Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Diocesi di Lecce

  • «Molestato in seminario»  Ex docente di religione  chiede i danni alla curia

    «Molestato in seminario» Ex docente di religione chiede i danni alla curia

    Chiede un risarcimento del danno alla Curia per presunti abusi subiti in ambito ecclesiastico all’incirca 30 anni fa. E lo fa con un atto di citazione depositato dinanzi al giudice civile che sta per essere notificato ai due prelati che sono accusati delle molestie raccontate e all’arcivescovo attuale, che ovviamente non ha nulla a che vedere con le contestazioni ma a cui viene attribuito un ruolo solo formale in quanto responsabile della Curia.

    Si tratta di un salentino che, difeso dall’avvocato Nicola Ciullo, ha deciso di procedere: non lo ha fatto in sede penale, perché il reato ipotizzato sarebbe comunque prescritto. Non ha ritenuto di attivare le vie del diritto canonico, a quanto si apprende per timore di non ottenere una risposta.

    Le tesi che afferma, naturalmente, sono tutte da verificare. E saranno analizzate in sede civile nell’ottica del presunto “danno”. A quanto si apprende, l’uomo, che è anche un ex docente di religione, si riferisce a fatti accaduti molto tempo addietro, quando si trovava in seminario. E che sarebbero da attribuire a due sacerdoti che ora non prestano più la pro pria opera in Salento. La dio cesi è di fatto estranea, dunque, ma viene comunque tirata in ballo per una sorta di responsabilità oggettiva. Come istituzione. Naturalmente potrà difendersi nelle sedi opportune.

    Il racconto è sintetizzato in un atto di citazione che è stato formalmente portato al Tribunale civile di Lecce. E in una lettera aperta, anonima, in cui vengono riportate varie norme e sentenze passate. In particolare quelle sulle ipotesi di responsabilità della curia, in caso di abusi sessuali commessi da preti, per cui il Tribunale di Lecce si è già espresso in passato (si parla di un caso simile, ma non dello stesso).

    «Anche la giurisdizione statale, oramai all’unanimità – si legge in una lettera aperta – affronta la questione degli abu si e molestie del clero, individuando il vescovo (o Ordinario della Diocesi) quale soggetto civilmente responsabile, secondo responsabilità extra contrattuale previste dal codice civile (artt. 2047-2054) con particolare riferimento all’art. 2049 c.c. (basta fare un breve giro sul web per rintracciare sentenze o ordinanze in merito, anche sulla Diocesi di Lecce: Trib. Lecce, sez. I pen., ord. 8 ottobre 2012, Pres. Sernia )», è riportato.

    I fatti, come si diceva, sono molto datati. Ma la presunta vittima sostiene di avere elementi a sufficienza per dimostrarli. La decisione di agire per le vie legali, a quanto si apprende, sarebbe maturata qualche anno fa, in epoca Covid, periodo in cui i presunti incubi del passato sarebbero riemersi.

    A corollario delle accuse di molestie, ci sono anche racconti di presunte minacce su bite e di un posto da docente revocato, naturalmente non ad opera della diocesi che risulta estranea nel merito alle contestazioni, per lo meno nella composizione attuale. Sempre, tutti da verificare. Quanto basta, a parere del ricorrente, per andare avanti e chiedere al giudice civile un ristoro dei danni subiti, ma più che altro una sentenza che registri i fatti così come si sono verificati, qualora dovessero essere riscontrati.

    Va specificato che in sede ci vile il procedimento si fonda su presupposti differenti dal penale e che non esiste il concetto dell’affermazione di responsabilità “al di là di ogni ragionevole dubbio”. E quindi anche la verifica dei fatti segue un percorso del tutto differente, volto ad accertare l’esistenza di conseguenze per chi lamenta il danno subito, oltre che la veridicità di quanto è stato narrato nell’atto di cita zione.

    Quotidiano di Puglia

  • LECCE: Chiesta l’archiviazione per don Carmelo Rampino. La Rete l’ABUSO pronta alla sede civile.

    LECCE: Chiesta l’archiviazione per don Carmelo Rampino. La Rete l’ABUSO pronta alla sede civile.

    Il pubblico ministero Stefania Minnini ha inviato al GIP la richiesta di archiviazione per i reati commessi dal sacerdote Carmelo Rampino ai danni di almeno due ragazzini, oggi adulti.

