Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Il Venerdì Santo di Antonio, vittima di un prete pedofilo di Napoli. Mentre chi avrebbe dovuto aiutarlo chiudeva gli occhi (di S. Izzo)

    Il Venerdì Santo di Antonio, vittima di un prete pedofilo di Napoli. Mentre chi avrebbe dovuto aiutarlo chiudeva gli occhi (di S. Izzo)

    “Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la sua bocca; era come agnello condotto al macello, come pecora muta di fronte ai suoi tosatori, e non aprì la sua bocca”. Le parole di Isaia, che prefigurano la Passione e ci fanno entrare nel clima del Venerdì Santo, si applicano anche a quanto è successo ad Antonio, nome di fantasia scelto per proteggerne la privacy, e purtroppo a tanti altri minori sottoposti ad abusi. E che solo dopo anni trovano la forza di denunciare. Anni trascorsi in indescrivibili sofferenze. “La fiducia nella Chiesa si è rotta per i nostri errori e peccati. Le vittime sono state crocifisso”, ha scritto Papa Francesco nella lettera ai vescovi cileni.

    Ben 25 patologie, alcune delle quali piuttosto serie, come l’inappetenza con vomito che rappresenta il primo passo verso l’anoressia, ma anche una invalidante lombosciatalgia destra e inoltre forme irriducibili di orticaria accanto ai disturbi del sonno cioè insonnia, stato d ansia, incubi notturni: questo referto medico della Asl Napoli 3 è il primo tassello per ricostruire la vicenda di Antonio, oggi 22enne, finito preda a 14 anni di un vero orco, che dal 2011 a 2013 lo ha reso vittima di ripetute violenze sessuali e psicologiche. Con l’aggravante che il carnefice è don C., il parroco al quale la diocesi di Napoli aveva affidato il ragazzo nel 2010 per un tirocinio pastorale che doveva completare la formazione che stava ricevendo in seminario.

    Per Antonio l’esperienza nella parrocchia, poco lontano da casa dei suoi, si era presto trasformata in un incubo, come attesta l’impressionante elenco di malattie, contratte in conseguenza di quanto subito dal sacerdote.

    Il cammino per la guarigione, lungo e in salita, dura da circa 6 anni e inizia quando Antonio riesce a prendere coscienza di quello che gli è capitato. Oltre agli abusi fisici, abusi di coscienza, con il prete che gli diceva: “sono tuo padre”.

    Il periodo buio delle violenze, tre anni, dal 2011 al 2013, si interrompe quando F., una ragazza della parrocchia, si rende conto della situazione e affronta il sacerdote. Un gesto molto coraggioso, al quale don C. replica con pesanti minacce.

    Antonio allora racconta ai genitori quanto gli è accaduto, di come cioè don C. abbia tradito la loro fiducia approfittando di lui mentre lo riaccompagnava a casa, ma anche negli ambienti parrocchiali e perfino in confessionale, e molte volte di notte – condividendo con lui il letto – nei numerosi pellegrinaggi a Lourdes, Assisi, Cascia e Loreto. E addirittura andando a Cracovia, “sulle orme di San Giovanni Paolo II”, un lungo viaggio che diventa occasione per don C. “di dare sfogo ancora una volta alla sua perversione”.

    I genitori subito informano l’autorità ecclesiastica, nella persona del vescovo ausiliare competente del settore, mentre il rettore e il padre spirituale del seminario minore accompagnano più volte la vittima dall’arcivescovo Crescenzio Sepe, con il permesso del quale Antonio
    è poi arrivato al primo anno di seminario maggiore avendo compiuto la maggiore età.
    Resta da chiarire se quelle denunce orali (ma c’è anche qualche lettera, pure se informale, firmata dal papà) furono credute.

    Questo aspetto, in effetti dirimente, non risulta chiaro. Infatti don C. lascia la parrocchia, come aveva chiesto con forza la mamma del ragazzo, per spostarsi in una diocesi vicina. Ma formalmente il trasloco è su sua richiesta, per stare vicino a una sorella inferma. E Antonio abbandona poi il seminario ufficialmente per aver perso la vocazione.

    Il cammino terapeutico inizia in un consultorio cattolico, dove al giovane viene suggerito di “perdonare”, un approccio che non lo aiuta. Tra l’altro l’anziana terapeuta che lo segue non redige una certificazione relativa agli abusi. Ma un’altra dottoressa, quella della Asl, comprende che dietro a quelle forme cutanee, alle patologie muscolari e ai disturbi alimentari e comportamentali c’è qualcosa di molto più grave. E a fine 2017 invia referto e paziente in un altro centro di psicoterapia, a Frosinone, diretto da uno psicologo sacerdote, don Ermanno D’Onofrio. Ci vuole ancora qualche mese prima che Antonio riesca a raccontare tutto. Don D’Onofrio, psicoterapeuta esperto nel trattare con le vittime di abuso, si fa autorizzare dal giovane (ormai maggiorenne) ad informare ufficialmente l’Autorità Ecclesiastica, essendo molto preoccupato che altri eventuali bambini possano cadere nelle grinfie dell’orco. E contro don C. iniziano due distinte procedure, quella presso la Procura di Napoli e quella ecclesiastica. Entrambe dovranno ora chiarire anche le responsabilità di chi per 5 anni non ha dato seguito alle prime denunce informali.

    In particolare andrebbe valutato il comportamento del consultorio cattolico di Napoli (che fa capo a una prestigiosa università nazionale) e dell’autorità ecclesiastica locale che per 5 anni (dal 2013 – 2018) non hanno denunciato il sacerdote consentendogli così probabilmente di reiterare i suoi gravi reati con altri ragazzi e comunque impedendo ad Antonio di avere giustizia, il che è condizione necessaria perché possa procedere sulla via della guarigione.

    Antonio – che finalmente ha iniziato a lasciarsi dietro le spalle incubi e disturbi, avendo finalmente realizzato che lui non ha nessuna colpa per quanto gli è accaduto – prende infine carta e penna e scrive a Papa Francesco, per raccontargli la sua storia. E ora attende di incontrarlo.

    Salvatore Izzo

    Il Venerdì Santo di Antonio, vittima di un prete pedofilo di Napoli. Mentre chi avrebbe dovuto aiutarlo chiudeva gli occhi (di S. Izzo)

  • Nuovo caso di abusi a Napoli, il cardinale Sepe in serio imbarazzo

    Nuovo caso di abusi a Napoli, il cardinale Sepe in serio imbarazzo

    di Franca Giansoldati

    Città del Vaticano – Dopo la brutta vicenda del parroco di Ponticelli assolto dal tribunale ecclesiastico di Milano dall’accusa di pedofilia nonostante le due vittime continuino con forza a chiedere conto alla Chiesa di come sia stato possibile arrivare ad una sentenza del genere, un altro caso di abusi nella diocesi di Napoli rischia di mettere in serio imbarazzo il cardinale Sepe. Stavolta a farsi coraggio e denunciare i fatti – nello spirito indicato da Papa Francesco – è un giovane abusato da un prete quando aveva 14 anni. I medici che lo hanno seguito in questo lungo percorso hanno riscontrato diverse patologie dovute ai traumi subiti.

