Un episodio che ha lasciato sbalordita la comunità cattolica di Pearl River, in Louisiana, ha visto protagonista il sacerdote Travis Clark, sorpreso in circostanze decisamente fuori dal comune. Nel 2020, Clark è stato scoperto mentre aveva rapporti sessuali con due donne sull’altare della Saints Peter and Paul Catholic Church, una scena che ha fatto rapidamente il giro della stampa internazionale.
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Prete arrestato per abusi a Reggio, Marziale: “Inaccettabile trasferimento anziché sospensione”
“Partiamo dal concetto, che qualsiasi persona indiziata di reato ha il diritto alla presunzione di innocenza. Ma, almeno la si allontanasse da attività a contatto con bambini e adolescenti, se il sospetto è di abusi su minori”: è quanto dichiara il Garante per l’infanzia e l’adolescenza della Regione Calabria, Antonio Marziale, in relazione all’arresto di un sacerdote a Reggio Calabria per presunti abusi su un minorenne.
“Papa Francesco ha definito “omicidio psicologico” gli abusi sui minori – evidenzia Marziale – ed ha abolito il segreto pontificio sui reati di pedofilia, per debellare gli insabbiamenti. “Chi copre sarà punito”: ha aggiunto il compianto pontefice. Ma, a fronte di un’articolata attività inquirente della Procura della Repubblica reggina, apprendiamo che è stato trasferito di sede e lasciato esercitare il ministero a contatto con minori. Inaccettabile”.
Per il Garante: “Secondo i più recenti dati raccolti nel database “Spotlight on Italian Survivors” della Rete l’Abuso, attualmente il 3,2% dei preti italiani è accusato di abusi sessuali su minori, e così letti sembrano pochi. Ma la percentuale corrisponde a circa 1.031 sacerdoti, che avrebbero prodotto 4.262 vittime. E ci limitiamo a prendere in considerazione soltanto il dato italiano”.
“Papa Leone XIV, il 5 giugno scorso, incontrando la Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori ha parlato “dell’impegno incrollabile della Chiesa per la salvaguardia dei bambini e delle persone vulnerabili” – fa notare Marziale – e adesso tocca verificare nei fatti se la tutela “incrollabile” attecchisce o rimane impegno vuoto, come tale è rimasto alla fine di ogni pontificato precedente, al netto delle belle parole”.
“Vorrei non fosse vero – conclude il Garante – e che l’accusa risultasse infondata, ma al cospetto di riscontri testimoniali, acquisizioni documentali ed attività tecniche svolte dagli inquirenti, temo, al netto della ribadita presunzione d’innocenza dovuta all’indagato, che non ci sia molto da aggiungere, se non che al trasferimento a Cosenza sarebbe stata auspicabile la sospensione”. Luigi Grisi
https://www.lanuovacalabria.it/prete-arrestato-per-abusi-a-reggio-marziale-inaccettabile-trasferimento-anziche-sospensione
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Sacerdote accusato di abusi sessuali su un minore, arrestato dai carabinieri in provincia di Cosenza
REGGIO CALABRIA – Il prete è stato arrestato in provincia di Cosenza dai carabinieri di Reggio Calabria. I militari hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip del Tribunale di Reggio Calabria ed il religioso è gravemente indiziato di violenza sessuale aggravata nei confronti di un minore, in riferimento a circostanze risalenti al biennio 2015 – 2016 e andate avanti sino al 2020 (dopo il raggiungimento della maggiore età da parte del giovane).
L’indagine si è sviluppata attraverso un’articolata attività investigativa, basata su riscontri testimoniali, acquisizioni documentali e attività tecniche. Gli accertamenti hanno consentito di far emergere un quadro complesso e delicato, ricostruendo una vicenda che, secondo l’ipotesi accusatoria, avrebbe avuto origine all’interno di una comunità parrocchiale reggina.
Prima solo attenzioni, poi gli episodi di violenza sessualeLa vittima, all’epoca dei primi episodi un ragazzo di 16 anni, frequentava le attività pastorali e aggregative della parrocchia, organizzate proprio dal sacerdote arrestato. L’uomo, approfittando del proprio ruolo e della condizione di disagio familiare vissuta dal giovane, avrebbe instaurato una relazione ambigua, inizialmente alimentata da adulazioni e attenzioni, poi degenerata in episodi di violenza sessuale vera e propria, consumati in luoghi appartati della struttura ecclesiastica.
