Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Diocesi di Pisa

  • Pisa, nella chiesa del sacerdote sospeso: «Pedofilo? Le accuse vanno provate»

    Pisa, nella chiesa del sacerdote sospeso: «Pedofilo? Le accuse vanno provate»

    La prima ad arrivare, con quaranta minuti di anticipo, è una signora sulla settantina. È vestita di tutto punto. Ricambia il saluto, ma alla parola “giornalista” finge un dolore alla schiena e fugge via. «Mi devo sedere subito».

    Poi arrivano due famiglie. I bambini scendono dall’auto e corrono in questa parrocchia di Pisa dedicata a Santa Maria Madre della Chiesa. I genitori, dietro, testa bassa, tirano dritto rispondendo alla cronista «no grazie». Sulla porta un uomo sta distribuendo i libretti della messa, parla con un altro fedele e, guardando fuori, grida: «È una giornalista non credente».

    Tra poco verranno ufficialmente presentati i bimbi che faranno la comunione a ottobre, ma questa non è una chiesa qualunque. A celebrare la messa ci sarebbe dovuto essere il parroco sospeso perché accusato di pedofilia da due fratelli oggi trentenni. Una denuncia a distanza di 25 anni che ha fatto partire il processo canonico, ma non quello penale, dal momento che è già finito tutto in prescrizione, e che ha fatto calare una cortina di freddezza nella comunità di fedeli. Quasi nessuno parla. Chi lo fa, si dice «perplesso», se non addirittura «sconvolto» per «il polverone alzato su un brav’uomo», commenta Mario, 78 anni, arrivato in chiesa insieme alla moglie, Sonia. Mario parla rabbiosamente con le lacrime agli occhi. «Non mi succede mai», assicura. È convinto che il parroco «è stato sospeso perché dava noia per le sue idee. È rimasto fregato». La moglie è d’accordo: «Ci vogliono prove per arrivare a una sospensione. Io non ci credo che…». Lui la blocca: «Noi ci abbiamo cresimato i nipoti, sposato i figli. È un colpo sentirlo accusare di queste cose. È evidente che lo volessero far fuori, ma questo fa perdere la fiducia nella Chiesa. E fa rabbia».

    I posti a sedere in chiesa sono quasi tutti occupati, eppure secondo la coppia di anziani è «vuota». In genere, spiega Mario, «c’è gente in piedi anche fuori».

    La messa inizia alle 11. In prima fila ci sono i bimbi della comunione. Dietro i genitori ansiosi. Sull’altare sale il nuovo parroco, don Lukasz Kostrzewa, 40 anni, incardinato nella diocesi di Pisa da un anno. Doveva esserci anche l’arcivescovo Giovanni Paolo Benotto che alla fine ha dato forfait, ufficialmente per «impegni con le cresime». Monsignor Benotto ha però partecipato alla messa, meno frequentata, delle 8 del mattino, parlando dei fatti senza nominarli mai. «Siamo tutti addolorati- ha detto – ma abbiamo fiducia che il Signore non ci abbandona e che dalle cose più difficili la grazia di Dio può tirare fuori cose importanti». Ha parlato di fiducia «da acquisire per far crescere la speranza», perché può succedere, dice, che «qualche volta ci facciamo prendere dalla sfiducia», ma «la nostra speranza è il Signore. Da lui possiamo attingere tutto quello di cui abbiamo bisogno». Se l’è poi presa con i giornalisti «che hanno rincorso» non si sa bene cosa. «Io ho fatto un comunicato – ha detto –; quando c’è un processo non si può andare dal giudice a chiedergli cosa stai facendo. Bisogna aspettare. Questo per giustizia nei confronti di tutti. Ciò che avevo da dire è questo. Per il resto c’è il rispetto».

    Il nuovo parroco, invece, dei fatti accaduti non parla. Si autopresenta, chiede ai fedeli di dargli del tu e non del lei, la butta sullo scherzo per stemperare («Vi farò delle domande e se non rispondete salterete il pranzo»), poi lancia un appello a «non dividerci», a «puntare sui ragazzi che sono il futuro» e augura quattro cose: «Buona domenica, buon pranzo, buona settimana e buon cammino per i nostri ragazzi».

    Finita la messa, alcuni fedeli si fermano fuori a parlare mentre i bimbi giocano. Quasi nessuno vuole commentare quanto accaduto. In molti danno le spalle ripetendo a Il Tirreno: «No, grazie».