    Le due presunte vittime – difese dall’avvocato della Rete L’ABUSO Mario Caligiuri – non presenteranno opposizione all’archiviazione, in quanto – spiega Francesco Zanardi Presidente dell’associazione – la querela penale, è un atto formale che l’associazione fa come procedura standard, anche qualora i reati siano come in questo caso, palesemente prescritti. Una procedura principalmente finalizzata all’individuazione di altre eventuali vittime oltre all’accertamento dei fatti.

    Come era nelle previsioni, adesso si passerà alla sede civile per la quale, l’Associazione Rete L’ABUSO, nell’interesse dei suoi assistiti, già nel maggio 2018 aveva comunicato sia alla Diocesi di Lecce che al sacerdote Carmelo Rampino, formale messa in mora, finalizzata all’interruzione dei termini prescrittivi, questa volta però in sede civile.

  • Prete pedofilo, la vittima denuncia. Il Papa: “Bisogna sempre perdonare”

    Prete pedofilo, la vittima denuncia. Il Papa: “Bisogna sempre perdonare”

    Proprio quando impazzano le polemiche sulla pedofilia dilagante nella Chiesa, arriva la vicenda di un uomo che ha inviato una lettera ad un prete accusandolo di aver abusato di lui 31 anni prima, in una diocesi di Lecce. Il prete, allora, di tutta risposta, lo ha chiamato per chiedere chiarimenti. “Cosa vuoi da me ora? Dai, inviami il tuo Iban che ti faccio un regalo. Poi se quest’estate passi da qui, fermati, andiamo dal vescovo che sa tutto e chiedi chiarimenti a lui”, gli ha detto.

    L’uomo, 40 anni, ha subito abusi per circa 7 anni ed oggi vive all’estero con la sua famiglia. Non riusciva più a vivere con questo macigno. Voleva ripartire da 0. Ma un dolore del genere non se ne va facilmente, è una radice che non verrà mai estirpata. Nessuno darà indietro l’infanzia a quel bambino. Allora l’uomo, non riuscendo più a tenersi tutto dentro, ha inviato una lettera al prete, ed è stato richiamato al telefono dallo stesso. La vittima ha allora registrato la telefonata e l’ha pubblicata online. “Ti devi prendere le tue responsabilità. Perché? perché hai abusato di me? ero solo un bambino. Voglio sapere solo questo”, chiede il quarantenne. Scioccante la risposta del prete: “Sono state cose di sincerità, di affetto. Ti sei rivolto a me, io ti volevo bene. E’ stata natura. E’ stata debolezza. Ma io l’ho fatto perché ti volevo bene, non ti volevo fare del male.”

    Rete L’Abuso, l’associazione nata per sostenere le vittime che hanno subito violenze sessuali per mano del clero, ha denunciato l’accaduto, pubblicando la telefonata registrata dall’uomo, proprio durante il summit contro la pedofilia organizzati dal Santo Padre.

    Intanto, la Curia non ha aspettato molto a rispondere. A seguito della diffusione del fileche svelava lo scambio di battute fra il sacerdote della diocesi e l’uomo che l’accusava di molestie sessuali, la Curia ha reso noto che l’Arcivescovo Michele Seccia, insediatosi nella diocesi nel dicembre del 2017, ha prontamente adottato misure e provvedimenti cautelativi nei confronti del sacerdote accusato di violenza e abusi sessuali su minori.

    La Curia ha sottolineato anche che chi insinua che l’Arcivescovo abbia tentato di coprire gli abusi, è in torto. Seccia, dopo la pubblicazione del contenuto audio, ha preso totalmente le distanze da quanto dichiarato dal parroco. Infine, ha anche dichiarato di adire le vie legali contro chi ha osato, osa e oserà mettere in dubbio la sua azione e correttezza. “Lotterò sempre contro chi offende il suo nome e la Santa Chiesa“, ha detto.

    “E’ stata natura”, ha ripetuto più di una volta il prete per giustificarsi. Natura? Eppure, ci sarebbe sicuramente qualcosa da ridire su questo genere di natura. Chissà, come ha spesso detto Papa Francesco, se è vero che bisogna “sempre perdonare i propri nemici”.

    https://www.leggilo.org/2019/03/04/vaticano-prete-pedofilia/

  • Lecce, sacerdote indagato per pedofilia. In rete la telefonata con la vittima che lo incastra: “Era affetto, ora dammi l’Iban…”

    Lecce, sacerdote indagato per pedofilia. In rete la telefonata con la vittima che lo incastra: “Era affetto, ora dammi l’Iban…”

    “Abusi? Era affetto. Comunque mandami il tuo Iban, così se ti serve qualcosa”. E’ il contenuto di una telefonata registrata tra una presunta vittima di abusi sessuali e il sacerdote salentino 70enne che avrebbe approfittato di lui quando aveva 9 anni.

