Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Sesso con minori: niente carcere per Corrado Fumagalli e don Diego Rota

    Sesso con minori: niente carcere per Corrado Fumagalli e don Diego Rota

    L’inchiesta sulla prostituzione minorile per i quattro imputati giudicati con rito abbreviato si è chiusa con la condanna di tutti a 2 anni di reclusione con sospensione della pena. Questi i nomi: Francesco Bellone, Corrado Fumagalli, Sergio Madureri, Diego Rota

    Adescavano i ragazzini nelle chat virtuali. Li compravano con cene, gelati, ricariche del telefono, giornate da trascorrere nei parchi divertimento o con qualche mancia. Per quattro imputati dell’inchiesta sulla prostituzione minorile condotta dai Carabinieri di Brescia  la vicenda processuale si è chiusa mercoledì mattina. Un epilogo positivo, a giudicare dai volti sorridenti dei rispettivi avvocati. Una dozzina in tutto gli imputati, di cui 6 avevano già scelto di patteggiare una condanna compresa tra i 14 e i 24 mesi.

    Francesco Bellone, 46enne incensurato di Muggiò (Monza e Brianza), Corrado Fumagalli, volto televisivo e presentatore del Sexy Bar, Sergio Madureri, imprenditore 58enne di Parma, e Don Diego Rota, il 45enne ex parroco di Solza, sono stati condannati a due anni di reclusione con pena sospesa: tutti e quattro schivano quindi il carcere e possono rifarsi una vita.

    Due dei tre ragazzini con i quali il prete, l’imprenditore, il conduttore e l’incensurato avrebbero avuto rapporti sessuali a pagamento si sono costituiti parte civile nel processo. A loro il giudice ha riconosciuto una provvisionale compresa tra gli 8 e i 16mila euro.  Una cifra di denaro che il legale di parte civile, l’avvocato Sara Mazzoleni, ha definito “insoddisfacente per il tipo di danno creato ai ragazzi. Agiremo in sede civile affinchè venga riconosciuto un risarcimento maggiore.

    Anche Claudio Tonoli, l’uomo da cui l’inchiesta è cominciata sarà processato con rito abbreviato. Il 56enne sieropositivo è accusato non solo di aver frequentato minori, ma di aver potenzialmente procurato “lesioni gravissime”.

    http://www.bresciatoday.it/cronaca/prostituzione-minorile-fumagalli.html

  • Prostituzione minorile a Brescia: 12 indagati, tra accusati un parmigiano e un prete

    Prostituzione minorile a Brescia: 12 indagati, tra accusati un parmigiano e un prete

    Sono 12 gli accusati dopo l’inchiesta per prostituzione minorile di Brescia e Bergamo. In attesa di processo anche il parmigiano Sergio Madureri, 59 anni.
    I fatti, accaduti dal 2014 al 2015, riguardano tre ragazzi fra i 16 e i 17 anni che, tramite annunci sui social network Badoo o Facebook, offrivano prestazioni sessuali i cambio di denaro, da 20 a 100 euro, o regali. Stando alle indagini sarebbero 21 le parti offese in tutto, ragazzi dai 15 ai 32 anni, ma uno solo si è costituito parte civile.
    Alcuni appuntamenti sarebbero avvenuti di alcune delle persone sotto accusa mentre gli altri erano incontri in macchina nei parcheggi di supermercati e del cimitero delle due città.
    Il pm di Brescia Ambrogio Cassiani lo scorso aprile aveva chiuso l’inchiesta che a febbraio aveva portato all’emissione di 12 ordinanze di custodia cautelare. Tutti gli indagati erano sotto gli arresti domiciliari e a giugno le prime 4 sentenze per alcuni bresciani: due patteggiamenti, una condanna ed un rinvio a giudizio.
    Oggi, 7 novembre, nel corso dell’udienza preliminare il pm Cassiani ha chiesto condanne da un minimo di due anni e otto mesi ad un massimo di tre anni e sei mesi per quattro adulti ritenuti responsabili. I quattro imputati sono il presentatore televisivo Corrado Fumagalli, il parroco bergamasco Don Diego Rota, Sergio Madureri di Parma e Francesco Bellone. La sentenza è attesa per l’udienza del prossimo 30 novembre.
    Gli accusati, come riferisce L’Eco di Bergamo, sono: Don Diego Rota, 46 anni, ex parroco di Solza (dopo l’arresto sostituito dalla Curia con un amministratore parrocchiale); Cristian Zilli, 43, di Treviglio, ex allenatore delle giovanili dell’Acos Treviglio; Corrado Fumagalli, 48, di Pognano, presentatore di programmi tv a luci rosse; Egidio Bosio, 53, di Albino, ex guardia giurata e agente della polizia locale di Boltiere; Pier Luigi Rossi, 49, assicuratore di Bergamo; Ettore Tucci, 40, sardo residente a Bergamo, impiegato ed ex volontario del gruppo cinofilo di Fiorano al Serio; Francesco Bellone, 46, di Muggiò; Sergio Madureri, 59, di Parma; Renato Ernesto Messina, 52, di Vigevano; Gerardo Morana, 47, di Cinisello Balsamo; Claudio Tonoli, 55, di Collebeato (Brescia); Massimo Zoli, 46, di Milano.
    http://www.parmapress24.it/2016/11/07/prostituzione-minorile-brescia-12-indagati-accusati-un-parmigiano-un-prete/
  • Processo prostituzione minorile Chieste quattro condanne

    Processo prostituzione minorile Chieste quattro condanne

    Nel corso dell’udienza preliminare il pm di Brescia Ambrogio Cassiani ha chiesto condanne da un minimo di due anni e otto mesi ad un massimo di tre anni e sei mesi per quattro adulti ritenuti responsabili di prostituzione minorile nei confronti di ragazzi, che in cambio di soldi, ricariche telefoniche, pranzi, cene e regali offrivano prestazioni sessuali. I quattro imputati sono il presentatore televisivo Corrado Fumagalli, il parroco bergamasco Don Diego Rota, Sergio Madureri di Parma e Francesco Bellone. La sentenza è attesa per l’udienza del prossimo 30 novembre.

    http://www.ecodibergamo.it/stories/bergamo-citta/processo-prostituzione-minorilechieste-quattro-condanne_1209940_11/

  • Prostituzione minorile, le indagini proseguono: “Don Diego ha fatto sesso con ragazzini: pagava da 20 a 50 euro”

    Prostituzione minorile, le indagini proseguono: “Don Diego ha fatto sesso con ragazzini: pagava da 20 a 50 euro”

    Nomi eccellenti, in tutta la Lombardia. Travolti dall’inchiesta sulla prostituzione minorile, ora chiusa senza nessuna richiesta di archiviazione. Tutto è partito da Brescia, dalle indagini su Claudio Tonoli, il 55enne sieropositivo che avrebbe consumato rapporti sessuali con minorenni pur sapendo di avere l’Aids. Da quell’inchiesta venne aperto un mondo: nascosto, subdolo, vissuto in prima persona da ragazzini e insospettabili.
    I nomi: in tutto sono 12 gli indagati. Oltre a Claudio Tonoli anche Francesco Bellone, Egidio Bosio (agente di Polizia Locale), Corrado Fumagalli (conduttore televisivo), Servio Madureri, Renato Ernesto Messina, Gerardo Morana, Pier Luigi Rossi, Diego Rota (ex parroco di Solza), Ettore Tucci, Cristian Zilli (allenatore di calcio), Massimo Zoli.
    Dall’inchiesta emergono particolari inquietanti. L’agente di Polizia Locale Egidio Bosio avrebbe pagato dai 50 ai 70 euro due ragazzi minorenni: tariffa variabile in base a quanto “consumato”. Agli atti anche quanto avrebbe fatto l’ex parroco di Solza, nella bergamasca, don Diego Rota.
    Pare che pagasse i giovani dai 20 ai 50 euro, anche in questo caso a seconda delle prestazioni. Ad un ragazzo avrebbe regalato un cellulare, dopo aver contrattato un “pacchetto” da cinque incontri.
    http://www.bresciatoday.it/cronaca/brescia-prostituzione-minorile-indagini-aprile-2016.html

     

  • “Prostituzione minorile”: chiuse le indagini su Fumagalli, il parroco di Solza e altri 4 bergamaschi

    “Prostituzione minorile”: chiuse le indagini su Fumagalli, il parroco di Solza e altri 4 bergamaschi

    Non ci sarà alcun patteggiamento con sospensione della pena per i sei indagati bergamaschi accusati di prostituzione minorile: il sostituto procuratore di Brescia Ambrogio Cassiani ha chiarito la propria posizione e messo in guardia gli avvocati, rispedendo preventivamente al mittente qualsiasi tentativo di patteggiamento che preveda la condizionale. L’unica opportunità di patteggiare per gli indagati, quindi, rimane quella sulla pena da scontare: l’articolo 600 bis del codice penale, comma 2, prevede da 1 a 6 anni di reclusione e multe da 1.500 a 6.000 euro.