    Il giovane che oggi ha 22 anni,  dal 2011 a 2013 è stato vittima di ripetute violenze sessuali e psicologiche da parte del parroco al quale la diocesi di Napoli aveva affidato il ragazzo nel 2010 per un tirocinio pastorale, visto che doveva completare la formazione che stava ricevendo in seminario. La storia viene raccontata con particolari e documentazione dal sito Il Faro di Roma.

    Ad informare la diocesi di Napoli sono i genitori del ragazzo che prendono contatto con il vescovo ausiliare competente del settore, mentre il rettore e il padre spirituale del seminario minore accompagnano più volte la vittima dall’arcivescovo Crescenzio Sepe. Poco dopo il parroco viene trasferito nella diocesi di Caserta, ufficialmente per stare vicino a una sorella inferma.

    Ad aiutare la vittima è uno psicologo sacerdote, don Ermanno D’Onofrio. Intanto contro il parroco abusatore vengono avviate due distinte procedure, quella presso la Procura di Napoli e quella ecclesiastica. Entrambe dovranno ora chiarire anche le responsabilità di chi per 5 anni non ha dato seguito alle prime denunce informali.

    In particolare – spiega Il Faro di Roma – andrebbe valutato il comportamento del consultorio cattolico di Napoli (che fa capo a una prestigiosa università nazionale) e dell’autorità ecclesiastica locale che per 5 anni (dal 2013 – 2018) non hanno denunciato il sacerdote consentendogli così probabilmente di reiterare i suoi gravi reati con altri ragazzi e comunque impedendo ad Antonio di avere giustizia, il che è condizione necessaria perché possa procedere sulla via della guarigione. ciro lardone

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/abusi_napoli_papa_francesco_prete_sepe_vaticano_pedofilia_tribunale-4440717.html

  • IL PARADOSSO: «LE RIPOSTE CONCRETE DEL DOPO SUMMIT»

    IL PARADOSSO: «LE RIPOSTE CONCRETE DEL DOPO SUMMIT»

    Nei mesi scorsi, in preparazione al summit mondiale voluto da Papa Francesco sul tema della protezione dei minori in contrasto alla piaga della pedofilia in abito clericale, meeting che si è svolto dal 21 al 24 febbraio 2019, Rete L’ABUSO, non ricevendo alcuna disponibilità da parte del Vaticano per essere ricevuta con un piccolo comitato di vittime e loro familiari al fine di fornire il proprio contributo per la preparazione dell’evento, aveva preparato una campagna di consapevolezza.

    La “campagna” aveva lo scopo di sensibilizzare la gente sul tema degli abusi sessuali e la loro gestione nell’ambito della chiesa cattolica, partendo da un dei tanti episodi concreti delle vittime che si rivolgono all’associazione, in particolare dalla vicenda che coinvolge l’attuale Arcivescovo di Milano mons. Mario Delpini e il sacerdote condannato in primo grado a sei anni e quattro mesi don Mauro Galli, per abuso sessuale aggravato.

    L’iniziativa prendeva spunto da una lettera aperta destinata al Santo Padre, scritta dai familiari della vittima e pubblicata su ilfattoquotidiano.it, ma soprattutto poneva spunti di riflessione che a nome di tante vittime con storie analoghe di estrema sofferenza, avrebbero voluto condividere con il comitato organizzatore dell’evento così come auspicava lo stesso Pontefice.

    Al termine del summit che ha trovato sintesi nel discorso conclusivo di Papa Francesco al termine della S. Messa celebrata domenica 24 febbraio 2019, pubblicato ufficialmente sul bollettino della Santa Sede e in seguito a quanto annunciato nell’omelia della medesima celebrazione:

    “Faremo tutto quanto è in nostro potere per portare ai sopravvissuti agli abusi giustizia e guarigione; li ascolteremo, crederemo in loro e cammineremo con loro; faremo in modo che tutti coloro che hanno commesso abusi non siano mai più in grado di offendere; chiameremo a rendere conto chi ha nascosto gli abusi…”

    I familiari della vittima di don Galli, si sono sentiti in dovere di scrivere nuovamente al Santo Padre con una seconda lettera aperta pubblicata su diversi quotidiani on-line (ilmessaggero.it, ilgiorno.it, ilmattino.it, secoloditalia.it, adnkronos.com, farodiroma.it, solo per citarne alcuni) per chiedere direttamente al Pontefice come si traduce in concreto quanto dichiarato dallo stesso Papa.

    Le prime risposte arrivano dal Cardinale Gualtiero Bassetti presidente della Conferenza Episcopale Italiana, ma il contenuto lascia incredibilmente basiti.

    I familiari della vittima di don Galli, scandalizzati dalle risposte, si sono quindi sentiti in dovere di scrivere una terza lettera aperta (LEGGI QUI), questa volta indirizzata sia al Pontefice Papa Francesco, sia al Cardinale Bassetti.

    Rete L’ABUSO ha pertanto deciso di proseguire la campagna di consapevolezza aggiungendo nuove puntate:

    IL DOPO SUMMIT del 21-24 Febbraio 2019 – INCONTRO MONDIALE DEI VERTICI DELLA CHIESA

    «IL PARADOSSO DELLE PRIME RISPOSTE»

    PEDOFILIA NEL CLERO – CASO DON GALLI/MONS. DELPINI

    Introduzione:

    Non ci si può accontentare delle parole, quando le parole non sono seguite dai fatti. Il summit dei Vescovi può portare dei frutti solo se vi sono della azioni concrete e in tempi brevi. Non basta dire che “un abuso è una mostruosità” e permettere che ciò si ripeta. Il tempo delle parole è scaduto. Le vittime di tutto il mondo attendono I FATTI. L’attesa produce solo altre vittime, in tutto il mondo.

    Contenuti e anticipazioni del video:

    Nel video si analizza la risposta alla lettera del comitato Vittime&Famiglie Rete L’ABUSO da parte del Cardinale Gualtiero Bassetti presidente della CEI.

    In particolare si evidenzia come si traduce la paradossale proposta concreta, contenuta nella risposta in relazione al caso specifico, risposta emblematica che ha lasciato incredule le vittime, ma che al tempo stesso svela la poca serietà con cui la chiesa intende affrontare questa piaga, celando contestualmente e pericolosamente una strategia surreale incredibilmente contro le stesse vittime.

