Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Ragazzo abusato da un prete, la famiglia al presidente della Cei: “Chi spezzerà catena di omertà?”

    Ragazzo abusato da un prete, la famiglia al presidente della Cei: “Chi spezzerà catena di omertà?”

    Dopo la lettera aperta in cui hanno chiesto le dimissioni di monsignor Mario Delpini, Arcivescovo di Milano, i famigliari di Alessandro, ragazzo che a 15 anni è stato abusato sessualmente da un prete a Rozzano, si sono rivolti anche al presidente della Cei, cardinale Gualtiero Bassetti, che recentemente ha detto di non sapere nulla della vicenda: “Le abbiamo scritto tante volte, inviandole materiale, prove, registrazioni audio e video. Non può affermare che non è a conoscenza della vicenda!”

    di Francesco Loiacono

    Continua la battaglia della famiglia di Alessandro, ragazzo che a 15 anni è stato abusato da un prete a Rozzano, nel Milanese, contro l’omertà che negli ambienti ecclesiastici, milanesi e non, continua a circondare la vicenda che ha visto come vittima il loro famigliare. Una vicenda, che risale al dicembre 2011, sulla quale la giustizia italiana ha già espresso il suo primo verdetto: il sacerdote in questione, don Mauro Galli, è stato condannato in primo grado a sei anni e quattro mesi. Lui, ex parroco dell’oratorio di Rozzano poi trasferito in un’altra parrocchia della diocesi, a Legnano, ma sempre a contatto con minori, ha respinto ogni accusa, sostenendo di aver semplicemente dormito nello stesso letto matrimoniale col ragazzo, senza però averne abusato. Alla famiglia, che non si è costituita parte civile al processo, il sacerdote ha versato in via extragiudiziale 100mila euro. Soldi che per l’accusa, che in sede di requisitoria aveva chiesto dieci anni per il prete, costituiscono una “discrasia evidente”: non si capisce infatti a che titolo sia stata versata questa somma se il sacerdote, come sostiene, si ritiene innocente.

    I silenzi e i presunti insabbiamenti da parte della Diocesi ambrosiana

    Al di là dell’aspetto giudiziario della vicenda, che probabilmente proseguirà negli altri gradi di giudizio, da anni la famiglia di Alessandro, molto cattolica, porta avanti una battaglia contro la Chiesa, in particolare gli ambienti ecclesiastici di Milano, colpevoli di aver gestito male la vicenda che riguarda il loro famigliare. I famigliari di Alessandro si sono infatti rivolti alla giustizia solo dopo aver contattato alcune figure apicali della Diocesi ambrosiana, tra cui l’attuale arcivescovo di Milano Mario Delpini e l’attuale vescovo di Brescia Mario Tremolada (che all’epoca dei fatti non ricoprivano gli attuali incarichi). Il loro comportamento è stato però ritenuto inadeguato dai famigliari: un atteggiamento di prudenza estrema che è parso alla famiglia come un tentativo di insabbiare il caso, più che di affrontarlo. E, cosa più grave, i due alti prelati anziché denunciare subito l’accaduto alla giustizia o avviare un’indagine conoscitiva interna alla Chiesa, come era previsto dalle direttive della Cei (Conferenza episcopale italiana), si limitarono a spostare don Galli da Rozzano a Legnano, sempre a contatto con minori: “È vero, lo abbiamo destinato a Legnano, in oratorio, e di questo siamo stati imprudenti”, aveva detto nel 2015 don Pierantonio Tremolada alla famiglia di Alessandro, come documentato da alcuni audio finiti agli atti del processo.

    La richiesta di dimissioni per monsignor Delpini

    L’atteggiamento della Chiesa, e in particolare dell’attuale Arcivescovo di Milano Mario Delpini sulla vicenda di Alessandro ha portato negli scorsi giorni la famiglia a scrivere una lettera aperta a monsignor Delpini chiedendogli di dimettersi dal suo incarico. L’occasione è stata il recente incontro della Conferenza episcopale italiana durante il quale, tra le altre cose, sono state approvate le nuove Linee guida contro gli abusi ai danni dei minori che avvengono all’interno della Chiesa. Nelle nuove direttive per contrastare la pedofilia nel clero è spuntato l’obbligo morale, ma non giuridico, di presentare un esposto alle autorità civili in casi di abusi, quando ritenuti verosimili e previo consenso della vittima e dei suoi famigliari. Il presidente della Cei, il cardinale Gualtiero Bassetti, ha ritenuto l’approvazione di queste linee guida un “passo in avanti”. Eppure lo stesso cardinale ha eluso le domande che alcuni giornalisti gli hanno rivolto sul caso di don Mauro Galli e sull’atteggiamento dell’arcivescovo di Milano, Delpini, dicendo di non sapere nulla della vicenda.

    La risposta del cardinale Bassetti ha provocato l’immediata reazione della famiglia di Alessandro, che in una lunga lettera aperta rivolta al presidente della Cei si è detta stupita dalla sua risposta elencando puntualmente tutte le tappe della vicenda relativa ad Alessandro e tutti i documenti inviati dalla famiglia del ragazzo al cardinale, nonché le risposte inviate dall’alto prelato alla famiglia su carta intestata della Cei: “Sua Eminenza – scrivono i famigliari in un passaggio della missiva, che qui sotto pubblichiamo integralmente – le abbiamo scritto tante volte, inviandole materiale, prove, registrazioni audio e video, le abbiamo chiesto di incontrarci in Vaticano, tante volte purtroppo invano… ma certamente non può ora assolutamente affermare che non è a conoscenza della vicenda! Se non ha voluto leggere, se ci ha risposto solo con frasi fatte, prive di riferimenti contestuali, allora se ne assuma la responsabilità e comunque, da oggi, non potrà più dire che non conosce la vicenda”. In un altro passaggio i famigliari si chiedono: “Ma chi protegge facendo finta di non sapere chi ha coperto coloro che hanno commesso questi gravi reati e peccati (gli abusi sui minori, ndr) non è altrettanto gravemente corresponsabile? Ma chi spezzerà mai questa catena di omertà?”. Chissà se adesso il grido di giustizia dei famigliari di Alessandro troverà una risposta, oltre che nella magistratura che fin qui ha dato loro ragione, anche in quella Chiesa in cui – e lo dimostra la perseveranza con cui continuano a combattere – nonostante tutto continuano a credere.

