Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Diocesi di Firenze

  • Firenze, nasce la task force anti pedofilia della Chiesa

    Firenze, nasce la task force anti pedofilia della Chiesa

    Si riunirà alla Facoltà teologica dell’Italia centrale nel capoluogo toscano, l’idea da un convegno con Bagnasco

    Non è questione solo di mele marce. La Chiesa cambia ottica nella lotta alla pedofilia del clero, e prepara il primo vademecum del buon formatore, ad uso di chi, nei seminari, nelle facoltà teologiche, nelle diocesi, è impegnato nel difficile compito di far crescere i futuri preti. Un insieme di linee-guida condivise (altra novità) a livello europeo, che saranno messe a punto da un gruppo di esperti internazionali riuniti a Firenze, alla Facoltà teologica di piazza Tasso, e in base alle quali, d’ora in poi, anche con l’aiuto di figure professionali esterne alla Chiesa, come psicologi e psichiatri, sarà valutata l’effettiva ‘bontà’ delle vocazioni, in modo da selezionare persone immuni dal rischio di pericolose derive.

    E’ l’importante risultato della prima Conferenza europea sulla formazione del clero e la prevenzione degli abusi sui minori organizzata nella sede della Facoltà teologica dall’Arcidiocesi di Firenze in collaborazione con il Centre for child protection dell’Università Gregoriana, e che si è chiusa ieri dopo due giorni di confronto di esperienze fra 250 fra direttori spirituali, rettori di facoltà teologiche e di seminari, psichiatri e psicologi pastorali arrivati da tutta Europa. Al fondo, l’idea appunto che un fenomeno devastante come la pedofilia, che pure, come ha ricordato Bagnasco, “è nel 90-95% dei casi esterna”, ma di cui, nella Chiesa, anche un solo caso diventa più che mai “un fatto gravissimo e dolorosissimo”, non si possa più affrontare pensando al ‘peccatore’ isolato.

    Due le nuove parole d’ordine: prevenire e formare, prima che sia troppo tardi. Mettendo al centro, prima ancora del futuro prete, la persona nella sua interezza, considerata non più solo dal punto di vista spirituale, ma anche da quelli affettivi, relazionali, ed emotivi, finora decisamente trascurati. E che psicologi e psichiatri sono certo in grado di valutare meglio di un rettore di seminario o di un vescovo. La sfida è alta: si tratta, ha detto Bagnasco (da poco nominato presidente delle conferenze episcopali europee), di puntare alla “piena realizzazione interiore” del futuro pastore di anime, “curando sempre più, e meglio, la formazione di base cristiana e sacerdotale con gli aiuti specifici che le nuove acquisizioni scientifiche ci mettono a disposizione”, ciò che peraltro la Cei, in Italia, ha già cominciato a fare, “traducendo fra le prime le indicazioni arrivate dalla Santa Sede” negli anni scorsi, nel pieno dell’emergenza pedofilia. E ben sapendo che il tema della formazione si intreccia a quello della sempre più scarsa appetibilità del ‘mestiere’ del prete, vedi la grave crisi di vocazioni, che, ha riconosciuto il presidente dei vescovi, “non può non interrogarci e farci riflettere”, pur chiamando in causa non solo la Chiesa ma “la fragilità umana di tutto il nostro mondo occidentale, che incide in ogni ambito delle scelte definitive, dalle vocazioni ai matrimoni”.

    Agli esperti che lavoreranno al vademecum del buon formatore ad uso delle diocesi europee, dalla conferenza fiorentina sono intanto stati segnalati alcuni temi di fondo, che ora andranno tradotti in indicazioni concrete: abbandonare tentazioni di autodifesa, ammettere i gravi fatti accaduti nella Chiesa, coinvolgere di più le vittime, curare gli abusanti, ispirarsi alle buone pratiche di altri paesi, valorizzare esperienze come i corsi di safeguarding, dare indicazioni sull’uso di media e social network, tenendo presente il rischio dipendenze, coinvolgere di più il mondo femminile, religioso e laico.

    http://firenze.repubblica.it/cronaca/2017/04/01/news/firenze_nasce_la_task_force_anti_pedofilia_della_chiesa-161968726/

  • “Ci riceveva coi pantaloni calati”. Sesso e schiavitù, chiesti 15 anni per il santone

    “Ci riceveva coi pantaloni calati”. Sesso e schiavitù, chiesti 15 anni per il santone

    Arezzo, 8 dicembre 2016 – Quindici anni a lui e 12 al suo vice, che poi si era messo in proprio rompendo il sodalizio fino a quel punto perfetto con il santone. Sono le condanne richieste a carico di Mauro Cioni, il santone la cui comunità era a Montecchio di Cortona, e di Carlo Carli, senese e il suo allievo prediletto prima dello strappo.