    Spunti di riflessione:

    • Le prime risposte ufficiali e concrete dei vertici della chiesa rappresentano “la cartina di tornasole” che misura quanto in realtà non vi è nessuna reale intenzione di cambiare la prassi consolidata che tutela i preti pedofili al posto delle vittime.
    • Quando a seguito di incredibili evidenze del reiterato comportamento maldestro di alcuni Vescovi come mons. Delpini, il Santo Padre con fermezza agirà realmente in linea con la “Tolleranza Zero”?
    • Quando la priorità sarà l’ascolto delle vittime e non la difesa dei pedofili?
    • Quando le risposte e le azioni concrete saranno coerenti con i proclami del Papa?
    • Perché non vengono presi immediati provvedimenti nei confronti dei Vescovi di cui è già noto il comportamento ed è certo che abbiano insabbiato casi di abusi sessuali ai danni di minori? Solo in Italia, per esempio, ben cinque Membri del Consiglio Permanente della CEI presieduto dal Cardinale Bassetti, sono palesemente coinvolti:
    • Mons. Mario Delpini (caso Mauro Galli)
    • Mons. Crescenzio Sepe (caso Silverio Mura)
    • Mons. Giuseppe Betori (caso Daniele Ralti)
    • Mons. Angelo Bagnasco (caso Carlos Buela)
    • Mons. Claudio Maniago (caso Lelio Cantini)
    • Quando la Chiesa tornerà credibile con azioni coerenti?
    • Perché la Chiesa invece di assoldare costosi professionisti avvocati per difendere i preti pedofili non si prende cura delle vittime, magari pagano loro le cure derivanti dai danni permanenti che gli procurano i “seminatori di morte” come li definisce il Cardinale Bassetti?
    • Quando i soldi dei fedeli saranno spesi per il bene e non per mantenere i seminatori di morte?

    Per approfondire:

    Per approfondire e comprendere meglio il significato delle riflessioni e le domande che come associazione ci stiamo ponendo dopo il summit, riproponiamo il percorso delle cinque tappe della riflessione già proposta in preparazione all’evento voluto da Papa Francesco e le considerazioni già proposte de “il dopo summit”. Percorso che in qualche modo ha cercato di stimolare e raggiungere i Vescovi che avrebbero poi partecipato all’evento sottoponendogli i seguenti temi:

    PEDOFILIA NEL CLERO: ULTIMO APPELLO PER PAPA FRANCESCO

    1. I GENITORI DEVONO SAPERE
    2. MOLTI NELLA GERARCHIA SANNO MA PREFERISCONO L’AMBIGUITÀ
    3. LO STESSO LEGALE DELLA DIOCESI SCREDITA IL VESCOVO
    4. LA REGIA E LE MENZOGNE PER DIFENDERE I PRETI CHE ABUSANO
    5. L’ESTREMO TENTATIVO DI ALTERARE LA VERITÀ

    IL DOPO SUMMIT: ORA LE PAROLE DEL PAPA NEI FATTI

  • IL DOPO SUMMIT: I CRISTIANI ATTENDONO RISPOSTE CREDIBILI – LE PAROLE DEL PAPA NEI FATTI

    IL DOPO SUMMIT: I CRISTIANI ATTENDONO RISPOSTE CREDIBILI – LE PAROLE DEL PAPA NEI FATTI

    Nei mesi scorsi, in preparazione al summit mondiale voluto da Papa Francesco sul tema della protezione dei minori in contrasto alla piaga della pedofilia in abito clericale, meeting che si è svolto dal 21 al 24 febbraio 2019, Rete L’ABUSO, non ricevendo alcuna disponibilità da parte del Vaticano per essere ricevuta con un piccolo comitato di vittime e loro familiari al fine di fornire il proprio contributo per la preparazione dell’evento, aveva preparato una campagna di consapevolezza.

    La “campagna” aveva lo scopo di sensibilizzare la gente sul tema degli abusi sessuali e la loro gestione nell’ambito della chiesa cattolica, partendo da un dei tanti episodi concreti delle vittime che si rivolgono all’associazione, in particolare dalla vicenda che coinvolge l’attuale Arcivescovo di Milano mons. Mario Delpini e il sacerdote condannato in primo grado a sei anni e quattro mesi don Mauro Galli, per abuso sessuale aggravato.

    L’iniziativa prendeva spunto da una lettera aperta destinata al Santo Padre, scritta dai familiari della vittima e pubblicata su ilfattoquotidiano.it, ma soprattutto poneva spunti di riflessione che a nome di tante vittime con storie analoghe di estrema sofferenza, avrebbero voluto condividere con il comitato organizzatore dell’evento così come auspicava lo stesso Pontefice.

    Ora al termine del summit che ha trovato sintesi nel discorso conclusivo di Papa Francesco al termine della S. Messa celebrata domenica 24 febbraio 2019, pubblicato ufficialmente sul bollettino della Santa Sede e in seguito a quanto annunciato nell’omelia della medesima celebrazione:

    “Faremo tutto quanto è in nostro potere per portare ai sopravvissuti agli abusi giustizia e guarigione; li ascolteremo, crederemo in loro e cammineremo con loro; faremo in modo che tutti coloro che hanno commesso abusi non siano mai più in grado di offendere; chiameremo a rendere conto chi ha nascosto gli abusi…”

    I familiari della vittima di don Galli, si sono sentiti in dovere di scrivere nuovamente al Santo Padre con una seconda lettera aperta (LEGGI QUI) per chiedere direttamente al Pontefice come si traduce in concreto quanto dichiarato dallo stesso Papa.

    Rete L’ABUSO ha pertanto deciso di proseguire la campagna di consapevolezza aggiungendo nuove puntate:

    IL DOPO SUMMIT del 21-24 Febbraio 2019 – INCONTRO MONDIALE DEI VERTICI DELLA CHIESA

    «I CRISTIANI ATTENDONO RISPOSTE CREDIBILI – LE PAROLE DEL PAPA NEI FATTI»

    PEDOFILIA NEL CLERO – CASO DON GALLI/MONS. DELPINI

    Introduzione:

    Non ci si può accontentare delle parole, quando le parole non sono seguite dai fatti. Il summit dei Vescovi può portare dei frutti solo se vi sono della azioni concrete e in tempi brevi. Non basta dire che “un abuso è una mostruosità” e permettere che ciò si ripeta. Il tempo delle parole è scaduto. Le vittime di tutto il mondo attendono I FATTI. L’attesa produce solo altre vittime, in tutto il mondo.

    Contenuti e anticipazioni del video:

    Nel video si ripercorre il messaggio di Papa Francesco a conclusione del summit, rapportato al caso concreto che Rete L’ABUSO ha utilizzato come campagna di consapevolezza.

    Spunti di riflessione:

    • Quando il Papa darà seguito concreto alle sue parole relative alla tutela dei minori?
    • Quando le parole “la Chiesa non si risparmierà mai per consegnare alla giustizia chiunque” “non insabbierà mai”… si trasformeranno in azioni?
    • Quando le vittime potranno davvero sentire la vicinanza della Chiesa?
    • Quando le vittime potranno ricominciare a credere?
    • Che senso ha avere Linee Guida o nuovi documenti o ancora un nuovo “motu proprio” se non vengono seguiti quelli che già sono in vigore?
    • Perché non vengono presi immediati provvedimenti nei confronti dei Vescovi di cui è già noto il comportamento ed è certo che abbiano insabbiato casi di abusi sessuali ai danni di minori? Solo in Italia, per esempio, ben cinque Membri del Consiglio Permanente della CEI sono palesemente coinvolti:
    • Mons. Mario Delpini (caso Mauro Galli)
    • Mons. Crescenzio Sepe (caso Silverio Mura)
    • Mons. Giuseppe Betori (caso Daniele Ralti)
    • Mons. Angelo Bagnasco (caso Carlos Buela)
    • Mons. Claudio Maniago (caso Lelio Cantini)
    • Quando la Chiesa tornerà credibile?

