Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Cremona

  • Le vittime degli abusi scrivono al Papa: “Basta coperture dei preti pedofili di Malta”

    Le vittime degli abusi scrivono al Papa: “Basta coperture dei preti pedofili di Malta”

    Tommaso Caldarelli 8 gennaio 2011

    Su Repubblica la lettera degli ex-ragazzi dell’isola: “Girano tuttora vestiti da sacerdoti, è uno scandalo”.

    “Noi ci ritroviamo molto dispiaciuti perché questi preti da oggi girano per le strade vestiti ancora da preti”: la sintassi un po’ elementare è dovuta al fatto che a Malta il dialetto che si parla è più o meno questo, un misto di italiano con sintassi inglese, un dialetto pidgin, come lo definisce la Repubblica: ma quello che conta, nella comunicazione è il messaggio. E il messaggio che le vittime degli abusi dei preti pedofili nella piccola isola di Malta rischia di arrivare chiaro e forte alle orecchie di papa Ratzinger, in Vaticano.

    MALTA – I ragazzi maltesi hanno preso carta e penna e hanno scritto al Papa, per denunciare una situazione che loro ritengono scandalosa. Il Papa, nella sua opera di restaurazione della Chiesa sconvolta dagli abusi dei pedofili, si sarebbe dimenticato dell’isola nel Mediterraneo.

    Le vittime degli abusi con le quali Benedetto XVI pregò ad aprile durante la sua visita pastorale nell’arcipelago al centro del Mediterraneo si riferiscono ai responsabili delle violenze: nonostante le scuse e le lacrime di Ratzinger, i religiosi sono ancora al loro posto. «Perché la Chiesa di Malta protegge ancora questi scandali? Perché i preti hanno ammesso nel 2003 e tutto va avanti come se non fosse successo niente?». Tutto è rimasto come prima, dicono gli ex ragazzi dell’orfanotrofio di Santa Venera,costretti un tempo a vestirsi da donna o ad assecondare, di notte, le perversioni sessuali dei sacerdoti. Della fermezza del Papa — che il 20 dicembre, parlando alla Curia romana, si è di nuovo scagliato contro gli abusi commessi dai sacerdoti, che «sotto il manto del sacro feriscono profondamente la persona umana nella sua infanzia e le recano un danno per tutta la vita» — oltre il canale di Sicilia non arrivano che flebili echi

    Esteri
    Le vittime degli abusi scrivono al Papa: “Basta coperture dei preti pedofili di Malta”
    Tommaso Caldarelli

    GIUSTIZIA – Non si è fatto abbastanza, dicono i ragazzi di Malta, per fermare gli uomini in tonaca che si sono resi responsabili di abusi, che hanno anche e persino confessato le loro colpe, ma che sono tutti, ancora, al loro posto: a girare per la Valletta con l’abito talare.

    Il processo penale contro i sacerdoti, dopo sette anni, non si è ancora concluso. E proprio in questi giorni l’avvocato che assiste i sacerdoti sotto accusa, Gianella Caruana Curran, ha depositato un’istanza alla Corte costituzionale maltese contestando la “sovraesposizione mediatica” dei loro assistiti, non ancora giudicati: un artificio legale, a istruttoria conclusa, per prendere tempo in vista della sentenza. Dopo la visita del Papa, infatti, i sacerdoti hanno continuato in aula a proclamarsi innocenti, nonostante nei primi interrogatori avessero ammesso tutto alla polizia. Non è neppure cominciato, invece, il processo ecclesiastico. Eppure la “investigatio previa”, l’indagine interna condotta dal “Response team” della Curia maltese che segue i casi di pedofilia, si è già conclusa, come hanno spiegato con una lettera spedita alle vittime a ottobre, i missionari di San Paolo, l’ordine a cui appartengono i preti accusati, Charles Pulis, Conrad Sciberras (trasferito poi in Italia, ad Albano Laziale) Joe Bonnet. Nella missiva si spiega che si è presa la precauzione di non far entrare i sacerdoti a contatto con bambini. Quanto alle accuse «risultano fondate, per questo abbiamo trasmesso gli atti a Roma».