    Rete L’Abuso – associazione nata per sostenere le battaglie delle vittime di pedofilia nella Chiesa –  ha pubblica sul suo sito l’audio integrale della conversazione in cui prete ammette gli abusi e propone di regalare denaro all’uomo che oggi ha 40 anni e dopo molti anni ha trovato il coraggio di denunciare. La notizia a pochi giorni da summit sulla pedofilia voluto in Vaticano da papa Francesco.

    Abusi che si sarebbero protratti per sette anni, fino a quando la vittima decise di andare all’estero per farsi una nuova vita. Alle domande incalzanti dell’uomo che chiedeva il perché di quelle attenzioni morbose, il prete risponde: “Era natura, era un atto di affetto”.

    Alla fine il sacerdote nell’audio chiama in causa anche il vescovo, invitando il giovane a contattarlo. La telefonata risalirebbe al 2016 quando il 40enne stava per sposarsi e il sacerdote lo contattò per farli un regalo.

    Sulla vicenda la Procura di Lecce aveva già aperto un’inchiesta – come riporta il Nuovo Quotidiano di Lecce – e l’audio arricchirà il fascicolo aperto dalla pm Stefania Mininni che indaga sul sacerdote per abusi sessuali sui minori.

    Pedofilia, la telefonata di una vittima incastra il sacerdote: “Abusi? Si, ma con affetto. Dammi l’Iban…”

    La Curia aveva già adottato un provvedimento di ‘sospensione a divinis’ del sacerdote, ancor prima di conoscere l’esito dell’inchiesta pensale e dell’istruttoria aperta dal Vaticano. Per questo motivo la reazione del vescovo alla diffusione dell’audio è stata immediata.

    “A seguito della diffusione in rete di un file audio che svela i contenuti di una telefonata intercorsa tra un sacerdote della diocesi di Lecce e una persona che – stando al dialogo – risiederebbe in Germania, e soprattutto a seguito della fuorviante interpretazione offerta nei testi di lancio dal sito web che ha ritenuto di pubblicare la registrazione, si rende noto che l’arcivescovo Michele Seccia, informato del caso all’indomani del suo insediamento a Lecce, avvenuto nel dicembre 2017, ha immediatamente adottato nei confronti del sacerdote in questione tutti i provvedimenti cautelativi consentiti dalla normativa ecclesiastica vigente”.

    “Insinuare il sospetto che l’arcivescovo, venuto a conoscenza delle circostanze riferite nella telefonata, abbia anche solo tentato di coprire eventuali abusi, costituisce una grave distorsione della realtà. A seguito dei recenti sviluppi, infatti – prosegue la nota – monsignor Seccia ha provveduto a rendere ancor più rigide e perentorie le misure già adottate nei confronti del sacerdote. Pertanto egli, nel prendere ancora una volta le distanze da quanto dichiarato da quest’ultimo nel corso del colloquio telefonico captato, si riserva di adire le vie legali contro chi ha osato (o oserà) mettere in dubbio la sua correttezza, sostenuta da iniziative concrete e documentate, e contro chi ha tentato (o tenterà) di offendere il suo nome e quello dell’Istituzione che rappresenta”.

    https://bari.repubblica.it/cronaca/2019/03/01/news/prete_pedofilo_lecce-220413557/

  • “Dammi l’Iban”, audio choc del prete accusato di abusi

    “Dammi l’Iban”, audio choc del prete accusato di abusi

    Una querela nei confronti di un sacerdote della diocesi di Lecce per presunti abusi sessuali ai danni di un ragazzino, che all’epoca dei fatti aveva nove anni, è stata depositata nei giorni scorsi attraverso la ‘Rete L’abuso’ e depositata attraverso i canali diplomatici. La vittima è attualmente residente all’estero. In un audio choc di una telefonata tra lo stesso sacerdote e la vittima, pubblicato sul sito della ‘Rete L’abuso’ che opera contro gli abusi sessuali da parte del clero, il prete ammette sostanzialmente gli abusi: “E’ stato affetto, è stata natura, debolezza“, risponde il prete, incalzato dalle domande del suo accusatore.