    Per approfondire:

    Per approfondire e comprendere meglio il significato delle riflessioni e le domande che come associazione ci stiamo ponendo dopo il summit, riproponiamo il percorso delle cinque tappe della riflessione già proposta in preparazione all’evento voluto da Papa Francesco. Percorso che in qualche modo ha cercato di stimolare e raggiungere i Vescovi che avrebbero poi partecipato all’evento sottoponendogli i seguenti temi:

    PEDOFILIA NEL CLERO: ULTIMO APPELLO PER PAPA FRANCESCO

     

    1. I GENITORI DEVONO SAPERE
    2. MOLTI NELLA GERARCHIA SANNO MA PREFERISCONO L’AMBIGUITÀ
    3. LO STESSO LEGALE DELLA DIOCESI SCREDITA IL VESCOVO
    4. LA REGIA E LE MENZOGNE PER DIFENDERE I PRETI CHE ABUSANO
    5. L’ESTREMO TENTATIVO DI ALTERARE LA VERITÀ
  • Vaticano, la protesta in piazza contro i preti pedofili: “Io vittima di abusi vi racconto il mio dramma”

    Vaticano, la protesta in piazza contro i preti pedofili: “Io vittima di abusi vi racconto il mio dramma”

    Indossando uno striscione insieme agli attivisti della Rete L’Abuso, guidati da Francesco Zanardi, Arturo Borrelli, 44enne di Ponticelli, quartiere della periferia orientale di Napoli, è sceso in piazza a Roma questa mattina insieme ad altre vittime di preti pedofili giunte da tutto il mondo. Un martirio che la maggior parte di chi ha denunciato, in ogni Paese, si porta dietro dall’infanzia, quella che è stata loro negata da uomini di Chiesa, di cui spesso si fidavano.

    Tra questi c’è Arturo, abusato dal suo insegnante di religione quando aveva appena 13 anni. Ecco perché questa mattina in piazza del Popolo, Borrelli ha urlato in difesa dei propri diritti negati e di quelli di altre vittime: «Voglio sapere anzitutto che fine ha fatto la mia denuncia contro il cardinale Crescenzio Sepe, arcivescovo della Curia di Napoli? Perché ancora non ho ottenuto giustizia, dopo dieci anni, da quando ho scoperto ciò che avevo subito? Salvare altri bambini è diventata la mia missione di vita».

    Agghiaccianti i ricordi di quei momenti vissuti da bambino: «Mi fidavo di quel prete, perché era un uomo di Chiesa», dice Arturo. «Tutto cominciò un pomeriggio, quando don Silverio (Mura, ndr) mi invitò a casa sua e lì mi violentò». Un incubo durato tre anni. Oggi, dalla prima denuncia nel 2009, quando cioè ha scoperto gli abusi subiti da ragazzino, Borrelli invoca giustizia per sé e per i tanti minori vittime di quel prete orco. Il suo calvario iniziò nel novembre 2009. «Lavoravo come guardia giurata – ricorda – un giorno sono svenuto mentre ero in servizio a causa di dolori lancinanti all’addome. Mi portarono al pronto soccorso e mi dissero che era dovuto a uno stato d’ansia. Ma la realtà era diversa.

    Mi sentii morire quando ricordai ciò che quel prete mi aveva fatto e mi confidai con mia madre e mia moglie». «Avevo preso consapevolezza – prosegue – grazie allo psicoterapeuta che iniziò a seguirmi, Alfonso Rossi. Fu lui che mi spinse a denunciare, facendomi capire che la colpa non era mia, che all’epoca ero solo un minore». Ma l’inferno di Arturo non era finito. Tutti i suoi problemi da adulto provenivano dalla sua infanzia: le fobie, il senso di insicurezza, i continui spasmi addominali. Una vita tormentata, fatta di richieste di incontri alla Curia di Napoli e ai massimi vertici della Chiesa, fino ad una e-mail di rabbia al cardinale Crescenzio Sepe, in cui Arturo minaccia di suicidarsi con la pistola di ordinanza: «Era il 2015 – racconta Borrelli – la risposta a quella e-mail furono i poliziotti a casa, che mi tolsero il porto d’armi. Poi persi il lavoro».

    Da allora il 44enne vive in un incubo, da cui non riesce a uscire. Tante le denunce sulla stampa italiana e estera, tanti gli scioperi della fame e i sit-in davanti al Duomo di Napoli e al Vaticano. Nella capitale nelle scorse settimane Arturo si è addirittura incatenato in piazza San Pietro per farsi ascoltare da Papa Francesco, che pure aveva già incontrato: «Ci siamo visti a giugno 2018, quando mi ha incitato a continuare la mia battaglia per salvare altri bambini, ma ora voglio che chi ha sbagliato insabbiando il mio caso paghi per le sue responsabilità. Ecco perché oggi sarò in piazza del Popolo, a manifestare contro la pedofilia nella Chiesa, il giorno prima della conclusione del summit mondiale voluto dal Pontefice su questo tema».

    A seguire il caso di Borrelli, in sede civile, è Carlo Grezio, che è il legale anche di altre dieci presunte vittime di don Silverio Mura. «Attualmente contro il sacerdote è in corso il processo al Tribunale ecclesiastico di Milano – spiega – dove è stato spostato per avere la massima garanzia di imparzialità su luoghi e persone dove sono avvenuti i fatti. Aspettiamo con ansia la sentenza, ma una volta condannato l’imputato, ci auguriamo l’applicazione della lettera apostolica del Papa “Motu Proprio”, che prevede la rimozione dei vescovi negligenti sugli abusi ai minori come, secondo la nostra tesi, ha fatto il cardinale Sepe».

    di Giuliana Covella

  • Il Papa annuncia un viaggio a Napoli, diocesi sotto esame per casi di pedofilia

    Il Papa annuncia un viaggio a Napoli, diocesi sotto esame per casi di pedofilia

    di Franca Giansoldati

    Città del Vaticano – La scorsa settimana, mentre il Papa era in viaggio negli Emirati Arabi, la vittima di un prete accusato di pedofilia a Napoli (spostato in una diocesi del Nord dal cardinale Crescenzio Sepe) veniva fatto arrestare dalla polizia perché si era ammanettato davanti ai cancelli del Vaticano. L’uomo protestava perché il suo caso non riesce ancora ad avere giustizia, nonostante sia stato ascoltato riservatamente anche da Papa Francesco, a Santa Marta, l’hanno scorso. Il suo caso inizialmente era stato archiviato dalla Congregazione della Dottrina della Fede ma poi in seguito è stato riaperto e spostato al tribunale ecclesiastico della diocesi di Milano dove è ancora in corso.

    Stamattina è stato annunciato dal Vaticano che Papa Francesco ha accolto l’invito della Facoltà Teologica meridionale, di cui è gran cancelliere il cardinale Crescenzio Sepe, di recarsi a Napoli, il 21 giugno prossimo, per partecipare a un incontro teologico. L’annuncio arriva alla vigilia del summit vaticano sulla pedofilia e ha immediatamente sollevando un certo disorientamento proprio perché è ancora aperto il capitolo dell’ex prete di Ponticelli, don Silverio Mura.