    Ma c’è fiducia, nelle parole dei ragazzi, e non accusa: scrivono al Pontefice per avere ascolto e aiuto. Per invocare un’azione più incisiva, sicuri che il Papa, che ha già dimostrato di voler affrontare lo scandalo dei pedofili nella Chiesa con la giusta forza, non si dimentichi degli ex-bambini di Malta.

    Stiamo ancora soffrendo e siamo senza giustizia dopo sette anni. Per favore, ci aiuti Lei, la preghiamo molto

    www.giornalettismo.com/archives/108…ofili-di-malta/

    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/ar…-religioso.html

    Le vittime di Malta accusano un religioso Vive protetto in Italia

    13 aprile 2010 — pagina 19 sezione: POLITICA ESTERA
    LA VALLETTA – L’ arcivescovo di Malta, Paul Cremona, ha già promesso di incontrarli. Ma loro sperano di parlare direttamente con Benedetto XVI, che sabato e domenica sarà nell’ isola in occasione del 1950esimo anniversario del naufragio di San Paolo. Sei presunte vittime degli orrori dell’ orfanotrofio di San Giuseppe ieri hanno esposto le loro richieste in una conferenza stampa. Da sette anni aspettano una sentenza che condanni i frati della struttura in cui sono cresciuti, chiusa nel 2003 dopo che un assistente sociale aveva sorpreso un religioso in atteggiamenti osceni con un ragazzino riferendo quel cheaveva visto alla polizia. Due frati ammisero le loro colpe, salvoritrattare le confessioni in un secondo momento durante il processo. Altri ex ospiti dell’ orfanotrofio, divenuti adulti, denunciarono di essere stati molestati e in un caso anche stuprati dai frati. Ed emerse anche che uno di loro, Godwin Scerri, era già ricercato per fatti simili dalle autorità canadesi ma ciò nonostante era stato ammesso a insegnare ai bambini. Sulla vicenda, però, era calato il silenzio. Fino a quando, tre settimane fa, una delle vittime, Lawrence Grech, oggi 37enne, ha scritto al Vaticano per chiedere che il Papa fosse informato della loro storia e porgesse loro le sue scuse. Grech e gli altri nove compagni di orfanotrofio che hanno denunciato gli abusi vorrebbero incontrare anche monsignor Charles Scicluna, l’ uomo della Congregazione della Fede al quale Ratzinger ha affidato il compito di indagare sui casi di pedofilia all’ interno della Chiesa. Ma a manifestare la disponibilità a vedere le vittime per ora è stato solo l’ arcivescovo Cremona. Ieri Grech ha anche rivelato che «uno dei frati che ci ha molestatoè liberoe vive in Italia». Il riferimento va a padre Conrad Sciberras, che ora vive ad Albano Laziale, in provincia di Roma, dove dirige la versione in inglese di una rivista del movimento dei Focolari, “Unità e Carisma”. «Ho letto delle accuse nei miei confronti solo dai giornali – dice Sciberras – Dalla polizia non ho mai ricevuto nulla, anche perché mi trovavo in Italia già dal 1999. Poi ho saputo dal mio avvocato che le contestazioni nei miei confronti erano cadute in prescrizione. Da quando è scoppiato lo scandalo mi è stato proibito di avere contatti con minorenni. Ma nego assolutamente di aver mai commesso molestie. Al massimo qualche carezza o uno scappellotto…». DAL NOSTRO INVIATO DAVIDE CARLUCCI

  • Suicida il sacerdote molestatore Era stato smascherato dalle «Iene»

    Suicida il sacerdote molestatore Era stato smascherato dalle «Iene»

    Dopo il servizio tv realizzato con telecamera nascosta era stato sospeso e inviato in una comunità di cura

