Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Cristiano Baroni

  • Prete pedofilo, nelle lettere del bimbo le dichiarazioni d’amore: “Mi manchi”

    Prete pedofilo, nelle lettere del bimbo le dichiarazioni d’amore: “Mi manchi”

    VERSILIA – ( di Letizia Tassinari ) – Una brutta storia, quella del bambino – la cui famiglia, parte offesa, è tutelata dall’avvocato Cristiano Baroni –  e il prete indiano rinviato a giudizio, accusato di abusi sessuali nei confronti del minore – all’epoca dei fatti 12enne -, e per il quale il Gip del Tribunale di Lucca, dottoressa Silvia Mugnaini, ha chiesto, oltre alla citazione, come responsabile civile, del vescovo di Pisa, monsignor Benotto, la cui diocesi è competente territorialmente, la perizia calligrafica su alcune lettere scritte dal minore al sacerdote. Il piccolo – su delega di indagini del Pubblico Ministero dottor Antonio Mariotti – venne ascoltato dal personale specializzato del Commissariato di Polizia di Viareggio, in forma protetta e con l’ausilio del dottor Giorgio Pini, direttore del reparto di Neuropsichiatria Infantile dell’ospedale “Versilia”, che era a consocenza della triste vicenda dopo una gita fatta dal minore con i boy scout, durante la quale il bimbo aveva consegnato a delle amichette sue coetanee alcune letterine, manoscritte, uguali, o quanto meno simili, a quella ritrovata per caso dalla mamma e agli atti del fascicolo di indagine, che erano poi finite, per mano dei genitori delle bambine, ai responsabili degli scout e alle assistenti sociali. Missive, tutte, che alla prossima udienza, fissata per il 12 luglio prossimo, saranno periziate da un esperto calligrafo. “Caro padre, mi manchi tanto – si legge nelle righe dei fogli di un quaderno, piene di cuoricinini  e disegni dove il bimbo e il religioso si tengono per mano -: “Non sento più i tuoi baci e abbracci”. Poi altri frasi, di sesso, che descrivono incontri sotto le coperte, parti intime e amplessi, frutto, probabilmente, di un impatto dell’abuso di un “orco” sulla fragilità di un piccolo orfano che si propone addirittura come sposa che vorrebbe dargli dei figli: “Ricordati che ti amo”.  Ora spetterà alla perizia calligrafa stabilire se davvero il minore ha scritto quei “racconti”.

    “I vescovi che sono stati negligenti riguardo ad abusi sessuali compiuti su minori saranno rimossi dal loro incarico” La battaglia contro la pedofilia, di Papa Francesco prosegue. E’ di pochi giorni fa il  Motu proprio “Come una madre amorevole” del pontefice – riportato da TGvaticano.it –  che rafforza l’impegno della Chiesa a tutela dei minori in materia di pedofilia Il Pontefice stabilisce che, tra le “cause gravi” che il Diritto Canonico già prevede per la rimozione dall’ufficio ecclesiastico va compresa anche la negligenza rispetto ai casi di abusi sessuali. Nel testo, composto di 5 articoli, si prevede che – qualora gli indizi appaiano seri – la competente Congregazione della Curia può iniziare un’indagine che può concludersi con il decreto di rimozione. La decisione deve comunque sempre essere sottomessa all’approvazione del Pontefice. Il “compito di protezione e di cura spetta alla Chiesa tutta, ma è specialmente attraverso i suoi Pastori che esso deve essere esercitato”. E’ quanto scrive il sommo pontefice, sottolineando la responsabilità dei Vescovi diocesani. “Occorre impiegare una particolare diligenza nel proteggere coloro che sono i più deboli tra le persone loro affidate”. Il Pontefice ricorda che il Diritto Canonico già prevede “la possibilità della rimozione dell’ufficio ecclesiastico per cause gravi”. Con il Motu Proprio, afferma il Papa, “intendo precisare che tra tali cause rientra anche la negligenza dei Vescovi  relativamente “ai casi di abusi sessuali compiuti su minori ed adulti vulnerabili”, come previsto dal Motu Propro di San Giovanni Paolo II, Sacramentorum Sanctitatis Tutela, aggiornato da Benedetto XVI. Con il documento firmato da Francesco, si stabilisce fin dal primo dei 5 articoli che il vescovo diocesano (o l’eparca o colui che ha una responsabilità temporanea di una Chiesa particolare) può essere “legittimamente rimosso dal suo incarico, se abbia, per negligenza, posto od omesso atti che abbiano provocato un danno grave ad altri”, sia persone che comunità. Si specifica inoltre che questo danno può essere “fisico, morale, spirituale o patrimoniale”. Il vescovo (al quale sono equiparati i Superiori Maggiori), prosegue l’articolo 1, può essere rimoso solo se “abbia oggettivamente mancato in maniera molto grave alla diligenza che gli è richiesta dal suo ufficio pastorale, anche senza grave colpa morale da parte sua”. Tuttavia, in caso di abusi su minori, “è sufficiente che la mancanza di diligenza sia grave”. Qualora gli indizi siano “seri”, prosegue l’articolo 2 del Motu Proprio, la competente Congregazione della Curia Romana può “iniziare un’indagine in merito” dando notizia all’interessato che ha “la possibilità di difendersi” con i “mezzi previsti dal diritto”. In seguito agli argomenti presentati dal vescovo, la Congregazione può “decidere un’indagine supplementare”. Negli articoli 3, 4 e 5 il Motu Proprio norma dunque la procedura con la quale si decide l’eventuale rimozione dall’incarico. La Congregazione che assume tale decisione, in Sessione ordinaria, può stabilire se dare “nel più breve tempo possibile, il decreto di rimozione” o esortare il vescovo “a presentare la sua rinuncia in un termine di 15 giorni”, concluso il quale il Dicastero potrà “emettere il decreto”. Nell’ultimo articolo si stabilisce che la decisione finale dovrà essere “sottomessa all’approvazione specifica del Romano Pontefice” che, “prima di assumere una decisione definitiva si farà assistere da un apposito Collegio di giuristi”.