    Non solo. Il prete offre soldi alla vittima: “Ti ho chiesto il codice Iban, se ti serve qualcosa“. Alla fine della telefonata il prete chiama anche in causa il vescovo invitando l’uomo a chiamarlo. La stessa ‘Rete L’Abuso’ sottolinea che di fronte alla pubblicazione dell’audio, l’arcivescovo Michele Seccia ha preso le distanze: “Informato del caso all’indomani del suo insediamento a Lecce, avvenuto nel dicembre 2017 – sottolinea una nota dell’arcivescovo riportata dalla stessa Rete – ha immediatamente adottato nei confronti del sacerdote in questione tutti i provvedimenti cautelativi consentiti dalla normativa ecclesiastica vigente”. “Insinuare il sospetto che l’arcivescovo – continua – venuto a conoscenza delle circostanze riferite nella telefonata, abbia anche solo tentato di coprire eventuali abusi, costituisce una grave distorsione della realtà”. L’arcivescovo si riserva di adire le vie legali contro chi ha osato (o oserà) mettere in dubbio la sua correttezza.

  • Prete pedofilo: dopo la telefonata della vittima, le dure parole di monsignor Seccia

    Prete pedofilo: dopo la telefonata della vittima, le dure parole di monsignor Seccia

    A seguito del dialogo tra anziano prete di Trepuzzi e l’uomo abusato da piccolo, pubblicato su Reteabuso.org, l’arcivescovo di Lecce minaccia querele da chi lo accusa di un coinvolgimento

    LECCE – La vittima di abusi sessuali, risalenti a quando aveva appena nove anni e che sono andati avanti per i sei successivi, contatta il sacerdote salentino che ha denunciato due anni prima: questo ammette la violenza e propone il versamento di una somma a mo’ di “regalo” sull’Iban del malcapitato. E non è tutto. Il prete invita quell’ex bambino ferito a rivolgersi persino a monsignor Michele Seccia, attuale arcivescovo di Lecce. Ma, nelle ultime ore, è giunto agli organi di stampa il monito di Seccia, il quale ora minaccia querela. Risentito per questo suo “coinvolgimento”, da parte del sacerdote, nella vicenda. Proprio lui che, peraltro in città giunto da poco più di un anno, ha indicato la linea dura come l’unica possibile contro la pedofilia. Ma andiamo per gradi.

    La vicenda comincia nei mesi scorsi quando l’associazione Reteabuso.org divulga la denuncia da parte della vittima salentina. Denuncia che risale al 2016. Gli abusi, risalenti negli anni passati a Trepuzzi, da parte del sacerdote 71enne, allora rettore della Chiesa Maria Santissima Addolorata. Il curato, dopo lo scandalo venuto alla luce grazie alla co-denuncia della vittima e dell’associazione, è stato allontanato per consentire una più serena indagine.

    Quel bambino abusato, ora sposato e con figli, vive all’estero. Nei giorni scorsi ha contattato telefonicamente l’anziano prete, per chiedergli il motivo di tanta violenza. Nella telefonata, il cui testo è stato reso noto da Reteabuso.org, l’ammissione di colpevolezza da parte del sacerdote: invita la vittima a passarci su, in un certo senso. A dimenticare i problemi che in fondo, a suo dire, tutti hanno avuto nella vita. E, come “risarcimento”, gli chiede il codice Iban per poter procedere a un versamento di denaro. “Come regalo di matrimonio”, gli dice. Poi lo invita, come accennato su, a rivolgersi alla figura autorevole rappresentata da monsignor Seccia. In una nota, quest’ultimo ha preso immediatamente le distanze dall’accaduto. Riportiamo integralmente le sue parole:

    “A seguito della diffusione in rete di un le audio che svela i contenuti di una telefonata intercorsa tra un sacerdote della diocesi di Lecce e una persona che – stando al dialogo – risiederebbe in Germania, e sopra u o a seguito della fuorviante interpretazione o erta nei testi di lancio dal sito web che ha ritenuto di pubblicare la registrazione, si rende noto che l’arcivescovo Michele Seccia, informato del caso all’indomani del suo insediamento a Lecce, avvenuto nel dicembre 2017, ha immediatamente adottato nei confronti del sacerdote in questione tutti i provvedimenti cautelativi consentiti dalla normativa ecclesiastica vigente”.

