Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • “Eccellenza questi sono fatti gravi”. Abusi sui minori, la CEI faccia chiarezza sui dati italiani

    “Eccellenza questi sono fatti gravi”. Abusi sui minori, la CEI faccia chiarezza sui dati italiani

    Articolo tratto da korazym.org- di Ivo Pincara

    Il contrasto alla pedofilia e al crimine delle violenze perpetrate sui minori e sulle persone vulnerabili intende salvaguardare “in primis” le vittime delle violenze. Siamo convinti che non può esistere un’adeguata salvaguardia per le vittime se mancano trasparenza e verità. Da cristiani e da cattolici, non possiamo cercare la salvezza della nostra anima senza ambire alla verità in modo trasparente. La ricerca della verità è una scelta di vita. La verità va ricercata innanzitutto, ma anche divulgata, per tutelare le vittime, per curare il loro processo di guarigione e per sostenere la loro riabilitazione. Negare la verità, e ometterne la divulgazione, significa perpetrare ulteriori violenze nei confronti delle vittime di abusi. Il nostro primo interesse deve essere l’attenzione per le vittime, con particolare cura per chi sopravvive all’ombra di un dolore mai guarito, mai divulgato, mai denunciato. La verità non deve essere più occultata, la verità deve essere liberata, nel rispetto della sofferenza delle vittime e per favorire il loro ritorno alla vita.

    La Conferenza Episcopale Italiana faccia chiarezza sui dati italiani

    Il 25 maggio 2010 Mons. Mariano Crociata, allora Segretario Generale della Conferenza Episcopale Italiana, attualmente Vescovo di Latina-Terracina-Sezze-Priverno, sul tema della pedofilia ha comunicato il dato sulle cifre in possesso della CEI: «In Italia 100 processi canonici in 10 anni» [QUI].

    Dieci anni dopo, il 23 gennaio 2020 Mons. Lorenzo Ghizzoni, Arcivescovo metropolita di Ravenna-Cervia, Vicepresidente della Conferenza Episcopale dell’Emilia-Romagna, Presidente del Servizio nazionale per la tutela dei minori e degli adulti vulnerabili nella Chiesa e Referente della Conferenza Episcopale Italiana per la Pontificia Commissione per la tutela dei minori, afferma: “I dati degli abusi sono il vero problema, non c’è nessun organismo che li abbia” [QUI].

    Il 1° giugno 2019 diventa legge il Motu proprio Vos estis lux mundi di Papa Francesco [QUI]. Nota di Padre Federico Lombardi, S.I., Direttore della Sala Stampa della Santa Sede – Nel 2001 il Santo Padre Giovanni Paolo II aveva promulgato un documento di grande importanza, il Motu proprio Sacramentorum sanctitatis tutela, che attribuiva alla Congregazione per la Dottrina della Fede la competenza per trattare e giudicare nell’ambito dell’ordinamento canonico una serie di delitti particolarmente gravi, per i quali la competenza era precedentemente attribuita anche ad altri Dicasteri o non era del tutto chiara. I delitti gravissimi a cui si riferiva questa normativa riguardano realtà centrali per la vita della Chiesa, cioè i sacramenti dell’Eucarestia e della Penitenza, ma anche gli abusi sessuali commessi da un chierico con un minore al di sotto dei 18 anni di età [QUI]. È giusto quindi che vi sia piena chiarezza sulla normativa oggi in vigore in questo campo e che questa stessa normativa si presenti in modo organico, così da facilitare l’orientamento di chiunque debba occuparsi di queste materie.

    Guida alla comprensione delle procedure di base della Congregazione per la Dottrina della Fede (CDF) riguardo alle accuse di abusi sessuali – La disposizione che deve essere applicata è il Motu proprio Sacramentorum sanctitatis tutela del 30 aprile 2001 insieme al Codice di Diritto Canonico del 1983. La presente è una guida introduttiva che può essere d’aiuto a laici e non canonisti [QUI].

    Il 3 maggio 2011 il Cardinale William Levada, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede scrive una lettera alle Conferenze Episcopali: “Sarebbe opportuno che ciascuna Conferenza Episcopale prepari delle Linee guida con l’intento di assistere i Vescovi membri della medesima Conferenza nel seguire procedure chiare e coordinate quando si devono trattare i casi di abuso sessuale di minori. Tali Linee guida dovrebbero prendere in considerazione le situazioni concrete delle giurisdizioni appartenenti alla Conferenza Episcopale” [*].

    Il caso di Don Giuseppe Rugolo, il sacerdote ennese attualmente agli arresti domiciliari per violenza sessuale e atti sessuali con minori

    “Denunciare ti rimette in pace con te stesso”. “La mia dolorosa storia sia la testimonianza che anche dopo dodici anni dalle violenze si può denunciare”. Sette testimoni: “Ci toccava spesso le parti intime”. La Procura di Enna non esclude che possano esserci altre potenziali vittime e le invita a denunciare le violenze [QUI].

    Alla luce dell’esito di indagine della Procura di Enna che ha condotto all’arresto di Don Giuseppe Rugolo, inevitabilmente viene analizzato anche il discutibile atteggiamento, a riguardo, di Mons. Rosario Gisana. Abbiamo posto sotto la nostra lente le azioni e le presunte omissioni del Vescovo di Piazza Armerina poiché appare che abbia trattato il caso Don Rugolo con apparente leggerezza [QUI e QUI].

    Le dichiarazioni di Mons. Rosario Gisana in un’intervista esclusiva sul caso Rugolo, pubblicate il 22 maggio 2021 da EnnaOra.it: “Non c’erano i termini per sospenderlo… Non spettava a me denunciare alla giustizia ordinaria, tenuto conto che mi era stata espressamente richiesta la massima riservatezza da parte della famiglia, la quale peraltro era perfettamente in grado di conoscere i meccanismi di avvio di un’indagine da parte della magistratura” [QUI].

    Ieri, 24 maggio 2021 lo stesso sito EnnaOra.it ha pubblicato una replica dell’Avvocato Eleanna Parasiliti Molica, che assiste il giovane dalla cui denuncia è partito il cosiddetto caso-Rugolo, all’intervista del Vescovo Gisana: “Dichiarazioni gravi e infondate, la Diocesi smetta di processare la vittima” [QUI]: «A seguito dell’intervista “esclusiva” rilasciata dal vescovo Rosario Gisana il 22 Maggio al giornale on Line” Enna Ora” mi trovo costretta a ribadire con forza, spero per l’ultima volta, l’assoluta infondatezza e gravità delle dichiarazioni di Mons. Rosario Gisana.
    Non abbiamo interesse a coltivare il processo alla vittima che la Diocesi ha inteso avviare sui media, secondo un modello da Santa Inquisizione. Tuttavia al fine di porre fine agli effetti di vittimizzazione secondaria che tale condotta sta producendo devo segnalare che dalla documentazione già depositata agli inquirenti emerge la piena consapevolezza del vescovo circa le condotte di Rugolo, per espressa ammissione di quest’ultimo e perché oggetto di altre dettagliate segnalazioni addirittura antecedenti a quelle che poi hanno dato origine al procedimento penale in corso.
    Ebbene, dai predetti atti emerge chiaramente come l’unica interessata alla non tracciabilità dell’offerta risarcitoria era esclusivamente la Diocesi e che espressa richiesta della giovane vittima era quella di avere giustizia mediante l’attivazione di provvedimenti disciplinari a carico del Sacerdote.
    Emerge ancora il tentativo della Diocesi di minimizzare e gestire la grave vicenda secondo gli schemi tipici di queste penose questioni.
    Auspichiamo un più responsabile silenzio da parte della diocesi nel rispetto delle vittime, oggetto di inaccettabili attacchi anche di natura semplicemente voyeuristica provenienti proprio da ambienti ecclesiastici trasformati in centri di propaganda».

    Il caso della rinuncia di Mons. Gino Reali

    Bollettino della Sala Stampa della Santa Sede N. 271 del 5 maggio 2021: “Il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della Diocesi di Porto-Santa Rufina (Italia) presentata da S.E. Mons. Gino Reali”.

    Il Vescovo Gino Reali ha presentato la rinuncia ufficialmente per motivi di salute: “Le condizioni di salute, che tutti conoscete bene, e l’età che avanza, non mi permettono di continuare, come pure sarebbe mio desiderio, il servizio attivo per questa antica, bella e gloriosa Chiesa che, affidatami dal Santo Giovanni Paolo II, ho avuto l’onore di guidare e servire per quasi vent’anni. Valutando la situazione, ho ritenuto opportuno presentare le dimissioni, permettendo così la nomina di un nuovo Pastore” + Gino Reali Vescovo [QUI].

    Papa Francesco ha affidato il governo pastorale della Diocesi di Porto-Santa Rufina a Mons. Gianrica Ruzza [QUI]. Mons. Ruzza, classe 1963, sacerdote del Clero di Roma dal 1987, per dieci anni è stato Vicerettore del Seminario Maggiore del Laterano, poi Responsabile per cinque anni dell’ufficio Clero presso il Vicariato di Roma e infine, dal 2006 al 2016, Parroco di San Roberto Bellarmino ai Parioli. Consacrato Vescovo ausiliare di Roma l’11 giugno 2016, è stato nominato Vescovo di Civitavecchia il 18 giugno dello scorso anno ed è entrato in Diocesi il 25 luglio successivo. Le dimissioni presentate dal Vescovo di Porto-Santa Rufina Mons. Gino Reali – 73 anni – accettate da Papa Francesco, con largo anticipo rispetto al compimento del 75° anno di età, limite per il quale i vescovi sono tenuti a presentare la rinuncia al Papa, appaiono quantomeno insolite. Esiste un possibile collegamento con le sue responsabilità riguardo il caso Don Conti e il caso Don Poveda? I dubbi restano.