    E’ la conclusione della requisitoria del Pm nel processo che vede come  imputato principale proprio Mauro Cioni, un ex prete accusato di abusi sessuali e riduzione in schiavitù.

    La richiesta è stata presentata dalla Pm Angela Pietroiusti, della Dda di Firenze. La storia è nota: Cioni era la guida di questa comunità nella quale è accusato di violenze sessuali nei confronti delle adepte, trascinate dal carisma e dalle pittoresche motivazioni teologiche dell’ex sacerdote della diocesi di Firenze.

    Una  vera e propria sudditanza psicologica che per l’appunto secondo l’accusa si era trasformata nel tempo in una vera e propria condizione di  schiavitù. A presiedere il processo è il giudice Silverio Tafuro, con a latere la collega Angela Avila e i giudici popolari probabilmente. La data probabile della sentenza dovrebbe essere il 12 dicembre.

    Alcune ex adcepte hanno raccontato quel che succedeva a Montecchio: Cioni che le riceveva nello studio con pantaloni e mutande calate, chiedendo rapporti sessuali, soprattutto orali. E se qualcuna gli diceva dello schifo che provava, lui ribatteva che era perchè aveva ancora il diavolo in corpo e che la ‘cura’ doveva proseguire. La teoria di Cioni era semplice: non bastava il battesimo della Chiesa, ne serviva un altro da lui officiato, attraverso il quale si giungeva alla vera purezza. Con volontà coartata, sostiene il pm, anche se la difesa chiederà l’assoluzione perchè il fatto non sussiste. Ora alla corte d’assise l’ultima parola sulla setta: un gruppo di creduloni ma liberi oppure una comunità di schiavi?

    L’assise ha ricostruito pezzo per pezzo il filone delle accuse. Delle sedute che “servivano a scacciare il diavolo” ma che poi, hanno raccontato alcune ex adepte dopo aver finalmente aperto gli occhi, finivano a pantaloni calati e tentativi di abusi. Protagonista lui, Mauro Cioni, ormai settantenne, ex sacerdote originario del fiorentino, a lungo attivo nella zona di Empoli.

    Con lui, sul banco degli accusati, quello che a lungo era stato il più fedele e carismatico dei suoi seguaci, salvo poi guidare la scissione che fu l’inizio della fine: il senese Carlo Carli, il giovane che predicava una singolare teoria teologica. Che cioè Gesù Cristo fosse molto ricco e che chi raccomandava la povertà, come San Francesco e Padre Pio, stesse nel più profondo dell’inferno. L’inchiesta è della squadra mobile di Firenze che ha poi messo in moto la direzione distrettuale antimafia competente per la riduzione in schiavitù.

    Lì a occuparsi del caso è stata il Pm Angela Pietroiusti, che stamani ha fatto la richiesta di condanna.  Al centro racconti spesso drammatici dei protagonisti. Ed episodi tragici, come il suicidio di un giovane a fine 2000 con un colpo di fucile, allo strappo di Carli che se ne va per fondare una nuova comunità a Siena:  ed è proprio in questa fase, davanti al dissidio tra Cioni e il suo allievo prediletto, che le prime donne trovano il coraggio e la lucidità di rivolgersi alla polizia per raccontare quanto succede.

    http://www.lanazione.it/arezzo/cronaca/ci-riceveva-coi-pantaloni-calati-sesso-e-schiavit%C3%B9-chiesti-15-anni-per-il-santone-1.2736430

  • Violenza sessuale e riduzioni in schiavitù: ex prete empolese rinviato a giudizio

    Violenza sessuale e riduzioni in schiavitù: ex prete empolese rinviato a giudizio

    Pistoia, 13 novembre 2014 – IL PRETE che volle farsi santone a Montespertoli e poi a Montecchio (Arezzo) sarà processato per violenza sessuale e riduzione in schiavitù. Il giudice per l’udienza preliminare Angelo Antonio Pezzuti ha deciso ieri che Mauro Cioni, 69enne empolese ex sacerdote della diocesi di Firenze, dovrà essere giudicato dalla corte d’assise d’Arezzodal 16 gennaio. Il gup ha rinviato a giudizio per gli stessi reati anche Carlo Carli, 35 anni, che si allontanò dalla comunità del ‘maestro’ per crearne una propria, dove si praticavano gli stessi abusi. Una sentenza di non luogo a procedere è stata emessa per altri due imputati — Franco Bigazzi, 57enne di Certaldo, eGiorgio Bigozzi, 63enne di Foiano della Chiana — accusati di ricettazione.