    Secondo l’accusa i sei indagati avrebbero incontrato più volte, e dietro una qualche forma di pagamento, quattro ragazzini bergamaschi di 17 anni:l’inchiesta, avviata nell’agosto del 2015 e che ha interessato anche le province di Brescia, Milano, Pavia, Monza e Brianza e Parma, ha svelato il meccanismo con il quale ragazzini e clienti si mettevano in contatto, sfruttando un social network e le chat.

    Per gli indagati, il conduttore televisivo Corrado Fumagalli, il parroco di Solza Diego Rota, il vigile di Boltiere Egidio Bosio, l’allenatore di calcio giovanile di Treviglio Cristian Zilli, l’impiegato di Fiorano Ettore Tucci e l’assicuratore di Bergamo Pierluigi Tucci, ora sembrano profilarsi il rinvio a giudizio o il giudizio immediato: nessuno, assicura l’accusa, avrà trattamenti soft.

    http://www.bergamonews.it/2016/04/27/prostituzione-minorile-chiuse-le-indagini-su-fumagalli-il-parroco-di-solza-e-altri-4-bergamaschi/222126/

  • LUSSURIA: PECCATI E SCANDALI DEL VATICANO

    LUSSURIA: PECCATI E SCANDALI DEL VATICANO

    E Gesù disse: “Chi invece scandalizza  anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo  una macina girata da asino e fosse gettato negli abissi del mare” (Matteo 18,6)

    Emiliano Fittipaldi è un giornalista dell’Espresso, famoso per alcune inchieste sul Corriere della Sera e il Mattino, nonché autore del bestseller del 2015 “Avarizia. Le carte che svelano ricchezza, scandali e segreti della chiesa di Francesco”. Nel suo ultimo libro, “Lussuria. Peccati, scandali e tradimenti di una Chiesa fatta di uomini”, uscito nel 2016, si cimenta in una nuova impresa raccogliendo documenti, denuncie e atti degli scandali che hanno coinvolto il Vaticano, i vescovi e i sacerdoti delle chiese di tutto il mondo negli ultimi anni.

    Non è il primo giornalista che tratta certe tematiche pungenti. Fittipaldi si concentra soprattutto sul papato di Bergoglio, evidenziando come sia riuscito a creare una buona immagine di sé attraverso i media, nascondendo molto spesso i segreti della curia.

    Sembra assurdo ma le prove che presenta nel suo libro, sono lettere scritte da esponenti delle alte sfere ecclesiastiche che testimoniano le denuncie non effettuate a danno di minori e l’insabbiamento dei reati realizzati da altri prelati, così da tenere gli atti confidenziali e sotto controllo. Una mossa magistrale compiuta dalla Santa Sede che continua indisturbata a proclamare amore e pace, condanna l’adulterio, ma compie allo stesso tempo peccati capitali.

    Nel pagine sono citati 136 tra vescovi, sacerdoti e preti che hanno commesso abusi sessuali su minori o li hanno nascosti, coprendo le tracce e spostando i sacerdoti tra le varie parrocchie. 136 sono i nomi usciti dai commissariati di polizia di persone sotto processo condannati o citati come complici. Tra questi, spiccano nomi influenti, come Papa Francesco, Papa Benedetto XVI, Tarcisio Bertone, Angelo Bagnasco, George Pell, solo per citarne alcuni tra i più conosciuti. Essi erano a conoscenza dei fatti, ma hanno chiuso gli occhi davanti all’evidenza, sostenendo la mancanza di prove. Tutto falso secondo i dati riportati dal giornalista che in numerosi anni ha raccolto documenti e prove schiaccianti, ha dato voce alle vittime e scoperto le indagini in corso dalla polizia locale e nazionale. Grazie alle denuncie è riuscito a raccontare le loro storie e portare alla luce i danni perpetrati.

    I casi dei preti pedofili conosciuti, sono molteplici ma la negazione degli orrori commessi da parte del Vaticano è una prassi. Il reverendo Lawrence Murphy accusato di aver molestato quasi  duecento adolescenti sordomuti di un istituto, viene difeso dal Cardinal Bertone che sostiene “la difficoltà di provare un tale delitto per la difficoltà dei sordomuti a fornire prove e testimonianze senza aggravare i fatti tenuto conto dei limiti della loro menomazione”.

    Di seguito verranno riportati alcuni casi citati ma per un maggiore approfondimento si rimanda alla lettura del libro.

    IL CASO DON KEVIN O’DONNEL

    Padre Kevin O’Donnel

    Negli anni Ottanta, Padre Kevin era il direttore dell’istituto scolastico di Oakleigh a Melbourne in Australia. Uomo rispettato da insegnati e tutrici che ne riconoscevano l’autorità morale, viene indagato nel 1995 dalla Polizia dello Stato di Victoria per reati su minori. Gli stessi reati verranno confermati dal prete arrestato che sosterrà di “aver abusato di 11 maschi e una femmina tra gli 8 e gli 11 anni” scontando 15 mesi di carcere e morendo subito dopo il suo rilascio. In realtà gli abusi effettuati sono maggiori e sono stati perpetrati per circa 50 anni. Durante le indagini si scopre che molti all’interno della Chiesa erano a conoscenza dell’attività di Padre Kevin, ma nessuno li ha mai denunciati alle autorità competenti. Gli atti dimostrano che le denuncie effettuate a suo carico direttamente alle alte sfere ecclesiastiche sono diverse, ma per sviare le lamentele O’Donnel è stato trasferito in varie parrocchie Australiane. Gli investigatori scopriranno che Il parroco attraverso regali e favori, minacciava i piccoli sui peccati mortali con intimidazioni e li induceva al silenzio, continuando indisturbato a perpetuare i suoi abusi e che usava sciogliere delle droghe nelle bibite per stordire le vittime. Nonostante lo scandalo, il sacerdote non venne mai spretato, ma elogiato pubblicamente dal Cardinale George Pell, allora arcivescovo di Melbourne. Le reliquie conservate nella chiesa australiana sono ancora oggi onorate. Pell gestì in prima persona i casi di pedofilia negli anni Novanta, creando il “Melbourne Response”, un protocollo di risarcimento destinato alle vittime di abusi ma secondo la ricercatrice Judy Courtin “fu in realtà un sistema progettato per controllare le vittime, contenere gli abusi e proteggere la Chiesa”. Potrebbero essere illazioni, se non fosse che il sacerdote si scoprì in prima persona, con tanto di documenti firmati, quando dovette gestire il caso delle Sorelle Foster, due minori abusate da padre O’Donnel.

    Emma e Katie Foster sono due bambine che in seguito al dramma subito, hanno avuto danni irreversibili. Emma dopo essere stata ricoverata in ospedale per diversi mesi per anoressia e depressione, si suicida nel 2008, a 26 anni, con una overdose di eroina; Katie è oggi costretta su una sedia a rotelle con gravi danni al cervello che richiedono cure ventiquattrore al giorno dopo aver iniziato a bere ed essere stata investita da un auto sotto gli effetti dell’alcol nel 1999.