    Il caso di Don Josè Poveda Sanchez

    El País, 30 marzo 2010 – Un vescovo italiano “raccomanda” alla Spagna un prete accusato di abusi, definendolo una “brava persona”, per trasferirlo a Madrid. Un nuovo scandalo per abusi sessuali, accusato un prete spagnolo [QUI e QUI]. José Poveda Sánchez, cappellano della casa di cura della Comunità “Santiago Rusiñol” di Madrid ad Aranjuez, il cui caso è al vaglio della giustizia italiana per un presunto abuso di almeno quattro bambini di 11 anni nella parrocchia di Nostra Signora di Fatima di Aranova (Roma). La notizia è giunta come una doccia fredda nella diocesi di Getafe. Nel 2005, la diocesi spagnola ha accolto il sacerdote 50enne, a seguito di una richiesta di Mons. Gino Reali, che ha argomentato in una lettera al Vescovo di Getafe, Mons. Joaquín López de Andújar, i motivi personali per il trasferimento in Spagna. “Per prendersi cura della madre malata”, dicono dalla diocesi, aggiungendo che nel 2009 hanno ricevuto un’altra lettera dal vescovo italiano in cui, questa volta, è stato annunciato che era stata aperta un’indagine giudiziaria contro di lui in Italia Il 4 marzo 2009 abbiamo ricevuto dalla diocesi di Porto-Santa Rufina un Decreto del suo Vescovo, Mons. Gino Reali, in cui, secondo il canone 1319 [QUI] venivano inflitte disciplinarmente a Don José Poveda una serie di pene espiatorie e provvedimenti. Questi erano, tra gli altri: divieto di svolgere qualsiasi attività ministeriale diversa dalla pastorale per gli anziani; seguire un processo di assistenza psichiatrica sotto la guida di un professionista; assumere una seria guida spirituale. Tali provvedimenti sono stati comunicati, con avviso di ricevimento, all’interessato e sono stati ad oggi rigorosamente rispettati sotto la supervisione di un sacerdote nominato dal Vescovo.

    Il caso di Don Ruggero Conti

    Nicole Winfield, Associated Press – Sacerdote italiano condannato per abusi [QUI e QUI]. Richard Owen, The Times – Il vescovo che non credeva alle accuse sul prete “molestatore”, sentito in tribunale [QUI].

    Mons. Gino Reali: «Dieci denunce, non avvertii nessuno». «Non ho informato il Vaticano e la Congregazione per la dottrina della fede – si è difeso il vescovo – perché non ritenevo sufficienti gli elementi raccolti e non ho denunciato i fatti all’autorità giudiziaria italiana perché non conoscevo l’iter da seguire» [QUI]. «Sul tavolo di un vescovo arrivano tante lettere. La mia diocesi è grande: conta circa cinquecentomila persone, cento preti e 55 parrocchie». Poi Mons. Reali ha rivelato però di avere avuto un incontro, dopo l’arresto di Don Ruggero, con Don Andrea Gallo di Legnano: «Mi riferì che si sentiva in colpa per non aver denunciato quanto gli fu detto molti anni fa da un ragazzo che gli aveva riferito di abusi subiti da Don Ruggero” [QUI]. Al termine della lunga deposizione gli avvocati Marazzita e Gallo hanno chiesto alla Procura di «procedere nei confronti di Monsignor Gino Reali per favoreggiamento e concorso esterno nei reati di pedofilia compiuti tra il 2002 e il 2006 da Don Ruggero Conti, per non aver impedito un reato e una condotta che era suo dovere interrompere al fine di arricchire economicamente la parrocchia in relazione all’ampliamento dell’oratorio». I due penalisti hanno chiesto in particolare al tribunale di inviare gli atti alla procura perché proceda per le contestazioni formulate, in relazione alle quali è stata annunciata una denuncia.

    Testimonianze delle vittime

    Il 1° dicembre 2009 M.Z. è sul banco dei testimoni. Rivela di essere andato da Reali, assieme al responsabile dell’oratorio e di avergli raccontato degli abusi subiti. Ma il vescovo gli avrebbe replicato: «Non fatevi mettere idee in testa dalle voci che sentite». Il giovane, in Tribunale, aggiunge: «La risposta non c’era piaciuta, il modo in cui l’aveva detto. Quasi per dire: “Non hai le prove, come fai a sostenere una cosa del genere?”. Ma la prova ero io. E quindi mi sono sentito abbandonato» [QUI].

    Lo stesso 1° dicembre 2009 depone M.F. Ricorda di aver scritto una lettera, in cui ricostruiva le violenze a cui era stato sottoposto, e di averla portata al monsignore. Che gli suggerì «di fare una denuncia alle autorità». Una strada che, però, il parrocchiano non aveva voluto intraprendere. È lo stesso Reali a spiegarlo ai giudici nell’udienza del 20 maggio 2010. Il monsignore chiarisce anche di non aver voluto avviare un’«indagine previa» interna. E di avere contattato «solo informalmente» la Congregazione per la dottrina della fede, l’organismo vaticano che istruisce i processi canonici contro i preti pedofili. I giudici romani sentono pure il primo accusatore di Ruggero Conti, Don Peno Brichetto, suo vice nella chiesa di Selva Candida: nel 2007 aveva scritto una lettera alla stessa Congregazione per segnalare i comportamenti del parroco. Viene però convocato in Vaticano solo dopo l’arresto del sacerdote: «Mi hanno detto che loro operano solo se c’è l’invio di una documentazione. Infatti hanno confermato che Reali non ha mandato nulla: né prima né dopo il 2008». Solo nel 2011 il sacerdote sarà sospeso «a divinis» dal sacerdozio. Quasi un buffetto. A maggio dello stesso anno, infatti, l’ex parroco della Natività di Maria Santissima viene condannato a 15 anni e 4 mesi: violenza sessuale aggravata su sette minori tra il 1998 e il 2008. Deve anche pagare 271mila euro alle parti civili. In appello, nel maggio 2013, prescritti alcuni reati, la pena scende a 14 anni e due mesi. Due condanne, nessun risarcimento. Così il 28 giugno 2013 gli avvocati Giacomo Tranfo e Guido Lombardi, che assistono uno dei ragazzi, scrivono al Cardinale Agostino Vallini, Vicario generale del Papa per la Diocesi di Roma, chiedendo un appuntamento. La replica del prelato arriva dieci giorni dopo: «Rispondo alla sua cortese lettera relativa alle difficoltà che incontra il giovane F.B., che dice di essere vittima di abusi da parte di Don Ruggero Conti». Consiglia poi di rivolgersi al Vescovo Reali, che però non darà mai riscontro ai due legali. «Dice di…», scrive il Cardinale Vallini: evidentemente due gradi di giudizio non sono ritenuti sufficienti alla Chiesa Cattolica Romana per dubitare di uno dei suoi pastori. Anche la Cassazione, però, nel maggio 2015 conferma la condanna all’ex parroco di Selva Candida: 14 anni e due mesi. Una delle pene più severe mai comminate dalla giustizia italiana ad un ministro della Chiesa Cattolica Romana. Eppure, Don Conti non è mai entrato in carcere… Precarie condizioni di salute. Che però non gli impediscono di tentare la fuga nel settembre 2017 da una casa di cura. I carabinieri lo ritrovano a Milano, in un’altra struttura sanitaria. Da quel momento, di lui s’è persa ogni traccia. Niente galera, niente risarcimenti, niente scuse. E quella frase, pronunciata in aula da un vescovo, a far da epitaffio: «Dobbiamo salvare la buona fama della Chiesa».

    Estratto dalla deposizione del Vescovo Gino Reali

    Gino Reali: “Ma vede dottore, io faccio il vescovo, non è che faccio l’istruttore. Gli strumenti che abbiamo noi a disposizione sono gli strumenti che ci offre…”.
    PM: “Eccellenza, questi sono fatti gravi”.
    Reali Gino: “Certo. Ma io non poteva fare un’indagine in assenza di una denuncia precisa”.

    Il testo della deposizione del vescovo Gino Reali: QUI).

    Il Vescovo Gino Reali è stato denunciato per favoreggiamento perché non denunciò gli abusi di Don Ruggero Conti, prete condannato con sentenza definitiva, per pedofilia. È la prima volta che accade in Italia. Sono stati gli avvocati di una delle vittime, Fabrizio Gallo e Marco Malara, a presentare, presso l’ufficio della Procura di Roma, una denuncia nei confronti di Mons. Gino Reali, allora Ordinario della Diocesi di Porto-Santa Rufina, cui appartiene la parrocchia di via di Selva Candida, dove era parroco Don Ruggero Conti. Conti fu arrestato nel luglio del 2008: gli vengono contestati 7 casi di abusi sessuali tra il 1998 e il 2008 [QUI]. “Il vescovo ha coperto don Ruggero” anche se “aveva l’obbligo, in presenza di reati così gravi, di intervenire drasticamente”. I legali citano, quindi, una nota diffusa dal Vaticano il 12 aprile che fa riferimento a norme varate già nel 2003, secondo cui “i vescovi, se vengono a conoscenza di reati commessi dai propri sacerdoti al di fuori del sigillo sacramentale della confessione, sono obbligati a denunciarli all’autorità giudiziaria”. “Va sempre dato seguito alle disposizioni della legge civile per quanto riguarda il deferimento di crimini alle autorità preposte”. Ciò significa che nella prassi proposta dalla Congregazione per la Dottrina della Fede occorre provvedere per tempo ad ottemperare alle disposizioni di legge vigenti nei diversi Paesi e non nel corso del procedimento canonico o successivamente ad esso.