    I RIFLETTORI giudiziari su Mauro Cioni, prete spretato nel 1985 e sposato dal 1987 con moglie e un figlio, sono accesi da quasi vent’anni e le accuse nei suoi confronti si sono moltiplicate, aggravandosi, fino ad arrivare alle ultime contestazioni di riduzione in schiavitù e violenza sessuale nei confronti di dieci persone, nove donne e un uomo. Cioni, secondo le accuse avanzate dal pm antimafia Angela Pietroiusti, avrebbe esercitato sui componenti della sua comunità religiosa «poteri tali da porli in condizioni di totale sudditanza psicologica, facendo falsamente credere che, per conseguire la salvezza eterna e liberarli dalle presenze maligne, dovevano assecondarlo in ogni sua decisione». Così facendo, non solo si faceva dare denaro ma pretendeva prestazioni sessuali di ogni tipo. L’ex prete ha sempre negato ogni addebito, ma i rapporti della polizia su di lui sono durissimi: «assoggettamento schiavistico», «influsso sconcertante sulle donne». Infine, la frase più inquietante: «Nelle parrocchie dove aveva officiato il proprio ministero, numerose erano le segnalazioni di un continuo viavai di ragazzi e ragazze che lo stesso intratteneva singolarmente nella propria camera da letto». Ma nessuno, per anni, ha parlato.

    http://www.lanazione.it/empoli/prete-violenza-giudizio-1.400157

  • Chiesa nella bufera. Il caso di Don Rialti a Firenze

    Chiesa nella bufera. Il caso di Don Rialti a Firenze

    Ipotesi pedofilia: lettere e numeri di telefono,il giovane albanese conferma gli abusi
    Chiesa nella bufera. Il caso di Don Rialti a Firenze
    Indagato sacerdote, parrocchie sotto choc, le testimonianze

    E parla di altri ragazzini vittime. Passato al setaccio l’archivio di don Rialti

    Firenze, 7 aprile 2012 – Violenze e abusi, preti e ragazzini, vicende turpi che gli uomini in tonaca nera, ma anche porpora, capaci di tenersi in seno segreti millenari, preferiscono glissare liquidandole, con paternale condiscendenza, come ‘fango’. Oppure, come in questo caso: «Macchè violenza, solo una banale ‘pacca sul sedere’».

    Non è proprio così se è vero che la procura con il pm Giuseppina Mione, stava lavorando nel segreto più assoluto su questo rivolo scaturito dall’indagine sull’attentato a monsignor Giuseppe Betori. Una lettera anonima ma tanto circostanziata da essere facilmente riconducibile all’autore, era stata inviata sia agli inquirenti che alle autorità vaticane. Da queste ultime non era arrivato nessun segnale, ma la Procura si era mossa subito.

    L’altra mattina intorno alle 8 è scattata la perquisizione a don Daniele Rialti, nel 2008 viceparroco a San Giovanni Evangelista di Empoli, promotore di giustizia (equivalente del pm) del tribunale ecclesiastico diocesano e sacerdote alla Madonnina del Grappa. Il prete è stato accusato da un altro prete, il suo ex parroco don Paolo Cioni, di violenza sessuale nei confronti di ragazzi. Con la stessa ipotesi di reato, aggravata però dallo stato di necessità e di minorata difesa anche per sudditanza psicologica nelle quali versavano le sue vittime, è iscritto nel registro degli indagati dello stato italiano.

    Giovedì 5 le due abitazioni di don Rialti sono state perquisite dalla Mobile coordinata da Filippo Ferri. Alla Madonnina del Grappa sono andati il dirigente della Digos Lorenzo Manso e i suoi uomini. Sequestrato materiale definito molto interessante, cartaceo e informatico. Anche lettere di un certo interesse oltre a numeri di telefono, contatti, agende.

    Perquisito anche un meccanico albanese, poco più che ventenne, uno che potrebbe sapere molte cose, che sarebbe stato abusato da don Rialti e che nel 2009 aveva già raccontato a qualcuno nell’ambito ecclesiastico, quello che stava accadendo. Non fu creduto all’epoca. Perchè credere a uno sfortunato ragazzotto albanese? O comunque non fu creduto abbastanza: nessuno informò polizia, carabinieri o magistrati. L’altra sera sarebbe stato ascoltato in questura fino a tardi. per quasi 4 ore.
    Persona informata dei fatti.

    Il giovane avrebbe sostanzialmente confermato quello che già risultava agli atti della recente indagine ma che all’epoca fu bollato come ‘sudicio da spazzare sotto il tappeto’. Abusi sessuali? Sì. Interesse morboso verso ragazzini? Ancora sì. Verso lui stesso ma anche altri coetanei o forse ancor più giovani? Drammaticamente è ancora sì. E adesso il giovane albanese ha paura: i preti sono potenti, lo ha sempre pensato, non si sente tranquillo teme ‘ritorsioni’, ha paura di essere rispedito nel Paese delle Aquile con un qualsiasi pretesto. Per atavica impostazione mentale ha sempre avuto paura delle tonache e delle divise. Adesso sembra finalmente essersi liberato di un peso ma dovrà ripetere il suo racconto ancora tante volte: al pm poi al giudice, infine in aula.