    I genitori vengono a sapere della violenza dopo l’arresto di O’Donnel. Nel 1997 decidono di aderire al “Melbourne Response” per ottenere giustizia e avere un risarcimento. Raccontano di un incontro diretto con George Pell e nei giorni successivi ricevettero una lettera che dichiarava l’offerta di 50mila dollari australiani, pari a 30mila euro.

    Nel comunicato si legge chiaramente che “l’indennizzo è offerto dall’arcivescovo nella speranza che possa aiutare il recupero e fornire  un’alternativa realistica a un contenzioso legale, nel quale altrimenti ci difenderemo strenuamente”. In breve, sintetizza perfettamente  gli intenti della Chiesa Cattolica: difendere con tutte le sue forze lo scandalo, minimizzando il danno recato alle vittime con una somma ridicola.

    L’arcidiocesi di Melbourne controlla due società. La Roman Catholic Trust Corporation e la Catholic Development Fund, hanno proprietà immobiliari, appartamenti, palazzi e fanno investimenti e obbligazioni per un ammontare di 1,3 miliardi. Tra il 1996 e il 2014 sono circa trecento le vittime che hanno chiesto risarcimenti per le violenze subite da preti pedofili. Ad ognuno sono stati dati circa 32mila dollari, circa 20mila euro, proponendo alle famiglie lo 0,7% dei loro guadagni. Briciole. “Il costo di una Fiat 500 accessoriata“.

    Come se non bastasse, altre indagini praticate dalla “Royal Commission” sulla Chiesa australiana, hanno portato alla luce un fondo economico di migliaia di dollari per aiutare alcuni ex preti pedofili accusati. È il caso di padre Wilfred Baker “pastore emerito” che ha molestato ventuno bambini e ha ricevuto un fondo pensionistico di 21mila dollari e di 12 mila per i prelati Desmond Gannon, David Daniel e Michael Glennon. I soldi per aiutare i preti caduti in disgrazia sono stati prelevati dal Fondo Pensione del Clero che paga lo stipendio, la pensione, l’affitto, l’assicurazione sanitaria, l’automobile e le spese legali ai sacerdoti ed è per la maggior parte finanziato dai contributi dei parrocchiani. Lo stesso arcivescovo Denis James Hart, sotto processo ha dichiarato che non è un gesto di cui vergognarsi, ma un “atto di pietà” e misericordia perché “ogni vescovo ha l’obbligo di fornire un sussidio minimo per tutti i preti, chiunque essi siano”.

    GEORGE PELL

    George Pell – Photo by Franco Origlia/Getty Images

    Dopo la vicenda Foster, anche George Pell entra nel mirino della Royal Commission. Oltre ad essere incriminato per aver dato risarcimenti troppo bassi alle vittime si è opposto a collaborare con le forze dell’ordine insabbiando i casi di violenze sessuali perpetrati nei confronti dei minori da parte di religiosi cattolici della sua diocesi. Nel 2002 viene accusato di aver molestato un ragazzo dodicenne, ma viene scagionato per mancanza di prove. Nel 2013, Papa Francesco lo chiama a Roma, indicandolo come “uomo fidato” e nominandolo nel 2014, Prefetto della Segreteria per l’Economia, facendolo entrare tra i primi tre uomini più importanti della Santa Sede. La sua positività non si incrina neanche quando nel 2015 arrivano dei documenti a Santa Maria, residenza di Bergoglio, sulle svariate voci di spesa esose: voli business class, vestiti su misura, mobili di pregio, computer, affitti, arredi di lusso, per un ammontare di 501 mila euro. Nel 2016 il “Ranger” viene accusato nuovamente dalla magistratura australiana di aver abusato di minori da testimonianze dirette ma si dichiara innocente. Papa Francesco continua a difenderlo strenuamente, nonostante il processo sia ancora in corso. Qualora risultasse colpevole, sarebbe un duro colpo per la Chiesa e avrebbe effetti imprevedibili su tutta la curia.

    La Congregazione per la dottrina della fede definisce atti “contra sextum” i fascicoli disciplinari sui delitti contro il sesto comandamento con minori. Infrangere questo comandamento  è considerato dal Vaticano “graviora delicta” un crimine grave al pari della violazione del sigillo sacramentale, dell’Eucarestia e dello scaricamento di pornografia infantile.

    Nel 2015 sono giunte ben 518 segnalazioni, di cui la maggioranza è sugli abusi verso minori. Nel 2014 vi erano 587 cause aperte, nel 2013 su 522 ponenze, 443 riguardavano minorenni. In soli tre anni dal pontificato di Papa Francesco sono circa 1200 le denunce su bambini e adolescenti. Una media di 400 segnalazioni l’anno. Da un emendamento emesso nel 1962 dal Sant’Uffizio e approvato da Giovanni XXIII negli atti ufficiali del Vaticano, il “Crimen sollicitations” indica che i preti lussuriosi devono essere processati dal tribunale diocesano, il quale obbliga un “segreto istruttorio” sulle notizie di reati. Color che sono a conoscenza dei fatti sono tenuti al segreto su ogni evento appreso e su chiunque lo abbia commesso pena la scomunica “latae sententiae” per aver violato il segreto professionale. Se alcuni sostengono che questi atti servono a occultare le prove e nascondere i delitti commessi dai sacerdoti, secondo la curia, invece, servono ad evitare i casi di giustizia-spettacolo, proteggono le vittime, la loro privacy e i preti che “fino a prova contraria” sono innocenti. In teoria, però, il Crimen non impediva di denunciare gli illeciti alle autorità civili e alla polizia. Il segreto pontificio di fatto, nega la possibilità di indagare sui sospettati, di venire a conoscenza dei reati e l’esito degli interventi da parte del Vaticano. In pratica, chi viola il sesto comandamento, avrà giustizia divina, ma non terrena.

    IL CASO DI ÓSCAR RODRÍGUEZ MARADIAGA

    Oscar Maradiaga

    Maradiaga è cardinale e arcivescovo in Honduras ed è uno degli uomini più ascoltati da Bergoglio. Tra il 2002 e il 2003 ha ospitato in una diocesi sotto il suo controllo Enrique Vásquez, un prete incriminato di pedofilia dalla polizia di Costarica. La vittima è un giovane di 10 anni, chierichetto, di cui ha abusato per diversi mesi. Quando la madre scoprì il fatto, andò direttamente dal sacerdote, il quale si scusò, sostenendo che il ragazzo, cresciuto senza un padre era in “cerca di affetto”. Le violenze furono denunciate al vescovo della diocesi di competenza Angel San Casimiro Fernández il quale suggerì alla donna di non parlarne con nessuno, “da buona cristiana”. La madre non scoraggia, vuole giustizia e denuncia gli atti alla magistratura costaricana.

    Dopo l’incriminazione ufficiale Vásquez inizia la sua latitanza. Scappa in Nicaragua, poi Stati Uniti dove viene accolto dall’arcidiocesi di New York, grazie ad una lettera di raccomandazioni dello stesso Casimiro. L’FBI nel 2002 individua le tracce del sospetto, viene preso e interrogato, ma pochi giorni dopo, sparisce nuovamente e si trasferisce in Messico fino a giungere in Honduras da Maradiaga.

    Le gerarchie ecclesiastiche negano di essere a conoscenza dei fatti. Anche lo stesso Casimiro, nonostante venga scoperto ad essere il mandante di denaro al sacerdote. Si difenderà sostenendo:  “il denaro inviato serviva per dargli il tempo necessario per affrontare il problema con dignità e curarsi”. Anche il decano John Allen sul settimanale “National Catholic Reporter” difende Vásquez dichiarando “Noi siamo pastori, non agenti del’Fbi o della Cia”.

    La notizia è su tutti i giornali, dal New York Times, Washington Post e il Boston Globe (autore dell’inchiesta “Spotlight”, da cui è tratto il film omonimo). Maradiaga, viene chiamato in causa e rilascia varie dichiarazioni alla stampa, accusando i media locali di perpetuare una vera e propria persecuzione verso la Chiesa romana. “Dobbiamo chiederci come si comporterebbe Gesù in questi casi […] i predi pedofili sono persone malate, ma è possibile una conversione […] la Chiesa è amore e bisogna dare la possibilità a queste persone di redimersi”.