La ‘benedizione alla vittima’ e il ‘perdono’Secondo quanto ricostruito dai militari di Reggio Calabria, il sacerdote si sarebbe servito della propria posizione per manipolare emotivamente il ragazzo, facendolo sentire legato spiritualmente e moralmente alla figura del proprio “padre guida”. Un rapporto in cui – secondo le indagini – si sovrapponevano momenti di liturgia, di confidenza, e di abuso. In alcuni casi, dopo aver consumato gli atti sessuali, il religioso avrebbe persino impartito una benedizione alla vittima, chiedendo “perdono” per l’accaduto.
Nel corso delle attività investigative è emerso come il ragazzo, pur vivendo con disagio e sofferenza quanto subito, faticasse a ribellarsi, paralizzato da un sentimento di soggezione e dal timore di perdere il legame con la comunità parrocchiale. Una condizione di subordinazione che il sacerdote – figura di grande carisma e autorevolezza nel contesto ecclesiastico – avrebbe saputo alimentare con strategia e consapevolezza, fino a rendere il giovane incapace di opporsi.
Il trasferimento in provincia di CosenzaL’inchiesta ha consentito inoltre di documentare che, anche dopo il trasferimento del sacerdote in una parrocchia della provincia di Cosenza, questi avrebbe continuato a svolgere attività a stretto contatto con minori. Il sacerdote è stato tradotto presso la casa circondariale competente, a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.
Le precisazioni della Diocesi di Cosenza – BisignanoIn merito all’arresto del sacerdote la Diocesi di Cosenza – Bisignano ha diffuso delle precisazioni che riguardano sia il religioso che l’accaduto in sè. “I fatti a cui si riferiscono le notizie sono accaduti alcuni anni fa nel territorio di Reggio Calabria e il soggetto interessato è un religioso e non un sacerdote diocesano, pertanto sottoposto alla giurisdizione del suo Superiore provinciale” si legge nella nota diffusa.
La Diocesi ha inoltre precisato che l’ordine di appartenenza del religioso “ha seguito l’iter previsto in questi casi a livello canonico e successivamente lo aveva trasferito in un convento del nostro territorio dove è stato raggiunto, in seguito alle indagini delle autorità civili preposte, da provvedimento dell’Autorità giudiziaria e di conseguenza sottoposto a provvedimento restrittivo per presunta violenza”.
“L’Arcivescovo, il presbiterio e l’intera comunità diocesana – si legge in conclusione – esprimono grande dolore, attenzione e vicinanza per la vittima della vicenda, per l’Ordine di appartenenza e confida nel lavoro attento ed oculato della Magistratura”. Luigi Grisi
https://www.quicosenza.it/news/calabria/sacerdote-accusato-di-abusi-sessuali-su-un-minore-arrestato-dai-carabinieri-in-provincia-di-cosenza
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REGGIO CALABRIA – ABUSI SU UN MINORE NELLA PARROCCHIA: SACERDOTE ARRESTATO DAI CARABINIERI. I FATTI RICOSTRUITI IN UNA LUNGA INDAGINE TRA TESTIMONIANZE E RISCONTRI DOCUMENTALI
È stato arrestato in provincia di Cosenza dai Carabinieri della Compagnia di Reggio Calabria un sacerdote, raggiunto da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal G.I.P. del Tribunale di Reggio Calabria. Il religioso è gravemente indiziato – fatte salve le diverse valutazioni nelle fasi processuali successive – del reato di violenza sessuale aggravata nei confronti di un minore, in riferimento a circostanze risalenti al biennio 2015 – 2016 e protrattesi sino al 2020 (dopo il raggiungimento della maggiore età da parte del giovane).
L’indagine, avviata dai militari dell’Arma e coordinata dalla Procura della Repubblica di Reggio Calabria diretta dal Procuratore f.f. dott. Giuseppe Lombardo, si è sviluppata attraverso un’articolata attività investigativa, basata su riscontri testimoniali, acquisizioni documentali e attività tecniche. Gli accertamenti hanno consentito di far emergere un quadro complesso e delicato, ricostruendo una vicenda che, secondo l’ipotesi accusatoria, avrebbe avuto origine all’interno di una comunità parrocchiale reggina.