    Il 28 giugno 2009 Don Claudio Brichetto si è fatto intervistare di spalle da Studio Aperto. Fu questo giovane prete piemontese, ordinato all’inizio del nuovo millennio dopo aver frequentato il seminario San Carlo di Lugano, nella Svizzera italiana, che ha denunciato Don Ruggero Conti ai carabinieri. Fu lui ad avviare l’iter giudiziario che ha portato alla condanna definitiva. È stato il vice di Don Ruggero Conti dal 2005 fino al 2006, quando proprio il titolare della parrocchia di Selva Candida lo allontanò [QUI].

    Il Vescovo Gino Reali il 20 maggio 2010 è stato chiamato a testimoniare nel processo in cui Don Ruggero Conti, sacerdote della sua diocesi, è accusato di abusi sessuali su alcuni giovani della sua parrocchia. Nei giorni precedenti la sua deposizione, è stata recapitata ai magistrati una lettera con un proiettile e la minaccia di “far saltare il tribunale in aria” se la deposizione avesse avuto luogo. Durante la deposizione, svoltasi poi regolarmente, il vescovo ha dichiarato di non aver ritenuto fondate le voci su Don Conti e di non aver pertanto ritenuto necessario segnalarne il caso alla magistratura. Gli avvocati delle presunte vittime hanno chiesto alla Procura di «procedere nei confronti di monsignor Gino Reali per favoreggiamento e concorso esterno nei reati di pedofilia compiuti tra il 2002 e il 2006 da don Ruggero Conti, per non aver impedito un reato e una condotta che era suo dovere interrompere al fine di arricchire economicamente la parrocchia in relazione all’ampliamento dell’oratorio» [QUI].

    Difesa del condannato, 17 settembre 2010 – Don Ruggero Conti in aula si difende: «È un complotto. Solo un complotto. Io non sono pedofilo. Ha architettato tutto il mio vice parroco, don Claudio Peno Brichetto. Era pieno d’astio, rancoroso, mi vedeva come “obiezione” alla sua carriera: mi avevano chiesto di tenerlo d’occhio per il suo carattere debole e per la sua omosessualità. Si è inventato tutto, insieme ad alcuni parrocchiani» [QUI].

    Si è concluso in Cassazione, con la dichiarazione di inammissibilità del ricorso presentato dalla difesa, il processo a carico di Don Ruggero Conti. Confermata quindi la condanna definitiva a 14 anni di carcere per pedofilia e induzione alla prostituzione [QUI].

    Legnano (Milano). Prete pedofilo, le vittime chiedono 10 milioni di euro di risarcimento, 22 febbraio 2016 – Don Ruggero Conti negli anni Ottanta insegnava e faceva l’educatore in oratorio a Legnano e, anche quando era parroco vicino a Roma, tornava spesso in città per celebrare matrimoni o impartire altri sacramenti. Chiuso il processo penale, dunque, per l’ex sacerdote si apre un nuovo capitolo: quello del processo civile, dove un altro giudice dovrà quantificare i danni subiti dalle vittime degli abusi avvenuti tra il 1998 e il 2008 a Roma, quando il legnanese era parroco alla Natività di Maria Santissima di Selva Candida. Occorre specificare che, proprio in sede civile, il processo era già stato avviato nel 2011 ma era stato poi congelato in attesa della sentenza penale definitiva di terzo grado. Ora gli avvocati delle vittime hanno chiesto al Tribunale civile di far ripartire il procedimento avviato 5 anni fa. Le richieste sono pesanti. “Il risarcimento totale chiesto a don Ruggero Conti – spiega l’Avvocato Fabrizio Gallo del foro di Roma, difensore di una delle vittime – supera i 10 milioni di euro. Qualcuno ha chiesto un milione, altri un milione e mezzo. Tra le vittime c’è un ragazzo che è ancora minorenne e con una sentenza penale di condanna così netta non credo si avrà difficoltà a ottenere giustizia”. Da parte della Chiesa Cattolica Romana, finora, nessuno si è ancora fatto vivo. “In tutti questi anni – ha continuato l’avvocato Gallo – non c’è mai stato un contatto e le nostre richieste sono state ignorate. Attendiamo la data dell’udienza, se ne riparlerà al processo” [QUI].

    Roberto Mirabile, Presidente dell’associazione Caramella Buona Onlus, commenta: “Con il dovuto rispetto per un defunto, dobbiamo comunque ricordare che Ruggero Conti ha rovinato la vita di tanti adolescenti che, ancora oggi, da adulti, sono costretti a convivere con il gravissimo lutto dovuto alle violenze sessuali subite. Inoltre, Ruggero Conti è sempre sfuggito al carcere, malgrado una pesante condanna definitiva; e nessuna delle sue vittime ha mai ricevuto scuse e nemmeno uno straccio di risarcimento: sono persone sopravvissute, ignorate anche dalla Curia competente di Roma” [QUI].

    L’iter giudiziario è stato lungo e complesso. A Legnano Don Ruggero Conti se lo ricordano tutti. Negli anni Ottanta don Conti insegnava educazione sessuale alle scuole medie Bonvesin de La Riva ed era educatore all’oratorio San Magno. Ci sapeva fare con i ragazzi. Per loro era un punto di riferimento. Don Ruggero Conti viene arrestato dai Carabinieri nel giugno 2008, mentre in canonica si preparava a partire per la Giornata Mondiale della Gioventù in Australia. Don Ruggero era stimato, potente e per un periodo è stato anche consulente per le Politiche della famiglia dell’allora Sindaco di Roma, Gianni Alemanno. All’arresto la magistratura di Roma arriva grazie all’attiva collaborazione della Caramella Buona Onlus, associazione leader in Italia nella prevenzione e repressione dei reati di pedofilia: il personale qualificato dell’associazione aveva raccolto informazioni dalle vittime di Don Ruggero Conti, lavorando al caso per oltre un anno prima dell’arrivo in tribunale. Il processo di primo grado si svolge in un clima di intimidazioni e minacce, rivolte sia al Pubblico ministero Francesco Lombardo Scavo sia a Roberto Mirabile, Presidente della Caramella Buona (che è stata parte civile ai processi, rappresentata dall’Avvocato Nino Marazzita). Alla fine arriva la condanna di primo grado: Don Ruggero Conti viene condannato a 15 anni e 4 mesi di reclusione per aver abusato di sette ragazzini della sua parrocchia romana tra il 1998 e il 2008. A raccontare quello che accadeva con Don Ruggero Conti sono anche dei legnanesi, ora adulti, che a suo tempo avrebbero subito abusi da parte del prete. Conti viene condannato anche in appello, nel maggio 2013, con una condanna di 14 anni e 2 mesi. La riduzione della pena è dovuta al fatto che tre episodi sono caduti in prescrizione. Don Conti viene condannato nel 2015 in via definita a oltre 14 anni per abuso su minori e induzione alla prostituzione.

    La Preda. Le confessioni di una vittima. Storia vera del più grande scandalo della Chiesa tra fede e omertà di Angela Camuso, 21 novembre 2012 – Vasco aveva 14 anni quando è stato violentato da Don Ruggero Conti. Una storia agghiacciante, in cui ogni dettaglio corrisponde fedelmente alla verità storica dei fatti. Un libro coinvolgente che si legge come un romanzo crudo, grazie allo stile che alterna la terza e la prima persona in cui Vasco, adolescente “normale” in cui tanti potrebbero identificarsi, non confessa soltanto gli abusi subiti ma descrive pure scorci della sua quotidianità familiare, il suo rapporto coi coetanei e quello con la fede in Dio. La storia di questo sacerdote in Italia non ha precedenti: accusato di avere abusato di almeno sette minorenni, viene arrestato e condannato in primo grado, nel 2011, a 15 anni e quattro mesi, al termine di un processo che ha spaccato in due l’opinione pubblica, perché Don Ruggero è stato ed è tuttora sostenuto da un nutrito gruppo di innocentisti che gridano al complotto. Tuttavia questo non è un libro contro la Chiesa Cattolica Romana. È uno scritto che rende giustizia a quei preti, la stragrande maggioranza, che i bambini li amano come figli e basta, perché tra i tanti aspetti inquietanti di questa vicenda c’è che le indagini su Don Ruggero Conti sono iniziate grazie alla denuncia di un altro sacerdote, suo vice, il quale, per tanto ardire, viene addirittura allontanato dalla parrocchia su volontà del vescovo della diocesi (indagato e poi prosciolto per il reato di concorso in violenza sessuale).

    Radio Vaticana affronta il tema della pedofilia nella Chiesa cattolica – 16 maggio 2013 – Luca Collodi intervista Angela Camuso, autrice de La Preda, ospite Don Fortunato Di Noto [QUI].