    «Dovete capirci, siamo stati anche noi travolti da questa notizia», dice fuori dalla chiesa Chiara, mamma di una bimba che ha fatto da poco la comunione con il parroco accusato di abusi sessuali su minori. Lei si dice «tranquilla» perché «se fosse successo qualcosa me ne sarei accorta e poi mi sembra una brava persona». Sulla ricostruzione dei fatti è «molto perplessa. Non so cosa pensare – spiega –. Diciamo che mi sembra strano che una persona si decida a denunciare dopo 25 anni. Capisco che da piccolo sia difficile tirarlo fuori, ma a 18 anni o a 20?».

    Dietro c’è Alessandra con la madre. Anche sua figlia ha appena fatto la comunione con il sacerdote sospeso. «Non abbiamo mai avuto sentore di qualcosa di strano – dice –. Certo, come mamma devo metabolizzare perché non sono accuse leggere, ma come fedele vado avanti, continuo a professare la mia fede».

    Gli ultimi a uscire dalla parrocchia sono due anziani che vivono proprio qui di fronte. Si dicono «sconcertati» perché «non sappiamo cosa credere. Noi lo conosciamo dal 2004 questo parroco e ci sembra strano che possa aver fatto quello di cui viene accusato, ma se fosse vero sarebbe un dolore immenso, una ferita aperta nel cuore».

    Intanto il caso rischia di allargarsi. Dopo la denuncia dei due fratelli, un terzo uomo avrebbe contattato un sacerdote della diocesi di Pisa per rivelargli di aver subito, quando era minorenne, abusi dallo stesso prete. luigi gabbriellini

    https://www.iltirreno.it/toscana/2022/09/19/news/nella-chiesa-del-sacerdote-sospeso-pedofilo-le-accuse-vanno-provate-1.100093271

  • Pisa, sacerdote sospeso per pedofilia: in arrivo altre denunce. Terremoto nelle parrocchie

    Pisa, sacerdote sospeso per pedofilia: in arrivo altre denunce. Terremoto nelle parrocchie

    Il caso del sacerdote pisano che oltre vent’anni fa avrebbe molestato due bambini rischia di allargarsi. Perché dopo la denuncia dei due fratelli, ormai adulti, che hanno fatto partire il processo canonico che ha portato alla sospensione del religioso, ora altre possibili vittime potrebbero essere sul punto di farsi avanti. Come anticipato da Vincenzo Brunelli per il network Toscana in Diretta, un adulto avrebbe contattato un sacerdote della Diocesi di Pisa per rivelargli di aver subito, quando era minorenne, abusi dallo stesso prete, oggi 73enne.

    Il giovane starebbe valutando il da farsi: si tratterebbe di una situazione simile a quella vissuta dai due fratelli, avvenuta in questo caso poco più di 10 anni fa, quando era bambino. Non solo, a Pisa ci sarebbero stati alcuni incontri, organizzati da un gruppo di ex parrocchiani del religioso sospeso, nel quale i partecipanti, tutti accomunati da presunti abusi subiti, si sarebbero sfogati a vicenda e starebbero valutando le prossime mosse. Una scelta complicata.

    Nel caso dei due fratelli, che sarebbero stati molestati quando avevano 13 e 9 anni, il processo canonico partito lo scorso aprile sarebbe arrivato ad ottenere la confessione del religioso, come sembra emergere anche dalle parole dello stesso vescovo di Pisa, monsignor Giovanni Paolo Benotto, che nell’accoglierne le dimissioni ha scritto una nota nella quale esprime «profondo dolore e vergogna per quanto è stato denunciato», ma aggiunge anche: «Chiedo perdono a chi ne è stato vittima», con il verbo all’indicativo, senza condizionale.

    Ma alla Procura di Pisa, che potrebbe aprire un fascicolo d’ufficio, quindi anche senza denuncia, al momento non sarebbe arrivata alcuna notizia di reato. Una situazione che pesa, tanto più che il 73enne da poco era stato nominato monsignore e rappresentava — fino alla recente sospensione — una figura di spicco della Chiesa pisana, tanto da esserne diventato uno dei vicari episcopali. Mentre ora è costretto a disattivare il numero di cellulare per non farsi trovare. Una situazione che pesa anche tra i fedeli, come spiega Alessandra, una mamma spaventata: «Mio figlio ha da poco fatto la comunione con lui. Trovo aberrante che non sia stato sospeso dagli incarichi appena sotto processo». Davanti alla parrocchia del sacerdote, in cui lui è apparso l’ultima volta tre giorni fa, ieri pomeriggio c’era una festa con genitori e bambini. Lì, un babbo ammette con amarezza: «Ci vorrà tempo per metabolizzare questa storia».

