Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Diocesi di Genova

  • Vittime italiane della pedofilia scrivono alla Cei, ma non ricevono risposta: «Vorremmo essere ascoltate»

    Vittime italiane della pedofilia scrivono alla Cei, ma non ricevono risposta: «Vorremmo essere ascoltate»

    di Franca Giansoldati

    Città del Vaticano – La lettera indirizzata al cardinale Gualtiero Bassetti porta la data dal 20 dicembre 2018 e contiene la richiesta di un incontro con i vertici della Cei (proprio come ha esortato di fare Papa Francesco prima del vertice di febbraio sulla pedofilia). Alle vittime italiane però non è ancora arrivata nessuna risposta. «Scriviamo direttamente a lei, nella speranza che voglia cogliere l’invito di qualche giorno fa che Papa Francesco ha inviato ai Presidenti delle Conferenze Episcopali ad incontrare le vittime di abusi sessuali, in preparazione dell’incontro del prossimo febbraio sullo specifico tema degli abusi. Alcuni di noi le hanno già scritto più volte in copia conoscenza attraverso lettere scritte a Papa Francesco, per le quali non è stata ricevuta alcuna risposta. Ci rivolgiamo quindi a lei nella speranza di vedere accolta la nostra richiesta di essere ricevuti, ritenendo autentico e sincero il desiderio della gerarchia della chiesa di voler ascoltare le vittime».

    L’associazione L’abuso – l’unica realtà che in questi dieci anni ha cercato di portare alla luce il fenomeno italiano e scoperchiare le zone d’ombra – ritiene insufficienti le scuse sulla tolleranza zero se poi «non sono mai seguite da azioni concrete in riparazione ai gravissimi danni arrecati a tante vittime e al loro contesto familiare. Attendiamo una sua gradita risposta nella speranza che non voglia sottrarsi all’invito del Papa e alla nostra disponibilità nel fornire un contributo che riteniamo utile in preparazione dell’evento».

    Mentre in altri Paesi come Francia, Germania, Olanda, Belgio o Stati Uniti, il fenomeno dei pedofili è al centro di un monitoraggio che ha permesso alle varie conferenze episcopali di valutare con precisione l’entità numerica di questo triste capitolo, in Italia sembra ancora tutto piuttosto indietro. «Ad oggi non siamo in grado di dare alcun numero» ha ripetuto solo alcuni giorni fa monsignor Stefano Russo, segretario della Cei.

    L’associazione L’Abuso ha conteggiato – attraverso le denunce all’autorità civile italiana e i processi in corso – almeno 300 casi in 15 anni. Probabilmente si tratta di una parziale lettura del fenomeno, visto che una buona parte degli abusi non sono stati mai denunciati all’autorità civile italiana e le diocesi non hanno mai aperto i loro archivi.

    Il caso più eclatante riguarderebbe la diocesi di Napoli dove il cardinale Crescenzio Sepe (che siede nel Consiglio permanente della Cei) avrebbe coperto un prete accusato di abusi, don Silverio Mura, spostandolo in una diocesi del Nord. Il caso era stato inizialmente archiviato dalla Congregazione per la Fede ma Papa Francesco lo ha fatto riaprire e ora si sta celebrando il processo canonico nella diocesi di Milano, anche se in totale assenza di trasparenza e informazioni per l’opinione pubblica. Di questo ingombrante caso «non se ne è minimamente parlato» all’interno dell’ultimo Consiglio Permanente, come è stato spiegato ai giornalisti alcuni giorni fa dal segretario generale della Cei, durante una conferenza stampa.

    Francesco Zanardi, ex vittima di un prete di Savona quando era adolescente, ha raccolto con l’aiuto di tanti magistrati italiani, il materiale che gli consente di avere un quadro più completo di tanti casi opachi. Nella diocesi di Genova, per esempio, in passato era stato nascosto un parroco accusato di abusi (su seminaristi) in Argentina, padre Carlos Abuela; a Firenze venne spostato di parrocchia in parrocchia don Daniele Rialti, anch’esso accusato di atti simili. A Milano il caso di don Mauro Galli ha fatto discutere molto per il ruolo che ha avuto l’arcivescovo Delpini che ha ammesso – in una deposizione rilasciata alla Questura di Milano – di averlo sostanzialmente coperto, spostandolo.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/pedofilia_cei_papa_francesco_abusi_vittime_italia_delpini_sepe-4239679.html?fbclid=IwAR0Rt7tcgm-yiZ8pAzo8yHvRTqaNfheXQN09ij1iw3wlD1eq3zsONWtiQuk