    Comunicato del Vicario Generale della Diocesi di Porto-Santa Rufina [QUI]

    Oggi, 12 marzo 2015, la Corte di Cassazione ha confermato definitivamente la condanna di don Ruggero Conti, del clero di questa diocesi, accusato di violenza su minori.
    Il vescovo e la diocesi di Porto-Santa Rufina nel prendere atto della decisione, con doveroso rispetto per l’accertamento giudiziale e profonda tristezza per la condotta del sacerdote, rinnovano la più sentita vicinanza a tutte le vittime di questa grave e penosa vicenda.
    L’intera Chiesa diocesana è ora chiamata ad un percorso di preghiera, di solidarietà fraterna e di rinnovamento per continuare ad operare per la crescita dei bambini e dei ragazzi perché nessuno di loro abbia a soffrire violenza da parte di chi è chiamato ad essere per tutti punto di riferimento e padre.
    Nei confronti di don Conti, già soggetto a divieto dell’esercizio pubblico del ministero nel 2008 e sospeso a divinis nel 2011, conclusa la prima fase del processo canonico la Congregazione per la Dottrina della Fede stabilirà i passi successivi per la definizione.
    Roma, 12 marzo 2015
    MONS. ALBERTO MAZZOLA
    Vicario Generale

    Don Ruggero da Roma, l’orco che divenne prete, 8 maggio 2015 [QUI].

    L’epilogo – Conti in carcere trascorre poco tempo. La maggior parte degli anni li trascorre in una casa di cura lombarda. Le parti civili avevano chiesto un risarcimento complessivo pari a circa 10 milioni di euro, risarcimento ancora non riconosciuto. Nel 2020 Conti muore, chiudendo definitivamente la vicenda [QUI].

    Legnano, folla ai funerali di Don Ruggero Conti, 28 febbraio 2020 [QUI].

    Il Messaggero, 5 maggio 2021 – Proprio oggi, a proposito di vescovi insabbiatori, è arrivata la notizia che Papa Francesco ha accettato la rinuncia al governo pastorale della Diocesi di Porto-Santa Rufina di monsignor Gino Reali. Il vescovo – che ha 73 anni, due anni in meno rispetto all’età canonica di pensionamento – in una lettera ai fedeli della sua diocesi parla di “condizioni di salute” che non permettono di continuare, “il servizio attivo”. Tuttavia va ricordato che la diocesi da lui guidata fu coinvolta in un noto caso di pedofilia, quello di don Ruggero Conti, e monsignor Reali fu accusato dalle vittime proprio di favoreggiamento [QUI].

    [*] Congregazione per la Dottrina della Fede – Lettera del Cardinale William Levada per la presentazione della circolare alle Conferenze Episcopali sulle linee guida per i casi di abuso sessuale nei confronti di minori da parte di chierici, 3 maggio 2011 [QUI]

    Eminenza, Eccellenza,
    Come è noto, il 21 maggio 2010, il Santo Padre Benedetto XVI promulgò una nuova versione del Motu proprio Sacramentorum sanctitatis tutela che riporta le norme circa i delicta graviora, incluso il delitto di abuso sessuale di minori da parte di chierici.
    Al fine di facilitare la retta applicazione di dette norme e di altri aspetti relativi all’abuso di minori, sarebbe opportuno che ciascuna Conferenza Episcopale prepari delle Linee guida con l’intento di assistere i Vescovi membri della medesima Conferenza nel seguire procedure chiare e coordinate quando si devono trattare i casi di abuso sessuale di minori. Tali Linee guida dovrebbero prendere in considerazione le situazioni concrete delle giurisdizioni appartenenti alla Conferenza Episcopale.
    Come aiuto per le Conferenze Episcopali nella preparazione di dette Linee guida, o come appoggio nella revisione di quelle già esistenti, la Congregazione per la Dottrina della Fede ha preparato una Lettera Circolare, trasmessa in allegato, che presenta alcuni temi generali per la considerazione di codesta Conferenza Episcopale. Detta Lettera Circolare rimarrà sotto embargo fino a mezzogiorno del 16 maggio 2011, quando sarà resa nota dalla Sala Stampa della Santa Sede.
    Sarebbe inoltre molto utile coinvolgere, nel processo di redazione o revisione di dette Linee guida, anche i Superiori Maggiori degli Istituti religiosi clericali, presenti nel territorio della Conferenza.
    Le sarei grato, in fine, se potesse inviare a questa Congregazione copia delle suddette Linee guida, entro la fine del mese di maggio 2012. Questo Dicastero rimane a disposizione di codesta Conferenza Episcopale qualora emergesse la necessità di offrire chiarimenti o aiuto nella preparazione delle suddette Linee guida. Nel caso in cui la Conferenza decidesse di stabilire norme vincolanti sarebbe necessario richiedere la recognitio dai Dicasteri competenti della Curia Romana.
    Assicurando il mio cordiale ricordo nella preghiera, mi professo
    sinceramente Suo in Cristo
    William Card Levada
    Prefetto

    È severamente VIETATO agli operatori pastorali:

    1. Infliggere punizioni corporali di qualsiasi genere. Nessun contatto fisico può essere giustificato in nessuna circostanza.
    2. Stabilire un rapporto preferenziale con un minore. Ogni relazione sentimentale, tra un adulto e un minore è motivo di cessazione immediata dell’attività pastorale.
    3. Lasciare un bambino in una situazione potenzialmente pericolosa considerata la sua situazione fisica e mentale.
    4. Offendere un minore o assumere condotta sessualmente allusiva. Assolutamente vietati giochi, scherzi o punizioni dalla connotazione sessuale, è vietato spogliarsi, baciarsi.
    5. Discriminare un minore o un gruppo di bambini.
    6. Chiedere a un bambino di mantenere un segreto o fare regali discriminando il resto del gruppo.
    7. Fotografare e registrare un minore senza il consenso scritto dei suoi genitori o tutori.
    8. Pubblicare e diffondere immagini che identificano un bambino senza il consenso dei genitori o dei tutori.
    9. Vietato entrare negli spogliatoi, bagni, docce, tende da campeggio, mentre i minori sono all’interno.
    10. Stare da soli con un minore. Quando si parla con un minore in una stanza, la porta deve essere lasciata aperta. Attuare la politica “porte mai chiuse” [QUI].

    “Eccellenza questi sono fatti gravi”. Abusi sui minori, la CEI faccia chiarezza sui dati italiani

  • Abusi, in Sicilia la guerra delle petizioni a difesa del vescovo che ha trasferito a Ferrara prete pedofilo

    Abusi, in Sicilia la guerra delle petizioni a difesa del vescovo che ha trasferito a Ferrara prete pedofilo

    di Franca Giansoldati

    Città del Vaticano – Contrariamente al trend della Germania o della Francia dove i fedeli si mobilitano indignati per chiedere al Vaticano la rimozione di quei vescovi che hanno trasferito preti pedofili in altre diocesi per proteggerli, in Italia le cose sembrano andare alla rovescia. Lo dimostra il caso clamoroso di Enna. In questi giorni sta facendo scandalo l’incredibile ‘guerra’ delle petizioni scoppiata nella diocesi siciliana dove è appena stato arrestato dalle forze dell’ordine un giovane prete. L’accusa è pesante, avrebbe abusato di un minore che gli era stato affidato «per ragioni di istruzione e di educazione alla religione cattolica», come si legge in un comunicato della Questura di Enna.

    La storia – A seguito di questo arresto la Procura siciliana ha pure lanciato un appello per incoraggiare altre vittime a non avere timore e a denunciare. Ai tempi delle violenze il ragazzino abusato aveva appena 16 anni. L’incubo era iniziato nel 2009 e sarebbe andato avanti fino al 2013. Dall’ordinanza di applicazione della misura cautelare al prete si legge chiaramente che di queste violenze ne era a conoscenza il vescovo Rosario Gisana il quale, in barba alla tutela del minore, verso la fine del 2019, avrebbe spedito in una altra diocesi – Ferrara – il presunto pedofilo, il quale non solo ha continuato a rimanere a contatto con altri ragazzi ma in seguito è stato pure ordinato sacerdote dalla Chiesa di Enna.

    L’indagine – Nell’ordinanza si legge: «Il sospetto di una devianza sessuale sembra condiviso dallo stesso vescovo Gisana che a seguito della notizia dei fatti denunciati dalla vittima ha disposto il trasferimento dell’indagato a Ferrara anche al fine di avviarlo ad un percorso psico terapeutico. D’altronde l’indagine ha ampiamente dimostrato come le abitudini sessuali dell’indagato siano state e siano tuttora caratterizzate da note di perversione. Dall’analisi del contenuto del computer del religioso è emerso, infatti, che lo stesso è solito navigare in maniera sistematica e maniacale, a qualsiasi ora del giorno e della notte, mediamente 60 volte al giorno negli ultimi dieci mesi, in innumerevoli siti pornografici, rintracciabili con la parola chiave ‘teen’ e che più di recente ha avuto rapporti omosessuali con due giovani appena 19enni».

    Le petizioni – Dopo l’arresto del prete nella diocesi di Enna sono partite due petizioni antitetiche sul web che rimbalzano da un sito all’altro a caccia di iscrizioni. La prima è di solidarietà al vescovo Gisana per difenderlo dall’accusa di avere insabbiato e trasferito il prete abusatore.

    Sotto una foto in cui si vede Gisana che abbraccia Papa Francesco, si legge che di fronte agli attacchi «strumentali da parte di blogger, tendenti a denigrare e screditare l’operato del vescovo nella vicenda del sacerdote Giuseppe Rugolo la diocesi di Enna-Piazza Armerina vuole stringersi attorno al suo pastore per manifestargli vicinanza e solidarietà».