    I due fratelli potrebbero intentare causa civile — la prescrizione in questo caso, a differenza del penale, parte dal momento della presa di coscienza della molestia subita, che può avvenire anche molti anni dopo — per chiedere un risarcimento al sacerdote, ma in solido anche alla Diocesi. Per gli altri eventuali possibili abusati, c’è da capire se i fatti raccontati siano effettivamente avvenuti, se il religioso sia eventualmente pronto ad ammetterli, c’è da stabilire quando sarebbero avvenuti e anche in quale luogo (difficile chiamare in causa la Diocesi nel caso in cui un abuso avvenga fuori dai suoi edifici e dalle attività religiose). Ma nel gruppo degli ex parrocchiani, ci sarebbe anche qualche caso che, se vero, sarebbe recente, avvenuto negli ultimi dieci anni, quindi non prescritto. luigi gabbriellini

    https://corrierefiorentino.corriere.it/firenze/notizie/cronaca/22_settembre_17/pisa-sacerdote-sospeso-pedofilia-arrivo-altre-denunce-terremoto-parrocchie-ddb46c04-36aa-11ed-aaed-f82cfad8a3dd.shtml

  • Rintracciato il prete accusato di abusi in Toscana. La diocesi di Pisa lo ha nascosto a Perugia.

    Rintracciato il prete accusato di abusi in Toscana. La diocesi di Pisa lo ha nascosto a Perugia.

    Si chiama padre Kodijan Ouso Thomas (nella foto) di origine indiana, accusato a Lucca di aver abusato di un bimbo di 12 anni.

    Purtroppo l’ennesimo caso che però questa volta assume contorni raccapriccianti che si evincono dalle lettere “d’amore” che la piccola vittima, pesantemente plagiata dalla figura del “padre” scriveva al sacerdote.

    Si legge in un verbale del Commissariato di P.S. di Viareggio e riferito ad un campeggio che  “in tale occasione la vittima aveva consegnato a delle bambine delle lettere manoscritte, in tutta evidenza simili a quella già in sequestro ritrovata in maniera fortunosa dalla madre. A sua volta le bambine avevano consegnato le lettere ai genitori che avevano informato i responsabili del campo”.

    In quelle lettere, come riporta TgRegione.it;  “Caro padre, mi manchi tanto – si legge nelle righe dei fogli di un quaderno, piene di cuoricinini  e disegni dove il bimbo e il religioso si tengono per mano -: “Non sento più i tuoi baci e abbracci”. Poi altri frasi, di sesso, che descrivono incontri sotto le coperte, parti intime e amplessi, frutto, probabilmente, di un impatto dell’abuso di un “orco” sulla fragilità di un piccolo orfano che si propone addirittura come sposa che vorrebbe dargli dei figli: “Ricordati che ti amo”.

    Missive, che alla prossima udienza, fissata per il 12 luglio prossimo, dovrebbero essere periziate da un esperto calligrafo, ma forse non sarà necessario in quanto padre Kodijan ha chiesto al Tribunale di Lucca il rito abbreviato.

    Dopo l’apertura delle indagini il sacerdote fu nascosto e se ne erano perse le tracce, fino a pochi giorni fa quando riusciamo a rintracciarlo.

    Risulterebbe domiciliato in Città di Castello (PG), dove esiste una nota struttura religiosa che accoglie i sacerdoti con problematiche, nella quale fu ospitato agli arresti domiciliari anche don Giovanni Desio (Casalborsetti).

    Ancora un altro prete che la chiesa tenta di nascondere per poi riciclare altrove, cosciente che potrebbe reiterare.

