Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • “Non dirlo a nessuno”, il documentario choc sui preti pedofili sconvolge la Polonia

    “Non dirlo a nessuno”, il documentario choc sui preti pedofili sconvolge la Polonia

    “Non dirlo a nessuno”, un documentario sugli abusi sessuali compiuti da preti pedofili sta indignando la cattolicissima Polonia. Il film è stato pubblicato sabato su YouTube e ha già avuto oltre 14 milioni di spettatori. Lo scandalo pedofilia all’interno del clero polacco ha investito in pieno anche il governo conservatore, strenue difensore della Chiesa.

    “Non dirlo a nessuno”, un documentario sugli abusi sessuali compiuti da preti pedofili, sta suscitato un’ondata di indignazione nella cattolicissima Polonia. Realizzato dai fratelli Tomasz e Marek Sekielski, il film è stato finanziato grazie alle micro donazioni degli stessi spettatori attraverso una piattaforma di crownfunding. Da sabato, giorno della sua pubblicazione su YouTube, ha già avuto oltre 14 milioni di spettatori.

    Il documentario inizia con la storia di Anna Misiewicz, una donna di 39 anni, che trova il coraggio di affrontare padre Jan A., un anziano sacerdote che l’ha molestata quando era bambina. Misiewicz ritorna in una parrocchia a Topola, un villaggio vicino a Cracovia, con una telecamera nascosta per chiedere conto al prete degli abusi. “Voglio sapere perché lo ha fatto, avevo solo 6 o 7 anni”, afferma emozionata. “Si rende contro – prosegue – che sono ancora impaurita? Che ho gli incubi di notte e non riesco a dormire?” Quando ricorda al parroco pedofilo i momenti in cui la baciava e le prendeva le mani per masturbarsi, padre Jan ammette: “So che non avrei dovuto farlo, non avrei dovuto toccarti o baciarti, so che non dovrei aver avuto queste stupide passioni”. “Mi dispiace tantissimo – prova a giustificarsi – è stata opera del diavolo”.

    Il docu-film presenta nuove prove sulla pedofilia di molti preti polacchi e di come, invece di essere cacciati dalla chiesa o denunciati alla polizia, i sacerdoti abusatori venissero semplicemente trasferiti in altre parrocchie. Un’altra vittima, Marek Mielewczyk, racconta di aver subito abusi sessuali all’età di 13 anni. Il prete gli aveva ordinato “di non dire a nessuno quello che era successo”, nemmeno durante la confessione. “Non dirlo a nessuno” affronta anche il caso del reverendo Dariusz Olejniczak, che nonostante gli abusi a bambine di 7 anni, ha continuato a stare in contatto con i giovani per diverso tempo. Domenica, il giorno dopo la pubblicazione del film denuncia, Olejniczak ha annunciato che abbandonerà il clero.

    Lo scandalo ha costretto la gerarchia cattolica a riconoscere le proprie colpe. “Mi scuso per ogni ferita inflitta al popolo della chiesa”, ha detto l’arcivescovo Wojciech Polak. Anche il nunzio apostolico in Polonia, l’arcivescovo Salvatore Pennacchio, ha voluto inviare un messaggio di solidarietà alle persone che hanno subito gli abusi. “Il papa è molto preoccupato per l’accaduto – ha detto Pennacchio – ed esprimiamo la nostra compassione”. Altri membri della Chiesa polacca, invece, non hanno apprezzato le denunce di pedofilia. Come l’arcivescovo di Danzica, Leszek Slawoj Glodz, il quale ha affermato di avere di meglio da fare che guardare il film. In Polonia, dove la Chiesa è un’istituzione rispettata e potente, espressione dell’identità nazionale, il docu-film dei fratelli Sekielski ha scosso le coscienze. “Perché i preti commettono tali crimini? Perché i vescovi non hanno reagito come avrebbero dovuto? Perché, per anni, ha prevalso tra il clero la cospirazione del silenzio?” si chiede il giornalista Andrzej Gajcy, condividendo in parte le domande di molti altri polacchi.