    Ad oggi, non si hanno ancora notizie di Vasquez, Maradiaga è membro e coordinatore del gruppo dei cardinali a consiglio della Chiesa e Angel San Casimiro è vescovo di Alajuela.

    Caso simile è quello dei vescovi Francisco Javier Errázuriz, Juan Barros Madrid e Ricardo Ezzani, protagonisti del più grande scandalo cileno, attaccati dai giornali, associazioni e magistrati per aver coperto le gesta di Fernando Karadima. Quattro denuncie dimostrano che il sacerdote è un pedofilo seriale con 15 anni di attività con tanto di documenti scritti tra Padre Fernando e Francisco. Dopo anni di indagini e insabbiamenti le accuse delle vittime sono arrivate in tribunale, che ha dovuto archiviare il caso per i termini di prescrizione. Nel 2011 il prete era già stato “condannato” dalla Congregazione della fede che aveva mandato Karadima, ormai 86anni ad una vita di “preghiera e penitenza” presso un convento. Al sacerdote è stato vietato di praticare messa in pubblico, ma nel 2014 viene fotografato mentre celebra la messa alle suore. Nessuno dei vescovi che hanno nascosto i fatti è stato dichiarato colpevole, nonostante all’arcidiocesi di Santiago vi siano richieste per ben 450 milioni di pesos.

    Padre Fernando Karadima

    Le voci giungono anche in Italia, ma nessun giornale si è mai occupato della vicenda, anche quando Errázuriz è stato nominato da Papa Francesco come cardinale di fiducia per la gestione della Chiesa. Durante lo scandalo, Bergoglio era l’arcivescovo di Buenos Aires. Impossibile, secondo le indagini, che non fosse a conoscenza del problema e del comportamento delle alte gerarchie. Fu proprio Bergoglio a nominare monsignor Juan Barros Madrid vescovo di Osorno e amico di Karadima.

    Nel 2015 Barros, celebra la sua prima messa in un clima teso con circa duecento manifestanti fuori dalla Chiesa con cartelli contro il monsignore. Lo stesso anno, viene registrato attraverso un IPod un incontro tra un corista cileno e Papa Francesco in Piazza San Pietro. Il sacerdote sostiene che la Chiesa Cilena sta soffrendo per la nomina di Barros, ma Francesco ribadisce che le accuse sono una montatura da parte della politica di sinistra degli “zurdos” che non condividono la scelta vaticana del sacerdote.

    Gli scandali della chiesa, continuano e si fanno sentire in tutto il mondo. Nel 2014 la Commissione Onu sui diritti dell’infanzia prende in esame la politica vaticana. Kirsten Sandberg dichiara che gli abusi sessuali sui bambini e gli spostamenti da una parrocchia all’altra, sono stati dimostrati a molte commissioni di inchiesta nazionali. Una prassi abitudinaria con cui la Chiesa tenta di velare i propri crimini, permettendo a molti preti di rimanere in contatti con minori e di continuare ad effettuare abusi. Il vaticano non ha voluto consegnare alle Commissioni i dati e le informazioni sui casi, negando anche i processi finali portati avanti dalla Congregazione della dottrina della fede. Il silenzio ha permesso a molti pedofili statunitensi di fuggire alla giustizia civile.

    Alla commissione vengono anche riportati casi di suore e preti mobbizzati e spretati per non aver rispettato il silenzio e altri, che per aver fatto l’opposto, hanno ricevuto congratulazioni e promozioni. Un esempio eclatante è quello del vescovo francese Bayeux et Lisieux che nel 2001, preferì essere processato e condannato a tre mesi di prigione con la condizionale, piuttosto che denunciare un sacerdote pedofilo. Il vescovo è stato acclamato pubblicamente da Castrillón Hoyos che ha affermato “mi rallegro di avere un confratello che ha preferito la prigione piuttosto che denunciare un prete della sua diocesi”.

    Secondo Sandberg il problema arriva dal fatto che in molti paesi non esiste l’obbligo di denuncia alle forze dell’ordine e le varie curie sono soggette alle leggi nazionali. In questo modo, l’omertà diventa l’opzione preferita di vescovi e cardinali. L’Onu chiede che venga istituita una legge, sia per coloro che commettono crimini, sia per chi li insabbia, perché di fatto, la Santa Romana Chiesa ha violato la Convenzione sui diritti dei fanciulli.

    Uno dei punti chiave di Papa Francesco è sempre stato quello di ripulire la Chiesa dalla Corruzione, dichiarando guerra ai pedofili. Molte parole ma pochi fatti.

    Jósef Wesolowski è un arcivescovo polacco accusato di aver adescato bambini sulle spiagge della Repubblica Dominicana. Secondo una inchiesta portata avanti dalla giornalista Nuria Piera, il padre, non solo era solito ubriacarsi nei bar di Santo Domingo, ma amava anche frequentare bordelli, giacere con minori e possedeva materiale pornografico sul computer. Scoppia lo scandalo e anche la cura dominicana decide di intervenire, aprendo una indagine ufficiale. Wesolowski, viene richiamato a Roma. Da alcune testimonianze documentate, la Santa Sede era venuta a conoscenza delle inchieste dei media e delle accuse sul prelato. Richiamarlo a Roma, fu un gesto sottile per sottrarlo alla giustizia dominicana, ed essendo un diplomatico e un cittadino vaticano, “per legge” non può essere estradato. Alle accuse di intralcio alla giustizia, il Vaticano sostiene di aver avviato un fascicolo su di lui. Accusato formalmente dalla Santa Sede nel 2014, viene messo ai domiciliari e poi rimesso in libertà per ragione di salute solo due mesi dopo. Il processo non si è mai svolto e Wesolowski è morto di infarto nel 2015.

    Contenere gli scandali sugli abusi ed evitare notizie mediatiche è uno dei principali interessi del Vaticano. Un altro esempio è quello dell’Arcivescovo Godfried Danneels, insabbiatore seriale che ha protetto sacerdoti e vescovi per non rovinare il nome della sua gerarchia ecclesiastica.

    Danneels è indagato dal 1997 per aver contenuto lo scandalo del parroco André Vanderlyn, arrestato per aver molestato sette ragazzini. Un processo che si concluse nel 1998 con sei anni di carcere per il parroco e  500 mila franchi di multa per Godfried. Recentemente è apparso ancora sulla prime pagine dei giornali accusato da circa venti testimoni per aver nascosto casi di pedofilia tra il 1980 e 2009.

    Nel 2010 il prete Roger Vangheluwe confesso a Danneels di aver violentato il nipote ripetutamente per tredici anni e ricevette dal Vescovo una condanna per un trattamento spirituale e psicologico. Le prove arrivano da una registrazione fatta dalla vittima ad un colloquio con Danneels, il quale sostenne apertamente “che bisognava cercare il perdono” verso il suo aguzzino. Nonostante questo, ad oggi Danneels è uno dei fedeli di Bergoglio.

    I CASI ITALIANI

    In Italia i casi di abusi sono poco conosciuti. Le cronache ne parlano poco, non finiscono sulle prime pagine e non c’è mai stato l’esplosione di uno scandalo nel nostro bel paese. I giornali hanno sempre raccontato le notizie singolarmente ma mai si è arrivati ad una inchiesta dal governo nazionale. Le situazioni sono dipinte come “casi isolati” e sporadici, di un sistema ecclesiastico fondamentalmente sano. In Italia, non vi è una rete di supporto come in altri paesi, i risarcimenti sono ridicoli e il vaticano non si è preoccupato di fornire ufficialmente i dati raccolti. Nel 2010 il diacono Marco Ermes Luparia, psicoterapeuta specializzato nel prendere in cura i sacerdoti, minimizza, sostenendo una percentuale dei pedofili italiani del 2%. Un dato altissimo se si pensa a quanti bambini e adolescenti siano stati vittime di abusi senza essere stati dichiarati colpevoli.

