Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Diocesi di Como

  • COMO. PARROCO PEDOFILO ARRESTATO. PRETE ACCUSA CRONISTI: CANNIBALI E COPROFAGI

    COMO. PARROCO PEDOFILO ARRESTATO. PRETE ACCUSA CRONISTI: CANNIBALI E COPROFAGI

    MARTEDÌ, GIUGNO 19, 2012 ROSSELLA RICCHIUTI NO COMMENTS

    Polemiche e proteste per un articolo di Don Angelo Riva, direttore del settimanale diocesano. La stampa locale reagisce: E’ nostro dovere raccontare i fatti, dire che un parroco è stato arrestato per pedofilia e quali deliitti ha confessato

    OSSIGENO – Como, 19 giugno 2012 – “Certe ferite della vita sono per il Medico celeste, non per il pubblico ludibrio, né per la gogna mediatica. E meno ancora per lo sciamare malsano del pettegolezzo, o per il gusto compiaciuto del torbido”. Così don Angelo Riva, direttore del Settimanale della Diocesi di Como, ha bollato gli articoli di cronaca – comparsi su varie testate locali – che hanno riferito le accuse a don Marco Mangiacasale, ex-parroco arrestato per violenza sessuale aggravata a danno di due minorenni. I cronisti hanno replicato: noi dobbiamo raccontare i fatti e lo facciamo rispettando le regole e le persone coinvolte.

    La vicenda. E’ il 7 marzo quando l’ex parroco di San Giuliano, don Marco Mangiacasale, economo della Diocesi di Como dal 2009, viene arrestato. Da quel momento i giornalisti della stampa locale si occupano della questione che pian piano assume proporzioni notevoli. Il prete incriminato ha ammesso subito di aver intrattenuto rapporti sentimentali e sessuali con le due ragazze per quattro anni, da quando avevano rispettivamente 12 e 13 anni, e anche di aver molestato sessualmente altre tre giovani minorenni.

    Tutto normale. Come non raccontare ciò che è successo? Nessuno mette in dubbio che i cronisti abbiano il preciso dovere di fare sapere ai cittadini turbati come sono andate le cose e cosa emerge da indagini e ammissioni. Nessuno ci trova da ridire fino al 2 giugno scorso quando, tre mesi dopo l’arresto del parroco, appare un articolo su Il settimanale della Diocesi di Como, che sulla questione ha mantenuto il più assoluto silenzio. E’ firmato dal direttore editoriale, don Angelo Riva. Il contenuto lascia interdetti i giornalisti che si sono occupati del caso. Ecco come termina l’editoriale: “Può darsi che il silenzio del Settimanale abbia deluso qualche lettore, ma dal cannibalismo (per non dire la coprofagìa) di certa informazione noi intendiamo smarcarci”.

    Le reazioni. “Sono rimasto spiacevolmente sorpreso, le parole di don Riva sono avulse da ogni contesto”, commenta Paolo Moretti, giornalista della Provincia di Como, che ha seguito la vicenda insieme al collega Stefano Ferrari. Paolo racconta di aver trattato il caso con estrema cautela nei confronti delle vittime al fine di non consentirne l’identificazione. “Per questo motivo all’inizio abbiamo anche evitato di riportare negli articoli l’età delle bambine ed i molti dettagli scabrosi contenuti nelle carte giudiziarie. Questo è avvenuto anche dopo che la segretezza degli atti è caduta, quando è stato notificato all’indagato l’avviso di conclusione indagini”, aggiunge Paolo, sottolineando l’estrema attenzione alla deontologia professionale durante la documentazione dei fatti.

    La Provincia di Como si è occupata del caso con estrema attenzione e costanza, così come ha fatto il Corriere di Como attraverso le penne di Mauro Peverelli e di Anna Campaniello. I due quotidiani hanno raccontato con precisione e meticolosità gli spiacevoli fatti: dall’arresto del parroco grazie alla denuncia della ragazzina che, alla fine di febbraio, ha deciso di dire basta confidandosi prima con l’attuale parroco di San Giuliano e poi con gli inquirenti, fino alle migliaia di sms ed mms inviati dal prete alle sue vittime.

