Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Diocesi di Brescia

  • Don Ciro Panigara condannato a 5 anni per abusi sui bambini. La Diocesi: “Siamo vicini alle vittime”

    Don Ciro Panigara condannato a 5 anni per abusi sui bambini. La Diocesi: “Siamo vicini alle vittime”

    Brescia, 1 luglio 2026 – Cinque anni di reclusione per don Ciro Panigara, sacerdote bresciano accusato di abusi sessuali nei confronti di alcuni ragazzi che frequentavano le parrocchie in cui prestava servizio. Si tratta della decisione del giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Brescia al termine del processo celebrato con rito abbreviato.

    L’imputato, 49 anni, era accusato di episodi avvenuti tra il 2011 e il 2014 ai danni di sette minori, all’epoca di età compresa tra gli 11 e i 13 anni, nelle parrocchie di Adro e di San Paolo, in provincia di Brescia.

    L’accusa
    La Procura aveva chiesto una condanna a sei anni e otto mesi. Secondo l’accusa, il sacerdote avrebbe compiuto e fatto compiere ai ragazzi atti di natura sessuale approfittando del rapporto di fiducia instaurato nell’ambito delle attività parrocchiali. Le presunte vittime, pur non avendo presentato denuncia, hanno confermato i fatti durante le indagini.

    Nel corso delle indagini, la Procura ha acquisito anche il contenuto dei dispositivi elettronici in uso al sacerdote e raccolto, tra gli altri elementi, la testimonianza dell’allora vescovo della diocesi, che aveva rimosso il religioso dall’incarico dopo le prime segnalazioni.

    La condanna
    Il giudice ha pronunciato una sentenza di condanna per parte delle contestazioni, mentre per altri cinque episodi ha dichiarato il non luogo a procedere. Sulla determinazione della pena potrebbero aver inciso la prescrizione di alcuni fatti risalenti al 2011 e all’inizio del 2012 e la diversa qualificazione giuridica di alcune condotte. Le motivazioni saranno depositate entro 90 giorni. Il sacerdote si trova agli arresti domiciliari dall’aprile 2025. La difesa ha annunciato ricorso in appello dopo il deposito delle motivazioni della sentenza.

    La Diocesi: “Vicinanza alle persone coinvolte”
    Intanto la Diocesi di Brescia esprime “rammarico per la vicenda” e ribadisce il proprio impegno a sostegno delle vittime e nella collaborazione con la magistratura. In una nota diffusa oggi, la Diocesi afferma di prendere atto della notizia della condanna a cinque anni per violenza sessuale su minore in primo grado di don Ciro Panigara ed esprime “vicinanza e solidarietà a tutte le persone coinvolte in questa dolorosa vicenda, che ha provocato e provoca dolore e tristezza nell’intera comunità”. La Curia ribadisce inoltre “la piena disponibilità a collaborare con l’autorità civile per la ricerca della verità e il ristabilimento della giustizia” e rinnova l’impegno, attraverso il Servizio diocesano per la tutela dei minori, “ad ascoltare e a prendere in carico le vittime”, oltre che a promuovere “una cultura della protezione dei minori e degli adulti vulnerabili”.

    https://www.ilgiorno.it/brescia/cronaca/sacerdote-abusi-sessuali-ragazzini-vsqncmfe

  • Arrestato don Jordan Coraglia, è il secondo sacerdote bresciano in un mese indagato per reati su minori

    Arrestato don Jordan Coraglia, è il secondo sacerdote bresciano in un mese indagato per reati su minori

    Nei giorni scorsi è stato arrestato con l’accusa di detenzione di materiale pedopornografico don Jordan Coraglia, parroco di Castelcovati e Comezzano Cizzago (in provincia di Brescia). Il sacerdote 51enne si trova agli arresti domiciliari dopo che, in sede di interrogatorio di convalida, avrebbe ammesso di possedere e di aver scambiato online circa 1.500 file con contenuti a sfondo sessuale riguardanti minorenni. Solo un mese fa, era finito agli arresti domiciliari con l’accusa di violenza sessuale su minori don Ciro Panigara. Il parroco 48enne è stato accusato di episodi che risalirebbero al 2024 e al periodo compreso tra il 2011 e il 2013, ai danni di bambini tra i 10 e i 12 anni all’interno dei paesi di Adro e San Paolo, sempre nel Bresciano.