    BERGAMO – Si è tolto la vita gettandosi sotto un treno, il sacerdote bergamasco di 51 anni, S.R., che alcuni mesi fa era finito nel mirino della trasmissione tv Le Iene con l’accusa di aver molestato due ragazzi fingendo di fornire loro un supporto spirituale. La tragedia si è consumata intorno alle 11.30 di domenica, quando il sacerdote si è gettato sotto un convoglio lungo la linea ferroviaria Milano-Venezia, nelle campagne tra Masano e Pagazzano, in provincia di Bergamo. L’allarme è scattato immediatamente. Sul posto sono intervenuti gli agenti delle polizia ferroviaria di Treviglio (Bergamo) e un equipaggio del 118. I soccorsi si sono però rivelati inutili perchè l’uomo è morto sul colpo. Il caso era scoppiato nell’aprile scorso quando un inviato del programma Le ienedi Italia 1, senza rivelare il luogo in cui era stato realizzato il servizio, lo aveva intervistato smascherandolo. Il prete aveva infatti tentato un approccio anche con lui. Solo un paio di mesi dopo si era appreso che si trattava di un sacerdote del santuario di Caravaggio (Bergamo) che nel frattempo era stato sospeso dalle sue funzioni e inviato in una comunità di cura. Oggi la tragedia.

    LA TRAPPOLA – La trasmissione de ‘Le Ienè che ha smascherato il sacerdote è andata in onda ad aprile: alcune immagini riprendevano il prete mentre faceva avances a un attore che si era finto omosessuale al santuario di Caravaggio, nella Bassa Bergamasca. La scusa dell’incontro, infatti, era proprio quella di potere incontrare il prete per confidarsi in merito alle inclinazioni omosessuali. E così il religioso, originario di Masano di Caravaggio, era caduto nella trappola e, dopo pochi minuti di colloquio, si era lasciato andare a comportamenti impropri che la telecamera nascosta aveva impietosamente registrato. A distanza di un paio di mesi dalla trasmissione del servizio, il prete era stato rimosso dall’incarico. A firmare il provvedimento è stato monsignor Dante Lanfranconi, vescovo di Cremona (diocesi da cui dipende il santuario di Caravaggio), al quale era stato subito segnalato il caso dopo la denuncia del caso alla televisione.

    GIOVANE ATTORE – La vicenda era cominciata quando alla redazione delle Iene è arrivata la segnalazione di un ragazzo residente nella Bassa Bergamasca che accusava il sacerdote di averlo molestato dopo che era andato da lui a cercare conforto per suoi problemi familiari. La redazione del programma di Italia 1 ha allora inviato a Caravaggio un giovane attore che, fingendosi minorenne e omosessuale, si è presentato al prete per confidargli le sue preferenze sessuali. Dal video mandato in onda, si capisce che il sacerdote abbraccia il ragazzo e tenta di baciarlo. Successivamente, un altro inviato della trasmissione tv è andato ad incontrare il prete, chiedendogli conto di ciò che aveva fatto. «Forse ho esagerato, lasciandomi andare senza accorgermene» ha ammesso il sacerdote, spiegando di aver agito per aiutare il ragazzo.

    TRASFERIMENTO – Nonostante gli accorgimenti messi in atto per non svelare l’identità del sacerdote, chi conosceva il prete ha capito subito che si trattava di lui, e ha avvisato il vescovo di Cremona, che il giorno dopo la messa in onda è andato a trovarlo al santuario e lo ha sollevato dall’incarico. Il prelato spiegò che si trattava di una sospensione provvisoria, poichè «i casi di questo genere – disse – vengono poi trattati a Roma. Dal nostro punto di vista non possiamo prendere altre decisioni, nè aggiungere alcun commento. Possiamo solo aspettare». Il sacerdote che si è ucciso stava seguendo un percorso di recupero psicologico e spirituale. (Fonte Ansa)

    http://www.corriere.it/cronache/10_novembre_28/suicida-prete-molestie-iene_95e2550c-fb1c-11df-abbf-00144f02aabc.shtml