    “L’Unione Cronisti Lombardi ha subito pubblicato una nota in cui è stato stigmatizzato l’accaduto. L’attacco di don Riva risulta inspiegabile, dal momento che la vicenda ha interessato un prete pedofilo reo confesso”, sottolinea Moretti. L’autore dell’articolo si definisce anche giornalista, quindi formalmente collega di Paolo e degli altri cronisti che ha accusato di cannibalismo e coprofagia. Ed è proprio quest’ultimo aspetto che dovrebbe far riflettere, poiché se monsignor Riva si reputa un giornalista dovrebbe conoscere alla perfezione il diritto di cronaca, che ha palesemente offeso.

    www.ossigenoinformazione.it/?p=9524

  • Che dite, spreteranno finalmente “sborra boy”?

    Che dite, spreteranno finalmente “sborra boy”?

    Il comunicato della Diocesi sulla vicenda di don Mauro: “Conforto umano e sostegno per le vittime”
    Mercoledì 23 Maggio 2012
    Il prete questa mattina si è costituito spontaneamente nel carcere di Bollate, scelto dopo essersi consultato con i propri legali

    In merito alla condanna di don Mauro Stefanoni, ecco il comunicato stampa della Diocesi di Como giunto in redazione: “La Diocesi di Como prende atto delle decisioni assunte dalla Corte di Cassazione nel giudizio di terzo grado relativo alla vicenda che riguarda don Mauro Stefanoni. In questo momento la paterna sollecitudine del Vescovo si rivolge a tutte le persone coinvolte nella complessa vicenda. In particolare a coloro che il dispositivo della sentenza penale ha riconosciuto come vittime del comportamento addebitato a don Mauro. Sinceri sono il conforto umano e il sostegno nella preghiera”. E si legge ancora: “Per chi è stato riconosciuto responsabile, accanto al rigoroso rispetto della sentenza emessa dalla giurisdizione civile, non può venir meno il senso di vicinanza fraterna da parte di tutta la comunità diocesana. Verranno fatte le opportune valutazioni per la ripresa del procedimento canonico già avviato a carico di don Mauro Stefanoni. L’intera Chiesa locale è chiamata alla preghiera umile e fiduciosa, che ottenga dal Signore una grazia rinnovata di penitenza, di amore alla giustizia e di perdono. Don Mauro intanto si è presentato spontaneamente nel carcere di Bollate fin da questa mattina, senza attendere a casa l’arrivo dei carabinieri. Una struttura scelta in precedenza dopo essersi confrontato con i propri legali.

  • Il vescovo di Cremona accusato di omertà sui preti pedofili

    Il vescovo di Cremona accusato di omertà sui preti pedofili

    VIADANA. Monsignor Dante Lafranconi, vescovo di Cremona e di 28 parrocchie mantovane fra Oglio e Po, è stato iscritto nel registro degli indagati dalla Procura della Repubblica di Savona con l’accusa di aver coperto atti di pedofilia e abusi sessuali compiuti, negli anni Novanta, da sacerdoti della diocesi ligure, poi condannati. Secondo la definizione del codice penale si tratta di omertà, ovvero «mancata segnalazione di un comportamento illecito ai superiori affinché provvedessero».

    Il procuratore della Repubblica di Savona Francantonio Granero e il sostituto Giovanni Battista Ferro hanno successivamente avanzato al giudice per le indagini preliminari la richiesta di archiviazione per prescrizione dei reati. La richiesta di archiviazione è stata però sospesa per l’opposizione presentata dal legale di una delle vittime, Francesco Zanardi. Secondo l’avvocato Carla Corsetti la richiesta di riaprire il procedimento contro Lafranconi va concessa poiché uno dei casi di abusi sarebbe avvenuto su un minore di 14 anni e, di conseguenza potrebbe essere contestata l’aggravante. Se così fosse allora la prescrizione slitterebbe al marzo 2017.

    Nella giornata di ieri è stato discusso nel tribunale di Savona il caso giudiziario. Al termine dell’udienza il giudice per le indagini preliminari, Fiorenza Giorgi, si è riservata alcuni giorni per decidere se archiviare il caso per prescrizione, oppure chiedere al pubblico ministero di approfondirlo con ulteriori accertamenti. In un breve comunicato apparso sul sito online della Diocesi di Cremona, monsignor Lafranconi che non si è presentato di persona all’udienza ed è difeso dall’avvocato cremonese Michele Tolomini «attende con grande serenità e fiducia la decisione del magistrato».

    «Secondo il nostro conteggio, se venisse considerata l’aggravante per un reato commesso contro un minore di 14 anni, allora la prescrizione del reato scatterebbe dopo 15 anni e non 10. Il giudice potrebbe quindi decidere anche per respingere l’archiviazione» ha spiegato ieri l’avvocato Corsetti.