    La presunta vittima, Arturo Borrelli nei giorni scorsi ha ricevuto la conferma che verrà ascoltato a breve dalla Congregazione per la Fede per avere notizie del processo contro il sacerdote di Ponticelli. Secondo la sua versione il prete avrebbe abusato di lui, negli anni 1986-1992, quando era adolescente. La denuncia alla curia di Napoli risale al 2010 e Sepe incaricò immediatamente il vicario generale di condurre un’indagine per verificare la verosimiglianza delle accuse decidendo di spostare il parroco dal quartiere di Ponticelli a una comunità religiosa, fuori diocesi. La Congregazione per la dottrina della fede, con lettera del 2 ottobre 2014 affidava all’arcidiocesi di Napoli il compito di effettuare una ‘investigatio previa’ che nel 2016 si concludeva negativamente, ritenendo non essere emersi gli elementi sufficienti per avviare un processo penale a carico del sacerdote. L’anno scorso però il Papa ha fatto riaprire l’indagine affidandola alla diocesi di Milano, dove stanno per essere riesaminati tutti gli atti.

    Il sacerdote – don Silverio Mura – nel frattempo era stato spostato in un paese della diocesi di Pavia, Montù Beccaria, dove d’accordo con il vescovo lavorava in parrocchia sotto falso nome. Per gli abitanti del posto era don Saverio Aversano. Secondo la Rete L’Abuso sarebbero state disattese almeno due convenzioni internazionali: quella di Lanzarote e quella ONU per la Tutela del Fanciullo, dietro alle quali “sono venute a mancare anche le più basilari garanzie costituzionali dei minori”.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/papa_francesco_napoli_pedofilia_diocesi_sepe_cei_vittime_abusi-4292689.html

  • Tutela dei minori; cosa ha chiesto l’ONU all’Italia e perché. La soddisfazione della Rete L’ABUSO

    Tutela dei minori; cosa ha chiesto l’ONU all’Italia e perché. La soddisfazione della Rete L’ABUSO

    Malgrado il nostro paese sia tra i più industrializzati del pianeta, non è certamente tra i più all’avanguardia per quanto concerne la tutela dei minori.

    A dirlo questa volta non siamo più solo noi della Rete L’ABUSO ma lo certifica, e lo mette nero su bianco,  anche il Comitato per la tutela del fanciullo delle Nazioni Unite di Ginevra che, il 7 febbraio 2019, ha reso note le conclusioni finali (CRC/C/ITA/CO/5-6) dell’esamina che si è tenuta a Ginevra il 22 e 23 gennaio scorsi. Nei due giorni di seduta con la delegazione italiana, il Comitato ha esaminato a 360 gradi la situazione dei minori in Italia, analizzando l’accoglienza, l’istruzione, la sanità e anche gli abusi sessuali, in particolare modo quelli commessi dai membri del clero che, da quanto la nostra ONG ha documentato nei mesi scorsi all’Ufficio di Ginevra, non solo troppo spesso non vengono perseguiti dalla Giustizia in modo adeguato, ma, da quanto possiamo documentare, grazie a una rete ben strutturata sul territorio italiano, sostanzialmente possiamo sostenere che godono dell’impunità, con lo Stato che si limita a non intervenire.

    Potremmo definirla una sorta di tacito accordo tra lo Stato e la Chiesa, accordo naturalmente che non ha nulla a che fare con il Concordato, che in Italia meglio conosciamo con il nome di Patti Lateranensi.

    Cominciammo a maturare la tesi che esistesse una sorta di escamotage in tutela delle gerarchie cattoliche di cui lo Stato italiano era tacitamente complice, o quanto meno molto tollerante. Un meccanismo che, nella sostanza, anche in caso di condanna, sembra permettere ai sacerdoti non solo di non finire in carcere, ma di poter scontare una pena quasi “simbolica” in modo agiato e senza particolari restrizioni.

    Don Ruggero Conti in una foto d’archivio. E’ stato condannato a 15 anni e 4 mesi di reclusione Don Ruggero Conti, un ex parroco di Roma accusato di aver abusato tra il 1998 e il maggio del 2008 di sette bambini. Lo ha deciso la VI sezione del Tribunale penale di Roma. ANSA +++NO SALES – EDITORIAL USE ONLY+++

    Emblematico il caso di don Ruggero Conti: condannato a 14 anni per aver abusato di 7 bambini di età compresa tra i 10 e i 12 anni e affidato, proprio dal Tribunale, ad una struttura che poi scopriremo essere adibita al trattamento degli adolescenti. Ebbene, don Conti, nel settembre del 2017, in tutta tranquillità è “evaso”, e con una notevole disponibilità economica, al punto di potersi permettere un taxi che lo portasse da Roma a Milano.

    Un sistema strutturato in modo tale che, visto da un occhio esterno, dà l’impressione che vi sia stata una reale condanna, ma sfugge il fatto che il condannato, in realtà, non sconterà alcuna pena: non viene costretto ad un regime carcerario, ma viene affidato direttamente dai Tribunali o dalla Magistratura, a strutture della chiesa adibite proprio a questo scopo. Una sorta di “carcere privato” e gestito dal clero anziché dall’Autorità Carceraria.

    A dimostrare questa nostra apparentemente bizzarra teoria, nata all’epoca soprattutto dietro le assegnazioni dei domiciliari, che notavamo essere sempre negli stessi posti, è stato il libro inchiesta di Emanuela Provera e Federico Tulli, “Giustizia Divina”. Un libro che parte dalla scoperta di 5 di queste strutture che, intorno al 2012 – 2013, avevamo individuato sul territorio italiano, siamo oggi arrivati a documentarne più di 20.

    Ma Giustizia Divina fa molto di più perché conferma quello che, per anni, era solo un nostro sospetto che, a raccontarlo, non valeva più di una illazione. I due autori fanno la “prova del nove” per vedere se quel sospetto è fondato: esclusi i carceri minorili e femminili, interrogano le 191 case circondariali maschili presenti in Italia. Di queste, 125 rispondono alla domanda dei due autori “quanti sacerdoti avete in questa struttura?”. La risposta si commenta da se: in tutto i sacerdoti reclusi sono cinque, di cui uno solo condannato per pedofilia.

    Questo dato appare un po’ strano ai nostri occhi perché la Rete L’ABUSO ha contato, solo negli ultimi 15 anni la bellezza di 142 sacerdoti condannati in via definitiva solo in Italia. La domanda è molto semplice: dove sono?

    È anche vero che agli autori di Giustizia Divina, su 191 carceri interrogati, hanno avuto risposta da 125, ma sembra impossibile credere che, casualmente, quei sacerdoti sono proprio tutti in quelle strutture che non hanno risposto.

    Anche perché potremmo in parte smentire questa eventuale affermazione, in quanto sappiamo che molti di loro sono in affido alla stessa chiesa e alle sue strutture.