  • «Molestie sessuali»: sospeso  il sacerdote smascherato in tivù

    «Molestie sessuali»: sospeso il sacerdote smascherato in tivù

    Il caso al santuario di Caravaggio

    Un’immagine del servizio trasmesso dalle “Iene” CARAVAGGIO (Bergamo) — «Queste cose non si fanno…» dice un anziano sacerdote percorrendo di fretta il chiostro del santuario di Caravaggio. E non specifica se si riferisce al suo collega, sospeso dal vescovo per aver compiuto un approccio omosessuale su un ragazzo o se invece al servizio del programma tv «Le Iene» che ha immortalato e trasmesso l’episodio.

    Ma un fatto è certo: uno dei preti del santuario di Caravaggio, tra i luoghi di devozione più frequentati di tutta la Lombardia, è stato sospeso da monsignor Dante Lafranconi, vescovo di Cremona, curia a cui fa capo Caravaggio.
    Si tratta al momento di una sospensione «cautelare», vale a dire che il sacerdote, un cinquantenne originario di Masano (Bergamo) è stato allontanato dalla sede e affidato a una comunità dove comincerà un percorso di recupero.

    Le autorità ecclesiastiche, anche sulla scorta delle polemiche che da settimane accompagnano la questione pedofilia e dei moniti arrivati dal Papa in persona, sono intervenute in prima battuta e senza esitazioni, senza attendere che la giustizia ordinaria compisse qualunque passo: ai carabinieri di Treviglio, infatti, non è stata depositata alcuna denuncia a carico del sacerdote al centro dello scandalo.

    Il filmato che ha dato il via alla vicenda è andato in onda su Italia 1 il 7 aprile scorso. Il servizio comincia con il racconto di un ragazzo (ripreso di spalle e con la voce camuffata) il quale si dichiara omosessuale, riferisce di essersi rivolto a un sacerdote per avere conforto spirituale dopo una delusione amorosa e di averne ottenuto in tutta risposta delle esplicite molestie.

    A questo punto scatta il «trappolone»: «Italia 1» invia un giovane attore con una telecamera nascosta dallo stesso sacerdote con il compito di fare da esca. «Provo attrazione per ragazzi del mio stesso sesso e sono turbato…» racconta il giovane. Dopo alcune battute iniziali il religioso, ignaro di essere ripreso, dichiara a sua volta le sue inclinazioni sessuali e invita il giovane a abbracciarlo, a sedergli in grembo, a baciarlo, ad accarezzargli i genitali. «Ma per la Chiesa questo è peccato…» prova a difendersi l’attore, che si è dichiarato diciassettenne. «Ma il signore ci perdonerà…» ribatte la vittima della candid camera.

    Per tutto il filmato il volto del sacerdote non viene mai mostrato, anche la sua voce viene falsata. Ma di fatto a Caravaggio e dintorni qualcuno riconosce il protagonista e il luogo in cui avvengono le riprese (per inciso, l’interno di un ufficio). La curia avvia delle verifiche, convoca il prete e decide di adottare il provvedimento di sospensione. Don Gino Assensi, rettore del santuario di Caravaggio, (ieri assente) ha confermato la vicenda nei suoi aspetti essenziali, compreso l’allontanamento del religioso.

    Le immagini mandate in onda da «Italia 1», come detto, hanno un’ambientazione molto generica, sono avare di dettagli. Ma la trappola è scattata quasi a colpo sicuro e con altrettanta certezza gli abitanti della zona hanno individuato il sacerdote. È un dettaglio che lascia intendere che le «voci» sull’omosessualità del prete in questione si rincorressero da tempo e che il «colpo» delle «Iene» abbia avuto l’effetto di rendere pubblico un fatto da tempo notorio.