  • “Il prete accusato di abusi sessuali è ospite in chiesa”

    “Il prete accusato di abusi sessuali è ospite in chiesa”

    Di Ferruccio Sansa

    “Eminenza Reverendissima, Cardinale Angelo Bagnasco, le scrivo esprimendo la mia preoccupazione per la presenza a Genova, in una chiesa della sua diocesi, di padre Carlos Buela, che il Vaticano ha accusato di comportamenti moralmente inappropriati”. Destinatario della lettera Angelo Bagnasco che a fine maggio riceverà Francesco, il papa argentino. A scrivere sono le vittime della pedofilia raccolte nell’associazione “Rete L’Abuso”. E concludono: “In una regione come la Liguria, dove gli scandali di pedofilia hanno già provocato sofferenza, la preghiamo di rassicurarci che la presenza di Buela non è un modo per sottrarlo a eventuali responsabilità giudiziarie in Argentina”.

    Buela, oggi ospite della parrocchia di San Teodoro, è uno dei sacerdoti più potenti e contestati dell’Argentina. È lui che a Mendoza nel 1984 fonda le Congregazioni del Verbo Incarnato e delle Serve del Signore. Ma dopo pochi anni emergono contrasti con il Vaticano: i responsabili della congregazione arrivarono a definire la Chiesa un “disastro”. Tanto che nel 2013 papa Francesco dice: “Io stesso sono dovuto intervenire in un caso nel quale il fondatore di un movimento era legato a questa prospettiva apocalittica”. Ma il guaio sono soprattutto le denunce di abusi sessuali a carico di Buela e della Congregazione. Si parla di decine di giovani tra i 450 seminaristi che hanno frequentato l’istituto di Mendoza. Tanto che nel 2010 la Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata del Vaticano apre un’inchiesta. Gli atti riportano la difesa di Buela: “Il sacerdote giudica tendenziosa e preconcetta l’investigazione, considera i fatti non provati per mancanza di testimoni… Le accuse sarebbero frutto di un piano di destabilizzazione dell’Istituto del Verbo Incarnato organizzato dalla Conferenza Episcopale Argentina”. Ma gli investigatori vaticani hanno concluso: “È da considerare priva di ogni fondamento l’ ipotesi di un piano destabilizzatore… Le testimonianze sono del tutto attendibili per la qualità dei testimoni, la logicità e la coerenza delle affermazioni”. La Chiesa parla apertamente di “comportamenti di padre Buela con giovani”, ma sostiene che fossero maggiorenni: “Finora non sono stati accertati casi di minori”. C’è però una delle ultime testimonianze, quella di Luis, 31 anni. Racconta di aver subito abusi sessuali e di aver sofferto per diciotto anni: “È una mezza verità, quella della Chiesa. Ogni anno decine di famiglie affidavano alla congregazione di Buela i loro figli dodicenni. Bisogna fare chiarezza, senza tenere conto della prescrizione”, chiede Luis. Che racconta così le violenze: “È come sentire che tuo padre ti sta violando. Non puoi resistere”. Ruben, un’altra vittima, racconta al Fatto: “Era un inferno. Ho subito avance in quel seminario. E ho raccolto denunce anche di minori, ma quando l’ho riferito a Buela mi ha detto che non era vero”. Ruben ha presentato denuncia alle autorità ecclesiastiche.

    “Perché la diocesi di Genova dà asilo a Buela”? È la domanda di Francesco Zanardi (Rete l’Abuso). Basta sfogliare il sito personale di Buela per rendersi conto che il sacerdote è stato molto attivo fino a un anno fa, quando era già a Genova. Ecco foto di Buela con Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Poi le prediche online anche sull’educazione sessuale e il curriculum che parla del suo “ardore per la pastorale giovanile”. Anche a Genova Buela è stato raggiunto dai “like” dei fedeli.