    L’ordinanza, anche nell’ipotesi in cui l’archiviazione venisse confermata, potrebbe comunque assumere una valenza importante per le presunte parti offese nel processo. Se fosse riconosciuta la responsabilità dell’indagato e confermata però la non procedibilità per prescrizione del reato le vittime potrebbero infatti aprire una causa in sede civile contro Lafranconi.

    L’attuale vescovo della diocesi di Cremona è stato presule di Savona e Noli fra il 1991 ed il 2001. L’alto prelato, secondo l’accusa, non si sarebbe attivato, per quanto di propria competenza, riguardo a notizie su casi di abusi su minori perpetrati da sacerdoti della diocesi. L’alto prelato avrebbe in sostanza omesso di segnalare ai suoi diretti superiori le morbose attenzioni di almeno due preti nei confronti di ragazzini di cui avrebbero dovuto occuparsi e che sono stati indagati.

    I fatti: circa venti anni fa due preti della diocesi savonese, ai tempi retta da Lafranconi, hanno commesso abusi su alcuni minori loro affidati. Dopo il rinvio a giudizio, il primo dei due, don Nello Giraudo, ha patteggiato un anno di reclusione per un reato di violenza sessuale più recente (2005) e non ancora prescritto, mentre il secondo, don Giorgio Barbacini, è stato condannato a tre anni per pedofilia. Durante un blitz in Curia, poi, gli inquirenti avrebbero sottratto dalla cassaforte del palazzo vescovile un fascicolo riguardante il caso di don Giraudo. Documentazione che ha indotto a ritenere mons. Lafranconi al corrente delle malefatte dei suoi preti e colpevole di averli “coperti”.

    I due episodi coperti.

    Sono due, in particolare, gli episodi che monsignor Lafranconi avrebbe tenuto coperti. Il primo riguarda don Giorgio Barbacini che il 15 ottobre 2004 viene condannato a 3 anni e mezzo di reclusione «per aver compiuto atti sessuali nei confronti di un minorenne extracomunitario, con l’aggravante di averne avuto la custodia e la tutela». I fatti risalgono al 2000, quando don Giorgio era responsabile della comunità “Migrantes” di Savona, istituita dalla Curia per tutelare i giovani extracomunitari con problemi di ambientamento. Dopo il trasferimento in un’altra diocesi, in seguito all’intervenuta condanna penale don Giorgio si è dimesso dallo stato clericale.
    L’altro prete al centro dello scandolo, questa volta per abusi sessuali è don Nello Giraudo:si tratterebbe di toccamenti nei confronti di un giovane avvenuti in un campo scout. Giraudo ha patteggiato un anno con la condizionale e ha ottenuto dalla Santa sede la dispensa dallo stato clericale. Le indagini però sono proseguite, e un blitz della Mobile in Curia a Savona, tra fine 2010 e inizio 2011, su incarico della Procura, aveva fatto ritrovare nella cassaforte del palazzo vescovile un intero fascicolo su don Giraudo, risalente agli anni Novanta, quando era vescovo monsignor Lafranconi.

    Un vescovo progressista

    Dante Lafranconi ha 72 anni. È nato il 10 marzo del 1940 a Mandello Lario, nel comasco. Attualmente è vescovo di Cremona, vicepresidente della Conferenza Episcopale Lombarda e membro della Commissione Episcopale per la dottrina della fede, l’annuncio e la catechesi.
    Ordinato sacerdote il 28 giugno 1964, inizia il suo ministero nella diocesi di Como inizialmente come vicerettore del Seminario e successivamente come docente di Teologia Morale, di Storia della Chiesa e Patrologia.
    Nel 1986 venne nominato delegato episcopale per la Pastorale della famiglia e nel 1991 vicario episcopale per la cura dei sacerdoti nel primo decennio di ordinazione. Alla fine del 1991 è nominato vescovo di Savona-Noli, carica che mantiene per un decennio. L’8 settembre del 2001 viene trasferito a guidare la diocesi di Cremona. Il solenne ingresso avviene il 4 novembre. È noto alle cronache nazionali per avere concesso la temporanea facoltà di amministrare l’assoluzione per chi confessava di aver commesso o aiutato a procurare un aborto, per essersi di fatto schierato a favore dei preti sposati e per dialogare anche con le comunità gay.

    http://gazzettadimantova.gelocal.it/cronaca/2012/05/03/news/il-vescovo-di-cremona-accusato-di-omerta-sui-preti-pedofili-1.4453447

  • Como, filmati hard e autoscatti inchiodano Don Marco

    Como, filmati hard e autoscatti inchiodano Don Marco

    COMO, 22 MARZO – L’inchiesta su Don Marco Mangiacasale, il sacerdote comasco finito in manette il 7 Marzo 2010 con l’accusa di aver abusato di una ragazzina minorenne, si allarga a macchia d’olio.

