennaio 2019. Audio ITA

  • ONU 80 sessione, Comitato per i diritti dell’infanzia, esamina Italia preti pedofili

    ONU 80 sessione, Comitato per i diritti dell’infanzia, esamina Italia preti pedofili

    Osservazioni conclusive sulla quinta e sesta relazione combinata periodica dell’Italia – CRC oss. conclusive ITA

    1. Introduzione
    2. 1. Il Comitato ha esaminato la quinta e la sesta relazione periodica dell’Italia (CRC/C/ITA/5-6) nelle sue riunioni 2354 e 2355 (CRC/C/SR. 2354 e 2355), tenutesi il 22 e 23 gennaio 2019 e ha adottato le presenti osservazioni conclusive nella sua 2370a riunione, svoltasi il 1° febbraio 2019.
    3. 2. Il Comitato accoglie con favore la presentazione della quinta e sesta relazione combinata dello Stato Membro2 e le risposte scritte all’elenco di preoccupazioni (CRC/C/ITA/Q/5-6/Add.1), che hanno permesso una migliore comprensione della situazione dei diritti dei bambini nello Stato Membro. Il Comitato esprime apprezzamento per il dialogo costruttivo svolto con una delegazione di alto livello e multisettoriale dello Stato Membro.
    4. Misure di follow-up adottate e progressi realizzati dallo Stato Membro
    5. 3. Il Comitato si compiace dei progressi compiuti dallo Stato Membro in vari settori, tra cui la ratifica o l’adesione agli strumenti internazionali, in particolare la ratifica del Protocollo Opzionale alla Convenzione sui Diritti dell’infanzia in una procedura di comunicazione (3), nel 2016; la Convenzione internazionale per la protezione di tutte le persone dalle sparizioni forzate (4), nel 2015; il Protocollo Opzionale al Patto internazionale relativo ai diritti economici, sociali e culturali (5), nel 2015; il Protocollo Opzionale alla Convenzione contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti (6), nel 2013; e la Convenzione del Consiglio d’Europa del 2007 per la protezione dei minori contro lo sfruttamento e gli abusi sessuali (Convenzione di Lanzarote) (7), nel 2013. Il Comitato prende atto con apprezzamento anche delle misure legislative, istituzionali e politiche adottate per attuare la Convenzione, in particolare l’adozione della Legge 71 del 29 maggio 2017 sulla protezione dei bambini nella prevenzione e lotta contro il cyberbullismo; la Legge n. 47 del 7 aprile 2017 sulle misure di protezione dei minori….. Continua a leggere il testo integrale
  • PRETI PEDOFILI; L’Italia “interrogata” dall’Onu fa scena muta davanti al Comitato per i diritti dell’infanzia (video)

    PRETI PEDOFILI; L’Italia “interrogata” dall’Onu fa scena muta davanti al Comitato per i diritti dell’infanzia (video)

    di Francesco Zanardi – Premetto che nell’esposizione mi limiterò solo ai contenuti che riguardano  la tematica di cui la Rete L’ABUSO si occupa, ovvero i preti pedofili.

    Nei giorni 22 e 23 gennaio 2019 presso l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite di Ginevra, il Comitato per la tutela del fanciullo ha interrogato il Governo italiano, per verificare l’implementazione della Convenzione per la tutela del fanciullo. Tra le varie tematiche, tutte riguardanti la salute e il benessere psicofisico dei minori, si è parlato della pedofilia, in particolare dei preti pedofili e dell’impunità che lo Stato italiano tacitamente garantisce loro a danno dei propri cittadini che, nella maggioranza dei casi, oltre al danno rimangono anche senza giustizia.

    A portare in seduta questo argomento è stato il professor Jorge Cardona, membro del Comitato che ha domandato all’Italia se il sistema adottato dallo Stato italiano nel 2002, che prevedeva l’assistenza alle vittime di violenza sessuale tramite il servizio sanitario nazionale, è stato messo in pratica e se questi centri sono di facile accesso per le vittime.

    Ha poi proseguito rammaricandosi, a nome del Comitato, per la mancanza di informazioni sull’entità degli abusi sessuali contro minori da parte del clero cattolico.

    Riferendosi poi ai diversi report che nei mesi scorsi la Rete L’ABUSO ha inviato al Comitato, ha proseguito esprimendo la preoccupazione dello stesso, per i numerosi dati che pervengono riguardanti minori vittime di abusi da parte del clero, inchieste penali in seguito a questi fatti e condanne penali molto indulgenti ai membri del clero dichiarati colpevoli, la mancanza di arresti domiciliari o di pene detentive.

    Passando poi alla violazione della Convenzione di Lanzarote, riferendosi sempre al nostro report sull’applicazione del certificato anti pedofilia, ha lamentato la mancata applicazione di questo a tutta la categoria del volontariato, alla quale il clero appartiene.

    Ha poi domandato all’Italia, come pensa di superare l’impunità dei membri del clero sulla base dell’articolo 4 dei Patti Lateranensi, che sollevano il clero dall’obbligo della denuncia alla giustizia civile.