    “Certo che lo abbiamo visto. È un uomo gentile, riservato”, racconta Emilia, una delle fedeli che frequentano la messa della mattina a San Teodoro. Ma dopo l’ultimo scandalo, a dicembre, i giornali argentini hanno sollevato il caso del rifugio genovese di Buela. “Non risultano processi, né richieste di estradizione. L’unica condanna è quella della Congregazione del Vaticano”, spiega uno dei suoi legali dall’Argentina. Il sacerdote tace, chiuso nella sua stanza alle spalle della canonica. A difenderlo ci pensa il parroco, Omar Mazzega: “È solo ospite. Ma non c’è nessun provvedimento giudiziario contro di lui”. Perché non parla? “Quando prova a spiegare viene male interpretato. Meglio tacere”.

    http://www.ilfattoquotidiano.it/premium/articoli/il-prete-accusato-di-abusi-sessuali-e-ospite-in-chiesa/

  • Caro Bergoglio, qui c’è puzza di imbroglio. (Contiene mappa dei casi italiani)

    Caro Bergoglio, qui c’è puzza di imbroglio. (Contiene mappa dei casi italiani)

    Noi lo sostenevamo da tempo che il clamore costruito intorno all’immagine di Bergoglio non era altro che una farsa, una mera campagna mediatica finalizzata ad una sponsorizzazione del Vaticano che lasciasse intendere, sulle nostre spalle, un intervento di protezione e assistenza per le vittime di pedofilia e alla volontà di arginare il fenomeno. D’altra parte non potevamo non accorgercene dati i continui riscontri negativi che arrivavano dalle vittime italiane in carico all’associazione. Guarda il video

    Ora a confermare le nostre impressioni è una voce autorevole della chiesa, Peter Saunders, Ex Membro Dell’organismo Vaticano Anti-Abusi il quale in una intervista alla BBC ha dichiarato senza mezzi termini che “Papa Francesco Non Ha Fatto Nulla Contro La Pedofilia”.

    Ma facciamo una breve panoramica di quella che è la situazione in Italia.

    Il caso di Diego Esposito è solo l’ultimo della lunga lista di promesse farlocche fatte da ministri del clero a nome di Papa Francesco, dico farlocche perché la nostra addetta stampa Francesca Lagatta ha telefonato a monsignor Angelo Becciu il quale ha ammesso che per ora, non è stato istruito alcun processo canonico nei confronti di don Silverio Mura, come confermano anche dalla Diocesi di Napoli. Ha anche ammesso che dal Vaticano non è stato avviato nulla di che riguardo alla causa “Abbiamo solo dato lo stimolo per abbreviare i tempi”  l’intenzione era quella di far desistere Diego dallo sciopero della fame.

    Ma quello di Diego non è l’unico caso, Giada Vitale, un’altra delle vittime seguite dalla Rete L’ABUSO e che nei giorni scorsi ha iniziato il suo processo penale nei confronti di Don Marino Genova, si è vista non solo riabilitare il suo carnefice, inizialmente sospeso a divinis e da pochi giorni nuovamente reintegrato a tutte le funzioni religiose, ma si è anche sentita rispondere che don Marino, non era stato sospeso per via delle presunte molestie oggetto del procedimento penale, ma perché aveva celebrato il funerale di un parente nella parrocchia di Portocannone, dalla quale sarebbe dovuto stare lontano in vista delle inchieste in corso.

    Poi ci sono le rassicurazioni, questa volta fatte direttamente da Bergoglio in persona a Luisa Bonello la quale consegnò al Pontefice un corposo dossier sui casi savonesi. I giornali titolarono “Gli occhi del Papa su Savona”. Di quei fascicoli non si è più saputo nulla tranne che uno di quei preti, Pietro Pinetto, che anche secondo il vescovo di Savona Vittorio Lupi, avrebbe dovuto subire un processo canonico, non è stato processato ma bensì trasferito nella parrocchia di San Francesco da Paola (SV) che conta qualche centinaio di bambini.

    C’è poi il caso di Erik Zattoni, il figlio concepito dallo stupro di don Pietro Tosi ai danni di una 14enne. La vittima e la famiglia chiesero che il sacerdote venisse processato e ridotto allo stato laicale, richiesta perfettamente in linea con le dichiarazioni di Bergoglio, ma comunque negata. Don Tosi è morto, da prete.

    Anche il caso di don Riccardo Seppia, conclusosi in una bolla di sapone. Malgrado la condanna il prete è ancora prete e dalla Diocesi di Genova fanno sapere che potrebbe rientrare in servizio presto. D’altra parte come don Luciano Massaferro (Diocesi di Albenga), anche lui condannato in terzo grado dalla giustizia civile ma mai ridotto allo stato laicale. Per ora sta scontando la sua pena affidato ai servizi sociali.

    Sempre ad Albenga, il caso di don Francesco Zappella, il missionario pedofilo, già condannato nel 1992 e ora al centro di un nuovo scandalo. Anche qui per ora non si ha notizia di sospensione a divinis o di processi canonici avviati, il prete non esercita più ma non per imposizione della chiesa, ma per sua libera scelta.