    La lettera dei famigliari al cardinale Bassetti

    Sua eminenza Cardinale Gualtiero Bassetti, siamo rimasti stupiti nell’apprendere che, durante la conferenza stampa di giovedì 23 maggio, al termine dell’assemblea della conferenza episcopale italiana che lei presiede, in cui sono state approvate le nuove linee guida per la tutela dei minori e adulti vulnerabili, alla precisa domanda di un giornalista che le chiedeva conto della vicenda del Vescovo di Milano mons. Mario Delpini, da noi più volte denunciato in questi anni per aver coperto l’abuso di don Mauro Galli, Lei abbia dichiarato che non sapeva nulla. Questa affermazione evidentemente non è veritiera: noi Le abbiamo personalmente scritto, in copia a molti vescovi e cardinali, oltre che al Santo Padre almeno una decina di volte. Le abbiamo denunciato esplicitamente il caso del comportamento negligente dei due Vescovi coinvolti, mons. Mario Delpini e Mons. Pierantonio Tremolada. Persino il comitato Vittime e Famiglie dell’associazione Rete l’Abuso le ha scritto per poterla incontrare, proprio per documentarle personalmente le diverse istanze (ancora prima del summit sulla tutela dei minori, in quanto lo stesso Papa Francesco esortava i Presidenti delle conferenze episcopali di tutto il mondo ad incontrare personalmente le vittime per essere meglio preparati all’incontro di febbraio).

    Lei ha risposto personalmente, in data 20 febbraio 2019, affermando che la questione degli abusi, oltre che essere un gravissimo reato, è un altrettanto gravissimo peccato, e ci invitava quindi a rivolgerci alle commissioni diocesane. Nel nostro caso, come Le abbiamo puntualmente risposto, significava incontrare la commissione istituita da mons. Delpini in data 11 febbraio 2019 nella quale ha nominato come membro esperto, l’avvocato Mario Zanchetti, cioè il professionista che da oltre quindici anni difende i preti pedofili della diocesi di Milano e non solo. Lo stesso avvocato, che ha difeso il prete che ha abusato di nostro figlio/nipote, don Mauro Galli, condannato in primo grado a sei anni e quattro mesi di carcere, è lo stesso avvocato che ha presentato ricorso in appello, ancora lo stesso avvocato che per conto dell’Arcivescovo Delpini, ci ha minacciato di chiederci i danni se non stavamo zitti o non mettevamo a tacere gli organi di stampa (come se noi avessimo tale potere sopratutto in un processo pubblico a porte aperte).

    Ci ha scritto che Lei personalmente avrebbe agevolato tale incontro “Ora che è stato costituito il Servizio Nazionale per la Tutela dei minori, chiederò che Lei o una rappresentanza delle vittime e delle famiglie del vostro Comitato, siate accolti e ascoltati, come saranno ascoltate altre vittime nelle sedi dei Servizi Regionali”. Le abbiamo risposto che saremmo andati anche da questa “meravigliosa” commissione a ribadire ancora una volta la nostra denuncia, paradossalmente facilitati dal fatto che, nel nostro caso, il difensore del prete, membro della commissione diocesana nominato appunto da mons. Delpini, ha già tutti i documenti del tribunale di Milano, delle indagini che coinvolgono esplicitamente l’Arcivescovo Delpini rispetto alla gestione della vicenda. Dispone del suo interrogatorio dove lo stesso mons. Delpini giura alla Polizia di essere stato subito allertato dell’allora “presunto” abuso sessuale dalla telefonata dell’allora parroco don Carlo Mantegazza due giorni dopo la notte dell’abuso.

    Dispone della dichiarazione giurata e controfirmata dal monsignore che afferma di aver subito incontrato il prete raccogliendo la sua diretta confessione in cui confidava di aver dormito nel suo lettone con il minore, e quindi rivendica la sua decisione di aver spostato rapidamente il prete in un altro oratorio senza avviare alcuna indagine. Dispone dell’interrogatorio del prete che ammette sia di aver dormito nel suo letto matrimoniale con il minore, sia di averlo subito confessato a Delpini. Dispone di tutti gli interrogatori come quello di don Alberto Rivolta che afferma di aver subito e più volte parlato con Delpini per raccontargli dell’accaduto, dispone delle registrazioni audio dove gli stessi sacerdoti parlando con il vescovo Tremolada dissentono dalla decisione di Delpini di spostare il prete da una parrocchia all’altra. Dispone di tutti i documenti, le intercettazioni telefoniche dove lui stesso (avvocato) è coinvolto in quanto allertato personalmente da Delpini che gli segnalava il caso da gestire quando ancora non era stato notificato l’avviso di garanzia al sacerdote.

    Sua Eminenza, le abbiamo scritto tante volte, inviandole materiale, prove, registrazioni audio e video, le abbiamo chiesto di incontrarci in Vaticano, tante volte purtroppo invano… ma certamente non può ora assolutamente affermare che non è a conoscenza della vicenda! Se non ha voluto leggere, se ci ha risposto solo con frasi fatte, prive di riferimenti contestuali, allora se ne assuma la responsabilità e comunque, da oggi, non potrà più dire che non conosce la vicenda. Può un Cardinale, il presidente della Conferenza Episcopale Italiana lavarsene le mani rispetto ad una vicenda tanto grave di un Arcivescovo membro della medesima Conferenza Episcopale? Il Sommo Pontefice esorta a denunciare: con il nuovo Motu Proprio “Vos estis lux mundi” introduce l’obbligo di denunciare alla chiesa regolamentando anche con precisione come e dove denunciare un vescovo che sposta i preti sospettati di abuso senza segnalarli, cioè al Vescovo Metropolita come mons. Delpini e specifica anche il caso in cui si intende denunciare lo stesso Metropolita…

    Voi membri della CEI introducete l’obbligo morale di esposto alle autorità civili. Il Papa ha affermato ancora una volta, dopo il Summit di febbraio, che anche un solo caso di abuso è mostruoso e inaccettabile, lei afferma che oltre ad essere un grave peccato è anche un grave reato, il Papa afferma che anche coprire questi gravi reati è altrettanto grave (Motu Proprio “Come una Madre Amorevole”). Ci chiediamo quindi ora: “ma chi protegge facendo finta di non sapere chi ha coperto coloro che hanno commesso questi gravi reati e peccati non è altrettanto gravemente corresponsabile?” Ma chi spezzerà mai questa catena di omertà?

    Noi in questi anni abbiamo denunciato innumerevoli volte il caso e quindi mons. Delpini e Mons. Tremolada a tutte le cariche istituzionali della Chiesa: partendo dall’allora Arcivescovo di Milano Cardinale Scola, al tribunale ecclesiastico Regionale, ai prefetti della Congregazione per la Dottrina Della Fede che si sono susseguiti (Cardinale Müller e Cardinale Ladaria), al Presidente della Pontificia Commissione per la tutela dei Minori (Cardinale O’Malley), al Prefetto della Congregazione dei Vescovi (Cardinale Ouellet), al supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, ai nunzi apostolici che si sono susseguiti, ai segretari di Stato, all’Arcivescovo Scicluna presidente del Collegio per l’esame dei ricorsi della Sessione Ordinaria della Congregazione per la Dottrina della Fede consegnando brevi mano il dossier completo del caso Delpini, al Papa Emerito Benedetto XVI, al Santo Padre Papa Francesco….. ricevendo di volta in volta diverse benedizioni e risposte a partire da quelle del Cardinale Scola che definiva maldestri i suoi collaboratori, dal Cardinale Müller che ci riferiva che se ne sarebbe occupato ma, poco dopo, venne licenziato dall’incarico, alla Pontificia Commissione che ci riferiva che non era suo compito occuparsene (loro si dovevano limitare a dare suggerimenti per il bene universale dei minori e che avrebbero inviato tutto il fascicolo alla Congregazione per la Dottrina della Fede), ai Nunzi Apostolici che ci riferivano che era tutto nelle mani del Santo Padre…