    Ha concluso domandando come l’Italia prevede di sradicare l’impunità che regna e lottare contro queste situazioni.

    La risposta data dalla rappresentante italiana, dottoressa Concetta Potito è stata poco esaustiva, e si è limitata a spiegare ciò che già era ben noto al comitato, in parte già oggetto delle contestazioni dello stesso Comitato.

    Jorge Cardona ha poi chiuso la seduta sottolineando che ci sono molte domande che non hanno ricevuto risposta e ha ricordato all’Italia che ha a sua disposizione 48 ore per farlo. Ha ricordato che il Comitato non è qui per giudicare, ma per aiutare l’Italia a raggiungere gli obbiettivi previsti dalla Convenzione per i diritti del fanciullo che, però, allo stato attuale preoccupa in diversi punti il Comitato.

    Tra 15 giorni il Comitato presenterà all’Italia le raccomandazioni in materia.

    Paragrafo 21 le osservazioni del CRC oss. conclusive ITA

    Di seguito gli spezzoni in materia di pedofilia clericale di quanto detto in seduta.

    http://retelabuso.org/2019/01/24/esamina-dellitalia-alle-nazioni-unite-crc-sedute-integrali-del-22-e-23-gennaio-2019-audio-ita/

    http://retelabuso.org/2019/01/25/governo-e-preti-pedofili-le-preoccupazioni-della-rete-labuso-dopo-lesamina-allonu/

  • Esamina dell’Italia alle Nazioni Unite – CRC – sedute integrali del 22 e 23 gennaio 2019. Audio ITA

    Esamina dell’Italia alle Nazioni Unite – CRC – sedute integrali del 22 e 23 gennaio 2019. Audio ITA

    Di seguito i video integrali delle due sedute che si sono tenute a Ginevra in data 22 e 23 gennaio 2019, presso l’Alto Commissariato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, nelle quali il Governo italiano è stato esaminato in relazione all’implementazione della Convenzione per la tutela del fanciullo.

    Alle sedute erano presenti i rappresentanti dell’Associazione Rete L’ABUSO nelle persone del Presidente Francesco Zanardi, l’Avvocato Mario Caligiuri titolare del fascicolo/denuncia sulle inadempienze dello Stato e del Governo italiano, Simone Padovani, reporter e consulente dell’associazione.


  • Consiglio d’Europa chiede al Papa di aderire alla convenzione di Lanzarote per combattere gli abusi sui minori

    Consiglio d’Europa chiede al Papa di aderire alla convenzione di Lanzarote per combattere gli abusi sui minori

    di Franca Giansoldati

    Città del Vaticano – Il Segretario generale del Consiglio d’Europa, Thorbjorn Jagland, ha chiesto alla Santa Sede di aderire alla Convenzione Internazionale per la protezione dei bambini contro lo sfruttamento e gli abusi sessuali, un trattato multilaterale siglato a Lanzarote nel 2007, al quale il Vaticano finora si è sempre rifiutato di firmare.  La richiesta è stata formulata da Jagland nel corso dell’udienza con Papa Francesco. «Abbiamo parlato delle sfide comuni che l’umanità si trova ad affrontare; una di queste, ovviamente, riguarda come proteggere le persone, nel futuro, contro l’uso arbitrario della forza da parte di qualsiasi autorità, ma anche a livello umano: vediamo – e non è un fenomeno nuovo, ma alla fine è venuto a galla – l’abuso sessuale sui bambini nel mondo. Purtroppo, questo fenomeno si trova ovunque ci siano degli adulti insieme a dei bambini: la Chiesa conosce questo problema al suo interno».

    Jagland spiega a Vatican News che con il Papa si è convenuto su come unire le rispettive forze. «So dell’iniziativa presa da Papa Francesco, che apprezzo veramente molto: chiamare a questo incontro che si svolgerà nel mese prossimo tutti i vescovi cattolici, per parlare di questa questione in maniera molto concreta. Gli ho detto che noi abbiamo uno strumento giudiziale sotto forma di Convenzione, di Trattato internazionale, che si occupa della tutela delle vittime ma anche della prevenzione. Potrebbe essere un’idea, quella che gli ho suggerito, e cioè che la Santa Sede aderisca a questa Convenzione – chiunque lo desideri può aderire – sarebbe il 47.mo Stato membro in Europa. Se il Vaticano insieme al Consiglio d’Europa mandassero un messaggio inequivocabile al mondo, affermando che l’abuso sessuale nei riguardi dei bambini non solo è inaccettabile ma che è anche illegale, questo sarebbe un messaggio veramente molto, molto forte!»

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/papa_francesco_pedofilia_consiglio_d_europa_abusi_lanzarote_italia_jagland_vaticano-4237790.html?fbclid=IwAR0kMnwZWEemPj5DK1vD0K_VBSAjibbx6GyB-yUrpj4t9MKastfzG16HOrY