    am ag

    http://www.lanazione.it/cronaca/2012/04/07/693832-pedofilia-chiesa-don-rialti.shtml

    Attentato e pedofilia: inchiesta sulla Curia, a Firenze volano gli stracci

    Pedofilia: inchiesta sulla Curia, a Firenze volano gli stracci

    di Emanuela Fiorentino e Ignazio Ingrao

    Si dice che a Firenze il grande orecchio degli investigatori abbia ascoltato per mesi le telefonate di mezza Curia. Lo scopo? Fare luce sullo strambo attentato al cardinale Giuseppe Betori, arcivescovo della città, scampato per un pelo al fuoco di pistola in una sinistra serata novembrina. Si dice che i preti che lavorano in Curia nulla abbiano mostrato di sapere su che cosa si nasconda dietro gli spari. Al punto che, di quelle telefonate, zero potrebbe restare agli atti, tantomeno la vita privata che emergerebbe tra un «pronto…» e l’altro. Si parla persino di conversazioni imbarazzanti, ma nessuna conferma arriva dagli inquirenti, né su questo fronte (totalmente irrilevante per le indagini) né su altro.

    Un muro di silenzio tale che Panorama, per riaccendere i riflettori su un episodio gravissimo avvenuto 6 mesi fa, e del quale troppo presto ci si è dimenticati, ha avviato un’inchiesta propria, ricostruendo dalla voce dei testimoni e dei protagonisti una serie, inedita, di retroscena e storie parallele.

    Ma partiamo dall’inizio. Secondo gli inquirenti è stato Elso Baschini, un pregiudicato di 73 anni, protagonista anni fa di una clamorosa protesta sul tetto del carcere delle Murate, a ferire il 4 novembre 2011 don Paolo Brogi, il segretario del cardinale, e a puntare la pistola contro quest’ultimo. Il pm Giuseppina Mione si appresta a chiudere le indagini chiedendo il rinvio a giudizio per Baschini (difeso dall’avvocato Cristiano Iuliano). Ma il testimone che accusa l’aggressore, Mohamed Kahoul Toufik, rivela a Panorama un altro elemento che potrebbe aprire una nuova pista: Baschini, alcuni mesi prima dell’agguato, gli avrebbe mostrato 20 mila euro per convincerlo a collaborare con lui. Soldi che, secondo il marocchino, potrebbero essere stati dati a Baschini come anticipo per una missione ai danni della Curia. «Mi ha fatto vedere quei 20 mila euro e mi ha chiesto se gli procuravo una pistola. Mi ha detto che gli sarebbe servita solo per fare un furto. Ma a che serve una pistola se vuoi solo rubare? Mi sono rifiutato di aiutarlo» dichiara il marocchino a Panorama.

    Nel frattempo è emersa una vicenda totalmente estranea all’attentato, ma scoperta indagando proprio su quello. I sospetti sono pesanti: pedofilia. E nel mirino di una serie di accusatori c’è un sacerdote molto in vista, Daniele Rialti. Per Firenze potrebbe riaprirsi una vecchia, dolorosissima ferita dopo la vicenda di Lelio Cantini, il parroco-padrone della chiesa Regina della pace a Firenze (morto lo scorso 15 febbraio), responsabile di abusi sessuali e violenze psicologiche su minorenni, che per oltre trent’anni ha goduto di appoggi e coperture prima di essere ridotto allo stato laicale e di essere salvato dalla prescrizione.

    Don Rialti appartiene a una delle istituzioni più importanti nel campo della solidarietà: l’Opera della Divina Provvidenza Madonnina del Grappa, fondata quasi un secolo fa per aiutare i bambini usciti dal riformatorio e sostenuta dall’aristocrazia e dalla migliore borghesia fiorentina. L’Opera possiede diverse strutture (fra cui la famosa Villa Guicciardini) dove vengono assistiti a vario titolo oltre un migliaio di ragazzi.

    Al vertice dell’organizzazione c’è oggi don Corso della famiglia Guicciardini-Strozzi. Anche il presunto attentatore, Baschini, è molto legato all’Opera della Madonnina del Grappa, dalla quale era stato assistito. E proprio dalle testimonianze raccolte fra le persone vicine all’Opera sono emerse le accuse a carico di don Rialti.

    Il sacerdote, per 17 anni, è stato viceparroco presso la chiesa di san Giovanni evangelista a Empoli. Figura «simbolo» delle comunità neocatecumenali fiorentine, Rialti è anche giudice e promotore di giustizia del tribunale ecclesiastico diocesano. Dunque è una specie di pubblico ministero chiamato, fra l’altro, ad avviare l’azione penale canonica in caso di pedofilia. Ma proprio Rialti, nel 2008, è stato accusato di molestie sui bambini da un gruppo di fedeli e dal parroco di san Giovanni Evangelista, Paolo Cioni (forse futuro vicario generale della diocesi di Firenze al posto di monsignor Claudio Maniago, vescovo ausiliare).