La vittima, all’epoca dei primi episodi un ragazzo di 16 anni, frequentava le attività pastorali e aggregative della parrocchia, organizzate proprio dal sacerdote arrestato. L’uomo, approfittando del proprio ruolo e della condizione di disagio familiare vissuta dal giovane, avrebbe instaurato una relazione ambigua, inizialmente alimentata da adulazioni e attenzioni, poi degenerata in episodi di violenza sessuale vera e propria, consumati in luoghi appartati della struttura ecclesiastica.
Secondo quanto ricostruito dai militari della Compagnia di Reggio Calabria, il sacerdote si sarebbe servito della propria posizione per manipolare emotivamente il ragazzo, facendolo sentire legato spiritualmente e moralmente alla figura del proprio “padre guida”. Un rapporto in cui – secondo le indagini – si sovrapponevano momenti di liturgia, di confidenza, e di abuso. In alcuni casi, dopo aver consumato gli atti sessuali, il religioso avrebbe persino impartito una benedizione alla vittima, chiedendo “perdono” per l’accaduto.
Nel corso delle attività investigative è emerso come il ragazzo, pur vivendo con disagio e sofferenza quanto subito, faticasse a ribellarsi, paralizzato da un sentimento di soggezione e dal timore di perdere il legame con la comunità parrocchiale. Una condizione di subordinazione che il sacerdote – figura di grande carisma e autorevolezza nel contesto ecclesiastico – avrebbe saputo alimentare con strategia e consapevolezza, fino a rendere il giovane incapace di opporsi.
L’inchiesta ha consentito inoltre di documentare che, anche dopo il trasferimento del sacerdote in una parrocchia della provincia di Cosenza, questi avrebbe continuato a svolgere attività a stretto contatto con minori.
Il sacerdote è stato tradotto presso la casa circondariale competente, a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.
Si precisa che il procedimento penale si trova nella fase delle indagini preliminari e come previsto per legge, l’uomo è da considerarsi innocente fino a sentenza definitiva. Luigi Grisi
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Preti e violenze sessuali su donne e bambini: tutti i casi più controversi
Preti e violenze sessuali su donne e bambini: tutti i casi più controversi
L’ultimo caso è emerso appena ieri: un parroco bresciano è finito sotto indagine per gravi episodi di violenza sessuale su minori. Sarebbero “numerose violenze sessuali aggravate” quelle di cui si è reso responsabile don Ciro Panigara nei confronti dei minori che gli erano stati affidati per le attività parrocchiali del Bresciano dal 2011 al 2013 e di nuovo nel 2024. Su richiesta della Diocesi, il 48enne si è già dimesso da parroco.
La vicenda si innesta su una lunga scia di scandali che, negli ultimi anni, hanno travolto parrocchie, seminari e istituti religiosi in tutta Italia. Numerosi I casi che finiscono sotto i riflettori della cronaca. Ancora di più quelli di cui l’opinione pubblica non viene a conoscenza. Secondo l’associazione Rete L’Abuso, in Italia sono oltre 1.200 i preti coinvolti dal 2000 a fine 2024 in casi di molestie e abusi su minori. Una cifra probabilmente sottostimata, per via delle mancate denunce. Ripercorriamo qui alcune delle storie più eclatanti degli ultimi dodici mesi.
Il parroco che ha violentato la donna sbarcata a Lampedusa
A Napoli nel febbraio di quest’anno è stato avviato il processo a carico di un prete accusato di violenza sessuale ai danni di una donna tunisina. I fatti sarebbero avvenuti due anni prima a Cristo Re, l’istituto della Congregazione dei padri rogazionisti. La donna, all’epoca 37enne, era ospitata da un amico egiziano nel centro di accoglienza di Messina nell’estate del 2022, dopo lo sbarco a Lampedusa nel 2020. Il parroco, arrestato ad ottobre, si dichiara innocente.
