Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Cristiana Macchiusi

  • Roma, prete pedofilo a Termini: il pm chiede 15 anni

    Roma, prete pedofilo a Termini: il pm chiede 15 anni

    Fotografava minorenni nudi o durante le prestazioni sessuali che saldava con paghette e regalini. Mischiando, secondo la procura, «per troppi anni il sacro col profano». Non sono bastate, ieri, le giustificazioni fornite in aula a evitare per don Dino, all’anagrafe Placido Greco, il sacerdote di Fiumicino col pallino del sesso e ora sospeso a divinis, a risparmiargli una richiesta di condanna esemplare. Il pm Cristiana Macchiusi ha sollecitato una pena a 15 anni di carcere e 150.000 euro di multa per la doppia accusa di produzione di materiale pedopornografico e prostituzione minorile.

    Col rischio che a breve gli arrivi un’altra batosta giudiziaria. Al momento dell’arresto, nel maggio 2015, don Dino, infatti, era stato ritenuto al centro di una rete di pedofili che adescava e istigava alla prostituzione baby gigolò a Termini. «Mi piacciono i giovani, ma non sono un maniaco di minorenni – ha dichiarato l’ex prete – Catalogo le foto di nudi di ragazzi perché sono un tipo molto ordinato e pure perché la carne è debole e provo piacere a rivederle». «Per quei provini mi pagavano pure, in genere dieci euro. Li facevo posare e poi consegnavo gli scatti tenendo una copia. In molti volevano togliersi dalla strada per fare marchette a casa. Li aiutavo. A tutti, però, chiedevo l’età. Se ho avuto rapporti con qualche minorenne è solo perché mi avevano mentito sull’età».

    Uno, secondo l’accusa, un ex chierichetto, del periodo in cui officiava a Siena. Nel ripostiglio della casa canonica, ad Acilia, erano stati ritrovati 40.000 foto porno, di cui 1.686 file ritraenti sei minori. E due album fotografici a tema. Il primo verde contenente 117 foto di giovani nudi (ribattezzati coi nomi dei profeti), il secondo blu con 284 foto e sul retro l’indicazione della prestazione. Il parroco, assistito dall’avvocato Gianluca Nicolini, potrebbe essere incastrato anche da un manoscritto: «Vi ho amato tutti e non vi scorderò mai»: la storia di un prete pedofilo che confessa vent’anni di incontri.

    https://www.ilmessaggero.it/roma/cronaca/prete_pedofilo_termini_pm_chiede_15_anni_roma-3240027.html

  • Don Dino accusato anche di aver avuto rapporti con minori

    Don Dino accusato anche di aver avuto rapporti con minori

    Confermate le ipotesi della Procura Ma il reato era di pedopornografia

    Don Dino non si sarebbe accontentato di immortalare quegli adolescenti senza veli. Il sacerdote, al secolo Placido Greco, avrebbe anche rubato la fanciullezza di almeno due minorenni. A metterlo nero su bianco è il tribunale del Riesame. I giudici hanno così confermato le ipotesi investigative della procura di Roma. Le stesse tesi che avevano portato all’arresto del prelato. L’uomo era finito in manette lo scorso maggio, insieme ad altre 8 persone accusate di aver sfruttato sessualmente alcuni minorenni di origine rom. Ragazzini pagati per vendere i loro corpi tra i binari della stazione termini. In un primo momento infatti, il giudice per le indagini preliminari aveva confermato le accuse mosse nei confronti del prete esclusivamente per quanto riguarda la detenzione di materiale pedopornografico. Gli agenti della Polfer avevano ritrovato nell’abitazione dell’uomo circa 1700 fotografie. Immagini che ritraevano numerosi minorenni in pose hard. «Si era sparsa la voce che ero bravo a scattare foto di nudi – avrebbe ammesso il sacerdote durante l’interrogatorio di garanzia – Così diversi ragazzini mi hanno chiesto di realizzare dei book per sfondare nel cinema erotico. Mi sono prestato, credendo di aiutarli. Ma non mi sono mai spinto oltre, non ho mai sfiorato un bambino. Mai pagato nessuno, neanche per le foto». Secondo il riesame però l’improvvisato agente cinematografico avrebbe anche avuto rapporti sessuali con due ragazzini.