    Pare che tutte queste regole, obblighi morali, tolleranza zero, indichino esattamente come e dove denunciare: ma nella realtà non è affatto possibile denunciare o meglio è assolutamente inutile. Tutti sanno, molti fanno finta di non sapere… e comunque o non è compito di nessuno o nessuno se ne occupa! gli unici che rispondono sono quelli che rimandano al mittente o ad altri dicasteri… il risultato è sempre il medesimo: IL NULLA! Per quanto tempo ancora potrà reggere questa farsa? a quale impietoso teatrino il mondo deve ancora assistere? Tutti sanno ma nessuno ammette di sapere, paradossalmente solo Mons Delpini ha ammesso di sapere (o meglio è stato costretto a rispondere alla Polizia quando è stato interrogato), e persino mons. Tremolada che saccentemente senza nessun pudore ammetteva l’errore “va bene, abbiamo sbagliato, lo diremo se ci verrà chiesto…”, sapendo perfettamente che nessuno gli avrebbe mai chiesto nulla. Per aver obbedito a questi “obblighi morali” di cui voi oggi vi dotate, per aver obbedito alle esortazioni del Papa che anni fa ringraziava chi aveva il coraggio di denunciare con nomi e cognomi, noi familiari siamo stati definiti “IPOCRITI perché sputiamo nel piatto in cui mangiamo”, così come ci ha prontamente accolto il nostro nuovo parroco don Roberto Soffientini.

    Ma dove dimora l’ipocrisia in tutta questa vicenda? noi vogliamo solo poter continuare a credere in questa chiesa! Vogliamo poter continuare a credere in una chiesa che non violenta i bambini, in una chiesa che non copre chi violenta i bambini, in una chiesa che non protegge chi copre chi violenta i bambini, in una gerarchia che non mente facendo finta di non sapere, che non si nasconde dietro al fatto che tocca sempre a qualcun altro…. Perché, nel nostro caso, sono finiti “tutti gli altri”, tutti i vertici della gerarchia, non ci sono “altri” a cui poter denunciare, lo sanno ormai tutti, tutti gli uffici, dicasteri, congregazioni… Vogliamo poter credere ad una chiesa che coerentemente da seguito ai propri stessi proclami, obblighi morali, una chiesa autentica e meno ipocrita che si assume la responsabilità degli errori che alcuni suoi ministri compiono, ma anche la responsabilità delle conseguenze!

    Basta che invece che introdurre gli “obblighi morali” ci diciate e diciate apertamente al mondo che è moralmente accettabile che un prete si porti a letto un bambino! Quindi il suo vescovo non avrà più nemmeno la necessità di far sparire il sacerdote spostandolo da una parrocchia all’altra sperando che, così, i genitori non denuncino l’accaduto ai carabinieri…. e noi a quel punto smetteremo di chiedere conto di questa “negligenza” perché rientrerebbe quindi nella normalità… “normale tolleranza” al posto di “tolleranza zero”. Non sareste nemmeno costretti a mentire ad invadenti domande in una qualsiasi conferenza stampa, tanto nessuno chiederà mai conto.

    Noi saremmo gli ipocriti perché ci siamo illusi che era una cosa buona ubbidire al Papa che esortava a denunciare questi orribili reati, da lui definiti “equivalenti ad una messa nera”, azione del demonio che si insidia in questa orribile catena di omertà??? Ma se lei, che è il presidente della Conferenza Episcopale Italiana, non è in grado nemmeno di rispondere a chi gli ha chiesto lumi su questa vicenda, se non ha nemmeno avuto il coraggio di ammettere, almeno, che era al corrente della vicenda, nemmeno appena un minuto dopo aver approvato le nuove linee guida che dovrebbero garantire trasparenza in una maggiore tutela dei minori….!

    Cosa si deve aspettare la gente? e le vittime? o i familiari come noi? Che brutta pagina della chiesa cattolica! La preghiamo, almeno per pietà cristiana, di risponderci, di risponderci nel merito. Se fino ad ora non sapeva nulla, ora sa! Chiediamo anche a lei l’esito del processo canonico relativo a don Mauro Galli (Immaginiamo che almeno a lei risponderanno, se osa chiedere) oppure anche lei si nasconderà come altri dietro al “non è mio compito”…??? Ma di chi è compito? vuole ancora rimandarci alla Commissione Diocesana dall’avvocato professore Zanchetti? L’unico che, dietro lauto compenso, si offre per conto “vostro” di fare il lavoro sporco (in Tribunale però) senza tuttavia voler far sapere chi paga, questo no! Deve rimanere rigorosamente segreto, forse il povero prete nullatenente, l’unico sacrificabile ormai scaricato!?!

    Sua Eminenza Cardinale Bassetti, la preghiamo di avere la pietà evangelica di volersi documentare finalmente! Quantomeno per poter rispondere la prossima volta con un minimo di cognizione di causa se per caso un comune mortale dovesse nuovamente osare porle una domanda pertinente. Ciò che le chiediamo è solo coerenza, oppure anche questa è coperta dal Segreto Pontificio a discapito della proclamata trasparenza? Non si preoccupi della nostra privacy, argomento strategicamente richiamato nell’ultimo Motu Proprio: se ci risponde e vuole rispondere apertamente, noi le diamo anticipatamente il nostro consenso perché ci sono tanti altri cattolici che, come noi, desiderano poter ancora credere ad una chiesa, ai suoi insegnamenti, ad una chiesa meno ipocrita e più credibile. Il garante della privacy se ne farà una ragione.

    https://milano.fanpage.it/ragazzo-abusato-da-un-prete-la-famiglia-al-presidente-della-cei-chi-spezzera-catena-di-omerta/

  • Bimbo abusato dal prete, la mamma scrive al cardinale Bassetti: «Perché tante menzogne?»

    Bimbo abusato dal prete, la mamma scrive al cardinale Bassetti: «Perché tante menzogne?»

    di Franca Giansoldati

    Città del Vaticano – Cristina Battaglia è una leonessa ferita. E’ la mamma del ragazzino abusato da un prete milanese, condannato dal tribunale (civile) a 6 anni e 4 mesi, il cui caso era stato coperto dall’arcivescovo di Milano, Delpini. Ha scritto una lettera aperta al cardinale presidente della Cei, Gualtiero Bassetti per accusarlo: «Ma come fa si fa a mentire così dicendo che non conosceva il caso di nostro figlio?» Tre giorni fa, alla conferenza stampa dei vescovi, una giornalista aveva chiesto a Bassetti un commento su questa vicenda grottesca, sentendosi rispondere in malo modo dal cardinale che di fatto non ne sapeva nulla, che non se ne era parlato e che non spettava a lui affrontare il caso. La mamma del ragazzo, Cristina Battaglia, per nulla intimidita, da cattolica praticante quale è, non si arrende e vuole dalle autorità ecclesiastiche risposte esaustive proprio mentre sono state approvate le nuove linee guida per la tutela dei minori.