    La seconda petizione, invece, sempre fatta circolare sui canali web, di segno opposto, invita Papa Francesco ad aprire gli occhi e prendere provvedimenti verso questo vescovo che pur avendo saputo da una delle vittime – nel 2014 – che c’erano violenze di mezzo ha ugualmente trasferito il sacerdote al Nord con la motivazione di sottoporsi a cure. “Il Vaticano sia coerente con il volere di Papa Francesco e rimuova monsignor Gisana” si legge nella petizione.

    La prima denuncia arrivata alla diocesi di Enna diede effettivamente seguito ad una indagine previa da parte degli organi ecclesiastici e fu affidata a due preti del tribunale di Palermo, anche se non produsse alcun esito e finì nel nulla per difetto di competenza. Il prete in questione all’epoca era ancora seminarista.

    Tuttavia nel gennaio di quest’anno alla presunta vittima è stato offerta da parte della diocesi di Enna diretta dal vescovo Gisana, tramite la Caritas, 25 mila euro come possibile risarcimento.

    Papa Francesco – Proprio oggi, a proposito di vescovi insabbiatori, è arrivata la notizia che Papa Francesco ha accettato la rinuncia al governo pastorale della Diocesi di Porto-Santa Rufina di monsignor Gino Reali. Il vescovo – che ha 73 anni, due anni in meno rispetto all’età canonica di pensionamento – in una lettera ai fedeli della sua diocesi parla di “condizioni di salute” che non permettono di continuare, “il servizio attivo”. Tuttavia va ricordato che la diocesi da lui guidata fu coinvolta in un noto caso di pedofilia, quello di don Ruggero Conti, e monsignor Reali fu accusato dalle vittime proprio di favoreggiamento. Rete L’ABUSO

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/vescovi_insabbiatori_pedofilia_abusi_enna_vittima_papa_francesco_cei_germania_enna_gisana_cosa_e_successo_5_maggio_2021-5941008.html

  • Pedofilia, Cassazione conferma la condanna all’ex parroco don Ruggero

    Pedofilia, Cassazione conferma la condanna all’ex parroco don Ruggero

    Lo riferisce la sua diocesi. I fatti risalgono a quando operava, tra il 1998 e 2008, nella parrocchia romana nel quartiere di Selva Candida. Il vescovo: “Vicino alle vittime”

    “La Corte di Cassazione ha confermato definitivamente la condanna di don Ruggero Conti accusato di violenza sui minori”: lo riferisce il vicario generale della diocesi di Porto-Santa Rufina, monsignor Alberto Mazzola, sottolineando che il vescovo e tutta la comunità “rinnovano la più sentita vicinanza a tutte le vittime di questa grave e penosa vicenda”.

    I fatti addebitati a don Conti, sospeso dal sacerdozio dal 2011, risalgono a quando operava, tra il 1998 e il 2008, nella parrocchia romana nel quartiere di Selva Candida.

    Don Ruggero Conti, condannato nel 2013 in appello a 14 anni di reclusione per violenze sessuali sui minori, ora vede la conferma delle accuse anche da parte della Corte di Cassazione e a riferirlo è la stessa chiesa locale alla quale fa riferimento l’ormai ex parroco. “Il vescovo e la diocesi di Porto-Santa Rufina nel prendere atto della decisione, con doveroso rispetto per l’accertamento

    giudiziale e profonda tristezza per la condotta del sacerdote, rinnovano la più sentita vicinanza a tutte le vittime”, dice monsignor Mazzola. “Nei confronti di don Conti, già soggetto a divieto dell’esercizio pubblico del ministero nel 2008 e sospeso ‘a divinis’ nel 2011, “conclusa la prima fase del processo canonico la Congregazione per la Dottrina della Fede stabilirà i passi successivi per la definizione”, conclude il vescovo.

    http://roma.repubblica.it/cronaca/2015/03/13/news/confermata_condanna_per_pedofilia_all_ex_parroco_don_ruggeri-109428039/

  • Don Conti in carcere. Parlano le vittime

    Don Conti in carcere. Parlano le vittime

    I carabinieri della compagnia di Tuscania, in esecuzione di un’ ordinanza messa dalla Corte d’ Appello di Roma, al termine della decisione della Suprema Corte di Cassazione, hanno arrestato don Ruggero Conti, ex parroco della diocesi di Porto-Santa Rufina.

    L’ uomo dovrà scontare una condanna totale di 11 anni, 10 mesi e 19 giorni nonché pagare la multa di 39.600 euro per violenza sessuale su minori e induzione alla prostituzione minorile. L’ arrestato, dopo le formalità di rito, è stato trasferito in un istituto religioso protetto in attesa di essere definitivamente tradotto in un carcere. Don Ruggero Conti, lombardo di origine, a Roma era finito in una delicata inchiesta del sostituto procuratore Francesco Scavo con l’ accusa di aver abusato, tra il 1998 e il 2008, di sette adolescenti che partecipavano o avevano partecipato ai gruppi parrocchiali nella chiesa della «Natività di Maria Santissima», nella zona di Selva Candida, dove era parroco. Li avrebbe circuiti promettendo capi d’ abbigliamento e ricariche telefoniche. La vicenda divise i fedeli. Condannato in primo grado a 15 anni e 4 mesi, pena poi ridotta due anni dopo, in appello, la pena era stata ridotta a 14 anni e due mesi perché nel frattempo erano finiti in prescrizione tre degli episodi contestati. Don Conti era stato sottoposto a divieto dell’ esercizio pubblico del ministero nel 2008 e quindi sospeso «a divinis» nel 2011.

    Si attende ora la riduzione allo stato laicale del sacerdote che ha fatto parte di Comunione e Liberazione, provvedimento  inevitabile con le attuali norme. «L’intera Chiesa diocesana – ha dichiarato la diocesi di Porto e Santa Rufina, dove il sacerdote era stato anche direttore della Caritas – è ora chiamata a un percorso di preghiera, di solidarietà fraterna e di rinnovamento per continuare a operare per la crescita dei bambini e dei ragazzi perché nessuno di loro abbia a soffrire violenza da parte di chi è chiamato ad essere per tutti punto di riferimento e padre».
    La testimonianza delle vittime
    “Ho sognato la mia vita senza questo schifo, perchè ormai è l’unico mio desiderio, il desiderio mio piu’ grande: riuscire ad andare avanti come se tutto non fosse mai successo”. È la testimonianza di uno dei ragazzi che accusa di violenza don Ruggero Conti, il parroco di Selva Candida, alla periferia della Capitale, condannato dal tribunale penale di Roma. “Che fa suo figlio, signora?, puo’ venire a pranzo da me oggi?”, chiedeva il sacerdote alla mamma ignara dell’inferno nel quale l’adolescente stava sprofondando. “Era molto cattolica. Non volevo deluderla”, spiega il giovane alla cronista Angela Camuso, che per l’editore Castelvecchi ne ha raccolto i tormenti nel libro “La preda, le confessioni di una vittima”.  “Questo non è un libro contro la Chiesa Cattolica. È piuttosto un libro dedicato soprattutto ai cattolici di tutta Italia e di tutto il mondo, alle famiglie, ai ragazzi, ai preti e alle suore, ai vescovi e ai cardinali. Se mi è permesso, al Sommo Pontefice”, confida nella premessa Angela Camusso, che con il suo scritto vuole “rendere giustizia a quei preti, la stragrande maggioranza, che i bambini li amano come figli e basta”. Il libro – peraltro – ricorda la circostanza sconcertante che “le indagini su don Ruggero Conti sono iniziate grazie alla denuncia di un sacerdote (il vicario parrocchiale, ndr.), il quale, incredibilmente, per aver osato tanto, verrà, piuttosto che premiato, punito dai suoi superiori con un decreto di allontanamento dalla parrocchia teatro dello scandalo”. A convincere “in alto” della propria innocenza era stato lo stesso don Conti, “capace di mentire per anni spudoratamente, anche di fronte all’evidenza e di accusare le sue vittime attraverso riuscite manipolazioni della realtà”. Una capacità mistificatoria che ha favorito la creazione di un vero e proprio movimento di opinione a favore di don Conti.
    Secondo la Camuso, del resto, proprio grazie a questa sua particolare abilità nel convincere gli altri, per ottenere la propria soddisfazione sessuale, “don Ruggero non ha mai usato la forza fisica”, e nonostante tutto, “pur sapendo che tornando sarebbero state violentate di nuovo, quasi tutte le sue prede sono tornate da lui”.
  • Per il prete pedofilo amico di Alemanno arriva la condanna

    Per il prete pedofilo amico di Alemanno arriva la condanna

    Don Ruggero Conti operava nella parrocchia di Selva Candida quando fu accusato di violenze sui minori

    «La Corte di Cassazione ha confermato definitivamente la condanna di don Ruggero Conti accusato di violenza sui minori»: lo riferisce il vicario generale della diocesi di Porto-Santa Rufina, monsignor Alberto Mazzola, sottolineando che il vescovo e tutta la comunità «rinnovano la più sentita vicinanza a tutte le vittime di questa grave e penosa vicenda».