    Le violenze contestate a don Ciro Panigara

    Don Ciro Panigara è stato arrestato lo scorso 16 aprile. Le indagini nei suoi confronti, condotte dai carabinieri di Borgo San Giacomo e di Verolanuova, sono iniziate in seguito alla denuncia presentata da una educatrice della parrocchia di San Paolo alla quale si era rivolto un ragazzino preadolescente. L’episodio che ha raccontato risaliva al 2024 e, in periodo natalizio, don Ciro Panigara aveva dato le dimissioni da parroco su richiesta della Diocesi di Brescia.

    Gli investigatori, però, hanno continuato a indagare sugli incarichi svolti dal parroco negli anni precedenti arrivando, così, alla parrocchia di Adro. Secondo gli inquirenti, qui nel periodo compreso tra il 2011 e il 2013 si sarebbero verificati numerosi episodi di violenze ai danni di all’incirca cinque ragazzini d’età compresa tra i 10 e i 12 anni. Il parroco si trova, ora, agli arresti domiciliari.

    https://www.fanpage.it/milano/arrestato-don-jordan-coraglia-e-il-secondo-sacerdote-bresciano-in-un-mese-indagato-per-reati-su-minori/

  • Pedopornografia, don Jordan Coraglia: sim inglesi e una app per navigare in anonimato sul web

    Pedopornografia, don Jordan Coraglia: sim inglesi e una app per navigare in anonimato sul web

    Castelcovati. Si trova ai domiciliari in una località della Valcamonica dove non è presente connessione internet don Jordan Coraglia, il sacerdote 51enne bresciano, ex parroco a Castelcovati, arrestato una decina di giorni fa con l’accusa di detenzione di materiale pedopornografico.

    L’uomo di Chiesa, che è stato individuato nel corso di un’inchiesta della Polizia Postale, secondo quanto emerso, sarebbe risultato in possesso di 1500 file a carattere pedopornografico, immagini e video che ritraggono ragazzini tra i 10 ed i 14 anni, per lo più delle aree più svantaggiate del mondo, ritratti in pose od azioni sessualmente espliciti.

    Il prete avrebbe tenuto una sorta di “archivio” suddiviso in base alle zone di residenza delle giovanissime vittime.
    Per nascondere le tracce don Jordan avrebbe utilizzato un paio di sim inglesi ed un’applicazione per coprire la navigazione online e mantenere l’anonimato nelle chat di Telegram dove il materiale veniva scambiato tra più utenti. In un caso avrebbe avuto una conversazione con un 15enne, fingendosi un coetaneo.

    Don Coraglia, insieme ad un altro soggetto, contattato solo virtualmente, avrebbe creato un gruppo su Telegram intitolato «Ita», sul quale sarebbero circolati video e immagini a contenuto pedopornografico. Novecento i file scaricati dal sacerdote, 200 quelli che avrebbe condiviso con altri utenti del web.

    Don Coraglia ha ammesso le proprie responsabilità durante l’interrogatorio di convaida davanti al Gip, ma ha anche detto di non avere mai avuto contatti inappropriati con i giovani delle parrocchie da lui frequentate.

    E’ stato curato a Sale di Gussago e ad Urago Mella,quindi parroco a Castelcovati, dove la notizia del suo arresto per i capi di imputazione a lui contestati non ha mancato di suscitare sorpresa e sgomento tra i fedeli. Don Coraglia è noto anche per avere fondato la “nazionale dei preti”, ricevuta in udienza, in passato, anche da Papa Francesco.