    http://www.tgregione.it/cronaca-versilia/prete-pedofilo-nelle-lettere-del-bimbo-le-dichiarazioni-damore-mi-manchi/

  • Prete imputato di abusi, la diocesi rischia di pagare

    Prete imputato di abusi, la diocesi rischia di pagare

    Il sacerdote è accusato di cinque episodi di cui sarebbe stato vittima un bimbo. Il giudice ha deciso che se sarà condannato la famiglia sarà risarcita dal vescovo

    di Matteo Tuccini

    VIAREGGIO. Un prete di origine straniera – oggi non più in Versilia – rischia il processo per una vicenda di presunti abusi sessuali ai danni di un bambino. Martedì 7, nell’udienza in tribunale a Lucca, i legali del sacerdote hanno chiesto il rito abbreviato. Che consentirebbe al prelato – in caso di condanna – di avere uno sconto di un terzo della pena. Il giudice dell’udienza preliminare Silvia Mugnaini si è riservata di valutare la richiesta solo dopo la presentazione di una perizia calligrafica. Il giudice ha citato anche il vescovo Giovanni Paolo Benotto della diocesi di Pisa per eventuali risarcimenti in sede civile: se il sacerdote sarà riconosciuto colpevole, i danni da pagare alla famiglia saranno a carico della diocesi stessa.

    I presunti abusi sarebbero cinque e sarebbero avvenuti nel 2014 in un Comune che non riveliamo, per tutelare il bambino. In quel periodo il piccolo e sua madre frequentavano una comunità religiosa, in cui da circa un anno si trovava il prete finito sotto accusa. Proprio durante la frequentazione da parte del bambino di questa comunità sarebbero avvenuti gli episodi contestati. L’indagine sarebbe scattata in seguito ad alcuni disegni fatti dal piccolo, raffiguranti un uomo in nero e un bambino in posizioni ambigue. I familiari hanno informato i servizi sociali del Comune, e da lì la palla è passata alle forze dell’ordine e alla magistratura. Che hanno avviato l’inchiesta, emersa pubblicamente alla fine del 2014.

    Gli inquirenti hanno parlato con il bimbo, poi seguito da un assistente sociale e da uno psicologo. Il bambino avrebbe raccontato gli abusi sessuali commessi dal sacerdote nei suoi confronti. Gli episodi, come detto, sarebbero cinque. Il religioso, dal canto suo, ha sempre negato ogni responsabilità. Anche nel corso dell’incidente probatorio in tribunale, che serve ad acquisire prove che rischiano di non arrivare a processo. Nel frattempo il sacerdote è stato trasferito. Al termine dell’indagine il sostituto procuratore Antonio Mariotti, titolare dell’inchiesta, ha chiesto il rinvio a giudizio. Nell’udienza del 12 luglio si capirà se da questa vicenda nascerà un processo.