    Dalle indagini era emersa la doppia personalità del prelato. L’indagato avrebbe scritto, sotto pseudonimo, una bibbia in chiave erotica. Nel libro dissacrato, secondo gli inquirenti, al posto dei 12 apostoli, sarebbero stati rappresentati altrettanti ragazzini. L’uomo adesso è agli arresti domiciliari. L’inchiesta, condotta dal sostituto procuratore Cristiana Macchiusi e dall’aggiunto Maria Monteleone, ha portato all’arresto di 9 persone e all’iscrizione nel registro degli indagati di altre 17. Il decimo indagato che sarebbe dovuto essere arrestato era morto poco prima che scattasse la misura cautelare nei suoi confronti. Non era solo lo scalo ferroviario di Termini a fare da sfondo a un mondo dove uomini, talvolta in abito talare, strappavano l’infanzia «di adolescenti, accomunati tutti da una precarissima condizione esistenziale, caratterizzata – come scrivono gli inquirenti – da povertà, ignoranza, promiscuità, estrema emarginazione e degrado». Tiburtina, Piramide e Termini. Nettuno, Albano Laziale e Aprilia. A bordo dei treni, in casa, in macchina, nei bar adiacenti la stazione o in quelli del Mc Donald’s. Erano numerosi i luoghi dove i minorenni si prostituivano. Talvolta anche in cambio di un pacchetto di noccioline. I bambini si prostituivano al binario «29» della stazione Termini potevano guadagnare al massimo 50 euro. In altre occasioni, erano stati venduti dalla loro stessa madre.

    Andrea Ossino

    http://www.iltempo.it/roma-capitale/2016/03/06/don-dino-accusato-anche-di-aver-avuto-rapporti-con-minori-1.1516230

  • Baby gigolò a Termini, resta in carcere il sacerdote orco di Fiumicino

    Baby gigolò a Termini, resta in carcere il sacerdote orco di Fiumicino

    «Potrebbe commettere reati analoghi». Resta in carcere don Placido Greco, il prete di Fiumicino arrestato per pedopornografia ed indagato per prostituzione minorile nell’inchiesta su un giro di baby gigolò con base alla stazione Termini che a maggio ha portato all’esecuzione di una decina di misure cautelari. I giudici del Riesame hanno appena respinto l’istanza di scarcerazione presentata dai legali del sacerdote che era stato arrestato in flagranza di reato dagli agenti della Polfer. Gli investigatori su delega del pm Cristiana Macchiusi e del procuratore aggiunto Maria Monteleone, durante una perquisizione domiciliare, avevano trovato nella memoria del suo pc almeno 1.700 scatti hard, per lo più con immagini di adolescenti nudi, oltre ad una «bibbia» riscritta in chiave pedopornografica e un romanzo con lo stesso sfondo intitolato «Amori miei…». Dagli accertamenti è emerso che in alcuni casi le vittime erano state fotografate in età diverse, dai 15 anni fino alla maggiore età, mentre compivano atti sessuali talvolta indossando solo qualche paramento sacro. Il parroco era finito anche nella lista dei clienti che abbordavano baby prostituti lungo i binari di Termini. Per lui quindi non si escludono nuove contestazioni.
    Intanto, chiuso nella sua cella, don Placido continua a leggere le scritture sacre e a fare meditazione. «Facevo quelle foto solo per aiutare dei ragazzi in difficoltà» aveva provato a spiegare nell’interrogatorio di garanzia il sacerdote, «Si era sparsa la voce che ero bravo a scattare foto. Così diversi ragazzini mi hanno chiesto di realizzare dei book per sfondare nel cinema erotico. Mi sono prestato, credendo di aiutarli. Ma non mi sono mai spinto oltre».