    “Insinuare il sospetto che l’arcivescovo, venuto a conoscenza delle circostanze riferite nella telefonata, abbia anche solo tentato di coprire eventuali abusi, costituisce una grave distorsione della realtà. A seguito dei recenti sviluppi, infatti, monsignor Seccia ha provveduto a rendere ancor più rigide e perentorie le misure già adottate nei confronti del sacerdote.  Pertanto egli, nel prendere ancora una volta le distanze da quanto dichiarato da quest’ultimo nel corso del colloquio telefonico captato, si riserva di adire le vie legali contro chi ha osato (o oserà) me ere in dubbio la sua correttezza, sostenuta da iniziative concrete e documentate, e contro chi ha tentato (o tenterà) di o rendere il suo nome e quello dell’Istituzione che rappresenta”.

    https://www.lecceprima.it/attualita/seccia-su-vicenda-abusi-prete-trepuzzi-1-marzo-2019.html
     

  • Don Rampino fino a pochi giorni fa Rettore di Maria Santissima Addolorata a Trepuzzi – il vescovo minaccia querela

    Don Rampino fino a pochi giorni fa Rettore di Maria Santissima Addolorata a Trepuzzi – il vescovo minaccia querela

    Con una prontezza esemplare mons. Michele Seccia ha subito risposto, con un comunicato stampa, all’audio registrato tra don Carmelo Rampino e la sua presunta vittima nel quale il sacerdote, oltre a tirare in ballo il Vescovo, è anche reo confesso degli abusi che il ragazzo accusa.

    Mons. Seccia, nella sua dichiarazione, dice di aver preso tutti i provvedimenti subito. Sarebbe curioso sapere quali siano questi provvedimenti, ce li faccia sapere, visto che il sacerdote era, sino a pochi giorni fa risultava sul sito della Diocesi di Lecce Rettore di Maria Santissima Addolorata a Trepuzzi.

    Dopo la pubblicazione dell’audio provvidenzialmente l’incarico è scomparso dal sito, ma tutt’ora don Rampino non risulta sospeso.

    Quello che sappiamo con certezza, oltre al fatto che il prete ha cercato di corrompere il ragazzo, mons. Seccia, la cui Diocesi era tra i destinatari della messa in mora che la Rete L’ABUSO, per conto del nostro assistito, gli ha inviato il 5 maggio 2018, non ha risposto neppure a quella.

    Forse per l’Istituzione mons. Seccia si sarà anche preoccupato, mentre per il ragazzo non vi è stata nessuna attenzione: né lo ha cercato, né ha tentato di contattarlo per offrirgli aiuto o per approfondire l’accaduto, né ha risposto alla sua lettera.

    L’unica risposta è la minaccia di querela, a meno che quella minaccia non sia rivolta al sacerdote Carmelo Rampino che, non solo ha infangato con il suo comportamento l’istituzione, ma lo ha anche tirato in mezzo “diffamandolo” (almeno stando a quanto dichiarato dal Vescovo stesso).

    Forse potremmo essere di fronte al primo caso in cui la Chiesa riconosce di essere vittima dei suoi preti e chiede loro i danni.

    Redazione

  • Prete pedofilo tentò di corrompere la vittima: “Dammi l’iban che ti faccio un regalo”

    Prete pedofilo tentò di corrompere la vittima: “Dammi l’iban che ti faccio un regalo”

    TREPUZZI (Lecce) – Nuovi sviluppi sull’inchiesta su un presunto prete pedofilo (pubblicata in esclusiva su queste pagine nel mese di giugno) alimentata da una conversazione choc. “Dammi l’iban che voglio farti un regalo per il matrimonio”. E’ la scioccante dichiarazione di un sacerdote di Trepuzzi in una telefonata in cui tenta di corrompere una presunta vittima di abusi sessuali consumati circa trent’anni fa in un paesino dell’hinterland di Lecce. Una vicenda rimasta nel silenzio per anni, affiorata dagli abissi del passato solo di recente con una denuncia della vittima e che torna di stringente attualità alla luce della battaglia di Papa Francesco contro i preti pedofili e che, nel caso specifico, viene alimentata dalla conversazione tra la persona offesa (ora residente in Germania) e il sacerdote (telefonata pubblicata integralmente dal sito Retel’abuso.it). Ecco alcuni stralci della conversazione. Dura 12 minuti. Dopo i convenevoli il prete esordisce chiedendo di comunicargli il codice iban “se gli serve qualcosa, ti serve qualcosa” ma l’interlocutore insiste e chiede “perché tutti questi abusi all’epoca quando era bambino”.