    Gli avvocati Cristiano Baroni e Debora Ianniello, che tutelano il piccolo e la sua famiglia, avevano chiesto che venisse coinvolto nel procedimento anche l’ordine di appartenenza del prete. Il giudice lo ha invece escluso, acconsentendo al coinvolgimento, in sede civile, del vescovo della diocesi interessata. Che è quella di Pisa.

  • Prete pedofilo: citato il Vescovo di Pisa come responsabile civile.

    Prete pedofilo: citato il Vescovo di Pisa come responsabile civile.

    VERSILIA  – ( di Letizia Tassinari ) – Rito abbreviato condizionato alla perizia calligrafica su alcune lettere scritte dal bambino, vittima secondo l’accusa, di abusi sessuali da parte del sacerdote. e inviate al prete.  Lo ha disposto questa mattina il giudice dell’udienza preliminare del tribunale di Lucca, dottoressa Silvia Mugnaini, che ha estromesso, quale responsabile civile, la curia generalizia dei Carmelitani (ordine di appartenenza del religioso) e, accogliendo la richiesta degli avvocati di parte civile Cristiano Baroni (Rete l’ABUSO) e Debora Ianniello, ha disposto la citazione del Vescovo della Diocesi di Pisa, monsignor Giovanni Paolo Benotto, per la prossima udienza fissata il 12 luglio.

    Un’ indagine, quella relativa agli abusi sul minore, diretta dal Pubblico Ministero dottor Antonio Mariotti e iniziata nell’ottobre di due anni fa.  Che fine ha fatto quel sacerdote? Scrisse allora TGregione.it in merito alla “storiaccia”. Nessuno lo seppe dire.  La Curia pisana, competente territorialmente nel comune della Versilia Storica dove l’abuso sessuale si era consumato, a quanto trapelato, lo aveva spostato.

    Destinazione sconosciuta. Nesuna dichiarazione da parte del Vescovo, che la nostra redazione aveva provato a cercare telefonicamente più volte. Unica cosa certa della vicenda un ragazzino all’epoca dei fatti 12enne, per la cui storia la Procura lucchese aveva aperto un fascicolo,  dopo che ai servizi sociali di Camaiore, che avevano in carico la famiglia, mamma e tre figli, ospitata in un piccolo convento dell’entroterra versiliese, a Pietrasanta, erano finiti alcuni disegni dove il ragazzino aveva raffigurato se stesso innamorato e il prete e delle lettere d’amore. Periziato da esperti, tra cui il professor Mario Di Fiorino, primario di Psichiatria all’ospedale “Versilia”, il minorenne, in audizione protetta, aveva raccontatato non solo di morbose attenzioni ma addirittura di abusi sessuali da parte del prelato, di origini indiane, che identificato ha però sempre negato ogni addebito.

     http://www.tgregione.it/cronaca-versilia/prete-pedofilo-citato-il-vescovo-di-pisa-come-responsabile-civile/
  • Abusi su un minore in casa famiglia. Chiamata in causa anche la Curia

    Abusi su un minore in casa famiglia. Chiamata in causa anche la Curia

    di PAOLO DI GRAZIA – Viareggio, 10 febbraio 2016 –   POTREBBE diventare un processo pilota – sempre ammesso che venga disposto il rinvio a giudizio – quello che vede come imputato un sacerdote straniero accusato di aver ripetutamente abusato in Versilia di un bambino di 10 anni. Il Gup del Tribunale di Lucca Silvia Mugnaini, infatti, su richiesta delle parti civili ha disposto la citazione come responsabile civile della Curia generalizia di Roma dei Carmelitani, l’ordine cui appartiene il sacerdote indagato. Era questa una specifica richiesta avanzata ieri, nel corso dell’udienza preliminare, dagli avvocati di parte civile Cristiano Baroni e Debora Ianniello che tutelano gli interessi dei genitori del bambino vittima dei soprusi. Per questo motivo il Gup non ha ancora disposto il rinvio a giudizio del sacerdote, ma ha fissato una seconda udienza preliminare già fissata per il prossimo 7 giugno. In quei dati il ​​Gup stabilirà l’eventuale rinvio a giudizio indicando proprio la curia generalizia di Roma dei Carmelitani come responsabile civile.

    Da un punto di vista processuale potrebbe essere una novità assoluta in dibattimenti del genere in quanto oltre a chiamare il sacerdote accusatore di abusi a rispondere penalemente di quanto avvenuto, chiama in causa il suo ordine religioso per un eventuale risarcimento danni.