    La Diocesi di Brescia, che lo ha sospeso dall’incarico, si trova ora a dover affrontare il secondo caso di pedofilia nel volgere di poco tempo: il mese scorso, infatti, un altro prete, don Ciro Panigara, parroco a San Paolo, è stato arrestato per violenza sessuale aggravata nei confronti di alcuni minorenni.

    Avrebbe approfittato della propria posizione per compiere abusi sui ragazzini che frequentavano le chiese presso le quali aveva un incarico come curato e, poi, come parroco. Don Ciro, di fronte alle accuse contestate dalla Prcura di Brescia, è rimasto in silenzio, avvalendosi della facoltà di non rispondere. Si trova ai domicilairi presso la casa della madre, a Ghedi.

    Pedopornografia, don Jordan Coraglia: sim inglesi e una app per navigare in anonimato sul web

  • Parroco arrestato per detenzione di materiale pedopornografico

    Parroco arrestato per detenzione di materiale pedopornografico

    Un sacerdote bresciano, don Jordan Coraglia, è stato arrestato con l’accusa di detenzione di materiale pedopornografico. Il provvedimento è stato eseguito in seguito a un’indagine informatica condotta dalla polizia postale di Brescia. Secondo quanto riferisce l’agenzia di stampa Ansa, durante una perquisizione sarebbero state scovate foto compromettenti sul telefono del religioso di 51 anni. Foto e video hot di minorenni sarebbero stati condivisi su alcuni canali Telegram.

    Don Coraglia, classe 1974, è già stato sospeso dall’incarico di parroco. Dal 2022 guidava l’unità pastorale Santa Maria delle Nuvole, che comprende le parrocchie di Castelcovati, Cizzago e Comezzano. Ordinato sacerdote nel 2005, ha prestato servizio come viceparroco a Sale di Gussago e successivamente in diverse parrocchie della città: Urago Mella, Santa Giovanna Antida e Divin Redentore. Attualmente si trova agli arresti domiciliari. Originario di Quinzano d’Oglio, Coraglia aveva anche fatto parte della Nazionale italiana di calcetto a cinque riservata ai preti, partecipando diverse volte ai campionati Europei e indossando anche la fascia di capitano.

    Poco meno di un mese fa l’arresto di Ciro Panigara
    Un’altra bufera si abbatte sulla diocesi di Brescia. Nemmeno un mese fa l’arresto di don Ciro Panigara per violenza sessuale aggravata su minori. Il religioso, 48 anni, era stato sospeso dal suo incarico quando era parroco di San Paolo, solo pochi mesi fa, e poi arrestato, il 16 aprile, dai carabinieri di Verolanuova su indicazione della pm Ines Bellesi. Sarebbero almeno 6 le vittime dei presunti abusi di don Panigara: tutti ragazzini di età compresa tra i 10 e i 12 anni, sia quando era curato ad Adro che nelle settimane del suo ultimo impegno a San Paolo.

    https://www.bresciatoday.it/cronaca/castelcovati-jordan-coraglia-arrestato.html

  • Pedofilia a Brescia: nuovo fascicolo ma vecchio caso

    Pedofilia a Brescia: nuovo fascicolo ma vecchio caso

    42231 BRESCIA-ADISTA. Don Ciro Panigara, parroco a San Paolo, nella diocesi di Brescia, è stato arrestato per presunta violenza sessuale aggravata ai danni di minori. 48 anni, ordinato nel 2004 dopo aver fatto l’elettricista, è stato viceparroco in diversi Comuni del bresciano: Isorella (2004-2008), Adro (2008-2013) e Torbiato (2009-2013). Per tre anni cappellano all’Ospedale Poliambulanza di Brescia, dal 2016 al 2020 è stato curato a Leno, Milzanello e Porzano, poi amministratore parrocchiale della parrocchia dei Santi Pietro e Paolo a Visano sino al 2024 quando, a ottobre, è arrivato a San Paolo.