    Ci sono poi i vari casi come quello di don Mauro Inzoli,  dell’ex nunzio Jozef Wesolowski dove pubblicamente il Vaticano ha promesso collaborazione con l’autorità giudiziaria, negando successivamente le rogatorie da parte della magistratura.

    Anche nel recente caso del ministro delle finanze vaticane Gerorge Pell, accusato in Australia di pedofilia e di aver coperto diversi casi, pare sarà costretto a “subire” la stessa sorte di Wesolowsky & C. , ovvero restare ben protetto in Vaticano.

    Va ancora aggiunto che, malgrado le rassicurazioni del Vaticano alle vittime e malgrado le richieste fatte dall’ONU, per le quali il Vaticano dovrà rispondere a breve, ad oggi la Santa Sede non ha risarcito spontaneamente una sola vittima, gli unici risarcimenti sono arrivati dai tribunali civili. Nei confronti delle vittime che si sono rivolte alla Santa Sede non è stato fornito alcun aiuto, quasi nessuna di loro ha ricevuto neppure una risposta alle missive inviate.

    Ci sarebbe parecchio altro da dire, preferiamo limitarci a citare i casi più noti e commentare il resto con questa mappa interattiva realizzata dalla Rete L’ABUSO nella quale sono citati tutti i casi avvenuti in Italia nell’ultimo decennio.

    Quasi 200 casi, quelli noti ovviamente, di cui 113 condanne in via definitiva e circa 70 casi attualmente aperti o di cui non si è saputo più nulla.

    Francesco Zanardi

    Portavoce della Rete L’ABUSO

    mappa dei casi

  • MONSIGNOR DELGADO SOSPESO ‘A DIVINIS’: STUPRÒ BIMBA DI 9 ANNI

    MONSIGNOR DELGADO SOSPESO ‘A DIVINIS’: STUPRÒ BIMBA DI 9 ANNI

    Un altro caso di pedofilia scuote la chiesa cattolica. Il 77enne Joseph Delgado, ex segretario del beato arcivescovo Oscar Romero, è stato sospeso ‘ a divinis’ perché avrebbe abusato di una ragazzina per molti anni.

    Delgado, lo ricordiamo, ha anche scritto un’interessante biografia di Oscar Romero, religioso trucidato da un cecchino degli ‘squadroni della morte’ mentre officiava una funzione religiosa. Il 77enne è accusato dalla chiesa cattolica salvadoregna di aver violentato continuamente una bimba di 9 anni. La piccola vittima ha dovuto subire gli abusi fino all’età di 17 anni. Oggi quella bimba ha 42 anni ed ha trovato il coraggio per denunciare Delgado, sacerdote che occupa una posizione di rilievo nella chiesa locale. La notizia ha sconcertato non poco la comunità di fedeli salvadoregna.

    Monsignor Rafael Urrutia, cancelliere dell’arcidiocesi, ha asserito:

    “Non intendiamo coprire alcun caso di abuso sui minori”.

    I reati commessi da Delgado sono prescritti, quindi l’uomo non potrà essere giudicato dalla magistratura salvadoregna. E’ inammissibile, comunque, tutto ciò. Un soggetto del genere deve pagare il suo conto. Per certi reati è inaccettabile la prescrizione!

    Rafael Urrutia, riferendosi a Delgado, ha detto:

    “Ha ammesso l’abuso e desidera incontrare la vittima per chiederle perdono“.

    I cattolici di El Salvador sono sconvolti, visto che hanno sempre considerato Delgado un religioso corretto e integerrimo. Un parrocchiano ha detto:

    “Non ci posso credere, era un buon uomo, un buon prete”.

    C’è chi, comunque, vuole che sia fatta subito giustizia:

    “Se davvero si è macchiato di abusi, Delgado dovrebbe finire in prigione“.

    La segretaria di inclusione sociale, Vanda Pignato, ha affermato nel corso della trasmissione radiofonica Pencho y Aida: “Al sacerdote piace fare messe per i bambini ma è un pedofilo”.

    Delgado, dunque, non potrà più esercitare la sua funzione pastorale, sacerdotale e amministrativa. Urrutia ha dichiarato nel corso di una recente conferenza stampa:

    “Mi sento male per queste situazioni, ci scusiamo con la vittima… è importante restare uniti nella preghiera”.