    … C’è poi il servizio di Luca Bertazzoni, prodotto dietro nostra segnalazione da LA7. Dietro l’indagine che la Rete L’ABUSO ha condotto sugli abusi all’Istituto cattolico veronese Antonio Provolo, scopriamo che uno di quei sacerdoti accusati dagli ex allievi sordi dell’istituto, don Giuseppe Pernigotti che dopo la nostra denuncia da Fabrica è ritornato a Verona, è il presidente della FIAS e guardate cosa risponde al giornalista  de LA7 che si finge un sacerdote pedofilo e confessa un abuso su un minore.

    Giustizia Divina e il documento di Bertazzoni, sono stati integrati nei passaggi essenziali e portati all’attenzione del Comitato ONU nei vari report che la Rete L’ABUSO ha inviato dal giugno scorso, in realtà proprio negli ultimi il libro, in quanto il libro è uscito solo lo scorso novembre.

    Tra il materiale inviato a Ginevra, oltre all’importante inchiesta di Provera e Tulli, sono state documentate diverse situazioni che preoccupano molto l’Associazione, come le sistematiche negligenze e omissioni dei vescovi, che abbiamo rappresentato con uno dei casi a nostro avviso più eclatanti: quello dell’arcivescovo di Milano Mario Delpini, che coprì il sacerdote Mauro Galli e, malgrado ciò, in barba alle sue stesse dichiarazioni, Bergoglio lo ha comunque nominato, nel luglio 2017, arcivescovo di Milano.

    Tra i casi segnalati anche quello di Giada Vitale che, secondo il Tribunale di Larino, alla scadenza tecnica del compimento del 14° anno di età, da vittima si è trasformata in consenziente. Quello del sacerdote Silverio Mura, protetto dal cardinale Crescenzio Sepe, sparito da Napoli per materializzarsi sotto falso nome a Montù Beccaria (PV).

    Sia Sepe che Delpini, malgrado le evidenze, restano tra i 5 insabbiatori membri del Consiglio Episcopale permanente della CEI.

    Francesco Zanardi e l’avvocato Mario Caligiuri durante le sedute del 22 e 23 gennaio 2019 presso le Nazioni Unite di Ginevra

    Oltre al “Report Giustizia sul Caso Italia” prodotto dalla Rete L’ABUSO e disponibile sul sito delle Nazioni Unite, c’è anche tutta la parte giuridica prodotta dal titolare dei fascicoli depositati presso l’autorità Giudiziaria italiana e, per conoscenza, inviati anche al Comitato. L’avvocato Caligiuri ha articolato alcune problematiche riferite ai Patti Lateranensi, che limitano l’autonomia e l’efficacia dell’Autorità Giudiziaria. L’avvocato spiega che “il comma 4 dell’art. 4 dell’accordo Laterano del 1984 (Patti Lateranensi) il cui testo ripresenta integralmente il medesimo contenuto dell’art. 7 del primigenio Concordato, dove si stabilisce che: “Gli ecclesiastici non sono tenuti a dare a magistrati o ad altra autorità informazioni su persone o materie di cui siano venuti a conoscenza per ragione del loro ministero”.

    Il  Protocollo Addizionale, in relazione all’art. 4 – punto b) dell’Accordo si stabilisce che: “La Repubblica italiana assicura che l’autorità giudiziaria darà comunicazione all’autorità ecclesiastica competente per territorio dei procedimenti penali promossi a carico di ecclesiastici”.

    La disparità di trattamento, insita nella disposizione, confrontata  con il comma 4 dell’art. 4 del ridetto Accordo del 1984, determina  la sovrapposizione di modelli culturali e procedurali incompatibili, a discapito della necessaria segretezza dell’attività investigativa da svolgere da parte della Procura della Repubblica competente che, al contrario, deve essere mantenuta insindacabile ad esclusiva valutazione discrezionale del P.M. designato, soprattutto nei casi in cui si presentano specifici elementi indizianti da verificare, o approfondire, come avviene nelle ipotesi concorsuali, o di favoreggiamento personale, nell’attuazione dei depistaggi”.

    Qui va fatta una riflessione sul fatto che si concedano dei privilegi unici alle gerarchie cattoliche, sulla base della funzione di responsabilità e di controllo che costoro hanno sui loro sottoposti, ma al tempo stesso sono esentati da responsabilità che in una situazione normale, lo stesso potere di controllo sui sottoposti imporrebbe.

    Sempre nel “Report Giustizia sul Caso Italia” la Rete L’ABUSO – come già fatto in precedenza, sia nell’interrogazione parlamentare, sia nella diffida, sia nella denuncia al Governo italiano – solleva la grave lacuna del c.d. certificato anti pedofilia, che vede esentata dall’esibirlo l’intera categoria del volontariato, alla quale appartengono anche i sacerdoti. Altro punto importante segnalato, è l’obbligo di denuncia anche per i membri del clero, soprattutto per i vescovi che, di fatto, sono localmente coloro ai quali giungono le denunce fatte all’interno della diocesi e ne decidono la sorte: per il momento quella di insabbiare in quanto, ad oggi, non si ha notizia di un solo membro del clero che abbia mai denunciato all’autorità civile un collega pedofilo.

    Queste erano le nostre principali preoccupazioni che sono state raccolte dal Comitato e portate in seduta dal membro del Comitato Jorge Cardona che le aveva esposte nelle sedute del 22 e 23 gennaio scorso.

    Ieri l’Alto Commissariato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite di Ginevra, ha reso pubbliche le Raccomandazioni all’Italia e, con nostra enorme soddisfazione, abbiamo visto riconosciute punto per punto tutte le carenze e i vuoti legislativi che in questi mesi la Rete L’ABUSO ha segnalato sulla specifica materia al Comitato.

    Di seguito, i principali passaggi delle osservazioni conclusive del Comitato e le Raccomandazioni al Governo italiano in materia specifica di pedofilia nel clero cattolico. Documento integrale 

    19. (e) Garantire che i bambini vittime di violenza ricevano cure specializzate, sostegno e riparazione appropriata.

    20. Accoglie favorevolmente il piano nazionale per la prevenzione e la lotta contro gli abusi e lo sfruttamento sessuale dei bambini 2015-2017 e la rivitalizzazione dell’Osservatorio per contrastare la pedofilia e la pornografia infantile, il Comitato Onu per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza è preoccupato per i numerosi casi di bambini vittime di abusi sessuali da parte di personale religioso della Chiesa cattolica nel territorio dello Stato italiano e per il basso numero di indagini e criminali azioni penali da parte della magistratura italiana.