    Don Cioni ha riferito agli inquirenti di avere denunciato a Betori i comportamenti di Rialti quando era suo viceparroco, in particolare nei confronti di un gruppo di minorenni stranieri e dei ragazzi ospitati nel dormitorio dell’Opera presso la parrocchia. Denuncia a suo dire avvalorata da una lettera inviata a Betori da alcuni genitori e catechisti della parrocchia. L’arcivescovo chiamò entrambi i sacerdoti, ma alla fine decise di archiviare il caso e di trasferire don Cioni a Calenzano e don Rialti a Scandicci, a 20 chilometri da Empoli, nella parrocchia di san Bartolomeo in Tuto.

    Durante l’interrogatorio del 29 novembre scorso, il magistrato ha chiesto conto al cardinale Betori del caso Rialti. «Don Cioni mi riferì di certi atteggiamenti di don Rialti verso minorenni» ha risposto Betori. Ma «ho interrogato direttamente Rialti e ho chiuso l’indagine», poiché dalle voci sarebbe emersa «una pacca sul sedere a un ragazzo» e niente altro. Panorama ha cercato di capire di più sulle accuse rivolte a Rialti.

    Il coordinatore della Misericordia di Empoli, Fabrizio Sestini, come ha già dichiarato alla squadra mobile, racconta che un assistente sociale gli aveva riferito la confidenza di un minorenne assistito dall’Opera. Il ragazzo si era lamentato per il fatto che Rialti entrava in bagno mentre lui faceva la doccia. La domestica di don Daniele, Laura Cornuti, non ha remore. A Panorama racconta quanto ha già detto a chi indaga: «Quasi ogni sera dopo cena arrivava un gruppo di ragazzi italiani, che con un fare piuttosto arrogante chiedeva di vedere Rialti. Il sacerdote mi faceva aprire e io li lasciavo salire. Quando poi è arrivato don Cioni a fare il parroco, don Daniele mi ha raccomandato di non farli più entrare e di mandarli via». Cornuti riferisce pure di gruppi di ragazzini albanesi e romeni che circolavano intorno a Rialti e che il sacerdote aiutava. E poi di una famiglia colombiana che abitava in una casa di proprietà dell’Opera: «Erano una coppia di genitori con un bambino. Un giorno la madre, Gloria, ha ferito alla testa don Daniele nel corso di un violento diverbio nel quale la donna avrebbe intimato al sacerdote di lasciar perdere il suo bambino, come ha riferito chi era presente alla discussione».

    Raggiunto da Panorama, Rialti respinge ogni accusa, ma ricorda di essere stato convocato dall’arcivescovo: «Nel 2008 Betori mi ha chiamato, gli ho spiegato che quelle accuse erano orchestrate dall’ex parroco di san Giovanni Evangelista. Anche per il posto che occupo, come promotore di giustizia, mi faccio molti nemici. Ma l’arcivescovo mi ha riconfermato piena fiducia, tanto che continuo a svolgere le mie funzioni nel tribunale diocesano. E nella mia nuova parrocchia di Scandicci seguo centinaia di ragazzi delle comunità neocatecumenali». Non solo, il sacerdote rivela di continuare a frequentare la parrocchia di Empoli: «Ci vado spesso perché là si trova la mia comunità di provenienza». Quanto alla vicenda della famiglia colombiana, ammette di essere stato ferito alla testa dalla madre del bambino, ma «si trattava di una donna fragile e ammalata che credeva che io l’avessi accusata di avere compiuto un furto in casa». Nel frattempo don Daniele ha anche patteggiato una condanna penale a seguito di una denuncia della Guardia di finanza per la cooperativa Agricampus a Barberino di Mugello, che fa capo all’Opera e della quale Rialti era presidente e legale rappresentante.

    Panorama ha chiesto a uno dei responsabili della Madonnina del Grappa, Vincenzo Russo, se le accuse di pedofilia a carico di Rialti sono state prese in esame dall’Opera: «Si tratta solo di voci» risponde don Vincenzo «non posso chiedere spiegazioni su fatti così gravi a un confratello solo sulla base di pettegolezzi». Don Cioni, invece, ha riferito agli inquirenti che ci sarebbe stata una burrascosa riunione alla Madonnina nella quale don Vincenzo avrebbe messo alle strette don Rialti e gli avrebbe raccomandato di non entrare più nei bagni dei ragazzi mentre facevano la doccia.

    Panorama ha domandato anche al cardinale Betori spiegazioni sul caso Rialti, ma il porporato ha preferito non rispondere. Incalzato dal magistrato in un altro interrogatorio, il cardinale ha invece parlato dei suoi rapporti con monsignor Maniago che venne coinvolto nella vicenda di don Cantini. Rapporti di totale collaborazione con l’ausiliare, spiega Betori al pm. Ma aggiunge: «A loro (ai familiari delle vittime di don Cantini, ndr) dispiace che Maniago sia ancora qui, però le nomine del vescovo non le fa un vescovo, le fa il Papa».