    Questo è l’ennesimo scandalo che travolge la chiesa cattolica e che, certamente, non fa onore a chi porta l’abito talare. Delgado, come detto, è pronto a chiedere scusa alla vittima degli abusi. Il religioso deve sapere che non bastano semplici scuse per far dimenticare a una persona violenze subite per 9 anni e in tenera età. Forse Delgado farebbe meglio a tacere, riflettendo sulle sue squallide e agghiaccianti azioni.

    Urrutia ha precisato, comunque, che lo scandalo non influenzerà il processo di canonizzazione di monsignor Oscar Arnulfo Romero e il processo di beatificazione di Rutilio Grande.

    Attualmente Joseph Delgado si trova in una casa religiosa. Quella dei preti pedofili è una vera spina per la chiesa cattolica, anche perché la maggior parte delle violenze non vengono allo scoperto e non sono denunciate dalle vittime; inoltre, spesso, i religiosi vengono coperti dai confratelli.

    Hanno destato scalpore, ad esempio, le parole proferite recentemente da don Paolo Farinella, sacerdote della diocesi di Genova, durante un’intervista rilasciata alla trasmissione radiofonica ‘La Zanzara’:

    “Se mi confessano un omicidio o un atto di pedofilia non vado dal giudice. Se una persona, un prete pedofilo o una vittima viene da me a confessarsi e mi vincola al segreto io non vado dal giudice. Sono vincolato dal sacramento… I preti pedofili saranno il 3/4% del totale. Giovanni Paolo II li ha coperti tutti, almeno quelli che venivano fuori”.

    http://www.bloguominiedonne.info/monsignor-delgado-sospeso-a-divinis-stupro-bimba-di-9-anni/

  • Prete shock: “Pedofili nella Chiesa? Se me lo confessano non denuncio”

    Prete shock: “Pedofili nella Chiesa? Se me lo confessano non denuncio”

    È polemica dopo le frasi di don Paolo Farinella sul tema scottante dei preti pedofili. “Se uno invoca il segreto della confessione, non posso denunciarlo”, ha spiegato Farinella, intervistato da “La Zanzara”

    I preti pedofili saranno il tre, quattro per cento del totale. Giovanni Paolo II li ha coperti tutti, almeno quelli che venivano fuori”. A dirlo durante la trasmissione “La Zanzara” su Radio 24 don Paolo Farinella, prete della diocesi di Genova e collaboratore della rivista Micromega, molto noto ai media per le sue posizioni all’interno della chiesa riforsmista.

    Don Farinella ha poi aggiunto: “Se una persona, un prete pedofilo o una vittima, viene da me a confessarsi e mi vincola al segreto io non vado dal giudice. Sono vincolato dal sacramento”.

    Non si tratta solo di questioni teoriche, ammette il religioso. “Mi è successo, certo – ha detto infatti don Farinella – e non sono andato a denunciare. Non posso farlo, me lo riconosce anche la legge. Anche se uno mi dice che ha ammazzato la madre io mantengo il segreto”.

    Alla domanda se non sia un dovere del sacerdote, comunque, denunciare un crimine grave come la pedofilia don Farinella ha risposto: “No, no. Prima bisogna consultarsi con la famiglia. Non ho la patria potestà. Non vado dalla magistratura senza la famiglia, posso solo consigliarli“

    http://www.today.it/cronaca/preti-pedofili-confessione-denuncia.html

  • Don Farinella: «Preti pedofili? Se me lo confessano, non denuncio»

    Don Farinella: «Preti pedofili? Se me lo confessano, non denuncio»

    Genova – «Non ho denunciato casi di pedofilia. Preti pedofili? Non li denuncio, se le vittime non vogliono. Se mi confessano un omicidio o un atto di pedofilia, non vado dal giudice.

    Se una persona, un prete pedofilo o una vittima, viene da me a confessarsi e mi vincola al segreto, io non vado dal giudice. Sono vincolato dal sacramento»: lo ha detto don Paolo Farinella, sacerdote della Diocesi di Genova, alla trasmissione “La Zanzara”, in onda su Radio24.

    Don Farinella ha ammesso che «sì, mi è successo,e non sono andato a denunciare. Non posso farlo, me lo riconosce anche la legge. Anche se uno mi dice che ha ammazzato la madre io mantengo il segreto. Denunciare? Prima bisogna consultarsi con la famiglia. Non ho la patria potestà. Non vado dalla magistratura senza la famiglia, posso solo consigliarli».