    «Siamo soddisfatti – ha detto l’avvocato Cristiano Baroni – perché siamo convinti che la piega processuale che sta prendendo la vicenda possa rendere parziale giustizia ai familiari del bambino».

    Una vicenda dai contorni scabrosi sulla quale ha indagato la Procura di Lucca. Il sacerdote si è sempre difeso sostenendo di non aver mai toccato quel ragazzo. Ad ogni buon conto è stato allontanato e da tempo non si trova più in Versilia.

    Secondo gli investigatori gli episodi contestati si sarebbero consumati in una casa famiglia attigua a una chiesa dove la mamma e il bambino erano stati ospitati dopo aver subito lo sfratto dalla propria abitazione. Ad aver insospettito la madre su quello che accadeva sono stati alcuni disegni del bambino. Di qui la denuncia alle assistenti sociali e poi alla Procura di Lucca che ha aperto un fascicolo iscrivendo il sacerdote straniero nel registro degli indagati con l’accusa di violenza sessuale su minori. Accuse pesantissime sulle quali dovrà adesso pronunciarsi il Gup a giugno per un eventuale rinvio a giudizio.

    di PAOLO DI GRAZIA

    http://www.lanazione.it/viareggio/pedofili-abusi-1.1720009

  • Frate abusa di un chierichetto di 10 anni, l’intero Ordine dei Carmelitani rischia il processo

    Frate abusa di un chierichetto di 10 anni, l’intero Ordine dei Carmelitani rischia il processo

    di Filippo Bernardi – Un bambino di nemmeno 10 anni abusato dal frate che avrebbe dovuto prendersi cura di lui. Incontri di sesso descritti in modo preciso e scioccante in una serie di lettere spuntate da un libro dimenticato. Quindi la denuncia, tre anni dopo le violenze, e l’intero Ordine dei Carmelitani che potrebbe essere chiamato a risarcire il bambino diventato ormai adolescente.

    L’ennesima storia di abusi su un minore da parte di un religioso arriva da Pietrasanta, nel cuore dell’alta Versilia. I fatti risalgono all’estate del 2011, quando il bambino e la madre rimasta vedova e senza soldi, vivono ospiti in un convento di suore. E’ nella parrocchia attigua al convento che Luca (il nome è di fantasia), comincia a frequentare quel frate di origini indiane, gentile e disponibile, che lo invita spesso a cena dopo il catechismo. Luca fa anche il chierichetto, i due sono in contatto ogni giorno e quella strana amicizia tra un bambino di quarta elementare e un uomo di circa 45 anni va avanti per un po’.

    Poi il religioso viene trasferito: prima in India, poi in Sicilia. E’ solo nel 2014 che la madre di Luca, rassettando la cameretta del figlio, per caso, si ritrova tra le mani quelle lettere scivolate a terra dalle pagine di un libro. Leggerle è una doccia fredda: il bambino vi si rivolge al frate, ricordando incontri intimi, baci e rapporti sessuali con un linguaggio impensabile per la sua giovanissima età. Sono resoconti scioccanti che la donna porta immediatamente alla polizia, dando il via a un’inchiesta giudiziaria della Procura di Lucca che il 9 febbraio è giunta all’udienza preliminare.

    Il pm Antonio Mariotti ha chiesto il rinvio a giudizio del frate, ma il Gup Silvia Mugnaini ha disposto una seconda udienza per il prossimo 7 giugno. Uno slittamento che tuttavia è motivato da una decisione che rappresenta un unicum: il Gup, infatti, ha accolto la richiesta avanzata dai legali della famiglia di Luca (gli avvocati Debora Ianniello e Cristiano Baroni) di citare come responsabile civile la Curia Generalizia dei Carmelitani di Roma al quale appartiene il frate che ha sempre negato ogni accusa.

    L’Ordine dei Carmelitani, insomma, rischia di finire a processo insieme al proprio frate per non aver esercitato il dovuto controllo sul religioso (in questo caso affidandogli un compito inadatto alla sua indole). Da quando è scoppiato lo scandalo, i Carmelitani hanno avviato un loro procedimento interno di cui però non si hanno notizie, salvo che avrebbero inibito il prete da molte funzioni, nonché dall’avere contatti con minorenni.

    http://m.ilmessaggero.it/primopiano/articolo-1542747.html