    Don Mauro Inzoli

    Don Mauro Inzoli è un prete influente nel clero lombardo, con una esperienza invidiabile: rettore dell’Istituto “Santa Dorotea” fino al 1992, fondatore dell’Associazione Fraternità di Crema, preside del Liceo linguistico Shakespeare a Crema, vicepresidente della Compagnia delle Opere e attivista nel gruppo di Comunione e Liberazione. È soprannominato anche “Don Mercedes” perché amante delle auto tedesche. Nel 2014 si scopre che è stato spretato anni prima da Ratzinger e condannato ad “una vita di preghiera” ma viene riammesso con tonaca, stipendio e alloggio pagato da Francesco, il quale accettò il suo ricorso sostenendo: “è necessario accompagnare i suoi figli anche quando sbagliano piuttosto che condannarli, nessun peccato è terribile perché non vi si applichi misericordia”. Lo stesso anno il procuratore Di Martino decide di aprire una inchiesta e richiede alla Santa Sede gli atti processuali del prelato, ma la risposta è negativa perché “sotto segreto pontificio”. Le indagini continuano, vengono raccolte testimonianze tra il 2004 e il 2008, i reati sono tutti prescritti, tranne otto che sono ancora reperibili.  Nel 2016 il Don viene incriminato in primo grado a 4 anni e 9 mesi per palpeggiamenti su minori nelle parti intime, avvenuti all’interno della parrocchia e nei campi di villeggiatura estivi. I ragazzi molestati hanno avuto un risarcimento di 25 mila euro a testa. Escono alcuni articoli sui giornali, ma nessuno sottolinea la mancata partecipazione del Vaticano alle indagini. Un atto grave perché di fatto, ha creato intralcio nelle indagini giudiziarie.

    Casi simili sono riscontrabili anche in altri preti: Vittorio Damiani, Diego Rota, Matteo Diletti, Claudio Ballerini, Marco Baresi,  Francesco Caramina, Giampiero Peschiulli, Franco Legrottaglie, Antonello Tropea, Francesco Oliva, Silverio Mura, Siro Invernizzi, Alberto Paolo lesmo e Ruggero Conti. Questi sono solo alcuni dei nomi presenti sul territorio nazionale, indagati e accusati di abusi sessuali su bambini e bambine, di avere materiale pornografico sul computer e di prostituzione minorile. Tutti sono stati coperti dal Vaticano e mai denunciati alle forze dell’ordine. La Santa Sede si è premunita di proteggere gli indagati, pagargli le spese legali e farli uscire di prigione per motivi di salute o depressione, confinandoli ad una vita di preghiera e misericordia.

    La fama di cui si circondano gli uomini pii al servizio del Signore, venerati dai fedeli e protetti da loro stessi sono spesso motivo per cui i sacerdoti riescono a farla franca e a risultare “puliti” agli occhi dei media e della Chiesa stessa. Come il Caso di Don Marco Baresi, che una volta incriminato per i reati suoi minori, ha visto i suoi seguaci prodigarsi con manifestazioni di sostegno, dall’apertura di un sito internet di solidarietà che accusa i “poteri forti” di infangare il nome della Chiesa, alle manifestazioni in piazza con scritto “FreeDon”.

    Molti sono riusciti a sfuggire alla giustizia per la prescrizione dei reati o per inconsistenza di prove, nonostante esse siano state rese note attraverso le testimonianze delle vittime. Un esempio è dato da Don Lelio Cantini che ha stuprato decine di bambini e bambine tra gli anni Settanta e Novanta, costringendoli a violenze psicologiche e fisiche consumate attraverso il plagio delle vittime, grazie anche alla complicità della perpetua Rosanna Severi che lo ha coperto e sostenuto. Don Cantini riuscì a far credere di essere il “Signore” mentre la collaboratrice domestica si dichiarava la “Madonna”. Le vittime designate erano convinte di essere le “elette” e i rapporti sessuali dovevano aiutarle nel loro processo di crescita e avvicinamento a Dio, dichiara il gip nel 2011. Ci sono voluti molti anni prima che le ragazze riuscissero a superare il senso di vergogna impostogli dal prete che le obbligava al silenzio, pena “il castigo divino”. Nel 2005 la Chiesa, dopo aver saputo dei reati, decide di trasferire il pedofilo in un’altra parrocchia, giustificando ai fedeli  “motivi di salute”. Da Firenze arriva a Viareggio, ma quando nel 2007 lo scandalo scoppia sui media con inchieste e articoli sulla stampa, Don Cantini viene privato della facoltà di confessare e celebrare la messa in pubblico, con l’obbligo di recitare un salmo ogni giorno per chiedere perdono a Dio. “La Chiesa deve essere misericordiosa e mirare al ravvedimento dei peccatori cercando di vincere il male con la forza della mitezza” dichiara il Cardinale Antonelli. Ad un giornalista dell’Unità sosterrà di essere venuto a conoscenza di un caso di abuso da parte di Don Cantini, ma “pareva solo uno sbaglio, un singolo errore”. Anche Don Claudio Maniago, vicario di Antonelli, conosceva i fatti, ma non mosse mai un dito a favore delle vittime. Maniago fu Indagato per festini sadomaso, grazie alla testimonianza diretta di un ragazzo che vi partecipò e ricevette un bonifico di quattro milioni di lire provenienti dalla parrocchia, attestato dalla Banca di Jesi, oggi Banca delle Marche.

    Don Cantini è morto nel 2012. Non ha mai scontato la prigione.  Don Maniago è stato promosso dal Papa nel 2014 e trasferito dalla Toscana in Puglia come Vescovo di una parrocchia.

    In Italia, la legge permette ai prelati, anche grazie a norme concordate dai Patti Lateranensi del 1929, tra Repubblica italiana e Santa Sede, di esonerare “i vescovi dall’obbligo di deporre o di esibire documenti in merito a quanto conosciuto”, di tacere, insomma. Il Vescovo della Cei, Gerhard Ludwig Muller, ricorda come il magistrato non può chiedere atti di un procedimento canonico perché facente parte dell’archivio segreto. Angelo Bagnasco ribadisce che i divieti sono per tutelare la privacy delle vittime e proteggere i loro drammi esistenziali e che la Chiesa non può condannare chi commette il crimine, in quanto tale compito spetta a Dio.

    L’OMOSESSUALITÀ IN VATICANO

    La Santa Sede ha sempre dichiarato battaglia verso le persone omosessuali, condannando gli “atti libidinosi” non finalizzati alla procreazione e promuovendo la “castità” verso coloro che hanno certi “atteggiamenti”. Al contrario però, tacciono sul passatempo di molti preti che fanno del sesso tra uomini una norma, violando di fatto, ciò che essi stessi proibiscono.

    Nel libro ufficiale dell’istruzione religiosa è scritto: “Gli atti omosessuali sono intrinsecamente disordinati […] precludono il dono della vita, […] in nessun caso possono essere approvati”. Nei paragrafi del Sesto comandamento vengono citati passi della Genesi, da Sodoma alla lettera di San Paolo ai Romani, fino ai Corinzi. Lo stesso Ratzinger nel Levitico stilò una nuova lettera considerando l’omosessualità come “un comportamento cattivo e moralmente inaccettabile” facendo una personale lotta contro le Unioni Civili e condannando lo Stato Italiano a fare una scelta morale per non far passare una legge che tutelasse le coppie omosessuali. Nel 2005 firmò addirittura un decreto che vietava di entrare in seminario coloro che avessero “tendenze omosessuali”. Dal 2008, infatti, i  nuovi adepti possono essere esaminati da una commissione di professionisti e psicologi in modo da bloccare eventuali fornicatori. Non vi sono però test sulle tendenze pedofile.

    L’omosessualità è stata dichiarata “una variante naturale del comportamento umano” dall’American Psychiatic Association nel 1973 e depennata come malattia mentale nel 1990 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), mentre la pedofilia è considerata a livello mondiale una malattia che ha come pena il carcere. In breve, la Santa Sede vuole discriminare e condannare uomini e donne in base al loro orientamento sessuale, facendo passare un diritto umano come un peccato capitale, ma non si preoccupa del male causato sui minori da parte dei preti pedofili. Un problema di coerenza molto forte da parte di chi sostiene a spada tratta “l’amore verso il prossimo”, dimenticando troppo spesso il Sesto Comandamento: “Non commettere adulterio”.