    Poi ha aggiunto che a suo parere «i preti pedofilisaranno il 3-4% del totale: Giovanni Paolo II li ha coperti tutti, almeno quelli che venivano fuori».

    http://www.ilsecoloxix.it/p/genova/2015/10/09/ARqUFsFG-pedofili_farinella_confessano.shtml

  • l Papa benedice la chiesa ferita “Don Seppia? Jekyll e Mr Hyde”

    l Papa benedice la chiesa ferita “Don Seppia? Jekyll e Mr Hyde”

    Dal pulpito della chiesa che è stata di don Riccardo Seppia arrestato per droga e abusi sui minori, il sacerdote porta le parole di Benedetto XVI riferite al presidente della Cei. I fedeli si interrogano sul loro ex parroco. Nuovo scritte sulla facciata della parrocchia e striscioni contro i sacerdoti pedofili allo stadio. L’avvocato difensore: “Ricorreremo al Riesame”
    di NADIA CAMPINI

    Il cardinale Angelo Bagnasco visita la chiesa di don Riccardo Seppia

    Anche nella parrocchia dello Spirito Santo a Sestri è arrivata la benedizione del Papa, che Benedetto XVI aveva chiesto a Bagnasco di trasmettere a tutta la diocesi di Genova ferita dalle vicende del parroco arrestato. L’ha riportata don Stefano Moretti durante la messa domenicale, celebrata nella parrocchia di don Riccardo Seppia, mentre sulla facciata della chiesa sono apparse nuove scritte contro il parroco, subito cancellate, e dalla gradinata genoana dello stadio Ferraris, è comparso uno striscione che recitava “Preti pedofili al rogo”.

    IMMAGINI: nuove scritte contro don Seppia

    Parole di conforto sono state usate invece dal pulpito della chiesa Santo Spirito: “Mi faccio strumento – ha detto il sacerdote che ha sostituito don Riccardo Seppia – e vi porto la benedizione del Santo Padre che giovedì, nella giornata di Santificazione sacerdotale, ci è stata impartita dal cardinale Angelo Bagnasco”. La settimana scorsa parlando ai sacerdoti della sua diocesi, il presidente della Cei aveva raccontato dell’udienza privata avuta col Papa, dicendo che il Pontefice aveva promesso la sua preghiera per la diocesi e chiedendo di trasmetterla a tutte le parrocchie.

    Il teologo Mancuso: “E’ la punta dell’iceberg”

    E stamani, il cardinale, in Piazza San Pietro per il Regina Coeli di Benedetto XVI insieme a 1.100 ragazzi della diocesi di Genova che hanno ricevuto la cresima, torna sulla vicenda: “E’ un fatto di grande dolore _ dice _ un episodio veramente drammatico, che coinvolge delle persone oltre che un nostro sacerdote. Su questa vicenda dolorosa la presenza qui di tanti nostri ragazzi, col loro entusiasmo, appena ricevuta la Santa Cresima, insieme a tanti sacerdoti, è un po’ come l’olio sulle ferite”.

    La comunità si interroga su don Seppia. Per alcuni parrocchiani era “una bravissima persona e un prete irreprensibile”; per altri “un prete della notte”. Anche se una anziana fedele prima di entrare per la Messa ammette che forse è un “Dottor Jekyll e Mr Hyde”. “Cosa volete che vi dica? Siamo sconvolti”, commenta un signore con il rosario in mano che cammina a passo svelto davanti agli insulti sulla facciata. “Ma vi sembra possibile tutto questo? La nostra comunità è ferita e questi insulti non ci fanno certo piacere”.

    Le famiglie: “Pagateci i danni”

    Intanto, l’avvocato Paolo Bonanni, difensore di don Seppia, annuncia un ricorso al Tribunale del riesame, per conoscere tutte le carte dell’inchiesta. Dopo l’interrogatorio fiume di ieri, al momento, non è previsto nessun altro incontro con il pubblico ministero Stefano Puppo. “Quello che don Seppia doveva dire – ha spiegato l’avvocato – lo ha già riferito. Per noi non c’è più alcuna esigenza di farci sentire ancora”.

    http://genova.repubblica.it/cronaca/2011/0…erita-16609443/

    E le famiglie preparano una class action
    “Ora i danni e un nuovo battesimo per i figli” 


    Cresce la rabbia tra i parenti dei ragazzi della parrocchia: “Il vescovo sapeva tutto, facciamo causa: ci devono risarcire”. “Sapevamo che si accompagnava con uomini, ma che avesse attenzioni verso i piccoli no”

    di STEFANO ORIGONE

    La chiesa di Santo Spirito a Sestri

    “La Curia sapeva tutto e non l’ha fermato: faremo un’azione legale collettiva e chiederemo un risarcimento”. I genitori delle vittime di don Riccardo Seppia annunciano una “class-action” contro la chiesa. “Lancio un appello a tutti quelli che hanno figli che hanno avuto a che fare con “lui” – spiega un padre riferendosi al parroco – . Fatevi avanti, non abbiate vergogna. Raccoglieremo le nostre storie e avremo giustizia”. L’orrore che è venuto a galla non fa vacillare la fede di chi vive in via Calda, nel quartiere di Sestri, ma mette in seria discussione uno dei sacramenti: il battesimo. 