    L’Ufficio di Presidenza

  • Prete imputato di abusi, la diocesi rischia di pagare

    Prete imputato di abusi, la diocesi rischia di pagare

    Il sacerdote è accusato di cinque episodi di cui sarebbe stato vittima un bimbo. Il giudice ha deciso che se sarà condannato la famiglia sarà risarcita dal vescovo

    di Matteo Tuccini

    VIAREGGIO. Un prete di origine straniera – oggi non più in Versilia – rischia il processo per una vicenda di presunti abusi sessuali ai danni di un bambino. Martedì 7, nell’udienza in tribunale a Lucca, i legali del sacerdote hanno chiesto il rito abbreviato. Che consentirebbe al prelato – in caso di condanna – di avere uno sconto di un terzo della pena. Il giudice dell’udienza preliminare Silvia Mugnaini si è riservata di valutare la richiesta solo dopo la presentazione di una perizia calligrafica. Il giudice ha citato anche il vescovo Giovanni Paolo Benotto della diocesi di Pisa per eventuali risarcimenti in sede civile: se il sacerdote sarà riconosciuto colpevole, i danni da pagare alla famiglia saranno a carico della diocesi stessa.

    I presunti abusi sarebbero cinque e sarebbero avvenuti nel 2014 in un Comune che non riveliamo, per tutelare il bambino. In quel periodo il piccolo e sua madre frequentavano una comunità religiosa, in cui da circa un anno si trovava il prete finito sotto accusa. Proprio durante la frequentazione da parte del bambino di questa comunità sarebbero avvenuti gli episodi contestati. L’indagine sarebbe scattata in seguito ad alcuni disegni fatti dal piccolo, raffiguranti un uomo in nero e un bambino in posizioni ambigue. I familiari hanno informato i servizi sociali del Comune, e da lì la palla è passata alle forze dell’ordine e alla magistratura. Che hanno avviato l’inchiesta, emersa pubblicamente alla fine del 2014.

    Gli inquirenti hanno parlato con il bimbo, poi seguito da un assistente sociale e da uno psicologo. Il bambino avrebbe raccontato gli abusi sessuali commessi dal sacerdote nei suoi confronti. Gli episodi, come detto, sarebbero cinque. Il religioso, dal canto suo, ha sempre negato ogni responsabilità. Anche nel corso dell’incidente probatorio in tribunale, che serve ad acquisire prove che rischiano di non arrivare a processo. Nel frattempo il sacerdote è stato trasferito. Al termine dell’indagine il sostituto procuratore Antonio Mariotti, titolare dell’inchiesta, ha chiesto il rinvio a giudizio. Nell’udienza del 12 luglio si capirà se da questa vicenda nascerà un processo.

    Gli avvocati Cristiano Baroni e Debora Ianniello, che tutelano il piccolo e la sua famiglia, avevano chiesto che venisse coinvolto nel procedimento anche l’ordine di appartenenza del prete. Il giudice lo ha invece escluso, acconsentendo al coinvolgimento, in sede civile, del vescovo della diocesi interessata. Che è quella di Pisa.

  • Prete pedofilo: citato il Vescovo di Pisa come responsabile civile.

    Prete pedofilo: citato il Vescovo di Pisa come responsabile civile.

    VERSILIA  – ( di Letizia Tassinari ) – Rito abbreviato condizionato alla perizia calligrafica su alcune lettere scritte dal bambino, vittima secondo l’accusa, di abusi sessuali da parte del sacerdote. e inviate al prete.  Lo ha disposto questa mattina il giudice dell’udienza preliminare del tribunale di Lucca, dottoressa Silvia Mugnaini, che ha estromesso, quale responsabile civile, la curia generalizia dei Carmelitani (ordine di appartenenza del religioso) e, accogliendo la richiesta degli avvocati di parte civile Cristiano Baroni (Rete l’ABUSO) e Debora Ianniello, ha disposto la citazione del Vescovo della Diocesi di Pisa, monsignor Giovanni Paolo Benotto, per la prossima udienza fissata il 12 luglio.

    Un’ indagine, quella relativa agli abusi sul minore, diretta dal Pubblico Ministero dottor Antonio Mariotti e iniziata nell’ottobre di due anni fa.  Che fine ha fatto quel sacerdote? Scrisse allora TGregione.it in merito alla “storiaccia”. Nessuno lo seppe dire.  La Curia pisana, competente territorialmente nel comune della Versilia Storica dove l’abuso sessuale si era consumato, a quanto trapelato, lo aveva spostato.