    Ma è durato poco: il 5 gennaio di quest’anno il vescovo di Brescia mons. Pierantonio Tremolada ha comunicato che due giorni prima aveva «accolto le dimissioni del vostro parroco don Ciro Panigara. Nel percorso di discernimento personale e pastorale con il Vescovo e con le persone che l’hanno accompagnato in questi primi mesi di ministero tra voi, sono purtroppo emerse situazioni e elementi di criticità, che consigliano di interrompere immediatamente la sua esperienza nelle vostre comunità parrocchiali». Gli elementi di criticità sono l’abuso sessuale subìto da un minore che lo ha immediatamente confidato a un’educatrice: durante una tre giorni di «convivenza in oratorio», lui, che non aveva un materassino ma solo un sacco a pelo, è stato invitato da don Ciro a dormire sul suo letto. Durante la notte, si legge sul Corriere della Sera di Brescia, il ragazzino ha sentito «la sua mano che ha afferrato la mia e l’ha appoggiata sulle sue parti intime». Al mattino, l’immediata confidenza all’educatrice, che ha segnalato al vescovo. «Se fossimo stati a conoscenza dei precedenti, le cose sarebbero andate diversamente», ha detto.

    Già, perché se è vero che questa volta la diocesi è intervenuta subito, sospendendo il prete (e un fascicolo è stato aperto in Procura), poco più di dieci anni fa, come la Procura ha ricostruito, ad Adro si parla di cinque vittime e numerosi episodi in cui il prete avrebbe palpeggiato ragazzini con il pretesto «di mostrarci i primi computer, farci giocare e insegnarci come funzionavano: ci faceva sedere sulle sue ginocchia». È descritto come un uomo brillante e carismatico, con una passione smodata per le sneakers (scarpe sportive) più di grido, che lo avvicinavano ai parrocchiani più giovani, che a volte invitava a pranzo o a cena.

    Una delle segnalazioni relative al periodo, tra il 2012 e il 2013 (quando poi il prete venne infatti destinato a un incarico presso l’ospedale, dunque lontano da minori), è arrivata lo scorso dicembre alla Rete l’Abuso, unica associazione in Italia che si occupa di abusi sessuali perpetrati dal clero. Secondo i dati in possesso del presidente Francesco Zanardi, a Brescia sono 15 i casi noti di preti predatori; 159 in Lombardia, per un totale di 533 vittime. Di queste, 501 di sesso maschile, 32 femminile. Si tratta solo dell’emerso, dunque della punta dell’iceberg.

    Nel 2013, dunque, don Panigara era stato allontanato da Adro e aveva seguito una terapia psicologica; secondo il Corriere, «il terapista nulla avrebbe saputo delle contestazioni precise mosse nei suoi confronti»; la sua valutazione finale parla di un orientamento eterosessuale, nessuna tendenza di natura pedofila e una personalità a tratti immatura. Insomma: pronto per tornare a occuparsi di adolescenti. Ad Adro la notizia dell’arresto non ha suscitato particolare stupore: quelle “attenzioni” erano un segreto di Pulcinella. All’epoca, grazie alle testimonianze di alcune famiglie, il prete era stato, secondo una pessima prassi comune nella Chiesa, trasferito altrove.

    https://www.adista.it/articolo/73715

  • Protesta non violenta di un sopravvissuto davanti alla diocesi di Brescia

    Protesta non violenta di un sopravvissuto davanti alla diocesi di Brescia

    Ieri, nel giorno del suo compleanno e davanti alla diocesi di Brescia, la protesta non violenta di un sopravvissuto, oggi adulto e padre di famiglia.

    Secondo il racconto l’uomo si era rivolto alla curia nel 2020 per raccontare gli abusi infantili subiti a Vicenza, in un’altra diocesi. Tuttavia essendo residente a Brescia, aveva chiesto li come era possibile procedere ottenendo la disponibilità della curia (peraltro prevista dal Motu proprio) a gestire la vicenda.

    Disponibilità poi a quanto pare venuta meno.

    Da qui le proteste dell’uomo che già a natale aveva manifestato davanti ai cancelli della diocesi.