    GLI EPISODI INCRIMINATI – I fatti addebitati a don Conti, sospeso dal sacerdozio dal 2011, risalgono a quando operava, tra il 1998 e il 2008, nella parrocchia romana nel quartiere di Selva Candida. Nel maggio 2013 la III Corte d’appello di Roma lo aveva condannato a 14 anni e 2 mesi di reclusione; per Conti, sentenziata anche la prescrizione per tre episodi contestati.

    ROMA CAPITALE PARTE CIVILE – Per l’ex parroco scattarono le manette nel giugno del 2008, proprio mentre stava organizzando con l’oratorio il viaggio per partecipare alla Giornata Mondiale della Gioventù. Nel giugno 2009 all’inizio del processo di primo grado fu uno dei leader Radicali, Marco Staderini, che, utilizzando una norma dello Statuto capitolino, alla prima udienza si costituì in qualità di cittadino elettore in luogo dell’amministrazione comunale che invece non ne aveva fatto richiesta. All’udienza successiva, l’amministrazione tentò di inserirsi nel processo, ma il Tribunale ne negò la costituzione, ritenendo la proposta tardiva. Sono stati i giudici d’appello a ritenere un equivoco quanto registrato in primo grado, ammettendo Roma Capitale quale parte civile. Allora il Pd ricordò che don Ruggero era stato «l’ex garante per le famiglie e le periferie del sindaco Alemanno».

  • Pedofilia, Cassazione confermata la condanna all’ex parroco don Ruggero

    Pedofilia, Cassazione confermata la condanna all’ex parroco don Ruggero

    Lo riferisce la sua diocesi. I fatti risalgono a quando operava, tra il 1998 e 2008, nella parrocchia romana nel quartiere di Selva Candida. Il vescovo: “Vicino alle vittime”.

     “La Corte di Cassazione ha confermato definitivamente la condanna di don Ruggero Conti accusato di violenza sui minori”: lo riferisce il vicario generale della diocesi di Porto-Santa Rufina, monsignor Alberto Mazzola, sottolineando che il vescovo e tutta la comunità “rinnovano la più sentita vicinanza a tutte le vittime di questa grave e penosa vicenda”.

    I fatti addebitati a don Conti, sospeso dal sacerdozio dal 2011, risalgono a quando operava, tra il 1998 e il 2008, nella parrocchia romana nel quartiere di Selva Candida.

    Don Ruggero Conti, condannato nel 2013 in appello a 14 anni di reclusione per violenze sessuali sui minori, ora vede la conferma delle accuse anche da parte della Corte di Cassazione e a riferirlo è la stessa chiesa locale alla quale fa riferimento l’ormai ex parroco. “Il vescovo e la diocesi di Porto-Santa Rufina nel prendere atto della decisione, con doveroso rispetto per l’accertamentogiudiziale e profonda tristezza per la condotta del sacerdote, rinnovano la più sentita vicinanza a tutte le vittime”, dice monsignor Mazzola. “Nei confronti di don Conti, già soggetto a divieto dell’esercizio pubblico del ministero nel 2008 e sospeso ‘a divinis’ nel 2011, “conclusa la prima fase del processo canonico la Congregazione per la Dottrina della Fede stabilirà i passi successivi per la definizione”, conclude il vescovo.

    http://roma.repubblica.it/cronaca/2015/03/13/news/confermata_condanna_per_pedofilia_all_ex_parroco_don_ruggeri-109428039/

  • Scandalo pedofilia, il 2010 è stato  l’annus horribilis della Chiesa cattolica

    Scandalo pedofilia, il 2010 è stato l’annus horribilis della Chiesa cattolica

    I casi di abusi sessuali da parte dei preti hanno caratterizzato tutto il 2010. Tanto che i vescovi sono costretti ad ammettere di aver saputo e taciuto. Papa Benedetto XVI condanna le violenze. Ecco allora la cronaca, mese per mese, di uno degli anni più difficile per il Vaticano.

    Per la Chiesa cattolica il 2010 è stato un anno difficile. Soprattutto per lo scandalo degli abusi sessuali non più solo negli Stati Uniti ma anche in Europa. Dopo le migliaia di casi in Irlanda, denunciati nel 2009 dalle commissioni Ryan e Murphy, l’anno, appena passato, si è aperto con nuovi casi in Austria, in Belgio, in Olanda e in Germania.

    In Germania sono coinvolte soprattutto le scuole cattoliche: per decenni, alcuni dei più prestigiosi istituti cattolici tedeschi sono stati il luogo in cui si sono consumate violenze sessuali agghiaccianti. Accuse di abusi e maltrattamenti anche nel Coro di Ratisbona, diretto dal fratello del pontefice, Georg Ratzinger, dal 1964 al 1993. Anche in Austria sono i collegi i luoghi in cui vengono maggiormente consumati gli abusi sessuali, ma anche le parrocchie e perfino le case. La drammaticità della situazione spinge il Vaticano ad istituire commissioni indipendenti d’inchiesta, ma non basta ad arginare la disaffezione dei fedeli. Nella sola Austria, il 42% dei cattolici abbandona la Chiesa.

    Incapaci di affrontare gli avvenimenti, i vescovi sono costretti ad ammettere di aver saputo e taciuto, trasferendo i preti colpevoli da una parrocchia all’altra. Le dimissioni cominciano in Irlanda, dove tre vescovi lasciano l’incarico. Il vescovo belga, Roger Vangheluwe, si dimette confessando di aver abusato di un bambino. Anche il vescovo norvegese Georg Muller lascia dopo aver rivelato di aver violentato un chierichetto.

    E mentre il Papa, nel corso del viaggio a Malta, incontra le vittime dei preti pedofili e in diversi discorsi pubblici condanna senza riserve la pedofilia clericale, il New York Times pubblica una serie di dossier che rivelano come i vertici del Vaticano e lo stesso Ratzinger pur essendo a conoscenza di casi molto gravi abbiano adottato la politica del silenzio e della copertura. La Corte Suprema degli Stati Uniti rifiuta di pronunciarsi sul diritto all’immunità della Santa Sede: il Vaticano può essere considerato civilmente responsabile degli atti di un prete accusato di abusi su minori.

    Anche sul fronte italiano, sono oltre una decina i sacerdoti condannati per abusi sessuali. Lo stesso monsignor Crociata, segretario generale della CEI, per la prima volta ammette che il Vaticano ha ricevuto denunce su circa 100 casi di preti pedofili negli ultimi dieci anni. Ma è una stima per difetto. Infine, Wikileaks pubblica alcuni cablo che rivelano come, nel caso irlandese, il Vaticano, nonostante la sbandierata disponibilità a fare luce sullo scandalo dei preti pedofili e a collaborare con le autorità civili, non abbia permesso ai suoi uomini di testimoniare di fronte alla commissione chiamata a fare chiarezza sugli abusi commessi dai sacerdoti irlandesi.

    Si chiude così un anno drammatico, che ha portato migliaia di fedeli a lasciare la Chiesa. E la disaffezione non potrà che continuare, finché il problema della pedofilia clericale non sarà affrontato alla radice, riesaminando il pesantissimo ruolo dell’educazione sessuofobica impartita nei seminari nella genesi di quella che ormai è considerata una vera e propria piaga. Ecco, dunque, la cronaca di questo annus horribilis della Chiesa

    Gennaio

    Il Vaticano sancisce l’obbligo di denunciare i preti pedofili alle autorità civili. Tuttavia tale obbligo vale solo per i Paesi in cui la legge già lo impone. Benedetto XVI riduce allo stato laicale don Marco Dessì, missionario condannato per abusi sessuali su diversi bambini del Nicaragua.

    Febbraio

    Arrestato Angelo Balducci, gentiluomo di Sua Santità. Nell’inchiesta emerge anche uno scandalo che porta in Vaticano. Secondo l’accusa, un religioso nigeriano del coro di san Pietro si occupa di reperire, per gli appetiti dell’ingegnere, giovani e ragazzi presentati, talvolta, come seminaristi.

    Condannato in primo grado a 1 anno e 5 mesi don Paolo Biasi, per molestie ai danni di 4 bambine. Padre Aldo Nuvola, ex parroco nella chiesa Regina Pacis a Palermo, è rinviato a giudizio con l’accusa di avere tentato di ottenere prestazioni sessuali da un ragazzo di 17 anni.

    Marzo

    Mentre il Papa invia una lettera pastorale ai fedeli irlandesi, con una ferma condanna dei sacerdoti pedofili, il presidente della conferenza episcopale tedesca ammette che le diocesi hanno intenzionalmente taciuto per anni sui moltissimi casi di violenze commesse dai sacerdoti in Germania. Un giornale austriaco rivela una serie di abusi sessuali e fisici anche all’interno del rinomato coro dei Piccoli Cantori di Ratisbona. Negli Stati Uniti esplode il caso Murphy. I vertici del Vaticano, tra cui il futuro Papa Benedetto XVI, secondo il New York Times, occultarono gli abusi di un prete americano, sospettato di aver violentato circa 200 bambini sordi in una scuola del Wisconsin.

    In Italia, è condannato in primo grado a 3 anni e 11 mesi don Pierpaolo Mologni, per aver abusato di un bambino disabile e per detenzione di materiale pedopornografico. Si prescrivono le accuse a don Giorgio Carli, ma la Cassazione lo condanna a un risarcimento di 750.000 euro. Rinviato a giudizio don Jesus Vasquez, sacerdote a San Nicola Manfredi (BN), per violenza sessuale su due bambini. Don Claudio Ballerini è condannato per la terza volta per atti osceni di fronte a minori.