    http://www.ilmessaggero.it/ROMA/CRONACA/baby_gigol_amp_ograve_termini_prete_orco_fiumicino_placido_greco/notizie/1429959.shtml

  • Prostituzione minorile alla stazione Termini: «Quei ragazzini avevano mille clienti»

    Prostituzione minorile alla stazione Termini: «Quei ragazzini avevano mille clienti»

    I clienti lo sapevano: per adocchiare baby prostituti dovevano appostarsi sulla scala mobile che conduce in via Giolitti. Da lì gli sguardi ammiccanti, lo scambio del numero del cellulare, e poi l’appuntamento per consumare in casa (spesso in ville) dopo la doccia, oppure di corsa, su un vagone.

    Sono almeno un migliaio, secondo una prima stima degli investigatori, i clienti senza scrupoli che hanno frequentato Termini per adescare ragazzini, per lo più rom e minorenni. Pedofilia a basso costo visto che ogni incontro veniva pagato dai dieci ai cinquanta euro. Tra i frequentatori già schedati, ci sono commercianti, operai, sbandati, professionisti e religiosi, come don Dino, al secolo Placido Greco, finito in carcere per pedopornografia. Nomi da giorni al vaglio della polizia ferroviaria, delegata alle indagini dall’aggiunto Maria Monteleone e dal pm Cristiana Macchiusi.

    L’inchiesta, che finora ha portato all’iscrizione del registro degli indagati di diciassette persone, di cui dieci finite in manette, rischia di allargarsi. Intanto gli inquirenti puntano ad accertare se il parroco, che si era ricavato un doppio lavoro da talent scout del cinema porno, fotografando decine di adolescenti nudi e stava riscrivendo la bibbia in chiave hard, possa essere stato spalleggiato da altri. Le immagini agli atti ritraggono ragazzini vestiti solo con il collarino ecclesiastico o fasce talari e lo stesso don Dino con altri simboli religiosi. Intanto il sacerdote si difende: «Avrò commesso dei peccati, ma sono un buon prete» si è giustificato dal carcere di Regina Coeli, dove ieri ha ricevuto la visita della sorella.

    A breve potrebbe essere chiamato a chiarire la sua posizione anche Luca Galleschi, un ex sacerdote indagato per prostituzione minorile. Uno dei baby squillo ha riferito che l’ex religioso, presentandosi come maestro, gli avrebbe proposto un incontro in cambio di venti euro. Una testimonianza ritenuta chiave dalla procura. «Lo avevo notato gravitare nella zona della chiesa Santa Maria degli Angeli» ha raccontato il ragazzo «e in alcune occasioni l’ho visto mentre faceva entrare dei ragazzini romeni da un ingresso laterale della chiesa.

    Scambiando qualche parola con uno di loro, una volta, ho appreso che quell’uomo li pagava venti euro per consumare rapporti sessuali». Resta al vaglio la posizione di un altro sacerdote, un quarantenne ecuadoregno, che ha avuto un incontro a pagamento con un diciottenne (e per questo non imputabile) ma diversi contatti telefonici con minorenni.

    http://www.ilmessaggero.it/ROMA/CRONACA/prostituzione_minorile_stazione_termini_ragazzini_mille_clienti/notizie/1379136.shtml

  • Ragazzini rom e preti pedofili, il Vaticano non risponde ai pm

    Ragazzini rom e preti pedofili, il Vaticano non risponde ai pm

    Per poter approfondire la posizione di un prete coinvolto nell’ultima inchiesta che ha scosso Roma su un giro di prostituzione di giovani rom alla stazione Termini, gli agenti della Pol-fer avevano bisogno di alcune informazioni dal Vaticano. Ma la rogatoria inviata nel dicembre 2014 non ha avuto ancora risposta. Intanto sono passati cinque mesi, e le indagini della Procura capitolina, di cui sono titolari i pm Maria Monte-leone e Cristiana Macchiusi, non si sono fermate davanti a questo ostacolo.