    Amareggiato spiega che il suo unico desiderio era quello di impedire che il sacerdote potesse commettere altri abusi, essendo ancora operativo, se pur ora incardinato in un’altra diocesi.

  • BRESCIA – Sacerdoti e laici si preoccupano e rompono il silenzio

    BRESCIA – Sacerdoti e laici si preoccupano e rompono il silenzio

    Riceviamo e pubblichiamo

    Spettabile Redazione,

                    Ci rivolgiamo a codesta “rete L’ABUSO” per partecipare le ansie di diversi sacerdoti e laici della Diocesi di Brescia.

                    Sono molti i sacerdoti e tantissimi i laici che si stanno chiedendo se la Nunziatura Apostolica segnalando a Papa Francesco il nominativo di Mons. Tremolada come Vescovo di Brescia e di Mons. Delpini come Arcivescovo di Milano abbia pure menzionato il caso di pedofilia di don Galli a Rozzano (Milano) che li vede coinvolti. Il Nunzio apostolico di allora, Mons. Bernardini, è stato sostituito da Mons. Tscherrig (di nazionalità svizzera e non più italiana come era prassi lo fosse) più in sintonia con Papa Bergoglio di quanto lo fosse il predecessore. Papa Francesco conosce bene entrambi: sia l’arcivescovo uscente che l’entrante sono arrivati a Roma dopo la Nunziatura in Argentina. Con Mons. Bernardini i rapporti a Buenos Aires però sono sempre stati tesi. È strano che Mons. Delpini non sia stato inserito nella recente lista dei Cardinali.

                    Mons. Tremolada ammette chiaramente, per il caso di don Galli, che lui stesso e mons. Delpini hanno sbagliato ma non hanno il dovere di giustificarsi o chiedere scusa, “se qualcuno gli chiederà spiegheranno”. Il Vaticano sapeva e il Santo padre li ha promossi entrambi confermando la loro impunibilità? Potrà un giorno il Santo Padre dire che non era stato adeguatamente informato come per i Vescovi cileni?

                    Emblematico è infatti quanto dichiarato da Mons. Tremolada in un incontro con i familiari della vittima nel 2015 in presenza anche di don Carlo Mantegazza, ex parroco di Rozzano: “….è vero, lo abbiamo destinato a Legnano in un oratorio, è vero, e di questo SIAMO STATI IMPRUDENTI, lo diremo se ci verrà detto: « MA PERCHE’ LO AVETE FATTO? ».

                Che saccenza, che ostentazione di impunità: Tremolada mandato a parlare con i familiari che chiedevano conto del maldestro spostamento quando, viceversa, a loro era stato garantito che don Galli non poteva essere ancora a contatto con i bambini, non ritiene di dover dare spiegazioni. Ora, a Brescia, ha nominato Parroco di Rezzato don Stefano Bertoni assolto in Cassazione per abusi sessuali nei confronti di bambini di un asilo. Ancora aperta è la vicenda dell’ex parroco di Corna di Darfo. Già nel dimenticatoio sono finite le numerose altre vicende di sacerdoti bresciani passate in giudizio fin dai tempi del parroco della cattedrale degli anni 1970.

                    Papa Francesco ha integrato il codice di diritto canonico che già prevede la possibilità della rimozione dall’ufficio ecclesiastico “per cause gravi”: ciò riguarda anche i Vescovi diocesani, gli Eparchi e coloro che ad essi sono equiparati dal diritto (cfr. can. 193 §1 CIC; can 975 §1 CCEO).

                    Con il “MOTU PROPRIO” del 4 Giugno 2016 ha precisato che tra le dette “cause gravi” è compresa la negligenza dei Vescovi nell’esercizio del loro ufficio, in particolare relativamente ai casi di abusi sessuali compiuti su minori ed adulti vulnerabili, previsti dal M.P. Sacramentorum Sancitatis Tutela promulgato da San Giovanni Paolo II ed emendato dal predecessore Benedetto XVI.