    “Secondo noi – dicono alcune madri – il fatto che sia stato impartito da un prete che ha commesso queste cose non lo rende valido. Vogliamo che i nostri figli vengano ribattezzati”. Negli ultimi mesi si era registrata una fuga dall’oratorio di Santo Spirito. “Perché don Riccardo era un rompiscatole, fiscale sulla frequenza delle messe”, ma soprattutto “perché lo faceva apposta a far notare la sua omosessualità. Quasi per sfida, come per dire: sono al di sopra di tutto e di tutti, nessuno può mettersi contro di me”. “Non ho nulla contro i gay – ammette Alessandra, la parrucchiera – , sapevamo che si accompagnava con uomini, ma che avesse attenzioni morbose per i bambini, questo no, è inaccettabile”.

    Un’ex insegnante racconta di aver incontrato la madre di un ragazzino che ha ricevuto gli sms dal parroco. “Gli chiedeva di andare a trovarlo per parlare del catechismo. Per fortuna è più maturo della sua età e ha capito che doveva stargli alla larga”. I piccoli parrocchiani sanno bene cosa è successo a don Riccardo. Hanno parlato con i genitori, hanno letto i giornali e ne hanno discusso anche a scuola. Hanno analizzato più dei grandi questa brutta storia e ora non hanno più paura di parlare. Così viene fuori non solo il don Seppia cupo, censore, ma anche il don che per loro era strano per via di un’ossessione: i capelli.

    “Quando facevamo catechismo ci accarezzava in continuazione la testa, con forza – racconta un ragazzino mentre gioca sulle scale del portone con tre amichetti a “Yugioh” – . A uno che conosco ne ha strappato un piccolo ciuffo”. “A me dava i pizzicotti sulle guance e poi aveva quell’atteggiamento da femmina… “, ride un altro. Che ricordo avete del parroco? “Era terribile. Se arrivavi in ritardo di un minuto a catechismo o ti distraevi un attimo, ti “diceva di tutto””.

    Don Riccardo e quella mania per i capelli; don Riccardo che metteva i timbri sul quaderno per identificare chi non andava a messa e che rimproverava chi arrivava in ritardo a catechismo. Spesso si fermava a chiacchierare con l’ex seminarista Emanuele Alfano, finito in carcere per induzione e favoreggiamento della prostituzione. “Un tipo strano – raccontano nel palazzo dove abitava con mamma e papà – , che d’inverno girava con una mantello nero lungo fino ai piedi chiuso da una catenina dorata”.

    http://genova.repubblica.it/cronaca/2011/0…figli-16590045/

  • L’INFERNO DI GENOVA: COCAINA E PEDOFILIA IN PARROCCHIA

    L’INFERNO DI GENOVA: COCAINA E PEDOFILIA IN PARROCCHIA

    di don Paolo Farinella

    Di seguito l’articolo di don Paolo Farinella pubblicato su Repubblica/Edizione Ligure venerdì 20 maggio 2011 col titolo: “Cocaina e pedofilia nella chiesa di Genova: andare alle radici”.

    Un terremoto annunciato si è abbattuto su Genova ad opera dello Spirito Santo che in questa occasione si è domiciliato in una parrocchia di Sestri Ponente, diocesi di Genova. Dopo gli Usa, l’Irlanda, l’Austria e il Belgio, è ora il turno della chiesa italiana, a cominciare, in ordine gerarchico da Genova, diocesi del presidente della Cei, card. Angelo Bagnasco. Con una aggravante: alla pedofilia, già di suo crimine orrendo, si aggiunge l’uso abituale e lo spaccio di cocaina. Alla luce di quanto sta emergendo in questi giorni e in queste ore, negli anfratti, nei locali e forse addirittura nella stessa chiesa della parrocchia dello Spirito Santo di Sestri, si è sviluppata una tragedia che si fa fatica a capire e digerire. Il cardinale Bagnasco, in prima battuta, contrariamente allo stile clericale del «sopire, troncare, padre molto reverendo; troncare, sopire» di manzoniana memoria, si è mosso subito e bene e gliene va dato atto, ma a mio parere è arrivato fuori tempo massimo e anche stordito dalla violenza del turbine che ancora lo condiziona. Ieri, al santuario della Guardia, durante l’annuale raduno dei preti ha espresso il suo dolore e sconcerto, aggiungendo che “nulla faceva prevedere quanto successo”. Mi dispiace dovere ancora una volta dissentire da codesto modo di sminuire la gravità e anche le responsabilità del sistema clericale che recluta preti a costi di saldi, purché garantiscano obbedienza esteriore, rinuncia a pensare con la testa e uomini funzionali alla struttura, anche se immaturi, inadatti e potenziali bombe ad orologeria perché affettivamente incompleti e infantili.