    Claudio Del Frate
    13 giugno 2010(ultima modifica: 14 giugno 2010)

    http://www.corriere.it/cronache/10_giugno_13/del-frate-molestie-sacerdote_5db84b40-76cf-11df-9f61-00144f02aabe.shtml

  • Caravaggio: molestie sessuali sacerdote sospeso dall’incarico

    Caravaggio: molestie sessuali sacerdote sospeso dall’incarico

    12 giugno 2010

    Chi lo conosceva bene non ha avuto alcun dubbio fin dalle prime immagini, nonostante il volto fosse oscurato e la voce alterata: il sacerdote ripreso dalle telecamere di Italia Uno per la trasmissione «Le Iene» mentre molestava un giovane era un prete del santuario di Caravaggio. Si tratta di un cinquantenne originario di Masano, frazione di Caravaggio, che esercitava il suo ministero all’interno del santuario.

    Le immagini del servizio mandato in onda nello scorso mese di aprile hanno mostrato la «trappola» organizzata dalla trasmissione per confermare la segnalazione giunta in redazione da parte di un giovane che – recatosi da lui per un colloquio in cerca di conforto dopo alcune vicende familiari dolorose – aveva indicato il sacerdote come omosessuale e autore di molestie. Così un attore de «Le Iene», fingendosi minorenne e omosessuale, si era recato dal sacerdote per parlare dei suoi dubbi e delle sue sofferenze.

    L’incontro era sfociato presto nelle confidenze reciproche sulle inclinazioni sessuali, e dalle parole il sacerdote era poi passato a un audace tentativo di approccio. La messa in onda del servizio ha reso riconoscibile il protagonista della vicenda, nonostante gli accorgimenti messi in atto per non svelare l’identità del molestatore attraverso le immagini «rubate» da una telecamera nascosta.

    Del fatto, già il giorno seguente alla messa in onda del servizio, è stato informato monsignor Dante Lafranconi, vescovo della diocesi di Cremona (alla quale fa capo il santuario di Caravaggio) che si è subito recato personalmente nella cittadina della Bassa per incontrare il sacerdote, nei confronti del quale è successivamente scattato un provvedimento di sospensione dall’esercizio delle facoltà sacerdotali. È stato quindi allontanato dal santuario – che ha lasciato il 16 aprile – per seguire un percorso di cura e di sostegno psicologico e spirituale. Il rettore del santuario, don Gino Assensi ha confermato la veridicità di quanto accaduto.

    Leggi di più su L’Eco in edicola sabato 12 giugno

    www.ecodibergamo.it/stories/Cronaca/272563/

  • Le vittime di Malta accusano un religioso Vive protetto in Italia

    Le vittime di Malta accusano un religioso Vive protetto in Italia

    LA VALLETTA – L’ arcivescovo di Malta, Paul Cremona, ha già promesso di incontrarli. Ma loro sperano di parlare direttamente con Benedetto XVI, che sabato e domenica sarà nell’ isola in occasione del 1950esimo anniversario del naufragio di San Paolo. Sei presunte vittime degli orrori dell’ orfanotrofio di San Giuseppe ieri hanno esposto le loro richieste in una conferenza stampa. Da sette anni aspettano una sentenza che condanni i frati della struttura in cui sono cresciuti, chiusa nel 2003 dopo che un assistente sociale aveva sorpreso un religioso in atteggiamenti osceni con un ragazzino riferendo quel cheaveva visto alla polizia.

    Due frati ammisero le loro colpe, salvoritrattare le confessioni in un secondo momento durante il processo. Altri ex ospiti dell’ orfanotrofio, divenuti adulti, denunciarono di essere stati molestati e in un caso anche stuprati dai frati. Ed emerse anche che uno di loro, Godwin Scerri, era già ricercato per fatti simili dalle autorità canadesi ma ciò nonostante era stato ammesso a insegnare ai bambini. Sulla vicenda, però, era calato il silenzio. Fino a quando, tre settimane fa, una delle vittime, Lawrence Grech, oggi 37enne, ha scritto al Vaticano per chiedere che il Papa fosse informato della loro storia e porgesse loro le sue scuse.