    Con riferimento alle sue precedenti raccomandazioni (CRC / C / ITA / CO / 3-4, par. 75) e commento generale n. 13 (2011) sul diritto del bambino alla libertà e contro tutte le forme di violenza nei suoi confronti e prendendo atto dell’obiettivo 16.2 dello sviluppo sostenibile degli obiettivi, il Comitato raccomanda all’Italia di:

    (a) Adottare, con il coinvolgimento attivo dei bambini, un nuovo piano nazionale per prevenire e combattere l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei bambini e assicurarne l’uniforme implementazione su tutto il suo territorio e a tutti i livelli di governo;

    (b) Istituire una commissione d’inchiesta indipendente e imparziale da esaminare tutti i casi di abuso sessuale di bambini da parte di personale religioso della Chiesa cattolica;

    (c) Garantire l’indagine trasparente ed efficace di tutti i casi di violenza sessuale presumibilmente commessi da personale religioso della chiesa cattolica, il perseguimento dei presunti autori, l’adeguata punizione penale di coloro che sono stati giudicati colpevoli, e il risarcimento e la “riabilitazione” psichica delle vittime minorenni, comprese coloro che sono diventate adulte;

    (d) Stabilire canali sensibili ai bambini, per i bambini e altri, per riferire sulle violenze subite;

    (e) Proteggere i bambini da ulteriori abusi, tra l’altro assicurando che alle persone condannate per abuso di minori sia impedito e dissuaso il contatto con i bambini, in particolare a livello professionale;

    (f) Intraprendere tutti gli sforzi nei confronti della Santa Sede per rimuovere gli ostacoli all’efficacia dei procedimenti penali contro il personale religioso della Chiesa cattolica sospettato di violenza su minori, in particolare nei Patti lateranensi rivisti nel 1985, per combattere l’impunità per tali atti;

    (g) Rendere obbligatorio per tutti, anche per il personale religioso della Chiesa cattolica, la segnalazione di qualsiasi caso di presunta violenza su minori alle autorità competenti dello Stato italiano;

    (h) Modificare la legislazione che attua la Convenzione di Lanzarote in modo da garantire

    che non escluda il volontariato, compreso il personale religioso della Chiesa cattolica, dai suoi strumenti di prevenzione e protezione.

    In merito alla violenza di genere.

    22. Il Comitato attira l’attenzione dello Stato italiano sull’obiettivo 5.2 degli Obiettivi di sviluppo e lo sollecita a:

    (a) Garantire che le accuse di crimini legati alla violenza di genere, compresa la tratta di bambini stranieri, in particolare le ragazze, siano accuratamente indagate e che i responsabili siano consegnati alla giustizia;

    (b) Fornire regolari corsi di formazione per giudici, avvocati, procuratori, i polizia e altri gruppi professionali pertinenti su procedure standardizzate, di genere e di allerta per i minori per quanto riguarda le vittime e su come gli stereotipi di genere da parte il sistema giudiziario influisca negativamente sulla rigorosa applicazione della legge;

    Coordinazione

    (6) Il Comitato esorta lo Stato membro a definire un mandato chiaro e sufficiente autorità all’interno della Presidenza del Consiglio dei Ministri (Dipartimento per la famiglia Politiche) per coordinare tutte le attività connesse all’attuazione della Convenzione a livello intersettoriale, nazionale, regionale e locale e rafforzare il ruolo del cittadino Osservatorio sull’infanzia e sugli adolescenti nell’ambito di tale interministeriale corpo coordinatore. Lo Stato Parte dovrebbe assicurare che l’Osservatorio Nazionale su Infanzia e adolescenti sono forniti con le necessarie risorse umane, tecniche e risorse finanziarie per il suo effettivo funzionamento.

    Disseminazione, sensibilizzazione e formazione

    (11) Riconoscendo gli sforzi dello Stato membro, anche facendo alcuni ufficiali documenti accessibili in ETR (facile da leggere), il Comitato raccomanda che lo Stato parte:

    (a) Intensificare i suoi sforzi per diffondere informazioni sulla Convenzione e sui suoi Protocolli opzionali, anche attraverso programmi di sensibilizzazione, ai genitori, i più ampio pubblico e bambini in un modo a misura di bambino, alle organizzazioni basate sulla fede, e ai legislatori e ai giudici per assicurare la loro applicazione in ambito legislativo e giudiziario processi;

    (b) Rafforzare i suoi programmi di formazione per tutti i professionisti che lavorano con e per i bambini, anche implementando un programma per i diritti dei bambini e formatore approccio.

    Documento integrale 

  • Abusi sessuali da un prete, vittima scortata in commissariato durante la protesta in Vaticano

    Abusi sessuali da un prete, vittima scortata in commissariato durante la protesta in Vaticano

    Diego Esposito, il quarantenne napoletano che ha denunciato il parroco don Silverio Mura per abusi sessuali, è stato scortato in commissariato durante la sua protesta in Vaticano. Esposito, recentemente uscito dall’anonimato rivelando il suo volto e il suo nome, si trovava davanti alla porta di Sant’Anna per chiedere d’incontrare un delegato del Papa. “Voglio solo riprendermi la mia vita” aveva detto alla stampa.

    Diego Esposito il quarantenne napoletano che ha denunciato don Silverio Mura per abusi sessuali, stamane ha intrapreso una protesta pacifica al Vaticano ed è stato portato in commissariato. “Gli agenti lo hanno scortato in commissariato solo per identificarlo e fargli qualche domanda – spiega l’avvocato Carlo Grezio, legale di Esposito – tra poco tornerà davanti alla porta di Sant’Anna, dove aveva intrapreso la sua protesta. È stato solo un controllo, alcuni agenti conoscono la sua storia e gli hanno espresso solidarietà”. A portare Esposito, che solo recentemente è uscito dall’anonimato rivelando il suo volto e il nome (Arturo Borrelli), nel luogo dove la scorsa primavera ha incontrato il Papa, è stato il desiderio di giustizia. Così scrive nel suo comunicato:

    Non ho avuto nessuna risposta dal Vaticano (in merito alla denuncia di don Silverio Mura, ndr.). Sono pronto farmi arrestare ma farò di tutto per essere ascoltato. Io voglio solo giustizia per cercare di riprendermi un po’ della mia vita, cercherò di entrare nel Vaticano perché ho bisogno di parlare con il Santo Padre da padre a figlio.

    Mentre ribadisce la sua istanza di giustizia, Arturo, intanto, è in attesa del processo a carico di padre Luigi Ortaglio, cancelliere arcivescovile della Curia partenopea. Il processo che riguarda la querela sporta dal quarantenne per una nota della Curia che riportava il nome e cognome come vittima di pedofilia, si celebrerà con il rito abbreviato avrà luogo il prossimo 11 giugno. Riguardo alla vicenda degli abusi sessuali per cui Esposito ha denunciato don Silverio Mura e che risale a trent’anni fa, quando l’ex guardia giurata era ancora uno studente e Mura il suo insegnante di religione, è stata presentata una richiesta di risarcimento danni nei religioso, del Cardinale Crescenzio Sepe, dell’arcidiocesi di Napoli, del vescovo Lucio Lemmo e del ministero dell’Istruzione. I fatti ebbero luogo nel quartiere di Ponticelli, nella periferia Est di Napoli.

    https://napoli.fanpage.it/abusi-sessuali-da-un-prete-vittima-scortata-in-commissariato-durante-la-protesta-in-vaticano/