    Se le accuse contro Rialti siano solo voci o ci sia un qualche fondamento sarà accertato dalla procura. Al momento la questione non sembra essere collegata all’attentato a Betori, sebbene tutti i protagonisti di questa storia siano legati in qualche modo alla Madonnina del Grappa. Strane coincidenze, silenzi e mezze verità che complicano ogni giorno di più un caso che potrebbe rivelarsi il vaso di Pandora della Chiesa di Firenze.

    redazione
    Sabato 7 Aprile 2012

  • Don Roberto Berti è stato riconosciuto colpevole di molestie sessuali e psicologiche su minori. Betori fa affiggere la sentenza nella bacheca della chiesa di Ginestra

    Don Roberto Berti è stato riconosciuto colpevole di molestie sessuali e psicologiche su minori. Betori fa affiggere la sentenza nella bacheca della chiesa di Ginestra

    FIRENZE – «Colpevole di molestie sessuali e psicologiche su minori». Questa la sentenza nei confronti di don Roberto Berti, ex parroco della parrocchia dell’Immacolata Concezione di Ginestra Fiorentina dal 1990 al 2001 e di San Mauro a Signa dal 2001 al 2008.

    La Congregazione della dottrina della fede ha riconosciuto il prete colpevole di pedofilia durante il suo mandato parrocchiale ed ha ufficializzato l’allontanamento dalla diocesi fiorentina, che era già avvenuto da tempo. Don Berti è ora obbligato a vivere, vigilato, in una struttura ecclesiastica fuori dalla diocesi.

    LA SENTENZA – La sentenza è stata notificata dall’arcivescovo di Firenze monsignor Giuseppe Betori in una lettera inviata nei giorni scorsi a don James Savarirajan, parroco delle chiese di Ginestra Fiorentina e Carcheri. «Essendosi concluso il procedimento nei suoi riguardi, ritengo doveroso rendere noto alla comunità parrocchiale interessata che don Roberto Berti, a seguito di processo canonico penale amministrativo, è stato riconosciuto colpevole di molestie sessuali e psicologiche su minori e, in ottemperanza a indicazioni della Congregazione per la dottrina della fede, ho emesso e notificato una sentenza che prevede per il sacerdote la residenza obbligata, in regime di vigilanza, in una struttura fuori dalla diocesi di Firenze per un percorso di recupero spirituale e psicoterapeutico. L’arco di tempo complessivo previsto per portare a termine il programma di recupero sarà di otto anni. In questo periodo don Berti è escluso da ogni attività pastorale. Al termine degli otto anni la Congregazione per la dottrina della fede riesaminerà la situazione, valutando se il cammino di rigenerazione spirituale e psicologica avrà ottenuto i risultati sperati».

    LETTERA AFFISSA IN BACHECA – Domenica 8 novembre, per volontà dello stesso arcivescovo, la lettera è stata affissa nella bacheca della chiesa di Ginestra Fiorentina. Un forte gesto pubblico, una richiesta di perdono nei confronti di una comunità colpita e ferita da una vicenda che ha lasciato nel dolore molte persone. «Nel ripensare alle grandi sofferenze che questa triste vicenda ha causato, l’Arcidiocesi ribadisce la sua vicinanza a quanti ne hanno subite le penose conseguenze e rinnova l’impegno affinché simili funesti episodi non accadano mai più, mentre accompagna con la preghiera il percorso di rigenerazione umana e spirituale del colpevole». Monsignor Betori poi conclude «chiedendo a tutti sensibilità, vicinanza a quanti hanno sofferto e soffrono, cristiano perdono e preghiera per tutti».

    Alberto Cioni

    http://corrierefiorentino.corriere.it/firenze/notizie/cronaca/2009/10-novembre-2009/prete-accusato-molestie-sessuali-condannato-ex-sant-uffizio-1601990207492.shtml

  • Stampa cattolica: “Calano i casi di pedofilia nella Chiesa”

    Stampa cattolica: “Calano i casi di pedofilia nella Chiesa”