    Le indagini compiute sulle 11 sim card dei suoi telefonini, sul portatile e su diversi tablet, hanno portato alla luce diversi filmini hard e autoscatti fatti dal prete comasco. Per questi motivi i fari degli inquirenti sono puntati anche al di fuori della Parrocchia di San Giuliano, nella quale Don Mangiacasale ha prestato servizio fino al 2009, prima di diventare economo della curia comasca.

    Intanto il pm Simona De Salvo ha negato i domiciliari al prete che verrà trasferito nei prossimi giorni nel carcere del Bassone. Il desiderio di Don Marco sarebbe quello di essere portato fuori Como, in una comunità religiosa per iniziare un cammino di riavvicinamento alla fede.

    La posizione giudiziaria di Don Marco si è aggravata nelle ultime settimane. Il numero di denunce è passato da uno a cinque. Sono state fissate per i prossimi giorni le udienze in Procura dalle ragazze che hanno denunciato il sacerdote.

    Il Vicario episcopale monsignor Angelo Riva ha rilasciato un breve commento al Settimanale della Diocesi : “ci siamo scoperti umiliati perché traditi nella fiducia, colpiti da dove non te lo aspetti. Siamo vicini alle comunità parrocchiali, siamo vicini a Don Marco e ancor di più alle vittime di questa vicenda e alla Chiesa tutta, colpita nei suoi affetti più cari”.

    Elisabetta Tomaselli

    http://www.bolognanotizie.com/news/2012/03/22/61017/como-filmati-hard-e-autoscatti-inchiodano-don-marco/

    Don Marco, filmati pedopornografici nei telefoni

    L’inchiesta di Como si tinge di particolari sempre più sconcertanti
    Added by Redazione on marzo 22, 2012.

    COMO, 22 MARZO – Filmati hard girati con il telefonino e autoscatti corredati da testi che lascerebbero ben poco all’immaginazione riguardo le intenzioni nei confronti di ragazzine adolescenti: sarebbe questo il materiale emerso dall’analisi delle undici simcard e del computer portatile appartenenti a don Marco Mangiacasale, arrestato il 7 marzo con l’accusa di violenza sessuale aggravata e continuata.

    L’arresto era scattato sulla base di una segnalazione fatta da una minorenne al nuovo parroco di San Giuliano don Roberto Pandolfi, il quale si era tempestivamente rivolto alle forze dell’ordine. Con il passare dei giorni, le denunce sono diventate cinque, e ora le indagini si stanno allargando anche al di fuori dell’ambito della parrocchia di San Giuliano. Gli episodi di violenza sarebbero iniziati tre o quattro anni fa, per protrarsi fino a pochi giorni prima dell’arresto. Sebbene non prestasse più servizio in parrocchia dal 2009, anno in cui gli fu affidato l’incarico di economo della Diocesi di Como, don Marco aveva continuato ad abusare delle ragazzine, facendo leva sull’autorevolezza e sul suo ruolo di riferimento.

    Alla luce di quanto sta emergendo nell’inchiesta di Como, fa riflettere come già nel 2008 il parroco fosse stato coinvolto in una vicenda analoga, la quale però fu ritenuta dalla Curia “non rilevante”: in una sera d’estate, durante una gita a Roseto degli Abruzzi, era stato sorpreso da alcuni genitori ad allungare le mani su una ragazzina. In quell’occasione don Marco era per giunta in preda ai fumi dell’alcol.

    Il parroco, che ha confessato i capi d’accusa, ritiene d’altra parte che i fatti «non si siano svolti in un contesto di violenza, ma di affettività anomala». Nei giorni scorsi Mangiacasale aveva inoltre richiesto tramite il suo legale Renato Papa di essere trasferito in una comunità religiosa protetta, «per poter intraprendere un percorso personale di riflessione e di recupero in attesa del processo». La richiesta, esaminata dal Gip di Como Maria Luisa Lo Gatto, è stata respinta. Don Marco resta quindi in carcere sotto regime di sorveglianza speciale, tenuto solo ma controllato giorno e notte dagli agenti della polizia penitenziaria.