Cosenza, il sacerdote attira l’estetista in casa con la scusa della pedicure
Risale invece a marzo 2025 la condanna ad un anno nei confronti di sacerdote di Cosenza, per aver molestato una donna di 32 anni, attirata a casa con la scusa di un pedicure. Il religioso è stato sospeso dalle attività ministeriali. Monsignor Giovanni Checchinato anche a nome di tutta la Chiesa cosentina, ha epsresso “dolore e vergogna”, nonchè “vicinanza” alla vittima
Monza, bufera sull’ex direttore della Fondazione Oratori Milanesi
Sempre nel marzo del 2025 la Procura di Monza ha aperto un’inchiesta su don Samuele Marelli, ex direttore della Fondazione Oratori Milanesi, per presunti abusi su minori durante il suo incarico a Seregno. Il sacerdote era stato sospeso dalla curia un anno prima dell’apertura dell’indagine. All’epoca don Marelli era anche coordinatore delle attività pastorali giovanili di sei parrocchie. Le segnalazioni sono partite da famiglie di alcuni ragazzi che frequentavano l’oratorio e che hanno denunciato comportamenti inappropriati e molestie.
In Liguria il sacerdote presidente della Fidae che attirava a casa i ragazzini con regali e denaro
Risale all’agosto del 2024 l’arresto in Liguria di padre Andrea Melis, sacerdote scolopio è accusato di violenza sessuale su minori e prostituzione minorile. Avrebbe attirato i ragazzi con regali costosi, sigarette elettroniche e denaro. Per lui è stato disposto il carcere a Pontedecimo dopo una prima fase ai domiciliari in un istituto vicino a scuole a Chiavari. La prima denuncia da parte dei genitori di un 14enne, chierichetto in una delle scuole amministrate da Melis, preside e presidente della Fidae, federazione delle scuole cattoliche in Liguria. Le attenzioni del prete si sarebbero protratte dal 2021 al 2024, con chat e messaggi whatsapp. Altri i giovanissimi finiti al centro delle sue attenzioni. Ad una vittima aveva addirittura intestato una carta bancomat prepagata. Secondo l’accusa, il sacerdote agiva sotto “la spinta di impulsi perversi”, attirando i ragazzini a casa sua facendoli accedere “a tutto ciò che un adulto proibisce”.
L’anziano sacerdote del Trevigiano che ha molestato in strada un 14enne
Nell’aprile del 2024 è stato rinviato a giudizio a Treviso don Giuseppe Bacchion, 89 anni. L’accusa è di aver molestato un 14enne davanti a una chiesa. Le telecamere di sorveglianza avrebbero confermato il racconto del minore. La violenza sarebbe avvenuta in pieno giorno con l’anziano prete che avrebbe avvicinato due ragazzini a Trebaseleghe, Comune del Trevigiano. Fatti avvicinare alla sua auto, avrebbe toccato le parti intime di uno dei due.
I due religiosi che organizzarono nel Napoletano il furto dei cellulari con le prove delle molestie
Clamoroso l’arresto nell’agosto del 2024 di due frati, padre Domenico Silvestro e padre Nicola Gildi, con l’accusa di violenza sessuale e rapina aggravata. Avrebbero organizzato una rapina per sottrarre i cellulari delle vittime contenenti prove video degli abusi. Sei le persone complessivamente fermate dai carabinieri di Afragola, compresi gli esecutori materiali della rapina eseguita su mandato di uno dei due frati per coprire gli abusi sessuali ai danni di due vittime maggiorenni, che avevano salvato sul cellulare immagini e chat imbarazzanti. I due religiosi infatti organizzavano online incontri a sfondo sessuale, anche di gruppo.
A Busto Garolfo bambini attirati in casa del parroco dalla Play Station
Nel maggio del 2024 don Emanuele Tempesta, vicario di Busto Garolfo, è stato riconosciuto colpevole di abusi su minori tra i 7 e gli 11 anni. Adescava le vittime con il pretesto di giocare ai videogiochi. La sentenza ha incluso anche sanzioni economiche. I fatti risalgono al periodo 2020-2021: almeno in otto occasioni il parroco invitò a casa sua i bambini, attirati dalla Play Station.