                    La Diocesi di Brescia non è certo entusiasta di avere un Vescovo imprudente a condurre una tremolante realtà pastorale.

    Sacerdoti e laici impegnati di Brescia                                                                     24 luglio 2018

  • Abusi del prete su minore, la Diocesi di Brescia risarcirà la vittima

    Abusi del prete su minore, la Diocesi di Brescia risarcirà la vittima

    di Mara Rodella

    Un’udienza lampo. Giusto per depositare al giudice il documento che testimonia e conferma l’intesa, concedere il rito abbreviato come chiesto dalla difesa e rimandare discussione e sentenza fra tre mesi.

    La Diocesi salderà il conto alla parte civile

    In aula, il caso dei presunti abusi sessuali ai danni di un ragazzino che all’epoca dei fatti aveva appena compiuto 14 anni da parte di don Angelo Blanchetti, 57 anni, parroco di Corna di Darfo e di Bessimo (finì agli arresti domiciliari il 14 giugno del 2016). In aula, per la prima data fissata a dibattimento, il giudice Roberto Spanò ha concesso il rito alternativo (condizionato all’audizione di una genetista). Preso atto dell’accordo di massima per il «ristoro» del danno nei confronti della parte civile: a saldarlo sarà la Diocesi di Brescia. Che si è sentita in dovere di affiancare il minore e la sua famiglia in un percorso di sostegno. Ritenendoli comunque «danneggiati» da questa vicenda. Pare che parte della somma concordata possa servire anche a sostenere il percorso di studi e la crescita educativa del ragazzino. L’iter giudiziario individuale, ovviamente, continua. Discussione e sentenza sono fissate al prossimo 24 aprile.

    L’inchiesta sul parroco nata grazie alla denuncia del ragazzo

    All’origine dell’inchiesta coordinata dal sostituto procuratore Ambrogio Cassiani ci sono proprio le dichiarazioni del minore. Che si confidò prima con un altro sacerdote milanese, poi con gli inquirenti. Dichiarazioni rese nonostante le intimidazioni che avrebbe ricevuto: «Guarda che se parli finirai all’inferno» lo avrebbe spaventato don Blanchetti. Le violenze, stando alle indagini, sarebbero continuate per quasi due anni: dal gennaio 2015 al maggio dell’anno successivo. Dentro le stesse mura che quel ragazzino avrebbero dovuto proteggerlo: nella cucina del parroco. «Due rapporti al mese» ha fatto mettere a verbale. E nella stanza, descritta accuratamente, gli investigatori hanno recuperato una coperta imbottita — identica a quella indicata dal ragazzino — che il sacerdote aveva l’abitudine di stendere a terra prima degli incontri. Ma anche, in cassaforte, preservativi e creme lubrificanti.

    Un’altra accusa su don Angelo: «Ma non c’entro nulla»

    Lui, don Angelo, ha sempre respinto le accuse: «Non c’entro nulla con questa vicenda». Ma nei mesi scorsi, a rafforzarle, è arrivata anche la testimonianza choc di un’altra potenziale vittima delle attenzioni del don. Prima affidata a un post su Facebook, poi cristallizzata davanti al magistrato, in sede di incidente probatorio (quindi valida e utilizzabile anche a processo): «Invece di affiancarmi nel percorso di catechesi necessario al conseguimento del battesimo abusò di me» ha raccontato questo ragazzo. Che in Rete, dopo l’arresto di don Blanchetti scrisse di essere «ancora in cura» pur dopo anni. Ne aveva nove all’epoca degli abusi, e don Angelo era viceparroco di Artogne, oggi ne ha 36. Il copione, secondo il racconto, era lo stesso di quello raffigurato oltre vent’anni dopo. «Mi faceva sdraiare su una coperta». Fotocopia anche le minacce. Nonostante don Blanchetti non possa in alcun modo essere accusato, visti i tempi, anche di tali presunte violenze.