    Francesco Ciabattoni

  • Pioggia di denunce in procura: salgono a quattro le giovani che accusano don Marco

    Pioggia di denunce in procura: salgono a quattro le giovani che accusano don Marco

    Pioggia di denunce in procura: salgono a quattro le giovani che accusano don Marco
    Mercoledì 14 Marzo 2012
    tribunaleIl fascicolo sull’ex parroco di San Giuliano continua ad arricchirsi di segnalazioni

    Quelli che prima erano casi su cui indagare, ora sono denunce fatte e finite depositate in procura (nella foto il palazzo di giustizia). Salgono a quattro le presunte vittime di don Marco Mangiacasale, l’economo della diocesi di Como arrestato la scorsa settimana dagli uomini della polizia giudiziaria. Le denunce sono arrivate da altre ragazze dell’oratorio di San Giuliano dove il prete era stato parroco.video_clicca_qui_orizzontale Anche in questi episodi, come in quello da cui è scaturita l’indagine, si parla di giovani minorenni che avrebbero avuto rapporti (la cui gravità è al vaglio degli inquirenti) con il religioso. Il pm titolare del fascicolo, la dottoressa Simona De Salvo, non ha ancora espresso il proprio parere sulla richiesta della difesa di arresti “domiciliari” in una struttura fuori dalla provincia. Domani potrebbe essere la volta buona in un senso o nell’altro.

  • Abusi su ragazzina, il parroco ammette la relazione: «Aiutatemi a guarire»

    Abusi su ragazzina, il parroco ammette la relazione: «Aiutatemi a guarire»

    Il legale di don Marco Mangiacasale: «La situazione è ricontrata, riferirà in modo dignitoso la sua verità»

    Don Marco Mangiacasale
    MILANO – Don Marco Mangiacasale ammette la relazione con la giovanissima parrocchiana e chiede aiuto per superare la sua «affettività anomala». Lunedì mattina, durante il primo interrogatorio in carcere, il sacerdote arrestato con l’accusa di violenza sessuale continuata su una minorenne risponderà a tutte le domande. «Riferirà in modo dignitoso la sua verità», dice il suo legale difensore, Renato Papa, che è stato affiancato anche dal collega Mario Zanchetti. Si parte da un punto fermo, i fatti sono dimostrati. «La situazione è riscontrata – conferma il legale –. Si tratterà di valutare la portata e la natura dei fatti. Cercheremo di chiarire come i fatti non si siano svolti in un contesto di violenza, ma di affettività anomala».

    Parlano i parrocchiani Per il sacerdote, 48 anni, economo della Diocesi di Como rimosso da ogni incarico dopo l’arresto, i difensori chiederanno gli arresti domiciliari. «Non nella sua abitazione, naturalmente – precisa Papa – ma in una sede nella quale sarà possibile avviare un percorso di recupero personale. Pensiamo a una struttura di natura ecclesiastica, se non fosse possibile troveremo un’alternativa».

    Anna Campaniello 10 marzo 2012 | 17:00

    http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/12_marzo_10/como-don-marco-mangiacasale-ammette-violenza-sessuale-ragazzina-2003630333372.shtml?fr=box_primopiano

  • Como/ Arrestato prete a Como, avrebbe abusato di una minorenne

    Como/ Arrestato prete a Como, avrebbe abusato di una minorenne

    Don Marco Mangiacasale, 48 anni, L’economo della diocesi di Como, è stato arrestato per violenza sessuale continuata su una minorenne tra il 2008 e quest’anno. Don Marco è economo dal 2009, mentre dal 2003 era stato parroco di San Giuliano a Como.

    A far scattare le indagini sono state le confidenze al nuovo parroco della ragazzina, impegnata nelle attività della parrocchia. Il parroco di San Giuliano, successore proprio di don Marco, ne ha poi parlato ai genitori della ragazza che, il 28 febbraio scorso, hanno presentato denuncia alla magistratura.

    A riferire le notizie è stato il procuratore della Repubblica di Como, Giacomo Bodero Maccabeo.Nell’ambito dell’inchiesta sono state eseguite attivita’ di perquisizione e sequestro con acquisizione di documentazione anche informatica.  Il vescovo di Como, monsignor Diego Coletti, ha sollevato don Marco da ogni incarico diocesano.