    «La sua affermazione evidentemente non è veritiera: noi Le abbiamo personalmente scritto, in copia a molti vescovi e cardinali, oltre che al Santo Padre almeno una decina di volte. Le abbiamo denunciato esplicitamente il caso del comportamento negligente dei due vescovi coinvolti, monsignor Mario Delpini e monsignor Pierantonio Tremolada. Persino il comitato Vittime e Famiglie dell’associazione Rete l’Abuso le ha scritto per poterla incontrare, proprio per documentarle personalmente le diverse istanze (ancora prima del summit sulla tutela dei minori, in quanto lo stesso Papa Francesco esortava i Presidenti delle conferenze episcopali di tutto il mondo ad incontrare personalmente le vittime per essere meglio preparati all’incontro di febbraio)».

    Il cardinale Bassetti di fatto ha risposto alle vittime italiane il 20 febbraio 2019, affermando che la questione degli abusi, oltre che essere un gravissimo reato, è un altrettanto gravissimo peccato.

    Cristina Battaglia, nella lettera, riassume la via crucis della sua famiglia, le umiliazioni ricevute, le difficoltà economiche a portare avanti la causa, fino alla decisione di ricorrere al tribunale civile (che poi ha condannato il prete). La famiglia della vittima ha dovuto fare fronte alle spese degli avvocati e, soprattutto si è trovata di fronte a principi del foro ingaggiati dalla diocesi di MIlano. «Delpini ha nominato come membro esperto, l’avvocato Mario Zanchetti, cioè il professionista che da oltre quindici anni difende i preti pedofili della diocesi e non solo. Lo stesso avvocato, che ha difeso il prete che ha abusato di nostro figlio, don Mauro Galli ed è lo stesso avvocato che ha presentato ricorso in appello, ancora lo stesso avvocato che per conto dell’arcivescovo Delpini, ci ha minacciato di chiederci i danni se non stavamo zitti o non mettevamo a tacere gli organi di stampa (come se noi avessimo tale potere sopratutto in un processo pubblico a porte aperte».

    La famiglia forte del Vangelo non si arrende e soprattutto non ci capacita di tante menzogne. «Lei dispone dell’interrogatorio del prete che ammette sia di aver dormito nel suo letto matrimoniale con il minore, sia di averlo subito confessato a Delpini. Dispone di tutti gli interrogatori come quello di don Alberto Rivolta che afferma di aver subito e più volte parlato con Delpini per raccontargli dell’accaduto, dispone delle registrazioni audio dove gli stessi sacerdoti parlando con il vescovo Tremolada dissentono dalla decisione di Delpini di spostare il prete da una parrocchia all’altra. Dispone di tutti i documenti, le intercettazioni telefoniche dove lui stesso (avvocato) è coinvolto in quanto allertato personalmente da Delpini che gli segnalava il caso da gestire quando ancora non era stato notificato l’avviso di garanzia al sacerdote».

    La signora Cristina è desolata. «Sua Eminenza, le abbiamo scritto tante volte, inviandole materiale, prove, registrazioni audio e video, le abbiamo chiesto di incontrarci in Vaticano, tante volte purtroppo invano… ma certamente non può ora assolutamente affermare che non è a conoscenza della vicenda! Se non ha voluto leggere, se ci ha risposto solo con frasi fatte, prive di riferimenti contestuali, allora se ne assuma la responsabilità e comunque, da oggi, non potrà più dire che non conosce la vicenda. Può un Cardinale, il presidente della Conferenza Episcopale Italiana lavarsene le mani rispetto ad una vicenda tanto grave di un Arcivescovo membro della medesima Conferenza Episcopale?». La risposta per ora non ha repliche.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/bambino_abusi_prete_milano_cristina_battaglia_lettera_vaticano-4516749.html

  • A Rozzano si tace: i preti smentiscono Delpini?

    A Rozzano si tace: i preti smentiscono Delpini?

    Leggendo Avvenire del 3 maggio 2019, nell’articolo “Pedofilia, l’impegno di Meter e dei vescovi”, il giornalista riporta le parole che avrebbe detto don Fortunato Di Noto in occasione della giornata “Bambini vittime della violenza”: evento che “…coinvolgerà diocesi, parrocchie, associazioni e istituzioni con la preghiera e l’impegno”.

    Tanti vescovi avrebbero scritto per complimentarsi con don Di Noto per l’iniziativa, tra cui l’arcivescovo di Milano, Mario Delpini. Secondo quanto riporta il sito del Faro di Roma, mons. Delpini avrebbe scritto “Caro don Di Noto, grazie del suo messaggio e dell’invito ad aderire alla Giornata. Con tanta gratitudine per quello che fa con un caro saluto e ogni buon augurio”.

    Nelle Parrocchie della città di Rozzano, nella Diocesi di Milano, nelle S.Messe della giornata odierna (5 maggio 2019) non vi è stato nessun accenno, nemmeno minimo, alla Giornata Nazionale dei “Bambini vittime di violenza”… né alla preghiera dei fedeli, né durante le omelie, e nemmeno negli avvisi a fine celebrazione. Eppure proprio in una delle Parrocchie (quella di S.Ambrogio di Rozzano) è avvenuto un abuso da parte di un prete che è stato condannato in primo grado a 6 anni e 4 mesi nel settembre 2018..

    Che significato ha questo silenzio assordante?

    Forse i preti di Rozzano prendono le distanze dal loro Vescovo e non aderiscono alla giornata che avrebbe dovuto coinvolgere anche le parrocchie con preghiera e iniziative? Forse perché sanno che proprio il loro vescovo, pur essendo a conoscenza fin da subito di quell’abuso, ha preferito spostare il prete in un’altra parrocchia, ancora con i minori, senza avvisare la Congregazione per la Dottrina della Fede? O forse non sanno nulla di questa giornata Nazionale che sarebbe giunta alla XXIII edizione?

    Il risultato è lo stesso, qualunque sia la motivazione: SILENZIO ASSOLUTO.

    Questa è la vicinanza alle vittime? Questa è la sensibilizzazione del territorio? A cosa servirebbe questa Giornata Nazionale contro la pedofilia e pedopornografia se non se ne parla nemmeno nei luoghi in cui è accertato che un fatto sia avvenuto?

    Facile scrivere su Avvenire tutto questo grande sostegno! Sostegno a chi?! Non certo alle vittime dei preti pedofili… I Vescovi si sono riempiti la bocca delle solite belle parole? Belle, inutili, insignificanti parole che Avvenire raccoglie e riporta con grande enfasi. A Rozzano nemmeno la preghiera, figuriamoci l’impegno!

    Ancora una volta le vittime “ringraziano” per essere state strumentalizzate.