    Destinazione sconosciuta. Nesuna dichiarazione da parte del Vescovo, che la nostra redazione aveva provato a cercare telefonicamente più volte. Unica cosa certa della vicenda un ragazzino all’epoca dei fatti 12enne, per la cui storia la Procura lucchese aveva aperto un fascicolo,  dopo che ai servizi sociali di Camaiore, che avevano in carico la famiglia, mamma e tre figli, ospitata in un piccolo convento dell’entroterra versiliese, a Pietrasanta, erano finiti alcuni disegni dove il ragazzino aveva raffigurato se stesso innamorato e il prete e delle lettere d’amore. Periziato da esperti, tra cui il professor Mario Di Fiorino, primario di Psichiatria all’ospedale “Versilia”, il minorenne, in audizione protetta, aveva raccontatato non solo di morbose attenzioni ma addirittura di abusi sessuali da parte del prelato, di origini indiane, che identificato ha però sempre negato ogni addebito.

     http://www.tgregione.it/cronaca-versilia/prete-pedofilo-citato-il-vescovo-di-pisa-come-responsabile-civile/
  • Abusi sessuali a un 12enne, indagato un parroco

    Abusi sessuali a un 12enne, indagato un parroco

    Le indagini sono nate da alcuni disegni in cui un ragazzino si raffigurava come innamorato di un principe azzurro con le fattezze di un prete della zona. E dopo le verifiche e le perizie il parroco è stato indagato dalla procura di Lucca, fascicolo nelle mani del Pm Antonio Mariotti, con l’accusa di pedofilia. L’indagine è iniziata un mese fa dalla denuncia dei genitori del minorenne dopo che gli assistenti sociali avevano segnalato le anomalie nei sui disegni durante le lezioni all’interno del convento dell’entroterra versiliese in cui era ospitato con la famiglia. Da lì l’atroce racconto, quello di attenzioni sessuali da parte di un parroco nei confronto del ragazzino, allora 12enne, che sarebbero arrivate fino a veri e propri abusi sessuali. L’indagato ha fin qui negato ogni adddebito ma intanto la Curia pisana guidata dal vescovo Giovanni Paolo Benotto, competente per la Versilia storica, lo ha rimosso dalla parrocchia per una destinazione tenuta ignota.
    Un caso che riporta alla cronaca l’ennesimo caso, seppure ancora deve approdare nelle aule del tribunale per cui chiede chiarezza anche la Rete L’Abuso, che così stigmatizza la situazione: “In merito alle notizie di stampa sulle indagini a carico di un sacerdote accusato di abusi sessuali su un 12enne ospite di una struttura religiosa nella diocesi di Pisa, la Rete L’abuso, movimento a sostegno delle vittime degli abusi sessuali del clero, ringrazia la stampa locale che ha sollevato il silenzio sulla vicenda. Ferma restando la presunzione di innocenza, la Rete stigmatizza il comportamento omertoso della diocesi di Pisa, che ha trasferito il sacerdote indagato senza renderne note le ragioni. Questo atteggiamento ci dimostra che niente è cambiato nella logica ecclesiale di soffocare lo scandalo. La Rete chiede di sapere se questo sacerdote sia tuttora in servizio e se sia a contatto coi minori. Chiede inoltre di sapere quando la diocesi di Pisa è stata informata delle accuse nei confronti del sacerdote e se abbia inoltrato denuncia, all’autorità giudiziaria, trattandosi di un reato perseguibile d’ufficio. La Rete si domanda infine quali provvedimenti canonici sono stati presi nei confronti del sacerdote e quali iniziative la diocesi di Pisa ha preso a tutela della vittima. La Rete è consapevole che i crimini venuti alla luce sono solo la punta dell’iceberg ben oltre l’ammissione di papa Francesco che i preti pedofili sono il 2% del clero. L’enormità del problema ci è da stimolo nel perseguimento della verità e della giustizia. Per questo seguiremo tutti gli sviluppi del caso”.