    Lo si legge in una nota ufficiale della Curia comasca che esprime ‘costernazione per la vicenda che vede coinvolto il sacerdote don Marco Mangiacasale’. Nella nota il vescovo informa anche che, sulla base della prassi canonica e dei recenti interventi della Santa Sede in materia, ‘verrà avviato il procedimento giudiziario ecclesiastico nei confronti del sacerdote’. Monsignor Coletti esprime infine il desiderio ‘di seguire con paterna sollecitudine tutti i fattori rilevanti della complessa vicenda, nel rispetto dovuto al lavoro svolto dalla Magistratura inquirente e giudicante, e con la doverosa attenzione per tutte le persone implicate nei fatti incriminati, a cominciare da coloro che hanno promosso la causa sporgendo accusa’.

    http://www.affaritaliani.it/cronache/prete-como080312.html

  • Don Marco, prima notte in carcere: è guardato a vista

    Don Marco, prima notte in carcere: è guardato a vista

    Giovedì 08 Marzo 2012

    Il sacerdote della Diocesi di Como, accusato di violenza sessuale, in isolamento al Bassone. Sbigottimento al momento del fermo, ora si attende l’interrogatorio con il giudice.

    Prima notte in carcere in isolamento. Don Marco Mangiacasale, il sacerdote della Diocesi di Como – ora economo della Curia, anche se da ieri sospeso dall’incarico – accusato di violenza sessuale su una ragazzina minorenne è al Bassone in una cella dove è guardato a vista dagli agenti di polizia penitenziaria. Si temono anche gesti autolesionistici. Ma l’isolamento è anche una condizione tipica di un fermo simile, con reati così pesanti che vengono contestati. Almeno in attesa della decisione del giudice di Como che ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare per lui. L’interrogatorio è previsto nei prossimi giorni, ancora da fissare la data. Probabile che possa slittare a dopo il week-end, magari lunedì.

    Intanto emergono alcuni particolari del fermo del religioso, avvenuto ieri ad Abbadia Lariana da parte degli uomini della polizia giudiziaria della Procura di Como. Incredulità e sbigottimento all’inizio per lui, per poi lasciare spazio alla rassegnazione ed al silenzio. Don Marco non avrebbe detto nulla quando gli è stato notificato il provvedimento restrittivo. L’accusa è quella di avere ripetutamente abusato sessualmente – per quasi 4 anni – di una ragazzina minorenne che frequenta l’oratorio di San Giuliano. Fino a quando i genitori sono venuti a conoscenza dei sospetti ed hanno chiesto agli inquirenti di fare luce sulla vicenda. Il religioso, 48 anni, è stato anche parroco a San Giuliano per diversi anni. E lì avrebbe conosciuto la giovane finita al centro dell’inchiesta.

     

  • Un prete arrestato per violenza su una ragazzina

    Un prete arrestato per violenza su una ragazzina

    Un prete arrestato per violenza su una ragazzina
    Succede a Como

    L’economo della diocesi di Como, don Marco Mangiacasale, ex parroco della Chiesa di San Giuliano, e’ stato arrestato con l’accusa di violenza sessuale nei confronti di una ragazzina minorenne. Il sacerdote e’ stato prelevato dagli uomini della polizia giudiziaria della Procura di Como.

    DETENZIONE IN ISOLAMENTO – Per lui e’ stata disposta la detenzione in isolamento almeno fino a quando sara’ interrogato dal giudice preliminare. A far scattare le indagini che hanno portato all’arresto, sarebbe stata la denuncia presentata dai genitori della presunta vittima. Secondo quanto si apprende i presunti abusi sessuali si sarebbero protratti per diversi anni prima che la ragazzina li raccontasse all’attuale parroco di San Giuliano, parrocchia del centro cittadino il quale ha poi raccontato tutto ai famigliari della giovane. Si parla di un periodo compreso fra l’inverno 2008 e pochi giorni fa. Il religioso 48enne e’ stato prelevato nel primo pomeriggio mentre si trovava ad Abbadia Lariana, in provincia di Lecco.

    COSTERNAZIONE – “Apprendiamo con costernazione la vicenda che vede coinvolto il sacerdote don Marco Mangiacasale della Diocesi di Como“. E’ quanto scrive in una nota il vescovo di Como, Monsignor Diego Coletti, in seguito all’arresto dell’economo diocesano con l’accusa di aver abusato sessualmente di una ragazzina minorenne per circa quattro anni, dall’inverno del 2008 fino a pochi giorni fa. Nella nota il capo della Curia lariana spiega che “Don Marco Mangiacasale viene sollevato da ogni incarico diocesano e inoltre, seguendo la prassi richiesta dal codice di diritto canonico, e dai recenti interventi della Santa Sede in materia, sara’ avviato il procedimento giudiziario ecclesiastico nei sui confronti”.