    Grech e gli altri nove compagni di orfanotrofio che hanno denunciato gli abusi vorrebbero incontrare anche monsignor Charles Scicluna, l’ uomo della Congregazione della Fede al quale Ratzinger ha affidato il compito di indagare sui casi di pedofilia all’ interno della Chiesa. Ma a manifestare la disponibilità a vedere le vittime per ora è stato solo l’ arcivescovo Cremona.

    Ieri Grech ha anche rivelato che «uno dei frati che ci ha molestatoè liberoe vive in Italia». Il riferimento va a padre Conrad Sciberras, che ora vive ad Albano Laziale, in provincia di Roma, dove dirige la versione in inglese di una rivista del movimento dei Focolari, “Unità e Carisma”. «Ho letto delle accuse nei miei confronti solo dai giornali – dice Sciberras – Dalla polizia non ho mai ricevuto nulla, anche perché mi trovavo in Italia già dal 1999. Poi ho saputo dal mio avvocato che le contestazioni nei miei confronti erano cadute in prescrizione. Da quando è scoppiato lo scandalo mi è stato proibito di avere contatti con minorenni. Ma nego assolutamente di aver mai commesso molestie. Al massimo qualche carezza o uno scappellotto…»

    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/ar…-religioso.html

  • Pedofilia/ Mea culpa di vescovi di Malta prima di viaggio Papa.

    Pedofilia/ Mea culpa di vescovi di Malta prima di viaggio Papa.

    Benedetto XVI nell’isola mediterranea dal 17 al 18 aprile
    apr 8, 2010

    Roma, 8 apr. (Apcom) – Mea culpa dei vescovi cattolici di malta per i casi di pedofilia nella Chiesa prima del prossimo viaggio del Papa nell’isola mediterranea (17-18 aprile).

    “Mentre esprimiamo solidarietà alle vittime, sentiamo il bisogno di pentirci dei peccati di coloro che hanno commesso gli abusi. Patiamo l’umiliazione nel sapere che questi sono stati perpetrati da coloro che, in nome della Chiesa, avevano il compito di educare e proteggere i giovani. E’ un momento di umiliazione per tutta la Chiesa”, si legge in un messaggio “di pentimento e di dolore” che l’arcivescovo di Malta, mons. Paul Cremona e il vescovo di Gozo, mons. Mario Grech, hanno diffuso oggi nell’isola. I due presuli facendo propria la lettera del Papa ai cattolici di Irlanda esprimono a nome di tutta la Chiesa maltese “dolore e pentimento verso le vittime di abusi, verso i cristiani che sono stati scioccati e verso tutta la società maltese” ma al tempo stesso ricordano che la Chiesa di Malta è stata “una delle prime ad adottare azioni concrete” per fronteggiare gli abusi.

    “Nel 1999 – si legge nella lettera diffusa in Italia dal ‘Sir’, servizio informazione religiosa della Cei – fu istituito un comitato, noto come Response Team, sotto la presidenza di un giudice in pensione, per investigare le accuse di abusi sessuali su minori come anche su adulti, ad opera di membri del clero, religiosi ed operatori pastorali. Per condurre indagini su questi casi in modo più veloce possibile – ricordano i vescovi – fu creato un altro comitato pochi mesi dopo”. Oggi alla luce della lettera del Papa, “la Chiesa maltese continua ad intensificare il suo impegno contro gli abusi e chiede a tutti i cristiani di cooperare con le autorità competenti, incluse quelle civili. Ribadiamo quanto affermato nel 1999: i cristiani sono obbligati a cooperare con la Chiesa piuttosto che nascondere i fatti o restare in silenzio, affinché questa ferita possa essere guarita una volta per tutte”.