    Il sesso tra due persone adulte è legale a prescindere dall’orientamento sessuale, mentre gli abusi verso i minori, non solo sono atti di pedofilia condannabili, ma scaturiscono in violenza fisica verso soggetti non consenzienti, creando spesso danni psicologici permanenti nelle vittime. Il vaticano non fa differenza tra omosessualità e pedofilia, condannandoli entrambi, ma allo stesso tempo viola quello che lui stesso definisce “peccato capitale”.

    Altre inchieste giornalistiche, dimostrano la presenza di numerosi sacerdoti frequentanti chat e siti online per incontri, sesso e orge sfrenate con “preti giovani e dotati”, foto osé,  locali e saune gay, di cui la più grossa si trova a Roma nel palazzo della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli. Tutte prove redatte da documenti, interviste e registrazioni di cui la Santa Sede non commenta.

    Don Tony Anatrella

    Il Caso di Don Tony Anatrella è plateale di chi predica bene ma razzola male. Autore sul Lexicon di “Omosessualità e Omofobia” (che dichiara come la prima sia “un intrigo psichico che la società non può istituzionalizzare” e il secondo una parola inventata “per stigmatizzare chi si interroga sull’omosessualità”) è uno dei massimi esponenti sulla “teoria gender”. Nel 2016, alcune vittime dichiarano che il monsignore per “guarire” dall’omosessualità, chiedeva di immaginare situazioni scabrose con gli uomini, per poi compiere terapie corporali che si trasformavano in atti sessuali. Secondo padre Tony, sono tutte calunnie e su di lui, non è mai stata aperta un’inchiesta canonica.

    Il Cardinale Domenico Calcagno, amante delle armi da fuoco, soprannominato “Rambo” per la sua passione e collezione di fucili Remington, pistole Smith&Wesson e carabine di fabbricazione turca, si rifiutò di denunciare i diversi abusi compiuti da Don Nello Giraudo all’interno della sua comunità per minori “La Lanterna”. Le accuse maggiori arrivano dalla vittima Francesco Zanardi, attuale presidente della Onlus Rete L’abuso, seguita da altre testimonianze, aventi al tempo tra i tredici e quattordici anni. Le dichiarazioni rilasciate da Zanardi ai media sono molteplici e anche il programma tv “Le Iene” tratterà il caso. In una lettera indirizza a Ratzinger, Calcagno informerà l’ex Papa del comportamento di Don Nello ma il prete verrà spostato in altre parrocchie, aprirà centri scout e continuerà ad essere a contatto con giovani ragazzini, fino a quando nel 2012, verrà incastrato dalla Polizia e patteggerà un anno con la condizionale. Durante gli anni, nessuno dei sacerdoti a conoscenza dei fatti denunciò i reati alle forze dell’ordine. Attualmente Calcagno è sotto inchiesta per reati sulla gestione di alcuni immobili del clero di Savona, ma sulle inchieste a suo carico nei casi di pedofilia non si fa cenno.

    LA LOBBY GAY

    Per ammissione dello stesso Joseph Ratzinger pubblicata nel 2016, ma passata nel silenzio, all’interno del vaticano i casi di omosessualità sono frequenti. Alcune indagini avviate già nel 2013 vedono la presenza di una lobby gay molto forte all’interno delle mura leonine con ricatti, minacce e favoritismi nelle carriere ecclesiastiche basati su segreti inconfessabili. Il Vaticano ha subito preso le difese sostenendo “un complotto  ordito da forze oscure” per indebolire la Chiesa.

    Qualche mese prima le stesse ammissioni erano state fatte dal teologo polacco Dariusz Oko che sosteneva come i legami “deviati” e gli interessi sessuali comuni portassero a nomine e promozioni interne. Secondo Oko, in alcuni studi pubblicati sulla rivista “Theologisches”, le cause, sono da ricercare già negli anni della rivoluzione sessuale americana del Sessantotto, dopo Il Concilio Vaticano II,  quando una parte della teologia cattolica cominciò ad accettare l’apertura mentale verso gli omosessuali e insinuando le teorie in seminari e monasteri di tutto il mondo. Oko però crea un nesso tra omosessualità e pedofilia criminale come un tutt’uno di dannoso e pericoloso. A sostegno della lobby gay arrivano altre dichiarazioni dalla guardia svizzera Elmar Mäder che sostiene la presenza di una vera e propria “società segreta” di fedeli che si sostiene e copre a vicenda.

    Cardinale Domenico Calcagno

    Vi è il caso di monsignor Battista Ricca nominato nel 2013 prelato ad interim dello Ior. Attraverso l’inchiesta di Sandro Magister de L’Espresso, si pensa che Ricca abbia ottenuto favori grazie ad una lobby gay e che i suoi precedenti siano stati cancellati per un avanzamento di carriera. Già in passato si era ritrovato in situazioni scomode, come l’essere picchiato all’interno di un locale gay, rimanere bloccato in ascensore con un ragazzo nel mezzo della notte o la sua relazione con il capitano dell’esercito svizzero, Patrick Haari scoperta dal ritrovamento di alcuni pacchi di preservativi e materiale pornografico. Nel 2005 viene richiamato a Roma e inizia la scalata al successo: prima entra negli Uffici degli Affari della segreteria di Stato Santa Sede, poi consigliere di nunziatura di prima classe e infine prelato della banca vaticana.

    Se la Lobby gay ha il potere di far avanzare carriere ed è una vera e proria società segreta, può anche essere usata come macchina del fango per insinuare maldicenze, screditare gli avversari e renderli ricattabili. È il caso dell’ex direttore del giornale ecclesiastico Avvenire, Dino Boffo che venne additato come omosessuale e avente una relazione con un ragazzo. Sulla vicenda venne creata una campagna mediatica da Vittorio Feltri, allora direttore de “Il Giornale”. Il quotidiano era gestito dalla famiglia di Silvio Berlusconi, allora premier, di cui Boffo aveva avviato delle critiche sullo scandalo del Cavaliere con la escort Patrizia D’Addario. Solo tempo dopo lo stesso Feltri avrebbe fatto retromarcia ammettendo di aver creato uno scandalo senza prove certificate. La soffiata sul caso Boffo gli arrivò da Alessandro Sallusti che la ricevette da Tarcisio Bertone, “una personalità della Chiesa della quale ci si deve fidare”. A pagare per lo scandalo e la diffamazione di Boffo furono due cancellieri, colpevoli di essere entrati illegalmente nelle email di Boffo. Vittorio Feltri è attualmente direttore di “Libero”, Sallusti guida “il Giornale” e il Cardinal Bertone vive nel suo attico di 300 mq.

    Non si capisce come mai all’interno del Vaticano vi sia una lobby gay molto potente, conosciuta da tutti gli ecclesiasti, ma segreta al di fuori delle Santa Sede. Allo stesso tempo non è chiaro come mai, tale condanna non sia applicata per i preti pedofili e contro i criminali beccati con le mani nel sacco che ogni anno abusano di minori portando danni permanenti alle vittime.

    Anche il Settimo comandamento viene spesso infranto: “Non rubare”. Nel 2015 Pietro Vigorelli vescovo di Montecassino fu travolto dall’inchiesta che lo accusava di essersi appropriato di circa mezzo milione dell’8 per mille destinato ai bisognosi e alle opere caritatevoli per una vita sfrenata nel lusso tra case e viaggi: il sesso omosessuale, i narcotici, soggiorni in Hotel a cinque stelle, abiti di lusso. Riuscì a soggiornare all’Hotel Capital a Londra a 524 euro a notte, al lussuoso albergo Corinthia per 7314 euro, pagò una cena con ostriche e champagne a 690 euro e spese un totale di 4500 euro per vestiti e accessori di Prada e Gucci.

    Il libro di Fittipaldi mette in luce i casi di pedofilia degli ultimi anni, denuncia la presenza di una lobby gay potente e scopre gli intrighi del vaticano. Mostra un mondo corrotto, ipocrita, che non solo pecca di vizi e lusso, ma fa del sesso e della pedofilia una questione ordinaria. Il Vaticano cambia le regole a proprio favore, giustifica i propri comportamenti o li incrimina a seconda delle proprie esigenze, creando un clima di silenzio e omertà a suo piacimento.