    Al che il prete, alle strette, cerca di smorzare la portata della accuse bollandole “come cose che sono state con sincerità, di affetto, io ti ho voluto tanto bene…è stata la natura, è stata una debolezza ma io ti ho voluto sempre bene, mica ti ho fatto del male, mica ti ho violentato..ora facciamo come vuoi…ti devo dare qualcosa?

    Sono cose avvenute nella vita dell’affettività quando si vuole bene non è che ci sono le telecamere, mò s’ha ngrandita la cosa, s’ha fatta fiacca però noi sacerdoti vi abbiamo voluto bene…perché tu che te piensi che pure io non ho avuto i miei problemi però li abbiamo superati…Io quando vuoi sono a Trepuzzi, tu e tuo fratello verrete a pranzo…Ma io ti avevo chiesto il codice iban se hai bisogno di qualcosa se io ti voglio mandare 10 euro dove te li devo mandare…Pure per farti gli auguri del matrimonio per i piccinni che ti sono nati..non fare così se no me faci stare fiaccu, sai quante ne ho passate come te…Me mandi lu codice Iban crai puru cu te mangi na pizza, nu regalu de matrimonio io nu bogghiu te perdere”.

    L’interlocutore, però, batte sempre sullo steso punto: gli abusi, una ferita che il tempo non riesce a cancellare e che fanno male. Il prete cerca la via della comprensione (di facciata, sincera?): “Lo so, mena poi lo superiamo, vedrai non vuoi che le superiamo…Il vescovo sa di me, vai e parlagli, tu mi devi scusare e mi devi perdonare, basta che mi perdoni questo mi interessa a me”. La presunta vittima insiste e chiede al prete di cosa lo deve perdonare per avere il perdono di Dio. Il parroco risponde in maniera chiara: “Di quello che eventualmente ti ho fatto, che ti ho scandalizzato, ma tutti simu stati scandalizzati a quell’età, nu te pensare…Io prego sempre per te”.

    Il fascicolo è coordinato dal pubblico ministero Stefania Mininni. L’indagine è ancora aperta. E al vaglio degli inquirenti è finita anche questa conversazione. Sotto la lente d’ingrandimento, poi, ci sono anche altre denunce sporte da ulteriori presunte vittime. Sulle accuse, però, pende il rischio prescrizione alla luce di fatti piuttosto datati. Parallelamente si è attivata anche la Curia. Il sacerdote è stato fermato dall’attività pastorale da circa un anno e non può più svolgere funzioni in pubblico. Ed è stato invitato ad allontanarsi dalla Diocesi e a ritirarsi in un monastero.La vicenda getta un’ombra sinistra sul mondo della Chiesta e sulla piaga dei prete pedofili. A mettere in moto l’indagine era stata una querela di parte sottoscritta anche dalla presunta vittima che all’epoca dei fatti aveva 9 anni. Ora risiede all’estero. Ma quanto accaduto quando non era neppure un adolescente è affiorato nei ricordi solo di recente. Proprio nel giorno dell’anniversario del suo matrimonio nel 2016. Tanto che Stefano (nome di fantasia) è costretto al ricovero. E gli incubi del passato riaffiorano con tutto il loro carico di inquietudine. Stando a quanto denunciato, il prete avrebbe rimpiazzato nel ruolo e nella figura il padre del giovane dopo il divorzio della madre. Avrebbe frequentato casa del ragazzo, aiutandolo negli studi, accompagnandolo nell’iniziale desiderio di indossare l’abito talare. Ben presto, però, quel prete amico di famiglia si sarebbe rivelato un pedofilo. Gli abusi sarebbero andati avanti fino fino a quando il ragazzino non compì 16 anni quando decise di fuggire all’estero per rifarsi una propria vita.

    Effettivamente riesce a voltare pagina. Si sposa, ha dei figli, ma i ricordi del passato rimangono silenti nella mente fino a quando non riemergono con tutto il loro carico di drammaticità.