    Cristina Balestrini, mamma di una vittima

  • Abusi sessuali, il Tribunale ecclesiale assolve il prete di Napoli: vittime sotto choc faranno appello

    Abusi sessuali, il Tribunale ecclesiale assolve il prete di Napoli: vittime sotto choc faranno appello

    di Franca Giansoldati

    Città del Vaticano – Il tribunale ecclesiastico della diocesi di Milano ha assolto il sacerdote napoletano, don Silverio Mura dall’accusa di aver molestato a Napoli, circa 25 anni fa, due ragazzi, oggi due uomini che davanti a questa sentenza inaspettata sono letteralmente sotto choc e stanno valutando il ricorso in appello.

    «Adesso tutto il mondo avrà la prova che la giustizia ecclesiale non esiste dopo che due vittime hanno denunciato tutto. Va bene, lasciamo la giustizia ecclesiale e rivolgiamoci a quella penale e civile. La Chiesa di Papa Francesco ha fallito, anche sulla credibilità» scrive Arturo Borrelli, una delle vittime, sulla sua pagina Facebook. I nomi delle due vittime appaiono nell’esito della sentenza diffuso dall’avvocato Stefano Bartone, difensore del sacerdote dinnanzi al tribunale ecclesiale.

    Gli atti a carico di don Silverio Mura furono trasmessi dalla Curia napoletana (nella quale il sacerdote è tuttora incardinato) al tribunale della diocesi lombarda nel luglio scorso dopo che il Papa decise di riaprire il caso. Il processo ecclesiastico penale era stato promosso dalla Congregazione per la dottrina della fede. L’assoluzione del sacerdote napoletana arriva dopo quattro anni di istruttoria ma lascia l’amaro in bocca a molti e alcuni punti interrogativi ancora aperti. Uno tra tutti, sul perché il sacerdote di Ponticelli venne trasferito dalla curia di Napoli sotto falso nome a Montù Beccaria, un paese in provincia di Pavia.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/papa_francesco_abusi_napoli_vittime_sentenza_tribunale-4376588.html

  • Ragazzo molestato dal prete di Rozzano, i genitori scrivono a Papa Francesco

    Ragazzo molestato dal prete di Rozzano, i genitori scrivono a Papa Francesco

    ROZZANO – Hanno chiesto giustizia, l’hanno ottenuta solo in parte, quando don Mauro Galli è stato condannato in primo grado a 6 anni e 4 mesi per le molestie che l’allora 15enne ha subito dal sacerdote di Rozzano.

    La storia

    I fatti risalgono a oltre otto anni fa, quando il giovane aveva trovato il coraggio di parlare degli abusi, di quando il prete, di cui si fidava ciecamente, che riteneva una figura di riferimento, lo invitava a dormire nel suo letto. La famiglia ha iniziato una lunga battaglia per mettere in luce la vicenda e gli altri casi di pedofilia tra sacerdoti.

    La battaglia della famiglia

    Il prete era stato trasferito nel 2012 da Rozzano a Legnano, dove ha ricoperto il contestato incarico di responsabile della Pastorale giovanile. La famiglia Battaglia si era opposta, indirizzando lettere di protesta alla Congregazione per la Dottrina della fede. “Finalmente settimana scorsa il presidente dell’associazione Rete Abuso, Francesco Zanardi, ha incontrato l’arcivescovo Scicluna, padre Lombardi e alcuni membri della Commissione che ha organizzato un summit nei giorni scorsi in Vaticano proprio sulla protezione dei minori.

    La lettera al Papa

    Zanardi ha consegnato il dossier sulla gestione della diocesi di Milano proprio sul caso che ci riguarda personalmente. Lombardi ha ritirato il materiale e ha riferito che aveva già le nostre lettere”, spiega la famiglia che ora prova un’altra carta: scrivere direttamente al Papa. I genitori del ragazzo hanno infatti deciso di indirizzare una missiva per parlare del proprio caso e per chiedere “azioni concrete per tutelare i bambini contro i preti pedofili”, scrive la famiglia a Papa Francesco.

    Il testo

    “TI scriviamo a nome nostro e di tutte quelle vittime senza voce o che non sono state ascoltate”, dicono mamma e papà del ragazzo di Rozzano che ripercorrono la triste vicenda. “Il processo canonico è stato avviato solo nel 2015 e ancora non ne sappiamo nulla. Occorre un summit mondiale per rendere consapevoli i vescovi che abusare e insabbiare non è una cosa buona? Caro Papa, dopo tante richieste rimaste inascoltate, ti domandiamo ora di darci risposte concrete”. Intanto la famiglia continua il proprio impegno per sensibilizzare sul caso, per “far capire a tutti i vescovi che violentare un bambino e spostare i preti che si macchiano di tale crimine da un oratorio è sbagliato e drammatico”.

    Francesca Grillo

    Ragazzo molestato dal prete di Rozzano, i genitori scrivono a Papa Francesco

  • Rete L’ABUSO propone un Protocollo di garanzia per le vittime agli “sportelli diocesani”

    Rete L’ABUSO propone un Protocollo di garanzia per le vittime agli “sportelli diocesani”

    Dopo il sinodo di febbraio, concluso sostanzialmente con altre promesse ma di fatto nulla di concreto, stiamo assistendo alla nascita – sul territorio italiano e per mano delle diocesi – di sportelli di accoglienza per le vittime di abusi sessuali da parte dei preti cattolici.

    A lasciarci un pò perplessi, non è solo il fatto che questi sportelli nella sostanza proseguono come è sempre stato, con la raccolta delle denunce presso le diocesi e non all’Autorità Giudiziaria civile, con un rischio che è storica parte del problema, ovvero che queste vengano insabbiate.

    Quello che non è chiaro, è che oltre a fare il lavoro di intelligence, ovvero acquisire dei dati, non si sa da chi saranno gestiti, che uso ne verrà fatto, quali garanzie ha la vittima sul fatto che le informazioni acquisite in quelle sedi gestite dal clero non vengano poi utilizzate nei tribunali civili, magari a danno della stessa vittima.

    Non viene detto quali proposte siano disponibili per il soccorso di chi è stato vittima, se vi siano percorsi di recupero, chi li gestirà, in sostanza viene detto (come appare nel testo della diocesi di Milano) che vi sarà un “Referente diocesano per la tutela dei minori e la corrispettiva equipe (cui competerà, tra l’altro, l’ascolto e l’accompagnamento delle vittime e la gestione della segnalazione di abusi)”. Tutela minori diocesi di milano

    Nella sostanza un testo di buone intenzioni che però nessuno sa quanto realmente siano attuabili, visti i fallimenti, o forse successi, compiuti fino ad oggi dalla chiesa, che puntualmente giustifica le “buone intenzioni disattese” scaricando la responsabilità su una gerarchia disobbediente o su un vescovo omertoso che poi non punisce però, il quale magari si giustificherà – come ha fatto l’arcivescovo di Milano Mario Delpini – sostenendo di aver sottovalutato la segnalazione. Facendosi scudo del fatto che in Italia non vi sia l’obbligo della denuncia.