  • Ex sacerdote restituisce i soldi presi a due anziani e patteggia un anno e 6 mesi

    Ex sacerdote restituisce i soldi presi a due anziani e patteggia un anno e 6 mesi

    Accusato di circonvenzione di incapace: lo sconto di pena ottenuto dopo aver reso 210.000 euro.  Non era più prete dal 2004: ora è coinvolto in un’inchiesta a Roma sulla prostituzione minorile
    di Pietro Barghigiani

    PISA. Si era fatto consegnare soldi con la promessa di devolverli in beneficenza. Ma aveva anche indotto i due finanziatori inconsapevoli, fratello e sorella, a lasciare il loro patrimonio, comprensivo della casa di famiglia, a un ente religioso ottenendo l’incarico di esecutore testamentario. Quella che poteva sembrare una donazione spontanea, a un uomo di culto prodigo nella realizzazione di opere pie, per la Procura altro non era che una spoliazione di beni ai danni di chi non era non grado di badare a sé stesso.

    Il patteggiamento. Accusato di circonvenzione di incapace, l’ex prete Luca Galleschi, 48 anni, originario di San Frediano a Settimo, ha patteggiato in Tribunale a Venezia, una pena di un anno e 6 mesi di reclusione. C’è poi una seconda persona sotto processo. Le viene contestato il ruolo di complice nel circuire fratello e sorella, da tempo ospiti di un centro di salute mentale e seguiti da un amministratore di sostegno. Si tratta di Pasqua Donia, 66 anni, fatta passare come la perpetua di Galleschi che, “spretato” dal 2004, continuava a presentarsi come un sacerdote. La prima udienza è prevista a metà luglio.

    Soldi restituiti. Galleschi ha restituito i 210.000 euro incassati attraverso la benevolenza mal riposta dei due anziani assistiti dall’avvocato Carlo Broli. Un gesto che gli ha consentito di chiudere la vicenda processuale con un patteggiamento. «Il testamento non è mai stato pubblicato – spiega –. E se anche lo fosse verrebbe subito annullato». Le indagini. All’epoca, siamo nel 2010, all’ex parroco di Nicosia a Calci, San Sisto, ma anche di Pontedera oltre che cappellano militare della “Vannucci” a Livorno, la magistratura aveva sequestrato conti correnti e titoli. L’appartamento sarebbe dovuto finire a un ente religioso con Galleschi nel ruolo di esecutore testamentario, ma stando all’accusa l’immobile sarebbe finito, una volta deceduti i proprietari, nelle sue disponibilità. Manovre che erano finite sotto la lente dei carabinieri di Annone Veneto, in provincia di Venezia, dove l’ex don Galleschi si era presentato come religioso ancora in servizio ottenendo credito dal parroco locale. È’ stato lui a insospettirsi al punto da rivolgersi ai carabinieri.

    Espulso e in parrocchia. Nonostante fosse stato espulso nel 2004, l’ex parroco pisano aveva addirittura retto la parrocchia dal dicembre 2008 ai primi mesi del 2009, tornando poi ad Annone durante i riti pasquali. Nel frattempo era stato scoperto nei suoi sotterfugi al punto che il vescovo della diocesi di Concordia-Pordenone, monsignor Ovidio Poletto, aveva comunicato in segno di trasparenza che «don Luca, presbitero della diocesi di Pisa, è stato ridotto allo stato laicale con provvedimento della Congregazione per la dottrina della fede, in data 19 luglio 2004». Non solo. Visto che “don” Luca continuava a proporsi come rappresentante della Chiesa, il prelato aveva reso nota anche una lettera di richiamo che aveva scritto al “signor Luca” il 28 aprile 2009, per intimare al finto prete di cessare la sua condotta, oltretutto ricordandogli il provvedimento pontificio del 2004. Dopo la denuncia del vero parroco di Annone Veneto, i militari avevano ricostruito i percorsi degli assegni staccati dai fratelli con problemi psichici e finiti sui conti di Galleschi. In alcune occasioni per effettuare i prelievi in banca, la “perpetua” Pasqua Donia aveva accompagnato gli anziani per poi consegnare il denaro al sacerdote espulso.

    Indagato per sesso con minori. Dopo il patteggiamento, un’altra tegola, con accuse più sgradevoli, ha colpito di recente Galleschi. Con altri due sacerdoti, uno dei quali messo in carcere, è indagato in un’inchiesta a Roma per prostituzione minorile. Uno dei numerosi baby squillo che frequentava la stazione Termini ha riferito che l’ex religioso, presentandosi come maestro, gli avrebbe proposto un incontro in cambio di venti euro. Una testimonianza ritenuta chiave dalla Procura.