    Quelli narrati sono solo alcuni dei casi scoperti, ma molti sono rimasti nascosti o fermi per mancanza di prove o l’eliminazione delle stesse. Viene da chiedersi fino a che punto la verità sia uscita fuori e quanti altri reati siano stati commessi da un organo di fatto autonomo, fuori dalle leggi statali come la Chiesa.

    È necessario cambiare il sistema, obbligare alla denuncia, per il bene dei minori incriminare sia i pedofili che coloro che li proteggono. Bisogna creare leggi che superino gli ostacoli del “segreto pontifico” e permettano alla magistratura di indagare su ogni caso sospetto. Oltre a questo è giusto ribadire la netta differenza tra pedofilia e omosessualità, senza confonderle perché la prima è un crimine verso minori che va condannato con la prigione, la seconda, un tipo di amore tra due persone consenzienti, che non obbliga o costringe nessuno a compiere un atto contro la propria volontà.

    C’è ancora molto lavoro da fare, molte inchieste e denunce da portare avanti. È necessario, investigare, parlare e raccontare, affinché ogni criminale paghi per i suoi peccati. Nessuno escluso.

    APPROFONDIMENTI:

    “Lussuria. Peccati, scandali e tradimenti di una Chiesa fatta di uomini”, di Emiliano Fittipaldi, Feltrinelli, 2016

    “Il Caso Spotlight”, regia di Tom McCarthy, Drammatico, Usa

    Le interviste a Francesco Zanardi, vittima di abusi da parte del Cardinale Calcagno

    LEGGI ANCHE:

    IL PREDICATORE POLIGAMO E PEDOFILO, WARREN JEFF

    LUSSURIA: PECCATI E SCANDALI DEL VATICANO

  • Preti pedofili, la mappa degli abusi Le ombre sulle diocesi lombarde

    Preti pedofili, la mappa degli abusi Le ombre sulle diocesi lombarde

    L’ULTIMO è stato arrestato il 10 febbraio: don Diego Rota parroco di Solza, Bergamo. «Adescava ragazzini», secondo la procura di Brescia che lo indaga per prostituzione minorile. L’ultimo, sì. Di quanti? In quindici anni l’ombra della pedofilia sulla chiesa lombarda ha seguito una parabola in crescita, di pari passo con l’aumento dell’attenzione mediatica e quindi della condanna dell’opinione pubblica.

    Oggi più che mai: sull’onda del pluripremiato successo cinematografico di «Spotlight» e del clamore suscitato dal caso-Pell, il tema torna ad accendere il dibattito, a spaccare le coscienze. Non bisogna andare troppo indietro nel tempo per scoprire che non sempre è stato così. Prima dei 2000 c’è il nulla, o quasi: le testimonianze rimaste di vecchie inchieste alla fine dei ’90 parlano solo di preti rigorosamente anonimi «arrestati per abusi» (un caso a Milano, un altro a Varese).

    Dobbiamo aspettare il 2004 per trovare documentata la prima condanna in Cassazione: da allora e fino al 2015 se ne contano sette nella nostra regione. DonMauro Stefanoni di Laglio, donMatteo Diletti di Bratto (Bergamo), don Roberto Mornati di Gavirate (Varese), don Marco Baresi di Brescia, don Walter Mariani di Mantova, don Domenico Pezzini di Lodi, don Giuseppe Abbiati di Borgarello (Pavia). In tutto fanno 47 anni e un mese di carcere. Quattro, invece, i preti che hanno patteggiato.

    Due sono stati rinviati a giudizio, altrettanti sono arrivati a sentenza in primo grado. Alcuni sono morti di vecchiaia, altri sono tornati a dire messa in nuove parrocchie, due si sono suicidati, di uno si sono perse le tracce. Religiosi (una sola donna) equamente distribuiti fra le 10 diocesi. Abbiamo provato a disegnare una mappa, partendo dalla documentazione raccolta su scala nazionale dall’associazione «Rete l’abuso». Milano, Bergamo, Brescia, Como, Crema, Cremona, Lodi, Mantova, Pavia, Vigevano: nessuna di loro può scagliare la prima pietra.

    IL GIORNO del 7 marzo 2016 pag 19

  • LE STORIE UN SACERDOTE HA DENUNCIATO E POI LASCIATO LA TONACA

    LE STORIE UN SACERDOTE HA DENUNCIATO E POI LASCIATO LA TONACA

    Il suicida, lo scomparso, la suora I casi che hanno sconvolto i fedeli.

    Agnese Pini Milano

    ERA IL 2003. Il parroco di Villa di Serio, seimila anime nella Bergamasca, è don Vittorio Damiani, 62 anni. Il 6 maggio i carabinieri bussano alla porta della canonica: il sacerdote è accusato di abusi sessuali su minori. Lui protesta la sua innocenza, ma non regge alla pressione. Si toglie la vita in cella, nel carcere di Bergamo, appena due mesi dopo l’arresto. È il primo clamoroso episodio di pedofilia in canonica a scuotere la diocesi di Bergamo e la Lombardia intera. Un episodio destinato a non restare isolato.

    I SUICIDI E IL CASO-BERGAMO Qualche anno dopo la morte di don Damiani, piove addosso alla diocesi una seconda inchiesta per pedofilia. Protagonista è don Matteo Diletti, di Bratto. L’8 ottobre 2010 viene condannato in Cassazione a 4 anni per violenza su una bambina. Il prete sparisce prima della sentenza: il suo corpo, quel che ne resta, viene trovato cinque mesi dopo in una scarpata nei boschi di Marone. Ecco i fantasmi della diocesi di Bergamo. Due preti morti. Un vice parroco rinviato a giudizio nella Val Brembana per aver palpeggiato una bambina dal 2001 al 2005. L’ultimo scandalo, quello che vede protagonista don Diego Rota di Solza, ai domiciliari dallo scorso 10 febbraio. Non basta. Nell’aprile del 2014 l’allora parroco di Endenna, don Alessandro, sale sul pulpito alla fine della messa. Stringe tra le mani un foglio: rivela gli abusi sessuali subiti quando ancora era giovanissimo, nel seminario vescovile Giovanni XXIII. Il presunto responsabile di quegli abusi era morto nel 2007. È l’ultima messa per don Alessandro. Da quel momento lascia il sacerdozio.

    LA SUORA A suicidarsi fu la vittima, in questo caso. Si chiamava Eva Sacconago e quando si tolse la vita, nel giugno del 2011, aveva 26 anni. La sua è una storia di «violenze fisiche e psicologiche» per cui, nel dicembre scorso, è stata condannata a tre anni e sei mesi di reclusione dal tribunale di Busto Arsizio Maria Angela Faré. Suora, oggi ridotta allo stato laicale. Secondo la procura, gli abusi iniziarono già nel 1997, quando Eva aveva solo 12 anni.

    IL CASO-ARESE Hinterland diMilano. Nel settembre 2012 la Corte d’Appello conferma la condanna a due anni e mezzo di carcere per don Marco Redaelli, salesiano, morto un anno dopo la sentenza. Secondo l’accusa, nel 2007 l’anziano parroco di Arese aveva molestato una bambina di sette anni. Il suo caso scosse profondamente i fedeli, spaccando l’opinione pubblica. Tre anni dopo, nel gennaio di quest’anno, una nuova inchiesta travolge la parrocchia: un educatore viene indagato per violenze sessuali su un adolescente.

    LO SCOMPARSO Due condanne per pedofilia e un comune denominatore: il seminario vescovile di Brescia. Erano entrambi vicerettori don Luigi Facchi e don Marco Baresi. Il secondo sostituì il primo, dopo che questo scomparve nel nulla pochi giorni dopo aver patteggiato sei anni per abusi sessuali. Ad accusarlo, un ragazzo di Gottolengo, dove il sacerdote svolgeva il suo ministero. Sparito: di lui si sono lerse le tracce dal 2002.