    “Nonostante la vicenda sia una fonte di umiliazione per la Chiesa, essa deve continuare nella missione affidatale da Dio in favore dell’umanità. Abbracciamo – concludono mons. Cremona e mons. Grech – questo momento di umiliazione e di sofferenza come un invito ad unire la missione della Chiesa alle nostre capacità umane sapendo che queste sono dipendenti dal potere dello Spirito Santo”.

    http://www.dailyblog.it/pedofilia-mea-culpa-di-vescovi-di-malta-prima-di-viaggio-papa-benedetto-xvi-nellisola-mediterranea-dal-17-al-18-aprile/08/04/2010/

  • Lodi Rizzini: “Vogliamo sollecitare una commissione di inchiesta in Parlamento”

    Lodi Rizzini: “Vogliamo sollecitare una commissione di inchiesta in Parlamento”

    Corteo contro la pedofilia clericale la Curia: “Solo azioni strumentali”

    Domani – I manifestanti partiranno dall’Istituto dei Sordomuti “Provolo” e arriveranno davanti alla Diocesi

    Lodi Rizzini:
    “Vogliamo sollecitare
    una commissione di inchiesta in Parlamento”

    Eleonora Bullegas

    IL VERONA “EPOLIS.SM – 02 Luglio 2009

    Sarà un corteo pacifico che partirà dall’istituto per sordomuti Provolo, passerà in piazza Bra e si concluderà davanti alla sede della Curia. Domani dalle ore 17 alle 20 i manifestanti, i sordomuti,

    con i loro parenti e amici, ma anche semplici cittadini, sfileranno con striscioni e cartelli “contro la pedofilia clericale”.

    SARA’ UN MODO PER RICORDARE i fatti di violenze, abusi e umiliazioni, che sarebbero stati messi a segno da religiosi e collaboratori nei confronti di una sessantina di alunni sordomuti, che si sono consumati all’interno della struttura. Marco Lodi Rizzini, portavoce del presidente dell’associazione sordomuti Provolo, Giorgio Dalla Bernardina, spiega che «la manifestazione, cui parteciperanno oltre 150 persone, non solo veronesi ma provenienti anche da Padova, Trento, Vicenza e Cremona, è promossa su iniziativa del deputato del Pd Maurizio Turco. È una iniziativa, nata anche alla luce delle dichiarazioni della Curia, che ha riconosciuto alcuni fatti accaduti. Vogliamo non solo per sensibilizzare l’opinione pubblica ma anche sollecitare una commissione di inchiesta in Parlamento. E non solo per quanto è successo a Verona, ma pure a Bologna, Firenze, Milano, Reggio Calabria, Palermo ». sordionline

    La presa d’atto di alcuni degli eventi denunciati e le scuse della Curia fatte lo scorso 28 maggio alle persone vittime degli abusi sessuali, non hanno messo la parola fine alla triste vicenda. Lodi Rizzini chiarisce che «l’associazione Provolo non è contro la Chiesa. Siamo cattolici – dice – ma non vogliamo, nè possiamo permettere che si dimentichi. Purtroppo le violenze e gli abusi sessuali contro gli ex alunni dell’istituto sono fatti realmente accaduti. Noi ci chiediamo ancora dov’era l’ente nazionale dei sordomuti, organo preposto a difenderli».

    Dalla Curia, don Bruno Fasani, portavoce del vescovo Zenti fa sapere che ritiene la manifestazione

    «una strumentale campagna ideologica anticlericale. Non capiamo dove vogliano “approdare”. Hanno scatenato lo scandalo, ma non sono ancora soddisfatti. La Curia ha provveduto a fare tutti gli accertamenti necessari ed è emerso che dei tanti fatti denunciati siano emersi due casi. Uno relativo a un prete, l’altro a due giovani, che avevano detto di aver avuto la vocazione, ma che avendo manifestato determinati comportamenti

    sono stati allontanati. Sono state dette anche tante menzogne e non escluderei, a questo punto anche qualche colpo di scena. Per quanto ci riguarda questo caso è chiuso».