    Il clamore suscitato dai casi di pedofilia nel clero polacco ha investito anche la politica. Grzegorz Schetyna, leader di Piattaforma civica, il principale partito di opposizione, ha chiesto una commissione governativa per indagare su come il clero abbia affrontato gli abusi sessuali dei suoi membri. Sebastian Wierzbicki, di Alleanza della sinistra democratica (Sld), ritiene che il documentario “mostri che la Chiesa cattolica ha un enorme problema con la pedofilia, problema celato da anni. I fatti scioccanti emersi dal documentario mostrano che la questione riguardava anche i più importanti dignitari della Chiesa polacca. Sono contento che questo film sia stato mostrato”. Jarosław Kaczyński, il leader del partito al governo Diritto e giustizia (PiS), ha promesso di aumentare le pene per gli abusi sui minori fino a 30 anni di carcere. Allo stesso tempo, però, ha difeso con forza il corpo ecclesiastico polacco. “Chi vuole attaccare e distruggere la nazione polacca, prima attacca la Chiesa”, ha dichiarato il politico conservatore. A poco più di una settimana dalle votazioni europee, secondo alcuni analisti, la stretta alleanza tra clero e il partito Diritto e giustizia potrebbe avere anche delle conseguenze elettorali. “Non sono sicuro che il film sia un punto di svolta, ma certamente non aiuta il PiS”, ha affermato Marek Migalski, politologo presso l’Università della Slesia.

    La pedofilia all’interno del Chiesa polacca era già emersa a marzo quando la Conferenza episcopale ha reso noti centinaia di casi di violenze sessuali su minori. I numeri, mostrati durante una conferenza stampa da padre Wojciech Sadlon, lasciano senza parole: 625 minori, di cui 345 al di sotto 15 anni di età; ben 382 casi di sacerdoti e persino suore che hanno abusato sessualmente di minori tra il 1990 e il 2018. “Sappiamo che questa è ancora solo la punta dell’iceberg”, ha detto il gesuita Adam Zak, coordinatore per la protezione dell’infanzia e gioventù nell’episcopato.

    https://www.fanpage.it/non-dirlo-a-nessuno-il-documentario-choc-sui-preti-pedofili-sconvolge-la-polonia/

  • Polonia, il docufilm sui preti pedofili che fa indignare il Paese

    Polonia, il docufilm sui preti pedofili che fa indignare il Paese

    Il documentario dà voce a diverse vittime di abusi sessuali che coinvolgono il clero e punta il dito contro la pratica di spostare noti pedofili da una parrocchia all’altra

    Aurora Vigne

    Abusare, e poi nascondere. Una modalità già vista questa dei preti pedofili che ora emerge con forza da un nuovo documentario girato in Polonia.

    Al centro di questo lungometraggio, appunto, i casi di abusi sessuali su minori da parte di sacerdoti cattolici. Il docufilm, che su YouTube ha avuto oltre sette milioni di visualizzazioni, da quando è stato pubblicato sabato scorso ha provocato un’ondata di reazioni indignate.

    Intitolato “Tylko nie mòw nikomu” (Ma non dirlo a nessuno) e realizzato dai fratelli Tomasz e Marek Sekielski, il documentario dà voce a diverse vittime di abusi sessuali che coinvolgono il clero e punta il dito contro la pratica di spostare noti pedofili da una parrocchia all’altra.

    Le reazioni della Chiesa polacca hanno spaziato tra chi ha chiesto scusa “per gli errori”, come l’arcivescovo e primate di Polonia Wojciech Polak, a chi si è barricato dietro un no comment, come l’arcivescovo di Danzica, Slawoj Glod, il quale ha detto di “non aver visto il documentario”. L’arcivescovo di Cracovia Marek Jedraszewski, invece, ha bollato il film come un modo di “fare politica miserabile, basandosi sulle menzogne”.

    Jaroslaw Kaczynski, leader del partito nazionalista al governo Diritto e giustizia, ha annunciato che si preparano modifiche al codice penale per inasprire le pene a chi commette abusi su minori. “Le pene potrebbero arrivano fino a 30 anni di carcere”, ha avvertito Kaczynski, nel pieno della campagna elettorale per le Europee del 26 maggio. Al momento, per gli abusi sessuali su bambini al di sotto di 15 anni, in Polonia sono previste pene fino a 12 anni di carcere.

    http://www.ilgiornale.it/news/mondo/polonia-docufilm-sui-preti-pedofili-che-fa-indignare-paese-1693815.html?mobile_detect=false

  • La Chiesa polacca: abusati oltre 300 bambini dal nostro clero

    La Chiesa polacca: abusati oltre 300 bambini dal nostro clero

    Sarebbero 328 i bambini abusati dal clero polacco a partire dagli anni ’90. Lo ha rivelato la stessa Chiesa cattolica del Paese in conferenza stampa.

    Giovedì 14 marzo sono infatti stati presentati i risultati un’indagine e, secondo la relazione, ben 198 delle vittime avevano età inferiore ai 15 anni. Tra i minori, il 58.4% dei molestati è di sesso maschile, il 41.6% di sesso femminile.