    LA VITTIMA – Il vescovo poi rivolge un pensiero alla presunta vittima degli abusi. “E’ desiderio del vescovo di Como – conclude – seguire con paterna sollecitudine tutti i fattori rilevanti della complessa vicenda, nel rispetto dovuto al lavoro svolto dalla magistratura inquirente e giudicante, e con la doverosa attenzione per tutte le persone implicate nei fatti incriminati, a cominciare da coloro che hanno promosso la causa sporgendo accusa”. (AGI)

    www.giornalettismo.com/archives/210…-una-ragazzina/

    Como, arrestato prete: abusi su minore
    Il vescovo lo ha sospeso da ogni incarico

    COMO – L’economo della diocesi di Como, don Marco Mangiacasale, 48 anni, è stato arrestato per violenza sessuale continuata nei confronti di una minorenne. L’ordinanza di custodia cautelare è stata eseguita oggi mentre il sacerdote si trovava nel Lecchese. La notizia è stata resa nota, attraverso un comunicato, dal procuratore della Repubblica di Como, Giacomo Bodero Maccabeo. I fatti contestati si riferiscono al periodo compreso tra il 2008 e quest’anno. Don Marco è economo della diocesi dal 2009, mentre dal 2003 era stato parroco di San Giuliano a Como.

    Le confidenze al nuovo parroco. Sono state le confidenze al nuovo parroco della ragazzina, una frequentatrice delle attività della parrocchia, a dare il via all’indagine che ha portato all’arresto del sacerdote. Secondo quanto ha riferito il procuratore della Repubblica di Como, il parroco di San Giuliano, successore proprio di don Marco, ne ha poi parlato ai genitori della ragazza che, il 28 febbraio scorso, hanno presentato denuncia alla magistratura.

    Perquisizioni e sequestri. Nell’ambito dell’inchiesta sono state eseguite attività di perquisizione e sequestro, ha precisato ancora il procuratore, con acquisizione di documentazione anche informatica. La Procura ha inoltre reso noto di avere tempestivamente informato dell’arresto l’Ordinario Diocesano.

    L’intervento del vescovo. Intanto il vescovo di Como, monsignor Diego Coletti, ha sollevato don Marco da ogni incarico diocesano. Lo si legge in una nota ufficiale della Curia comasca che esprime «costernazione per la vicenda che vede coinvolto il sacerdote don Marco Mangiacasale». Nella nota il vescovo informa anche che, sulla base della prassi canonica e dei recenti interventi della Santa Sede in materia, «verrà avviato il procedimento giudiziario ecclesiastico nei confronti del sacerdote». Monsignor Coletti esprime infine il desiderio «di seguire con paterna sollecitudine tutti i fattori rilevanti della complessa vicenda, nel rispetto dovuto al lavoro svolto dalla Magistratura inquirente e giudicante, e con la doverosa attenzione per tutte le persone implicate nei fatti incriminati, a cominciare da coloro che hanno promosso la causa sporgendo accusa».
    Mercoledì 07 Marzo 2012 – 21:41 Ultimo aggiornamento: 21:42

    www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=184745&sez=HOME_INITALIA

  • «Serve rigore, ma sono vicino a don Mauro»

    «Serve rigore, ma sono vicino a don Mauro»

    Giovedì 09 Dicembre 2010
    Il vescovo di Como Diego Coletti ha parlato per la prima volta su Etv della vicenda giudiziaria

    Quando arrivò alla guida della Diocesi di Como, nel gennaio del 2007, la vicenda che riguarda don Mauro Stefanoni era esplosa da tempo.

    Finendo per coinvolgere anche l’ex vescovo di Como, monsignor Alessandro Maggiolini, iscritto sul registro degli indagati dalla Procura con l’accusa di favoreggiamento personale. Posizione poi archiviata.

    “Don” Diego Coletti, come ama essere chiamato, entrò nella città di Volta in punta di piedi, e tra mille mani da stringere, spalle da abbracciare e volti a cui sorridere, si trovò anche il pesante fardello del processo in corso a carico dell’ex parroco di Laglio, accusato – dalla stessa Procura – di violenza sessuale su un ragazzo dell’oratorio che, all’epoca dei fatti (avvenuti presumibilmente tra l’agosto del 2003 e l’ottobre del 2004) era minorenne.