    IL CASO-BRESCIA Passano cinque anni, e i carabinieri tornano alla porta di una canonica: è quella di don Baresi, che di Facchi ha appunto raccolto il testimone. Anche lui vicerettore del seminario vescovile di Brescia. Il 23 giugno del 2011 la Cassazione lo condanna a 7 anni e sei mesi di carcere per violenze su un 14enne e detenzione di materiale pedopornografico.

    IL «RIABILITATO» Don Siro Invernizzi era parroco di Cergnago (Pavia), quando venne fermato. 6 settembre 2006: una pattuglia lo sorprende vicino al Cimitero Maggiore di Milano mentre è in macchina con un ragazzino di 13 anni, romeno. Il sacerdote patteggia due anni con la condi- zionale. È la primavera 2013 quando il suo nome torna alla ribalta: è mandato a sostituire il parroco di Cugliate (curia Comasca). I parrocchiani ci mettono poco a scoprire la pesante macchia nel suo passato. Si scatena un tumulto. Don Invernizzi viene sostituito.

    DON MERCEDES Lo chiamavano il «prete inMercedes» don Mauro Inzoli, della Parrocchia della Santissima Trinità di Crema: 65 anni, legato agli ambienti di CL, già presidente del Banco Alimentare. La procura per lui ha chiesto 12 anni: otto i casi contestati. Le accuse: violenza sessuale con abuso di autorità e violenza sessuale aggravata per abuso di minori. Nell’ottobre scorso la richiesta di rinvio a giudizio. Il 9 marzo in Aula.

    IL GIORNO del 7 marzo 2016 pag 19

  • Sesso coi minori, ecco il “tariffario” della vergogna

    Sesso coi minori, ecco il “tariffario” della vergogna

    Nell’inchiesta sui minorenni adescati in Internet portata avanti dalla Procura di Brescia e che ha visto finire nei guai “il re dell’hard nostrano”, Corrado Fumagalli, noto come conduttore della trasmissione “Sexy bar” e fondatore di un canale dedicato al mondo interista, che si trova in questo periodo in Brasile, emerge un vero e proprio tariffario delle prestazioni sessuali. Si va, secondo quanto afferma la Procura, dai cinque euro per una palpatina ai 100 euro per un rapporto completo tra le mura domestiche, passando per le 20-30 euro per rapporti fugaci in auto.

    Intanto, il sacerdote coinvolto, don Diego Rota, nel corso dei primi interrogatori, ha fatto davanti al gip le prime ammissioni, sottolineando – secondo quanto afferma il suo legale, Roberto Bruni – di provare “una profonda angoscia per questa vicenda, soprattutto per le famiglie dei ragazzi”. Nell’inchiesta è finito anche Claudio Tonoli, 56 anni, sieropositivo da una ventina, che è accusato anche di aver infettato alcuni ragazzini volontariamente.

    L’uomo, nel corso dell’interrogatorio, ha respinto le accuse di un ragazzino, sostenendo di non averlo mai incontrato. “Con quel minorenne che mi accusa ho avuto solo uno scambio di sms, un paio di messaggio via WhatsApp, nessun incontro. Tantomeno rapporti sessuali”, avrebbe affermato Tonoli, secondo quanto rivela il suo avvocato, Enzo Bosio, che spiega come “il mio cliente ha confermato solo di aver contattato quel ragazzo dopo aver visto il suo annuncio sul sito di incontri Badoo”, ma si trattava di messaggi “in cui peraltro non si fa alcun cenno al pagamento di una somma di denaro per una prestazione sessuale”.

    http://www.direttanews.it/2016/02/16/sesso-coi-minori-ecco-il-tariffario-della-vergogna/

  • Prostituzione minorile,  le prime ammissioni del parroco «Soffro per le famiglie dei ragazzi»

    Prostituzione minorile, le prime ammissioni del parroco «Soffro per le famiglie dei ragazzi»

    Interrogato dal gip don Diego Rota ha parlato di «profonda angoscia». L’ipotesi del patteggiamento. Anche altri indagati confermano gli incontri con i giovanissimi. Non si esprimono invece gli avvocati del vigile Egidio Bosio, in servizio a Boltiere

    Un interrogatorio di venti minuti, poi un breve scambio di opinioni con i suoi avvocati, Roberto Bruni e Alessandro Zonca, e l’allontanamento dal tribunale, scegliendo il retro, mentre i legali incontravano la stampa e i fotografi. Di fronte al giudice delle indagini preliminari di Brescia Alessandra Sabatucci, sono arrivate le prime ammissioni di don Diego Rota, 45 anni, parroco di Solza fino a mercoledì, quando gli è stata notificata la misura degli arresti domiciliari poi resa nota in serata da un comunicato della Curia di Bergamo. L’accusa, per il sacerdote e altre 10 persone agli arresti, di cui quattro bergamasche, è di prostituzione minorile, con una pena edittale prevista da 1 a 6 anni di reclusione.

    «Il nostro assistito ha collaborato rispondendo alle domande del gip — ha dichiarato l’avvocato Bruni all’uscita dal tribunale di Brescia —. Don Diego Rota prova grande angoscia per tutta questa vicenda». Parole che il parroco stesso ha rivolto al magistrato, prima di rispondere alle domande: «Provo profonda angoscia per tutta questa vicenda e in particolare per le famiglie dei ragazzi minorenni coinvolti». L’interrogatorio non sarebbe sceso troppo nello specifico dei sette episodi, o meglio dei sette incontri con due minorenni in occasioni diverse, contestati al sacerdote. Ma da parte dell’indagato ci sarebbe stata una sostanziale conferma del quadro accusatorio, un riscontro nemmeno troppo sfumato sui contenuti dell’inchiesta del pubblico ministero Ambrogio Cassiani e dei carabinieri.

    Il domicilio per gli arresti è intanto cambiato: don Diego Rota, di Colognola, non sta più nella casa della parrocchia di Solza dove ha svolto il suo ministero dal 2012 fino a settimana scorsa. È stato sostituito da un amministratore parrocchiale e anche la Curia ha ritenuto opportuno che la misura cautelare non venga scontata in quella stessa sede. Quanto alla strategia difensiva, è ancora presto per averne certezza, ma vista l’impostazione di ieri di fronte al gip, è verosimile che il sacerdote voglia riflettere su un patteggiamento.

    Per lui e per altri indagati sarebbe la strada più rapida per uscire da una vicenda delicata che fa scalpore e attrae attenzione mediatica. Un altro degli undici accusati, Pierluigi Rossi, 49 anni, di Bergamo, assistito dall’avvocato Luigi Villa, ieri ha sostanzialmente confermato gli incontri con i ragazzini nella zona di Seriate, che gli vengono contestati nella misura cautelare. Il gruppo di minori è il fulcro dell’inchiesta: dopo la denuncia partita dalla mamma di un componente del gruppo, nell’estate del 2014, gli altri amici sono stati ascoltati dai carabinieri e dal pubblico ministero, citando uno a uno tutte le persone finite sotto inchiesta. Collaborativi, ieri di fronte al giudice, anche Francesco Bellone, di Muggiò, 46 anni, Sergio Madureri, parmense di 59 anni e Renato Messina, di Vigevano, 52 anni. Restano invece avvolte dalla massima riservatezza le dichiarazioni di Egidio Bosio, vigile a Boltiere ed ex guardia di un istituto di vigilanza: «Evitiamo qualsiasi commento», ha dichiarato ieri il suo avvocato Matteo Anzalone, che lo assiste con la collega Eleonora Radaelli. Mentre Claudio Tonoli — già indagato per lesioni aggravate in un’altra inchiesta in cui gli si contesta di aver cercato rapporti sessuali non protetti nonostante la consapevolezza di aver contratto l’Hiv — ha respinto le contestazioni: «Mai avuto rapporti con quei ragazzi, c’è stato solo lo scambio di alcuni messaggi tramite WhatsApp».

    http://bergamo.corriere.it/notizie/cronaca/16_febbraio_16/prostituzione-minorile-prime-ammissioni-parroco-soffro-le-famiglie-ragazzi-660f4706-d486-11e5-8855-fe9a1275bf2e.shtml