    CITTA’ DEL VATICANO – Paga la linea durissima voluta da Joseph Ratzinger (prima da prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede e poi da Papa) per sconfiggere il triste fenomeno dei preti pedofili. Dalla pubblicazione delle nuove norme (2001), nel mondo i nuovi delitti sono stati di molto inferiori rispetto agli anni precedenti, come dimostra uno studio del ”John Jay College” che rileva il ”declino notevolissimo” dei casi denunciati a partire dai primi anni 2000. L’opinione pubblica non se ne e’ accorta perche’ continuano a far notizia i processi in corso. Ad esempio, gli indennizzi milionari decisi due mesi fa dall’Arcidiocesi di Los Angeles riguardano episodi avvenuti diversi anni prima, talvolta decenni. E anche in Italia le nuove inchieste a Torino e Terni partono da denunce di adulti che si dicono abusati in passato. Per Benedetto XVI, come ha detto ai vescovi dell’Irlanda lo scorso 28 ottobre, questo e’ un ”tempo di purificazione” da quella ”sporcizia” da lui denunciata nella drammatica ”Via Crucis” del venerdi’ santo 2005, e che e’ fatta dai ”molti casi, che feriscono il cuore, di abusi sessuali sui minori, particolarmente tragici quando colui che abusa e’ un prete”. Su questo terreno il nuovo Papa e’ molto severo ed esigente, piu’ del suo predecessore Giovanni Paolo II, tanto che non ha esitato a calare la scure anche su potenti uomini di Chiesa fin qui ritenuti intoccabili. Ed e’ stato proprio Joseph Ratzinger, da prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede, a codificare la linea della ”tolleranza zero” in pieno accordo con il vertice dei vescovi americani riunito a Roma da Giovanni Paolo II. Ai vescovi il documento della Congregazione per la Dottrina della Fede ”De Delictis Gravioribus”, che definiva le linee guida del motu proprio con cui Papa Wojtyla rafforzo’ l’ex Sant’Uffizio nel giudicare i casi di violenze e molestie, chiese infatti ”non solo di contribuire a evitare un crimine cosi’ grave, ma anche di proteggere con le necessarie sanzioni la santita’ del sacerdozio e la cura pastorale offerta dai vescovi e dagli altri responsabili ecclesiastici”. Da sei anni, dunque, al primo sospetto oggettivo il vescovo e’ tenuto a informare la Congregazione per la Dottrina della fede, che decidera’ se far giudicare la questione a livello locale o avocare il procedimento in Vaticano. Lo stesso documento condanna ogni abuso della confessione per ottenere favori sessuali. E ancora: per scongiurare frettolose archiviazioni, l’allora Cardinale Ratzinger, d’intesa con Wojtyla, prese anche la decisione di modificare i termini di prescrizione dei processi ecclesiastici. I dieci anni necessari per far decadere i procedimenti scattano (dopo la riforma del 2001) soltanto a partire dalla maggiore eta’ della vittima, in modo da garantire a chi e’ stato abusato nel corso dell’adolescenza la piena facolta’ di intervento in giudizio. L’anno successivo il Cardinale Ratzinger partecipo’ al vertice straordinario dell’episcopato americano, convocato a Roma, quando si stabili’ ”tolleranza zero” per i preti pedofili e l’immediato allontanamento di chiunque fosse coinvolto in indagini da incarichi ecclesiali a contatto con minori. I dati del ”John Jay College” sono stati analizzati dal Centro Studi Nuove Religioni (diretto da Massimo Introvigne): nell’ultimo mezzo secolo, i sacerdoti accusati di abusi sessuali negli Stati Uniti sono stati 4.392 su un totale di 110 mila preti diocesani e religiosi, ma solo il 22% delle accuse si riferisce a casi di pedofilia (cioe’ ad abusi su bambini). Da parte sua il Cesnur ha cercato di verificare se la Chiesa Cattolica sia un ambiente particolarmente favorevole alla pedofilia, e il sacerdozio sia dunque uno stato di vita a rischio, confrontando le statistiche sui sacerdoti cattolici a quelle sui pastori protestanti, i rabbini, gli imam e i maestri delle scuole e degli asili statali: ”I dati sulle condanne mostrano che la percentuale e’ simile, e in alcuni casi piu’ alta, rispetto ai preti della Chiesa Cattolica. Tra l’altro, tra le persone sposate c’e’ una percentuale di pedofili condannati analoga o piu’ alta rispetto ai sacerdoti cattolici. I dati confermano anche che il rischio pedofilia e’ maggiore tra gli omosessuali. Nel nostro Paese in totale sono state emesse fino ad oggi tredici condanne a carico di sacerdoti, mentre i due casi piu’ eclatanti non sono arrivati in Aula: quello di don Marco Agostini di Pomezia si e’ infatti concluso con il suicidio del sacerdote, e quello di don Lelio Cantini ha avuto solo conseguenze canoniche in quanto le denunce si riferivano a fatti molto antichi e dunque gia’ prescritti per la legge italiana. La diocesi di Firenze, sentita la Congregazione della Fede, ha deciso, tra l’altro, che il sacerdote fosse allontanato dal suo ambiente, non confessasse, non celebrasse la messa in pubblico e non assumesse incarichi ecclesiali.