    Da allora, monsignor Coletti, il nuovo vescovo di Como, prese provvedimenti rimuovendo don Mauro da Colico (dove era stato spostato da Maggiolini), sottraendo all’ex parroco ogni incarico pastorale ma lasciando ai freddi comunicati stampa della Diocesi il compito di commentare la sentenza sia di primo grado, giunta il 29 maggio del 2008, esattamente quattro mesi dopo l’insediamento del nuovo vescovo, sia quella di secondo grado.

    Mai, insomma, la guida della Chiesa lariana aveva parlato direttamente della questione. Almeno fino a queste ore. Perché monsignor Diego Coletti, di fronte alle domande del giornalista di Etv, Davide Cantoni, e in occasione del saluto alla città e ai fedeli per il Natale – l’intervista integrale verrà trasmessa dall’emittente lariana il 25 dicembre – ha affrontato, senza nascondersi e per più minuti, anche il tema di don Mauro Stefanoni e della sua condanna a otto anni anche in secondo grado. Pena inflitta dai tre giudici del collegio d’appello di Milano e che ha ricalcato in tutto e per tutto la decisione presa dai magistrati di Como due anni fa. Un intervento che riportiamo testualmente, parola per parola.

    Partendo, ovviamente, dalla lettura del dispositivo effettuata lo scorso 23 novembre 2010.
    In questa vicenda serve rigore
    «Io distinguerei due piani del discorso sulla vicenda – sono le parole del Vescovo – Il primo sono la serietà e il rigore con cui vanno affrontate queste vicende che, per fortuna, statisticamente sono ridotte. Ma anche fossero ancora più ridotte, ciò non toglie che siano comunque delicatissime e gravissime. Vanno affrontate con grande rigore, anche a vera difesa dell’imputato fino a un giudizio definitivo. Rigore, serietà e impegno per togliere ogni possibile giudizio di sottovalutazione o peggio ancora di occultamento, o scelta di protezione di chi può avere commesso un reato».

    In passato ci sono state smentite
    «Nel concreto però – prosegue monsignor Coletti – io devo anche prendere atto della tenacia, della serietà e della pervicacia con la quale, in questo caso, l’accusato continua a dichiararsi innocente. Io sono convinto che i magistrati facciano il loro lavoro in modo serio, ma anche nel passato recente non sono mancati, in casi simili, clamorose smentite di sentenze fatte in maniera molto accurata e ineccepibile che poi, per il giungere di nuove testimonianze sono state ridimensionate».

    Sono vicino a don Mauro
    «Io in questo caso cerco di essere personalmente vicino all’ex parroco di Laglio, lasciando che faccia le sue scelte in autonomia e libertà ma mettendolo in una condizione in cui non abbia responsabilità pastorali di alcun genere – prosegue il vescovo di Como – in modo da tenersi fuori da ogni possibile accusa di sottovalutazione della sua posizione. La questione è lacerante e dolorosa, sia nell’ipotesi della sua colpevolezza, e questo è evidente, sia nell’ipotesi che la magistratura ha in questi giorni smentito con la seconda condanna, ovvero quella della sua innocenza. Episodi di cronaca anche molto recente fanno riflettere sulla situazione pesante di persone che magari innocentemente sono state accusate e perseguite per poi accorgersi dopo mesi o anni che per una convergenza di circostanze si è puntato nella direzione sbagliata».
    L’incontro con le vittime
    «Ho incontrato i genitori, non il ragazzo – dice ancora monsignor Coletti – I genitori mi hanno ringraziato per l’incontro. Non siamo entrati nel merito ma ho chiesto loro di trovare una strada anche per questo ragazzo, perché possa recuperare serenità e fiducia in chi lo circonda. Non c’è nessun risentimento nei loro confronti. Loro avevano il sacrosanto diritto di fronte ad una ipotesi di reato di chiedere che il caso venisse esaminato da chi di dovere».

    Il processo canonico
    L’ultimo punto toccato dal vescovo di Como, è il processo canonico incardinato dopo la sentenza di primo grado e poi sospeso in attesa dell’appello. Cosa avverrà ora?
    «Confermo che il processo è iniziato. Poi è stato interrotto per evitare indebite sovrapposizioni o sconfinamenti con il processo penale. 
    Adesso vedremo se si andrà in Cassazione e in tal caso aspetteremo. Se invece si dovesse decidere di non andare in terzo grado e la sentenza diventasse definitiva, allora il processo canonico riprenderebbe».
    Non rimane dunque che attendere il deposito delle motivazioni della sentenza – entro 90 giorni – e la successiva volontà o meno di don Mauro e dei suoi avvocati di ricorrere ai giudici della Suprema Corte.