Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Diocesi di Pavia

  • Il Papa annuncia un viaggio a Napoli, diocesi sotto esame per casi di pedofilia

    Il Papa annuncia un viaggio a Napoli, diocesi sotto esame per casi di pedofilia

    di Franca Giansoldati

    Città del Vaticano – La scorsa settimana, mentre il Papa era in viaggio negli Emirati Arabi, la vittima di un prete accusato di pedofilia a Napoli (spostato in una diocesi del Nord dal cardinale Crescenzio Sepe) veniva fatto arrestare dalla polizia perché si era ammanettato davanti ai cancelli del Vaticano. L’uomo protestava perché il suo caso non riesce ancora ad avere giustizia, nonostante sia stato ascoltato riservatamente anche da Papa Francesco, a Santa Marta, l’hanno scorso. Il suo caso inizialmente era stato archiviato dalla Congregazione della Dottrina della Fede ma poi in seguito è stato riaperto e spostato al tribunale ecclesiastico della diocesi di Milano dove è ancora in corso.

    Stamattina è stato annunciato dal Vaticano che Papa Francesco ha accolto l’invito della Facoltà Teologica meridionale, di cui è gran cancelliere il cardinale Crescenzio Sepe, di recarsi a Napoli, il 21 giugno prossimo, per partecipare a un incontro teologico. L’annuncio arriva alla vigilia del summit vaticano sulla pedofilia e ha immediatamente sollevando un certo disorientamento proprio perché è ancora aperto il capitolo dell’ex prete di Ponticelli, don Silverio Mura.

    La presunta vittima, Arturo Borrelli nei giorni scorsi ha ricevuto la conferma che verrà ascoltato a breve dalla Congregazione per la Fede per avere notizie del processo contro il sacerdote di Ponticelli. Secondo la sua versione il prete avrebbe abusato di lui, negli anni 1986-1992, quando era adolescente. La denuncia alla curia di Napoli risale al 2010 e Sepe incaricò immediatamente il vicario generale di condurre un’indagine per verificare la verosimiglianza delle accuse decidendo di spostare il parroco dal quartiere di Ponticelli a una comunità religiosa, fuori diocesi. La Congregazione per la dottrina della fede, con lettera del 2 ottobre 2014 affidava all’arcidiocesi di Napoli il compito di effettuare una ‘investigatio previa’ che nel 2016 si concludeva negativamente, ritenendo non essere emersi gli elementi sufficienti per avviare un processo penale a carico del sacerdote. L’anno scorso però il Papa ha fatto riaprire l’indagine affidandola alla diocesi di Milano, dove stanno per essere riesaminati tutti gli atti.

    Il sacerdote – don Silverio Mura – nel frattempo era stato spostato in un paese della diocesi di Pavia, Montù Beccaria, dove d’accordo con il vescovo lavorava in parrocchia sotto falso nome. Per gli abitanti del posto era don Saverio Aversano. Secondo la Rete L’Abuso sarebbero state disattese almeno due convenzioni internazionali: quella di Lanzarote e quella ONU per la Tutela del Fanciullo, dietro alle quali “sono venute a mancare anche le più basilari garanzie costituzionali dei minori”.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/papa_francesco_napoli_pedofilia_diocesi_sepe_cei_vittime_abusi-4292689.html

  • C’è anche un giovane parroco di un piccolo centro della diocesi di Pavia tra quattro persone accusate di detenzione di materiale pedopornografico.

    C’è anche un giovane parroco di un piccolo centro della diocesi di Pavia tra quattro persone accusate di detenzione di materiale pedopornografico.

    22 settembre 2004. Pavia – http://www.stefanobolognini.it/attualita/preti.html C’è anche un giovane parroco di un piccolo centro della diocesi di Pavia tra quattro persone accusate di detenzione di materiale pedopornografico.

    I quattro imputati sono stati tutti identificati grazie ad un’indagine condotta su internet. Due di loro oggi hanno già patteggiato. Uno di questi e’ il prete che ha concordato una pena (sospesa) di 3 mesi e venti giorni. (da Ansa, 22 settembre 2004).

    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/laprovinciapavese/2004/09/22/PC1PO_PC101.html

                   Foto porno di minori: patteggia anche un parroco

    la Provincia Pavese — 22 settembre 2004   pagina 13   sezione: CRONACA

    PAVIA. Gli imputati erano quattro, tutti accusati di detenzione di materiale pedopornografico, tutti identificati grazie a un’indagine condotta sul web. Due tra loro hanno patteggiato. Uno è il parroco di un piccolo centro della Diocesi di Pavia. Ha concordato una pena (sospesa) di 3 mesi e 20 giorni. Secondo l’accusa avrebbe acquistato una quindicina di foto porno che raffiguravano minorenni.  Le quattro persone iscritte a ruolo per l’udienza di ieri mattina, innanzi al giudice unico Bernini, erano state identificate a seguito di una indagine partita da Milano. Una serie di accertamenti tesi a risalire agli utenti che si erano collegati con un sito “specializzato” in questo triste genere di immagini. Due degli imputati hanno preferito fare ricorso al patteggiamento. Un trentatreenne, che era difeso dagli avvocati Claudio Gelfi e Lucio Lucia di Milano, ha patteggiato una pena di 2 mesi e 10 giorni, ovviamente con il beneficio della sospensione condizionale. L’altro imputato, che era assistito dall’avvocato Michele D’Altilia di Pavia, è sacerdote nella parrocchia di un piccolo centro che dipende dalla Diocesi di Pavia. Secondo l’accusa avrebbe scaricato dal sito una quindicina di foto pedopornografiche. Anche a lui il legale ha consigliato di ricorrere al rito alternativo, che consente tra l’altro uno sconto di pena di un terzo. Così l’avvocato ha concordato con la rappresentante della pubblica accusa l’applicazione di una pena detentiva di 3 mesi e 20 giorni, pena che, ovviamente, è sospesa dalla condizionale. Gli altri due imputati, rispettivamente di 38 e 47 anni, hanno invece deciso di affrontare il dibattimento, nella convinzione di poter dimostrare la loro piena estraneità alla vicenda. Secondo la tesi sostenuta dai difensori, i quattro imputati (che peraltro non si conoscono) avrebbero scaricato le fotografie di pedofilia “per errore” e, quindi, senza la consapevolezza di avere compiuto un reato. Una argomentazione che, almeno da un punto di vista prettamente tecnico, potrebbe avere una certa fondatezza. La versione dell’accusa è ovviamente e diametralmente opposta. Innanzi tutto perchè per potere scaricare le fotografie e i filmati era necessario effettuare un pagamento. E poi perchè il sito internet che ospitava questo deprecabile “campionario” sarebbe stato difficilmente confondibile con un sito di “generica” pornografia. La relativa mitezza delle sanzioni è dovuta, oltre che all’incensuratezza dei due imputati, anche al numero tutto sommato esiguo di immagini che sono state rinvenute negli hard disk dei loro computer. La legge, tuttavia, è ormai molto severa quando si tratta di immagini dal contenuto pedopornografico. Oltre alla cessione, infatti, viene sanzionata anche la semplice detenzione delle immagini. La ratio di una norma così afflittiva è da ricercarsi nel fatto che anche chi si procura immagini raffiguranti minorenni coinvolti in atti sessuali in un certo qual modo contribuisce ad alimentare il turpe mercato che sta dietro a quegli scatti fotografici o a quei fotogrammi. Purtroppo il numero di sentenze relative a questo tipo di reato ha trovato, negli ultimi anni, un sensibile aumento. – Fabrizio Merli