    La sentenza a aprile

    A decidere sulla sua colpevolezza piuttosto che della sua innocenza sarà il giudice, appunto tra tre mesi. Il tempo necessario alle parti per formalizzare e concretizzare l’accordo raggiunto per il risarcimento del danno, indipendentemente da quale sarà la sentenza individuale a carico dell’imputato. Quindi anche eventuali provvisionali stabilite dal tribunale che inevitabilmente troveranno seguito, come sempre in questi casi, in sede civile. Per ora è stata la Curia ad accettare e farsi carico del risarcimento. Se ne riparla il prossimo 24 aprile.

    mrodella@rcs.it

    http://brescia.corriere.it/notizie/cronaca/18_gennaio_12/abusi-prete-minore-curia-diocesi-brescia-paga-parte-civile-vittima-09f56d88-f770-11e7-8658-d0b955e4d0a9.shtml

  • Parroco arrestato per abusi su minore: la Procura ha chiuso le indagini

    Parroco arrestato per abusi su minore: la Procura ha chiuso le indagini

    Darfo, 16 febbraio 2017 – Nei giorni scorsi dalla Procura di Brescia gli è stato notificato l’avviso di conclusione delle indagini e ora ha la possibilità di farsi ascoltare dal sostituto procuratore Ambrogio Cassiani prima che questo chieda il suo rinvio a giudizio. E’ prossima quindi ad arrivare in un’aula del palazzo di Giustizia di Brescia la vicenda di don Angelo Bianchetti, l’ex parroco di Corna di Darfo (in Val Camonica), arrestato lo scorso giugno con l’accusa di avere abusato per due anni di un ragazzinoche il prossimo aprile compirà 15 anni. Era stato proprio l’adolescente a denunciare le violenze subite dal sacerdote a cui si era rivolto per potere ottenere il sacramento del battesimo.

    Il ragazzino aveva raccontato tutto a un sacerdote di Milano che gli aveva consigliato di rivolgersi ai carabinieri. Il giovane accompagnato dai familiari aveva quindi chiesto aiuto ai militari che coordinati dal sostituto procuratore Ambrogio Cassiani hanno in fretta ricostruito tutta la drammatica vicenda.

    «Mi faceva entrare nel cucinino della sua abitazione lì avvenivano gli incontri – aveva raccontato l’adolescente vincendo la vergogna e il dolore per quanto subito – Accadeva due volte al mese e mi diceva di non raccontare nulla di quello che accadeva lì in quella stanza. Mi diceva che se non facevo così sarei finito all’inferno». Un racconto drammatico che hanno portato gli inquirenti a chiedere l’arresto per il 55enne parroco camuno finito ai domiciliari. Il racconto del ragazzino aveva trovato poi riscontro in alcuni oggetti trovati nell’abitazione del sacerdote che nel corso dell’interrogatorio di garanzia si era avvalso della facoltà di non rispondere.

    Nel corso di una perquisizione i carabinieri avevano trovato una copertauguale a quella sulla quale il quindicenne aveva detto di essere stato abusato dal parroco. In una cassaforte presente nell’abitazione erano poi stati trovati preservativi e lubrificanti del tutto simili a quelli descritti agli inquirenti dal quindicenne.

    La diocesi di Brescia aveva subito sospeso don Bianchetti (lo scorso agosto la parrocchia è stata affidata a un altro sacerdote) manifestando la propria vicinanze alle persone coinvolte nella vicenda. Nei giorni successivi all’arresto un altro uomo aveva raccontato di essere stato pure lui abusato da don Bianchetti più di 20 anni prima quando il sacerdote, allora 29enne, era viceparroco ad Artogne.

    http://www.ilgiorno.it/brescia/cronaca/prete-violenza-sessuale-1.2898258

  • Sacerdote bresciano gay: sesso con ragazzi all’oratorio

    Sacerdote bresciano gay: sesso con ragazzi all’oratorio

    Intervista ad Andrea B., il 32enne che ha sporto denuncia contro un sacerdote di una parrocchia della Bassa: “Ha fatto sesso dentro l’oratorio con ragazzi e altri sacerdoti. Dalla diocesi di Brescia non mi hanno più contattato.