    Diceva un grande amico della chiesa “a pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca” e spero la chiesa non se ne abbia a male con noi vittime, se vogliamo che tutto venga fatto per il meglio.


    Protocollo – tutela e garanzia – Consultori Diocesani

    Proposta della Rete L’ABUSO

    Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero

    Relatore

    Francesco Zanardi

    -o=O=o-

     

    Premesso che l’Associazione Rete L’ABUSO, (associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero) con sede legale in Savona, via Pietro Giuria 3, C.F. 92109400090, si batte per la non negoziabilità dei diritti, propone il seguente protocollo. Premesso che il documento non mette mano alla strutturazione interna che sarà discrezionale, vogliamo solo individuare i punti fondamentali e imprescindibili con l’unica finalità; garantire il rispetto e la massima tutela delle parti, oltre all’efficacia del servizio.

    L’Associazione ritiene che una partenza sana sin dall’accoglienza, produca non solo una buona gestibilità, ma anche la massima trasparenza e la garanzia del rispetto dei diritti della vittima.

    LA STRUTTURA DELL’ACCOGLIENZA

    1. Garantire che venga segnalata all’Autorità Giudiziaria qualunque notizia di reato o sospetto di reato, lasciando la gestione e l’accertamento, unicamente all’autorità civile competente.
    2. Che la vittima sia guidata e supportata nelle decisioni e nei percorsi che andrà a prendere, con un’unica finalità, il benessere di chi viene soccorso.
    3. Garantisca che chi accoglierà e guiderà la vittima sia personale competente e preparato, che agisca nel massimo rispetto del Diritto che lo Stato Italiano garantisce.
    4. Valuti con sollecitudine l’urgenza (ai fini prescrittivi o di interruzione degli stessi) di un intervento legale in sua tutela.
    5. Garantire agli utenti, soprattutto sotto l’aspetto psicologico, che abbiano assicurate tutte quelle tutele previste dallo Stato italiano, dal Trattato di Lanzarote ecc. che sono espressamente rivolte a soggetti vittime di abuso sessuale.
    6. Che in nessun modo il servizio divulghi, riutilizzi, o ceda per finalità differenti dall’interesse dell’assistito, dati, circostanze e informazioni di qualunque genere o natura.

    Riteniamo i sei punti esposti, fondamentale base di garanzia non negoziabile. Anche se apparentemente potrebbe sembrare difficile affrontarli, in realtà sono tutti legati tra loro e risolvibili con estrema semplicità.


    Ecco la nostra proposta per un punto di partenza sano ed efficace.

    Abbiamo trattato non a caso il solo punto dell’accoglienza perché secondo noi è li il cardine dove si decide l’avvio di un accompagnamento sano per la vittima e utile per il bene collettivo.

    La soluzione si riduce alla scelta mirata di chi sarà addetto all’accoglienza o responsabile di questa, che dovrà semplicemente essere selezionato tra chi riveste qualifiche di “pubblico ufficiale”, ovvero un medico, un assistente sociale o chi per esso, purchè abbia questa qualifica, che gli impone degli obblighi penali, come quello della denuncia.

    Questa soluzione risolverebbe molti problemi al Vaticano per quanto riguarda la gestione, l’obbedienza delle gerarchie, il segreto del confessionale ecc. In questo modo anche la chiesa viene messa al corrente della segnalazione, mantenendo la sua inviolabile facoltà di decidere se avviare un’indagine previa e un successivo processo canonico. Al tempo stesso le gerarchie sarebbero sollevate dall’onere dalla denuncia alle autorità civili, che sarebbe comunque garantita dal pubblico ufficiale, che per legge la deve fare e che in caso di omissione ne risponderebbe personalmente.

    A questo modo si supererebbero anche i vari ostacoli dovuti alla valutazione della denuncia, che sarebbe compito dell’autorità civile, la quale, ha gli strumenti e la formazione per valutare e nel caso procedere sotto l’aspetto giudiziario.

    Siamo convinti, anzi emerge insistentemente dai vari casi, che spesso la denuncia è un ostacolo notevole, non solo per la vittima, ma anche per chi la circonda, specie nell’ambito della chiesa dove la paura che si sappia, spesso prevale sulla priorità, la vittima, il suo soccorso e la prevenzione.

    L’associazione Rete L’ABUSO si rende garante di questo protocollo, ampliabile e integrabile con altri punti, ma non negoziabile nel suo fondamento. Lo stesso protocollo non solo è in linea con quanto discusso lo scorso febbraio durante il sinodo, ma risolverebbe in buona parte anche la collaborazione tra la chiesa, le autorità civili e le associazioni delle vittime, coinvolte un dialogo senza precedenti che non può che essere garante e costruttivo.

    Protocollo tutela vittime sportelli diocesani

    Fine del Protocollo

    Zanardi

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webpwp-content/uploads/2025/02/chiesa-e-pedofilia-la-condanna-del-card-pell-in-australia-lalto-prelato-mai-sfiorato-dalla-magistratura-ecclesiastica.webp2019/03/05/preti-pedofili-lallarme-della-rete-labuso-sui-consultori-diocesani-le-vittime-rischiano-di-essere-raggirate/

  • PRETI PEDOFILI – L’allarme della Rete L’ABUSO sui consultori diocesani; le vittime rischiano di essere raggirate!

    PRETI PEDOFILI – L’allarme della Rete L’ABUSO sui consultori diocesani; le vittime rischiano di essere raggirate!

    Di Francesco Zanardi – Presidente Rete L’ABUSO

    Si è concluso da pochi giorni il sinodo voluto da papa Francesco che ha visto, in nome della “tolleranza zero”, riunirsi in Vaticano i Presidenti delle Conferenze Episcopali di tutto il mondo, per discutere di un problema pubblicamente noto da 20 anni, al quale oggi la chiesa – a danno di tutte le nuove vittime prodotte in questo arco di tempo –  non ha ancora saputo trovare un punto di partenza per affrontarlo concretamente e dichiara che solo oggi, dopo il sinodo, è consapevole della gravità.

    Un sinodo che ha dato ad una chiesa oramai inattendibile nelle dichiarazioni e nei fatti, un briciolo di speranza subito colta dai cattolici, immediatamente disillusi dal documento diffuso al termine del sinodo. Diciamola tutta, un sinodo finito a tarallucci e vino. Tanta visibilità per la chiesa che, pur non attuando alcun atto concreto o richieste avanzate dalle vittime e dalle associazioni che le tutelano come, per esempio, rimuovere i vescovi insabbiatori; consegnare all’autorità giudiziaria i fascicoli contenenti i nomi dei preti pedofili coperti da Segreto Pontificio; proporre piani concreti di soccorso e aiuto per chi è già stato vittima… se la cava in sostanza promettendo, per l’ennesima volta, “non lo faremo più”, chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato. Ed è lo stesso papa Francesco a ribadire il concetto “bisogna sempre perdonare”.