    E COSÌ QUALCHE giorno fa, otto persone sono finite ai domiciliari, due in carcere. In totale gli indagati sono 17. È questo un altro aspetto di un’inchiesta difficile per i magistrati non solo per i minori (all’epoca dei fatti) coinvolti, ma anche perchè avere informazioni oltrete-vere – nonostante il corso “tolleranza zero” inaugurato da Papa Bergoglio – spesso richieda risposte con tempi lunghi, quando arrivano.

    Ma c’è anche un altro aspetto finito nell’ordinanza di custodia cautelare del gip Chiara Giammarco del 15 maggio, che dovrà essere chiarito. Mentre i pm indagano sul questo caso, si imbattono in un racconto di una testimone che rivela di aver visto un prete (un altro rispetto a quello della rogatoria) entrare nella Basilica di Santa Maria degli Angeli, nella centrale Piazza della Repubblica, con alcuni ragazzi. Il verbale risale al 3 ottobre 2014. La donna riconosce uno degli indagati e afferma: è “un prete che due o tre anni fa lavorava presso la chiesa Santa Maria degli Angeli. Al riguardo, sono certa delle mie affermazioni in quanto all’epoca lavoravo ancora come meretrice proprio nella zona della citata piazza.

    In alcune occasioni, la sera, ho notato lo stesso che faceva entrare dei ragazzini rumeni da un’entrata secondaria della struttura. Scambiando qualche parola con uno di quei ragazzini, una volta ho appreso che quell’uomo li pagava 20 euro per consumare rapporti sessuali, ma non sono in grado di aggiungere altro né di mettervi in contatto con tale minore”.

    Per il gip però la testimonianza della donna “per quanto attendibile” rivela una vicenda che lei stessa ha appreso de relato. Quei 20 euro però tornano altre volte nei racconti dei giovani romeni. Riferendosi a uno degli indagati, un giovane rom racconta: “Viene da Milano, Napoli… non lo so. (…) non ci sono andato perché non c’era tempo per stare. Mi avrebbe pagato 20 euro”. A volte però andava anche peggio. Un indagato al telefono dice: “Adesso sto sempre al binario 29 (…) Perché c’ho uno fisso che me vie’ con 10 euro e me lo tengo, hai capito. Anzi te lo volevo far vedere chi era, almeno te lo facevi pure te!”. Proposta che l’interlocutore sembra rifiutare.

    È QUESTO il tenore delle intercettazioni. Parole che gli investigatori incrociano con i racconti e con i risultati degli appostamenti della Polfer. Tuttavia il gip rigetta alcune richieste di misura cautelare dei pm (due soli sono finiti in carcere e altri 8 ai domiciliari) soprattutto per alcune contraddizioni nei racconti.

    I ragazzi, infatti, oltre che avere difficoltà nell’espri-mersi in italiano corretto, provano un forte senso di vergogna nel raccontare di essersi prostituiti con un uomo, soprattutto perché la loro cultura non accetta l’omosessualità. Scrive il gip: “I minori temono di dimostrare veri e propri rapporti consolidati di tale tipologia per non essere additati nel loro gruppo di appartenenza” come gay o banulu, come registravano nelle rubriche dei cellulari i numeri degli uomini che incontravano. Elementi questi che spiegano quanto l’indagine sia stata complicata, non solo per la delicatezza delle vicende, ma anche per la gestione delle informazioni. Nella rogatoria di dicembre in Vaticano ad esempio gli uomini della Polfer chiedevano solo se uno degli indagati fosse un prete e quale fosse la sua parrocchia. Avevano già provato ad avere risposte dall’ispettorato Vaticano. Ma era necessaria una rogatoria. Per ora senza risposta.

    http://www.magazinedonna.it/ragazzini-rom-e-preti-pedofili-il-vaticano-non-risponde-ai-pm/21150

  • Don Placido: “1.700 foto nudi? Aiutavo ragazzi a entrare nel porno”

    Don Placido: “1.700 foto nudi? Aiutavo ragazzi a entrare nel porno”

    La presunzione di innocenza, fino a definitiva sentenza di condanna, è sacra. Per cui di Placido Greco, parroco viterbese detenuto a Regina Coeli per atti sessuali nei confronti di minori, non useremo aggettivi o qualificazioni che pur la cronaca dei fatti consiglierebbe e autorizzerebbe. Di Don Placido Greco diremo solo e senza tema di smentita che dispone e ostenta una colossale sicurezza.