    La maggior parte dei casi (in più del 94% dei casi) sono stati trattati secondo il processo canonico, ha detto la Conferenza Episcopale, anche se c’è ancora un 25,4% delle circostanze da chiarire e giudicare. Come conseguenza di questi abusi, nel 25,2% dei casi è stata proposta l’espulsione dal sacerdozio, mentre nel 40,3% delle denunce sono state scelte misure disciplinari quali la sospensione, il divieto di lavorare con i minori, la privazione della carica o il divieto di apparizioni pubbliche. Nell’11,5% dei casi sono state adottate altre misure come l’imposizione di penitenze, il trasferimento del sacerdote accusato di abusi in un’altra parrocchia o la terapia psicologica. Il 10,4% degli accusati è stato assolto.

    “Si tratta di una questione particolarmente dolorosa e tragica, poiché è collegata a persone consacrate, che si dedicavano a servire la Chiesa ed altri esseri umani. Avevano la fiducia della società ed è stata tragicamente violata”, ha detto l’arcivescovo Marek Jedraszewski a Varsavia.

    Il rapporto fa parte di un’indagine transnazionale sugli abusi da parte del clero in Paesi come Cile, Stati Uniti, Australia e Irlanda che ha scosso la Chiesa cattolica.

    La maggior parte degli abusi è stata denunciata dalle vittime stesse (41,6% dei casi) o dai loro familiari (20,9%), mentre le parrocchie hanno rivelato abusi sessuali solo nel 5,2% delle cirsostanze. Il 14,9% degli abusi è stato rivelato da educatori, pedagoghi e tutori di minori.

    I dati sono stati elaborati dall’Istituto statistico della Chiesa cattolica in Polonia e dal Centro per la protezione dell’infanzia.

    Mesi fa, una fondazione privata di sostegno alle vittime di abusi sessuali ha compilato un elenco di centinaia di casi di presunti abusi all’interno della Chiesa cattolica polacca.

    Lo scorso febbraio, una statua di un sacerdote e attivista anticomunista di Danzica, Henryk Jankowski, è stata demolita a causa del disagio di una parte della società di fronte a questa situazione. Henryk Jank Jankowski è stato accusato di aver abusato di diversi minori durante il suo periodo di sacerdozio a Danzica.

    Nell’ottobre dello scorso anno, il controverso film “Kler” (“Clero” in polacco) ha trattato degli abusi sui minori, della corruzione, avidità e perfino del fenomeno dell’alcolismo all’interno della Chiesa cattolica polacca. E’ diventato il film più visto in Polonia fino ad oggi, in questo secolo.

    La Polonia è uno dei paesi cattolici più devoti d’Europa, dove i sacerdoti godono di elevata considerazione sociale. Quasi l’85% dei 38 milioni di abitanti della Polonia si dice di religione cattolica, e sono circa 12 milioni le persone che partecipano alla messa ogni domenica.

    Le autorità ecclesiastiche polacche non hanno ancora raggiunto un consenso su come affrontare la questione delle molestie e violenze sessuali.

    https://it.euronews.com/2019/03/14/la-chiesa-polacca-abusati-oltre-300-bambini-dal-nostro-clero?fbclid=IwAR0V0wzh4Xe3e8k9oZzx1BrD_15L-gGCZUN5dO4ubkdTjU56593AmKL-SSA

  • Definitivamente rimossa la statua del prete accusato di pedofilia

    Definitivamente rimossa la statua del prete accusato di pedofilia

    Lo ha deciso il consiglio comunale di Danzica. La piazza dove fu posto nel 2012 il monumento in onore di Henryk Jankowski non avrà più il suo nome

    VARSAVIA – È stata definitivamente rimossa e portata via stamattina a Danzica la statua di don Henryk Jankowski, il noto ex capellano di Solidarnosc e parroco della chiesa di Santa Brigida, accusato di recente di pedofilia ma difeso da alcuni suoi ex chierichetti ora attivisti regionali dello stesso sindacato e seguaci del partito al governo Diritto e giustizia (Pis) di Jaroslawa Kaczynski.

    Lo ha deciso il consiglio comunale di Danzica con il voto di ieri al quale i consiglieri del Pis si sono rifiutati di prendere parte. A Jankowski (1936 – 2010) è stata tolta anche la cittadinanza onoraria della città baltica. La piazza dove fu posto nel 2012 il monumento non avrà più il suo nome.