  • Tre fronti giudiziari: Sepe sulla graticola

    Tre fronti giudiziari: Sepe sulla graticola

    IL 29 GENNAIO si è svolta davanti al giudice Rossella Tammaro della quarta sezione penale del tribunale di Napoli la prima udienza della causa che vede imputato il cancelliere arcivescovile della curia partenopea padre Luigi Ortaglio. Il giudizio è stato promosso da una persona oggi quarantatreenne che dai tredici ai diciassette anni a Ponticelli, periferia orientale di Napoli, è stato vittima di violenze sessuali da parte del suo insegnante di religione, don Silverio Mura. Una vicenda che gli ha sconvolto la vita e per la quale dal 2010 chiede giustizia scontrandosi con il muro di gomma della curia.
    Quando nel febbraio del 2017 la sua denuncia ha ripreso slancio grazie a una inchiesta pubblicata sulle pagine nazionali di Repubblica, il cardinale Crescenzio Sepe ha risposto con una nota della curia, firmata da Ortaglio, con la quale sosteneva che il caso era chiuso, riuscendo in trentuno righe a citare otto volte, anche nel titolo, il nome completo della vittima che non era mai stato pubblicato.
    Il 9 marzo del 2017, con l’assistenza del penalista Gianfranco Iannone, la vittima ha presentato querela perché le norme sulla privacy vietano la diffusione di dati sensibili; in particolare viene considerato reato la pubblicazione del nome delle vittime di abusi sessuali. E il sostituto procuratore Emilia Sorrentino Galante ha disposto il rinvio a giudizio di Ortaglio che di sicuro non ha deciso da solo di ‘aggredire’ la vittima della violenza sessuale ma ha probabilmente obbedito a input superiori.
    La prossima udienza è fissata per l’undici giugno quando ci sarà la sentenza perché il difensore di Ortaglio Mauro Tornincasa ha chiesto il rito abbreviato che significa la riduzione di un terzo della pena.
    Primi, decisivi, passi per il penale, fase avanzata per il civile. Diego Esposito, questo il nome di fantasia utilizzato fino al giugno scorso dalla vittima del prete pedofilo, ha presentato richiesta di risarcimento danni nei confronti di Mura, di Sepe, dell’arcidiocesi di Napoli, del vescovo Lucio Lemmo e del ministero dell’Istruzione. Nelle prime udienze il giudice Ulisse Forziati della decima sezione civile ha ammesso le prove testimoniali chieste dall’avvocato di Esposito Carlo Grezio e l’otto aprile verranno ascoltati altre due vittime delle violenze di Mura.
    Ed è in dirittura d’arrivo la decisione del tribunale ecclesiastico di Milano incaricato dalla Congregazione per la dottrina della fede di decidere sulle accuse nei confronti di Silverio Mura visto il lavoro carente svolto dalla curia partenopea. I ‘giudici’ milanesi hanno ascoltato e registrato a Napoli diversi testi, tra i quali Diego Esposito e altre ragazzini violentati dal sacerdote, e acquisiti gli atti dell’avvocato Grezio. Nel giro di pochi mesi dovrebbe arrivare la ‘sentenza’.
    Nel caso fossero riconosciute le responsabilità del sacerdote, Mura verrebbe ridotto allo stato laicale con un risarcimento congruo alla vittima a carico del Vaticano. In questa ipotesi diventerebbe indifendibile la posizione di Sepe in base a quanto stabilito dalla lettera in forma di ‘motu proprio’ intitolata “Come una madre amorevole”, pubblicata dal pontefice il 4 giugno del 2016. “Con la presente lettera – scrive papa Francesco – intendo precisare che tra le ‘cause gravi’ (che portano alla rimozione, ndr) è compresa la negligenza dei vescovi nell’esercizio del loro ufficio, in particolare relativamente ai casi di abusi sui minori e adulti vulnerabili”.

  • Sesso con adulti e un minore, il prete dimesso dalla Chiesa era uno dei protagonisti del libro di Mangiacapra

    Sesso con adulti e un minore, il prete dimesso dalla Chiesa era uno dei protagonisti del libro di Mangiacapra

    Teano. “Invitiamo il reverendo sacerdote Carmine Zaccariello a vivere la vita che il signore gli vorrà ancora donare impegnato in un cammino di revisione di conversione e di riparazione dei danni causati nelle persone di coloro che sono stati segnati ed hanno ricevuto un’immagine distorta della Chiesa nostra madre” scriveva così l’arcivescovo metropolita Crescenzio Sepe nelle conclusioni del processo penale amministrativo aperto dalla Chiesa nei confronti di don Carmine Zaccariello, il 18 luglio del 2013, stabilendo che il sacerdote dovesse “espiare” la pena dell’allontanamento con obbligo di seguire un percorso terapeutico per aver violato il sesto comandamento del decalogo, cioè di aver avuto rapporti sessuali con adulti e un minore di 18 anni. Un procedimento, segnalato, grazie a un’inchiesta giornalistica di Pjno Grazioli editore di Paradise Tv, al quale don Carmine aveva fatto ricorso chiedendo di essere reintegrato, fino a quando è stato dimesso definitivamente dalla Stato clericale, il 14 gennaio scorso, da Papa Francesco con un provvedimento irrevocabile. Don Carmine Zaccariello, secondo quanto emerge, dagli atti del tribunale ecclesiastico era stato già processato per alcuni episodi sia di pedofilia sia di rapporti sessuali con adulti. Al sacerdote di Frignano, tra l’altro, è dedicato anche un ampio capitolo del libro di Francesco Mangiacapra “Il numero uno. Confessioni di un march ettaro”. Mangiacapra rivela che don Carmine è stato un suo cliente. “Riposiamoci sotto le coperte” gli disse durante un incontro dopo aver parlato. Mangiacapra racconta inoltre di essere stato ospite del prete, sia nell’appartamento di Frignano sia nell’Oasi di Santa Maria degli Angeli nei pressi di Teano, dove erano presenti laici, sacerdoti e suore per un banchetto. A raccontare questi particolari il sito di notizie LaRampa.it che pubblica ampi stralci del libro di Mangiacapra nei quali, la escort dei preti racconta gli incontri con il sacerdote casertano già finito nel mirino della curia cinque anni fa, condannato alla sospensione dagli uffici per cinque anni, con obbligo di rieducazione in una struttura per preti. Il tribunale ecclesiastico lo aveva ritenuto colpevole di aver avuto dei rapporti sessuali con “adulti e con un minore di anni 18”. Tra l’altro proprio l’arcivescovo Crescenzio Sepe era stato molto duro nella sua relazione con la quale chiedeva a Monsignor Arturo Aiello, Vescovo ci Calvi-Teano di notificare al sacerdote il provvedimento che poteva essere “appellato” entro 60 giorni.

    Il sacerdote, oggi 62enne, poi, aveva continuato ad esercitare per anni nella parrocchia di Marzano Appio, fino alle dimissioni definitiva dallo Stato clericale con concessione della “dispensa dal sacro celibato e da tutti gli oneri connessi alla sacra Ordinazione, con decisione suprema e irrevocabile e a nessun ricorso subordinata”.

    Sesso con adulti e un minore, il prete dimesso dalla Chiesa era uno dei protagonisti del libro di Mangiacapra