    Aprile

    Georg Mueller, ex vescovo norvegese, confessa che è stato un abuso sessuale il motivo che lo ha spinto alle dimissioni. Si dimette anche il vescovo belga  Roger Vangheluwe, dopo aver rivelato di aver abusato sessualmente di un ragazzo. Anche il vescovo irlandeseJames Moriarty, accusato di aver coperto in passato abusi sessuali lascia l’incarico.

    Il Papa, incontrando alcune vittime dei sacerdoti maltesi, esprime la sua vergogna e il suo dolore per quello che le vittime e le loro famiglie hanno sofferto. Ma da oltreoceano arrivano nuovi scandali. Una lettera del 1985 firmata dal cardinale Joseph Ratzinger dimostra la resistenza opposta dal futuro Papa alla rimozione di padre Stephen Kiesle, che aveva molestato diversi bambini. Il cardinale Angelo Sodano bolla come “chiacchiericcio” le critiche a Chiesa e Pontefice per la gestione dello scandalo dei preti pedofili. Un sacerdote 40enne di origini indiane viene arrestato a Teramo per violenza sessuale su una bimba di 10 anni.

    Maggio

    La Chiesa italiana ammette di aver ricevuto denunce su circa 100 casi di preti pedofili negli ultimi dieci anni. La Cei, tuttavia, si rifiuta di far conoscere il numero dei preti successivamente sospesi secondo la legge canonica. Per la prima volta in Italia un vescovo è chiamato a testimoniare. Gino Reali, vescovo della diocesi di Porto Rufina, è chiamato in tribunale per chiarire come mai non abbia preso provvedimenti in merito alla vicenda processuale che vede imputato don Ruggero Conti, accusato di abusi sessuali.

    Giugno

    La Corte Suprema degli Stati Uniti rifiuta di pronunciarsi sul diritto all’immunità della Santa Sede, confermando la decisione della Corte d’Appello dell’Oregon di considerare il Vaticano come civilmente responsabile degli atti di un prete accusato di abusi su minori.

    In Italia, viene ridotto allo stato laicale don Andrea Agostini, condannato nella primavera 2008 in primo grado a 6 anni e 10 mesi per molestie sessuali ai danni di dieci bambine (dai tre ai sei anni) che frequentavano l’asilo parrocchiale da lui diretto.

    Luglio

    Un ex sacerdote australiano John Sidney Denham, 67 anni, viene condannato a quasi 20 anni di carcere per aver abusato di almeno 25 ragazzi in diverse scuole, dove era responsabile delle punizioni disciplinari e nelle quali aveva creato un clima di terrore e depravazione.

    Il New York Times pubblica un reportage di documenti interni alla Chiesa che svelano come Joseph Ratzinger, quando dirigeva la Congregazione per la dottrina della fede, fosse “parte di una cultura di non-responsabilità, negazionismo, e ostruzionismo della giustizia” di fronte agli abusi sessuali commessi da sacerdoti. Tra le rivelazioni spunta un vertice segreto avvenuto in Vaticano nel 2000 tra Ratzinger e i vescovi delle nazioni anglofone più colpite dagli scandali di pedofilia: Stati Uniti, Irlanda, Australia.

    Settembre

    La parrocchia del Sacro Cuore di Foggia e l’Istituto nazionale dei Salesiani di Roma sono citati come responsabili civili nel processo che vede imputato un prete, un salesiano di 79 anni, vice parroco al Sacro Cuore di Foggia, che avrebbe molestato 4 ragazzine che si confessavano con lui.

    Scompare nel nulla don Matteo Diletti, prete bergamasco di 39 anni, a pochi giorni dall’udienza in Cassazione che lo vedeva imputato per abusi sessuali su una ragazzina di 13 anni. La cassazione confermerà la condanna a 4 anni.

    Ottobre

    I quotidiani in lingua fiamminga riportano 103 nuove denunce contro i preti pedofili belgi. Tuttavia, la chiesa belga non istituirà una nuova commissione d’indagine. In Italia, don Secondo Bongiovanni, sacerdote 56enne, viene condannato a Sondrio per abusi sessuali ai danni di un bambino di 12 anni.

    Novembre

    Il Papa ammette ritardi e coperture nella gestione del caso diMarcial Maciel, fondatore dei Legionari di Cristo, pedofilo, tossicomane e padre di diversi figli illegittimi.

    Dicembre

    Pubblicati i cablo WikiLeaks sul Vaticano. Secondo le rivelazioni, il Vaticano ha rifiutato di permettere ai suoi uomini di testimoniare di fronte alla commissione chiamata a fare chiarezza sugli abusi dei sacerdoti su minori in Irlanda. Non solo: la richiesta di presentarsi di fronte alla commissione Murphy “ha offeso molte persone in Vaticano. Pensano che l’Irlanda non abbia protetto e rispettato la sovranità vaticana durante l’inchiesta”, dice un cablogramma. Una giuria nel Delaware stabilisce un risarcimento di 30 milioni di sterline per un uomo stuprato più di cento volte da un prete cattolico. E’ la somma più ingente che sia stata mai assegnata a una singola vittima. In Italia, don Domenico Pezzini è condannato a dieci anni di carcere per aver abusato sessualmente di un minorenne originario del Bangladesh.

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/01/03/scandalo-pedofilia-il-2010-e-stato-lannus-horribilis-della-chiesa-cattolica/84609/

  • Chiesa cattolica – L’avvocato Marazzita annuncia che chiederà l’incriminazione di monsignor Reali per favoreggiamento

    Chiesa cattolica – L’avvocato Marazzita annuncia che chiederà l’incriminazione di monsignor Reali per favoreggiamento

    Scandalo pedofilia, il vescovo di Tarquinia nella bufera
    Viterbo – 15 aprile 2010 – ore 5,30
    Monsignor Gino Reali
    – Scandalo pedofilia nella chiesa, l’avvocato Marazzita si scaglia contro il vescovo reggente della curia di Civitavecchia e Tarquinia Gino Reali.

    “Chiederò l’incriminazione per favoreggiamento del vescovo Gino Reali per aver coperto gli abusi di don Ruggero Conti. Quando monsignor Reali verrà in aula per testimoniare nel processo per pedofilia che vede imputato don Ruggero”. L’avvocato Nino Marazzita, che segue due delle sette presunte vittime dell’ex parroco del quartiere romano di Selva Candida sotto processo a Roma per pedofilia, non ha dubbi su ciò che va fatto.

    “Il vescovo Reali, responsabile della diocesi di Porto di Santa Rufina, nel suo interrogatorio in fase istruttoria davanti al pm Francesco Scavo Lombardo è stato imbarazzante nelle risposte – sottolinea l’avvocato -.
    Prima ha detto di non sapere nulla di quanto accadeva a Selva Candida, poi li ha definiti “pettegolezzi”.

    Ma la cosa più grave è che è arrivato ad allontanare dalla sua parrocchia un altro prete che si era lamentato di don Conti.

    Entro qualche settimana, Reali dovrà essere interrogato in aula e io ne chiederò l’incriminazione per favoreggiamento. La pedofilia all’interno della Chiesa è un tabù. Quando i vescovi tacciono, il prete pedofilo continua a commettere crimini e il silenzio diventa una forma molto grave di complicità”.

    Ma quello di don Ruggero Conti non è l’unico caso di pedofilia nell’ambito del quale compare il nome del vescovo di Tarquinia.

    Reali, secondo quanto riportato dal giornale spagnolo El Pais, avrebbe raccomandato con una lettera un prete accusato di abuso su quattro minori, definendolo in una lettera di accompagnamento una “brava persona”.

    Secondo El Pais, il vescovo avrebbe scritto una lettera di raccomandazione per il sacerdote spagnolo José Poveda Sanchez, che è stato incriminato nel 2005 per aver abusato sessualmente di quattro bambini sotto gli 11 anni nella parrocchia di Nostra Signora di Fatima Aranova (Roma).

    Il sacerdote, si legge sulle colonne di El Pais, “è stato protetto e mandato in Spagna dal vescovo Gino Reali, a capo della diocesi di Porto Santa Ruffina. Reali ha dato al sacerdote una lettera di raccomandazione per il vescovo di Getafe (Madrid), nella quale definisce il prete accusato di pedofilia come una “brava persona” che voleva tornare in Spagna “per curare la madre malata””.

    Secondo il vescovado di Getafe in Spagna il sacerdote accusato di pedofilia non avrebbe dato vita ad episodi di abusi: “Grazie a Dio nulla è successo”.

    José Poveda Sanchez, che ora ha 50 anni, è stato parroco della chiesa di Nostra Signora di Fatima in Aranova per tre anni. Prima era stato a Cerveteri e Maccarese.

    “Nel 2005, alcune famiglie di Aranova – ricorda El Pais – hanno detto al sindaco che aveva abusato dei loro figli.

    Il sindaco lo ha riferito al vescovo, e questo lo mandò a Getafe.

    Le dichiarazioni delle vittime di Sánchez Poveda alla polizia sono agghiaccianti. Uno di loro ha detto: “Durante la visione di un film, Jose ha cominciato a toccare le mie parti intime, mi ha fatto abbassare i pantaloni, mi ha afferrato il pene e mi ha masturbato”.

    http://www.tusciaweb.it/notizie/2010/aprile/15_6vescovo_tarquinia.htm

  • Spagna, prete accusato di pedofilia fu raccomandato da un vescovo italiano

    Spagna, prete accusato di pedofilia fu raccomandato da un vescovo italiano

    Un prete spagnolo accusato di abusi in Italia nel 2005 tornò in Spagna con una lettera di raccomandazione di un vescovo italiano nel quale era definito “una buona persona” che desiderava tornare in patria “per occuparsi della madre ammalata” scrive il quotidiano El Pais.