    Sulla vicenda la diocesi di Lecce ha diramato una nota ufficiale: “A seguito della diffusione in rete di un file audio che svela i contenuti di una telefonata intercorsa tra un sacerdote della diocesi di Lecce e una persona che – stando al dialogo – risiederebbe in Germania, si rende noto che l’arcivescovo Michele Seccia, informato del caso all’indomani del suo insediamento a Lecce, avvenuto nel dicembre 2017, ha immediatamente adottato nei confronti del sacerdote in questione tutti i provvedimenti cautelativi consentiti dalla normativa ecclesiastica vigente.

    A seguito dei recenti sviluppi, infatti, mons. Seccia ha provveduto a rendere ancor più rigide e perentorie le misure già adottate nei confronti del sacerdote. Pertanto egli, nel prendere ancora una volta le distanze da quanto dichiarato da quest’ultimo nel corso del colloquio telefonico captato, si riserva di adire le vie legali contro chi ha osato (o oserà) mettere in dubbio la sua correttezza, sostenuta da iniziative concrete e documentate, e contro chi ha tentato (o tenterà) di offendere il suo nome e quello dell’Istituzione che rappresenta.”

    Prete pedofilo tentò di corrompere la vittima: “Dammi l’iban che ti faccio un regalo”

  • Lecce: accuse di pedofilia su bimbo di 9 anni, denunciato un sacerdote

    Lecce: accuse di pedofilia su bimbo di 9 anni, denunciato un sacerdote

    È stata depositata nei giorni scorsi una querela per presunti abusi sessuali ai danni di un ragazzino che all’epoca dei fatti aveva nove anni.

    Destinatario della querela un sacerdote della diocesi di Lecce, don Carmelo Rampino, che secondo il racconto della presunta vittima, approfittando della fragilità del ragazzino che a seguito del divorzio della madre aveva lasciato il papà per tornare con lei a vivere nel leccese, avrebbe da prima sostituito la figura paterna, ammiccandosi la madre, aiutandolo negli studi e assecondando quello che era all’epoca un suo grande desiderio, diventare un sacerdote.

    Stando al racconto di Paolo (nome di fantasia) gli abusi si sarebbero protratti fino ai sedici anni quando il ragazzo decide di fuggire all’estero e provare a rifarsi una propria vita. Si sposa, ha dei figli, sembra essersi lasciato tutto alle spalle ma invece, nel 2016, proprio il giorno del suo anniversario di matrimonio scatta qualcosa e il passato

    riemerge in modo devastante costringendo Paolo ad un ricovero, a seguito del quale anche la moglie viene a conoscenza del triste passato del marito.

    Nei giorni scorsi, oltre alla formale querela formulata dalla Rete L’ABUSO e depositata attraverso i canali diplomatici in quanto Paolo attualmente residente all’estero, sono state inviate anche rispettive messe in mora, la prima nei confronti del sacerdote Rampino Carmelo, la seconda nei confronti della diocesi di Lecce, responsabile civile.

    L’Ufficio di Presidenza

  • Lecce. Anonimo parroco indagato per abusi su 16enne, Diocesi di Lecce, vicaria di Vernole

    Lecce. Anonimo parroco indagato per abusi su 16enne, Diocesi di Lecce, vicaria di Vernole

     

    (13 gennaio 2012) LECCE- Si torna a parlare di violenze sessuali e di preti. Dopo che il sacerdote di Nardò, don Quintino De Lorenzis, è stato rinviato a giudizio con l’accusa di violenza sessuale nei confronti di un immigrato marocchino, è stata avviata una nuova indagine nei confronti di un altro giovane parroco, appartenente alla Diocesi di Lecce e che svolge la sua missione presso un paese che ricade nella Vicaria di Vernole.
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    Ad accusarlo un giovane di 18 anni. Quest’ultimo, è stato ascoltato ieri in Procura per circa due ore dal magistrato a da un ufficiale della sezione di polizia giudiziaria.

    Stando a quanto pervenuto, avrebbe fatto riferimento a due episodi avvenuti circa due anni fa, quindi quando era ancora16enne, durante i quali il parroco lo avrebbe palpeggiato contro la sua volontà. Inoltre, in un’occasione, si sarebbe divincolato per evitare che ci fosse dell’altro.

    Al momento sono state avviate le indagini, ma mancano ancora diversi elementi. Sulla vicenda viene mantenuto il massimo riservo.