    Un ragazzo di 32 anni, Andrea B. di Rovigo, ha presentato nei giorni scorsi una denuncia presso il tribunale ecclesiastico di Brescia contro il parroco di un Comune della Bassa, accusato di aver avanzato nei suoi confronti proposte esplicite di attività sessuali.

    Assieme alla denuncia, il cui deposito è stato firmato dal vicario giudiziale monsignor Marco Alba, Andrea ha fornito anche una serie di materiali inequivocabili, dagli ‘screenshot’ delle conversazioni avvenute su skype e whatsapp, ad alcuni video in cui si vede il sacerdote compiere veri e propri atti sessuali, anche di natura blasfema.

    Non è il primo caso sollevato dal ragazzo. Una settimana fa, il vescovo di Taranto, monsignor Filippo Santoro, ha rimosso un parroco di 50 anni messo alle strette da prove poi risultate inconfutabili, sempre raccolte dal giovane Andrea. Una situazione del tutto analoga che, se da una parte dimostra l’attendibilità del 32enne (monsignor Santoro ha subito provveduto alla rimozione), dall’altro fa storcere il naso per la tempistica delle due situazioni all’apparenza così simili. Abbiamo così intervistato Andrea B., partendo proprio qui.

    “Entrambi i sacerdoti – racconta – li ho conosciuti tramite Facebook. Avevamo amici in comune e mi hanno chiesto l’amicizia. Poi sono iniziate la ‘avance’ sessuali, via via più esplicite. La tempistica è semplicemente dovuta al caso: io non vado in cerca di preti gay, sono pure eterosessuale. Anzi, ne conosco altri di religiosi omosessuali e non ho niente contro di loro. Ho deciso di denunciare quando la situazione si è fatta pesante. L’ho fatto perché sono un cattolico praticante, vado a messa tutte le domeniche e mi confesso: penso che persone come loro non facciano altro che danneggiare la Chiesa”.

    Cosa le chiedeva il prete bresciano su internet?
    “Come ha potuto vedere attraverso i video che le ho mostrato, era veramente pesante. Si masturbava avvolgendosi il rosario attorno al pene, mi incitava a dire frasi a sfondo sessuale condite di bestemmie. Mi ha chiesto persino se mi andava di farmi fare la pipì addosso e di inviargli mie foto completamente nudo”.

    Pensa che sia andato a letto anche con minori o ragazzi della parrocchia?
    “Non ho prove che sia andato a letto con minori. Ma di sicuro ha fatto sesso con ragazzi e altri sacerdoti dentro l’oratorio, come dichiara lui stesso in un video. Se poi siano giovani della parrocchia, questo non posso dirlo. I rapporti avvenivano solitamente di notte. Noi invece dovevamo vederci di giorno, e in quell’occasione mi aveva proposto una casa di sua proprietà al lago, sempre bel Bresciano. E’ anche iscritto a una ‘sex community’ per incontri gay”.

    Stando così le cose, non sembrano esserci elementi di rilevanza penale. Cosa l’ha spinta a rendere pubblico il caso?
    “Perché penso che, vivendo in mezzo ai ragazzi, possa comunque essere pericoloso e abusare della sua posizione. Basta guardare la sua pagina Facebook e vedere quanti giovani ha tra i suoi amici. E poi l’insistenza, la violenza e l’oscenità dei suoi messaggi sono di una gravità persino maggiore rispetto al caso di Taranto”.

    Ha più avuto notizie dalla diocesi di Brescia?
    “No, non si sono più fatti sentire. Dopo la denuncia al tribunale ecclesiastico di Taranto, mi informavano di continuo della situazione e il prete è stato velocemente rimosso. Dal vescovo Luciano Monari, invece, nessuna notizia. Io spero che una decisione sia presa il prima possibile”.

    http://www.bresciatoday.it/cronaca/sacerdote-gay-sesso-ragazzi.html