    Secondo il giornale il sacerdote, José Poveda Sanchez, accusato di avere abusato di quattro minori nella parrocchia di Nostra Signora di Fatima ad Aranova (Roma) venne trasferito in Spagna per iniziativa del vescovo Gino Reali, titolare della diocesi di Porto Santa Ruffina, che gli consegnò la lettera di raccomandazione per il vescovo di Getafe, vicino a Madrid.

    Il religioso venne assegnato in Spagna, senza incarico pastorale, al suo villaggio natale di Belmonte de Cuenca, poi nel 2007 divenne parroco di Valdelaguna e nel 2008 di Belmonte de Tajo, nelle montagne a nord di Madrid. Il portavoce dell’ arcivescovo di Getafe ha detto a El Pais che l’arcivescovado non era stato informato delle accuse mosse al prete in Italia fino all’ottobre del 2008, quando Poveda venne nominato cappellano di una residenza di anziani.

    Secondo il portavoce Francisco Armentero, da quando è tornato in Spagna, “grazie a Dio non è successo nulla” e non sono state mosse nuove accuse al religioso.

    http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-europa/spagna-prete-accusato-di-pedofilia-fu-raccomandato-da-un-vescovo-italiano-306975/

  • Preti pedofili: quando c’è il diavolo sotto la tonaca

    Preti pedofili: quando c’è il diavolo sotto la tonaca

    Negli Stati Uniti le vittime dei preti pedofili hanno messo la Chiesa in ginocchio. In Italia, invece, i fedeli scendono in piazza per difendere coloro che sono stati bollati dalla giustizia come orchi. È successo a Firenze con Roberto Berti, condannato dalla Congregazione per la dottrina della fede per molestie sessuali.

    Molti amici dell’ex parroco di Ginestra Fiorentina non hanno creduto alle accuse e si sono schierati dalla sua parte. Finché l’arcivescovo, Giuseppe Betori, ha fatto affiggere la sentenza di condanna nella bacheca parrocchiale, mettendo a tacere quanti sostenevano che don Berti fosse stato addirittura assolto.
    Manifestazioni di solidarietà anche a Roma per Ruggero Conti, il parroco di Selva Candida accusato di pedofilia, atti sessuali con minorenni e prostituzione aggravata. Al processo si sono presentati decine di giovani indossando magliette con la scritta “don Ruggero, ti vogliamo bene”, mentre le presunte vittime venivano dileggiate.

    In Vaticano c’è sconcerto: Benedetto XVI ha scelto la linea dura contro i preti pedofili. Ma sempre più spesso deve fare i conti con i fedeli che difendono i sacerdoti accusati di abusi e manifestano per loro con cartelli e striscioni. Su Berti l’ex Sant’Uffizio non ha avuto dubbi: accusato di molestie sessuali nei confronti di cinque minorenni, il parroco è stato condannato a 8 anni di domicilio coatto a Trento, in una casa per il recupero di preti con problemi psichici, unito al divieto assoluto di svolgere attività pastorale.
    Berti era stato sollevato il 6 giugno 2008 dalla guida della sua nuova parrocchia di San Mauro a Signa, a seguito di una denuncia per molestie sessuali. In base alle norme sulla tolleranza zero varate nel 2001 dal cardinale Ratzinger (allora prefetto della Congregazione per la dottrina della fede), il processo canonico a carico di Berti è stato affidato all’ex Sant’Uffizio. Per più di un anno non si è saputo ufficialmente nulla. Nel frattempo venivano ascoltati a Roma il prete fiorentino e i suoi accusatori: giovani nati tra il 1977 e il 1986 che hanno riferito di aver subito le attenzioni e le molestie del parroco di Ginestra tra il 1990 e il 2001.

    Ma il silenzio e la riservatezza nella quale si è svolto il processo canonico a carico di Berti sono diventati un boomerang per la curia e per le stesse vittime delle molestie. Nelle due parrocchie della periferia fiorentina si è diffusa la voce che il prete era stato prosciolto e le accuse si erano rivelate infondate. Qualcuno ha anche cominciato a dubitare della buona fede degli accusatori. Impossibile persino ricorrere all’autorità giudiziaria perché, dal punto di vista penale, i reati di molestie contestati al sacerdote risultavano già prescritti.

    Insomma, per qualche mese gli innocentisti hanno avuto buon gioco a sostenere che si era trattato di una bolla di sapone, mentre i colpevolisti sono finiti sotto accusa. Da qui è nata la richiesta dell’arcivescovo di Firenze di rendere pubblica la sentenza di condanna. Il nuovo parroco di Ginestra Fiorentina, James Savarirajan, domenica 8 novembre ha affisso in bacheca il pronunciamento della Congregazione per la dottrina della fede. Tuttavia, neanche questo gesto clamoroso è bastato a mettere fine alle polemiche: mentre i colpevolisti hanno diffuso la notizia ai giornali locali, gli amici di Berti hanno accusato la curia di aver creato “scandalo “ pubblicando la sentenza.

    Ancora più pesante la situazione a Selva Candida, periferia nord di Roma, diocesi di Porto – Santa Rufina.
    Il parroco della Natività di Maria Santissima, Ruggero Conti, 56 anni, è finito in carcere a Regina Coeli. Sette, secondo l’accusa, le giovani vittime dei presunti abusi sessuali compiuti dal sacerdote tra il 1998 e il marzo 2008. Per il pm, Francesco Scavo, gli adolescenti sarebbero stati indotti dal sacerdote a compiere o subire atti sessuali in cambio di denaro e capi di abbigliamento.

    Ma don Ruggero è difeso persino dalle madri: “Per i nostri figli è stato come un padre” dicono alcune di loro. E puntano il dito invece contro l’ex viceparroco, Claudio Peno Brichetto. È lui a parlare per primo dei comportamenti di don Ruggero al vescovo di Santa Rufina, Gino Reali, ma viene trasferito in un’altra chiesa, mentre il parroco accusato di pedofilia resta al suo posto. Don Claudio non si dà per vinto e si rivolge a un’associazione antipedofilia, Caramella buona, con sede a Reggio Emilia.

    I dirigenti dell’associazione informano l’autorità giudiziaria. I carabinieri mettono sotto controllo il telefono di don Ruggero, prendono nota degli sms che invia ai ragazzi, controllano il suo computer e i siti che abitualmente frequenta, raccolgono le prime testimonianze. Così, nel giugno 2008, scattano le manette: il parroco di Selva Candida finisce prima agli arresti domiciliari, poi a Regina Coeli.

    Ma la vicenda assume subito una coloritura politica: don Ruggero, infatti, era stato scelto in campagna elettorale dal sindaco Gianni Alemanno come garante per le politiche della periferia e della famiglia. Tanto che la costituzione del Comune di Roma come parte civile nel processo contro il sacerdote è diventata un giallo. Alla prima udienza contro don Ruggero, il 16 giugno scorso, il comune non si è presentato.
    Alemanno sostiene di avere dato mandato al Dipartimento promozione dell’infanzia di provvedere alla costituzione in giudizio. Ora la dirigente del dipartimento è stata sospesa e il comune, il 27 ottobre, si è costituito contro don Ruggero (la prossima udienza sarà il 26 novembre).

    Nel frattempo sono arrivate anche minacce di morte: buste con proiettili indirizzate al pm Scavo, a Mario Staderini, neoleader dei Radicali italiani (anch’essi parte civile nel processo), e a Roberto Mirabile, presidente di Caramella buona.
    E spuntano pure testimoni contro don Claudio, il grande accusatore di don Ruggero. Tra questi Antonio Savaiano: afferma che il giovane viceparroco gli avrebbe offerto 300 euro per bruciare la macchina di don Ruggero. Accuse tutte da provare. Intanto il presidente della VI sezione del tribunale penale, Luciano Pugliese, ha stabilito che il processo si svolgerà a porte chiuse.
    Ma lo scontro tra innocentisti e colpevolisti continua.

    MIGLIAIA DI CASI
    4.392 sacerdoti denunciati per pedofilia negli Usa.
    2,6 miliardi di dollari: il totale dei risarcimenti pagati fino a questo momento alle vittime dei preti pedofili negli Stati Uniti.
    1.700 preti accusati di violenze, orge e uso di droga in Brasile a danno dei bambini piccoli.
    800 sacerdoti, religiosi e suore chiamati a rispondere di 30 mila casi di abusi sessuali in Irlanda.
    1,1 miliardi di euro di risarcimenti richiesti dalle vittime dei sacerdoti pedofili in Irlanda.
    107 preti e religiosi condannati in Australia per abusi sui minorenni.
    73 casi di presunti abusi sessuali su minori e più di 235 le vittime di sacerdoti e religiosi pedofili in Italia. Polonia, Gran Bretagna, Austria, Francia, Croazia gli altri paesi europei più colpiti dalla piaga della pedofilia nella Chiesa.

    Ignazio Ingrao

    http://archivio.panorama.it/archivio/blog/italia/2009/11/20/preti-pedofili-quando-ce-il-diavolo-sotto-la-tonaca