I numeri: oltre 1.200 sacerdoti coinvolti secondo Rete L’Abuso
Secondo l’associazione Rete L’Abuso, in Italia sono oltre 1.200 i preti coinvolti dal 2000 a fine 2024 in casi di molestie e abusi su minori. Una cifra probabilmente sottostimata, vista la difficoltà delle vittime a denunciare. Il Comitato ONU per i diritti dell’infanzia ha più volte criticato l’Italia per l’assenza di una commissione d’inchiesta indipendente, per la mancanza di obbligo di denuncia per i religiosi e per le troppe esenzioni normative applicate a volontariato e clero.
Il più recente rapporto ufficiale italiano risale al 2021 e si basa solo sui dati delle denunce. Secondo l’OMS, il 9,6% dei minori europei ha subito abusi sessuali. In Italia l’Osservatorio contro la pedofilia, pur esistente dal 2006, ha un ruolo spesso ritenuto più formale che operativo. Il fenomeno non riguarda solo la Chiesa, ma evidenzia anche una fragilità più ampia del sistema di protezione dei minori in Italia.
https://www.affaritaliani.it/cronache/preti-violenze-sessuali-italia-elenco-965660.html
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Violenza sessuale, condannato l’ex prete di Belsito e Malito: dubbi e silenzi sulla vicenda di Anthonidoss Duraiswamy
Un anno di reclusione: è questa la condanna inflitta a don Anthonidoss Duraiswamy, sacerdote indiano di 55 anni, residente a Santo Stefano di Rogliano e per lungo tempo impegnato nelle parrocchie di Belsito e Malito, nel Cosentino. La sentenza, pesantissima dal punto di vista morale e sociale, riguarda la violenza sessuale ai danni di una donna ucraina di 32 anni che si era rivolta a lui in un momento di grande vulnerabilità personale.
Una condanna che scuote le comunità locali
La vicenda ha inevitabilmente sconvolto le comunità di Belsito, Malito e Santo Stefano di Rogliano, dove il sacerdote aveva prestato servizio per diversi anni. Don Duraiswamy, ordinato sacerdote proprio nella diocesi di Cosenza, aveva acquisito negli anni una certa notorietà locale per il suo modo di fare diretto e talvolta conflittuale, ma – assicurano molti fedeli – «sempre entro limiti normali per un sacerdote che difende il giusto nelle sue comunità».
Eppure, la sentenza di condanna mette in discussione proprio questa presunta normalità, imponendo una riflessione seria e approfondita sulle reali condotte del sacerdote.
Sparizione improvvisa: che fine ha fatto don Anthonidoss?
Da oltre quattro mesi, infatti, di don Duraiswamy non si hanno più notizie certe. Alcuni sostengono che sia rientrato in India, suo paese di origine, altri invece che sia stato semplicemente trasferito altrove dalla Curia, lontano dai riflettori e soprattutto dalla comunità che fino a poco tempo fa lo aveva accolto con fiducia e rispetto.
Il silenzio prolungato delle istituzioni ecclesiali locali appare problematico: perché nessuno ha fornito chiarimenti ufficiali sulla sorte del prete dopo la sentenza? Un religioso condannato per violenza sessuale può essere davvero semplicemente trasferito altrove senza alcuna chiarezza?
Critiche alla Chiesa locale: serviva più chiarezza
Questa vicenda pone inevitabilmente domande scomode anche alla diocesi locale: come è possibile che una figura condannata per violenza sessuale abbia continuato a operare indisturbata per mesi, prima della sentenza definitiva? È normale lasciare comunità fragili e persone in difficoltà a contatto con una persona sulla quale gravavano accuse così gravi?
La critica è forte ma necessaria: la Chiesa locale avrebbe dovuto garantire una maggiore tutela e trasparenza verso fedeli e cittadini, evitando che don Anthonidoss continuasse a esercitare il suo ruolo spirituale in presenza di persone già vulnerabili.
La Chiesa dia risposte, non silenzi
In conclusione, pur riconoscendo che i rapporti conflittuali tra un prete e i suoi fedeli possano essere comuni, non è assolutamente normale né accettabile che un sacerdote, condannato per un reato odioso come la violenza sessuale, possa semplicemente sparire nel nulla o essere trasferito altrove senza dare risposte precise alla comunità.