    IL PROBABILE RAGGIRO

    Al termine del sinodo, con la solita grande abilità nel trasformare ciò che è di convenienza, in qualcosa di “caritatevole e altruista”, apprendiamo che la diocesi di Milano, il cui arcivescovo Mario Delpini è reo confesso di fronte all’autorità giudiziaria di aver coperto il caso di don Mauro Galli – poi condannato in primo grado a sei anni e quattro mesi – istituisce uno sportello per le vittime. Ad inquietarci, non è solo il curriculum di Mario Delpini, che agli atti dell’associazione appare più o meno marginalmente, citato o coinvolto in altri casi. Quello che ad un occhio giuridico risulta una trave nell’occhio, è la frase tra parentesi citata nel documento, (ultimo paragrafo della prima pagina) “cui competerà, tra l’altro, l’ascolto e l’accompagnamento delle vittime e la gestione della segnalazione di abusi”.

    Questa volta, dalla stampa, apprendiamo che anche la Conferenza Episcopale Veneta sta istituendo uno sportello analogo a quello lombardo: così dichiara monsignor Giuseppe Pellegrini, segretario della Conferenza Episcopale Triveneta. «Dopo la conferenza di Roma, la Santa Sede ci ha consegnato un protocollo che prenderemo in esame con cura. Al momento ogni Diocesi agisce da sé, l’obiettivo è di organizzare un coordinamento. Nel nostro caso, appunto, Triveneto», dichiara il monsignore.

    Non si esclude quindi che altre diocesi, se non tutte, attueranno questa linea, ed è qui che la riflessione si fa interessante, in quanto, tra i proclami ormai storicamente farlocchi ai quali la Santa Sede ci ha abituati, proviamo ad analizzare il quadro che ci si presenta di fronte.

    Una chiesa che mantenendo interne le denunce, ha garantito storicamente l’impunità dei preti pedofili e permesso loro di produrre altre vittime, avrebbe oggi questa “novità eclatante”: le vittime (come erroneamente hanno purtroppo sempre fatto) possono rivolgersi alle diocesi (che hanno sempre insabbiato) per denunciare eventuali abusi. Queste poi, da quanto si comprende, accompagneranno la vittima nella gestione e nella segnalazione degli abusi.

    Ora, non possiamo non tenere conto che parliamo della chiesa italiana, una chiesa dove lo scandalo – malgrado i 300 casi che potete vedere sulla nostra mappa – non è mai esploso grazie alle stesse Istituzioni italiane che, come accusano anche le Nazioni Unite, sarebbero inerti e non intervengono, favoreggiandola di fatto a danno dei propri cittadini.

    Uno Stato, l’Italia, che in assenza di una commissione di inchiesta che quantifichi il fenomeno, stando alle proiezioni ottenute sulla base delle percentuali dichiarate da padre Hans Zollner, in Italia potrebbero esserci 750.000 vittime.

    Non si può negare, soprattutto alla luce dei risarcimenti che la chiesa ha dovuto pagare negli anni per i “vizietti” dei suoi sacerdoti, che questa abbia un evidente interesse a far sì che i casi non arrivino mai nei tribunali civili e, se proprio devono, meglio ci arrivino prescritti.

    Quindi quali garanzie avranno gli sventurati e/o incoscienti che si rivolgeranno a questi sportelli?

    Chi garantirà la trasparenza delle procedure e la conseguente obbligatoria denuncia all’autorità civile?

    Chi garantirà che le informazioni personali che la vittima darà in quelle sedi, non saranno utilizzate contro la vittima stessa qualora questa decida di rivolgersi autonomamente alle autorità civili?

    Ahimè, ancora una volta vedo la chiesa ricadere nel solito lapsus freudiano, istituendo sportelli per acquisire informazione su nuove vittime e nuovi casi, senza dare garanzie certe che questi vengano gestiti nell’unico interesse, quello della vittima.

    Chissà cosa succederebbe se a uno di questi sportelli si presentasse una vittima di un caso già noto e chiedesse aiuto? Sarebbe soccorsa o liquidata con qualche Ave Maria e un “pregheremo per te”?

    Zanardi

  • Abusato da un prete, lettera a Papa Francesco

    Abusato da un prete, lettera a Papa Francesco

    La missiva al Pontefice.

    Abusato da un prete, lettera a Papa Francesco.

    Caro Papa Francesco

    “Caro papa Francesco, siamo quella famiglia che da ormai sette anni ha visto la propria vita sconvolta dal tragico episodio dell’abuso sessuale subìto da nostro figlio Alessandro, da parte di un sacerdote di Rozzano (Milano), don Mauro Galli, che da poco è stato condannato, in primo grado, a sei anni e quattro mesi di reclusione”.  Inizia così la missiva inviata al Pontefice da Cristina ed Ettore Battaglia, genitori di Alessandro, giovane abusato dal sarcedote nativo di Cislago e con un passato anche a Legnano. Don Galli abusò del ragazzo nella propria abitazione, tra il 19 e il 20 dicembre 2011. Ha risarcito la famiglia versando una somma di 100mila euro.

    Abusato da un prete, lettera a Papa Francesco

    “Abbiamo seguito attentamente questi giorni di summit in Vaticano sulla protezione dei minori. Ti scriviamo ancora, questa volta per chiederti come si manifesta ed esplicita la coerenza dei tuoi preziosi annunci per il bene della Chiesa, in cui vogliamo credere, e soprattutto per la tutela dei bambini. Ti scriviamo rispetto al nostro specifico caso, e lo facciamo anche in forma pubblica, perché abbiamo purtroppo sperimentato che è l’unico mezzo per poterti raggiungere e poi tu stesso hai parlato dell’importanza di perdere del tempo per ascoltarci: quante volte ti abbiamo chiesto di incontrarci. Ti abbiamo scritto più volte, e recapitato le nostre missive attraverso diversi canali ufficiali a partire dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, costantemente ed incessantemente già dal lontano 2015, ma fino ad ora senza alcuna risposta nel merito. Finalmente la settimana scorsa, il presidente dell’associazione Rete l’Abuso, Francesco Zanardi, che avrebbe voluto parlare proprio con te di persona caro papa Francesco insieme ad altre vittime di associazioni nel mondo, ha incontrato l’arcivescovo Scicluna, padre Lombardi e alcuni membri della Commissione che ha organizzato il summit. Zanardi ha potuto consegnare il dossier sulla gestione della diocesi di Milano proprio sul caso che ci riguarda personalmente, il caso don Galli. Padre Lombardi ha ritirato il materiale ed ha riferito che aveva già la nostra lettere, dunque i nostri precedenti invii erano andati a buon fine anche se non abbiamo ricevuto alcun riscontro”.