    La domanda è: qual è la causa che produce simili mostri che a loro volta sono persone malate da curare in tempo e non dopo 17 anni? La stessa gerarchia cattolica che ora si scandalizza e cerca disperatamente di correre ai ripari sforzandosi di coprire vergogne secolari con foglie di fico sgualcite, ha taciuto ed è stata inerte, nascondendo la testa sotto la sabbia, non credendo possibile che la realtà fosse così tragica, raggiungendo profondità carsiche. Essa si è nascosta dietro il paravento di una pseudo-spiritualità inconsistente che ha fatto perno sul mantenimento di un celibato anacronistico e che pervicacemente si continua a volere imporre con motivazioni anacronistiche.

    In questi mesi il cardinale Bagnasco ha partecipato alle celebrazioni del suo predecessore card. Siri, riproposto come modello della Chiesa, e insistendo nel suo ruolo di vescovo fedele alla Chiesa, mentre tutti sanno che ha formato intere generazioni (ne sono testimone oculare dal 1965) ad una obbedienza di convenienza: «nella mia diocesi non attuo la riforma liturgia perché in concilio ho votato contro», dando così un “esemplare” senso di ecclesialità alla rovescia, mettendo le sue manie di uomo disturbato psicologicamente al di sopra del magistero supremo di un concilio. Siri fu il vescovo che accoglieva nel suo seminario i seminaristi espulsi dagli altri seminari solo perché erano affamati di tonache, di pizzi e merletti, anche se malati mentali. A Genova accolse un gruppo religioso fondato da un ex colonnello greco per combattere il concilio Vaticano II e l’accolse perché il rifiuto di tutta la conferenza episcopale francese per Siri fu sufficiente garanzia di ortodossia.

    Oggi Genova paga le conseguenza di quell’episcopato miope e scellerato e di cui anche Bagnasco è frutto diretto e dovrebbe conoscere dall’interno; proponendo Siri come modello si assume la responsabilità di giustificare uno stile e un sistema clericale che il brodo di coltura di tragedie come quella di Sestri. In un mondo in rapido cambiamento Siri ieri e Bagnasco oggi preparano un clero immaturo e affettivamente fragile incapace di vivere la complessità della società “plurale” di oggi, lasciandoli abbandonati a se stessi e senza motivazioni di vita. Nella tragedia della pedofilia colpisce una costante: i responsabili sono cultori della veste talare, difensori strenui del celibato, entusiasti della Messa preconciliare, rigidi con le coppie divorziate, severi nei giudizi morali verso gli altri, acerrimi nemici della coppie di fatto, votano Berlusconi e Lega, ma sono indulgenti verso se stessi fino alla droga di incenso e di cocaina. Di fronte ad un clero decaduto, stremato, confuso, malato, perduto, annaspante e senza risorse, il papa attuale non sa offrire altro che il rimedio della Messa in latino, cioè un rito di cinque secoli fa e una lingua che gli stessi preti non capiscono più. E’ veramente il segno della desolazione e dell’incapacità della gerarchia di cogliere i segni dei tempi e di leggere la realtà così come è. E’ arrivato il tempo per il cardinale Bagnasco di prendere atto del fallimento educativo della Chiesa e di interrogarsi sul modo di reclutamento dei preti, di mettere in discussione il celibato obbligatorio come condizione previa e di ripensare il ruolo del prete nel contesto di una comunità reale e non al di fuori e sopra di essa. Questo è il tempo dell’umiltà e del coraggio: se un prete può usare cocaina e abusare di minori indisturbato per 17 anni, la tragedia di Sestri non può essere archiviata come un incidente di percorso, ma è il sintomo di una Chiesa smarrita che nessun ritorno al preconcilio può salvare, ma solo il coraggio di una rivoluzione evangelica.