Serve chiarezza immediata da parte della Chiesa, per rispetto delle vittime, dei fedeli e dell’intera comunità, che ora più che mai si sente tradita e confusa da troppi silenzi.
https://www.calabrianews24.com/news/357484105222/violenza-sessuale-condannato-l-ex-prete-di-belsito-e-malito-dubbi-e-silenzi-sulla-vicenda-di-anthonidoss-duraiswamy
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Il vescovo offre a Rugolo 15 mila euro
Don Giuseppe Rugolo continua a celebrare messa e, l’ultima che avrebbe celebrato, sarebbe stata a Ferrara il 9 Luglio scorso. “L’ho dedicata al Tribunale che mi sta giudicando e a tutti i presenti in quest’aula” – ha detto il sacerdote, a processo ad Enna, per violenza sessuale aggravata a danno di minori, nel corso dell’ultima udienza.
Dove abbia celebrato la messa, nel segreto del seminario di Ferrara, dove è domiciliato e sottoposto all’obbligo di rientrare entro le ore 20 e di non uscire fino alle 8 del mattino successivo, o in un luogo pubblico, non è chiaro.
Eppure in un articolo di stampa, una lunga intervista rilasciata dai legali del vescovo della Diocesi di Piazza Armerina Rosario Gisana , alla presenza dell’alto prelato , gli avvocati hanno dichiarato “ oltre a fornire in qualità di testimone alla Procura della Repubblica tutte le informazioni e tutti i documenti in suo possesso , ha immediatamente firmato il decreto di allontanamento sine die di don Rugolo dalla Diocesi e la sua sospensione dal ministero sacerdotale, ragione per la quale non potrà svolgere alcun tipo di attività pastorale pubblica”.
Una tesi, questa, che si scontra con una realtà ben diversa. Intanto nessun allontanamento sine die. Il vescovo Gisana dice subito ai genitori della vittima che non può allontanare per sempre Rugolo perchè ha una chiesa troppo bella e piena di giovani. E poi quella della sospensione a divinis, che ha serpeggiato per mesi nella diocesi, avallata da Gisana, sembrerebbe un modo per che tranquillizzare i sacerdoti sull’argomento.
Il vescovo avrebbe detto che aveva già provveduto a fare in modo che non facesse più messa. “ I decreti sono atti pubblici – ci dice a telefono don Carmelo Cosenza dell’ufficio stampa della Diocesi , che garbatamente risponde alla nostra chiamata dopo che, il vicario, Don Nino Rivoli, ha chiuso bruscamente il telefono – io non ho contezza che ci sia un decreto”.
Una risposta franca che fa da contraltare a quella che ci da Don Angelo Ventura, il vice cancelliere della Diocesi di Piazza Armerina che risponde al telefono e ci dice che lui si occupa di matrimoni. Il cancelliere, Don Alessio Aira non risponde ad alcuna chiamata. Che il vescovo , incomprensibilmente si sia messo a fianco di Rugolo, pur sapendo della “caduta” che aveva avuto il sacerdote con qualche minore e di altri sacerdoti, emerge dagli atti. Gisana avrebbe, infatti, effettato un bonifico di 15 mila euro a favore di Rugolo a fronte di una richiesta di 11 mila e 700 euro.
Intanto dal legale della parte civile Eleanna Parasiliti Molica giunge la smentita a quanto pubblicato dalla testata on line ViviEnna, secondo cui a produrre il file contenente la registrazione della conversazione tra Rugolo e il vescovo Gisana , registrato all’insaputa del prelato dal sacerdote Rugolo , sarebbe stata la difesa dell’imputato. “Quel file già acquisito nel corso dell’indagine e la riproduzione in aula, è stata richiesta dalla difesa della parte civile. Proprio al fine di provare le responsabilità di chi ha interagito con Rugolo” – dichiarano tutti i legali delle parti civili.
Pierelisa Rizzo
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Al Direttore del settimanale cattolico “Settegiorni” – Diritto di replica ex art. 8 l. 47/1948
In riferimento alla petizione in favore della diocesi, più precisamente in favore del vescovo di Enna, mons. Rosario Gisana, lanciata da Carmelo Cosenza sulla piattaforma Change.org , si chiede a nome della stessa presunta vittima in carico alla Rete L’ABUSO e a nome della stessa “Associazione italiana dei sopravvissuti agli abusi sessuali del clero”, diritto di replica.