    Giustizia e tempi certi

    “Caro Papa Francesco, per continuare a credere in questa Chiesa ti chiediamo, a nome nostro e a nome di tutte quelle vittime, magari senza voce o che non sono state ascoltate, presenti a Roma da tutto il mondo in questi giorni: come si traduce tutto questo in azioni concrete? E in che tempi? Questo è ciò che desideriamo chiederti, e ti chiediamo di inviarci puntuali risposte a queste specifiche domande. Grazie di cuore”

    https://settegiorni.it/cronaca/abusato-da-un-prete-lettera-a-papa-francesco/

  • Pedofilia, famiglia di giovane abusato scrive al Papa: “Giustizia”

    Pedofilia, famiglia di giovane abusato scrive al Papa: “Giustizia”

    Rozzano (Milano), 3 marzo 2019 – «Caro Papa, ti scriviamo a nome nostro e di tutte quelle vittime senza voce o che non sono state ascoltate, affinché si possano manifestare quelle azioni concrete di cui hai parlato per tutelare i bambini contro i preti pedofili». La famiglia Battaglia ha indirizzato la lettera direttamente a papa Francesco, ripercorrendo la vicenda di Alessandro, un ragazzo di Rozzano che nel 2011 aveva trovato il coraggio di denunciare le molestie subite da don Mauro Galli, che una volta aveva invitato l’allora 15enne a dormire con lui. Alessandro ha trascorso sette anni a cercare giustizia, ottenuta, solo in parte lo scorso settembre con la condanna in primo grado a 6 anni e 4 mesi per il sacerdote, trasferito nel 2012 da Rozzano a Legnano con l’incarico di responsabile della Pastorale giovanile. Una decisione contro la quale la famiglia si era opposta, iniziando a scrivere una lunga serie di missive alla Congregazione per la Dottrina della fede.

    «Finalmente le settimana scorsa il presidente dell’associazione Rete Abuso, Francesco Zanardi, ha incontrato l’arcivescovo Scicluna, padre Lombardi e alcuni membri della Commissione che ha organizzato il summit in Vaticano sulla protezione dei minori – ripercorrono le tappe Cristina Balestrini ed Ettore Battaglia, genitori del ragazzo –. Zanardi ha potuto consegnare il dossier sulla gestione della diocesi di Milano, proprio sul caso che ci riguarda personalmente. Lombardi ha ritirato il materiale e ha riferito che aveva già le nostre lettere».

    I genitori provano questa volta ad arrivare direttamente a papa Bergoglio: «Il processo canonico è sato avviato solo nel 2015 e ancora non ne sappiamo nulla. Occorre un summit mondiale per rendere consapevoli i vescovi che abusare e insabbiare non è una cosa buona? Caro Papa – concludono la missiva –, dopo tante richieste rimaste inascoltate, ti chiediamo ora di darci risposte concrete». Francesca Grillo

  • “Nostro figlio abusato”, lettera aperta al Papa

    “Nostro figlio abusato”, lettera aperta al Papa

    I genitori di Alessandro Battaglia, il giovane milanese che ha subito abusi sessuali da parte di un prete, hanno scritto una lettera al Papa. Nella missiva, inviata all’Adnkronos, i genitori scrivono: “Caro papa Francesco, siamo quella famiglia che da ormai sette anni ha visto la propria vita sconvolta dal tragico episodio dell’abuso sessuale subìto da nostro figlio Alessandro, da parte di un sacerdote di Rozzano (Milano), don Mauro Galli, che da poco è stato condannato, in primo grado, a sei anni e quattro mesi di reclusione”. Inizia così la lettera che Cristina Balestrini ed Ettore Battaglia, genitori di Alessandro, unitamente allo zio Giovanni, hanno scritto a Bergoglio per chiedere “a nome nostro e di tutte quelle vittime, magari senza voce o che non sono state ascoltate” azioni concrete e tempi certi contro i preti pedofili.

    Nella missiva, i genitori di Alessandro ricordano al Papa di essere stati a Roma nei giorni del summit e di avere seguito tutto quello di cui veniva discusso: “Abbiamo seguito attentamente questi giorni di summit in Vaticano sulla protezione dei minori. Ti scriviamo ancora, questa volta per chiederti come si manifesta ed esplicita la coerenza dei tuoi preziosi annunci per il bene della Chiesa, in cui vogliamo credere, e soprattutto per la tutela dei bambini. Ti scriviamo rispetto al nostro specifico caso, e lo facciamo anche in forma pubblica, perché abbiamo purtroppo sperimentato che è l’unico mezzo per poterti raggiungere e poi tu stesso hai parlato dell’importanza di perdere del tempo per ascoltarci: quante volte ti abbiamo chiesto di incontrarci“.
    Cristina ed Ettore Battaglia ricordano al Papa di avere scritto altre volte ma di non avere mai ricevuto risposta: “Ti abbiamo scritto più volte, e recapitato le nostre missive attraverso diversi canali ufficiali a partire dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, costantemente ed incessantemente già dal lontano 2015, ma fino ad ora senza alcuna risposta nel merito. Finalmente la settimana scorsa, il presidente dell’associazione Rete l’Abuso, Francesco Zanardi, che avrebbe voluto parlare proprio con te di persona caro papa Francesco insieme ad altre vittime di associazioni nel mondo, ha incontrato l’arcivescovo Scicluna, padre Lombardi e alcuni membri della Commissione che ha organizzato il summit. Zanardi ha potuto consegnare il dossier sulla gestione della diocesi di Milano proprio sul caso che ci riguarda personalmente, il caso don Galli. Padre Lombardi ha ritirato il materiale ed ha riferito che aveva già la nostra lettere, dunque i nostri precedenti invii erano andati a buon fine anche se non abbiamo ricevuto alcun riscontro”.

    I genitori di Alessandro ricordano il contenuto del discorso del Papa al termine del summit con i capi della Chiesa e osservano: “Caro papa Francesco nel nostro caso la chiesa Ambrosiana ha fatto di tutto: non solo per non consegnare il prete alla giustizia, ma nemmeno aveva avviato il processo canonico, pur sapendo del presunto abuso già nel dicembre 2011. Solo dopo quattro anni, nel 2015, avvierà il processo canonico di cui ancora noi non sappiamo nulla. Altro che ‘trasparenza’ da voi discussa un giorno intero durante il summit! Altro che ‘non si risparmierà mai!’

    “Caro papa Francesco, – chiedono ancora i genitori di Alessandro nella lettera – ma occorre un summit mondiale per rendere consapevoli i Vescovi che abusare, insabbiare non è una cosa buona, questo l’obbiettivo? La consapevolezza? Occorre un ‘vademecum’ per aiutare i presidenti delle conferenze episcopali per far capire a tutti i Vescovi dei loro paesi che violentare un bambino e spostare i preti che si macchiano di tale crimine da un oratorio all’altro non risponde esattamente all’obbiettivo che hai dovuto chiarire? Caro Papa Francesco, per continuare a credere in questa Chiesa ti chiediamo, a nome nostro e a nome di tutte quelle vittime, magari senza voce o che non sono state ascoltate, presenti a Roma da tutto il mondo in questi giorni: come si traduce tutto questo in azioni concrete? E in che tempi? Questo è ciò che desideriamo chiederti, e ti chiediamo di inviarci puntuali risposte a queste specifiche domande. Grazie di cuore”.