    «Lo avevo notato gravitare nella zona della chiesa Santa Maria degli Angeli – ha raccontato il ragazzo agli inquirenti -. E in alcune occasioni l’ho visto mentre faceva entrare dei ragazzini romeni

    da un ingresso laterale della chiesa. Scambiando qualche parola con uno di loro, una volta, ho appreso che quell’uomo li pagava venti euro per consumare rapporti sessuali». Un nuovo fronte giudiziario per l’ex prete passato dall’accusa di raggirare anziani a quella di fare sesso con minori.

  • Versilia (LU). Prete indagato per abusi su 12enne in convento, Diocesi di Pisa trasferisce in segreto prete protetto da anonimato

    Versilia (LU). Prete indagato per abusi su 12enne in convento, Diocesi di Pisa trasferisce in segreto prete protetto da anonimato

    VERSILIA – ( di Letizia Tassinari ) – Che fine ha fatto quel sacerdote? Nessuno lo sa.  La Curia pisana, competente territorialmente nel comune della Versilia Storica, a quanto trapelato, lo avrebbe spostato. Destinazione, al momento, sconosciuta.  Unica cosa certa della vicenda, che vede come vittima di presunti atti di pedofilia un ragazzino all’epoca dei fatti 12enne, un’indagine penale in corso alla Procura di Lucca. Un fascicolo top secret, coperto dal massimo riserbo, aperto dopo che in mano ai servizi sociali, che avevano in carico la famiglia ospitata in un piccolo convento dell’entroterra versiliese, sono finiti alcuni disegni dove il ragazzino avrebbe raffigurato se stesso innamorato e il prete. Periziato da esperti, nominati sia dal magistrato inquirente che dalla parte offesa, il minorenne avrebbe raccontatato di morbose attenzioni da parte del prelato, che identificato ha però negato ogni addebito.

    Un tema, quello della pedofilia, contro il quale il sommo pontefice, ha scelto il pugno duro. In un recente articolo pubblicato da TGvaticano, testata il cui editore è lo stesso di TGregione, Papa Francesco spiega che secondo alcuni dovrebbe rassicurare il dato che fotografa solo al 2% la percentuale di sacerdoti pedofili ma che invece lui stesso ritiene che si tratta di un dato gravissimo, condannando quanti anche all’interno della Chiesa sanno ma tacciono o magari puniscono all’interno della Chiesa ma senza denunciare il fatto.

    http://www.tgregione.it/cronaca-versilia/presunta-pedofilia-accusato-un-prete-le-indagini-scattate-da-alcuni-disegni/

  • Pedofilia in Versilia, la Rete l’Abuso chiede chiarezza alla diocesi di Pisa

    Pedofilia in Versilia, la Rete l’Abuso chiede chiarezza alla diocesi di Pisa

     ARCIVESCOVO: S. E. Mons. Giovanni Paolo Benotto

    In merito alle notizie di stampa sulle indagini a carico di un sacerdote accusato di abusi sessuali su un 12enne ospite di una struttura religiosa nella diocesi di Pisa la Rete L’abuso, movimento a sostegno delle vittime degli abusi sessuali del clero, ringrazia la stampa locale che ha sollevato il silenzio sulla vicenda.

    Ferma restando la presunzione di innocenza, la Rete stigmatizza il comportamento omertoso della diocesi di Pisa, che ha trasferito il sacerdote indagato senza renderne note le ragioni. Questo atteggiamento ci dimostra che niente è cambiato nella logica ecclesiale di soffocare lo scandalo.

    La Rete chiede di sapere se questo sacerdote sia tuttora in servizio e se sia a contatto coi minori. Chiede inoltre di sapere quando la diocesi di Pisa è stata informata delle accuse nei confronti del sacerdote e se abbia inoltrato denuncia, all’autorità giudiziaria, trattandosi di un reato perseguibile d’ufficio. La Rete si domanda infine quali provvedimenti canonici sono stati presi nei confronti del sacerdote e quali iniziative la diocesi di Pisa ha preso a tutela della vittima.

    La Rete è consapevole che i crimini venuti alla luce sono solo la punta dell’iceberg ben oltre l’ammissione di papa Francesco che i preti pedofili sono il 2% del clero. L’enormità del problema ci è da stimolo nel perseguimento della verità e della giustizia. Per questo seguiremo tutti gli sviluppi del caso.
    15 ottobre 2014
    Il portavoce: Francesco Zanardi