  • Pedofilia, parroco sotto processo

    Pedofilia, parroco sotto processo

    IL PRESIDENTE della Conferenza episcopale degli Stati Uniti ha chiesto perdono per gli abusi sessuali compiuti da sacerdoti sui bambini. Il vescovo di Boston è stato chiamato in causa per non aver protetto i bambini dai preti con tendenze pedofile. Qualcosa di simile potrebbe accadere anche nella diocesi di Firenze? E’ in corso un processo contro un sacerdote di 65 anni, da quasi 20 anni parroco in un piccolo centro della Val di Pesa, accusato dal Pm Pietro Suchan di aver abusato di un ragazzo oligofrenico, a cui (si sostiene) regalava camicie in cambio di rapporti sessuali orali.

    Sembra che il sacerdote sia stato denunciato soltanto una volta davanti alla giustizia terrena, ma molto più di frequente alle autorità religiose. Che – per quel che risulta ai testimoni – lo hanno trasferito da una parrocchia all’ altra, ma senza mai avvertire le comunità del pericolo. Esattamente ciò per cui oggi sono sotto accusa (e chiedono perdono) le autorità religiose americane. Per ora si tratta, naturalmente, soltanto di accuse. Il sacerdote, che è assistito dagli avvocati Rodolfo Lena e Alessandro Becattini, nega vigorosamente e si è difeso anche nella sua chiesa, durante un’ omelia, dalle insinuazioni che da anni si inseguono in paese. I parrocchiani schierati con lui credono che una parte del paese gli abbia girato le spalle proprio a causa della sua generosità. Aveva aperto un centro di accoglienza, ospitava ragazzi albanesi.

    In paese la cosa non piacque a molti. Poi il centro fu chiuso perché i carabinieri ci trovarono della droga. Ma al processo il giovane oligofrenico ha confermato gli abusi. Era il ‘ 91, lui aveva 25 anni. Un giorno un ragazzo lo incontrò in paese, vide che sputava e sputava per terra, gli chiese il perché. E lui glielo spiegò. Il suo amico non se ne stupì. Anche lui, anni prima, quando era ancora un bambino, era stato molestato dal sacerdote. Erano in macchina insieme, – ha raccontato – il parroco lo aveva preso sulle ginocchia, lo aveva fatto guidare e intanto lo toccava. E ricorda che anche altri suoi amici avevano avuto problemi con il parroco.

    In paese le voci circolavano, sempre più insistenti. Alcuni parrocchiani, sempre più allarmati, andarono in Curia. Non accadde niente. Qualche anno più tardi tornarono alla carica. Nel dicembre ‘ 96 scrissero al cardinale Silvano Piovanelli, senza ricevere risposta. Nel frattempo erano in contatto con un anziano sacerdote, vicario del vescovo per la zona del Chianti. Nel gennaio ‘ 97 ci fu una tempestosa riunione con lui. C’ erano 16 parrocchiani. Alcuni di loro hanno deposto in aula. Una mamma ha raccontato di aver saputo dagli abitanti di un paese vicino e da alcuni sacerdoti che il suo parroco aveva avuto guai in tutte le comunità in cui era stato. Agli inizi degli anni ‘ 80 era stato sorpreso da un genitore mentre molestava un ragazzino.

    Il padre era andato a parlare con il cardinal Benelli e gli aveva detto: «O lo spostate e lo togliete di mezzo voi, o lo tolgo di mezzo io». Il parroco era stato trasferito ed era arrivato nel paese nel quale, secondo le accuse, sono avvenute le violenze per cui oggi è sotto processo.

    La testimone ha raccontato in aula alcuni colloqui avuti con il vicario, che a suo dire confermava le sue preoccupazioni. «Gli ho detto: “Essere madre non vuol dire essere mamma di uno solo~ come si permette la Curia di lasciare una persona del genere o di spostarla da un posto ad un altro a fare dei danni che nessuno conosce?”. E lui mi chiese scusa a nome della Curia». «Ma mi spiegava anche che la Chiesa è un’ istituzione che ha dei tempi molto lunghi».

    Ci fu anche un incontro con il cardinale Silvano Piovanelli, che volle parlare da solo con uno dei ragazzi che sostenevano di essere stati molestati. Il parroco rimase al suo posto. E’ ancora lì. Raccontano i testimoni che nella tempestosa riunione del gennaio ‘ 97 il vicario era quasi disperato, allargava le braccia e parlò dei suoi colloqui con il vescovo: «Ma Silvano, ma ti rendi conto di quello che fai? cioè continuare a lasciare una persona così~». Un babbo ricorda: «Al vicario io dissi: “Ma scusi, io sono un bancario, se da noi qualcuno ha il vizio di rubare non lo mettiamo alla cassa. Mi sembrerebbe ovvio trovare a questo sacerdote una collocazione non a contatto con i bambini». Non è avvenuto. Nella prossima udienza (il 25 settembre) deporrà il vicario, convocato dalla difesa. Che poi chiamerà a testimoniare anche il cardinale Piovanelli.

    FRANCA SELVATICI

    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2002/03/15/pedofilia-parroco-sotto-processo.html