    Dopo le testimonianze pubblicate a dicembre scorso sugli abusi sessuali di Jankowski la statua del ex capellano è stata più volte contestata e macchiata di colore rosso. Il 21 febbraio è stata rovesciata di notte in segno della protesta contro la pedofilia di preti ma due giorno dopo è tornata (illegalmente) al suo posto per volontà di suoi seguaci legati alla parrocchia di S. Brigida. Mentre la curia arcivescovile di Danzica dichiara di non conoscere le vittime del prete, l’episcopato polacco proprio oggi per la terza volta promuove «la giornata di preghiere e di digiuno per il peccato di abusi sessuali nei confronti di minorenni».

    https://www.tio.ch/dal-mondo/attualita/1356848/definitivamente-rimossa-la-statua-del-prete-accusato-di-pedofilia

  • Polonia, clamorosa protesta per abusi su minori: rovesciata statua

    Polonia, clamorosa protesta per abusi su minori: rovesciata statua

    Abbattuto un monumento dedicato al sacerdote Henryk Jankowski, accusato di abusi su minori, antieuropeismo e antisemitismo

    In Polonia una clamorosa protesta è stata messa in atto nella notte tra il 20 e il 21 febbraio. Tre attivisti della città di Varsavia, attraverso un’azione rapida ed efficace, che è durata complessivamente circa 20 minuti, hanno rovesciato una statua collocata nella Stolarska Street di Danzica.

    Il monumento, che è stato rovesciato verso le 3 del mattino, era dedicato al sacerdote Henryk Jankowski, un prete cattolico scomparso nel 2010 che era stato uno dei più importanti sostenitori del movimento anticomunista di Solidarność. Il chierico, a lungo prevosto della chiesa di Santa Brigida a Danzica, alla fine degli anni ’90 era diventato noto per la sua critica all’Unione Europea e per delle osservazioni antisemite (per le quali fu sospeso dal sacerdozio per un anno).

    A quanto pare il rovesciamento della statua che lo ricorda non è dovuta a queste ultime sue idee ma all’accusa che gli è stata rivolta di essere stato un pedofilo, un predatore di bambini (sebbene non sia mai stato condannato per queste accuse e siano in corso ancora delle indagini). Infatti gli autori del gesto hanno posizionato la scultura rovesciata su dei pneumatici, ricoprendola di una cotta, un paramento liturgico indossato dai sacerdoti, ed hanno messo tra le mani della statua delle mutandine di bambini.

    Una registrazione, pubblicata su Twitter dal documentarista Tomasz Sekielski, mostra che tre uomini hanno abbattuto la statua con l’ausilio di corde. Mentre lo stesso Sekielski sarà presto sentito dai giudici (e la sua attrezzatura è stata sottoposta a sequestro) gli autori del gesto (residenti a Varsavia e nelle zone circostanti, di età compresa tra i 40 e i 42 anni) sono stati identificati e fermati dalla Polizia polacca nelle prime ore del mattino del 21 febbraio e saranno presto sottoposti ad un processo durante il quale risponderanno dei reati commessi.

    Alla fine del 2018 il caso del prete Jankowski era esploso sui media polacchi dopo che alcune delle sue presunte vittime avevano raccontato delle esperienze scioccanti risalenti a diversi anni fa. Già allora erano state organizzate delle proteste sotto il monumento di Danzica e l’organizzatore della protesta, Michał Wojciechowicz, aveva coperto il monumento con un lenzuolo bianco sostenendo che quella statua non poteva restare lì perché offendeva le sue vittime.

    Stanisław Obirek, un teologo ed ex gesuita, in un’intervista a Radio Zet non ha condannato l’azione violenta ma ha spiegato che “la rabbia sta crescendo nella società” e che si tratterebbe di “un atto di disobbedienza civile”.

    In molti hanno notato la concomitanza dell’azione con l’iniziativa anti pedofilia che fino al prossimo 24 febbraio si svolgerà in Vaticano dove Papa Francesco, i patriarchi, i cardinali, gli arcivescovi, i vescovi, i superiori religiosi e altri responsabili religiosi provenienti da tutto il mondo stanno discutendo di “protezione dei minori nella Chiesa”.

    Adesso, dopo il rovesciamento, sembra che la statua di Jankowski a Danzica sarà demolita. Il comitato che ha finanziato la statua di Jankowski, invece, ha chiesto il ripristino immediato della statua insistendo sul fatto che tutte le accuse contro il prete non hanno trovato un riscontro giudiziario. “Quello che è successo era basato sulla calunnia, senza alcuna conferma nella realtà, contro qualcuno morto da nove anni”, ha detto un portavoce, Krzysztof Dosla.

    In una dichiarazione di giovedì mattina, in vista della conferenza vaticana, la Conferenza episcopale della Polonia non ha fatto alcun riferimento alla statua, ma ha promesso “tolleranza zero” alla pedofilia in tutta la Chiesa Cattolica della Polonia.

    http://www.ilgiornale.it/news/mondo/polonia-clamorosa-protesta-abusi-su-minori-rovesciata-statua-1649682.html