    Redazione Sordionline su segnalazione di Paolo Fagnani

    Anticlericale.net, la marcia in ricordo degli abusi al ‘Provolo’

    Ci saranno Maurizio Turco e la Coscioni del Partito radicale
    Anticlericale.net, la marcia in ricordo degli abusi al ‘Provolo’
    Verona, 25 anni fa la scoperta della pedofilia nell’Istituto

    Verona – Tra gli anni Cinquanta e il 1984 all’Istituto “Antonio Provolo” di Verona si sarebbero verificati 67 episodi di pedofilia. È una storia terribile. Il vescovo di allora, Giuseppe Zenti, prima affermava: “Sono convinto che si tratta di una montatura, di menzogne”, ma qualche settimana dopo ammise i fatti, e si scusò con le vittime. E questa sera, a 25 anni di distanza, Verona ricorda questo sconvolgente episodio con una marcia in fila indiana, organizzata dallo staff del sito www.anticlericale.net. La marcia sfila da Stradone Provolo a Piazza Duomo.

    Tra gli esponenti politici che hanno assicurato la loro presenza ci sono Maurizio Turco e Maria Antonietta Farina Coscioni del Partito radiale. A guidare la marcia ci saranno il segretario di Anticlericale.net Carlo Pontesilli e il tesoriere Michele De Lucia.

    D.D.

    http://www.voceditalia.it/articolo.asp?id=35439&titolo=Anticlericale.net,%20la%20marcia%20in%20ricordo%20degli%20abusi%20al%20%27Provolo%27

    Sabato 04 Luglio 2009 CRONACA Pagina 13

    Abusi in istituto:
    «Serve chiarezza»

    E chiedono la commissione parlamentare

    Un lento corteo lungo corso Cavour, corso Portoni Borsari e piazza Bra, uniti da una lunga corda, per chiedere di fare chiarezza sui presunti abusi su bambini sordomuti, denunciati nei mesi scorsi dagli ex frequentatori dell’istituto «Provolo». A organizzare la manifestazione l’associazione sordomuti «Provolo», capeggiata da Giorgio Dalla Bernardina:«I sordi vogliono sensibilizzare l’opinione pubblica sui fatti di pedofilia verificatisi all’istituto per sordomuti Antonio Provolo di Verona e Chievo e recentemente portati alla luce dai media. Chiediamo che venga istituita una commissione parlamentare per il caso Provolo e altri casi similari. Chiediamo inoltre che i sacerdoti coinvolti vengano subito spretati e allontanati».
    I fatti contestati risalgono a oltre vent’anni fa. Lo stesso vescovo Giuseppe Zenti aveva ammesso che qualche caso c’era stato. Ma ora i responsabili dell’associazione sordomuti Provolo insistono «affinchè siano verificati tutti i fatti in base ai racconti delle vittime» che, a loro dire, sono molte di più di pochi casi.

    E invitano esplicitamente il vescovo Zenti a rinunciare ad avvalersi del fatto che gli episodi emersi dopo vent’anni di silenzio siano caduti in prescrizione per cercare, invece, di far emergere tutta la verità sulle vicende denunciate dai sordomuti.

    «Non siamo mai stati ascoltati», dice il portavoce dell’associazione Marco Lodi Rizzini, «e se le denunce sono venute fuori così tardi è perchè all’epoca i sordi venivano considerati anche stupidi e non venivano presi in considerazione. Ma oggi la mentalità è cambiata, anche sui disabili, e molto sulle persone sorde. E ora tante cose si possono raccontare».

    Alla manifestazione hanno preso parte i deputati radicali Maria Antonietta Farina Coscioni e Maurizio Turco nonchè Carlo Pontirolli, segretario di Anticlericale.net, un movimento per laicizzare la società. «Oggi si fa molta demagogia parlando di fasce deboli, bambini, anziani, disabili», ha detto la deputata Farina Coscioni, «ma in realtà questa politica non se ne sta occupando per niente».

    Per Turco, «è tempo che i sacerdoti rinuncino a quell’obbligo stabilito nel 1962 di tenere segrete vicende di pedofilia che li riguardano. La Curia scaligera dovrebbe rinunciare alla prescrizione e fare piena luce sui fatti del Provolo così come in Irlanda è stata fatta un’inchiesta statale per individuare gli abusi commessi da sacerdoti cattolici su minori».