    Sentitelo, nella cronaca di Ilaria Sacchettoni sul Corriere della Sera, di fronte al giudice per le indagini preliminari Chiara Giammarco.

    Le hanno trovato a casa 1.700 foto di adolescenti nudi…

    “Vengono da me per i miei scatti, faccio foto bellissime”.

    Vuol dire che…

    “E’ iniziato tutto con un 17enne che voleva debuttare nel mondo del cinema, quello pornografico. E allora aveva bisogno di un book fotografico. Il ragazzo è rimasto soddisfatto ed è iniziato il passaparola, altri giovani si sono rivolti a me per farsi delle foto”.

    E perché con queste foto ci ha fatto un archivio casalingo?

    “Le guardavo ogni tanto, non è un reato guardare una foto”.

    A Don Placido il pm Cristiana Macchiusi contesta atti sessuali con un minorenne alla Stazione Termini, c’è la testimonianza di un minore che dice di essere stato pagato per tre volte e ogni volta con 40/50 euro e ci sono soprattutto le immagini delle telecamere della stazione che lo hanno ripreso più volte.

    “Vado spesso a Termini, lì ci sono tante persone a cui fare beneficenza”.

    Dunque nel mondo che Don Placido parroco prova a confezionare per i magistrati e, purtroppo, per i credenti nelle sue parole, funziona così: un minorenne vuole farsi fare delle foto porno e da chi va? Ma dal parroco, ovvio no? Vuoi un book per candidarti a un film porno e chi ti rivolgi? Al prete, regolare. Poi lo consigli agli amici. E che ci fa il parroco di Viterbo alla Stazione Termini? Va a fare beneficenza. Poi ci sono quelli che equivocano quando lui tira fuori 40/50 euro.

    Ma il difendersi dovrebbe avere una misura, staremmo per dire una decenza. Ma Don Placido pare non averla e quindi racconta storie come quelle avrebbe potuto scrivere Gabriele Doni, autore di romanzi pornografici. E chi è Gabriele Doni? Secondo i magistrati è sempre e ancora lui: Placido Greco che sotto pseudonimo faceva il secondo lavoro, oltre quello di prete e di parroco. Con tutta probabilità prete e pornografo per Don Placido erano lo stesso lavoro, l’uno la prosecuzione e il compimento dell’altro.

    http://www.blitzquotidiano.it/photogallery/don-placido-faccia-tosta-foto-nudi-ragazzi-film-porno-2195066/

  • Pedofilia, il sacerdote arrestato: «Erano provini per film a luci rosse. E c’era anche la Bibbia in chiave erotica»

    Pedofilia, il sacerdote arrestato: «Erano provini per film a luci rosse. E c’era anche la Bibbia in chiave erotica»