Premesso che non si tratta affatto di alcun blogger, ma della Rete L’ABUSO, Associazione italiana dei sopravvissuti agli abusi sessuali del clero, che se pur non espressamente citata nella petizione, tuttavia vede configurare ampiamente a nostro danno gli estremi per la diffamazione, teniamo a precisare che l’affermazione calunniosa nella quale, insieme alla stessa presunta vittima ci vedrebbe “tendenti a denigrare e screditare – anche attraverso calunnie – l’operato del vescovo Gisana nella vicenda del sacerdote Giuseppe Rugolo” è procedibile e per questo vi invito caldamente a querelarci presso il più vicino ufficio di polizia o carabinieri e a non limitarsi a invitare a firmare petizioni in sostegno di un vescovo che ha violato palesemente lo stesso volere di Papa Francesco, espressamente messo nero su bianco, nell’ultimo Motu proprio Vos estis lux mundi.
Lo stesso documento papale, che ricordiamo ha valore di legge per la chiesa e le sue gerarchie dal 1 giugno 2019, recita all’Art. 2 – Ricezione delle segnalazioni e protezione dei dati – “ §3. Salvo quanto stabilito dall’articolo 3 §3, l’Ordinario che ha ricevuto la segnalazione la trasmette senza indugio all’Ordinario del luogo dove sarebbero avvenuti i fatti, nonché all’Ordinario proprio della persona segnalata, i quali procedono a norma del diritto secondo quanto previsto per il caso specifico.”
Contrariamente alla norma in vigore dal 1 giugno, nell’ottobre 2019 invece monsignor Rosario Gisana trasferisce “furtivamente” il sacerdote accusato a Ferrara dove viene accolto dal vescovo locale e ancora una volta, gli verranno affidati minori e adolescenti. Fatti denunciati dall’associazione alla Procura di Enna.
Il Presidente – Francesco Zanardi
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Sacerdote in manette per prostituzione di minori, sconterà 2 anni e 4 mesi
VIBO VALENTIA – Il personale della Squadra mobile di Vibo Valentia ha arrestato, in esecuzione ad un ordine di carcerazione emesso dalla Procura di Catanzaro, l’ex parroco di Zungri, Felice La Rosa, sospeso a divinis nel 2016 e condannato con sentenza definitiva a 2 anni e 4 mesi di reclusione per induzione alla prostituzione minorile. Il reato è emerso nell’ambito dell’operazione denominata “Settimo Cerchio“, conclusasi nel mese di novembre 2016.
L’inchiesta della Squadra Mobile vibonese ha permesso di fare luce su un giro di prostituzione minorile e corruzione di minore aggravata. Le contestazioni coprono un arco temporale che va dal gennaio al febbraio 2016, con specifici episodi di corruzione di minore e prostituzione minorile che sarebbero avvenuti a Zungri, Briatico, Mileto e Vibo. Il parroco e un pensionato, secondo l’accusa, avrebbero avuto rapporti sessuali con minorenni – reclutati da un bulgaro – dietro pagamento di 50 euro a prestazione. Venti euro sarebbero state trattenute dal bulgaro e 30 dal ragazzo minorenne.
L’ordine di esecuzione per la carcerazione è stato disposto a fronte di un residuo di pena da scontare corrispondente a un anno e un mese. Le indagini erano partite dalle investigazioni avviate dopo un omicidio avvenuto a Vibo Valentia. Nel corso di alcune intercettazioni telefoniche nei confronti di persone ritenute vicine alla vittima era emerso che un coimputato del sacerdote avrebbe proposto a lui e ad altri prestazioni sessuali da parte di un ragazzino straniero chiedendo in cambio del denaro. Dalle intercettazioni è emerso che il sacerdote aveva accettato la proposta. Felice La Rosa è stato associato al carcere di Vibo Valentia.
https://www.quicosenza.it/news/calabria/313903-sacerdote-in-manette-per-prostituzione-di-minori-scontera-2-anni-e-4-mesi