    di Michela Allegri e Adelaide Pierucci
    Fotografava adolescenti senza veli per avviarli al cinema hard. Si era improvvisato agente cinematografico a luci rosse, don Dino, al secolo Placido Greco, il prete di Fiumicino finito in carcere per pedopornografia e prostituzione minorile, nell’inchiesta su un giro di baby gigolò con base a Termini che ha portato all’esecuzione di una decina di misure cautelari. «Si era sparsa la voce che ero bravo a scattare foto di nudi – avrebbe ammesso il sacerdote durante l’interrogatorio di garanzia – Così diversi ragazzini mi hanno chiesto di realizzare dei book per sfondare nel cinema erotico. Mi sono prestato, credendo di aiutarli. Ma non mi sono mai spinto oltre, non ho mai sfiorato un bambino. Mai pagato nessuno, neanche per le foto».
    Gli agenti della Polfer di Roma Termini, diretti da Emanuele Fattori, che hanno arrestato il sacerdote in flagranza di reato proprio per quella mole di foto illegali custodite in un archivio del computer, hanno contato almeno 1.700 scatti compromettenti. In alcuni casi le vittime sono state riprese ad età diverse, dai 15 anni fino alla maggiore età, mentre compivano atti sessuali. L’avvocato che assiste don Dino, Sergio Ruperto, a breve presenterà istanza al Riesame puntando alla scarcerazione. Il parroco, infatti, è molto provato, ed è preoccupato per le condizioni di salute dell’anziana madre. L’inchiesta, però, è ancora ai primi passi. In casa di padre Greco sono stati trovati circa 40mila file, che sono ora al vaglio della Polizia Postale, su delega del pm Cristiana Macchiusi e dell’aggiunto Maria Monteleone.
    LA BIBBIA
    Intanto, sta emergendo la doppia personalità del prete. Alle messe dietro all’altare fanno da contrappeso i dossier di foto pedopornografiche. Dopo le omelie don Dino incontrava di nascosto baby gigolò minorenni, ragazzini rom squattrinati pronti a vendersi per pochi euro. L’indagato aveva anche velleità artistiche: scriveva libri a luci rosse sotto pseudonimo. Aveva addirittura ripensato la Bibbia in chiave erotica: al posto dei 12 apostoli, comparivano altrettanti ragazzini deviati. La sua posizione giudiziaria nel frattempo si è aggravata: inizialmente, gli inquirenti lo accusavano di essersi intrattenuto solo con due minori, ma dagli accertamenti è emerso che avrebbe avvicinato almeno una decina di giovanissimi. D’altronde, l’inchiesta va avanti da quasi 2 anni. Gli indagati sono 17, in 9 sono stati sottoposti a misura. Il decimo, un ottantenne, è morto qualche giorno prima della notifica dell’ordine d’arresto.LA DIFESA
    «Padre Placido andava alla stazione per fare beneficenza, non è un pedofilo. Le foto? Non sapeva fossero minorenni». A Radio Cusano Campus parla Sergio Ruperto, legale di Placido Greco, alias don Dino, prete accusato di prostituzione minorile e pedopornografia, arrestato nell’inchiesta sui minorenni che si vendevano alla stazione Termini di Roma.«Ci andava a cogliere il suo sacerdozio, per fare beneficenza e aiutare i barboni – ha detto l’avvocato di don Dino -. Per quanto riguarda le foto, ha sostenuto che la prima volta era andato da lui un ragazzino a pregarlo di fargli delle foto che gli servivano per partecipare a un film porno. Il ragazzo era minorenne, ma lui non lo sapeva. Ha detto che a quell’età, 17-18 anni, è complicato capire se uno è minorenne. Dopo è partito un passaparola tra i ragazzi e in tanti sono andati da lui a farsi fare queste foto». A proposito della Bibbia a luci rosse che il sacerdote avrebbe scritto, l’avvocato ha risposto: «Non ha mai scritto una Bibbia, ha scritto alcune pagine a forma di romanzo. A luci rosse? Non lo so, scrivere era una sua passione. Ma il mio assistito nega fermamente di essere un pedofilo e sostiene di non aver mai avuto rapporti con minorenni dietro compenso».«Penso che gli arresti domiciliari possano essere sufficienti, non capisco l’applicazione di una misura così grave come la detenzione in carcere – ha detto ancora il legale -. Hanno trovato delle foto fatte con macchina digitale e altre immagini in una chiavetta usb. Immagini pedopornografiche va bene, ma questo non giustifica una misura così grave».

    «Se ha intenzione di scusarsi con la chiesa e con i cattolici visto il suo ruolo di sacerdote? – conclude Ruperto -. Per il momento non ne abbiamo parlato, magari poi approfondiremo anche questo».

    http://www.ilmessaggero.it/ROMA/CRONACA/pedofilia_sacerdote_arrestato_provini_film_luce_rossa/notizie/1375780.shtml